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giovedì 18 ottobre 2018

TSIPRAS: DOPO LA CAPITOLAZIONE LA REPRESSIONE di Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas

[ 19 ottobre 2018 ]

Grecia. Il 2 ottobre scorso davamo notizia della gravi accuse mosse dal governo Tsipras contro il compagno Lafazanis (segretario di Unità Popolare, il movimento sorto dalla separazione da SYRIZA dopo la capitolazione alla troika del luglio 2015) Lafazanis rischia di andare in galera per aver partecipato al blocco dei pignoramenti delle case. Con Lafazanis rischiano di finire in prigione molti cittadini che si oppongono alla vendita all'asta delle loro abitazione e decine di altri militanti della sinistra popolare.
Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas denunciano la repressione e spiegano quanto drammatica sia la situazione in Grecia

*  *  *

Alcuni nella sinistra europea continuano a ritenere che la situazione greca sia in via di miglioramento e che il governo Syriza resti una forza di governo che protegge i diritti dei lavoratori e degli strati più deboli, in condizioni molto difficili. Tra loro, Inigo Errejon, uno dei principali dirigenti di Podemos, che ha dichiarato in una recente intervista che “tenuto conto dei vincoli, il bilancio [di Tsipras] è piuttosto soddisfacente”. Per coloro che condividono questo punto di vista, lo sbocco che prenderanno gli eventi, sarà una brutta sorpresa.

La realtà è che, dopo la loro capitolazione alla troika, a luglio del 2015, dei creditori della Grecia (UE, BCE, FMI), Tsipras ed il suo governo, hanno applicato in modo inflessibile le stesse politiche neoliberali di tutti i governi greci che si sono susseguiti dal 2010, data del primo memorandum firmato dalla Grecia. Il governo Tsipras ha anche provveduto a tagliare drasticamente la spesa pubblica, ha portato avanti la deregolamentazione ed ha provveduto a incrementare, come mai in precedenza, l’ondata di privatizzazioni. I salari stagnano al livello raggiunto dopo anni di caduta brutale (-30% in media), le pensioni e gli aiuti sociali sono stati ulteriormente tagliati. Gli investimenti pubblici e privati sono crollati, mentre le imposte dirette ed indirette hanno raggiunto livelli senza precedenti che colpiscono soprattutto i redditi medio-bassi.

La sola differenza con i predecessori è che Tsipras ed il suo partito sono stati eletti a gennaio del 2015 precisamente allo scopo di fermare queste politiche. La loro virata, nell’estate del 2015, solo poco tempo dopo che il 61% degli elettori avevano rigettato il piano di austerità, è stata uno shock per la Grecia. Nel corso dei successivi tre anni, il cinismo di Syriza ha condotto ad una profonda demoralizzazione che ha impregnato tutti i campi della vita pubblica. La passività e lo sconforto sono i due fattori principali che hanno permesso l’applicazione di nuove misure d’austerità senza incontrare forti resistenze.
Stathis Kouvélakis


Tsipras ha così reso un buon servizio alla Troika che gli è valso i complimenti di Moscovici, Junker e compagnia. Ma l’attuazione di tali politiche, che schiacciano la maggioranza della popolazione, è impossibile senza far ricorso alla repressione. I tagli ai servizi pubblici, l’abbassamento delle pensioni e della spesa sociale, l’aumento delle tasse non possono essere portate avanti senza minacciare le opposizioni e chiunque rifiuti di sottomettersi allo stato di cose. L’esperienza dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e di altri paesi, nel corso degli ultimi quattro decenni, lo conferma ampliamente.

Dal 2010 al 2015, quando i governi del PASOK e della destra hanno messo in atto i piani d’austerità, la Grecia ha conosciuto una serie di misure repressive. Lentamente e, certamente, in modo inesorabile, il governo Tsipras si è incamminato sulla stessa strada. Ciò che ha accelerato questa evoluzione rimanda alle difficoltà che hanno incontrato le banche greche.

Mentre qualche tempo fa lo slogan scandito da Syriza era “nessuna casa alle banche”, ora è proprio Syriza che reprime chi cerca di impedire che la propria casa sia messa all’asta.

STRINGENDO I BULLONI

Per comprendere l’importanza della crescente lotta politica contro questo fenomeno, bisogna considerare la situazione critica delle banche e le ripercussioni sul governo e sulla società greca. Perché è proprio per evitare un nuovo ciclo di destabilizzazione delle banche che il governo ha fatto ricorso a metodi sempre più repressivi.

In seguito alla crisi del 2010, il settore bancario è passato nelle mani di quattro banche che controllano più del 90% dei depositi e dei patrimoni. Per evitare il fallimento e premunirsi contro un’eventuale nazionalizzazione, sono diventate le più strenue sostenitrici delle politiche d’austerità. Hanno utilizzato il proprio enorme potere economico e sociale per far leva sui governi, compreso quello di Syriza, per conformarsi alle esigenze della Troika.

Dopo il 2010, sono state avviate importati ricapitalizzazioni, l’ultima delle quali sotto il governo Syriza. Il costo totale ha superato i 45 miliardi di euro. E’ stato interamente finanziato da prestiti pubblici rimborsati dai contribuenti greci.

Malgrado questo mostruoso fardello imposto alla popolazione, le banche greche detengono il record di crediti inesigibili ed hanno, di fatto, smesso di sostenere la crescita economica. Questi così detti debiti comprendono i prestiti non performanti (Non Performing Loan - NPL) che registrano un ritardo di rimborso di più di 90 giorni ma anche dei fondi non performanti (NPE) una categoria più ampia che include quei prestiti che si stimano non interamente rimborsabili, anche quando non sia stato registrato alcun ritardo formale. La riduzione dell’esposizione delle banche greche agli NPE ed agli NPL è, da anni, la priorità assoluta per la BCE.

Dal 2016, il governo Tsipras ha obbedito docilmente a queste ingiunzioni tramite un’ondata di pignoramenti di proprietà, comprese le prime case, ed ad una vendita a dei fondi avvoltoio di pacchetti di debiti inesigibili a prezzi stracciati. La vendita all’asta degli immobili è a questo riguardo strategica. L’incapacità delle banche di risolvere questo problema, non ha nulla di sorprendente, viene direttamente dal dispositivo messo in atto da Tsipras. Riassumendo, le banche greche devono progressivamente risanare i loro bilanci dal peso dei crediti inesigibili tramite le vendite all’asta e di pratiche più rigorose di recupero crediti. Questo processo durerà molti anni. Allo stesso tempo, le banche dovrebbero sostenere l’economia ed erogare nuovi prestiti. Questa limitazione drastica del credito ha, di fatto, compromesso la ripresa. Si tratta di un esempio perfetto del piano di salvataggio attuato da Syriza.
Costas Lapavitsas


L’incapacità delle banche greche di ridurre il peso dei debiti inesigibili ha portato al crollo delle loro azioni alla borsa di Atene agli inizi dell’estate del 2018 e che si è accelerato negli ultimi mesi. In realtà, la totalità del settore bancario è stato totalmente svalutato dopo la firma del piano di salvataggio di Tsipras. Circolano voci su un’altra ricapitalizzazione o di forme di copertura dei crediti da parte dello stato. Se una tale prospettiva si concretizzasse, sarebbe un disastro completo per il governo che dovrà affrontare diverse scadenze elettorali nel 2019. L’accelerazione del programma di liquidazione dei debiti inesigibili è così diventata una delle priorità della Troika e dei suoi fedeli servitori all’interno di questo governo. Poiché il problema sembra essere più acuto per i crediti immobiliari ed il credito al consumo, sono stati fissati degli obiettivi molto ambiziosi e certamente irrealizzabili, in materia di pignoramenti e vendite all’asta: dagli 8mila ai 10mila alloggi nel 2018 che diventeranno 50mila nel 2019.

INDIRIZZANDO LE AZIONI DI PROTESTA 
Dalla capitolazione dell'estate 2015, la questione dei sequestri e delle aste è diventata una delle questioni più difficili per Tsipras e il suo partito. L'accelerazione del processo sotto la pressione delle banche e della Troika ha portato a un grande scontro tra il governo e un dinamico movimento che si oppone ai pignoramenti e alle vendite all'asta. Questo movimento ha guadagnato slancio dopo il rilancio delle aste nell'autunno del 2016. La continua mobilitazione di determinati gruppi militanti nelle aule giudiziarie è riuscita ad annullare centinaia di vendite e che in modo significativo ha rallentato tutte le procedure. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le banche non hanno raggiunto i loro obiettivi.

La reazione del governo, obbedendo alle istruzioni della Troika, è stata quella di trasferire dall'estate del 2017 la procedura d'asta su una piattaforma elettronica, attivata dai notai all'interno dei propri uffici, piuttosto che svolgere le vendite nei tribunali. Ciò ha certamente reso le azioni di protesta più difficili da organizzare. Inoltre, la nuova legislazione, approvata a dicembre 2017, ha creato un reato specifico che prevede la reclusione da tre a sei mesi per coloro che tentano di ostacolare il processo di asta. Tuttavia, le azioni continuarono, sebbene la loro dimensione sia stata frenata, impedendo molte aste e rendendo i notai meno inclini a svolgere il loro servizio.

Durante questo periodo si sono moltiplicati gli scontri con la polizia di fronte agli uffici dei notai. Gli attivisti filmati e identificati durante le azioni sono stati sistematicamente incriminati. Dall'inizio dell'anno, decine di attivisti in tutto il paese affrontano azioni legali. Tra questi ci sono Elias Milios, consigliere di Ambelokipi-Menemeni, nella regione di Salonicco, e attivista di Antarsya, coalizione di organizzazioni di estrema sinistra. Nella piccola città di Volos, non meno di 20 militanti sono sotto aaccusa, come lo sono altri 15 a Argos e Nafplion. Un processo a tre attivisti anti-sequestro è iniziato ad Atene il 21 settembre.

Il persecuzione degli attivisti anti-sequestro è solo l'esempio più evidente delle pratiche autoritarie del governo di Tsipras. La repressione ha colpito anche gli attivisti mobilitati contro il progetto di miniera a cielo aperto del gigante canadese Eldorado Gold a Skouries, nel nord della Grecia. Più in generale, il governo ha usato la forza per reprimere le dimostrazioni contro le sue politiche, specialmente quando sembra probabile che si espandano. L'uso della polizia antisommossa contro i pensionati è solo l'esempio più eclatante. Una tendenza fondamentale ha iniziato ad emergere: per far fronte alle reazioni alle sue politiche, il governo fa affidamento sui meccanismi repressivi dello "stato profondo".

IL PROCESSO CONTRO LAFAZANIS
Panagiotis lafazanis

Un limite simbolico in questa escalation repressiva è stato raggiunto il 26 settembre, quando Panagiotis Lafazanis, una figura rispettata della sinistra radicale, ha ricevuto un mandato di comparizione per affrontare le spese per la sua partecipazione alle proteste settimanali contro i pignoramenti e le vendite asta. Lafazanis era il ministro dell'energia nel primo governo di Syriza (da gennaio a luglio 2015) e il prestanome della "Piattaforma di sinistra", che all'epoca includeva la maggior parte dell'ala sinistra di Syriza. Ora è Segretario Nazionale di Unità Popolare, un fronte politico creato nell'estate 2015, principalmente dalle forze della Piattaforma Sinistra, che hanno lasciato Syriza e sono state raggiunte da altre organizzazioni della sinistra radicale.

Questa è la prima volta dalla caduta della dittatura (1974) — durante la quale Lafazanis è stato perseguitato per le sue attività clandestine all'interno del movimento studentesco e dell'organizzazione giovanile del Partito comunista — che un leader di un partito di sinistra è punito per la sua attività politica. Le accuse a suo carico riguardano presunte infrazioni a non meno 15 articoli del codice penale, punibili con pene detentive fino a due anni. Se condannato per tutte le accuse, la condanna potrebbe essere fino a nove anni.

Ciò che è anche notevole è che la procedura non proviene dal pubblico ministero, ma dal "Dipartimento per la protezione dello stato e del regime democratico", una branca speciale dei servizi di sicurezza che dovrebbe indagare sulle attività connesse al terrorismo e minacciare la democrazia. Questo dipartimento è stato creato nel 2000 dai governi "modernisti" del PASOK, mentre la Grecia si stava preparando ad aderire all'Unione Monetaria. È stato riorganizzato nel 2011, in seguito all'attuazione dei piani di austerità, e trasformato in un servizio di monitoraggio delle azioni di protesta. La legislazione approvata a febbraio sotto la guida del governo Syriza ha ulteriormente ampliato la sua gamma di attività. Va notato che dalla sua creazione, il dipartimento non ha sviluppato alcuna attività contro i neo-nazisti di Golden Dawn, né alcuna altra organizzazione di estrema destra o terrorista.

Lafazanis non è l'unico attivista ad essere preso di mira dai servizi di sicurezza. Altri quattro attivisti, tra cui un membro di Unità Popolare e due personaggi noti nella rete "I do not pay", Leonidas ed Elias Papadopoulos, sono stati convocati per rispondere a una lunga lista di accuse. La natura dei documenti inclusi nel suo dossier ha permesso di evidenziare il fatto che Lafazanis era stato tenuto sotto sorveglianza per mesi da una squadra di poliziotti travestiti da giornalisti che riprendevano le azioni davanti agli uffici dei notai. Questo materiale è stato integrato da foto e video che i servizi di sicurezza hanno chiesto ai canali televisivi. I post di Facebook sono stati quindi utilizzati anche per identificare questi attivisti durante varie azioni di protesta.

QUALI CONSEGUENZE?

L'ondata di cause legali, in particolare quella contro Lafazanis, ha costretto i media greci a parlare di repressione. Ha anche provocato alcune reazioni nei circoli politici, compresa una domanda in parlamento indirizzata al Ministro della giustizia da 43 deputati di Syriza. Tuttavia, la posizione ufficiale del governo è che questo problema è interamente di competenza della magistratura e della polizia e non di sua competenza.

Tuttavia, l'iniziativa per l'azione penale non è stata presa dai tribunali, ma da un servizio appartenente allo "Stato profondo", vale a dire il "Dipartimento per la protezione e il regime dello Stato democratico". Questo dipartimento è sotto l'autorità del Ministro dell'ordine pubblico. C'è quindi coinvolgimento e complicità da parte del governo, che fa riferimento alle misure previste nel Terzo Memorandum firmato a luglio 2015 e all'attuale crisi delle banche greche.

L'attuazione di piani di austerità e delle politiche neoliberali richiede repressione e il governo di Syriza non fa eccezione a questa regola. La democrazia in Grecia è già a pezzi e la situazione probabilmente peggiorerà nei prossimi mesi. Nella corsa alle elezioni, i problemi delle banche occuperanno senza dubbio un posto centrale. Il disastro economico e sociale causato dalla capitolazione di Tsipras è diventato evidente in ampi segmenti dell'elettorato e il disgusto si sta diffondendo tra la popolazione. Un governo che ha già venduto la sua anima per essere l'esecutore della Troika non esiterà ad inasprire la repressione contro tutti coloro che si oppongono alla sua politica. La solidarietà internazionale è essenziale per porre fine a questo preoccupante sviluppo della situazione in Grecia. È una questione di difesa della democrazia.

* Traduzione a cura della redazione
** Fonte: Jacobin



martedì 2 ottobre 2018

GRECIA: GIÙ LE MANI DA LAFAZANIS!

[ 2 ottobre 2018 ]


Su istigazione del governo di Quisling-Tsipras, Panagiotis Lafazanis[nella foto] segretario di Laikí Enótita (Unità Popolare-LAE) è inquisito e verrà portato a processo per violazione dell'articolo 16 del codice penale, riguardante chi minaccia "la sicurezza dello Stato".

Concretamente: Lafazanis ha fatto pubblico appello ai greci a ribellarsi e a resistere colpo su colpo ad uno dei provvedimenti più infami previsti dal terzo memorandum quindi dalla troika, quello che rende esecutivo il pignoramento delle case e la vendita all'asta dei beni pubblici.

Lafazanis è un simbolo, colpendo lui si vuole sopprimere il movimento popolare di resistenza ai pignoramenti e alle vendite all'asta, che in Grecia va consolidandosi.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà a Lafazanis ed ai compagni di Laikí Enótita!

venerdì 21 agosto 2015

SPACCATURA DI SYRIZA: NASCE "UNITÀ POPOLARE" di Stathis Kouvelakis

[ 21 agosto]

ULTIM'ORA

Poche ore dopo che Tsipras ha annunciato le sue dimissioni provocando elezioni anticipate —per fare fuori la sua sinistra interna e applicare tutte le misure austeritarie imposte dagli eurocrati— la gran parte dei dissidenti ha annunciato l'uscita da SYRIZA e la formazione di un nuovo movimento.

* Nella foto una brigata partigiana greca durante la guerra di liberazione anti-nazista

«Questa mattina, 21 agosto, 25 parlamentari di Syriza hanno lasciato il gruppo parlamentare del partito per creare un nuovo gruppo con il nome di "Unità Popolare". 
La maggior parte di questi parlamentari sono affiliati alla Piattaforma di sinistra, ma anche altri ne fanno parte, come Vangelis Diamantopoulos o Rachel Makri, stretto collaboratore di Zoe Kostantopoulou.

Si tratta di uno sviluppo importante nella politica greca, ma anche per la sinistra radicale, in Grecia e a livello internazionale.

Tre elementi hanno bisogno di essere sottolineati.

Il primo è che "Unità Popolare" è il nome del nuovo fronte politico, che raggrupperà tredici organizzazioni della sinistra radicale, quelle che hanno sottoscritto il testo diffuso il 13 agosto chiedendo la costituzione del Fronte del No. Questo Fronte è quindi il primo risultato tangibile di una ricomposizione all'interno della sinistra radicale greca. Una ricomposizione che tira un bilancio degli ultimi cinque anni e ovviamante dell'esperienza di Syriza da quando è salita al governo fino alla catastrofe che ne è risultata.

Il secondo è che l'obiettivo del Fronte è quello di costituire l'espressione politica del NO così come si è espresso prima nelle elezioni di gennaio e poi nel referendum del 5 luglio. Le principali linee programmatiche sono la rottura con l'austerità e il memorandum, il rifiuto di tutte le privatizzazioni e la nazionalizzazione sotto il controllo sociale dei settori strategici dell'economia, a cominciare con dal sistema bancario, e, più in generale una serie di misure radicali in grado di spostare l'equilibrio delle forze a favore del lavoro e delle classi popolari e aprire una percorso per la ricostruzione progressiva del paese, della sua economia e delle sue istituzioni.

Questi obiettivi non possono essere realizzati senza uscire dalla zona euro come il recente disastro ha abbondantemente dimostrato e senza rompere con l'insieme delle politiche istituzionalizzati da parte dell'UE. 

Il Fronte lotterà anche  per una prospettiva internazionalista unitaria su obiettivi comuni a livello europeo e internazionale, e sosterrà l'uscita della Nato, rompendo gli accordi esistenti tra la Grecia e Israele e si opporrà radicalmente alle guerre e gli interventi imperialisti.

Il terzo è che questo nuovo gruppo parlamentare è ora il terzo in termini di dimensioni nel Parlamento greco, avanti ad Alba Dorata, il partito neonazista. Ciò significa che nei prossimi giorni il suo leader, Panagiotis Lafazanis, riceverà il mandato di costituire un governo che durerà per tre giorni, come la costituzione greca prevede. 

Dopo le dimissioni del governo Tsipras questo mandato è ora nelle mani del secondo partito in Parlamento, Nuova Democrazia, il principale partito di opposizione della destra. 

Questo lasso di tempo sarà utilizzato da Unità popolare per innescare un ampio dibattito e la mobilitazione di tutte le forze sociali che vogliono lottare contro l'austerità e il memorandum, sia il precedente che quello nuovo.

Il programma del partito e l'intera gamma del suo sostegno tra i principali personaggi della sinistra greca, che dovrebbe essere abbastanza grande, sarà reso pubblico all'inizio della prossima settimana».

* Fonte: Stathis Kouvelakys
** Traduzione a cura della redazione

martedì 11 agosto 2015

SYRIZA: SCISSIONE IMMINENTE

[ 11 agosto ]

Sembra fatta. 
La troika (Ue, Bce e Fmi) hanno trovato la quadra e presentato al governo greco il testo definitivo del cosiddetto "accordo", contenente quindi il pacchetto di cosiddette "riforme" lacrime e sangue che SYRIZA dovrà far digerire al popolo ellenico.
Il documento di ben 27 pagine indica fin nei dettagli le misure austeritarie che Atene dovrà adottare in futuro in cambio degli "aiuti". In questo modo il governo di SYRIZA, non diversamente da quello di Samaras, si trasforma in un mostro a metà tra ufficiale giudiziario e esattore fiscale per nome  per conto dei creditori.
Se tutto fila liscio il 20 agosto gli "aiuti" saranno elargiti.

Cosa deve filare liscio? Due cose. La prima è che il parlamento tedesco approvi l'accordo —il Bundestag si riunirà in seduta straordinaria il 17 ed il 18 agosto—, la seconda è che il parlamento greco coti a sua volta l'accordo, confermando la maggioranza che sostiene Tsipras.
Vedremo se la Merkel sarà capace di convincere la grande maggioranza dei suoi deputati o se invece la fronda che si oppone all'accordo sulla Grecia si allargherà.
Ma la sorprese più grandi potrebbero arrivare proprio da Atene.

Tsipras quasi certamente otterrà la fiducia, ma solo grazie al soccorso delle destre, anzitutto di Potami. Sarebbe un cambio di maggioranza de facto, la qual cosa potrebbe determinare le elezioni anticipate.
In questo contesto la scissione di SYRIZA sembra inevitabile.

In un'intervista del 8 agosto al giornale economico greco Kefalaio, l'ex-ministro e portavoce della sinistra di SYRIZA Panagiotis Lafazanis ha lasciato chiaramente intendere che se Tsipras non muta la sua rotta l'uscita dell'ala sinistra è inevitabile e che una nuova formazione politica vedrà la luce. 
Molto presto, visto che Tsipras vuole andare ad elezioni anticipate proprio per non dare alla sinistra il tempo per ben organizzarsi.

martedì 28 luglio 2015

SYRIZA: SCISSIONE A SETTEMBRE? di Checchino Antonini*

[ 28 luglio ]

Ieri, 27 luglio, si è svolta ad Atene una riunione di massa della Piattaforma di Sinistra, l'ala no-euro di SYRIZA (vedi foto). Erano presenti anche rappresentanti di ANTARSYA e M.AR.S, le organizzazioni con le quali abbiamo organizzato il Forum No-euro No-Ue di fine giugno ad Atene.
Qui sotto il resoconto della grande assemblea.
Più sotto ancora un articolo di Ettore Livini sulla situazione di pre-scissione in SYRIZA.


Centinaia di militanti e dirigenti all’assemblea della Piattaforma di sinistra, l’opposizione a Tsipras interna a Syriza. In ballo il destino del partito

Il caldo soffocante che avvolgeva anche Atene non ha impedito che ieri sera ci fossero duemila persone, almeno, in un campo di basket per l’assemblea aperta della Piattaforma di Sinistra, l’opposizione interna a Syriza, il partito di governo in Grecia. L’occasione è stata fornita dal quinto anniversario del sito dell’area, Iskra, ma in parallelo la segreteria politica di Syriza forzava le tappe verso il congresso del partito in nome del regolamento di conti con chi non ha voluto condividere le scelte di Tsipras. 

Se Tsipras, da premier e presidente del partito, giurava in quella sede di voler salvaguardare l’unità del partito, la neo-portavoce del governo greco Olga Gerovasili aveva già dichiarato quattro giorni prima che una spaccatura potrebbe invece verificarsi nelle prossime elezioni generali date le opinioni radicalmente differenti da quelle del premier espresse da decine di suoi deputati. Per questo la road map di Tsipras, per il «ritorno alla normalità» è piuttosto serrata: congresso entro l’estate, probabilmente a settembre dopo la conclusione dell’accordo, ed elezioni in autunno, senza dissidenti in lista. Se ci sarà prima un comitato centrale del partito, inoltre, non sarà sulle questioni politiche del giorno.

Il punto sembra essere proprio il futuro della coalizione di sinistra radicale che sembrava poter essere un modello da interpretare in altri pezzi del sud Europa e che oggi sembra proprio sull’orlo del collasso. La «polarizzazione» interna è fortissima e gli attacchi contro la sinistra si moltiplicano. «Sotto i colpi di una crisi proteiforme, una riconfigurazione della “sinistra radicale” si annuncia o è già iniziata. La manifestazione convocata da Adedy questo mercoledì sera rischia di non essere massiccia. E il «clima poliziesco» potrebbe fare da eco alla canicola», fa sapere John Milios, docente di economia ed ex responsabile economico di Syriza.

Infatti, ieri sera c’erano anche esponenti di Antarsya, l’altra coalizione della sinistra estrema, a chiedere con urgenza nuovi rapporti tra i settori della sinistra. Ma ieri sera i nomi di spicco erano quelli di Manolis Glizos, partigiano, figura leggendaria della lotta al nazismo e di Panayiotis Lafazanis, ex ministro dell’Energia e dell’ambiente, ora a capo di chi vuole continuare la campagna per l’OXI, la lotta al memorandum e la resistenza al terrorismo mediatico che continua nonostante le poderose concessioni alla Troika operate dal governo. Il Financial Times, ad esempio, ha “rivelato” il piano B di Lafazaniz discusso in un albergo, l’Oscar Hotel di Atene, lo scorso 14 luglio: sequestro delle riserve valutarie della zecca di Stato, circa 22 miliardi di euro, commissariamento della Banca Centrale con conseguente arresto del governatore se Yannis Stournaras si fosse opposto.

Lafazanis ha ribadito le critiche all’impostazione patriottica di Tsipras, la cancellazione della vittoria del no al referendum, il rifiuto dell’unità nazionale con quei partiti che hanno trascinato la Grecia nel vortice della crisi. Gli attacchi personali di Tsipras ai dissidenti non sembrano rivelare la cura dell’unità del partito che il premier, nella segreteria, stava giurando di voler perseguire. In realtà i rapporti di forza tra i favorevoli alla linea Tsipras sono esattamente ribaltati nei gruppi parlamentari, filo Tsipras, e nel comitato centrale di Syriza, decisamente per l’OXI. Così com’è opposta la lettura della fase che, per le correnti di sinistra, è segnata da un mandato popolare a rompere con le compatibilità dell’eurozona sancito dal No del 5 luglio. La prospettiva dovrebbe essere quella di un programma di transizione, con la fine della subordinazione nazionale al neoliberismo. Ecco alcuni punti del programma di alternativa su cui punta la Piattaforma nella battaglia interna ed esterna a Syriza: nazionalizzazione e socializzazione delle banche, il controllo pubblico delle imprese strategiche, delle risorse energetiche e delle infrastrutture, la trasparenza dei media da sottrarre all’oligarchia, il blocco delle privatizzazioni e dei progetti in questa direzione su porti, aeroporti regionali e linee ferroviarie su cui puntano interessi cinesi, russi e tedeschi. Il punto è quello di una redistribuzione della ricchezza verso il basso provando a colpire i capitali in nero, le ricchezze esportate in banche estere e uscendo dall’euro come trampolino per la produzione primaria e il turismo, con una strategia di sostituzione delle importazioni.

* Fonte: POPOFF

Le informazioni che riporta d'appresso Ettore Livini sullo scontro interno a SYRIZA ci risultano corrette e attendibili. Tsipras aspetta che sia formalmente siglata l'intesa con la troika, prima di sancire la scissione con la sinistra interna no-euro guidata da Panagiotis Lafazanis (nella foto). A quel punto metterebbe fine al suo governo-zombi per andare ad elezioni anticipate.

«L'ala radicale di Syriza scopre le carte e presenta il suo piano per uscire dall'euro. "Voglio aprire il dibattito sul ritorno a una nostra valuta nazionale, un tabù per il nostro partito", ha detto Panagiotis Lafazanis, leader della Piattaforma di sinistra, formazione che rappresenta circa il 30% del Comitato centrale presentando il suo progetto ai militanti. «Dobbiamo nazionalizzare le banche, varare una riforma fiscale per redistribuire più equamente la ricchezza, cancellare buona parte del nostro debito, restaurare la democrazia in Grecia e garantire la trasparenza dell'informazione. Poi si potrebbe dare l'addio alla moneta unica. Nella prima fase è ovvio che ci sarebbero delle difficoltà per il paese ma grazie alle politiche progressiste l'economia tornerebbe rapidamente a tirare».

La formalizzazione del progetto è un guanto di sfida diretto ad Alexis Tsipras, destinato con ogni probabilità a infiammare il dibattito interno a Syriza e a rendere più concreta l'ipotesi di una scissione. Una notizia che arriva mentre il Paese cerca di tornare alla normalità, con la Bce che avrebbe dato l'ok alla riapertura delle Borsa di Atene, chiusa da fine giugno, ma senza indicare ancora scadenze precise. 


Proprio ieri [27 luglio, Ndr] il premier, intervenendo a un comitato ristretto della sua formazione, aveva annunciato l'apertura di un ampio confronto per capire come procedere dopo le divisioni delle scorse settimane, culminate con il voto contrario al nuovo memorandum di quasi 40 dei 149 deputati di Syriza in Parlamento. Il presidente del Consiglio vorrebbe rinviare il redde rationem dopo la firma del compromesso con i creditori (da raggiungere entro il 20 agosto, quando ci saranno da rimborsare 3,5 miliardi alla Bce). Ma è improbabile, viste le tensioni di queste ore, che riesca a procastinare troppo. Anche perché appare sempre più realistico che Atene possa andare alle urne in autunno per le elezioni anticipate, visti gli scricchiolii del partito di maggioranza relativa e le difficoltà dell'inedita intesa trasversale di unità nazionale che ha approvato i primi due pacchetti di riforme chieste dai creditori.

I nodi del resto stanno già arrivando al pettine. I rappresentanti di Bce, Ue e Fmi hanno iniziato gli incontri sotto il Partenone per mettere a punto l'intesa che consentirà di sbloccare 83 miliardi di aiuti alla Grecia. Risolti i problemi logistici, ora si tratta di affrontare quelli sostanziali. Il primo è la possibilità che Bruxelles chieda al governo di approvare prima del 20 agosto un altro piano di interventi: sul tavolo c'è la definizione degli interventi sulle baby pensioni e il taglio agli incentivi fiscali agli agricoltori. Tsipras aveva cancellato questi provvedimenti dall'ultimo blocco approvato in aula proprio per evitare divisioni ulteriori. Un portavoce della Ue ha però ventilato l'ipotesi che si debba votarli entro metà agosto, come ulteriore gesto di buona volontà. Un pressing che rischia di far saltare i fragilissimi equilibri raggiunti in Parlamento, rendendo ancora più in salita il cammino del premier!.


* Fonte: R.it del 28 luglio

sabato 11 luglio 2015

CONTRO LA CAPITOLAZIONE: dichiarazione di Lafazanis

[ 11 luglio ]

Il voto del Parlamento greco e la posizione della piattaforma di sinistra

La grande maggioranza ottenuta al voto (251 sì su 300 deputati) non deve nascondere il fatto importante: il governo ha già perso la sua maggioranza parlamentare: solo 145 su 162 deputati della coalizione Syriza e Anel hanno votato sì, che è di sei voti inferiore alla soglia 151. Diciassette parlamentari Syriza o si sono astenuti o hanno votato no, i parlamentari di Anel hanno votato sì.
Yanis Varoufakis era assente, Zoe Kostantopoulou astenuta, come ha fatto Rachel Makri che è vicino a lei.

Sette deputati della Piattaforma Sinistra (PdS) si sono astenuti, tra cui i suoi due ministri più importanti (Panagiotis Lafazanis e Dimitris Stratoulis). Lafazanis ha rilasciato una dichiarazione (vedi sotto). Tra questi l'economista marxista Costas Lapavitsas e Stathis Leoutsakos, membro della segreteria politica di Syriza. I quattro ministri si dimetteranno nei prossimi giorni. Quindici altri parlamentari della PdS, tra gli altri due ministri N. Choundis e C. Isychos e il vice-presidente del parlamento, hanno rilasciato una dichiarazione che spiega che voteranno sì al fine di non privare il governo della sua maggioranza in questo momento, rifiutano tuttavia la proposto accordo come un altro pacchetto di austerità e avvertono che non voteranno qualsiasi accordo firmato che preveda l'austerità quando si tratta di parlamento.

Due parlamentari della PdS, Ioanna Gaitani ed Elena Psarea, membri della Rete Rossa (raggruppata attorno a DEA, la componente trotskista della PdS) hanno votato "No".
Quattro parlamentari dell'ex-KOE (Organizzazione Comunista di Grecia, maoista) erano assenti e hanno inviato di una dichiarazione fortemente contraria all'accordo.

QUESTA LA DICHIARAZIONE DI LAFAZANIS (nella foto a destra)

«Perché non voto la proposta di accordo

Votando "presente" ho espresso la mia opposizione radicale e categorica alla "proposta" [di tsipras, Ndr] che rischia di estendere la tutela della mia patria.
Sostengo il governo, ma non sostengo il programma di austerità, la deregolamentazione e la privatizzazione che, voluta dalle "istituzioni" [troika, Ndr]  continuerà solo il circolo vizioso della recessione, della povertà e della miseria.

Questo paese avrà un futuro se noi, tutti insieme, romperemo con il neo-colonialismo e se come paese sovrano e indipendente la Grecia entrerà in un nuovo sentiero che porti ad una ricostruzione progressiva delle sue basi produttive, dell'economia e della società ·senza misure di austerità, con sufficiente liquidità e con una profonda cancellazione del debito». 
Atene, 11 Luglio 2015

LA CAPITOLAZIONE. Tsipras ha sfasciato la sua maggioranza. E ora?

[ 11 luglio ]

Il Parlamento greco ha dato mandato a Tsipras di chiudere l'accordo con l'Unione europea.

A favore della mozione hanno votato 251 deputati su 300, i no sono stati 32, otto le astensioni
E la sinistra interna di di Syriza? Ha scelto l'astensione per evitare la caduta del governo.
Tutti e otto gli astenuti appartengono al partito del premier, solo due dei suoi rappresentanti si sono espressi contro, sette non erano in Aula. 
In totale 17 deputati di Syriza su 149 hanno manifestato il proprio dissenso. E si tratta di pezzi da novanta, come l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, ufficialmente assente per ragioni famigliari, o il presidente dell'assemblea Zoe Constantopoulou e il ministro dell'Energia e leader dell'ala sinistra del partito Panagiotis Lafazanis, che si sono limitati a rispondere "presente" al momento di voto, di fatto astenendosi. 
A favore si sono espressi invece almeno 100 esponenti dell'opposizione: la maggioranza dei centristi filo europei di To Potami (che conta 17 parlamentari) ma anche molti del centrodestra di Nea Dimokratia (76) e del socialista Pasok (13). 

TSIPRAS QUINDI CE L'HA FATTA, MA COI VOTI DEI  PARLAMENTARI-QUISLING CHE HANNO PORTATO LA GRECIA NELL'ABISSO (Pasok e Nuova Democrazia), AVENDO PERSO IL SOSTEGNO DELLA PARTE MIGLIORE DEL SUO PARTITO. Un quadro di alta instabilità, mentre dovranno essere applicate le nuove misure neoliberiste di austerità.

Ieri informavamo della riunione, drammatica, della Piattaforma di sinistra [sinistra di SYRIZA]. Qui sotto una versione ridotta della dichiarazione presentata dalla Piattaforma sinistra nella riunione plenaria di ieri, 10 luglio, del gruppo parlamentare di Syriza.


L'alternativa all’austerità

«In questo momento critico, il governo Syriza non ha altra scelta che respingere il ricatto delle "istituzioni" che cercano di imporre un programma di austerità, di deregolamentazione e privatizzazione.

Il governo deve dichiarare alle "istituzioni" e deve annunciare al popolo greco che, anche all'ultimo momento, senza un compromesso positivo riflesso in un programma che ponga fine all'austerità, fornisca liquidità sufficiente per l'economia, porti alla ripresa economica, e comprenda una maggiore cancellazione del debito,  è pronto a seguire un percorso progressivo alternativo che metta in dubbio la presenza del nostro Paese nella zona euro, ed insieme interrompa il rimborso del debito.

Al fine di affrontare le pressioni e le richieste inaccettabili dei creditori, il processo che potrebbe portare la Grecia fuori dalla zona euro è un problema serio e complessa, che avrebbe dovuto essere sistematicamente redatto dal governo e da Syriza. Tuttavia, a causa dei tragici blocchi che hanno prevalso sia nel governo che nel partito, questo non è stato fatto.

Ciò non di meno, anche ora il governo può e deve rispondere al ricatto delle "istituzioni", ponendo la seguente alternativa: o un programma senza ulteriore austerità, fornendo liquidità, e che porti alla cancellazione del debito, o l'uscita dall'euro ed il default sul il rimborso di un debito ingiusto e insostenibile.

Se richiesto dalle circostanze il governo ha, ancora oggi, la possibilità e il minimo di liquidità che è necessaria per attuare un programma di transizione per la moneta nazionale, che le consentirà di attuare i suoi impegni verso il popolo greco, e in particolare per adottare le seguenti misure:

 1) La riorganizzazione radicale del sistema bancario, la sua nazionalizzazione sotto controllo sociale, e il suo riorientamento verso la crescita.
 2) Il rifiuto completo di austerità fiscale (avanzi primari e pareggio di bilancio) al fine di affrontare in modo efficace la crisi umanitaria, coprire i bisogni sociali, ricostruire lo stato sociale, e portare l'economia fuori dal circolo vizioso di recessione.
  3) L'attuazione delle procedure che portino all'uscita dall'euro ed alla cancellazione della maggior parte del debito. Ci sono scelte assolutamente gestibili che possono portare ad un nuovo modello economico orientato verso la produzione, la crescita, e la variazione dei rapporti di forza sociali a vantaggio della classe operaia e del popolo.

L'uscita dalla zona euro nelle condizioni attuali è un processo difficile ma fattibile che consentirà al paese di seguire un percorso diverso, lontano dai programmi inaccettabili inclusi il pacchetto Juncker.

Dobbiamo sottolineare che l'uscita dall'euro non è un fine in sé, ma il primo passo di un processo di cambiamento sociale, di recupero della sovranità nazionale e del progresso economico coniugato alla crescita e la giustizia sociale. Fa parte di una strategia globale basata sulla ricostruzione produttiva, il rilancio degli investimenti, e la ricostituzione dello stato sociale e lo stato di diritto.

Di fronte al comportamento intransigente dei creditori, il cui scopo è quello di costringere il governo di Syriza alla piena resa, la fuoriuscita dall'euro è una scelta politicamente ed eticamente giusta.

Uscire l'euro è, infine, un percorso che comprende il confronto con potenti interessi nazionali ed esteri. È per questo che il fattore più importante per affrontare le difficoltà che si presentano è la determinazione di Syriza ad attuare il suo programma, traendo forza dal sostegno popolare.

Più in particolare, alcuni degli aspetti positivi dall'uscita comprendono:

 a) Il recupero della sovranità monetaria, il che significa automaticamente recuperare la capacità di fornire liquidità all'economia. Non c'è altro modo per tagliare il cappio della Banca centrale europea sulla Grecia.

  b) L'elaborazione di un piano di sviluppo basato sugli investimenti pubblici, che però permetterà anche il rilancio degli investimenti privati. La Grecia ha bisogno di una nuova e produttiva relazione tra il settore pubblico e privato e di entrare in un percorso di sviluppo sostenibile. La realizzazione di questo progetto sarà possibile una volta che la liquidità verrà ristabilita, combinata con il risparmio nazionale.

  c) Riconquistare il controllo del mercato nazionale sui prodotti importati, rivitalizzare e valorizzare il ruolo delle piccole e medie imprese, che restano la spina dorsale dell'economia greca. Allo stesso tempo, le esportazioni saranno stimolate con l'introduzione di una moneta nazionale.

  d) Lo Stato sarà liberato dalla morsa dell'Unione monetaria europea a livello di politica fiscale e monetaria. Sarà in grado di raggiungere la sostanziale abolizione delle austerità, senza vincoli irragionevoli sulla fornitura di liquidità. Ciò permetterà anche allo Stato di adottare misure che porteranno alla giustizia fiscale ed alla redistribuzione della ricchezza e del reddito.

  e) La possibilità di una crescita accelerata dopo i difficili mesi iniziali. Le risorse che sono diventate inattive durante i sette anni di lungo periodo di crisi possono essere rapidamente mobilitate per invertire la disastrosa politica del memorandum, e ciò non e fattibile se non vi è liquidità sufficiente e la stimolazione della domanda. Questo aprirà la possibilità di una diminuzione sistematica della disoccupazione e un aumento del reddito.

Infine, lasciando la UEM, la Grecia non diventerà meno europea, essa semplicemente seguirà un percorso diverso da quello seguito dai paesi del nucleo dell'Unione europea, un'opzione che è già in fase avanzata in paesi come la Svezia e la Danimarca. L'uscita dalla zona euro non solo non isolerà il nostro paese ma, al contrario, permetterà di acquisire un nuovo ruolo sulla scena internazionale. Un ruolo basato sull'indipendenza e la dignità, molto diversa dalla posizione di un paria insignificante come ci han fatto diventare le politiche neoliberiste del memorandum.

Il processo di un'uscita dalla UEM richiede naturalmente legittimità politica e il sostegno popolare attivo. Il referendum ha dimostrato la volontà del popolo di respingere una volta per tutte l'austerità a prescindere dalle sfide poste dai dominanti esteri e nazionali.

E 'ormai chiaro che il nostro governo sarebbe sostanzialmente costretto a uscire l'euro a causa del rifiuto finale dell'UE di accettare proposte ragionevoli sulla riduzione del debito, l'eliminazione di austerità, e il salvataggio dell'economia greca e della società, come dimostra il nuovo ultimatum inviato dopo il referendum».

* Traduzione di Enea Boria

venerdì 10 luglio 2015

SYRIZA. ULTIM'ORA: DRAMMATICO SCONTRO INTERNO di Stathis Kouvelakis

[ 10 luglio ]

È in corso la riunione d'urgenza del parlamento greco. Tsipras verso un "Patto del Nazareno" rompe con la sua ala sinistra.

«E' in corso ora ad Atene un drammatico incontro  del gruppo parlamentare di Syriza.
Yanis Varoufakis, secondo i media greci, si è opposto all'accordo.

Secondo Panagiotis Lafazanis, ministro dell'Energia e leader della Piattaforma sinistra [il raggruppamento delle sinistre interne di SYRIZA, Ndr], l'accordo è "incompatibile con il programma di Syriza" e "non offre una prospettiva positiva per il Paese".
Si prevede che i ministri della Piattaforma sinistra si dimetteranno in giornata.
Thanassis Petrakos, uno dei tre relatori di Syriza del gruppo parlamentare e membro di spicco della Piattaforma Sinistra, ha dichiarato: "Il NO al referendum è stato un NO radicale e di classe. 

La Home de Il Sole 24 Ore, oggi 10 luglio, ore 17:30

Alcuni compagni dirigenti insistono che "non c'è altra via logica" che firmare l'accordo. 
Dobbiamo preparare l'uscita dalla zona euro e dirlo chiaramente alla gente. 

La sinistra ha un futuro, se apre le sue ali verso l'ignoto, non verso il nulla. 
Coloro che insistono sulla scelta di rimanere nell'euro a qualunque costo dovrebbero sapere che ciò equivale ad un disastro. 

Abbiamo bisogno di una uscita e di essere disposti ad aprire un nuovo sentiero. 
I primi passi sono il controllo pubblico delle banche e della banca centrale greca e l'assalto all'oligarchia».
[Dalla pagina facebook di Stathis Kouvelakis. Messaggio postato alle 13:25]


Nella foto alcuni esponenti della Piattaforma sinistra di SYRIZA.
Partendo da destra, Stathis Leoutsakos,  deputato e membro della segreteria del partito, di spalle Sofi Papadogianni, membro della segreteria del partito, Panagiotis Lafazanis, n t-shirt nera di spalle Antonis Davanelos, il leader della DEA, Thanassis Petrakos, portavoce del gruppo parlamentare di Syriza.

«L'incontro della frazione parlamentare Syriza si è conclusa senza un voto. 
Il parlamento è ora in riunione.
Due deputati della piattaforma di sinistra e tre membri dell'ufficio Politico di Syriza hanno indirizzato una lettera al primo ministro Tsipras chiedendogli di "rifiutare il ricatto dei creditori".
È firmata da: Stathis Leoutsakos, Antonis Davanellos, Sophie Papadogiannis, Costas Lapavitsas e Thanassis Petrakos.
Ci sono state molte voci dell'opposizione nella riunione frazione. Non solo della Piattaforma di sinistra. E' stato detto che Yanis Varoufakis ha parlato con forza contro le proposte del governo.
Si parla delle dimissioni questa sera stessa, da parte dei ministri Piattaforma di sinistra».
[postato alle ore 15:50]

* Dalla pagina Facebook di Stahis Kouvelakis

martedì 23 giugno 2015

ACCORDO DI MERDA di Piemme

[ 23 giugno ]

«La capacità del governo greco di raggiungere una soluzione equa con determinazione, con incrollabile impegno rispetto ai suoi obiettivi, sarà giudicata in base al risultato».

Dal discorso di Tsipras del 16 giugno 
ai parlamentari di SYRIZA.

Mentre mancano solo due giorni all'inizio del Forum internazionale di Atene "L'euro è il problema, l'uscita la soluzione" è piombata da Bruxelles la notizia che l'accordo tra la troika ed il governo di SYRIZA è cosa fatta.

E' accaduto quel che temevamo, messa alle strette dall'euro-germania, la piccola Grecia ha dovuto soccombere.
Cosa infatti prevede il protocollo d'intesa siglato ieri sera e che, salvo improbabili colpi di scena, entrerà in vigore la prossima settimana? Prevede che il governo di SYRIZA, venendo meno al programma che gli aveva fatto vincere le elezioni a gennaio, è obbligato a perseguire una politica economica e di bilancio dal segni inequivocabilmente austeritario e neoliberista. 
Il nostro giudizio è esagerato? Proprio no.
Vediamo infatti quali saranno le misure previste:
«Sul piatto, Atene ha messo misure fiscali permanenti per il 2% del Prodotto interno lordo (per i tecnici del Brussels Group dovevano essere al 2,5% del Pil, ma c'è spazio per recuperare risorse altrove) per complessivi 7,5 miliardi di euro. Tsipras ha aperto anche sulle pensioni prevedendo il blocco dei prepensionamenti dal 2016 (e un successivo innalzamento dell'età della pensione) per un risparmio complessivo pari all'1,4% del pil entro la fine dell'anno prossimo (a quanto pare più di quanto chiedessero gli stessi creditori). Poi ha annunciato una sovrattassa di solidarietà per chi ha un reddito superiore a 30 mila euro l'anno e per le società con utili oltre i 500 mila euro. Inoltre la spesa militare verrebbe ridotta di 200 milioni di euro nel 2016. Infine la tagliola 'automatica' alle spese se queste superano la regola dello 'zero deficit'. Alcune delle proposte incluse nel piano che Atene ha presentato ai creditori sono state anticipate dal ministro dell'Economia greco, Giorgios Stathakis, alla Bbc: "Nuove tasse sui ricchi e sulle aziende, un aumento dell'Iva su alcuni prodotti ma non sull'elettricità, non ulteriori tagli a pensioni e stipendi pubblici". Lo stesso Stathakis ha ammesso che non ci sarà un accordo sulla ristrutturazione del debito, nonostante le pressioni di Syriza». [La Repubblica del 23 gennaio]
Una politica economica e di bilancio, come si vede, in sostanziale continuità con quella dei governi delle destre, e nel pieno rispetto dei dettami della troika e dei due dogmi tanto caro ai neoliberisti, quello per cui allo Stato è impedito attuare una politica economica interventista, ad esempio stimolando il ciclo economico spendendo più di quanto incassa, e che il rimborso del debito è il primo ed inderogabile comandamento. Ergo: in vista del pareggio di bilancio, tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse, dirette e indirette sui lavoratori, i pensionati e le imprese.

Queste misure, oltreché ingiuste socialmente, avranno un pesante ed indiscutibile impatto recessivo sulla disastrata economia greca —tanto per farsi un'idea più precisa della dimensione della stretta di bilancio accettata da Tsipras (2% su Pil): e come se il governo Renzi varasse una manoiìvra da 33 Miliardi! Fra un anno la Grecia sarà da capo a quindici: in pieno marasma economico e sociale, col debito intatto se non in crescita nelle sue dimensioni e quindi con il default e l'uscita dall'eurozona sempre alle porte.

La cosa che rende il tutto ancor più tremendo, come sottolinea lo stesso ministro dell'economia greco Stathakis, è che SYRIZA ha accettato questo accordo senza avere in cambio alcuna certezza sulla ristrutturazione del debito. 
Una resa umiliante alle condizioni dei creditori euro-tedeschi.

Quello che infine rasenta l'assurdo è che queste misure recessive sono adottate, com'è noto, allo scopo di ottenere da Bce e Unione gli "aiuti" finanziari già contrattati i quali andranno a finire nelle tasche, non della Grecia, ma dei suoi creditori. Il tutto si risolverà insomma in una farsesca partita di giro.

SYRIZA ora va consolando i greci (ed ai suoi attivisti letteralmente scioccati) dicendo non solo che di più non si poteva ottenere, ma che questo è un buon accordo poiché... "anche i ricchi piangono". Senza nemmeno lo scambio di una ristrutturazione del debito —ciò che lo stesso Tsipras aveva definito condizione imprescindibile— questa che "anche i ricchi piangono" è un alibi demagogico che non porterà molto lontano. I ricchi greci hanno già da tempo messo in salvo all'estero i loro danari e alla fine il peso della stretta economica ricadrà sulle spalle della povera gente.

Non è difficile immaginare che SYRIZA, che per principio ha escluso la via dell'uscita dall'eurozona, pagherà presto ed a caro prezzo questo cedimento. Ciò che è più grave è che questo accordo bastardo, per quanto dimostri in maniera evidente che quello dell'euro è un regime che "si abbatte e non si cambia", dando così torto a chi, come Tsipras e soci scommetteva sulla certezza che a partire dalla Grecia si sarebbe cambiata l'Unione, rischia di uccidere la speranza di cambiamento che aveva risvegliato i greci, alimentando disincanto e pessimismo, di converso aumentando il rischio di un'avanzata del neofascismo.

Cosa farà ora la sinistra interna di SYRIZA? Lafazanis si dimetterà? I suoi trenta parlamentari daranno la fiducia al governo senza la quale si andrebbe ad elezioni anticipate? C'è da essere pessimisti. Per una strana regola greca se si va ad elezioni anticipate le direzioni dei diversi partiti hanno l'obbligo di seguire la procedura delle liste bloccate. Tsipras nei giorni scorsi è stato chiaro, ricattando la sinistra interna: "se non mi date la fiducia, nessuno di voi verrà ricandidato".

Non è una novità che le minacce hanno un certo qual peso nella lotta politica. E per dei parlamentari, ne sappiamo qualcosa in Italia, il timore di perdere lo scranno, spesso prevale sui ragionamento politici e sulla coerenza.

Speriamo di sbagliarci. Meglio una scissione di SYRIZA ed andare al voto. Sarebbe l'occasione per spiegare ai greci che... l'euro è il problema e solo l'uscita la soluzione.


domenica 31 maggio 2015

SYRIZA: SCISSIONE IMMINENTE

[ 31 maggio ]

Il Forum di Atene "L'eurozona è il problema, l'uscita la soluzione" (26-28 giugno) si svolgerà mentre sarà in corso la scissione di SYRIZA?

La Casa Bianca, per bocca del Segretario al Tesoro Jack Lew, l'ha fatto capire chiaro e tondo: "L'Unione europea deve scongiurare l'uscita della Grecia dall'Euro". Negli Usa si teme, data l'estrema fragilità della "ripresa, che... il "battito d'ali della farfalla greca potrebbe scatenare una catastrofe finanziaria oltre oceano".
Si temono anche le eventuali conseguenze geopolitiche della grexit: russi e cinesi vanno tenuti fuori dall'orto di casa (europeo) degli Usa.

Pare che addirittura Obama, con un chiaro assist a Tsipras, abbia telefonato alla Merkel affinché dia una calmata ai falchi capeggiati da Wolfgang Schäuble e quindi si eviti la rottura con Atene.

A questo punto un accordo dell'ultimo momento tra la troika (ora Gruppo di Bruxelles) e Atene per la ristrutturazione del debito pubblico greco e la concessione di nuovi prestiti è molto probabile. 
Ma ci sono ristrutturazioni e ristrutturazioni. I creditori di Atene (Stati europei, Bce e Fmi) non vogliono saperne di fare un taglio consistente alla somma dei debiti, che per essi equivarebbe ad un default, semmai possono accettare la loro diluizione nel tempo. 

L'abbiamo già scritto e lo ripetiamo: la sola diluizione nel tempo, per quanto rappresenti una boccata d'ossigeno per la Grecia, non sarebbe per niente risolutiva, cioè non spingerà l'economia greca fuori dall'abisso in cui anni di criminali cure austeritarie l'hanno precipitata. Come segnalano economisti di tutte le razze, di debito greco è insostenibile. Punto. Un default sostanziale, è inevitabile se si vuole davvero evitare di gettare la Grecia nelle condizioni di un paese del terzo mondo.

Il punto è: cosa chiede la troika a Tsipras (le chiamano "condizionalità") in cambio di nuovi prestiti e di un ritocchino al debito? Chiede un aumento dell'IVA, un taglio deciso alle pensioni, nuove privatizzazioni e liberalizzazioni, ed il ritiro di alcune misure elementari che il governo SYRIZA ha adottato nelle scorse settimane. Chiede in buona sostanza che SYRIZA continui sulla linea dell'austerità neoliberista, gettando nella spazzatura le sue promesse elettorali. Chiede il suicidio.
Panagiotis Lafazanis


I nostri amici greci, che abbiamo sentito in queste ore, ritengono oramai molto probabile che Tsipras accetti quello che di fatto è un "nuovo memorandum", ovvero le condizioni della troika

Per questo dentro SYRIZA tira aria di scissione. Se non tutta l'ala sinistra del partito (il 45% del Comitato centrale) diversi suoi esponenti hanno pubblicamente dichiarato che se il governo cederà ai diktat della troika, essi usciranno dal partito. Si tratta anzitutto di una dozzina di parlamentari che hanno detto che voteranno contro ogni eventuale capitolazione. Tsipras ha subito fatto capire che chi vota contro sarà espulso da SYRIZA, non solo dal gruppo parlamentare. Uscirà anche il ministro Panagioitis Lafazanis?

Il clima nella sinistra greca non è per nulla buono. La conseguenza del probabile cedimento di SYRIZA tra il popolo di sinistra, al netto della scissione sarebbe un generale sentimento di disincanto e scoramento. In breve la fuga nel privato, la fine della speranza che un cambiamento sia ancora possibile.


SCHEDA 1

Mentre i prezzi continuano a scendere e il Pil continua a contrarsi i capitali fuggono dalla Grecia ed i depositi bancari crollano (vedi Tabella n.1 accanto) rischiando di causare un crack del sistema bancario:
«Ad aprile, secondo i dati della Banca di Grecia, l'ammontare totale dei depositi si era ridotto a 142,7 miliardi di euro, dai 149 miliardi di marzo. Si tratta del valore più contenuto dal dicembre del 2004. I depositi di imprese e famiglie si sono assottigliati a 133,6 miliardi, dai 138,5 miliardi di un mese prima. Dati che mostrano come la fuga di capitali non si sia arrestata. Solo negli ultimi tre mesi dalle banche greche sono stati complessivamente ritirati 27 miliardi di euro». [Il Sole 24 Ore del 29 maggio]

SCHEDA 2

Tabella 2 (clicca per ingrandire)

La corazzata della stampa neoliberista europea, a difesa della linea dura dell'euro-Germania e della richiesta ad Atene di drastici tagli al sistema pensionistico, scrive che quello greco è il sistema previdenziale più "generoso d'Europa.
Come segnalava Mattew Dalton sul THE WALL STREET JOURNAL si tratta di una grossolana bugia. 

E' vero che la Grecia è il paese in cui la previdenza pesa di più rispetto al Pil [vedi tabella n.2], ma questo è avvenuto solo perché Il PIl della Grecia è precipitato di circa il 25% rispetto a prima della grande crisi.
Tabella 3 (clicca per ingrandire)
Se proviamo ad osservare i dati da altre angolature scopriamo che le cose stanno in maniera alquanto diversa. Se consideriamo che la Grecia ha la percentuale più alta di cittadini sopra i 65 anni, la sua spesa pensionistica è nella media Ue, anzi al di sotto [Vedi tabella n.3]



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