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giovedì 25 settembre 2014

DOPO LA LISTA TSIPRAS IL VUOTO di Giancarlo D'Andrea

24 settembre. 
CONTINUA IL DIBATTITO SULLE SINISTRE DI FRONTE ALLA QUESTIONE DELL'EURO E ALLA CRISI EUROPEA. Anche D'Andrea, sulla falsa riga di Michele Berti, commenta l'intervento di Zaffarano.

Bandiera Rossa in movimento, il blog per il quale collaboro , ha pubblicato lo scorso 21 settembre un articolo di Maurizio Zaffarano dal titolo "Una critica al Sovranismo", già pubblicato lo scorso 10 Agosto dal blog "Verità e Democrazia" .
La pubblicazione avviene significativamente dopo il Forum di Assisi , cui un autorevole membro della redazione di "Bandiera Rossa in movimento" ha preso parte contribuendo , per quanto possibile , al successo indiscutibile dell’iniziativa .
L’articolo di Zaffarano e la decisione della sua pubblicazione su Bandiera Rossa in movimento, rappresentano un fatto significativo nel dibattito che anima questo blog, di per se caratterizzato da una scelta decisamente pluralista ,che spesso si è concretizzata in autentiche “ provocazioni “ politico – culturali nel tentativo di animare un dibattito che spesso ristagna nel panorama desolato della sinistra italiana. Ultima , ma non per importanza, credo sia stata proprio la discussione e la battaglia ingaggiata molti mesi prima delle ultime elezioni europee per la presentazione della Lista Tsipras.

LA LISTA TSIPRAS

Fermo restando e fatte le dovute proporzioni , posso affermare di essere stato tra i primi militanti della sinistra in Italia , subito seguito da gran parte della redazione di Bandiera Rossa e da altri compagni di strada , a perorare la causa della presentazione della Lista Tsipras alle recenti elezioni europee con la speranza che il processo di presentazione della lista, la campagna elettorale e il risultato finale , potessero innescare un processo dinamico di superamento della crisi in cui da molti anni versa la cosiddetta “ sinistra radicale “ e promuovere un indispensabile movimento verso la costruzione di un nuovo soggetto politico popolare, unitario , anticapitalista e socialista sull’onda di fenomeni quali quelli cui abbiamo assistito in Grecia con Syriza e in Spagna , più recentemente e con una velocità quasi imprevedibili , con Podemos.

Oggi credo sia necessario che proprio sulle pagine di Bandiera Rossa , sia il caso di cominciare a trarre un bilancio da quest’esperienza e riprendere il nostro infaticabile dibattito sulle prospettive .

Il compagno Zaffarano , con il suo articolo "Una critica al Sovranismo" mi offre questa possibilità , anzi mi è grato ricordare che fu proprio lui a suggerire la proposta di “elezioni primarie “ su programmi politici , anche diversi , per la conformazione delle liste dei candidati della Lista Tsipras , modalità che avrebbe consentito un confronto democratico tra le diverse posizioni e opzioni , e ,allo stesso tempo, consentito un dibattito di massa come il miglior auspicio di un avvio di una campagna elettorale che partiva , è bene ricordarlo ,con un primo sondaggio che dava la lista addirittura al 7,2 % , confermando l’esistenza di uno spazio politico delle dimensioni di quello conquistato poi da Podems in Spagna.
In quel periodo, Gennaio di quest’anno , ci trovavamo io e altri due compagni della redazione a Chianciano per il Convegno proprio dei sovranisti , antesignano del Forum Europeo di Assisi di fine Agosto .
Avanzai con forza la proposta delle “ primarie “ invitando i sovranisti a partecipare alla tenzone per la formazione delle liste dei canditati della Lista Tsipras e la risposta di Moreno Pasquinelli fu : “ la vostra proposta è troppo intelligente perché la sinistra radicale , avvinghiata in una spirale identitaria senza uscita e nella permanente battaglia dei piccoli ceti politici - burocratici falliti che la dominano, per poter essere accettata “.
E’ andata proprio così : la gestione della lista da parte degli intellettuali , da una parte della redazione di Repubblica , e dalla miriade di piccole burocrazie auto referenziali che non si rassegnano al proprio fallimento , hanno prima disperso lo slancio che pure aveva portato alla raccolta di quasi 250.000 firme, sgonfiato i primi incoraggianti sondaggi , e con essi la voglia di mobilitazione di migliaia di militanti , noi fra questi ,e dobbiamo dirlo con franchezza , le spesso meschine polemiche post elettorali , e la conduzione della lista ad oggi , stanno distruggendo anche le possibilità aperte da un risultato miracoloso che ha consentito il superamento di un soffio dello sbarramento del 4% .
Perché non si è prodotto quanto abbiamo fortemente sperato ?
L’encefalogramma della cosiddetta sinistra radicale è più piatto di prima , la delusione prevale in molti compagni che pure si sono impegnati nella campagna elettorale, e le posizioni recenti della Lista Tsipras a livello internazionale, accompagnate da prese di posizioni a mio avviso poco felici della stesso leader Greco ,arrivano sino a lambire la possibilità di alleanze contro natura col PD in vista di possibili posticini per le regionali che si avvicinano .

Italia : EMERGENZA SOCIALE
Cari compagni , io credo che la Grecia, primo esperimento di macelleria sociale imposto dalla Troika , sia più vicina di quanto immaginiamo.
Alcuni dati ISTAT sono impressionanti :
“Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila).
Tra il 2012 e il 2013, l'incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7 al 12,6%) in tutte le ripartizioni territoriali; la soglia di povertà relativa, pari a 972,52 euro per una famiglia di due componenti, è di circa 18 euro inferiore (-1,9%) al valore della soglia del 2012.
L'incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell'aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all'anno precedente.
La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all'8,3%), quattro (dall'8,3 all'11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore.
Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012).
L'incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all'11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all'11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli ultrasessantacinquenni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012).
Nel Mezzogiorno, all'aumento dell'incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell'intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%”
In Italia , qui, oggi , abbiamo tanti poveri quanta l’intera popolazione della Grecia, e la situazione peggiora di anno in anno !
Ancora Istat:
“A febbraio 2014 la disoccupazione in Italia sale e il tasso si assesta al 13%. Quella giovanile, che riguarda le persone tra i 15 e i 24 anni, è pari al 42,3 per cento. Renzi, in visita a Londra, definisce il dato “sconvolgente”.
Per l’Istat si tratta del tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, che si rilevano dal 1977. A febbraio infatti il numero di disoccupati ha superato la soglia dei 3,3 milioni, arrivando a 3 milioni 307mila persone in cerca di lavoro, in aumento di 8mila unità su gennaio (+0,2%) e di 272 mila su base annua (+9%). La disoccupazione cresce per gli uomini (+1,6%) ma diminuisce per le donne (-1,4%). Per quanto riguarda i giovani, invece, il tasso di disoccupazione è in diminuzione di 1,4 punti percentuali su gennaio, quando aveva toccato il picco, ma in aumento di 3,6 punti su base annua.
In tutto, i giovani che cercano attivamente lavoro e non lo trovano sono 678mila. Peggiora anche il dato sugli occupati, che a febbraio sono 22 milioni 216mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39mila) e dell’1,6% su base annua (-365mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,2%, risulta stabile su gennaio ma diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima”.
Naturalmente potrei portare ulteriori dati ufficiali su sanità , istruzione, assistenza sociale, ecc….e anche questi sono dati sconvolgenti. Per non parlare del crollo della produzione e dei consumi, di interi settori come l’ediliziae la piccola impresa, del picco eccezionale della cassa integrazione, del blocco dei salari dei dipendenti pubblici , ma altri compagni molto più autorevoli di me sul piano dell’interpretazione dei dati economici potrebbero approfondire questi aspetti drammatici .
Credo che possiamo affermare che siamo tutti concordi nel valutare la situazione sociale del paese come di gravissima emergenza sociale.
Dice nel suo articolo il mio amico Zaffarano :

“Le ultime dichiarazioni di Mario Draghi nelle quali 'auspica' che i Paesi dell'Eurozona cedano la propria sovranità all'Unione Europea anche sulle riforme strutturali (che in soldoni significherebbe il definitivo smantellamento della presenza del 'Pubblico' nell'economia, l'ulteriore riduzione della spesa sociale - sanità, pensioni, istruzioni, assistenza - e dei diritti dei lavoratori in termini di retribuzione e di stabilità dell'occupazione) rafforzano evidentemente le convinzioni dei sovranisti.
Ora mi sembra che gli elementi da cui partono i sovranisti siano fatti incontrovertibili: l'adozione dell'euro e dunque la rinuncia alla possibilità di ricorrere a svalutazioni competitive ha influito in modo determinante nella perdita di capacità concorrenziale dell'economia italiana; l'obbligo di ricorrere esclusivamente ai mercati finanziari per fare fronte alla spesa pubblica (regola in realtà già in vigore dagli ottanta con la separazione tra Tesoro e Banca d'Italia) è all'origine dell'esplosione del debito pubblico italiano e alla sua insostenibilità “.

Mi permetto solo di aggiungere che la situazione critica non riguarda solo l’Italia , e le sue peculiari caratteristiche storiche che ne hanno influenzato la conformazione e le dinamiche sin dall’unità del paese, ma sono un dato generalizzato nell’euro zona , in maniera particolare nei paese del sud europa dove la situazione di emergenza sociale è più o meno sui livelli italiani , ma si affacciano nubi anche sulla forte e beneficiata , almeno fin’ora, Germania.

A me sembra che l’introduzione dell’euro, e la svalutazione del valore del lavoro e la svendita del Welfare , non potendo svalutare la moneta, stia mettendo in crisi l’intero progetto dell’unione Europea: se procedono queste dinamiche sociali, la situazione si aggraverà in tutt’Europa, con punte di insostenibilità per i paesi del sud Europa.
Potremmo trovarci nelle condizioni di affrontare le conseguenze derivanti dal fatto che le oligarchie prendano atto del fallimento e decidano , indipendentemente dalla nostra volontà , di adottare un “Piano B “.
Scenari che faremmo bene a considerare e a non esorcizzare , potremmo trovarci nella condizione che la potente borghesia tedesca, per evitare il rischio di essere trascinata nel baratro, per difendere i suoi interessi imperialistici —ancorati alla coppia della politica mercantilistica che sorregge la sua industria e della moneta forte vitale al suo sistema bancario—, consideri un male minore liberarsi della “zavorra” dei recalcitranti paesi “periferici” del Sud; ciò che sarebbe una maniera per costringerli ad adottare ancor più violente politiche di macelleria sociale, indebolirli, e quindi chiuderli definitivamente come satelliti nella sua orbita.

Perché non considerare la possibilità a fronte del protrarsi della crisi deflattiva dell’intera eurozona una uscita a destra nelle forme ultraneoliberiste o addirittura reazionarie ?
Allora si che a pagare sarebbero solo le masse popolari , questo è indubbio !
Ma se questo è possibile perché rifiutarsi di vedere la realtà e porsi il problema di come , in che modo concreto uscire dalla drammatica crisi sociale da sinistra ? Perché non considerare la possibilità di contendere alle oligarchie turbo capitaliste la partita?
Perché non impugnare quindi, da sinistra, la questione della “sovranità”? Perché mai lasciarla in mano alle destre ed ai liberisti, col rischio che le sinistre vengano seppellite una volta per tutte?

Italia : EMERGENZA DEMOCRATICA
Spero che la valutazione dei compagni mi conforti quando sostengo che stiamo vivendo una emergenza democratica in Europa e in Italia in maniera devastante.
Trattati mai votati , la Troika e la sua conformazione, il ruolo della BCE ecc…pongono seriamente il problema di una entità sovranazionale che non è uno stato federale ( il sogno di Spinelli ) , che non affronta in termini solidaristici il problema del debito , che rafforza alcune economie a scapito di altre , senza che i cittadini possano incidere . Eppure il recente referendum scozzese ha mobilitato tutte le oligarchie eurocratiche scosse dal solo fatto dell’irrompere sulla scena della volontà popolare ..
E in Italia ?
Un parlamento di nominati eletti con una legge anticostituzionale, 3 governi non eletti , l’assalto alla costituzione in nome della volontà delle oligarchie europee di far fuori le costituzioni nate dalle resistenze popolari alla fine della seconda guerra mondiale. Una legge elettorale, l’Italicum peggiore della Legge Acerbo che spianò la strada al fascismo. E ancora la fine del bicameralismo perfetto , lo squilibrio tra i poteri dello stato , l’uso della decretazione d’urgenza che mette seriamente in discussione lo stesso regime parlamentare. lo smantellamento in corso della pubblica istruzione, della sanità pubblica. La distruzione del diritto del lavoro che si approssima.
Come si fa a non vedere che siamo in piena emergenza democratica ?
Scrive il mio amico Zaffarano:
“Anzitutto ritenere che abbattendo il 'Tiranno', l'Unione Europea, si realizza la condizione necessaria e sufficiente per riconquistare la sovranità perduta. L'Unione Europea non agisce in virtù di una sua forza intrinseca, non ha imposto il suo potere con le armi ma l'ha ricevuto dalle classi dominanti nazionali. E solo questo rende lo spread, la propaganda ideologica che essa diffonde, le sue direttive fatti cogenti nel nostro Paese. L'Unione Europea, così come è andata configurandosi, è conseguenza dell'evoluzione del capitalismo ed il suo ruolo va collocato nel quadro della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni.

La priorità dunque è rovesciare i rapporti di forza politici, sociali, economici in Italia e a livello internazionale: è questa la condizione indispensabile per cambiare o cancellare il ruolo dell'Unione Europea”.

Ma i processi in atto di profonda modificazione della sovrastruttura in atto , la progressiva cessione di sovranità a entità sovranazionali non federaliste e non sottoposte al controllo democratico dei cittadini, e quella ulteriore che richiede Draghi con il consenso attivo di Padoan e dello sbruffone fiorentino, le “riforme” istituzionali e quella elettorale , non sono forse funzionali ed indispensabili ai progetti , alla gestione, al comando delle oligarchie che comandano l’Europa e il nostro paese proprio per attuare senza che i cittadini disturbino i manovratori della “globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni”?

Allora dovremmo rispondere a questa semplice domanda : l’Europa e le sue politiche turbo liberiste sono riformabili ?
Si forse, ma solo a scapito delle masse popolari ,in caso le oligarchie optassero , come è possibile, per una accelerazione dei loro progetti e delle loro politiche prendendo atto del fallimento dell’Unione Europea così come la conosciamo .

CHE FARE ?

Naturalmente non ho la presunzione di avere una ricetta, ma credo che l’interrogativo i militanti della sinistra disponibili a prendere atto che non vale la pena di investire su “ditte fallite”, debbano cominciare a porsi quest’interrogativo.

Tutti gli indicatori internazionali dipingono un aggravamento della crisi dell’eurozona.
Si prepara in Italia , in una situazione di emergenza sociale e democratica senza precedenti, il braccio di ferro tra Renzi e il suo gruppo dirigente, saldamente alleato con Berlusconi , e settori di oligarchie che sentono il terreno franare sotto i loro piedi: Camusso , Dalema , Bersani e soci , sanno che il loro destino è legato o al raggiungimento di una accordo con renzi e i poteri che rappresenta oppure sono destinati a combattere per la loro sopravvivenza, non certo per i diritti dei lavoratori .

Si approssima un autunno dove potrebbe finalmente irrompere il conflitto sociale su larga scala , un autunno che noi ci auguriamo caldo .

Allora la mia esperienza e sono sicura di tutti i militanti della sinistra ci dovrebbe dire che :
- è meglio prepararci a possibili cambiamenti di scenari politici : che faremmo se fosse messo in discussione l’euro in uno o più paesi dell’eurozona ?
- è meglio lottare in un paese dove vigano la sovranità popolare e istituzioni democratiche da cittadini piuttosto che da sudditi in una oligarchia autoritaria?
E ancora se un grande movimento popolare dovesse irrompere sulla scena nei prossimi mesi dovremmo sostenerlo adoperandoci per una grande alleanza popolare la più vasta possibile che ponga il problema del governo del paese ?
E un governo che nascesse sulla spinta di un grande movimento popolare che programma di emergenza dovrebbe affrontare per risolvere le emergenze sociali e democratiche del Paese ‘
Dovrebbe attuare o no una politica di fortissimo intervento nell’economia per rilanciare l’occupazione, e salvare lo stato sociale ?
Se la risposta è si , allora come farebbe coi trattati internazionali , la BCE e La Troika che ci stanno strangolando ? Senza stampare denaro ??

Arriverà il momento in cui bisognerà dare queste risposte ,ce lo chiederanno i popoli lavoratori d’europa, ce lo chiederanno i lavoratori , i giovani , le donne e gli anziani di questo nostro Paese , e allora saremo tutti sovranisti !

* Fonte: Bandiera Rossa

giovedì 4 settembre 2014

FORUM EUROPEO DI ASSISI. UN'ESPERIENZA CONFORTANTE di Norberto Fragiacomo

4 settembre. Volentieri pubblichiamo questa riflessione di Norberto sul Forum europeo svoltosi ad Assisi dal 20 al 24 agosto. Forum di cui egli è stato uno dei protagonisti.

Nella foto: la presidenza della tavola rotonda del 23 agosto dal titolo "Quali alleanze per la liberazione?". Da destra: Norberto Fragiacomo, Fabio Frati, Luigi Nanni, Kosta Kostopoulos, Willi Langthaler, Franco Russo.

Alcuni compagni mi hanno comprensibilmente domandato un resoconto sul Forum Europeo di Assisi, cui ho partecipato, ma mi tocca deluderli: troppi i dibattiti per riassumerli tutti, troppe le idee espresse per cacciarle in un anonimo file word. A breve, per fortuna, saranno disponibili le registrazioni degli interventi (sul sito http://sollevazione.blogspot.it/, naturalmente); nell’attesa, mi limiterò a qualche osservazione improvvisata, mirante a rendere il sapore di un evento a suo modo unico, nel panorama abbastanza stagnante della sinistra c.d. “radicale”.

Raduno di “sovranisti”, anzitutto – cioè di chi ritiene che una ricostruzione in senso socialista e democratico della società non possa che partire dalla riappropriazione, da parte dei popoli oppressi, della sovranità nazionale, cancellata dalle dinamiche della globalizzazione – e raduno realmente europeo, che ha visto la partecipazione di relatori provenienti da ogni angolo del continente (Grecia, Spagna, Francia, Germania, Austria, Ucraina, Russia e Ungheria… e spero di non aver dimenticato nessuno). Nomi prestigiosi, di attivisti e studiosi; qualche ospite atteso che alla fine ha marcato visita. Altri (Fusaro, Brancaccio…) hanno fatto sentire la loro voce da lontano, recando un prezioso contributo di analisi, ma involontariamente sottraendosi alle infuocate – ed assai stimolanti – discussioni finali. Prima annotazione: nelle due tende allestite nel camping il pubblico è a tratti folto, ma sempre vivace.

Dopo un lungo viaggio in auto da Trieste e qualche difficoltà a trovare sistemazione in albergo (l’organizzazione va un po’ in tilt sugli aspetti logistici, ma è fisiologico: sono pur sempre dei volontari, che in ogni caso fanno del loro meglio), scendo per una delle stradine dai nomi ispirati al Cantico e trovo Leonardo Mazzei, uno dei “padroni di casa”, a confronto con Giorgio Cremaschi nella Tenda A. Giorgio, strepitoso oratore e compagno alla mano, non è mai stato un sovranista, ma non è qui per polemizzare: i due relatori cercano un terreno comune, e su molte questioni lo trovano. Il tema è “La resistibile ascesa di Matteo Renzi”, ma inevitabilmente si deborda, parlando di Europa, di trattati e diktat. L’Unione Europea non è riformabile: su questo concordano tutti i presenti, e il concetto sarà ribadito, nella tavola rotonda serale, dallo stesso Cremaschi, da Beppe De Santis e da Santiago, un giovane e assai preparato compagno di Izquierda Unida, che l’indomani proporrà un’interessante analisi filosofica sulla dissoluzione del suo Paese. De Santis, in un intervento “barocco” (copyright spagnolo) ma estremamente efficace, ricorda il ruolo da “convitato di pietra” dell’URSS ai tavoli di trattativa degli anni ’60-’70: il welfare non è un regalo alle classi lavoratrici, bensì una concessione imposta all’elite da circostanze geopolitiche che, con la fine del secolo, mutano radicalmente.

Manca qualcuno? Sì, i due esponenti di Rifondazione Fantozzi e Ricci, che all’ultimo istante hanno dato forfait. Assenza giustificata, ci mancherebbe, ma spiacevole. Mi sforzo di seguire i ragionamenti con tutta l’attenzione concessami dai postumi della sfacchinata in auto, dall’ora (per me) tarda e dal Forum che ho condotto da poco prima delle sei all’ora di cena. I forum non si conducono, lo so: vi si prende parte, ma Giovanni Favia, “grillino” pentito, è rimasto a casa per un’indisposizione e allora spetta al sottoscritto relazionare su natura e prospettive del M5S. Ci provo: un intervento che taluni giudicano interminabile (la stringatezza non è il mio forte!) e persino apologetico, ma che suscita estrema curiosità – desumibile dalla quantità di domande e precisazioni provenienti dal pubblico – e critiche costruttive. 

Già nel 2013 il MPL di Pasquinelli ha dato indicazione di votare Grillo, ma resto sorpreso dal gran numero di pentastellati doc intervenuti. Alcuni espongono con pacatezza e buon senso le loro ragioni; con altri – due giovani consiglieri comunali di Osimo – discorrerò la sera seguente, accanto ai tavolini del bar. Tralasciamo le etichette e guardiamo al contenuto: sono compagni, che destano in chi scrive un’eccellente impressione – è anche vero, però, che ad essere attratti da simili convegni sono i 5 Stelle che maggiormente ci somigliano. E’ possibile una collaborazione futura? A mio parere sì, in ogni caso tentar non nuoce. Il già citato De Santis – esperto di economia con lunga esperienza sindacale ed esponente dei Meridionalisti Italiani – si rivela uno interlocutore affascinante, ma più in generale si coglie, nell’aria, una volontà di collaborare e superare antiche ruggini che induce ad un moderato ottimismo.

Sabato sera, alla tavola rotonda “Quali alleanze per la liberazione?”, suscita qualche polemica l’intervento di Franco Russo (Ross@ c’è, ad onta delle difficoltà, e il dato mi sembra di per sé rilevante) che, però, al pari degli altri oratori, vede nelle istituzioni europee un nemico: forse è solo questione di intendersi, ricordando – e ricordandoci – che avversare la UE implica, come logica conseguenza, il ripudio dell’euro. Il vero discrimine è rappresentato, a mio avviso, proprio dall’atteggiamento nei confronti dell’Unione: c’è chi la ritiene riformabile “dall’interno” (illusione contraddetta dai fatti, esito elettorale compreso) e chi, al contrario, vede in essa uno strumento delle lobby economiche, un costume da carnevale della NATO - attualmente impegnata in un braccio di ferro con la Russia che l’alleanza a guida americana ha voluto e sta pericolosamente alimentando, supportata da una disgustosa propaganda mediatica. La mia posizione è ben nota al lettore: pur non essendo ossessionato dall’euro (secondo me soltanto un’arma affidata al sicario dal suo mandante), mi ascrivo senza perplessità alla categoria degli euroscettici. Dissi una volta che un bordello (la UE) non può essere riadattato a basilica (un’Europa democratica e socialista), e ribadisco in questa sede l’opinione già espressa.

Che altro aggiungere? Che l’aver portato ad Assisi esponenti di partiti importanti come Izquierda Unida e Podemos testimonia la serietà del lavoro svolto dagli organizzatori, tra cui spicca ancora una volta la figura di Pasquinelli nelle infinite vesti di presentatore, polemista, interprete/traduttore e “progettista” di un’iniziativa non meno riuscita di quella di Chianciano.
Posso anche fermarmi qua: tutto il resto – dal battesimo del Coordinamento nazionale della Sinistra italiana contro l’euro all’impegnativa dichiarazione finale, firmata dai rappresentanti di varie organizzazioni europee d’area – lo troverete sul blog di Sollevazione.

Se sapremo valorizzare i numerosi punti di contatto - che riguardano l’essenziale - saremo compagni in un lungo cammino e forse, strada facendo, lo sparuto gruppo di pionieri si ingrosserà, diventando una massa agguerrita e consapevole.

* Fonte: Bandiera Rossa in movimento

martedì 19 agosto 2014

SE ANCHE A SINISTRA SI INVOCA LA TROIKA di Moreno Pasquinelli

19 agosto. La storia, com'è noto, è luogo di incessanti cambiamenti. Mutamenti che a volte sono sostanziali, a volte solo formali. Prendiamo la storia dei movimenti di emancipazione delle classi subalterne, quelli che in generale sono stati rappresentati dalla sinistra. Quest'ultima è stata sempre attraversata dalla divisione tra l'ala rivoluzionaria e quella riformista. Sulla carta queste due tendenze erano concordi sul fine, il socialismo, per divergere sui mezzi e le alleanze per raggiungerlo. Questa irriducibile opposizione tra l'ala rivoluzionaria e quella riformista esiste anche oggigiorno ma, date le circostanze, si manifesta in forme del tutto inedite.

In Europa lo spartiacque tra rivoluzionari e riformisti consiste anche nella questione dell'Unione europea. La sinistra riformista odierna—non parliamo certo del Pd che è un partito passato con armi e bagagli dalla parte delle classi dominanti—condivide il disegno unionista e considera "progressista" seppellire per sempre gli stati-nazione. La sinistra rivoluzionaria, all'opposto, è sovranista: condanna senza appello questa Unione europea in quanto funzionale agli interessi antipopolari e imperialistici delle classi dominanti, e ritiene che la difesa della sovranità nazionale, a cui è incardinato il principio democratico della sovranità popolare, sia oggi un decisivo terreno di resistenza e di scontro coi dominanti. Se si perde questa battaglia, se le diverse aristocrazie ultra-capitalistiche riusciranno a sbarazzarsi degli stati-nazione (che essi considerano degli ostacoli sulla via del loro dominio dispiegato) le classi proletarie saranno ridotte ad un stato di semi-schiavitù, la democrazia sarebbe anche formalmente rimpiazzata da un regime di dispotismo neoliberista.

La "sinistra unionista" è rappresentata in Italia da quelle frazioni politiche che in un modo o nell'altro han fatto parte o si sono riconosciute nella "Lista Tsipras". Il loro cavallo di battaglia è difendere l'Unione europea, ed anche il regime dell'euro, ma spogliandola dei suoi tratti liberistici e antipopolari. Che questa strategica sia non solo aleatoria ma votata al fallimento l'abbiamo spiegato in più occasioni.


Un segno di questo fallimento senz'appello si manifesta in un fenomeno inquietante: con la comparsa, reggetevi forte, di una sinistra che invoca apertamente l'arrivo della Troika. No, no, non stiamo parlando di Eugenio Scalfari, e nemmeno di qualche esponente del Pd; stiamo parlando proprio di "compagni" che solo due mesi fa inneggiavano a Tsipras. Vi segnaliamo l'intervento di Riccardo Achilli, pubblicato su un sito insospettabile: Bandiera rossa in movimento. Il titolo dell'intervento è programmatico e non lascia adito a dubbi: L'inevitabile arrivo della troika: perché è inutile e controproducente resistergli.

Ne consigliamo la integrale lettura. Cosa dice in sostanza Achilli? Egli parte da un elemento di analisi giusto: che l'attuale recessione più deflazione, colpendo l'Unione mentre la crisi dell'euro è ancora viva, rischia di far saltare tutta la baracca. In particolare l'Italia, che ha una classi dirigente del tutto inetta, Renzi pifferaio Renzi compreso, potrebbe andare in default e fra crollare tutto l'edificio dell'Unione. Dico ce ne scampi! grida Achilli. Quindi, ecco la agghiacciante conclusione, meglio che arrivi la Troika, e prima arriva meglio è.

Non pensino i lettori che Achilli si nasconda dietro un dito o infarcisca il suo augurio con discorsi demagogici. Sentiamo:
«L'ultima corsa è finita, e le luci dell'ippodromo si stanno spegnendo. Togliamoci dalla testa l'idea che l'uscita unilaterale dall'euro, come farneticano Grillo ed i sovranisti, sia praticabile. (...) il tracollo economico italiano non se lo può permettere nessuno dei nostri partner, per cui, di fronte alla conclamata incapacità della classe politica italiana nel fornire le risposte riformiste attese dal resto dell'area-euro (e certificata dall'autentica valanga di giudizi negativi su Renzi piovuti dai giornali di tutta la comunità finanziaria internazionale), l'arrivo della Trojka non è una eventualità, è una certezza. Detto arrivo assumerà la forma di contratti per le riforme strutturali, che dovranno essere fatte nei modi e nei tempi decisi da Bruxelles, in cambio di flessibilità sul percorso di riduzione del deficit. (...) A quel punto, che al Governo ci sia Renzi, Passera, Monti oppure Satana non cambierà niente. Perché il programma economico e sociale del Paese, e la sua tempistica, saranno eterodiretti. (...) Oppure, come si fa con una azienda quando la sua proprietà si rivela incapace di farla uscire dalla crisi, consegnare le chiavi a qualcun altro il più presto possibile. Se, come detto prima, è inevitabile, allora sarà meglio che questo passaggio di sovranità verso la Trojka avvenga subito, quando è ancora possibile far decadere le riforme istituzionali antidemocratiche varate da Renzi... Non è detto, peraltro, che il commissariamento europeo sia peggiore del disastro che sta combinando lo scout fiorentino di campagna. (...) E' probabile dunque che la Trojka ci tratti meglio della Grecia, in termini di politiche per la crescita. (...) La speranza è che gli italiani, con il commissariamento della Trojka, si rendano conto della pessima qualità della loro dirigenza endogena, e, in una logica europea, se ne liberino. Anche la sinistra, imparando a ragionare in un quadro europeo, dove esistono ancora partiti progressisti, potrebbe trarne giovamento e rilanciarsi, superando un dibattito domestico oramai piuttosto angusto, e ricostruendo, in una logica più vasta di quella italiana, un radicamento sociale, che è ancora presente negli altri grandi Paesi europei. Allora forza. Che cada Romolo Augustolo e la sua corte di badanti e veline. Meglio subito e non fra un anno, quando il Paese sarà ulteriormente fiaccato da questi incompetenti.
Compito di ciò che resta della sinistra italiana sarà allora quello di tentare, sia pur in un contesto difficilissimo e quasi disperato, di "strappare", per quanto minimamente praticabile, le migliori condizioni possibili per tale cessione di sovranità, contrastando gli aspetti meno accettabili socialmente delle riforme strutturali che ci saranno imposte».
 E così conclude: 
« Non ci dobbiamo illudere, comunque. Il futuro sarà duro e oscuro. Non ci sono, nel breve periodo, scappatoie. Si tratta solo di cercare di ridurre al minimo la sofferenza. E di liberarsi di una classe dirigente da Paese del Terzo Mondo. Di conferire un qualche aspetto catartico alla catastrofe».
 A ben vedere si tratta della stessa posizione che espresse Monti nell' agosto 2011 sul "Podestà forestiero" e recentemente di Eugenio Scalfari, ribadita su Repubblica del 3 agosto:
«Dirò un'amara verità che però corrisponde a mio parere ad una realtà che è sotto gli occhi di tutti: forse l'Italia dovrebbe sottoporsi al controllo della troika internazionale formata dalla Commissione di Bruxelles, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale».
Noi siamo francamente basiti. Scalfari, col suo "forse" lascia aperta la porta al dubbio, Achilli invece non ha dubbi: invoca un regime di protettorato dichiarato, una cessione decisiva degli ultimi brandelli di sovranità alla Troika, ovvero non solo all'euro-germania, ma agli organismi della finanza speculativa globale. Il tutto per evitare un default che per Achilli, dimostrando una davvero scarsa competenza in materia economica, sarebbe la peggiore delle tragedie. 

Se Achilli si fosse peritato di studiare seriamente la storia dei default, compreso quello argentino, scoprirebbe che solo negli ultimi trent'anni han fatto default (che significa insolvenza non bancarotta!) una trentina di paesi, e che questi, proprio grazie a default programmati, proprio perché hanno punito gli avvoltoi della finanza speculativa, hanno tutti visto una rinascita economica. Perché Achilli non voglia prendere in considerazione una moratoria sul debito, un ripudio del debito verso la finanza speculativa, resta un mistero. Un tale ripudio è invece una delle misure che, accanto alla riconquista della sovranità politica e monetaria, potrebbe consentire al Paese come minimo di non affondare e poi di trovare le risorse per un piano che punti alla rinascita degli investimenti in vista della piena occupazione, ciò che implica che lo Stato ritorni al centro anche in campo economico e quindi un aumento e non una diminuzione della spesa pubblica. Tutte cose proibite dai Trattati dell'Unione, tutte cose che implicano la riconquista della piena sovranità politica da parte del nostro Paese.

Va da se che l'arrivo della Troika significherebbe tutto il contrario: una durissima austerità ai danni del lavoro salariato, privatizzazioni, taglio dei diritti sociale, predominio assoluto del capitale. Se poi arriverà la "crescita" questa avverrà solo dopo che il popolo lavoratore sarà ridotto alla fame e in stato di semi-schiavitù.

Che un simile carnaio susciti aspri conflitti sociali, anche Achilli dovrebbe metterlo nel conto. Coloro che a destra invocano la Troka lo sanno bene, dimostrandosi molto più "marxisti" del Nostro. Ed essi sanno bene che il regime di protettorato non sarebbe solo economico, ma pure politico, con inevitabile sospensione della democrazia e dello Stato di diritto, con la repressione dispiegata della rivolta sociale. Non avremmo più una Repubblica ma un regime di dittatura esterna amministrato da dei Quisling.

Solo in un sanatorio uno che invoca un simile funereo destino sarebbe considerato "di sinistra".






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