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lunedì 23 maggio 2016

UMBRIA: IL GRANDE FLOP DEL PD di Marcia della Dignità

[ 23 maggio ]
Assemblea regionale umbra del Pd. 21/05/16
Sabato 21 maggio all'hotel Gio di Perugia, si è svolta l'Assemblea Regionale del Pd, che, come tutti sanno, dovrebbe essere il massimo organismo del partito, formata da tutti gli eletti alle primarie.

Peccato che dei 300 delegati, se ne sono presentati solo una decina, quattro gatti.
E sì, è stato un grande flop!
Non si è mai vista una cosa così desolante nella storia di alcun partito!
L'assemblea avrebbe dovuto esprimersi anche sul bilancio, ma, non essendoci i numeri legali, la votazione è stata rimandata alla prossima volta.
I giornali locali compresi quelli online, come c'era da aspettarsi, tacciono sul grande flop, e in maniera molto edulcorata farfugliano di assenze a causa del 

"mancato aggiornamento dell’indirizzario mail di alcuni membri rispetto all’invio della convocazione e le numerose assenze dovute alla concomitanza con la campagna elettorale e con i banchetti per il referendum"

Mancato aggiornamento degli indirizzi mail?
Parte una sonora risata.
Vorrebbero farci credere una cosa così ridicola!
Tutte scuse accampate.

Il fatto è che l'assemblea era vuota, il che è sintomatico della grande crisi che attraversa il Pd di Renzi, a livello nazionale e regionale, e che ci fa dire che ormai il Pd renziano è un partito fantasma, è un'astrazione politica se non si tenesse in piedi perchè ai vari livelli detiene potere e distribuisce prebende. 

Al suo interno solo lotte intestine per assicurarsi la permanenza su una qualche poltrona.
Come ricorda sempre il nostro Marcello Teti, non si possono attuare severe politiche austeritarie e antipopolari e contemporaneamente continuare a distribuire mance e posti di lavoro ai propri clientes: questa è la vera ragione dello sfaldamento della base sociale su cui si è retto il Partito democratico fino ad oggi. 



C'è solo Renzi, "l'uomo solo al comando", e qualcosa ci dice che ci resterà ancora per poco.
Se anche la ministra Boschi, seguendo l'esempio del premier, ha dichiarato oggi alla trasmissione dell'Annunziata, In mezz'ora, che pure lei è pronta ad andare a casa, in caso di vittoria del NO al referendum costituzionale di ottobre, è chiaro che la posta in palio è notevole.
Non si tratta di mera personalizzazione: è evidente che il destino della confraternita renziana è appeso al successo del suo disegno di dare vita ad un regime post parlamentare e presidenzialista.
Lasciateci togliere un sassolino dalle scarpe.

Quando eravamo a contestare la Boschi venuta qui a Perugia per inaugurare la campagna referendaria, i piddini, innervositi, facevano sberleffo, noi però esprimevamo un senso comune contro il renzismo che sta diventando maggioritario.

sabato 7 maggio 2016

LA BOSCHI CONTESTATA A PERUGIA: NOI C'ERAVAMO! di Daniela Di Marco

[ 7 maggio ]

Ieri 6 maggio, la ministra Maria Elena Boschi era a Perugia, al teatro Pavone, per inaugurare la campagna elettorale a favore del "SI"per il referendum sulla riforma costituzionale che si terrà a ottobre.
Transenne e sbarramenti agli ingressi. Entravano solo gli intimi e gli addetti ai lavori – il teatro Pavone non contiene più di 200 persone.
Alla convention, a farle la corte, hanno sfilato gli esponenti umbri del Pd, dal segretario regionale, Giacomo Leonelli, alla presidente della regione, Catiuscia Marini, amministratori e carrieristi.
Ma su loro non vogliamo spendere neanche una parola, ci hanno già pensato i giornalisti lacchè, a busta paga del Pd.


Noi vogliamo invece parlare della bella e sentita contestazione che ha accompagnato la ministra da molto prima del suo arrivo e fino alla fine...

CONTINUA A LEGGERE

Il nostro filmato della contestazione davanti al teatro in cui la Boschi ha aperto in Umbria la campagna per il Sì

domenica 10 maggio 2015

MARCIA M5S PERUGIA-ASSISI: NOI C'ERAVAMO E.... di Pasquinelli Moreno

[ 10 maggio ]

Ieri si è svolta l'annunciata marcia promossa dal Movimento 5 Stelle, da Perugia-Assisi.
I promotori possono ritenersi soddisfatti: diecimila attivisti, forse anche più, la maggior parte giovani, hanno risposto all'appello di marciare per la dignità, contro la povertà e per il reddito di cittadinanza. Mostrando, a chi ancora rifiuta di prenderne atto, che M5S non è solo Beppe Grillo, non è solo i suoi gruppi parlamentari, e nemmeno un'associazione che vive solo nel mondo virtuale di internet. M5S c'è, e con esso tutti debbono farci i conti.

Con la tradizionale Marcia della Pace Perugia-Assisi quella di ieri non aveva in comune solo il percorso (per la verità diverso: non si capisce per quale ragione essa, a metà dei 20 Km, ha seguito un assurdo ed estenuante zig-zag). Del tutto simile l'allegra compostezza, il melting pot di soggettività sociali, il miscuglio magmatico di idee politiche, un crogiuolo di facce, radici, storie personali. Il tutto tenuto però assieme da un potente collante, il senso orgoglioso di appartenenza ad una comunità di gente semplice, onesta, pulita, impegnata nel voler cambiare questo disgraziato Paese. Diciamola tutta: M5S ha ricostruito attorno a sé un proprio senso identitario —un punto di forza indiscutibile in una società spappolata da decenni di egemonia del pensiero unico neoliberista dove "identità" era condannata come un residuo del '900 che fu.

Un'identità tuttavia minimalista, figlia essa stessa (e come poteva essere diversamente) dei tempi. Qual'è infatti l'emblema, l'ideogramma in cui si racchiude questo senso di diversità e quindi d'indentità? Consiste in un unico sostantivo: ONESTÀ. Non a caso ONESTÀ è stato l'unico (l'unico!) slogan che abbiamo sentito venire dalla piazza a Marcia finita. Un grido tanto più significativo poiché esso è stato il sigillo della manifestazione, conclusasi sorprendentemente, senza palco né alcun discorso di chiusura.

Un'identità figlia dei tempi dicevo, che come matrice politico-simbolica ha punti decisivi di somiglianza col defunto "dipietrismo", col suo spirito giustizialista, "manipulitista" per non dire manettaro. Un'identità debole si dirà, ed è vero, a patto di capire che un vincolo ideale più forte non sarebbe in grado di tenere assieme tutte le diverse anime che invece convivono nel Movimento 5 Stelle, sarebbe anzi divisivo.

Distante quindi, dal comune sentire della grande maggioranza dei manifestanti, il messaggio profetico, di sapore escatologico ed implicitamente anticapitalistico che contraddistingue invece la narrazione del fondatore n.1, Beppe Grillo. Una narrazione radicale, quella di Grillo, che è una delle due anime più profonde del movimento, l'altra essendo quella che s'incarna nel messianismo improbabile quanto ambiguo di Gianroberto Casallegio.

In un panorama sociale e politico come quello italiano si deve dire tuttavia : per fortuna che il Movimento 5 Stelle c'è.

Non che non capiamo le critiche di chi accusa il Movimento grillino di non dare risposte davvero esaustive sul piano programmatico, ed i suoi dirigenti di essere evasivi per quanto attiene ad una visione coerente della società, della funzione della politica, dello Stato, delle relazioni internazionali.

La domanda che ci si deve porre è tuttavia un'altra: dove andrà a parare M5S?
Non c'è una risposta bell'e pronta. Di sicuro questo Movimento è un organismo in evoluzione, metamorfico, è una miscela necessariamente instabile. Cosa potrà diventare dipende anche da tutta una serie di fattori oggettivi che trascendono dalle possibilità di chi oggi ne è alla guida. Dipende anche da come sapremo dialogare ed interagire con esso.

Qui c'è un problema di cui è bene tenere conto. Questo orgoglioso spirito d'identità e diversità che distingue M5S, di cui l'altra faccia della medaglia è appunto l'instabilità insita nel suo stesso Dna, alimenta tra le sue fila, anzitutto in alcuni suoi esponenti di grido, un sentimento settario che ha volte trapassa in una autistica tendenza all'autosufficienza.

Un settarismo che è in verità  indice di una congenita fiacchezza, di una consapevole fragilità davanti alle enormi sfide del presente, per non dire del futuro.

Non si vince questo settarismo col settarismo, la spocchia con la supponenza, bensì abbattendo quei muri divisivi che fan comodo solo al nostro comune nemico. Per questo noi eravamo ieri, forti delle nostre ragioni, a marciare accanto agli attivisti di M5S. Haimé eravamo i soli.

martedì 14 aprile 2015

ORTE-MESTRE: IL MOSTRO NON SI FARÀ*

[ 14 aprile] 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

«Il Coordinamento Umbro – No E45 Autostrada, assieme a tutte le organizzazioni della Rete nazionale Stop Or-Me, accoglie con soddisfazione la notizia dello stralcio della Orte-Mestre dal DEF 2016 (Documento di Economia e Finanza) varato dal Consiglio dei Ministri.

Accogliamo con soddisfazione questo stop temporaneo, frutto anche dell’opposizione di tanti comitati e associazioni che si battono con forza per impedire la realizzazione di un’opera mostruosa, dannosa e costosissima.
Questa scelta per il Governo era quasi obbligata; è sotto gli occhi di tutti che il “fronte del no” cresce continuamente, l’opposizione radicale arriva da ogni parte, nella nostra regione solo il Pd è ancora favorevole al mostro.

Ha di certo contribuito anche la recente inchiesta Sistema della Procura di Firenze che ha travolto i protagonisti della vicenda Orte-Mestre, smascherando ancora una volta corruzione e malaffare dietro le grandi opere. 

Lo stralcio dal Def 2016 ci permette di guadagnare tempo per riorganizzare la nostra battaglia con maggiore vigore.

Ricordiamo infatti, che questo mostro autostradale è ancora in agguato, essendo inserito inLegge Obiettivo e che il governo Renzi, con apposita norma sulla defiscalizzazione nello Sblocca Italia, ne favorisce la realizzazione.

Noi continuiamo a lottare per ottenere la cancellazione definitiva del progetto!
La E45 non sarà mai autostrada!

Marcello Teti
Coordinamento Umbro – No E45 Autostrada»

giovedì 19 marzo 2015

LA CLOACA DELLE GRANDI OPERE di Coordinamento Umbro No E45 Autostrada

[ 19 marzo ]

Pubblichiamo il Comunicato stampa del portavoce del "Coordinamento Umbro - No E45 Autostrada", in seguito agli arresti dell'operazione "Sistema", che ha portato a 100 perquisizioni e 4 arresti fra i 51 indagati per corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti, ed altri reati.
«Segnaliamo che fra gli indagati figura anche l'umbro (di Gubbio) Rocco Girlanda, passato da Fi-Pdl al Ncd, sottosegretario alle Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Letta, nonchè segretario del CIPE, ovvero Comitato Interministeriale Programmazione Economica, ora consigliere del minsistro Maurizio Lupi.

Le perquisizioni si sono concentrate negli uffici della Struttura di missione presso ilministero delle Infrastrutture e Trasporti, della Rete ferroviaria italiana Spa, dell’Anas International Enterprises spa, delle Ferrovie del Sud-Est Srl, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell’Autostrada regionale Cispadana Spa e dell’Autorità portuale Nord Sardegna.
Potete leggere qui l'Ordinanza applicativa delle misure cautelari.
 

«L'ennesima prova del malaffare che c’è sempre dietro le grandi opere, arriva ora con l’arresto per corruzione, induzione indebita, turbativa d'asta dell'ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza, funzionario chiave per l'approvazione di tutte le grandi opere inserite nella Legge Obiettivo, compresa la nuova autostrada Orte-Mestre (rimessa in pista dal Governo Renzi grazie ad un articolo introdotto nelloSblocca Italia).E’ chiaro che anche quest’ultima è un'opera totalmente inutile e distruttiva, ma che potrebbe garantire una “torta” molto ghiotta per le cricche affaristiche che stanno dietro l’affare, almeno 10 miliardi di euro già in fase preliminare. 
Marcello Teti


In linea con quanto abbiamo sempre detto e denunciato, questo nuovo mostro che vorrebbe trasformare la E45 in una nuova autostrada, non serve, non assicurerà alcun sviluppo alla nostra regione, non ha alcuna utilità se non per i pochi che non vedono l’ora di metterci sopra le mani e arricchire le loro tasche a danno dell’ambiente e dei cittadini che dovranno pagare gli esosi pedaggi previsti.

Il governo della nostra regione deve rivedere le sue decisioni.

Non ci sono più alibi per nessuno».

Marcello Teti
Portavoce Coordinamento Umbro – No E45 Autostrada 


* Fonte: Marcia della Dignità

venerdì 17 ottobre 2014

TERNI: UNA GIORNATA MEMORABILE! di Marcia della Dignità*

17 ottobre. Oggi si è svolto a Terni, ad un mese e mezzo dall’inizio della lotta degli operai, lo sciopero generale contro i licenziamenti di massa decisi dalla ThyssenKrupp. Si attendeva con ansia quanto grande sarebbe stata la risposta della città. 

Essa è giunta, ed è stata grandiosa, impressionante, a tratti emozionante, come quando, tra l’immensa folla che abbracciava il corteo, potevi vedere donne e uomini in lacrime.

Tutta Terni è scesa in strada, stretta, come un sol uomo, attorno alle maestranze Ast, noi della Marcia della Dignità eravamo con loro, in testa al corteo.
Tutti gli esercizi commerciali sono rimasti chiusi, affiggendo cartelli e striscioni in solidarietà con i lavoratori.Ma non solo Terni.
Sono venuti da tutta l'Umbria, la regione si è mobilitati in solidarietà ai lavoratori Ast.
Tantissimi i giovani e gli studenti, un rappresentante dei quali, dal palco, ha svergognato il governo Renzi, suddito della Germania, chiedendo l'estensione dell'articolo 18 a tutti i lavoratori, nessuno escluso e la nazionalizzazione dell'Ast. L'intervento più applaudito!

Una rabbia vera, sana, si respirava lungo tutto il percorso, esplosa nelle contestazioni, che abbiamo subito condiviso, ai sindacati, complici dell'azienda.
Si urlava "Complici! Buffoni! Vergognatevi! Andatevene!", tra fischi e pernacchie.

Ora nessuno ha più alcun alibi.


Non ce l’ha il governo, non ce l’hanno i partiti e le istituzioni locali, non ce l’hanno i sindacati e la loro Rsu, non ce l’hanno nemmeno gli operai dell’acciaieria. E’ proprio a questi ultimi, anzitutto a quelli che in queste settimane hanno dato vita alle forme di lotta più dure ed improvvise, che ci rivolgiamo.
Quello che dovevamo infatti dire a governo, istituzioni e sindacati l’abbiamo detto oggi in piazza, unendoci alla generale contestazione.
E qui sta il punto.

Brontolare, contestare e fischiare, non basta più.
Tutti sanno tutto. 

Tutti sanno che la ThyssenKrupp alla fine chiuderà l’impianto condannando a morte Ternii; tutti sanno che il governo Renzi se ne laverà le mani per non avere problemi con la Merkel; tutti sanno che politici e istituzioni locali sono dei venduti; tutti sanno che alla fine i sindacati chineranno il capo.

Brontolare, contestare e fischiare non basta più.


Cos’è che occorre fare allora? Se davvero gli operai dell’Ast vogliono salvare posti di lavoro e impianti, devono smetterla di sperare nella Divina provvidenza, di credere alle promesse di governo e politicanti, di fidarsi di sindacati complici della multinazionale.

L'obiettivo è nazionalizzare l'Ast, e per farlo occorre che gli operai si organizzino in un comitato di lotta indipendente.


* Fonte: Marcia della Dignità

giovedì 16 ottobre 2014

"NON MOLLATE!" Giorgio Cremaschi davanti alle acciaierie di Terni

16 ottobre. Domani, venerdì, si svolgerà in provincia di Terni uno sciopero generale in solidarietà con la lotta degli operai delle acciaierie Ast (ovvero della multinazionale tedesca ThyssenKrupp) contro i licenziamenti.

Una lotta difficile. 
C'è un settore molto combattivo dei lavoratori che prosegue con iniziative spontanee di lotta —questa notte alle ore 23:30, è partito un corteo spontaneo per le vie della città, dirigendosi verso l'abitazione di un noto dirigente dell'azienda. C'è stato un lancio di sassi verso le finestre. 

Altri lavoratori stanno a guardare. Altri ancora (per ora una piccola minoranza) fanno la fila davanti all'ufficio del personale col cappello in mano per prendere la buonuscita (si parla di 80mila euro lordi).

Insomma, accanto agli operai che sono decisi a tutto ce ne sono altrettanti che ritengono che la lotta sia "disperata", che non abbia possibilità di successo.
In queste condizioni i sindacati si scoprono organismi che a poco servono, anzi, che non servono a niente. Com'è chiaro che le istituzioni, da quelle locali fino al governo Renzi, al di la delle chiacchiere, nulla fanno davvero per battere la multinazionale tedesca.
Fino ad ora le forze di polizia hanno lasciato correre, temendo che ogni azione repressiva potrebbe scatenare un putiferio. Ma fino a quando durerà questo atteggiamento?

In questo contesto lo sciopero generale e la manifestazione di domani hanno una grande importanza. Se solidarietà e partecipazione degli altri lavoratori e della cittadinanza saranno grandi, ciò darà coraggio agli operai Ast.

Martedì scorso Giorgio Cremaschi (nella foto con Daniela Di Marco) ha svolto un comizio davanti ai cancelli delle acciaierie. Qui sotto la registrazione dell'intervento con il dialogo con gli operai.


lunedì 13 ottobre 2014

TERNI ACCIAERIE: IRRUZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE

13 ottobre. 
Terni. Domani, martedì, su invito di un gruppo di operai delle acciaierie, verrà Giorgio Cremaschi, svolgerà un comizio alle ore 15:00 davanti alle portinerie di Viale Brin.

Dopo il corteo spontaneo della notte scorsa, con il quale gli operai sono andati in pieno centro città a far presenti le loro ragioni a chi se la stava spassando (vedi foto sopra), è terminato questa mattina alle 6 lo sciopero totale alle acciaierie di Terni con blocco delle portinerie, continueranno invece gli scioperi articolati di otto ore di singoli reparti e di intere aziende nel caso delle controllate. E' quanto deciso dalla Rsu per non sottostare al ricatto dell'azienda ed evitare che i lavoratori vengano messi in libertà, come già accaduto a 32 operai. Lo scopo dichiarato è quello di arrecare il maggior danno economico possibile all'azienda e la minima perdita salariale ai lavoratori.

Prosegue quindi la lotta tra scioperi articolati, manifestazioni e blocchi stradali spontanei, azioni propedeutiche al grande sciopero generale di 8 ore venerdì 17, quando scenderanno in strada i lavoratori dell'Ast e delle ditte terze, le più colpite. 

Una vera e propria mannaia si abbatterà infatti sul settore appalti!
La richiesta del taglio del 20% delle ditte in appalto all'Ast, colpirebbe un migliaio di lavoratori, già precari, essendo stati assunti con contratti a termine.

Sempre questa mattina un con combattivo corteo, centinaia di operai, partiti dal presidio in Viale Brin, hanno fatto irruzione al Consiglio comunale aperto  che si svoleva presso le ex-
officine Bosco (vedi foto accanto).

In gioco ci sono non solo i 130 anni di storia dello stabilimento e i tantissimi lavoratori a rischio, ma le sorti di un'intera comunità e del Paese.

Terni, l'Umbria e la stessa Italia non possono permettersi di perdere le acciaierie, ancora strategiche per le sorti del comparto manifatturiero.

Lo ripetiamo ancora una volta: se la multinazionale non ritiene più strategico il business dell'acciaio e lo dismette, dopo averlo smantellato a vantaggio dei competitors mondiali, l'unica soluzione è costringere il governo a nazionalizzare.

Ultim'ora: mentre scrivevamo queste brevi note, è giunta la notizia che sabato scorso il presidente del consiglio Matteo Renzi avrebbe telefonato alla cancelliera Angela Merkel. Renzi avrebbe "manifestato le sue preoccupazioni per l'irrigidimento delle posizioni della Thyssenkrupp".

Staremo a vedere. 
Non sarà che Renzi vuole salvarsi la faccia? Non sarà che Renzi vuole farsi bello e far credere che lui ce la mette tutta pur sapendo che alla fine la multinazionale tedesca avrà la meglio a discapito dei lavoratori?

venerdì 10 ottobre 2014

TERNI: ULTIME DALLA LOTTA DEGLI OPERAI AST di Marcia della Dignità

10 ottobre. Ultim'ora.
Oggi, nel pomeriggio, una delegazione della Marcia della Dignità si è recata all'ingresso della acciaierie dov'è in corso il PRESIDIO PERMANENTE (i sindacati, tra il malumore degli operai, non hanno nemmeno organizzato il blocco delle portinerie per non far uscire le merci!) per portare la propria solidarietà ai lavoratori.
Alle 18:00 gli operai hanno fatto un blocco stradale, noi con loro.
Quello che segue è il volantino che abbiamo distribuito.

OCCUPARE LA FABBRICA PER PIEGARE THYSSEN
(e se i tedeschi non ci sentono, nazionalizzare l’Ast!)


Prima ti diedero un mutuo per comprarti casa. Poi un prestito per la Tv al plasma. Un altro ancora per lo smartphone.
Ti fecero credere che non eri più un operaio “sfigato”, ti fecero diventare ceto medio a debito. E col ricatto del debito ti hanno fatto sgobbare a testa bassa. Ma sotto padrone restavi ed ora, il padrone (tedesco), dopo aver “pocciato” dalle mammelle dello Stato e averti spremuto come un limone, fa le valigie e ti getta nella spazzatura.

Dov’eri tu quanto altri italiani gettati sul lastrico si ribellavano e chiedevano aiuto? Voltasti le spalle, sperando che il tuo turno non venisse mai.

Ora che è toccato anche a te, sei costretto a lottare. Lo vedi da solo che lo Stato ti ha abbandonato, che il governo Renzi e i partiti se ne fregano, mentre il sindacato… perché esiste un sindacato?

La strega Lucia Morselli e i vampiri della Thyssen in che sperano? Nella tua rassegnazione, che se non hai ricevuto la lettera di licenziamento volterai le spalle ai 537 lasciandoli al loro destino.
Dei sindacati non hanno paura, temono piuttosto la tua dignità, che questa volta dici basta, che ti comporti da uomo e non da caporale.

C’è solo una possibilità: la lotta dura, unitaria, ragionata, per fare della vicenda Ast un caso nazionale.

Solo con la massima combattività e compattezza, con l’occupazione della fabbrica e il blocco ad oltranza della produzione si obbligherà la Thyssen a riaprire le trattative (e in questo caso al tavolo vada un comitato eletto in assemblea e non coloro che in questi decenni hanno accettato le peggio porcherie, a partire dalla privatizzazione e dalla svendita alle multinazionali).
Gli operai dell'Ast si apprestano a fare il blocco stradale


Solo con una prova di forza le maestranze dell’AST meriteranno e otterranno la solidarietà generale.

E se la Thyssen non farà un passo indietro, ritirando sia i licenziamenti che la disdetta del contratto di secondo livello, che lo Stato faccia lo Stato e nazionalizzi le acciaierie! E’ chiedere troppo? No è chiedere il necessario per difendere, assieme al diritto al lavoro, il futuro di Terni e quello dell’Italia come paese industriale e sovrano.

Una sovranità che perdemmo accettando di strisciare ai piedi di quest’Euro(pa) del “libero mercato” —per cui, mentre qui si licenzia, l’Italia deve importare acciaio dalla Germania (primo produttore europeo) o dalla Turchia—, una sovranità che prima o poi va riconquistata, se non vogliamo finire nel “terzo mondo” e diventare tutti servi della gleba.

Terni, 10 ottobre 2014

* Fonte: Marcia della Dignità - L'Umbria che resiste

sabato 2 agosto 2014

ACCIAIERIA DI TERNI: GLI OPERAI BLOCCANO L'AUTOSTRADA DEL SOLE E PROCLAMANO LO SCIOPERO A OLTRANZA di marcia della Dignità*

2 agosto. Volentieri pubblichiamo questa cronaca della giornata di lotta che ha visto protagonisti gli operai delle acciaierie AST di Terni, che sono giunti a bloccare l'autostrada del sole in barba ai pompieri sindacali.

Sono più di un migliaio. Sono ragazzi, donne e uomini più o meno giovani.
Scioperano [mentre pubblichiamo questa cronaca l'assemblea operaia, dopo aver assediato la palazzina della direzione, ha deciso lo sciopero a oltranza, il primo risultato è che i licenziamenti sono stati sospesi! Ndr] e manifestano.
Sono partiti stamattina [1 agosto, Ndr], distribuiti in 12 pullman, macchine private e scooter, alla volta di Orte.
Sono gli operai della ThyssenKrupp, del reparto Acciai Speciali Terni (AST), che continuano a lottare per salvaguardare il futuro dell’acciaieria, per salvare lavoro e futuro, contro il piano della multinazionale tedesca, che prevede il taglio di centinaia di migliaia di posti di lavoro in tante sedi, compresa Terni.Per questi operai oggi è un giorno di lotta vera.

Dopo blocchi stradali iniziali, all'imbocco del casello di Orte, gli operai, in tarda mattinata, si sono riversati sulla carreggiata dell'autostrada del Sole, bloccandola del tutto in entrambe le direzioni di marcia, facendo chilometri di coda, sia in direzione Roma, che in direzione Firenze.
Le richieste, che leggiamo scritte in un volantino diffuso, sono:

- Lo stop immediato dell’applicazione del piano finanziario Thyssen Krupp;
- La riconvocazione del Governo ai massimi livelli per ridefinire un nuovo e diverso piano industriale basato su elementi condivisi;
- L’impegno concreto e incisivo dello stesso Governo italiano nei confronti di Thyssen Krupp e della Commissione europea per non indebolire le produzioni ternane;
- Alla Commissione europea coerenza rispetto ai vincoli che la stessa ha posto in questi anni per salvaguardare la strategicità del sito ternano;
- Evitare ridimensionamenti produttivi e perdite occupazionali che inevitabilmente diventeranno, per questa comunità, un dramma sociale.



E non si sono fermati al blocco della A1. 

Mentre scriviamo gli operai dell'Ast si trovano all'interno della palazzina di Viale Brin, dove era in corso la riunione del Cda per decidere sull'azzeramento delle società controllate.
Sono veramente arrabbiati, e la giornata di lotta, così intensa e non ancora terminata, lo dimostra. Erano tanti anni che a Terni gli operai delle acciaierie non conducevano un'azione di lotta così "sfrontata" come il blocco dell'autostrada del sole.
Speriamo che sia il segnale non solo della fine dell'apatia e dell'accondiscendenza verso la multinazionale, ma anche della sudditanza verso dei sindacati che negli ultimi 30 anni hanno di fatto accettato, prima la privatizzazione dell'acciaieria e quindi il suo drastico ridimensionamento.
Come Marcia della Dignità esprimiamo la piena solidarietà alla battaglia dei lavoratori dell'AST, mettendoli in guardia che la sola soluzione può essere la nazionalizzazione dell'acciaieria, sotto il loro diretto controllo.
Ci risponderanno che ... "Bruxelles e l'Unione europea non ce lo consentono".

Vadano al diavolo i tecnocrati dell'Europa e le multinazionali che li hanno sul libro paga!

* Fonte: marcia della dignità

mercoledì 23 luglio 2014

GAZA VIVRÀ! Manifestazione a Perugia

23 luglio. Riceviamo e pubblichiamo da Marcia della Dignità

Perugia non ha mai fatto mancare la sua solidarietà alla causa palestinese, soprattutto quando Israele sferra i suoi attacchi.
Saremo in tanti a manifestare la nostra indignazione contro il genocidio in atto a Gaza.

- Conferenza stampa dei promotori, giovedì 24 luglio h. 12:00, presso la Consulta degli Immigrati, via Imbriani 2, Perugia
- Corteo di solidarietà, sabato 26 luglio, h. 17:30, Piazza della Repubblica, Perugia

IL TESTO DELL'APPELLO

«Dopo 10 giorni di martellanti bombardamenti, nella notte tra il 17 e il 18 luglio, l’esercito israeliano, ancora una volta in aperta violazione del diritto internazionale, ha dato il via all’invasione della Striscia di Gaza.

E’ così che Gaza, un lager a cielo aperto visto l’assedio a cui è sottoposta dal 2006, è stata trasformata in un inferno.

Il numero dei morti palestinesi è salito a 500, oltre 3.000 i feriti, la maggior parte civili innocenti, tra cui bambini, donne e anziani inermi. Il numero delle vittime è destinato a crescere.

Occorre fermare questo massacro disumano.

Noi condanniamo con fermezza l’aggressione israeliana e, per obbligo morale, siamo solidali con le vittime palestinesi. Chiediamo a gran voce
- l'immediato cessate il fuoco;
- la fine dell'assedio di Gaza, e l'apertura dei valichi per portare viveri e medicinali alla popolazione martoriata;
- la liberazione dei prigionieri politici palestinesi;
- che il governo italiano e l'Unione europea si adoperino in prima persona affinché Israele cessi immediatamente l'aggressione;
- che la comunità internazionale fornisca immediatamente gli indispensabili aiuti umanitari per i cittadini di Gaza;
- il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione».

I promotori:

Cittadini umbri con la Palestina, Comunità palestinese di Perugia, Comunità araba di Perugia, comunità islamiche di Perugia e dell’Umbria. 

Per informazioni e adesioni:

Centro Islamico Culturale Perugia Umbria (C.I.C.P.U.) 338.6914575
Daniela Di Marco (Marcia della Dignità) 339.2071977

venerdì 16 maggio 2014

«UMBRIA: L'AUTOSTRADA NON LA FARETE!»

16 maggio. Il 5 aprile scorso davamo notizia della costituzione in Umbria del Coordinamento regionale contro la trafsormazione della E-45 in autostrada. Ad un mese e mezzo di distanza il Coordinamento ha già fatto molta strada. La raccolta di firme sta riscuotendo un grande successo, superando ogni più rosea aspettativa. Segnaliamo il sito del Coordinamento.
Informiamo i nostri lettori umbri che oggi si svolgerà una grande assemblea popolare Qui sotto il volantino diffuso.


"LA CATTIVA STRADA" 
assemblea popolare, 16 Maggio 2014

 
Il logo del Coordinament

VENERDI' 16 MAGGIO ORE 17.00
PARK HOTEL – PONTE SAN GIOVANNI

ASSEMBLEA POPOLARE

Con 386 chilometri di lunghezza e 11 miliardi di costo, la trasformazione in autostrada della E45 Orte-Mestre è un mostro di dimensioni enormi il cui costo economico, ambientale e paesaggistico ricadrà sull'Umbria e i suoi cittadini. Non vogliamo pagare il pedaggio per spostarci all'interno della nostra regione. Non abbiamo bisogno di un'ulteriore grande opera ma di una E45 messa in sicurezza e di una rete ferroviaria moderna. Parliamone insieme.

INTRODUCE
Marcello Teti – Portavoce del Coordinamento Umbro No E45 autostrada

INTERVENGONO
Il volantino

Mariano Sartore - Urbanista Docente di Pianificazione dei Trasporti
Infrastrutture, territorio (e crisi economica). Perché ripensare le politiche di sviluppo a partire dal caso dell'E45

Luca Trepiedi - Forum Nuova Mobilità Umbria
Impatto dell'opera sul sistema dei trasporti e mobilità locale

Stefano Lenzi – Responsabile ufficio legislativo WWF Italia
Il perverso meccanismo del financing project

Sono invitati i Sindaci e i candidati Sindaci dei comuni attraversati dalla E45

PARTECIPIAMO NUMEROSI

Per info noe45autostrada@gmail.com – 3392071977

COORDINAMENTO UMBRO - NO E45 AUTOSTRADA

sabato 5 aprile 2014

UMBRIA: SI È COSTITUITO IL COORDINAMENTO REGIONALE CONTRO LA TRASFORMAZIONE DELL E-45 IN AUTOSTRADA.


5 aprile. Si è svolta con successo la conferenza stampa (nella foto) indetta questa mattina dal Coordinamento Umbro - No E45 Autostrada. La sala della partecipazione era gremita di persone e la stampa e le Tv locali presenti al completo.

Con il logo del Coordinamento bene in vista (vedi sotto), l'Umbria verde trafitta dal mostro autostradale, e le numerose copie della Petizione Popolare a disposizione dei convenuti, ha introdotto i lavori Marcello Teti, portavoce del neonato Coordinamento, che ha subito messo in chiaro i numeri di questo mostro che distruggerebbe il cuore verde dell'Umbria:


«... un cantiere ogni 18 chilometri, per 10-15 anni, per un costo di 11 miliardi di euro (meno della metà sarebbero sufficienti per sanare il dissesto idrogeologico dell'intero paese!). Due milioni di metri cubi di nuovi scavi, 139 chilometri di ponti e viadotti. E la larghezza della strada che aumenterà fino a 48 metri. L'unica alternativa percorribile è quella della messa in sicurezza della superstrada, per potenziare il turismo, che al contrario di quanto afferma chi sostiene il progetto di trasformazione, verrebbe gravemente compromesso, verrebbe infatti intaccata proprio l'immagine del cuore verde d'Italia».
Ha continuato Urbano Barelli, Presidente dell'associazione “C.r.e.a. Perugia”, toccando il tasto, doloroso per le tasche di tutti gli umbri, del pedaggio.

Barelli ha specificato che il pedaggio ci sarà di sicuro e dovrà essere pagato da tutti. L’esenzione per i cittadini umbri è impossibile.
E sapete perché? Ha spiegato Barelli che è l’Unione europea che lo impedisce, vietando qualsiasi forma di discriminazione territoriale. Per essere precisi, nel piano economico e finanziario del Cipe, redatto nel settembre 2013 e approvato l’otto novembre, c’è scritto: pedaggio per tutti. E non crediamo si possa cambiare. Si dice inoltre, che sono le imprese a volere questa trasformazione. Ma quanto costerà al tessuto produttivo umbro un cantiere permanente di più di 10 anni lungo tutta la strada? Sarebbe il caso di consultarle, le imprese.

Barelli ha anche precisato che il famoso ‘Nodo di Perugia’ è scomparso dal progetto definitivo della E45 autostrada approvato dal Cipe, sottolineando ancora una volta come l'unica soluzione sia recuperare la superstrada attuale, abbandonata e mandata volontariamente in malora.


Hanno preso la parola anche Luigino Ciotti, presidente del Circolo Primo Maggio, la Presidente di Legambiente Umbra Alessandra Paciotto, la portavoce dell'associazione “Per un'Umbria Migliore” Emanuela Arcaleni, il consigliere regionale Idv Oliviero Dottorini.
Tutti gli interventi sono stati mirati, volti a sfatare i falsi miti e le menzogne del governo regionale, spiegando ai presenti che è falso che non si pagherà il pedaggio, è falso che l'impatto del tracciato sarà minimo, è falso che economia e turismo saranno rilanciati, è falso che verrà rotto l'isolamento della nostra regione.

Dottorini ha precisato che è arrivato il momento di portare tra la gente un’opera rimasta sempre nascosta nei palazzi del potere. La Regione Umbria impedisce un quesito referendario per permettere agli umbri di esprimersi in proposito. Ciò che al momento è possibile, è una petizione popolare. Un atto politico molto forte che colma un enorme difetto di partecipazione.

La petizione, però, è solo il primo passo, ha precisato Daniela Di Marco, del movimento Marcia della dignità e tra i portavoce del Comitato 9 Dicembre di Perugia. Il Coordinamento non si fermerà alla raccolta firme, vuole una battaglia trasversale, l'obiettivo è creare un movimento popolare, ampio ed inclusivo che raccolga tutta la popolazione umbra, per fermare questo mostro. «La trasformazione della E45 in autostrada è per noi come la Tav per la Val Susa. E noi ci ispireremo al movimento No Tav per opporci a questa opera abominevole, con i migliori auguri da parte di Alberto Perino (leader del movimento valsusino)».

Ultimi, ma non per importanza e spessore dei contenuti, hanno preso la parola il portavoce dell'associazione Salviamo il Paesaggio Salvatore Vitale, il portavoce del forum Nuova Mobilità Umbria Luca Trepiedi, e Concetta Spitale, che si espose in primo piano già anni fa, quando si iniziò a parlare della trasformazione della E45.


La battaglia è appena cominciata.
Il Coordinamento si riunisce il prossimo lunedì, 7 Aprile, alle 21:00, presso il CVA di Ponte San Giovanni. Chiunque voglia abbracciare questa lotta, si faccia avanti!

Per informazioni e adesioni: noe45autostrada@gmail.com

Il sito web: NOE45AUTOSTRADA

lunedì 10 marzo 2014

MOVIMENTO (9 DICEMBRE) IN PEZZI

10 marzo. Chi ci segue assiduamente sa che come Movimento Popolare di Liberazione sostenemmo la rivolta dei Forconi siciliani del gennaio 2012. E sa anche che abbiamo partecipato alle proteste iniziate il 9 dicembre. Che fine hanno fatto i Forconi? Che fine ha fatto il Movimento 9 dicembre? Dopo la forte spinta iniziale, senza aver portato a casa alcun risultato tangibile, esso ha subito l'inevitabile rinculo. Quest'ultimo ha fatto poi letteralmente esplodere le contraddizioni al suo interno e alla fine è andato in pezzi. I diversi leader sono andati ognuno per la sua strada. Lo spaccone Calvani, dopo le sue fallite marcette velleitarie su Roma, è sparito. Il veneto Chiavegato si è costruito la sua parrocchietta per poi finire a braccetto coi fascisti di Forza Nuova. Il siciliano Mariano Ferro insiste nel presentarsi al potere col cappello in mano ad elemosinare qualche regalia. La grande maggioranza degli attivisti non ha seguito né gli uni né gli altri.


Nel frattempo, il 16 febbraio, si svolse una partecipata assemblea autoconvocata in cui si tentò di dare a ciò che restava del Movimento, un più chiaro indirizzo politico e, possibilmente, una direzione nazionale democratica e rappresentativa. Da quell'assemblea emerse un gruppo nazionale di lavoro che si sperava avrebbe avuto la capacità di salvare il salvabile. Un tentativo che non sembra avere successo. Proprio in quell'assemblea emerse la proposta di un'iniziativa congiunta di protesta, ovvero l'occupazione simultanea del più vasto numero di sedi del Partito democratico. 
Perugia: delegazione del 9/12 affronta Leonelli segretario regionale del Pd

La proposta venne fatta quando ancora c'era lo sputtanato governo Letta. Poi è arrivato Matteo Renzi. Siccome il bersaglio era cambiato, visto che tanti cittadini in cuor loro sono caduti nella trappola di Renzi (l'illusione che il nuovo primo ministro cambierà davvero musica), si era davanti al bivio: confermare l'iniziativa di protesta? Posticiparla? annullarla? Il gruppo nazionale di lavoro ha deciso di confermarla per venerdì 7 marzo. Ma si doveva rimodularla. Così è stato deciso di "andare a trovare il Pd" consegnando una Lettera aperta a Matteo Renzi (che pubblichiamo qui sotto). 

La Lettera aperta costituisce un documento di grande valore politico. Purtroppo l'iniziativa di protesta verso le sedi del Pd non ha avuto l'ampiezza sperata. Si pensava che almeno una quindicina di città capoluogo sarebbero state coinvolte. Purtroppo sono state coinvolte solo Varese, Bergamo, Perugia e Salerno.

Lettera aperta a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio
«Ci vediamo costretti ad occupare in diverse città le sedi del suo partito per far sentire la voce di milioni di italiani che il vostro sistema economico e politico ha gettato sul lastrico

Lei ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Non ha la nostra.

Il buon giorno si vede infatti dal mattino. Lei aveva assicurato che non sarebbe mai andato al governo senza elezioni. Invece è diventato Primo ministro grazie al più sordido e antidemocratico inciucio di palazzo. Se ciò è stato possibile è perché Lei ha l’appoggio dei poteri oligarchici europei e italiani, gli stessi che hanno portato il Paese allo sfascio.

Tuttavia Lei, all’atto di chiedere la fiducia alle Camere ha ripetuto più volte che il suo sarà il governo della “svolta radicale”. Dobbiamo prenderla in parola, visto che di una “svolta radicale” il Paese ha bisogno come il pane. Una “svolta”, tanto più se “radicale”, significa cambiare strada, anzi invertire la rotta rispetto alle politiche di sterminio economico sin qui seguite.

Una “svolta radicale” implica, nello spirito della nostra Costituzione, adottare subito alcune misure d’emergenza per sostenere i cittadini che sono stati abbandonati e per porre fine alla catastrofe economica e sociale.

Noi chiediamo che nei primi cento giorni che il Suo governo adotti queste 7 misure:

1) Lanciare un Piano nazionale per il lavoro contro il dissesto idrogeologico, per il risanamento anti-sismico e di edilizia scolastica e popolare, per l’energia da fonti rinnovabili;

2) Avviare un Piano di assunzioni nei settori pubblici sotto organico: anzitutto sanità e scuola;

3) Istituire un reddito minimo garantito di 700 €, con un assegno mensile ai 6 milioni di disoccupati e adeguando le pensioni di coloro che sono attualmente al di sotto di questa soglia;

4) Ridurre del 50% le tasse antipopolari come l’Iva e quelle sulla prima casa e sugli immobili strumentali alla produzione (Tasi, Tari e Imu);


5) Congelare le cartelle Equitalia per chi è in difficiltà economica, bloccare tutte le esecuzioni forzate, sancire l’impignorabilità della prima casa e degli strumenti di lavoro;

6) Promuovere un Piano per la protezione dell’agricoltura nazionale, se necessario adottando dazi protettivi sulle importazioni, anzitutto dei prodotti Ogm;

6) Istituire una banca pubblica per erogare crediti alle piccole imprese artigiane, industriali e dei servizi.

Quante risorse occorrono? E dove reperirle?

Secondo i nostri calcoli occorrono all’incirca 150 miliardi di euro.

Possono e debbono essere reperiti:

(1) Dichiarando una moratoria sul debito pubblico verso la finanza speculativa e bancaria, con un risparmio annuo immediato sugli interessi di circa 80 Mld ;

(2) Con una imposta del 2,5% sui grandi e medi patrimoni mobiliari.

Non ci risponda anche Lei che “l’Europa non ce lo consente”!

Sono proprio i vincoli europei che ci hanno portato nell’abisso. Siamo stanchi di fare la fame per tenere in piedi una moneta unica traballante e un’Unione in mano alle grandi banche d’affari.

Se Lei, come chi l’ha preceduto, agirà come una marionetta dei poteri forti, si faccia da parte, e lasci che il popolo italiano riconsegni al Paese la sua sovranità, economica, monetaria, politica e democratica».

Gruppo 9 dicembre -Marcia della Dignità – Popolo Sovrano 


Qui sotto le immagini della protesta a Varese

sabato 8 marzo 2014

«PERCHÉ ABBIAMO CONTESTATO LA BOLDRINI»

8 marzo. Riceviamo e pubblichiamo.

«Ieri mattina Laura Boldrini era a Perugia, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università per stranieri. A parte la servile corte dei miracoli di politicanti, notabili e amministratori locali, e tenendo conto delle strette misure di vigilanza adottate dagli apparati di sicurezza dello Stato, la Presidente del parlamento è stata accolta da diverse e disunite voci dell'opposizione sociale. 


C'erano gli insegnanti precari della stessa Università per stranieri, c'erano i Cobas scuola, alcuni studenti dell'Udu, ed infine il nostro presidio, di Marcia della Dignità e Movimento 9 dicembre. Davvero scandalosa l'assena del Movimento 5 Stelle.

Noi abbiamo esposto uno striscione (vedi la foto) con su scritto: "Questa è la vostra democrazia. Boldrini Via", con accanto raffigurata la ghigliottina.
Noi non eravamo in tanti, gli altri tre gruppi ancora meno di noi. Ma almeno il nostro presidio ha fatto un gran baccano e la "Signora Ghigliottina" ha dovuto udire le nostre grida di protesta. Al suo arrivo e alla sua partenza è stata accolta, in riferimento al decreto salva-banche, da Lei fatto adottare con atto d'imperio il 30 gennaio scorso, dallo slogan "Boldrini, Boldrini, ardacce li quattrini".
Il comizio durante la protesta

Non nascondiamo affatto che eravamo in pochi. Deplorevole poi che le deboli forze dell'opposizione sociale si siano presentate divise all'appuntamento. I cittadini di Perugia se ne sono fregati, non solo della visita della Boldrini, ma anche del nostro appello alla protesta. Il deliberato silenziamento dei media locali è certo un fattore che spiega molte cose, ma non spiega tutto. Qui ci sono di mezzo i nostri limiti da una parte e, dall'altra, il clima politico generale, segnato dal soffocante pessimismo generale. Non ci illudiamo che la nostra tenacia e le nostre azioni di protesta siano sufficienti a ribaltare questo clima, che da soli si sia in grado di convincere i cittadini ad uscire dal senso di impotenza.
Ma il disinteresse della cittadinanza non giustificherebbe la nostra inazione. Un piccola protesta è sempre meglio di niente protesta. Noi teniamo accesa una piccola fiaccola e continueremo a tenerla accesa perché sentiamo che questo clima triste è destinato presto e improvvisamente a cambiare.

Durante il presidio di protesta, durato dalla nove e trenta alle quattordici, alcuni nostri attivisti si sono succeduti al megafono leggendo questo testo a spiegazione delle nostre ragioni:

«Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha avuto la faccia tosta di difendere la scelta di applicare la cosiddetta “ghigliottina”, ovvero l’atto d’imperio con cui ha assassinato l’opposizione in Parlamento pur di far passare il vergognoso decreto del Governo sul Bankitalia.
Sentite cosa ha detto il 1 gennaio scorsola signora Boldrini:
"Sento di avere fatto la cosa giusta” afferma “ nel rispetto dei principi costituzionali e degli interessi dei cittadini. Ed ha aggiunto: “C'è chi ha obiettato che lo strumento non era mai stato usato nei lavori della Camera. È vero, alla Camera non era mai stato usato ma perché le opposizioni avevano saputo fare cambiare idea ai governi".
Come se non bastasse, con inqualificabile cinismo, la Boldrini ha affermato che l’eventuale decadenza del Decreto avrebbe, citiamo, “… avuto, tra l’altro, anche la disastrosa conseguenza di costringere gli italiani a versare la seconda rata dell’Imu sulla prima casa”.
La Boldrini si è dunque prestata a difendere il trucco del governo Letta, quello per cui, pur di far passare il Decreto salva-banche e di ingannare i cittadini, il governo aveva ficcato, all’interno del Decreto, anche la sospensione della seconda rata della famigerata tassa sulla casa IMU. Tassa che è stata in questi giorni sostituita da un’imposta ancor più gravosa, la cosiddetta “TASI”. Vergogna!
La Questura ha fatto rimuovere la parola "via"

Il tutto con l’avallo di Napolitano il quale, proprio lui, aveva più volte condannato la prassi dei decreti-omnibus in cui si mette dentro tutto e il contrario di tutto.
Per le banche si può ben chiudere non un occhio ma due.
Ma cosa è cambiato col Decreto su Banca d’Italia. Esso riordina l’assetto proprietario della Banca centrale (che oramai può solo prendere ordini dalla Bce) , che pur essendo un ente di diritto pubblico è in mano a banche private, come Unicredit e Banca Intesa. Il decreto ha stabilito la rivalutazione del capitale di Banca d’Italia portandolo dai 156 mila euro a 7,5 miliardi. Chi ci guadagna da questo riassetto? Banche e banchieri privati, le cui quote lieviteranno grazie al trucco contabile. E chi sborserà questa montagna di soldi? Ovviamente lo Stato.
La signora Boldrini si è quindi resa complice di un vero e proprio crimine economico: aver avallato l’atto di un governo che mentre con l’austerità affama mezza Italia, va a finanziare le banche d’affari (che poi non danno un soldo a chi ne ha davvero bisogno).
Per questo noi gridiamo che la Boldrini è persona non grata!»

Fonte: Marcia della Dignità 

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