lunedì 14 ottobre 2019

19 OTTOBRE: RESTATE A CASA! di Sandokan

[ lunedì 14 ottobre 2019 ]

«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Matteo Salvini, 13 ottobre 2019

*  * *

C'è chi ci dice che non esiste più la "dicotomia destra-sinistra".

Lo ripetiamo: dal fatto che la sinistra (tutta o quasi) si sia inabissata, che abbia subito una mutazione genetica, non significa che sia scomparsa questa distinzione storica, simbolica e politica.

Non foss'altro perché la destra non solo non è sparita, ma è più forte che mai, ciò proprio grazie alla scomparsa della sinistra, sia liberale che radicale. Nello spazio politico non ci sono quasi mai vuoti: qualcuno occupa sempre il posto lasciato vacante da altri.
In Italia, come sempre strategico laboratorio politico europeo, sono stati i due "populismi", cioè M5S e Lega, a trarre vantaggio dalla metamorfosi globalista e 
cosmopolitica.

Roma, 12 ottobre

Come non ci sono spazi vuoti, tutto si muove, anzitutto quando un sistema conosce una crisi organica. 

Il sistema sembra stia riuscendo a chiudere la faglia apertasi col terremoto elettorale del 4 marzo 2018 da cui sorse il governo giallo-verde. Il voto unanime per il radicale taglio dei parlamentari è infatti la prova provata che si vuole tornare al bipolarismo della seconda repubblica: da una parte una finta sinistra, dall'altra una vera destra.
Tutti uniti per sventrare la Costituzione e seppellire quel che resta della democrazia.

Roma: 12 ottobre

Qui cade la manifestazione di sabato prossimo, 19 ottobre, indetta dalla Lega salviniana. Com'era prevedibile è diventata una kermesse unitaria delle destre parlamentari e sistemiche. Ci sarà la Meloni (che votò, non dimentichiamolo, per il pareggio di bilancio in Costituzione), e ci sarà anche Forza Italia.

Una manifestazione che diversi illusi speravano sarebbe stata "sovranista". Mai abbaglio fu più colossale. Il neoliberismo è il colore dominante della tavolozza del 19 ottobre.

Berlusconi ha confermato oggi a IL GIORNALE , sostenendo, udite udite, che va messa in costituzione la cifra esatta che lo Stato deve rispettare per onorare l'impegno del pareggio di bilancio. Una roba che avrebbe suscitato l'ilarità anche dei liberisti più incalliti come Milton Friedman e Von Hayek.

Ma la dichiarazione più scandalosa, proprio alle porte del 19 ottobre l'ha rilasciata a IL FOGLIO proprio Matteo Salvini. Egli, oltre a ribadire la "fedeltà atlantica senza se e senza ma" ha testualmente affermato:
«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Ecco quindi che il piatto è servito.
Quella del 19 ottobre sarà una manifestazione contro il Conte bis, certo, ma delle destre liberiste. Per essere più precisi: una manifestazione specchietto per le allodole per dare una mano alla desovranizzazione del nostro Paese.

Insomma, il 19 ottobre restate a casa!

La sola manifestazione per la sovranità democratica e popolare è stata quella di sabato scorso LIBERIAMO L'ITALIA.


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domenica 13 ottobre 2019

12 OTTOBRE: BILANCIO A CALDO

[ domenica 13 ottobre 2019 ]



UNA SINFONIA DI LIBERTÀ

12 ottobre, un primo bilancio

comunicato del Comitato promotore


Diversi sono i criteri per valutare se una manifestazione è stata un successo oppure no.

Certo, anzitutto da quanti hanno raccolto la sfida. Aver motivato più di tremila cittadini venuti a Roma da tutto il Paese, la gran parte con mezzi propri, è un grande successo. La data del 12 ottobre sarà una data da ricordare.

Un grande successo, per niente scontato quindi, confermato dal diversi fattori.

Avevamo detto che il 12 ottobre sarebbe stato il primo passo, l’inizio di un cammino, quello che dovrà dare vita ad un movimento popolare, indipendente e trasversale, per liberare l’Italia dalle gabbie dell’Unione europea e del neoliberismo.


La volontà, non solo nostra, ma dei tanti che erano in piazza è che sì, si deve andare avanti in questa direzione. Non demordere, agire, organizzarsi, per costruire LIBERIAMO L’ITALIA come nuova comunità politica, democratica, ribelle, patriottica e internazionalista perché solidale con gli altri popoli. La Costituzione del 1948 come nostra stella polare.

Sappiamo che il terreno è in salita, ma i tantissimi cittadini che ieri ci hanno avvicinato offrendo la loro disponibilità ad essere protagonisti di questo cammino di libertà, ci riempie di gioia e ci da tanta forza. La responsabilità è enorme, sappiamo che il difficile comincia adesso, che non possiamo permetterci errori.

Non li faremo se sapremo fare tesoro della lezione che ieri ci è venuta.


Ieri, in piazza, era palpabile il clima di soddisfazione: per lo spirito unitario, plurale ma inclusivo della manifestazione.

È stata come una sinfonia: tante le voci uno solo l’annuncio: LIBERIAMO L’ITALIA!

Di più. Grazie ai fratelli stranieri presenti (greci, francesi, spagnoli, inglesi, austriaci, ma anche africani) e di quelli non presenti (saluti sono giunti da diversi altri paesi), la manifestazione ha voluto esprimere il sentimento di fratellanza verso tutti i popoli che soffrono sotto il giogo delle oligarchie liberiste e della finanza predatoria globale.

Solo uniti vinceremo, uniti procederemo, uniti ce la faremo.

13 ottobre 2019

* Fonte Fonte: Liberiamo l'Italia

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sabato 12 ottobre 2019

ECCO A VOI LA DESTRA di Sandokan

[ venerdì 11 ottobre 2019 ]

Roma, 10 Ottobre 2019. «Raccoglieremo firme per l'elezione diretta del Presidente della Repubblica"ì». 
Così Matteo Salvini, accompagnato da suoi sodali (anche Bagnai, sic!) ha depositato in Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per la repubblica presidenziale, per di più affiancata da una legge elettorale super-maggoritaria. 

Ascoltate per credere:




Idem con patate la Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia.

Segnala l'ANSA. ROMA, 9 Ottobre: «Domani mattina i parlamentari di Fratelli d'Italia depositeranno in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per l'elezione diretta del Capo dello Stato e cominceremo subito la raccolta delle 50 mila firme necessarie ad avviare l'iter del provvedimento. Alla luce del grande sostegno che abbiamo già riscontrato con la nostra petizione sul presidenzialismo, confidiamo di raggiungere questo obiettivo in pochi giorni. Dopo il voto favorevole di Fratelli d'Italia al taglio del numero dei parlamentari, è la nostra risposta al no della maggioranza gialloverde prima e rossogialla dopo ai nostri emendamenti per introdurre in Costituzione il presidenzialismo: vogliamo che siano i cittadini a scegliere". 

Anche in questo caso, ascoltare per credere.



Di regime presidenzialisti ce ne sono di ogni tipo, ma quello a cui pensano Salvini  — "voglio i pieni poteri" —  e la Meloni implica uno scardinamento della Costituzione e un concentramento dei poteri sull'esecutivo a danno del Parlamento. Come se non bastasse Salvini vuole una legge elettorale uninominale secca, per cui il primo arrivato, magari anche solo col 35-30% piglia la maggioranza assoluta dei seggi.

Ci vuole poco a capire che con ciò verrebbe definitivamente seppellita la già moribonda democrazia italiana.

L'altri ieri titolavamo L'AMARA VERITA' l'articolo con cui denunciavamo l'unanimità raggiunta sulla legge per ridurre i parlamentari. Anche Salvini e la Meloni hanno votato Sì, assieme ai partiti di governo. 

Tutti assieme appassionatamente, ma alla fin fine, saranno solo le destre a trarre vantaggio da questo scempio che fa strame della democrazia e della Costituzione.

Abbandonata la battaglia sovranista per uscire dall'euro le destre italiane tornano ad essere quel che son sempre state: destre reazionarie.


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venerdì 11 ottobre 2019

NAZIONE E PATRIOTTISMO (repetita juvant) di Moreno Pasquinelli

[ venerdì 11 ottobre 2019]

«La libertà di pensiero ce l'abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero».
Karl Kraus

*  *  *

Ci risiamo. 
La scassata armata Repubblica-Espresso-Micromega ritorna all'attacco contro il "rossobrunismo". Per la verità essa occupa la prima linea di un fronte ben più vasto che va da certa  sinistra ultras a giornaloni come CORRIERE DELLA SERA e LA STAMPA, passando per il manifesto e LEFT. Nel tempo abbiamo tentato di rubricare questo vero e proprio assedio. 
L'ultimo assalto anti-rosso-bruno, tra il patetico e l'implausibile, l'ha portato Micromega, con un articolo, L'Italia siamo noi. La sinistra e l'identità nazionale dello studioso Jacopo Custodi (l'ostentata erudizione non è garanzia per evitare bufale e fake news): dove se la prende con noi e con Fassina ed alcuni suoi amici.


EXCLUSIONARY VS. INCLUSIONARY


Del suddetto avevo avuto modo di leggere il suo saggio Populism, Left-wing Populism and Patriotism. A contribution to the theorization of Left-Populism, uno studio sui populismi di sinistra in America latina e quelli rinascenti in Europa — rigorosamente ed eslcusivamente nella lingua dell'Impero, come si esige nel mondo accademico. Un saggio tanto ponderoso
quanto nozionistico, come capita spesso agli esegeti di Ernesto Laclau e, soprattutto Chantal Mouffe i quali esegeti  finiscono, al netto dei funambolismi teorici, per ripetere a pappagallo, se non addirittura impoverire quanto già detto e scritto dai due controversi intellettuali.

Custodi ammette, in questo saggio, sulla scia di Laclau e Mouffe, che contro l'avanzata dei populismi di destra, ahinoi, la tradizionale narrazione marxista è impotente e che contro di essi si deve oppure il "populismo di sinistra". Un populismo di sinistra deve perciò riscoprire come positivi i concetti di nazione e di sovranità nazionale, e può utilizzare come arma politica il valore del patriottismo.

Fin qui nulla di male, come converranno i nostri più assidui lettori, che si chiederanno dunque come mai il nostro se la prenda con la sinistra patriottica italiana. Il fatto è che Custodi, restando intrappolato nella trama narrativa di Laclau e Mouffe ed accettando il loro fondamentale paradigma teorico, finisce per ingarbugliare il tutto, svuotando i concetti di popolo, nazione e patriottismo della loro sostanza storico-politica, quindi giungendo ad un'idea di patriottismo non solo lontanissima dalla nostra ma alquanto sbilenca e discordante rispetto a quella dello stesso Laclau. 

Un'idea di nazione e di patriottismo, quella di Custodi, del tutto simile, se non addirittura conforme, con quella del filosofo tedesco Jürgen Habermas, ovvero l'idea astratta e cosmopolitica della "cittadinanza costituzionale universalistica", concepita come antitesi alla nazione storica. Un pensiero, quello di Habermas pervasivo assai, avendo plasmato non solo le teste d'uovo della sinistra globalista di regime, ma pure quelle della sinistra radicale, per contaminare addirittura, nella forma sghemba di un "nuovo costituzionalismo europeo", amici come Stefano Fassina. Segno di una soggezione teorica difficile da superare.

Alla fine, del saggio di Custodi — sorvolando sulla sciocca vulgata liberale secondo cui "gli orrori del '900" sarebbero stati commessi dai nazionalismi, non già dagli imperialismi — tra le mani  rimane ben poco. Nulla viene aggiunto a quanto già sapevamo del populismo. E per quanto attiene all' opposizione ed alla differenza tra populismo di destra e di sinistra; il nostro si limita a segnalare che il primo tende ad escludere, il secondo ad includere. Nozione non solo superficiale ma deviante, quindi sbagliata, visto che di questi tempi l'egemonia fa premio ai populismi di destra, che evidentemente, in quanto maggioritari, riescono ad essere ben più inclusivi di quelli di sinistra. En passant: i modelli preferiti di populismo di sinistra sono per Custodi SYRIZA e Podemos...



IL PARADIGMA TEORICO DI LACLAU


Qual è dunque il paradigma teorico di Laclau e Mouffe e che entrambi hanno posto come decisivo malgrado le loro fasi e le loro reciproche differenze? E' l'accettazione di uno degli enunciati peculiari di certo post-strutturalismo (e post-modernismo), per cui, contro ogni pretesa ontologica, contro ogni idea che supponga l'esistenza di universali o fondamenti ultimi, si afferma che nulla avrebbe più sostanza o essenza, né tantomeno valore storico-oggettivo. Tutto sarebbe mero discorso, forma simbolica, narrazione linguistica.
Ernesto Laclau e Chantal Mouffe
 Filosoficamente parlando una forma radicale di nominalismo o, più precisamente, di arbitrarismo ockahamiano. Ma non ci complichiamo la vita.


Se all'inizio del suo tragitto Laclau utilizzava questo paradigma per contrastare l'economicismo ed il determinismo dei certo marxismo ossificato —per cui il socialismo sarebbe stato un parto dello sviluppo capitalistico ed il soggetto politico non sarebbe che un'ostetrica che a cui era affidato il compito di  assecondare la venuta alla luce del nascituro —, strada facendo è diventato una forma estrema di soggettivismo politico élitista, per cui tutto verrebbe a dipendere dall'élite politica, dalla sua capacità di costruire, ex nihilo, il popolo e la nazione. Non ci sono, nel paesaggio di Laclau e Mouffe, leggi economiche e sociali sistemiche obiettive —tra cui quella marxiana di Valore —, nemmeno di ultima istanza, né classi sociali oggettive. 

Conflitti, cambiamenti politici e rotture sistemiche sarebbero frutto della mera contingenza, figlie di circostanze imprevedibili, della fusione tra istanze eterogenee e movimenti non solo diversi ma addirittura asimmetrici. Spetta all'élite populista, anzi, al leader populista (Laclau non a caso prende ad esempio Peron) il compito di utilizzare le circostanze e di convogliare le diverse e disparate rivendicazioni parziali come anelli di una medesima "catena equivalenziale", entro un medesimo orizzonte. La qual cosa, più prosaicamente e per venire a noi, significa ad esempio, per il populismo di matrice leghista "prima gli italiani", ovvero indirizzare il malcontento e la protesta contro chi sta in basso, per quello a cinque stelle indirizzarla contro chi sta in alto, "la casta". Qui Laclau, distorcendo non poco il pensiero di Gramsci, cala l'asso dell'egemonia, e prende di nuovo a modello di pratica egemonica il peronismo, un ectoplasma tentacolare che riuscì a contenere al suo interno di tutto e di più, da certa sinistra guerrigliera socialista alla destra nazionalista. 

LA NAZIONE E IL PATRIOTTISMO


Veniamo dunque a quanto asserisce Custodi nel pezzo su Micromega. Il nostro, dopo aver preso atto che assistiamo alla "rinascita dell'uso politico della nazione" e ad una "ristrutturazione dello spazio politico che in parte trascende la dicotomia destra-sinistra" e che rimette al centro l'identità nazionale (come si può negare che ci sono il giorno e la notta?), spara la cannonata:

«Esiste all’interno della sinistra una corrente minoritaria ma in crescita che cerca di coniugare il patriottismo italiano con alcuni valori tradizionali della sinistra. È il cosiddetto ‘rossobrunismo’, un’area politica eterogenea e di varie gradazioni, che va da organizzazioni quali Patria e Costituzione, Rinascita! e Movimento Popolare di Liberazione (P101), fino a personaggi come Diego Fusaro. È il rossobrunismo italiano un esempio di questa possibilità di reimmaginare la nazione di cui ho parlato finora? Assolutamente no. Per una ragione molto semplice: perché nel rossobrunismo non c’è reimmaginazione, non c’è sfida controegemonica, ma vi è piuttosto un’interiorizzazione dei valori e dei significati che l’identità nazionale assume all’interno della destra italiana».
Poteva essere una critica, è invece, con lo stigma del rossobrunismo, una condanna all'ostracismo, un dagli all'untore. La qual cosa, beninteso, qualifica chi lancia l'accusa, accusa che ha al centro il concetto di "reimmiginazione". Noi "rossobruni" non
"reimmaginiamo" la nazione ma difenderemmo la stessa idea di certa destra. Non siamo all'insinuazione che prenderemmo in prestito dal fascismo l'idea di nazione, ma ci siamo vicini. Ovviamente non è così e per dimostrarlo è bene sottolineare quale sia l'idea di nazione del nostro. 


Per Custodi, cito, "Le nazioni in quanto "entità concrete" semplicemente non esistono e non hanno alcun contenuto politico fisso e predeterminato, sono comunità immaginate"; mentre "l'identità nazionale è sempre congiunturale e mai predeterminata". Come si vede non si fa che applicare in modo pappagallesco uno dei concetti del post-strutturalismo: nulla è davvero storico-concreto, reale, ma frutto di immaginazione discorsiva.

Invece le nazioni sono prodotti reali, hanno radici storiche, territoriali, politiche, culturali, ideali, linguistiche, emozionali ed anche — scandalo dei politicamente corretti — etniche. Custodi vorrebbe far credere all'ignaro lettore che noi, dal momento che consideriamo anche il fattore etnico, difenderemmo il mito romantico del Blut und Boden (Sangue e suolo), quindi la concezione etnicistica della nazione del movimento völkisch tedesco.

Per supportare la sua accusa e per sostenere che "Nè la comunanza etnica o linguistica, né l'esistenza di tradizioni o culture condivise reggono davanti all'indagine storica", egli porta l'esempio di
«nazioni come la Svizzera o il Belgio che hanno varie lingue ufficiali, altre come il Brasile o gli Stati Uniti sono un crogiuolo di etnie diverse»
per giungere al luogo comune che
«La cultura piemontese ricorda più quella francese che quella siciliana. Cos'hanno in comune Trento e Napoli?».
Un distillato di scempiaggini. Il nostro non s'avvede, quando cita i casi di stati-nazione multietnici o multinazionali, che fa rientrare dalla finestra proprio la concezione etnicistica della nazione, ovvero che questi non sarebbero vere nazioni in quanto sono un "crogiuolo (guarda caso: melting pot) di etnie diverse". Spunta fuori quindi l'idea del movimento völkisch tedesco, per cui solo quello tedesco sarebbe un popolo etnicamente e linguisticamente incontaminato" quindi la sola vera nazione.
Che forse gli stati federali come Svizzera, Regno Unito o Russia non sarebbero nazioni? Che forse quei popoli, a dispetto delle differenze entiche e linguistiche non si sentono parte della medesima comunità storico-nazionale? Andateglielo a chiedere. La nazione, questo ci dice la storia, è quasi sempre una concrezione di più ethnos, ovvero è costruzione comune di un demos  in cui diversi ethnos si sono fatti nazione e coabitano in modo solidaristico. Un unico demos, ove sia democratico e non annessionistico, può quindi includere una pluralità di ethnos. Entro questa dialettica si può comprendere quel che affermò Ernest Renan, che "la nazione è un plebiscito di tutti i giorni".

PATRIOTTISMO DISARMATO


La tesi del nostro, sul solco di Habermas piuttosto che su quello di Laclau,
visto che le nazioni non esistono e sono solo costruzioni immaginarie, "consistono in un sistema condiviso di norme e leggi". 

Stiano dunque attenti Fassina ed i compagni attorno a lui raccolti. Essi —quando non addirittura alludono all'assurdità del "patriottismo europeo", altri "mediterraneo" —, nel comprensibile tentativo di smarcarsi dal nazionalismo di matrice fascista, annessionistico e imperialistico, sostengono che il loro patriottismo è tutto e solo politico, cioè esclusivamente fondato sui "valori" della lealtà verso la Costituzione repubblicana. Un patriottismo fiacco, disarmato, che non ha né potenza politica né alcuna forza egemonica ed emozionale, basato su una tesi semplicistica e minimalistica della nazione, e coloro che la sostengono rischiano non volendo di diventare satelliti della sinistra anti-nazionale e globalista.

Chiediamo: se il patriottismo italiano legittimo sia solo quello basato sulla lealtà alla Carta costituzionale, che dire dei Pisacane, dei Garibaldi e dei Mazzini? Per non parlare del Machiavelli. Che dire delle decine di migliaia di volontari che morirono sui campi di battaglia in nome dell'Italia? Avevano forse essi una Costituzione su cui giurare e immolare le loro vite? No, non l'avevano, morirono per fare dell'Italia una nazione democratica e popolare, ovvero lottarono per avviare uno storico processo costituente. Essi furono sconfitti e fu grave onta della sinistra italiana, in nome di un malinteso internazionalismo, lasciare la loro memoria all'insorgente fascismo.

Colpa che fu espiata dalla resistenza italiana, dai combattenti che senza attendere direttive dall'alto, nel settembre 1943, salirono in montagna e si diedero alla lotta armata per un sentimento patriottico e civile contro lo sfascio dello Stato nazionale e per riscattare la dignità della Patria. Chiediamo: non era forse il loro patriottismo legittimo e sacrosanto? Eh certo che lo era, malgrado la Costituzione fosse di la da venire, ed anzi la lotta poteva anche non sfociare nella Repubblica democratica. 

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SOLIDARIETÀ COL POPOLO CURDO di Campo Antimperialista

[ venerdì 11 ottobre 2019 ]



Allearsi con gli Stati Uniti non va mai bene!


Il Campo Antimperialista esprime la propria solidarietà alla popolazione curda colpita dall'attacco turco. L'iniziativa presa da Erdogan, con l'esplicito avallo dell'amministrazione americana, costituisce l'ennesimo colpo ad ogni prospettiva di pace in Siria, la cui sovranità nazionale viene così ulteriormente calpestata.

Mentre condanniamo fermamente l'azione turca, non possiamo al tempo stesso sottacere le gravi responsabilità politiche della dirigenza curdo-siriana. Non è alleandosi con la principale potenza imperialista, gli Stati Uniti d'America, che si può credibilmente lottare per la propria autodeterminazione. I disastrosi risultati di questo abbraccio, che ha portato alla concessione di basi alle truppe Usa nel nord della Siria, sono sotto gli occhi di tutti.

Nonostante questi catastrofici errori della dirigenza curda, senza peraltro dimenticare l'ingiustificabile occupazione di città siriane a maggioranza araba da parte delle forze curde del Rojava, il Campo Antimperialista condanna ogni presenza straniera in territorio siriano.

Le truppe turche vanno fermate, quelle americane se ne devono andare. Spetta al popolo siriano, nelle sue varie componenti, trovare la strada della pace e della convivenza. Una via che passa anche dal riconoscimento delle legittime aspirazioni all'autodeterminazione della minoranza curda, nella prospettiva di una repubblica federativa e democratica siriana. Una via che richiede in primo luogo la cacciata delle truppe americane dal nord della Siria.

9 settembre 2019

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giovedì 10 ottobre 2019

12 OTTOBRE: VI DICIAMO LA VERITÀ

[ giovedì 10 ottobre 2019 ]

Era prevedibile. Man mano che si avvicina la data del 12 ottobre, mentre crescono le adesioni di cittadini e associazioni, c'è chi borbotta e chi getta discredito sui promotori.
Certi ambienti dovevano cercare un pretesto e l'hanno trovato nella decisione del Comitato Promotore di far sventolare alla manifestazione, oltre alla bandiera italiana lo stemma del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). E’ stato detto che si tratta di «simbolo di partito», di un «simbolo massonico», di «simbolo di sinistra», di «quello delle Brigate Rosse», un "simbolo satanico".
Non si erano sentite tante scemenze tutte assieme.
D'appresso il comunicato stampa del Comitato Promotore.






«L’Appello alla manifestazione del 12 ottobre è stato firmato da oltre duecento Promotori e sottoscritto da oltre duemila cittadini (le adesioni continuano ad arrivare copiose). Chiunque fra i Promotori abbia desiderato partecipare ai lavori del Comitato organizzativo è stato ben accetto, ed ha potuto portare le proprie proposte alla valutazione collegiale.

Nel comitato esistono culture, visioni ed orientamenti diversi, ma lo sforzo costruttivo comune è sempre quello di superare le divisioni per tendere alla condivisione delle scelte.

La massima convergenza è presupposto indispensabile per poterci liberare dalle mille catene che oggi ci opprimono, visibili e invisibili.

Si è scelta per questo motivo una manifestazione apartitica e senza bandiere di partito.

Si è anche deciso all’unanimità di ammettere oltre al tricolore italiano ed alle bandiere nazionali delle delegazioni estere che parteciperanno, qualche bandiera tricolore con al centro la stella bianca, quale simbolo storico del Comitato di Liberazione Nazionale.

Ci è apparsa infatti evidente la coerenza con i nostri intenti di un simbolo che rappresenta molto chiaramente l’idea che l’unione fra diversi è possibile, ed è necessaria alla liberazione.

Rammentiamo a tutti coloro che sono in cerca di orientamento, che la stella bianca è simbolo patrio presente perfino nello stemma ufficiale della Repubblica italiana.

Ci dispiace che alcuni fra quelli che hanno firmato il comune appello, e che quindi perseguono i nostri medesimi obiettivi, pur non avendo chiesto di partecipare personalmente ai lavori interni al Comitato organizzatore, abbiano preferito criticare aspramente e direttamente sul web questa nostra scelta, e arrivino a prendere le distanze dall’intera manifestazione.

Invitiamo quindi tutti a manifestare unitariamente sabato 12 ottobre!

Il Comitato Promotore

9 ottobre 2019»

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TAGLIO DEI PARLAMENTARI: L'AMARA VERITÀ

[ giovedì 10 ottobre 2019 ]

Praticamente all'unanimità (553 sì, 14 no, 2 astenuti) la Camera dei deputati ha approvato l'ennesimo squartamento della Costituzione, il cosiddetto "Taglio dei parlamentari": i deputati passeranno a 400 dai 630 attuali ed i senatori a 200 dagli attuali 315.


Hanno votato per la legge: M5s, Pd e Leu (che sostengono il Conte bis) e, a destra, Lega, Forza italia e Fratelli d'Italia.

Con questo nuovo sgarro della Carta l'Italia diventerà il Paese d'Europa col minor numero di eletti rispetto ai cittadini con diritto di voto. 


Qual è la ratio della legge? 


Per farla facilmente digerire all'opinione pubblica essa è stata giustificata, a partire dai grillini che l'hanno fortemente voluta, col motivo delle "riduzione dei costi della politica".
Giustificazione risibile (i "risparmi" si aggirano allo 0,08% del Pil, secondo altri ancor meno). Un cinico specchietto per le allodole che nasconde i veri scopi della manovra: ridurre le prerogative del Parlamento, accrescere quelle dell'Esecutivo (governo), quindi accentuare la verticalizzazione della catena di comando della decisione politica. Il tutto nel rispetto del criterio della massima governabilità (governance) del sistema neoliberista, quello per cui i mercati (leggi i poteri forti economico-finanziari) sono i veri sovrani e dettano la linea mentre i decisori politici ubbidiscono e/o si adeguano. Il tutto ovviamente in base al paradigma della cosiddetta "efficienza" (o perfomatività).

Una ennesima conferma, la modifica della Costituzione, dell'incompatibilità tra democrazia e sistema liberista.

Ricordiamo quel che invocò nel 2013 la grande banca d'affari americana J.P. Morgan: "sbarazzatevi delle costituzioni antifasciste e troppo democratiche".
Non bisogna tuttavia andare oltre Atlantico per capire quali siano le vere forze che stanno dietro a questo nuovo squartamento. 
Era tutto scritto nel "Piano di rinascita democratica" della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Quel piano prevedeva, fin nei dettagli, il passaggio da un ordinamento democratico ad uno Stato autoritario di polizia. C'era in quel piano, tra le altre cose, la riduzione drastica del numero dei parlamentari, nel contesto del passaggio ad un sistema bipolare (centro-destra centro-sinistra). 

La "seconda Repubblica" realizzò in gran parte quel disegno, un disegno che il voto popolare del 4 marzo del 2018 ha fatto saltare per aria.

Ora, dopo la ritirata tattica, tutti i partiti all'unisono si sono riallineati eseguendo l'antico disegno e sono tornati all'attacco.

Gelli dalla tomba ringrazia, esultano i poteri forti, gongola l'eurocrazia, che da sempre caldeggia lo svuotamento della democrazia e la fine della "anomalia" italiana.

L'unanimità registratasi nel Parlamento dimostra che a di là delle risse sinistre e destre, forze governative e della cosiddetta "opposizione", ubbidiscono agli stessi padroni, che sono in buona sostanza dei servi del grande capitalismo che non sa che farsene della democrazia.

Tutti questi signori meritano il più irriducibile disprezzo: anzitutto i partiti di governo, come pure quei partiti cosiddetti "sovranisti" come la Lega di Salvini e i fratellastri italioti della Meloni. Sono l'opposizione di sua maestà, sono dei cialtroni.

Una ragione in più, semmai ce ne fosse stato bisogno, per partecipare alla manifestazione LIBERIAMO L'ITALIA di sabato prossimo. Restare inermi significa diventare complici.

Per Liberarci dalla catene dell'Unione europea e del neoliberismo occorre prima sbarazzarci delle "guide indiane", degli ascari, dei collaborazionisti nostrani (di centro-sinistra e centro-destra) al servizio degli oppressori.


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mercoledì 9 ottobre 2019

12 OTTOBRE: L'ADESIONE DI GIANLUIGI PARAGONE

[ mercoledì 9 ottobre 2019 ]

Ieri Gianluigi Paragone è stato intervistato da Claudio Messora.
Trovate il tempo per ascoltarlo, poiché ne vale davvero la pena.
Al centro dell'intervista la metamorfosi dei 5 Stelle, da movimento anti-sistema a forza sistemica. Un discorso a difesa del sovranismo democratico e costituzionale contro l'Unione europea e la globalizzazione neoliberista.
Paragone spiega quindi le ragioni della sua adesione alla manifestazione LIBERIAMO L'ITALIA che si svolgerà a Roma sabato prossimo.



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IL 12 OTTOBRE E LA SAGA DEGLI IMBECILLI

[ mercoledì 9 ottobre 2019 ]






L'audacia è una grande qualità, che a volte tuttavia, viene inquinata da vanità, egotismo e superbia. Quei difettucci che nella tragedia greca erano altrimenti chiamati Hybris.


Qualche giorno fa, lo stimato Francesco Amodeo comunica nella sua pagina che 
ha ricevuto una miracolosa illuminazione:
«Se entro il 2020 non riescono a fermarmi, i nostri figli ci leggeranno sui libri di storia. Ve lo prometto. Ho la strategia in mente».
Minchia! E noi che dopo un decennio di analisi e contro-analisi pensavamo fosse già chiara la via, ovvero, come fece Alessandro a Gordio, che se un governo sovrano volesse davvero uscire dalla Ue, presupposto un piano per far fronte alle conseguenze, non dovrebbe fare altro che disdettare i Trattati. 

Non è tuttavia di miracoli che vogliamo parlare, ma di una cosa profana assai, del dietrofront di un manipolo di esagitati riguardo alla manifestazione del 12 ottobre LIBERIAMO L'ITALIA. Essi vanno denunciando il Comitato promotore di "raggiro", quindi chi ne fa parte di essere degli imbroglioni.

Il motivo è presto detto. In un comunicato del 3 ottobre il Comitato promotore annunciava:
«È in questo quadro — per ricordare da dove viene la nostra Costituzione, per indicare la strada che bisognerà percorrere nei prossimi anni, che il Comitato Organizzatore della manifestazione «Liberiamo l’Italia» ha deciso di ammettere — come unica eccezione alla regola generale — la presenza nella manifestazione di alcune bandiere tricolori con la stella bianca simbolo del Cln. Non un simbolo divisivo o di partito, bensì un simbolo unitario, lo stesso che rappresenta l’emblema della Repubblica italiana. Un simbolo dal grande significato per la lotta che ci attende». 
Apriti cielo! Questi personaggi, allo scopo di avvelenare i pozzi, mestare nel torbido e sabotare la manifestazione, hanno iniziato a schiamazzare come la leggenda narra fecero le oche del Campidoglio con Brenno alle porte. 
"E' un simbolo di sinistra!"... "E' un simbolo di parte!". Per alcuni analfabeti, addirittura, "un simbolo di partito".
Che questi detrattori non sappiano la storia? Ovvio che no. Essi sanno benissimo cosa fu il Comitato di Liberazione Nazionale, come sapevano altrettanto bene quali fossero i valori ed i principi del 99% dei promotori della manifestazione del 2 Ottobre.

L'idiosincrasia verso il CLN null'altro esprime se non ripugnanza morale e disprezzo politico verso quello che esso storicamente simboleggia: la lotta di Resistenza con cui ci liberammo dall'occupazione nazista e dai loro lacchè. 


E poi, diciamola tutta: dietro al tentativo disperato di proibire l'esposizione della bandiera del CLN si annida il recondito desiderio di far sì che la manifestazione del 12 ottobre fosse rubricata come collaterale a quelle dei finti sovranisti della Lega o dei Fratelli d'Italia — che proprio ieri, votando assieme a grillini e piddini per ridurre drasticamente i parlamentari, hanno dimostrato chi effettivamente sono.

C'è che sostiene che questi sabotatori siano dei cripto-fascisti.

Dio solo lo sa cosa sono davvero, cosa gli passi per la testa. Di sicuro, come frutto amaro di decenni di viscida rimozione (postmodernista e liberista) della nostra memoria e delle nostre radici, vorrebbero cancellare l'incancellabile, una straordinaria pagina di storia, senza la quale non sarebbe nata la nostra Repubblica con la sua Costituzione. Che oggi si sia governati da una casta infame che schiaccia il nostro popolo fregiandosi cinicamente di certe radici, non può essere un alibi per diventare figli di nessuno, tantomeno per assolvere il fascismo. E' semmai un motivo in più per combatterla, strappando ai satrapi della Ue la nostra bandiera.

Nel campionato degli imbecilli (che com'è noto sono imbecilli), il premio lo hanno vinto  quelli che hanno sentenziato con improbabile sicumera che non solo Resistenza e Repubblica, ma lo stesso Risorgimento, null'altro furono che "loschi complotti massonici".

Alla fine della fiera che possiamo dire? Che c'è un patriottismo antico e democratico, quello nostro per capirci, e un patriottismo perverso, nazionalista e sciovinista, quello che ha sempre contraddistinto una certa destra reazionaria. 

Per liberare il Paese dalla gabbia è necessario il più grande sforzo unitario del popolo italiano, ma sempre vale la massima: "colpire uniti, marciare separati".


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martedì 8 ottobre 2019

APOCALISSE CLIMATICA?

[ martedì 8 ottobre 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Comunicazione di servizio
per gli umbri che partecipano alla manifestazione del 12 ottobre

Molti vanno con mezzi propri, anzitutto dal sud della regione. Per coloro che invece andranno con l'autobus autorganizzato ricordiamo le due tappe principali:

- Perugia: partenza autobus ore 09:00 presso il parcheggio di Borgo Novo (uscita raccordo Madonna Alta).
- Foligno, ore 09:30 l'autobus fa tappa presso il parcheggio dell'Holiday Inn (adiacente ospedale).
- Ritorno previsto: Foligno ore 19:00, Perugia ore 19:30














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QUALE INTERNAZIONALISMO? di Thomas Fazi

[ martedì 8 ottobre 2019 ]

Il capitale oggi è rappresentano soprattutto da uni e zeri su un computer che si spostano alla velocità della luce da un punto all’altro del mondo, mentre il lavoro è rappresentato da esseri umani in carne e ossa la cui vita è per definizione relativamente stanziale, cioè legata a un determinato territorio e a una specifica comunità. In questo senso mi fa sempre sorridere quando sento parlare di “internazionalizzazione delle lotte” e altri slogan simili. È ovvio che sia auspicabile un’interazione e una collaborazione tra i lavoratori di diversi paesi, ma quello di pensare che la risposta all’internazionalizzazione del capitale fosse “l’internazionalizzazione delle lotte” — o più banalmente “l’internazionalizzazione della democrazia” — ha rappresentato un abbaglio di portata storica per la sinistra occidentale.

Pensare di poter competere con il capitale a livello internazionale è semplicemente assurdo, nella misura in cui questo presupporrebbe la costruzione di istituzioni politiche democratiche globali capaci di governare i processi capitalistici a livello, appunto, mondiale. Ma si tratta di una pia illusione. L’esempio dell’UE dimostra come sia impossibile costruire strumenti di controllo democratico anche solo a livello regionale, figurarsi a livello globale, e come anzi i processi di sovranazionalizzazione — o di mondializzazione che dir si voglia, con cui non intendiamo semplicemente l’internazionalizzazione dei processi produttivi ma la creazione di strutture, organismi e agenzie sovranazionali, di cui l’UE è l’esempio più lampante — abbiano avuto come obiettivo precisamente quello di scardinare le democrazie nazionali e dunque di ridurre la capacità dei cittadini di controllare e regolare il capitale. 

Il fatto che la sinistra, con poche eccezioni, abbia avallato — e continui ad avallare — questi processi in nome di un astratto “cosmopolitismo” rappresenta una delle grandi tragedie del nostro tempo.

Bisogna dunque ripartire dall’ovvietà per cui il conflitto capitale-lavoro non è e non potrà mai essere uno scontro tra due “internazionalismi”, o meglio tra due globalismi, quello del capitale e quello del lavoro, ma assume inevitabilmente la forma di uno scontro tra la logica intrinsecamente globale dell’accumulazione capitalistica da un lato e la logica intrinsecamente territoriale del lavoro dall’altro. 
Per citare David Harvey:
«il conflitto assume inevitabilmente la forma dello scontro fra flussi del capitale e luoghi dell’autoproduzione dei mondi vitali». 
È per questo che innumerevoli lotte sociali e di classe si combattono attorno alla formazione dei luoghi, i quali 
«sono i paesaggi dove si svolge la vita quotidiana, si stabiliscono i rapporti affettivi e le solidarietà sociali e dove si costruiscono le soggettività politiche e i significati simbolici».
Da ciò ne consegue che l’obiezione più ricorrente al “sovranismo di sinistra” — ossia quella secondo cui, nel contesto dell’attuale sistema capitalistico globalizzato, qualunque tentativo di un singolo Stato di resistere alla logica capitalistica sarebbe velleitario — risulta del tutto infondata a mio avviso: al contrario, ancora oggi lo Stato nazionale è l’unico strumento capace di resistere all’illimitata estensione geografica del dominio capitalistico, non solo per il fatto di essere democratizzabile, a differenza delle istituzioni sovranazionali, ma anche per il fatto di essere espressione di una specifica comunità territoriale, e dunque di permettere ai vari popoli e alle varie comunità di resistere al dominio capitalistico secondo le proprie modalità e specificità. 

Questo non implica affatto l’abbandono di una prospettiva internazionalista, ma vuol dire avere ben chiara la distinzione tra cosmopolitismo di sinistra — cioè l’idea per cui la lotta di classe si rivela in ultima istanza lo strumento per realizzare il trionfo dell’individuo razionale universale, indipendentemente dalle sue radici culturali, storiche ecc. — e reale internazionalismo, che dovrebbe invece fondarsi sulla relazione fra comunità diverse che si riconoscono reciprocamente quali portatrici di forme di vita legittime.

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lunedì 7 ottobre 2019

12 OTTOBRE: ECCO LA NUOVA UMANITÀ Glauco Benigni

[ martedì 8 ottobre ]
MENO 4 ...

Tra i tanti interventi che giungono al Comitato promotore segnaliamo questo di Glauco Benigni.




*  *  *

Da qualche tempo alcuni “Patrioti”, sovranisti non integralisti, liberi pensatori e web influencer disegnano uno scenario, tanto nazionalista quanto globalista positivo, orientato a un futuro gioioso in cui la solidarietà prevalga sulla competizione … Uno scenario nel quale l’Italia si liberi dagli attuali oppressori e diventi un attore fondamentale di una geopolitica mondialista ed euromediterranea … Uno scenario in cui si recuperano tutte le autonomie e le sovranità, senza dimenticare quelle morali, spirituali ed etiche. Un SOGNO? Forse sì!

Ma anche FORSE NO!!! Comunque un bel SOGNO al quale siamo tutti invitati a partecipare, ricordando che: secondo Shakespeare, “noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.

E senza dimenticare che: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!”: una frase a cui è difficile attribuire una paternità certa. ( motto anarchico dell’Ottocento? Michail Bakunin? Il Conte di Lautreamont? In Italia è nota soprattutto come motto del movimento del ’77)
Io li osservo e parlo e lavoro con alcuni di loro da molto tempo ormai.
L’atmosfera è molto interessante: vi si rinviene un sorprendente mix di antiche saggezze e di moderne teorie che desta echi del ’68 italo-francese nelle sue componenti più anarchiche e hippies, prima che l’operaismo e il marxismo-leninismo orientassero la bussola di quel vasto fenomeno.

Le macroanalisi non conformiste ormai sono giunte a livelli di chiarezza estrema. Negli ultimi 10 anni il Web italiano ha prodotto un dibattito filosofico e socio-economico-politico che potrebbe passare alla Storia come un’ottima manifestazione di Rinascimento Culturale Digitale. Decine e decine di opinion makers e influencers, sono usciti dal cono d’ombra e hanno spiegato, e sostenuto con dovizie di particolari e fonti attendibili, i modi e i trucchi con cui le Elites del Pianeta stanno strangolando i Popoli.
Ora si tratta di passare dalla semina alla raccolta di un consenso misurabile politicamente.

E finalmente – ripeto “finalmente” – questi Patrioti e liberi pensatori pongono sul tavolo del confronto anche gli elementi di riflessione che furono la pietra angolare della sociologia della liberazione individuale e dell’antipsichiatria. In primis quelle affermazioni secondo le quali: è inutile pensare di fare la rivoluzione se prima non si sono azzerate al proprio interno la pulsione egoica, il bisogno coatto di leadership e la cultura del nemico a ogni costo.
Negli appelli risuonano accese le componenti di alcuni antichi pensieri sapiensali. Torna nel dibattito non ideologico, che vola al di là della dicotomia destra/sinistra, la considerazione del ruolo dello “spirito”, dell’etica, della coscienza collettiva. Risuona alto l’allerta contro un Transumanesimo, in cui il profitto, il Calvinismo primatista e la Scienza al servizio dei Mercanti, stanno orientando l’umanità verso un algido futuro, dominato da Machines Learning che comandano impietosi algoritmi e gestiscono Big Data, blockchain, 5G e Internet delle Cose per stabilire un controllo occulto, anonimo e neomedioevale.

La Nuova Umanità si erge, sempre più consapevole, contro il Capitalismo Industriale e Finanziario, l’Imperialismo militare globalizzato, l’uniformità degli Stili di Vita e di Pensiero, il Colonialismo Culturale, il Sistema delle Corporations, il Liberismo integralista, etc…

In sostanza si vuole strappare il timone della Storia dalle mani dei Mercanti (banche, fondi, assicurazioni, stock exchange , etc…) e riportarlo – come è stato nei secoli – nelle mani dei Brahmini intesi come Coloro i quali “stabiliscono rapporti equi, sostenibili e favorevoli tra gli abitanti della Terra e il Futuro Invisibile”. Non sarà facile, ci vorranno anni.
Per far questo servono Visionari Pragmatici, Eroi, Pensatori umili ma efficaci, Scienziati, Comunicatori multilingual, Statisti e Politici in grado di “parlare” al Popolo … per far questo bisognerà conquistare l’attenzione del Popolo. L’attenzione però, non di quel Popolo ridotto a sequenze di Big Data dalle ricerche socioeconomiche, non di quel Popolo di attoniti Consumatori compulsivi e di Elettori distratti, ma di quel Popolo Eterno narrato da Dickens, da Hugo, da Dostojewski e da Joyce … per far questo bisognerà ridare al Popolo il suo ruolo e la sua Alta Dignità nella Storia.
Il 12 ottobre speriamo che si confermi un famoso proverbio messicano: “Hanno cercato di seppellirci, ma non sapevano che eravamo semi”.

Fonte: profilo facebook di Glauco Benigni

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