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mercoledì 11 dicembre 2019

MES: COME STANNO DAVVERO LE COSE di Luciano Barra Caracciolo

[ mercoledì 11 dicembre 2019 ]

Questa mattina il Presidente del Consiglio Conte ha esposto alla Camera le ragioni per cui occorre ratificare il MES. 
Non avevamo dubbi che, alla fine, le quattro forze che compongono il suo traballante governo avrebbero, come si dice, "trovato la quadra", ovvero capitolato all'eurocrazia.
Torneremo sulla serie di sfrontate bugie inanellate da Conte per sostenere che il MES non sarebbe una minaccia per l'Italia.
Tanto più doveroso è ascoltare le serissime e incontrovertibili considerazioni avverse che l'amico Luciano Barra Caracciolo ha esposto in audizione lunedì scorso alle Commissioni riunite di Camera e Senato. 
In coda le sue supplementari precisazioni.





NOTE A MARGINE DELL'AUDIZIONE

ALCUNI ASPETTI DELLA RIFORMA ESM RIMASTI "INESPLORATI"


1. Qui sopra trovate il filmato del mio intervento in audizione alla Camera, presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche europee.
A rafforzamento di quanto esposto in quella sede, e che per ragioni di brevità del tempo a disposizione ho dovuto contenere, vorrei aggiungere un altro serio elemento di riflessione.

2. Sappiamo già che l'Italia, — pur essendo contribuente a pieno titolo (il 3°), e pur non essendo in alcun modo giuridicamente obbligata a riformare il Trattato, tranne che ne ricavi un vantaggio apprezzabile ai sensi dell'art.11 Cost. —, è esclusa dall'ammissione alla Linea "precauzionale" e potrebbe accedere solo alla linea di credito "a condizioni rafforzate". Quella che comporta le condizionalità più pesanti ed alla quale, nessuno Stato vorrebbe ricorrere mai.
Quest'ultima linea "enhanced" è prevista dall'art.13, paragrafo 3, nuovo testo riformato (qui tradotto in italiano), e che prevede un protocollo d'intesa col MES, preparato dal suo direttore generale, e che indica le "modalità e condizioni finanziarie", e, soprattutto, "la scelta degli strumenti". Tale ultima dizione sta a indicare che il potere di scelta, cioè l'ampia e difficilmente sindacabile (da parte di una paese che incontra, secondo il MES, una tale "gravità delle carenze da colmare", da essere ritenuto "privo di fondamentali economici solidi" e suscettibile di "subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo", art.14, par.1, prima parte) discrezionalità del MES, si estende a una pluralità di strumenti finanziari.

3. Questi strumenti sono evidentemente consequenziali al tipo di valutazione in sede di intervento su "domanda di sostegno" - che, come abbiamo sempre visto (qui p.5 e qui, p.7), è diversa dall'accertamento macroeconomico esteso alla sostenibilità del debito pubblico effettuata a livello preparatorio, cioè preventivo e generalizzato effettuabile dal MES in base alla parte aggiunta dalla riforma all'art.3, par.1 -, che riguardano tra l'altro (art.13, par.1, lettera b), "la sostenibilità del debito pubblico e la capacità di rimborso del sostegno alla stabilità..." (il sostegno alla stabilità è il nome dato al credito in questa disposizione, ma, dall'intera riforma, e comunque, dagli art.13 e 14 è locuzione che si estende a tutte le condizionalità che accompagnano le linee di credito e che, appunto, darebbero "sostegno" con prescrizioni sulle politiche economiche e fiscali che vanno, per definizione, ben oltre l'assistenza finanziaria).

4. L'intero "dispositivo di assistenza finanziaria", nel caso non riguardi una linea di credito condizionale precauzionale, dunque, può ben condurre alla famosa imposizione della ristrutturazione del debito pubblico del paese "istante", visto che, nel complesso, si tratterebbe per definizione di uno Stato-membro la cui situazione è ritenuta "grave" e che farebbe dubitare della sua capacità di rimborso del sostegno-credito (che rimane comunque derivante, in una parte consistente, dalla capitalizzazione iniziale effettuata dallo stesso Stato).
Ciò non è (più) esplicitamente enunziato, neanche nei "considerando iniziali" su nuovi poteri tipizzati del MES e sua cooperazione con la Commissione, la BCE e il FMI (v. in particolare 5A, 5B e 9A) e figura, in compenso, come ratio delle single limb CACs, cioè "a maggioranza singola".
Quindi queste clausole concedono ai privati creditori degli Stati, non al MES, il potere di imporre la ristrutturazione dell'intero debito pubblico e non di singole tipologie di titoli, e sono introducende dal 10 gennaio 2023.
E quindi, sia detto per inciso ma non secondariamente, dopo un anno circa dalla entrata in vigore dell'operatività del completo recepimento, in sede Ue, di Basilea 3(4), v. qui p.6, essendone prevista le full implementation dal 1° gennaio 2022. Cioè, - nonostante le attuali bozze di regolazione Ue consentano di provvedere alle complessive ricapitalizzazioni derivanti da Basilea 3(4) entro il 2027 -, le CACs single limb entreranno in vigore dopo un anno dalla full implementation di Basilea, con le previsioni statali recettive. Dunque, le nuove CACs paiono oggettivamente volte a consentire, ai creditori degli Stati, di vedere come si avviano le ricapitalizzazioni e che prospettive, imminenti, di intervento dei vari Stati in tal senso, si siano nel frattempo manifestate.

5. A questo punto, sempre a parziale approfondimento delle nuove disposizioni, mi pare utile riportarvene per esteso una che, almeno in Italia, è sfuggita ad ogni discussione (non è l'unica: tra l'altro, ci sarebbe anche il considerando (7), ma magari ne parleremo in altra occasione...forse). Si tratta dell'art.14, par.1, secondo periodo che così recita (è in neretto nel testo tradotto dal Sole24ore, e evidenzio la parte più "singolare"):

Assistenza finanziaria precauzionale del MES

1. Gli strumenti di assistenza finanziaria precauzionale del MES offrono sostegno ai membri del MES con fondamentali economici solidi che potrebbero subire gli effetti negativi di shock al di fuori del loro controllo. Il consiglio dei governatori può decidere di concedere al membro del MES che presenta un debito pubblico sostenibile assistenza finanziaria precauzionale sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di linea di credito soggetta a condizioni rafforzate ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, purché siano soddisfatti i criteri di ammissibilità applicabili a ciascun tipo di tale assistenza stabiliti nell'allegato III.
Il consiglio dei governatori può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili.


5.1. Questa disposizione, per qualunque interprete dotato di normali strumenti di comprensione, non necessariamente quelli tecnico-giuridici più complessi, ha un significato ben preciso:

a) nel combinato disposto letterale del sistema normativo, quando si arriva, nella prima parte del par.1, a definire nella sua essenzialità, il parametro di discrezionalità del MES, lo si riduce a 1 (dai 3 dell'art.13): la sostenibilità del debito (pare invece incomprensibile, e frutto di mancato corretto coordinamento interno, il rinvio all'art.12, par.1, che riguarda tutt'altra materia);

b) da ciò deriva che l'enfasi "informatrice" unificante delle linee di credito condizionali è incentrata su tale sostenibilità, che è d'altra parte, ben definita proprio nell'allegato III "un benchmark del debito che consista di un rapporto del complessivo debito pubblico rispetto al PIL sotto il 60% o in una riduzione del differenziale rispetto al 60%, nei precedenti due anni, a un tasso medio di un ventesimo per ciascun anno".

c) la previsione dell'art.14, par.1, sulla linea a condizioni rafforzate, per effetto di questa priorità normativamente espressa come "autosufficiente", data alla valutazione di sostenibilità del DP, dunque, una volta coordinatolo con i criteri di ammissione dell'Allegato III, porta a concludere che il fondo possa concederla solo rendendo sostenibile ciò che, normativamente, sostenibile non è. Cioè "condizionando" il paese istante alla ristrutturazione. Tutto ciò è disseminato in molte previsioni sparse e in una serie di rinvii piuttosto macchinosi, ma il senso letterale e logico finale questo è.

7. Ma c'è un altro aspetto del par.1 in questione di grande rilevanza: il consiglio dei governatori, abbiamo visto, può "può decidere di variare i criteri di ammissibilità applicabili all'assistenza finanziaria precauzionale del MES, e modificare di conseguenza l'allegato III. La modifica entra in vigore dopo che i membri del MES hanno notificato al depositario l'avvenuto completamento delle procedure nazionali applicabili".
Ciò implica che, già nel testo attuale, poiché l'oggetto e lo scopo del trattato sono soprattutto da ricondurre alle linee di credito condizionali, - cioè alla pretesa funzione di pseudo-lender of last resort, che ha giustificato l'istituzione del fondo e la sua qualificazione come "di stabilità" -, il contenuto più importante del trattato, a cui si vincolano gli Stati, è variabile, riformabile, mutabile, cambiabile, con una semplice deliberazione del consiglio dei governatori. 
Il passaggio per l'Eurogruppo e per il Consiglio-summit eurozona, pare soppresso, e con esso, la sottoposizione dello ius variandi della parte fondamentale del trattato, ai ministri delle finanze e ai capi di di governo. 
Gli Stati sarebbero solo chiamati a "completare le procedure nazionali applicabili".
Queste ultime non sono espressamente dette "ratifiche", e cioè tendenzialmente, autorizzazioni conferite con voto dei parlamenti nazionali. 
Si può anche ipotizzare che, facendo passare la riforma dei criteri di ammissibilità all'assistenza finanziaria come modifiche tecniche e non impattanti (formalmente e in prospettazione) sulle finanze pubbliche, ad esempio secondo prassi molto diffuse in Italia, sia assunta come una modifica equiparata a un accordo in forma semplificata in cui la ratifica si limita all'approvazione del ministro competente, senza alcun passaggio parlamentare.

8. Si avrebbe una modificabilità della parte più importante dell'accordo intergovernativo mediante deliberazione dello stesso "ente" creato dal Trattato-accordo, e quindi potendo tale organo, sicuramente "esecutivo" (nel quadro delle Istituzioni Ue), crearsi la propria "independent self-regulation".
Questo è quindi un potere di rimodulare, in qualsiasi momento lo si ritenga opportuno, i parametri normativi della più incisiva discrezionalità "provvedimentale", che dovrà poi esercitare un organo-ente appartenente all'Esecutivo, ma indipendente, in definitiva, e per Statuto, dalla stessa Commissione.
E in questa indipendenza regolatoria, di livello politico per la natura degli interessi inevitabilmente incisi, il board ESM potrà inasprire i criteri di ammissibilità al credito, proprio per la linea precauzionale; dettando, per inevitabile induzione, la ulteriore restrizione dei criteri per la condizionalità "rafforzata", che fonda i suoi presupposti, - nell'oggettiva costruzione giuridica della riforma -, proprio nell'area esterna a quella della "mera" condizionalità precauzionale: spostando i confini di quest'ultima si restringono inevitabilmente i presupposti della "rafforzata" (enhanced).

E questi sono solo alcuni dei problemi interpretativi e applicativi suscitati dalla lettura (attenta) del testo.

* Fonte: orizzonte48

domenica 7 aprile 2019

ALLE PORTE DEL DISASTRO NAZIONALE di Luciano Barra Caracciolo

[ 7 aprile 2019 ]

Luciano Barra Caracciolo a Firenze qualche giorno fa.
Una lectio davvero magistrale su libero scambismo, globalizzazione, Unione europea, trattati, euro, bail-in, vincolo esterno...
In attesa che l'Unione imploda cosa dovrebbe fare un governo patriottico?






lunedì 17 settembre 2018

L'INFILTRATO di Moreno Pasquinelli

[ 17 settembre 2018 ]

Devo delle sentite e pubbliche scuse agli amici Antonio Maria Rinaldi e Luciano Barra Caracciolo. 

Ieri si è svolto a Foligno un pranzo conviviale  organizzato dalla locale sezione di P101. Non si è trattato di un incontro pubblico, ma di un momento di socialità tra amici selezionati che condividono la speranza che M5s e Lega, diano corpo alla speranza di cambiamento per cui la  maggioranza dei cittadini li ha votati e portati al governo. Antonio e Luciano ci hanno onorato della loro fraterna presenza.

Ahimé abbiamo scoperto che c'era, come si sarebbe detto ai tempi, un infiltrato. L'infiltrato questa mattina ha pubblicato queste righe sulla sua pagina facebook:
«Ieri sono stato ad un pranzo a Foligno dove c’erano Luciano Barra Caracciolo e Antonio M. Rinaldi che hanno commentato la politica economica del governo. Rinaldi ha detto che questo governo continuerà esattamente come il governo precedente mantenendo la stessa politica dell’avanzo primario all’1,5%. In sostanza il suo messaggio è stato: tenetevi questo governo perché altrimenti arriva Cottarelli che raddoppia l’avanzo primario portandolo al 4% del Pil e vi massacra. Luciano BC ha detto che la situazione è caotica e i funzionari sabotano l’azione di governo. Insomma il governo precedente era più chiaro, con questi invece non si sa cosa pensare».
Questo maligno racconto poggia su una bugia spudorata. Né Antonio Maria Rinaldi né Luciano Barra Caracciolo han detto quel che il sicofante gli attribuisce, la cinquantina di amici presenti può confermarlo. Rinaldi ha sostenuto, al contrario, che il governo, in sede di Legge di bilancio, respingendo il diktat dei tecnocrati di Bruxelles, dovrebbe portare il deficit su Pil, almeno, al 2,5% — e ciò come primo passo verso la futura conquista della piena sovranità decisionale per quanto attiene (non solo) alle politiche economiche e di bilancio. La distorsione deliberata del senso dell'impeccabile intervento di Luciano Barra Caracciolo non è meno insincera.

Approfittando di questo mendace racconto tutta una serie di "sovranisti" hanno scatenato oggi, su facebook e twitter, un putiferio: "Ecco! ve l'avevamo detto! Questo è un governo che si metterà in ginocchio. Lo confermano Rinaldi e Barra Caracciolo".

Con questi viandanti del nulla faremo i conti a tempo debito. Intanto chiedo a Stefano Sylos Labini di smentire immediatamente quanto da lui riportato.

La ragione delle mie scuse?  Ho invitato io, al convivio, Antonio e Luciano, assicurando loro che si sarebbero trovati tra amici. E' successo invece che si è infilato un detrattore.

Morale: occorre correggere la massima dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io. Tanto più dati i tempi difficili che si preparano non possiamo permetterci il lusso di delegare niente alla  Provvidenza.





giovedì 19 luglio 2018

NON SOCCOMBERE ORA di Luciano B. Caracciolo

[ 19 luglio 2018 ]


Sabato 14 luglio si è svolta a Foligno, promossa da P101, l'assemblea CE LA FARÀ L'ITALIA? Lavoro, reddito, fisco, diritti sociali. Cosa cambia coi "populisti" al governo. Sala gremita, alta l'attenzione, molti gli interventi dal pubblico. 
Dopo l'introduzione di Moreno Pasquinelli sono intervenuti gli ospiti Antonio Maria Rinaldi e Fabio Dragoni.
Più sotto i link degli interventi.
Causa impegni istituzionali indifferibili (è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) non era presente l'amico Luciano Barra Caracciolo che ha inviato tuttavia i suoi appassionati saluti che pubblichiamo.

- L'Introduzione di Moreno Pasquinelli


*  *  *

NON SOCCOMBERE ORA
di Luciano B. Caracciolo

«Non sono potuto intervenire a causa di un impegno direttamente attinente alle mie nuove funzioni di sottosegretario. Un impegno coincidente, per giornata ed orario, con questo evento a cui, come sempre quando vengo chiamato da P101, avevo aderito con entusiasmo. E quindi sono veramente dispiaciuto di non poterci essere.


In ogni occasione sappiate che mi considero, oltre che portatore di un contributo costruttivo per quanto mi consente il mio ruolo "minore" nel governo, un testimone della coscienza democratica costituzionale che si rapporta, diciamo da "insider", a un momento storico, politico ed economico, eccezionale per il nostro Paese.

In tale ruolo di testimone diretto (non direi "privilegiato"), nel percepire, prendere atto, e registrare, eventi e indizi che indicano l'incerta direzione che sta prendendo il nostro Paese, - consentitemi di chiamarlo Patria, come indica la nostra Costituzione - la mia sfida rimane quella di sempre: comprendere e compartecipare con tutti, nei modi di volta in volta consentitimi, il senso di quella "verità democratica" che i fatti drammatici della vita sociale ed economica italiana offuscano davanti ai nostri stessi occhi.

La democrazia costituzionale vive nel senso della partecipazione di tutto il popolo sovrano ai processi decisionali che lo riguardano.
E' l'eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini, garantita dall'obbligo di intervento attivo dello Stato, prevista dall'art.3, comma 2, della Costituzione a rivestire il ruolo di cardine, reale e tangibile, delle regole della nostra democrazia. Il processo elettorale, in questa visione, non si riduce alla "numerazione", alla "conta" dei voti, di cui Gramsci stigmatizza la strumentalità rispetto all'incessante operazione di controllo culturale e mediatico a cui le elites dedicano le loro "sterminate risorse" (come sempre Gramsci precisava).

La sovranità in senso liberale delle elites si riduce al controllo della "numerazione dei voti"; la sovranità democratica del lavoro sancita dalla nostra Costituzione è esattamente l'opposto: vive come "pressione ininterrotta" dell'azione cosciente di un popolo di lavoratori, secondo la felice immagine dataci da rosa Luxemburg.
Ora, in questo momento storico, dobbiamo alle nostre coscienze un appello non più procastinabile.

Ogni legittima azione utile a ripristinare questa pressione ininterrotta ed a strappare a un'elite spietata, e insofferente di qualsiasi sostanza democrativa, deve essere intrapresa. Ogni azione volta al ripristino della legalità costituzionale rende, OGGI più che mai la vita degna di essere vissuta.
Questo richiamo assume l'urgenza di un momento finale. Se soccombiamo, se ci arrendiamo oggi, non avremo un futuro libero nella nostra terra; non avrà neppure più senso ripetere il rito elettorale, perché la bruta forza dei fatti avrà dimostrato la sua inutilità.
Se arretriamo ancora, anche solo ricercando un compromesso, - magari consigliato dal retaggio di ideologie e sovrastrutture ormai posticce e alimentate appositamente per dividerci- non avremo più alcuno spazio di libertà e democrazia. In quanto cittadini liberi in un paese libero.
Quante volte dovranno, i nemici della democrazia, essere sconfitti nelle urne e rimanere beffardi ai loro posti?

E' chiaro che soccombere ora, cancellerà ogni traccia vitale residua della stessa democrazia costituzionale.

L'appello e il saluto che mi sento di mandare è quello alla unità dei patrioti, alla unità delle forze del lavoro, alla unità dei poveri e degli impoveriti - impoveriti da parte di un regime ferito ma, appunto, perciò pericoloso e ancor più ferino nel suo odio verso il popolo; verso di noi, cittadini colpevolizzati di ogni male che ESSI stessi hanno deliberatamente provocato.
Abbattiamo gli steccati delle ideologie posticce nonché delle guerre fra poveri in nome dei diritti cosmetici: ritroviamo insieme l'unità del popolo che ha prodotto l'assemblea Costituente.
Non è una rivoluzione: è por fine all'abusiva occupazione delle istituzioni da parte di forze ostili alla sovranità popolare. Un abuso durato troppo a lungo e una minaccia alle nostre vite e a quelle dei nostri figli, nati e (specialmente) non nati, contro il quale occorrerà che un intero popolo si erga a difesa di se stesso; e delle sue istituzioni democratiche.
Viva l'Italia, viva la Repubblica fondata sul lavoro!»


domenica 8 luglio 2018

CE LA FARÀ L'ITALIA?

[ 8 luglio 2018 ]



Lavoro, reddito, fisco, diritti sociali. Cosa cambia col governo dei populisti

La sezione di Foligno di Programma 101 promuove un incontro aperto alla cittadinanza.
Intervengono Antonio Maria Rinaldi e Luciano Barra Caracciolo

Ci si vede sabato 14 luglio, ore 18:00 in punto 
presso la sala congressi dell'Hotel le Mura (Via A. Bolletta, 29) 



mercoledì 13 giugno 2018

UNA NOTIZIA BUONA, UNA CATTIVA di Moreno Pasquinelli

[ 13 giugno 2018 ]




Prima la buona notizia. 
L'amico Luciano Barra Caracciolo è sottosegretario alla Politiche europee di palazzo Chigi. Affiancherà dunque la Presidenza del Consiglio dei ministri. 
Quella cattiva: Alberto Bagnai è stato tenuto fuori dalla compagine governativa.
Di buon auspicio la prima, un brutto presagio la seconda.

Non c'è bisogno di spiegare ai lettori più assidui di questo blog chi sia Luciano. Per i tantissimi nuovi lettori: paladino della Costituzione e della sovranità popolare, grande studioso di diritto ed economia, un nemico del liberismo in tutte le sue varianti. Un patriota che non si è mai tirato indietro quando si è trattato di dare un aiuto alla sinistra patriottica. Dal 2012 il suo blog Orizzonte 48 ha rappresentato una delle principali fonti della critica scientifica dell'Unione europea e dell'euro. 

Accettando l'incarico Luciano ha deciso di dare una mano ad una compagine governativa che i poteri forti eurocratici vorranno rovesciare alla prima occasione. Luciano sa che la squadra di cui ha deciso di fare parte è fragile, contraddittoria, addirittura raccogliticcia, frutto di un compromesso, non solo tra M5s e Lega, ma con il Quirinale, il quale, in almeno un paio di posti chiave, ha imposto dei cani da guardia dell'Unione euro-tedesca. Parliamo anzitutto del Ministero dell'Economia e della Finanza.

E qui viene, in tutta la sua spettrale dimensione, la cattiva notizia. 
Alberto Bagnai, tra i pochi  economisti a disposizione del governo giallo-verde quello con più talento, è stato tenuto fuori dalla squadra di governo, lontano dal Ministero che più conta. Non c'è dubbio, Mattarella, dopo il veto su Savona, l'ha posto e con fermezza su Bagnai (e Borghi Aquilini). Che il Colle l'abbia spuntata, in altre parole che Di Maio e Salvini abbiano chinato il capo, non è di buon auspicio. Morale: al pari di Bankitalia e degli altri santuari della setta eurocratica il Ministero dell'Economia resta un fortilizio apparentemente inespugnabile.

Scrivevo il 24 marzo:
«Vada pure Di Maio come Presidente del Consiglio. La posta in palio vera —ove non si ricorresse a nuovi aleatori spacchettamenti—è chi sarà il Ministro dell'economia e delle finanze (MEF). Lì sono infatti puntati i riflettori di Bruxelles, Berlino e Francoforte, ergo, dei "mercati". Da chi prenderà il posto di Padoan sapremo molte cose, anzi, sapremo quasi tutto. Sapremo se il governo giallo-verde resterà prigioniero della gabbia eurista o se ne vuole davvero uscire fuori, almeno adottando politiche monetariste e mercantilistiche che pongano fine all'austerità e alla deflazione salariale.
Per questo, tra tutte le figure possibili, Alberto Bagnai sarebbe senza dubbio il migliore Ministro dell'economia di un governo giallo-verde».
Non solo niente Ministero, nemmeno una postazione da sottosegretario per stare alle costole del liberista ministro Giovanni Tria (liberista all'amatriciana). Lo stesso Borghi Aquilini è stato tenuto fuori... con Armando Siri spedito al "reparto confino" delle infrastrutture.

Il 9 giugno scorso, evidentemente sospettando che Di Maio e Salvini avrebbero accettato il veto del Quirinale, Bagnai scriveva:
«Per non sbagliare, per andare avanti, per portare il dibattito a un livello superiore, mi basta fare il contrario di quello che mi chiedete: prima era #famoerpartito - e spero che abbiate capito, finalmente, perché era una scemenza! - ora è #faierministro - e non mi metto nemmeno a spiegarvi perché è una scemenza!»
Capiamo che egli scelga di fare buon viso a cattivo gioco, il disciplinato soldato della Lega. Stucchevole è la tirata d'orecchie anzitutto contro i tanti che in questi anni difficili lo hanno considerato come una stella polare della battaglia no-euro, e che han pensato che la sua collocazione in posizioni quantomeno apicali nella squadra di governo sarebbe stata come una cartina di tornasole, anzi una garanzia che il governo sarebbe stato davvero di svolta. 

Noi saremo pure "scemi" ma almeno diamo un nome proprio alle cose. 
Una sconfitta (per la causa, si badi, non per l'ambizione personale di questo o quello, per altro legittima) è una sconfitta. Tu chiamala pure, se vuoi, "scemenza".




venerdì 18 maggio 2018

IERI A ROMA: "NON STAREMO ALLA FINESTRA"

[ 18 maggio 2018 ]

Ieri, a Roma, si è svolto l'incontro pubblico promosso da Programma 101 "VINCERE LA PAURA".

[nella foto da sinistra: Antonella Stirati, Luciano Barra Caracciolo, Fabio Frati e Stefano Fassina]

I lavori sono cominciati con l'introduzione di Fabio Frati. A nome della sezione romana di P101, Frati ha espresso la visione e l'orientamento politico dell'organizzazione. In estrema sintesi: col 4 marzo il Paese è entrato in una nuova fase, piena di incognite ma anche, finalmente, di speranza. Si decide se nascerà una terza repubblica che punta a tornare sovrana o se saremo sottoposti ad un vero e proprio regime coloniale. C'è una gerarchia dei fattori. Occorre distinguere il principale dal secondario. Ove il governo giallo-verde, al netto delle sue ambiguità, rompesse gli indugi e si incamminasse sulla via della disobbedienza ai poteri forti eurocratici, la sinistra patriottica, pur criticamente e in modo indipendente, dovrà sostenerlo. Ove invece imboccasse la via di Tsipras e finisse per inginocchiarsi, esso andrà combattuto senza indugi.

Ha quindi preso la parola Luciano Barra Caracciolo
Egli ha mostrato, con la consueta precisione, come e perché i trattati costituivi dell'Unione europea (a partire da quello di Roma del 1957 fino al Fiscal compact), in quanto fondati sui due paradigmi del liberoscambismo e della cessione di sovranità (ben altra cosa rispetto alla "limitazione" come dice l'Art.11), siano incompatibili con la Costituzione della Repubblica italiana. 

In particolare Barra Caracciolo si è soffermato sul concetto dei "controlimiti". Di che si tratta? Del fatto che la Costituzione italiana (che per Barra Caracciolo descrive un modello di "democrazia sociale e non "liberale") definisce come invalicabili alcuni principi fondanti della Repubblica, ponendo limiti invalicabili alla intrusione delle norme dell'Unione europea. Di più, questi principi di "democrazia sociale", essendo elementi identificativi ed irrinunciabili dell’ordinamento costituzionale, sono per ciò stesso sottratti anche alla stessa procedura di revisione costituzionale.
Cosa è invece accaduto? Che per "piccoli e successivi passi" norme di diritto comunitario, confliggenti con gli stessi principi della Carta (vedi anche Art. 81), sono state introdotte dal legislatore, dunque extra legem, norme che di fatto la stravolgono.

E siamo così all'oggi.
Siccome l'eventuale governo giallo-verde, al netto delle enormi debolezze e ambiguità, allude alla rottura di alcuni vincoli europei, è sottoposto ad un fuoco preventivo di sbarramento col motivo che sarebbe inaccettabile, nonché impossibile, mettere in discussione le norme eurocratiche. Non è dunque accettabile, nel caso e solo nel caso che questo governo disobbedisca davvero ai diktat di Bruxelles-Francoforte-Berlino, assistere inermi a questa vera e propria guerra coloniale per soggiogare il Paese e calpestare il mandato venuto dalle urne il 4 marzo.

L'economista Antonella Stirati, sulla scia di quanto detto da Barra Caracciolo, ha esposto con lucidità le origini e la natura del pensiero ordoliberista che sottostà al disegno europeista. Privando i singoli paesi di un'autonomia per quanto concerne la politica monetaria, non solo si è impedito agli stati di affrontare i problemi derivati dalla grave crisi del 2007-2008, ma ha anzi condannato l'Italia a politiche pro-cicliche e recessive devastanti. L'Unione europea, lungi dall'appianare i divari tra le diverse economie, li ha anzi accentuati, aggravando gli squilibri all'interno stesso dei diversi paesi. Il ritorno alla sovranità statale e monetaria, a politiche economiche e fiscali sovrane, è una necessità ineludibile. Non sarà una passeggiata, per la schiacciante forza del nemico, a causa della pervasiva egemonia del pensiero neoliberista nelle università, nei media mainstream. Come Barra Caracciolo, la Stirati ha denunciato la campagna preventiva di intossicazione contro il nascente governo giallo-verde, che punta ad impedire ogni tentativo di spezzare i vincoli europei. Passando la parola a Fassina si è quindi chiesta come sia stato possibile che le sinistre siano giunte al punto di diventare gli araldi di un malinteso cosmopolitismo ovvero dei poteri eurocratici, giungendo perfino ad invocare il vincolo esterno e giustificare ulteriori cessioni di sovranità statuale e nazionale.


Ha quindi preso la parola Stefano Fassina. Da segnalare l'intervista da lui appena rilasciata a il manifesto in edicola. [vedi foto accanto]

Fassina ha affermato senza ambagi che ove il governo giallo-verde adotti misure sociali di giustizia sociale che rompano la catena di sudditanza all'Unione europea, e rilancino l'economia e l'occupazione, esso merita di essere sostenuto. 

Ciò non vuol dire che non si debbano contrastare, nel Paese e in Parlamento, le eventuali misure inaccettabili che Lega e M5S volessero intraprendere. Fassina, non senza amarezza, ha quindi denunciato l'ostilità preconcetta che tanta sinistra ostenta verso il governo giallo-verde. La denuncia di Fassina è stato chiara: "La reazione di queste ore porta dritti ai governi alla Monti, che pretendono di bypassare la legittimazione democratica. Ma non giriamoci intorno. M5S e Lega hanno raccolto le domande di chi è colpito dal quadro dato". La sinistra, se si schiera coi poteri forti rischia di essere spazzata via. Ha quindi concluso ribadendo l'enorme portata e le difficoltà della battaglia contro i poteri oligarchici, difficoltà che certo europeismo a prescindere, aumenta. 
Ha quindi fatto  appello a stare in guardia, a coordinarsi per resistere e cercare un sentiero che porti alla nascita di un movimento politico che faccia del "patriottismo costituzionale" la sua cifra identitaria e strategica.

Le conclusioni sono state tirate da Moreno Pasquinelli, che ha sottolineato la sostanziale convergenza con tutti e tre i relatori. Ricollegandosi a quanto affermato da Fabio Frati, ha quindi precisato — di contro a quelli del né-né, a chi già annuncia un'opposizione a prescindere del nascente governo giallo-verde — che la sinistra patriottica, ove le euro-olicarchie si decidessero a sferrare un'aggressione a tutto campo, assumerà una posizione di difesa. "Ammesso che Mattarella non si metta già ora di traverso alla nascita del governo perché "sovranista", ponendo il veto su questo o quel ministro — cosa che va condannata con decisione e andrà impedita — la battaglia sarà sulla prossima Legge di bilancio". "Chi comanda davvero non consentirà nessun gesto di disobbedienza ai trattati europei, anche perché questo esempio potrebbe essere contagioso". In caso di scontro aperto M5s e Lega non solo potrebbero, ma dovrebbero chiamare alla mobilitazione delle masse popolari, unica e vera risorsa per resistere e non essere travolti". Ha quindi concluso che non dev'esserci alcun dubbio, in questo caso, su quale sarà il posto della sinistra patriottica.







giovedì 5 aprile 2018

CE LO CHIEDE L'€UROPA.... di Luciano Barra Caracciolo

[ 5 aprile 2018 ]

Il ballottaggio n€utralizzatore già in atto e il pilota automatico

1. Dove eravamo rimasti?
Ah sì: al fatto che in Italia, la commedia dell'arte della politica, va sempre vista in una cornice di strutturale religiosità (confessionale). 
Detto banalmente, - mentre i talk e i giornaloni si affannano nel più grande dispiegamento di forze possibile per chiarire che il risultato elettorale non conta praticamente nulla (ma non hanno neppure tutti i torti, se si considera che 1/3 dei voti sbandierati come "populistico-innovativi" sono destinati a una forza del tutto indifferente ad una scelta fra legittimità costituzionale, della Repubblica fondata sul lavoro, e rispetto del vincolo €sterno) -, "TUTTI I SALMI FINISCONO IN GLORIA".
Banale ma graniticamente "reale" (e ciò che è reale è razionale, cioè ha sempre della cause efficienti ben identificabili: se lo si vuole). Ed infatti, e come al solito traggo ex multis da un compatta serie di fonti che veicolano lo stesso messaggio:

2. Di questa linea mirata a predeterminare ogni possibile contenuto del futuro indirizzo politico nazionale, abbiamo già dato una spiegazione teorica, cioè economico-istituzionale; lo abbiamo fatto infinite volte e basti ricordare che la sovranità democratica scompare e con essa la stessa originaria funzione, costituzionalmente prevista, delle varie istituzioni, sia di garanzia che di indirizzo politico, una volta che sia restaurato l'ordine internazionale dei mercati (free-trade dettato dall'adesione a un'organizzazione economica internazionale, moneta con funzione equivalente al gold standard con banca centrale indipendente dall'indirizzo politico elettorale e mercato del lavoro assolutamente flessibilizzato; qui, p.4). Il processo elettorale assume il suo pieno ruolo di Truman show variamente sedativo del malcontento, secondo una prevedibile sceneggiatura. 

3. Idraulica allo stato puro. Punto:
"Duccio: Mi azzardo a dire che è ormai l'intero ordinamento giuridico a non essere più tale, cioè ordinamento.
In primo luogo, se la gran parte delle norme viene creata al livello comunitario, cioè fuori dalla sede naturale del Parlamento, la Costituzione perde necessariamente quel ruolo di guida dell'attuazione del programma economico sociale in essa iscritto.
Potrà al più, anche senza negarne formalmente il ruolo di fonte sovraordinata, fungere daparametro esterno in base al quale operare il consueto controllo ex post, eventuale e "a risorse vincolate", da parte della Corte Cost., di singoli 'pezzi normativi' di un indirizzo politico determinato da organismi internazionali, che ovviamente non contemplano, né sono tenuti a farlo, il programma economico costituzionale.

Altro aspetto, strettamente conseguente, della dissoluzione dell'ordinamento sta nellamancanza di tassatività delle norme, il cui contenuto generico e indeterminato trova un chiarimento o talora una specificazione adatta soltanto "al caso concreto" nelle normazioni "secondarie" recate dagli organi dell'esecutivo.

Un terzo aspetto, anch'esso ampiamente trattato sul Blog e correlato agli altri, si verifica con il supino riconoscimento del carattere giuridico vincolante erga omnes a 'norme interne' degli operatori privati in posizione dominante a livello internazionale.
Che siano le norme di Basilea, giù giù fino ai mille protocolli e attestazioni di qualità su processo aziendale e prodotto.

In tutto ciò, il legislatore italiano non tocca palla, e nemmeno ne avrebbe le capacità. Infatti, in un circolo vizioso a velocità crescente, l'assenza o la perdita di capacità 'interna' (in tutti i poteri costituzionali e settori della società) legittima e rende necessitato il ricorso "allo straniero".

Dario: Potremmo dire che oggi l'Italia è in Europa un vero e proprio territorio annesso, considerando l'attuale assetto giuridico-economico che si è venuto a instaurare. 
Non credo che si possa neanche parlare di un rapporto sul modello Stato (Europa)-Regioni (Stati membri), lo troverei troppo "concessivo" (NdQ: dire "ampliativo", rispetto alla riconoscibilità di compiuti caratteri come "indipendenza" e "sovranità").
Direi invece proprio un rapporto di Impero-Province. Gli ordinamenti interni, concordo, di fatto non esistono più, salvo quello della Germania, e l'esercito europeo su cui oggi si spinge molto costituirebbe il passo finale perfezionante di quest'annessione."
...Fissata questa traccia riassuntiva, familiare (ormai spero) alla buona parte dei lettori del blog, appare utile fare un collegamento all'attualità: rileggete con attenzione e rendetevi conto delperché il Truman Show delle prossime elezioni sia descrivibile in questi termini:
Il voto, attesa la incomprensibilità, da parte dell'individuo comune-elettore, della realtà normativa naturale - secondo il criterio di legittimazione neo-liberista e internazional-mercatista di ogni possibile "Rule of Law"è solo un processo subordinato di ratifica delle decisioni "impersonali" del mercato.
4. Per fortuna, almeno in termini di chiarimento senza equivoci, interviene (su La7, naturalmente) il prof.Cassese:
"Cassese in diretta stamattina su La7 (Omnibus) a dirci che il Presidente della Repubblica è il garante degli impegni assunti dallo Stato Italiano con i trattati europei.....a dirci che le istituzioni europee ci hanno garantito la pace e, di fatto, ad ammonirci contro eventuali governi "sbagliati": dopo i giornalisti, i vignettisti e i dirigenti di aziende, ora vengono messi in campo i costituzionalisti: D'Attorre si sta contrapponendo piuttosto bene ricordando che Maastricht, il Fiscal Compact, l'Unione Bancaria non c'entrano nulla con la pace (Cassese:"ma io non vorrei parlare di banche", e già, si era intuito)...".

5. Ora non dovrebbe sfuggire, a còlti studiosi della storia dei rapporti economici internazionali, che il free-trade e il suo corredo indispensabile del gold standard, imposti coi trattati, sono tutt'altro che forieri di pace, e, piuttosto, equivalenti, per chi ne subisce l'imposizione (dovendo, senza esitazioni aderire ai relativi trattati multilaterali), ad una sconfitta in un conflitto (di aggressione colonialista) del tutto analogo a una "guerra delle cannoniere".
Le conseguenze di questa irenica aspirazione, paludata di idealismo ma scollata dalla Storia politica ed economica specialmente del continente europeo, a negare radicalmente questa ricorrente situazione di asservimento di ex-nazioni sovrane a nazionalismi aggressivi, cioè imperialisti e mercantilisti, sono assai gravi

5.1. Ma più ancora è grave non essere in grado di accorgersene (pur disponendosi, in teoria, degli strumenti culturali per poterlo fare agevolmente). 
Dunque se il trade internazionale è un fenomeno storicamente naturale per l'umanità (pure sulle piroghe del paleolitico, passando per i fenici e per i Danaos dona ferentes), è il "free" che non funziona: cioè la formalizzazione mediante un trattato (spesso imposto con la guerra) del fatto giuridico che non ci si possa in alcun modo difendere dai problemi di aggressione socio-politica derivanti dalla supremazia commerciale raggiunta da un altro gruppo. Per il benessere della comunità.
Quel "free", dunque, non è mai la libertà del gruppo sociale che - chissà come e perchè- è finito nella maglie dell'altrui trade, ma è, immancabilmente, una "free-competition" industriale e poi commerciale che impegna i sistemi sociali apertisi reciprocamente ad uno sforzo collettivo contrastante gli interessi dell'altro gruppo, sforzo del tutto omogeneo a quello espresso durante la guerra. 
Pure il conflitto armato, come tutti dovrebbero sapere, è essenzialmente vinto attraverso uno sforzo industriale: sia per produrre le armi, sia per supportare e finanziare l'azione bellica dei propri, tesa ad eliminare e ad uccidere abbastanza soldati e cittadini "nemici" da indurli alla resa, cioè alla sottomissione.
L'apertura delle economie al free-trade - lo abbiamo tante volte detto, come pure Bazaar- è dunque un vincolo (da trattato) allo scontro permanente.
Nella guerra vera e propria muoiono i lavoratori delle classi economiche subalterne divenuti soldati. 
Nello scontro industrial-commerciale fra "economie aperte", sono sempre i lavoratori a subire le perdite; sia con la disoccupazione, cioè con la miseria, sia con la costrizione all'emigrazione, sia col subire la propaganda dell'oligarchia del proprio regime che, comunque, riduce il loro benessere e la rappresentatività generale dello Stato, come pure le loro aspettative di vita e persino di riprodursi, mettendo su famiglia in condizioni di dignità e sopravvivenza.
6. E, in aggiunta alle tante attualissime prove dirette del TUTT'ALTRO CHE PACIFICO disfacimento della sovranità democratico-costituzionale italiana (navi da guerra britannicheche si presentano a Trieste - proprio a Trieste!- "in vacanza", gendarmi francesi in libera azione sul territorio italiano, proprio mentre la Francia ha sospeso Schengen da due anni e intende ottenere una proroga non prevista dal trattato, che va quindi rapidamente modificato!, dopo la strana vicenda del trattato - in tacita esecuzione provvisoria?- di cessione del mare italiano),  rammenteremo che il recupero delle imposte dalle imprese aventi sede nelle zone del terremoto abruzzesesi aggiunge a questi atteggiamenti "pacifisti" €uropei che si manifestarono nel giorno del devastante terremoto di Amatrice. Secondo un programma di riforma dei trattati che procede tutt'ora (in nome di quale concetto razionalmente accettabile di pace?):
Questa, in due tweets, comunque, è l'offerta di solidarietà effettiva pervenuta dall'€uropa: nel giorno del terremoto! 
La prima è il massimo dell'ostilità anticooperativa possibile al di fuori della guerra armata, chiaramente realizzabile solo dentro l'euro, e cioè grazie ai magici trattati della "pace" (ne avevamo già parlato qui); la seconda è la militarizzazione mercatista del lavoro fino all'estremo più..."consigliato" dall'ordoliberismo:

7. Tutto questo ci porta a ribadire, ma in ulteriore aggiunta a tale quadro di dissolvimento istituzionalizzato della sovranità democratico-costituzionale:
"Mentre, peraltro, si scopre che il salvataggio bancario post-referendum 2016, com'erainevitabilegraverà sul deficit 2017 e sul rapporto debito/PIL, con tanto di ricacolo Istat dell'incidenza aggiuntiva ai fini delle comunicazioni all'Ue, e mentre incombono sia l'Addendum BCE, operativo dal 1° aprile, e le sempre più pericolanti altalene di Wall Streete dell'economia reale (o meglio subprime-founded) USA, un governo all'altezza pare sempre più dover essere quello disposto a fare welfare bancario insieme con una feroce austerità fiscale di "copertura" che, com'è ormai pacifico nel Deep State italico, è l'unica cura contro le...crisi(laddove, come abbiamo visto, l'irrealtà dei dati spadroneggia indisturbata).
 
8. In margine, ma proprio in margine, un modesto pronostico: la spinta istituzionale, saldamente governata (col pilota automatico di Draghi e Milton Friedman) dall'ordine internazionale del mercato, intende realizare un governo di ampie intese, esteso a tutte le forze che siano sufficientemente convinte assertrici della prosecuzione a ogni costo del vincolo esterno (soluzione Citigroup). 
Questo governo, abbiamo visto, in via principale (dissimulata) dovrebbe riprendere le politiche del montiano "fate presto" su un paese già economicamente allo stremo, mentre, formalmente, (ma in via nella sostanza secondaria), dovrebbe riformulare una più "funzionale" legge elettorale.
 
8.1. Ora, ciò dovrebbe logicamente porre rimedio, - in attuazione del principio (neo)supremo extratestuale ed €uropeo della "governabilità" (qui, p.1) -, alla sopravvenuta tripolarità del sistema politico italiano.
Ma quest'ultimo si presenta con due blocchi in cui il recupero della sovranità democratica(e del senso costituzionale della volontà del corpo elettorale) è rappresentato solo parzialmente, (e in un caso, comunque in modo del tutto evanescente), mentre un terzo polo è irriducibilmente €uropeista.
In questa situazione c'è da supporre che la stessa spinta, previa un'opera di normalizzazione del polo (da sempre) più ambiguamente indifferente sul tema della sovranità, vorrà condurre all'approvazione preferenziale di una legge elettorale con ballottaggio "alla francese"

Quel tipo di legge, cioè, che farebbe sparire, almeno nelle intenzioni, ogni proiezione di governo di partiti non rigorosamente €uropeisti, e che la Corte costituzionale ha già preventivamente avallato (qui, p.2.1.).
E in fondo, già tutta la presente spinta mediatica dell'ordine internazionale dei mercati, sta spingendo per ottenere, nella sostanza, un effetto equivalente ad un simile sistema di ballottaggio.
Tanto vale che, se la manovra politico-istituzionale attuale sarà coronata da successo, che si passi alla formalizzazione della r€gola (Macron docet...). 

* Fonte orizzonte48

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