Visualizzazione post con etichetta Erdogan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Erdogan. Mostra tutti i post

mercoledì 20 luglio 2016

TURCHIA: CHI NON AMA ERDOGAN? di Fausto Sorini

[ 20 luglio ]

Non disponiamo ancora di informazioni sufficienti per una valutazione compiuta, un po’ di cautela è d’obbligo, ma proviamo egualmente ad orientarci in questo ginepraio, evitando almeno le interpretazioni più semplicistiche, propagandistiche o manichee.

Non si tratta certo di uno scontro tra il bene e il male, tra democratici e dittatori, progressisti e conservatori, ma di un crocevia in cui si mescolano - sul piano nazionale - il contrasto tra un centro di potere storicamente laico (l’esercito) ed uno islamico (Erdogan) che vuole il suo spazio anche nelle forze armate. Ma dove tale contraddizione si intreccia con contrasti di politiche estere e di collocazione geopolitica, nell’ambito di una competizione globale e regionale di natura inter-imperialistica in cui la Turchia sta cercando di emergere come potenza regionale.

L’esercito turco (500.000 uomini: il secondo per numero tra i Paesi Nato) è storicamente il garante dell’unità nazionale e della sua laicità, ma soprattutto è il più importante bastione militare Usa e atlantico in una regione strategica decisiva per gli equilibri mondiali e regionali del vicino oriente, a cavallo tra Europa e Asia, nel cuore dei conflitti mediorientali (ricordate che a scuola studiavamo “la questione d’Oriente”, uno dei capitoli di storia più ostici..).


Ma ormai da diversi anni la Turchia è cresciuta anche come polo imperialista regionale, aspirante ad una maggiore autonomia dall’imperialismo Usa. E ciò nell’ambito di un polo imperialista di matrice islamica in cui si ritrovano Paesi ricchi e potenti come l’Arabia Saudita, il Qatar e lo stesso movimento politico di cui Erdogan è espressione : ieri appendici subalterne dell’imperialismo Usa, oggi aspiranti ad un protagonismo sempre più autonomo nella competizione inter-imperialistica. Un polo islamico che si è dato anche uno strumento diretto di guerra, di conquista e di destabilizzazione politico-militare come l’ISIS.

Tutto ciò, e scusate se è poco, si intreccia oggi con la politica di interventismo politico e militare della Nato e soprattutto degli Usa (ma anche di Israele) volta a contrastare l’influenza russa e cinese nella regione; e quindi anche l’influenza di quei Paesi o movimenti che in qualche misura sono parte del sistema di alleanze di Russia e Cina nella regione. La guerra ieri contro l’Iraq e la Libia, oggi il contrasto con l’Iran, con l’Egitto del generale Al Sisi e soprattutto la guerra contro la Siria, ed anche la “copertura” data all’ISIS (per non parlare dello storico sostegno a Israele) sono espressioni di questa geo-politica dell’imperialismo americano nella regione: una delle regioni chiave del mondo che potrebbe essere uno dei classici detonatori di una Terza guerra mondiale che in verità già si combatte “a pezzetti”.

Ma questo protagonismo interventista degli Usa e della Nato nella regione va letto alla luce dello scontro trasversale tra due linee che oggi attraversa questo campo imperialista atlantico (Usa, Ue, Oceania, Giappone).

In esso si confrontano la linea dei settori più oltranzisti dell’imperialismo americano (che gode di importanti sostegni, oltre che in Israele, in Giappone, in Oceania; assai meno in Europa) e che non esclude scenari di guerra aperta e ravvicinata a grandi potenze nucleari come Russia e Cina (considerati i principali e più pericolosi nemici); ed una linea invece che punta a dividerli e disgregarli con una strategia più avvolgente.


Non si tratta certo di un confronto tra guerrafondai e pacifisti (non scherziamo!), ma tra chi ritiene che si debba procedere in fretta ad una resa dei conti militare, e chi invece (come ad es. Kissinger o Brzezinski), pur ritenendo imprescindibile la carta del rafforzamento militare e delle guerre locali, ritiene che in primo luogo si debba operare per dividere Russia e Cina, non affrontarle insieme né spingerle ad una crescente alleanza strategica; bensì cerca di indebolirle economicamente e politicamente, tentando di destabilizzarle al loro interno e nel loro sistema di alleanze. Ovvero: indebolire e dividere i Brics, e poi affrontarli uno ad uno. Senza rifiutare a priori anche momenti e ipotesi di accordi di cooperazione con essi, con adeguate contropartite, (“il patto con l’Asia” di cui parla Brzezinski) che possano anche servire a dare fiato e sbocchi all’economa americana.

La linea più oltranzista si avvale anche di coperture e sostegni diretti o indiretti all’ISIS e ad una strategia della tensione internazionale che è all’origine dell’ondata terroristica che da alcuni anni sta colpendo con sistematica continuità tutti i maggiori paesi della Nato (o i loro cittadini all’estero, come è stato a Dacca, in Bangladesh); e che è volta a creare nell’opinione pubblica dei nostri Paesi un clima di guerra e di predisposizione ad una “guerra di civiltà” che ci “protegga” dai nuovi “barbari”.

Ebbene, tornando alla Turchia: non credo si possa escludere (ma lo dico con tutte le cautele del caso) che Erdogan si sia spinto troppo avanti nel suo sostegno all’Isis e nella sua aggressività anche militare anti-russa nella guerra in Siria (l’abbattimento dell’areo russo sul confine della Turchia), fino al punto da scontentare e preoccupare quei settori dell’amministrazione Obama-Kerry che non vogliono una escalation anti russa oltre un certo limite, e che con Putin stanno trattando una soluzione politica della questione Siria (e anche Ucraina), in sintonia con la diplomazia Ue (soprattutto franco-tedesca). Il tentativo di golpe anti-Erdogan - a mio modesto parere - potrebbe anche essere anche un avvertimento (per ora solo un avvertimento, non una soluzione finale) venuto da oltre oceano al leader turco a non esagerare nella sua strategia di destabilizzazione regionale, per riportarlo a strategie più concordate. Ma anche l’espressione di una scontro di linee nell’ambito della Nato e degli Usa, tra ambienti che assegnano ruoli diversi (più o meno destabilizzanti) alla Turchia nell’attuale competizione globale.

Il repentino e inatteso riavvicinamento a Mosca di Erdogan e le scuse clamorose e contrite rivolte dal premier turco alla Russia di Putin per l’abbattimento del suo aereo (scuse negate sdegnosamente fino al giorno prima) - riavvicinamento avvenuto pochi giorni prima del tentato golpe - potrebbe essere il segno della percezione da parte di Erdogan di un pericolo imminente per la sua leadership, proveniente dall’interno del campo atlantico di cui la Turchia fa parte, e al tempo stesso un gesto di spregiudicatezza tattica in politica estera (cui paesi come la Turchia, ma anche Israele, non sono nuovi rispetto alle direttive Usa) che avrebbe irritato e preoccupato Washington. La quale, tramite i suoi agganci influenti con l’esercito turco (o con alcuni suoi settori) avrebbe deciso di dare un avvertimento, non per defenestrarlo, ma per riportarlo a più miti consigli e ad una strategia più concordata e meno destabilizzante.

Mi pare evidente - provo a dirlo così - che la geopolitica non oltranzista di un segretario di Stato Usa come John Kerry non gradisca un Erdogan troppo destabilizzante, che il lunedì sfiora la guerra con la Russia (trascinandovi la Nato) e il martedì corre a Mosca a inginocchiarsi e chiedere scusa.

Più che un golpe fallito, quello dei giorni scorsi sembra un avvertimento ad Erdogan per riportarlo nei ranghi e anche per dirgli: piantala di fare troppo casino perché la prossima volta ti facciamo fuori.

Ma chi ci dice che il prossimo presidente Usa (la guerrafondaia Hilary?) seguirebbe la stessa linea? Lo capiremo meglio, presto. Ma non mi sorprenderei se emergessero dei retroscena del tutto inattesi del fallito golpe contro Erdogan, ed uno scenario di scontro politico all’interno del potere Usa sulla gestione della vicenda: anche perché, se Erdogan rientra nei ranghi, la tesi per cui il fallito golpe lo ha rafforzato e oggi Erdogan è più forte di prima, è vera solo a metà. Forse il golpe doveva servire semplicemente a disciplinarlo. Almeno per ora.


* Fonte: MARX XXI

martedì 19 luglio 2016

TURCHIA: IL MISTERO DI PULCINELLA (E I CRETINI) di Piemme

[ 19 luglio ]

So di trovarmi in una posizione scomoda. Lo confesso: nella sostanza mi trovo d'accordo con quanto scrive oggi Paolo Mieli nel suo editoriale sul Corrierone.

Che dice Mieli? Dice che è scandaloso che tutte le diplomazie occidentali —nel mio lessico desueto: imperialiste— hanno tifato per il colpo di Stato che voleva rovesciare Erdogan. Quelle europee e yankee anzitutto.

Stabilisce quindi, argutamente, un parallelo con la reazione delle élite dominanti alla Brexit. Più che élite illuminate, Mieli allude ad un vera e propria setta di "illuminati" per i quali le elezioni sarebbero un'optional, per i quali, se il popolo disobbedisce alle direttive degli "illuminati", ben vengano i colpi di stato per ristabilire l'ordine (gerarchicamente élitario) delle cose.

«Gli eletti da un popolo che, secondo i «governanti illuminati» dell’Occidente, ha fatto la «scelta sbagliata» sono considerati dal consesso internazionale rimuovibili per via putschista».

Erdogan è incazzato nero con gli americani. E lo credo bene, visto che può provare che la triade (Casa Bianca, Pentagono e NATO) hanno non solo dato il semaforo verde al golpe, ma hanno materialmente assistito i militari golpisti.

Lo ammetto, non sono, con Paolo Mieli, in buona compagnia.
Ma men che meno lo sono i democratici per i quali la democrazia è "sacra" ma... dipende; quelli per cui, se i turchi votano per il musulmano Erdogan, legittimo sarebbe sottoporli ad una dittatura militare in nome... dei diritti civili (sic!).
Il Macchiavelli, a questi sicofanti, gli fa un baffo.

Per dovere di cronaca occorre segnalare gli specialisti delle False flag, i geni del complottismo che senza mai capirci un cazzo, pretendono tuttavia di sapere sempre e di spiegarti come sono andate davvero le cose.  "Ma quale colpo di stato? Non c'è stato nessuno tentativo di colpo di stato in Turchia. C'è stato un auto-golpe". Un'altra sotto-setta di "illuminati".

Registro che questi cretini patentati si trovano, assieme ai democratici a corrente alternata, nella più scabrosa delle compagnie, con la triade ed i poteri imperialisti che hanno tentato di defenestrare Erdogan. Due sono le cose che tra le altre spiegano questo connubio: il razzismo islamofobo da una parte e, dall'altra, una concezione "illuminata" della democrazia...


sabato 16 luglio 2016

TURCHIA: PROVE DI GUERRA CIVILE di Campo Antimperialista

[ 16 luglio ]

Sottovalutare le masse, il ruolo che esse possono svolgere nei momenti cruciali della storia di un paese, è l’errore più frequente delle élite abituate ad occupare alte posizioni di potere. 

Non fosse stato per la grande sollevazione popolare in difesa di Erdogan, i golpisti turchi avrebbero avuto la meglio, come la ebbe al-Sisi in Egitto nel luglio 2013.

Ed è stato certamente quello di al-Sisi l’esempio che i golpisti turchi hanno voluto imitare. Essi avevano messo nel conto l’opposizione degli apparati di sicurezza dello Stato fedeli al partito ed al regime di Erdogan e, per averla vinta, è sulla mobilitazione popolare pro-colpo di stato, in nome della “democrazia” e della fine dell’egemonia islamista che facevano affidamento. Hanno invece suscitato una reazione contraria.

E se il tentato golpe non ha scatenato la guerra civile tra opposti schieramenti ciò è la prova dell’ampio consenso di cui Erdogan gode, malgrado tutte le sue malefatte ed i pesanti rovesci in politica estera — il totale fallimento del suo espansionismo neo-ottomano in Medio oriente.

Non sappiamo, e forse non sapremo mai, se i golpisti avessero avuto sottobanco il lasciapassare della Casa Bianca, certamente infastidita dal protagonismo regionale di Erdogan. Che Washinton abbia condannato il fallito golpe è infatti un atto dovuto e non dissipa i dubbi.

Tra i fattori che hanno spinto pezzi da novanta della casta militare a tentare il tutto per tutto quello geopolitico appare tuttavia secondario. Più importante ci sembra il fattore interno.

Sin dal giugno 1996, quando salì al potere il partito islamista conservatore di Necmettin Erbakan — padre politico di Erdogan — in Turchia c’è una specie di instabile dualismo di poteri: il governo islamista eletto da una parte ed il potente esercito dall’altra. Ed infatti nel febbraio del 1997 proprio i militari costrinsero alle dimissioni Erbakan sciogliendo con atto d’imperio il suo partito.

Chi pensava che l’avanzata islamica fosse stata neutralizzata si sbagliava. Fu proprio Erdogan, col suo Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) a riprendere il cammino di Erbakan, vincendo a man bassa tutte le tornate elettorali dal 2002 in poi.

Grazie al sistema fortemente presidenzialista instaurato proprio dai militari col loro sanguinoso golpe del 1980, Erdogan governa con pugno di ferro ed ha perseguito una implacabile politica di epurazione dei vertici militari, mandando in prigione generali e colonnelli di fede kemalista e atlantista e sostituendoli con gerarchi di sua fiducia.

La ragione per cui i golpisti che hanno tentato di rovesciare Erdogan non hanno suscitato l’appoggio delle masse è evidente: in pochi hanno, giustamente, creduto che i generali kemalisti siano scesi in campo per “ripristinare la democrazia”. Il ricordo dei loro crimini è ancora fresco tra i turchi. Essi hanno tentato il colpo di forza per tutelare gli interessi della loro casta e per riconsegnare all’Esercito il suo ruolo dominante.

Nella lotta tra bande all’interno del regime, quella di Erdogan ha avuto di nuovo la meglio. Non c’è né da esecrare né da esultare.

Un fatto è certo: la vittoria del blocco guidato da Erdogan, per quanto eclatante, non fa della Turchia un paese stabile. Resta una polveriera profondamente divisa da fattori nazionali, sociali e religiosi, la cui esplosività è stata accentuata proprio dalle smanie di egemonismo regionale di Erdogan, in particolare dal suo ruolo attivo nel fomentare la guerra civile in Siria.

Il tentato golpe è la spia che in Turchia v’è una situazione di guerra civile latente che, prima o poi, diverrà conclamata, con ripercussioni enormi non solo in Medio oriente, ma anche in Caucaso e forse oltre.

sabato 26 dicembre 2015

IL CALIFFATO, LA TURCHIA DI ERDOGAN ED IL GRANDE KURDISTAN di Martin Sebastiano*

[ 26 dicembre ]

Riceviamo da un nostro lettore, Martin Sebastiano, questo intervento sulla guerra in corso in Medio oriente, ed in particolare sulle dinamiche interne al mondo curdo e sul ruolo della Turchia di Erdogan. Sulle stesse questioni consigliamo anche la lettura dell' articolo da noi pubblicato il 5 dicembre scorso. 


Nella duplice bipolarità – mitologica “procurda” e complottista pura – che sembra caratterizzare la gran parte delle analisi occidentali sui fatti del Vicino Oriente il presidente turco Erdogan è ormai divenuto il nemico pubblico, subito dopo il Califfato nero di Raqqa, di cui sarebbe un fiancheggiatore strategico. In realtà, la questione è molto più complessa di quanto il mainstream consolidato vorrebbe far passare. 

Il lettore ci segua in questo quadro di pensiero in movimento che tentiamo di fornire. Dalla nostra posizione, il complottismo, come il parteggiare con tutto il cuore appassionato per il Kurdistan, per la Russia, per l'Islam e così di seguito, tutto questo è inessenziale, se non si comprende la sostanza dinamica delle forze.

Immaginiamo dunque una Quadratura come movimento del mondo; quadratura ovvero l'insieme dinamico dei Quattro. Terra, Cielo, mortale, immortale. Non sempre, anzi raramente domina l'equilibrio. L'equilibrio si ha nel momento di intervallo tra le forze. Per quanto paia assurdo, la guerra è questo; infatti evangelicamente, chi non ha la guerra dentro di sé deve sperimentarla fuori di sé. 

L'equilibrio della Quadratura è lo squadrare – die Verung; lo squadrare non è una sintesi addizionale, astratta, statica e metafisica. E' invece un gioco fluente di specchi, danza circolare di puri essenti che non rispondono a logiche predeterminate ma che vorrebbero guerreggiare, mondeggiare per fare dello specchio un'essenza semplice nell'Essere. Ma non vi riescono quasi mai: troppo grande è la loro paura di smarrirsi. 

Occorre dunque rilasciare le cose all'ignoto, all'incompreso, senza giudicare troppo. Osservare. Le potenze, le forze finanziarie sono gli specchi. Il soldato puro è il solo mortale. Il soldato ha superato il sé. Ha vinto la paura di perdersi. Solo i mortali possono morire, dice Holderlin. E il soldato è colui che può morire. Gli altri periscono non muoiono. Le potenze spariranno. Il gioco degli specchi le risucchierà nel fondo abissale. Il soldato no, poiché la morte, quale fortezza del nulla, custodisce in sé l'essenziale dell'originario, come insegna la Gita.

Dunque la Squadratura: non è il complotto; quest'ultimo, quand'anche esista, ammesso e non concesso, è un riflesso del mero specchiarsi. Non è nemmeno la strategia politico-economica; questa è lo specchio specchiato nel suo divenire ondeggiante. E' l'essere del soldato come puro spirito mondo: la Squadratura. E' il mondo nella sua nudità. Lo scacco del soldato alla metafisica è non puntare alla vittoria: agire invece verso la mortalità del mortale, che è l'immortalità. Egli è l'unico che gioca marciando verso la frantumazione del gioco di specchi. E' da tener presente tutto ciò. Non è un esempio letterario, ma una realtà. Lo spirito del soldato, non il semplice soldato, è il fuoco eracliteo. 

Fatta tale necessaria premessa, tornando alla presunta complicità tra Erdogan e Califfato, nel numero della rivista dell’IS Dabiq uscito dopo la decisione della Turchia di entrare in azione a fianco della Coalizione internazionale “anti-IS” a guida occidentale, vi si poteva leggere una chiara condanna di apostasia contro il governo turco e in un video si invitavano i fedeli a «conquistare Istanbul», seppur in modo non violento, senza spargimento di sangue. Allo stesso tempo, il regime turco poneva l’Is alla medesima stregua del Pkk curdo e del Dhkp-c, movimenti considerati terroristi non solo dal regime ma da gran parte della popolazione turca, compresi i milioni di curdi cittadini turchi sostenitori dell’AKP. 

Riguardo la questione curda, occorre innanzitutto sgombrare il campo da interessati equivoci. Come da più di un anno avvertono lucidamente riviste turche è scorretto e disonesto parlare di una guerra tra curdi ed Isis. All'interno di Is militano infatti centinaia e centinaia di combattenti curdi che combattono per l'espansione del Califfato anche, molto spesso, contro altri curdi. In realtà la guerra in corso riguarderebbe talune specifiche milizie curde e l’Isis. Quali milizie curde? Quelle che secondo il megafono propagandistico di Ankara sarebbero tradizionalmente sostenute da Israele, Usa e più di recente dalla Russia con il chiaro fine di assolutamente debellare dalla zona mediorientale la mala pianta dell’Islam nero di Abu Bakr Al Baghdadi. 

Ciò è percepito da Ankara come un vero e proprio shock, non perché Erdogan simpatizzi occultamente per il Califfato, come vorrebbe farci credere certa stampa occidentale o russa, ma perché significherebbe la legittimazione politica di un Kurdistan in potenza e dunque la certa destabilizzazione della Turchia.[1]

Ma quanto vi è di propaganda antisionista mascherata da curdofobia e quanto di vero in ciò che Ankara denuncia? Vediamolo. Il doppio shock di Erdogan è rappresentato in primo luogo dalla temporanea “riconquista” da parte della popolazione curda della Rojava di Kobane, ad opera del movimento delle Yekîneyên Parastina Gel (Ypg) – Unità di protezione popolare –; movimento affiliato, come sappiamo, al PKK, impegnato contro l’Is e supportato nell’intero periodo del duro assedio da continui raid americani contro i militanti dello Stato islamico. In seconda battuta, dalla successiva avanzata del movimento delle YPG, di nuovo costantemente supportato dai raid della coalizione occidentale-araba anti-Is,  sino al controllo delle città di confine di Tall Abyad, con la conseguente unificazione dei due cantoni del Rojava di Cezire e Kobani.

In questo contesto è avvenuta la decisione di Erdogan di riaprire l’ostilità con i “terroristi” curdi. E’ questa la linea rossa su cui Ankara non può essere morbida o non può transigere, non per affinità ideologica con il Califfato, come vuole far credere la propaganda occidentale e russa, ma evidentemente per la sopravvivenza stessa della Turchia. Nonostante le pressioni e le velate minacce di Erdogan, tanto gli americani quanto i russi hanno continuato negli ultimi mesi a sostenere logisticamente e militarmente una vasta componente curdo siriana di cui le Ypg costituiscono la punta di lancia. 

Anche all’Iran, come è nella logica delle cose, non è parso vero poter mettere le mani sul movimento curdo siriano. Recentemente, vari organi di informazione [2] hanno messo in luce un coordinamento strategico tra le Ypg, l’Unione patriottica del Kurdistan di Talabani e il generale iraniano Qasem Soleimani. Quest’ultimo e Talabani del resto sono in contatto dai primissimi anni ’80, dai tempi cioè della guerra Iran Iraq. Durante l’invasione americana dell’Iraq (2003), nel Kurdistan iracheno controllato dall’Upk di Talabani operava la brigata Badr, ala militare di circa 15 mila combattenti, controllata dall’esponente sciita iracheno ayatollah Muhammad Baqr al Hakim (nato nel 1939 a Najaf), del Consiglio supremo della rivoluzione islamica in Iraq (noto con l’acronimo inglese Sciri).
«Gli Stati Uniti si sono largamente basati sul contributo militare dei peshmerga. Un funzionario curdo  rimarca con orgoglio: “Noi siamo il secondo gruppo della coalizione per numero di combattenti”. Pdk-Iraq e Upk avrebbero fornito complessivamente circa 80 mila peshmerga a supporto delle 3-4 mila forze speciali…statunitensi, di cui circa 2 mila assegnate al controllo di Kirkuk, dei pozzi petroliferi e della base aerea militare». [3]
Pdk e Upk svolgevano e svolgono un ruolo di mediazione intrairachena per l’Iran; ruolo certamente antitetico a quello del Pjak di Abdul Rahman Armadi, la cui guerra anti-persiana è costata a Tehran la vita di importanti generali. E l'Iran dovrebbe dunque essere più cauta nel maneggiare così, con tale leggerezza, la “bomba curda”. Come ormai noto, l’ayatollah sciita iracheno al Hakim era allora l’elemento “moderato”, di mediazione, tra l’imperialismo americano ed il neo-colonialismo safavide persiano, finalizzato alla spartizione dell’Iraq che fu baathista e sovrano. 

Non a caso, quando Muqtada al Sadr, con il suo Esercito del Mahdi, dava avvio a una potenzialmente esplosiva guerriglia interna antiamericana, Tehran, mediante al Hakim, seppe richiamarlo all'ordine. Non deve così meravigliarci il fatto che oggi troviamo nel vertice militare Is l’intero reparto baathista saddamista. In questo gioco di potenze – la Danza degli Specchi, appunto, che non quadra se il soldato frantuma la mediazione astrattamente equidistante -  i curdi iracheni giocarono il loro ruolo nel quadro della coalizione tattica americano-iraniana. Ma gli specchi si son frantumati, poiché l'elemento sunnita baathista dell'Iraq ha preferito la guerra senza speranza al dominio colonialista sciita iraniano, sostenuto da Occidente e Russia. Ciò ha significato, del resto, la totale dissoluzione dell'astorico accordo Sykes Picot, che —grazie alla rinascita di forza del neobaathismo saddamista il quale non si può affatto appiattire strategicamente sulle posizioni del Califfato o di altri movimenti islamisti— [4]  è finalmente scomparso come neve al sole. 

Allo stesso modo, pare si stia comportando oggi nel Rojava la componente curdo-siriana. Probabilmente, sviluppandosi così gli eventi, tastato il gran timore dei vertici politici e militari di Ankara, la posta in gioco promessa dalle grandi e medie potenze all’Ypg  sul piano della guerra globale ad Is, ed indirettamente alla Turchia,  potrebbe proprio essere la benedizione della comunità internazionale di un Grande Kurdistan, che frantumerebbe la Turchia. 

Poniamo tutta questa diveniente danza di specchi riflessi  in senso logico e dubitativo, senza dare nulla per scontato. Ma ci sembra quanto di più meno lontano dagli eventi possa esservi. 

Passando ad Israele, questo ha nel Kurdistan iracheno un punto fisso di convergenza strategica. Qui l’entità sionista ha modo di rifornire non solo il Pkk ma anche il Pyd curdo-siriano. Il leader del Pyd, Saleh Muslim, di recente dal Kurdistan iracheno ha appoggiato i raid russi in Siria e nel Kurdistan iracheno è solito incontrare ministri esteri delle varie nazioni. E’ comunque da anni che la stampa di Ankara vicina ad Erdogan accusa Israele di sostenere in ogni modo il Pkk; almeno dai giorni dell’attacco israeliano alla nave Mavi Marmara, conosciuta come Freedom Flottila per Gaza (maggio 2010). 

Probabilmente Erdogan rimane, dopo la morte del presidente Saddam Hussein, lo statista più sensibile alla causa palestinese. Ben più, probabilmente, del Califfo di Raqqa che non pone affatto come strategica la lotta per la libertà del popolo di Palestina. Spessissimo i vertici, sia interni che esteri, di Hamas si riuniscono ad Ankara e vengono ricevuti in pompa magna da Erdogan. L’ultimo incontro è avvenuto appena cinque giorni fa;[5] i primi a complimentarsi con il recente successo elettorale del presidente Erdogan son stati proprio i vertici di Hamas: ciò non può certamente far felici gli israeliani. Lo stesso Abu Shakra ha più volte visto in Erdogan l’unico riferimento della lotta di liberazione palestinese. [6]

L’Hdp, il partito filocurdo di Selahattin Demirtas, già sostenuto dalle varie fondazioni Soros, [7] ha di recente  messo in programma un viaggio a Mosca, per sostenere Putin nella sua crociata. [8] Del resto, per quanto la scena mediorientale rimanga centrale, questa finisce per estendere i suoi pericolosi tentacoli anche in Ucraina. Da settembre ad oggi, almeno 14 volontari “separatisti” del Donbass sono caduti nella lotta contro l’Is; son stati schierati da Mosca, che non vuol rischiare truppe russe sul terreno, a fianco delle YPG; mentre in vari casi, neofascisti ucraini si son detti disposti anche a marciare a fianco di Ankara pur di combattere l’“imperialismo russo”. Ad esempio, lo scorso 5 dicembre Biletsky, leader di Azov ha dichiarato normale che “la Turchia cerchi sostegno e contatti con i patrioti ucraini e quelli della Cecenia” e che “Azov è pronto a svolgere la funzione organizzativa in Siria  di unità combattente contro russi e iraniani”. 

Il quadro è dunque molto complesso e quantomeno ingarbugliato: risolvere illusoriamente il tutto con la visione “mitologica” dei curdi guerrieri senza macchia può mettere a posto la fangosa coscienza di un Occidente patologico e nichilista, ma sicuramente ci allontana ancora di più dalla analisi fredda e rigorosa e da quella verace comprensione, che ci son richieste.

Occorre dunque fare attenzione. La Danza circolare è talvolta trascesa dal Gioco. La squadratura allora irrompe. L'unità dei Quattro è imposta con altri metodi rispetto a quelli, inessenziali ed entici, a cui ci si è ormai assuefatti. L'oscuro trasmuta nel Chiaro. 


Note

1     D. Santoro, Per Erdogan, malgrado tutto, l’Is resta il male minore in LIMES, 11/2015 La strategia della paura.
2     http://mebriefing.com/?p=1825
3     M. Galletti, Storia dei curdi, Roma 2004, pag. 279. 
4  http://archiviostorico.corriere.it/2015/novembre/20/radici_dell_odio_nel_dopo_co_0_20151120_ac706eb2-8f50-11e5-81bb-1a209d1f41b1.shtml
5     http://www.vosizneias.com/224361/2015/12/20/istanbul-turkeys-erdogan-meets-hamas-leader-meshaal-in-istanbul/; 
http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2015/Dec-19/328194-turkeys-erdogan-meets-hamas-leader-meshaal-in-istanbul.ashx.
6     http://www.lastampa.it/2015/12/23/esteri/noi-arabiisraeliani-in-prima-linea-per-i-luoghi-sacri-di-gerusalemme-SdHtchrnmYdXaOFc3U19GI/pagina.html
7     http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=23445:le-narcomilizie-di-soros&catid=6:conflitti&Itemid=16
8     http://www.todayszaman.com/diplomacy_hdps-demirtas-to-meet-russian-fm-lavrov-in-moscow_407485.html

sabato 5 dicembre 2015

Rese dei conti all’ombra del Califfo di Alberto Negri

[ 5 dicembre ]

Prima di abbattere il Califfato ci sarà un’altra resa dei conti. Perché la stampa Usa e britannica, dopo gli articoli sul petrolio siriano di qualche giorno fa, non ne parla? Forse non è un caso: la produzione del Califfato non incide, si tratta di poche migliaia di barili acquistati dai turchi e da Assad.

Il petrolio è solo il tentativo di trovare un casus belli: la Russia vuole punire Erdogan anche militarmente e forse darà armi ai curdi siriani e del Pkk come fece in passato in nome del marxismo-leninismo. I nemici cambiano, le ideologie crollano ma le guerre restano con le loro spine nel fianco. I russi vogliono punire la Turchia e non solo per la Siria. Per un decennio il terrorismo ceceno ha avuto la sua direzione strategica nella Istanbul asiatica: per questo Putin accusa Ankara di uccidere i soldati russi. Siamo alla resa dei conti di una vicenda accantonata e che riaffiora in maniera prepotente: i reciproci scambi di accuse per qualche migliaio di barili appaiono ridicoli a confronto dei miliardi in ballo nei gasdotti del Mar Nero.



I giornali Usa danno poco spazio alla diatriba perché Washington vuole restare fuori da una guerra generata anche dai suoi errori, antichi e recenti. Obama è un’anatra zoppa e non può condurre conflitti allargati per non pregiudicare la possibile rielezione di un democratico. Al punto che il segretario di Stato John Kerry ha chiesto in una riunione all’Osce a Belgrado di inviare truppe di terra siriane e di altri Paesi arabi per combattere l’Isis. I bombardamenti per vincere l’Isis, dice Kerry, non bastano: ma se ne accorge adesso, dopo oltre un anno e mezzo di raid.

Quali truppe arabe intende inviare? Quelle di Assad, che gli Usa vorrebbero mandare via? Quelle dei suoi nemici arabi, che sostengono indirettamente l’Isis? Sfioriamo il vaneggiamento, se non fosse che gli Usa non hanno nessuna voglia di fare questa guerra. A loro va bene così: un sanguinoso stallo tra sciiti e sunniti, con la Russia che brucia risorse belliche, la Turchia che litiga con Mosca e l’Europa che deve imparare a fare da sola perché gli Usa non intendono pagare il 70% dei costi della Nato.

Quanto al rapporto con Ankara, gli Usa ne sono esausti: hanno trattato per un anno la concessione della base di Incirlik e ora vogliono assestare a Erdogan una lezione. Nel 2013 Erdogan voleva espellere l’ambasciatore Usa ad Ankara Francis Ricciardone e accusava gli Stati Uniti di guidare la «lobby dei tassi di interesse». La stessa vicenda dell’Imam Fethullah Gulen, in esilio in America, rientra nelle tensioni tra Ankara e Washington: c’è stato il tentativo di incrinare dall’interno il potere di E rdogan e del partito islamico l’Akp ed è andato male. Al punto che la Turchia ha persino minacciato di acquistare missili dalla Cina.

Se la Nato volesse difendere davvero il presidente turco non avrebbe ritirato i Patriot. La verità è che gli Stati Uniti non si fidano di lui, altrimenti Obama non gli ha avrebbe chiesto di chiudere i confini con la Siria, cosa che peraltro i turchi si rifiutano di fare. Non chiediamoci come va la guerra al Califfato ma a chi serve e magari scopriremo che primadi al-Baghdadi cadranno altri birilli del Levante, in Siria e forse anche nella vicina Libia.

* Fonte: Il Sole 24 Ore

giovedì 5 novembre 2015

TURCHIA: L'INATTESA VITTORIA DI ERDOGAN E LE SUE CONSEGUENZE di Campo Antimperialista

[ 5 novembre ]

Le elezioni anticipate di domenica scorsa si sono concluse con un risultato che quasi nessuno si aspettava: una quarta, schiacciante vittoria consecutiva per gli islamisti conservatori del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), che è al potere dal 2002.

[nella foto, dell'agosto scorso, i dirigenti di HAMAS ad Ankara]


AKP ha strappato il 49,4% dei voti, un aumento notevole rispetto al 40,9% ottenuto nelle elezioni precedenti, tenutasi il 7 giugno. L'AKP ha ora la maggioranza assoluta in parlamento, avendo 316 dei 550 seggi. Possiede quindi una forza sufficiente per formare un governo da solo, evitando scenari di coalizione per i prossimi quattro anni. Tuttavia la vittoria, pur schiacciante, vista dall’angolo visuale di Erdogan e delle sue mire presidenzialistiche, è zoppa, visto che non ha i numeri per modificare la costituzione, cosa per la quale occorrono almeno 330 seggi.

Il timore che il Paese precipiti nel caos — dopo giugno si sono moltiplicati gli scontri sanguinosi con i guerriglieri curdi del PKK e con le cellule turche dell’ISIS — e che il boom economico sia alla fine sembrano essere le due ragioni principali che spiegano la vittoria elettorale dell’AKP.

Hanno invece subito una sconfitta due dei tre principali partiti dell’opposizione: l’estrema destra dei Lupi Grigi, ovvero il Partito di azione nazionalista (MHP) e la sinistra moderata del Partito Democratico Popolare (HDP). Il MHP è il partito che è uscito con le ossa rotte dalla elezioni: a giugno aveva ottenuto il 16,4% dei voti e 80 seggi, domenica solo l'11,9% e 40 seggi. Secondo gli analisti turchi quasi tutti i voti persi dal MHP sono andati al AKP. Moltissimi elettori del MHP, ferventi nazionalisti hanno preferito dare fiducia ad Erdogan, punendo la decisione della direzione del MHP di rifiutare ogni coalizione con AKP.

L'altro partito di opposizione che ha subito una battuta d'arresto è stato il Partito Democratico Popolare. Nel mese di giugno l'HDP aveva ottenuto una grande vittoria, passando tranquillamente la soglia del 10%, conquistando il 13,1% dei voti (80 seggi), raddoppiando i suoi voti. Domenica, tuttavia, l'HDP ha passato per poco lo sbarramento del 10%, ottenendo così 61 seggi. Anche in questo caso i voti persi dal HDP sono andati al partito di Erdogan. La recrudescenza del conflitto tra regime e la guerriglia del PKK ha spinto molti curdi a seguire le indicazioni dei leader religiosi locali.

L'unico partito che ha conservato la sua platea di voti e consensi è stato quello kemalista (affiliato alla socialdemocrazia europea), il Partito Repubblicano del Popolo (CHP). Questo ha ottenuto il 25,4% dei voti (134 seggi). Il CHP dispone di uno storico zoccolo elettorale di massa, anzitutto in Tracia e sulla costa dell’Egeo, costituito principalmente dalle classi medie laiche urbane e dalla minoranza alawita moderata.

Quale sia il significato politico della vittoria di Erdogan lo indica Aldo Kaslowski, presidente onorario della Tusiad, la Confindustria turca:

«I mercati amano la stabilità, gli esecutivi autorevoli, ora speriamo che un Erdogan più forte torni anche a essere un presidente più ragionevole, come nei primi anni di governo, superando la polarizzazione politica e sociale del Paese. Abbiamo bisogno di tornare a crescere: quest'anno non andremo oltre il 2,5%, molto al di sotto dell'8 di tre anni fa».
I capitalisti turchi hanno fatto infatti affari d’oro coi governi dell’AKP. In poco più di un decennio la Turchia ha conosciuto un vero e proprio boom economico, balzando al 17° posto nel mondo e al sesto in Europa, con un Pil, triplicato, a 800 miliardi. Un balzo che ha avuto diverse ragioni, tra cui cinque principali: bassi salari e zero diritti per i lavoratori, fortissimi investimenti esteri, svalutazione della moneta nazionale, una forte spesa pubblica e bassi tassi d’interesse e crediti facili.

Ma l’epoca delle vacche grasse è oramai giunta al termine. Sull’economia turca, come su quella di diversi Brics, pende una Spada di Damocle: se la Fed americana, com’è probabile, alzerà i tassi d’interesse, la fuga dei capitali sarebbe inevitabile. Del resto la contestuale svalutazione dell’euro (più del 50% delle esportazioni turche va verso l’Unione europea) non potrà che accentuare i rischi di una recessione, a meno che Erdogan non pensi di spingersi ancora più oltre sulla linea della svalutazione della Lira turca.

Sul piano geopolitico la grande vittoria elettorale rappresenta per Erdogan ed il suo regime una vitale boccata d’ossigeno. Pur di perseguire una politica regionale espansionista — neo-ottomana è stato un po’ troppo semplicisticamente affermato —, Erdogan è entrato con tutti e due i piedi nella fratricida guerra civile siriana, scommettendo sulla caduta imminente del regime di Bashar al-Assad. 

Un errore di calcolo madornale.

Ankara ha sostenuto 
a piene mani, in combutta con gli imperialisti occidentali (e sostiene ancora ciò che ne resta) le milizie raggruppate nell’Esercito Siriano Libero (ESL). Davanti ai rovesci dell’ESL ed alla fuga dei suoi miliziani verso le formazioni islamiste più radicali, tra cui al-Nusra, Ankara non è tornata sui suoi passi e, pur di conservare la sua influenza nel conflitto siriano, da almeno due anni sostiene, in compagnia di Arabia Saudita e Qatar, la potente coalizione Jaish al-Fatah (Esercito della Conquista), di cui al-Nusra è la spina dorsale. E non è per caso se tra i primi ad inviare congratulazioni a Erdogan per la sua vittoria elettorale di domenica, oltre a Khaled Meshal e Haniyeh di HAMAS, sia stato proprio il comando generale di Jaish al-Fatah, come pure dell’altro potente gruppo Ahrar al-Sham.

Di certo Erdogan non ha ricevuto le felicitazioni dell’ISIS, il quale, contrariamente a quanto afferma certa vulgata complottista, è in aperta rotta di collisione con la Turchia ed i suoi alleati locali. Tanto più dopo che Erdogan ha concesso agli americani l’uso della base militare di Incirlick per colpire le postazioni del califfato, e dopo le azioni repressive che le forze speciali turche hanno recentemente condotto per annientare le basi dell’ISIS a Dyarbakyr e in altre zone della Turchia, che hanno fatto diversi morti tra i militanti dell’ISIS.

Non c’è, a ben vedere, nessuna possibilità che il califfo ed il sultano in pectore (Erdogan) possano trovare un’intesa. Erdogan aspira a fare della Siria un suo protettorato rafforzando la potenza regionale della Turchia, non punta affatto a sovvertire, come invece è nella strategia dell’ISIS, tutto l’assetto geopolitico della mezzaluna fertile come sancito dall'accordo Sykes-Picot e nella prospettiva di costruire una umma musulmana unitaria.

Ma il pasticcio geopolitico in cui si è cacciato Erdogan con la sua politica aggressiva ed espansionistica in Siria non finisce con l’ISIS. Egli oramai deve scontare l’opposizione frontale di Russia e Iran. Il che è un guaio ben più importante. L’entrata diretta nel conflitto siriano degli alleati russi e iraniani a sostegno delle truppe di Assad e di Hezbollah libanese, pone di fatto fine alla libertà di manovra di Ankara. L’azione di russi e iraniani è infatti rivolta con ogni evidenza a schiacciare le milizie islamiste foraggiate dalla Turchia, forti anzitutto sull’asse che va da Damasco ad Aleppo, passando per Homs, Hama ed Idlib. 
Se l’avanzata russo-iraniana in sostegno ad Assad avrà successo, la politica espansionistica di Erdogan subirebbe una disastrosa sconfitta. Che potrebbe essere evitata solo ad una condizione: la definitiva internazionalizzazione del conflitto siriano ovvero, ottenuto l’avallo americano, con l’ingresso dell’esercito turco in Siria.
Ma a quel punto sarebbe tutta un’altra storia.

martedì 4 agosto 2015

SIRIA: LA TURCHIA ENTRA UFFICIALMENTE IN GUERRA di Campo Antimperialista

[ 4 agosto ]

La Turchia dichiara guerra all’Isis, ma colpisce i curdi del Pkk
Quali sono i veri obiettivi di Ankara?



Abbiamo scritto più volte su quanto sia complesso il quadro disegnato dalla Grande Guerra Mediorientale che coinvolge tanti paesi della regione – Siria, Iraq e Yemen in primo luogo.
In questo contesto la Turchia ha da sempre giocato un ruolo di primo piano. Ora, però, siamo di fronte ad un vero e proprio salto di qualità. Il governo di Ankara ha dichiarato guerra all’Isis, consentendo agli americani di poter utilizzare la base di Incirlik per i loro raid sulle postazioni del Califfato, ma da parte turca la guerra è soprattutto contro i curdi del Pkk e quelli del Kurdistan siriano (Rojava).

Sulle montagne del Kurdistan iracheno sono già 260 i curdi uccisi dai bombardamenti turchi, un’azione condotta con il sostanziale avallo del governo curdo-iracheno presieduto da Massud Barzani, da sempre in buoni rapporti con il grande vicino del nord.
Che vi sia una grande ambiguità nella politica turca non c’è dubbio, ma questa non è una novità. Restano invece da capire gli obiettivi strategici dell’azione intrapresa da Erdogan negli ultimi giorni. Sicuramente il capo del governo di Ankara vive gravi problemi interni, visto l’insuccesso registrato nelle ultime elezioni politiche, ma l’ingresso ufficiale nella Grande Guerra Mediorientale ha sicuramente anche altre motivazioni.
Erdogan ha certamente tre obiettivi: 1. arrivare alla capitolazione di Assad, 2. colpire in profondità il Pkk, ed ogni nascente entità curda (la Rojava) non controllata dall’occidente, 3. indebolire – ma solo fino ad un certo punto – l’Isis. Tutto ciò allo scopo di riprendere, nelle nuove condizione, il progetto neo-ottomano immaginato da Davutoglu.

E’ questo il tema dell’articolo che segue, nel quale Giuseppe Cucchi (del quale non condividiamo, ovviamente, la manifesta simpatia per i militari turchi) avanza sul sito limesonline un’ipotesi da considerarsi con la dovuta attenzione. Questa ipotesi si basa su due premesse: che l’Isis verrà prima o poi sconfitto, che questa sconfitta non significherà però il ripristino dello status quo ante, data la volontà delle comunità sunnite interessate a non tornare a dipendere dai governi di Baghdad e Damasco.

Chi prenderà a quel punto il posto del Califfo sconfitto? Questa è la domanda. Alla quale ad Ankara hanno ovviamente una risposta, naturalmente neo-ottomana.

Quante possibilità vi sono che questo disegno possa realizzarsi è difficile da dirsi. Non solo perché non sappiamo chi vincerà alla fine questa guerra (una domanda su tutte: come reagirà l’Iran all’iniziativa di Erdogan?), non solo per la molteplicità degli interessi nello stesso campo sunnita, ma anche perché il Califfo non si farà facilmente da parte per lasciare campo libero alSultano.

I propositi neo-ottomani potrebbero rivelarsi ancora una volta illusori, ma l’ambizione turca appare in effetti piuttosto chiara.

* Fonte: Campo Antimperialista

*************

Se il sultano Erdogan vuole farsi califfo
di Giuseppe Cucchi

L’improvviso ingresso nella guerra contro lo Stato Islamico sembra una rivoluzione per la politica estera della Turchia. Ma l’obiettivo del presidente rimane immutato.

C’è un personaggio dei fumetti francesi, il Gran Vizir Iznogud (già il nome è un programma!) che trascorre la propria vita a congiurare invano per “divenire califfo al posto del califfo”.

È la sorte che sembra attendere il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, dopo che l’imprevista affermazione elettorale del partito curdo Hdp gli ha tolto la maggioranza assoluta e la possibilità di formare un governo  monopartitico per la prima volta da quando il suo partito Giustizia e Libertà (Akp) è entrato sulla scena politica turca.

Il suo programma di progressiva islamizzazione della Turchia ha subito una battuta d’arresto forse irreversibile. Un programma perseguito senza soste e fruendo per un lungo periodo del miope sostegno fornitogli dall’Unione Europea.

Nell’ansia di ridurre la militarizzazione di un paese che trattava la propria adesione, l’Ue ha sostenuto con impegno tutte le misure miranti a togliere potere a quelle Forze Armate cui il legato costituzionale di Ataturk affidava il controllo e l’estrema difesa della laicità del paese. In qualche caso queste misure le ha addirittura sollecitate, accelerando un processo forse inevitabile ma che ha derivato dall’imprimatur di Bruxelles una rispettabilità che probabilmente non gli spettava.

La battuta d’arresto elettorale del partito di Erdogan sembra incidere anche sulla complessa tela di politica internazionale che la Turchia sta tessendo in questo momento. Ankara opera con una Realpolitik che supera in molti casi di gran lunga i limiti della morale tradizionale – per intenderci, quella che vorrebbe che gli atti di un paese fossero guidati dai suoi valori oltre che dai suoi interessi e che respinge con sdegno la morale machiavellica secondo cui “il fine giustifica sempre i mezzi”.

Si discute spesso su chi sia il ragno al centro della tela turca. In altri tempi il primato era assegnato senza esitazioni ad Erdo?an; Ahmet Davuto?lu, allora ministro degli Esteri, veniva considerato l’ideologo di riferimento.

La classica coppia di uomini di  Stato: uno dotato del dono della visione strategica, l’altro capace di trasformare in realtà tale visione. Poi apparentemente le due strade si sono separate mentre entrambi crescevano e mutavano il proprio ruolo, Erdogan divenendo presidente e Davutoglu accedendo al premierato. Adesso si sente spesso parlare di frequenti dissidi fra i due e della possibilità che finiscano con l’opporsi l’uno all’altro. Il dissidio tra i due è reale o siamo di fronte all’ennesima versione dell’eterna commedia dei due gendarmi, con Davutoglu nella parte del buono ed Erdo?an ovviamente in quella del cattivo?

Tutto questo avviene mentre il paese cerca di imporsi come potenza regionale,recuperando almeno parte del prestigio e dell’area di influenza dell’Impero Ottomano, mentre nell’ecumene islamico sono in corso due guerre – entrambe non dichiarate, ma non per questo meno reali – di cui la Turchia è uno dei maggiori protagonisti e mentre la tensione tra Ankara e i curdi sembra sul punto di trasformarsi in guerra civile aperta. Condizioni estremamente difficili, dunque.

Forse per questo Erdogan e la Turchia sembrano perseguire contemporaneamente due diverse linee strategiche, apparentemente divergenti sui tempi brevi ma convergenti a lungo e forse anche a medio termine.

La prima è la strategia più evidente, centrata su un’immagine del paese che deve rimanere quanto più immacolata, filo-occidentale e filo-atlantica possibile. Ecco dunque le recenti concessioni fatte a Cipro, ove sembra che per la prima volta si possa seriamente parlare di abbattere il muro che separa le due comunità. Ecco la concessione dell’uso della base aerea Usa di Incirlick, precedentemente negata con ostinazione, ai caccia della coalizione anti-Stato Islamico (Is). Ecco l’idea di occupare in Siria una zona cuscinetto che consenta di sottrarre al rischio dei combattimenti centinaia di migliaia di profughi. Ecco infine l’annuncio dell’intervento contro il “califfato”, e poco importa se tale intervento si sia limitato a qualche sporadica cannonata mentre la vera azione bellica è stata quella contro i curdi del Pkk, che ha definitivamente seppellito una tregua in vigore dal 2013.

La seconda strategia è occulta e come tale probabilmente chiara in tutti i suoi aspetti solo a pochissimi responsabili. Nell’analizzarla ci muoviamo nel campo delle ipotesi, non in quello delle certezze, con tutta l’aleatorietà di giudizio che ciò comporta.

Se si centra il ragionamento sull’ottica del cui prodest?, diviene immediatamente chiaro come le azioni dello Stato Islamico beneficino in maniera non trascurabile il campo sunnita, impegnato in una guerra non dichiarata e senza esclusione di colpi contro gli sciiti. Questo conflitto è destinato a decidere quale dei due campi risulterà prevalente nell’ecumene islamico e a marcare confini più o meno definitivi fra le confessioni religiose in contrasto.

In oltre un anno di guerra aperta, il cosiddetto califfato ha ottenuto risultati impensabili. Ha portato avanti il frazionamento dell’Iraq e della Siria, staccando dai due paesi tutte le aree a prevalenza sunnita. Ha fondato uno Stato nuovo, che appare destinato a durare anche dopo l’eventuale distruzione dell’Is, visto che i suoi abitanti in futuro accetteranno tutto tranne che il ritorno sotto dominazione sciita. Ha tenuto impegnate in combattimento le milizie sciite irachene, libanesi e iraniane, costringendo Teheran a usarle per difendere la propria area di influenza anziché spenderle aggressivamente in altri teatri a dominanza sunnita – Bahrein e Yemen, per esempio.

Questo spiega come nell’Islam sunnita l’Is goda di quell’80% di approvazione che il famoso sondaggio di Aljazeera ha evidenziato, lasciando interdetto il mondo occidentale. Spiega altresì come i grandi sponsor dell’azione sunnita, in primis Turchia e Arabia Saudita, si siano limitati sino a ieri a condanne puramente formali del “califfato”, sostenendone in vari modi l’azione.

La Turchia ha appoggiato l’Is principalmente per astensione, vale a dire non concedendo basi alla coalizione, non intervenendo in episodi come quello di Kobane, non facendo nulla per impedire il passaggio di jihadisti stranieri verso la Siria eccetera. Probabilmente c’e’ stata anche qualche forma di collusione fra “califfato” e servizi segreti turchi. Una situazione che per molti  aspetti  ricorda (in scala ridotta) quella creatasi in Afghanistan fra servizi segreti pakistani e talebani.

Ora le cose stanno apparentemente cambiando. Ankara ha persino richiesto, con il sostegno degli Stati Uniti, la riunione del North Atlantic Council – l’organo politico di più alto livello della Nato – sulla base dell’articolo 4 del Patto Atlantico che consente a ogni paese membro di avviare consultazioni con tutti gli altri allorché si ritiene minacciato.

È una radicale inversione di rotta o la continuazione sotto altra forma della politica precedente? Probabilmente entrambe le cose contemporaneamente.

Se guardiamo solo alla politica ufficiale del paese, è in atto il cambiamento in cui l’Occidente sperava da tempo. Se invece teniamo conto di come, muovendosi accortamente in questo modo, la Turchia possa mirare a sostituirsi col tempo allo Stato Islamico – magari anche con qualche decisa azione bellica o con una serie di silenziose epurazioni che ne eliminino i vertici – e divenire il punto di riferimento del nuovo paese sunnita che emergerà alla fine della fase rivoluzionaria di questo conflitto, dobbiamo constatare la continuità della politica turca, che apparirebbe figlia di un unico grande disegno strategico.

A questo punto dobbiamo chiederci se Erdogan, che ha dato segno negli ultimi anni di un’inarrestabile megalomania, non miri in realtà a divenire “califfo al posto del califfo”, come il Gran Vizir Iznogud.

In fondo il titolo di califfo spettava al sultano turco, prima che Ataturk lo abolisse…

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)