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domenica 31 dicembre 2017

GIÙ LE MANI DALLA POLONIA di Piemme

[ 31 dicembre 2017 ]

Non ci garba per niente la Polonia sciovinista, tanto più se si alimenta alla fonte del cattolicesimo reazionario. Non promette nulla di buono una Polonia sempre più pedina della geopolitica americana anzitutto in funzione antirussa — in subordine come freno all'espansionismo tedesco.

Tuttavia, questo giudizio non può giustificare in alcun modo quanto l'Unione europea va facendo proprio verso la Polonia.

Di che si tratta?

Il Parlamento polacco, sotto la spinta del governo ha approvato 13 leggi che in buona sostanza ledono l'indipendenza del potere giudiziario: il governo avrà infatti l'ultima parola nella composizione di tutte le corti giudiziarie e potrà decidere sul loro funzionamento e la loro amministrazione. Ergo: una lesione dello Stato di Diritto, lèggi della liberale divisione dei poteri. 

La cupola oligarchica dell'Unione europea, in particolare la Commissione, dopo aver inviato a Varsavia diversi avvertimenti per evitare che quelle leggi fossero approvate, davanti al fallimento di questa politica di dissuasione, ne ha decisa una molto più invasiva. Parliamo di vere e proprie sanzioni per "violazione grave dei valori comuni". Queste sanzioni, se fossero approvate dal Parlamento di Strasburgo e diventassero esecutive, toglierebbero alla Polonia alcuni diritti derivanti dall'appartenenza all'Unione, quali, ad esempio, la privazione del diritto di voto. 

Una misura molto grave, che non ha precedenti nella disgraziata storia della Ue.

Com'era scontato i corifei dell'Unione sono scesi in campo per difendere questa pesante intrusione negli affari interni della Polonia. Sintomatico quanto scrive Sabino Cassese sul CORRIERE DELLA SERA del 17 dicembre:
« Per la prima volta, quella che veniva in passato ritenuta una interferenza di altre autorità e di altri Stati negli affari interni di uno Stato sovrano assume un significato interamente diverso. L’Unione Europea prende il ruolo di guardiano del rispetto delle regole comuni in aree prima lasciate alle leggi dei singoli Stati (libertà, democrazia, indipendenza dei giudici). I singoli governi, di converso, non debbono rispondere solo ai popoli che li hanno eletti, ma anche a una «assemblea di condominio», che fa valere regole comuni (i valori elencati nell’articolo 2 del Trattato)».
Il Cassese, tra i paladini del globalismo giuridico il più fondamentalista —in merito consigliamo di leggere quanto scriveva Danilo Zolo— dopo aver condannato le "interferenze sistematiche"
dell'esecutivo sul giudiziario contemplate nelle recenti leggi polacche, difende però a spada tratta quelle dell'Unione europea nelle vicende interne della Polonia. E perché le difende? Perché, appunto, sostiene la causa del deperimento degli Stati-nazione, quindi la cessione di quote crescenti di sovranità verso organismi sovranazionali, in questo caso l'Unione europea. E ove gli Stati non accettino questa devoluzione che vengano sanzionati e sottoposti ad un regime di protettorato imperiale.

Chiunque difenda invece l'indipendenza nazionale e respinga ogni cessione di sovranità verso questa Ue matrigna e oligarchica deve dunque condannare ogni eventuale sanzione verso la Polonia.

Dobbiamo respingere ogni tentativo dell'euro-oligarchia di imporre la propria supremazia a spese delle nazioni e delle loro sovranità, ciò  anche quando esso sia formalmente camuffato come "interferenza progressista". Domani useranno infatti questo precedente contro quei popoli che dovessero difendere assieme alla loro sovranità, la democrazia e lo stesso Stato di diritto. Non è la Polonia che minaccia la nostra sovranità costituzionale, ma proprio la infernale macchina dell'Unione a trazione tedesca.


martedì 10 ottobre 2017

SICILIA: UN ATTO GRAVISSIMO E INACCETTABILE

[ 10 ottobre 2017 ]

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!

Ultim'ora

L'Ufficio Centrale regionale presso la Corte d'Appello di Palermo ha comunicato ieri sera di aver ricusato la lista "NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA".

Secondo Lorsignori, la sola vera novità del panorama politico siciliano, l'alleanza tra sovranisti costituzionali e autonomisti storici non deve avere accesso alle prossime elezioni regionali.

La notizia ha fatto immediatamente il giro, non solo dell'isola, è stata rilanciata da tutte le agenzie, media e Tv nazionali. 

Perché questa bocciatura? le agenzie non lo dicono, così il cittadino potrebbe pensare che i nostri amici e compagni non ce l'avrebbero fatta a raccogliere le firme necessarie.

  NIENTE DI TUTTO QUESTO!
  LE MIGLIAIA DI FIRME NECESSARIE CI SONO E SONO   TUTTE VALIDE!  


E allora, a quale CAVILLO formale si sono aggrappati Lorsignori?

Leggiamo dal ricorso presentato quest'oggi:
«2. In data 08.10.2017, codesto Ufficio ha deciso l’esclusione della lista regionale “Noi Siciliani con Busalacchi – Vox Populi – Sicilia Libera e Sovrana”. Parte delle sottoscrizioni risulterebbe priva di timbro di congiunzione dell’amministrazione comunale, così determinandosi un difetto nel numero minimo necessario di sottoscrizioni valide.
La ragione di esclusione della lista, pertanto, è essenzialmente ricondotta ad un eccepito difetto di sottoscrizione della lista regionale.Il provvedimento impugnato è illegittimo e di esso se ne chiede l’annullamento..»
In pratica: le firme per la lista regionale (a cui sono collegate le nove provinciali) erano sufficienti ed erano tutte validate in moduli corretti e adeguatamente vidimati. L'errore consisterebbe nella mancanza di timbro nella copertina dei fascicoli dei moduli.

   Quindi? RESPINGIAMO QUESTO SOPRUSO!
Quale che sia l'esito del ricorso in Corte d'Appello, si ricorrerà al TAR e se  necessario al Consiglio di Stato.

E VINCEREMO!

E' intollerabile una legge elettorale regionale che obbliga a raccogliere migliaia di firme, in un isola enorme e con nove province in soli dieci giorni (dieci giorni!), o che sia sufficiente avere un deputato nell'ARS (assemblea regionale) per evitare di raccogliere le firme necessarie.

E' INTOLLERABILE CHE SIANO STATE AMMESSE LISTE NOTABILARI E ANTIPOPOLARI, ALCUNE CON CANDIDATI IN ODORE DI MAFIA, E SI CANCELLI LA SOLA VOCE DAVVERO ALTERNATIVA.

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!


martedì 30 agosto 2016

CONTRO LA RETORICA COSMOPOLITICA DELLA "CITTADINANZA UNIVERSALE" di Danilo Zolo

[ 30 agosto ]

«La cancellazione della cittadinanza nazionale e dei suoi valori in nome dell'ideale universalistico della cittadinanza universale è una strada che conduce, nonostante le buone intenzioni dei suoi sostenitori, nelle braccia dell'imperialismo statunitense e del suo progetto di egemonia mondiale mascherato sotto le vesti della diffusione planetaria dei valori occidentali».

Danilo Zolo [nella foto ] è uno dei più prestigiosi filosofi del diritto viventi.
Autore di numerosi libri e saggi, molti dei quali tradotti in svariate lingue.
Ci pare molto utile pubblicare alcune parti di un suo libro del 2007: Da cittadini a sudditi. La cittadinanza politica vanificata (Edizioni Punto Rosso).


INTRODUZIONE

Da cittadini a sudditi: è questo il processo di regressione politica oggi in corso nelle 'democrazie del benessere' occidentali. La qualifica di cittadino si oppone a quella di straniero, sempre meno a quella di suddito. La cittadinanza torna ad essere un dato formale, con una connessione sempre più incerta con i diritti dei cittadini, con la loro dignità e autonomia, con il loro sentimento di solidarietà e di appartenenza ad una comunità politica. La cittadinanza tende a divenire una pura ascrizione anagrafica che sopravvive come strumento di discriminazione dei non cittadini. In Europa —in Italia in particolare— ha sinora operato come una clausola che esclude i migranti 'extracomunitari' dalla titolarità o dal godimento dei diritti fondamentali. È una clausola che li riduce, soprattutto se irregolari, ad una condizione di non-persone, che li rifiuta, li respinge o li rinchiude in carcere. Una condizione non razzista della cittadinanza esigerebbe che a tutti gli stranieri che vivono e lavorano in Europa venisse concessa la piena cittadinanza in tempi rapidi e senza condizioni capestro.


È sempre più evanescente la grande, nobile idea, riproposta da Thomas Marshall nella seconda metà del secolo scorso, della cittadinanza come luogo in cui si realizzano le condizioni politiche, economiche e sociali della piena appartenenza di un soggetto ad una comunità organizzata: l'ambito della realizzazione effettiva —non della semplice titolarità giuridica— di aspettative sociali collettivamente riconosciute come legittime, espressione di una solidarietà pubblica fruita e condivisa da tutti i cittadini. E si dissolve a maggior ragione l'idea welfarista del carattere inclusivo ed espansivo dei diritti soggettivi in una traiettoria evolutiva che dovrebbe correggere la deriva discriminatoria dell'economia di mercato, procedendo per tappe successive dai diritti civili a quelli politici e a quelli sociali, verso approdi sempre più egualitari.

Nei paesi occidentali, a partire dalla fine della Guerra fredda, si sono verificate profonde mutazioni del sistema politico ed economico, tali da stravolgere le strutture stesse della cittadinanza. Dalla società dell'industria e del lavoro siamo passati alla società postindustriale dominata dalla rivoluzione tecnologico-informatica e dallo strapotere delle forze economiche che sfruttano le dimensioni globali dei mercati proiettando le disuguaglianze sociali su scala planetaria. Il fallimento del 'socialismo reale' e la spinta della globalizzazione hanno messo in crisi anche le istituzioni del Welfare State e fortemente contratto i diritti sociali, a cominciare dal diritti al lavoro, soprattutto delle nuove generazioni. I processi di globalizzazione economica consentono alle grandi corporations industriali e finanziarie di sottrarsi ai vincoil delle legislazioni nazionali, in particolare all'imposizione fiscale. Nello stesso tempo lo sviluppo tecnologico ha aumentato la produttività delle grandi imprese che tendono a disfarsi della forza-lavoro che non sia altamente specializzata e di questa si servono secondo le modalità del lavoro interinale o a tempo determinato, con la conseguenza di un costante aumento della inoccupazione giovanile e della disoccupazione.

Nel frattempo la democrazia parlamentare ha ceduto il passo alla 'videocrazia' e alla 'sondocrazia': la logica della rappresentanza è surrogata dalla logica della pubblicità commerciale, assunta a modello della propaganda politica. Il codice politico è contaminato dal codice multimediale della spettacolarità e della personalizzazione. Il potere persuasivo dei grandi mezzi di comunicazione di massa ha vanificato anche gli ultimi residui 'partecipativi' e 'rappresentativi' della democrazia pluralista à la Schumpeter. I partiti di massa sono scoparsi. Le direzioni centrali dei partiti non ricorrono più alla mediazione comunicativa delle strutture di base e del proselitismo degli iscritti e dei militanti. Non ne hanno più alcun bisogno perché ci sono strumenti molto più efficaci ed economici per farlo: i canali delle televisioni pubbliche e private. In questo senso i nuovi soggetti politici non sono più, propriamente, dei 'partiti': sono delle ristrettissime élites di imprenditori elettorali che, in concorrenza pubblicitaria fra di loro, si rivolgono direttamente alle masse dei cittadini-consumatori offrendo, attraverso lo strumento televisivo e secondo precise strategie di marketing, i propri prodotti simbolici. Usando altre tecniche di marketing —in particolare il sondaggio di opinione— gli imprenditori elettorali analizzano la situazione del mercato politico, registrano le reazioni del pubblico alle proprie campagne pubblicitarie e influenzano circolarmente queste reazioni attraverso la pubblicazione selettiva, spesso manipolata, dei risultati dei sondaggi. E mentre l'astensionismo politico tende ad aumentare in tutto il mondo occidentale, a cominciare dagli Stati Uniti, le forze politiche sono sempre più impegnate nelle sofisticate alchimie di riforme elettorali che fanno della volontà del 'popolo sovrano' l'oggetto passivo e inconsapevole dei calcoli di breve periodo della classe politica.

Norberto Bobbio e Danilo Zolo

Come Norberto Bobbio ha osservato, si è verificata un inversione del rapporto fra controllori e controllati: i soggetti politici che detengono il potere di comunicare attraverso i mezzi di comunicazione di massa —pubblici e soprattutto privati— si muovono in uno spazio che è al di fuori e al di sopra della cittadinanza. Non sono soltanto sottratti ad un controllo democratico ma sono in grado di esercitare un'influenza insinuante sui modelli di consumo e sulle propensioni politiche dei cittadini riducendoli così a nuovi sudditi, a servi inconsapevoli di una tirannia subliminale, obbedienti a un regime di potere in larga parte occulto. L'eccessiva pressione simbolica cui sono sottoposti impedisce ai destinatari della comunicazione multimediale di selezionare razionalmente i contenuti. Per nessuno, neppure per lo specialista più esperto, è agevole controllare i significati e l'attendibilità dei messaggi che riceve, né stabilire una relazione interattiva con la fonte emittente. E ciò vale in particolare per la comunicazione pubblicitaria, che è la più impegnata nell'escogitare moduli comunicativi sofisticati, psicologicamente complessi e seduttivi. 
Non sono le grandi ideologie che in questo modo si affermano. Si afferma il loro surrogato impolitico: l'abulia operativa, la docilità sociale, la passività consumistica, la venerazione del potere e della ricchezza altrui, la dipendenza cognitiva e immaginativa, la disposizione a credere. In questo senso la grande emittente televisiva, pubblica e privata, è il nucleo centrale del 'potere invisibile', è l'epicentro di quegli arcana imperii —le trame eversive, le organizzazioni criminali, le manovre finanziarie segrete, la corruzione, gli interessi privati che si annodano nelle pieghe del formalismo legislativo— che Bobbio riteneva assolutamente incompatibili con i valori di una cittadinanza democratica. La mancata demolizione delle strutture del potere invisibile era per Bobbio la più grave delle "promesse non mantenute" della democrazia liberale. 

Sul piano internazionale si affievolisce il potere di gran parte degli Stati nazionali e si scompongono gli equilibri geopolitici e geoeconomici che si erano stabilizzati nel secondo dopoguerra. E si profila una "costituzione imperiale" del mondo: gerarchica, violenta, eversiva dell'ordinamento giuridico internazionale. Una inarrestabile deriva concentra il potere internazionale —anzitutto quello militare— nelle mani di un ristretto direttorio di grandi potenze sotto la guida della massima potenza nucleare del pianeta, gli Stati Uniti d'America. Anche sotto questo profilo l'ideale della cittadinanza —strettamente legato alla forma politica dello Stato sovrano— sembra esposto a sollecitazioni distruttive. Nel contesto neo-imperiale la violazione dei diritti fondamentali delle persone è un fenomeno di imponenti proporzioni. Se si deve prestare fede ai documenti delle Nazioni Unite e ai rapporti di organizzazioni non governative com Amnesty International e Human Rights Watch, milioni di persone oggi sono vittime, in tutti i continenti, di gravi violazioni dei loro diritti fondamentali. L'ampiezza del fenomeno è la conseguenza non solo del carattere dispotico di molti regimi statali, ma anche di decisioni arbitrarie di soggetti internazionali dotati di grande potere politico, economico e militare: un potere che i processi di globalizzazione hanno reso soverchiante e incontrollabile e contro il quale la sola replica in atto è oggi la violenza del global terrorism, tanto sanguinaria quanto impotente. Sotto accusa sono le guerre di aggressione delle potenze occidentali, la pena di morte, la tortura, i maltrattamenti carcerari —si pensi a Guantanamo, Abu Ghraib, Bagram— il genocidio, la povertà, le epidemie, il debito estero che dissangua i paesi più poveri, la devastazione dell'ambiente, lo sfruttamento neoschiavistico dei minori e delle donne, l'oppressione razzista di popoli emarginati: dai palestinesi ai curdi, ai tibetani, ai rom, agli indoamericani, agli aborigeni africani, australiani e neozelandesi.

Di fronte a questo panorama c'è chi non abbandona un atteggiamento ottimistico. 
Antonio Negri, ad esempio, ha sostenuto che la crisi delle cittadinanze nazionali, l'erosione della sovranità degli Stati e l'affermarsi di un ordine imperiale del mondo è foriero anche di sviluppi positivi, nel senso che prelude all'affermarsi di una cittadinanza cosmopolitica, di un "universalismo delle 'moltitudini' capaci di insediarsi entro le strutture di potere dell'impero globale", occupandole senza distruggerle. 
Altri autori hanno sostenuto che la cittadinanza nazionale è una istituzione che deve essere cancellata e che la sua crisi merita di essere guardata con favore e assecondata. Lungi dall'essere un fattore di inclusione e di eguaglianza, la cittadinanza è un privilegio di status, è l'ultimo relitto premoderno delle diseguaglianze personali in contrasto con l'universalità dei diritti fondamentali. Non ci sarà pace e giustizia nel mondo, né rispetto dei diritti soggettivi, si sostiene, finché non saranno abbattute le frontiere degli Stati dietro le quali si annida il particolarismo delle cittadinanze nazionali. Solo una cittadinanza universale e un ordinamento giuridico globale sono finalità coerenti per chi abbia a cuore la tutela e la promozione dei diritti fondamentali delle persone e non dei soli cittadini.

Queste tesi —tipiche di quelli che Hedley Bull ha ironicamente chiamato Western globalists— sono ispirate da presupposti filosofici che rinviano o all'universalismo umanitario del comunismo utopistico o alla tradizione del moralismo kantiano che ha trovato autorevoli epigoni in autori come Hans Kelsen, Jürgen Habermas, John Rawls, Ultich Beck

Si tratta di filosofie globaliste che sembrano ignorare che la dottrina dei diritti dell'uomo, l'esperienza dello Stato di diritto e del costituzionalismo, le istituzioni liberal-democratiche si sono affermate nel contesto delle cittadinanze nazionali sviluppatesi, dopo il superamento dell'universalismo politico e giuridico del medioevo, entro i confini degli Stati nazionali europei. 
La proiezione universalistica di queste esperienze, al di là della sua vistosa assenza di realismo politico, dà per scontata la natura universale dei valori (europei ed occidentali) ai quali esse si sono ispirate, a cominciare dai diritti dell'uomo e dalle istituzioni democratiche. Ma si tratta di un'assunzione tanto rischiosa quanto controversa, poiché l'universalismo etico e giuridico dei Western globalists ha dato ampia prova di essere paradossalmente in sintonia con l'universalismo neocoloniale delle potenze occidentali. 

Nell'ultimo decennio del secolo scorso autori globalisti e cosmopoliti come Habermas, Rawls, Beck e, almeno in parte, lo stesso Bobbio, hanno approvato come giuste perché "umanitarie" le guerre di aggressione scatenate dall'Occidente contro Stati sovrani non in grado di difendersi: si pensi alla guerra per il Kosovo e alle aggressioni contro l'Afghanistan e l'Iraq. La cancellazione della cittadinanza nazionale e dei suoi valori in nome dell'ideale universalistico della cittadinanza universale è una strada che conduce, nonostante le buone intenzioni dei suoi sostenitori, nelle braccia dell'imperialismo statunitense e del suo progetto di egemonia mondiale mascherato sotto le vesti della diffusione planetaria dei valori occidentali. E finisce così per giustificare la strage di decine di migliaia di civili innocenti e la devastazione dei diritti più elementari. 

Che cosa è possibile fare? Quali strategie, in particolare la sinistra europea, può adottare sul terreno della difesa delle conquiste fondamentali della cittadinanza democratica?
Soltanto una piena consapevolezza dei valori e, nello stesso tempo, dei limiti e delle tensioni della cittadinanza e, in essa, della Stato di diritto, può consentire una elaborazione teorica e un impegno politico adeguato, nel quadro di una più generale ricostruzione delle istituzioni democratiche. Sul terreno propriamente politico una coerente teoria della cittadinanza dovrebbe proporre una 'lotta per i diritti' che non si risolva in parole d'ordine generiche e moralistiche. In alternativa alla retorica secolare del bene comune e dei doveri dei cittadini occorrerebbe mettere a punto una tavola di rivendicazioni normative rivolte contro i rischi crescenti di discriminazione chi vanno incontro i cittadini —per non parlare degli stranieri— non affiliati alle grandi corporazioni economiche, finanziarie, multimediali, professionali e religiose.

Mentre la tutela dei diritti civili —liberty and property— appartiene, per così dire, alla normalità fisiologica della cittadinanza e dello Stato di diritto, solo una pressione conflittuale può ottenere che questo livello minimo venga superato: solo il conflitto sociale è in grado di restituire effettività all'esercizio dei diritti politici, riscattandoli dalla loro condizione di puro cerimoniale elettorale, e di garantire l'adempimento effettivo delle aspettative che stanno dietro ai cosiddetti 'diritti sociali'. Si tratta di interessi e di aspettative che lo Stato di diritto come tale non è incline a riconoscere stabilmente, se non in termini assistenziali e comunque largamente ineffettivi.


Infine, andrebbe tematizzata l'esigenza di garantire non soltanto le libertà politiche e il diritto all'informazione dei cittadini, ma anche la loro 'autonomia cognitiva'. Il problema richiederebbe una lunga elaborazione. Ma si può comunque sostenere che i temi della 'nuova censura' e del 'diritto di replica' a difesa della autonomia cognitiva dei cittadini contro i monopoli della comunicazione elettronica, dovrebbero essere posti all'ordine del giorno di una battaglia per l''aggiornamento della democrazia', per usare l'espressione di Jacques Derrida. Senza una lotta contro la concentrazione e l'accumulazione comunicativa, oggi favorite dai processi di globalizzazione informatica, la democrazia è destinata a divenire una finzione procedurale, una ingannevole parodia multimediale.

Sul piano internazionale, fuori dall'ambigua retorica cosmopolitica della 'cittadinanza universale' e del 'governo mondiale', occorrerebbe porre in primo piano il tema dei "regimi internazionali" in quanto forme di cooperazione fra gli Stati che operano senza fare ricorso agli strumenti coercitivi di giurisdizioni penali e di polizie soprannazionali. L'assenza di una autorità globale favorisce lo sviluppo di un reticolo normativo policentrico che emerge da processi diffusi di negoziazione multilaterale fra gli Stati e di aggregazione autoregolativa (governance). E' una forma di 'anarchia cooperativa' che seppure per ora limitata ad aree specifiche —la ricerca spaziale, la meteorologia, la disciplina delle attività umane dell'Antartico, la pesca oceanica, fra le molte altre— contraddice clamorosamente la logica della giurisdizione penale centralizzata, vincolante e universale, sostenuta dai giuristi che si ispirano al cosmopolitismo kantiano e kelseniano.

Per contenere ed equilibrare lo strapotere della potenza imperiale degli Stati Uniti, occorrerebbe puntare su un macro-regionalismo multipolare che dia affatto per scontato il superamento degli Stati nazionali e dei valori della cittadinanza. E non sottovaluti la forza coesiva delle radici etniche e culturali dei gruppi sociali, ma tenti pazientemente di intrecciare la tutela dei diritti fondamentali con i particolarismi dell'appartenenza e delle identità collettive, soprattutto se sostenute da tradizioni millenarie. Di grande rilievo in questo quadro strategico potrebbe essere il contributo di un'Europa unita che non si limitasse a svolgere il suo ruolo di potenza economica e finanziaria, ma riuscisse a ritrovare le sue radici identitarie nell'intreccio delle culture mediorientali e mediterranee, incluse quelle arabo-islamiche. Ricostruire la sua identità 'non occidentale' consentirebbe all'Europa di recuperare quella dignità e autorità di soggetto politico internazionale che è andata smarrendo via via che gli Stati Unti sono emersi come il 'vero Occidente': potente, dinamico, espansivo, secondo la logica imperiale della dottrina Monroe e dell'universalismo wilsoniano. Un' Europa autonoma affrancata dalla subordinazione al Washington consensus, potrebbe nn solo svolgere un ruolo di equilibrio fra le grandi potenze e operare per la pace, ma anche liberare i cittadini europei —in modo tutto particolare i cittadini italiani dalla loro condizione di sudditi dell'impero atlantico.

(...) 

Cittadinanza diritti cosmopolitici
Si profila una terza, crescente incompatibilità: è quella fra i diritti di cittadinanza e i cosiddetti 'diritti cosmopolitici'. Si tratta di una antinomia che riguarda la tensione fra il particolarismo delle cittadinanze nazionali e l'universalismo dei processi di globalizzazione. Secondo numerosi autori —David Held, Richard Falk e Antonio Cassese, ad esempio— questa tensione potrebbe rivelarsi 'espansiva' e 'inclusiva', nel senso che l'interferenza delle normative internazionali con gli ordinamenti giuridici degli Stati potrebbe dilatare e rendere più concreta la capacità dei cittadini di ottenere il rispetto dei propri diritti attraverso il ricorso ad autorità giudiziarie sovranazionali.
Secondo questi autori, all'interno dell'ordinamento giuridico internazionale convivono due diversi modelli normativi: il 'modello di Vestfalia' e il 'modello della Carta delle Nazioni Unite'. Per 'modello di Vestfalia' si intende l'assetto originario del diritto internazionale moderno, per il quale soggetti di diritto sono esclusivamente gli Stati, non esiste alcun 'legislatore internazionale' e l'ordinamento giuridico è costituito quasi esclusivamente da norme primarie, mentre mancano le norme di organizzazione E gli strumenti di applicazione coattiva del diritto.

Invece, secondo il modello che è venuto profilandosi sulla base del disegno normativo della Carta delle Nazioni Unite, un ruolo, sia pure per ora limitato, è concesso anche agli individui, ai gruppi sociali, alle organizzazione non governative e ai popoli dotati di un'organizzazione rappresentativa. E sono in vigore norme internazionali che obbligano gli Stati a rispettare la dignità e i diritti fondamentali degli individui: si è verificata, insomma, una parziale erosion of the domestic jurisdiction. Si sarebbero inoltre affermati dei veri e propri 'principi generali' e non solo sono ritenuti vincolanti dagli Stati, ma prevalgono come jus cogens inderogabile sui trattati e norme consuetidinarie.
Il vecchio modello, si riconosce, prevale ancora nettamente dal punto di vista dell'effettività, mentre la logica 'comunitaria' e 'globalistica' che caratterizza il profilo normativo delle Nazioni Unite non è riuscita ad affermarsi che in misura molto limitata. Ma il progresso dell'ordinamento giuridico internazionale, si sostiene, non può che andare nel senso di un totale superamento del 'vecchio modello' di Vestfalia. Quest'ultimo riflette le caratteristiche 'primitive e individualistiche' delle relazioni tra gli Stati nell'Europa del Seicento e del Settecento, mentre è soltanto con la Carta delle Nazioni Unite che è stato fondato un moderno assetto giuridico internazionale.
In questa prospettiva, che potremmo chiamare 'cosmopolitismo' o 'globalismo giuridico', si congiungono tre aspettative normative: quella del centralismo giurisdizionale, quella del pacifismo giuridico e quella del global costitutionalism, che collegandosi strettamente alla teoria dei diritti dell'uomo punta sulla capacità di un governo mondiale di tutelare internazionalmente quelle libertà fondamentali degli individui che gli Stati non sono in grado di assicurare.

Ciò che tuttavia si potrebbe opporre all'ottimismo cosmopolitico espresso da questi autori —ottimismo circa la realizzabilità di uno 'Stato di diritto' planetario e di una 'cittadinanza cosmopolitica'— è la sempre più netta divisione del mondo in un ristretto numero di paesi ricchi e potenti e in un gran numero di paesi poveri e deboli. In questa situazione non sembra possibile dar vita a un ordinamento giuridico internazionale che non sia rigidamente gerarchico e che non neghi il principio stesso della eguaglianza formale dei soggetti di diritto, come fa la Carta delle Nazioni Unite quando istituisce la figura dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e attribuisce loro un diritto di veto. 
In secondo luogo, non sembra possibile attribuire carattere obbligatorio ad una giurisdizione incaricata di interpretare e applicare il diritto internazionale senza affidarne l'esecuzione coattiva alla forza militare delle grandi potenze, sottraendole quindi, di fatto o di diritto, alla competenza di tale giurisdizione. Infine, appare poco ragionevole affidare la tutela internazionale dei diritti soggettivi a strutture di potere autoritarie e non rappresentative come sono oggi le istituzioni internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite.

Ma c'è un secondo antagonismo fra cittadinanza e 'diritti cosmopolitici', probabilmente ancora più drammatico e carico di futuro, che viene espresso dalla lotta per l'acquisto delle cittadinanze 'pregiate' dell'Occidente da parte di grandi masse di soggetti appartenenti ad aree continentali senza sviluppo e con un elevato tasso demografico. Questa lotta assume la forma della migrazione di massa di soggetti economicamente e politicamente molto deboli —soggetti senza cittadinanza e senza diritti— ma che esercitano, grazie alla loro infiltrazione capillare negli interstizi delle cittadinanze occidentali, una irresistibile pressione per l'eguaglianza. La replica da parte delle cittadinanze minacciate da questa pressione 'cosmopolitica' —in termini sia di rigetto o di espulsione violenta degli immigrati, sia di negazione pratica della loro qualità di soggetti civili— sta scrivendo e sembra destinata a scrivere nei prossimi decenni le pagine più luttuose della storia civile politica dei paesi occidentali. 

È la stessa nozione marshalliana di cittadinanza che viene sfidata dalla richiesta di un numero crescente di soggetti non appartenenti alle maggioranze autoctone occidentali di diventare cittadini pleno jure dei paesi dove vivono e lavorano. Si tratta di una sfida molto rischiosa perché la stessa dialettica di 'cittadino' e 'straniero' viene alterata dalla pressione di fenomeni migratori difficilmente controllabili. Ed è una sfida dirompente perché tende a far esplodere sia gli elementi della costruzione 'prepolitica' della cittadinanza, sia i processi sociologici di formazione delle identità collettive, sia infine le stesse strutture dello Stato di diritto. A queste strutture viene rivolta la pressante richiesta di riconoscimento multietnico non solo dei diritti individuali dei cittadini immigrati, ma delle stesse identità etniche di minoranze caratterizzate da una notevole distanza culturale rispetto alle cittadinanze ospitanti.

(...)

Conclusione
La consapevolezza che la storia futura dell'Occidente del mondo può ancora riservarci inedite manifestazioni di irrazionalità collettiva dovrebbe indurci un atteggiamento di grande realismo. La situazione del pianeta è più che mai allarmante: si pensi a fenomeni come la normalizzazione della guerra, la diffusione delle armi di distruzione di massa, incluse le armi nucleari, il terrorismo globale, lo andate migratorie, l'esplosione dei particolarismi etnici, gli squilibri ecologici, l'asimmetria crescente nella distribuzione internazionale del potere e della ricchezza, la stessa crisi dell'istituzioni liberal-democratiche occidentali. 
L'intero pianeta rischia di divenire, come ha scritto Serge Latouche, un "pianeta dei naufraghi". E nel naufragio rischiano di affondare, dopo la grandiosa utopia novecentesca dell'emancipazione socialista e comunista, anche le illusioni del progetto illuministico della 'modernità', a cominciare dai valori e dai diritti della cittadinanza. Non dovremmo comunque dimenticare che i diritti, tutte le specie di diritti e non solo i diritti di cittadinanza, sono in sostanza delle semplici "opportunità condizionali" —per usare l'espressione di Barbalet— o, se si preferisce il lessico di Arnold Gehlen, delle Entlastungen, delle protesi sociali che consentono ai cittadini di rafforzare le loro aspettative sociali e di lottare con qualche maggiore possibilità di successo per l'affermazione di valori individuali e collettivi. E sono protesi probabilmente necessarie, ma certo non sufficienti per l'affermazione dell'ampia serie di valori che oggi, entro una grande varietà di ambiti funzionali, sono in tensione con le logiche tecnologico-informatiche ormai operanti a livello globale. In breve, i diritti soggettivi non sono che l'altra faccia del conflitto in una società sempre più complessa: vivono e muoiono con esso.

mercoledì 3 febbraio 2016

EDWARD SNOWDEN: COME DIFENDERE LA NOSTRA PRIVACY DAL "GRANDE FRATELLO" intervista a cura di Micah Lee

[ 3 febbraio ]

Avvertenza: nel seguito, quanto è in corsivo tra parentesi quadre, è di Micah Lee; quanto è in tondo corpo 8 tra parentesi quadre precedute da asterisco, è del traduttore.

Il mese scorso ho incontrato Edward Snowden in un hotel nel centro di Mosca, a pochi isolati dalla Piazza Rossa. Era la prima volta che ci incontravamo di persona. Mi aveva scritto un paio di anni fa, poi avevamo creato un canale di comunicazione criptato per i giornalisti Laura Poitras e Glenn Greenwald, ai quali Snowden voleva rivelare la dilagante e frenetica sorveglianza di massa messa in atto dalla National Security Agency (NSA) e dal suo equivalente britannico GCHQ (Government Communications Headquarters).

Oramai Snowden non era più nascosto nell’anonimato. Tutti sapevano chi era, molte delle informazioni che aveva rivelato erano di dominio pubblico ed era noto che viveva in esilio a Mosca, dove era rimasto bloccato quando il Dipartimento di Stato USA gli aveva annullato il passaporto mentre stava recandosi in America Latina. La sua situazione adesso era più stabile e le minacce contro di lui un po’ più facili da prevedere. Quindi ho incontrato Snowden con meno paranoia di quella che era invece giustificata nel 2013, ma con più precauzioni per la nostra sicurezza personale, visto che questa volta le nostre comunicazioni non sarebbero state telematiche ma di persona. 

Il primo incontro è avvenuto nella hall dell’hotel. Mi ero portato dietro tutto il mio armamentario elettronico. Avevo spento il mio smartphone e l’avevo messo in una gabbia di Faraday, uno strumento progettato per bloccare tutte le emissioni radio. La gabbia era nello zaino assieme al mio computer portatile (che avevo configurato e reso più sicuro appositamente per questo viaggio in Russia). Sia il computer che lo smartphone erano spenti. Entrambi erano configurati in modo da stoccare le informazioni in forma criptata, ma il sistema di criptazione non è inattaccabile <https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/#attacks e lasciarli in camera sarebbe stato un invito alla manomissione.

La maggior parte dei divani della hall erano occupati da russi ben vestiti che sorseggiavano cocktail. Mi sono installato su un divano vuoto, appartato e fuori dal campo di sorveglianza dell'unica telecamera di sicurezza che sono riuscito a individuare. Snowden mi aveva detto che avrei dovuto aspettare un po’ prima di incontrarlo e per un attimo mi sono chiesto se fossi sorvegliato. Un uomo con la barba, occhiali e impermeabile, stava in piedi a pochi passi da me, senza far altro che fissare una vetrata colorata. Dopo un po’ ha fatto un giro attorno al divano dove ero seduto e, quando i nostri sguardi si sono incrociati, se n’è andato.

Finalmente è comparso Snowden. Ci siamo sorrisi e ci siamo detti quanto ci facesse piacere incontrarci. Prima di incominciare a parlare sul serio, siamo saliti per una scala a chiocciola accanto a un ascensore fino alla camera dove avrei fatto l’intervista.

Poi è risultato che avrei potuto prendere meno precauzioni a proposito della sicurezza. Snowden mi ha detto che potevo servirmi del mio telefono, così ho potuto combinare un appuntamento con alcuni amici comuni che erano in città. La sicurezza operativa *[operational security, opsec] è stato uno dei temi ricorrenti delle diverse conversazioni che abbiamo avuto a Mosca.

Nella maggior parte delle sue precedenti dichiarazioni, Snowden ha parlato dell’importanza della privacy, del bisogno che ci sia una riforma dei sistemi di sorveglianza e della criptazione. Ma raramente ha avuto l’occasione di entrare nei dettagli e aiutare anche persone prive di una grande formazione tecnica a capire i metodi della sicurezza operativa e quindi a rafforzare la propria sicurezza e la propria privacy.

Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la nostra intervista si dovesse incentrare più sulle questioni da nerd *[fanatici dell’informatica] che su quelle politiche, perché siamo entrambi dei nerd e non c’erano altre interviste su questo tono. Credo che Snowden abbia voluto usare il nostro incontro per promuovere progetti all’avanguardia nella sicurezza e per spingere la gente a usarli. 

Ad esempio, Snowden mi ha detto che prima del nostro incontro aveva scritto su Twitter a proposito di TOR, il sistema per usare Internet mantenendo l’anonimato e che era rimasto sorpreso di quante persone pensano che TOR è un complotto del governo. Voleva dissipare questo genere di fraintendimenti.

La nostra intervista, realizzata mentre mangiavamo hamburger serviti in camera, è iniziata discutendo di alcune nozioni di base.



Micah Lee: Quali sono le pratiche di sicurezza operativa che tutti dovrebbero adottare? Diciamo quelle utili per un utente medio.

Edward Snowden: La sicurezza operativa è una cosa importante, anche se non ci si sente preoccupati per lo spionaggio della NSA. Perché quando si parla di vittime di sorveglianza abusiva, si deve pensare a persone che hanno relazioni extra-coniugali, a vittime di stalking, a giovani preoccupati dell’invadente controllo dei genitori. Si tratta innanzitutto di pretendere un certo grado di privacy.

- Un primo passo che chiunque può fare è quello di criptare le telefonate e i messaggi di testo (sms). Si può farlo usando l’app *[l’application, il programma specifico] per smartphone Signal, messa a punto dalla Open Whisper Systems. È gratuita, basta scaricarla. Anche se le vostre conversazioni sono intercettate, non possono essere comprese da un eventuale spione. [Signal <https://theintercept.com/2015/03/02/signal-iphones-encrypted-messaging-app-now-supports-text/ è disponibile per iOS <https://itunes.apple.com/us/app/signal-private-messenger/id874139669?mt=8 e Android <https://play.google.com/store/apps/details?id=org.thoughtcrime.securesms e, a differenza di molti altri strumenti per la sicurezza, è molto facile da usare]

 - Si dovrebbe anche criptare il disco rigido in modo che, se il computer viene rubato, le informazioni registrate su di esso non sono leggibili - foto, indirizzo di casa, indirizzo del posto di lavoro, i luoghi che frequentano i vostri figli, dove si trova la vostra università, ecc. [Ho scritto una guida per la criptazione del disco per Windows, Mac e Linux reperibile in https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/ <https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/> ]

- Utilizzare un gestore di password. Una delle cose che rende le informazioni personali più esposte, anche agli spioni meno dotati, sono i data dump *[ad esempio i flussi di dati trasferiti da un computer all’altro, i dati che i computer registrano quando vanno in tilt e creano copie della memoria sul disco]. Le vostre credenziali (come username e password) possono essere ottenute anche da qualcuno che hackera un sito che voi avete smesso di usare, poniamo, nel 2007, ma ad esempio la password a suo tempo utilizzata per quel sito Internet è la stessa che state ancora usando per la vostra casella Gmail. Un gestore di password consente di creare password sicure, ognuna dedicata a un solo sito Internet, ma senza il problema di doverle memorizzare. [Il gestore di password KeePassX <https://www.keepassx.org/ è gratuito, open source, funziona su Windows, Linux e Apple e non memorizza nulla su Internet]

- Un’altra misura da adottare è l’identificazione a due fattori. Il punto di forza di questo metodo è che se qualcuno si appropria della vostra password, oppure se avete lasciato la password in bella mostra l’identificazione a due fattori consente al provider *[al fornitore di servizi Internet] di fornirvi un mezzo alternativo di identificazione - per esempio un sms o qualcosa di simile. [Se attivate l'identificazione a due fattori, un hacker avrà bisogno sia della password (primo fattore), sia di un dispositivo fisico, come il vostro telefono, come secondo fattore. Gmail, Facebook, Twitter, Dropbox, GitHub, Battle.net e una miriade di altri servizi permettono l’utilizzo dell’identificazione a due fattori (una lista di questi servizi la trovate sul sito: https://twofactorauth.org/ <https://twofactorauth.org/> )]

 Non dobbiamo vivere come se fossimo elettronicamente nudi. Dobbiamo corazzarci con sistemi su cui possiamo contare nella vita di tutti i giorni. Questo non deve comportare un enorme cambiamento nello stile di vita. Non deve essere qualcosa che sconvolge le nostre abitudini. Deve essere invisibile, far parte della quotidianità, deve essere qualcosa che si attua in maniera indolore, senza sforzo. Questo è il motivo per cui mi piacciono i programmi per smartphone come Signal, perché sono facili. Non vi chiedono di cambiare le vostre abitudini. Non richiedono un cambiamento nella vostra maniera di comunicare. Li potete usare già da subito per comunicare con gli amici.



Lee: Cosa pensi di TOR? Pensi che tutti dovrebbero avere familiarità con esso o che lo deve usare solo chi ne ha assoluto bisogno?

Snowden: Penso che TOR sia il progetto più importante che oggi abbiamo a disposizione per quanto concerne la tutela della privacy. Io uso sempre TOR. Sappiamo che funziona, lo abbiamo verificato almeno in un caso esemplare <https://theintercept.com/2014/10/28/smuggling-snowden-secrets/ che ora molti ben conoscono *[Snowden si riferisce all’operazione con cui ha reso pubbliche le informazioni che ha sottratto ai servizi segreti USA]. Questo non vuol dire che TOR sia a prova di bomba. TOR è solo una misura di sicurezza che consente di dissociare la vostra posizione geografica dalla vostra attività su Internet. 

Ma l’idea di base, il concetto che fa di TOR uno strumento così prezioso, è che la rete TOR è gestita da volontari. Chiunque può attivare un nuovo nodo della rete TOR, che si tratti di un nodo d’ingresso, intermedio o di uscita, basta che accetti di correre un certo rischio. La natura volontaria di questa rete significa che è capace di far fronte a ogni colpo, è resistente, è flessibile.

[TOR Browser <https://www.torproject.org/ è un ottima via per l’uso di TOR per accedere a un dato su Internet senza lasciare traccia. Può anche aiutare ad aggirare la censura quando siete in una rete in cui alcuni siti sono bloccati. Se desiderate coinvolgervi di più, si può volontariamente avviare il proprio nodo TOR, <https://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.en come faccio io: questo aumenta le capacità di comunicazione e la sicurezza della rete TOR]

Lee: Quello che dici sono cose che tutti dovrebbero fare. Ma che dire di persone che sono sottoposte a minacce eccezionali, come i futuri “lanciatori di allerta” *[i “lanciatori di allerta”, nel mondo anglosassone whistleblowers: quelli che lavorano in una struttura e rendono pubbliche le informazioni a cui hanno accesso grazie al lavoro che fanno e che i loro padroni abusivamente vorrebbero restassero segrete, tipo Snowden stesso, Assange, Manning, ecc.] che svelano le manovre dei servizi segreti  e altre persone che hanno tra i loro avversari lo Stato? Cioè i giornalisti, gli attivisti e le persone impegnate nella denuncia politica?

Snowden: La prima risposta è che non si può imparare da un solo articolo tutto quello che occorre sapere. Le esigenze d’individui che si trovano in una situazione ad alto rischio sono diverse da caso a caso. Le capacità degli spioni sono in costante miglioramento e cambiano di continuo anche gli strumenti di cui disponiamo per difenderci.

Quello che conta davvero è essere consapevoli della necessità di un compromesso. In generale, bisogna porsi alcune questioni: come può il nemico avere accesso ai vostri dati sensibili? Quali sono le informazioni da proteggere? Perché, naturalmente, non c'è bisogno di nascondere tutto all’avversario. Non è necessario vivere in stato di paranoia, isolarsi e nascondersi nei boschi del Montana.

Quello che cerchiamo di proteggere sono le informazioni sulle nostre attività, le nostre convinzioni e le nostre vite, che potrebbero essere utilizzate contro di noi, contro i nostri interessi. Pensiamo ad esempio ai whistleblowers: se avete assistito a un qualche tipo di azione illecita, avete deciso di rivelare queste informazioni e credete che ci siano persone che vogliono impedirvi di farlo, allora è necessario pensare a come frazionare tutto ciò in compartimenti separati.

Non parlate con nessuno che non ha bisogno di sapere. [Lindsay Mills, per anni la ragazza  di Snowden, non era a conoscenza del fatto che lui stava raccogliendo documenti da rivelare ai giornalisti, fino a che non venne a saperlo dai mass-media, come tutti gli altri]

Quando si parla di whistleblowers e di come agire, si deve pensare a strumenti per proteggere la propria identità, per proteggere l’esistenza di una relazione tra voi e le vostre informazioni da e in qualsiasi tipo di sistema di comunicazione tradizionale. Si deve utilizzare per esempio un sistema come SecureDrop *[sistema che associazioni e quotidiani utilizzano per permettere ai cittadini di trasmettere loro informazioni in modo riservato] attraverso la rete TOR. In questo maniera non risulta alcun collegamento tra il computer che in quel momento state usando e le informazioni che inviate attraverso Internet. Possibilmente utilizzando un sistema operativo live come Tails *[Sistema Linux su chiavetta USB già predisposto per l’uso di TOR], così da non lasciare alcuna traccia utile alla polizia e alla magistratura sul computer che state usando. Che, per di più, potrebbe essere un computer o telefono di cui vi potete sbarazzare in seguito, che non può essere trovato durante una perquisizione, che non può essere analizzato. In tal modo, l’unica traccia delle vostre attività saranno gli articoli dei giornalisti a cui avrete inviato le vostre informazioni. [SecureDrop è un sistema di contatto per whistleblowers. Ecco una guida <https://theintercept.com/2015/01/28/how-to-leak-to-the-intercept/ all'utilizzo del server SecureDrop del sito Intercept nel modo più sicuro possibile]

Tutto questo anche per essere sicuri che chi è coinvolto nell’affare illecito che rivelate, non è in grado di distrarre l’attenzione dalla questione in gioco per concentrarla sulla vostra identità fisica. In tal modo, l’avversario dovrà confrontarsi con i suoi misfatti, piuttosto che con le persone coinvolte.

Lee: Cosa suggerire, allora, alle persone che vivono sotto un regime repressivo e stanno cercando di ...

Snowden: Di usare TOR!

Lee: Usare TOR?

Snowden: Se non usate TOR, state sbagliando. Ovviamente qui c’è un problema: l’uso di tecnologie di protezione della privacy, in certi paesi, espone all’aumento delle misure di sorveglianza e di repressione. Questo è il motivo per cui è così importante che gli informatici che stanno lavorando per migliorare gli strumenti di sicurezza, facciano in modo che i loro protocolli *[il modo di comunicare di questi strumenti] siano indistinguibili dagli altri.

Lee: Hai detto che ciò che vuoi diffondere sono i principi della sicurezza operativa. Hai ricordato alcuni di questi, come la divisione in compartimenti stagni basata sul principio need-to-know *[dire solo a chi deve sapere]. Ci puoi parlare più in dettaglio di quali sono i principi dell’operare in modo sicuro?

Snowden: Alla base del concetto di sicurezza operativa c’è l’idea di pensare alla vulnerabilità. Pensate a quali sono i rischi del compromesso sulla base del quale lavorate e a come fare per diminuirli. Ad ogni passo, in ogni azione, in ogni questione, in ogni decisione, bisogna fermarsi a riflettere e domandarsi: “Quale sarebbe l’effetto se il mio avversario venisse a conoscenza delle mie attività?”. Se l’effetto è qualcosa d’insormontabile, che vi costringerebbe a cambiare attività o a cessarla, dovete diminuire le possibilità che il vostro avversario vi spii, adottando strumenti e sistemi adatti a proteggere le informazioni e a ridurre il rischio insito nel compromesso, oppure, in ultima analisi, dovete accettare il rischio di essere scoperti e avere già un piano per ridurre i danni. Perché a volte non si può tenere qualcosa segreto per sempre, però è possibile pianificare la mossa successiva.

Lee: Ci sono principi di sicurezza operativa che pensi si possano applicare alla vita quotidiana?

Snowden: Sì, la condivisione selettiva. Non è necessario che tutti sappiano tutto di noi. Il tuo amico non ha bisogno di sapere in quale farmacia vai. Facebook non ha bisogno di conoscere le domande di sicurezza che hai predisposto per il recupero della password. Non è necessario mettere il nome da nubile di tua madre sulla tua pagina di Facebook se lo utilizzi anche per recuperare la password <http://www.wired.com/2008/09/palin-e-mail-ha/ di Gmail. L'idea è che la condivisione è una buona cosa, ma deve essere sempre fatta volontariamente e consapevolmente. Questa è un principio a cui fare molta attenzione. Le informazioni condivise devono essere reciprocamente vantaggiose e non semplicemente cose che ti vengono prese.

Quando usate Internet ... i modi di comunicazione oggi in uso tradiscono silenziosamente, in modo invisibile, a ogni click. Delle informazioni personali vengono sottratte a ogni pagina che visitate. Esse sono raccolte, intercettate, analizzate e registrate dai governi, da quello nazionale come da quelli stranieri, e da aziende private. È possibile ridurre questo rischio prendendo alcune semplici contromisure. La cosa fondamentale è assicurarsi che le informazioni che vengono raccolte su di voi, lo siano per vostra scelta.

Ad esempio, se utilizzate i plugin dei browser *[programmi accessori di Firefox e di altri navigatori Internet] come HTTPS Everywhere <https://www.eff.org/Https-Everywhere *[già installato se usate TOR Browser] messo a punto da EFF *[Electronic Frontier Foundation -https://www.eff.org/ <https://www.eff.org/ - associazione per la divulgazione e l’uso di sistemi di comunicazione a tutela dei giornalisti], potete servirvi di comunicazioni cifrate e sicure in modo che i dati scambiati restino protetti.

Lee: Pensi che si dovrebbero usare software adblock *[advertising block - programmi accessori di Firefox e altri navigatori Internet che bloccano le finestre della pubblicità durante la navigazione Internet]?

Snowden: Sì. Tutti dovrebbero avere installato un software adblock, anche solo per una questione di sicurezza ...

Abbiamo visto che certi provider come Comcast <http://www.pcworld.com/article/2604422/comcasts-open-wi-fi-hotspots-inject-ads-into-your-browser.html> , AT&T <http://arstechnica.com/business/2015/08/atts-free-wi-fi-hotspot-injects-extra-ads-on-non-att-websites/ e altri, inseriscono propri annunci pubblicitari durante le connessioni in chiaro http *[piccola sigla nell’indirizzo Internet che appare nel navigatore quando siete collegati ad un sito che non cripta i dati]. Quando i provider si servono di annunci pubblicitari con contenuti attivi che, per essere visibili, richiedono l’uso di Javascript, o che incorporano un contenuto attivo come Flash, insomma qualunque cosa che può essere vettore di un attacco al vostro navigatore Web (browser) – dovete prendere l’iniziativa di bloccare questi annunci. Perché se il fornitore d’accesso a Internet, il provider, non vi protegge da questo tipo di pubblicità, viene a cadere il rapporto di fiducia tra fornitore e utente del servizio. Avete quindi non solo il diritto, ma il dovere di prendere delle misure per proteggervi.

Lee: Bene. Ci sono poi un sacco di attacchi un po’ misteriosi di cui si sente parlare nei media. Attacchi alla criptazione del disco, “evil maid attacks” e “cold-boot attacks” *[l’avversario congela con ghiaccio secco o altro la memoria del computer per recuperare da essa anche quando si toglie la corrente le informazioni che senza congelamento sparirebbero dalla memoria quando si toglie la corrente al calcolatore]. Ci sono attacchi al firmware *[programmi che il costruttore del computer registra sui componenti elettronici che servono a impartire i primi ordini per l’avvio del computer]. Ci sono BadUSB e BadBIOS, ci sono i “baseband attacks” sui telefoni cellulari *[interposizione tra il cellulare e la stazione ricevente di una stazione attrezzata a spiare la comunicazione. Sfruttano il basso livello di criptazione dei cellulari basati sul GMS (un sistema vecchio, ma ancora largamente diffuso) per spiare le conversazioni]. Per la maggior parte delle persone è altamente improbabile subire questo tipo di attacchi. Quali persone dovrebbero preoccuparsi di questi problemi? Come si fa a decidere se si è fra quelli che potrebbero essere minacciati e che dovrebbero cercare di difendersi da essi?

Snowden: Tutto si riduce alla valutazione del vostro profilo di rischio. Questa è la questione di fondo che dovete porvi per definire la vostra sicurezza operativa. È necessario fare un bilancio fra il rischio insito nel vostro compromesso e quanto deve essere investito per ridurre tale rischio.

Nel caso di “cold-boot attacks” e altri attacchi del genere, ci sono molte cose che si possono fare. Ad esempio, i “cold-boot attacks” possono essere sconfitti semplicemente non lasciando mai il computer incustodito. Si tratta di una questione che non riguarda la stragrande maggioranza degli utenti, perché la maggior parte delle persone non hanno bisogno di preoccuparsi che qualcuno rubi il loro computer.

Per quanto riguarda gli “evil maid attacks”, vi potete proteggere da essi mantenendo il bootloader *[programma di gestione dell’avvio del sistema operativo] fisicamente su di voi: potete ad esempio tenerlo appeso al collo in una chiavetta USB come se fosse una collana.

Da BadBIOS potete proteggervi tenendo una copia del BIOS *[BIOS è un programma che gestisce le prime fasi di avvio del computer prima di cedere il controllo a Linux o Windows], facendo l’hashing della copia (comunque spero non con il metodo SHA1) *[l’hashing si fa passando la copia del BIOS ad un programma tipo Winrar o 7zip: sono entrambi programmi di compressione dei file che oltre che comprimere il file contemporaneamente fanno l’hashing del file. L’hashing è un procedimento che permette di associare un numero al file: se per un qualche motivo il file viene modificato, cambia il numero ottenuto con l’hashing] e poi semplicemente confrontandola con il risultato dell’hashing del vostro BIOS. *[Il traduttore non garantisce di aver ben inteso il passaggio dell’intervista che segue. Nel testo originale il passaggio è il seguente: “In theory, if it’s owned badly enough you need to do this externally. You need to dump it using a JTAG or some kind of reader to make sure that it actually matches, if you don’t trust your operating system”. Se qualche lettore ci invierà una traduzione affidabile, ne faremo uso.] In teoria se il vostro computer è stato gestito piuttosto male, dovete fare questa operazione su un altro computer. Se non avete fiducia nel vostro sistema operativo, dovete fare una copia del BIOS con JTAG o con un qualche altro tipo di lettore di file binari *[un elenco di questo tipo di programmi lo trovate al seguente link: https://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_hex_editors <https://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_hex_editors> ].

Per ogni attacco c’è una contromisura adeguata. Si può immaginare di giocare al gatto e al topo all’infinito.

Potete andare a fondo fino a diventare matti pensando alle cimici nascoste nelle pareti e alle telecamere nel soffitto. Oppure potete pensare serenamente a quali sono le minacce più realistiche nella vostra situazione concreta. Su questa base, potete prendere misure adeguate per ridurre le minacce più realistiche. Posto in questi termini, il problema, per molte persone, si riduce a cose molto semplici. Usare un navigatore (browser) sicuro. Disabilitare gli script *[piccoli programmi che si avviano quando visitate una pagina Internet. Per disabilitarli su Firefox è disponibile ad esempio il plugin “noscritp” (https://noscript.net/ <https://noscript.net/> )] e i contenuti attivi *[esempio Adobe Flash per quanto riguarda i contenuti attivi], preferibilmente utilizzando una macchina virtuale *[un programma che crea un sistema operativo separato da quello installato sul vostro computer. Utilizzando questo programma si simula un secondo computer. Se questo se viene infettato, lo si distrugge semplicemente cancellando il file che lo contiene e se ne ricrea uno nuovo. Tutto questo senza che il vostro sistema operativo originale subisca danni e che i virus eventualmente contratti si propaghino sul vostro computer] o qualche altra forma di navigatore (browser) in modalità sandbox *[un sistema che isola un certo programma dal vostro sistema operativo e, come per la macchina virtuale, lo si può distruggere se infettato dai virus]. Se c'è un’intrusione o un virus, semplicemente si butta nel cestino la sandbox o la macchina virtuale. [Ho scritto di recente su come impostare le macchine virtuali]. Un’altra cosa alla portata di tutti è fare in modo che le comunicazioni quotidiane vengano condivise selettivamente *[in modo compartimentato] e attraverso canali criptati.

Lee: Quale strumento di sicurezza attira oggi la tua attenzione e per quale caratteristica lo trovi interessante?

Snowden: Mi limiterò a citare Qubes. Sono davvero entusiasta di Qubes. L’idea di utilizzare macchine virtuali separate dal vostro sistema operativo – che richiederebbero dunque dei sistemi complessi per essere resi stabili su un computer – è un grande passo avanti, perché obbliga gli spioni a ricorrere a operazioni onerose e complicate per continuare a spiarvi. Mi piacerebbe vedere questo progetto continuare a svilupparsi. Mi piacerebbe che lo rendessero più facile da usare e ancora più sicuro. [Si può leggere di più su come utilizzare Qubes qui <https://theintercept.com/2015/09/16/getting-hacked-doesnt-bad/#qubes e qui <https://freedom.press/blog/2014/04/operating-system-can-protect-you-even-if-you-get-hacked ]

Una questione che non abbiamo affrontato e che invece dobbiamo affrontare è quella di una maggiore difesa dei kernel di ogni sistema operativo *[il kernel, nel gergo informatico, è il nocciolo più interno del sistema operativo: quello esterno è il sistema delle  icone e delle cartelle che usate per interagire col computer, quello interno gestisce il disco, il trasferimento dei dati dalla memoria all’unità centrale di calcolo (la famosa CPU) del computer e reagisce a tutti i dati in ingresso tramite i vari connettori] tramite strumenti come i grsecurity [un insieme di programmi <https://grsecurity.net/ per migliorare la sicurezza di Linux], ma purtroppo c'è un grande divario tra i benefici che apportano e lo sforzo che deve fare un utente medio per farli funzionare.

Lee: Molte persone usano continuamente lo smartphone. È possibile utilizzare lo smartphone per comunicare in sicurezza?

Snowden: Qualcosa che la gente si dimentica a proposito dei telefoni cellulari di qualsiasi tipo, è che in generale il loro uso lascia una registrazione permanente di tutti i vostri spostamenti ... Il problema con i cellulari è che forniscono informazioni su di voi anche quando non li state usando. Questo non vuol dire che si dovrebbero bruciare i cellulari ... Ma si deve pensare al contesto più adatto al loro uso. Vi state portando dietro un dispositivo che, per il solo fatto di averlo con voi, registra che avete frequentato un certo luogo al quale non volete essere associati, anche se è qualcosa di banale come il vostro luogo di culto.

Lee: Ci sono moltissimi sviluppatori di software che vorrebbero capire come porre fine alla sorveglianza di massa. Come dovrebbero impegnare le loro risorse per raggiungere questo scopo?

Snowden: Il “Mixed routing” *[cioè l’invio delle proprie comunicazioni attraverso più macchine reali o virtuali] è una delle cose più importanti di cui abbiamo bisogno nel campo delle infrastrutture Internet. Non abbiamo ancora risolto il problema di come separare il contenuto della comunicazione dalla traccia che la comunicazione lascia. Per avere una privacy reale bisogna ottenere la separazione tra il contenuto e la traccia della comunicazione. Non solo quello di cui avete parlato con vostra madre, ma anche il fatto che avete parlato con vostra madre deve far parte della vostra privacy.

Il problema con le comunicazioni di oggi è che il fornitore di servizi Internet (il provider) sa esattamente chi siete. Sa esattamente dove vivete. Conosce il numero della vostra carta di credito, l’ultima volta che l’avete utilizzata e il montante della transazione.

Ognuno dovrebbe essere in grado di comprare un bel po’ di quello che Internet offre allo stesso modo di come si acquista una bottiglia di acqua in un negozio.

Abbiamo bisogno di strumenti che possano connettersi anonimamente a Internet. Meccanismi che consentano che ci si associ privatamente. Soprattutto, abbiamo bisogno di sistemi che permettano la difesa della privacy nei pagamenti e nella consegna delle merci, che sono le basi del commercio.

Questi sono i problemi che devono essere risolti. Dobbiamo trovare un modo per trasmettere i diritti che noi abbiamo ereditato anche alla prossima generazione. Dobbiamo fare subito qualcosa, perché oggi ci troviamo di fronte al bivio tra una società libera e un regime di controllo. Se non facciamo nulla, quelli che verranno dopo di noi si domanderanno perché abbiamo lasciato che ciò accadesse. Vuoi vivere in un mondo completamente “quantificato”? Un mondo nel quale il contenuto di ogni conversazione è conosciuto, così come i movimenti di tutte le persone e, persino, la posizione di tutti gli oggetti. Dove il libro che hai prestato a un amico lascia una traccia su chi lo ha letto? Queste cose potrebbero essere delle potenzialità se arricchissero la società, ma lo saranno solo se potremo ridurre la raccolta di informazioni che riguarda le nostre attività, le nostre condivisioni e le nostre frequentazioni.

Lee: In teoria, nessun governo al mondo dovrebbe spiare tutti. Ma così è. Qual è allora la tua opinione, quale pensi sia la via per risolvere questo problema? Pensi che la soluzione sia criptare ogni comunicazione o piuttosto cercare di ottenere dal Congresso *[il parlamento USA] l’approvazione di nuove leggi - cioè che la politica sia importante come la tecnologia? Dove ritieni si trovi l’equilibrio tra la tecnica e la politica, al fine combattere la sorveglianza di massa? E cosa pensi che il Congresso dovrebbe fare, o che la gente dovrebbe costringere il Congresso a fare?

Snowden: Penso che le riforme abbiano molteplici aspetti. C’è una riforma legislativa; c'è, più in generale, una riforma di norme e statuti; ci sono i risultati delle decisioni prese nei tribunali ... Negli Stati Uniti si è ritenuto che questi programmi di sorveglianza di massa, che sono stati attuati in segreto, senza informare né chiedere il consenso dei cittadini, violano i nostri diritti e che quindi dovrebbero cessare. Di conseguenza, essi sono stati modificati. Ma ci sono molti altri programmi e molti altri paesi in cui queste riforme non hanno ancora avuto quel seguito indispensabile a ogni società libera. Riforme che sono vitali per una società libera. In tali contesti, in queste situazioni, io credo che noi dobbiamo - come comunità, come società aperta, sia se parliamo di semplici cittadini, che di quanti si occupano di tecnologia - cercare delle maniere per incrementare a ogni costo i diritti umani.

Può esser fatto tramite la tecnologia, tramite la politica, con il voto o cambiando il comportamento individuale. Ma la tecnologia è probabilmente, fra tutte queste possibilità, quella più promettente e più rapida per far fronte alle violazioni dei diritti umani. La tecnologia è un metodo di risposta che non dipende dal fatto che ognuno dei corpi legislativi del pianeta si riformi contemporaneamente agli altri: cosa che è forse troppo ottimistico sperare. Con la tecnologia siamo invece in grado di creare sistemi &hellip che fanno rispettare e garantiscono i diritti che sono necessari per mantenere una società libera e aperta.

Lee: Cambiamo completamente argomento. In molti mi hanno detto che avrei dovuto domandarti di Twitter. Da quanto tempo hai un account Twitter?

Snowden: Da due settimane.

Lee: Quanti seguono il tuo Twitter?

Snowden: Un milione e mezzo di persone, credo.

Lee: Sono moltissimi. Come fai a far fronte a un numero così elevato di utenti?

Snowden: Sto cercando di non farmi sommergere, ma è molto difficile.

Lee: Di recente hai utilizzato molto Twitter anche quando a Mosca era notte fonda.

Snowden: Non nascondo il fatto che io vivo con l’orario “occidentale”. La maggior parte del mio lavoro, delle associazioni con cui ho contatti e del mio attivismo politico si svolge ancora a casa mia, negli Stati Uniti. Quindi è ovvio che io lavori quando è giorno negli USA e notte qui.

Lee: Non senti come se il tuo tempo fosse risucchiato da Twitter? Io mi tengo collegato tutto il giorno a Twitter e a volte resto invischiato nelle discussioni. A te cosa accade?

Snowden: Ci sono stati giorni in cui la gente continuava a twittare foto di gatti per l’intera giornata. So che non avrei dovuto, avevo un sacco di lavoro da fare, ma non riuscivo a smettere di guardarle.

Lee: La mia vera curiosità è se hai avuto un account Twitter prima di quello attuale. Perché eri ovviamente su Twitter anche prima. Eri sempre aggiornato.

Snowden: Io non posso né confermare né smentire l’esistenza di altri miei account Twitter.

12 novembre 2015

 *Fonte: The intercept
* Avviso ai naviganti del Nuovo PCI



Micah Lee: Snowden e io siamo entrambi esponenti della Freedom Press Founfation

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