sabato 14 dicembre 2019

"SALVARE" ALITALIA? NO RILANCIARE! di Fabio Frati

[ sabato 14 dicembre 2019 ]

L'appassionato e lucido intervento in video di Fabio M Frati, sindacalista Alitalia e membro del Coordinamento nazionale di Liberiamo l'Italia, durante il Consiglio Comunale straordinario della città di Fiumicino, convocato all'interno dell'aeroporto, per discutere della drammatica situazione Alitalia.

Continua »

Print Friendly and PDF

venerdì 13 dicembre 2019

LA BREXIT ED I PUGILI SUONATI di Piemme

[ venerdì 13 dicembre 2019 ]


«Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso».
Mark Twain


A causa della batosta subita in Gran Bretagna gli euroinomani sembrano pugili suonati. 
Ma facciamo un passo indietro. 

Non fa eccezione l'amico Stefano Fassina il quale, invece di salutare la brexit in quanto è una bruciante sconfitta dell'élite eurocratica si è focalizzato su quella "drammatica (?!) del partito laburista".


Ricorderete che dopo il referendum del giugno 2016 che diede la vittoria alla brexit, essi minacciarono sicuri sfracelli per l'economia britannica. Profetizzavano così l'inevitabile crollo del Pil e del commercio con l'estero, il fulmineo e catastrofico deprezzamento della sterlina, l'impennata dei prezzi a causa dei maggiori costi delle importazioni, la recessione.
Un esempio "a caso". Quel giornalaccio de IL FATTO QUOTIDIANO scriveva ancora nel luglio 2017:
«Brexit, l’economia inglese accusa il colpo: salgono i prezzi, le famiglie si indebitano e May studia nuovo piano di austerity... Nel primo trimestre la Gran Bretagna è stata fanalino di coda del G7 per crescita del pil. Il reddito disponibile è stato inferiore del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il maggior declino dal 2011. In difficoltà a causa dell'inflazione, molti lavoratori stranieri stanno valutando se andarsene. Nel settore della raccolta frutta c'è già penuria di manodopera e le fragole potrebbero rincarare del 50%».
Non il rallentamento economico globale la causa di quelli britannico bensì... la brexit alle porte. Identiche bugie — a scopo evidentemente intimidatorio e ricattatorio verso i cittadini britannici — erano diffuse a tutto spiano dalla stampa europeista, Regno Unito compreso.

E ora veniamo a noi.

Giunti i risultati definitivi delle elezioni che hanno dato la vittoria schiacciante alla brexit abbiamo che la borsa di Londra è in rialzo e che la sterlina si apprezza, e non di poco sul dollaro (segno evidente di un afflusso di capitali in fuga da altre zone, tra cui quelle euro). Segno che non il "panico dei mercati" abbiamo avuto, ma il contrario.

Ed i nostri euroinomani, come pugili suonati, pur di tener fede alla loro profezia che fuori dall'Unione c'è solo il baratro ci raccontano, udite! udite!, che l'ottimo stato di salute della City non abbia connessione con la vittoria di Boris Johnson, che dipenda solo dall'annunciato accordo commerciale USA-Cina. Alcuni economisti si sono spinti a dire questa mattina che la rivalutazione della sterlina sulle altre valute sarebbe "la più grave minaccia per l'economia inglese poiché farebbe crollare le loro esportazioni".

Avete capito? Ci sarà l'abisso inglese, ma per ragioni opposte a quelle che indicavano fino ad un mese fa.

Aveva proprio ragione Mark Twain:
«Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso... e pubblica il falso».

Ps

Forse qualcuno si ricorderà che anni addietro gli euroinomani, contro chi auspicava l'uscita dall'euro, usavano l'argomento che in tal caso avremmo avuto una svalutazione abnorme e fuori controllo della nuova lira. Chi come noi sosteneva, tra essi anche gli amici della MMT,  che sarebbe ben stato possibile il contrario veniva deriso. A chi da ragione quanto sta oggi accadendo?


Continua »

Print Friendly and PDF

VIVA LA BREXIT di Moreno Pasquinelli



[ venerdì 13 dicembre 2019 ]

L'Unione europea, con tutta la sua muta di isterici ideologi europeisti, dopo quelle del referendum pro-brexit del 23 giugno 2016 e del 4 marzo 2018 in Italia, ha subito una seconda ancor più contundente e clamorosa sconfitta.

Lorsignori ora tendono a minimizzarne la portata, ma sanno che da oggi nulla è più come prima: la spinta propulsiva unionista è morta, ed è ufficialmente aperta la fase della disintegrazione dell'Unione europea. E' dubbio che a questo processo di consunzione possa sopravvivere lo stesso nocciolo carolingio franco-tedesco.


*  *  *

Il coraggioso programma di riforme sociali antiliberiste proposto da Jeremy Corbyn — simile a quello di François Mitterrand ai francesi nel 1981, e che quest'ultimo si rimangiò solo un anno dopo — non ha evitato la enorme disfatta del Labour (mai scesi così in basso dal 1935!) e il trionfo indiscutibile, non tanto del partito conservatore, ma di Boris Johnson.

La ragione che spiega entrambi è una e una sola, si chiama Brexit. Boris Johnson ha stravinto perché se ne è fatto araldo, mentre Corbyn, proponendo un secondo referendum in caso di vittoria, è passato come paladino del remain nonché considerato ostaggio dell'establishment cosmopolitico e antinazionale londinese.

Corbyn, incapace,  come Johnson ha invece saputo fare nel suo campo —, di sbarazzarsi della palla al piede dei potenti notabili euro/globalisti, ha immaginato di poter contrastare la forte spinta patriottica in seno al popolo britannico (inglese anzitutto), e di poter riconquistare il voto proletario, opponendo alla destra liberal-nazionalista il vecchio conio del riformismo sociale radicale, per di più adottando una indecente postura ponziopilatesca sulla brexit. Ha miseramente fallito, anche perché ha mentito affermando che le sue radicali riforme socialistoidi sarebbero state possibili proprio restando nell'Unione europea...sic!

Ed ha miseramente fallito perché così ha compiuto quattro errori politici clamorosi.

Il primo è che mentre egli evocava un secondo referendum, non s'è accorto che proprio queste elezioni erano diventate, de facto, il secondo referendum che tanto invocava. Il secondo è quindi che Corbyn non ha creduto che proprio la questione brexit versus remain fosse, nel rango delle questioni in ballo, quella che la grande maggioranza dei cittadini britannici (di sicuro quelli inglesi) ha (giustamente) considerato la decisiva e dirimente. Il terzo è che, sottovalutata la potenza della spinta patriottica anti-Ue, ha posto il Labour di traverso opponendo, seppure in modo peloso, l'opzione del remain. Il quarto infine: egli ha snobbato un fattore decisivo, la potente spinta democratica e anti-élitaria che alimentava brexit. 

Ne vengono alcune decisive lezioni politiche per la sinistra patriottica italiana, tre principalmente: una teorica, una strategica ed una tattica.


Sul piano teorico


La contraddizione tra capitale e lavoro salariato, se la spogliamo del suo aspetto metafisico, è sempre surdeterminata. Ammesso che sia la principale, essa s'impone semmai solo in ultima istanza. Ciò significa che essa non si da mai in maniera pura e lineare, ma risulta sempre correlata ad altre contraddizioni, condizionata e a sua volta determinata dagli altri fattori sociali, politici, culturali e spirituali che animano la sfera sociale. Ciò significa (analisi concreta della situazione concreta) che avviene, e può accadere spesso, una dislocazione delle contraddizioni, uno spostamento per cui quella secondaria può diventare principale e viceversa.

Sul piano strategico

Nel contesto dato ciò significa che la contraddizione principale di questa fase è quella tra le tradizionali forze produttive nazionali e il capitalismo finanziarizzato globale e la sua narrazione cosmopolitica. Di qui le prime che contro il secondo, dopo decenni di sfrenato liberoscambismo e di evaporazione delle entità statuali, esigono protezione e rivendicano la primazia del principio della sovranità nazionale, democratica e popolare. Chiediamoci dunque: rebus sic stantibus, cos'è funzionale e, di converso, disfunzionale alla prospettiva storica della causa rivoluzionaria e socialista? E' funzionale la resilienza delle forze produttive nazionali (e la principale tra esse resta il lavoro salariato, per quanto proteiforme esso sia diventato), mentre è disfunzionale il suo opposto, lo spappolamento progressivo degli stati-nazione e l'affermazione di un ordine ultra-capitalistico mondiale.


Sul piano tattico

Se la premessa è vera e l'enunciato strategico è giusto, da ciò deriva per le forze rivoluzionarie, lo andiamo dicendo da un decennio, un radicale riorientamento tattico, un riposizionamento spaziale e politico. Ci siamo oramai lasciati alle spalle il periodo in cui quello della sinistra era il campo naturale dei rivoluzionari e quello della destra quello del nemico principale. Se la polarità oppositiva che conta è quella tra l'ordine statale-nazionale e il disordine del super-capitalismo finanziario transnazionale (o capitalismo casinò) è nel campo della resistenza nazionale che occorre stare, non invece in quello contrario. E occorre starci non in modo attendista, né tantomeno codista rispetto alle forze sociali e politiche nazional-liberiste, bensì agendo come forza socialista indipendente. Il momento buono per lanciare la sfida decisiva per l'egemonia alle destre borghesi e nazional-liberiste arriverà inevitabile. Verrà infatti prima o poi a galla l'esplosiva contraddizione, per ora solo incipiente, racchiusa nel "campo sovranista": quella tra il suo lato democratico e popolare e quello borghese nazional-liberista e populista. Occorrerà esserci e farsi trovare pronti quando questo momento verrà. E per farlo occorre essere ben organizzati e non compiere errori.


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101


Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 12 dicembre 2019

POTERE AL POPOLO: CORNUTI E MAZZIATI di Sandokan

[ giovedì 12 dicembre 2019 ]


Sabato prossimo — chiuso in fretta l'incidente compiuto da uno dei loro portavoce romani — le Sardine occuperanno Piazza san Giovanni a Roma. Il sostegno del Pd, dei sindacati di regime, quindi delle classi e delle élite dominanti, com'è evidentissimo, è manifesto, addirittura sfrontato. L'anti-salvinismo —ultima metastasi dell'anti-berlusconismo — maschera il vero volto: l'europeismo, il globalismo e l'antisovranismo.

E' quindi ovvio che la sinistra patriottica non sarà a piazza San Giovanni.

Ci sarà invece, ahimé, ciò che resta della sinistra antagonista che fu.

L'altro ieri Leonardo Mazzei ci segnalava infatti che la moribonda estrema sinistra (riunitasi in concistoro il 7 dicembre scorso) ha deciso di accodarsi al branco delle Sardine nella speranza di incontrare acque più nutrienti e ospitali. Speranza vana a quanto sembra, visto quanto affermato a la Repubblica il 9 dicembre scorso dal leader sardinico e renziano Mattia Santori.

Dopo aver precisato che le Sardine "non diventeranno mai un partito" (eh certo! i voti non vanno "dispersi", contro i "sovranisti" debbono andare tutti a Pd e centro-sinistra) Santori esclama:
«Mi ha stupito che il Pd e i 5 stelle, il cui elettorato rappresenta gran parte delle nostre piazze, abbiano rispettato la nostra autonomia. I partiti più piccoli invece hanno provato a strumentalizzarci. Potere al popolo, in maniera sporca, si è infilato nella piazza di Firenze. Così Rifondazione che è venuta a fare volantinaggio dove non doveva».
Un attacco esplicito, sardo-piddinico: per l'estrema sinistra, per quanto innocua essa possa essere, non ci sarà entro il branco agibilità politica. Da notare, a conferma di chi sia davvero questo neo-paninaro Santori che poche righe sopra aveva dichiarato:
«In Emilia abbiamo una fortuna che non tutte le Sardine d'Italia hanno: siamo rappresentati da un centrosinistra senza estremismi».
Con il centro-sinistra quindi, ma senza "estremismi" (sic!).
I boccheggianti pesci di Potere al Popolo hanno risposto il giorno stesso con un post sulla loro pagina facebook.

Leggendolo viene da mettersi le mani nei capelli. Non un contrattacco contro l'arroganza sardo-piddinica ma il segnale di un mesto chinare la testa. "Toc, toc, si può entrare?"
Una prolisssa,  ecumenica litania in cui si chiede clemenza e che così pateticamente si conclude:
«Da ragazzi che come te ci tengono al futuro del paese, ti chiediamo un confronto. Siamo sicuri che c’è qualcosa che c’è sfuggito e che ci potrai chiarire senza alcun dubbio.Ci scuserai per la lunghezza, ma meglio esser precisi...Liberi di nuotare in mare aperto!»
Come si dice, cornuti e mazziati!



Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101


Continua »

Print Friendly and PDF

ANTISEMITA CHI? di Nazareno Filippi

[ giovedì 12 dicembre 2019 ]



E' da un bel pezzo che s'avanza in Occidente un'isterica campagna pro-israeliana che tenta di equiparare antisemitismo e antisionismo. Lo stesso Presidente Mattarella, senza il minimo senso del pudore, liquidò il secondo come epifenomeno del primo. Ricordiamo, tanto per segnalare fino a che punto giunge la tracotanza sionista, che Gherush92, l’organizzazione di ricercatori e professionisti consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, chiedeva di mettere all'indice dalle scuole la Divina Commedia di Dante Alighieri, poiché conterrebbe canti antisemiti.


*  *  *

La recente vicenda della senatrice a vita Liliana Segre, come era prevedibile, ha finito per suscitare polemiche a catena, decisioni e contro-decisioni, verità e contro-verità. Da evento morale e apolitico quale avrebbe dovuto essere nelle buone e migliori intenzioni — no all'odio, sì all'amore — di coloro che hanno sposato sin dall’origine questa causa, si è poi trasformato nella solita gazzarra di bassa politica mediatica dove chi meno sa e meno ha studiato, ma fa la voce più grossa, riesce alla fine a portare a casa qualche risultato. 

Si parla ormai, nel dibattito pubblico, di comunismo storico novecentesco senza aver letto una riga di Edward Carr; così come si parla di fascismo senza conoscere le tesi di De Felice o di liberalismo ignorando La storia del liberalismo europeo di De Ruggiero. 

Questo blog ha già ospitato interventi sulla questione dell’antisemitismo basandosi sul pensiero storico e filosofico dell’ebrea Hannah Arendt rilevando una dimensione assai più complessa e controversa di quanto si è portati a tutta prima a credere. La Arendt, secondo Pierpaolo Pinhas Punturello, non si può classificare sic et simpliciter come antisionista, ma nonostante ciò nei suoi studi il Nostro porta vari elementi che denotano, se non una netta e radicale contrapposizione al Sionismo, comunque un chiarissimo dissenso filosofico-politico e critico che per certi versi è addirittura ben più pugnace dell’antisionismo esplicito. 


La Arendt immagina e teorizza nuove modalità dell’essere ebreo che siano in grado di non
richiamarsi, storicamente, ad una immutabile ed eterna essenza ebraica e che sappiano realizzarsi nella loro transitorietà in identità distanti niente affatto coincidenti con il mondo ebraico. Nel 1942 Hannah Arendt, almeno ufficialmente e politicamente, taglierà infatti ogni ponte e ogni
ipotesi di collaborazione con il mondo attivistico e militante Sionista. Oltre alla Arendt, come è noto vi è una foltissima schiera di pensatori e comunità ebraiche israeliane e non, che hanno preso via via le distanze dal Sionismo, sia esso nazionalista o laburista, sino al punto da considerarlo niente meno che uno strumento ideologico o razziale di persecuzione antiebraica: si va dalla
classica accusa di apostasia antisemita rivolta ai sionisti da talune correnti degli haredim e di ebrei ortodossi a quella di “vittime ebree del Sionismo” di cui ha trattato Ella Shohat nel suo bel saggio. Ron Lauder, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, ha annunciato la nascita di ASAP (Antisemitism Accountability Project), con un fondo che disporrebbe per ora di 25 milioni di dollari; il fine, stabilendo una, come appena visto, assoluta quanto forzata identità tra ebraismo e Israele, è quello di contrastare e combattere politicamente ogni dissenso verso le politiche dello Stato israeliano. 

Donald Trump sta quindi attuando un ordine esecutivo che imponga il divieto di insegnamenti o eventi antisraeliani nei campus universitari, basati su una strategia di boicottaggio e disinvestimento in Israele, il cui principale fine è sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sulla tragedia umanitaria che da decenni colpisce senza speranza di salvezza i civili palestinesi. Il presidente firmerà perciò un ordine esecutivo in base a cui il titolo VI della legge sui diritti civili, che vieta le discriminazioni etniche e razziali, sarà applicato anche all’ebraismo. 

Macron ha approvato una legge che stabilisce l’equazione ideologica e culturale tra antisemitismo e antisionismo e Salvini, dall’Italia, alza il tiro annunciando che sono pronte mozioni della Lega, in parlamento a Roma e a Bruxelles, per condannare “ogni forma di antisemitismo e odio contro Israele”. 

Nell’intero scenario politico occidentale si intende procedere assecondando la linea geopolitica della lobby israeliana americana, che secondo vari analisti come Mearsheimer sarebbe la lobby politicamente più potente ed influente d’occidente. La linea politica sionista, Israele Stato razziale e teocratico di “tutti gli ebrei”, vedrebbe come prime vittime, di nuovo, quelle comunità ebraiche che non riconoscono il Sionismo. Chiaramente, lo strumento giudiziario e poi, in estrema istanza, penale diviene così un campo di gioco e contrapposizione tra linee e fazioni geopolitiche. 


Altra vittima, come sempre avviene in questi casi, sarebbe proprio quella verità storica e quella memoria, che si volevano originariamente tutelare. Prescindendo dal fatto che la linea liberticida sarebbe in tal caso ampiamente varcata, si pongono una serie di questioni socio-politiche dirimenti, visto che questo è il piano su cui sta inclinando lo scontro. Le medesime forze che vorrebbero concedere lo Ius Soli per regolarizzare la situazione giuridica e comunitaria di centinaia di migliaia, se non più, di islamici in omaggio ad una logica della buona accoglienza al tempo stesso hanno fatto immediatamente sapere che non esiterebbero a sostenere i decreti Trump-Salvini-Macron. 

Probabilmente gli esponenti di queste forze fingono di ignorare che tali mozioni continuano pienamente quella che per il comune sentire musulmano è, in Medio Oriente in particolare, ma non solo lì, una vera e propria guerra di civiltà israeliana e occidentale contro l’Islam. Non a caso, nella Francia di Macron, poche settimane fa, decine di migliaia di francesi di religione musulmana hanno manifestato contro l’Islamofobia della Quinta Repubblica francese. In un sondaggio appena pubblicato, il 42% dei francesi di religione musulmana afferma di aver subito delle discriminazioni. L’appello, pubblicato su “Lìberation” il 1 novembre scorso, firmato da vari esponenti della sinistra, faceva esplicito riferimento al “razzismo anti-islamico” che caratterizza la vita politica e sociale francese e parlava di “leggi liberticide” in relazione a quella del 2004 che esclude i segni religiosi nella scuola e quella del 2010 che proibisce il burqa nelle strade, per ragioni di sicurezza. 

Gli “Afghanistan papers”rivelano proprio in questi giorni che presidenti e organi informativi anglosionisti mentivano quando dicevano di combattere e bombardare contro il terrorismo, per la democrazia e la libertà nel Medio Oriente allargato. Il Piano Lewis, basato sulla balcanizzazione del Medio Oriente ed il Piano Odeod Yinon, basato sulla strategia di Grande Israele, andrebbero meglio analizzati e studiati per cercare di comprendere quanto è avvenuto negli ultimi decenni. 


Lo stesso Cristopher Hitchens, ex militante della sinistra antagonista, massimo teorico dell’ “islamo-fascismo”, ha enormemente contribuito a divulgare il principio e la prassi della guerra di civiltà islamofobica. Quanto ora si sta proponendo è in continuità con tale linea. Alla luce di questo breve e sommario orizzonte storico-politico, non può infine essere trascurato il messaggio di pace e di unità religiosa che ha caratterizzato il Pontificato bergogliano. Il punto fermo su cui quest’ultimo sembrava aver insistito, dal primo messaggio rilasciato in tal senso dalla Turchia musulmana nel novembre 2014, era quello che i cittadini musulmani, ebrei, cristiani godessero dei medesimi diritti e rispettassero i medesimi doveri. In quel contesto, ma non solo in quel caso, il Pontefice lanciò anche un ardito messaggio di unificazione delle tre fedi contro il terrorismo (di stato o di gruppi militanti), contro le ingiustizie sociali e le discriminazioni etniche. Sarebbe a questo punto interessante conoscere la visione del Pontefice circa l’azione della lobby israeliana USA, per cui il Sionismo è lo stato razziale e religioso di tutti gli ebrei, con Gerusalemme capitale. 

Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 11 dicembre 2019

MES: COME STANNO DAVVERO LE COSE di Luciano Barra Caracciolo

[ mercoledì 11 dicembre 2019 ]

Questa mattina il Presidente del Consiglio Conte ha esposto alla Camera le ragioni per cui occorre ratificare il MES. 
Non avevamo dubbi che, alla fine, le quattro forze che compongono il suo traballante governo avrebbero, come si dice, "trovato la quadra", ovvero capitolato all'eurocrazia.
Torneremo sulla serie di sfrontate bugie inanellate da Conte per sostenere che il MES non sarebbe una minaccia per l'Italia.
Tanto più doveroso è ascoltare le serissime e incontrovertibili considerazioni avverse che l'amico Luciano Barra Caracciolo ha esposto in audizione lunedì scorso alle Commissioni riunite di Camera e Senato. 
In coda le sue supplementari precisazioni.





NOTE A MARGINE DELL'AUDIZIONE

ALCUNI ASPETTI DELLA RIFORMA ESM RIMASTI "INESPLORATI"


1. Qui sopra trovate il filmato del mio intervento in audizione alla Camera, presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche europee.
A rafforzamento di quanto esposto in quella sede, e che per ragioni di brevità del tempo a disposizione ho dovuto contenere, vorrei aggiungere un altro serio elemento di riflessione.

2. Sappiamo già che l'Italia, — pur essendo contribuente a pieno titolo (il 3°), e pur non essendo in alcun modo giuridicamente obbligata a riformare il Trattato, tranne che ne ricavi un vantaggio apprezzabile ai sensi dell'art.11 Cost. —, è esclusa dall'ammissione alla Linea "precauzionale" e potrebbe accedere solo alla linea di credito "a condizioni rafforzate". Quella che comporta le condizionalità più pesanti ed alla quale, nessuno Stato vorrebbe ricorrere mai.
Quest'ultima linea "enhanced" è prevista dall'art.13, paragrafo 3, nuovo testo riformato (qui tradotto in italiano), e che prevede un protocollo d'intesa col MES, preparato dal suo direttore generale, e che indica le "modalità e condizioni finanziarie", e, soprattutto, "la scelta degli strumenti". Tale ultima dizione sta a indicare che il potere di scelta, cioè l'ampia e difficilmente sindacabile (da parte di una paese che incontra, secondo il MES, una tale "gravità delle carenze da colmare", da essere ritenuto "privo di fondamentali economici solidi" e suscettibile di "subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo", art.14, par.1, prima parte) discrezionalità del MES, si estende a una pluralità di strumenti finanziari.

3. Questi strumenti sono evidentemente consequenziali al tipo di valutazione in sede di intervento su "domanda di sostegno" - che, come abbiamo sempre visto (qui p.5 e qui, p.7), è diversa dall'accertamento macroeconomico esteso alla sostenibilità del debito pubblico effettuata a livello preparatorio, cioè preventivo e generalizzato effettuabile dal MES in base alla parte aggiunta dalla riforma all'art.3, par.1 -, che riguardano tra l'altro (art.13, par.1, lettera b), "la sostenibilità del debito pubblico e la capacità di rimborso del sostegno alla stabilità..." (il sostegno alla stabilità è il nome dato al credito in questa disposizione, ma, dall'intera riforma, e comunque, dagli art.13 e 14 è locuzione che si estende a tutte le condizionalità che accompagnano le linee di credito e che, appunto, darebbero "sostegno" con prescrizioni sulle politiche economiche e fiscali che vanno, per definizione, ben oltre l'assistenza finanziaria).

4. L'intero "dispositivo di assistenza finanziaria", nel caso non riguardi una linea di credito condizionale precauzionale, dunque, può ben condurre alla famosa imposizione della ristrutturazione del debito pubblico del paese "istante", visto che, nel complesso, si tratterebbe per definizione di uno Stato-membro la cui situazione è ritenuta "grave" e che farebbe dubitare della sua capacità di rimborso del sostegno-credito (che rimane comunque derivante, in una parte consistente, dalla capitalizzazione iniziale effettuata dallo stesso Stato).
Ciò non è (più) esplicitamente enunziato, neanche nei "considerando iniziali" su nuovi poteri tipizzati del MES e sua cooperazione con la Commissione, la BCE e il FMI (v. in particolare 5A, 5B e 9A) e figura, in compenso, come ratio delle single limb CACs, cioè "a maggioranza singola".
Quindi queste clausole concedono ai privati creditori degli Stati, non al MES, il potere di imporre la ristrutturazione dell'intero debito pubblico e non di singole tipologie di titoli, e sono introducende dal 10 gennaio 2023.
E quindi, sia detto per inciso ma non secondariamente, dopo un anno circa dalla entrata in vigore dell'operatività del completo recepimento, in sede Ue, di Basilea 3(4), v. qui p.6, essendone prevista le full implementation dal 1° gennaio 2022. Cioè, - nonostante le attuali bozze di regolazione Ue consentano di provvedere alle complessive ricapitalizzazioni derivanti da Basilea 3(4) entro il 2027 -, le CACs single limb entreranno in vigore dopo un anno dalla full implementation di Basilea, con le previsioni statali recettive. Dunque, le nuove CACs paiono oggettivamente volte a consentire, ai creditori degli Stati, di vedere come si avviano le ricapitalizzazioni e che prospettive, imminenti, di intervento dei vari Stati in tal senso, si siano nel frattempo manifestate.

5. A questo punto, sempre a parziale approfondimento delle nuove disposizioni, mi pare utile riportarvene per esteso una che, almeno in Italia, è sfuggita ad ogni discussione (non è l'unica: tra l'altro, ci sarebbe anche il considerando (7), ma magari ne parleremo in altra occasione...forse). Si tratta dell'art.14, par.1, secondo periodo che così recita (è in neretto nel testo tradotto dal Sole24ore, e evidenzio la parte più "singolare"):

Assistenza finanziaria precauzionale del MES

1. Gli strumenti di assistenza finanziaria precauzionale del MES offrono sostegno ai membri del MES con fondamentali economici solidi che potrebbero subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo. Il consiglio dei governatori può decidere di concedere al membro del MES che presenta un debito pubblico sostenibile assistenza finanziaria precauzionale sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di linea di credito soggetta a condizioni rafforzate ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, purché siano soddisfatti i criteri di ammissibilità applicabili a ciascun tipo di tale assistenza stabiliti nell'allegato III.
Il consiglio dei governatori può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili.


5.1. Questa disposizione, per qualunque interprete dotato di normali strumenti di comprensione, non necessariamente quelli tecnico-giuridici più complessi, ha un significato ben preciso:

a) nel combinato disposto letterale del sistema normativo, quando si arriva, nella prima parte del par.1, a definire nella sua essenzialità, il parametro di discrezionalità del MES, lo si riduce a 1 (dai 3 dell'art.13): la sostenibilità del debito (pare invece incomprensibile, e frutto di mancato corretto coordinamento interno, il rinvio all'art.12, par.1, che riguarda tutt'altra materia);

b) da ciò deriva che l'enfasi "informatrice" unificante delle linee di credito condizionali è incentrata su tale sostenibilità, che è d'altra parte, ben definita proprio nell'allegato III "un benchmark del debito che consista di un rapporto del complessivo debito pubblico rispetto al PIL sotto il 60% o in una riduzione del differenziale rispetto al 60%, nei precedenti due anni, a un tasso medio di un ventesimo per ciascun anno".

c) la previsione dell'art.14, par.1, sulla linea a condizioni rafforzate, per effetto di questa priorità normativamente espressa come "autosufficiente", data alla valutazione di sostenibilità del DP, dunque, una volta coordinatolo con i criteri di ammissione dell'Allegato III, porta a concludere che il fondo possa concederla solo rendendo sostenibile ciò che, normativamente, sostenibile non è. Cioè "condizionando" il paese istante alla ristrutturazione. Tutto ciò è disseminato in molte previsioni sparse e in una serie di rinvii piuttosto macchinosi, ma il senso letterale e logico finale questo è.

7. Ma c'è un altro aspetto del par.1 in questione di grande rilevanza: il consiglio dei governatori, abbiamo visto, può "può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili".
Ciò implica che, già nel testo attuale, poiché l'oggetto e lo scopo del trattato sono soprattutto da ricondurre alle linee di credito condizionali, - cioè alla pretesa funzione di pseudo-lender of last resort, che ha giustificato l'istituzione del fondo e la sua qualificazione come "di stabilità" -, il contenuto più importante del trattato, a cui si vincolano gli Stati, è variabile, riformabile, mutabile, cambiabile, con una semplice deliberazione del consiglio dei governatori. 
Il passaggio per l'Eurogruppo e per il Consiglio-summit eurozona, pare soppresso, e con esso, la sottoposizione dello ius variandi della parte fondamentale del trattato, ai ministri delle finanze e ai capi di di governo. 
Gli Stati sarebbero solo chiamati a "completare le procedure nazionali applicabili".
Queste ultime non sono espressamente dette "ratifiche", e cioè tendenzialmente, autorizzazioni conferite con voto dei parlamenti nazionali. 
Si può anche ipotizzare che, facendo passare la riforma dei criteri di ammissibilità all'assistenza finanziaria come modifiche tecniche e non impattanti (formalmente e in prospettazione) sulle finanze pubbliche, ad esempio secondo prassi molto diffuse in Italia, sia assunta come una modifica equiparata a un accordo in forma semplificata in cui la ratifica si limita all'approvazione del ministro competente, senza alcun passaggio parlamentare.

8. Si avrebbe una modificabilità della parte più importante dell'accordo intergovernativo mediante deliberazione dello stesso "ente" creato dal Trattato-accordo, e quindi potendo tale organo, sicuramente "esecutivo" (nel quadro delle Istituzioni Ue), crearsi la propria "independent self-regulation".
Questo è quindi un potere di rimodulare, in qualsiasi momento lo si ritenga opportuno, i parametri normativi della più incisiva discrezionalità "provvedimentale", che dovrà poi esercitare un organo-ente appartenente all'Esecutivo, ma indipendente, in definitiva, e per Statuto, dalla stessa Commissione.
E in questa indipendenza regolatoria, di livello politico per la natura degli interessi inevitabilmente incisi, il board ESM potrà inasprire i criteri di ammissibilità al credito, proprio per la linea precauzionale; dettando, per inevitabile induzione, la ulteriore restrizione dei criteri per la condizionalità "rafforzata", che fonda i suoi presupposti, - nell'oggettiva costruzione giuridica della riforma -, proprio nell'area esterna a quella della "mera" condizionalità precauzionale: spostando i confini di quest'ultima si restringono inevitabilmente i presupposti della "rafforzata" (enhanced).

E questi sono solo alcuni dei problemi interpretativi e applicativi suscitati dalla lettura (attenta) del testo.

* Fonte: orizzonte48

Continua »

Print Friendly and PDF

LIBIA: LA GUERRA ED I FRONTI GEOPOLITICI di A. Vinco

[ mercoledì 11 dicembre 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Nell’agosto 2019, in più occasioni, Haftar promise ai suoi soldati del LNA che entro la fine del 2019 Tripoli sarebbe stata conquistata. Cosa bolliva in pentola? Il profilo forte panrusso e panortodosso sul Medio Oriente e sul Mediterraneo, di cui da tempo abbiamo parlato, c’entra sicuramente. Contractors russi e tecnologia militare abbastanza aggiornata al servizio dell’ENL hanno agevolato l’offensiva delle milizie haftariane. Inevitabile a questo punto la reazione turca, che ha velocemente stretto accordi militari con Tripoli.  Di conseguenza: o Haftar conquisterà Tripoli o sarà respinto dalle forze del GNA di Al Sarraj. Una terza soluzione non ci pare possibile. 

Ci sarebbe anche una terza forza sul campo, di cui le cronache di questi giorni stranamente non parlano. E’ l’Esercito del deserto, guidato da Abu Musab Al Libi, appartenente alla galassia jihadista dell’ISIS, che avrebbe di nuovo messo piede nel paese dopo la sconfitta dei jihadisti del dicembre 2016 a Sirte. Il Governo di Tripoli 
— riconosciuto, va precisato, dalle Nazioni Unite — ha accusato Haftar di aver dato di recente protezione ad ISIS in Libia e di aver appoggiato poi il “transito dei terroristi dell’ISIS provenienti dal fronte siriano”, fornendo loro visti e passaporti e smistandoli attraverso l’aeroporto di Benina, situato a Est di Bengasi. L’aeroporto di Benina copre infatti la rotta Damasco-Benina. Tobruk ha ridimensionato quella che sarebbe la forza effettiva di ISIS in Libia; Al Mismari, voce politica del fronte di Haftar, ha sostenuto, dando una lettura assai particolare, che l’ISIS praticamente non esiste in Libia e laddove c’è non sosterrebbe di certo Haftar.



Abbiamo dunque più fronti, confusi e senza una logica politica concreta. Il fronte Haftar che marcia su Tripoli, per quanto sostenuto da Putin, gode dell’appoggio economico e politico-militare di Sauditi, Egitto, Usa, Francia, Sionisti  e, almeno secondo le ripetute denunce del Governo di Tripoli, di ISIS stesso. 

Il Fronte tripolino guidato da Al Sarraj è sostenuto anzitutto e soprattutto dalla Turchia, con un profilo forte, ma anche dall’Iran, dalla Cina e, con meri scambi energetici, dal Venezuela di Maduro; per quanto l’alleanza globale che sostiene Tripoli rimandi al network della Fratellanza mussulmana, è errato identificare il Governo di Tripoli con la Fratellanza. Quest’ultimo, sostanzialmente, nonostante la presenza di Ministri effettivamente appartenenti alla Fratellanza, tende a contrapporsi alle interferenze occidentali o di altro tipo, non ultime quelle di terroristi provenienti da altri paesi; in questa direzione, si può comprendere la posizione italiana, di supporto al patriottismo del GNA di Al Sarraj. Viceversa, negli ultimi giorni, analisti italiani invitano il Governo a un prudente cambio di casacca, come è nella tradizione patria, o una attenta osservazione delle mosse dei vari fronti dispiegati sul campo onde evitare una ulteriore retrocessione, che pare ora inarrestabile, delle posizioni italiane sul fronte libico. 



Praticamente, gli organi di punta istituzionali e geopolitici italiani sono pronti a scommettere sulla certa vittoria di Haftar e sulla effettiva conquista di Tripoli entro la fine del 2019. In verità, però, a Putin non interessa la vittoria definitiva di Haftar e men che meno vorrebbe, in questo momento, entrare in una nuova disputa geopolitica o militare con la Turchia di Erdogan la quale, per evidenti ragioni, non può certamente tollerare né accettare che Tripoli finisca sotto il controllo del LNA. 

L’offensiva multipla di ieri l’altro contro le forze del GNA a sud di Tripoli non ha visto, si noti bene, l’ingresso in campo dei “mercenari” russi e i soldati del Governo di Tripoli non solo hanno infatti respinto gli uomini di Bengasi, ma avrebbero anche contrattaccato costringendo al ripiego il fronte haftariano. L’obiettivo tattico è la conquista di Aziziyah per dividere in due la strada che porta da Tripoli a Gharyan: ciò isolerebbe l’altopiano dando ad Haftar maggiori possibilità di conquista. Ma il tempo stringe per l’offensiva, anche alla luce del fatto che le rotte di rifornimento via terra per la prima linea ad ovest andrebbero velocemente ripristinate.  

E’ nata infatti a Zawiya, proprio quando Haftar ha lanciato la nuova offensiva su Tripoli, la coalizione militare costiera e montana anti-Haftar; la coalizione ha di nuovo portato sullo stesso fronte forze tribali militari dei Consigli locali in contrapposizione sino a pochi giorni fa. 

La coalizione anti-Haftar ha abbattuto un velivolo avversario e catturato un pilota del LNA e ciò è stata una umiliazione per Tobruk. La componentistica aerea in dote ad Haftar pare iniziare a latitare, di recente colpita dall’abbattimento di ben 3 Mig-23. Dall’inizio della campagna, le milizie haftariane avrebbero perso ben 16 velivoli ma la maggior parte tra questi proprio in questo periodo. 

In conclusione, l’unica certezza che emerge dal quadro tecnico è che la milizia del Governo di Tripoli è sul campo molto più agguerrita e preparata, gode del favore dei Consigli locali tripolini, decisivi e il cui peso non va sottovaluto, ed ha dato dall’inizio del conflitto la dimostrazione di essere sul terreno meglio organizzata dell’avversario. Inoltre, un fronte che vede bene o male sulla stessa barricata russi, israeliani, americani, sauditi e francesi non solo non fornisce ai soldati alcun tipo di motivazione ideologica o tattica ma è destinato a frantumarsi alla prima occasione seria e alla scarsa resistenza strategica. 

La scommessa degli sponsor era probabilmente sulla tenuta del carisma militare dell’uomo forte della Cirenaica; non è detto peraltro, lo ripetiamo, che la presenza dei “mercenari” russi indichi che la strategia putiniana voglia effettivamente Tripoli sotto il definitivo controllo di Haftar, che significherebbe la rottura con Ankara ed anche uno sgarbo a Tehran. In tempi di mere analisi geopolitiche o di esibizione di quasi sempre inutile tecnologia militare, peraltro, è sempre bene non trascurare il fatto che la guerra la fanno i soldati e decidono, anche loro, come altri e talvolta più di altri, di percorrere ed espandere la loro linea politica

Continua »

Print Friendly and PDF

FACCIAMO COME IN FRANCIA?

[ mercoledì 11 dicembre 2019 ]


Dopo il  successo dello sciopero generale del 5 dicembre, quello di ieri, 10 dicembre, ancor più grande e partecipato: adesioni altissime (anzitutto nel pubblico impiego, il settore più colpito), manifestazioni di massa in ogni città. La Francia popolare e proletaria è scesa sul piede di guerra contro la "riforma" del sistema pensionistico che Macron vuole realizzare ad ogni costo, in nome del famigerato pareggio di bilancio.
Ma non c'è di mezzo solo il dogma del pareggio di bilancio. Come rivelano i giornali francesi, sotto, c'è il tentativo del banchiere Macron di fare un favore ai suoi sodali. 
LIBERATION ci informa infatti che
«I rappresentanti del più grande fondo di investimento del mondo, BlackRock, molto interessati al Patto e alla legge sulla riforma delle pensioni, hanno già incontrato diverse volte il Presidente della Repubblica, ma anche Jean-Paul Delevoye, l'Alto Commissario per le pensioni. La lobby di cui BlackRock è membro in Francia, l'AFG, ha anche moltiplicato le sue pressioni a favore della riforma».
Come si spiega che, seppure il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori francesi sia tra i più bassi d'Europa, essi abbiano aderito in massa all'appello alla lotta dei sindacati? Si spiega non solo con la inaccettabilità delle drastiche misure macroniane, si spiega col fatto che i sindacati francesi non sono mai scesi così in basso come quelli italiani — pensate che  dopo aver lasciato passare la Fornero e il jobs act, ancora ieri, il signor Landini, invece di chiamare alla mobilitazione i suoi iscritti, ha proposto un "patto" con governo e imprese.



Più in generale: come si spiega che i francesi sono, in Europa, quelli più combattivi?

Si spiega con la spinta che senza dubbio hanno fornito i gilet gialli, la cui lotta prolungata ha lasciato un segno indelebile nel Paese. Per chi non lo sapesse i gilet gialli hanno sin da subito dichiarato di aderire alla mobilitazione sindacale.

Si spiega col fatto che la sinistra francese, dopo l'ignobile inabissamento del Partito socialista e di quello comunista, ha saputo risorgere, malgrado tutti i limiti, nella forma di La France Insoumise.

Si spiega col fatto che la destra radicale francese — ex Fronte nazionale ora Rassemblement National, per bocca di Marine Le Pen ha aderito ai due scioperi generali.

Si spiega infine con il fatto che il popolo francese, lo dimostra la storia, è sempre stato quello che con più prontezza e determinazione rialza la testa e si ribella quando c'è la sensazione che il padronato (quello d'Oltralpe è uno dei più rognosi) passi il segno.

Vorremmo dire: "Faremo come in Francia!" ma, ahinoi, non c'è permesso di farlo, non fosse che per il tasso di collaborazionismo sfrontato dei sindacati verso le classi dominanti ed i suoi governi (tanto più se sono di centro-sinistra). Non ci sarà permesso a causa di sinistre che hanno perduto per sempre la loro dignità e credibilità.

Il popolo lavoratore italiano, non avendo sindacati degni di questo nome, avendo una sinistra sputtanata e al servizio del regime eurista, dovrà necessariamente seguire un'altra strada. Quale sarà, quali modalità sceglierà, non è dato sapere.

Di sicuro, quando la goccia farà traboccare il vaso, avverrà la SOLLEVAZIONE generale, destinata a far tremare l'Italia e con essa tutt'Europa.


*  *  *


LA RIVOLUZIONE "PURA"? NON ESISTE...



«Colui che attende una rivoluzione sociale “pura”, non la vedrà mai. Egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione. 

La rivoluzione russa del 1905 è stata una rivoluzione democratica borghese. Essa è consistita in una serie di lotte di tutte le classi, i gruppi e i malcontenti della popolazione. V’erano tra di essi i pregiudizi più strani, con i più oscuri e fantastici scopi di lotta, v’erano gruppi che prendevano denaro dai giapponesi, speculatori e avventurieri, ecc. Obiettivamente, il movimento delle masse colpiva lo zarismo e apriva la strada alla democrazia, e per questo gli operai coscienti lo hanno diretto. 

La rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!), e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si “epurerà” delle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo».

V.I. Lenin 
L'INSURREZIONE IRLANDESE DEL 1916
Luglio 1916. 

Opere Complete, Editori Riuniti, pp 353-54



Sostieni SOLLEVAZIONE e P101


Continua »

Print Friendly and PDF

martedì 10 dicembre 2019

L'ESTREMA SINISTRA DOV'È? CON LA SARDINE! di Leonardo Mazzei

[ martedì 10 dicembre 2019 ]

La foto accanto ritrae la ASSEMBLEA UNITARIA DELLE SINISTRE D'OPPOSIZIONE —promossa da Pcl, Pci e Sinistra anticapitalista — svoltasi a Roma il 7 dicembre scorso, presso il Teatro de Servi, a Roma. Un luogo tetro assai, per una sinistra "antagonista"non meno cupa, lunare, smarrita. Chi non ci crede provi a sorbirsi come sono andati i lavori. Mal comune, mezzo gaudio... Mai si era vista una processione che abbia mobilitato tutte le diverse parrocchie e confraternite dell'estrema sinistra: oltre ai tre promotori c'era Rifondazione con le sue frazioni, Potere al Popolo, Eurostop, Sì Cobas, Risorgimento socialista, i Carc, una pletora di collettivi locali e, per la prima volta sugli schermi, il PMLI...

*   *   *

LA SINISTRA SARDINATA

di Leonardo Mazzei


Al peggio non c'è limite. Al ridicolo neppure. Tuttavia, il passaggio dal movimento operaio a quello delle "sardine" qualche problema lo dovrebbe porre. E invece no. Mentre la Cgil organizza autobus per portare i pensionati in queste gite ittiche euro-plaudenti, anche nella sinistra sinistrata ci si dà da fare per non essere da meno.

Vediamo quel che scrivono:
«Condividiamo il sentimento di fondo che anima tante piazze di giovani. Partecipiamo a queste piazze. Sentiamo anche noi la stessa nausea profonda per le culture xenofobe, misogine, reazionarie dei Salvini e delle Meloni, la loro vocazione autoritaria, il loro uso cinico dei sentimenti religiosi con tanto di esibizione di croci e di madonne, il loro disprezzo per le donne e per i soggetti LGBTQIA+ (presto non gli basterà più l'alfabeto!), il loro militarismo tricolore in abito di polizia».
Le piazze di cui si parla in questo volantino — e alle quali orgogliosamente si partecipa — sono ovviamente quelle delle "sardine". Ma chi è l'autore del testo di cui sopra? Chi è che ha tanta voglia di entrare in un bel banco di sardine per finire in pasto ai pescecani che se ne nutrono? Bene, questo aspirante suicida altro non è che il Partito comunista dei lavoratori (Pcl)! Sta forse scritto da qualche parte che per battersi contro la destra reazionaria si debba per forza di cose accompagnarsi a questi piddini di complemento, che per il loro perbenismo e la loro ipocrisia sono talvolta perfino peggio dell'originale? A leggere i sinistrati, parrebbe proprio di sì.

Il caso più interessante è però quello di Sinistra Anticapitalista. Con un articolo firmato da Francesco Locantore e Franco Turigliatto, qui si toccano vette degne di qualche commento.

Senza neppure sentirsi sfiorati dal minimo senso del ridicolo, i due iniziano parlando di: 

«grandi manifestazioni di piazza delle sardine». Un entusiasmo motivato dal fatto che: «Oggi il sentimento democratico e antirazzista, per fortuna ancora ben presente, trova una nuova espressione, più ampia e di massa, nelle manifestazioni delle sardine». I due, essendo tipi riflessivi, aggiungono poi che: «Come tutte le mobilitazioni e i movimenti di massa, anche quello delle sardine presenta numerose sfaccettature sociali e politiche, limiti e contraddizioni, ma anche potenzialità che le forze anticapitaliste devono sapere leggere per svolgere un ruolo positivo».
Potenzialità ragazzi, potenzialità. E pure anticapitaliste, mica balle. Ma che razza di somari saran quelli (come il sottoscritto) che in quelle piazze vedono solo conformismo, spirito di conservazione, distacco dai veri problemi del popolo, disprezzo per chi chiede protezione: in una parola, élitarismo diffuso a sostegno di quel partito degli ottimati tanto amico di Bruxelles?

Ad un certo punto dello scritto anche i due autori sembrano volersi porre qualche interrogativo. Leggiamo ad esempio:
«Certo colpisce il fatto che, in primis i suoi animatori (delle sardine, ndr), non colgano la dimensione della ingiustizia sociale presente nella società». 
No, ragazzi, non fate così, è solo un'impressione, vedrete che diventeranno degli anticapitalisti duri e puri. E' solo questione di volantinare un po'.
«Sul piano politico istituzionale è evidente che ci sia un interesse elettorale da parte del Partito Democratico e delle forze politiche del governo». 
Ma no, mica si può sempre pensar male!
«Non è un caso che le sardine siano nate in Emilia Romagna e che alcuni dei promotori abbiamo dato indicazione di voto per le liste che sostengono Bonaccini». 
Ah, non è un caso! Grazie per averli sgamati, che ci stavamo cascando!

Ebbene, dopo queste sensazionali scoperte dell'acqua calda, qual è la conclusione di Turigliatto e Locantore? Udite, udite (e, se ci riuscite, non ridete):

«La sinistra di classe che si muove nell’ambito dell’anticapitalismo, deve avanzare proposte e muoversi congiuntamente, tenendo insieme battaglia sociale e battaglia democratica e quindi trovare le strade per entrare in sintonia con i sentimenti democratici di massa che animano le mobilitazioni delle sardine».
Dunque: 
«I militanti e le militanti di Sinistra Anticapitalista sono nelle piazze delle sardine in questi giorni, non rinunciando a portare i propri contenuti». 
Bravi, non rinunciate, che prima o poi li convincerete tutti...
A questo punto, prima di concludere, devo scusarmi per l'ironia. Che in effetti qui, più che ridere, ci sarebbe da piangere... Ad ogni modo non siamo arrivati sin qui solo per farci qualche risata.

Tornando seri, cosa ci insegna allora questa infatuazione per dei pesci destinati a finire in scatola? Loro, i pesci, di quella brutta fine sono del tutto incolpevoli; ma chi li vuole imitare non vedendone la funzione auto-assegnatasi, quella per cui stanno nelle piazze, quella fine se la meritano.

Tre cose in conclusione

Ma cosa c'è, al fondo, nell'atteggiamento di questa sinistra "sardinata"?

C'è, in primo luogo, un penoso tardo-movimentismo che porta a scambiare lucciole per lanterne. C'è l'idea che tutto ciò che si muove sia positivo a prescindere. C'è il non (voler) vedere che la società è spaccata, che non c'è solo una maggioritaria (per quanto ancora confusa) spinta al cambiamento. C'è anche, e non potrebbe essere diversamente, una controspinta alla conservazione degli strati sociali che meglio reggono la crisi e gli effetti della globalizzazione. Ma questo conservatorismo non è quello delle croci e delle madonne, quanto piuttosto quello della "modernità", del cosmopolitismo giovanilista, del viva l'Europa!, della meritocrazia e del politicamente corretto. In breve, di tutto ciò che piace, anima e contraddistingue le cosiddette "sardine".

Ma la sinistra sinistrata sta in quelle piazze anche per un secondo motivo. Perché vede il Pd solo come un partito tra gli altri. Da qui le lamentazioni di Turigliatto e Locantore che abbiamo citato, sempre speranzosi però di poter lucrare qualcosa dalla crisi di quel partito. Il problema è che il Pd non è banalmente un partito. E' qualcosa di meno — si pensi alla patetica figura del suo segretario politico —, ma è soprattutto qualcosa di più: il vero perno di un sistema che fa della sua sudditanza all'oligarchia eurista l'alfa e l'omega della propria ragion d'essere. Prodi, uno dei padri dell'euro, non è iscritto al Pd ma è Pd. Monti non è del Pd, ma è Pd. Mattarella non è iscritto al Pd, ma è Pd. E si potrebbe a lungo continuare con una lunga sfilza di nomi, oggi tutti — guarda caso — spinti sostenitori delle sardine. E questo per il semplice motivo che le sardine non sono semplicemente ascrivibili al Pd come partito, ma sono senza dubbio Pd nel senso del super-partito sistemico della conservazione eurista. Tra l'altro, se il Pd andasse in piazza con le proprie bandiere riceverebbe solo sputi negli occhi, se ci va invece sotto mentite spoglie riesce ancora a mettere insieme una forza certo non trascurabile. Che la sinistra "sardinata" abbia deciso di contribuire a questa operazione è un fatto che si commenta da solo.

C'è però un terzo elemento che spiega l'incredibile cantonata di costoro. Ed è che la sinistra sinistrata vede il pericolo del fascismo, che oggi si vorrebbe rappresentato da Salvini, mentre nega quello ben più concreto della dittatura eurocratica. Purtroppo, la "storia è maestra ma non ha scolari". Come non ricordare le piazze antiberlusconiane che portarono ad applaudire Monti nel 2011? Allora il pericolo per la democrazia sembrava il Buffone d'Arcore, peccato che si aprì così la strada al governo più antipopolare della storia repubblicana. Sono trascorsi appena otto anni, ed eccoci adesso al passaggio dall'antiberlusconismo — oggi talmente superato che perfino la Pascale annuncia che andrà in piazza con le sardine — all'antisalvinismo, ultima frontiera di chi non vuol vedere di quale morte stia morendo il Paese.



Del resto, che la sinistra sinistrata — ed oggi ampiamente "sardinata" — non voglia vedere qual è il vero nemico, ci viene confermato dall'assemblea della cosiddetta "sinistra di opposizione" che si è tenuta sabato scorso a Roma. Da quell'incontro è uscita la solita lista di obiettivi ambiziosi e altisonanti — dall'uscita dalla Nato al ritiro delle truppe all'estero, dalle nazionalizzazioni alla riduzione dell'orario di lavoro, dalla cancellazione dei decreti sicurezza all'abolizione della Fornero — ma non volendo vedere come tutto ciò sia semplicemente impossibile senza una lotta senza quartiere contro l'Unione europea, la sua moneta, le sue regole ammazza-Stati come quelle del Mes.

Siamo cioè al massimo dell'astrattezza. Nel Paese c'è oggi una nuova consapevolezza su ciò che rappresenta l'Unione europea e costoro guardano altrove. Si cita il Mes come una cosa secondaria, contro la quale forse ci si mobiliterà ma non si sa come, mentre è oggi il cuore di ogni battaglia di opposizione dotata di senso. Si agitano grandi obiettivi senza vedere la prigione in cui si trova l'Italia, fingendo di ignorare che senza una liberazione da questa gabbia non c'è alcun risultato sociale che possa essere credibilmente perseguito e raggiunto.

Non solo, come se ciò non bastasse, si amoreggia pure con le sardine, cioè con quella parte della società che vuol conservare un esistente nel quale evidentemente non si trova poi così male. Il bello è che poi costoro, incapaci di comprendere il perché nessuno più li segua (tantomeno nelle classi popolari), passano buona parte del loro tempo a lamentarsi del "destino cinico e baro", non avvedendosi neppure di come la loro stessa deriva contribuisca nel piccolo a portar acqua al mulino salviniano.

«Chi è causa del suo mal pianga se stesso», così dice in generale la saggezza popolare. Ma di fronte alla sinistra "sardinata", questo mesto spettacolo di fine anno di una sinistra sinistrata sempre più allo sbando, anche questo detto appare insufficiente. Del resto, si sa, la realtà supera talvolta l'immaginazione. 
Peccato avvenga spesso verso il peggio.


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101

Continua »

Print Friendly and PDF

LA PAGINA FACEBOOK DEL MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE - P101

LA PAGINA FACEBOOK DI SOLLEVAZIONE

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (942) euro (781) crisi (640) economia (623) sinistra (545) teoria politica (292) finanza (285) Leonardo Mazzei (272) M5S (270) grecia (247) P101 (246) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) sfascio politico (235) imperialismo (225) resistenza (225) Moreno Pasquinelli (220) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (212) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) Tsipras (146) piemme (144) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (128) antimperialismo (126) spagna (121) marxismo (117) immigrazione (116) filosofia (115) Francia (114) PD (111) sovranità monetaria (111) destra (110) democrazia (109) costituzione (106) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (102) Matteo Salvini (100) Stefano Fassina (97) Grillo (94) elezioni 2018 (94) islam (92) berlusconismo (91) proletariato (91) Sandokan (89) geopolitica (87) Carlo Formenti (85) Germania (85) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Podemos (75) Stati Uniti D'America (75) sindacato (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) Medio oriente (71) capitalismo (70) guerra (69) Libia (66) capitalismo casinò (63) Russia (62) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) globalizzazione (60) CLN (59) Siria (58) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) Lega (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) liberiamo l'Italia (54) sovranismo (54) Legge di Bilancio (53) Diego Fusaro (52) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) referendum (52) socialismo (52) legge elettorale (51) neofascismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) brexit (50) fiat (50) moneta (50) Movimento dei forconi (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) Manolo Monereo (47) solidarietà (47) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) sionismo (44) astensionismo (43) inchiesta (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) gilet gialli (42) uscita dall'euro (41) Israele (40) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) fiscal compact (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) uscita di sinistra dall'euro (34) 9 dicembre (33) Def (33) ambiente (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) default (32) fiom (32) populismo di sinistra (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) scienza (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) catalogna (29) cina (29) ecologia (29) islamofobia (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) Putin (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Forum europeo (25) Mauro Pasquinelli (25) USA (25) elezioni siciliane 2017 (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) iran (24) religione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Nato (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) scuola (23) Comitato centrale P101 (22) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Roma (22) emigrazione (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) keynes (21) Esm (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) umbria (20) Conte bis (19) Emmanuel Macron (19) F.S. (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) tecnoscienza (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) pace (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Foligno (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) lotta di classe (17) media (17) piano B (17) senso comune (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) chiesa (16) internazionalismo (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) MES (15) Salvini (15) comunismo (15) fascismo (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) Monte dei Paschi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) clima (14) diritto (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) sciopero (14) tasse (14) Alessandro Visalli (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) MMT (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) no tav (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) unione bancaria (13) Alessandro Di Battista (12) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) cultura (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Movimento pastori sardi (11) Papa Francesco (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) Aldo Zanchetta (10) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Giulietto Chiesa (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Pardem (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) giovine italia (10) golpe (10) islanda (10) povertà (10) sovranismi (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) fisco (9) il pedante (9) istruzione (9) legge di bilancio 2020 (9) liberalismo (9) necrologi (9) proteste (9) questione nazionale (9) sociologia (9) tecnologie (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Draghi (8) Erdogan (8) F.f (8) Genova (8) Giorgetti (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) medicina (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) sovranità (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Antonio Gramsci (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Fratelli d'Italia (7) Gaza (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) bipolarismo (7) confederazione (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) moneta fiscale (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giancarlo D'Andrea (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Macron (6) Maduro (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Papa Bergoglio (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) contante (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) futuro collettivo (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) pensioni (6) populismo democratico (6) sardegna (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) Marx (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) califfato (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) cinema (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) giovani (5) governo (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) sardine (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) America latina (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) Nuova Direzione (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) greta thumberg (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alessandro Somma (3) Alfiero Grandi (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benetton (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianluigi Paragone (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) MPL (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) VOX (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) antisionismo (3) austria (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) euroasiatismo (3) forza nuova (3) giustizia (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) partito democratico (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) seminario teorico (3) senato (3) sinistra transgenica (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) terzo polo (3) tv (3) università (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Amodeo (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Mattioli (2) Armando Siri (2) Assange (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Benedetto Croce (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giovanni Gentile (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Leonardo SInigaglia (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) biotecnocrazia (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) foibe (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) inceneritori (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) non una di meno (2) olocausto (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) prescrizione (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) sciopero generale (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) teologia (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilia-Romagna (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito Italexit (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosatellum (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Alterio (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antispecismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) nazionalizzare le autostrade (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)