[ martedì 3 novembre 2019 ]
A pochi giorni dalle elezioni inglesi, la stampa internazionale si è prima interrogata, poi scatenata sul fenomeno Corbyn. “Antisemita” e filoterrorista; neo-stalinista, bolscevico, addirittura fascista. Anche in questo caso le scaturigini di questa campagna di criminalizzazione di Corbyn e del pericolo da lui rappresentanto partì anni addietro da Israele.
Il fenomeno Corbyn merita però una premessa da parte nostra. Nel suo pezzo di ieri sul CORRIERE DELLA SERA l’intelligente ed icastico Paolo Mieli si chiedeva perché mai la sinistra italiana non monti su compatta per sconfessare la visione sociale e geopolitica di Jeremy. L’esatto contrario abbiamo pensato noi negli ultimi giorni.
Ormai diversi anni fa, Moreno Pasquinelli nel suo percorso di rielaborazione teorica basata sulla Praxis dava alle stampe, con pochi anni di distanza, due preziosi volumetti (“Oltre l’Occidente”, “Intervista sul Comunismo” a cura di Yuri Colombo). Li ci si chiedeva con molto coraggio esistenziale perché il marxismo e il comunismo storico avessero così ingloriosamente fallito.
Non andiamo ora troppo per il sottile, non ce lo permette il contesto: Pasquinelli accusava implicitamente la concezione del mondo economicistica, oggettivistica e materialista che aveva caratterizzato la sinistra occidentale. Il leninismo, per quanto interno ad un orizzonte finale escatologico “materialistico” e per quanto politicamente ultra-realistico, sarebbe stata una dissonanza altamente soggettivistica ed altercomunistica nel mare magnum ontologico ed oggettivista del marxismo hegeliano di cui il leader russo fu, almeno per Pasquinelli, un pessimo discepolo. Di conseguenza Pasquinelli, che teneva in considerazione, con significato finale opposto a quello di Negri e Focault, i desideri soggettivi antropologici come base di una strategia politica
rivoluzionaria, finiva per attaccare frontalmente, con grande acume, tutte le folli e criminali politiche ateistiche dei vari “regimi socialisti” come massimamente occidentalistiche e borghesi e finiva così per considerare la Resistenza afghana, la Rivoluzione iraniana del ’79 e l’islamizzazione del movimento antimperialista globale quali eventi epocali da cui una sinistra antagonistica occidentale non poteva assolutamente trascendere se voleva ripartire per fare qualcosa di concreto.
rivoluzionaria, finiva per attaccare frontalmente, con grande acume, tutte le folli e criminali politiche ateistiche dei vari “regimi socialisti” come massimamente occidentalistiche e borghesi e finiva così per considerare la Resistenza afghana, la Rivoluzione iraniana del ’79 e l’islamizzazione del movimento antimperialista globale quali eventi epocali da cui una sinistra antagonistica occidentale non poteva assolutamente trascendere se voleva ripartire per fare qualcosa di concreto.
Questa premessa è necessaria, poiché allora non solo Pasquinelli intuì con anni di anticipo l’avanzata sociale (e politica?) del Populismo in Occidente ma indicò nell’islamofobia razzista e xenofoba sionista il primo Nemico del fronte sociale egualitario, democratico e progressista. Cosa dice oggi Corbyn? Non prova forse a dire e fare le stesse cose? Il concetto di terrorismo, a scanso di equivoci, è rifiutato dallo stesso Paolo Mieli che parla nel suo pezzo di legittimità storica e geopolitica dei movimenti della Resistenza al Sionismo. Il concetto di Revisionismo o “negazionismo” su vicende riguardanti eventi della Seconda Guerra Mondiale e la Germania nazista, per il quale Corbyn è stato tirato in ballo in più casi, non è invece esplicitamente citato da Mieli, che rileva però come l’Anti-Defamation League abbia denunciato l’aumento vertiginoso del fenomeno antisionista in Russia, Polonia, Ungheria a dispetto di Inghilterra e Italia, dove viceversa sarebbe in sensibile diminuzione ma specifica che taluni sodali di Corbyn considererebbero una “bufala” quanto poi la storiografia sterminazionista o filosionista avrebbero con grande raccapriccio evidenziato riguardato lo sterminio.
Vediamo comunque la politica interna dei vari paesi occidentali israelizzarsi sempre di più ed i vari fronti interni assumere la stessa logica di frazione dei vari schieramenti sionisti; già avevamo rilevato del resto la quintessenza iperoccidentalistica ed ipereuropeistica dell’entità integralmente bianca, ormai una vera e propria teocrazia razzista, denominata Israele.
Vi è però qui un rischio politico fondamentale. La propaganda imperialista preme l’acceleratore sul bottone dell’antisemitismo per occultare la politica sociale egualitaria di Corbyn. Di contro, noi riteniamo nel momento attuale più importante quest’ultima di tutto il resto. Conosciamo le radici sindacal-laburistiche della militanza del Corbyn, non le possiamo molto apprezzare pur rispettandole; Jeremy non è dunque, almeno nella sua formazione, un populista giacobino, sembra però aver preso coscienza del fatto che per combattere il modello del super-capitalismo internazionale neo-feudale elitario dei nostri tempi, la dinamica della tutela assoluta dello Stato nazionalpopolare è attualmente l’inevitabile arma tattica.
![]() |
| Londra, luglio 2019, manifestazione sionista contro Corbyn |
Questa è la dimensione centrale su cui ora Corbyn si gioca la partita, non occorre farsi distrarre dalle armi propagandistiche del Nemico imperialista. Un nuovo Stato nazionale del popolo inglese antagonista dell’imperialismo sionista atlantico e del suo cagnolino ordoliberista tedesco, la riunificazione del movimento popolare anglosassone o coloniale con l’ideologia socialista e anticapitalista, l’attacco su base socialpatriottica alla xenofobia e al tentativo neo imperiale tory del Global Britain, una allucinazione antistorica che già la catastrofica politica imperialista del genocida di popoli coloniali Winston Churchill condusse ignobilmente e vilmente alla autoestinzione.
Una eventuale vittoria del fronte Corbyn tra le classi popolare inglesi, una nuova politica sociale basata sullo Stato sociale e nazionalpopolare sconfesserebbe su tutta la linea quella sinistra italiana e internazionale, capitalista, sionista e antipopolare, quella sinistra tutta sardine e diritti civili che ha consegnato le classi popolari e la difesa dei diritti sociali alla destra nazionalista e xenofoba.
Una eventuale vittoria del fronte Corbyn nelle imminenti elezioni britanniche sarebbe la vittoria degli eroici nostri fratelli Gilet Jaunes, dei mutilati, dei caduti, dei detenuti nelle prigioni dell’imperialista Macron, che costituiscono nella subimperialista, razzista e neo-schiavista UE la prima linea della resistenza democratica e anticapitalista. La vittoria del fronte Corbyn sarebbe insomma, per capitalisti, liberisti e BCE, una sconfitta peggiore di quella del No Deal.










