È opportuno ogni tanto dare un’occhiata non distratta a quanto accade in America latina, dove una destra rampante è tornata al potere ma dove le proteste popolari stanno in compenso dilagando (Haiti, Honduras, Cile, Ecuador, Colombia …). Un caso un po’ più complesso quello boliviano, dove una destra perversa ha approfittato di alcuni errori madornali dell’ultimo paese dove esisteva l’ultimo dei governi della ‘decade progressista’.
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venerdì 14 febbraio 2020
martedì 9 aprile 2019
CLIMA: IN RISPOSTA A MAZZEI di Aldo Zanchetta
[ 9 aprile 2019 ]
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento in risposta ai tre articoli sul clima di Leonardo Mazzei (Prima parte, Seconda, Terza) . Il dibattito continua...
Ho letto con sommo interesse, anche per “fatti personali”, i tre interventi di Leonardo Mazzei sul clima.
Essi infatti non sfidano solo l’interpretazione dominante delle ragioni del cambiamento climatico (che Mazzei non nega, ma sul problema specifico tornerò), essi sfidano addirittura l’attuale strapotere sulle menti della maggioranza delle persone di questo inizio di millennio, strapotere esercitato dalla cultura tecno-scientifica, oggi in mano ai militari (sono loro che controllano non meno dei due terzi della ricerca) e a specifiche e potentissime multinazionali. La scienza è morta da tempo, sostituita da questo ibrido di scienza, tecnologia e business), che è in mano, al vertice, di uomini come Bill Gates, Jeff Bezos, Marc Zuckerberg, Streve Jobs e dintorni, tutti in grado di investire somme enormi nelle loro folli imprese (leggere “Essere una macchina” di Marc O’Connell, ed. Adelphi, 2018) nonché delle lobby petrolifere, detentrici queste ultime dell’80% degli avveniristici progetti di geoingegneria di cui mi occuperò in un prossimo intervento,
perché potrebbero costituire la ragione motivante alternativa al ritorno del nucleare, o il succoso complemento a questo, secondo l’ipotesi di Mazzei.
Nel libro “La farfalla e la crisalide”, il genetista Edoardo Boncinelli, preconizzatore dell’amortalità del futuro prossimo essere umano, -afferma con sicumera che invece è la filosofia, questa “inutile zavorra”, ad essere morta, ormai sostituita dalla scienza. Nella recensione del libro su Il Corriere della Sera leggo:
Uno che di scienza qualcosa sapeva, Albert Einstein, in una lettera inviata nell’ottobre 1950 ai membri della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, riuniti quell’anno a Lucca, dove era stato invitato ma dove fu impossibilitato a essere presente a causa dell’incipiente malattia che lo avrebbe condotto a morte, parlando dell’”uomo di scienza” scrisse:
Di questo potere pericoloso dell’uomo di (tecno)scienza per la società statunitense parlò anche il presidente-generale Eisenhower nel suo messaggio alla nazione al termine del suo doppio mandato presidenziale (2009), includendolo fra i tre pericoli che la società statunitense correva.
Il grande dissacratore di “verità acquisite” Ivan Illich, che negli anni 70 e 80 del secolo scorso passò come un turbine sulla cultura dominante del tempo, concluse così il libro-intervista di David Caylay (Conversazioni con Ivan Illich. Un profeta contro la modernità):
A Mazzei potrei raccontare per filo e per segno come una potente lobby affaristica monopolista, anche se ristretta o forse proprio per questo coesa e determinata, può influenzare e dominare una massa di persone scientificamente “qualificate” quali laureati in scienze farmaceutiche o in biologia o ingegneri di vari rami industriali.
Opportunamente Mazzei ricorda la dubbia peer rewiew di prestigiose riviste scientifiche (che in campo biotecnologico però è reduce da alcuni imbarazzanti infortuni), l’ansia carrieristica di molti che sanno quanto sia sconveniente opporsi al parere di una lobby ramificata e spietata, o di quanti sono alla ricerca di finanziamento delle proprie ricerche o, infine, più semplicemente la paura di perdere una posizione lavorativa di prestigio faticosamente conquistata e sempre insidiata. Per non parlare dei congressi scientifici, dove non si muove foglia che la lobby non voglia.
Non ultime, le tecniche di persuasione di massa, già note artigianalmente a Goering. E’ di questi giorni la notizia, che dovrebbe preoccupare assai, che da anni l’esercito inglese finanzia l’approfondimento di tecniche di “manipolazione psicologica” con un contratto con la famosa università inglese di Cambridge per la ricerca sulla “manipolazione mirata delle informazioni nei domini fisici e virtuali per formare atteggiamenti e credenze nel dominio cognitivo”.
Una cosa è certa, caro Mazzei: sarai deriso, oltraggiato e certamente avrai vita dura. Meriti perciò solidarietà, se non fosse altro, per il tuo coraggio. Non privo di lucidità.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento in risposta ai tre articoli sul clima di Leonardo Mazzei (Prima parte, Seconda, Terza) . Il dibattito continua...
Ho letto con sommo interesse, anche per “fatti personali”, i tre interventi di Leonardo Mazzei sul clima.
Essi infatti non sfidano solo l’interpretazione dominante delle ragioni del cambiamento climatico (che Mazzei non nega, ma sul problema specifico tornerò), essi sfidano addirittura l’attuale strapotere sulle menti della maggioranza delle persone di questo inizio di millennio, strapotere esercitato dalla cultura tecno-scientifica, oggi in mano ai militari (sono loro che controllano non meno dei due terzi della ricerca) e a specifiche e potentissime multinazionali. La scienza è morta da tempo, sostituita da questo ibrido di scienza, tecnologia e business), che è in mano, al vertice, di uomini come Bill Gates, Jeff Bezos, Marc Zuckerberg, Streve Jobs e dintorni, tutti in grado di investire somme enormi nelle loro folli imprese (leggere “Essere una macchina” di Marc O’Connell, ed. Adelphi, 2018) nonché delle lobby petrolifere, detentrici queste ultime dell’80% degli avveniristici progetti di geoingegneria di cui mi occuperò in un prossimo intervento,
perché potrebbero costituire la ragione motivante alternativa al ritorno del nucleare, o il succoso complemento a questo, secondo l’ipotesi di Mazzei.
Nel libro “La farfalla e la crisalide”, il genetista Edoardo Boncinelli, preconizzatore dell’amortalità del futuro prossimo essere umano, -afferma con sicumera che invece è la filosofia, questa “inutile zavorra”, ad essere morta, ormai sostituita dalla scienza. Nella recensione del libro su Il Corriere della Sera leggo:
«La crisalide è fondamentale per la nascita della farfalla, ma appena questa nasce le due strutture biologiche si devono separare una volta per tutte, perché la presenza della crisalide si rivelerebbe ora tossica per l’insetto alato. Fuor di metafora, la filosofia è stata fondamentale per la nascita del pensiero scientifico, ma col passare del tempo ha avuto un’influenza sempre più negativa, come una sorta di a priori indiscusso che ha finito per ostacolare il progresso scientifico. L’analisi di Boncinelli è spietata. E senza dubbio corretta, anche se a volte scivola in qualche semplificazione eccessiva». (Sottolineatura mia)
Uno che di scienza qualcosa sapeva, Albert Einstein, in una lettera inviata nell’ottobre 1950 ai membri della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, riuniti quell’anno a Lucca, dove era stato invitato ma dove fu impossibilitato a essere presente a causa dell’incipiente malattia che lo avrebbe condotto a morte, parlando dell’”uomo di scienza” scrisse:
«Egli è cosciente del fatto che i metodi tecnici che si basano sulle sue ricerche hanno condotto a una concentrazione del potere economico, e con ciò anche di quello politico, nelle mani di piccole minoranze, dalle cui manipolazioni è divenuto dipendente il destino della massa, che appare sempre più amorfa, degli individui. Di più, ancora. Quella concentrazione del potere economico e politico in poche mani ha non solo comportato una dipendenza materiale esteriore anche dell’uomo di scienza, essa minaccia anche la sua esistenza dall’interno, in quanto attraverso la creazione di mezzi raffinati di influenza spirituale e psichica,impedisce la crescita di personalità indipendenti».
(Lettera riportata per intero nel libro di Angelo Genovesi “Einstein : Scienza e società”, Boroli, Milano, 2005, pagg. 197/200). Come è noto Einstein è molto citato, ma questa lettera è quasi sconosciuta. Strano, no? Ci tornerò sopra in altra occasione.
Di questo potere pericoloso dell’uomo di (tecno)scienza per la società statunitense parlò anche il presidente-generale Eisenhower nel suo messaggio alla nazione al termine del suo doppio mandato presidenziale (2009), includendolo fra i tre pericoli che la società statunitense correva.
Il grande dissacratore di “verità acquisite” Ivan Illich, che negli anni 70 e 80 del secolo scorso passò come un turbine sulla cultura dominante del tempo, concluse così il libro-intervista di David Caylay (Conversazioni con Ivan Illich. Un profeta contro la modernità):
«Nel 1992 non provo più alcun interesse per le teorie scientifiche. Queste erano davvero interessanti negli anni Sessanta e ancor più quando studiavo la scienza negli anni Quaranta. Ormai la scienza in America è diventata ricerca finanziata e in Germania è mirata a creare carriere nella pubblica amministrazione. Basta con questo fascino della scienza».L’“uomo comune” lettore dei testi di Mazzei sarà rimasto sconcertato. Come è possibile che un oscuro tecnico di provincia (nel senso di non famoso scientificamente, Mazzei mi scuserà) possa sfidare il fior fiore della scienza meteorologica e geofisica mondiale? A me invece, oscuro ingegnere chimico, pure di provincia questa lettura, si parva licet, ha richiamata una vicenda personale degli anni Ottanta, quando usando con mente libera normali conoscenze ingegneristiche, mi trovai schierato contro (o silente) l’intero mondo dei direttori di produzione e di direttori dei dipartimenti di ingegneria impiantistica di centinaia di aziende farmaceutiche di tutto il mondo (con qualche lodevole eccezione, che a qualcuno costò cara). Dopo diversi anni di rifiuto ad allinearmi ed anzi attaccando (per necessità di far sopravvivere la mia piccola azienda), la vicenda ebbe la parola fine quando, di fronte ai (non) risultati della tecnologia cui mi ero opposto testardamente, la prestigiosa rivista di settore, International Pharmaceutical Engineering, si rammaricò che la “disinformazione terroristica” portata avanti da un ingegnere italiano avesse sotterrato una “promettente tecnologia innovativa”. Un modo quanto mai infame di riconoscere la sconfitta, trasformando l’accusatore in accusato.
A Mazzei potrei raccontare per filo e per segno come una potente lobby affaristica monopolista, anche se ristretta o forse proprio per questo coesa e determinata, può influenzare e dominare una massa di persone scientificamente “qualificate” quali laureati in scienze farmaceutiche o in biologia o ingegneri di vari rami industriali.
Opportunamente Mazzei ricorda la dubbia peer rewiew di prestigiose riviste scientifiche (che in campo biotecnologico però è reduce da alcuni imbarazzanti infortuni), l’ansia carrieristica di molti che sanno quanto sia sconveniente opporsi al parere di una lobby ramificata e spietata, o di quanti sono alla ricerca di finanziamento delle proprie ricerche o, infine, più semplicemente la paura di perdere una posizione lavorativa di prestigio faticosamente conquistata e sempre insidiata. Per non parlare dei congressi scientifici, dove non si muove foglia che la lobby non voglia.
Non ultime, le tecniche di persuasione di massa, già note artigianalmente a Goering. E’ di questi giorni la notizia, che dovrebbe preoccupare assai, che da anni l’esercito inglese finanzia l’approfondimento di tecniche di “manipolazione psicologica” con un contratto con la famosa università inglese di Cambridge per la ricerca sulla “manipolazione mirata delle informazioni nei domini fisici e virtuali per formare atteggiamenti e credenze nel dominio cognitivo”.
Una cosa è certa, caro Mazzei: sarai deriso, oltraggiato e certamente avrai vita dura. Meriti perciò solidarietà, se non fosse altro, per il tuo coraggio. Non privo di lucidità.
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martedì 29 gennaio 2019
BOLKESTEIN: L’ULTIMO ASSALTO ... di Ado Zanchetta
[ 29 gennaio 2019 ]
Leggo sul web una notizia che rischia di passare inosservata malgrado la sua gravità, e che mi conferma nella sensazione che siamo come la famosa rana che, se l’aumento della temperatura dell’acqua nella pentola in cui è stata immessa cresce lentamente, il suo organismo si adegua ma alla fine si ritrova bollita senza accorgersene.
Per motivi di tempo non traduco interamente l’articolo, che può essere letto in spagnolo andando sul sito di CADTM ma ne riporto il contenuto essenziale così sintetizzabile:
Come osservazione personale aggiungo che questa Direttiva:
- viola il principio di sussidiarietà affermato nella legislazione europea
- aumenta gli iter burocratici e il potere dei funzionari europei.
Occorre anche ricordare come il numero di lobbysti che stazionano a Bruxelles per azioni di pressione sui parlamentari e sui funzionari europei si aggira su 25.000 persone dedite a tempo pieno a questa azione (ALTRECONOMIA).
Non ultimo, è bene ricordare che oltre alle forme di corruzione abituale (bustarelle), ne esista un’altra nell’ambito dei funzionari di alto livello dell’UE, nota col nome di “porta girevole”: la loro assunzione ben retribuita da parte di grandi imprese operanti in settori la cui legislazione europea è stata elaborata nei loro dipartimenti. Come si sa questo è accaduto addirittura anche a livello di ex-Presidenti della Commissione Europea, come nel caso clamoroso ma presto dimenticato del portoghese Josè Barroso passato, dopo l’incarico europeo, all’alto funzionariato della banca Goldman Sachs.
Leggo sul web una notizia che rischia di passare inosservata malgrado la sua gravità, e che mi conferma nella sensazione che siamo come la famosa rana che, se l’aumento della temperatura dell’acqua nella pentola in cui è stata immessa cresce lentamente, il suo organismo si adegua ma alla fine si ritrova bollita senza accorgersene.
Per motivi di tempo non traduco interamente l’articolo, che può essere letto in spagnolo andando sul sito di CADTM ma ne riporto il contenuto essenziale così sintetizzabile:
«Una nuova direttiva europea pretende che la Commissione Europea abbia l’ultima parola nelle decisioni delle amministrazioni locali in temi come la fornitura dell’acqua, l’elettricità o la gestione delle fogne». [...]
«Nel suo cammino verso un mercato unico, con regole uniche, l’Unione Europea (UE) sta negoziando l’estensione della Direttiva sui Servizi, nota come Direttiva Bolkestein, ai parlamenti regionali e alle amministrazioni locali di tutti gli Stati membri.
Questa direttiva, che prende il suo nome da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno durante la presidenza di Romano Prodi e grande difensore della sua applicazione nella decade del 2000, fu approvata nel dicembre 2006 ed entrò in vigore alla fine del 2009 fra forti polemiche e opposizione di gruppi di sinistra e Verdi per la sua “deriva neoliberista”.
Con l’intenzione di liberalizzare il mercato dei servizi nell’UE, questa direttiva pretende che non si pongano limiti o clausole che possano favorire certe imprese nel momento di contrattare servizi da parte degli Stati membri. Ma l’estensione di questa direttiva nasconde anche un passaggio necessario e polemico: se un’impresa o uno Stato denuncia che un altro non sta rispettando le sue norme, il conflitto viene portato davanti alla Commissione Europea (CE), che impiega vari mesi per prendere una decisione.
Oggi la CE chiede di trasferire questi obblighi agli organismi regionali e alle autorità locali. […]
Se la direttiva venisse approvata, i consigli regionali o comunali sarebbero subordinati alle decisioni della CE nel momenti di approvare o rifiutare nuove leggi, così come altre misure contenute nella direttiva la quale affronta temi così ampi come leggi di bonifica o di urbanizzazione, misure di assegnazione di case, fornitura di energia, acqua o gestione di rifiuti. […]
Procedure di Notifica
La Procedura di Notifica, come viene definito il processo di soluzione mediante la CE, obbligherebbe i governi regionali o le autorità locali a informare e sollecitare l’approvazione da parte della CE di qualunque nuova misura regolamentare che riguardi i servizi, tre mesi prima di rendere effettiva detta misura. L’istituzione presieduta da Junker avrebbe l’ultima parola per valutare se le misure violano o meno la Direttiva Bolkestein. Nel caso che vi sia qualche aspetto che la violi, emetterà una “allerta” in cui la CE indicherà cosa è necessario cambiare per essere approvata. Se i suggerimenti della CE, che possono andare dal rigetto completo fino a modifiche minori, non vengono tenute in considerazione, e l’istituzione regionale o locale procede all’adozione della misura, la Commissione potrà richiedere allo Stato membro la sua deroga. […]
Questa nuova estensione del processo di risoluzione dei conflitti della Direttiva dei Servizi offre la possibilità che gli “interessati”, imprese coinvolte o lobby, possano obiettare circa le misure notificate dalle autorità pubbliche, aumentando così il potere di lobbyng corporativo sulla presa di decisioni democratiche nei parlamenti, assemblee regionali e comunali in tutta Europa. […]».
Come osservazione personale aggiungo che questa Direttiva:
- viola il principio di sussidiarietà affermato nella legislazione europea
- aumenta gli iter burocratici e il potere dei funzionari europei.
Occorre anche ricordare come il numero di lobbysti che stazionano a Bruxelles per azioni di pressione sui parlamentari e sui funzionari europei si aggira su 25.000 persone dedite a tempo pieno a questa azione (ALTRECONOMIA).
Non ultimo, è bene ricordare che oltre alle forme di corruzione abituale (bustarelle), ne esista un’altra nell’ambito dei funzionari di alto livello dell’UE, nota col nome di “porta girevole”: la loro assunzione ben retribuita da parte di grandi imprese operanti in settori la cui legislazione europea è stata elaborata nei loro dipartimenti. Come si sa questo è accaduto addirittura anche a livello di ex-Presidenti della Commissione Europea, come nel caso clamoroso ma presto dimenticato del portoghese Josè Barroso passato, dopo l’incarico europeo, all’alto funzionariato della banca Goldman Sachs.
mercoledì 5 dicembre 2018
ACCENDIAMO UNA LUCE SUL TAV TORINO– LIONE? (seconda parte) di Aldo Zanchetta
Segnaliamo la prima parte del contributo di Zanchetta.
Il 3 dicembre i poteri forti riuniti nella Confindustria nazionale, spalleggiati da ben precise forze politiche e da quella parte di società civile purtroppo favorevole al partito del PIL, hanno messo in campo tutti i loro argomenti a favore del TAV.
“Sarà la marcia dei centomila” (P.Griseri – La Repubblica del 30.10)
L’8 dicembre saranno i NO TAV a portare in piazza i loro. Non sbagliamoci, non è uno scontro “localistico” bensì il confronto, indiretto, di due diverse concezioni della politica, due visioni della democrazia e della vita sociale. Le due immagini che seguono sono eloquenti: la gente da un lato, i salotti ovattati del potere dall’altro (un consiglio a Fassino: cambi il suo consulente di immagine su face book). In realtà quello qui illustrato è il salotto dei feudatari del vero potere, che ama meno mostrarsi in forme così banali e che a Torino ha un nome ben preciso, la sempre più cosmopolita famiglia (fu) Agnelli.
Sui motivi per cui la tratta Torino-Lione del Corridoio europeo n.5 non è sostenibile già abbiamo detto e comunque il documento che potete vedere sul documento è esemplare per sinteticità e chiarezza. Se la Francia non riprenderà il discorso fino al 2038 (dico duemilatrentotto!), perché affrettarsi tanto per scavare un tunnel che sboccherebbe nel nulla? L’unica opera accessoria ad oggi realizzata è la galleria geognosticoa di Chiomonte[1]), e i lavori di scavo del tunnel ferroviario non sono ancora stati appaltati. Del resto, come leggerete in fondo, quello che interessa ormai è scavare il tunnel, non il TAV.
La testimonianza di un cittadino della valle, che ho letto in questi giorni sul web, mi pare apportare nuovi elementi per una narrativa più aggiornata. Forse anche voi comprate sul web oggetti che vengono consegnati in 24 o 48 ore da trafelati conduttori di furgoni.
C’è anche un’altra questione, ancora sottovalutata nei suoi effetti dirompenti sul sistema trasportistico italiano, che dimostra come la Torino Lyon sia ormai fuori tempo massimo rispetto all’evoluzione del trasporto delle merci: le due statali valsusine, così come altre direttrici di traffico, sono sempre più percorse, sette giorni su sette, da decine di camioncini con targa polacca o rumena con una capacità di carico compresa tra i 15/18 quintali che guadagnano quote di traffico a danno dei TIR ed anche del trasporto ferroviario che, in Italia, manca di una logistica efficiente.[2] E’ un modello di trasporto, su scala internazionale, che risponde alle nuove e ormai consolidate esigenze produttive delle aziende, che hanno abolito o comunque ridotto il deposito nei magazzini e che hanno quindi necessità di un continuo e flessibile rifornimento ad hoc (che il trasporto ferroviario non può garantire) dei pezzi o materiali per le necessità produttive, e anche per il rifornimento delle attività commerciali di media o grande dimensione.Ed ora inoltriamoci lungo le utopistiche vie del potere: il Corridoio ferroviario europeo n.5
E c’è un altro motivo dietro l’irreversibile affermazione di questo modello di trasporto: i bassi costi per le retribuzioni degli autisti calcolate su parametri dei Paesi dell’Est, pernottamento degli stessi sul mezzo e pasti consumati lungo la strada, la non percorrenza delle autostrade a pagamento, la possibilità di circolare nei giorni festivi quando sono invece fermi i mezzi più pesanti, il non uso del cronotaghigrafo e quindi, a discapito della sicurezza, la possibilità di guidare anche 14/18 ore giornaliere.[3]
Il corridoio ferroviario europeo n.5
Un progetto ambizioso di trasporto merci e persone quello dell’Unione Europea denominato “corridoio ferroviario europeo n.5”: da Lisbona, in Portogallo, a Kiev, in Ucraina, lungo 3335 Km. Sulle ragioni di questo corridoio ferroviario, in un numero de Il Sole - 24 ore del 2007, certamente memorizzato da Fassino come vedremo, si legge:
Corridoio 5, arteria a rete multimodale, appartiene ad uno dei grandi assi ferroviari ed autostradali che l'Unione Europea si è impegnata a realizzare e collegherà Lisbona a Kiev, assegnando all'Italia un ruolo strategico rispetto al processo di integrazione verso quei Paesi che dal 1° maggio 2004 sono entrati a far parte dell'Unione Europea. […] Il "Corridoio 5", partendo da Venezia (ma allora Lisbona, Lione e Torino? nds) raggiunge Trieste, prosegue per Lubiana, capitale della Slovenia, avanza fino a Budapest, per poi valicare il confine dell'Ucraina attraverso L'vov; l'ultima fermata rappresentata da Kiev. Il suo sviluppo è di 1.600 km (da Venezia o da Trieste?, ma è un dettaglio insignificante) […]. Il corridoio 5 porterà alla formazione di un vasto spazio economico di 500 milioni di persone. Inoltre, coi mercati dell'Est in piena espansione, gli scambi tra est e ovest acquisteranno pari se non superiore rilevanza rispetto a quelli nord-sud. Consapevole di ciò, l'Ue ha individuato nove corridoi stradali e ferroviari che protendono verso l'Est la rete transeuropea di trasporto. […] All'urgente necessità per l'Italia di un collegamento rapido, per merci e passeggeri, coi Paesi dell'Europa centro-orientale, risponde appunto il Corridoio 5, che partendo da Trieste arriva sino a Kiev in Ucraina.Il percorso del corridoio 5 è un ibrido: certe tratte sono progettate per trasporto ad alta intensità di merci (ad es. la Lione-Torino), altre per alta velocità passeggeri. A parte che il giornalista non ha ben chiaro se il Corridoio 5 inizia a Lisbona, Venezia o Trieste, una prima cosa è certa da tempo: il Portogallo nel 2012 ha (ragionevolmente) rinunciato alla tratta sul suo territorio per motivi economici. Quindi la linea partirebbe dalla Spagna (Algeciras). Sorvoliamo sugli scandali per corruzione che si sono verificati in questo paese nella costruzione delle linee TAV e sui problemi, non risolti, dell’attraversamento dei Pirenei. Un’altra cosa è certa: anche la Slovenia ha rinunciato alla sua tratta. Anzi, per alcuni anni, aveva sospeso addirittura ogni transito ferroviario dall’Italia. Addio sbocco nel mercato favoloso dei paesi dell’Est!
In Italia, oltre il traforo, abbiamo altri due problemi, che sul piano progettuale non sono chiariti: l’attraversamento con gallerie sotterranee di Torino e di Vicenza, zone densamente abitate. Queste gallerie fra l’altro interferirebbero necessariamente con le falde acquifere: problema assai delicato. L’attraversamento appenninico fra Firenze e Bologna ha già fatto i suoi danni alle relative falde acquifere, portando un extralavoro ai tribunali, ed altrettanti ne minaccia il futuro attraversamento in sotterranea di Firenze. L’esperienza non insegna. Ma torniamo al Corridoio 5.
“Binario morto” e “Dove sono le ragioni del sì”
Due solerti giornalisti, Andrea de Benedetti e Luca Rastello, nel marzo 2012 hanno deciso di percorrere in treno il tragitto da Lisbona a Kiev per vedere lo stato di avanzamento dei lavori. Ne è uscito un libro il cui titolo è significativo: Binario Morto. Un piacevole libro di avventure di viaggio oltre che una verifica sul campo. Un’altra lettura raccomandabile (facile e veloce, ed anche economica: 96 pagg. e 10 E ben spesi), ci informa in modo chiaro quale sia lo stato di asservimento e vacuità del giornalismo italiano ed anche della classe politica italiana. Il libro ha per titolo Dove sono le ragioni del sí. La “Tav in Val di Susa” nella società della conoscenza. E’ il sobrio resoconto di Antonio G. Calafati, docente di Analisi delle politiche pubbliche (http://calafati,univpm.it), di un’esercitazione condotta coi suoi studenti universitari alla ricerca sui media delle “ragioni del sì”, esposte da grandi firme del giornalismo nostrano.
Dopo due mesi di lettura in aula dei tre “giornaloni” nostrani (“Il Corriere della Sera”, “La Repubblica” ,“La Stampa” ) la situazione è disarmante: sotto i titoli roboanti, introvabili le ragioni del sì!
Commenta Calafati:
E’ riassumibile in poche parole: “Due statali, un’autostrada, una ferrovia, due elettrodotti: che cosa ci vogliamo ancora mettere?” risponde un valligiano al sociologo Marco Augé (Fuori dal tunnel. Viaggio antropologico nella Val di Susa). “Di base si vuole salvaguardare il territorio, perché la valle è ormai considerata un tubo di passaggio” ribadisce un parroco. Un tubo di passaggio in una valle che in alcuni tratti è larga appena 2 km!
Da non dimenticare: nella roccia da scavare, come è stato appurato, ci sono asbesto (ovvero amianto: vi dice nulla la parola mesotelioma?), e uranio. Dal punto di vista tecnico nessun problema. Neppure da quello etico.
Questo un brano del dialogo telefonico registrato fra due imprenditori impegnati nello scavo del Terzo valico sulla direttrice Torino-Genova è significativo sugli effetti dell’amianto:
Imprenditore A, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte: «Il primo che si ammala è un casino».
Imprenditore B: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni...»[4].
Scavare il tunnel ha come conseguenza, almeno per la parte italiana, un traffico attraverso alcuni paesi della valle per alcuni anni di centinaia di camion al giorno trasportanti la terra di scavo, che oltre a tracce di queste sostanze lasceranno sulle strade anche una scia delle pericolose polveri M 5 e M 25.
Ma che tipo di resistenza hanno manifestato i valligiani che, non tutti certo, sono contrari al TAV? La risposta è intrigante, degna appunto di una riflessione sociologica come quella di Augé. Una resistenza che, nonostante i resoconti dei media, è stata esemplare e raramente è trascesa in violenza. Violenza in risposta ad altra violenza. In ricordo di Genova (2001), dove i micidiali gas lacrimogeni mi eccitarono al punto che se avessi avuto un bastone fra le mani lo avrei usato senza autocontrollo, ho comprato in valle una maglietta con una scritta significativa: “Isolare i violenti! … ci abbiamo provato, abbiamo anche fatto delle barricate, ma loro hanno lacrimogeni, manganelli, idranti … Non è facile”.
Un inciso: la nuova legge sulla sicurezza, ora in discussione al Parlamento, se non subirà modifiche prevede nel caso di partecipazione a blocchi stradali fino a 12 anni di carcere … Inaccettabile! Sicurezza per chi?
Nella valle la cultura della resistenza ha una lunga storia alle spalle, che risale nei secoli. Di qui passarono gli ‘eretici’ valdesi fuggendo le persecuzioni, e di qui tornarono. Una cosa mi ha colpito il 25 aprile del 2013 ad Avigliana, dove assistevo alla locale celebrazione della Resistenza: non ebbi la sensazione di un rito formale bensì di un sentire tuttora vivo, forse rinnovato dalla lotta contro il TAV. Scrive Augé: “… la memoria collettiva della Resistenza, in Val di Susa trova un parziale ricambio generazionale, che ne tiene vivo il ricordo, perché funzionale al contesto del presente”.
Ma non solo, credo. C’è altro in valle, dove mi hanno parlato ad es. di Achille Croce, un valligiano innamorato dal pensiero di Gandhi, la cui azione ha lasciato tracce perduranti. Fu dovuto alla sua influenza quanto accaduto nelle Officine Moncenisio di Condove: <>. (Augé, pag. 26).
Una valle quindi ricca di fermenti culturali che aiutarono la resistenza NO TAV a evitare la fisionomia “localistica”, del tipo Nimby (“non nel mio cortile”), ma a trasformarsi in una seria riflessione sul modello di civiltà che ha una delle sue espressioni più significanti nelle Grandi Opere.
Commenta Calafati:
«L’ho scritto, nel modo più semplice che ho potuto, anche per dare un sostegno morale a quei lettori che si sentono sopraffatti dall’autorevolezza dei giornalisti, da editoriali e corsivi ai quali non sanno dare un significato, che non capiscono, che cercano di capire. Spero di rincuorarli, mostrando che in molti casi non c’è nulla, proprio nulla da capire. […] … cercavamo delle ragioni razionali, dei ragionamenti con un contenuto empirico, ipotesi chiare e falsificabili, qualche dato per corroborarle. Abbiamo invece trovato i primi, abbozzati elementi di una “mistica” delle infrastrutture».La resistenza di una valle contro il TAV
E’ riassumibile in poche parole: “Due statali, un’autostrada, una ferrovia, due elettrodotti: che cosa ci vogliamo ancora mettere?” risponde un valligiano al sociologo Marco Augé (Fuori dal tunnel. Viaggio antropologico nella Val di Susa). “Di base si vuole salvaguardare il territorio, perché la valle è ormai considerata un tubo di passaggio” ribadisce un parroco. Un tubo di passaggio in una valle che in alcuni tratti è larga appena 2 km!
Da non dimenticare: nella roccia da scavare, come è stato appurato, ci sono asbesto (ovvero amianto: vi dice nulla la parola mesotelioma?), e uranio. Dal punto di vista tecnico nessun problema. Neppure da quello etico.
Questo un brano del dialogo telefonico registrato fra due imprenditori impegnati nello scavo del Terzo valico sulla direttrice Torino-Genova è significativo sugli effetti dell’amianto:
Imprenditore A, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte: «Il primo che si ammala è un casino».
Imprenditore B: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni...»[4].
Scavare il tunnel ha come conseguenza, almeno per la parte italiana, un traffico attraverso alcuni paesi della valle per alcuni anni di centinaia di camion al giorno trasportanti la terra di scavo, che oltre a tracce di queste sostanze lasceranno sulle strade anche una scia delle pericolose polveri M 5 e M 25.
Ma che tipo di resistenza hanno manifestato i valligiani che, non tutti certo, sono contrari al TAV? La risposta è intrigante, degna appunto di una riflessione sociologica come quella di Augé. Una resistenza che, nonostante i resoconti dei media, è stata esemplare e raramente è trascesa in violenza. Violenza in risposta ad altra violenza. In ricordo di Genova (2001), dove i micidiali gas lacrimogeni mi eccitarono al punto che se avessi avuto un bastone fra le mani lo avrei usato senza autocontrollo, ho comprato in valle una maglietta con una scritta significativa: “Isolare i violenti! … ci abbiamo provato, abbiamo anche fatto delle barricate, ma loro hanno lacrimogeni, manganelli, idranti … Non è facile”.
Un inciso: la nuova legge sulla sicurezza, ora in discussione al Parlamento, se non subirà modifiche prevede nel caso di partecipazione a blocchi stradali fino a 12 anni di carcere … Inaccettabile! Sicurezza per chi?
Nella valle la cultura della resistenza ha una lunga storia alle spalle, che risale nei secoli. Di qui passarono gli ‘eretici’ valdesi fuggendo le persecuzioni, e di qui tornarono. Una cosa mi ha colpito il 25 aprile del 2013 ad Avigliana, dove assistevo alla locale celebrazione della Resistenza: non ebbi la sensazione di un rito formale bensì di un sentire tuttora vivo, forse rinnovato dalla lotta contro il TAV. Scrive Augé: “… la memoria collettiva della Resistenza, in Val di Susa trova un parziale ricambio generazionale, che ne tiene vivo il ricordo, perché funzionale al contesto del presente”.
Ma non solo, credo. C’è altro in valle, dove mi hanno parlato ad es. di Achille Croce, un valligiano innamorato dal pensiero di Gandhi, la cui azione ha lasciato tracce perduranti. Fu dovuto alla sua influenza quanto accaduto nelle Officine Moncenisio di Condove: <
Una valle quindi ricca di fermenti culturali che aiutarono la resistenza NO TAV a evitare la fisionomia “localistica”, del tipo Nimby (“non nel mio cortile”), ma a trasformarsi in una seria riflessione sul modello di civiltà che ha una delle sue espressioni più significanti nelle Grandi Opere.
«Ciò che sta accadendo in Val di Susa va al di là della semplice opposizione al tunnel ferroviario. Da un lato colpisce la notevole competenza su temi ambientali, acquisita e condivisa da gran parte degli abitanti della valle e in particolare della bassa valle. Competenza dovuta appunto non solo a manifestazioni di piazza, ma anche e soprattutto a assemblee e conferenze tematiche e a informazioni ottenute dalla rete». (pag.208).
Un esempio che ha trovato un riflesso in varie resistenze più recenti in altre zone d’Italia: No Tap in Salento, No Muos in Sicilia. No Triv in Basilicata e altre ancora, accompagnate tutte, in modo più o meno elaborato, da molti Sì alternativi.
Usciamo dalla Valle e scendiamo a Torino
Un oltraggio al futuro di Torino ?
Vediamo meglio. E’ ben noto come il duo Ellkan (Agnelli)/Marchionne abbia trasferito all’estero la capitale della Fiat, oggi FCA. Riprendiamo dal puntuale documento citato sopra che ci ha informato dei camioncini con targa esteuropea in valle:
Di questo si tace e si urlano invece i 3 NO dell’Appendino che “hanno oltraggiato Torino!”. Vediamoli da vicino:
- primo NO a Torino come sede delle olimpiadi del 2026. Molte le città che stanno rifiutando di ospitare le Olimpiadi: Amburgo, Boston, Toronto, Budapest …. Ci sarà un perché? L’immane debito che si lasciano dietro, con i consuntivi tripli, quadrupli o più rispetto ai preventivi. Torino è la città col più alto debito pro-capite (3.500 E), al quale pare abbiano contribuito le olimpiadi invernali del 2006. Debiti che sono pubblici, mentre i guadagni (hotel, ristoranti etc) sono privati.
- Secondo NO (veniale) a Torino come sede del G 8 2017 in città (dirottato a Venaria). Sabato e domenica prossimi ci sarà il G 20 a Buenos Aires: trasferiti nella capitale 20mila poliziotti … e la ministra degli interni ha raccomandato agli abitanti di passare il week-end fuori città. Ricordate Genova 2001?
- Terzo NO : al tunnel e al TAV
Termino il riferimento ai personaggi della vicenda con il tris d’assi del mazzo PD Fassino-Chiamparino-Bresso, che negli anni passati si era alternato al vertice di amministrazione comunale e regionale. Fassino aveva fatto suo il sogno dell’Oriente:
Usciamo dalla Valle e scendiamo a Torino
Un oltraggio al futuro di Torino ?
«Un oltraggio al futuro di Torino, delle imprese, dei lavoratori. È un colpo basso per il territorio e per le sue speranze di ripresa. È la dimostrazione della ottusità di chi sta governando questa città e questo Paese. Non possiamo stare a guardare la distruzione del nostro futuro e ogni iniziativa sarà messa in campo per impedirlo».(dal blog di Piero Fassino)La oltraggiante principale è ovviamente la sindaca Appendino, autrice di ben tre NO: alle Olimpiadi del 2024, al G 8, al TAV.
Vediamo meglio. E’ ben noto come il duo Ellkan (Agnelli)/Marchionne abbia trasferito all’estero la capitale della Fiat, oggi FCA. Riprendiamo dal puntuale documento citato sopra che ci ha informato dei camioncini con targa esteuropea in valle:
… all’oggi dove la FIAT non ha più il centro produttivo a Torino ma negli USA, le autovetture sono principalmente costruite all’estero, FCA paga le tasse in Inghilterra ed ha la sede legale in Olanda e il nuovo manager Manley concluderà, con minori problemi d’immagine di Marchionne, l’operazione di rendere sempre più periferico il comparto auto italiano a cui, malgrado i forti utili (divisi tra gli azionisti) rimangono da anni e in particolare a Mirafiori cassa integrazione (a carico dell’INPS), contratti di solidarietà e nessun concreto progetto produttivo.E’ degli scorsi giorni la vendita della Magneti Marelli ai giapponesi per 6,2 miliardi di euro e già si parla di cessione anche della COMAU, la fabbrica di robotica industriale, centrale per le catene automatizzate di produzione. Un impero in smobilitazione dunque.
Di questo si tace e si urlano invece i 3 NO dell’Appendino che “hanno oltraggiato Torino!”. Vediamoli da vicino:
- primo NO a Torino come sede delle olimpiadi del 2026. Molte le città che stanno rifiutando di ospitare le Olimpiadi: Amburgo, Boston, Toronto, Budapest …. Ci sarà un perché? L’immane debito che si lasciano dietro, con i consuntivi tripli, quadrupli o più rispetto ai preventivi. Torino è la città col più alto debito pro-capite (3.500 E), al quale pare abbiano contribuito le olimpiadi invernali del 2006. Debiti che sono pubblici, mentre i guadagni (hotel, ristoranti etc) sono privati.
- Secondo NO (veniale) a Torino come sede del G 8 2017 in città (dirottato a Venaria). Sabato e domenica prossimi ci sarà il G 20 a Buenos Aires: trasferiti nella capitale 20mila poliziotti … e la ministra degli interni ha raccomandato agli abitanti di passare il week-end fuori città. Ricordate Genova 2001?
- Terzo NO : al tunnel e al TAV
Termino il riferimento ai personaggi della vicenda con il tris d’assi del mazzo PD Fassino-Chiamparino-Bresso, che negli anni passati si era alternato al vertice di amministrazione comunale e regionale. Fassino aveva fatto suo il sogno dell’Oriente:
«La comunicazione con l’est europeo è strategica e Trieste è la porta di ingresso in Oriente […] L’Europa dell’est sarà il nostro Eldorado, e un sistema di trasporti verso quell’area è indispensabile […] L’alternativa sarebbe quella di chiudere la vocazione industriale di Torino in una logica industriale senza sbocchi».
Un malevolo sito riporta scrupolosamente tutte le previsioni sbagliate di questo che è stato anche segretario nazionale del suo partito. Non infierisco.
A cancellare la vocazione industriale della città però ci aveva già pensato Marchionne buonanima, fra una partita di scopone e l’altra con Chiamparino (riferisco soltanto) il quale, dimentico di appartenere al partito che aveva ignorato il risultato del referendum nazionale sull’acqua, ora reclama a gran voce il referendum sul TAV. Per chi vuol sapere di più sulle parole a ruota libera del tris d’assi rimando al libro già citato di Calafati.
Un’ultima nota su Paolo Foietta, commissario straordinario per la TAV, il quale sparge disinformazione a piene mani. Leggo su Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre:
A cancellare la vocazione industriale della città però ci aveva già pensato Marchionne buonanima, fra una partita di scopone e l’altra con Chiamparino (riferisco soltanto) il quale, dimentico di appartenere al partito che aveva ignorato il risultato del referendum nazionale sull’acqua, ora reclama a gran voce il referendum sul TAV. Per chi vuol sapere di più sulle parole a ruota libera del tris d’assi rimando al libro già citato di Calafati.
Un’ultima nota su Paolo Foietta, commissario straordinario per la TAV, il quale sparge disinformazione a piene mani. Leggo su Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre:
«I costi di uno stop per il paese saranno di oltre 4 miliardi contro i 2,9 previsti per realizzare l’opera».
I 4 sarebbero per le penali, invece inesistenti. E i costi preventivati per l’opera, solo 2,9? Strano il silenzio della commissione anti- fakenews che si diceva operante presso la Presidenza del Consiglio?
Evidentemente Foietta sta parlando del solo scavo del tunnel. E barando sui numeri.
Per i costi dell’intera opera, le cifre sono veramente ballerine. Fra i vari conteggi, per chiarezza complessiva dell’esposizione, faccio riferimento all’intervista fatta da Chiara Carovani per Altraeconomia all’ing Alberto Poggio, <
CC - Oltre al tunnel esplorativo che cosa abbiamo della tratta dopo 27 anni di progetti e oltre 1 miliardo euro già speso?
AP - Nemmeno un metro. Dovrebbe essere lunga 270 chilometri da Torino a Lione, e costituita da tre tronconi: la sezione italiana, quella transfrontaliera e quella francese. […] Se, come sembra dagli ultimi orientamenti politici, le tratte nazionali non saranno realizzate, il tunnel sarà collegato alle ferrovie già esistenti. Pertanto sarebbe un’opera sostanzialmente inutile perché non si avrebbe incremento della capacità di trasporto lungo il percorso ferroviario Torino Lione, che rimarrebbe pari a quelle delle linee attuali.
CC Come sono ripartite le spese?
AP Dunque, quelle previste ammontano a 8,6 miliardi per il Tunnel di Base, più le tratte nazionali che possiamo stimare a 4,4 per l’Italia, più 2 miliardi, causati da una variazione al progetto che ha fatto ricadere sulla tratta nazionale italiana un pezzo di quella frontaliera. La Corte dei Conti francese ha stimato, nel 2012, un costo totale dell’opera pari a 26,1 miliardi di euro, quindi con una spesa per la Francia di 11 miliardi. Ma è importante dire che dei 57,5 chilometri solo 12,5 sono in Italia e il resto ricade sul territorio francese, ma le spese sono ripartite al 58% all’Italia e 42% alla Francia. Perché nei primi accordi nel 2004 la Francia si lasciò convincere solo a fronte della promessa italiana di sostenere la quota maggiore delle spese.
CC L’Europa come partecipa?
AP La partecipazione definitiva alle spese da parte dell’Europa non è ancora stata deliberata. Sarà oggetto di discussione dopo il 2020 e potrà arrivare al massimo a coprire il 40% sul costo del solo Tunnel di Base, meno del 13% sull’intera Torino-Lione. […]
Un’avvertenza. Anni addietro un amico, responsabile progetti di una grande industria chimica italiana, mi disse fra il serio e il faceto: quando l’opera che mi danno da valutare è particolarmente complessa e la realizzazione è lunga nel tempo, per sicurezza io moltiplico i dati presentatimi per π (pi greco=3,14).
NOTE
[1] Il tunnel geognostico di Chiomonte, lungo 7 km, è oggi ultimato. Esso è servito per conoscere la struttura del Moncenisio nel cui ventre dovrebbe essere scavata la nuova galleria di passaggio del TAV (che, ripetiamo, TAV non è) Torino-Lione. Esso servirebbe anche come accesso al cantiere del tunnel di base e, successivamente, come condotto di ventilazione, manutenzione e via di sicurezza. L’investimento è du 173 milioni di euro. Sull’affidamento dei lavori di scavo sembra ci sia stata qualche manfrina. I lavori hanno avuto come capofila la Cooperativa Muratori e Cementieri di Ravenna, di cui all’epoca era presidente Pierluigi Bersani (riferisco, non affermo).
[2] Per inciso, l’argomentazione, a prima vista razionale, che la nuova ferrovia avrebbe ridotto il traffico merci su TIR nella valle, si è dimostrata errata. Infatti sulla attuale linea viaggiano carri attrezzati per ricevere i TIR, ma come già detto, essa è largamente sotto-utilizzata anche dai TIR, per motivi che sarebbe lungo esporre qui.
[3] https://emergenzacultura.org/.../giovanni-vighetti-tav-quello-che-i-media-non-dicono
[4] Inchiesta Terzo valico, intercettazione choc: “C’è l’amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni - chocwww.lastampa.it/2017/.../inchiesta-terzo-valico-intercettazione-choc
Evidentemente Foietta sta parlando del solo scavo del tunnel. E barando sui numeri.
Per i costi dell’intera opera, le cifre sono veramente ballerine. Fra i vari conteggi, per chiarezza complessiva dell’esposizione, faccio riferimento all’intervista fatta da Chiara Carovani per Altraeconomia all’ing Alberto Poggio, <
CC - Oltre al tunnel esplorativo che cosa abbiamo della tratta dopo 27 anni di progetti e oltre 1 miliardo euro già speso?
AP - Nemmeno un metro. Dovrebbe essere lunga 270 chilometri da Torino a Lione, e costituita da tre tronconi: la sezione italiana, quella transfrontaliera e quella francese. […] Se, come sembra dagli ultimi orientamenti politici, le tratte nazionali non saranno realizzate, il tunnel sarà collegato alle ferrovie già esistenti. Pertanto sarebbe un’opera sostanzialmente inutile perché non si avrebbe incremento della capacità di trasporto lungo il percorso ferroviario Torino Lione, che rimarrebbe pari a quelle delle linee attuali.
CC Come sono ripartite le spese?
AP Dunque, quelle previste ammontano a 8,6 miliardi per il Tunnel di Base, più le tratte nazionali che possiamo stimare a 4,4 per l’Italia, più 2 miliardi, causati da una variazione al progetto che ha fatto ricadere sulla tratta nazionale italiana un pezzo di quella frontaliera. La Corte dei Conti francese ha stimato, nel 2012, un costo totale dell’opera pari a 26,1 miliardi di euro, quindi con una spesa per la Francia di 11 miliardi. Ma è importante dire che dei 57,5 chilometri solo 12,5 sono in Italia e il resto ricade sul territorio francese, ma le spese sono ripartite al 58% all’Italia e 42% alla Francia. Perché nei primi accordi nel 2004 la Francia si lasciò convincere solo a fronte della promessa italiana di sostenere la quota maggiore delle spese.
CC L’Europa come partecipa?
AP La partecipazione definitiva alle spese da parte dell’Europa non è ancora stata deliberata. Sarà oggetto di discussione dopo il 2020 e potrà arrivare al massimo a coprire il 40% sul costo del solo Tunnel di Base, meno del 13% sull’intera Torino-Lione. […]
Un’avvertenza. Anni addietro un amico, responsabile progetti di una grande industria chimica italiana, mi disse fra il serio e il faceto: quando l’opera che mi danno da valutare è particolarmente complessa e la realizzazione è lunga nel tempo, per sicurezza io moltiplico i dati presentatimi per π (pi greco=3,14).
NOTE
[1] Il tunnel geognostico di Chiomonte, lungo 7 km, è oggi ultimato. Esso è servito per conoscere la struttura del Moncenisio nel cui ventre dovrebbe essere scavata la nuova galleria di passaggio del TAV (che, ripetiamo, TAV non è) Torino-Lione. Esso servirebbe anche come accesso al cantiere del tunnel di base e, successivamente, come condotto di ventilazione, manutenzione e via di sicurezza. L’investimento è du 173 milioni di euro. Sull’affidamento dei lavori di scavo sembra ci sia stata qualche manfrina. I lavori hanno avuto come capofila la Cooperativa Muratori e Cementieri di Ravenna, di cui all’epoca era presidente Pierluigi Bersani (riferisco, non affermo).
[2] Per inciso, l’argomentazione, a prima vista razionale, che la nuova ferrovia avrebbe ridotto il traffico merci su TIR nella valle, si è dimostrata errata. Infatti sulla attuale linea viaggiano carri attrezzati per ricevere i TIR, ma come già detto, essa è largamente sotto-utilizzata anche dai TIR, per motivi che sarebbe lungo esporre qui.
[3] https://emergenzacultura.org/.../giovanni-vighetti-tav-quello-che-i-media-non-dicono
[4] Inchiesta Terzo valico, intercettazione choc: “C’è l’amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni - chocwww.lastampa.it/2017/.../inchiesta-terzo-valico-intercettazione-choc
venerdì 23 novembre 2018
ACCENDIAMO UNA LUCE SUL TAV TORINO LIONE? di Aldo Zanchetta
[ 23 novembre 2018 ]
Cosa sanno gli italiani del Treno Alta Velocità Torino-Lione?
Ah no, scusate, del “treno trasporto ad alta intensità di merci” Torino–Lione?
Come, non lo sapevate che è questa in realtà la natura del
progetto. L’alta velocità (di trasporto passeggeri) è servita a eccitare la
fantasia di quegli italiani, tanti sia destra che a sinistra, ammaliati dal
mito del Progresso e dello Sviluppo. Alta intensità di trasporto merci che
richiede binari diversi, atti a sopportare grandi carichi, rispetto a quelli
per l’alta velocità dei treni passeggeri. Due cose fra loro incompatibili sullo
stesso binario.
Ho scritto “progetto” e non “realizzazione in corso”. Anche
qui l’informazione corrente ha confuso le idee. Sospendere un “progetto” è ben
diverso, dal punto di vista finanziario, che sospendere dei lavori in corso,
specie se già avanzati. A parte una serie di lavori accessori, fra i quali il
tunnel geognostico di Chiomonte (6 mt di diametro e 7 km di lunghezza; sul
significato di questa parola oscura tornerò), nessuna opera di scavo del tunnel
è stata fino ad oggi appaltata (sta per esserlo, però) e quindi in caso di
cancellazione non c’è nessuna penale da pagare, a nessuno, né alle imprese, né
alla controparte francese, solo 500 milioni di euri all’Unione Europea, nulla rispetto
ai tanti miliardi per la realizzazione di un progetto inutile, che verrebbero
gettati al vento (o meglio, in conti correnti bancari ben precisi).
Inutile trasportare le merci? Ma lo sviluppo, il PIL? Allora
iniziamo a vedere meglio le cose.
L’idea di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione nacque
all’inizio degli anni ’90 del secolo passato nei salotti di casa Agnelli, i
grandi patron di Torino. Cioè quasi trent’anni or sono. Coi tempi che corrono
30 anni sono un’eternità. Si prevedeva un ingente aumento di traffico merci con
la Francia per cui la linea ferroviaria esistente sarebbe stata presto saturata
(ma nessuno ha mai visto le carte su cui era basata la previsione: solo
discorsi, non studi circostanziati). E in 30 anni succedono molte cose: il traffico
merci totale con la Francia è rimasto praticamente costante, e quello sulla
linea ferroviaria è diminuito, anche perché nel frattempo è stata costruita una
nuova autostrada che percorre la Val di Susa, sfregiandola ulteriormente. Ma di
questo parlerò nella seconda parte di questo excursus.
Il voto del Consiglio comunale di Torino che il 29 ottobre scorso
ha bocciato il TAV Torino-Lione, decidendo il ritiro del Comune dall’Osservatorio
ufficiale sul TAV, opera “non importante”, è stato il detonatore che ha
innescato uno scontro politico di alto livello che, per essere ben compreso, è
bene venga affrontato sapendo un po’ di cose che i media non raccontano (o
raccontano male, salvo lodevoli eccezioni).
Dopo la manifestazione pubblica SI TAV del 10 novembre a
Torino, città epicentro dello scontro, organizzata dalla locale Confindustria, alla
quale si dice abbiano presenziato 25mila persone, ora scende in campo la
Confindustria nazionale che ha deciso di riunirsi in seduta straordinaria lunedì
3 dicembre in questa città alla presenza di tutti i presidenti delle
associazioni e delle categorie che ne fanno parte.
Confindustria ha così deciso di schierare il suo ingente
potenziale di fuoco contro la sindaca Appendino e sui suoi sostenitori e di
conseguenza anche contro il Movimento 5 Stelle e lo stesso governo
giallo-verde, sperando di ottenere la dissociazione della componente leghista
da quella stellata per farlo quindi affondare. Questo perché la posta in gioco
è altissima e non è limitata al famigerato TAV ma all’ideologia stessa delle
Grandi Opere. E alla grossa “torta” di 280 miliardi che è in gioco nel
complesso delle Grandi Opere previste, prima di sbloccare o rifinanziare le
quali il governo ha meritoriamente costituito un comitato di esperti per valutare
per ciascuna di esse il ropporto costi/benefici.
Non mi illudo che la Commissione possa lavorare senza forti
ingerenze politiche. E comunque la relazione dei tecnici non sarà decisiva
perché la decisione finale spetterà ai politici. E in realtà possono essere
ragioni di forte valore sociale che in casi eccezionali possono mettere in
secondo piano l’analisi costi/benefici. Ma questo, per essere giustificato,
richiederebbe una classe politica lucida e preparata, cosa che non è evidente
al momento.
Torniamo all’Assemblea di Confindustria. Il Sole - 24 Ore del
19 novembre scrive che questa È, infatti, il segnale della
compattezza della confederazione e di tutto il mondo produttivo a difesa di
un'opera, la Tav Torino-Lione, la cui utilità strategica non riguarda solo il
Piemonte, ma il Paese intero.
Per l’ennesima volta le elite
scambiano il tutto con la parte, la loro, che è l’unica a trarre vantaggio da
questa opera innecessaria ed anzi deleteria finanziariamente e ambientalmente,
come ormai è stato chiaramente dimostrato in varie sedi, tanto che il governo
francese, pressato dal parere ripetutamente negativo dell’equivalente
d’oltralpe della Corte dei Conti italiana, ha rinviato la costruzione della
tratta francese agli anni ’30 del presente secolo. Cioè probabilmente mai. Ma
su questo tornerò poi.
L’organo confindustriale prosegue: la prossima assemblea si collega idealmente,
come ci fanno notare alcuni imprenditori, alla manifestazione torinese del 10
novembre, con i quasi 40mila (ma non erano 25mila?) cittadini in piazza a sostegno delle stesse ragioni. I due appuntamenti
- al di là di qualsiasi coloritura politica […] esprimono chiaramente la
reazione della società civile nei confronti di una certa politica all'insegna
della “decrescita felice”.
Di nuovo, parlando di “reazione
della società civile”, si confonde il tutto con la parte, perché il Consiglio
comunale torinese che ha emesso il fatidico verdetto contro il TAV è quella che
ha vinto le elezioni comunali, fino a prova contraria. Ma per le elite del
potere fattico i rappresentanti eletti dal popolo rappresentano gli elettori
quando decidono cose a loro gradite e rappresentano solo se stessi quando invece
queste sono sgradite.
Il voto del 29 ottobre ha fatto
venire allo scoperto il partito latente del PIL, come rileva il servizio di uno
dei principali cronisti de Il Corriere della Sera, Dario Di Vico, nell’edizione
del giorno successivo al voto, avente per titolo appunto Segnali dal partito del
PIL. Stralciamo alcune
frasi:<<… il partito del PIL si è
fatto sentire in maniera compatta per contrastare decisioni prese dal governo o
dalle amministrazioni comunali …… i presidenti di una dozzina di associazioni
imprenditoriali da una parte e un presidio sindacale della Fim.Cisl dall’altra
hanno marcato la loro presenza (…) e hanno mostrato come la pensino le imprese
e il lavoro. …… Il partito del Pil comincia ad averne abbastanza>>
(dopo il no del Consiglio alle Olimpiadi Invernali del 2024 e alla riunione a
Torino del G8. Personalmente applaudo!).
“Partito del Pil”, quindi, contro partito della “decrescita
felice”. Un nuovo partito politico, quello del PIL, o solo una coincidenza
temporanea di interessi (alcuni veri, quelli dell’elite, e altri presunti erroneamente
tali)? E chi lo compone? Ce lo dice un giornale più ‘sbarazzino’ rispetto ai due
serissimi giornali prima citati, cioè Il Fatto Quotidiano che scrive: … si rivedono insieme Pd e centrodestra,
associazioni imprenditoriali (soprattutto industriali, costruttori e artigiani)
e sindacati dei lavoratori edili (Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil).
Ma, mi perdonino quelli de Il Fatto, c’è qualche dimenticanza
ed una è particolarmente grave, la ‘ndrangheta, presente in tutte le Grandi Opere
e specializzata in particolare nei movimenti di terra (e dalla tratta italiana
del tunnel lungo complessivamente 57 km, di terra da trasportare ne uscirebbe
tanta!). Essa è ben presente in zona grazie al lontano confinamento in Val di
Susa di un suo affiliato (Rocco Lo Presti, 1963). Le cronache giudiziarie ci
danno ampie notizie di questa oscura presenza in Val di Susa (oltre 50 morti di
‘ndrangheta nelle ultime decadi dello scorso secolo) e ci ricordano che quello
di Bardonecchia è stato il primo consiglio comunale del centro-nord sciolto per
‘mafia’ (1995).
Come si vede, lo schieramento è complesso, e anche innaturale.
E naturalmente comprende, come già detto, gli inconsapevoli ammiratori dell’equazione
Grandi Opere = Progresso e Sviluppo. Ma mi fermo qui rimandando
l’approfondimento del tema TAV Torino-Lione alla prossima seconda parte, importante
perché se apparirà chiara la non strategicità dell’opera e se si evidenzieranno
le diseconomie e il malaffare ad essa legate, può essere legittimo il dubbio
che tutto il marchingegno disinformativo qui impiegato probabilmente è
all’opera anche per glorificare alcune delle altre grandi opere oggi in ballo.
Qual è lo stato di salute della Grandi Opere nel mondo?
Prima
di chiudere, un cenno allo stato di salute delle Grandi Opere nel mondo, perché
è utile sapere che non è eccellente. Una sintesi non esaustiva è reperibile in
un articolo a firma Ketty Schneider e chiosato da una valente scienziata
italiana, Elena Camino, collaboratrice del Centro Studi Sereno Regis di Torino.
Il titolo è: I progetti infrastrutturali di
grandi dimensioni stanno fallendo a ritmi crescenti e lo potete trovare cliccando
qui: serenoregis.org/.../i-progetti-infrastrutturali-di-grandi-dimensioni-stanno-fallendo-a-rit .
Apprendiamo
così che negli ultimi 10 anni gigantesche Grandi Opere di varia natura e in
vari paesi hanno fatto flop: o per le opposizioni delle popolazioni coinvolte,
o per errore di progettazione ( ad es. errata valutazione dello stato del
terreno o del riempimento dei detriti depositati nel caso di dighe,
sottovalutazione di rischi di terremoti o alluvioni etc), abnorme lievitazione
dei costi, superamento tecnologico nel corso dei lunghi anni spesi fra
progettazione e realizzazione etc. E’ di ieri la notizia che il governo
neoliberista canadese ha cancellato la realizzazione di un grande oleodotto data
la strenua opposizione delle popolazioni dei territori attraversati. Le opere
che hanno ‘floppato’ riguardano dighe, miniere a cielo aperto, oleodotti,
gasdotti, deviazione di corsi d’acqua, autostrade, linee ferroviarie, aeroporti…….
Grandi
Opere che falliscono sempre più spesso trascinano nel baratro anche i relativi
costruttori. E’ accaduto per due dei più famosi costruttori di impianti nucleari,
la Westhinghouse (USA) e la Toshiba (J), rimaste impigliate nel gorgo della
lievitazione dei costi per rendere “più sicuri” gli impianti in costruzione,
dopo lo sfortunato e tuttora irrisolto incidente alla centrale nucleare
giapponese di Fukushima, le cui acque radioattive continuano a fuoriuscire
allegramente nel Pacifico fino a giungere sulle coste statunitensi. E’ di
queste settimane la richiesta di ammissione al concordato preventivo della Astaldi,
la terza grande impresa italiana di costruzione di Grandi Opere, che però non
ha dismesso la propria natura predatoria fino alla fine, complici altre
consorelle. Da Il Fatto Quotidiano di oggi (24 nov., pag. 15): “Delitto perfetto. I bond emessi dal
costruttore, che ha chiesto il concordato, erano destinati a grandi
costruttori. Che però li hanno rivenduti per 250 milioni ai piccoli: ora
perdono fino all’80%.”
Ecco
perché la prova di forza della Confindustria del prossimo 3 dicembre trascende
il caso singolo del TAV in Val di Susa ed è in difesa, senza sé e senza ma, di
un sistema gigantesco di interessi spesso illegittimi. Cancellare il TAV
significa aprirvi, anche in Italia, una prima significativa crepa. Da che parte
stare?
(I – continua)
mercoledì 20 giugno 2018
CRISPR-Cas9 E IL DESTINO DELLA SCIENZA di Aldo zanchetta
[ 20 giugno 2018 ]
Sabato 16 giugno la “Lucca progressista” e “á la page” ha vissuto uno dei suoi momenti di gloria: la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, preceduta per vari giorni da una impressionante campagna mediatica, con una manifestazione più mondana che scientifica ha compiuto la sua missione di emancipare i presenti con una conferenza avente per lemma: “OGM: VIETARE PER SUPERSTIZIONE, IMPORTARE PER NECESSITÀ”.
Fra i presenti c’erano alcuni (pochi) infiltrati talebani, [1] uno dei quali ha creato sconcerto quando, terminata la dotta esposizione, ha ricordato che nella stessa sala nel 1950 era stato letto un saluto di Albert Einstein indirizzato ai partecipanti al 43mo Congresso della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, nel quale lo scienziato lamentava la scomparsa, già allora in atto, della “libera scienza”.
«Egli (l’uomo di scienza, ndt) è cosciente del fatto che i metodi tecnici che si basano sulle sue ricerche hanno condotto a una concentrazione del potere economico, e con ciò anche di quello politico, nelle mani di piccole minoranze, dalle cui manipolazioni è divenuto dipendente il destino della massa, che appare sempre più amorfa, degli individui. Di più, ancora. Quella concentrazione del potere economico e politico in poche mani ha non solo comportato una dipendenza materiale esteriore anche dell’uomo di scienza, essa minaccia anche la sua esistenza dall’interno, in quanto attraverso la creazione di mezzi raffinati di influenza spirituale e psichica, impedisce la crescita di personalità indipendenti».
(Brano non letto, però, per rispettare i due minuti concessi. Vedi dopo).
Chiesti “tre minuti” per giustificare l’impertinenza, l’anziano talebano si è sentito rispondere dal giovane e brillante scienziato che presiedeva l’evento: “sarebbe meglio due” ed ha così ridotto il suo intervento alla sola comunicazione che quattro giorni prima la rivista Scientific American dava notizia di due documenti, pubblicati entrambi su Nature Medicine, così sintetizzati nell’abstract della rivista:
«Modificare i genomi delle cellule con (il metodo, ndt) CRISPR-Cas9 può accrescere il rischio che le cellule modificate con lo scopo di curare malattie possa far insorgere dei tumori nei pazienti, ( … ) Ciò può trasformare alcune cellule CRISPR in bombe a tempo, secondo gli studi dell’Istituto svedese Karolinska e, separatamente, di Novartis».
Che uno dei due documenti venga dalla multinazionale farmaceutica Novartis, che pratica tecnologie transgeniche per produrre alcuni dei suoi farmaci, è notizia insolita, nevvero? Ed è un po’ sconcertante, dopo che per sottolineare i punti salienti della conferenza, erano apparse sul grande schermo, fra le altre, due affermazioni lapidarie (giustificanti da sole l’affermazione di “cattiva scienza”):
“Quando l’opposizione agli OGM non ha più argomenti, ricorre al Principio di Precauzione”
All’uscita dalla sala l’anziano talebano ha incrociato un noto medico lucchese che ricopre a Roma un’importante carica istituzionale, il quale paternamente gli ha detto:
«Aldo, la tua posizione è ideologica. La tecnologia CRISPR ha guarito persone affette da gravi malattie. Ti documenterò».
Con buona pace del documento di Novartis e del Principio di Precauzione.
Riporto più sotto il testo consegnato dal sottoscritto alla conferenziera con richiesta di futuro commento, e al quale ho aggiunto però solo ora la notizia di cui sopra, successiva alla sua stesura. Chi lo abbia ricevuto prima della conferenza, salvo l’aggiunta, può esentarsi dalla sua rilettura. Grazie per l’attenzione.
NOTE
Riporto più sotto il testo consegnato dal sottoscritto alla conferenziera con richiesta di futuro commento, e al quale ho aggiunto però solo ora la notizia di cui sopra, successiva alla sua stesura. Chi lo abbia ricevuto prima della conferenza, salvo l’aggiunta, può esentarsi dalla sua rilettura. Grazie per l’attenzione.
NOTE
[1] “Informati o talebani” era i titolo con cui una rivista scientifica ha presentato una delle tante lettere inviate dalla signora Cattaneo a giornali e riviste nel corso della sua lunga e disinteressata crociata pro Ogm, turbata da qualche lapsus.
* * *
A LUCCA LA SCIENZIATA E SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO
TERRÀ UNA CONFERENZA SUL TEMA OGM: “VIETARE
PER SUPERSTIZIONE, IMPORTARE PER NECESSITÀ”
Nei giorni scorsi i media cittadini hanno dato
spazio alla notizia della conferenza che la senatrice a vita e biologa Elena
Cattaneo terrà a Lucca sabato prossimo 16 giugno nel ciclo di conferenze
culturali programmate dalla Croce Verde
(ore 18, sala Ademollo del Palazzo della Provincia).
La Croce Verde è una molto
benemerita istituzione e la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo è un
nome famoso: piuttosto difficile quindi criticare l’iniziativa, specie prima
che si sia svolta. Ma il titolo della conferenza, “OGM: VIETARE PER SUPERSTIZIONE, IMPORTARE PER NECESSITÀ”, un po’ criptico per chi non
conosce i suoi scritti, mi consente di prevedere
alcune cose che essa dirà perché da anni va conducendo un’intensa attività
pubblica a favore degli OGM e contro la “superstizione” di chi, compresi colleghi
scienziati, non è ad essi favorevole.
Certamente riscuoterà applausi e consensi perché
la sua verrà considerata la voce della “scienza”. Non è il mio caso. Scrivo ad
alcuni amici quanto segue perché possano inquadrare il contenuto di questa
iniziativa con conoscenza di causa. Da tempo seguo con interesse gli sviluppi
della biologia molecolare e delle neuroscienze che stanno condizionando
pesantemente il futuro dell’umanità, e in particolare questa intensa attività
della Cattaneo in difesa degli OGM da parte della senatrice, per cui in passato
ho scritto alcune cose sul web criticandone certe affermazioni categoriche. Naturalmente
penso di porle alcune domande ora che avrò occasione di ascoltarla dal vivo, ma
non sono certo, dato il contesto dell’incontro, di poterlo fare in maniera
esaustiva e neutrale: penso pertanto che una pre-informazione agli amici possa
essere loro utile se presenzieranno all’incontro[1].
Nel corso della serata (questa che
faccio è una aggiunta a posteriori) due importanti capisaldi
dell’argomentazione della senatrice sono stati riportati su grande schermo:
“Per la comunità scientifica la questione
OGM non esiste”
“Quando
l’opposizione agli OGM non ha più argomenti, ricorre al Principio di
precauzione”[2]
Una premessa: la biologia, in particolare la
biologia molecolare, è una delle più recenti e più delicate frontiere della
scienza. Essa esplora –e modifica- i complessi meccanismi della vita, dalla
fecondazione artificiale all’utero in affitto fino alla creazione dell’essere
umano “implementato” e costruito su misura. E, perché no, “immortale”. Ma al
contempo è anche una delle nuove frontiere adottate dal capitalismo nella sua
connaturata esigenza di dare continuità alla redditività del capitale. Chi ha
un po’ di conoscenza dell’argomento dovrebbe aver capito che si tratta
soprattutto di nuove frontiere per ricchi.
Albert Einstein nel 1950 scrisse una lettera ai
componenti della Società Italiana per
il Progresso delle Scienze in occasione del loro 43mo Congresso che
si svolse nello stesso Palazzo della Provincia di Lucca dove il 16 parlerà la
senatrice Cattaneo, e in quella lettera egli affrontò un tema già allora
critico e oggi, 68 anni dopo, ancor più critico: quello della commistione della
scienza con la politica, l’economia e il profitto. Scriveva Einstein in questa
importante lettera, poco conosciuta e raramente citata:
Dobbiamo eleggere la conoscenza della verità,
o – espresso più modestamente – la comprensione del mondo sperimentabile,
attraverso un pensiero logico-costruttivo, come uno scopo autonomo della nostra
aspirazione? Oppure questa aspirazione a una conoscenza razionale deve essere
subordinata a un qualche genere di scopi di altra natura, per es. “pratici”
[3]
Ivan Illich, 42
anni dopo, tornava sul tema concludendo il libro-intervista curato da David
Cayley con queste parole:
Nel 1992 non provo più alcun interesse per le teorie
scientifiche. Queste erano davvero interessanti negli anni Sessanta e ancora di
più quando studiavo la scienza negli anni Quaranta. Ormai la scienza in America
è diventata ricerca finanziata e in Germania è mirata a creare carriere nella
pubblica amministrazione. Basta con questo fascino della scienza[4].
Con questo non
voglio insinuare che la battaglia della senatrice a favore degli OGM sia
influenzata da scopi di altra natura che non quelli di una sua personale
convinzione scientifica, ma la
storia è ricca di esempi di scienziati di valore che su particolari questioni
hanno preso delle direzioni sbagliate, specie quando si sono addentrati in
campi che non sono quelli della loro specifica “eccellenza”. Per cui, senza
ostracismo per la scienza, evitiamo di accreditare infallibilità a chiunque
opera in suo nome perché “nell’attuale
fusione di riduzionismo biomedico e tecno-ottimistimo, le distinzioni storiche
fra scienza e tecnologia, scienza pura e applicata, ricerca accademica,
industriale e militare, oggi si
reggono a malapena in piedi”[5].
E’ la stessa
senatrice che in una sua lettera a Il Corriere della Sera pubblicata l’11
giugno 2014 ha scritto:
Caro direttore, da mesi
studio la vicenda italiana degli Ogm. Non è il mio campo specifico, ma uso
altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia)
per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la
Corea di Huntington[6]
E prosegue:
Sugli Ogm consulto la
letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche,
metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove
che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l'ambiente delle coltivazioni
tradizionali o di quelle biologiche.
Mi permetto di osservare che la letteratura scientifica
sul tema OGM è ricca di documenti di scienziati e di istituzioni scientifiche
in contrasto tra loro e potrei riempire pagine con i soli riferimenti di tali
documenti. Mi limito a ricordare, fra i tanti
documenti critici verso gli ogm, quello firmato da varie decine di scienziati appartenenti
all’ISP (Gruppo scienziati indipendenti) di 7 paesi e specialisti in discipline
quali agroecologia, agronomia, biomatematica, botanica, chimica medica,
ecologia, istopatologia, ecologia microbica, genetica molecolare, biochimica
nutrizionale, fisiologia, tossicologia e virologia, riuniti a Londra nel maggio
2003[7].
La storia della scienza è piena di divergenze fra scienziati. Questa abbondante
diversità di opinioni dovrebbe invitare la Cattaneo alla cautela prima di affermare
che “non trovo prove che gli OGM siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente
delle coltivazioni tradizionali o quelle biologiche”, perché è un’affermazione
oggettivamente smentibile. Eviterebbe di sentirsi rispondere, come è accaduto,
che “non si trova quel che non si cerca”.
Il problema degli OGM è
complesso e presenta molti aspetti che evidentemente non posso affrontare qui
se non limitatamente. I due asseriti pregi principali di questi prodotti
geneticamente modificati sarebbero
· la maggior produttività
· la resistenza a molti diserbanti, in particolare
al Roundup, il tanto discusso glifosato[8], e quindi il minor quantitativo impiegato nelle
operazioni di diserbo, con vantaggi ecologici e economici.
Scrive la Cattaneo:
Nei molti Paesi in cui sono stati introdotti hanno permesso il
doppio virtuoso fenomeno dell’aumento delle produzioni e della riduzione
dell’uso dei pesticidi, dunque un gran vantaggio per l’economia e per
l’ambiente. E quasi tutte le società scientifiche internazionali hanno redatto
documenti pubblici nei quali si riconosce che gli studi scientifici sulla
sicurezza degli Ogm, fatti con finanziamenti pubblici, confermano che sono
altrettanto sicuri delle coltivazioni tradizionali[9].
Questo è
in assoluto contrasto con quanto è emerso, dopo ormai vari anni di coltivazione
dei tre OGM più comuni (mais, soia e cotone) nei tre paesi dove la loro
coltivazione è estensiva (oltre che intensiva): Brasile, Argentina, Stati Uniti.
In questi paesi l’uso di diserbanti è in crescita perché almeno una ventina di
erbe infestanti si sono poco a poco immunizzate ai loro effetti mentre la
maggior produttività iniziale, quando esiste, cala anno dopo anno fino in molti
casi a divenire inferiore a quella di piante selezionate con metodi tradizionali[10].
Le prove che la Cattaneo
non trova: il caso Séralini
Voglio citare un caso specifico particolarmente
significativo di documentazione negativa sugli OGM, quello relativo a uno
scienziato francese, Eric Séralini, che nel 2012, dopo due anni di prove su
ratti alimentati con mais transgenico Monsanto tipo NK603,
coltivato sia in presenza del diserbante Roundup[11] sia in assenza di diserbante, ha rivelato un aumento
dell'incidenza di tumori mammari, disturbi epatici e renali, e di riduzione
dell'aspettativa di vita degli animali.
Sul caso Séralini la Cattaneo ha scritto:
Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione
mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore
francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli Ogm e che ha
dovuto poi ritirare quel lavoro.[12]
Il modo di documentarsi della Cattaneo sul caso Séralini è assai
approssimato, quasi un “sentito dire”. Sono queste le prove che la Cattaneo non
trova? La ricerca di Séralini su ratti di laboratorio aveva mostrato gravi
effetti cancerogeni. Pubblicata nel novembre 2012 sulla rivista Food and Chemical
Toxicology, sei mesi più tardi la rivista (e non Séralini) aveva deciso di ritirare la
pubblicazione. Annunciando il ritiro, la
rivista precisava che lo studio “non mostra elementi di frode o deformazioni
intenzionali delle cifre”, ma “esistono
legittimi motivi di preoccupazione riguardo al numero di animali interessato da
ogni test e al ceppo dei topi utilizzato”. Non dati falsi quindi, ma
contestazione sul protocollo delle modalità della sperimentazione. Séralini
rispose di avere usato gli stessi protocolli impiegati da Monsanto nei suoi
test volti a far accettare alle autorità statunitensi la messa in commercio di
alcuni tipi di mais transgenici. Piccolo dettaglio: in quei sei mesi fra pubblicazione
e ritiro della ricerca era entrato nella redazione della rivista uno scienziato
notoriamente legato a Monsanto[13].
Poiché nel mondo scientifico, nella lotta per
accaparrarsi fondi per la ricerca, non è estranea la massima “fratelli
coltelli”, alcuni scienziati francesi (e non solo francesi) nelle loro critiche
al collega erano andati ben oltre la motivazione data dalla rivista, come del
resto ha fatto la stessa Cattaneo con la sua non benevola illazione di falsità
di dati [14],
per cui Séralini decise di sporgere querela per diffamazione, diffamazione riconosciuta
e sanzionata dal tribunale di Parigi nei due gradi di giudizio vigenti in Francia[15].
Da notare che l’illazione della Cattaneo è del 2014, quando Séralini aveva già avuto
ragione in tribunale nel giudizio di primo grado nel 2011.
Il
Principio di Precauzione
In tutte le ricerche scientifiche, e in
particolare in quelle biotecnologiche, vale (o dovrebbe valere) il Principio di
Precauzione, che è un impegno morale dei ricercatori[16].
La Cattaneo, dopo le asserite accurate consultazioni di documenti che attestano
la sicurezza alimentare degli OGM, nel 2014, in una lettera aperta all’allora
ministro delle politiche agricole Martina scriveva:
E non è più tempo per generici principi di precauzione mai basati
sull'analisi di dati sperimentali, cioè per politiche che prescindano da fatti
scientificamente controllati.[17]
Per
dimostrare l’arroganza e la superficialità di questa affermazione devo
ripercorrere, a volo di uccello, e con un linguaggio forse non ineccepibile ma
comprensibile ai lettori non adusi a questa scienza, le tappe principali dello
sviluppo della biologia molecolare.
·
Essa ha le sue origini lontane nel corso degli anni ’90 del secolo passato,
nel progetto internazionale HGP (Human
Genome Project) di mappatura dell’intero genoma umano. (Per inciso ci si
attendeva di trovare circa 100mila
geni nel DNA umano mentre con sconcerto se ne trovarono solo 20/25mila, quanto
quelli di un particolare moscerino!)
·
La nascita vera e propria della genetica molecolare risale alla scoperta
fatta nel 1953 da due scienziati, Francis Crick e James Watson,
della struttura a doppia elica del DNA. L’assioma su cui si è poggiato il successi
sviluppo della biologia molecolare era basata su una ipotesi ritenuta allora
vera:
<> [18]
·
Successive ricerche più recentemente hanno dimostrato l’erroneità di questo
dogma.[19]
Lo stesso Crick aveva dichiarato a suo tempo che se l’assioma fosse stato
dimostrato falso sarebbe stato necessario ripensare il tutto. Lo sviluppo
dell’individuo infatti,come oggi si comincia a sapere, non è determinato dai
soli geni ma dipende da un contesto ben più ampio, includente fra l’altro il
modello di vita, l’alimentazione, la cultura etc.
Questo avrebbe dovuto mettere in
guardia i biotecnologi da certe affermazioni premature e indurre i biologi
molecolari a rivedere le loro impostazioni, ma gli investimenti fatti e le
attese suscitate sia negli investitori che nell’opinione pubblica fecero si che
nello sviluppo degli OGM si andasse avanti come se nulla fosse cambiato.
Una brevissima storia degli OGM
Cosa sono gli OGM? Sono organismi
viventi in cui il DNA originario viene modificato per migliorarne le
prestazioni con l’aggiunta, la modifica o l’eliminazione di elementi
genici tramite tecniche di ingegneria genetica. Il modo con cui queste modifiche
vengono fatte <<è frutto di una
tecnologia che letteralmente spara microproiettili d’oro ricoperti di
particelle di DNA dentro le cellule vegetali da modificare. Questa tecnica, chiamata
biolistica che deriva da balistica …>> etc.[20]
Il metodo viene dichiarato dai produttori di OGM come sicuro e certo nei
risultati, ma molti non sono d’accordo su questa precisione e sicurezza.
-
L’inizio vero e proprio dell’ingegneria genetica si può datare alla
scoperta della struttura a doppia elica del DNA, dovuta alle ricerche di due
scienziati, Crick e Watson[21].
Secondo Crick il suo postulato di base era che la trasmissione dei dati dal DNA
alle proteine avvenisse in modo unidirezionale non reversibile dal DNA alle
proteine della cellula. Il DNA era quindi il determinante dello sviluppo del
vivente. Lo stesso Crick dichiarò che qualora questo assunto fosse risultato
errato, quanto fatto nel frattempo avrebbe dovuto essere ripensato. La
produzione di OGM risponde quindi a questo assioma. Questa “dittatura” del DNA
nello sviluppo degli esseri viventi fece nascere la fallace cultura, alimentata
da riviste e quotidiani, di un determinismo umano dettato dai geni del DNA,
purtroppo diffuso ormai nella mente di troppi come verità accertata. Iniziarono
a circolare promesse prometeiche di cura di alcuni terribili mali come anche
frasi del tipo “scoperto il gene della fedeltà coniugale” e altre cretinate del
genere.
-
In anni recenti si è scoperto che le cose sono ben più complesse. In
sintesi: le proteine non sono schiave della comunicazione ricevuta dai geni del
DNA ma hanno una loro autonomia e capacità di retroazione. Così oggi si sa che
certi difetti nel DNA non determinano automaticamente conseguenze certe e
soprattutto irreparabili senza modifiche del DNA. Ambiente, alimentazione,
stili di vita etc. possono ridurre o annullare questo presunto determinismo.
-
Quindi l’assioma fondamentale non è più vero, ma ormai gli investimenti
economici sugli OGM, ad es., sono tali che si procede come se ciò fosse vero.
-
Circa 4 anni or sono i biotecnologi hanno scoperto nuove tecniche, denominate
CRISPR, ed in particolare una di esse, detta CRISPR.cas9, viene descritta come
“più sicura, più veloce e più economica” del metodo del “bombardamento”. A
parte la contraddizione del definire “più sicura” una cosa già “assolutamente
sicura”, questa nuova tecnica è potenzialmente capace, tramite particolari
modifiche del DNA, di far estinguere una razza animale la cui generazione avviene
sessualmente la cui riproduzione avvenga sessualmente(come nella razza umana), e
suscita qualche preoccupazione che il Pentagono (e certamente anche altri)
abbia stanziato una cifra considerevole per conoscerla meglio. Ma non è questo
l’argomento di queste note.
Tempi di sorprese
Secondo una massima popolare, “il
diavolo si nasconde nei dettagli”.
Due mesi or sono, come riferisce la rivista Nature
Chemistry, un gruppo di ricercatori australiani coordinato
da Daniel Christ, hanno confermato che negli organismi viventi esistono
dei DNA con 4 filamenti, diversi da quelli a doppia elica. Questi 4 filamenti erano
già stati osservati in vitro ma mai in un organismo vivente. Gli stessi
ricercatori hanno ipotizzato che probabilmente esistono altre forme di DNA. Cioè, in parole povere, siamo
ancora ben lontani dall’avere idee chiare e definitive di questa macromolecola
fondamentale e sui suoi meccanismi di azione. Se questo non bastasse:
Un altro studio, di Devag Metha e collaboratori, dell’istituto ETH di
Zurigo, pubblicato il 4 maggio 2018, riferisce che nel tentativo di creare resistenza
a un virus nella manioca per mezzo dell’ingegneria genetica con il CRISPR-Cas9,
dal 33 al 48 per cento dei virus generati hanno sviluppato una mutazione di un
solo nucleotide (una sola lettera), che ha creato un virus resistente. Lo
studio avverte inoltre circa il rischio che questi nuovi virus resistenti si
disseminino nell’ambiente (https://tinyurl.com/y879m7qk).
Gli autori non mettono in questione la tecnologia per altre applicazioni,
ma informano sui rischi in questo particolare caso. Mehta, autore principale
dello studio, nel suo account di Twitter menziona anche la sua sorpresa per le pressioni ricevute
per non diffondere aspetti negativi dell’impiego del CRISPR-Cas9.[22]
Silvia Ribeiro conclude così la sua comunicazione
delle due recenti scoperte:
A 65 anni
della famosa scoperta di Watson e Crick sulla struttura a elica del DNA,
continuano a essere scoperti aspetti sconosciuti sulle strutture e le
interazioni dei geni negli organismi, con diversi fattori epigenetici e con
l’ambiente, che mostrano che manipolare geneticamente il DNA è una pessima
idea, per i molti effetti imprevisti che comporta.
Questo non significa pretendere di arrestare la
ricerca e il cammino della scienza. Significa prestare una più responsabile
attenzione al Principio di Precauzione, cosa dalla quale siamo sempre più
lontani sotto la pressione della “cultura genica”.
Ma di particolare rilievo sono due documenti
di cui da notizia Scientific American del 12 giugno scorso, pubblicati entrambi
su Nature Medicine, uno dell’Istituto di ricerca svedese Karlinska, l’altro
della importante multinazionale farmaceutica Novartis, che opera nel campo
della medicina genetica, che certamente non ha interesse a spararsi sui piedi. Così
sintetizza il contenuto Scientific American:
Modificare
i genomi delle cellule con CRISPR-Cas9 può accrescere il rischio che le cellule
modificate con lo scopo di curare malattie possa far insorgere dei tumori nei
pazienti, ( ,,, ) Questo può trasformare alcune cellule CRISPR in bombe a tempo,
secondo gli studi dell’Istituto svedese Karolinska e, separatamente, da Novartis.
Aldo Zanchetta aldozanchetta@gmail.com
PS Sono già stato lungo e mi
scuso. Mi limito a aggiungere che a seguito di una causa intentata negli Stati Uniti da alcune persone colpite da
tumori supposti generati dal Roundup (glifodato) il giudice federale della
California, Vince Chhabria, ha aperto un’inchiesta sul fatto che Monsanto
avrebbe pagato fino a 250mila dollari a scienziati per convincerli a dichiarare
che il glifosato non è dannoso alla salute, come risulterebbe da alcuni
documenti dei quali il giudice sarebbe entrato in possesso. Della vicenda nei
mesi scorsi si sono occupati sia il New York Times che la rivista Science. Sarà
interessante conoscere le conclusioni cui giungerà Chhabria. Cuando la ciencia se compra | Una
causa judicial fe... | Página12 https://www.pagina12.com.ar/49166-cuando-la-ciencia-se-compra
NOTE
[1] Come in
realtà ho fatto e di cui ho riferito in altro testo.
[2] Le
scritte in marrone sono posteriori all’incontro e sono aggiunte al testo
originario, scritto precedentemente e consegnato alla Cattaneo alla fine del
mio breve intervento (alla richiesta di avere “tre minuti” per documentare che
avevo assistito a una serata di cattiva scienza, il coordinatore della serata
ha sprezzantemente risposto “meglio due”.
[3] La lettera è pubblicata
nel libro di Angelo Genovesi Einstein.
Scienza e società, Boroli, Milano 2005, pagg 197/200
[4] David Cayley, Conversazioni con Ivan Illich, Elèuthera,
1994, pag.220
[5]
Hilary Rose, Steven
Rose, Geni, cellule e cervelli. Speranze
e delusioni della nuova biologia, Le Scienze/Codice edizioni, Torino 2013,
pag.16
[6] Campo di eccellenza della
scienziata, dove essa ha avuto indiscussi riconoscimenti.
[7] Vedi: https://www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Ecologia/Vietare-le-colture-OGM-71365. Serietà impone che si citi anche almeno una
dichiarazione pro OGM firmata da un gruppo di scienziati italiani Gli Ogm sono
sani, La Stampa www.lastampa.it – 9 aprile 2014.
[8] In una indagine del 2015 a
Mar del Plata, in Argentina, il 90% dei sottoposti a verifica hanno mostrato la
sua presenza nelle urine. www.telam.com.ar/.../113127-mar-del-plata-la-orina-del-90-por... In altre indagini in diverse località esso è stato
trovato nel latte delle puerpere.
[9] E ancora: «Coltivare il mais Bt annulla, quasi, la
necessità di usare insetticidi, mentre oggi siamo costretti a fare due
trattamenti. In realtà le strategie del biologico e degli Ogm sono convergenti
nel ridurre il peso della chimica in agricoltura e credo che la ricerca
pubblica abbia il dovere di garantire alimenti sani e a prezzi accettabili
anche a quel 98 per cento degli italiani che non si può permettere il cibo
biologico».
[10] In economia si dice che la moneta cattiva scaccia la moneta buona.
Altrettanto può dirsi, con un salto di fantasia, per le sementi. Gli OGM hanno
il vizio, la dove ne è stata autorizzata la coltivazione in campo aperto, di
contaminare le coltivazioni non OGM circostanti. I contadini, che alla raccolta
conservano parte dei semi per la prossima seminagione, non sanno se essi sono
contaminati e in quale misura. Si perde così la produzione esente da OGM ed
anzi, in molti casi, si è costretti a pagare per l’uso inconsapevole di sementi
brevettate. Le sementi OGM infatti non divengono di proprietà, anche se
regolarmente pagate e acquistate. Se ne
paga l’uso e quindi ad ogni raccolto questo deve essere ripagato. Sul
meccanismo di contaminazione esistono studi ben documentati, come è documentato
che dopo due o tre raccolti i presunti benefici di produttività più elevata e
di minor consumo di pesticidi vanno a farsi benedire.
[11] Dal giornale francese Le Monde: <<Il
lavoro svolto dai biologi dell'Università di Caen sull'impatto del mais NK603
ha aperto una controversia, non solo scientifica. La domanda è: il mais
transgenico (NK603) tollerante all'erbicida Roundup causa nei ratti, con o
senza uso del diserbante, un aumento dell'incidenza di tumori mammari, disturbi
epatici e renali, e di riduzione dell'aspettativa di vita degli animali?
La ricerca svolta dal biologo francese Gilles-Eric Séralini
(Università di Caen), recentemente pubblicata sulla rivista Food and Chemical
Toxicology ha, ovviamente, attratto molte critiche. Alcune di queste sono parte
integrante degli scambi nell’ambito scientifico; altre son riconducibili a
diversi interessi economici. Vogliamo qui presentare una panoramica degli
argomenti usati da entrambe le parti della controversia>>. Vedi www.asa-press.com/q-12ogm3.html.
[12] I
pregiudizi sulle colture rallentano l'innovazione - Corriere.it https://www.corriere.it/.../i
pregiudizi- colture-rallentano-l-innovazione-b101ed38-f141-... 11 giu 2014
[13] Interessante sapere che le autorità di controllo
statunitensi non eseguono proprie verifiche prima di far immettere un nuovo
prodotto in commercio ma accettano per buone le documentazioni dei produttori
salvo successive smentite degli utilizzatori.
[14] La stessa EFSA, l’autorità
europea competente per la sicurezza alimentare, in quella occasione emise un
comunicato che si apre così: <Non suffragate dai dati le conclusioni dello studio Seralini
et al ...
[15] [Scienziato che dimostra cancerogenità OGM vince causa
in ... www.finanzaonline.com/...politica/ ...ogm-vince-causa-tribunale.html Cache Scienziato che dimostra
cancerogenità OGM vince causa in
tribunale. Huge: Séralini Wins Defamation
and Forgery Court Cases over GMO Research | Natural Society .
Il giudizio era stato
intentato contro Marc Fellous, presidente dell’Associazione francese delle
biotecmologie vegetali che in una lettera di protesta alla catena televisiva
France 5 dove Séralini era stato invitato a sostenere le sue ragioni, lo
accusava di essere un “mercante di paura” e di ricevere fondi da Greenpeace.
[16] <principio
di precauzione
[18] Hilary Rose, Steven Rose, Geni, cellule e cervelli. Speranze e
delusioni della nuova biologia, Le Scienze/Codice edizioni, Torino 2013,
pagg.43,44
[19] Vedi ad es: Jeremy Narby, Intelligenza in natura. Saggio sulla conoscenza, Jaca Book, Milano
2010. Oltre al libro citato in nota 14 e molti altri.
[20] Daniela Conti, Ferdinando Cerbone, La favola degli OGM, Alkemiabooks, 2014, pagg 30,31, reperible su
internet sul sito www.alkemiabooks.com.
Un eccellente piccolo libro di introduzione agli OGM.
[21] L’attribuzione della
scoperta solo a questi due nomi nasconde una vergognosa vicenda messa in chiaro
definitivamente solo in anni successivi. L’intuizione iniziale di questa forma
spiraliforme del DNA era stata di una scienziata handicappata, Rosalind
Franklin, grande esperta di cristallografia a raggi X, i cui risultati furono
passati abusivamente dal direttore del laboratorio dove essa lavorava, Maurice
Wilkins, alla citata coppia di scienziati. Nella assegnazione ad essi del
premio Nobel nel 62, nessuno parlò della Franklin, nel frattempo deceduta. Cosa
più vergognosa ancora Wilson, di fronte alle chiacchiere che cominciavano a
circolare, ebbe espressioni sessiste nei riguardi della Franklin. (vedi sulla
vicenda le pagg. 36-39 del libro a nota 16). Anche nel mondo della scienza non
tutto è puro e disinteressato.
[22] Silvia Ribeiro,
ricercatrice del Gruppo ETC, http://www.jornada.unam.mx/2018/05/26/economia
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(94)
Sandokan
(94)
elezioni 2018
(94)
berlusconismo
(91)
proletariato
(91)
geopolitica
(88)
Carlo Formenti
(86)
Germania
(86)
Alberto Bagnai
(83)
Emiliano Brancaccio
(83)
austerità
(80)
bce
(80)
Medio oriente
(79)
Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro
(78)
sindacato
(77)
Podemos
(76)
Stati Uniti D'America
(75)
referendum costituzionale 2016
(74)
sinistra anti-nazionale
(73)
Mario Monti
(72)
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(72)
capitalismo
(70)
Libia
(66)
Russia
(65)
capitalismo casinò
(63)
Sergio Cesaratto
(62)
Rivoluzione Democratica
(61)
rifondazione
(61)
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(60)
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(60)
liberiamo l'Italia
(60)
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(59)
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(59)
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(57)
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(57)
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(57)
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(56)
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fiscal compact
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uscita di sinistra dall'euro
(35)
III. Forum internazionale no-euro
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Luigi Di Maio
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Mauro Pasquinelli
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USA
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nazionalismi
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Comitato centrale P101
(25)
Forum europeo
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Nato
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elezioni siciliane 2017
(25)
religione
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scuola
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Europa
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Movimento 5 Stelle
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Quantitative easing
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Venezuela
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finanziarizzazione
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Aldo Giannuli
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Lavoro
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Stato di diritto
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antifascismo
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manifestazione 12 ottobre 2019
(23)
ora-costituente
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repressione
(23)
Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro
(22)
Esm
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Roma
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emigrazione
(22)
keynes
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nazionalismo
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Chianciano Terme
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Simone Boemio
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(21)
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etica
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Conte bis
(20)
Emmanuel Macron
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Foligno
(20)
Laikí Enótita
(20)
Marcia della Dignità
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Regno Unito
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Vladimiro Giacchè
(20)
coordinamento no-euro europeo
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crisi di governo
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Tunisia
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F.S.
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Noi siciliani con Busalacchi
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lotta di classe
(18)
pace
(18)
senso comune
(18)
Assisi
(17)
Costanzo Preve
(17)
Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea
(17)
Jacques Sapir
(17)
Paolo Savona
(17)
Perugia
(17)
Pier Carlo Padoan
(17)
chiesa
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complottismo
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cosmopolitismo
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euro-germania
(17)
media
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piano B
(17)
Enrico Letta
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Forum di Atene
(16)
Luciano B. Caracciolo
(16)
Marco Mori
(16)
Prc
(16)
Reddito di cittadinanza
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Renzi
(16)
Tonguessy
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appello
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casa pound
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fascismo
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internazionalismo
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vendola
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Cremaschi
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Daniela Di Marco
(15)
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M. Micaela Bartolucci
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clima
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diritto
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piattaforma eurostop
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tasse
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Ernesto Screpanti
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MMT
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