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venerdì 14 febbraio 2020

FOIBE E IPOCRISIA NAZIONALISTA di Sandokan

Da quando, con la legge 30 marzo 2004 n. 92, è stato istituito, sulla falsa riga del "Giorno della memoria" quello del "ricordo" — per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» — abbiamo parlato di foibe alcune volte su questo blog. La prima il 16 febbraio 2010. L'ultima l'anno scorso.

domenica 19 gennaio 2020

SIAMO TUTTI FUORILEGGE? di Sandokan

A diceci giorni dalle celebrazioni del "giorno della memoria"...
Dovete ascoltare con la dovuta attenzione, quanto ha sostenuto Salvini all'incontro da lui promosso a Roma (Palazzo Giustiniani) il 16 gennaio scorso. Tema l'antisemitismo. 
QUESTO UNO STRALCIO DI QUANTO HA AFFERMATO.

sabato 4 gennaio 2020

AMODÈ, TU VUO FA L'AMERICANO di Sandokan

Il gravissimo atto terroristico con cui è stato ammazzato il generale iraniano Qasem Soleimani ha sollevato in ogni angolo del mondo ogni sorta di condanna. L'esecuzione mirata, per la sua gravità politica e per la modalità moralmente indegna, ha invece ricevuto l'encomio di Israele e, qui da noi, del sovranista da strapazzo Matteo Salvini. Quest'ultimo ha scritto un tweet talmente ignomignoso che nessuno è stato tanto scemo da andargli dietro. Uno, di pappagallo, Salvini l'ha invece trovato, e risponde al nome di Francesco Amodeo.

martedì 17 dicembre 2019

BREXIT: LA SINISTRA DELLO SCANDALO di Sandokan

[ martedì 17 dicembre 2019 ]

Nel tempo, su questo blog, abbiamo detto tanto riguardo alla Brexit, fino alle ultime considerazioni di Moreno Pasquinelli.

C'è poco da aggiungere: l'uscita dalla Ue è una buona cosa, poiché, malgrado alla sua guida ci sia un liberista come Boris Johnson, contribuisce a demolire la gabbia eurocratica.

Una cosa tuttavia, ora che giungono analisi più dettagliate del voto britannico, la voglio aggiungere. Si conferma che Johnson, anche grazie alla sua postura populista, ha vinto non grazie all'appoggio della grande borghesia inglese, ma malgrado essa abbia votato per per i laburisti.

Un vero e proprio "tradimento di classe", a cui fa da contraltare quello di larghissime fette di proletariato inglese che ha votato per Boris Johnson. La conferma viene dalla sua vittoria schiacciante in decine di collegi proletari dell'Inghilterra del Nord, tradizionalmente laburisti e anti-tory.

Non solo quindi le recenti elezioni sono state un referendum, questo ha avuto un evidente segno di classe, per quanto le classi fondamentali si siano scambiate le tradizionali maschere di destra e sinistra.

Una prova inconfutabile di questo rovesciamento l'abbiamo proprio a Londra. Ecco cosa ci dice Aldo Cazzullo sul CORRIERE DELLA SERA di oggi:
«Un'altra immagine che resterà dello storico voto britannico è il pungo chiuso con cui la deputata laburista Emma Dent Coad ha salutato i sostenitori, dopo l'annuncio della sua rielezione nel collegio di Kensington e Chealsea. Kensington e Chealsea sono i quartIeri più costosi di Londra, quindi del mondo. hanno qui casa Madonna, Hugh Grant e altri milionari meno famosi...».
Milioni di lavoratori inglesi, pur strappare la Brexit hanno voltato le spalle al Labour e a Corbyn-finto-Ponzio-Pilato. E bene hanno fatto a votare per il Brexit Party di Farage (che non ha ottenuto seggi a causa del micidiale meccanismo elettorale  maggioritario) o direttamente per i Tory di Johnson.

Essi hanno solo messo le corna ai laburisti o il loro gesto annuncia uno storico divorzio?
Il tempo di darà la risposta...




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domenica 15 dicembre 2019

SARDINE: L'ULTIMO INGANNO di Sandokan

[ domenica 15 dicembre 2019 ]
Non c'è dubbio,
malgrado i manifestanti non fossero affatto i centomila proclamati, la manifestazione di ieri della "Sardine" a Piazza San Giovanni, è stato un successo. 

Ma non prendiamoci per il culo! Altro che "spontaneità dell'onda"! Questo successo non ci sarebbe stato senza il decisivo apporto dei media da una parte e quello (dissimulato) degli apparati della sinistra di regime.

I giornaloni di regime in edicola questa mattina non nascondono la loro soddisfazione...

Su il manifesto di oggi, l'insignificante Norma Rangeri ha colto tuttavia molto bene cosa si agitasse nella piazza:
«Una piazza popolare, non populista. Una piazza contro i fascioleghisti e con il cuore a sinistra».
Dove per "sinistra" ella intende nient'altro che la sinistra sinistrata, quella che con la scusa di impedire che Salvini vada al governo, si riconosce nel governo Conte bis, nell'Unione europea, negli ideali del cosmopolitismo catto-liberale.

Siamo dunque in presenza dell'ennesima metamorfosi di quella che Pasquinelli, con una calzante allegoria, definì sinistra transgenica. Mai dunque commettere l'errore di darla per morta poiché essa viene alimentata dal sistema, e mai, data la sua natura transgenica, considerare la sua metamorfosi come l'ultima. 

Però la metamorfosi pare come una metastasi, o meglio, fa venire in mente la serie cinematografica di Alien, dove la cosa mutante sopravvive sempre perché riesce a farsi incubare dall'umano per poi impossessarsene. 

Quel furbetto bolognese di Mattia Santori da un palco simil-improvvisato, elenca in 6 punti la piattaforma della "Sardine": 
«Uno: pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare. Due: chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solo nei canali istituzionali. Tre: pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network. Quattro: pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti. Cinque: che la violenza venga esclusa dai toni della politica. E anzi che la violenza verbale venga equiparata a quella fisica. Sei: ripensare, anzi abrogare, il decreto sicurezza». «E da domani inizia la fase due».
Un distillato di "buonismo" e di "politicamente corretto". Il niente dal punto di vista della sostanza politica. Ma non lasciatevi trarre in inganno. Questo niente politico è voluto, serve a nascondere la ciccia, che consiste nel fare da truppa ausiliaria progressista  dell'armata neoliberista ed europeista.

giovedì 12 dicembre 2019

POTERE AL POPOLO: CORNUTI E MAZZIATI di Sandokan

[ giovedì 12 dicembre 2019 ]


Sabato prossimo — chiuso in fretta l'incidente compiuto da uno dei loro portavoce romani — le Sardine occuperanno Piazza san Giovanni a Roma. Il sostegno del Pd, dei sindacati di regime, quindi delle classi e delle élite dominanti, com'è evidentissimo, è manifesto, addirittura sfrontato. L'anti-salvinismo —ultima metastasi dell'anti-berlusconismo — maschera il vero volto: l'europeismo, il globalismo e l'antisovranismo.

E' quindi ovvio che la sinistra patriottica non sarà a piazza San Giovanni.

Ci sarà invece, ahimé, ciò che resta della sinistra antagonista che fu.

L'altro ieri Leonardo Mazzei ci segnalava infatti che la moribonda estrema sinistra (riunitasi in concistoro il 7 dicembre scorso) ha deciso di accodarsi al branco delle Sardine nella speranza di incontrare acque più nutrienti e ospitali. Speranza vana a quanto sembra, visto quanto affermato a la Repubblica il 9 dicembre scorso dal leader sardinico e renziano Mattia Santori.

Dopo aver precisato che le Sardine "non diventeranno mai un partito" (eh certo! i voti non vanno "dispersi", contro i "sovranisti" debbono andare tutti a Pd e centro-sinistra) Santori esclama:
«Mi ha stupito che il Pd e i 5 stelle, il cui elettorato rappresenta gran parte delle nostre piazze, abbiano rispettato la nostra autonomia. I partiti più piccoli invece hanno provato a strumentalizzarci. Potere al popolo, in maniera sporca, si è infilato nella piazza di Firenze. Così Rifondazione che è venuta a fare volantinaggio dove non doveva».
Un attacco esplicito, sardo-piddinico: per l'estrema sinistra, per quanto innocua essa possa essere, non ci sarà entro il branco agibilità politica. Da notare, a conferma di chi sia davvero questo neo-paninaro Santori che poche righe sopra aveva dichiarato:
«In Emilia abbiamo una fortuna che non tutte le Sardine d'Italia hanno: siamo rappresentati da un centrosinistra senza estremismi».
Con il centro-sinistra quindi, ma senza "estremismi" (sic!).
I boccheggianti pesci di Potere al Popolo hanno risposto il giorno stesso con un post sulla loro pagina facebook.

Leggendolo viene da mettersi le mani nei capelli. Non un contrattacco contro l'arroganza sardo-piddinica ma il segnale di un mesto chinare la testa. "Toc, toc, si può entrare?"
Una prolisssa,  ecumenica litania in cui si chiede clemenza e che così pateticamente si conclude:
«Da ragazzi che come te ci tengono al futuro del paese, ti chiediamo un confronto. Siamo sicuri che c’è qualcosa che c’è sfuggito e che ci potrai chiarire senza alcun dubbio.Ci scuserai per la lunghezza, ma meglio esser precisi...Liberi di nuotare in mare aperto!»
Come si dice, cornuti e mazziati!



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domenica 24 novembre 2019

SALVINI IL LIBERISTA: UN VIDEO SHOCK di Sandokan

[ lunedì 25 novembre 2019 ]

L'altro ieri Matteo Salvini era in quel di Siena invitato ad un convegno.

Vi proponiamo una registrazione di un minuto e mezzo in cui il Salvini svela il suo vero volto.

Un inno programmatico, esplicito, lampante al liberismo.

Salvini sbraita contro l'élite dominante e globalista ma aderisce alla sua stessa visione del mondo — che non è solo economica ma, come cie lo stesso Salvini, filosofica.

A rischio di essere pedante ricordo, fosse mai che qualcuno non l'avesse chiaro, che il primo dogma della dottrina liberista è che il mercato, leggi il capitale, dev'essere lasciato libero di scorrazzare come vuole. Secondo dogma: lo Stato deve farsi i fatti suoi e non interferire nella sfera economica, leggi lo Stato come guardiano notturno (a tutela del capitale). Ovvero i due dogmi che la crisi sistemica ha fatto a pezzi.

Non solo Marx o Keynes, ma i nostri costituenti scalpiteranno nella tomba.

Buon ascolto.


domenica 17 novembre 2019

CHE CI FA DIEGO FUSARO CON L'ASPIRANTE RE? di Sandokan

[ domenica 17 novembre 2019 ]


Nel casino italiano ci mancava solo questa.
«Sta arrivando il momento. È per me un dovere, ma anche un grande onore, annunciarvi l’imminente ritorno della Famiglia Reale».
Il nipote dell'ultimo Re d'Italia, Emanuele Filiberto di Savoia deve aver buttato un sacco di quattrini per il suo grande annuncio: "i reali stanno tornando".
Ascoltate lo spot che rimbalza da giorni in rete:



In cosa consista questo ritorno? Si tratta forse di una cosa semi-seria, come venne fuori nell'agosto dell'anno duemila "Se il popolo italiano mi vuole come re, io sono pronto", oppure di un'astuta mossa pubblicitaria per lanciare, che so, un nuovo prodotto commerciale? Forse la seconda vista la penosa caratura del personaggio...

In contemporanea a questo "solenne" annuncio, me ne segnalano un secondo, francamente più sconcertante: si è svolto un «Pranzo di discussione filosofico-politica» tra l'aspirante Re e Diego Fusaro.

Lì per lì, quando me l'han detto non ci ho creduto e ho chiesto la prova. E la prova l'ha fornita proprio Fusaro [vedi tweet accanto]. Mi sono cascate le braccia.

Non sono titolato per dare un giudizio di Fusaro come filosofo. Un giudizio di lui come politico tuttavia mi sento di darlo: è una frana! 

Fusaro è infatti non solo l'ideologo del neonato partito VOX, a torto o a ragione egli è considerato, anche grazie alla sue ininterrotte presenze in TV, uno dei più importanti esponenti del cosiddetto "sovranismo". 

Un cittadino comune che dovrebbe pensare di un "sovranista" che si vanta di andare a pranzo con l'aspirante sovrano? Anche ammesso che non si tratti di simpatie per la monarchia, come minimo penserà che siamo proprio messi male. 
Atro che "pensare e agire altrimenti".







giovedì 7 novembre 2019

IL SOVRANISTA DI SUA MAESTÀ di Sandokan

[ giovedì 7 novembre 2019 ]


C'è puzza di bruciato...

Ora ci spieghiamo due "cosette".
L'ESPRESSO in edicola svela che la Lega di Salvini acquistò l'enorme cifra di 300mila euro di azioni della Arcelor Mittal.

Questo ingente investimento finanziario (leggi prestito) a favore della multinazionale che ora vuole licenziare 5mila dipendenti e dimezzare la produzione (la stessa multinazionale che non ha speso un soldo in investimenti com'era nel protocollo di accordo del novembre 2018) ci aiuta forse a capire due "cosette".

La prima è la ragione dell'attuale sperticata e scandalosa difesa della multinazionale da parte di Salvini. Una posizione che da sola smaschera il "sovranismo" del Matteo col Rosario. Non prima l'Italia e gli Italiani ma gli affari (sporchi) delle multinazionali.

Ce n'è poi una seconda, di "cosetta", che ora si capisce meglio.

Parlo della decisione del governo giallo-verde di ripristinare col Decreto 101 l'immunità penale per i dirigenti della Arcelor Mittal — scudo poi tolto il 6 settembre scorso —, decisione che infatti fu perorata dalla Lega di Salvini.

Vedremo se l'accusa de L'ESPRESSO è verace.
Una cosa verace non lo è di sicuro, l'ostentato "sovranismo" di Matteo Salvini.



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giovedì 31 ottobre 2019

ANTISEMITISMO di Sandokan

[ giovedì 31 ottobre 2019 ]

Vado subito al punto.

Fossi stato un senatore ieri mi sarei astenuto (in senato l'astensione equivale a voto contrario) sul disegno di legge che istituisce la "commissione contro razzismo e antisemitismo". 

La ragione è presto detta. In nome della sacrosanta battaglia contro razzismo e antisemitismo, questo disegno istituisce un organismo orwelliano in stile "Grande fratello" preposto al "controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo", tenuto quindi "alla raccolta dei dati e la loro periodica pubblicazione".

Un atto simbolico e politico gravissimo poiché di null'altro si tratta se non di un organismo preposto a spiare i cittadini e poi a suggerire la censura, con quindi la facoltà di suggerire sanzioni penali.

Si tratta, a ben vedere, di un provvedimento repressivo e anticostituzionale.

Mi fa specie dirlo ma Salvini ha ragione: "Non vogliamo bavagli e stato di polizia", salvo dovergli rinfacciare che proprio lui, coi suoi "decreti sicurezza", ha alimentato la paranoia sicuritaria e dato una spinta allo Stato di polizia che oggi biasima. 

Dietro alla maschera del "politicamente corretto" la commissione stabilirà cosa è lecito e cosa non lo è, chi potrà esercitare il diritto della libertà di parola e di pensiero e chi invece dev'essere messo a tacere.

La decisione presa dalla maggioranza dei senatori, impossibile non vederlo, è ispirata ad un principio giuridico fascista (quello dell'odio), per la precisione s'ispira al Codice Rocco in particolare al dispositivo dell'art.415:
«Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico , ovvero all'odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni».
Le due parole chiave sono infatti "istigazione all'odio". Cosa debba intendersi per "odio" saranno beninteso lorsignori a stabilirlo, quindi a decidere quali testate, quali siti o blog, quali pagine facebook o account twitter chiudere de jure.

Come ieri non potevi dire o scrivere, che so,  "borghesia razza bastarda", "vorrei ammazzare tutti gli sfruttatori", "viva la lotta di classe contro il capitalismo"; lorsignori vorrebbero mettere fuori legge non solo chi rifiuta l'atto metafisico di giurare amore eterno verso la setta religiosa ebraica, bensì tutti coloro che
ritengono Israele uno stato illegittimo fondato sull'apartheid — Salvini ricordi quando a Gerusalemme facesti questo giuramento?. Vorrebbero spazzare via chi considera, giustappunto, il sionismo, un'ideologia razzista e suprematista. 

Proprio come diceva Orwell il regime istituisce qui, in verità, una "neolingua" come mezzo per rimpiazzare le vecchie abitudini mentali per rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. 

In nome dell'antifascismo, ecco a voi il fascismo, beninteso politicamente corretto... 



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lunedì 21 ottobre 2019

QUI QUO QUA di Sandokan

[ lunedì 21 ottobre 2019 ]

Giorni addietro commentavo l'intervista di Salvini in cui affermava lapidariamente che 
«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Come i 5 Stelle, Anche la Lega, dopo anni di strepitii contro l'euro e l'Unione europea, ha compiuto il voltafaccia: dal "sovranismo" all'europeismo. Come diceva il Cristo, "non si può ubbidire a due padroni". Tra la maggioranza del popolo lavoratore che detesta l'Unione eurocratica e la grande borghesia italiana euroinomane, anche la Lega ha scelto il lato della barricata.

Ma Salvini non è un pirla. Sapendo fin troppo bene che la sua base militante e gran parte dei suoi votanti, se non proprio anti-euro sono sicuramente euro-critici, ha voluto che dal palco di Piazza San Giovanni, assieme a Berlusconi venisse osannato l'alfiere no-euro Alberto Bagnai.

Da una parte il vessillifero anticomunista dell'Unione europea e della sudditanza italiana, dall'altra l'alfiere no-euro e il portabandiera della sovranità nazionale e democratica. Il miracolo è compiuto: diavolo e Acqua santa, belzebù e angeli uniti in un unico e pornografico afflato.

Beninteso, Bagnai si è guardato bene dal sostenere quel che ha sempre sostenuto. Il nostro è diventato un maestro nell'arte del cerchiobottismo, nel dire e nel non dire, dell'adeguarsi alla bisogna, ovvero nell'adeguarsi alle giravolte del suo grande capo. 

Guardandosi bene dal rivendicare l'uscita dall'euro ha preferito l'allusione alla Brexit, ma solo per sottolineare quanto sia preziosa la democrazia. Un tipico caso di schizofrenia o dissociazione cognitiva. Si tenga infatti presente che solo pochi giorni fa il Bagnai era nella delegazione leghista che in Cassazione depositava il testo per una legge di iniziativa popolare per un doppio e autoritario sventramento della Costituzione —  legge elettorale ultra-maggioritaria e  presidenzialismo —, e che Bagnai è tra coloro che in Senato hanno votato a favore della drastica riduzione dei parlamentari.

Chi per anni ha voluto seguire Bagnai, fino nella Lega, dice che quella del nostro è solo dissimulazione. Ma qual è il confine tra dissimulazione e giravolta politica? Essi non lo dicono e dileguano ogni giorno che passa questa frontiera.

La verità, ed essi se ne debbono fare una ragione, è che l'uscita dall'euro non è più nell'agenda della Lega. Bagnai lo sa benissimo. Egli ha una carta di riserva: non c'è più bisogno di menarsela per l'uscita perché tanto l'euro verrà giù da solo. La tesi l'ha spiegata papale papale Antonio Maria Rinaldi (certe volte farebbe bene a tacere invece di fare affermazioni gravissimein Tv un paio di sere fa . A domanda, "Ma lei è ancora per l'uscita dall'euro?", ha risposto: " Io sono qui, sulla riva del fiume, ad aspettare il cadavere che passa. Farà il botto, vedrete". Sulla stessa linea Claudio Borghi Aquilini.

Ecco dunque a voi Qui, Quo e Qua.

Dopo essere entrati nei parlamenti come campioni della battaglia per l'uscita dall'euro, dopo aver scritto libri, saggi e ripetuto in ogni dove della necessità di batterci per riprenderci la sovranità popolare e nazionale, ora ci vengono a dire: "contrordine ragazzi, deponete le armi, che tanto sarà il nemico a consegnarcela". 
Se non è il risultato dell'essersi fatti corrompere dalla poltrona e dal prestigio è come dire: siamo pazzi, arrendetevi.

Ma dico io, come si fa a non sentire puzza di presa per il culo?!



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lunedì 14 ottobre 2019

19 OTTOBRE: RESTATE A CASA! di Sandokan

[ lunedì 14 ottobre 2019 ]

«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Matteo Salvini, 13 ottobre 2019

*  * *

C'è chi ci dice che non esiste più la "dicotomia destra-sinistra".

Lo ripetiamo: dal fatto che la sinistra (tutta o quasi) si sia inabissata, che abbia subito una mutazione genetica, non significa che sia scomparsa questa distinzione storica, simbolica e politica.

Non foss'altro perché la destra non solo non è sparita, ma è più forte che mai, ciò proprio grazie alla scomparsa della sinistra, sia liberale che radicale. Nello spazio politico non ci sono quasi mai vuoti: qualcuno occupa sempre il posto lasciato vacante da altri.
In Italia, come sempre strategico laboratorio politico europeo, sono stati i due "populismi", cioè M5S e Lega, a trarre vantaggio dalla metamorfosi globalista e 
cosmopolitica.

Roma, 12 ottobre

Come non ci sono spazi vuoti, tutto si muove, anzitutto quando un sistema conosce una crisi organica. 

Il sistema sembra stia riuscendo a chiudere la faglia apertasi col terremoto elettorale del 4 marzo 2018 da cui sorse il governo giallo-verde. Il voto unanime per il radicale taglio dei parlamentari è infatti la prova provata che si vuole tornare al bipolarismo della seconda repubblica: da una parte una finta sinistra, dall'altra una vera destra.
Tutti uniti per sventrare la Costituzione e seppellire quel che resta della democrazia.

Roma: 12 ottobre

Qui cade la manifestazione di sabato prossimo, 19 ottobre, indetta dalla Lega salviniana. Com'era prevedibile è diventata una kermesse unitaria delle destre parlamentari e sistemiche. Ci sarà la Meloni (che votò, non dimentichiamolo, per il pareggio di bilancio in Costituzione), e ci sarà anche Forza Italia.

Una manifestazione che diversi illusi speravano sarebbe stata "sovranista". Mai abbaglio fu più colossale. Il neoliberismo è il colore dominante della tavolozza del 19 ottobre.

Berlusconi ha confermato oggi a IL GIORNALE , sostenendo, udite udite, che va messa in costituzione la cifra esatta che lo Stato deve rispettare per onorare l'impegno del pareggio di bilancio. Una roba che avrebbe suscitato l'ilarità anche dei liberisti più incalliti come Milton Friedman e Von Hayek.

Ma la dichiarazione più scandalosa, proprio alle porte del 19 ottobre l'ha rilasciata a IL FOGLIO proprio Matteo Salvini. Egli, oltre a ribadire la "fedeltà atlantica senza se e senza ma" ha testualmente affermato:
«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Ecco quindi che il piatto è servito.
Quella del 19 ottobre sarà una manifestazione contro il Conte bis, certo, ma delle destre liberiste. Per essere più precisi: una manifestazione specchietto per le allodole per dare una mano alla desovranizzazione del nostro Paese.

Insomma, il 19 ottobre restate a casa!

La sola manifestazione per la sovranità democratica e popolare è stata quella di sabato scorso LIBERIAMO L'ITALIA.


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venerdì 4 ottobre 2019

CARO RIZZO, TROPPO ORGOGLIO STORPIA di Sandokan

[ venerdì 4 ottobre 2019 ]

Domani si svolgerà la manifestazione del Partito comunista di Marco Rizzo.
Una manifestazione in perfetta solitudine, visto che l'appello lanciato il 3 settembre scorso — "Sabato 5 ottobre in piazza contro il nuovo Governo. Appello ad una manifestazione unitaria" — è completamente caduto nel vuoto.

Non ha infatti aderito alcuno degli altri partiti e gruppi "comunisti", non ha aderito Potere al Popolo, non hanno aderito i sindacati di base. Insomma, non risulta abbia aderito nessuno.

Chi volete avrebbe abboccato all'amo, ovvero aderito ad una manifestazione indetta unilateralmente e calata dall'alto? Se si voleva una manifestazione unitaria, collegialmente andava costruita, indetta e preparata. All'estrema sinistra, come del resto per chiunque, metodo e forma sono importanti. Lo "Appello ad una manifestazione unitaria" è stato infatti considerato un escamotage, un trucchetto di bassa lega.

Rizzo e il Pc, coerenti con la linea settaria che li contraddistingue, hanno comunque tirato diritto, e si troveranno domani, 5 ottobre, a cantarsela e suonarsela a Roma in Piazza Santissimi Apostoli a Roma. Una liturgia senza nemmeno uno straccio di corteo. Segno che sanno che non saranno in tanti. Viene da dire: "chi è causa del suo mal, pianga sé stesso".

Ma Rizzo tira diritto e si batte i pugni sul petto e al Corriere della Sera di oggi dichiara: 
"Sarà la giornata dell'orgoglio comunista (...) La nostra è l'unica manifestazione di sinistra contro il governo".
Fallito il "piano A", portarsi appresso ciò che resta della estrema sinistra, ecco il "piano B". Ora abbiamo "la giornata dell'orgoglio comunista". 
Detto altrimenti un rito narcisistico per santificare sé stessi. 
Il luogo della celebrazione si presta...



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venerdì 27 settembre 2019

SCOMPARSA LA DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA? di Sandokan

[ venerdì 27 settembre 2019 ]

«Mi è arrivato un messaggio dal presidente della Regione Piemonte, è ufficiale: la primavera prossima avremo un referendum sul maggioritario, finalmente potranno votare 60 milioni di italiani, chi prende un voto in più vince e governa, chi perde non rompe le palle».

Così Matteo Salvini, ieri, ha chiosato la notizia che anche il Consiglio regionale del Piemonte si è aggiunto alla richiesta delle altre quattro regioni governate dal centro-destra per chiedere il referendum abrogativo della quota proporzionale prevista nella legge elettorale nazionale.


"Il capitano", quello che ad agosto fece cadere il governo giallo-verde dicendo che voleva i "pieni poteri", ha avuto subito il sostegno di Giorgia Meloni, che ha rincarato la dose: "D'accordo con una legge elettorale maggioritaria ma anche elezione diretta del Presidente della Repubblica". La Meloni ha subito ricevuto il plauso di Forza Italia...

Dal fatto che le sinistre hanno tradito le istanze ideali e sociali loro tradizionalmente proprie facendo loro idee e principi tipici delle destre, alcuni amici hanno tratto la bizzarra conclusione che sia scomparsa la dicotomia destra-sinistra. La scomparsa di un polo non significa che sia sparito anche l'altro. 

La destra, infatti, c'è e come! E la si riconosce, appunto da un marchio di fabbrica: l'idiosincrasia per il criterio democratico della proporzionalità del sistema elettorale e per il Parlamento come espressione della sovranità popolare. 

C'è un precedente che parla chiaro: il Partito Nazionale Fascista non sarebbe salito al potere nel 1924 senza l'aiuto della famigerata e maggioritaria "Legge Acerbo". E' la storia che parla: sia in Italia negli anni '20 che in Germania nei '30 le destre estreme conquistarono tutto il potere solo dopo che, con l'aiuto delle destre liberali (leggi il grande capitalismo) distrussero le democrazie parlamentari.

Si è ripetuto tante volte in questi anni che tra liberismo e democrazia c'è un'opposizione insanabile, ma incompatibilità c'è pure tra democrazia e populismo di destra che per genetica costituzione aspira all'uomo solo al comando. 

Di nuovo il sistema elettorale maggioritario dunque, quello grazie al quale una minoranza politica, anche esigua, può installarsi al governo. Di nuovo ci va di mezzo la Costituzione, quello che resta dalla sua anima democratica. 

Salvini dice che ove non fosse sufficiente la decisione dei cinque consigli regionali, verranno raccolte "milioni di firme" per svolgere un referendum.

Come votammo NO il 4 dicembre 2016 battendo Renzi voteremo NO anche in questo caso.


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lunedì 16 settembre 2019

SALVINI, MA VAFFANCULO! di Sandokan



[ lunedì 16 settembre 2019 ]

Ieri Salvini ha fatto il pienone a Pontida. Alla polvere di umanità raccolta sotto il palco Salvini ha offerto un comizio tutto sommato scialbo assai. 

Le solite invettive demagogiche contro il "governo delle poltrone" — ma ci crede davvero a questa cazzata? E' così scemo da sottovalutare l'insidiosa operazione politica che sorregge il Conte Bis?

Sfumati fino a dissolversi gli attacchi (ex postauto-assolutori al complotto ordito dall'Unione europea per far cadere il governo giallo-verde. Pressoché scomparso ogni riferimento alla sovranità nazionale. Sul palco, accanto al "Capitano", certo non a caso,i sepolcri imbiancati del padanismo autonomista, Zaia e Fontana. Infine l'invito al centro-destra a unirsi di nuovo, pur nella forma che piace a lui.

Dal cappello ha tirato fuori le due grandi campagne belliche della sua Lega, due referendum per la precisione, uno per difendere la schifezza del "Decreto sicurezza bis", un altro per passare ad un sistema elettorale maggioritario secco. Con questi due cavalli di battaglia, stop agli immigrati e legge elettorale anti-costituzionale (quella per cui una minoranza del Paese si prende tutte le leve del potere), Salvini immagina di prendere due piccioni con una fava: ricompattare il centro destra sotto la sua guida e tornare al governo una volta ristabilito il bipolarismo. Terzo cavallo l'immancabile e liberista flat tax.

Come se non bastasse, ad attestare fino a che punto egli si ponga come erede della destra liberista storica, su consiglio dei suoi scaltri spin doctor, il nostro ha voluto citare i padri nobili del suo Pantheon: Papa Woytila, Oriana Fallaci e Margaret Thatcher — gli stessi mostri sacri che per vent'anni ci ha propinato Silvio Berlusconi.

Cosa hanno in comune queste tre figure è infatti presto detto: sono tre icone dell'ascesa, negli anni '80 e '90 del secolo scorso, della nuova destra liberista e anticomunista. Se non ha citato Reagan sarà perché gli girano un po' le palle per essere stato brutalmente scaricato dalla casa Bianca di Trump. Quindi, paraculescamente, infilandosi la maschera populista, ha tirato in ballo Enrico Berlinguer, dicendo che si rivolterà nella tomba a vedere che i oggi i "comunisti" sono il partito delle banche. Vero, ma si rivolterà a maggior ragione a vedere da chi viene tirato in ballo.

Cosa ci ha dunque detto il Salvini sulla fisionomia della Lega di opposizione? Se prima avevamo una cianfrusaglia populista di liberismo e sovranismo, ora abbiamo un liberismo a tutto tondo.

Morale della favola: chi ancora spera in Salvini è perduto.

Addendum: quelli che si proclamano "sovranisti" e gli reggono il moccolo, ogni giorno che passa rassomigliano a degli utili idioti. 

Tutto ci serve nei prossimi anni, meno che dei reggicoda di un centro-destra liberista con Salvini al posto di Berlusconi.





lunedì 9 settembre 2019

SALVINI E IL MISTERO POCO BUFFO di Sandokan

[ lunedì 9 settembre 2019 ]

Che Salvini, sfiduciando e quindi causando la caduta del governo giallo-verde abbia fatto un enorme cazzata tattica mi pare sia oramai fuori discussione.
Abbiamo tentato di mostrare come i ragionamenti con cui i suoi followers per assolverlo e giustificarlo facciano acqua da tutte le parti.
C'era un complotto dei poteri forti per far cadere il governo giallo-verde? A maggior ragione la sua mossa è stata un clamoroso autogol. 
L'errore che compiono i filo-salviniani è nel manico.
Infatuati dalle sue modalità comunicative populiste si rifiutano di risalire alla causa vera della sua mossa.
Proviamo dunque a scoprire qual è questa causa, che tra l'altro svela la doppiezza del populismo salviniano.

Ricordiamo anzitutto che subito dopo le europee non furono Bagnai o Borghi a dire che occorreva andare alla elezioni anticipate ponendo fine all'alleanza coi Cinque Stelle. Per la precisione fu Giorgetti (che sparò a zero anche contro i mini-Bot), spalleggiato dai due governatori di Lombardia e Veneto.
Ed in nome di quale visione e di quali interessi questo potente pezzo della Lega chiamava a porre fine all'esperienza giallo-verde?

Questo pezzo della Lega non aveva digerito il "Decreto Dignità", lanciò strali contro il Reddito di Cittadinanza, condannava come "assistenzialista" la politica di Di Maio, denunciava coma statalista la linea dei Cinque Stelle su Autostrade, Alitalia, Ilva di Taranto. Rinnegava la vecchia posizione anti-Tav facendo del Sì alle grandi opere la propria bandiera. Ricordiamo le "madamine" e le mobilitazioni di piazza Sì-Tav che vedeva assieme Lega, Pd e Confidustria. Infine premeva per accelerare la cosiddetta  e anti-nazionale "autonomia differenziata".

Il messaggio era chiaro: più mercato e meno stato. In estrema sintesi LIBERISMO.
Domandiamoci: chi c'era dietro all'ala giorgettiana? Di quali interessi sociali essa si faceva garante? La risposta è semplice: della grande borghesia, anzitutto quella padana. Non è certo un mistero che questa grande borghesia non abbia mai gradito il governo giallo-verde.

Salvini fino all'ultimo è sembrato tenere testa a queste pressioni, giurando più volte che mai avrebbe rotto l'alleanza coi Cinque Stelle. Poi ha finito per capitolare all'ala liberista. 

Torniamo infatti ai giorni cruciali in cui Salvini ha annunciato il ritiro della fiducia. Quale è stato il messaggio fondamentale? Denunciava con veemenza i Cinque Stelle come "il partito dei no" e presentava la Lega come il "partito del sì" — un classico del simbolismo  liberista.

Quale fosse il senso è evidente: sposare gli interessi della grande borghesia, mostrare che si accettava la visione liberista della "crescita", per cui, parole di Salvini, "è l'impresa privata che crea lavoro e ricchezza, non lo Stato". Idea liberista ortodossa.

Che poi Salvini abbia creduto al Pd di Zingaretti, che quindi avrebbe ottenuto facilmente le agognate elezioni anticipate, a me pare un fatto secondario, che per altro aggrava la sua posizione.

Va da sé che il voto dei Cinque Stelle per la Von Der Leyen è stato un gesto grave e vergognoso. Anche i grillini si mettevano a inseguire la Lega nella gara per ottenere la benevolenza dei poteri forti. Era un assist prezioso a Salvini, che egli userà infatti per camuffare le vere ragioni per cui ha fatto cadere il governo giallo-verde.



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giovedì 5 settembre 2019

GOVERNO DI SPERGIURI di Sandokan

[ giovedì 5 settembre 2019 ]



La cerimonia in Quirinale è terminata. Il Governo Conte-bis, dopo aver ricevuto la fiducia sostanziale dei mercati, della Unione europea e della Casa Bianca potrà ora andare in Parlamento a cercare quella formale.

Nasce, dopo la breve parentesi "populista" — nessuno se lo scordi: caduto per il gravissimo e irresponsabile autogol di Matteo Salvini (voleva pigliare tutto e si ritrova con un pugno di mosche, sbraitava di sovranità ed ha fatto il gioco dei poteri forti) — un governo devoto alla fede globalista e ligio all'eurocrazia.

E' anzitutto un governo di spergiuri — "spergiurareGiurare il falso, affermare o sostenere con giuramento una cosa o un fatto di cui si conosce la falsità"

Il Presidente del Consiglio e i ministri infatti, all'atto di assumere l'incarico davanti al Presidente della Repubblica, pronunciano la seguente formula rituale: 
«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione».
Falso!

Tutti sappiamo, ed essi per primi, che non saranno fedeli alla Repubblica, ma anzitutto all'Unione europea e all'alleanza NATO. In quanto servi essi non osserveranno affatto lealmente la Costituzione, ma anzitutto i trattati ed i patti di assoggettamento dell'Unione europea. Non faranno gli "interessi esclusivi della Nazione" e del nostro popolo bensì quelli delle potenti consorterie del capitalismo sovranazionale.

I patrioti compiono questo solenne giuramento


siccome siamo fedeli alla Repubblica, 

siccome vogliamo osservare lealmente la Costituzione (del 1948),
siccome agiamo nell'interesse esclusivo della Nazione e del popolo,
PROMETTIAMO LA PIÙ DECISA OPPOSIZIONE AL GOVERNO DEGLI SPERGIURI



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