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giovedì 9 maggio 2019

COME NON SI COMBATTE IL FASCISMO di Piemme

[ 9 maggio 2019]

Due sono i fatti che oggi balzano alla cronaca. Lo smantellamento, al Salone del libro di Torino, della casa editrice neofascista Altaforte, e la dura contestazione di Virginia Raggi nel quartiere di Casal Bruciato a Roma.
Due fatti distanti e di diversissima natura e tuttavia il circo mediatico ha avuto facile gioco e connettere ad un unico filo conduttore: l'antifascismo.

Nel primo caso, quello di Torino è stato tolto lo stand ad una piccola casa editrice legata ai "fascisti del terzo millennio". Nel secondo caso ancora Casa Pound protagonista perché si è fiondata sulla protesta di alcuni abitanti di Casl Bruciato contro l'assegnazione di un alloggio ad una famiglia rom italiana (sottolineo italiana).

Per la cronaca: CP è riuscita a presentare liste alle europee saltando l'improba 

raccolta di firme grazie alla cortesia di un parlamentare ungherese, quindi, sempre per la cronaca, CP, tanto per non smentirsi, va in alleanza con la lista almirantiana e finta pro-Forconi "Destre Unite".

Sul primo caso c'è poco da dire: si tratta di una sciatta operazione di censura politica e ideologica, compiuta in nome dell'antifascismo di regime. Un antifascismo con cui la sinistra patriottica non ha nulla a che spartire, e non solo perché si è risolta in uno spettacolare spot a favore di una minuscola casa editrice di cui basta guarda i titoli per capirne il penoso livello culturale. Dalle parti della sinistra radicale (che un tempo gridava allo "antifascismo militante" per distinguerlo da quello di regime) si esulta per l'atto censorio, a dimostrazione che essa va a rimorchio del potere neoliberista ed ha perso ogni barlume di autonomia. 

Fiancheggiare l'antifascismo del regime liberal-liberista, apparire come collusi con esso, non solo è un modo sbagliato di fare antifascismo, è molto peggio, significa spianare la strada alla crescita dei neofascisti, che ogni volta che simili sodalizi si manifestano, vanno infatti in brodo di giuggiole. Andare a rimorchio dell'élite di regime significa di fatto agire da fiancheggiatori dei neofascisti.


*  *  *

Simile, pur essendo il contesto del tutto diverso, il tranello in cui gli antifascisti di sinistra sono caduti a Casal Bruciato — come del resto già avvenne nel 2014 a Tor Sapienza, a Torre Maura e sempre a Casal Bruciato un mese fa

Alcune periferie di Roma sono una vera e propria polveriera sociale. Casal Bruciato (qui il PCI, ai tempi, aveva la maggioranza assoluta, poi passata al M5S che ha ottenuto il 70%) non fa eccezione. 
«Cassonetti cappottati e stracarichi di pattume, strade crivellate di buche, giardini per bambini ridotti a grovigli di vegetazione informe, corse dei bus depennate dall'oggi al domani... i bagni del centro anziani dove si gioca a briscola chiusi e così tutto attorno è diventato un orinatoio.. ogni tanto sparatorie in strada». [IL MESSAGGERO del 9 maggio]
Aggiungete il dissesto dei condomini di proprietà pubblica. Aggiungete che tantissimi, non solo giovani, campano di lavoretti precari o sono disoccupati cronici; aggiungete il dissesto della scuola pubblica e del sistema sanitario; aggiungete la pandemia dello spaccio illegale di droga con cui in molti campano; ed avrete un'idea che si è seduto sopra un vulcano.

In questa polveriera basta una piccola miccia affinché esploda la rabbia degli abitanti. Ancora una volta questa miccia è stata l'assegnazione di un appartamento ad una famiglia italiana di etnia rom. Ancora una volta alcuni residenti hanno cercato di impedire che questa vi si installasse. Si tratta di xenofobia? Certo che sì. Se non si fosse trattato di rom è sicuro che la protesta non ci sarebbe stata. I neofascisti come al solito sono piombati sul quartiere tentando di mettere il cappello su di essa. 

La malcapitata sindaca Raggi ha fatto una figuraccia senza precedenti. Lì proprio dove solo poco tempo fa aveva fatto il pieno di voti quasi veniva linciata non fosse stato per le forze di polizia. E' andata a dire, pensate un po', che "La legge si rispetta!". Una donna le ha gridato in faccia:
«Non sei la nostra sindaca, sei una buffona, la gente che muore di fame non la guardi, vieni qua per i rom, vergogna! E noi che t'abbiamo pure votato, siamo stati dei cretini!»
E' in questo casino si sono fulmineamente infilati i neofascisti di Casa Pound con il loro presidio. E solo a questo punto è arrivata la contro manifestazione degli antifa e di parte del movimento di lotta per la casa — che in troppi casi appare come una specie di comitato di soccorso per soli immigrati. Scene già viste.

Servono queste pratiche a costruire un blocco popolare rivoluzionario? No, non servono, anzitutto perché esse fanno il verso, con il loro accoglientismo incondizionato, alle élite dominanti e alla chiesa cattolica, col che aiutano proprio i neofascisti a spacciarsi come campioni degli italiani in fondo alla scala sociale e dunque abbandonati a se stessi. 

Una sinistra seria e rivoluzionaria dovrebbe rimettere piede in queste periferie e riconnettersi con le classi popolari. Ma questo non sarà mai praticamente possibile se non ci si sbarazza di una politica che considera più importanti i diritti individuali rispetto a quelli sociali e di classe; di idee cosmpolitiche e borghesi riassunte in slogan fricchettoni come "Italia meticcia"; della vera e propria idiosincrasia verso la sovranità nazionale; della attenzione esclusiva alle minoranze d'ogni tipo (sessuali, etniche ecc.); dell'apologia dell'immigrazione irregolare; della parallela sordità assoluta verso il comune sentire popolare che l'immigrazione fuori controllo è inaccettabile; della condanna senza appello di questo comune sentire come razzismo.

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martedì 9 aprile 2019

COSA INSEGNA TORRE MAURA

[ 9 aprile 2019 ]

Stendiamo un pietoso velo sull'amministrazione grillina della capitale.
Partiamo dalle mini-sfilate di Forza Nuova e Casa Pound. Essi fanno il loro mestiere, pur di avere visibilità mediatica e di ottenere il consenso popolare che non hanno, hanno tentato (senza riuscirci) di mettere il cappello sulla mini-rivolta di Torre Maura. Mestano nel torbido, aizzano alla guerra più sporca di tutte, quella tra poveri. Lo fanno nell'interesse di chi? Lasciamo a voi la risposta.

Detto questo come si è comportata la sinistra? Ha subito indetto, cadendo nel trappolone mediatico, una contro-manifestazione antifascista. Vittima della stessa sindrome di quelli della parte avversa (ricerca della visibilità mediatica per ottenere il consenso popolare che non ha), aiutata dalla stampa "per bene", ha finito non solo per condannare il gesto di alcuni abitanti di Torre Maura come "razzista", ma lanciando l'anatema verso quelli che vi hanno partecipato. Più che un errore, una bestialità.

Ammettiamo (e non concediamo) che l'azione spontanea per cacciare i rom dall'edificio sia di natura "razzista" (semmai xenofoba). Ed ammettiamo pure (e non concediamo) che li ci sia, come dire, una latenza di fascismo. E' forse quello in voga il modo adeguato e vincente di combattere il fenomeno? Assolutamente no.

Inutile girarci attorno, le presenza dei Rom in certe zone è vissuto come uno sfregio, un problema serio di sicurezza. Essi sono percepiti come un corpo estraneo, verso il quale ogni tentativo di integrazione nella comunità è vano.

Sono tutte balle razziste queste qui? Ognuno sa che non lo sono, e le eccezioni confermano la regola.

Accusare dunque chi rifiuta di averli come vicini, incolparli come razzisti, è indice non solo di distacco dalla cruda realtà, ma di sudditanza culturale e ideologica sia verso l'élite benpensante — la chiesa cattolica non è tanto stolta da emettere scomuniche urbi et orbi —, peggio, di disprezzo borghese verso gli "scarti" del capitalismo neoliberale. E' un modo sicuro per rendere irreversibile il proprio divorzio dal proletariato, per la precisione dai suoi settori più disagiati e marginali. Ciò che quindi apre le porte proprio alla penetrazione di quelle forze, oggi più che minoritarie, che puntano sull'odio sociale verso chi sta più in basso per farsi strada.

Che ci dice Torre Maura? Che la situazione sta diventando ogni giorno che passa più esplosiva, che prima o poi la pentola sociale farà saltare il coperchio.
Ci dice che la rivolta che si annuncia, come del resto quella dei nostri cugini francesi, non avrà né padri, né padroni. Che quindi la rabbia potente che scatenerà, dopo essere stata fatta diventare un problema di ordine pubblico e sconfitta, rischia di disperdersi nel nulla.
Date le premesse e siccome il rischio è che neofascisti si butteranno a capofitto nel casino è quasi certo che la sinistra condannerà la probabile rivolta popolare. Altri si volteranno dall'altra parte.

Non sono lontani i tempi in cui scopriremo se la sinistra italiana ha sedimentato qualcosa di buono, ovvero incubato, malgrado tutte le sue nefandezze, qualcosa di rivoluzionario.


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sabato 16 giugno 2018

LA FATWA (E LE FESSERIE) DI GIORGIO CREMASCHI di Moreno Pasquinelli

[ 16 giugno 2018 ]

Il 12 giugno scorso Contropiano ha pubblicato un pastrocchio di Giorgio Cremaschi dal violento titolo: Adesso basta con i cialtroni che usano Marx per benedire Salvini!

Il pastrocchio si conclude con una scomposta FATWA di vago sapore islamo-stalinista:
«Non è davvero più tempo di buonismo, davvero non si può più essere tolleranti con chi si dichiara comunista e poi lecca i piedi a Salvini. Giù le mani da Marx e andate all’inferno, finti compagni. Lì troverete Bombacci».
Chi sarebbero quelli che bolla come "cialtroni" e poi come "mascalzoni"?  Nomi il Cremaschi non ne fa ma denuncia il peccato. Sentiamo:
«Mentre c’è chi aiuta i poveri non nel nome dell’accoglienza, ma della fraternità sociale che è necessaria a tutti. Mentre c’è chi lotta contro la schiavitù stando con gli schiavi, ci sono cialtroni che usano Marx per giustificare il loro e l’altrui razzismo. Usano qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto, e spiegano che essere marxisti significherebbe combattere le migrazioni, perché offrono lavoro a basso costo che distrugge diritti e salari. Essi sono ignoranti e in malafede, Marx li avrebbe massacrati come reazionari, come chi sosteneva la “legge bronzea dei salari” o come chi difendeva gli stati confederati del sud, perché la liberazione degli schiavi avrebbe portato forza lavoro a basso costo nel Nord America.. Marx era per il rovesciamento del capitalismo, ma non certo per tornare al Medio Evo e in tutta la sua vita ha sempre combattuto le vandee, comunque esse si presentassero.
Ma la questione non è neanche l’uso sfacciato che questi fanno di Marx; il fatto che le loro fesserie siano riprese e sostenute da leghisti e fascisti che considerano il comunismo come il demonio, li squalifica a sufficienza».
Sorvoliamo su quella che Hegel avrebbe definito la "pappa del cuore", [1] il melenso sentimentalismo impolitico che farebbe invidia a Padre Pio. Il succo del moralistico pistolotto è che Marx avrebbe negato che le migrazioni di massa, in quando costituiscono immissione sul mercato di forza-lavoro eccedente, non avrebbero conseguenze deflattive sui salari e sui diritti dei lavoratori autoctoni. 

Facciamo notare, di passata, che non troverete in Marx specifici studi sugli effetti dell'emigrazione sui salari, come non troverete il sostantivo "disoccupazione" (non era in uso all'epoca sua). Troverete però trattata e sviscerata la questione alle voci "sovrappopolazione operaia relativa" ed "esercito industriale di riserva". E di questo trattasi, infatti, poiché sì i migranti sono esseri umani, ma per il capitale sono anzitutto una merce, forza-lavoro disponibile, fanno quindi parte dell'esercito industriale di riserva.

Cremaschi, cosa grave per uno che ha fatto il sindacalista comunista, 
incredibile per uno che si dichiara "marxista" (che non è proprio la stessa cosa), pare non sia a conoscenza di una delle leggi fondamentali del capitalismo scoperta da Marx. Qual'è questa legge fondamentale? E' la LEGGE ASSOLUTA, GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA[2] 

E cosa ci dice questa legge? Che il Capitale, proprio per la sua natura, bramoso di valorizzazione, ha bisogno di avere un esercito di disoccupati e di "Lazzari", e se non lo trova già sul mercato, lo crea, sradicando e schiavizzando popoli, spostando masse enormi da un capo all'altro di un paese, oggi, a globalizzazione dispiegata, da un capo all'altro del mondo. E perché ne ha vitale bisogno? Ci dice Marx, proprio per "regolare" ovvero tenere bassi i salari:
«Tutto sommato i movimenti generali del salario sono regolati esclusivamente dall’espansione e dalla contrazione dell’esercito industriale di riserva, le quali corrispondono all’alternarsi dei periodi del ciclo industriale. Non sono dunque determinati dal movimento del numero assoluto della popolazione operaia, ma dalla mutevole proporzione in cui la classe operaia si scinde in esercito attivo e in esercito di riserva, dall’aumento e dalla diminuzione del volume relativo della sovrappopolazione, dal grado in cui questa viene ora assorbita ora di nuovo messa in libertà. (...)«L’esercito industriale di riserva preme durante i periodi di stagnazione e di prosperità media sull’esercito operaio attivo e ne frena durante il periodo della sovrapproduzione e del parossismo le rivendicazioni. La sovrappopolazione relativa è quindi lo sfondo sul quale si muove la legge della domanda e dell’offerta del lavoro. Essa costringe il campo d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale». [3]
Non solo questo:
«La gran bellezza della produzione capitalistica consiste nel fatto che essa produce sempre una sovrappopolazione relativa di operai salariati in proporzione dell’accumulazione del capitale. Così la legge della domanda e dell’offerta viene tenuta sul binario giusto, l’oscillazione dei salari viene tenuta entro limiti giovevoli allo sfruttamento capitalistico, e infine è garantita la tanto indispensabile dipendenza sociale dell’operaio dal capitalista». [4]
Chi dice "fesserie" caro Cremaschi? chi fa contraffazione ed "un uso sfacciato" di Marx? Chi è che  estrapola "qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto"? 

Riscopriamo dunque l'acqua calda: la massa di disoccupati (tanto più se migranti disposti ad accettare condizioni schiavistiche) è funzionale al capitale, ergo, disfunzionale a quelli del proletariato attivo. Da questo che se ne deve dedurre? Che si deve sputare addosso ai disoccupati? Che si dovrebbero affondare la barche coi migranti? certo che no. Se ne deve dedurre che occorre combattere la disoccupazione e per il diritto al lavoro. Che ferma restando la più ferma condanna di razzismo e xenofobia, è nell'interesse del proletariato contrastare la deportazione di massa causata dall'anarchia capitalista che produce miseria nei paesi che depreda e controllare i flussi dei nuovi schiavi — che qui, in tanti, andrebbero ad ingrossare le file del sottoproletariato, quel ceto che Marx definì come ”ladri e delinquenti, vagabondi privi di mestieri, lazzaroni senza scrupoli " [5] e Lenin «servi dei padroni, senza idee né princìpi».


Dopo Marx sarà il caso di volare basso. 

Egli ci parla della legge della domanda e dell'offerta. Questa dovrebbe capirla anche un profano. In sintesi: se sul mercato l'offerta di una merce eccede la domanda, essa necessariamente si deprezza. Ove avvenga il contrario, ove cioè la domanda sia maggiore dell'offerta, quella merce si apprezza. Questa legge vale per ogni merce: vale per il mercato del denaro e dei capitali, figurarsi per quello degli esseri umani (forza-lavoro nel vocabolario capitalistico). Morale: ove l'offerta di forza-lavoro superi la richiesta del capitale, questa eccedenza causerà la svalutazione del prezzo della medesima. E' evidente che i flussi migratori di massa, tanto più in un mercato contraddistinto dalla stagnazione economica ("secolare" per alcuni economisti) e dalla disoccupazione generale, agiscono sulla legge. 

Se mi è permessa una licenza categoriale, parafrasando Marx, dirò anzi di più: che le migrazioni di massa trasformano la "sovrappopolazione operaia" da relativa a permanente, più precisamente assoluta.

Cremaschi, negando a priori che l'immigrazione di massa non ha alcun impatto sul mercato del lavoro, sui salari ed i diritti dei lavoratori, compie l'errore speculare di quelli che bolla come "cialtroni". Come non è vero l'immigrazione di per sé contribuisca ad abbassare i salari, è falso che essa sia del tutto ininfluente. Ove il ciclo capitalistico della produzione e della accumulazione sia in crescita, nelle fasi di boom, in questi casi, siccome il ciclo conosce una penuria di forza-lavoro, il capitale chiede e dunque rende possibile il reclutamento di nuova forza-lavoro. In questi casi l'immigrazione, malgrado i capitalisti bramino sempre al massimo sfruttamento (com'è naturale in regime di concorrenza e di lotta accanita per aumentare il saggio di profitto) non tende, automaticamente, ad abbassare i livelli salariali e intaccare diritti. Ma ove il ciclo non sia di espansione, ove ci sia stagnazione economica, l'afflusso di forza-lavoro (migrante o non migrante) tende e come! ad avere un impatto deflazionistico, diventando indispensabile al capitale che sempre tenta di disporre di forza-lavoro inoccupata come clava per tenere bassi i salari cioè strappare saggi di profitto più alti.

Analisi concreta della situazione concreta (diceva Lenin). Chiediamo a Cremaschi: che fase è, qui da noi, il ciclo capitalistico? L'economia del Paese è forse in fase espansiva o recessiva? é in fase recessiva, anzi è segnata da una depressione senza precedenti. Più sotto i terribili dati. Alcune cifre per rinfrescare la memoria alle anime belle. [6]

Una vera e propria catastrofe sociale, una depressione di lunga durata contraddistinta da un eccesso di offerta di forza-lavoro a bassa e media qualificazione senza precedenti. In questo contesto l'immigrazione, ovvero l'afflusso di nuova forza-lavoro a basso costo, andando ad ingrossare quello che Marx chiamava l'esercito industriale di riserva, ha contribuito (assieme ad altri fattori, tra cui i processi di automazione, di crescente produttività del lavoro o delocalizzazione) a determinare un pesante effetto deflattivo sui diritti ed i salari dei lavoratori già impiegati (siano italiani che stranieri). Solo figli di papà, pariolini sciccosi e intellettuali snob lontani dal popolo lavoratore possono non essersene accorti. 

Se è illusoria l'idea che considera i migranti come la base sociale supplente futura di una sinistra radicale "tradita e abbandonata" dal proletariato — di cui il mutualismo umanitario o assistenzialismo dal basso pretende di essere la leva del rimpiazzo —, è imperdonabile che si tiri in ballo Marx per giustificarla. 

Confessiamo che leggendo l'ultima sinistra frase del pastrocchio di Cremaschi ci è corso un brivido lungo la schiena  "Giù le mani da Marx e andate all’inferno, finti compagni. Lì troverete Bombacci".  Saremo anche noi, dal momento che diciamo queste cose, colpiti dalla sua FATWA-do-cojo-cojo-do-chiappo-chiappo

Comunque sia noi non rispondiamo "giù le mani", bensì "rimettete le mani su Marx", che le buone letture disintossicano, liberano dagli isterismi, e giovano a non incappare in brutte cadute di stile.


NOTE


[1] G. W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (1820)

[2] K. Marx, IL CAPITALE, Critica dell’economia politica. Libro I, cap. XXIII: LA LEGGE GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA. Editori Riuniti 1973, pp. 60-170

[3] «La grandezza proporzionale dell’esercito industriale di riserva cresce dunque insieme alle potenze della ricchezza. Ma quanto maggiore sarà questo esercito di riserva in rapporto all’esercito operaio attivo, tanto più in massa si consoliderà la sovrappopolazione la cui miseria è in proporzione inversa del tormento del suo lavoro. Quanto maggiori infine lo strato dei Lazzari della classe operaia e l’esercito industriale di riserva, tanto maggiore il pauperismo ufficiale». (...)

«Una legge astratta della popolazione esiste soltanto per le piante e per gli animali nella misura in cui l’uomo non interviene portandovi la storia.

Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario dell’accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalistica e addirittura una delle condizione dell’esistenza del modo di produzione capitalistico. Essa costituisce un esercito industriale di riserva disponibile che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese, e crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile e sempre pronto indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione». (...)

«In tutti questi casi [di espansione economica] grandi masse di uomini devono essere spostabili improvvisamente nei punti decisivi senza pregiudizio della scala di produzione in altre sfere; le fornisce la sovrappopolazione. Il ciclo vitale caratteristico dell’industria moderna, la forma di un ciclo decennale di periodi di vivacità media, produzione e con pressione massima, crisi e stagnazione, interrotto da piccole oscillazioni, si basa sulla costante formazione, sul maggiore o minore assorbimento e sulla nuova formazione dell’esercito industriale di riserva o della sovrappopolazione. Le alterne vicende del ciclo industriale reclutano a loro volta la sovrappopolazione e diventano una degli agenti più energici della sua riproduzione». (...)

«La forma di tutto il movimento di tutta l’industria moderna nasce dunque dalla costante trasformazione della popolazione operaia in braccia disoccupate o occupate a metà.



La produzione di una popolazione eccedente e relativa, cioè eccedente riguardo al bisogno medio di valorizzazione del capitale, è condizione vitale dell’industria moderna.
Il lavoro fuori orario della parte occupata della classe operaia ingrossa le fila della riserva operaia, mentre, viceversa, la pressione aumentata che quest’ultima esercita con la sua concorrenza sulla prima, costringe questa al lavoro fuori orario e alla sottomissione ai dettami del capitale. La condanna di una parte della classe operaia a un ozio forzoso mediante il lavoro fuori orario dall’altra parte e viceversa diventa mezzo di arricchimento del capitalista singolo e accelera allo stesso tempo la produzione dell’esercito industriale di riserva su una scala corrispondente al progresso dell’accumulazione sociale» (...)

«La domanda di lavoro non è tutt’uno con l’aumento del capitale, l’offerta di lavoro non è tutt’uno con l’aumento della classe operaia, in modo che due potenze indipendenti fra di loro agiscono l’una sull’altra. I dadi sono truccati. Il capitale agisce contemporaneamente da tutte e due le parti. Se da un lato la sua accumulazione aumenta la domanda di lavoro, dall’altro essa aumenta l’offerta di operai mediante la loro “messa in libertà”, mentre allo stesso la pressione dei disoccupati costringe gli operai occupati a render liquida una maggiore quantità di lavoro rendendo in tal modo l’offerta di lavoro in una certa misura indipendente dall’offerta di operai. Il movimento della legge della domanda e dell’offerta di lavoro su questa base porta a compimento il dispotismo del capitale». (...)

«Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo. Astrazion fatta da vagabondi, delinquenti, prostitute, in breve dal sottoproletariato propriamente detto, questo strato sociale consiste di tre categorie (…) il pauperismo costituisce il ricovero degli invalidi dell’esercito operaio attivo e il peso morto dell’esercito industriale di riserva. La sua produzione è compresa nella produzione della sovrappopolazione relativa, la sua necessità nella necessità di questa; insieme a questa il pauperismo costituisce una condizione d’esistenza della produzione capitalistica e dello sviluppo della ricchezza. Esso rientra nei faux frais della produzione capitalistica, che il capitale sa però respingere in gran parte da sé addossandoli alla classe operaia e alla piccola classe media».

In: K. Marx, IL CAPITALE, Critica dell’economia politica. Libro I, cap. XXIII; LA LEGGE GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA. Editori Riuniti 1973, pp.60-170

[4] K. Marx, IL CAPITALE, capitolo XXV; LA TEORIA MODERNA DELLA COLONIZZAZIONE. pp. 229-230

[5] K. Marx, LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA

[6] Rispetto al 2007, anno pre-crisi, mancano 5,4 punti percentuali di Pil. Nel 2017 la spesa della Pubblica amministrazione è l’1,7% in meno rispetto a dieci anni fa, quella delle famiglie del 2,8%. Sul fronte della produzione industriale va ancora peggio: rispetto al 2000 l’Italia sconta un differenziale negativo di 19,1 punti percentuali, con punte del -35,3% nel tessile/abbigliamento e calzature, del -39,8% nel settore dell’informatica e del -53,5% nelle apparecchiature elettriche.
Di qui chiusura di aziende e licenziamenti di massa. I dati sulla disoccupazione sono terribili: siamo al record storico dell'11,7% (in realtà è molto più alta) e quella giovanile è oltre il 40% (in verità più alta). Conseguenza: caduta dei redditi (dal 2007 al 2016 gli italiani hanno perduto il 9,8% del loro reddito pro capite, un calo pari a 2.800 euro a cittadino) e ancor più dei salari, anzitutto nell'industria e nella campagne, il cui potere d'acquisto è sceso di centinaia di euro annui. Ed i dati mostrano che la cose sono peggiorate con precarizzazione, uberizzazione, jobs act, ecc.

venerdì 25 agosto 2017

LA XENOFOBIA? NON ESISTE!

[ 25 agosto 2017 ]

Dice la Treccani: 
«xenofobìa – Sentimento di avversione generica e indiscriminata per gli stranieri e per ciò che è straniero, che si manifesta in atteggiamenti e azioni di insofferenza e ostilità verso le usanze, la cultura e gli abitanti stessi di altri paesi, senza peraltro comportare una valutazione positiva della propria cultura, come è invece proprio dell’etnocentrismo; si accompagna tuttavia spesso a un atteggiamento di tipo nazionalistico, con la funzione di rafforzare il consenso verso i modelli sociali, politici e culturali del proprio paese attraverso il disprezzo per quelli dei paesi nemici».

Com'è noto nessuno si considera xenofobo, né razzista.
Uno tuttavia di sicuro esiste. Abita a Breno di Borgonovo Valtidone, comune del piacentino. Quello che davanti alla struttura che deve ospitare quindici profughi minorenni, ha scritto sul muro di cinta "Breno dice no ai neri all'invasione e alle coop".

Ce n'è uno solo tra noi? Parafrasando una frase attribuita a Togliatti: "Uno xenofobo è una spia, dieci sono provocatori, mille sono un problema politico".
Non nascondiamocelo, la xenofobia è un problema politico, anzi, date le dimensioni, un enorme problema politico. Se in una piccola comunità c'è chi rifiuta di ospitare una quindicina di minorenni, beh, siamo alla frutta! 

Supponiamo che chi ha fatto quella scritta indecente non sia un figlio di papà. Di sicuro è un giovane proletario, magari senza lavoro o precario. E concediamo anche che egli sia pieno di rabbia e rancore sociale contro un sistema che lo esclude e lo fa sentire uno "scarto sociale". Vale forse questo a giustificare il suo razzismo? Il suo odio per i.."neri"? No, mille volte no. Va detto chiaro e tondo che il rifiuto dell'anarco-immigrazione e dell'accoglientismo a prescindere, non può giustificare il prendersela con gli immigrati, tanto più se più deboli, quelli che uno Stato degno di questo nome ha il dovere imprescindibile di proteggere. Se non c'è questo non c'è civiltà.
Il rifiuto dell'anarco-immigrazione e dell'accoglientismo non può diventare un alibi per giustificare la guerra tra poveri la quale, oggi come sempre, va a solo vantaggio di chi sta sopra e che ha tutto l'interesse affinché la santa indignazione sociale sia deviata dal bersaglio grosso su qualche spaventapasseri.

E qui veniamo ai fattacci di Roma. Tutti li conoscete. La polizia ha caricato l'assembramento di un centinaio di immigrati (non clandestini badate, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno come rifugiati), precedentemente sgomberati da un palazzo occupato. Le forze di polizia sono andate giù dure: primo, ripulire Piazza Indipendenza dal bivacco. Vale ricordare che molte di queste famiglie sloggiate hanno figli regolarmente iscritti nelle scuole delle vicinanze e se erano in quella piazza era per protestare perché non sanno dove andare, sotto quale tetto vivere. 

Ma prima di sgomberare con la forza per riconsegnare lo stabile ai pescecani che se lo erano comprato all'asta, le autorità preposte non avrebbero dovuto trovare una soluzione? Scopriamo che tutte queste autorità, comune di Roma a 5 Stelle compreso, se ne sono lavati le mani. Ce lo dice lo stesso capo della Polizia Gabrielli.

Eccoci dunque al capolinea, al teatrino della politica.

A sinistra è tutto un lagnarsi per l'albero che cade ma non per la foresta che brucia —la foresta di centinaia di migliaia di immigrati che vivono ai margini della società come paria. Una sinistra che insiste che dovremmo accogliere tutti ma non ci dice, nel marasma che vive il Paese, come dare alla moltitudine di stranieri già arrivati o in arrivo un lavoro, una casa, i diritti sociali e civili sanciti dalla Costituzione. Un accoglientismo a prescindere, che mentre allontana la sinistra dagli strati più disagiati del nostro popolo, si risolve nel fare gli interessi di un capitalismo sempre più selvaggio che chiede forza lavoro a basso costo per "competere sui mercati globali".

E a destra? Si sono scatenati nella gara a coccolare i sentimenti più retrivi che covano tra tanti cittadini stremati dalla drammatica situazione economica. Peggio: gettano benzina sul fuoco della xenofobia e del razzismo, nonché invocando la linea del pugno di ferro poliziesco.

Matteo Salvini su Facebook ha scritto: «Sono col poliziotto, senza se e senza ma!» —anche con quello che invocava di spezzare le gambe. Gli ha fatto subito eco Barbara Saltamartini, vice capogruppo alla Camera della Lega: «Mi aspetto da parte delle altre forze politiche un’immediata condanna a questi intollerabili episodi di violenza e che il Ministro degli interni proceda subito con le espulsioni». Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, bisogna continuare con gli sgomberi e aggiunge un ringraziamento «a tutti quegli agenti che hanno riportato la legalità e l’ordine a Roma». La Giorgia Meloni non è stata da meno: «Chi commette reati non è un rifugiato ma un banale criminale, non ha nessun diritto ad essere accolto a spese degli italiani e deve essere espulso immediatamente dall’Italia». Maurizio Gasparri a ruota dichiara solidarietà «alle forze di polizia intervenute in piazza Indipendenza. A chi, da sinistra, chiede garanzie per chi aveva occupato lo stabile, bisogna rispondere che l’unica garanzia è quella di essere riportati al rispetto delle leggi».

Quanto cinismo, quanta viltà farisaica in questi atteggiamenti! Ma tutto fa brodo, anche l'indecenza, se serve a strappare voti e la vanagloria di andare al governo
.


giovedì 6 luglio 2017

FASCISTI, ANTIFASCISTI E IMMIGRATI di Sandro Arcais

[  7 luglio 2017 ]

Un articolo impeccabile. E non perdetevi i due video!

Venerdì 30 giugno si è svolta a Cagliari una manifestazione contro l’immigrazione organizzata dal Movimento Sociale Sardo. La notizia è apparsa su L’Unione Sarda del giorno dopo. Da lì traggo le motivazioni degli organizzatori:
Diciamo basta all’arrivo di migranti. Non abbiamo le risorse per ospitarli e siamo davanti a una invasione senza fine. Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani. Inoltre la presenza di troppi migranti sta creando molti problemi di sicurezza nella nostra regione.

La manifestazione era stata regolarmente richiesta e accordata. Alla notizia, il Coordinamento Antifascista Cagliaritano ha immediatamente organizzato una contromanifestazione. Ecco le loro motivazioni:
Ci chiediamo come sia stato possibile dare il via libera per lo svolgimento di una manifestazione chiaramente razzista e fascista.Siamo qui per evidenziare che i cagliaritani non sono razzisti. … siamo in piazza per denunciare lo svolgimento di un corteo anticostituzionale, visto il significato xenofobo e razzista.

La notizia e le dichiarazioni dei due fronti mi fanno sorgere alcuni pensieri
moderatamente provinciali.

Uno. Dire «Basta ai migranti» o dire «Regolare gli ingressi di migranti in Italia» non è razzista e neanche xenofobo. Può anche darsi che gli esponenti del MSS coltivino particolari idiosincrasie per la gente di colore. Ammetto anche che ciò sia probabile. Ma razzismo implica la presupposizione che l’umanità sia divisa in razze biologicamente differenti e che esistano razze superiori e razze inferiori e che le prime siano biologicamente in diritto di dominare su (e al limite cancellare) le seconde. Questo è razzismo. Usare questo termine fuori da questo recinto, significa usarlo come uno strumento di intimidazione.

E che questa intimidazione stia funzionando molto bene lo dimostra, al di là delle sue intenzioni dichiarate, questo video:


Non so a voi, ma a me queste interviste non dimostrano che l’italianoqualunque è razzista, dimostrano piuttosto che è preoccupato e stressato per l’aumento esponenziale dell’immigrazione in questi ultimi anni, che questa preoccupazione e stress sono amplificati dal progressivo peggioramento delle condizioni di vita presenti e dal futuro per i propri figli, e infine che è molto preoccupato di incorrere nell’accusa di razzismo. Probabilmente quegli italiani avrebbero dovuto vergognarsi di meno dei propri sentimenti e paure e avere il coraggio di essere politicamente scorretti come lo è inconsapevolmente il personaggio di questa scena tratta da “La crisi” di Coline Serrau:


Due. I membri del Coordinamento Antifascista Cagliaritano potrebbero pensare che non bisogna aspettare che la pianta del razzismo generi i suoi frutti, e che la malapianta vada estirpata sul nascere. Potrebbero obiettare che questa particolare manifestazione non sarà stata esattamente razzista, ma che conteneva in sé il razzismo come un seme contiene la pianta benché non sia la pianta. Oppure potrebbero pensare e obiettare che i fascisti organizzatori della manifestazione non lo abbiano dichiarato apertamente nei loro striscioni e dichiarazioni ufficiali, ma la loro manifestazione non era contro gli immigrati in quanto tali, ma contro gli immigrati in quanto negri e stranieri.

Nel primo caso mi sembrerebbero abbracciare la nuova dottrina militare USA della guerra preventiva, nel secondo caso mi sembrerebbero incorrere nel processo alle intenzioni. In entrambi i casi individuerei un defict di cultura democratica.

Tre. Quelli dell’MSS hanno giustificato la manifestazione con due ordini di motivi: “non abbiamo le risorse per ospitarli” e “creano molti problemi di sicurezza”. Lasciamo da parte il secondo: io parlo di quello che so, e per ora non mi pare che gli immigrati pongano problemi di ordine pubblico. Quello che vedo è un aumento esponenziale della mendicità e già questo non è bene, soprattutto perché crea assuefazione a una condizione che piano piano sarà sempre più percepita come normale o a cui si tenderà a reagire “alla Minniti”. In entrambi i casi un problema, non di sicurezza, ma un problema.

È la prima giustificazione a interessarmi particolarmente, perché mi fa capire che quelli dell’MSS ragionano totalmente all’interno dei mantra che giustificano e rendono senza alternative ormai da sei anni le politiche di austerità dei vari governi inaugurati da quello di Monti: “non ci sono soldi”, “il fardello del debito pubblico”, “dobbiamo fare pareggio di bilancio (anzi, di più, avanzo)”, e via di questo passo. Sarebbe troppo lungo spiegare perché il debito pubblico in se e per sé non è un problema (ascoltare questo recentissimo intervento di Claudio Borghi Aquilini potrebbe essere un buon modo di avvicinarsi alla questione), mi limito perciò ad affermarlo: il debito pubblico in se e per sé non è un problema, dal momento che un paese con una moneta sovrana non può fallire (lo afferma anche un bollettino di ricerca della BCE) e potrà sempre onorare il suo debito. Il debito pubblico è un problema quando uno stato utilizza una moneta straniera e si impedisce di monetizzare il debito quando è possibile e/o ritiene necessario. Questa è la condizione dell’Italia e di tutti gli altri aderenti all’euro. Sì, è vero, “non ci sono soldi” perché la nostra classe dirigente (in particolar modo quella che fa capo al centrosinistra ora pd) ha ficcato l’Italia in un sistema che ha significato cessioni consistenti di sovranità di tutti i tipi, e nel caso specifico monetaria, e ha reso impossibile una qualsiasi politica economica di sviluppo.

Quelli dell’MSS dovrebbero distinguere tra “risorse” e “soldi”. Le prime sono limitate, i secondi hanno il solo limite di “star dietro” e mobilitare le prime. Comincerebbero ad accorgersi che a quel punto gli immigrati potrebbero davvero essi stessi essere “risorse” e non un peso che non possiamo sostenere.

Quelli del CAC dovrebbero capire che in regime di austerità è semplicemente vero che ciò che metti nella gestione del fenomeno degli immigrati lo stai togliendo, per esempio, alla sanità (ottenendo questi risultati). Detto più esplicitamente: in regime di tagli e di austerità, sei costretto a scegliere e allora quelli dell’MSS diventano condivisibili quando affermano: Chiediamo case, lavoro, istruzione, sanità per gli italiani.

Quattro. Che si voglia operare una politica restrittiva o generosa e aperta in merito agli immigrati, in entrambi i casi abbiamo bisogno di avere un maggiore controllo sui processi in cui siamo immersi. Abbiamo bisogno di maggiore sovranità monetaria, politica, militare, di maggiore controllo sui movimenti dei capitali, delle merci e delle persone. Ma per fare questo dobbiamo comprendere la necessità di accettare il vincolo interno rappresentato da coloro che si fanno portatori di interessi e idee diverse dalle nostre, per il semplice motivo che il vincolo esterno è peggio per il 70-80% del paese (il 20% ci sguazza benissimo).

Cinque. Il pericolo attuale non è il fascismo. L’attuale sorgere rigoglioso di formazioni o fenomeni che si richiamano all’esperienza e all’ideologia fascista sono il sintomo di una malattia, non la sua causa. Comincio anzi a credere che i grandi strateghi del capitale internazionale che si stanno preparando alle elezioni del 2018 stiano facendo di tutto per creare anche in Italia una situazione di artificiosa contrapposizione tra fascisti e antifascisti, dove alla fine vincerà il Macron di casa nostra: Sua Immensa Imperialità Tecnocratico-Finanziaria (SIITF) Mario Draghi. Il pericolo attuale è il Grande Capitale (Neo)(Ordo)liberista e Globalista (GCNOG), la Sacra Unione Europea (SUE) e le sue quinte colonne in Italia, quell’1% e il suo 15-20% di alleati vincenti e soddisfatti della globalizzazione (tutti asserragliati nel fortino pd). Su quello bisognerebbe concentrare l’attenzione, non facendosi distrarre dai presunti “pericolo immigrati” e “pericolo fascista”.

Sei. Se il MSS vuole tornare sulla questione, non metta nel mirino gli immigrati, in fin dei conti vittime come noi e come noi impegnati a conquistarsi una esistenza migliore, ma l’alleanza euroamericana impegnata da più di quindici anni a destabilizzare intere aree intorno al Mediterraneo, e la potente macchina modulare simil-criminale che li trasporta attraverso un mare di sabbia e di acqua salata. Quella macchina perfettamente oliata fatta di ONG che prestano i soldi per il lungo viaggio (soldi da restituire con gli interessi, néh), organizzazioni criminali trafficanti di uomini, e nuovamente ONG con le loro imbarcazioni che li imbarcano, ormai andandoli a prendere a ridosso delle coste libiche. Se pensiamo che ognuna di queste imbarcazioni costa circa 10.000 euro al giorno (300.000 euro al mese, 3.600.000 euro all’anno solo per una imbarcazione), sorge spontanea una domanda: chi scuce tutti quei soldi? E se scuce tutti quei soldi, che tornaconto si aspetta?

Sette e ultimo. Se c’è qualcosa in pericolo in tutta questa vicenda, questa è la sovranità dello stato italiano, totalmente in balia di processi che non prova neanche minimamente a governare. So che la parola “sovranità”, “patria”, “popolo” e “confini” fanno venire l’orticaria in tutte le varie versioni della sinistra. Subito parte il riflesso condizionato: “fascista!”, “xenofobo!”, “razzista!”, “tribale!”. Eppure, senza un minimo di recupero della sinistra alle ragioni della nostra sovranità, essa sarà sempre più costretta ad alienarsi dal popolo italiano (sì, proprio quel popolo dietro le cui spalle ride la spocchia snob dei due gemelli intervistatori del video precedente) e ad appoggiarsi a forze straniere facendone il gioco, che se renda conto o meno.



giovedì 6 ottobre 2016

CON LA SCUSA DEI MIGRANTI NON SI PARLA DEGLI EMIGRANTI (107mila nel 2015) di Piemme

[ 6 ottobre ]

I dati ufficiali ci dicono che nel 2015 i migranti sbarcati in Italia sono stati circa 140mila. Quasi 70mila le richieste di asilo. Le statistiche non lasciano dubbi sulle dimensioni di massa del fenomeno migratorio: gli stranieri (regolarizzati) in Italia sono 5.014.437, pari al'8,2% della popolazione. Nel 1990 erano lo 0,8%, nel 2000 il 2,5% e solo nel 2006 hanno superato il 5%.

Davanti a questo costante flusso di migranti in entrata i grandi media di regime, ognuno lo può verificare, non risparmiano né inchiostro né parole per giustificare che "abbiamo il dovere dell'accoglienza". Una campagna pervasiva, apparentemente volta a suscitare nei cittadini nobili sentimenti quali la carità, la solidarietà e l'empatia verso questi "disperati". 

In verità questo ostentato pietismo, malgrado coloro che in buona fede profondono le loro energie per l'accoglienza, è doppiamente immorale. Non solo perché camuffa con altruistiche e cristiane intenzioni l'obbiettivo recondito dei neoliberisti —che è quello di usare gli immigrati come forza di ricatto sui lavoratori residenti per abbassare i loro salari e comprimere i loro diritti, nonché per avere in basso una società spappolata e segnata dalla guerra tra poveri—, anche perché punta, facendo leva sul senso di colpa, a criminalizzare come "xenofobo" e "razzista" chiunque non abbocchi alla narrazione pietistica dominante. Questo spiega perché, invece di togliere il terreno sotto i piedi alla crescita dei movimenti xenofobi e razzisti, li si concima e li si nutre.

Ma qui c'è un altro fatto, che ha dello scandaloso.

A fronte di tanta cinica magnanimità verso gli immigrati, i media di regime nulla dicono del dramma dei cittadini italiani che emigrano, che fanno le valigie per cercare un lavoro all'estero. Ed il governo nulla fa per fermare l'esodo. Dall'inizio della grande crisi il flusso di emigranti è costante, in inesorabile aumento. Nel 2015 ben 107mila italiani (+6,2% rispetto al 2014) hanno lasciato il Paese. In grande maggioranza si tratta di giovani tra i 18 ed i 34 anni. QUI QUI dati statistici.

A questo scandalo se ne aggiunge un altro. Il totale silenzio sul fenomeno dell'emigrazione di italiani da parte di quelle che si considerano, a seconda dei casi, "sinistra antagonista", "sinistra di classe", "sinistra no border". Si tratta delle stesse sinistre che un giorno sì e l'altro pure, in sintonia con la propaganda dominante manifestano per lo "abbattimento di tutti i muri". 
Invece di denunciare la fuga e l'esodo dei giovani italiani, costretti per sopravvivere ad andare a lavorare per salari di fame all'estero, invece di costituire comitati contro l'emigrazione, queste sinistre (in combutta con ONG dai loschi affari, vedi "Mafia capitale") si dimenano per formare comitati per l'accoglienza dei migranti.

Non c'è quindi da stupirsi se queste sinistre, in nome di un internazionalismo che di proletario non ha nulla —che è anzi figliastro del cosmopolitismo imperialista—, perdono consensi ed anzi diventano ogni giorno più impopolari.

C'è bisogno di una sinistra che abbia il coraggio di dire  che non di "abbattere i muri" e sfasciare gli stati c'è bisogno, che dica forte e chiaro che se i muri e gli stati sono necessari per difendere i diritti e le sicurezze sociali di chi sta sotto, fermando quindi il liberistico movimento di merci e capitali, è giusto che essi vadano ripristinati.

Diciamo queste cose ed ecco che liberisti e sinistrati ci scomunicano come "nazionalisti", avanzando l'argomento secondo cui il ritorno alle sovranità nazionali ci porterebbero dritti verso nuove guerre come accadde nel '900. 

Vi sbagliate signori! Dovreste studiare un po' meglio la storia prima di lanciare anatemi. Furono il mercantilismo ed il libero-scambismo imperialista che causarono le grandi guerre, e sono stati le politiche monetariste e deflattive, la disoccupazione di massa e il pauperismo di massa a generare la guerra tra poveri, quindi i fascismi.




martedì 9 agosto 2016

M5S E LE ACCUSE DI RAZZISMO: DA QUALE PULPITO! di Valmor

[ 9 agosto ]

In certa sinistra si scambia l'internazionalismo con l'universalismo morale kantiano. Peggio ancora, si considerano "progressisti" la globalizzazione e l'occidentalizzazione (imperialista) del mondo, di cui le crescenti ondate migratorie sono il risultato. Due sinistre, quella di regime e quella radicale "non border", sono così unite, in sintonia con le élite mondialiste, nel considerare una iattura gli stati nazionali, quindi necessaria e auspicabile la loro abolizione.
Ci siamo occupati di queste sinistre in diverse occasioni [IMMIGRAZIONE DI MASSA E SUICIDIO A SINISTRA (maggio 2015 - LA GRANDE IMMIGRAZIONE NON E' SOSTENIBILE (giugno 2015) - L'IMMIGRAZIONE E NOI: RISPOSTA A LUCIANO CANFORA (settembre 2015) - IMMIGRAZIONE: ANTICRITICA (settembre 2015)]

Volentieri pubblichiamo questo pezzo apparso sul sito di Programma 101, che ci ricorda come certa sinistra, che vitupera contro il Movimento 5 Stelle (MoV), usi due pesi e due misure.

«E’ chiaro che il razzismo e la xenofobia sono gravi problemi – qualsiasi accezione si dia dei due termini – ma non ci si può nascondere che nel discorso che cerca di contrastarlo, e soprattutto nei relativi risvolti politici c’è qualcosa che non va. Per dirla chiara, nelle sinistre c’è un problema evidente a tal riguardo e non si può metterlo sotto il tappeto.
Un nodo importante è venuto fuori con il M5S. Da quando ha cominciato a collezionare successi le stigmatizzazioni non si sono contate da parte di sinistra radicale, in specie SEL. Dal famoso articolo di Wu Ming [I] che formulava – in consonanza con il bilioso Giuliano Santoro [II] – un’accusa nientemeno che di criptofascismo non si contano gli attacchi in tono scandalizzato e indignato che tendono a ricondurre il MoV nell’alveo della destra. Qui il tema dell’immigrazione giganteggia. Quanto è fondata tale inferenza?

Rileggendo i post di Grillo di allora (tralasciamo per il momento la questione se possano essere considerati rappresentativi del Movimento) c’è un po’ di tutto. Alcuni certo non verrebbero citati nel manuale del perfetto antirazzista:
“La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi [III]“.
Qui chiaramente non si accetta l’importanza dello ius soli. Ma è bastante per bollare Beppe come razzista? Andiamo avanti.
“In poche settimane sono stato additato come razzista per aver scritto che la cittadinanza automatica agli stranieri nati in Italia è oggi un oggetto di distrazione che serve solo ai partiti per prendere voti. A proposito, chi ha scritto la legge “Bossi- Fini”, forse proprio Fini? Proprio lui? Io non sono per nulla contrario alla cittadinanza per gli immigrati, ma vanno valutati modi e tempi a livello europeo [IV]“.
Non sembrerebbe farina di nazisti redivivi. Più nel dettaglio?
“Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E’ ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: “Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!”. Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto. Gli immigrati lavorano in condizioni disumane che gli italiani non possono più tollerare, per questo sono qui. E allora, ancora, chi ci guadagna? Gli immigrati sono un bacino elettorale, portano voti sia a destra che a sinistra. Sono uno strumento di distrazione di massa usato dai partiti. La Lega e il Pdl vivono dell’uomo nero, del babau. Il Pdmenoelle e dintorni del buonismo a spese delle fasce più deboli della popolazione che vivono a diretto contatto con gli emigrati e si disputano le risorse [V]“.
Questa posizione dà un po’ un colpo al cerchio e uno alla botte: migranti come risorsa elettorale per buonisti da una parte e razzisti dall’altra. Ma sentiamo qualcos’altro.
«La situazione dell’ ordine pubblico a Roma è peggiorata dopo l’ ingresso massiccio dei rumeni […] Spero che le forze dell’ ordine facciano un intervento straordinario: sanno dove queste persone si trovano, conoscono le loro abitudini. Spero in un intervento energico, forte, duro verso queste fonti di efferata criminalità che qui in città non si possono tollerare».«Ho chiesto ad Amato di modificare la normativa sull’ espulsione immediata prevista per i cittadini comunitari quando mettono a repentaglio la sicurezza nazionale: va estesa anche ai casi di violenza su persone e cose. E che sia il prefetto ad emanare il provvedimento [VI]»
Qui c’è un evidente salto di qualità; espulsione immediata dei cittadini comunitari… intervento energico e forte… ruolo del prefetto… In effetti sono parole che non stonerebbero in bocca a un leghista.

E invece è Walter Veltroni. Si, proprio il buonista che si commuove per la povertà dell’Africa. Il fatto è che stava nascendo il PD, di cui proprio il “buon” Walter ricoprirà la carica di segretario. La dichiarazione citata è del 28 settembre 2007, e il nuovo partito sarebbe nato un mese dopo. Il contesto è la campagna elettorale delle comunali di Roma, infiammate da un episodio di violenza sessuale ad opera di uno straniero.
Ma era poi lui particolarmente incline a affermazioni poco tenere?
Si direbbe di no.
“Il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero e il ministro Pecoraro Scanio, raggiunto telefonicamente a Tel Aviv, hanno dato il loro via libera al varo del decreto sulle espulsioni. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, dopo il Cdm straordinario a palazzo Chigi. Ai giornalisti che chiedevano se la sinistra radicale fosse d’accordo, Prodi ha risposto di avere parlato con loro e ha assicurato che entrambi sono d’accordo. ‘D’altra parte su questo punto erano d’accordo anche nello scorso consiglio dei ministri’.[VII] ”
La notizia è del 30 ottobre. Il governo Prodi con l’assenso della sinistra radicale converte in un decreto legge alcune norme di un DDL per prevedere l’espulsione dei rumeni.
Alla fine questo è il punto centrale: Grillo è stato stigmatizzato per quello che ha detto. Mentre i vertici di centro-sinistra queste cose le hanno fatte.
Non è una piccola differenza.
Soprattutto considerando che i capi della sinistra radicale al gran completo il successivo 9 febbraio 2008 si vedranno chiudere le porte del centro-sinistra. Il PD rifiuta di allearsi con loro. E per bocca di chi?
Walter Veltroni. Al quale erano andati in delegazione Fabio Mussi, Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Alfonso Pecoraro Scanio a mendicare per conto di Bertinotti un accordo che consentisse loro di superare agevolmente il quorum elettorale [VIII]. Così non sarebbe andata.
Ma passiamo oltre.
Ovviamente molti militanti di sinistra radicale non hanno mai digerito gli esempi di discriminazione targati centro-sinistra – e andrebbero citati tutti gli sgomberi e repressioni fatte dalle corrispondenti amministrazioni locali. Né va sottovalutata la disaffezione che ha colpito la sinistra radicale relegandola fuori del Parlamento. Ma è impossibile negare che su questo punto si siano fatti due pesi e due misure. La questione è che mentre per gli uni scatta o la rimozione (chi si ricorda di tali fatti nel popolo di sinistra radicale?) o la minimizzazione, mentre per il M5S ogni frase di Grillo o Di Battista diventa il sintomo della “vera natura” del movimento, un po’ destrorsa, e la approvazione di un decreto siffatto non porta a far mettere a Ferrero e Pecoraro Scanio gli stivali da nazisti; giustamente peraltro, eppure è la conclusione cui si arriverebbe con eguale rigore e severità. Ed invece pare che il passatempo preferito di alcuni militanti sia la “caccia al tesoro” delle affermazioni di esponenti del M5S che possano essere viste come se non xenofobe quanto meno sfavorevoli ai migranti per darli in pasto ai social network, ignorando allegramente i trascorsi degli esponenti apicali dei partiti votati fino a mezz’ora prima. Costituendo un (poco ammirevole) asse con militanti e simpatizzanti del PD – che su tale tema avrebbero tutte le ragioni per guardare un po’ che succede in casa loro [IX].

Con ciò non intendiamo dire che il MoV non debba essere criticato da una prospettiva radicale o di classe o di altro genere emancipazionista. Ma una critica che non colpisce nel segno è tanto inutile per chi la formula che per chi la riceve – anzi potrebbe diventare controproducente se il tentativo di screditare il movimento è così venato da rancorosa irragionevolezza da sfidare il buon senso [X].
Ma veniamo all’oggi.
Brexit: trionfa il Leave.
La canea delle sinistre di governo (e non) è indescrivibile. Fra le accuse a chi ha votato contro la UE – vecchi, provinciali, senza sguardo sul futuro – campeggia quella di xenofobia e razzismo. Hanno scelto di lasciare l’UE perché potevano entrare troppi immigrati.
Indubbiamente una componente del genere c’è stata. Ma esistono due rilevazioni demoscopiche in cui si è chiesto le motivazioni del voto [XI]. Vediamo qui alcuni risultati:

Per Remain il fattore maggiore è stato l’economia (ah ma non erano tutti giovani, innamorati dell’Erasmus ed entusiasti della globalizzazione? Quindi hanno votato per non mandare all’aria l’economia?).
Per il Leave la motivazione prevalente è: la possibilità da parte dell’UK di fare le proprie leggi.
L’immigrazione c’è nelle motivazioni e non si deve nasconderlo: è un problema. Ma mentre il primo argomento è condiviso al 53%, questo lo è solo al 34%. Quasi venti punti di differenza sono tanti.
Anche l’altro sondaggio restituisce un risultato del tutto analogo:
La prima motivazione è che “le leggi riguardanti il Regno Unito devono essere fatte nel Regno Unito”.
Una affermazione che non stonerebbe sulle labbra di qualche leader di lotte anticolonialiste che le sinistre in generale hanno appoggiato.
Speriamo così di aver rassicurato alcuni incauti commentatori: gli inglesi non sono diventati un popolo di odiosi razzisti. O almeno non è la conclusione che si può trarre coi dati disponibili. Sicuramente gli esponenti della campagna del Leave hanno battuto molto questo tasto ma la fretta con cui si sono identificate le motivazioni dei votanti senza troppi elementi di sostegno – o meglio, continuando anche quando essi c’erano, senza fare minimamente marcia indietro – è più che sospetta. La strumentalizzazione appare davvero pesante vista la scanzonata e infingarda spregiudicatezza con cui si sono messe da parte le cose che non quadravano con tale visione: le percentuali del Leave in aree di tradizione laburista e operaia, la posizione di alcuni sindacati radicali britannici, l’impegno sperticato di realtà come Goldman Sachs e altre banche d’affari a favore del Remain. Tutti elementi lasciati da parte con la rapidità di un batter di ciglia.

E così l’ovvia preoccupazione per note poco lusinghiere del voto – che definiremmo espressione di un certo tradizionale isolazionismo britannico, sempre riluttante tanto ad una gestione delle finanze priva di una certa occhiuta oculatezza quanto ad essere inglobato in ogni forma di egemonia continentale, gelosa delle sue prerogative di autogoverno – si tramuta in una sferzante stigmatizzazione di chi ha rifiutato non l’UE ma il faro di modernità tanto cool che esso rappresenta. Qui non solo la finta sinistra oligarchica e affarista (PD) ma pure le formazioni meno assimilate ci sono cadute.
Le conclusioni non sono molto allegre. Ci parlano di cos’è diventato l’antirazzismo e la sinistra.
Il primo è diventato sempre più una opzione di difesa di minoranze oppresse, che fatica a fare sistema con altre questioni. Diventa una opzione sempre meno politica in senso proprio. Chi soccorre un ferito fa un atto encomiabile, ma per fare una riforma del Sistema sanitario nazionale occorre di più oltre alla preoccupazione per un bisognoso. Occorre avere un’idea generale delle finalità da perseguire, una strategia attuativa e una capacità di quadratura con il sistema (gli interessi del personale in quanto lavoratori, la sostenibilità delle finanze, i meccanismi di nomina dei dirigenti e simili). È difficile mettere in questione la posizione di chi davvero opera sul campo perché spesso si tratta di persone caratterizzate da sincera sollecitudine e correttezza morale. Ma sul piano delle proposte politiche non è detto che tali qualità siano le più indicate per suggerire strategie e politiche efficaci.
In tal modo tutto diventa più emotivo ed emergenziale. L’emergenza e la sollecitudine personale diventano il sostitutivo di un disegno razionale. Prestandosi a ogni sorta di strumentalizzazione per chi in buona fede o meno ne fa un marketing politico per colpire gli avversari. Speriamo che gli attivisti sul campo riescano a sottrarsene.
Più o meno lo stesso è il discorso da fare sulla sinistra radicale o sui gruppi che ad essa si richiamano, anche se il discorso sarebbe assai più lungo. I valori “buoni”, le buone intenzioni diventano le chiavi di un sostegno elettorale facendo slittare in secondo piano la razionalità attuativa, e diventando una clava sulle teste degli avversari politici. Anche a ragione, talvolta.

(Il che, sia pur detto fra parentesi, accade specularmente a destra, con forze quali Casapound e Forza Nuova che promettono esodi biblici – nel senso di mandar via – di migliaia o milioni di stranieri senza spiegare come ne sosterrebbero i costi o come gestirebbero una operazione di tale difficoltà… si manifesta la stessa tendenza ad abbindolare l’elettorato – con ancora minore consapevolezza e raziocinio – con l’aggravante di far leva non sui sentimenti di altruismo e “buonisti”, ma egoisti e “cattivisti”).
Lo scrivente dubita che una sinistra riesca davvero a mettersi in carreggiata nella via dell’emancipazione visti tali presupposti. Probabilmente dovrà cambiare nome e forme, magari quando tutto il caravanserraglio che agita ancora ideali ma esita a individuare nel PD l’avversario da abbattere ad ogni costo sarà marginalizzato dall’età o dalla storia. Ma sicuramente senza un rigore progettuale, profondamente razionale e lucidamente determinato non può venire nulla di nulla».

** Fonte: Programma 101

NOTE

[I] http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=11977

[II] Autore di un testo sul M5S e molto vicino al collettivo di scrittori bolognesi. Ci pare uno dei più accaniti critici del M5S ma una considerazione di base ci spinge a non approfondire oltre la sua posizione. Per esempio a fronte del discorso più meditato di Matteo Pucciarelli – certamente non vicino al MoV – secondo cui “Qualsiasi deputato del M5S al momento è meno dannoso di un collega del Pd – scrive Matteo – Su praticamente ogni questione – economia, diritti civili, guerra, Costituzione, grandi opere – le posizioni degli eletti 5S sono almeno in parte condivisibili se viste da sinistra”, ribatte affermando che non è il programma la questione, ma “Non si tratta di compilare liste della spesa, di agire misurando col bilancino se il M5s è più meno peggio del Pd su questa o quella questione. Sarebbe un atteggiamento di piccolo cabotaggio, minimalista (poco di sinistra!), improduttivo dal punto di vista analitico e politico e soprattutto noiosissimo”. Straordinario considerare i contenuti effettivi cosa “noiosissima”. A quanto pare le cose importanti e immaginiamo più emozionanti e cool siano il linguaggio e gli schemi comunicativi. Chi voglia seguire lo scambio può leggerlo a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/m5s-sinistra-a-sua-insaputa/?printpage=undefined. È evidente a parer nostro che quando i contenuti sono assimilabili a quelli di destra scatta la stigmatizzazione su essi stessi; quando come per TAV acqua ecc. invece sarebbero accettabili per una forza progressista vengono ignorati. Una analisi che abbia una accettabile soglia deontologica di correttezza e onestà non può abbassarsi così ma si sdraia nella più comoda e meno rigorosa pratica della propaganda, che è una cosa un po’ differente.

[III] http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_cittadinanza.html 12 gennaio 2012.

[IV] http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_soluzione_se.html 29 gennaio 2012.

[V] http://www.beppegrillo.it/2010/01/gli_spartacus_neri_di_rosarno.html8 gennaio 2010.

[VI] Corriere, 28 settembre 2007.

[VII] Rainews24, 31 ottobre 2007.

[VIII] Liberazione, 9 febbraio 2008.

[IX] Non risulta che la scelta di De Luca per la corsa a governatore della Regione Campania abbia determinato una massa di defezioni, per esempio.

[X] Queste rapide note non intendono prendere posizione sulla posizione del M5S sul tema, ma sulla intrinseca debolezza di talune critiche. Andrebbe esaminata la posizione espressa in atti parlamentari per avere un quadro più che rincorrere le dichiarazioni di vari portavoce a livello comunale o regionale in giro per il paese. Vorremmo indicare per esempio la mozione sul diritto d’asilo datata 13.06.2013. Se i critici di stretta osservanza antirazzista se la studiassero forse potrebbero guardare con maggiore serenità al problema. Si possono citare anche la mozione approvata in Senato del 12.06 2014 e la dichiarazione dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE del 2014 scritta da rappresentanti del M5S: https://www.oscepa.org/documents/all-documents/annual-sessions/2014-baku/declaration-2/2589-2014-baku-declaration-ita/file . Qui il commento di Loretta Napoleonihttp://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/06/immigrazione-un-problema-europeo-il-primo-risultato-viene-da-m5s/1051204/ . Il fatto che pressoché nessuno dei critici del M5S citi tali documenti sul tema è un indice di quanta superficialità e cialtroneria essi contengano.

[XI] Consultabili rispettivamente quihttp://lordashcroftpolls.com/2016/06/how-the-united-kingdom-voted-and-why/ e qui http://www.comres.co.uk/polls/sunday-mirror-post-referendum-poll/ .

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