Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post

mercoledì 12 febbraio 2020

I TEDESCHI PIÙ POVERI D'EUROPA?

Vale la pena segnalare un'indagine della Bce del 2013. Essa prendeva in considerazione anzitutto il tasso di proprietà immobiliare delle famiglie. 
Era già noto che esso è in Germania tra i più bassi, mentre nei paesi mediterranei è decisamente più alto, così noi, ma anche greci e spagnoli, risultavamo più ricchi dei tedeschi. Per di più il tasso d'indebitamento dei cittadini tedeschi era tra i più alti della Ue. 
Di acqua ne è passata sotto i ponti. Una nuova indagine mostrerebbe di sicuro che le politiche austeritarie adottate per stampellare l'eurozona, hanno causato un impoverimento dei paesi mediterranei (a cominciare dalla Grecia) a tutto vantaggio della Germania.

sabato 3 agosto 2019

IL MODELLO TEDESCO NON FUNZIONA NEANCHE IN GERMANIA di D. Moro

[ sabato 3 agosto 2019 ]

Da anni la Germania viene portata a esempio agli altri Paesi europei, soprattutto a quelli meridionali. Eppure, il modello tedesco, basato sull’export manifatturiero e su un ampio surplus commerciale unito a forti attivi di bilancio pubblico, appare in difficoltà, rivelandosi dannoso per la stessa Germania. Malgrado l’export di maggio 2019, rispetto al maggio 2018, sia cresciuto del 4,5% e il surplus commerciale ammonti a 20,6 miliardi contro i 20 dell’anno precedente, la manifattura tedesca, secondo uno studio della KFW, la Cassa depositi e prestiti tedesca, è in recessione. Una affermazione confermata dall’indice di Ihs Markit e dai dati di eurostat, che denotano un evidente calo della produzione manifatturiera.

L’indice di acquisto manifatturiero di luglio (PMI), elaborato dalla Ihs Markit, è a 43,1, il minimo da 84 mesi, cioè da sette anni. A pesare sarebbero soprattutto le prospettive del settore auto. Per quanto riguarda la produzione manifatturiera complessiva in volume, la Germania, dopo aver registrato una crescita tra la metà del 2016 e la metà del 2018, risulta in calo tra la metà del 2018 e il primo trimestre 2019. Inoltre, se guardiamo a tutto il periodo dal quarto trimestre 2015 al primo trimestre 2019 l’Italia fa meglio della “locomotiva” tedesca (Graf. 1). Anche nell’indice Markit l’Italia (48,84) e l’eurozona (46,4) si situano al di sopra della Germania.



Produzione manifatturiera di Germania e Italia in volume per trimestre 
(indice 2015=100; dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario)



Fonte: Eurostat, Production in industry – quarterly data [sts_inpr_q]

Le difficoltà della Germania nella manifattura, ma non solo in essa, si manifestano anche negli esuberi di personale proprio nelle grandi aziende che rappresentano i campioni tedeschi a livello mondiale. Sono 85mila i dipendenti a tempo pieno che, si prevede, verranno espulsi dalla produzione nel prossimo futuro. Si parte dalle banche: Deutsche Bank ha annunciato esuberi per 18mila unità e Commerzbank per 5.300. Nella manifattura si annunciano tagli tra 5mila e 7mila unità in Daimler, 4mila in Bmw, 6mila in Basf entro il 2021, 6000 in ThyssenKrupp, 12.700 in Siemens, 3000 in Sap e 4500 in Bayer.

Il pericolo principale per l’economia tedesca, che già si trova a far fronte a una riduzione dei titoli in borsa e degli utili, è la contrazione del mercato mondiale, legata anche alle guerre commerciali intraprese da Trump, che, dopo la Cina potrebbe prendere di mira la Germania. Del resto, come abbiamo detto, la manifattura tedesca è orientata all’export, come è dimostrato dall’alta quota delle esportazioni di beni sul Pil, che arriva intorno al 40%, mentre l’Italia, la Francia e il Regno Unito raggiungono rispettivamente il 26, il 20 e il 16%. Inoltre, va rilevato che la frenata tedesca ha un impatto negativo anche sull’economia italiana e sul suo export, specie per quanto riguarda la parte della componentistica auto. La Germania, infatti, a giugno ha ridotto la produzione di autovetture del 24%, che equivale a un taglio di 340mila unità.

In un quadro del genere, in cui aumenta la competizione tecnologica, ad esempio sull’auto elettrica, e sulle infrastrutture fisiche e digitali, la disciplina di bilancio che la Germania pratica e che ha imposto anche al resto d’Europa, è deleteria per la Germania stessa. Ci sarebbe bisogno di nuovi investimenti da parte statale, come sottolinea Marcel Fratzscher dell’influente think tank DIW.

Il punto è che basarsi solamente sulle esportazioni è pericoloso, perché espone alle variazioni del mercato mondiale. Bisognerebbe, invece, rafforzare il mercato interno. In poche parole il modello tedesco andrebbe cambiato. La Germania dovrebbe diventare una economia trainata dall’economia interna. Ma, per fare ciò, deve rafforzare la domanda interna con più investimenti in infrastrutture, educazione, formazione, tecnologia e digitale e, a sua volta, questo richiede l’abbandono della disciplina fiscale così cara alla banca centrale e ai governi tedeschi. Un salto di paradigma di questo tipo, però, non sembra così facile da far passare, non solo per l’orientamento che le autorità politiche e monetarie tedesche hanno assunto tradizionalmente, ma anche perché va a confliggere con i vincoli europei al debito e al deficit pubblici. Per concludere, le regole europee, basate sulla ricerca a tutti i costi di surplus del bilancio pubblico, si manifestano sempre più chiaramente come una gabbia per l’economia non solo nei Paesi più deboli come la Grecia, ma persino nella forte Germania.

Dietro alle difficoltà della Germania e al fallimento delle regole europee c’è, però, un altro fattore più profondo: la crisi strutturale dell’economia capitalistica. La risposta alla crisi era stata l’export, ma se, da una parte, ci sono paesi con ampi surplus commerciale, come la Cina e la Germania, dall’altra parte devono esserci necessariamente Paesi con alti deficit commerciali, come gli Usa, e questo non può durare a lungo. La fase attuale, caratterizzata da una crescente competizione da parte dei Paesi emergenti e dall’introduzione di misure che limitano la libera circolazione delle merci da parte degli Usa mette in difficoltà proprio chi, come la Germania, si era orientato alle esportazioni per risolvere la sovraccumulazione di capitale e la sovrapproduzione di merci. Il taglio della produzione e dell’occupazione cui siamo assistendo in Germania è l’indicatore del riemergere della sovraccumulazione strutturale del capitale.


* Fonte: Laboratorio


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101

mercoledì 5 settembre 2018

IMMIGRAZIONE: BRAVA SARA!

[ 5 settembre 2018 ]

Sul CORRIERE DELLA SERA del 3 settembre c'era un'intervista a Sahra Wagenknecht [nella foto], esponente dell'ala sinistra della Die Linke. Tutti ne parlano da quando ha annunciato la nascita di Aufstehen! (In Piedi!).
Ne riportiamo il pezzo in cui risponde sulla questione dell'immigrazione. Come noi, in polemica con la sinistra globalista e no border, respinge tutte le idiozie sulla "società meticcia". Immigrazione solo se sostenibile.


*  *  *


D. Lei si è opposta alla legge sull’immigrazione.


R. «Dobbiamo distinguere tra diritto all’asilo e migrazione economica Il diritto all’asilo va difeso. Il diritto all’asilo va difeso. Per l’immigrazione economica la questione è più complicata. Il dibattito sull’aprire i confini è una carta da giocare per chi vuole forza lavoro istruita a buon mercato – cioè per le grandi imprese. Non è un caso che le associazioni industriali cantino l’inno dell’immigrazione. Nessuno crede davvero che lo facciano per motivi umanitari. Si tratta di spietati interessi economici. Ma non può essere – e di sicuro non è una politica di sinistra – che i Paesi ricchi non formino abbastanza tecnici specializzati e invece li sottraggano ai Paesi poveri attraverso l’immigrazione. Così vengono a mancare nelle nazioni di origine e non possono migliorare la situazione economica e sociale lì. La discussione sui migranti economici però non riguarda i rifugiati in fuga dalle persecuzioni che temono per la loro vita».

martedì 14 agosto 2018

AIUTIAMOLI A CASA LORO di Fabio De Masi

[ 14 agosto 2018 ]

Fabio De Masi [nella foto] è una personalità di spicco della Linke tedesca nonché uno dei promotori, insieme a Oskar Lafontaine e Sahra Wagenknecht, del nuovo raggruppamento politico "Austehen!" — ne parlavamo giorni addietro — il cui obiettivo è contrastare l'ascesa di AfD cercando di recuperare terreno sui temi sociali cari agli ex-elettori di sinistra passati ad AfD. In una recentissima intervista a Deutschlandfunk non ha paura di dire quello che anche nella sinistra tedesca sono in molti a pensare: "aiutiamoli a casa loro!".

DLF: Sahra Wagenknecht ha scritto che dopo le elezioni politiche si è ampliata la crisi di fiducia fra i politici e il loro elettorato e addirittura le elezioni sarebbero diventate una farsa e i diritti democratici inconsistenti. Herr De Masi, la Linke prende parte al tentativo di screditare la democrazia e lo stato di diritto? Non è puro populismo?

Fabio de Masi: no, piuttosto è vero che una larga maggioranza della popolazione vuole affitti abbordabili, cure ad un prezzo accessibile, è contro la povertà in vecchiaia, a favore di una tassazione equa, contro le missioni estere della Bundeswehr ma che questa maggioranza di persone non ha una maggioranza in Parlamento. E questo la sinistra da sola non puo' cambiarlo.

DLF: se gli elettori scelgono diversamente e non danno il loro voto alla Linke, non è forse questa la democrazia?

De Masi: il problema è che molte persone si stanno allontanando dalla democrazia perché non si aspettano piu' nulla dai partiti. Cioè non vanno piu' nemmeno a votare oppure vengono raggiunte dai demagoghi di AfD. E noi lo possiamo capire dal fatto che ad esempio subito dopo l'arrivo di Martin Schulz, nei sondaggi della SPD c'è stato un rapido picco ma poi tutti questi elettori sono di nuovo scomparsi. Anche loro non sono andati a sinistra. E cioè, sono state evidentemente risvegliate aspettative che poi subito dopo sono andate deluse quando si sono accorti che davanti a loro non c'era alcun cambiamento.


DLF: lei mette in discussione il risultato delle elezioni democratiche quindi...

De Masi: no, non metto in discussione il risultato delle elezioni democratiche, piuttosto, lo abbiamo sperimentato in America con il movimento intorno a Bernie Sanders, lo abbiamo vissuto con gli sviluppi del Labour party in Gran Bretagna e Jeremy Corbin: se fai un'offerta convincente, ci sono ancora migliaia di persone pronte ad entusiasmarsi per la politica. Nel complesso stiamo dando un grande contributo alla democrazia. Quello che Frau Baerbock (Verdi) afferma non è importante, e non è nemmeno decisivo quello che dice Herr Stegner (SPD) su Aufstehen! Cio' che importa è cosa ne pensano i tassisti, gli infermieri o i lavoratori interinali che incontriamo ogni giorno e che ci parlano di questo movimento. In 3 giorni abbiamo avuto piu' ingressi in questo nuovo movimento di quanti sono tutti gli iscritti ad AfD. Questo è un buon segnale per la democrazia.

DLF: ora lei sostiene che non è importante quello che Annalena Baerbock dice. Tuttavia mi piacerebbe citarla. Ha detto che la Linke dovrebbe prima chiarire se intende rinunciare ai suoi toni nazionalisti. La Linke lo vuole?

De Masi: non so cosa intenda esattamente Frau Baerbock con cio'. Io vedo invece che abbiamo una politica europea, ad esempio, che con il taglio dei salari e delle pensioni in tutta Europa ha distrutto la coesione sociale e che la politica economica tedesca nei confronti dei greci ad esempio è stata un disastro. Questo è ciò che io chiamo una forma di nazionalismo. Anche i leader dei Verdi per inciso hanno preso parte a queste decisioni sulle politiche europee. Quando però diciamo che non vogliamo pensioni da fame in Germania, o che vogliamo ad esempio che ci sia un determinato numero di infermieri negli ospedali, come accade negli altri paesi europei, questo non è nazionalismo, ma si tratta solo di difendere lo stato sociale e la democrazia. E con questa terminologia da combattimento non riesco proprio a fare nulla, e mi sembra anche un po' ridicola. Ad esempio chi conosce la storia della mia famiglia, come nipote di un combattente della resistenza italiana, saprà che non devo nessuna giustificazione a Frau Baerbock (...)

DLF: ci sono alcune dichiarazioni, ad esempio di Sahra Wagenknecht, in cui l'attentato di Ansbach viene messo in collegamento con la politica dei rifugiati della Cancelliera, dichiarazioni che hanno suscitato anche le critiche del suo stesso partito. Non si tratta di qualcosa campato in aria...

De Masi: Frau Wagenknecht ritiene, come anche i socialdemocratici e i Verdi che attualmente si stanno unendo al nostro movimento che al centro della nostra politica dobbiamo mettere le vere cause che spingono le persone a fuggire e cioè le armi tedesche che vengono esportate in tutte le aree di tensione del mondo oppure le politiche commerciali inique. Non è certo una buona cosa quando le persone sono costrette ad abbandonare i loro rapporti sociali e la loro patria. E non è affatto giusto che alle persone che si trovano qui da noi dobbiamo garantire una buona integrazione. Bisogna anche dire che quando le persone arrivano da noi dobbiamo mettere mano al portafoglio per investire nelle scuole e negli ospedali, e questo Frau Merkel non l'ha fatto. Il risultato è che sono rimaste senza prospettive e che sono sorti dei ghetti in quanto non è stato possibile finanziare l'integrazione e fare tutti gli investimenti di cui avevamo bisogno in Germania. Tutto questo non è giusto.

DLF: e lei in questo modo non sta mettendo gli interessi dei rifugiati contro quelli della popolazione tedesca nativa?

De Masi: no al contrario, perché sia i rifugiati sia le persone che già vivono qui sono interessate ad avere buone scuole, buone università e buoni ospedali. E coloro che fanno in modo che da noi ad esempio i rifugiati vengano sfruttati per un basso salario e li usano mettendoli contro gli altri dipendenti, si stanno servendo dei rifugiati. Questo è il motivo per cui ad esempio la Confederazione delle industrie tedesche (BDI) ha chiesto che certi livelli di salario minimo non si applichino ai rifugiati. Queste sono le persone che avvelenano il clima politico, non sono i profughi o chi si preoccupa per il loro salario.

DLF: Herr de Masi, Sara Wagenknecht afferma di voler unire il campo della sinistra. Nei fatti però sta facendo il contrario, da quanto si può osservare o almeno interpretare, poiché come pre-condizione pretende che la SPD modifichi il suo corso politico, ad esempio rimetta in discussione l'Agenda 2010. Non si tratta proprio dell'opposto di una guida congiunta?

De Masi: la questione è: cos'è il campo della sinistra? Se fai una politica come l'Agenda 2010 che ci ha portato al lavoro interinale, ai contratti a tempo determinato senza causale, ad Hartz IV, alla distruzione della riforma delle pensioni, allora non fai piu' parte della sinistra. Altrimenti concetti come "sinistra" o "destra" sono completamente privi di senso. Ed è per questo che molte migliaia di socialdemocratici che non sono d'accordo con il corso di Olaf Scholz o Andrea Nahles ora hanno la possibilità di impegnarsi in un nuovo movimento insieme ai militanti della Linke e dei Verdi dove non si tratta di eleggere un segretario nel retro di una Kneipe, ma di un movimento in cui ci si impegna su dei temi. Perché i partiti non sono fini a se stessi. E noi vogliano convincere tutte le persone che ritengono di avere qualcosa in comune. Questo tuttavia non esclude che sull'Europa o sulla politica dei rifugiati nel dettaglio ci possano anche essere delle opinioni diverse. C'è bisogno di un elevato livello di tolleranza interna. Ma siamo d'accordo sul fatto che questi temi sociali dovranno essere rimessi al centro della politica, perciò non mi interessa se il progetto si adatta alle aspettative del signor Scholz. Fintanto che va bene all'artigiano, all'infermiera, al tassista, e questi mostrano le reazioni che abbiamo visto, io sono molto felice.

mercoledì 8 agosto 2018

GERMANIA: SCISSIONE NELLA DIE LINKE?

Sahra Wagenknecht e Oskar Lafontaine
[ 8 agosto 2018 ]

La tedesca Sahra Wagenknecht, esponente assieme a Lafontaine dell'ala sinistra della Die Linke, il 4 agosto, ha lanciato un nuovo movimento, Aufstehn (Alzarsi) che si ispira a quello di France Insoumise



Dopo che le sinistre tedesche sono uscite distrutte dalle elezioni del 2017, 
Sahra Wagenknecht  (S.W.) [esponente di spicco dell'ala sinistra della Die Linke, Ndr] ha lanciato il 4 agosto Aufstehn (Alzarsi), un movimento basato sul modello degli Insoumis o di Podemos. La militante su euro e migranti, esprime delle posizioni che rischiano di sfaldare il suo elettorato tradizionale [l'accoglienza indiscriminata è insostenibile, NdR]. 

Annunciato già da qualche mese, il movimento tedesco della sinistra contestataria è nato definitivamente questo sabato tramite l’apertura di un sito internet in cui chiunque può inscriversi per diventarne membro. Alla testa c’è S.W. Copresidente nel Bundestag del gruppo Die Linke, quinta forza parlamentare. Con i suoi 69 parlamentari, il gruppo della sinistra radicale tedesca, si è ritrovato in pessime acque dopo le elezioni legislative del settembre 2017, dietro i conservatori del CDU/CSU, i socialdemocratici del SPD, l’estrema destra del AfD ed i liberali della FDP. Con la creazione di questo nuovo movimento, S.W. spera di far tornare gli elettori tradizionali di sinistra che si sono astenuti o che si sono spostati verso l’estrema destra. Nata nel 1969, dall’altra parte della cortina di ferro, questa donna, economista di formazione, incarna la frangia più radicale di Die Linke, il movimento che ha lanciato, è comunque indipendente dal partito e non è destinato, secondo lei, a fargli concorrenza. 

Tra le fila di Aufstehen ritroviamo, per altro, figure appartenenti alla SPD. E’ un movimento che intende superare la logica dei partiti tradizionali. “L’obiettivo del Movimento è fare pressione sui partiti tradizionali per obbligarli, in primis la SPD, ad adottare politiche più sociali” ha spiegato in un’intervista a Mediapart rilasciata a maggio. Secondo Der Spiegel, all’interno ci sarebbero anche esponenti della cultura e della ricerca comne il regista B. Stegemann o l’economista W.Streeck. Altro sostegno, più politico, viene dalla figura di primo piano dell’ecologista Antje Vollmer ex vicepresidente del Bundestag, secondo il Der Tagesspiegel.

Perché creare questo movimento oggi?

“Vogliamo promuovere i valori di uno stato più sociale, salari più elevati e più giusti, una politica estera europea autonoma, una politica del disarmo ecc…” Più in generale la parlamentare vuole difendere una politica “di uno stato che difenda la gente da un capitalismo sfrenato, da una mondializzazione pilotata dalle multinazionali a da una concorrenza acuita dal dumping sociale.”, “Vogliamo uno stato che porti avanti una politica più attiva per la parte più svantaggiata della popolazione” S.W. non si nasconde, segue il modello lanciato da J. Mèlenchon per France Insoumise.

«Quello che M. ed i suoi amici hanno raggiunto è impressionante” ha dichiarato al nostro corrispondente a Berlino, “il nostro partito ha sempre avuto posizioni in comune con FI, ma loro raggiungono un elettorato molto più amplio del nostro. Vogliamo fare la stesa cosa». 
Con la creazione di questo movimento, la deputata tedesca lancia una battaglia interna che la oppone, tra gli altri, a Kaja Kipping la copresidente di Die Linke, (che Mediapart aveva incontrato nel maggio 2016) che si era avvicinata al movimento dell’ex ministro greco Varoufakis, il DiEM25. S.W. prende le distanze da questo raggruppamento favorevole ad un federalismo europeo più spinto a risolvere le crisi del continente. “Sono favorevole ad una Europa che riunisca democrazie sovrane” ha chiarito sempre in un’intervista a Mediapart.

Altri punti di disaccordo su cui S.W. porta delle precisazioni: la politica di accoglienza dei rifugiati portata avanti da A. Merkel, verso la quale si mostra critica a rischio di litigare con una parte dell’elettorato di De Linke, e la Zona euro, sulla quale si avvicina alle posizioni di Mélenchon

(“Bisogna essere pronti a porre in atto un nuovo sistema che permetta una svalutazione delle monete per offrire una maggiore flessibilità” ci ha detto a maggio)

Nel frattempo Die Linke non sembra essere scosso dall’iniziativa della deputata. “L’iniziativa è diretta verso i simpatizzanti delusi da altri partiti, ha dichiarato B. Riexiger, il copresidente del partito, venerdì. “Non credo che questa iniziativa avrà delle conseguenze sostanziali su Die Linke”. Da parte sua D. Bartsch, che assicura con S.W. la copresidenza del gruppo parlamentare e si era mostrato scettico verso il suo progetto, ha espresso finalmente il suo consenso “Esiste una cultura combattiva di destra, ha dichiarato a Spiegel, è possibile che rappresenti una possibilità per rafforzare la sinistra politica nel suo insieme e di ritrovare delle maggioranze parlamentari” E’ prevista una campagna per promuovere il movimento che partirà a settembre.

-->

Fonte: Amèlie Poinssot in Mediapart.fr, 6 agosto 2018
Traduzione a cura della redazione

mercoledì 25 luglio 2018

DOPPIOPESISMO TEDESCO di Marcello Foa

[ 25 luglio 2018 ]


Marcello Foa sulle Doppie morali dell'euro di Sergio Cesaratto
In quest’epoca di lodevole rottura dei frame dominanti, suggerisco la lettura di un economista tanto pacato nello stile e d’indole discreta, quanto preciso e lucido nei giudizi. Si chiama Sergio Cesaratto e qualcuno potrebbe arricciare il naso sapendo che è un keynesiano convinto e dichiarato. Ma nel suo ultimo libro si parla non di riforme economiche o monetarie, quanto di morale, di rispetto delle regole da parte soprattutto della Germania.

Lo avete capito: il saggio “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro” (Imprimatur), non piacerà agli economisti e agli osservatori che, da oltre un decennio, sono vittime di un complesso di inferiorità nei confronti dei partner europei e soprattutto dei tedeschi; complesso che, nei casi più acuti, sfocia in un inguaribile e per me incomprensibile autorazzismo.

Eppure proprio costoro dovrebbero leggere e soprattutto meditare Cesaratto, per la solidità delle sue osservazioni volte non a denigrare la Germania e nemmeno a nascondere le storture dell’Italia (il suo, sia chiaro, non è un pamphlet), bensì a osservarla con uno sguardo disincantato e obbiettivo.

Nietzsche scriveva che “il genio tedesco mescola, media, imbroglia e moralizza” e mi immagino già il lettore sobbalzare.

Nietzsche era un filosofo e il suo giudizio tagliente ma analizzando il comportamento della classe dirigente di Berlino negli ultimi trent’anni, incluso ovviamente il periodo della moneta unica, vien da pensare che forse quell’aforisma, seppur provocatorio, indicasse la tendenza delle élites tedesche a considerare un solo giudizio valoriale: quello del proprio interesse, ostentatamente e fastidiosamente ammantato di moralismo.

Basti pensare a come è stata trattata la Grecia o alle recenti copertine antitaliane di certi settimanali o ai giudizi sprezzanti di alcuni politici sul nuovo governo Lega-5Stelle: la propensione a giudicare e a denigrare è ricorrente. Peccato che, come ogni moralismo, nasconda un’altra verità, non propriamente lusinghiera, quella di un egoismo talmente sfrontato da risultare offensivo agli occhi di chi ha la lucidità intellettuale di vederlo. Ovvero per pochi. Sì, perché i media germanici non brillano per capacità di autocritica e sono molto allineati con gli interessi e le visioni della propria classe dirigente, mentre quelli europei trattano la Germania con un evidente timore riverenziale.

Se avessero solo un po’ di coraggio, denuncerebbero le ipocrisie delle banche di Francoforte che hanno istituito un doppio standard, secondo cui i debitori degli altri Paesi sono degli inguaribili peccatori, che vivono al di sopra dei propri mezzi mentre chi permette che questo accada, ovvero i creditori (tedeschi), esenti da ogni responsabilità e da tutelare. Troverebbero documenti circostanziati sull’ipocrisia del salvataggio della Grecia, che si è tradotto in un nuovo, immenso affare per la Germania. Denuncerebbero con forza la sistematica violazione di alcune delle regole europee di cui, naturalmente, Berlino reclama, per gli altri, un rispetto inflessibile.

Già Vladimiro Giacché, nel suo notevole saggio Anschluss, aveva evidenziato il doppiopesismo dei tedeschi, dimostrando il cinismo predatorio della riunificazione, tradottosi in ruberie dalle proporzioni colossali, ora Cesaratto, in un volume di poco più di 100 pagine, completa il quadro parlando del periodo dell’euro, al fine non di dar lezioni alla Germania, bensì di inquadrarla in una prospettiva realistica, spogliata da un’ingiustificata arroganza etica e ricondotta nella sua giusta dimensione, quella di un Paese indubbiamente di successo ma non infallibile, né intrinsecamente superiore e che va affrontato, in ogni negoziato, a testa alta. Senza complessi, senza sudditanza psicologica.


da politicaeconomiablog

giovedì 12 luglio 2018

LA LINEA SCHLAGETER di Daniela Di Marco


[ 13 luglio 2018 ]

LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE 
E LOTTA ANTIFASCISTA

Essen (Ruhr) gennaio 1923, un soldato francese minaccia un cittadino tedesco

Il terremoto elettorale del 4 marzo, la nascita il 1 giugno del governo "populista" M5s-Lega, i sondaggi che danno la Lega di Salvini in costante ascesa  hanno spinto l'élite dominante a scatenare una aggressiva campagna di terrorizzazione dell'opinione pubblica. Il mantra è presto detto: il populisti, leghisti anzitutto, sarebbero il "nuovo fascismo avanzante",  la "democrazia" e lo Stato di diritto sarebbero dunque a rischio. A sinistra si va dietro come beoti a questa narrazione.
La gran parte della sinistra rosè ha infatti già deciso di rispondere alla chiamata alle armi arruolandosi nella santa alleanza guidata dalla grande borghesia globalista. L'estrema sinistra non lo farà ma ha deciso che il "governo fascio-leghista" è il nemico principale e va rovesciato. Due linee diverse che producono il medesimo risultato: il suicidio. E chi non condivide questa pulsione di morte è condannato come "rossobruno". 
Ammesso ma non concesso che sia vero che il fascismo stia avanzando in Italia sorge il problema di quale sia la politica giusta da seguire per fermarlo. 
Per rispondere a questa domanda  presentiamo questo breve saggio. 
Esso parla della esplosiva situazione creatasi in Germania dopo la Grande Guerra, in particolare, siamo nel 1923, con l' occupazione militare franco-belga della Ruhr, la regione forse più ricca e industriosa della Germania. Il pretesto dell'invasione era che i tedeschi non pagavano come dovuto i loro enormi debiti di guerra.  Contro questa invasione ci fu un moto di rivolta del popolo tedesco. L'estrema destra nazionalista si gettò nella mischia tentando di occupare la prima linea del movimento di indignazione nazionale e popolare. Nel movimento comunista si confrontarono due linee: la prima, quella estremistica, non voleva partecipare al movimento nazionale per liberare la Ruhr occupata, la seconda riteneva al contrario che i comunisti sarebbero dovuti diventare i campioni della battaglia, ciò anche per non lasciare quel movimento popolare in mano al nascente fascismo tedesco.
La Di Marco ci suggerisce che esiste, a parti invertite (con la Germania che ha vinto la guerra dell'Unione europea) evidenti analogie tra la Repubblica di Weimare del 1923 e la nostra situazione attuale — la garrota del debito e dell'austerità imposta, la perdita di sovranità politica e statuale pongono all'ordine del giorno, in Italia, la questione nazionale. Analogia, si badi, con la Germania del 1923, non del 1933, quando il fascismo  era in fasce, non quando aveva già dilagato.
Una vicenda, quella della Repubblica di Weimar, che ci offre dunque preziose lezioni su quel che si dovrebbe fare, e gli errori che non devono essere commessi di nuovo.
 

* * * 

LA LINEA SCHLAGETER  
di Daniela Di Marco
Düsseldorf: gennaio 1923, truppe francesi contro operai in "resistenza passiva"

Contesto storico

Facciamo quindi un salto indietro di un secolo. Nel 1918 la guerra era finita, a livello europeo avanzava impetuosamente il movimento rivoluzionario (’18-’20 biennio rosso), anche la Germania è attraversata dall’avanzata proletaria. La nazione è prostrata, si contano un milione e ottocentomila morti e più di quattro milioni di feriti, oltre le devastazioni.
La rivolta è spontanea, sul modello sovietico si erano costituiti i Consigli di operai e soldati, gli scioperi si susseguivano, ma non ci sarà nessuno in grado di guidare e unificare i tanti focolai rivoluzionari nati un po’ dappertutto.

La socialdemocrazia aveva paura e non sapeva da che parte stare, finirà col tradire gli interessi popolari con un’insolita alleanza con le forze militari, monarchiche e dell’alta borghesia, sancendo una frattura insanabile con i comunisti rivoluzionari (già sancita peraltro, nel ’19 con la nascita dell’Internazionale Comunista e dei nuovi partiti ispirati al modello bolscevico).
I rivoluzionari subiranno la sconfitta dell’insurrezione spartachista (gennaio 1919), l’uccisione dei leader del movimento Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht, mentre la neonata Repubblica di Weimar (nata nel novembre 1918 sulle ceneri dell’impero), era costretta, con la pistola puntata alla tempia da parte delle potenze vincitrici, a sottoscrivere l’umiliante Trattato di Versailles.

Stipulato nell’ambito della Conferenza di Pace di Parigi, nel 1919, il Trattato prevedeva per la Germania misure molto punitive in termini territoriali, economici e militari. A parte la perdita del 13% del territorio e quindi di un decimo della popolazione, l’enorme ridimensionamento dell’esercito e della marina, con l’articolo 231, conosciuto come “clausola di colpevolezza”, si obbligava la nazione tedesca ad assumersi la totale
responsabilità dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, trasformandola nella responsabile di tutti i danni materiali causati dal conflitto, per risanare i quali le sarebbero state imposte enormi somme di risarcimento.

Alcuni storici, decenni più tardi, ebbero a scrivere che si trattava di «un’umiliazione senza precedenti e senza pari nella storia moderna». Erano clausole assurde anche considerate dal punto di vista capitalista, tanto che l’allora giovane economista John Maynard Keynes (e delegato del Tesoro inglese alla “Conferenza di Pace”) le criticò duramente in un libro-denuncia “Le conseguenze economiche della pace” [1] dal successo immediato. Sosteneva Keynes che quelle riparazioni di guerra per i tedeschi erano insostenibili e avrebbero causato soltanto fame e disperazione fra la popolazione, meglio avrebbero fatto ad annullare tutti i debiti di guerra.

Le truppe francesi e belghe entrano nella Ruhr
Una commissione interalleata aveva stabilito l’ammontare delle riparazioni nella cifra, mostruosa per quei tempi, di 226 miliardi di marchi-oro, cifra ridotta nella primavera del 1921 a 132 miliardi di marchi-oro, da pagare in 42 rate annuali, oltreché, nell’immediato, a pagamenti con la fornitura di merce (carbone, navi, legno, bestiame, ecc…), cioè si imponeva ai tedeschi di privarsi, per quasi mezzo secolo, di un quarto del loro prodotto nazionale.

Lenin era stato categorico in proposito, già durante il II Congresso dell’Internazionale Comunista (19 luglio – 7 agosto 1920), aveva detto:

«La guerra, mediante il trattato di Versailles, ha imposto a questi popoli progrediti condizioni che li hanno precipitati in uno stato di soggezione coloniale, di miseria, di fame, di rovina, di mancanza di diritti, perché il trattato li ha incatenati per varie generazioni e li ha ridotti a vivere in condizioni in cui non era mai vissuto in precedenza nessun popolo civile. (…) Il trattato di Versailles ha posto la Germania e numerosi altri Stati vinti in condizioni che rendono materialmente impossibile la loro esistenza economica, in uno stato di assoluta mancanza di diritti e di completa umiliazione». [2]
Mentre in tutta la Germania si levava un’ondata di proteste contro un Diktat, come veniva allora chiamato il Trattato, a cui non si riconosceva alcuna legittimità, la Reichbank, la banca centrale tedesca, iniziava a stampare fiumi di moneta che acuirono l’inflazione già galoppante dai tempi della guerra, tantoché nel 1923, l’anno dell’iperinflazione, si avrà l’annullamento totale del potere d’acquisto del marco che non varrà più neanche la carta su ci veniva stampato (5 milioni di marchi per un dollaro in luglio, 200 miliardi in settembre, 4000 miliardi in novembre; un chilo di pane giunse a costare 400 miliardi, un chilo di burro 5000).

L’11 gennaio 1923, però, la Francia e il Belgio, traendo pretesto dalla mancata corresponsione di alcune riparazioni in natura, inviarono truppe nel bacino della Ruhr, la zona più ricca e industrializzata di tutta la Germania, occupandola militarmente. L’intera nazione tedesca si indignò per l’evento scioccante dell’aggressione straniera.

E’ questo il momento che ci interessa maggiormente, per quello che avrebbe potuto essere e non fu, e da cui dobbiamo oggi trarre il maggior insegnamento.

Cosa avrebbero dovuto fare i rivoluzionari di fronte ad una invasione militare del proprio Paese?

I comunisti vennero a trovarsi di fronte ad una situazione nuova che richiedeva una analisi concreta della situazione concreta, per dirla sempre con Lenin.

Considerando che il saccheggio delle potenze imperialiste vincitrici, di cui il Trattato era frutto e strumento, trasformava la Germania quasi in una colonia, per di più con una regione nevralgica militarmente occupata, considerando che la Germania viveva una situazione prerivoluzionaria, i comunisti erano posti di fronte ad un bivio cruciale: era plausibile invocare una alleanza patriottica con forze sociali e partiti politici esterni al proletariato? Come vedremo in seguito, questo sarà il dilemma su cui si scontreranno le diverse anime del movimento comunista, tedesco ed internazionale.


Divergenze in seno al Partito Comunista Tedesco

Cosa accadde, nel frattempo?

Il governo Cuno (di centro), di fronte all’occupazione manu militari della Ruhr, aveva chiamato nella regione alla "resistenza passiva", i lavoratori si rifiutavano di collaborare con il nemico, gli scioperi si moltiplicavano. La KPD (Kommunistische Partei Deutschlands, Partito Comunista di Germania) lacerata da controversie interne, non seppe risolversi a dare appoggio alla resistenza passiva, tanto che i suoi deputati il 13 gennaio del 1923 votarono contro la fiducia a Cuno sulla resistenza passiva.


Berlino, 14 gennaio 1923, la protesta contro l'occupazione della Ruhr

Dobbiamo purtroppo sottolineare che l’atteggiamento della KPD, quanto quello dell’Internazionale Comunista rimase molto incerto durante i primi mesi dell’occupazione e sostanzialmente attendista.

In particolare, al suo congresso di Lipsia, apertosi il 28 gennaio, la KPD non affrontò la questione dei compiti del partito nella nuova situazione, come proponeva la sua ala sinistra, ma si concentrò sulla questione del fronte unico e del governo operaio con la socialdemocrazia. In seno al partito c’erano serie divergenze sull’interpretazione del fronte unico e del governo operaio. In particolare, l’”ala destra” (ovvero la tendenza che seguiva le direttive suggerite da Mosca e dalla direzione dell’Internazionale Comunista) cercava di attuare la tattica del fronte unito tramite accordi con gli altri dirigenti dei partiti di sinistra senza escludere l’eventualità di partecipare a governi di coalizione con i socialdemocratici; l’estrema sinistra rifiutava de facto la tattica del fronte unico proletario mascherando questo rifiuto con lo slogan del “fronte unico dal basso”: alleanza solo con la base della socialdemocrazia ma non con i suoi vertici. La quale posizione esprimeva il classico estremismo di sinistra per cui ci si rifiutava di sollevare rivendicazioni democratiche e transitorie, sola via per l’egemonia tra il popolo lavoratore.

Al congresso furono quindi approvate le tesi della "ala destra" —in verità la corrente più sensibile alla politica leninista di "conquista della maggioranza" del popolo — con la specifica proposta di entrare in un governo di coalizione con i socialdemocratici in Sassonia, mentre Karl Radek, membro dell’Internazionale Comunista e rappresentante di essa in Germania, si adoperava per evitare scissioni deleterie in quel momento (ricordiamo che la KPD aveva già subito poco tempo prima una pesante scissione di estrema sinistra).

A complicare il quadro generale c’era l’apparente contiguità con i nazionalisti tedeschi, derivante dal medesimo radicale rifiuto del Trattato di Versailles, verso i quali l’ala “destra” del partito iniziava ad interrogarasi su quale fosse la tattica più adeguata per impedirne l'avanzata. Sono quindi di grande importanza le considerazioni sulla situazione post bellica e sul conflitto della Rurh, espresse da Thalheimer, dirigente di spicco e teorico della KPD, secondo il quale "i ruoli delle borghesie francese e tedesca non erano identici nonostante l’identità della loro essenza di classe".

«La borghesia tedesca è verso l’esterno (almeno temporaneamente) rivoluzionaria suo malgrado (…) La posizione della borghesia tedesca è contraddittoria: da una parte, la difesa nazionale di un popolo oppresso, disarmato, sfruttato, contro l’oppressore imperialista, che in questa misura è una difesa obiettivamente rivoluzionaria; d’altra parte e nello stesso tempo, la lotta difensiva condotta attualmente per accaparrarsi la sua quota-parte dello sfruttamento del proletariato tedesco è una lotta reazionaria». [3]
Di fatto la discussione avviata per trovare una soluzione teorica e pratica non diede risultati. L’ala “destra” si sforzava di dimostrare che in quel contesto, in quanto la nazione tedesca era sotto il giogo delle potenze vincitrici, era plausibile un blocco momentaneo con la borghesia nazionale, in ciò seguendo la tattica di difesa della Germania proposta da Marx ed Engels dopo il 1848 e fino alla prima fase della guerra franco-prussiana. Contro questa strategia politica arrivarono presto le prime accuse di “nazional bolscevismo” da parte dei comunisti di estrema sinistra, cosicché la KPD era in una condizione di stallo e continuava a non avere un piano per sfruttare al meglio la situazione nella Rurh occupata.
Berlino, manifestazione della KPD

Proprio nella Rurh, tra le file della KPD, prevaleva l’estrema sinistra che denunciava il tacito appoggio dato dal partito alla resistenza passiva, dichiarando, in una conferenza regionale che «la propaganda e i preparativi dei nazionalisti rientrano nel quadro della controrivoluzione» e proponevano «di salvare il proletariato tedesco dall’eterna grigia schiavitù combattendo per la conquista del potere politico». Così i comunisti locali, in nome del più puro astrattismo anticapitalista, non facendo alcuna differenza tra gli occupanti e gli occupati, organizzarono agitazioni continue e perfino, a metà aprile, un putsch a Mühlheim, che ovviamente fallì. [4]

Intanto in Germania e soprattutto nella Rurh occupata, i gruppi nazionalisti radicali ampliavano la loro base e il loro consenso, facendo leva sull’esasperazione del ceto medio e reclutando persino fra la classe operaia. Questi gruppi dell’estrema destra erano molto variegati: nazionalisti tradizionali, ex membri dei freikorps, formazioni militari irregolari, membri del Partito nazionalsocialista di Hitler di recente formazione. A tutti, indifferentemente, venne appiccicata l’etichetta di fascisti. Di fronte a questa ascesa, contro le tendenze estremistiche, la direzione della KPD 
«si sforzava di disgregare il movimento fascista. Conduceva nelle sue fila una campagna di agitazione allo scopo di convincere gli appartenenti allo stesso che gli interessi nazionali, per la cui difesa molti di loro erano finiti all’estrema destra, avrebbero potuto essere meglio difesi dal proletariato rivoluzionario». [5]
Fra i gruppi nazionalisti radicali operanti nella Rurh e le forze d’occupazione franco-belghe, si verificarono numerosi incidenti attraverso una feroce campagna di sabotaggi e assasinii.

A tal proposito ci interessa qui ricordare il luogotenente Albert Leo Schlageter. Già membro dei corpi franchi durante la guerra, per bloccare la logistica delle truppe d’occupazione, organizzò atti di sabotaggio facendo deragliare treni ed esplodere viadotti. Egli fu arrestato, condannato a morte e fucilato da un plotone di esecuzione francese il 26 maggio 1923. Quest’esecuzione suscitò grande indignazione e commozione in tutta la Germania.
la fucilazione di Schlageter
L’occupazione della Ruhr e il potente movimento di resistenza nazionale avevano introdotto, come abbiamo visto, un nuovo elemento nella situazione politica tedesca, fino a quel momento contrassegnata dallo scontro tra proletariato e borghesia come fattore centrale. A questo punto fu inevitabile per la KPD avviare una seria discussione interna, a prendere di petto la questione nazionale tedesca e la sua connessione con la prospettiva della rivoluzione socialista. A ciò contribuì in maniera notevole Karl Radek. Radek, esprimendo le opinioni dei bolscevichi (vedi quanto affermato da Lenin tre anni prima contro il Trattato di Versailles e la situazione della Germania), considerava come l’imperialismo francese trattava in quel frangente la Germania come una colonia. Per Radek, in difesa della causa nazionale tedesca, bisognava assumere un atteggiamento diverso nei confronti delle masse piccolo-borghesi, con cui sarebbe stato necessario fare una tattica alleanza patriottica, motivo per cui bisognava anche guardare sotto un’altra luce gli stessi movimenti nazionalisti di resistenza.

Il fatto è che nella KPD, come scritto, prevalevano tendenze di estrema sinistra che rifiutavano ogni politica patriottica e continuavano a lavorare invece per quella che consideravano l’imminente insurrezione proletaria. 

Seguiamo quanto ci dice E. H. Carr, noto storico e diplomatico inglese, autore di un monumentale lavoro sulla storia della Russia Sovietica.
Il Comitato Centrale della KPD il 17 maggio approvò una risoluzione che accoglieva la linea suggerita da Radek e da lui stesso scritta. Vi era il tentativo di distinguere i fascisti in due categorie, l’una composta da coloro che erano «direttamente venduti al capitale», l’altra dai «piccolo-borghesi nazionalisti ingannati» i quali avrebbero dovuto capire che la sventura nazionale poteva essere superata soltanto se il proletariato avesse «preso nelle proprie mani il futuro del popolo tedesco». La risoluzione, così terminava:
«Dobbiamo avvicinare le masse sofferenti, ingannate, incollerite della piccola borghesia proletarizzata per dir loro tutta la verità, per dir loro che possono difendere se stesse e il futuro della Germania soltanto se si alleeranno col proletariato per una lotta contro la vera borghesia. La via della vittoria su Poincaré e Loucher passa soltanto attraverso la vittoria su Stinnes e Krupp» [6]
Radek era appena giunto da Mosca, scrive Carr, è quindi implicito che avesse lì ottenuto l’approvazione per la linea proposta, ovvero una settimana prima dell’esecuzione di Leo Schlageter e un mese prima del suo discorso su Schlageter all’Esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista.

La «Linea Schlageter»

Giungiamo così al decisivo e controverso III esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista che si svolse a Mosca, dal 12 al 23 giugno del 1923.

La relazione d’apertura era affidata a Zinov’ev, il quale però non dedicò molta attenzione al problema tedesco, ma fece una critica alla direzione della KPD perché non aveva «posto in rilievo con sufficiente forza l’elemento cosiddetto nazionale nella sua interpretazione comunista». [7]

Il contributo decisivo, per quanto attiene alla questione nazionale tedesca dopo Versailles, arrivò pochi giorni dopo da Radek. Egli intervenne nell'ambito della discussione sul fascismo introdotta dalla comunista tedesca Clara Zetkin (lo stesso plenum approvò la nota risoluzione sul fascismo), contro la posizione settaria dei comunisti italiani che respingevano la tattica del Fronte unico proletario — Mussolini era diventato capo del governo nell’ottobre precedente, ciò che rappresentò un evento traumatico di portata europea.

Un’analisi sul fascismo, quella di Clara Zetkin, formalmente ineccepibile, ma del tutto evanescente sulla situazione specifica tedesca determinatasi con l’occupazione della Ruhr, che significa, per chi scrive, che la Zetkin sottovalutava l’importanza dell’occupazione della Ruhr e del draconiano Trattato di Versailles come carburanti dell’incipiente fascismo tedesco.

Karl Radek

E’ solo il giorno dopo che Radek interviene sul rapporto della Zetkin riferendosi stavolta più in concreto alla situazione tedesca.

Radek con il suo discorso, ponendo atto al centro dell’attenzione la questione nazionale tedesca, sorprese i presenti con giudizi e proposte fulminanti. Smascherò le parole d’ordine dei nazionalisti tramite le quali il grande capitale aggiogava ai propri interessi le masse piccolo borghesi (con ciò stesso svelando gli elementi politico-ideologici del fascismo) ma andava incontro al loro genuino sentimento nazionale.

Fu forse un po’ provocatorio, perché iniziò a parlare proprio ricordando la figura di Leo Schlageter, anzi, “il fascista tedesco, nostro nemico di classe”, e lo elogiò come «martire del nazionalismo tedesco» e «coraggioso soldato della controrivoluzione», che merita «di essere onestamente apprezzato con virilità da noi, soldati della rivoluzione» perché caduto per l’indipendenza nazionale tedesca, ma combattendo sotto insegne sbagliate.

Radek ricordò che Schlageter aveva combattuto contro i bolscevichi nel Baltico e contro gli operai nella Rurh, ora che era morto i suoi commilitoni dovevano ancora rispondere alla domanda più importante:
«Contro chi vogliono combattere i nazionalisti tedeschi: contro il capitale dell’Intesa, o contro il popolo russo? Con chi vogliono allearsi? Con gli operai e i contadini russi per scuotere insieme il giogo del capitale dell’Intesa, oppure con il capitale dell’Intesa per rendere schiavi i popoli tedesco e russo?»
Aggiunse inoltre:
«Se la Germania vuole essere in grado di lottare si deve costituire un fronte unico dei lavoratori e gli intellettuali devono formare con i lavoratori una falange ferrea (…) Crediamo che la grande maggioranza delle masse sensibili al problema nazionale non appartenga al campo del capitale bensì a quello del lavoro. Noi vogliamo cercare e trovare la via che porta a queste masse, e ci riusciremo. Faremo di tutto perché uomini come Schlageter, pronti a morire per una causa comune, diventino, anziché vagabondi del nulla, viandanti verso un futuro migliore dell’intera umanità (…). Il Partito comunista dirà questa verità alle più ampie masse popolari della Germania, poiché esso è il partito dei proletari combattenti, in lotta per la propria liberazione, per una liberazione che si identifica con la liberazione dell’intero popolo, con la liberazione di tutti coloro che in Germania lavorano e soffrono. Schlageter non può più sentire questa verità. Noi siamo sicuri che centinaia di Schlageter la intenderanno e comprenderanno». [8]
Il suo discorso inaugurava ufficialmente la cosiddetta «Linea Schlageter». Essa prevedeva non di certo, come è stato detto e scritto, un’alleanza con i fascisti, né un compromesso con la politica fascista, ma era il sacrosanto tentativo di dividerne le fila, non lasciando le masse, non solo proletarie, ma anche il ceto medio polverizzato e impoverito, ad abboccare alla propaganda fascista, nella comune lotta contro il Trattato e l’occupante straniero. Stare nello stesso campo, combattere contro lo stesso nemico principale non implica necessariamente fare fronte, o stabilire accordi politici.

La cosiddetta “Linea Schlageter” non era, lo ripetiamo, una trovata estemporanea di Radek. Essa era in verità l’applicazione in circostanze determinate di quella che potremmo chiamare la “linea leninista” la cui essenza è la “conquista delle masse” o come dirà Gramsci, dell’egemonia. Di contro alle idee astratte sulla rivoluzione, così diffuse oggi come ieri, tra le fila dei comunisti, Lenin si era già espresso:
«Colui che attende una rivoluzione sociale “pura”, non la vedrà mai. Egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione. La rivoluzione russa del 1905 è stata una rivoluzione democratica borghese. Essa è consistita in una serie di lotte di tutte le classi, i gruppi e i malcontenti della popolazione. V’erano tra di essi i pregiudizi più strani, con i più oscuri e fantastici scopi di lotta, v’erano gruppi che prendevano denaro dai giapponesi, speculatori e avventurieri, ecc. Obiettivamente, il movimento delle masse colpiva lo zarismo e apriva la strada alla democrazia, e per questo gli operai coscienti lo hanno diretto. La rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!), e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si “epurerà” delle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo». [9] [NdR: i corsivi sono nostri]
Il discorso di Radek lasciò interdetti numerosi delegati di estrema sinistra. Nessuno intervenne sulla proposta di Radek e la risoluzione sul fascismo, redatta prima che Radek prendesse la parola, non venne minimamente modificata.

La KPD pur facendo propria la linea di Radek, non seppe attuarla. Seguì solo un vivacissimo dibattito pubblico attraverso articoli di confronto con i nazionalisti pubblicati sulla Rote Fahne.

Tuttavia la «linea Schlageter» diede motivo alla grande stampa capitalista tedesca di scatenare una aggressiva campagna contro il cosiddetto “nazional bolscevismo”. Numerosi giornali capitalisti tedeschi denunciarono infatti la pretesa “collusione dei capi comunisti e fascisti”.

Quell’esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista, che si concluse il 23 giugno del 1923, si risolse con la convinzione che in Germania non erano ancora maturi i tempi per uno sbocco rivoluzionario.

I dirigenti della KPD e dell’Internazionale Comunista avrebbero presto cambiato idea, visto che in agosto una potentissima ondata di scioperi operai contro il caro vita sconvolgerà tutta la Germania e porterà alla caduta del governo Cuno con la nascita del governo Stresemann un governo di grande coalizione con la socialdemocrazia.

Sarà questo governo a porre fine alla “resistenza passiva” e ad accettare il “Piano Dawes” con il quale i francesi porranno fine in settembre all’occupazione della Ruhr.


NOTE

[ 1 ] John Maynard Keynes, The Economic Consequences of the Peace, 1919


[ 2 ] V.I. Lenin, Rapporto sulla situazione internazionale e sui compiti fondamentali dell’Internazionale Comunista, in Opere Complete, volume XXXI, Editori Riuniti, 1967, Roma, pag. 205 e seguenti. Discorso pronunciato il 19 luglio 1920

[ 3 ] Pierre Frank, Histoire de l’Internationale Communiste, vol. I, La Brèche, Parigi, 1979, pag. 287-288

[ 4 ] Edward H. Carr, La morte di Lenin. L’interregno 1923-1924, Giulio Einaudi editore, Torino, 1965.pag. 155

[ 5 ] Milos Hayek, Storia dell’Internazionale Comunista, 1921-1935; Editori Riuniti, 1975, pag. 69

[ 6 ] Edward H. Carr, La morte di Lenin. L’interregno 1923-1924, Giulio Einaudi editore, Torino, 1965pag. 169

[ 7 ] Ibidem, pag. 179

[ 8 ] Victor Serge, Germania 1923: la mancata rivoluzione, 
 2003, Graphos; a cura di Corrado Basile

[ 9 ] V.I. Lenin, L’insurrezione irlandese del 1916, Opere Complete, Editori Riuniti, volume XXII, pag. 353-354



BIBLIOGRAFIA

- Histoire de l’Internationale Communiste (1919 - 1943), Pierre Frank, 1979, Éditions La Brèche

- Germania 1923: la mancata rivoluzione, tomo I, Victor Serge, 2003, Graphos; a cura di Corrado Basile

- La Terza Internazionale, Storia documentaria, tomo I, Aldo Agosti, 1974, Editori Riuniti

- La morte di Lenin. L’interregno 1923-1924, Edward H. Carr, Giulio Einaudi editore, Torino

- Storia dell’Internazionale Comunista, 1921-1935, Milos Hayek, Editori Riuniti, 1975


- Rivoluzione in Germania 1917-1923, Pierre Broué; Einaudi, 1997

Storia del Terzo Reich, volume I, William L. Shirer; Einaudi 1974

- La Repubblica di Weimar. Un'instabile democrazia fra Lenin e Hitler, Ernst Nolte, Marrinotti 2006

- La Repubblica di Weimar. La Germania dal 1918 al 1933, Hagen Schulze; Il Mulino 1993

La Repubblica di Weimar, Gunther Mai; Il Mulino 2011


venerdì 29 giugno 2018

CHI HA CONDONATO IL DEBITO TEDESCO di Marcello Minenna

[ 29 giugno 2018]

Marcello Minenna è uno dei migliori economisti che abbiamo in Italia. Non è un anti-euro, di certo non un è euroinomane. Egli ritiene ancora possibile salvare l'euro e l'Unione a condizione che si cambi strada. Che la si cambi davvero, anche Minenna, ci crede poco. Consigliamo la lettura di questo articolo che ricostruisce la questione del debito, non quello italiano badate, bensì quello tedesco. 
Già, forse no lo sapevate ma la Germania ha evitato di fare default per ben tre volte, solo grazie al fatto che i suoi creditori hanno chiuso non un occhio ma tutti e due. Come si dice: fai del bene e (da Berlino) riceverai ingratitudine...

*  *  *

La classe dirigente ripassi la storia
la condivisione del debito è la ricetta che ha fatto grande l'Europa


Strano a dirsi, ma tra le due grandi crisi debitorie a carattere intercontinentale del 1982 e del 2008 l’andamento del Pil dell’Eurozona ante litteram ha mostrato complessivamente valori di crescita superiori a quelli del resto del mondo.
In quel periodo si verificarono due “riunificazioni”: quella della Germania (1990) e quella dei tassi di interesse dei Paesi membri con la nascita dell’Euro (1999). Entrambi gli eventi ebbero un impatto sui debiti.


Il primo cancellò quasi tutti i debiti tedeschi derivanti dalle riparazioni di guerra consentendo di evitare — come disse il cancelliere Kohl — il default della Germania (il terzo in un secolo) e di gestire i 1.500 miliardi di euro di costi della riunificazione della Germania, stima dell’Università libera di Berlino.

Il secondo agevolò il finanziamento dei debiti pubblici dei Paesi membri e allineò la loro spesa percentuale per interessi a quella tedesca. Un effetto derivato dalle direttive europee che imponevano ex lege l’uguaglianza dei rischi dei titoli di Stato dell’Eurozona (i Govies) e da una Bce che conseguentemente non li discriminava nella sua operatività: de facto l’Eurozona operava come se i rischi fossero condivisi. D’altronde una valuta unica non può avere diversi tassi di interesse a meno di non voler creare tra gli Stati membri valute ombra con incontrollati effetti sperequativi socio-economici.

Per più di un quarto di secolo, quindi, princìpi come la solidarietà e il risk-sharing hanno fatto da propellente per il Pil dei Paesi della nostra area valutaria ed anche da collante sociale.

In questa prospettiva storica va riletta la provocatoria richiesta greca di metà 2015 di azzerare il proprio debito attraverso il rimborso, a valori attuali, dei quasi 280 miliardi di euro di prestito forzoso che la Grecia dovette pagare durante l’occupazione nazista. Una richiesta giuridicamente infondata di un governo messo alle corde e preoccupato dell’austerity che, imposta dalla Troika, stava mettendo di in ginocchio un Paese, senza risolverne i problemi, e dava la stura in Europa ai nazionalismi.

Il contributo dell’Italia alla cancellazione del debito tedesco
La decisione del 1990 non era peraltro la prima. Nel trattato di Parigi del 1947 all’Italia fu imposto di rinunciare ai crediti derivanti dai danni di guerra prodotti dalla Germania pari, a valori attuali, a circa 65 miliardi di euro di debito pubblico. Ciò, nonostante l’osservazione di De Gasperi che l’Italia negli ultimi 18 mesi di guerra fosse stata cobelligerante con i vincitori e che proprio in quel periodo avesse subito quei danni.

Poco dopo, con il trattato di Londra del 1953, il debito tedesco riveniente dai due conflitti mondiali fu dimezzato e dilazionato su più di 30 anni e i danni di guerra, circa 1.500 miliardi di dollari ai valori del 1990, furono congelati sino alla riunificazione. Inoltre, per il debito dilazionato (quasi 300 miliardi a valori attuali), si stabilì che la restituzione, a rate annuali, avesse luogo solo in caso di eccedenza commerciale della Germania e cioè solo in presenza di risorse effettivamente disponibili, senza dover ricorrere a nuovi prestiti o utilizzare riserve di valuta estera.

Nota di colore: i pacchetti imposti oggi dalla Troika e dal six pack / fiscal compact ai Paesi debitori richiedono invece, incuranti di questo principio, rimborsi 10 volte quelli imposti a suo tempo alla Germania in termini di rapporto rispetto al totale delle esportazioni.

Il valore della solidarietà


Questi pacchetti sono in linea con le decisioni politiche avviate dal 2008 che hanno segnato il progressivo abbandono di un’impostazione a rischi condivisi, di cui lo spread è solo la punta dell’iceberg e che accompagnano un andamento del Pil dell’Eurozona che non riesce più ad agganciare quello del resto del mondo. È francamente una magra consolazione l’andamento distonico della Germania ed è semplicistico attribuirlo esclusivamente alle virtù teutoniche.

Altrettanto semplicistico è ignorare la turbolenza finanziaria di una ristrutturazione del debito pubblico italiano come pure di una sua remissione in qualsivoglia forma. D’altronde dati i fondamentali della nostra area valutaria non sarebbero neanche ipotesi da valutare se le priorità fossero investimenti, crescita ed una revisione dell’architettura dell’euro in un’ottica risk-shared; aspetto quest’ultimo che — a seconda della posizione ideologica e degli interessi da cui ci si muove — diviene un tecnicismo monetario, un atto dovuto o uno strumento perverso che rimuoverebbe le responsabilità per le scelte sbagliate e lassiste del passato.

Occorre superare queste visioni partigiane e fare tesoro della nostra storia: l’Eurozona ante litteram ha prosperato in termini socio-economici fino a quando ha saputo fare leva su principi di solidarietà e di ragionevolezza economica riuscendo così a superare le nefandezze, le distruzioni e i rancori generati da ben due conflitti mondiali. Verso questi obiettivi una nuova classe dirigente dovrà necessariamente puntare con un orizzonte di lungo periodo.

* Fonte: Business Insider

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)