[ 17 agosto ]
POLEMICHETTE FERRAGOSTANE
La questione dell'immigrazione è un punctum dolens, una ferita aperta nel corpo dilaniato della sinistra. Tra i commenti che continuano a giungerci riteniamo doveroso segnalare questo:
Occorre far scendere la politica dal regno delle astrazioni sinistroidi a quello dell'analisi concreta della situazione concreta.
Non viviamo nel paese di Bengodi, sopra l'albero della cuccagna, e la redistribuzione del reddito non significa dividere miracolisticamente sei pani e sei pesci tra un milione di bocche affamate.
Un governo di emergenza nazionale, se vuole tenere in piedi il tessuto economico-sociale disintegrato dalla globalizzazione, e salvaguardare le stesse condizioni di esistenza dei lavoratori nazionali e stranieri, deve saper prendere misure efficaci anche se antipopolari. Tra queste la limitazione del flusso in entrata ed in uscita dei produttori manuali ed intellettuali, monopolio del commercio estero, nazionalizzazione delle industrie, delle banche e della moneta, blocco del movimento dei capitali.
Il blocco in uscita dalle frontiere nazionali di forza lavoro manuale ed intellettuale, forse non viola il principio astratto della "libertà di movimento" e "dell'accogliamoli tutti"? Certo ma ciò nonostante sarebbe una misura necessaria ed obbligata per evitare il collasso economico.
«Prima di dire la mia, mi pare importante —dato che Marx è stato tirato in ballo— proporre estratti di cosa scriveva Marx medesimo sulla questione dell'immigrazione.
«Il progresso industriale che segue la marcia dell'accumulazione, si attua anche aumentando in apparenza il numero dei lavoratori impiegati rimpiazzando una forza superiore e più cara con più forze inferiori e meno care, l'uomo con la donna, l'adulto con l'adolescente e il bambino, uno yankee con tre cinesi. Ecco diversi metodi per diminuire la domanda di lavoro e rendere l'offerta sovrabbondante, in un parola per fabbricare una sovrappopolazione.
«L'eccesso di lavoro imposto alla frazione della classe salariata che si trova in servizio attivo ingrossa i ranghi della riserva aumentandone la pressione che quest'ultima esercita sulla prima, forzandola a subire più docilmente il comando del capitale» [Il Capitale, Libro, I, 7,25]
E qualche anno dopo:
«A causa della concentrazione crescente della proprietà della terra, l'Irlanda invia la sua sovrabbondanza di popolazione verso il mercato del lavoro inglese, e fa abbassare così i salari degradando la condizione morale e materiale della classe operaia inglese.
«E il più importante di tutto: ogni centro industriale e commerciale in Inghilterra possiede ora una classe operaia divisa in due campi ostili, i proletari inglesi e i proletari irlandesi. L'operaio inglese medio odia l'operaio irlandese come un concorrente che abbassa il suo livello di vita. Rispetto al lavoratore irlandese egli si sente un membro della nazione dominante, e così si costituisce in uno strumento degli aristocratici e dei capitalisti del suo paese contro l'Irlanda, rafforzando in questo modo il loro dominio su lui stesso. Si nutre di pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro il lavoratore irlandese. La sua attitudine verso di lui è molto simile a quella dei "poveri bianchi" verso i "negri" degli antichi Stati schiavisti degli Stati Uniti d'America.
L'Irlandese gli rende la pariglia, e con gli interessi. Egli vede nell'operaio inglese nello stesso tempo il complice e lo strumento stupido del dominio inglese sull'Irlanda.
«Questo antagonismo è artificialmente mantenuto e intensificato dalla stampa, dagli oratori, dalle caricature, in breve da tutti i mezzi di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell'impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. E' il segreto grazie al quale la classe capitalista mantiene il suo potere. E questa classe ne è perfettamente cosciente» [K. Marx; lettera a a S. Meyer e A. Vogt, 9/4/1870].
E' ovvio che "un governo di emergenza nazionale" o un " nuovo CLN" che dir si voglia, non può limitarsi a principi astratti come "accogliamoli tutti" "liberta' incondizionata" etc. La parola d'ordine "accogliamoli tutti" oggi è il chiavistello attraverso cui il sistema capitalistico si prepara ad una svolta autoritaria e di destra, allena l'opinione pubblica ad accogliere i nuovi Le Pen.
Occorre far scendere la politica dal regno delle astrazioni sinistroidi a quello dell'analisi concreta della situazione concreta.
Non viviamo nel paese di Bengodi, sopra l'albero della cuccagna, e la redistribuzione del reddito non significa dividere miracolisticamente sei pani e sei pesci tra un milione di bocche affamate.
Un governo di emergenza nazionale, se vuole tenere in piedi il tessuto economico-sociale disintegrato dalla globalizzazione, e salvaguardare le stesse condizioni di esistenza dei lavoratori nazionali e stranieri, deve saper prendere misure efficaci anche se antipopolari. Tra queste la limitazione del flusso in entrata ed in uscita dei produttori manuali ed intellettuali, monopolio del commercio estero, nazionalizzazione delle industrie, delle banche e della moneta, blocco del movimento dei capitali.
Il blocco in uscita dalle frontiere nazionali di forza lavoro manuale ed intellettuale, forse non viola il principio astratto della "libertà di movimento" e "dell'accogliamoli tutti"? Certo ma ciò nonostante sarebbe una misura necessaria ed obbligata per evitare il collasso economico.
Spero che Fabiani dia una risposta seria, non ripetendo slogan a pappagallo».
Mauro Pasquinelli




