La crisi capitalistica cause e soluzioni
Premessa
L’attuale crisi sistemica del capitalismo occidentale sta
mandando in pezzi la scuola monetarista di Milton Friedmann e con essa l’ortodossia liberista e i suoi due massimi assiomi.
«Si può parlare all'infinto di rivolte sociali senza mai provocare un movimento rivoluzionario, fin tanto che non vi sono miti accettati dalle masse [...] Il mito è un'organizzazione di immagini capaci di evocare istintivamente tutti i sentimenti che corrispondono alle diverse manifestazioni della guerra intrapresa dal socialismo contro la società moderna». [Georges Sorel, Riflessioni sulla violenza]Ciò che sterminate masse, anche negli angoli più sperduti del pianeta, accettarono come mito nel secolo grandioso che ci siamo lasciati alle spalle, è l'idea che vi fosse una classe, quella degli operai dell'industria, destinata a liberarci una volta per tutte dalla catene dell'oppressione e dell'abiezione, e quindi a condurre l'umanità al socialismo. Non è che nella modernità fosse scomparso il mito: merito di Marx è averlo strappato dal cielo facendolo scendere sulla terra, costruendolo come mito storico-sociale.
«La liberazione è la liberazione dal punto di vista di quella teoria che proclama l'uomo la più alta essenza dell'uomo (...) la condizione operaia è la perdita completa dell'uomo, e può dunque guadagnare se stessa soltanto attraverso il completo recupero dell'uomo. (...) Quando il proletariato annunzia la dissoluzione dell'ordinamento tradizionale del mondo, esso esprime soltanto il segreto della sua propria esistenza, poiché esso è la dissoluzione effettiva di questo ordinamento del mondo». [K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Dicembre 1843-Gennaio 1844].Evidente la matrice umanistica e idealistica di questo filosofare. Pochi mesi dopo il nostro, riflettendo sulle prime rivolte operaie in Germania, ribadiva questa matrice filosofica:
«Una rivoluzione sociale si trova dal punto di vista della totalità perché — se pure essa ha luogo solo in un distretto industriale — essa è una protesta dell'uomo contro la vita disumanizzante, perché muove dal punto di vista del singolo individuo reale, perché la comunità, contro cui la separazione da sé l'individuo reagisce, è la vera comunità dell'uomo, l'essenza dell'uomo». [ K. Marx, Glosse critiche all'articolo di un prussiano. Agosto 1844 ]Qui, con le categorie di essenza umana, di comunità e totalità, sta la sorgente filosofica del successivo mito della classe operaia, qui abbiamo già, infatti, la figura simbolica di una classe sociale dalla missione salvifica e universale. E' a questo punto che Marx compie una seconda mossa filosofica: l'innesto su questa matrice umanistica della dialettica hegeliana servo-signore, radicalizzandola:
«Proletariato e ricchezza sono opposti. Essi formano come tali un tutto. Entrambi sono figure del mondo della proprietà privata. Ciò che conta è la posizione determinata che entrambi occupano nell'opposizione. Non basta dire che sono lati di un tutto. (...) Il proletariato è costretto è costretto a togliere sé stesso e con ciò l'opposto che lo condiziona e lo fa proletariato, la proprietà privata. Esso è il lato negativo dell'opposizione, la sua irrequietezza in sé, la proprietà privata dissolta e dissolventesi». [K. Marx, La sacra famiglia. Settembre 1844]Da questa mossa Marx ricava e propone una versione estrema di teleologia deterministica:
«Ciò che conta non è che cosa questo o quel proletario, o anche tutto il proletariato si rappresenta temporaneamente come fine. Ciò che conta è cosa esso è e che cosa sarà costretto storicamente a fare in conformità a questo suo essere». [ K. Marx, Ibidem]
«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente». [K. Marx F, Engels, L'ideologia tedesca, 1845-46]Spazzato via, a favore dell'oggettivismo storicista hegeliano, ogni dualismo kantiano tra essere e dover essere. E' l'essere stesso così, il movimento oggettivo della storia, a procedere, motu proprio, verso il comunismo.
«La classe operaia è rivoluzionaria o non è nulla».[ Karl Marx a Schweitzer, 13 febbraio 1865 ]Né capiremmo il ricorso di Marx (nei Grundrisse) alla categoria del "general intellect", che infatti verrà utilizzata da certo operaismo italiano, dopo la sbornia fabbrichista, come controfigura e successore della classe operaia. Anche questo tentativo era il sintomo del tramonto di un mito, anzi il tentativo, disperato quanto elegante, d'inventarsene uno nuovo.
“Come si può uscire da questa miseria? Solo una via è possibile. Una classe deve diventare abbastanza forte da far dipendere dalla sua ascesa quella di tutta la nazione, dal progresso e dallo sviluppo dei suoi interessi il progresso degli interessi di tutte le altre classi. L’interesse di questa unica classe deve diventare per il momento interesse nazionale”. [F. Engels, Lo status quo in Germania, 1847]Ammesso che gli operai assumano un ruolo dirigente, non ci riusciranno mai con un classismo ottuso, sezionale e corporativo, non sotto la bandiera dei propri interessi particolari ma, al contrario, nel nome dei diritti universali della società, della nazione e dei suoi cittadini.
«... è vero che il capitalismo è guidato da una lotta di classe profondamente divisiva in cui la minoranza della classe dirigente si appropria del lavoro in eccesso della maggioranza della classe operaia profitto. Persino gli economisti liberali come Nouriel Roubini concordano sul fatto che la convinzione di Marx secondo cui il capitalismo ha una tendenza intrinseca a distruggere se stesso rimane una previsione più giusta che mai».Esatto: il capitalismo, proprio a causa delle sue stesse leggi di movimento, non solo è destinato ad accrescere il pauperismo generale ed a proletarizzare le classi medie (quindi ad inasprire i conflitti sociali), esso "ha una tendenza intrinseca a distruggere se stesso" e, avrebbe aggiunto lo stesso Marx, l'umanità tutta intera, di qui la necessità di un ordinamento socialista. Un ordinamento — questa, dialetticamente, la seconda tendenza individuata da Marx — che lo stesso sviluppo capitalistico porta seco.

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| Marco Veronese Passarella |