3 febbraio
Ricordate l'enfasi con cui i media presentavano la tecnica dell'estrazione di gas estratto tramite perforazione delle rocce nel sottosuolo (shale gas fracking)?
E' esattamente quanto sta accadendo al settore del petrolio e del gas: la classica crisi di sovrapproduzione —quella che nei manuali di economia viene descritta come offerta in eccesso rispetto alla domanda.
* Shale gas, è giunta l'ora dello scoppio della bolla. Economia e Finanza del 31 gennaio
Ricordate l'enfasi con cui i media presentavano la tecnica dell'estrazione di gas estratto tramite perforazione delle rocce nel sottosuolo (shale gas fracking)?
Si sosteneva che questa tecnica "avrebbe rivoluzionato il mercato mondiale", che era un fulgido esempio delle magnifiche sorti e progressive del sempiterno capitalismo, anzitutto di quello a stelle e strisce.
A pochi anni di distanza il settore è vittima di una gigantesca bolla, dello stesso tipo di quella che nel 2007 sconvolse il settore immobiliare USA (nota come bolla dei subprime).
Il crollo del prezzo del petrolio da 110 a meno di 50 dollari al barile (che ha trascinato con sé le quotazioni del gas) ha determinato fallimenti a catena delle aziende produttrici e dei creditori, con conseguente licenziamento degli addetti.
Questa vicenda, l'ultima in ordine di tempo, mette in evidenza (senza considerare i danni irreparabili all'ecosistema) la principale e irrazionale caratteristica del sistema capitalistico.
Essendo la molla della produzione la caccia al profitto, accade che gli investimenti si spostino massicciamente nei settori più redditizi, con ciò determinando un aumento della capacità produttiva (offerta). Questa è la prima fase.
Poi sopraggiungere la seconda. Quegli investimenti per produrre quella data merce, erano appunto avvenuti in base al prezzo di mercato altamente remunerativo del momento, quando la domanda era superiore all'offerta. Ma l'aumento della capacità produttiva, quindi l'arrivo sul mercato di una maggiore quantità della merce in questione, produce giocoforza la diminuzione (il crollo come in questo caso) del suo prezzo, al punto che esso non può remunerare i costi di produzione ed il saggio di profitto.

Sottolineiamo poi la peculiarità di questa crisi di sovrapproduzione (bolla) del settore energetico. Marx e i classici analizzarono le crisi di sovrapproduzione in ambiente di concorrenza e libero mercato. Oggi siamo in presenza di un mercato oligopolistico in cui un pugno di colossi gestiscono produzione, scambio e distribuzione di petrolio e gas. La concorrenza non solo non è abolita, è ingigantita, e gli effetti possono essere ancor più devastanti. Se teniamo conto che dietro a questi colossi stanno gli Stati, la vicenda non è solo meramente economica ma geopolitica.
La decisione dei paesi OPEC, Arabia Saudita in testa, di non diminuire ma aumentare la loro produzione, ha causato il crollo del prezzo di petrolio e gas, ciò che ha messo fuorigioco l'industria di shale gas nordamericana (ma anche in grande sofferenza la Russia putiniana)
Come sottolinea Luca Pagni:*
«Dopo essere stato il fenomeno che ha contribuito a sostenere la ripresa economica degli Stati Uniti, garantendo indipendenza dalle importazioni e energia elettrica in quantità a basso prezzo, il gas e il petrolio estratto dalla roccia stanno provocando non pochi problemi al sistema finanziario. Fallimenti, licenziamenti, bancarotte e una montagna di crediti inesigibili sono all'ordine del giorno.
Il grande balzo dello shale gas negli Usa: le principali aziende
Con il petrolio a prezzi così bassi, giacimenti di shale gas nati per essere vantaggiosi con le quotazioni del barile attorno ai 90-100 dollari sono diventati improvvisamente un costo non più sostenibile. Soprattutto tenendo conto che la maggior parte dei costi di estrazione e produzione dei pozzi erano garantiti da prestiti concessi in grande quantità e con una leva che in alcuni casi raggiungeva il 90 per cento del totale. In sostanza, la stessa cosa accaduta negli anni del boom immobiliare con i mutui concessi senza garanzie alcune.
Detto in altri termini, con il crollo del greggio, in alcuni casi i costi sono aumentati del 100 per cento, perché i giacimenti hanno fermato la produzione e non c'era più la materia prima estratta per coprire le spese del debito».
* Shale gas, è giunta l'ora dello scoppio della bolla. Economia e Finanza del 31 gennaio

