Visualizzazione post con etichetta Enrico Letta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Letta. Mostra tutti i post

lunedì 22 settembre 2014

TASI: I PASTICCIONI E I SUGGERITORI di Emmezeta

22 settembre.
Renzi, Letta e Berlusconi: le tre firme sotto la più spudorata delle beffe fiscali 

Se ne occupa l'altro ieri il Corsera, se ne dovranno occupare nei prossimi giorni milioni di famiglie. Parliamo ovviamente della TASI, la tassa più cialtronesca di un pur vasto campionario.

Quella del Corriere è la classica scoperta dell'acqua calda. Già a giugno milioni di italiani avevano capito la presa in giro. E tuttavia l'articolo del quotidiano milanese - tradizionalmente governativo a prescindere - dimostra l'assoluta insostenibilità di questo pastrocchio fiscale. Insostenibile, ma legge dello Stato, ed a quel che se ne sa non a rischio di «rottamazione».

Il pezzo di Mario Sensini, basato tra l'altro sui dati della Cgia di Mestre, ci conferma tre cose:
1. Che la Tasi costerà ai contribuenti assai di più dell'IMU sulla prima casa che è andata a sostituire, altro che riduzione della pressione fiscale!
2. Che ad essere maggiormente danneggiate sono le famiglie più povere, altro che equità!
3. Che si tratta di un'autentica giungla, dove ci sarà anche chi spenderà più per il commercialista che per la tassa, altro che semplificazione!
 

Potete leggere QUI l'articolo integrale, ma è utile riportare l'esempio fatto da Paolo Conti, direttore generale del Caf Acli:
«Con la vecchia Imu del 2012 (nel 2013 è stata sospesa, e solo in alcuni Comuni si è pagato una quota minima) su una prima casa con valore catastale di 60 mila euro, tassata all’aliquota massima del 4 per mille, si pagavano 40 euro: 240 d’imposta meno i 200 della detrazione fissa. Se ci fosse stato anche solo un figlio, addirittura niente. In un Comune dove non sono previste detrazioni, e sono i due terzi del totale, con la Tasi al 2 per mille (il tetto massimo è il 2,5), quest’anno si pagheranno 120 euro. Al contrario, una casa di abitazione più lussuosa, con un valore di 150 mila euro, se pagava 400 euro di Imu (600 di imposta meno 200 di detrazione), domani pagherà 300 euro di Tasi».
Serve altro per dimostrare che la TASI è un'autentica presa in giro? Parrebbe di no, almeno alle persone normali. Ed invece non sembra che sia così, visto che dal mondo della politica istituzionale non giunge alcun ripensamento. Allo Stato ed ai comuni i soldi fanno comodo e non si guarda tanto per il sottile. 

La beffa per altro porta almeno tre firme. Quella di Berlusconi, che nel 2013 volle incassare il risultato propagandistico dell'abolizione dell'IMU sulla prima casa (obiettivo raggiunto, ma con la sua sostituzione con una tassa più alta). Quella di Letta, che dovette piegarsi alle condizioni dell'allora alleato di governo, con il brillantissimo risultato di aver perso prima l'alleato e poi il governo. Quella di Renzi, che tutto vuol cambiare affinché niente cambi, ma che sulla TASI non ha mai speso una delle sue parole, neanche fosse un taciturno.

Ora, che a Berlusconi piacciano le burle è cosa internazionalmente nota, che Letta fosse un po' costretto in spazi di manovra assai disagevoli concediamolo pure, ma come si spiega il silenzio del «rottamatore»? Ai suoi ciarlieri sostenitori, molti dei quali imprecano in questi giorni contro la Tasi, ricordiamo che fu proprio lui, nel primo consiglio dei ministri del suo governo, a tradurre in decreto legge l'accordo che il suo predecessore aveva fatto con i Comuni. La TASI porta dunque la sua firma, anche se il personaggio è assai abile a nascondere le tracce.

Ma perché non si manifesta nessun ripensamento? Deve pur esserci un motivo in tanta ostinazione a tenere in piedi un meccanismo quanto mai impopolare come questo. Impopolare e assurdo. Già il significato dell'acronimo TASI dovrebbe far riflettere: Tassa sui Servizi Indivisibili. E che fino ad oggi questi servizi non esistevano? O forse erano "divisibili"? Ma non scherziamo: c'erano e venivano finanziati con la fiscalità generale, quella che almeno risponde ad un criterio di progressività.
Per adesioni: info@sinistracontroeuro.it

Concedeteci ora una breve digressione sull'incredibile balletto dei nomi delle tasse comunali, oggi composto da quattro acronimi, tre tasse (TASI, TARI ed IMU) che stanno dentro ad un contenitore (la cosiddetta IUC). Partiamo da quest'ultima, che significa Imposta Unica Comunale. Unica? Peccato che oltre a comprendere le tasse sui rifiuti e sui "servizi indivisibili", contenga anche l'IMU, che quando nacque - il 14 marzo 2011, non cent'anni fa - stava a significare Imposta Municipale Unica. Ora, siccome non è più «unica», ma solo una delle tre tasse che concorrono all'Imposta Unica Comunale la chiamano Imposta Municipale Propria, peccato abbiano lasciato qualche traccia rimanendo la U al posto della P. Ma lasciamo perdere...     

Torniamo adesso alla domanda: perché non si vede all'orizzonte nessun ripensamento? La risposta in realtà è abbastanza semplice e si articola in tre punti:

1) Perché questo aumento della pressione fiscale, peraltro in parte mascherato dalla confusione normativa, fa comodo eccome in vista della pesante manovra economica che si annuncia per ottobre. Altro che «fine dell'austerità»!

2) Perché si tratta di un modo per tenere buone le amministrazioni locali, fatte in tanta parte da sindaci/podestà ben felici di poter disporre del potere di imporre tasse.

3) Perché - soprattutto - così «vuole l'Europa», che chiede di spostare sempre più la tassazione dal reddito alle «cose». Un principio che detto così potrebbe anche suonar bene se ad essere colpita fosse la grande ricchezza. Ma così non è. Ricordiamoci le parole di Petrolini: «I soldi vanno presi ai poveri, ne hanno pochi ma sono tanti». Ora è chiaro che qui oltre ai poveri in senso stretto si vuol colpire buona parte del ceto medio. Con il risultato di non abbassare comunque le imposte sul reddito - ricordiamocelo: le uniche applicate con un principio di progressività - ma di aumentare in compenso le tasse sulle «cose». Tra le quali non ci sono solo quelle sugli immobili - che ci si appresta ad aumentare pesantemente con la revisione delle rendite catastali - ma anche l'IVA.

La Tasi, come riconosce il Corriere, è davvero una beffa. Ma ha una sua logica. Portata avanti da pasticcioni, ma suggerita da eurocrati che sanno bene quello che fanno.

venerdì 14 febbraio 2014

LA MANDRAKATA di Leonardo Mazzei

14 febbraio. Verso il "governissimo Renzi"? Macché! L'ennesimo "governicchio" di una classe dirigente che non sa che pesci prendere e che alla fine dovrà ubbidire ai diktat delle tecno-oligarchie europee e applicare politiche antipopolari.

Chissà perché lo chiamano Renzi 1, come se il "2" fosse cosa scontata. In realtà la confusione sotto il cielo è grande, e per ora siamo semmai al Renzi zero, un oggetto per adesso senza forma, con una maggioranza pittoresca, ed un programma certo immaginabile ma che ancora non c'è.

Molte cose si chiariranno nei prossimi giorni, limitiamoci perciò ad alcune note su questo ennesimo Colpo di Palazzo, dopo i due precedenti del novembre 2011 (arrivo di Monti) e dell'aprile 2013 (governo Napo-Letta).

1. Disegno sistemico o guerra per bande?

Per prima cosa bisogna domandarsi da cosa nasca questa accelerazione, questa spinta fortissima verso un governo Renzi. Si tratta di un vero e proprio disegno sistemico, con il coinvolgimento ed il sostegno attivo dei principali poteri in gioco, od è semplicemente un episodio della guerra per bande che, frutto della crisi della politica secondo-repubblichina, imperversa ormai da anni?

Probabilmente entrambi i fattori giocano la loro parte ma, per quel che è possibile dire oggi, il secondo (la guerra per bande) ha un ruolo prevalente. Il gruppo che si raccoglie attorno a Renzi mostra una sete di potere smisurata, ha un leader che certo non si pone limiti, un partito-stuoino la cui minoranza di "sinistra" (!) è stata la prima a stendergli il tappeto rosso verso il traguardo governativo. Questo per ricordarci che non tutte le "bande" sono sempre in grado di lottare per il potere od una parte di esso, a volte si accontentano più modestamente di vivacchiare e di prendere tempo. Ecco allora che l'avere allontanato la prospettiva elettorale fornirà nell'immediato al segretario del Pd un certo numero di amici in più.

2. L'ultima carta?

Detto questo, non è che i centri del potere economico —nazionali ed europei— siano stati a guardare. Per loro Renzi era una carta di riserva, da giocarsi alla bisogna. Non una carta come le altre, però. Una carta un po' più forte, in virtù di una certa popolarità del soggetto in questione. Popolarità coltivata mediaticamente da anni, in parte assai sovrastimata, in parte reale.

Era questo il momento di giocare una simile carta? Lorsignori si saranno di certo posti la domanda. Sta di fatto che le esternazioni del presidente della Confindustria Squinzi sul "nullismo" di Letta sono arrivate puntuali. E così pure l'annuncio della scoperta dell'acqua calda, cioè del golpe del 2011, sulle pagine del Corriere. Uscite non casuali, senza dubbio, ma che più che ad un disegno organico fanno pensare ad una mossa disperata: Renzi come ultima carta per tentare l'impossibile quadratura del cerchio tra le regole della gabbia europea, che non si ha il coraggio di mettere in discussione, e le esigenze di un'economia nazionale sempre più in crisi.

3. Non c'è due senza tre?

Il killer dalla Smart blu ha liquidato l'inconsistente Letta in quattro e quattr'otto. Prima un incontro da cafoncello per comunicargli lo sfratto, poi una relazione da bocciofila alla Direzione del Pd per annunciare la Terra Promessa: il... 2018! Almeno i suoi predecessori, anch'essi non eletti, avevano una mission più definita: imporre i più pesanti sacrifici del dopoguerra agli italiani il primo, far passare a nuttata della crisi politica-istituzionale seguita al voto del febbraio 2013 il secondo. Di Renzi vedremo, ma il 2018 è molto, molto lontano.

La quadratura del cerchio di cui al punto 2 è il nodo intorno al quale tutto ruota. E non è un nodo che si possa sciogliere con qualche trovata pirotecnica che certo non ci verrà risparmiata. Ne sanno qualcosa sia Monti che Letta. Il primo - presentato come l'austero ed incorruttibile salvatore della patria - ha certo svolto il suo lavoro omicida, ma ha poi finito per fracassarsi le ossa con un modesto risultato elettorale ed il successivo disfacimento della sua improvvisata creatura politica. Del secondo, che doveva arrivare al 2015 con un treno carico di "crescita", riforme istituzionali e presidenza europea, ci parlano le cronache di questi giorni.

Facile essere proiettati in alto nelle aspettative iniziali, dato che tutto manca in questo Paese fuorché una stampa servile nei confronti del vincitore di turno. Più difficile misurarsi con i bilanci consuntivi, quando i conti non tornano e gli amici vanno alla ricerca di nuovi padroni. Che dire allora, se non che non c'è due senza tre? 
A questo esito Renzi potrebbe sfuggire solo cambiando di 180 gradi la politica di asservimento all'Unione Europea. E' possibile una simile svolta? Assolutamente no. 
Il sindaco di Firenze potrà al massimo fingere di "battere i pugni sul tavolo". Anzi, già ci sembra di assistere a questa sceneggiata. Una cosa hard che Letta non avrebbe mai potuto permettersi. Ma come risponderà al teutonico e fermo no che gli verrà cortesemente comunicato? Difficile che possa andare oltre ad un'impeccabile imbronciatura del suo volto da ragazzotto un po' suonato.

4. Un azzardo senza alternative?

Qualcuno si è chiesto come mai Renzi abbia smentito se stesso così clamorosamente. L'uomo che diceva che non sarebbe mai andato al governo senza un'investitura popolare (magari truccata con una legge truffa, ma questo è un altro discorso), si appresta ora a varcare la soglia di Palazzo Chigi in virtù dell'investitura... delle primarie del Pd, cioè del voto di 2 milioni di persone su 48 milioni di elettori... E l'uomo che gridava contro le "larghe intese" si accinge ora a governare con la stessa maggioranza che contestava... Se questo ci dice già abbastanza sulle qualità di colui che qualcuno ha ribattezzato coeRenzi, è però assai probabile che ci sia dell'altro.

Del resto è stato lo stesso segretario del Pd a parlare di azzardo. Perché allora una simile mossa, fra l'altro assai malamente preparata? In proposito possiamo soltanto avanzare un'ipotesi, l'unica che ci pare sensata: perché Renzi e la sua banda non potevano aspettare due anni. A rovinare i piani iniziali di costoro, costringendoli all'azzardo, sono stati due fatti: la sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum e l'inevitabile allungamento dei tempi dell'entrata in vigore della nuova legge elettorale.

Con il Porcellum Renzi sarebbe andato alle elezioni quanto prima, confidando ovviamente sulla conquista del premio di maggioranza. Privato del Porcellum egli è subito ricorso ai ripari, congegnando con il suo degno compare un super-Porcellum ancor più adatto allo scopo. Mossa magistrale, quanto antidemocratica, ma con alcuni inconvenienti anche per la banda Renzi. Perché è vero che gli era riuscito il non improbo compito di far accettare a tutti i suoi parlamentari, compresa la famosa "sinistra", tutte le sue porcherie: dal premio di maggioranza, agli sbarramenti stile Turchia, alle liste "democraticamente" bloccate. Questo gli era riuscito, così com'era riuscito al suo sodale di Arcore con i transfughi con la fregola da rientro di Ncd.

Ma questa era la parte più semplice, più complicato far accettare ai tacchini l'idea dell'approssimarsi del Natale. Ora, siccome anche i tacchini hanno un cervello, questi si sono messi a pensare e gli si è accesa una lampadina: come si può andare al doppio turno con il bicameralismo perfetto? Che si possono fare due doppi turni? Ora, per la verità, la stessa cosa si può dire anche del premio di maggioranza, che può benissimo consegnare due diverse maggioranze. Ma in effetti immaginare due doppi turni, magari con diversi soggetti in campo nelle due camere in palio, questo era un po' troppo anche per chi ha architettato senza arrossire la "norma salva-Lega" e quella "salva-Sel". Ma allora, ecco la logica conclusione dell'ingegnoso tacchino, la legge elettorale potrà andare in vigore solo al momento dell'abolizione del Senato. [Abolire il Senato significa infatti cambiare la Costituzione, il che implica un iter molto più lungo che non quello della legge elettorale. Ndr] (1) Campa cavallo, e non solo perché si tratta di materia costituzionale. Il Natale è stato così allontanato, per la gioia dei tacchini, ma non quella del sindaco di Firenze.

Ecco allora che la situazione è precipitata. Renzi si è reso conto della trappola. Non si trattava più di aspettare qualche mese, come ancora pensava quando parlava di elezioni ad ottobre, ma di anni. Una prospettiva impensabile per lui e per il famelico gruppo di potere che gli si è raccolto attorno, e che presto vedremo all'opera con la sua ansia accaparratrice e devastatrice di ogni diritto sociale. Dal loro punto di vista l'azzardo era ormai senza alternative. E per questo l'hanno compiuto.

5. Duemiladiciotto che?

Vediamo ora in cosa consiste l'azzardo. Dell'impossibilità di far quadrare il cerchio Europa-ripresa abbiamo già detto, ma oltre a questa missione impossibile c'è un altro piccolo particolare a disegnare i contorni di questa folle scommessa. Ed esso consiste nell'avere come decisivo e determinante compagno di strada una formazione che dichiara apertamente di far parte della coalizione avversaria.

Ora, se questo poteva avere un senso in un governo a termine, se vogliamo di "scopo" come in teoria era quello che sta facendo le valigie, come potrà mai funzionare un simile assetto di maggioranza in un governo che si pretende di legislatura? Qui l'azzardo è totale. Come non pensare che Ncd ad un certo punto lavorerà per il logoramento del premier per poi andare alle elezioni, mettendo così la coalizione di centrodestra (cioè la propria) nelle migliori condizioni per vincere?

Forse il segretario del Pd, forte più che altro della sua presunzione, pensa di poter sganciare un giorno Alfano da Berlusconi. Speranza assai poco fondata visto il personale politico di Ncd, la sua storia, il suo (per quanto ristretto) bacino elettorale. Tutti elementi che fanno pensare esattamente il contrario di quel che Renzi spera possa un giorno avvenire. Nel frattempo, colui che aveva tanta fretta di approvare la legge elettorale avrà forse ora convenienza a metterla per un po' in stand by, perché il 37% del premio di maggioranza appare assai più alla portata della coalizione berlusconiana che non ad una per ora inesistente coalizione renziana.

L'azzardo è dunque totale e senza rete, altro che 2018! Forse anche per questo alcuni centri di potere hanno alla fine deciso di giocare una carta che pensavano di tenersi in mano ancora per qualche tempo. La scommessa è così folle che lo scommettitore avrà bisogno di tanti sostegni, che certo non verranno forniti gratis. Ed alla fine, se fallimento sarà, come pensiamo e come di certo ci auguriamo, anche la sconfitta di Renzi, come quelle di Monti e di Letta, non avrà né padri né madri. Sarà solo sua, come in effetti si merita.

6. Una classe dirigente che non sa più che pesci prendere


Se questo è il quadro, non sarà difficile comprendere quanto sia grave ormai la crisi della classe dirigente (e non solo quella politica) del nostro Paese. Una classe dirigente che non sa che pesci prendere, né a quale santo votarsi. E' in questo paesaggio crepuscolare che sta la risposta alla domanda iniziale, perché anche i più importanti centri del potere economico (e, più specificatamente, finanziario) desidererebbero sì una risposta di tipo sistemico ma, nella difficoltà di elaborarla, altro non sanno fare che partecipare anch'essi ad una guerra per bande senza fine. "Se la crisi italiana non ha sbocchi, che almeno il mio portafoglio si rimpingui": questo è il loro motto, questa è in ogni caso la loro pratica.

Dove sarebbe, del resto, la novità del governo Renzi? Se la maggioranza è la stessa, del programma non sappiamo nulla. Tanto per questi figli del "pensiero unico" liberista il programma non può essere che quello solito: privatizzazioni, deregolamentazione del rapporto di lavoro, sacrifici senza fine per il popolo lavoratore. Che se poi, per qualsiasi motivo, vi fosse qualche intoppo, interverrebbe comunque il "pilota automatico" dei trattati europei e della Bce.

A questo proposito —e nessuna prova sullo stato della classe dirigente potrebbe essere più decisiva— il signor Renzi, al pari di chi lo appoggia, continua a non dir niente del Fiscal Compact. Eppure sarà proprio questo trattato a disegnare qualità e quantità della prossima finanziaria, alias legge di stabilità. Una irresponsabilità che non ha bisogno di commenti. Una irresponsabilità che verrà pagata dalle classi popolari, ma che potrebbe travolgere lo sbruffone fiorentino assai prima di quanto si possa pensare.

7. L'Europa, le elezioni europee

Gira e rigira, si ritorna all'Europa. E' naturale che sia così, ed è qui che casca l'asino. Hai voglia di parlare di crescita, quando devi obbedire a Bruxelles! Lo hanno fatto Berlusconi, Monti e Letta. Il primo finì per accontentarsi di quella dei capelli, al secondo crebbe il naso per le infinite bugie sulla "fine del tunnel", il terzo ha visto accrescersi solo la propria bile. Dato che ognuno è forte nel suo campo, a Renzi crescerà ancora la sfacciataggine. E magari comincerà a trastullarsi, come Letta, con gli zerovirgola col segno più dopo aver perso quasi il 10% di pil dal 2007.

Ma non saranno questi giochini a salvarlo. Né basteranno gli iniziali peana degli scribacchini di corte. In tempi di crisi anche la "luna di miele" si accorcia. I famosi "cento giorni" di un tempo si riducono ormai ad un paio di mesi. Mesi in cui non mancheranno le trovate, i fuochi d'artificio, l'esercizio di una certa arte populista. Poi, come sempre avviene in questi casi, non resterà che il vuoto.

Ma questo riguarda un futuro un po' più lontano, anche se non lontanissimo. Occupiamoci invece del futuro che è già davanti a noi. In questo futuro prossimo lo sbruffone comincerà a scoprire le carte, ma lo farà in maniera guardinga, perché si porrà innanzitutto un traguardo politico ben preciso: quello di sfangare il passaggio elettorale di maggio. Un traguardo certo non estraneo alla stessa decisione di licenziare subito Letta.

8. Un governo di minoranza ed illegittimo per tre motivi


Guardando le cose dal nostro punto di vista, da quello cioè di chi si augura un incartamento del blocco dominante, come condizione in grado di rendere più vicina una vera sollevazione popolare, è un bene che la "carta Renzi" sia stata infine giocata. Esiste forse la possibilità che quello che nasce come l'ennesimo governicchio si trasformi, per qualche qualità nascosta del premier, in governissimo? Ci sentiamo di escluderlo, come si sarà capito dal ragionamento fin qui svolto.

In ogni caso, per battere al più presto una simile ipotesi, sarà importante il risultato delle elezioni europee. Un risultato che ci consegnerà comunque un governo di minoranza, dato che non c'è alcuna possibilità che la somma dei voti delle forze che andranno a comporre la prossima maggioranza parlamentare arrivi al 50%.

Ritrovarsi in minoranza è dunque il primo motivo di illegittimità. Il secondo sta nel fatto che questo governo (e questo primo ministro) nessuno lo ha eletto, mentre il terzo risiede nell'illegittimità dello stesso parlamento che si appresta a dargli la fiducia. Illegittimità derivante dall'essere stato eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Consulta.

Governo illegittimo dunque. Da non riconoscere, da contestare e contrastare da subito. Governo illegittimo per tre motivi, ma più sarà forte il primo, con una chiara sconfitta elettorale a maggio delle forze che lo sostengono (anzitutto il Pd), e prima archivieremo anche questa terza carta di lorsignori. Quella carta giovanilista e pataccara con cui vorrebbero rendere più accettabili gli infiniti "sacrifici per l'Europa" richiesti dagli eurocrati di Bruxelles.

NOTE 

[1] L'art 138 della Costituzione contempla il procedimento di revisione costituzionale e di formazione di leggi costituzionali, differenziandolo dal procedimento di formazione della legge ordinaria previsto dagli artt. 70 ss. Cost.

Secondo parte della dottrina, l'art 138 (norma sulla produzione relativa alle leggi costituzionali ed alle leggi di revisione costituzionale) sarebbe a sua volta suscettibile di revisione, a condizione, tuttavia, che non venga eliminato il carattere rigido della Costituzione. A questa stregua, sarebbe possibile modificare il procedimento di revisione costituzionale, purché rimanga sempre un procedimento aggravato, prevedendo una procedura rinforzata rispetto a quella necessaria per l'approvazione della legge ordinaria. Si tratta, peraltro, di un punto controverso.

L'articolo 138 prevede che il Parlamento si esprima su una legge costituzionale con due votazioni (due per il Senato e due per la Camera in maniera incrociata). Per la prima votazione non è richiesta alcuna maggioranza qualificata e, perciò, la legge costituzionale o di revisione costituzionale può essere approvata anche a maggioranza semplice. Nella seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta per dar corso ad un procedimento referendario di tipo confermativo, oppure la maggioranza dei 2/3 dei componenti che confermerebbe senza bisogno di referendum la reale necessità di approvazione della legge o della revisione.


Tra prima e seconda votazione è comunque richiesto l'intercorrere di un tempo di almeno 3 mesi per permettere ai parlamentari di prendere piena coscienza di ciò che è stato votato permettendo una seconda votazione più consapevole.

venerdì 22 novembre 2013

QUANTO DURERÀ IL GOVERNO LETTA-NAPOLITANO? di Emmezeta


22 novembre. Sono diversi gli indicatori di una situazione sociale in ebollizione. Numerose sono le proteste sociali che attestano che l'indignazione dei più diversi strati popolari sta crescendo. Questi tanti rivoli della protesta non hanno trovato sino ad ora il modo di confluire in un grande fiume, nella sollevazione generale. La mobilitazione autonoma promossa per il 9 dicembre sarà una piccola prova generale. Nel frattempo nel Palazzo la guerra per bande continua.


«La spaccatura del Pdl, la lotta intestina nel Pd, la rottura di Scelta civica, il salvataggio quirinalizio della Cancellieri, il caos sulla Legge di stabilità, la bocciatura europea della stessa legge, la fine delle Fabbriche di Vendola nella fabbrica di Riva, mentre in Basilicata il 53% degli elettori ha scelto l'astensione. Ecco cosa ci ha offerto solo negli ultimi giorni la politica italiana, nell'era della cosiddetta "stabilità".

E non è finita. Il voto sulla finanziaria vedrà probabilmente il passaggio immediato della neonata Forza Italia all'opposizione, poi (il 27 prossimo) avremo la decadenza di Berlusconi, il 3 dicembre la decisione della Corte costituzionale sulla legge elettorale, ed infine l'8 dicembre l'incoronazione di Renzi a segretario di un partito di cui non controlla i gruppi parlamentari.

Quale sarà il quadro politico alla fine di questo tourbillon? Certo, dopo tanto scompiglio è probabile che segua una breve fase in cui ognuno cercherà di mettere ordine in casa propria, ma non sarà esattamente un periodo di tregua come quello sognato da Napolitano. Sarà piuttosto un periodo turbolento, in cui Letta proseguirà la sua navigazione fatta di tagli, tasse e svendita del patrimonio pubblico (come quella annunciata dal Consiglio dei ministri di ieri). Questa politica avrà sì il sostegno di una maggioranza relativamente più stabile, ma con un consenso sempre più basso. Il tutto in attesa delle elezioni europee di maggio.

Ora le minacce a Letta non vengono più dal defunto Pdl. Anzi, l'opposizione del Gran Buffone gli darà qualche carta in più in Europa e qualche grana in meno in patria, visto che i transfughi del Ncd (Nuovo centrodestra) tutto faranno meno che mettere in difficoltà il loro governo. La vera minaccia è ora interna al Pd, e si chiama Renzi. Un po' come accadde sei anni fa al governo Prodi con l'improvvido Veltroni.

Il sindaco di Firenze tenterà l'azzardo del "tutto subito"? Forse no, anche se sbaglieremmo ad escludere totalmente quest'ipotesi. Più probabile, sembrerebbe, che egli decida di usare la tattica del logoramento. Una tattica che implica ugualmente tempi brevi anche se non brevissimi.

Se questo sarà lo scenario, ancor più decisive saranno le elezioni europee. Decisive per motivi di carattere generale, dato che questa volta vi si potrà leggere un voto pro o contro l'Unione Europea. Gli euristi di ogni dove, in Italia capeggiati dal primo ministro in carica, hanno già lanciato la loro sfida: gli europeisti dovranno battere quelli che loro chiamano "populisti".

Ma decisive, all'interno del quadro più generale, le europee lo saranno anche per gli equilibri politici nazionali. Quale sarà il risultato complessivo delle forze che andranno a comporre la maggioranza governativa dopo l'uscita di Forza Italia? In proposito, chi scrive fa una scommessa: i partiti della maggioranza parlamentare, che già oggi sono di fatto minoranza nel paese, avranno molte difficoltà a raggiungere il 40%, ma di certo non andranno comunque oltre il 45% dei voti validi, sancendo così anche formalmente il carattere minoritario del governo in carica.

Insomma, quella che si prepara è una gigantesca débâcle per Letta e soci. Il fatto è che i fuoriusciti dal Pdl non hanno una loro forza nel paese. Ed alle europee non ci sarà il paracadute degli apparentamenti. E, parole di Bondi, essi sono il "nulla". Un nulla che non si capisce perché dovrebbe fare una fine diversa da quella di Fini, Casini, Monti.

Se così andranno le cose avremmo, nell'arco di un anno, la trasformazione del governo di "larghe intese", in governo di minoranza nel paese. E da lì in avanti sarebbe davvero dura per l'esecutivo Napo-Letta. Forse non saremmo ancora al momento del redde rationem, ma di certo anche la carta giocata dal Quirinale la primavera scorsa andrebbe rapidamente ad esaurirsi. Con un vantaggio non da poco per chi vorrà e saprà proporre alternative radicali al governo delle oligarchie euriste».

mercoledì 9 ottobre 2013

DI CHE STABILITÀ STANNO PARLANDO? di Leonardo Mazzei*

9 ottobre.  Un'articolata analisi del quadro politico italiano dopo l'inattesa vittoria del duo Napolitano-Letta. Berlusconi esce sconfitto, ma i veri vincitori sono peggori di lui, sono le euro-oligarchie, che così hanno rafforzato la loro garrota sul nostro Paese.

Cambiamenti veri e presunti di una nuova fase politica

Dunque, da una settimana siamo «stabili». Il che, detto nel cuore della peggior crisi economica del dopoguerra, non dovrebbe suonare troppo rassicurante per nessuno. La ripresa delle solite diatribe all'interno della maggioranza (ancora sull'IMU!) sta ora spegnendo le grida di trionfo del partito trasversale della «stabilità». E' dunque il momento di ragionare più a freddo su quanto avvenuto, sulla sua portata, le sue conseguenze, i suoi possibili sviluppi.

Di certo nessuno poteva prevedere il pittoresco dietrofront di Berlusconi. Quest'uomo, che ha costruito il suo successo sull'«immagine», ha chiuso la sua presenza in parlamento consegnando alle amate telecamere l'immagine di una persona distrutta, incerta, spaesata, tradita... E tuttavia convinta di poter in qualche modo congegnare l'ultima furbata.

Quanto sarà stata furba quest'estrema furbata ce lo dirà la storia. Al momento tanto scaltra non sembra: il Pdl è diviso e in netto calo nei sondaggi, la scissione sembra solo rimandata, il duo Letta-Napolitano è ben saldo al posto di comando, mentre il noto truffatore che a loro si appellava si acconcia ormai ai «servizi sociali».

Ma andiamo oltre. La vicenda personale di Silvio Berlusconi è strettamente intrecciata con la politica italiana da vent'anni ma, almeno da questo punto di vista, i fatti del due ottobre segnano una svolta. Concentriamoci allora sulle prospettive, ed in particolare sulle caratteristiche che avrà la nuova fase politica che la sconfitta del Cavaliere, nel partito da lui stesso fondato, ha evidentemente aperto.

La vittoria delle oligarchie europee

Si dice che questa volta le pressioni europee siano state ben più forti del solito. Quel che è certo è che hanno avuto successo, spaccando il Pdl e ricollocandone una parte decisiva in quella specie di «partito unico europeo» che detta le danze da tempo, certamente dal novembre 2011, quando Monti salì a Palazzo Chigi con la regia del Quirinale.

Due sono dunque le novità rispetto alla fase precedente. La prima è rappresentata dall'allungarsi delle prospettive temporali del governo Letta. Se fino ad una settimana fa queste non superavano i primi mesi del 2014, ora l'orizzonte sembra come minimo il 2015. La seconda novità è ancor più sostanziale, e consiste nel ristabilimento di una piena continuità con il governo Monti. Non che il primo Letta abbia segnato una discontinuità politica, ma l'azione del governo è stata in questi mesi assai debole, con più rinvii che decisioni. Da ora in avanti, prevedibilmente, non sarà più così. E la linea austeritaria prenderà nuovo vigore.

I vampiri di Bruxelles e Francoforte hanno dunque i loro motivi per gioire. Così pure la cancelliera di Berlino, tutt'altro che disponibile ad alleggerire i vincoli che strozzano le economie del Sud del continente. Lorsignori hanno ottenuto la loro «stabilità», quella che impone il pagamento del debito, i tagli a non finire, l'attacco ai salari e alle pensioni. Il governo Letta-Alfano gliela garantirà. Farà di tutto per garantirgliela, come e fino a quando ce lo diranno i fatti.

I limiti di questa vittoria

La vittoria degli strozzini europei ha però, e fortunatamente, diversi limiti: la destra non è ancora pienamente normalizzata, e nuovi scossoni sono assai probabili; nella società, il consenso al governo non è certo così alto come si vorrebbe far credere; l'accordo sulla legge elettorale è per certi aspetti più difficile di prima.

Cosa succederà davvero nel Pdl/Forza Italia non sappiamo, ma è difficile credere ad un semplice ricompattamento. E se per caso davvero avvenisse, questo non contribuirebbe di certo a rendere più facile la navigazione a Letta. Più probabile comunque la rottura. Una separazione che potrebbe veder prevalere i filo-Letta nei gruppi parlamentari e gli anti-Letta nel corpo elettorale.

E qui veniamo al problema del consenso, che è poi quello che ha affondato Monti. Un problema che il governo ha sul lato destro come su quello sinistro. Al di là degli scontati sondaggi di questi giorni nessuno può realisticamente credere ad un rafforzamento delle posizioni del Pd. Un partito che, sia pure con la sicura ascesa di Renzi alla segreteria, ben difficilmente potrà recuperare i punti persi in questi anni.

Il problema del consenso è sicuramente quello più serio. Certo, se si hanno i numeri in parlamento, è possibile governare anche con un consenso molto basso. E' possibile, ma per un periodo di tempo non troppo lungo. E qui diventa decisivo il contesto, che è quello di una profonda crisi sistemica aggravata dai vincoli europei. In una situazione come questa, come ha dimostrato la vicenda del governo Monti, la perdita del consenso iniziale è questione di mesi, non di anni. E con la perdita del consenso - peraltro già oggi assai basso - le maggioranze traballano ed i governi vanno in crisi.

C'è, infine, la questione della legge elettorale. Paradossalmente il superamento del Porcellum è più difficile ora, con il rilancio del governo Letta, di quanto sarebbe stato con le dimissioni e la nascita di un governicchio bis, come chi scrive - sbagliando - aveva ipotizzato.

Il perché è presto detto: un governo a termine, che avesse escluso il Pdl, avrebbe avuto come missione principale proprio l'approvazione di una nuova legge elettorale. Ed a quel punto si sarebbe certamente imposto un modello ultra-maggioritario a doppio turno, sullo schema proposto da Violante. Ora, invece, la situazione è diversa. Il Pdl è della partita e non si vede perché dovrebbe favorire più di tanto il Pd. Questo non significa che il Porcellum sia destinato a restare così com'è, ma la ricerca di un accordo si presenta tutt'altro che facile.

Un nuovo «regime Dc»? Andiamoci piano

Molti a sinistra, commentando quanto accaduto una settimana fa, parlano di un "nuovo regime". Molti, e non solo a sinistra, vedono la formazione di una «nuova Dc». E' davvero questa l'evoluzione più probabile del nuovo assetto politico uscito dalle convulsioni di questo 2013, iniziato - non dimentichiamolo - con il terremoto elettorale di febbraio?

Non lo crediamo, ed in ogni caso occorrerebbe più prudenza. Le suggestioni sono una cosa, i fatti un'altra. Un regime è una cosa seria, ed anche una «nuova Dc» non sarebbe roba da poco. Le cose sono comunque un po' più complesse.

Intanto, occorre intendersi su che cosa sia un regime. Perché un regime già lo abbiamo, ed è quello di una strutturazione e di una classe politica interamente asservita alle politiche, ai vincoli, ai diktat europei. Se c'è un regime è quello dell'euro. Ed è così dai tempi di Maastricht, che certo non casualmente coincidono in maniera pressoché perfetta con quelli della seconda repubblica bipolare. E' il regime che ha imposto sacrifici, modifiche alla costituzione, cessione continua di sovranità. Ora il bipolarismo è in crisi, e si risponde con le «larghe intese», ma per fare esattamente le stesse cose che hanno fatto i diversi governi per vent'anni. Un regime già c'è, ed è quello che nella percezione popolare fa dire, con semplicità: «tanto sono tutti uguali».

Ma chi parla solo oggi di regime, si riferisce evidentemente in primo luogo alla possibile convergenza neo-centrista, di tipo appunto democristiano, simboleggiata dal duo Letta-Alfano. La suggestione può essere comprensibilmente forte, ma è davvero fondata?

Intendiamoci, al netto del fattore Berlusconi le distanze tra Pd (e quel che c'era prima) e Pdl (e quel che c'era prima) non sono mai state troppo grandi. Ed avevamo difatti il regime bipolare ed eurista, mentre non è mai esistito un regime del centrosinistra e neppure un regime berlusconiano. Per vent'anni più che la stabilizzazione al potere di una parte politica, vi è stata l'intercambiabilità, condizione essenziale per dare una parvenza democratica al vero regime di fatto.

Con la crisi le cose si sono complicate, ma né Monti, né (crediamo) Letta, passeranno alla storia come creatori di un vero regime politico. Ci passeranno soltanto come dei miserabili Quisling, come servili esecutori di un potere straniero che sta impoverendo il paese e massacrando il popolo lavoratore.

Ma, si dice, da due partiti in crisi potrebbe nascere il nuovo polo «centrista». Ora, cosa sia il «centro» è una cosa un po' misteriosa, ma sicuramente allude alla conservazione (oggi pudicamente chiamata «stabilità»). La crisi, però, non produce una spinta alla conservazione, casomai determina spinte di tipo diverso - progressiste, reazionarie, rivoluzionarie - ma mai conservatrici.

Ora, è vero che neppure i «centristi» si definiscono conservatori, quanto piuttosto «riformisti». Ma ormai tutti hanno imparato cosa si nasconda dietro quel trucco semantico, e quel «riformismo» è amato solo da una strettissima minoranza, quella rappresentata dalla vera oligarchia dominante. Mentre non solo i lavoratori dipendenti, ma anche quelli autonomi, sanno bene come quel «riformismo» significhi solo nuovi sacrifici.

In ogni caso, ad oggi, è un fatto che chiunque si sia dato una veste «centrista» ha finito per sbattere la testa in risultati elettorali modestissimi. Si pensi a Monti, a Fini, all'immarcescibile Casini. Riuscirà Alfano laddove hanno fallito costoro? Non lo pensiamo. Ed è questo - in punto di analisi - il nodo principale. Perché, mentre il Pd è costitutivamente un partito centrista (nel senso della sua piena organicità alle oligarchie finanziarie ed alle élite europee), a destra le cose sono assai più complesse, considerate le pulsioni che attraversano quello che è stato finora il blocco sociale di riferimento del Pdl.

Chi vivrà, vedrà. Ma andiamoci piano con le semplificazioni. Storicamente la Dc è nata con la Guerra Fredda, e con essa è morta. Molte le ragioni della sua forza, dal contesto internazionale al ruolo della Chiesa, ma non bisogna mai dimenticarsi un'altra ragione: l'impetuosa crescita economica che in un quarto di secolo trasformò veramente l'Italia, assicurando un consenso più profondo di quanto dicessero gli stessi dati elettorali.

Oggi quelle condizioni proprio non vi sono. Certo, c'è il vincolo esterno. Ma questo più che partorire un partito regime (come è stata la Dc), produce una classe (casta) dirigente pronta a tutto per conservare i suoi privilegi, ma incapace di vera egemonia. E senza egemonia, culturale ancor prima che politica, non può esservi un vero regime politico.

Cosa ci aspetta allora?

Ci aspetta un altro tipo di regime. Quello europeo, che tornerà a chiedere con più forza di morire per l'euro. La politica dell'austerità, peraltro mai finita, verrà rilanciata con decisione. E già la nota di aggiustamento del DEF, elaborata a settembre da Saccomanni, prevede il pieno rispetto del Fiscal Compact (vedremo come in un prossimo articolo).

L'impoverimento ed il saccheggio del paese è dunque il programma delle élite dominanti. La guerra di classe è dichiarata. Che tutto questo possa essere realizzato dal governo Letta lo vedremo. Una cosa però è chiara: se fino ad un mese fa i Quisling che dirigono questo disgraziato paese potevano almeno fingere di credere ad un allentamento dei vincoli europei, le elezioni tedesche del 22 settembre hanno detto che questo non è neppure pensabile. Ecco il senso del trionfo personale della Merkel.

D'altro canto l'uscita dal limbo politico dei primi 5 mesi di governo toglie a Letta ogni alibi. E se Olli Rehn è già venuto a chiedere un puntuale aggiustamento dei conti, d'ora in poi lo farà con ancor più determinazione.

E forse... Forse si inizierà a capire che il peggio deve ancora arrivare. Basterà questo a porre fine al torpore sociale di questo periodo? Non lo sappiamo. Di certo tante illusioni si spegneranno assai presto. Niente salverà le classi popolari se queste non troveranno il coraggio di dire basta e ribellarsi. Ribellarsi per costruire un'alternativa di governo, oggi inimmaginabile, eppure necessaria.

Ps - Sono le 15,30 del 9 ottobre. Tra poco si riunirà il Consiglio dei ministri, che dovrebbe varare la cosiddetta «manovrina». Insomma, si prepara già un piccolo antipasto. Non sappiamo in che cosa consisterà (nuovi tagli o nuove tasse?), ma di certo dovrà garantire che l'ordine eurista venga rispettato. Ecco cos'è la «stabilità», cantata in questi giorni da tutti i giornalisti abilitati dal/del (vero) regime. Che poi questa «stabilità» si stabilizzi è tutto da vedere. Dipende da tante cose, ed un po' anche da ognuno di noi. 


* Membro della Segreteria nazionale del Mpl

giovedì 12 settembre 2013

UNO SCILIPOTI NON SI NEGA A NESSUNO di Emmezeta


12 settembre. In attesa dei riservisti del Colle.
Stato confusionale. Secondo Vittorio Feltri, sarebbe questa l'attuale condizione del Berluska. La causa? L'assenza di una strategia del Pdl, l'assoluta inconsistenza dei suoi collaboratori, la schizofrenia della destra (chi ha votato la "Severino"?). Il tutto, secondo l'editorialista de Il Giornale, come frutto dell'insuperabile presunzione dell'uomo.

Tutto giusto? Sì, tutto giusto. Ma insufficiente. Perché c'è un altro motivo che spiega l'indecisionismo berlusconiano nel porre fine al governicchio attuale: la paura di ritrovarsi all'opposizione, invece che in campagna elettorale.

I rumors si stanno infatti trasformando in numeri. Ce ne parla il Corriere della Sera di ieri, 11 settembre. Secondo quest'organo semi-ufficiale del Partito della Stabilità, il nuovo governo avrebbe già i numeri per ottenere la fiducia al Senato. Ai 138 senatori (Pd, Scelta Civica e frattaglie varie) che già appoggiano il governo Letta, si aggiungerebbero i 7 di Sel (qualcuno ne dubitava?), i 4 già fuoriusciti dal M5S, nonché i 5 senatori a vita, che lì si trovano non certo per caso.

La somma ci porta a quota 154. Ancora pochi per superare la fatidica soglia di 160. Ma è qui che arrivano i riservisti del Colle. Secondo l'informato Corsera, 16 arriverebbero dal Pdl, ed in particolare dalla nutrita pattuglia di siciliani, altri 8 dal M5S. Si arriverebbe così ad una maggioranza di 178 senatori. Ora, questi numeri vanno presi con le molle. Tante volte i ragionieri della vigilia sono stati poi smentiti al momento del voto. Tuttavia, anche se queste cifre fossero valide solo per metà, si giungerebbe comunque ad una soglia di sicurezza di 166 voti.

Tra i transfughi dal Pdl si segnala l'arrivo di una vera star: il senatore Domenico Scilipoti, da Barcellona Pozzo di Gotto. Costui ha davvero il pregio della coerenza. Dopo aver garantito la stabilità del governo Berlusconi nella passata legislatura, passando dalle file dell'Idv a quelle del Pdl (che per riconoscenza lo ha eletto senatore a febbraio), sembra assai determinato a ripetere l'impresa, adesso ovviamente in senso inverso. Ma questa volta non farà scandalo, almeno non nell'area benpensante di "sinistra". D'altra parte uno Scilipoti non si nega a nessuno. Ed ognuno ha gli Scilipoti che si merita.


Avremo dunque un Letta bis? Non è detto. Siccome si tratterebbe di un governicchio al cubo, un esecutivo di breve durata per condurre alle elezioni all'inizio del 2014, Letta potrebbe fare spazio ad un governo "istituzionale", presieduto forse dal presidente del Senato Pietro Grasso.

Ma perché una simile prospettiva dovrebbe preoccupare Silvio Berlusconi? Benché fuori dal parlamento, egli avrebbe la possibilità di guidare una facile opposizione, cominciando la campagna elettorale ben prima del suo inizio ufficiale. Un vantaggio non da poco. Una prospettiva a cui fare, ovviamente senza dichiararlo, ponti d'oro.

L'evasore di Arcore continua invece ad agitarsi, alternando le minacce al governo con le carezze ad Enrico Letta. Ed ogni ultimatum diventa il giorno dopo un sempre meno credibile penultimatum. Ora, però, con il voto sulla decadenza alle porte, il momento delle decisioni non potrà più essere rimandato.

Contrariamente a quel che scrivono i «giornalisti della stabilità» - da Stefano Folli ad Eugenio Scalfari, giusto per fare qualche nome - è davvero impensabile che il Pdl possa rimanere nella maggioranza di governo dopo che una parte di questa ha provveduto alla sua decapitazione. Il partito berlusconiano è terrorizzato dall'idea di aprire la crisi, ma non si vede come potrà farne a meno, perché se non lo facesse decreterebbe di fatto una sua sconfitta politica difficilmente rimediabile.

Torniamo allora al punto: perché tanta paura? Lasciamo perdere le stupidaggini sulla "popolarità" di Letta, o su una "luce in fondo al tunnel" che nessuno davvero vede. Il problema è invece un altro, e si chiama legge elettorale. Perché il governicchio bis avrebbe sì vita breve, ma con due compiti da eseguire senza indugio: portare in porto la Legge di stabilità ed, appunto, una nuova legge elettorale ancor più maggioritaria dell'attuale. Una legge ultra-maggioritaria, ed a quel punto (grazie al doppio turno) ultra-favorevole al blocco che si raccoglie attorno al Pd. Ed è questo che inquieta le notti di Arcore.

Se con la Legge di stabilità si concretizzeranno senza dubbio ulteriori misure antipopolari, è con una sorta di Super-porcellum che il blocco dominante cercherà di garantirsi il governo pur avendo ormai perso il consenso. Per un approfondimento della questione rimandiamo all'articolo Presidenzialismo via Violantum?. Qui ci limitiamo a ricordare qual è l'obiettivo di lorsignori, quello per cui il golpista Napolitano è pronto a tutto: garantire un maxi premio di maggioranza a chi la maggioranza non ce l'ha, avere un parlamento ancor più addomesticato, aprire la strada al presidenzialismo. Il tutto per poter eseguire al meglio le politiche imposte dalle oligarchie finanziarie, che stanno portando alla miseria milioni di persone.

Ecco perché —non ci riferiamo tanto alle truppe di complemento di Sel, subalterne per loro natura, quanto piuttosto agli eventuali transfughi del M5S— chi dovesse contribuire a far nascere questo nuovo esecutivo si assumerebbe una grave responsabilità storica. Altro che difesa della Costituzione!

domenica 1 settembre 2013

CHE FIGURA DI MERDA

1 settembre. Che quello Napolitano-Letta fosse un governicchio lo diciamo da quando è entrato in carica. L'altro ieri Mazzei smontava come infingardo il decreto legge sull'IMU, spiegando come e perché gli italiani, alla fine, avrebbero pagato più tasse. Ma il concentrato di dabbenaggine, imperizia e stupidità politica che sta venendo a galla sulla questione della presunta abolizione dell'IMU, supera anche la più fervida immaginazione. Sono stati proprio gli organi di stampa della classe dominante che, spulciando tra la pieghe del decreto sull'IMU, ne hanno scoperte di tutti i colori. Cosa ne vien fuori? Un governo composto da imbecilli prigioniero della tattica del cerino tra il Pdl e il Pd, ovvero del potere di interdizione di Berlusconi. In poche parole il governo si è dato da solo la zappa sui piedi, ed ora è più debole che mai. Meglio così.


PASTICCI E NODI VERI
di Fabrizio Forquet*

Un pasticciaccio. A due giorni dall'approvazione in Consiglio dei ministri il decreto sull'Imu torna ad essere un cantiere. Anzi uno "gnommero", un groviglio, per stare al romanzo di Gadda. La bufera politica sul ritorno della tassazione Irpef sulle seconde case sfitte non solo ha costretto Governo e maggioranza a una goffa retromarcia, ma ha di fatto smontato la copertura del decreto per il 2014. A farne le spese, così, sono state le imprese, che non solo continueranno a pagare l'Imu per intera (anzi da quest'anno maggiorata) ma che hanno visto anche saltare quella parziale deducibilità dell'imposta che era prevista nella versione del decreto approvata in Consiglio dei ministri.

È vero che il Governo ieri ha assicurato di voler recuperare la norma in favore delle aziende già nei prossimi mesi, in parallelo alla legge di stabilità. Ma si tratta comunque di un nuovo rinvio, dopo quello con cui, all'inizio dell'estate, il Governo si impegnava a intervenire entro agosto.
Il nuovo casus belli è esploso ieri mattina. L'innesco è stato tutto politico. Alla lettura delle critiche dei giornali sulla rinnovata tassazione sulle seconde case sfitte, infatti, qualcuno nella maggioranza (più dalle parti del Pdl) è stato preso da improvviso ripensamento. Il rischio di un autogol con l'elettorato è stato giudicato troppo alto, meglio non farne niente. Eppure la norma era da giorni nel testo del decreto. Era conosciuta da tutti (Il Sole 24 Ore ne parla almeno da martedì scorso) ed era stata approvata in Consiglio dei ministri mercoledì.

C'è anche chi, dopo aver contribuito a scrivere, correggere, rivedere, limare il testo in decine di riunioni, ieri fingeva stupore e indignazione per la presenza di quell'articolo. Delle due l'una: o quella norma era davvero sfuggita - ma allora c'è molto da preoccuparsi sulla serietà con cui politici e tecnici di lungo corso seguono la stesura dei provvedimenti di legge - oppure siamo davanti all'ennesima ipocrita retromarcia dopo che si è stati presi con le mani nella marmellata e bacchettati dalla propria opinione pubblica.
Di fatto a due giorni dall'approvazione del decreto in Consiglio il testo è tornato in alto mare. La norma sulla tassa sulle seconde case sfitte, infatti, non era un comma di dettaglio. Era una parte importante della copertura in vista del 2014, alla quale contribuiva per ben 1,6 miliardi. Saltata questa, è dovuta saltare anche la deducibilità per le imprese e l'Economia ha dovuto riaprire tutto il lavoro sulle coperture.

Se ne riparlerà più avanti, con il provvedimento in arrivo a ottobre sulla service tax. Una tassa che a questo punto rischia sempre di più di diventare una supertassa, tale da far impallidire la stessa Imu che va a sostituire. Ciò che è peggio è che intanto si continua a rinviare la riflessione (e a questo punto anche il lavoro dei tecnici ministeriali che devono predisporre i testi) sui provvedimenti utili ad affrontare i nodi veri dell'economia, quelli del cuneo fiscale, della tassazione record su produzione e lavoro, della revisione della spesa, del rilancio degli investimenti, dell'acceso al credito. Il Sole 24 Ore ieri chiedeva un salto di qualità, per ora è arrivato un salto all'indietro.


* Fonte: Il Sole 24 Ore del 1 settembre 2013

mercoledì 24 luglio 2013

CUL DE SAC di Leonardo Mazzei

24 luglio.
La crisi senza fine di una classe dirigente che può fare ancora molti danni

D'accordo, Ruby non era la nipote di Mubarak. Ma chi si era rifiutato di crederlo, ora crede invece alla sincerità di Alfano sul caso kazako. Come cambiano i tempi! E in quanto poco tempo essi mutano! Con questo suo ravvedimento operoso il Pd ha salvato il ministro dell'interno, ma difficilmente salverà se stesso.

Il Pdl ha così messo al sicuro il suo segretario, ma gli servirà probabilmente a poco. Una piccola vittoria in vista di ben altri scogli. Napolitano, che sempre si conferma il peggiore di tutti, ha salvato Letta e il suo «governo della svendita», ma quanto potrà reggere ancora il suo commissariamento?

Solo i ciechi possono non vedere la tempesta all'orizzonte. Apparentemente il nipote dello zio cieco non è. Tant'è che la sua fondazione - la sua cupola italiana che riunisce quando non è impegnato in quelle internazionali (Trilateral, Bilderberg...) - si chiama Vedrò, anzi per la precisione veDrò. Un ambientino rigorosamente bipartisan, frequentato anche dal povero Angelino, oltre che (fra gli altri) da Matteo Renzi, Mara Carfagna e Luigi De Magistris... e finanziato da Enel, Eni, Autostrade per l'Italia, Sky, Telecom, Vodafone. Insomma, tanta bella gente, e tanti begli affari.

Nella primavera scorsa chi scrive riteneva, sbagliando, che l'ipotesi di un governicchio per tirare a campare fosse semplicemente improponibile. Improponibile per il blocco dominante, considerata la crisi e la delicatezza del momento. I fatti mi smentirono, e subito dopo quelli che la sanno sempre lunga cominciarono a dire che non di governicchio, bensì di governissimo si trattava.

Ora, ancor prima che passino i canonici cento giorni della cosiddetta luna di miele, non dovrebbe essere difficile trarre un primo bilancio. Il governo Letta è il governicchio del tirare a campare di un blocco dominante a corto di idee. Che non sapendo come venir fuori dall'inferno provocato dalla crisi del capitalismo casinò, aggravata dalla salsa eurista in cui si è impastata nel Vecchio Continente, sa fare solo due cose: impiccare l'economia italiana al rispetto dei vincoli europei, portare alle estreme conseguenze la linea della svendita della ricchezza nazionale (grandi aziende pubbliche, beni dello Stato, risparmi).

Questi sono i veri nodi. Questo è ciò che caratterizza il «governo della svendita» del sig. Letta junior. Questo è quel che andrebbe discusso. Perché, nonostante la sua pochezza, questo governo (ed ancor più le forze che rappresenta) possono fare danni immensi. Peggiori di quelli già fatti dai governi precedenti (Monti in primis).

E tuttavia c'è nei fatti di questi giorni qualcosa di più profondo. Qualcosa che corre in parallelo alla crisi economica e sociale. Ed anche alla crisi politica che ha prodotto le due mostruosità rappresentate dalla rielezioni di Napolitano e dall'insediamento del governo Letta. Si tratta della crisi della classe dirigente, non solo di quella politica in senso stretto.

Prendiamo alcune dichiarazioni udite nell'ultima settimana. E' noto: per l'ex ministro Calderoli la signora Kyenge è simile ad un orango, non per le sue posizioni politiche ma per il suo aspetto fisico e perché congolese. Ma se di Calderoli nessuno può stupirsi, che dire del sig. Enrico Bondi, un manager venerato a destra e a manca, che ha avuto il coraggio di dire che i tumori all'Ilva li ha provocati il fumo?

Ecco, è in questo quadro che il patetico Angelino ha potuto mentire. Il naso gli si è allungato più dei denti, ma il leader di veDrò non ha visto, arrivando a parlare di «fatti inoppugnabili» circa un'estraneità del suo vice dalla vicenda kazaka, estraneità già smentita dai collaboratori più stretti del ministro.

Se questo è il governo, che dire delle altre istituzioni? Su Napolitano c'è ben poco da commentare. Suo, come sempre l'attacco più forte ad ogni principio democratico. Per l'ex ministro degli esteri del Pci il governo è semplicemente intoccabile, pena il disastro totale. Un principio che si pretende superiore ad ogni altra considerazione. Inutile dire che l'applicazione sempiterna di questo dogma ci avrebbe lasciato in dote pure la monarchia, un particolare che forse non sarebbe dispiaciuto a colui che molti ritengono il figlio naturale di Umberto II di Savoia.

Sta di fatto che tra le bizzarrie dell'odierna giornata parlamentare, e sempre a proposito dell'inquilino del Quirinale, c'è pure capitato di sentire di quale arroganza e cultura democratica sia fatto l'attuale presidente del Senato. L'ex procuratore Grasso è arrivato addirittura ad intimidire un senatore del M5S, dicendogli ripetutamente che - chissà in base a quale norma o principio! - egli non poteva neppure citare le parole del presidente della repubblica...

Se a tanto siamo arrivati non sarà solo per l'indifendibile Angelino, al quale qualcuno avrà probabilmente dettato la linea da tenere sul caso del Khazakistan, che forse l'azzeccagarbugli di Agrigento neppure saprebbe collocare sulla carta geografica. Del resto questa è la classe politica. Non ci credete? Sentite questa perla ascoltata ieri sera a Zapping (Rai 1). E' in trasmissione un redivivo Di Pietro, che per almeno tre volte definisce convintamente Ablyazov un «dissidente sovietico», senza che il conduttore abbia minimamente sentito il bisogno di una piccola precisazione storico-politica, ricordandogli magari che l'Unione Sovietica è stata sciolta nel 1991, prima ancora che il nostro diventasse il sig. «Mani Pulite». Che senza quello scioglimento - scusate l'inciso - le mani avrebbero fatto finta di pulirsele solo più avanti.

Ma torniamo a bomba. Dove credono di andare costoro? Sì, per Napolitano è questione di vita o di morte, così pure per Letta, per non parlare di Berlusconi. E' questione di vita o di morte per i manager di Stato, per la classe politica più scadente dell'intera storia dello Stivale. E' questione di vita o di morte per chi comanda negli apparati dello Stato, per quella inamovibile casta che (giusto per fare un esempio) ha visto passare un De Gennaro dalla polizia, ai servizi, fino ad approdare al vertice di Finmeccanica. E' questione di vita o di morte per quei giornalisti leccapiedi (eufemismo) che dirigono la cosiddetta «grande stampa». E soprattutto è questione di vita o di morte per i signori della finanza, per i vertici delle banche e per i loro amici. Ma, ripetiamo la domanda, dove credono di poter andare costoro con il governo Letta?

Forse sbagliando, chi scrive pensa che andranno semplicemente a sbattere. Certo, ogni ministro sta facendo il suo compitino. Il più diligente di tutti, è lì per questo, il banchiere Saccomanni. Colui che vorrebbe passare alla storia come il «grande liquidatore».

Ma quale sia la forza dell'accozzaglia governativa ce lo dice il quotidiano attacco del sindaco fiorentino, il quale non è un'aquila ma neppure un'idiota. Ed egli sente che la barca è vicina al naufragio. Ed intende approfittarne. Un segno comunque di quanto sia forte lo scontro all'interno del blocco dominante.

Perché questo è il punto. Il blocco dominante non è un monolite. Esso è composto da fazioni e frazioni in perenne lotta fra loro. Ed in questo momento ognuno gioca la sua partita. Interessi particolari, cordate affaristiche e/o politiche, lotte di potere la fanno da padrone. Certo, di fronte al pericolo il blocco dominante saprebbe probabilmente ricomporsi, ma guai a non vedere lo sfacelo dall'altra parte della barricata.

Uno sfacelo che spiega assai bene la crisi di egemonia delle classi dominanti in questo frangente storico. Un segno di quanto la crisi economica abbia veramente un carattere sistemico. Di quanto la follia europeista abbia allontanato le èlite dal popolo.

Di questa crisi c'è qualche traccia anche nelle cronache della giornata di oggi. Basti pensare al divorzio - sicuramente solo momentaneo, ma comunque sempre significativo - di Eugenio Scalfari (e del suo giornale) dalla linea Napolitano-Letta, fin qui proposta come l'unica possibile in termini perfino apologetici.

Naturalmente Scalfari, e quelli come lui, non sanno come uscire dal cul de sac in cui si sono cacciati. Vorrebbero sostenere fino alla morte quello che sentono come il loro governo, ma vorrebbero le dimissioni di Alfano e magari, tra breve, la condanna definitiva per Berlusconi. Eh no! Non si fa così con gli alleati...

Il caso di Scalfari (ma in fondo è stata la linea del Pd) è come sempre patetico. Sentite come avrebbe voluto cavarsela: «L'attuale ministro dell'Interno riaffermi pure la sua "innocenza" nel caso kazako; Letta dia per certa questa tesi e Berlusconi ancora di più, ma suggerisca al suo rappresentante di ritirarsi per ragioni di opportunità. Avvenne già in Italia un caso analogo quando il ministro per la Difesa, Vito Lattanzio, fu indotto dall'allora presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, a dimettersi per la fuga del massacratore nazista Kappler dal carcere in cui stava scontando la pena inflittagli da una sentenza definitiva».

Che è come dire: Alfano menta pure, gli altri siano così ipocriti da fingere di crederlo, ma alla fine cerchiamo tutti di salvare la faccia. Non andrà così, anche perché Berlusconi non è Andreotti ed Alfano non è Lattanzio. Scalfari, e quelli come lui, se ne facciano una ragione: o il governo o l'antiberlusconismo. Nel cul de sac in cui si sono cacciati non ci sono «terze vie».

E questo varrà anche per l'attesa sentenza del 30 luglio, quando la Cassazione dovrà decidere sulla conferma della condanna per Silvio Berlusconi. Una condanna che, data l'interdizione dai pubblici uffici, taglierebbe fuori dalla vita politica il leader del Pdl, con evidenti ricadute sul governo.

Non possiamo sapere come andranno le cose in Cassazione. Non perché sia difficile comprendere come stanno le cose, ma perché la ragion politica potrebbe prevalere su ogni altra considerazione. E tuttavia, non è affatto certo che Berlusconi la faccia franca anche stavolta. Questa certezza non può esservi, non perché crediamo all'inesistente autonomia della magistratura, che quando si manifesta lo fa solo a corrente alternata, ma perché (come abbiamo già detto) il blocco dominante è tutto fuorché monolitico, essendo invece percorso da scontri di ogni tipo.

Scontri che coinvolgono la magistratura, casta anch'essa, ed essa stessa percorsa da conflitti interni non trascurabili.

La sensazione è che oltre al Pd, a Napolitano, a Letta, ai giornalisti alla Scalfari, anche il Pdl e la magistratura si siano messi in qualche modo in un cul de sac. Prendiamo il partito di Berlusconi. Molti pensano, a sinistra, che il governo Letta sia per il Cavaliere quello ideale. Per lui forse, ma per il suo blocco sociale non lo pensiamo proprio. E non sarà un caso se il Pdl ha pagato pesantemente nelle recenti elezioni amministrative. Ora, in che situazione si troverebbe il Pdl, dopo aver sostenuto Letta, se a fine luglio la Cassazione dovesse confermare la condanna del suo capo indiscusso? Manterrebbe l'appoggio al governo, subendo sostanzialmente la decapitazione, o reagirebbe rompendo la maggioranza, accollandosi la responsabilità delle elezioni anticipate, alle quali dovrebbe comunque presentarsi con un nuovo leader scelto in fretta e furia?

Come si vede, un cul de sac. Un vicolo senza via d'uscita nel quale si è cacciata anche la Cassazione, con l'anticipo dei tempi della sentenza. Ora, se Berlusconi verrà condannato la Cassazione dovrà accollarsi la responsabilità della crisi politica conseguente; se invece verrà assolto, sarà difficile difendersi dalla giusta accusa di essersi piegata alle minacce berlusconiane, magari addolcite con qualche azione corruttrice.

Dunque, si sono cacciati un po' tutti in un vicolo cieco. Un cul de sac politico, istituzionale e giudiziario dal quale non si sa come usciranno. Un cul de sac che è la rappresentazione simbolica dell'impotenza rispetto alla crisi, ai vincoli europei, ai sacrifici per l'euro. Se a forza di dire «seguiamo Napolitano» si è arrivati al salvataggio di Alfano, a forza di dire «viva l'euro» siamo giunti al dissanguamento del paese. Ed arrivati fin qui, come comporre ora il rigorismo di Saccomanni con l'invocazione della crescita di Squinzi (Confindustria) e con il calo delle tasse richiesto un po' da tutti?

Eh no, signori! La quadratura del cerchio non è ammessa, e su questo vi scontrerete, mostrando ancora una volta, insieme al vostro sadico volto, la vacuità delle prospettive da voi proposte. Sperando che nel frattempo cominci a prendere forma lo schieramento dell'alternativa, quel fronte che dovrà mandarvi a casa. E che non può ancora tardare a manifestarsi.

mercoledì 10 luglio 2013

IL PDL FARÀ CADERE IL GOVERNO LETTA? di Piemme

10 luglio. I giornali di questa mattina mettono al centro il declassamento del rating italiano da parte di Standard & Poor's (da BBB+ a BBB, a due passi dal livello spazzatura) e subito dopo la decisione della Corte di Cassazione di emettere sentenza sul processo Mediaset per i diritti Tv —l’8 maggio scorso, in appello, Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Tra i due fatti, del tutto scollegati l'uno dall'altro, viene a stabilirsi tuttavia un nesso oggettivo. Qual è il nesso? Entrambi sono fendenti con il partito di Berlusconi e quindi congiurano contro la vita del governo Napolitano-Letta o di "larghe intese".

Ci si attendeva che la Cassazione se la sarebbe presa comoda (dato che la conferma della condanna di Berlusconi sembra scontata), venendo sostanzialmente incontro ai desiderata di Napolitano, il cui governicchio è appeso come un impiccato alla corda del sostegno del Pdl. Invece, sorprenendo tutti, ma proprio tutti, i giudici hanno deciso di chiudere la partita a stretto giro. Non a torto i berlusconiani hanno interpretato questa accelerazione come l'avviso di una condanna del loro capo supremo.

D'altra parte colpiscono le motivazioni con cui Standard & Poor's ha di nuovo declassato l'Italia, ovvero il governo Napolitano-Letta: gli obiettivi di bilancio sarebbero a rischio poiché il disavanzo crescerebbe come risultato della sospensione dell’Imu e del possibile ritardo dell’aumento dell’Iva. Anche qui si parla del Pdl, che ha fatto della cancellazione dell'Imu e del non aumento dell'Iva i suoi vessili.

Letta fa il pesce in barile. Dice che la tenuta del governo non è a rischio. 

Comunque sia è appesa ad un filo, al filo del sostegno dei berlusconiani, ai quali, Standard & Poor's (del resto anche il Fmi giorni addietro s'era fatto sentire) ha lanciato un avvertimento in stile para-mafioso: ammainate le vostre bandiere e non staccate la spina al governo Napolitano-Letta o scateniamo contro l'Italia "i mercati". Come avvenne di fatto con la tempesta finanziaria dell'estate-autunno 2011 che portò alle dimissioni di Berlusconi e all'avvento di Monti.

Situazioni mediane a questo punto non se ne danno: o i berlusconiani abbassano la cresta su Imu e Iva tenendo in vita il governicchio o fanno saltare il banco causando le elezioni anticipate. 
I vari paesi del mondo ed il rating Standard adn Poor's

C'è chi dice che Berlusconi, alla fine cederà, perchè anzitutto pensa alla preservazione del suo impero economico e finanziario. Giusto. Ma questo fattore, per quanto decisivo, non è il solo che noi dobbiamo tenere in considerazione. Se il Pdl capitola e ammaina le bandiere di Imu e Iva è come se firmasse la sua condanna a morte. Quando si voterà, ritengo al massimo entro la primavera 2014, subirebbe un tracollo devastante. Per questo potremmo avere sorprese in seno al partito berlusconiano, ovvero i cosiddetti "falchi" che decidono di staccare la spina non solo a Letta ma pure al Cavaliere.

Vi può essere una diversa chiave interpretativa, almeno della decisione di Standard & Poor's. Essa potrebbe essere letta alla luce di quanto adombrato da Moreno Pasquinelli: 
«Questa guerra economica è ad uno stadio già molto avanzato, ma non è affatto terminata. Siamo alle porte dell’ultimo assalto, del bombardamento finale. E’ questione non di anni, è questione di mesi.
Attenderanno le elezioni tedesche, per verificare la solidità della loro piazzaforte tedesca. Quindi le cosche dell’alta finanza globale scateneranno l’attacco finale». [IL TEMPO È SCADUTO, 1 luglio 2013]
Staremo a vedere. Le prossime settimane ci daranno la risposta.


Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)