Visualizzazione post con etichetta fiom. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiom. Mostra tutti i post

mercoledì 6 aprile 2016

PURGA IN FIOM: LANDINI CACCIA SERGIO BELLAVITA

[ 6 aprile ]

«Dopo 15 anni di impegno sindacale, la Fiom ha “licenziato” Sergio Bellavita. 

La decisione è stata formalizzata con un voto all’unanimità della segreteria. Ora Bellavita, che è anche membro del Direttivo nazionale della Cgil dove è il coordinatore della minoranza "Cgil che vogliamo", nonché nel Comitato centrale e della direzione della Fiom, dovrà tornare nel suo luogo di lavoro di provenienza, la CEI di Anzola Emilia.

“Non è in discussione la qualità del lavoro che faccio (di quello che mi hanno consentito di fare avendomi tolto quasi ogni incarico) – si legge in un post su Facebook del profilo di Bellavita

Ho persino messaggini in cui Landini si complimenta per la gestione di alcune vertenze. Vengo cacciato solo perché rappresento l'opposizione interna alla Cgil. Il dissenso che la Fiom e la Cgil hanno deciso di ridurre al silenzio, di espellere. Non possono più permettersi di misurarsi con la loro irrilevanza, con la loro crisi drammatica di risultati concreti”. Nel 2012 Bellavita fu estromesso dalla segreteria nazionale della Fiom.
“Landini ha riabilitato Sergio Marchionne e licenziato Sergio Bellavita – continua, Bellavita Ironizzando sul provvedimento che lo ha colpito. Uno è diventato buono e l'altro è sempre stato cattivo. Anche questa è parte della pochezza di un segretario dispotico e arrogante che ha raccolto solo sconfitte e che lascerà solo macerie”.

Dura la reazione di Giorgio Cremaschi appena appresa la notizia: “Un atto di autoritarismo vergognoso segno della totale degenerazione del gruppo dirigente della Fiom guidata da Maurizio Landini - ha detto a Controlacrisi -. Un atto che segue il procedimento di espulsione degli operai che lottano in Fiat. C’è un rapporto diretto tra la scelta di Ladini di fare la pace con Marchionne, gli imprenditori e Fim, Fiom e Uilm e, dall’altra parte, quella di aprire la guerra all'interno della Fiom contro il dissenso. E’ una classica storia del trasformismo della sinistra. Si guadagna consenso presentandosi come amici del popolo e poi si usa quel consenso per diventare amici dei potenti”».

* Fonte: Contro la crisi

mercoledì 1 aprile 2015

«COALIZIONE SOCIALE» VA BENE. MA PER FARE COSA? di Contropiano

[ 1 aprile ] 
Continua a far discutere le proposta di Maurizio Landini di "Coalizione sociale". Il 16 marzo scorso avevamo pubblicato l'intervento di Moreno Pasquinelli. poi quello, decisamente più severo, di Giorgio Cremaschi. Oggi è la volta di Contropiano. Ricordiamo che in quanto parte del Coordinamento della sinistra contro l'euro abbiamo aderito alla manifestazione della FIOm del 28 marzo scorso, diffondendo questo volantino.
«Che ne pensate della coalizione sociale di Landini? Perchè non parlate con Landini? L'unica possibilità è diventato Landini... Da qualche settimana è difficile non sentirsi porre tutte o alcune di queste domande, andando in giro. A porle spesso sono compagne e compagni almeno cinquantenni, con molte battaglie e troppe sconfitte sulle spalle, che come un mantra ti pongono le stesse domande da vent'anni, con personaggi sempre nuovi e diversi: ieri Bertinotti o Cofferati, poi Vendola e in finale Tispras, che però ha già parecchio da fare di suo, al di là del mar Ionio.
La necessità pressante di un “uomo della provvidenza”, alla fine, si rivela come una consolazione per respingere risposte dovute a domande rimosse, e affidare a “qualcuno” la soluzione della crisi di rappresentanza politica degli interessi di classe, accontentandosi spesso della rappresentazione che viene offerta.
Ci sembra doveroso prendere parola sulla proposta di coalizione sociale abbozzata dal segretario della Fiom per mettere sul campo, con lealtà e realismo, quello che pensiamo e come intendiamo operare nel nostro paese e in Europa nei prossimi anni.
Una prima riflessione riguarda lo “spazio politico”. Secondo molti la sinistra ha un grande spazio politico da riempire, che la dissoluzione dei partiti della sinistra radicale (frutto di innumerevoli scissioni del Prc) non consente più di realizzare. Non solo. La crisi economica e sociale dilaterebbe questo spazio, rendendo quasi naturale che la sinistra lo debba e possa occupare. Quanto è ancora vero questo ragionamento? Gli spazi vuoti in natura non esistono, ma gli spazi politici sono altra cosa. A fronte della gerarchizzazione imposta dall'Unione Europea, con la conseguente governance bonapartista incarnata dal Pd e Renzi, l'unico spazio politico che sembra potersi aprire alla sinistra è quello riformista, anche nella sua accezione migliore.
La proposta di Landini, e le interlocuzioni che ha scelto per attuarla, si muovono in questo spazio ed è questo che puntano a riempire. Ma lo spazio riformista, per essere efficace, ha bisogno di presentare una politica possibile con cui realizzare un minimo o un massimo di risorse da redistribuire a livello sociale.
Queste risorse oggi sono scarse e fortemente centralizzate su interessi prioritari – di imprese multinazionali, banche, spese militari – che escludono intenti redistributivi di tipo neo-keynesiano. Questa è la gabbia imposta dall'Unione Europea e questa gabbia va rotta per ridare speranze di sopravvivenza e sviluppo ai settori popolari. Un capitalismo “mitigato” dagli ammortizzatori sociali e dalla concertazione, come avvenuto fin qui, non è più negli orizzonti del nostro avversario di classe; comunque non è lo è nel breve-medio periodo.
Dunque, unirsi per praticare azioni comuni nello spazio riformista rischia di diventare velleitario ed anche incomprensibile agli occhi del nostro stesso blocco sociale di riferimento: lavoratori, disoccupati, forme di “moderno” precariato, popolo delle periferie. Si tratta di settori sociali che hanno bisogno di soluzioni concrete e urgenti, e di un sistema di idee – in senso lato, di un'ideologia e un'identità – che tengano alla larga le tentazioni reazionarie animate dalla destra. Ma né l'una né l'altra appaiono definite nella proposta della coalizione sociale di Landini; e probabilmente non lo possono essere.

La seconda riflessione attiene all'interlocuzione della proposta di Landini. Il primo passo è stato quello del confronto con le associazioni da “terzo settore” (Libera, Arci, Emergency). Esclusa Emergency, le altre due sono nate, vissute e cresciute dentro un rapporto di collateralità rispetto ai partiti della cosiddetta “sinistra di governo”. Per quanto frequentate anche da tanta brava gente, hanno contribuito e contribuiscono ad alimentare l'ideologia del no profit e del mercato sociale, che sono stati una clava per l'attacco ai sistemi di welfare state locali e statali. Non sono insomma organismi indipendenti da chi ha in mano le redini del governo o delle amministrazioni locali, perchè dipendono strettamente dai finanziamenti pubblici e da chi li eroga discrezionalmente; quindi dipendono giocoforza dal Pd o comunque da scelte governative. Un punto di debolezza e vulnerabilità, dunque, non di forza, per una coalizione sociale che intende mettersi di traverso rispetto all'esecutivo di Renzi.
In secondo luogo la proposta di Landini ha rafforzato il legame con la Cgil guidata da Susanna Camusso (sorvoliamo sul bacio sul palco di piazza del Popolo). E' un tentativo di lanciare un'opa sulla prossima segreteria della Cgil o, al contrario, il tentativo di spostare la Cgil sul piano politico e dentro la coalizione sociale? Entrambi gli obiettivi appaiono velleitari e con scarse possibilità di successo.
La terza riflessione discende dalla seconda. Il tentativo di Landini di costruire una coalizione sociale anche esterna al sindacato è giusto, perchè coglie l'enorme difficoltà per il sindacato di fare oggi contrattazione come avveniva ieri. Questa difficoltà c'è e agisce concretamente e non solo per la Fiom. Il padronato, e il sistema legislativo imposto con il Jobs Act, lasciano spazio solo ad un sindacato aziendale, neocorporativo e complice, mentre attaccano frontalmente le forme di sindacato più o meno conflittuale. Una coalizione sociale attiva e conflittuale, anche fuori e a ridosso dei luoghi di lavoro, potrebbe sopperire efficacemente alla debolezza del sindacato dentro i posti di lavoro e includere larghi settori di “nuovi lavoratori” disgregati, divisi, dispersi e senza rappresentanza, né sindacale né politica.
Ma questo presuppone che la scelta sia quello del sindacalismo conflittuale, non di quello ex-concertativo, ora soltanto”complice”. Farsi illusioni oggi sull'apparato della Cgil diventa qualcosa di peggio di una illusione: è un consapevole inganno. Al che sorge spontanea la domanda: perchè Landini ancora una volta non ha sentito l'esigenza di confrontarsi sulla sua proposta anche con i sindacati di base e conflittuali? Perchè ha escluso questa opzione dal ragionamento e dalle interlocuzioni della coalizione sociale? L'ha esclusa proprio perchè esclude ciò che non gli appare compatibile col suo progetto sia sindacale che politico. E la cosa non è affatto un dettaglio, ma un elemento dirimente.

Infine, ma non per importanza, c'è il rapporto tra la proposta di coalizione sociale con i movimenti e i partiti della sinistra radicale. Questi ultimi si assottigliano continuamente e soffrono endemicamente della malattia da quorum (come faccio a superarlo?). Ne soffrono talmente che, anche quando lo superano, continuano a fare le stesse di prima ad ogni tornata elettorale, senza mai avvertire l'esigenza di rompere le regole del gioco, sia a livello locale che nazionale.
I movimenti sociali, almeno quelli attivi sul piano territoriale, o mostrano indifferenza alla proposta, preferendo concentrarsi sul proprio pezzo di intervento, oppure operano una scissione delegando al futuro soggetto politico di Landini la rappresentazione della “politica”, mentre quotidianamente agiscono “nel sociale” respingendo la “politica” come rappresentanza di interessi sociali organizzati. E' curioso come questo approccio abbia portato alla dispersione del risultato politico (così definito, in quanto temuto, dagli stessi apparati dello Stato) delle giornate di lotta del 18 e 19 ottobre 2013, quando una vera coalizione politica, sindacale e sociale “conflittuale” si è manifestata concretamente e si è espressa politicamente in modo avanzato. Tanto da impensierire seriamente – anche se solo temporaneamente - l'avversario di classe. Guardarsi indietro non sempre indica il domani, ma almeno dovrebbe far riflettere sugli errori commessi. Innanzitutto puntando più ad un intellettuale collettivo che agli uomini della provvidenza e poi, volendo guardare avanti, possiamo affermare che nessuna coalizione potrà fare a meno di misurarsi con l'obiettivo della rottura con l'Unione Europea e l'Eurozona per ridare speranza, rappresentanza e prospettiva al nostro blocco sociale di riferimento.
Dunque, l'ipotesi di una coalizione sociale ci convince, eccome. Semplicemente non ci convincono i presupposti – politici e programmatici - sui quali hanno mostrato di volerla realizzare Landini e la “sinistra” del quotidiano La Repubblica».
* Fonte: Contropiano

giovedì 26 marzo 2015

FIOM 28 MARZO: MANIFESTIAMO PER COSA? di Coordinamento sinistra contro l'euro

[ 26 marzo ]

Il Coordinamento della sinistra contro l'euro aderisce alla manifestazione della FIOM che si svolgerà sabato prossimo a Roma. 
In questa occasione il Coordinamento distribuirà un volantino che segue la falsa riga di quello della FIOM. 
Scoprite le differenze...



Qui sotto il volantino della FIOM...




mercoledì 18 marzo 2015

LANDINI DOVE VAI? di Giorgio Cremaschi

[ 18 marzo ] 
Consegnamo ai lettori questo (severo) giudizio di Cremaschi sulla proposta di "coalizione sociale" della FIOM e di Maurizio Landini.

Stando alle loro ultime note ufficiali, tra le due segreterie Cgil e FIOM, non ci dovrebbero essere disaccordi di fondo. Entrambe sostengono la linea uscita dall'ultimo direttivo nazionale della confederazione, la ricerca dell'unità con Cisl e Uil e una politica di alleanze sociali e politiche per contrastare il Jobact. La segreteria della FIOM rivendica con toni persino polemici il suo accordo con tutte le scelte della confederazione. E in effetti dalla conclusione del congresso nazionale del maggio scorso non c'è un solo atto importante della Cgil che non sia stato votato assieme da Camusso e Landini. Che per altro avevano iniziato il congresso con un documento comune pomposamente dichiarato come unitario, in quanto la nostra piccola opposizione non veniva neppure presa in considerazione. Poi con l'accordo del 10 gennaio 2014 tra Cgil Cisl Uil e Confindustria si determinava un'aspra rottura.

Il segretario della Fiom accusava, a ragione, la Cgil di aver sottoscritto il sistema di relazioni sindacali voluto da Marchionne. Un sistema di diritti e rappresentanza concesso solo ai firmatari dell'accordo , dunque in pieno contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale che aveva riammesso la FIOM in Fiat nonostante non fosse firmataria degli ultimi accordi. Un sistema fondato sul principio della cosiddetta esigibilità, cioè sul vincolo per i sindacati firmatari e per i loro delegati, di non organizzare contrasto di alcun tipo verso gli accordi non condivisi, pena sanzioni. Landini contestò duramente quell'intesa e ruppe l'unità congressuale con Camusso. Che a sua volta accusò il segretario della FIOM di incoerenza per aver condiviso gran parte del percorso che aveva portato all'accordo. Dopo il congresso però i due si riappacificarono e condussero assieme la campagna contro il jobact di Renzi. Ora il nuovo contrasto, ma su cosa?

La coalizione sociale è una nuova formazione politica ? Landini smentisce risentito, anzi scrive addirittura che essa non è contro nessun partito politico. Al sindacato serve una coalizione sociale? Camusso dice sì, ma poi nega che sia quella proposta da Landini, che viene accusato di ambiguità sulla politica. Onestamente non si capisce molto e se non ci fosse una colossale sovraesposizione mediatica di tutta questa vicenda, la sole cose evidenti sarebbero la crisi e la confusione del gruppo dirigente del maggiore sindacato italiano.
È la terza volta negli ultimi venti anni che la FIOM tenta una coalizione sociale. La prima fu con i movimenti noglobal all'epoca del G8 di Genova. Il segretario della Fiom Claudio Sabattini, con il gruppo dirigente di allora, decise di rompere con Fim e Uilm sul contratto nazionale e di partecipare alle manifestazioni nel capoluogo ligure nonostante che il segretario della Cgil Sergio Cofferati avesse pubblicamente chiesto di non farlo. Nel 2006 la Fiom guidata da Rinaldini manifestò contro il governo Prodi assieme a sindacati di base e centri sociali, anche allora nonostante il pubblico veto della Cgil. Ma quel percorso si
esaurì proprio sul nodo e sui vincoli dei rapporti tra FIOM e Cgil. Quel nodo si ripropose nel 2010, quando l'appena eletto Landini disse di no su Pomigliano a Marchionne , a Cisl Uil, al PD e anche alla Cgil. Per alcuni mesi attorno a quel no si costruì un vasta mobilitazione sociale , ché sfociò nella manifestazione del 16 ottobre 2010 a Roma e ancor di più nello sciopero generale dei metalmeccanici del gennaio 2011, che per la prima volta vide accanto alla FIOM le sigle dei principali sindacati di base e gran parte dei movimenti sociali più radicali. Fatto senza precedenti per un segretario della Cgil in quella città, nella piazza Maggiore di Bologna Susanna Camusso fu pesantemente contestata da gran parte dei manifestanti che chiedevano lo sciopero generale.

In una riunione in quei giorni sostenni che se la FIOM avesse davvero voluto davvero consolidare il movimento e la coalizione sociale che si era costruita con gli operai della Fiat, avrebbe dovuto mettere in conto la rottura con la Cgil. Ma il segretario della FIOM respinse nettamente questa mia proposta. Si tentò allora di costruire un sostituto di un progetto più radicale, con la coalizione "Uniti Contro la Crisi", che alla FIOM univa una parte dei centri sociali e organizzazioni giovanili e studentesche, riconducibili all'area politica di Sel. Quel tentativo fu travolto dagli scontri della manifestazione del 15 ottobre 2011.

Ora il gruppo dirigente della FIOM ripropone ancora la formula della coalizione sociale. Ma gli interlocutori attuali non sono gli stessi delle passate esperienze. Mancano totalmente il sindacalismo di base e il dissenso Cgil, anche perché la FIOM ha deciso una svolta rispetto alle sue pratiche degli ultimi 20 anni, affidandosi all'accordo con Fim e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale. Mancano l'arcipelago dei centri sociali e i movimenti radicali come i Notav e i Noexpo. Mancano molte forze con cui la FIOM ha dialogato e manifestato assieme nel passato, mentre gli inviti selezionati son stati inviati ad associazioni che, pur di grande prestigio, non siano in totale rottura con il PD ed il suo sistema di alleanze e potere. E infatti Libera ed ARCI han subìto tenuto a precisare che possono sostenere singole campagne, ma non potranno mai far parte di una coalizione formalmente organizzata.
La nuova coalizione lanciata dalla Fiom parte dunque su basi più incerte e sicuramente meno radicate che nel passato, eppure rispetto ad altre iniziative dell'organizzazione ha avuto una risonanza assai maggiore, perché?
La prima ragione sta nella portata stessa della sconfitta della Fiom, della Cgil, della sinistra e del mondo del lavoro di fronte alle politiche liberiste e di austerità. La distruzione dell'articolo 18, che nel passato la Cgil riuscì ad impedire, è lo sfondamento formale e simbolico del fronte del lavoro dopo trenta anni di ritirata più o meno organizzata e contrattata. Il lavoro è sottoposto al massacro sociale ed il sindacato ex più forte d'Europa mostra tutta la sua mastodontica fragilità.

Il fatto che questa resa dei conti finali col lavoro sia guidata dal leader del partito democratico ribalta poi tutti i punti cardinali del tradizionale modo d'agire della Cgil. Che reagisce a questo disastro oscillando tra l'identificazione con il dissenso politico verso Renzi e la ricerca dell'autonomia corporativa con Cisl Uil e Confindustria, di cui l'accordo del 10 gennaio è la formalizzazione. Nella linea e nei comportamenti concreti della Cgil non c'è alcun progetto di riconquista, ma una sorta di gestione della sconfitta che non può che provocare altre cadute. Su questa debolezza prende vigore il ruolo di Landini, che in concreto non propone nulla di diverso dalla CGIL, come egli stesso puntualmente precisa, ma che raccoglie invece le speranze di chi, critico verso Cgil e PD, si augura che le cose cambino. Landini incrocia le speranze di cambiamento giusto che periodicamente si manifestano e per questo la domanda nei suoi confronti è prima di tutto politica.

D'altra parte è qui c'è la seconda ragione del suo successo, Landini emerge come leader nell'attuale politica ultra personalizzata e governata dai talk show. La coalizione sociale oggi proposta dalla FIOM è la più verticistica e rarefatta tra quelle sperimentate in questi anni, in realtà non ruota neppure attorno al sindacato, ma alla figura del suo leader.
La ragione del successo di Landini, il suo muoversi con grande amplificazione mediatica nel vuoto segnato dalla sconfitta della sinistra e del sindacato, è però anche causa del limite di fondo della sua iniziativa. La proposta attuale di coalizione sociale allude ad una forza politica, ma poi nega di volerla costruire. Si proclama la necessità di cambiare il sindacato, ma poi si afferma di volerlo fare con chi il sindacato ha condotto al punto attuale. Sul piano dei contenuti programmatici, Europa, Euro e politiche di concertazione e compatibilità sono sostanzialmente ignorate, mentre PD, Confindustria e sistema di potere vengono sì criticati, ma non definiti come avversari.
Ci vorrebbe insomma una vera rottura per evitare strade già percorse senza risultati. Invece, pur polemizzando duramente tra loro, Camusso e Landini coabitano nella stessa crisi sindacale e alla fine offrono ad essa risposte concorrenziali, ma simili.

lunedì 16 marzo 2015

LA FIOM, LANDINI E NOI (LA SINISTRA SOVRANISTA) di Moreno Pasquinelli

[ 16 marzo ]

In molti ci chiedono un giudizio sull'ultima mossa di Maurizio Landini, ovvero la sua proposta di dare vita ad un "coalizione sociale". Prendiamo intanto atto che non si tratta di un'alzata d'ingegno personale, visto che nelle conferenza stampa tenuta ieri [vedi sotto la registrazione della sua conferenza stampa] Landini ha sottolineato che la proposta, con buona pace della Camusso, è di tutta la FIOM .

Per esprimere un giudizio, va da sé, occorre tenere conto di numerosi fattori. 

Il nostro sarebbe severo, anzi negativo se, ad esempio, dovessimo cominciare ricordando, le vere e proprie malefatte compiute sul piano sindacale anche dalla FIOM. Idem con patate se partissimo considerando il luogo politico di provenienza del gruppo di Landini, ovvero quella sinistra psuedo-radicale che tanti guasti ha fatto per avere affiancato (via PDS-PD), col pretesto dell'anti-berlusconismo, l'operazione strategica neoliberista ed eurista. 

Non meno critico sarebbe, il nostro giudizio, tenendo conto che Landini, e con lui il grosso della sinistra pseudo-radicale, non accenna ad alcuna sincera autocritica.

Tombale infine sarebbe, il nostro giudizio, ove considerassimo la sconcia reticenza con cui Landini e il suo gruppo tacciono, nonostante ogni evidenza e il massacro sociale in atto, sul carattere oligarchico, antipopolare, reazionario dell'Unione europea e della moneta unica e dunque la necessità, anzitutto per il pezzo di società che rappresenta e quelli che pretende di organizzare, di uscire dalla gabbia euro-liberista.

Ma, appunto, nel valutare una proposta politica, non solo dei fattori soggettivi si deve tenere conto, ma di quelli oggettivi, che non sono meno importanti.

Landini ha chiarito che non propone un "partito". La sua proposta di "coalizione sociale" vuole essere invece quello che una volta chiamavamo "fronte". Un fronte ampio che raggruppi come egli stesso ha detto: (1) "tutto ciò che il governo sta dividendo"; (2) "tutto ciò che deve vivere per lavorare"; (3) che quindi "riunifichi il lavoro per difendere i diritti di tutti".

E' una proposta giusta, sacrosanta, ma che arriva in ritardo. Perché la FIOM non l'ha fatta quando il Paese è precipitato nell'abisso della crisi sistemica? nel triennio cruciale 2009-2011? Per due ragioni, una ideologica e una politica. Da una parte si era prigionieri di una visione sindacalista-operaista; dall'altra si stava ancora attaccati alla larva del Pd, proprio mentre dischiudeva quel mostro che è il "renzismo".

Ce ne è voluto di tempo! per capire che il sindacalismo in fasi di crisi sistemiche è un'arma spuntata, e che il mondo del lavoro non avrebbe più potuto fare alcun affidamento sulla vecchia rappresentanza politico-istituzionale pidiessina-piddina. Meglio tardi che mai!

Landini e la FIOM propongono dunque un contenitore unitario, non partitico e pluralista, del poliverso maciullato dal combinato disposto della crisi sistemica e delle politiche austeritarie neoliberiste. La sinistra sovranista organizzata non dovrebbe starsene alla finestra ma partecipare in maniera costruttiva e trasparente a questo processo. 

Un processo il cui esito, visti i tempi, è non solo  incerto ma potrebbe essere già pregiudicato, tanto più se non si darà presto: 
(1) un orizzonte strategico adeguato e, affinché lo sia, esso deve sciogliere il nodo dei nodi, quello del giudizio sull'Unione europea e sull'euro, cioè sulla necessità improcastinabile della rottura e della riconquista della sovranità nazionale e democratica; 
(2) una forma che sappia mettere in movimento, entro questa cornice programmatica, non solo il mondo del tradizionale lavoro salariato, ma tutto l'universo sociale degli esclusi e del lavoro marginale e precario, inclusi quei pezzi di piccola e media borghesia fatti a pezzi dalla crisi e dalle politiche neoliberiste;
(3) una messaggio che rinunci al mero sindacalismo sociale (il piagnisteo sui diritti) ma che, indicato il nemico, abbia il coraggio di indicare la prospettiva del suo rovesciamento, quindi una piattaforma in pochi punti di quello che dovrà essere un governo popolare d'emergenza.

La situazione è difficile, il nuovo regime non si è ancora consolidato, vincere è ancora possibile.


lunedì 23 febbraio 2015

LANDINI? POTREBBE FARE PIÙ DANNI DI BERTINOTTI

[ 23 febbraio ]

«Noi vediamo una cosa sola: il tentativo di riciclare la narrazione dell'anti-berlusconismo, solo che al posto dell'ex-Cavaliere ci si mette il Matteo Renzi.
Non è aria per andare in paradiso».

Non sono lontani i tempi in cui Maurizio Landini inciuciava col neo-segretario del Pd Matteo Renzi, proprio sul Jobs act. Erano l'autunno del 2103, Governo Letta a Palazzo Chigi.
Ora la musica è cambiata. Landini, dall'endorsement a Renzi mentre scalava il potere, ora fa fuoco e fiamme contro un governo che, dice giustamente, non solo ubbidisce alla Confindustria ma applica alla lettera i dettami contenuti nella famigerata lettera della Bce dell'agosto 2011.

La novità? è che, dopo averlo ripetutamente negato, Landini ha annunciato ufficialmente che "entrerà" in politica, candidandosi a portabandiera di una nuova formazione di sinistra. Lo ha fatto in un'intervista rilasciata ieri ad il Fatto Quotidiano.

Non è la prima volta che un dirigente sindacale, sconfitto sul suo terreno, si lancia nell'arena direttamente politica. Tuttavia, a differenza di Guglielmo Epifani, non vorrà fare il comprimario, né essere coptato come avvenne per Bertinotti. L'intervista ha immediatamente suscitato polemiche, così che Landini si è affrettato a smentire: "Non ho mai detto di voler fondare un partito".

Landini, in effetti, nell'intervista ad il Fatto, non sostiene che fonderà un nuovo partito (troppo rischioso) bensì...:
«Sta quindi pensando a un partito? No, sarebbe una semplificazione.
A cosa, allora? Occorre la rappresentanza di quegli interessi. Apriamo questa discussione esplicitamente. Per quello che riguarda la Fiom dobbiamo rivolgerci a tutto ciò che è rappresentanza sociale, non solo i lavoratori. C’è tutto un mondo che si deve porre il problema di come affrontare questo nuovo quadro.
È l’idea della coalizione sociale? Sì. È un tema che come Fiom abbiamo già posto a settembre nella nostra assemblea dei delegati. Il sindacato si deve porre il problema di una coalizione sociale più larga e aprirsi a una rappresentanza anche politica. Quando un Parlamento cancella lo Statuto dei lavoratori con un colpo di spugna a essere rappresentato è solo l’interesse di uno, del più forte».
Smentita capziosa. Se non è zuppa è panbagnato verrebbe da dire. Landini avrà modo di spiegare nelle prossime settimane che cosa egli intenda per "coalizione sociale". Certo, la forma ha la sua importanza, ma nella sostanza egli sta dicendo che vuole mettersi a capo di duna nuova formazione politica. E' facile immaginare che egli punta a raggruppare i rimasugli della sinistra arcobalenica, tardo-comunista, sellina e Pidì-sinistrata. 

Se ci riuscirà staremo a vedere. Molti sono gli ostacoli, primo fra tutti è che in quell'area sono molti i galli a cantare, i burocrati e i ceti politici abbarbicati ai loro piccoli feudi. Tuttavia non è escluso che proprio Landini possa fungere da catalizzatore e mettere assieme i cocci di una sinistra che per quanto decotta e priva di idee, sa di potere fare affidamento su un bacino elettorale potenziale che oscilla tra il 5 ed il 10%.

Il problema è cosa vorrà farci di questo consenso. In altre parole quali saranno la linea, la strategia e dunque la natura politica di questa "coalizione sociale". C'è poco da essere ottimisti. Vorremmo sbagliarci ma sentiamo il solito lezzo di un ceto politico che tenta di sopravvivere, che non vuole soccombere ai suoi stessi fallimenti e prova a mettere assieme i cocci. 
Di ben altro c'è bisogno nelle drammatiche condizioni in cui versa il Paese.

Cosa infatti proporrà il Landini ad un Paese oramai privo di vera sovranità nazionale e che si è lasciato alla spalle la democrazia parlamentare? Cosa dirà di un'Unione europea che la vicenda dei negoziati sulla Grecia si dimostra irriformabile? Cosa dirà del regime della moneta unica che si è dimostrato una macchina da guerra contro il popolo lavoratore?

Buio pesto.

Noi vediamo una cosa sola: il tentativo di riciclare la narrazione dell'antiberlusconismo, solo che al posto dell'ex-Cavaliere ci si mette il Matteo Renzi. 
Non è aria per andare in paradiso.

venerdì 7 novembre 2014

ACCIAIERIE AST DI TERNI: "VERGOGNATEVE!!" (Landini contestato dagli operai)

6 novembre. Dopo svariati e snervanti giorni di sciopero ad oltranza, di blocchi 24h alle portinerie sui tre turni, e all'uscita delle merci, di presidi permanenti in comune ed in prefettura; malgrado il minaccioso "allarme meteo" centinaia di lavoratori dell'Ast si sono recati a Roma sotto il Ministero dell'economia, dove si riapriva il tavolo negoziale. [Nella foto accanto l'arrivo degli operai Ast sotto il Ministero] 

Dopo sette ore di presidio  dell'ingresso del Ministero, senza che i sindacati si fossero degnati di informare i presenti sull'andamento della trattativa (mentre le agenzie battevano le indiscrezioni) un membro della Rsu scendeva in strada a presentare l'accordo raggiunto. Ci dice al megafono che l'accordo prevede il reingresso al lavoro del personale amministrativo (impiegati). Il pretesto è la consegna degli stipendi di ottobre (spacciata come vittoria). Vergognoso trucco: le buste paga erano già pronte e comunque per farle non servono tutti gli amministrativi come chiesto dall'Azienda. Si tratta di fatto della rottura dello sciopero.

All'ingresso del Ministero oggi

E' esplosa subito la rabbia operaia, la contestazione dei lavoratori, che han subito capito che si trattava di una bidonata, di una vergognosa concessione alla Thyssen. Subissato dai fischi e dalle grida il membro della Rsu deve lasciare la parola a Landini. 

I sindacati collusi han mandato quindi avanti Landini a giustificare l'inciucio. Non ha fermato le contestazioni. Qui sotto il video che riprende tutta la scena. Domani pubblicheremo un altro video in cui Landini, contestato da un operaio, ostenta la sua arroganza, sintomatica della sua difficoltà a giustificare l'ingiustificabile.

Più sotto il commento a caldo di Sergio Bellavita della Rete 28 Aprile. (ci scusiamo coi lettori per la fretta, torniamo da una giornata campale)







Vertenza Ast Terni: la Fiom non tiene

di Sergio Bellavita 


 E' terminato da molto l'incontro tra le organizzazioni sindacali, i vertici di ThyssenKrupp e il ministro Guidi quando sotto il ministero dello sviluppo economico di via Molise, nella totale assenza di informazioni dirette ai lavoratori, cominciano a circolare negli smartphone degli operai ,giunti da Terni per difendere l'acciaieria e il loro futuro, foto dei testi di un accordo firmato dai sindacati che sospenderebbe lo sciopero per tutte le aree amministrative in cambio del pagamento degli stipendi e del mantenimento della trattativa a partire da lunedì 10 (...)
Nei giorni scorsi la multinazionale tedesca ha messo in campo il più bieco e classico dei ricatti contro lavoratori in lotta e che avranno la busta paga di novembre pesantemente leggera per le lotte di queste settimane: o si rientra a lavorare o niente stipendio di ottobre! Gli operai rumoreggiano sempre di più per la mancanza del sindacato che spieghi loro cosa sta succedendo, mentre il fatto che le decine di giornalisti presenti battano agenzie sui contenuti dell'intesa mentre loro sono all'oscuro di tutto non fa che crescere la tensione. Ci vorrà ancora un'ora prima che la delegazione sindacale scenda. Alle 15.20 circa eccoli finalmente. La lettura di un comunicato congiunto Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Uglm è affidata a un funzionario con il megafono che stenta a farsi ascoltare perché sovrastato da urla fischi e insulti.
Il comunicato, gelido, conferma l'accoglimento della sospensione dello sciopero in tutti i reparti amministrativi in virtù di una disponibilità dell'azienda alla revisione del piano industriale ed al pagamento delle retribuzioni di ottobre.
La parola passa a Landini ma le proteste non cessano. Il segretario Fiom tenta di spiegare che non si è ceduto nulla, che dai cancelli non uscirà un bullone e che gli scioperi proseguono. Un intervento tutto in difesa che cerca di affermare la tesi del primo buon risultato quale frutto delle lotte.
I pochi applausi non riescono a controbilanciare i fischi, le urla, gli insulti o il silenzio attonito dei più che non hanno compreso per quale ragione il sindacato, compresa la Fiom e compreso Landini, abbiano accettato la sospensione dello sciopero in alcune aree senza aver ottenuto garanzie sul futuro dell'acciaio, della città.
I lavoratori che erano presenti al ministero non sono una semplice parte dell'azienda, sono il nerbo di chi sta sostenendo le lotte di questi mesi. Il loro giudizio vale mille volte quello di un amministrativo o di chi ha partecipato passivamente a questo lungo conflitto. E il loro è un giudizio drammaticamente negativo. La ThyssenKrupp pretendeva la ripresa della produzione senza condizioni. Sapeva che non l'avrebbe mai ottenuta senza un risultato concreto sulle prospettive dell'acciaio Ternano. Si è quindi accontentata di una sospensione dello sciopero in tutte le aree amministrative che certo non potranno far uscire le merci o produrre alcunché ma realizzano il fatto che è passata l'azienda. Questo chi lotta lo percepisce subito. Basta vedere i volti tiratissimi e ascoltare i capannelli di operai che litigano e urlano furiosamente tra loro per capire chi è passato e chi ha ceduto. Da domani il blocco totale dei cancelli non c'è più. Cosa abbia ottenuto il sindacato in cambio non è chiaro a nessuno. Così operai in sciopero e in presidio vedranno passare loro davanti gli autorizzati al lavoro. Questa è la vittoria concreta dell'azienda. Quello che gli serviva per spezzare l'unità dei lavoratori, fiaccare la loro resistenza e minare la credibilità di un sindacato che non può vantare una vittoria, nemmeno parziale, perché non c'è alcuna vittoria. Forse c'è un'apertura, uno spiraglio, una promessa di revisione del piano industriale, troppo poco tuttavia per sottovalutare l'impatto di questo cedimento sulle lotte e sventare il rischio di cadere nella strategia di sfiancamento da parte dell'azienda e del governo. Vogliamo sperare che sia solo un passo falso e che nella trattativa di lunedì e nei prossimi giorni si possa recuperare una vertenza che ha reso evidente una grande disponibilità a lottare anche in maniera radicale. Pur nella consapevolezza della durezza del ricatto della multinazionale tedesca e della difficoltà di tenere tutti insieme, continuiamo a pensare che un crescendo di mobilitazione così radicale si può fermare o rallentare solo quando si vince, quando insieme a chi lotta si decide ogni passaggio della vertenza. Questa sospensione parziale dello sciopero andava discussa prima di condividerla al ministero. Così non è purtroppo stato. E i sindacati sono apparsi nuovamente indistinguibili e lontani dal battagliero sentimento prevalente. Il fattore determinante della vittoria storica nella lotta dei 21 giorni alla Fiat di Melfi nel 2004 è stato esattamente questo. Mentre i vertici pretendevano la rimozione dei blocchi come condizione per trattare i lavoratori e la Fiom dissero no. La trattativa si doveva fare in sciopero totale, a blocchi in piedi. Fiat fu così costretta a sedersi al tavolo, per la prima volta nella sua storia, a fabbrica ferma. Nelle vertenze questi non sono elementi secondari. Fanno esattamente lo scarto tra vincere e perdere. I padroni lo sanno bene. Toccava alla Fiom, anche oggi, fare la differenza nella vertenza delle acciaierie di Terni dopo le manganellate della polizia di Alfano e Renzi. Doveva assumersi l'onere di alzare il livello dello scontro sino all'occupazione dello stabilimento. Ha deciso un'altra strada, speriamo non disastrosa per i lavoratori.

mercoledì 5 novembre 2014

LANDINI? VALORE E LIMITI DEL SINDACALISMO di Piemme

5 novembre.
Maurizio Landini da segretario della FIOM a leader del nuovo partito a sinistra del Pdr (Partito democratico renziano)?

La tracotanza con cui Matteo Renzi sta procedendo verso la demolizione definitiva dell’Art.18 ha rianimato la sinistra tradizionale. Non c’è dubbio che esista in questo Paese lo spazio politico per una forza antiliberista di sinistra. Renzi non solo l’ha messo nel conto, sembra addirittura auspicare questa nascita, poiché lo aiuterebbe a purgare il suo partito dai dissidenti. Tanto poi, pensa Renzi, con la nuova legge elettorale, chiuderò questo eventuale partito in una riserva indiana, che sarà quindi del tutto residuale e innocuo.

E’ vero che esiste in Italia (come del resto negli altri paesi europei) un ragguardevole spazio politico per un partito della sinistra antiliberista. Tanto più vista la deriva del Pd e le grandi difficoltà in cui versa M5S e l’evaporazione della Lista Tsipras. Esiste, più in generale, perché la crisi sociale accresce la polarizzazione sociale e politica. Quale funzione potrà avare questo eventuale nuovo partito?

C’è da soffermarsi sul gravissimo monito di Napolitano. In forma solenne ha affermato ieri (4/11) che il rischio che nel prossimo futuro avvengano disordini e scontri sociali è altissimo, e che essi saranno di un’intensità senza precedenti, e quindi il sistema sarebbe messo a rischio. Forse siamo prevenuti, ma noi sospettiamo che l’eventuale partito di Landini (che si chiami Partito del lavoro o altro) potrebbe essere perfettamente funzionale al disegno dei dominanti. Perché? Esso sarebbe, in ultima istanza, uno strumento (qualcuno direbbe socialdemocratico) per incanalare la protesta sociale, per evitare che debordi, per riportarla nel perimetro delle compatibilità sistemiche.


Da un altro punto di vista Landini è per il potere, un leader affidabile. Landini non è solo un fervente europeista, abbe modo di dire che “Non sarei contento se l’Italia uscisse dall’euro”:

«Dopo 20 anni di un’Europa fondata solo sulla moneta senza avere lavorato per costruire una Europa vera, sociale e del lavoro, fondata su regole fiscali comuni, l’Europa rischia semplicemente di esplodere. Io non sono tra quelli che sarebbero contenti se l’Italia uscisse dall’euro. Forse sbaglierò, ma continuo a pensare che ci sarebbe il rischio di pagare un prezzo troppo alto per le persone che noi rappresentiamo se tale questione non si affronta in modo diverso, ma è indubbio che la situazione come oggi rischia di esplodere anche noi non lo vogliamo». (Maurizio Landini, 26 novembre 2011)
Affermava questo concetto nel momento più critico della vita della moneta unica, ciò che suonava quasi come un endorsement per Mario Monti, che infatti rimpiazzò Berlusconi per mettere in atto il più tragico salasso ai danni del popolo lavoratore.

Sono passati due anni e Landini non ha fatto cenno di autocritica, o anche solo di aggiustare il tiro. Si dice, allo scopo di assolverlo, che Landini era operaio, che non ha chissà quali conoscenze nel campo macroeconomico. Che dire? A noi non pare ammissibile che un importante leader sindacale possa trincerarsi dietro alla “ignoranza” su una questione di vita o di morte come la natura dell’Unione europea. Ancor meno lo sarebbe per un capo partito.

Quello della “ignoranza” è tuttavia un alibi. Landini ha avuto negli ultimi anni tutte le possibilità per erudirsi. Se ancora adesso difende l’Unione e tace sull’euro è perché, come del resto quasi tutta la sinistra “radicale” (vedi Lista Tsipras), considera l’Unione e la moneta unica come conquiste da difendere.

La prova? Landini sa bene che la riforma del mercato del lavoro, tra cui l’abolizione dell’Art.18, non se l’è inventata Renzi, queste misure erano prescritte nella famigerata lettera della Bce e (di Bankitalia di Draghi) del 5 agosto 2011. Ma Landini continua a sostenere viva l’Europa.

Come non vedere poi i limiti politici del leader Landini? Privo di una visione strategica, procede empiricamente, naviga a vista, va di qua e di la, e spesso commette errori pacchiani.
La conferenza stampa dopo le cariche contro gli operai ternani


L’ultimo? Che ci faceva Landini, poche ore dopo le cariche della Polizia contro gli operai ternani, a fianco di Del Rio e della Federica Guidi in una conferenza stampa nel palazzo del Governo? La sua presenza in conferenza stampa era un assist quasi pornografico al governo che se ne frega dei sindacati (e che in nome del decisionismo governativo) rifiuta addirittura di discutere con loro della finanziaria.

Landini vittima della sindrome del presenzialismo mediatico? No, c’è di più.

Fino a poche settimane fa Landini, pur di fare le scarpe alla Camusso in CGIL, si sbaciucchiava con Renzi il quale non perdeva occasione per ostentare la sua stima e amicizia con Landini stesso. Vedi l’incontro riservato con Renzi del 27 agosto scorso) Un errore, quello di aver dato spago e legittimità a Renzi, clamoroso, imperdonabile: Renzi si è servito di Landini per ingannare l’elettorato di sinistra, preparando il terreno all’attacco in corso. Anche in questo caso nessun accenno di autocritica.

Vediamo il caso del TFR in busta paga.


La maggior parte dei sindacalisti, come numerosi economisti hanno dimostrato quanti danni possa fare la decisione del governo Renzi-Padoan (Bankitalia dichiara che in caso il Tfr venga messo in busta paga le stesse pensioni sarebbero a rischio). Ebbene, ecco quanto dichiarava Landini, non anni fa, ma il 1 ottobre scorso: 
«Il Tfr è salario dei lavoratori e io penso che si possa fare una cosa molto semplice: mettere in condizione ogni lavoratore di scegliere quello che vuol farne». (Espresso, 2 ottobre 2014).
Errare è umano, perseverare è diabolico.

* Fonte dell' articolo: Coordinamento sinistra contro l'euro

venerdì 28 giugno 2013

SE QUESTI SONO SINDACATI Intervista di Anna Lami a Sergio Bellavita


 28 giugno. Sergio Bellavita (a sinistra nella foto) esponente della Rete 28 Aprile è stato membro della Segreteria nazionale della Fiom, fino a quando non è stato cacciato in malo modo nell'ottobre scorso dalla maggioranza di Landini.


D. E’ stato firmato l’accordo sulla rappresentanza e democrazia tra Confindustria Cgil Cisl e Uil, successivamente sottoscritto anche dall’Ugl. Il gruppo dirigente Fiom non solo non si è opposto ma ne ha dato un giudizio sostanzialmente positivo. La valutazione della Rete 28 Aprile è invece molto negativa, ci puoi argomentare i principali punti di disaccordo tra voi e la maggioranza Fiom?
 

R. E' riduttivo parlare di "accordo negativo", con quell'intesa si instaura un vero e proprio regime sindacale. Un regime riservato esclusivamente al sindacalismo complice , destinato cioè, a praticare la contrattazione di restituzione, di riduzione di salari e diritti. In continuità peraltro con quanto previsto dall'accordo del 28 giugno 2011 e dall'articolo 8 di Sacconi, le deroghe cioè al Contratto ed alla legge. In sostanza serve ad applicare sul terreno sociale le politiche d'austerità. Sin da subito abbiamo parlato del giudizio positivo di Landini come della firma tecnica sul modello Marchionne, la stessa per capirci che la Cgil e settori Fiom proponevano di apporre nel 2010 a Pomigliano di fronte all'intesa separata che cancellava la Fiom dagli stabilimenti. L'accordo su rappresentanza e democrazia è appunto la piena affermazione del modello Marchionne su scala generale. Lo stesso modello autoritario e sanzionatorio che contempla solo il sindacalismo complice. E' sufficiente vedere cosa è previsto sul terreno della rappresentanza: solo le organizzazioni sindacali firmatarie e/o che piegano la testa accettando di non confliggere con l'impresa in rispetto degli accordi vigenti, hanno il diritto a presentarsi alle elezioni rsu. Così si cancella il diritto dei lavoratori ad opporsi agli accordi, a lottare cioè per migliorare le proprie condizioni. Si cancella il sindacalismo conflittuale. Se quest'accordo fosse stato sottoscritto prima del 2010, la Fiom avrebbe dovuto firmare gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, dove, non dimentichiamolo, i lavoratori hanno votato. Hanno votato per cancellare la Fiom, per peggiorare le proprie condizioni, per uscire dal Contratto nazionale. Ecco perchè il voto dei lavoratori previsto nell'accordo e che tanto viene enfatizzato, altro non è che lo strumento per legittimare il ruolo di un sindacato che sottoscrive accordi peggiorativi, è l'istituzionalizzazione del referendum come strumento per imporre la contrattazione di restituzione. Quando nel 2010 decidemmo come Fiom di non firmare l'accordo di Pomigliano, decidemmo di lottare mettendo al centro i diritti dei lavoratori, non quelli d'organizzazione. Tutti ci invitavano al realismo, ci raccomandavano di stare dentro. E' evidente che c'è un radicale cambio di linea.
 


D. Il corteo della Fiom dello scorso 18 maggio, l’abbiamo potuto vedere tutti, non è stato particolarmente partecipato ed è passato senza produrre risultati per i lavoratori. Per il prossimo venerdì è previsto lo sciopero del settore auto Fiom. A tuo avviso può rappresentare un nuovo inizio e restituire un profilo conflittuale al sindacato dei metalmeccanici o invece è ancora insufficiente?

R. Certamente la manifestazione del 18 maggio non è stata delle più partecipate nella lunga storia dei metalmeccanici. Le ragioni sono molteplici, pesa sopratutto la profonda crisi di credibilità del sindacato nel nostro paese. La condizione di chi lavora precipita e più nessuno crede, non a torto, che siano le manifestazioni a Roma a poterla cambiare. In particolare tuttavia occorre sottolineare che da molti mesi la Fiom non ha più nessuna grande vertenza in campo, continua certamente a rappresentare un punto di vista importante, radicale sul terreno politico, ma un punto di vista che non è più, da molto tempo, conseguente sul piano dell'iniziativa concreta. E i lavoratori misurano un sindacato su quello che fa concretamente, non su quello che dice, per quanto importante. La stessa manifestazione su Fiat di venerdi 28 ha questi limiti. Non c'è più in piedi una vertenza Fiat che vada oltre le sacrosante battaglie legali, oltre la denuncia dell'anomalia Marchionne. Tutti sanno che nei prossimi anni Fiat metterà pesantemente le mani sull'occupazione. E' in gioco forse più di metà dell'occupazione e degli stabilimenti. La sovraccapacità produttiva rispetto al dato delle vendite è persino eclatante. Non risolveranno né nuovi modelli che pure sono necessari, né una nuova indispensabile strategia industriale . Tra le altre cose non va sottovalutato il fatto che per gli azionisti Fiat Marchionne è la gallina dalle uova d'oro per i profitti che ha portato loro con le diverse operazioni finanziarie ed industriali. Voglio dire che non c'è una proprietà arrabbiata per i dati disastrosi sulle vendite, se non qualche ricco e attempato sabaudo nostalgico della Fabbrica Automobili Torino. Cisl,Uil, la politica e le Istituzioni, a partire dal Governo sanno benissimo cosa succede e cosa si prepara. Non ci si può aspettare nulla visto che hanno legittimato e legalizzato il modello Marchionne. Per queste ragioni occorre costruire una pura vertenza sindacale. Senza una battaglia per la redistribuzione del lavoro su tutti gli stabilimenti e la difesa intransigente di ogni sito si rischia semplicemente di accompagnare la pesante ristrutturazione che verrà. Ed è in quella chiave che la lotta contro il modello Marchionne va inserita. La leva della battaglia è la difesa dell'occupazione. Diversi compagni che lavorano in Fiat da tempo propongono inascoltati di riprendere il terreno della lotta, pur consapevoli della difficilissima fase. A Pomigliano per esempio, è allucinante la contraddizione tra il ricorso al lavoro straordinario e la cassa integrazione. Per queste ragioni molti si aspettavano un blocco dei cancelli, qualcosa di più forte che la semplice denuncia.

D. Sabato a Roma avrà luogo l’assemblea nazionale della Rete. Quale bilancio faresti dell’operato della vostra area programmatica dalla sua nascita ad oggi? Per quale ragione nonostante l’aggravarsi delle condizioni nel mondo del lavoro avete incontrato così tante difficoltà a costruire un’opposizione di massa alla linea maggioritaria della Cgil? Come mai siete ancora poco conosciuti in tanti luoghi di lavoro? Cosa vi proponete di fare per il futuro?

 

R. L'assemblea di sabato è un passaggio importante. Si tratta,per noi che abbiamo da tempo deciso di presentare un documento alternativo al congresso Cgil , di qualificare il come ma anche perchè continuare la battaglia in Cgil. Non ci misuriamo solo con la deriva inarrestabile di una Cgil che ha sostanzialmente aderito al modello Cisl consentendo così la totale destrutturazione del sistema dei diritti e delle tutele del mondo del lavoro. Il quadro nel nostro paese, come peraltro nella maggior parte dell'area euro, è segnato dalla durezza del combinato disposto tra politiche d'austerità e crisi economica. Una si alimenta dell'altra e entrambe, nell'assenza totale di rappresentanza politica e sociale delle classi popolari, deflagrano creando impoverimento, disoccupazione ma anche, per ora, rassegnazione e passività. Tutte le vecchie forme della rappresentanza sono travolte, siano esse complici o antagoniste. E' lo spazio concreto dell'iniziativa sindacale rivendicativa che è praticamente scomparso e non solo per responsabilità del sindacalismo complice che c'è ed è enorme, non dobbiamo dimenticare che la crisi è crisi del capitale, della sua capacità di generare profitti, di garantire consenso e crescita. Ogni lotta sindacale in difesa dell'occupazione, per il salario, per i diritti diviene immediatamente lotta politica, immediatamente diviene sovversiva rispetto alle compatibilità date. Questa è la ragione di fondo che rende complicata la costruzione del conflitto. La condizione dei lavoratori è divenuta variabile dipendente dei margini del capitale nella sua competizione globale. L'accordo sulla rappresentanza e democrazia e le deroghe previste dal 28 giugno 2011 sono gli strumenti concreti per applicare nel concreto questa subordinazione. Se questo è il quadro, il punto centrale per la Rete 28 aprile è come essere parte della necessaria ricostruzione del conflitto sociale a partire dai luoghi di lavoro. Stare nelle lotte parziali, agire per una nuova coscienza di classe, stare nella contraddizione che nei diversi soggetti si pare e che è sempre più esplosiva. La Rete, sin dalla sua nascita nel 2005, ha cercato in ogni modo di contrastare la deriva della Cgil, la sua progressiva cislizzazione. Sia nella battaglia interna, per una lunga fase insieme alla Fiom ed a altri pezzi della Cgil, sia nel tentativo di costruzione di un fronte sociale contro le politiche del padronato e del Governo. Siamo un punto di riferimento per larghissima parte dei militanti della sinistra antagonista nei luoghi di lavoro, ovviamente per tutti quelli che continuano a lottare. Tanti compagni purtroppo sono semplicemente tornati nel privato senza che nessuna nuova generazione si sia affacciata sullo scenario sociale. Certamente si poteva fare di più, tuttavia la marginalità della nostra esperienza non è cercata, ma imposta dalle condizioni date. Il congresso da questo punto di vista è una straordinaria possibilità di farci conoscere, di consolidare e aggregare nuovi quadri, di ri-costruzione di una nuova esperienza collettiva interna alla Cgil.
 

D. Vi proponete di presentare un documento alternativo al congresso della Cgil. Nel precedente furono denunciate procedure quantomeno dubbie e risultati manipolati nonostante l’opposizione al gruppo dirigente di pezzi importanti della Cgil quali gli allora segretari di categoria dei metalmeccanici, funzione pubblica e bancari. Non hai timore che possano ripetersi simili pratiche? E soprattutto, pensi sia ancora possibile poter invertire la rotta del sindacato di Corso Italia in assenza di conflitti costruiti dal basso?

R. Chiediamo un congresso democratico, regole certe e trasparenti che garantiscano il diritto di ogni iscritto di conoscere le diverse posizioni e di decidere. Lo scorso congresso è stato devastante da questo punto di vista se si pensa che ancora oggi non conosciamo i dati del voto disaggregati per territorio e categorie... regioni del sud che hanno raddoppiato i voti di quelle industriali. Una cosa inaccettabile. In più, la stretta autoritaria che viviamo nell'organizzazione e che è direttamente figlia della crisi della forma sindacale, rischia di degenerare nel tentativo di cancellare politicamente e sostanzialmente il dissenso in Cgil. Le contraddizioni che apriamo sulle scelte dell'organizzazione sono vissute dai gruppi dirigenti come atti di lesa maestà, come aggressioni violente. Difenderemo con ogni mezzo, ripeto, con ogni mezzo, il diritto al dissenso. Il sindacato non è proprietà dei suoi dirigenti. No, senza un nuovo ciclo di lotte il sindacato, tutto, non cambierà mai. E' illusorio pensare che sia la nostra battaglia congressuale a modificare un'organizzazione come la Cgil. Solo un nuovo protagonismo sociale può obbligare il sindacato a cambiare o ad adeguarsi.
 

D. Per rilanciare il conflitto sociale non si potrà certamente fare a meno di coinvolgere i milioni di disoccupati e precari. L’Usb a tal proposito ha iniziato a ragionare sulla costruzione del “sindacalismo metropolitano” e della “confederalità sociale”. L’idea è che il sindacato si debba porre il problema della relazione con i settori sociali esclusi dai circuiti lavorativi tradizionali, dunque fuori dalla contrattazione ordinaria. Questi soggetti, che è difficile come nel caso dei precari se non impossibile come nel caso dei disoccupati organizzare nei luoghi di lavoro vanno organizzati sul territorio, affiancando alle lotte sindacali classiche quelle per le occupazioni di case, per la sanità, e per tutte le problematiche che riguardano la vita nei territori. Cosa ne pensi? Ti sembra un esperimento interessante?

R. Si, davvero molto interessante. La crisi che tutto travolge riduce nei fatti la stratificazione sociale e generalizza la condizione di massima delle classi popolari, cancellando anche vecchie divisioni. La questione salariale,la lotta contro il carovita ad esempio travalica da tempo le diverse appartenenze categoriali. Si impone la necessità di promuovere un'azione unificante interna ed esterna ai luoghi di lavoro, sia perché imposta dal processo di espulsione del sindacato da fabbriche e uffici, sia per effetto della crescente disoccupazione di massa. Non dimentichiamo che con la cancellazione dell'art.18 la Costituzione è uscita dai luoghi di lavoro riducendo molto la possibilità della tradizionale organizzazione interna ai luoghi di lavoro. Stesso processo riguarda la contrattazione sindacale. Diviene quindi centrale il territorio che, guarda caso, è una dimensione altamente unificante per le classi popolari. La casa, il salario, i servizi, il lavoro. Senza dimenticare, ovviamente, un livello generale che riunificando il parziale,dia alle lotte una prospettiva progressiva e solidale impedendo che quella stessa dimensione che vogliamo indagare non diventi causa di nuove separazioni, egoismi, o peggio.



lunedì 11 giugno 2012

LANDINI: CHE PENA! (2)

Tutti presenti alla convocazione della Fiom

Errare è umano, perseverare diabolico

di Piemme


Non mi aspettavo che il pezzo Il gruppo dirigente della Fiom e la crisi dell'euro, pubblicato martedì scorso suscitasse tanti commenti. Per lo più polemici. Si vede che ho toccato un nervo scoperto.

martedì 5 giugno 2012

LANDINI: CHE PENA!

Il gruppo dirigente della Fiom e la crisi dell'euro


di Piemme


Non so chi di voi ha visto ieri sera la puntata dell'Infedele di Gad Lerner su La 7. Il titolo della trasmissione era: La domanda segreta. Per la prima volta su un canale televisivo veniva rotto un tabù, quello della fine dell'euro e dell'eventuale ritorno dell'Italia alla lira.

giovedì 5 maggio 2011

VICENDA EX-BERTONE: DUE RIFLESSIONI UNA DOMANDA

FIOM: «Siamo contro ma votiamo a  favore»



La Conferenza stampa di Maurizio Landini dopo il referendum alla ex-Bertone


Marchionne, dice Landini, si aspettava, che le maestranze della ex-Bertone, col referendum, si "sarebbero autolicenziati loro, col loro voto". Questo in effetti, non è avvenuto, visto che il SI alla proposta FIAT è stato plebiscitario. E' avvenuto tuttavia che la stragrande maggioranza dei dipendenti ha deciso per l'autoschiavismo.

domenica 24 aprile 2011

EX-BERTONE: PD, PDL E LEGA UNITI NELLA LOTTA

La dialettica servo padrone
«Il FASSINO INDISCRETO DELLA BORGHESIA»

Maurizio Pagliassotti*


Questo articolo denuncia il servilismo della casta politica torinese rispetto alla dirigenza FIAT. Ma un po' troppo indulgente verso la FIOM, che come abbiamo scritto ieri, ha programmato il referendum ma invece di invitare a votare No al ricatto di Marchionne, non ha dato alcuna indicazione di voto, facendo appello ad una equivoca "libertà di coscienza".

sabato 23 aprile 2011

SINDACALISMO E CRISI SISTEMICA


Marchionne e Elkann

Bertone di Grugliasco

insegnamenti generali di una sconfitta annunciata

di Moreno Pasquinelli

L'ex stabilimento Bertone (ora denominato OAG, Officine Automobilistiche Grugliasco), poco più di mille e cento dipendenti da sei anni in Cig, venne acquisito dalla Fiat nell'estate del 2009, dopo anni di stato comatoso di gestione commissariale. Ovviamente la FIAT fece un affare, il tutto sotto gli auspici del governo Berlusconi e dell'allora Ministro Scajola il quale, dichiarò: «La cessione a Fiat consente di garantire il futuro di uno stabilimento storico dell’industria piemontese. Il piano prevede, infatti, il riassorbimento dei 1.137 dipendenti, che verranno gradualmente reinseriti nelle loro mansioni, e l’integrazione con la Chrysler per la produzione in Italia di alcuni modelli della Casa americana». (La Stampa, 5 agosto 2009)

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)