giovedì 17 gennaio 2019

INTELLIGENZA O DEMENZA ARTIFICIALE? il pedante

[ 17 gennaio 2019 ]

Ci segnalano, e volentieri pubblichiamo questo pezzo de il pedante che condividiamo nella sostanza, tranne quando tira in ballo Marx come anche lui seguace della concezione della "neutralità della tecnica". Il che non è vero.


*  *  *
Non basterebbero molte pagine per commentare l'ultima moda improvvisa e globale della digitalizzazione a tappe forzate, che per qualcuno - i soliti - dischiuderebbe «l’opportunità per pensare un mondo nuovo e per pensare anche un umano nuovo». Qui si può solo abbozzare una ricognizione preliminare sul tema, con l'intento non certo di chiosare le pretese «rivoluzioni» tecnologiche che lo rimpolpano, ma di raschiarne la patina retorica per ritrovarvi le dinamiche più antiche e familiari di un progetto di dominio degli uomini sugli uomini. Di cui la macchina è, insieme, lo strumento e il pretesto.
Da questa ricognizione emergerà che l'«e-government», il governo digitale, è esattamente ciò che dice di essere: l'ultima carnevalesca livrea della tecno-crazia, del potere sedicente tecnico che nel promettere la svolta storica di sottrarre le decisioni alle debolezze degli uomini... le sottrae agli uomini deboli per riservarle ai forti, come è sempre accaduto. Copertasi di sangue e di ridicolo nei campi dell'economia, svelatasi tribale e violenta in quelli della scienza e della medicina, darà spettacolo di sé con gli ultimi gingilli dell'ingegneria. A risultati invariati.
***
In punto fenomenologico colpisce innanzitutto che le sedicenti innovazioni di cui si sostanzierebbe la «rivoluzione digitale» (qui una carrellata giornalistica) sono raramente tali, trattandosi piuttosto di nuove applicazioni integrate e in larga scala di tecnologie che già esistono: internet, le basi di dati, i dispositivi hardware programmabili, gli algoritmi biometrici, poco altro. Se l'innovazione rappresenta lo strumento, l'applicazione detta gli obiettivi del suo impiego: è, cioè, un atto politico. Trattandosi in molti casi di mere fantasie, delle nuove applicazioni non si divulgano di norma le proprietà tecniche ma piuttosto gli scenari sociali, politici e antropologici che dovrebbero inaugurare. Perché, evidentemente, le «novità» da promuovere sono proprio quegli scenari, la visione di un «mondo nuovo» e di un «umano nuovo». Non altro, non le tecnologie, non la tecnoinsalata più o meno plausibile scodellata a contorno.
Il marchio tutto politico dell'operazione trova conferma nel fatto che le applicazioni promesse, secondo il paradigma solito di un capitalismo in crisi di sopravvivenza, non si degnano di rispondere alle leggi di mercato. Per quanto le si strombazzi, non riscaldano l'interesse, né quindi la domanda, di chi ne dovrà fruire. Se la telefonia mobile, la videoscrittura e la navigazione satellitare non ebbero bisogno di essere magnificate e promosse per diffondersi, oggi quasi nessuno avverte la necessità di una blockchain e delle sue applicazioni, né aspetta con ansia la supervelocità di una rete 5G, né sogna di connettere il forno, lo scooter e l'asciugacapelli alla rete. Più spesso, le innovazioni promesse suscitano anzi spavento e rigetto. La schedatura dei dati sanitari e genetici, la moneta elettronica coatta, la geolocalizzazione permanente, i microprocessori sottopelle, la videosorveglianza integrata e il riconoscimento somatico, per citarne alcuni, non sono reputati inutili, ma pericolosi. Eppure avanzano, mentre dovrebbero marcire sugli scaffali. L'esempio più lampante è la novità di quest'anno, la fatturazione elettronica obbligatoria verso tutti, rifiutata dalla totalità dei suoi «beneficiari» e ciò nondimeno imposta prima con il pretesto penoso di un recupero fiscale, poi, gettata la maschera, con quello ancora più penoso di avere trasformato quel risparmio immaginato in un vincolo di bilancio erariale.
Schifata dai consumatori e dalla mano invisibile, la cyber-rivoluzione si rifugia tra le gambe di uno Stato pianificatore che la fa trangugiare ai suoi sudditi come agenda digitale, dove gli agenda, in latino, sono appunto le cose che devonoessere fatte. E se i cittadini non scuciono i soldi come acquirenti, sarà Pantalone a farglieli scucire come contribuenti, stanziando ad esempio 100 milioni italianiper la blockchain tanto cara alla Casaleggio Associati e «non meno di venti miliardi» europei per l'intelligenza (?) artificiale. Cade così, con la fiaba del mercato über alles, anche quella di un progresso tecnologico che a mo' di locomotiva lanciata sui binari della storia «va governato» perché «inarrestabile», mentre è ormai chiaro che chi se ne dichiara al traino lo sta trascinando: con fatica, con ostinazione e contro la volontà dei passeggeri. In questa miserabile finzione si misura il trapasso limpido dal progresso, caratterizzato da benefici veri o presunti, ma comunque percepiti, alla sua versione violenta e autoreferenziale: il progressismo, che nel nome dell'inesistente - il futuro - si arroga il diritto di coartare l'esistente.
***
In punto sociale, l'ipotesi maoista che la digitalizzazione a furor di Stato servirebbe a migliorare anche le condizioni di vita di chi oggi per «ignoranza» ne teme gli effetti, non è storicamente ricevibile. Sarebbe infatti facile osservare che gli anni in cui è infuriata la crisi economica e occupazionale, dal 2008 ad oggi, sono stati anche quelli caratterizzati dalla maggiore affermazione e diffusione di nuove applicazioni digitali: dagli smartphone ai servizi telematici di aziende e pubbliche amministrazioni, dalle videochiamate gratuite alla repressione del denaro contante, fino alla profilazione automatica via social. Rimossi i travestimenti del marketing - dove tutto ha da essere nuovo e «senza precedenti» - si scoprirebbe che la mancata promessa di avanzamento sociale delle innovazioni tecniche imposte dall'alto ha una storia molto più antica, una storia che lascia presagire con certezza il futuro, tant'è i più attrezzati l'avevano prevista e descritta già agli albori della rete internet e dei telefoni cellulari. Così David F. Noble nel 1994 (Progress without People):
... non c'è bisogno di lanciarsi in speculazioni futuristiche... per capire che cosa è successo alle nostre vite e ai nostri standard di vita durante la cosiddetta era dell'informatica... L'autostrada dell'informazione non è che ai suoi inizi e il posto di lavoro virtuale è ancora in larga parte sperimentale, ma le loro conseguenze sono fin troppo facili da prevedere alla luce della storia recente. Dopo mezzo secolo di rivoluzione digitale, le persone oggi lavorano più a lungo, in condizioni peggiori, con più ansia e più stress, meno competenze, meno sicurezza, meno potere contrattuale, meno benefici e salari più bassi. In questi anni la tecnologia informatica è stata chiaramente sviluppata e utilizzata per demansionare, disciplinare e rimpiazzare il lavoro umano, in un crescendo globale di proporzioni mai viste. Chi ancora lavora è fortunato. Perché la tecnologia è stata progettata e sviluppata per stringere la morsa delle aziende multinazionali sulle risorse del mondo, con risultati ovvi e programmati: esautorare e marginalizzare una larga parte della popolazione mondiale, non solo nei Paesi industrializzati; aumentare la disoccupazione strutturale (cioè permanente) e l'emergenza connessa di un esercito nomade di lavoratori precari e part-time, controcanto umano della produzione flessibile; rinfoltire i ranghi di chi è destinato a una povertà perpetua; allargare drammaticamente il divario tra i ricchi e i poveri, riportandolo a proporzioni ottocentesche.
Questo e altri saggi dello stesso autore meriteranno un commento più ampio, per la preveggenza non solo degli effetti di questo ultimo sussulto di rivoluzione industriale, ma prima ancora dei motivi che continuano ad alimentarne la seduzione. Tra questi, il più forte si fonda nell'antica menzogna della «neutralità della tecnica», della scissione irrazionale tra gli strumenti e gli scopi socio-economici per i quali sono concepiti, che da Marx in poi ha illuso generazioni di vittime del «progresso» incatenandole a un culto in certi casi puerile della macchina e delle sue promesse.
Qui è sufficiente richiamare questi pochi cenni e applicarli ai segnali di una «rivoluzione» che, ancora una volta, non rappresenta né un'opportunità né una «sfida», ma il compiersi di una volontà di dominio molto più antica delle macchine, di cui le macchine sono solo l'ultimo mascheramento.
* FONTE: il pedante
** Questo articolo è apparso, in forma ridotta, su La Verità del 12 gennaio 2019

Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 16 gennaio 2019

IL misFATTO QUOTIDIANO

[ 16 gennaio 2019 ]


Tommaso Rodano, un giornalista all'amatriciana

Qualcuno si domanda il perché la casta dei giornalisti sia sempre meno credibile, sempre meno creduta, sempre meno letta. Una risposta la si può forse trovare nella qualità, nella veridicità, nell'onestà intellettuale di certi articoli. Dunque nella deontologia professionale di chi li ha scritti.

Tommaso Rodano, del Fatto Quotidiano, fa al caso nostro. Prendiamo il suo articolo di domenica scorsa sull'incontro di solidarietà con i Gilet Gialli, organizzato da Programma 101 a Roma.

Dato che quando si esagera con le falsità il lettore solitamente se ne accorge, quel testo non è tanto offensivo nei nostri confronti; lo è ancor di  più verso i lettori e la loro intelligenza, ma pure verso il giornale che lo ospita e retribuisce.

In ogni caso noi il Rodano lo vogliamo ringraziare, per almeno tre motivi:
Primo, perché ci ha mostrato in maniera insuperabile a quali bassezze si possa arrivare quando si è guidati dalla malafede, dal pregiudizio, dall'odio per tutto ciò che sfugge alle regole e ai codici della politica politicante asservita alle oligarchie dominanti. Una vera lezione per i lettori.

Secondo, perché nel suo tentativo di ridicolizzare la nostra iniziativa, quel che risulta ridicola è solo la sua ricostruzione dell'incontro. Insomma, un autogol. Ma non un autogol sfortunato, come può capitare. No, un autogol come quello di quel portiere che volendo dribblare l'attaccante se la butta nella propria porta con un colpo di tacco. Già, un colpo di tacco, perché dev'essere proprio con i piedi che scrivono certi "giornalisti".

Terzo, il Rodano ci ha fatto riflettere. Oddio, sinceramente ci ha fatto anche pena. E un po' ci siamo vergognati anche per lui. Ma ci ha fatto pure riflettere sulla situazione della libertà di stampa, che temiamo sia difficile da difendere se chi dovrebbe esercitarla lo fa in quel modo.

Il giornalista del Fatto ha "visto" un'assemblea tesa, laddove c'era invece un clima appassionato con momenti di autentico entusiasmo. Ha "visto" momenti di tensione - «finisce quasi a schiaffi» - solo perché si è dovuto far fronte all'azione di disturbo di due provocatori. Oh, come gli sarebbe piaciuto se quella provocazione fosse riuscita! Ha "visto" «un'espressione tra lo sbigottimento e il disappunto» dei due ospiti francesi, quando invece i due Gilet Gialli sono stati entusiasti dell'incontro, dell'accoglienza avuta, del fatto di aver partecipato alla prima manifestazione di solidarietà con il loro movimento fuori dalla Francia. Il Rodano, non contento di aver voluto scambiare il patriottismo di sinistra con il "rossobrunismo", ha finito per "vedere" una «trentina di presenti, giornalisti compresi», quando invece la sala da 200 posti era al completo. Insomma, come "vista" niente male.

Che fare davanti a tanta manifesta malafede, del resto ben racchiusa nel titolo: «Roma, l'improbabile farsa dei Gilet Gialli alla vaccinara»? Noi possiamo solo consigliare due cose.

Alla direzione del Fatto Quotidiano consigliamo la visione del video della diretta dell'incontro, realizzato da Byoblu. Un video visto da 60mila persone in tre giorni, ovvero molto di più delle 48mila copie (numeri ufficiali, non come quelli truccati del Rodano) che spaccia IL FATTO QUOTIDIANO, si badi, sommando la versione cartacea e quella digitale).

A Tommaso Rodano possiamo invece consigliare solo un oculista. Ma proprio bravo, che il suo è un caso grave.


Sostieni P101 con una donazione






Continua »

Print Friendly and PDF

LUCCA: INCONTRO CON VLADIMIRO GIACCHÈ

[ 16 gennaio 2018 ]

La crisi che attanaglia il Regno Unito (con relativo fallimento dei negoziati per l'uscita concordata), i venti di una nuova recessione con il rischio che essa scateni una nuova tempesta finanziaria, le misure chieste dalla Bce alla banche italiane col pericolo di nuovi default, il surplus commerciale tedesco che continua a crescere a danno degli altri paesi Ue...
DOVE STA ANDANDO L'UNIONE EUROPEA?
Di questo e altro discuteremo a Lucca, venerdì prossimo, con Vladimiro Giacchè.

Continua »

Print Friendly and PDF

FABRIZIO MARCHI, "CONTROMANO" di Alessandro Visalli

[ 16 gennaio 2018 ]

L’interferenza” è una coraggiosa rivista on line di cui è direttore responsabile Fabrizio Marchi e che fa parte di una crescente e vivacissima area critica con lo stato delle cose presenti, in particolare con l’indirizzo del progetto europeo in quanto parte promotrice della destrutturazione che ci circonda.

In questo libro sono raccolti numerosi articoli usciti sulla rivista che si sviluppano intorno ad alcuni centri tematici ed una tesi-chiave che provo a rendere in questo modo: le varie versioni del ‘politicamente corretto’ sono l’ideologia funzionale allo stato della tecnica e di un modo di produzione che da lungo tempo ha dismesso i ferri vecchi della triade Dio-Stato-Famiglia.


Il punto di partenza dell’argomentazione del testo è che man mano che la società si è fatta “liquida”[1], almeno nel nostro occidente ‘sviluppato’, la centralità della “forma merce”[2] è diventata universale. Ciò che dunque serve all’autoriproduzione di questa società, ed in particolare del suo motore, la valorizzazione del capitale[3], è un umano ‘non sociale’[4], che viene in qualche modo messo a disposizione dalla ideologia del ‘politicamente corretto’[5] che in questo senso è ‘falsa coscienza’[6].
All’autoritarismo delle forme tradizionali si sovrappone e sostituisce, certo gradualmente, una forma sottile, ma più ferrea, di autoritarismo del mercato. In altre parole, la questione non è tanto del “plusvalore non pagato” o di appropriarsi del potere giuridico di disporre della proprietà privata, ma di ridefinire la “forma sociale del valore stesso”, ed il suo feticismo che mette in concorrenza tra di loro tutte le classi e gli individui entro esse, siano essi maschi o femmine. La “forma sociale del valore” si costituisce, infatti, senza che nessuno la progetti, come struttura senza soggetto (anonima e desessuata) con l’immenso potere di agire “dietro le spalle” di tutti gli uomini e le donne, sottomettendoli ad un processo di trasformazione dell’energia umana in denaro. Ovvero in una oggettivazione dei rapporti di dominazione che si nutrono delle vite che incapsulano. Che di fatto le identificano. Il capitale, così letto, non è appropriabile. Non è questione di possedere i mezzi di produzione, perché la vera produzione è di rapporti sociali e quindi forme dell’umano, oggettivati nel rapporto con il denaro come dominus totale. O meglio del denaro come traduttore e condensazione in uno della dominazione, che coinvolge insieme “possessore” e “posseduto”, creditore e debitore, accumuli e decumuli. Rispetto a tutto questo il “patriarcato” non è che un residuo fossile, ancora qui e lì presente, ma superato sistematicamente e di ostacolo al ‘movimento automatico’.

Per fare un esempio, in Vite che non possiamo permetterci”, del 2011, una lunga conversazione con Citlali Rovirosa-Madrazo, al cap III Zygmunt Bauman risponde in modo molto interessante alla domanda della giornalista e femminista sudamericana che dice: “negli ultimi decenni la ‘rottura epistemologica’ con la modernità e la diffusione del cosiddetto pensiero post-moderno e post-strutturalista hanno prodotto idee ricche di stimoli e suggestioni. … è stato forse per questo che nel 1995 mi sono spinta a scrivere che lo Stato-nazione (o meglio lo Stato tout court) e altre istituzioni peculiari alle nostre civiltà non erano altro che costrutti etnocentrici, o meglio illusioni patriarcali dell’Occidente (un’idea che non ho ritrattato). Perdutamente innamorato del post-modernismo, ci siamo tutti ribellati ai nostri ‘progenitori’ europei e mediterranei (dalla tradizione giudaico-cristiana, ai greci, a Marx e oltre; dalla modernità alla post modernità e ritorno) e abbiamo tutti bevuto nel Graal (gradevole o piuttosto indigesto?)”.
Ed a questo punto, dopo questa sintetica ed interessante ammissione, del tutto comprensibilmente chiede: “Che cosa ci salverà da quello che spesso ci appare come un ‘crollo’ che ha travolto ‘più o meno tutto’? Quali sono le prospettive dell’utopia, … ‘dove andiamo da qui’?”

Bauman risponde in modo aperto, come suo solito, ma identifica il problema con precisione diagnostica. Quella che la sua interlocutrice ha evocato è in effetti anche essa una ‘utopia’ (perché non si può certo vivere nel vuoto della decostruzione, o della pura merce), ma si tratta di una “utopia iconoclasta”, che descrive con qualche malizia in questo modo: “utopie che arrivano in ‘confezione unica’ insieme alla modernità liquida, a una Dip (deregolamentazione, individualizzazione e privatizzazione) ossessivo-compulsiva e al consumismo. Più queste utopie decantano, più chiara appare la meta finale/prevista/imminente cui tendono. Ogni tipo di utopia è gravido delle proprie distopie, che come qualsiasi discendenza sono determinate a livello genetico[7].

Potrebbe, dunque, essere inquadrata la critica, ripetuta e serrata, dell’autore al femminismo contemporaneo, nel momento in cui questo si pensa come individuazione di una differenza essenziale, radicale (nel senso della radice e del fondamento), che attraversa e supera tutte le altre, come denuncia dello smarrimento al quale faceva riferimento anche Citlali Rovirosa-Madrazo: da qui non si va più verso l’emancipazione dell’umano. La posizione scaturisce in evidenza dalla chiave della militante sudamericana, che ha decostruito e superato anche Marx, anzi, direi, principalmente Marx.
Fabrizio Marchi a questo non si dispone, lui in tutto il testo dice una cosa sola: è la differenza di classe la radice ed il fondamento della costruzione dell’uomo e della società che va sottoposta alla critica.

L’obiezione ha una chiarissima logica: ci può essere solo una partizione fondamentale.

Un articolo della femminista romana e militante antagonista Elisabetta Teghil, mostra il dilemma in modo molto chiaro. Parte denunciando l’essere ‘di moda’ del femminismo, una idea che “va per la maggiore, svuotato di ogni valenza antagonista e liberatoria, diventato merce e strumento delle logiche di dominio, sta portando ai resti il femminismo tutto”. Nel mio linguaggio denuncia, cioè, l’incorporazione dell’istanza femminista e del suo linguaggio nel campo del “politicamente corretto[8]. Una ‘deriva’ che riconosce nella cosiddetta ‘seconda ondata’ (la prima essendo il femminismo storico che accompagna e precede lo stesso socialismo) in Italia dalla fine degli anni sessanta (in America da un decennio prima). Vediamo come lo descrive:

“Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 le donne hanno scoperto di essere tutte sorelle nella consapevolezza della comune oppressione. Non più un problema femminile, dunque, di cui tutti quelli che avevano a cuore una società migliore avrebbero dovuto e voluto occuparsi, non più una carenza di attenzione e di diritti a cui la società avrebbe dovuto porre rimedio, bensì una questione strettamente legata ad un modello socio-economico, il patriarcatoassunto e affinato dalla società del capitale, che prevedeva ruoli sessuati precisi, gerarchicamente impostati, in cui il maschile veniva costruito come dominante e il femminile dominato per una resa ottimale degli individui messi al lavoro in una divisione precisa dei compiti e con uno sfruttamento differenziato e gerarchico”.

Si tratta di un discorso, almeno messo in questi termini, storicamente singolare, lo ‘spirito del capitalismo’, sin dal suo esordio, è riconosciuto come de-gerarchizzante almeno tanto quanto sia ri-gerarchizzante. Il meccanismo provvede a trasformare l’umano in forza-lavoro astratta, incorporata nella magia della merce, ovvero nel riconoscimento dell’unico valore nello scambio, e dunque è refrattario a qualsiasi ordine a-priori di provenienza sociale, che tende a sostituire con un ordine stabilito nella metrica del valore di scambio. Come abbiamo già detto, rispetto a questa metrica è del tutto accidentale se si sia maschi o femmine, la Christine Lagarde, come Hillary Clinton o Angela Merkel, possono servire l’accumulazione del capitale e lo scontro di potenza altrettanto bene di Mario Draghi, Donald Trump o Emmanuel Macron. Chiamarle “sorelle” non muta la realtà.
Anzi, si potrebbe sostenere, con qualche solidità che il capitalismo, in particolare nella forma determinata nel post-fordismo, nella cui transizione nasce la ‘seconda ondata’, dissolva le forme patriarcali perché non più utili alla messa a valore delle donne e uomini (ma anche dei bambini) che passa principalmente per il loro valore come consumatori [9]. È in connessione a questa mutazione che Antony Giddens, ad esempio, definisce la modernità come ordine sociale de-tradizionale nella quale acquista centralità, per chi se lo può permettere, il ‘progetto riflessivo del sé’ e la libertà di scegliersi il proprio stile di vita [10].
Oppure Ronald Inglehart[11], sulla base di una vasta analisi di campo, individua nel passaggio tra gli anni sessanta ed ottanta una mutazione profonda che vede: la “fine dell’età protestante”, e dei valori materialisti ad essa connessi, il cedimento della razionalità strumentale in favore di una nuova enfasi sulla qualità della vita, dunque l’insorgere di nuove tabelle dei valori (tolleranza, accettazione delle minoranze, della sessualità, dell’aborto e divorzio, …) rispetto a quelli tradizionali (lavorare sodo, denaro, Stato, autorità, famiglia). L’insorgere di valori “post-materialisti” fanno retrocedere in tutto il mondo il voto di classe e il doppio slittamento del ceto medio verso sinistra (sulla base della tabella dei valori progressisti) e dei ceti popolari verso destra (in chiave difensiva, sulla base di valori ancora ‘materialisti’, nel crescere della ineguaglianza).

Apro un’altra divagazione. Pier Paolo Pasolini, che come noto muore tragicamente nel 1975, soprattutto a partire dal 1968 riflette profondamente sulla ‘mutazione antropologica’ che vede essere in corso nella società a lui contemporanea. Nell’ambito di questa riflessione-denuncia, particolarmente orientata ai giovani che da una parte acquistano nuove libertà sessuali, dall’altra sono strumento di un potere passivo (in quanto dominate dal potere economico).
Nelle “Lettere luterane” e negli “Scritti corsari[12], Pasolini a più riprese denuncia il consumismo come il nuovo fascismo del suo tempo e l’ambivalenza della liberazione. Si può dire che la dinamica dei consumi, che incorpora tutto dell’umano, vede anche le ragazze, i loro corpi e il coito “che è politico”, come strumento di potere che favorisce la conservazione dell’ordine sociale preordinato ad una adesione a modelli che è “totale e incondizionata”. Negli “Scritti corsari” afferma che “si può affermare che la ‘tolleranza’ della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. … il Centro ha assimilato [tramite i media] a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè -come dicevo- i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un ‘uomo che consuma’, ma pretende che non siano concepibili altre ideologia che quella del consumo, un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane” [13]. Dunque la religione, la forma di vita tradizionale, è soppiantata dal Giovane Uomo e dalla Giovane Donna che “avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo”. Ancora, “i ‘ceti medi’ sono radicalmente -direi antropologicamente- cambiati: i loro valori positivi non sono più i valori sanfedisti e clericali ma sono i valori (ancora vissuti solo esistenzialmente e non ‘nominati’) dell’ideologia edonistica del consumo e della conseguente tolleranza modernistica di tipo americano”[14].
Questa mutazione “ha cambiato i caratteri necessari del Potere. La cultura di massa, per esempio, non può essere una cultura ecclesiastica, moralistica e patriottica: essa è infatti direttamente legata al consumo, che ha le sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare automaticamente un potere che non sa più che farsene di Chiesa, Patria, Famiglia e altre ubbìe affini”[15]. Lo scopo, dice poco dopo, è “l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo”.

Torniamo un attimo all’articolo della Teghil, aveva chiuso dicendo che il capitalismo ha “assunto e perfezionato” (non creato, ovviamente) una struttura di ruoli sessuali precisi, la donna a riprodurre e curare, l’uomo a lavorare, impostati gerarchicamente, e ne conclude, che negli anni settanta:

“Tutte le donne, quindi, avevano un nemico comune, gli uomini, perché erano quelli a cui era stato affidato il compito di pretendere e far assolvere alle donne il compito sociale per loro costruito.L’asservimento del genere femminile era ed è trasversale alle classi sociali, seppure declinato in maniera diversa per ogni classe o frazione di classe.
La consapevolezza politica di cosa fosse il patriarcato e la presa di coscienza della sua natura strutturale aveva portato anche al separatismo”.
               
Prendendo questa linea, di ricostruzione storico-politica che propone di essere accettata come discorso di verità, disvelante, la Teghil propone dunque in senso proprio di considerare una frattura essenziale, determinatrice del conflitto e quindi anche della vicinanza, nella questione di genere e non nella questione di classe.
L’oppressione delle donne sarebbe strutturale alla società capitalista, necessaria a farla funzionare in quanto capitalista (non in quanto residuo privo della funzione di un passato che in parte tarda a passare [16]), e quindi da questo lato pone la questione del suo superamento.

“E qui dobbiamo aprire una piccola parentesi su cosa si intenda per strutturale, una parola di cui il femminismo riformista continua a riempirsi la bocca dicendo che l’oppressione sulle donne è strutturale perché si riconosce e si ritrova in ogni ambito della società. Invece è proprio il contrario. L’oppressione sulle donne si ritrova in ogni ambito della società perché è strutturale. E, quindi, la risposta a cosa significhi strutturale viene mistificata e non viene data. Dovrebbero svelare che il patriarcato è un modello economico che il capitalismo ha assunto e di cui l’aspetto culturale è solo la conseguenza, che il patriarcato è un modello organizzato per un ottimale sfruttamento e che per questo i ruoli sessuati maschili e femminili sono estremamente specializzati, che è un modello impostato sulla gerarchia, sul possesso, sul dominio e che quindi è impensabile destrutturare il concetto di proprietà fisica, affettiva, economica nello specifico del nostro sfruttamento senza porsi il problema di destrutturarlo nella società tutta. E questo vale, naturalmente, anche per la gerarchia e per il dominio che si basano sulla filiera meritocratica tanto cara al neoliberismo”.

Ma qui, in questo passaggio per certi versi anche condivisibile si deposita la contraddizione sulla quale insiste sempre Marchi: se l’oppressione deriva dai rapporti sociali di base, come la proprietà “fisica, affettiva, economica” e la “gerarchia e dominio” basati sulla “filiera meritocratica”, allora la questione di genere la attraversa trasversalmente, perché la vera questione dirimente è di classe.

A meno di voler sostenere, davvero, che Lagarde, Clinton e Merkel non dispongano di proprietà, non ne controllino i poteri, non determinino gerarchie e domini in quanto donne. O che lo facciano solo perché non sono aderenti ad un modello del femminile che in sé è estraneo a ciò.
Assumere la ‘sorellanza’ insieme alla questione di classe, a ben vedere, dissolve la prima. Semplicemente.

Il punto mi sembra che sia chiaro all’autrice, ma fatica a nominarlo. Il “taglio netto” che chiede dovrebbe forse tagliare troppo.

Il libro di Fabrizio Marchi ha il merito di porre con grande forza e coraggio queste questioni. Di individuarle quali temi dirimenti per comprendere quanto in profondità sia andata la rivoluzione neoliberale entro le nostre società. Quindi la questione del femminismo [17], delle lotte gender [18], di utero in affitto e adozioni [19], dell’immigrazione [20] diventano oggetti da sottoporre a critica politica per ripensare la fase trionfale del capitalismo maturo nella quale siamo vissuti.

La tesi forte è, come detto, che si tratta di versioni della stessa ideologia, funzionale allo stato della tecnica e sostitutiva (come vedeva Pasolini) del vecchio Dio-Stato-Famiglia, ormai obsoleto e disfunzionale. Si tratta, dunque, di una ‘falsa coscienza’ e del nuovo orizzonte del capitalismo, che trova la sua forza nel ‘senso di colpa’ [21] e produce una società liquida, composta di monadi ‘non sociali’ la cui debolezza non offre resistenza alla totale mercificazione del mondo.
Non si tratta di un progetto, anche se qualche passaggio del libro potrebbe dare l’impressione di una antropomorfizzazione del capitalismo, ma di un adattamento alle forze spontanee, in particolare da quando la controforza del socialismo è venuta meno.

Oggi, dice giustamente Marchi, il potere passa per il controllo delle menti e delle informazioni, non per la vecchia forza bruta, passa per la capacità di valorizzarsi dei corpi (come anche Pasolini vedeva), e in questo spesso non è scontato chi sia in quale posizione [22].

Certo, come ho risposto sulla pagina di “Sinistrainrete” in calce al post di Elisabetta Teghil, sicuramente tutti i movimenti riconducibili alla sinistra [23], da quelli francamente liberali [24], a quelli della sinistra liberale [25], a quelli della sinistra radicale post-comunista [26], a quelli della sinistra libertaria [27] e antagonista [28], sono compromessi con le vaste infiltrazioni di un pensiero di provenienza liberale che parte dall'accettazione, almeno di fatto, del capitalismo. Un fenomeno generale e davvero profondo.
Ma se si finisce per sostenere, in sostanza, che dell'umanità interessa solo il genere femminile e che solo questo necessita di emancipazione, si perde la grandissima parte del movimento dei lavoratori, chiamandosi completamente fuori di tutte le sue tradizioni ed eredità. Se si finisce per considerare 'avvelenata' un'opinione solo perché proveniente da un essere umano al quale è capitato di nascere dal lato sbagliato, si inseriscono separazioni non necessarie, che, si sarebbe detto una volta, ‘dividono la classe’ e dunque compiono opera per l’avversario. 
Certo nessuno può condannare un vasto movimento solo perché partecipa dello spirito del tempo, ma dal tempo che ha visto nascere, secondo quel che scriveva Bauman, il ‘secondo’ femminismo liberaleggiante stiamo uscendo [29], dunque oggi possiamo finalmente rivedere i nostri passi (di tutti) riconoscendo con il senno del poi il sentiero percorso.

Oggi dobbiamo riconoscere, anche se può far male, che uno degli spiriti incorporati nei movimenti di autoespressione, di liberazione, di self-help, di rivendicazione dei diritti, che sono usciti dalla crisi terminale del socialismo (dunque negli anni 60 e 70), e ciò non in riferimento solo al femminismo tutto, ma a tutti i movimenti, lo possiamo riconoscere come liberale. Possiamo vedere meglio come essi partecipino dello spirito del tempo, ovvero dell'individualismo, dell'emergere di una società edonista e dedita al consumo, che valorizza il desiderio più che il dovere e il legame sociale. Possiamo prestare occhio alla sincronia con la quale, in particolare per chi lo ha vissuto, mentre il più largo movimento dei lavoratori subiva sconfitte decisive, e scontava riallineamenti e veri e propri tradimenti, le energie di tante e tanti generose/i compagne e compagni si sono rivolte a battaglie di modernizzazione rivolte contro strutture oppressive che lo stesso capitalismo post-fordista, fondato sull'informazione, rendeva obsolete

Il libro di Marchi ha questo grande merito, anche con qualche asprezza qua e lì: mette sotto lo sguardo simmetrie evidenti (ripeto, non specifiche del movimento femminista), in particolare nel susseguirsi del tempo e degli eventi, tra il sorgere ed affermarsi di alcuni discorsi e movimenti e la progressiva cattura nell'alveo di un discorso del 'politicamente corretto' che è riconoscibile fondamentalmente come discorso liberale [30]

Piano piano, in altre parole, abbiamo perso di vista, in favore di linee di frattura identitarie, le più varie, quello che è l'ordinatore essenziale della nostra società: il capitalismo.

E abbiamo continuato a guardarlo con occhi vecchi, senza capire che questo, cambiando, aveva ora bisogno proprio dei discorsi che andavamo a fare.

Se si guarda in questo modo, con questo sguardo, fratellanza e sorellanza sono parenti. Siamo proprio tutti dalla stessa parte nella lotta che conta: quella contro la disumanizzazione che il capitale, nella sua essenza astratto ed indifferente, porta nelle nostre vite.

Tutte.



NOTE

[1] - La formula, di grande successo, è usata da Marchi con espresso riferimento, una delle poche citazioni dirette di un libro con taglio giustamente giornalistico a Zygmunt Bauman.
[2] - Uso questo termine, come l’autore, entro la tradizione marxista, per una lettura entro la tradizione francofortese, ma rivitalizzante alcuni temi originari si può leggere il bel libro di Rahel Jaeggi, “Forme di vita e capitalismo”, che costruisce un interessante e pertinente concetto di “critica immanente” secondo una riformulazione pragmatista del modello hegeliano della ‘negazione determinata’. Secondo il suo punto bisogna riconoscere che il tipo di vita che la forma capitalista (nel quale il “lavoro astratto” è separato e scambiato nel libero mercato, determinando un tipico rapporto con il mondo e con se stessi, insomma una specifica “persona” funzionale) determina una vita “in senso lato brutta o alienata; impoverita, senza senso o vuota” (p.111). Forme di questa critica sono la “reificazione” (Versachlichung), l’impoverimento qualitativo delle relazioni vitali, già diagnosticato da Sombart in “Il capitalismo moderno” e da George Simmel in “Filosofia del denaro”. Mercificazione, mercatizzazione, strumentalità, avidità istituzionalizzata, e dinamismo sono facce della medaglia. Si può leggere Benjamin nel frammento “Il capitalismo come religione, o Mauss in “L’economia del dono”, o “La nozione di persona”, o Sahlins in “Un grosso sbaglio”. Come dice la Jaeggi: “il fatto di concepire le cose come alienabili, intercambiabili e sostituibili con altri beni (e rispetto al medium comune del denaro) genera una concezione assai peculiare degli oggetti, delle relazioni e delle capacità” (p.113).
[3] - Il capitale, forma astratta del valore per eccellenza, è una contraddizione in se stesso. Da una parte è agente potentissimo di modernizzazione e dissoluzione delle forme tradizionali non più idonee alla sua costante autovalorizzazione, al suo “movimento automatico”. Nel farlo determina il predominio delle ‘cose morte’ (del ‘lavoro morto’) sulla vita (sul ‘lavoro vivo’), e ottiene l’affrancamento dai vincoli e dalle strettezze dell’uomo tradizionale, dalla gerarchia e anche quindi dal patriarcato, dagli ordini tradizionali, al prezzo di rendere l’uomo  oggetto/soggetto astratto ed in lotta permanente, fondato interamente su quella socializzazione non socievole propria del liberalesimo e del suo “potenziale di barbarie”. Senza ricadere in una assurda (e questa sì accusabile dal punto di vista femminista) trasfigurazione romantica di società precapitaliste, fondate su ordine e gerarchia, bisogna riconoscere che nel capitalismo, e nella società contemporanea, la barbarie si fa strutturale ed è riprodotta non tanto da antiche strutture fossili, residualmente presenti, quanto dalla concorrenza cieca dei mercati e dalla razionalità della gestione di impresa resa da questi necessaria. È in effetti solo la conseguenza ultima della concorrenza universale e permanente e della ubiquità dei rischi e dei legami che creano. Qualunque “libertà” è vuota e produttrice di “falsa coscienza” se manca dei mezzi per esprimersi. Era, in sostanza, anche la critica alla ‘mutazione antropologica’ connessa con l’espansione del consumismo nei ceti popolari durante gli anni settanta di Pasolini.
[4] - Il termine rinvia a Pietro Barcellona.
[5] - Anche se concentrato sul tema del multiculturalismo, per una trattazione del “politicamente corretto”, si può leggere Johnathan Friedman, “Politicamente corretto”, mentre per una lettura storico-politica, Mark Lilla, “L’identità non è di sinistra”.
[6] - Per la tradizione marxista la ‘falsa coscienza’ è una rappresentazione falsa di cui chi la produce non ha consapevolezza. Non comprende le forze motrici che spingono il suo pensiero.
[7] - Zygmunt Bauman, “Vite che non possiamo permetterci”, p.49.
[8] - Non è certamente l’unica, si veda ad esempio Nancy Fraser, “Modaiolo e neoliberista: il femminismo ci ha tradite”, o la stessa in “Come il femminismo divenne ancella del capitalismo”, nel quale individua tre specifiche dimensioni nelle quali il femminismo ha funzionato nella direzione di sostenere la trasformazione neoliberale. Si può anche vedere l’articolo di Carlo Formenti “Contro il femminismo di regime”, nel quale vengono criticate sia la posizione di “cattivo universalismo” del femminismo liberale, sia quella di “cattivo relativismo” dei gender studies. Il primo ha semplicemente slittato la posizione della classe operaia come ‘soggetto rivoluzionario’, del marxismo ingenuo, nel genere femminile, chiamato a salvare l’umanità tutta. La seconda posizione estremizza l’individualismo, secondo la linea indicata da Giddens. Formenti predilige posizioni come quella della Fraser, o di “Non una di meno” che, a suo parere, riattivano la vocazione anticapitalista del femminismo prima maniera. A questa posizione Fabrizio Marchi risponde in “Il femminismo è solo uno”.
[9] - Sotto questo profilo il nuovo movimento femminista (in realtà un insieme eterogeneo di movimenti di varia ispirazione) negli USA degli anni sessanta, è sincrono con il boom economico e la crescita della società dei consumi con il suo spirito libertario e la liberazione del desiderio. Quindi in Italia arriva negli anni settanta finali, quando il movimento dei lavoratori subisce sconfitte decisive, ma molteplici battaglie di modernizzazione dalle oppressive strutture tradizionali prendono il largo.
[10] - Dunque “in un universo sociale post-tradizionale, organizzato riflessivamente, permeato da sistemi astratti, e nel quale la riorganizzazione di tempo e spazio ricollega il locale con il globale, il sé subisce una grande trasformazione”, si determina sul terreno esistenziale della vita una linea di sviluppo auto-referenziale, soggetta alla possibilità e necessità della scelta (dunque del rischio). Cfr, Anthony Giddens, “Identità e società moderna”, p.105.
[11] - Si veda, Ronald Inglehart, “La società postmoderna”, in particolare tabella p.117 e implicazioni politiche p.309 e seg.
[12] - Per una lettura complessiva si veda “Pier Paolo Pasolini”.
[13] - Pier Paolo Pasolini, “Scritti corsari”, p. 23
[14] - Ivi, p. 40
[15] - Ivi, p.41
[16] - E, ovviamente, va fatto passare. Ma questa sarebbe una “questione femminile”, come nel caso del primo femminismo, quello della figlia di Marx, che non metteva in questione la separazione di classe che la divideva da una grande signora londinese, non pensava di avere gli stessi interessi fondamentali. Al massimo dalla signora poteva andare a servizio, dentro una struttura gerarchica indicata dal capitale e non dal sesso.
[17] - Cfr. sessismo e interclassismo, pag. 33; femminismo e capitalismo p. 232; femminismo e diritti civili, p. 236; femminismo della differenza, p. 315; genderismo, p.332.
[18] - A pag. 160.
[19] - A pag. 184.
[20] - A pag. migrazioni e depistaggi p. 87-9; come affrontarla, p. 94.
[21] - A pag. 129 e 261, su questo meccanismo di base vedi anche Friedman, op.cit.
[22] - Vedi: struttura e sovrastruttura, p.222; identificazione nel lavoro p. 289; forza bruta, p. 336, 350; psichico come fattore produttivo, p.45.
[23] - Anche se con grandi differenze che vanno comprese e rispettate.
[24] - Come quelli che raccolgono l'eredità, già problematica, del Pci-Pds-Ds, del Psi e della Dc, fondendoli malamente in un progetto nato tardi ed esplicitamente interclassista e centrista.
[25] - Come i Verdi.
[26] - Rifondazione Comunista.
[27] - Sinistra Ecologia e Libertà.
[28] - La galassia dei centri sociali.
[29] - Il liberalesimo sta mostrando con evidenza che la liberazione promessa è veicolo di oppressione a causa del potere astratto, asessuato, e dissolvente del capitale che libera esattamente da ogni particolarismo e da ogni socializzazione.
[30] - Per questa distinzione si può utilmente vedere anche le opere di Jean-Claude Michéa, in particolare “I misteri della sinistra”, “Il nostro comune nemico”, “Il vicolo cieco dell’economia”.

Continua »

Print Friendly and PDF

LA PAGINA FACEBOOK DEL MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE - P101

LA PAGINA FACEBOOK DI SOLLEVAZIONE

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (863) euro (755) crisi (632) economia (593) sinistra (519) finanza (279) teoria politica (250) M5S (243) Movimento Popolare di Liberazione (243) grecia (241) sfascio politico (235) elezioni (227) P101 (226) resistenza (225) Leonardo Mazzei (221) banche (209) imperialismo (208) internazionale (202) sovranità nazionale (196) Moreno Pasquinelli (194) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Governo giallo-verde (166) Syriza (153) Tsipras (146) Matteo Renzi (128) debito pubblico (127) antimperialismo (117) marxismo (111) spagna (109) sovranità monetaria (108) PD (107) programma 101 (107) piemme (106) democrazia (105) destra (104) immigrazione (103) costituzione (101) sollevazione (100) Francia (97) filosofia (96) neoliberismo (95) Grillo (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) Stefano Fassina (87) populismo (87) islam (85) Germania (84) Emiliano Brancaccio (80) austerità (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Alberto Bagnai (77) Stati Uniti D'America (75) bce (75) referendum costituzionale 2016 (74) Carlo Formenti (73) sindacato (73) Mario Monti (71) sinistra anti-nazionale (71) capitalismo (70) Podemos (66) guerra (66) Matteo Salvini (65) Libia (63) capitalismo casinò (61) Sergio Cesaratto (60) CLN (59) Medio oriente (59) Rivoluzione Democratica (59) globalizzazione (59) rifondazione (58) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) immigrati (57) Sicilia (56) bancocrazia (56) Siria (55) geopolitica (55) Sandokan (54) Alexis Tsipras (52) Legge di Bilancio (52) referendum (52) Lega Nord (51) cinque stelle (51) socialismo (51) Pablo Iglesias (50) sovranismo (50) Movimento dei forconi (49) fiat (49) neofascismo (49) sovranità popolare (49) Alitalia (48) Lega (48) legge elettorale (48) campo antimperialista (47) sinistra sovranista (47) immigrazione sostenibile (46) Nichi Vendola (45) Russia (45) renzismo (45) Beppe Grillo (44) Troika (44) moneta (44) Emmezeta (43) astensionismo (43) inchiesta (43) Yanis Varoufakis (42) solidarietà (42) brexit (41) Luciano Barra Caracciolo (40) Diego Fusaro (39) Fiorenzo Fraioli (38) Manolo Monereo (38) Mimmo Porcaro (38) liberismo (38) proteste operaie (38) Ugo Boghetta (37) italicum (37) sionismo (37) Mario Draghi (36) Giorgio Cremaschi (35) Marine Le Pen (35) fiscal compact (35) palestina (35) III. Forum internazionale no-euro (34) egitto (34) 9 dicembre (33) Israele (33) Ucraina (33) azione (33) patriottismo (33) uscita di sinistra dall'euro (33) ISIS (32) Karl Marx (32) Luigi Di Maio (32) default (32) fiom (32) populismo di sinistra (32) Forum europeo 2016 (31) Merkel (31) Sel (31) governo Renzi (31) nazione (31) unità anticapitalisa (31) uscita dall'euro (31) Def (29) eurostop (28) napolitano (28) xenofobia (28) Assemblea di Chianciano terme (27) Nello de Bellis (27) islamofobia (27) menzogne di stato (27) catalogna (26) scienza (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Donald Trump (25) Fabio Frati (25) Forum europeo (25) ecologia (25) elezioni siciliane 2017 (25) nazionalismi (25) nazionalizzazione (25) sinistra patriottica (25) Europa (24) Aldo Giannuli (23) Quantitative easing (23) Stato di diritto (23) USA (23) finanziarizzazione (23) ora-costituente (23) storia (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Lavoro (22) scuola (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Roma (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) emigrazione (21) etica (21) razzismo (21) religione (21) repressione (21) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Movimento 5 Stelle (20) Nato (20) antifascismo (20) keynes (20) melenchon (20) nazionalismo (20) Norberto Fragiacomo (19) Putin (19) Regno Unito (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) Vladimiro Giacchè (19) cina (19) fronte popolare (19) gilet gialli (19) iraq (19) Izquierda Unida (18) Mariano Ferro (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) pace (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Emmanuel Macron (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) Venezuela (17) coordinamento no-euro europeo (17) euro-germania (17) iran (17) tecnoscienza (17) Donbass (16) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Jacques Sapir (16) Marco Mori (16) Prc (16) Tonguessy (16) ballottaggi (16) piano B (16) vendola (16) Cremaschi (15) International no euro forum (15) Luciano B. Caracciolo (15) Paolo Savona (15) Renzi (15) ambiente (15) casa pound (15) indipendenza (15) internazionalismo (15) internet (15) lotta di classe (15) piattaforma eurostop (15) umbria (15) 15 ottobre (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Mauro Pasquinelli (14) Monte dei Paschi (14) Stato Islamico (14) Vincenzo Baldassarri (14) appello (14) comunismo (14) cosmopolitismo (14) media (14) obama (14) salerno (14) sciopero (14) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) MMT (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) acciaierie Terni (13) complottismo (13) diritto (13) disoccupazione (13) finanziaria (13) tasse (13) Alfredo D'Attorre (12) Alitalia all'Italia (12) D'alema (12) Daniela Di Marco (12) Forum europeo 2015 (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Reddito di cittadinanza (12) Salvini (12) Sergio Mattarella (12) Turchia (12) chiesa (12) decreto salva-banche (12) keynesismo (12) potere al popolo (12) privatizzazioni (12) senso comune (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Comitato centrale P101 (11) De Magistris (11) Domenico Moro (11) Esm (11) Foligno (11) Gennaro Zezza (11) Wilhelm Langthaler (11) corruzione (11) cultura (11) de-globalizzazione (11) fascismo (11) iniziative (11) ordoliberismo (11) salari (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) unione bancaria (11) vaccini (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Dicotomia (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) France Insoumise (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Portogallo (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) analisi politica (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) europeismo (10) golpe (10) manifestazione (10) povertà (10) presidenzialismo (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Bernie Sanders (9) Campagna eurostop (9) Carl Schmitt (9) Costas Lapavitsas (9) Diritti Sociali (9) Fausto Bertinotti (9) Forconi (9) Giulietto Chiesa (9) Ilva (9) Paolo Ferrero (9) Papa Francesco (9) Stato nazione (9) Stefano D'Andrea (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) deficit (9) facebook (9) islanda (9) istruzione (9) necrologi (9) nucleare (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) Aldo Zanchetta (8) Alessandro Di Battista (8) Alessandro Visalli (8) Argentina (8) CGIL (8) Claudio Borghi (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Draghi (8) Erdogan (8) Genova (8) George Soros (8) Goracci (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) M. Micaela Bartolucci (8) Mirafiori (8) Stato (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) classi sociali (8) cosmo-internazionalismo (8) crisi di governo (8) debitocrazia (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) fisco (8) grexit (8) il pedante (8) inflazione (8) liberalismo (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) no tav (8) nuovo movimento politico (8) proteste (8) questione nazionale (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) sociologia (8) svalutazione (8) taranto (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) Alternative für Deutschland (7) Antonio Rinaldi (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Eos (7) Franz Altomare (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Joseph Stiglitz (7) Landini (7) Lenin (7) MMT. Barnard (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Movimento pastori sardi (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Pardem (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Ttip (7) agricoltura (7) anarchismo (7) confederazione (7) derivati (7) destra non euro (7) eurocrack (7) incontri (7) medicina (7) nazismo (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) spread (7) tecnologie (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Dino Greco (6) Eugenio Scalfari (6) Flat tax (6) Fratelli d'Italia (6) Frédéric Lordon (6) Gaza (6) Giancarlo D'Andrea (6) Gran Bretagna (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Massimo Bontempelli (6) Mattarella (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Titoli di stato (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) autodeterminazione dei popoli (6) automazione (6) beni comuni (6) bipolarismo (6) governo Gentiloni (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) magistratura (6) migranti (6) moneta fiscale (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) questione femminile (6) regionalismo (6) rivolta (6) suicidi (6) suicidi economici (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) Alessandro Chiavacci (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Dario Guarascio (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Bartolomei (5) Franco Busalacchi (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Kirchner (5) Luca Massimo Climati (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) Marcello Teti (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pcl (5) Regioni autonome (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Seconda Assemblea P101 (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) bankitalia (5) brasile (5) califfato (5) camusso (5) cuba (5) debitori (5) di Pietro (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fabrizio Marchi (5) femminismo (5) giovani (5) governo (5) ideologia (5) il manifesto (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) mediterraneo (5) pensioni (5) pomigliano (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) risorgimento (5) salvinismo (5) tecnica (5) tremonti (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Angelo Panebianco (4) Anna Falcone (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carlo Galli (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Decreto Dignità (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) GIAPPONE (4) Giorgetti (4) Giorgia Meloni (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giuseppe Mazzini (4) Imu (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Jeremy Corbyn (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Macron (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Marx (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Papa Bergoglio (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Toni negri (4) Trump (4) Tyssenkrupp (4) Varoufakis (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) Yemen (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) anarchici (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) carceri (4) cinema (4) cipro (4) coalizione sociale (4) confindustria (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) decreto vaccini (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donna (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni europee 2019 (4) elezioni siciliane 2012 (4) famiglia (4) filo rosso (4) fratelli musulmani (4) giovanni Tria (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) presidente della repubblica (4) protezionismo (4) regionalismo differenziato (4) risparmio (4) sanità (4) saviano (4) seminario (4) sovranità (4) spending review (4) spesa pubblica (4) transizione al socialismo (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) wikileaks (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) America latina (3) Antonio Amoroso (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Bazaar (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Deutsche Bank (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Ernest Vardanean (3) Eros Cococcetta (3) F.f (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Federico Fubini (3) Felice Floris (3) Filippo Abbate (3) Francesco Salistrari (3) Fronte Sovranista Italiano (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) HELICOPTER MONEY (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Incontro di Roma (3) Jens Weidmann (3) Joël Perichaud (3) Jugoslavia (3) Karl Polany (3) Leonardo Mazzzei (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Luciano Canfora (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Martin Heidegger (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Paolo Becchi (3) Patrizia Badii (3) Pci (3) Pedro Montes (3) Pier Paolo Dal Monte (3) Poroshenko (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Six Pack (3) Thomas Fazi (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) Visco (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) forza nuova (3) giornalismo (3) il fatto quotidiano (3) indignati (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge del valore (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) partito democratico (3) primarie (3) psicanalisi (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sardegna (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranismi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) statizzazione banche (3) takfir (3) tassisti (3) trattati europei (3) tv (3) unità nazionale (3) università (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Ahmadinejad (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonella Stirati (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Antonio Gramsci (2) Arabia saudita (2) Arditi del Popolo (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Benetton (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Diosdado Toledano (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emiliano Gioia (2) Ernesto Galli Della Loggia (2) Ernesto Laclau (2) Ettore Livini (2) Eurasia (2) F.List (2) Fabio Nobile (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Fratoianni (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giulio Sapelli (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Grossi (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hezbollah (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) MES (2) MPL (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Pippo Civati (2) Pkk (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Scenari Economici (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stavros Mavroudeas (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Valerio Bruschini (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antisemitismo (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) biotecnocrazia (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) curdi (2) debito (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) elezioni comunali 2015 (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) euroasiatismo (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) giustizia (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) inceneritori (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) olocausto (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) petrolio (2) poste (2) poste italiane (2) precarietà (2) prescrizione (2) procedura d'infrazione (2) proporzionale (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) sciopero generale (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) social media (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) tasso di cambio (2) terza assemblea P101 (2) terzo polo (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Somma (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Armando Mattioli (1) Armando Siri (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Assange (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Blockchain (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo Clericetti (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Conte (1) Coord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davos (1) De Masi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emilia-Romagna (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Enzo Pennetta (1) Erasmo vecchio (1) Eric Toussaint (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federal reserve (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Gentile (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Bonali (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) Ivan Cavicchi (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kurdistan (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rizzo (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo D'Antoni (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito comunista (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piemonte (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rinascita (1) Rino Formica (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosatellum (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Severgnini (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Drago (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) VOX (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antispecismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chiesa ortodossa (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) embraco (1) enav (1) enrico Corradini (1) estremismo (1) eurexit (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) foibe (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) futuro collettivo (1) gender (1) genere (1) giacobinismo (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) militarismo (1) minibot (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) monetarismo (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no vax (1) nobel (1) non una di meno (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) omosessualità (1) ong (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) parlamento europeo (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito umanista (1) patria (1) pecchioli luigi (1) peronismo (1) personalismo (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piigs (1) politicamente corretto (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) province (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) quota 100 (1) rappresentanza (1) recensioni (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinistra transgenica (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) stress test (1) studenti (1) sud (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) teologia (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) tortura (1) transfemminismo (1) transgender (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)