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giovedì 8 febbraio 2018

PORCHERIE di Sandokan

[ 8 febbraio 2018 ]

Come i nostri lettori sanno abbiamo espresso una ferma critica alla decisione dell'avvocato Marco Mori di candidarsi con Casa Pound. Il nostro ha risposto sulla sua pagina Facebook.
Ecco cosa ha scritto:
«Seguite il ragionamento di certi amici "sinistrati"... abbiamo lo stesso programma di Mori, che infatti invitavamo ad ogni evento.
Mori però ora è con CasaPound, dunque ora è brutto e cattivo, anche se parla esattamente come prima. Noi "sinistrati" la pensiamo come CPI, ma siamo superiori intellettualmente, siamo di sinistra... volete mettere? Mori non è più degno. Dunque alla larga da certi soggetti... Che il Paese affondi piuttosto...
Poi chiedetevi perché alle loro conferenze sono sempre i soliti 4 gatti settari...
Divide et impera... se non l'avete ancora capito siete parte del problema.
La mia porta resta sempre aperta, ma datevi una svegliata... destra e sinistra non esistono più, ora c'è solo il bene del nostro Paese e la lotta da ingaggiare è contro la finanza apolide che sta schiavizzando il mondo intero.
Resto comunque convinto che molti veri uomini di sinistra il 4 marzo voteranno CasaPound».

Premetto che non conosco l'avvocato Mori, non mi azzardo quindi ad esprimere giudizi personali. 
Qui la questione è tutta politica, per essere più precisi, di visione politica. 
Tuttavia lasciatemi dire che la mia sensazione è di trovarci di fronte ad un opportunista ambizioso. Due domande vengono spontanee. La prima: avrebbe accettato Mori di prestarsi a fare lo specchietto per le allodole dei "fascisti del terzo millennio" se non fosse convinto che Casa Pound potrà  superare lo sbarramento del 3%? La seconda: l'avrebbe accettata se non lo avessero candidato in posizioni di lista apicali, quindi con un'alta probabilità di ottenere lo scranno?
Nessuno mi toglie dalla testa che questo salto della quaglia, oltre ad essere determinato da una effettiva convergenza politica, è stato dettato dalla vanagloria, di qui la smania di saltare all'ultimo momento (sottolineo all'ultimo momento, cioè due mesi prima delle elezioni) sul carro che presumibilmente lo porterà in Parlamento.

Ma veniamo agli argomenti politici di Mori.

La prima mossa è un classico del politicantismo da strapazzo, quella di delegittimare l'avversario con la storiella dei "quattro gatti". L'alibi perfetto di ogni opportunista politico. E' come se Mori volesse dirci: se non Casa Pound ma voi della sinistra patriottica aveste il vento in poppa è con voi che sarei venuto. Quattro gatti con le idee chiare, comunque, è sempre meglio di uno con le idee confuse: non dimentichiamo che il Nostro, candidatosi sindaco alle elezioni comunali di Genova del giugno scorso, con una sua lista personale, finì per sfracellarsi contro una percentuale da prefisso telefonico. Schianto che ha accellerato il suo attuale approdo.

Seconda  mossa: non ci sono più né destra né sinistra, e noi avremmo lo stesso programma di Mori, quindi, per la proprietà transitiva, lo stesso dei "fascisti del terzo millennio". Temo che il Nostro creda davvero a quel che scrive, ciò che dimostra il suo infantilismo politico. No caro Mori, qui non abbiamo il tuo stesso programma, tanto meno quello di Casa Pound. 

Tanto per cominciare, da questa parti condanniamo senza appello il fascismo, in ogni sua forma. Il sangue che scorre nelle nostre vene è lo stesso di chi il fascismo lo combatté, quello degli Arditi del Popolo prima, quello di chi ha imbracciato il fucile nella Resistenza contro il nazifascismo poi.

Ci consideriamo eredi, non dei repubblichini, che agirono come protesi degli invasori nazisti, ma della migliore sinistra che fu, quella che diede un contributo decisivo alla scrittura della Costituzione di cui andiamo fieri, malgrado sia stata tradita e mai davvero applicata.

Siamo dei combattenti, a tutto decisi pur di difendere i nostri ideali, ma non ci appartiene il mito dell'élite eroica e guerriera che disprezza le masse e teorizza il dominio tirannico dei pochi sui molti, dei forti sui deboli.

Siamo socialisti libertari che anelano ad una comunità fondata sull'eguaglianza sociale che estenda e non calpesti i diritti politici di libertà delle persone e delle minoranze, che quindi difenderanno senza esitazione le conquiste democratiche strappate con secoli di rivoluzioni lotte popolari.

Siamo patrioti perché sappiamo che l'emancipazione di chi sta in basso è impossibile senza liberare il nostro Paese dal predominio dei poteri oligarchici mondialisti, tuttavia il nostro patriottismo è opposto al nazionalismo xenofobo, sciovinista e guarrafondaio, poiché esso è costituzionale,  repubblicano, per la fratellanza tra i popoli.

Vi sembra poco? Visto quel che scrive e data la sua scelta di campo si deve concludere che al Mori questi principi sembrino delle quisquilie ideologiche, visto che per lui "... destra e sinistra non esistono più, ora c'è solo il bene del nostro Paese". C'è un piccolo problema caro il Nostro: di quale "bene"stiamo parlando? E di quale idea di "Paese"? Di quale "sovranità"?

Inezie le considera il Mori, come se la lotta contro l'euro abbia la miracolosa facoltà di tenere assieme il diavolo e l'acqua santa. Ma davvero Mori crede ai miracoli? Voglio dire quel che penso, e penso che Marco Mori non sia meno fascista di Casa Pound. Si presta scientemente a riproporre, mutatis mutandis, la medesima operazione cosmetica grazie alla quale Mussolini ottenne il consenso dei creduloni per salire al potere (portando l'Italia nel baratro della dittatura e nella catastrofe della guerra): camuffare il nero con una verniciata di rosso. 
Altro che no-euro signori miei! Questo mimetismo dalle "porte aperte" va combattuto senza pietà alcuna.

Ps

Minima morale della favola? La battaglia per il ripristino della sovranità costituzionale è una cosa troppo seria per lasciarla in mano agli avvocaticchi di provincia

martedì 30 gennaio 2018

CASA POUND: MARCO MORI DOCET

[ 30 gennaio]

VERO MARCO: "LA STORIA NON È COME UN FUMETTO"

«Preferirei votare un partito che non abbia nulla a che fare col fascismo ma non si presentano altri partiti sovranisti votabili che non siano Casa Pound per cui, seppur senza eccessivo entusiasmo, voterò CPI».


Per quanto sia sconfortante, per quanta amarezza ciò produca, occorre guardare in faccia la realtà: i "fascisti del terzo millennio" pescheranno voti anche nel campo del sovranismo costituzionale. 

Se lo meritano? No, se il merito va attribuito a coloro che per anni, con tanta fatica, senza mezzi e contro il fronte eurista, hanno girato il Paese in lungo ed in largo per controinformare, spiegare e divulgare perché e per come l'eurozona fosse un gabbia per il popolo lavoratore e la riconquista della sovranità nazionale fosse necessaria al Paese.

Casa Pound è, da questo punto di vista (non meno della Lega salviniana), un movimento di scrocconi, di gente che va a sbafo, di parassiti politici. Sono come il cuculo, che depone le sue uova in nidi altrui. 

Se questo è potuto accadere, oltre ad una società "liquida" in cui gli ideali non contano più un cazzo per nessuno, è certo a causa di nostri limiti ed errori; ma è anche responsabilità di tutti quelli che ce l'hanno messa tutta per isolare la sinistra patriottica. A chi ci riferiamo?  Sia a certa sinistra radicale che considera la sovranità nazionale come fumo negli occhi, sia a quelli che, nel campo sovranista ci hanno ostracizzato con la solfa che non ci sarebbero più né destra né sinistra.

Il prodotto, tra gli altri, sono mosse come quelle di Bagnai e Marco Mori, che si sono prestati all'operazione cosmetica di forze di destra che debbono cosmeticamente camuffare a sinistra il loro operato per raccattare più voti possibili.

Ci siamo già occupati dell'amico Marco Mori e della sua scelta di candidarsi con Casa Pound. Ci ritorniamo consigliandovi di ascoltare una sua intervista programmatica dove egli spiega la sua scelta di candidarsi con Casa Pound (vedi più sotto)

Che dimostra questa intervista? Anzitutto: che né la cifra del talento né quella dell'erudizione giuridica danno come prodotto un grande dirigente politico. In secondo luogo: che un'ambizione smisurata porta a imboccare scorciatoie che si rivelano quasi sempre fatali.

Lasciandovi all'ascolto di Mori, segnaliamo le perle più significative del suo discorso:

(1) MARCO MORI: "Le categorie ideologiche sono morte, servono solo al regime per dominarci. Se fossero ancora valide mi definirei socialista".
(2) Marco Mori: "Fascismo del terzo millennio? Casa Pound si riferisce con questo termine al modello sociale del fascismo, che era antiliberista. Un modello che si è trasferito nella Carta Costituzionale"
(3) MARCO MORI: "Guardiamo alla storia: che cos'era Mussolini se non un socialista? A volte si dipinge la storia come un fumetto".
(4) MARCO MORI: "La seconda guerra mondiale ha avuto una caratteristica molto chiara, la lotta tra liberismo e antiliberismo".
(5) MARCO MORI: Collusioni a Ostia tra Casa Pound e clan Spada? Solo un episodio di cronaca"
(6) MARCO MORI: "Con il Partito comunista di Marco Rizzo potrebbe esserci un 90% di comunanza....ma Casa Pound non ha quelle barriere ideologiche che si vedono a sinistra. Casa Pound invece è aperta a tutti, anche al Partito comunista".
(7) E QUINDI CONFESSA: " Sì, essere eletto al Parlamento europeo è una delle cose che mi piacerebbe".....









martedì 14 novembre 2017

MARCO MORI di Moreno Pasquinelli

Marco Mori
[ 15 novembre 2017 ]

Molti miei amici che "stanno" su Facebook mi chiedono perché mai non faccia altrettanto. Secondo loro, sulla falsa riga di Noam Chomsky, se uno non si fa vedere sui "social" semplicemente non esiste. Non so, rispondo, ci debbo pensar su. In effetti ci penso da qualche anno, ma siccome ci penso, per dirla con Cartesio, evidentemente sono, malgrado non stia  sui "social". Stare, infatti, ci dice poco del pensiero di chi sta, meno ancora ci indica davvero quale sia il suo proprio essere.
Facebook, Twitter, Instagram, ecc., sono potenziatori letali di quell'individualismo narcisista frutto dell'atomizzazione sociale, il precipitato del liberismo anti-sociale. Luoghi di maschere.
Io poi, mi rifiuto di diventare particella tecno-funzionale alla grande macchina del Grande Fratello; mi rifiuto di contribuire all'efficenza sbirresca di algoritmi preposti al dominio, ideati quindi non solo per spiare, ma per imprigionarci nella gabbia del virtuale.  
Mai il platonico Mito della caverna fu più adeguato per descrivere lo stato di cattività a cui siamo giunti.

Tutto questo pistolotto per dire che mi hanno inoltrato esterrefatti quanto scritto oggi dall'amico Marco Mori sulla sua pagina Facebook. Leggiamo:
«Alla fine il prossimo anno solo Casa Pound avrà un programma decente. Un programma così con un partito di estrema destra purtroppo è l'ennesima vittoria del regime. Faranno un buon risultato nel 2018 e cresceranno in futuro ma non potranno vincere. Forse li voterò. Chiunque purché fuori da euro ed UE e la destra sociale merita certamente più rispetto di quella liberale rappresentata dall'accozzaglia Lega, FdI, FI.Ma ovviamente quello che serviva era un nuovo partito che mettesse al centro la Costituzione del 48 in cui tutti i no euro dovevano confluire. Invece si sono venduti quasi tutti ai partiti storici che mai nulla cambieranno...
La storia si sta ripetendo?»
Io sono meno sorpreso dell'amico che mi ha fatto notare questo messaggio. 
So bene che Marco non è un fascista, ed anche per questo, abbiamo condotto assieme tante battaglie in nome del sovranismo costituzionale. Lo so, e per questo la sua dichiarazione di voto è grave, inaccettabile, addirittura illogica — Mori ammette che un'avanzata di Casa Pound sarebbe una "vittoria del regime" ma nonostante ciò gli darà il suo voto.
Sorvoliamo sulla logica. Qui abbiamo una dichiarazione di impotenza e di resa.
Il suo sconforto è metafora del fallimento del cosiddetto "sovranismo". 
Di più, è spia che un ciclo si è definitivamente chiuso.

Per sette otto anni singoli intellettuali, gruppi politici, associazioni si sono dedicate a spiegare che con l'Unione europea e l'euro l'Italia era oramai un Paese vassallo, privato, anche grazie alle élite italiote d'ogni colore, della sua sovranità politica e statuale. Certo, c'era di tutto dentro questo "campo sovranista", un frullato di ideologie e concezioni del mondo. Gente di sinistra e di destra, radicali e moderati, intellettuali di grande valore e tuttologi improvvisati, nostalgici della Prima Repubblica, se non addirittura di Craxi e Andreotti.

Ma questo passava il convento. Piccole minoranze sotto assedio che invece di trovare il modo di fare fronte, sono state spappolate dal divisionismo, dai narcisismi, dal settarismo.

Nonostante questo bordello c'è stato un momento nel quale il "campo sovranista" poteva lasciare un segno duraturo. Parlo dell'anno politico che ci lasciamo alle spalle, subito dopo la grande vittoria al referendum costituzionale del 4 dicembre. Le urne indicavano che c'è uno spazio grande, nel nostro Paese, per un soggetto sovranista democratico. C'è una domanda diffusa di rappresentanza, si doveva liberarla dando l'offerta. Tanto più perché le opposizioni di Sua maestà —M5S, Lega e FdI—, dopo il fracasso del Front National in Francia, hanno abbandonato per convenienza la loro maschera no-euro e sovranista.

Occorreva unire le forze in vista delle elezioni politiche che si sapeva bene si sarebbero svolte nel 2018. Cos'è accaduto? Ha prevalso il settarismo, lo spirito di parrocchia, l'insipienza politica. In questo panorama desolante, solo la Confederazione per la Liberazione Nazionale seppe suonare la campana, facendo appello a prepararsi alle prova elettorale. Appello caduto nel vuoto. 

Mori scrive: "... ovviamente quello che serviva era un nuovo partito che mettesse al centro la Costituzione del 48 in cui tutti i no euro dovevano confluire". 
Serviva meno che il "partito", serviva una solida alleanza elettorale in vista delle elezioni. E se l'appello della C.L.N. è caduto nel vuoto è anche per responsabilità di Marco Mori. 

E non è un'alibi aver fatto spallucce col miraggio del grande "partito" costituzionale. Chi non è in grado di fare fronte in un momento d'emergenza figurarsi se può ambire a fondare un "partito". E' sfracellata, è sfracellata l'idea —figlia della narrazione mainstream della fine delle ideologie— che sarebbe bastata la Costituzione del 1948 come base politica di un "partito". La Carta del 1948 non è bastata nemmeno per unire le forze in vista della sfida elettorale. Voglio essere brutale e parafrasare quanto scrisse nel 1774 Samuel Johnson: con la patria anche la Costituzione è diventata l'estremo rifugio delle canaglie. Canaglie sono quelli che dicono di amare la Costituzione ma rifiutano la sua anima antifascista; canaglie gli europeisti che si spacciano come paladini della Carta; canaglie certi leghisti coi loro cespugli che in cuor loro sognano di smembrare la Nazione.

Dopo il 4 dicembre occorreva scendere in campo, unire le forze, fare fronte, quindi proporre un'alternativa di società.

Aver fallito la prova elettorale ci dice che un ciclo si è chiuso, che il "campo sovranista" chiuderà i battenti. Staremo a vedere cosa esso avrà davvero concimato.







sabato 13 maggio 2017

GENOVA: MARCO MORI (RISCOSSA ITALIA) CANDIDATO SINDACO

[ 13 maggio 2017 ]

A giugno si svolgeranno elezioni municipali in molte città italiane. La sola positiva novità, almeno per quanto ci riguarda, l'abbiamo a Genova, dove l'amico Marco Mori, segretario nazionale di RISCOSSA ITALIA, si è candidato alla guida della città. Mentre gli facciamo i migliori auguri di successo, pubblichiamo la prima parte del suo programma elettorale.




PROGRAMMA COMUNALE 
per Marco MORI Sindaco di GENOVA

(elezioni amministrative 2017) 

RISCOSSA ITALIA

Premettendo che all'interno della gabbia dei vincoli di bilancio europei nessun amministratore locale può fare qualcosa per il proprio Comune e quindi ogni promessa in tal senso è semplicemente falsa, il programma comunale è necessariamente il seguente:

1. Piena attuazione dei principi fondamentali della Costituzione. In conformità alla sentenza della Corte Costituzionale n. 275/16 l'erogazione dei diritti incomprimibili non può essere limitata da qualsivoglia esigenza di bilancio, il patto di stabilità interno verrà dunque rifiutato con forza e sarà violato opponendo ogni sanzione davanti alle autorità giudiziarie preposte;

2. Messa in sicurezza della città, a tutti i livelli, a prescindere da ogni disponibilità di cassa, la tutela dei diritti incomprimibili obbliga lo Stato a trasferire al Comune le risorse necessarie.
Lo Stato peraltro, riscattando la sovranità monetaria, non avrebbe alcun problema di cassa, basterebbe infatti poter disporre nuovamente di una Banca Centrale che tornasse ad essere la necessaria prestatrice illimitata di ultima istanza per creare la precondizione necessaria ed indispensabile per mettere fine alla crisi. Se lo Stato non deciderà in tale senso, sarà una sua scelta politica, fonte di responsabilità, sia sotto il profilo politico che penale;

3. Rigetto dell'insensata politica dell'accensione di prestiti da parte dell'amministrazione comunale; i soldi per il normale funzionamento dei servizi e per l'erogazione dei diritti incomprimibili devono arrivare dallo Stato, non devono certamente essere chiesti in prestito, con un danno enorme in termini di interessi da corrispondere. Il Comune non è un'azienda, ma un'amministrazione pubblica che può (deve) dunque operare in deficit di bilancio. Solo in caso in cui la battaglia giuridica contro il patto di stabilità fosse inizialmente persa si procederà a rinegoziare i finanziamenti contratti dal Comune, analizzando anche la sussistenza di eventuali illeciti bancari quali ad esempio la corresponsione di interessi anatocistici da parte dell'amministrazione;

4. Mantenimento dell'abolizione delle imposte indirette sulle prime case dei cittadini (salvo quelle di lusso) in quanto palesemente incostituzionali;

5. Introduzione di una moneta complementare;

6. Moratoria sugli sfratti su tutto il territorio del Comune nei confronti dei cittadini che non dispongono di un reddito sufficiente a trovare un'altra abitazione. Ai privati danneggiati da questo provvedimento sarà corrisposta un'equa indennità dal Comune per l'occupazione del proprio immobile ed otterranno la completa esenzione da ogni tributo in riferimento ai beni occupati. Assistenza totale sarà data anche ai soggetti colpiti da pignoramento che versino nelle condizioni di tutela obbligatoria prevista all'art. 38 Cost.;

7. Assistenza a tutti coloro che sono privi di vitto ed alloggio in conformità al disposto dell'art. 38 Cost.;

8. Stop ad ogni privatizzazione ed a qualsiasi vendita dei beni comunali, recupero di quanto già alienato, o anche di ciò che è stato semplicemente dato in gestione ai privati, si vedano ad esempio i posteggi. Azioni di responsabilità verso chi ha compiuto le privatizzazioni del passato per conseguente danno erariale;

9. Ritorno al numero chiuso per le le licenze relative alle attività
commerciali da fissarsi per ogni settore merceologico sulla base della domanda di quel particolare bene o servizio;

10. Riassetto del sistema tributario comunale per improntarlo a criteri di progressività, aumento della tassazione sulla grande distribuzione al fine di allontanarla finalmente da Genova. Impediamo alle multinazionali di proseguire il saccheggio della città.

mercoledì 21 dicembre 2016

DOPO IL 4 DICEMBRE, CHE FARE? I VIDEO DELL'INCONTRO DI BOLOGNA

Mimmo Porcaro, Marco Mori e Ugo Boghetta
[ 21 dicembre ]

Promosso dai compagni di Indipendenza e Costituzione si è svolto a Bologna, sabato 17 dicembre un incontro dal titolo "Che fare dopo il referendum". Sala affollata, interventi di ottimo livello, clima unitario. Forte la spinta a superare la frammentazione delle forze patriottiche e antiliberiste, la volontà di dare vita ad un nuovo e plurale movimento politico.
Qui le registrazioni videofilmate dell'incontro.

- Introduzione di Ugo Boghetta
- Discorso di Moreno Pasquinelli
- Discorso di Roberto Buffagni
- Discorso di Andrea Magoni
- Discorso di Paola De Pin
- Discorso di Marco Mori
- Discorso di Pier Paolo Dal Monte
- Discorso di Mimmo Porcaro


- Stralci di dibattito e le Repliche di Mimmo Porcaro, Moreno Pasquinelli e Pier Paolo Dal Monte

lunedì 12 dicembre 2016

«E ADESSO?» ne parliamo sabato prossimo a Bologna

[ 12 dicembre ]

Sabato prossimo, 17 dicembre, a Bologna i compagni di Indipendenza e Costituzione organizzano un Incontro pubblico sul tema:

Dopo il Referendum
Che Fare?




Partecipano:

Ugo Boghetta (Indipendenza e Costituzione)
Mimmo Porcaro (Socialismo2017)
Moreno Pasquinelli (Sollevazione)
Marco Mori (Riscossa Italia)
Roberto Buffagni (Indipendenza e Costituzione)
Pier Paolo Dal Monte (Indipendenza e Costituzione)
Andrea Magoni (Indipendenza e Costituzione)

L'incontro inizierà alle  ore 15 presso il Circolo “20 Pietre” in Via Marzabotto n.1 

venerdì 5 agosto 2016

DOVE VA LA LEGA NORD DI MATTEO SALVINI? di Piemme

[ 5 agosto ]

Le agenzie battono la notizia che Matteo Salvini incontrerà presto Silvio Berlusconi. Facile immaginare l'oggetto dell'incontro. Avremo un'altra puntata della stucchevole telenovela della "ricostruzione del centro-destra", questa volta magari con Stefano Parisi leader il quale, pare, ha ricevuto l'incoronazione del Cavaliere.
Come andrà a finire?

In un nulla di fatto. Se ci sarà una nuova alleanza tra Forza Italia e Lega Nord non lo sapremo fino a quando non sarà definitivamente chiaro con quale legge elettorale si andrà a votare. In altre parole non lo sapremo prima del referendum costituzionale, in base ai cui risultati conosceremo le sorti dell'Italicum e di Matteo Renzi.

Salvini rimanda il momento decisivo della scelta, ma prima o poi, trovandosi al bivio, dovrà sciogliere il nodo gordiano: ritornare all'ovile berlusconiano o proseguire sulla strada di un polo indipendente di tipo lepenista con Fratelli d'Italia, quindi concorrente a quello berlusconiano. Beh, per la verità da quell'ovile la Lega salviniana non è mai uscita, se si vede ai governi di regioni com Lombardia, Liguria e veneto.

Non è questione di lana caprina, bensì di scelta strategica. Di mezzo assieme alla sua coerenza e credibilità politica, c'è la scelta di campo anti-euro. Non ci stupiremmo, ove l'Italicum venisse seppellito e la nuova legge elettorale premiasse le coalizioni, che Salvini se ne esca fuori dicendo "Scusate scherzavo, per battere il Pd occorre una nuova alleanza con Berlusconi". Se poi, invece, terrà la sua posizione "lepenista" non escludiamo affatto che Salvini "esca fuori", ma dalla Lega Nord stessa, tornata in mano ai vecchi notabili come Bossi e Maroni. E' da vedere, infatti, se Salvini vincerà con sicurezza il prossimo congresso leghista.


Nel frattempo tuttavia Salvini pare tenere la barra dritta: chiede l'uscita dall'euro, urla contro gli immigrati e... insiste per la Flat Tax, ovvero il meccanismo tributario che è il simbolo stesso del neoliberismo. Si tratta infatti di un sistema di tassazione che prevede un'aliquota unica per tutti i redditi, familiari o d'impresa. Tipo: tu guadagni 100 milioni, ti tasso per il 15%, il tuo reddito è di mille euro, anche tu darai al fisco il 15%. Non a caso la Flat Tax fu proposta per primo, sin dagli anni '50 dal Papa dei neoliberisti Milton Friedman e più recentemente da economisti reaganiani come Alvin Rabushka — quest'ultimo tra gli ospiti d'onore dell'ultimo congresso della Lega del dicembre 2014.

Come ognuno capisce (ma ci sono sempre quelli che fanno finta di non capire), e sorvoliamo sulla sostenibilità di un simile sistema fiscale, si tratta di una vera e propria manna per i ricchi. Una manna che contraddice apertamente la Costituzione italiana che prescrive che chi più guadagna più deve dare alla collettività. L'Art. 53 infatti recita: 
«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.Ed aggiunge: Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
Non si tratta di un quisquilia, dietro c'è una concezione della società, nonché dello Stato, chiamato a svolgere una funzione decisiva di redistribuzione della ricchezza per evitare troppo forti disparità sociali. Che è appunto quella funzione cardinale che tutti i liberisti vogliono demolire.  
Salvini e Armando Siri

Non uno qualsiasi, bensì il principale consigliere economico di Salvini, che non è, come si pensa Borghi Aquilini, ma il liberista Armando Siri non perde occasione per segnalare che la Flat Tax oltre che la panacea ai mali dell'Italia (non quindi l'uscita dalla moneta unica, si badi) è la bandiera della Lega salviniana ed anche la base dell'accordo auspicato con i berlusconiani. Ed in effetti è proprio così, visto che Berlusconi non ha mai fatto mistero che è d'accordo con la "tassa piatta", ma con l'aliquota al 20%.


Che la lega Nord sia nel fronte per il NO al prossimo referendum costituzionale, l'abbiamo già detto, è un fatto positivo. Dio ce ne scampi se un eventuale governo a trazione leghista dovesse mettere mano alla Costituzione per stravolgere l'Art. 53. Sarebbe da ricordare ai leghisti che una difesa sincera della Costituzione implica la difesa del modello sociale in essa scolpito nella prima parte. E non a caso i costituenti hanno incastonato l'Art. 53 proprio nella prima parte.

Il pensiero corre verso alcuni nostri amici, combattenti sinceri per la sovranità popolare e paladini della Costituzione, che tendono a sottovalutare i segnali politici inquietanti che giungono dalla Lega. Non parliamo solo dell'isteria xenofoba, ma, appunto della Flat Tax. Questi nostri amici si scagliano, e giustamente, contro le manomissioni renziane della Costituzione, ma sorvolano sulle proposte leghiste.

Il da noi stimato Marco Mori ad esempio scrive: "Il programma di salvezza nazionale è semplice, basta studiare la Costituzione e dentro ci sono le risposte a tutto".

Questa frase lapidaria è tuttavia preceduta da un'altra: "La lega Nord ha ottime posizione sull'euro ed in più credo proprio abbiano capito il problema liberista".

Singolare strabismo. La Lega ha capito il problema liberista? Oh sì, talmente bene che non ne fa un problema, bensì un'opzione e, come abbiamo visto, con la proposta programmatica della Flat Tax, una  ... visione del mondo.


Consigliamo la lettura di un nostro vecchio articolo:
IL NAZIONAL-LIBERISMO DELLA LEGA di Lorenzo Dorato










domenica 31 luglio 2016

LETTERA APERTA A M5S: “Per la salvezza nazionale ascoltateci" di Marco Mori

[ 31 luglio ]
Pubblichiamo questa lettera aperta a M5S dell'amico Marco Mori, portavoce di Alternativa per l'Italia. Nei toni più perentoria di quella che fece circolare P101 LETTERA APERTA AL MOVIMENTO 5 STELLE di P101 il 24 maggio scorso.

«Nelle prossime ore tutti i Parlamentari ed Europarlamentari m5s riceveranno sulla mail questa mia comunicazione che qui vi trascrivo e anticipo. Speriamo davvero che questo appello non resti inascoltato!
OGGETTO: Il movimento può salvare il Paese, ma deve accantonare la linea di Di Maio. Euroexit come condizione preliminare imprescindibile per la fine della crisi.
Carissimi e stimatissimi Deputati, Eurodeputati e Senatori del movimento cinque stelle, mi rivolgo a voi in un momento storico gravissimo in cui non c’è in gioco solo il destino dell’Italia, ma quello del mondo intero. 

Alcuni di voi già mi conoscono, visto che ho partecipato a vari eventi informativi per denunciare, dal punto di vista tecnico-giuridico, i crimini di questa oscena dittatura finanziaria che prende il nome di Unione Europea.

Oggi più che mai è importante, se vogliamo davvero salvarci, comprendere le ragioni della crisi che ci attanaglia. Il modello neoliberista, codificato nei trattati europei, ci ha distrutto ed ha aggredito il mondo intero. Il mercato, ha superato la democrazia, spazzando via i nostri diritti inalienabili e portandoci ad un passo dalla guerra.
Se anche i politici fossero ancora più corrotti e rubassero ancora di più di quanto avviene oggi, ma contemporaneamente rispettassero il modello economico costituzionale, rispettassero la sovranità nazionale tenendosela stretta, anche in materia economica e monetaria, la crisi non esisterebbe. L’economia deve tornare sotto il controllo, la disciplina ed il coordinamento della Repubblica. Durante il miracolo italiano, che ci portò dall’essere un Paese raso al suolo dalla seconda guerra mondiale a divenire una potenza economica mondiale, pensate forse che la corruzione ed il malaffare non esistessero? I crimini c’entrano ben poco con la macroeconomia, la loro influenza è assai limitata.
Pertanto è con il più vivo rammarico che ho ascoltato le recenti dichiarazioni pubbliche di Luigi Di Maio, dichiarazioni che destano motivato e forte sconcerto e che risultano in definitiva sfociare direttamente nel tradimento dei valori largamente condiviso da gran parte di Voi, gli unici che possono portarci alla salvezza.
Abbiamo assistito ad incommentabili incontri con lobby del potere finanziario, dichiarazioni amichevoli verso l’UE e soprattutto al deciso cambio di rotta sull’euro. La campagna svolta alle europee è stata per questo definita un errore, si è fatta professione di moderazione con coloro che invece ci stanno annientando deliberatamente. 
La posizione del cinque stelle sul tema euro era in verità erronea anche in precedenza al cambio di rotta deciso unilateralmente da Di Maio, il referendum sull’euro non ha mai avuto alcun senso. Un Paese privo di sovranità monetaria sarebbe pesantemente ricattabile durante il tempo necessario a svolgerlo, prolungando di molti mesi le difficoltà che già avremo durante la campagna elettorale. Il voto ne sarebbe pesantemente influenzato con il rischio di farci rimanere nella gabbia.
I Paesi che non hanno sovranità monetaria possono fallire, debbono subire la dittatura dei creditori, di fatto non possono neppure più essere definiti Stati, perché sono retrocessi al rango di qualsivoglia altro soggetto privato. Concetti, questi, espressi anche da giuristi di fama ben maggiore della mia. Penso in particolare agli ex Corte Costituzionale Paolo Maddalena e Gustavo Zagrebelsky oppure al Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Luciano Barra Caracciolo. Persone di ben altra pasta rispetto a quei Barbera e Prosperetti, che purtroppo avete contribuito a far sedere alla Consulta e che l’hanno infangata con la loro difesa di quel crimine contro l’umanità che si chiama “pareggio in bilancio”.
L’euro è una moneta concepita appositamente per creare con le sue regole una crisi atta ad obbligarci a cedere sovranità, smantellando lo Stato. L’euro è in definitiva un crimine contro la personalità dello Stato e per punire i criminali non si fanno certamente i referendum, si fanno i processi! 
L’euro oggi agisce esattamente come una volta agivano gli eserciti di occupazione, non abbiamo fatto il referendum per liberare l’Italia dai nazisti, abbiamo fatto la resistenza!
Tuttavia, prima della nuova linea targata Di Maio, quantomeno la denuncia al sistema euro era chiara e netta e l’errore del referendum era emendabile, non diventava una condizione “sine qua non” che mi imponesse di scendere in campo contro di Voi.
La campagna per le elezioni europee è stata davvero buona. Questo mi aveva spinto ad appoggiare e votare il movimento, a partecipare con entusiasmo alle conferenze in cui mi avete invitato come esperto, definizione che alcuni di Voi mi avevano attribuito, certamente a ragione, e che vi dovrebbe indurre ancor di più a ponderare ancor più attentamente oggi le mie parole.
Dobbiamo avere ben a mente quanto accadde nel secolo scorso, la seconda guerra mondiale non ha trovato affatto la sua origine nel nazionalismo, ma il nazionalismo fu una conseguenza, certamente sbagliata, delle politiche liberiste. Politiche esattamente speculari a quelle che oggi impregnano i Trattati europei, espressamente concepiti per tutelarle gli interessi di pochi speculatori, gente che conta immensamente di più di qualsivoglia burattino della politica nazionale, corrotto o meno che sia.
Non è come dice vergognosamente Di Maio che sia sufficiente registrate le lobby per controllarne gli effetti nella politica. Oggi associazioni eversive come la Trilaterale, con cui Di Maio si è purtroppo incontrato, si vantano apertamente di influenzare la scena politica. Se anche il Presidente della Repubblica vi si è inchinato ricevendo i suoi esponenti con tutti gli onori, questa non era una buona ragione per fare altrettanto. Da Voi mi sarei aspettato invece la richiesta di messa in stato d’accusa di Mattarella, che in punta di diritto sarebbe stata ineccepibile. Certi nemici sono ben noti, non serve frequentarli, occorre combatterli!
I nostri Padri Fondatori hanno messo nero su bianco nei verbali dell’Assemblea Costituente questi concetti, sui quali hanno poi scritto quel capolavoro di democrazia che è la Costituzione del 1948. 
Ve ne cito uno degli esempi più eloquenti, vi riporto le parole di Gustavo Ghidini, scolpitevele nella mente perché ci parlano della nostra attuale realtà: “Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze che lo stesso onorevole Maffioli depreca, fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli (omissis…). È possibile parlare di un progetto social-comunista quando si afferma all’articolo 38 che la proprietà privata è assicurata e garantita e all’articolo 39 che l’iniziativa privata è libera? Non è dunque un progetto social-comunista. È vero che sono affermati vincoli e limiti al diritto di proprietà. Ci sono limiti, perché non si vuole che si formino delle grandi concentrazioni di proprietà che sottraggono all’iniziativa privata grandi strati di produttori e costituiscono a un tempo delle potenze economiche tali che, se anche potessero condurre ad un grado di produttività più elevato, portano altresì a quella potenza politica che, non avendo altro intento che il vantaggio patrimoniale privato, disconosce e travolge gli interessi materiali, morali e politici della collettività scatenando quelle conflagrazioni che ci hanno portato alla miseria attuale”.
Ecco perché oggi mi rivolgo a Voi. Avete compreso la gravità del momento? Dovete avere chiaro che stiamo scrivendo la storia dell’umanità e che, conseguentemente, le Vostre responsabilità sono immense. Non c’è più tempo per giochi nel movimento, da subito è necessario inquadrare il programma di salvezza nazionale che vi porterà (ci porterà se me lo consentite) a vincere le prossime elezioni e salvare il Paese.
In TV dovreste parlare di Euro ed UE, spiegare la loro incompatibilità con la Costituzione e la loro natura criminale. Parlare dell’importanza della sovranità, dell’indispensabilità di quella monetaria ed economica. Spiegare come il neoliberismo sia un crimine contro l’umanità e di come l’economia debba tornare ad inchinarsi senza se e senza ma ai Parlamenti sovrani, che non lo sono certo di per sé stessi, ma solo in forza del l’investitura del popolo (concetto da spiegare agli attuali abusivi della maggioranza che osano addirittura tentare una criminale modifica della carta costituzionale su cui però vi sento assai distratti).
Chi non vuole l’uscita dall’euro immediata e senza alcun referendum deve essere cacciato immediatamente dal movimento perché per ignoranza o malafede finisce per aiutare tutti noi a camminare a passo spedito verso il baratro.
Se prenderete questa posizione vincerete (vinceremo!) le elezioni con percentuali mai viste nella storia della Repubblica, perché la gente ha già capito il messaggio ed appena parlerete molto più di neoliberismo ed euro, anziché di sprechi e corruzione, anche chi ancora non ha capito arriverà a comprendere appieno il grande crimine in cui viviamo, crimine diretto a spazzare via lo Stato e tutti quei diritti inviolabili che la sua esistenza tutela.
Quando postate sulle auto blu, anziché sull’euro, fate un passo ulteriore verso la nostra fine! Pensateci!
Ieri come oggi sono a vostra disposizione per ogni chiarimento tecnico, scriviamo subito il programma che metterà fine all’oscena dittatura finanziaria in cui viviamo prima che sia troppo tardi, collaborate con tutti noi, tecnici che solo vedendo l’assenza di posizioni chiare nel movimento, hanno fondato un proprio partito, Alternativa per l’Italia. Ma noi faremmo a meno di fare politica se ci foste Voi a prendere le decisioni che l’interesse nazionale oggi impone.
Con stima e speranza, disponibili a collaborare ma mai pronti a compromessi, c’è una sola linea vincente e credo che la maggior parte di Voi la condivida, allora contattateci e percorriamola».

mercoledì 27 luglio 2016

«SE VOI DITE NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE SENZA PARLARE DI UNIONE EUROPEA NON AVETE CAPITO NULLA» di Marco Mori

[ 27 luglio ]

Commento alla deforma Costituzionale – il nuovo art. 55 Cost.

Da oggi vi proporrò il mio commento, articolo per articolo, alla vergognosa ed eversiva riforma Costituzionale voluta dal Governo Renzi.

Tale campagna informativa costituisce un autentico impegno sociale per il movimento che rappresento, Alternativa per l’Italia, per far in modo che il Paese non accolga la Costituzione fortemente voluta (ed espressamente richiesta) dai poteri finanziari, che come noto sono allergici a democrazie che possano, anche solo potenzialmente, mettere in discussione il ruolo dell’economia nella società. Il potere finanziario vuole l’economia prima della democrazia, la Costituzione del 1948 prevedeva l’esatto contrario, l’economia è libera solo dove non contrasti con l’interesse pubblico (art. 41-47 Cost.).

Ma cominciamo la disamina partendo dal primo articolo oggetto di riforma, l’art. 55 che in versione originaria prevedeva:

“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.

Il testo riformato invece recita (in grassetto le parti aggiuntive):
«Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. La Camera dei deputati e’ titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione».
Le novità della nuova norma sono evidenti da subito e salta all’occhio, al di là di un’esposizione volutamente zoppicante e poco adatta ad una Costituzione, il ripetuto riferimento all’Unione Europea.

I Senatori della Repubblica cessano di rappresentare la nazione e diventano formalmente rappresentanti degli enti territoriali. Dato letterale assai curioso visto che anche i rappresentanti degli enti territoriali, di solito, dovrebbero comunque rappresentare la Nazione e non certo altri organismi.

Invece è proprio qui che vuole andare a parare. Con questa modifica normativa infatti il nuovo Senato rappresenterà un altro ordinamento giuridico, che non è l’Italia, rappresenterà ovviamente l’Unione Europea. In sostanza il nuovo art 55 è diretto ad aggirare gli artt. 1, 10 ed 11 Cost., norme immutabili perché non suscettibili di revisione Costituzionale, per attribuire la nostra sovranità legislativa in via definitiva all’UE.
La mera lettura di questa prima norma indurrebbe quindi qualsiasi persona di buon senso a rigettare l’intera riforma perché già nel primo articolo modificato si legge il fine della stessa, asservire l’Italia ad un ordinamento straniero cancellando la nostra sovranità.

Il Senato specificatamente diventa l’organo di “raccordo”, termine assai impreciso e vago per una Costituzione, tra Italia ed Europa. Ma cosa si intenda nel dettaglio con il termine raccordo salta immediatamente agli occhi poche righe dopo ove si evince chiaramente che (il nuovo Senato):“Partecipa (omissis…) all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea”.

Il bicameralismo nel nostro Paese passa dunque da perfetto ad imperfetto, con una complicazione nell’azione legislativa che spiegherò nel dettaglio quando commenterò le ulteriori modifiche alla Costituzione, ma soprattutto il Senato diventa l’organo di controllo dell’attuazione della normativa UE.

Non è un caso, ma una precisa scelta normativa, che tale nuovo e principale ruolo del Senato venga menzionato solo verso la fine dell’articolo. Tecnica legislativa mutuata dai trattati europei, che inseriscono sempre con una certa cura le “pillole avvelenate” per evitare di far scorgere subito le criticità maggiori del testo ed i veri scopi per cui è confezionato.

In questo contesto si colloca anche l’inserimento, già al secondo comma, dell’equilibrio tra uomini e donne nelle rappresentanze. Trattasi di un diritto macroscopicamente cosmetico (un trucco quindi), che serve appunto a gettare fumo negli occhi ed a consentire a chi non è esperto in diritto di credere che questa sia una riforma (buona e giusta), pensata per l’uguaglianza tra i sessi.

In realtà l’equilibrio nelle rappresentanze tra uomo e donna è un atto di discriminazione senza precedenti costituzionali e crea un’evidente incompatibilità tra questa nuova disposizione e gli artt. 3 e 49 Cost. Ogni cittadino ha infatti pari diritto a concorrere alla vita pubblica del Paese a prescindere dal proprio sesso. Non si può escludere un candidato perché ci sono già troppi candidati di un sesso o di un altro. La candidatura elettorale è su base volontaria e nessuno potrebbe parimenti vietare ad un gruppo di sole donne o di soli uomini di riunirsi in partito, è un loro diritto fondamentale irrinunciabile codificato nell’art. 49 Cost.

Le diseguaglianze tra sessi si combattono sul piano delle opportunità e non creando limiti di candidatura che determinano, in definitiva, solo nuove ed insuperabili discriminazioni. Le pari opportunità per una donna di fare politica rispetto ad un uomo sussistono solo laddove si riconosce un concreto sostegno alla maternità, nonché una pari dignità sociale che nasce dalla cultura e non certo da un obbligo di parità numerico inserito in barba ad ogni democrazia ed ogni meritocrazia.

Lasciatemi concludere questo breve e semplice pezzo con un appello agli altri comitati per il no: se voi dite no alla riforma senza parlare di Unione Europea non avete capito nulla!

La riforma è scritta unicamente per asservire l’Italia all’Unione Europea attenuando, per quanto possibile, quelle barriere che derivano dai principi fondamentali e da tutta la parte I della Carta, barriere, lo ripeto a costo di essere ridondante, odiate dalla finanza perché in esse si trova la negazione della superiorità dei mercati sulla democrazia e l’appartenenza al popolo della sovranità che è libero di stoppare ogni iniziativa privata contraria ai propri interessi.

Con il nuovo Senato si vuole proprio creare un’Istituzione volta unicamente a dare attuazione concreata al vincolo esterno UE, organo che per tale funzione non poteva essere elettivo, pena l’impossibilità di controllarne l’operato. Se si voleva solo superare il bicameralismo perfetto, si sarebbe abolito il Senato senza delegare ad esso altre funzione e soprattutto senza dargli una funzione fondamentale e decisiva come quella di concorrere alla formazione ed all’attuazione della normativa UE.

* Fonte: scenari economici

Vi aspetto a breve per il commento al nuovo art. 57.

sabato 23 luglio 2016

POPULISMO, RIVOLUZIONE DEMOCRATICA, CLN: LE RIPRESE FILMATE DELL'ASSEMBLEA SEMINARIALE DI P101

[ 23 luglio]

Abbiamo tratto un bilancio positivo dell'assemblea svoltasi il 2 e il 3 luglio.
Segnaliamo ora ai lettori le riprese videofilmate dell'assemblea medesima.
Ringraziamo i compagni che hanno eseguito queste riprese e che successivamente le hanno pubblicate sul nostro canale.
Di seguito le prolusioni di Marco Mori, Leonardo Mazzei, Norberto Fragiacomo, Moreno Pasquinelli, Diego Melegari e Manolo Monereo e gli interventi nel dibattito.


Prima sessione



«CLN: quali alleanze e quali idee per la liberazione dalla gabbia europea»



L'apertura dei lavori e la introduzione di Marco Mori




La relazione di Leonardo Mazzei



Seconda sessione

«Crisi sistemica, sollevazione popolare, rivoluzione democratica»

Relatori: Norberto Fragiacomo e Moreno Pasquinelli
segue dibattito



Terza sessione
«Il nuovo soggetto politico e la questione del populismo»

Relatori: Manolo Monereo e Diego Melegari
segue dibattito

domenica 26 giugno 2016

BREXIT: ECCO LE DICHIARAZIONI PIÙ INCREDIBILI... di Marco Mori

[ 26 giugno ]

La dittatura nazi-UE dichiara guerra alla Gran Bretagna. Ecco le dichiarazioni post brexit più incredibili.

Lo storico voto del brexit ha avuto un altro vantaggio. L’UE ha definitivamente mostrato la sua natura, assimilabile solo ad un altro totalitarismo ben conosciuto: il nazismo. 

L’UE oggi è un ordinamento di carattere spiccatamente imperialista che punta a sottomettere chiunque non si pieghi al proprio volere, che poi non è altro che quello della grande finanza. In sostanza, come ho riferito al Parlamento Europeo davanti al gruppo EFDD, l’UE è il primo totalitarismo finanziario della storia.

Proprio su questo punto si nota la differenza principale tra il nazismo “storico” e questo nuovo modello.Mentre il nazismo nasceva come risposta al neoliberismo, questa nuova dittatura è propriamente l’essenza del neoliberismo e punta a distruggere ogni altro Stato nazionale che osi rifiutare il mantra del mercato “uber alles” (sopra tutto!).

Lo scopo principale di questo pezzo è quello di riportare le dichiarazioni rilasciate, a vario titolo, dagli esponenti di questa oscena dittatura contro la Gran Bretagna, esse meritano di essere riepilogate, perché si tratta di vere e proprie dichiarazioni di guerra. Cominciamo questa oscena rassegna.


Juncker, il Presidente con evidenti problemi con l’alcol della Commissione Europea, ha subito gettato benzina sul fuoco precisando che “non sarà un divorzio consensuale”. Si è poi lanciato anche in una chiarissima minaccia: “presto dimostreremo che Londra stava meglio dentro l’Unione”.

Ed ancora, per spezzare le reni ad ogni altro tentativo dei popoli di abbandonare questa criminale dittatura, ha anche affermato: “il fronte populista sparso negli altri stati membri non la spunterà”.

Era davvero dai tempi del nazismo e del fascismo che non si sentivano questi toni tra nazioni europee. Juncker, anziché rispettare le decisioni di uno Stato sovrano e di impostare con esso rapporti importati al rispetto, alla pace ed alla solidarietà, sceglie immediatamente la via del conflitto. Peraltro per restare in tema nazismo, Juncker, ha aggiunto che senza la GB il ruolo della Germania in UE sarà ancora più centrale, alla faccia di chi ritiene che in Europa ci sia reciprocità di condizioni tra le nazioni partecipanti.

Il kapò Martin Schulz parimenti, già prima del referendum, aveva criticato il referendum “Cameron scandaloso, tiene in ostaggio un intero continente”. Strano, stranissimo concetto di democrazia. Le opinioni, peraltro assolutamente legittime della maggioranza, secondo questi soggetti non dovrebbero contare più.

Donald Tusk ha invece parlato di “decisione politicamente drammatica”. Anche qui, cosa ci sia di drammatico in un popolo che vuole rimanere indipendente e sovrano, non si riesce a comprendere. Tale scelta infatti non impedirebbe affatto, se l’UE non si ponesse in modo aggressivo verso il Regno Unito, di informare i rapporti con esso a criteri di rispetto, collaborazione e solidarietà. Il brexit significa solo che Bruxelles non potrà più imporre la propria volontà nella Gran Bretagna, ma che dovrà accettare di essere alla pari con essa. Solo le dittature non accettano questi principi basi della convivenza civile.

Non sono poi mancate le classiche dichiarazioni contrarie alla decenza di Mario Monti (cosa faccia costui ancora a piede libero è un mistero…), che ha precisato che il referendum é stato un uso irresponsabile delle democrazia. Che vi deve dire ancora questo soggetto inqualificabile per farvi capire che desidera e vuole imporre definitivamente una dittatura nel continente?

Non poteva neppure mancare la dichiarazione del nulla cosmico, Matteo Renzi, che proprio stamani ci ha ricordato che “l’Europa non è finita, ma ora deve svegliarsi”. Una “supercazzola” inutile quanto fastidiosa da parte di chi, in realtà, non ha il coraggio di esprimere alcuna opinione.

A proposito di nullità nostrane, come non rimarcare Giorgio Napolitano, che ha definito il naturale corso della democrazia “una scelta sciagurata”. Non avevamo dubbi su cosa pensasse chi ha dedicato la vita a leccare il culo al potere in ogni sua forma. Siccome oggi il potere è quello della finanza internazionale, Napolitano ha subito deciso dove ricollocare la sua lingua felpata.


Certamente meno comici, ed assai più pericolosi, sono invece i tentativi di destabilizzare l’unità della Gran Bretagna sostenendo una nuova campagna indipendentista in Scozia e il distacco dal Regno anche di Londra ed Irlanda del Nord. Se Paesi stranieri sosteranno, come pare, tale scenario, saremo difronte ad un atto ostile a cui certamente seguirà una reazione simmetrica che potrebbe portare forti conflitti in Europa.Avvisiamo subito i disperati falchi di Bruxelles che la GB non è l’Ucraina e non si farà disintegrare facilmente dai potentati stranieri.

Anche molti giornalisti si sono dimostrati completamente asserviti al potere con una serie di dichiarazioni che ripudiano ogni forma di democrazia, insultano gli elettori che hanno detto sì all’uscita. In tanti, onestamente in troppi, hanno coniato la bestemmia del referendum quale abuso di democrazia. I giornalisti che dicono questo andrebbero radiati immediatamente dall’ordine. Ma in realtà non mi aspetto neppure sanzioni disciplinari.

Dire che la democrazia è un male da estirpare oggi è diventato di moda in questa Europa nazista. E paradossalmente per i media gli estremisti sono coloro che, come me, denunciano duramente questo stato di cose.

Tra gli esponenti più squallidi del giornalismo italiano, oltre Gianni Riotta, che ha avuto l’indecenza di rimarcare che la povera Jo Cox è morta invano, anche questa Nathania Zevi merita menzione. Ci ha infatti deliziato così:

Si è poi affrettata a dire che era una provocazione, certo che lo era! Era una provocazione all’intelligenza!

Merita lo screenshot anche il tweet di Alan Friedman, altro autentico spirito liberale:

Insomma si rispetta la democrazia, ma chi ha votato come non la pensa lui è un cretino.

D’altronde questi “pseudo” giornalisti, sono gli stessi che omettono di ricordare anche all’Italia, che grazie all’UE e all’euro, abbiamo perso 1/3 del settore manifatturiero ed il 25% della produzione industriale. L’Unione Europea ha avuto su di noi gli effetti di una guerra e solo persone disinformate da giornalisti di regime possono ancora credere in essa. Dunque chi sono i cretini, caro Friedman?

Gli euro-nazisti vanno fermati, il tempo è sempre meno e la loro pericolosità per la pace mondiale aumenta di giorno in giorno.

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