[ 15 gennaio 2019 ]
La premessa è che ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Battisti ha scelto di intraprendere la lotta armata contro lo stato italiano e ha ucciso alcune persone (che con lo stato c’entravano ben poco, ed è questa la sua più grave colpa, per lo meno dal mio punto di vista…). Lui nega di averle uccise ma io non posso sapere se sia sincero o meno. Fatto sta che i giudici lo hanno riconosciuto colpevole e quindi per lo stato italiano lui è l’autore di quegli omicidi. E per quello che ha commesso è giusto che lui si assuma le sue responsabilità fino in fondo e sconti la pena prevista. Sotto questo aspetto c’è ben poco da aggiungere. Non stiamo parlando di una persona perseguitata per le sue idee ma di un uomo che ha ucciso o contribuito ad uccidere altri uomini in un agguato. Battisti non può essere considerato neanche un “combattente”, un “prigioniero di guerra”, perché le azioni che lui e la sua banda ponevano in essere non erano azioni di guerra. Alcune delle BR, al limite, lo sono state, al di là ora del giudizio etico, umano e politico che ciascuno di noi può avere su quell’esperienza tragica e terribile che fu la lotta armata in Italia, prodotto di uno scontro sociale e politico nazionale e internazionale ben più ampio ed esteso.
Per cui non vale e non può valere per Battisti lo “status” di combattente. Con questo non voglio neanche dire che sia un criminale comune. No, non lo era e non lo è, perché anche lui è un figlio di quell’epoca, cioè di quel grande e drammatico scontro sociale e politico che ha caratterizzato un intero quindicennio. Ma questo non cancella – come ho già detto – la sua responsabilità personale che deve assumersi in toto e fino in fondo. E su questo non si scappa.
Le questioni che voglio porre sono altre, e sono di ordine politico. Anche perché lo spettacolo ipocrita di tutti i leader politici, da destra a “sinistra”, nessuno escluso, che ieri alla notizia dell’arresto di Battisti banchettavano intorno al suo “cadavere” era semplicemente rivoltante, da voltastomaco. E proprio l’accanimento di questi giorni mi ha sollecitato alcune riflessioni.
Domanda secca: Sharon, Begin, Netanyahu, Tzipi Livni più quelli che li hanno preceduti e tutti i loro sgherri, che hanno massacrato decine di migliaia di civili palestinesi (fra cui migliaia di bambini) nel corso di mezzo secolo, sono mai stati perseguiti?
I presidenti americani, Bush, padre e figlio, Jhonson, Reagan, Condoleeza Rice, Clinton, marito e moglie e tutti i loro generali e addetti ai lavori (cioè ai massacri…) che hanno massacrato centinaia di migliaia di civili in giro per il mondo con i bombardamenti e con gli embarghi criminali che impediscono di rifornire di medicine e cibo le popolazioni civili, sono mai stati perseguiti per crimini di guerra? Il presidente Truman che ha sganciato l’atomica su Hiroshima e Nagasaki è mai stato perseguito per crimini di guerra?
I veri mandanti delle stragi di stato (sottolineo, di stato…) che hanno insanguinato l’Italia dalla fine degli anni ’60 ai primi ’80, sono stati perseguiti? I veri mandanti delle stragi e degli omicidi di mafia (collusa con lo stato e con la classe dirigente italiana dell’epoca) che hanno insanguinato l’Italia per settant’anni, sono mai stati perseguiti?
Mai.
Da ciò se ne deduce che così come la storia la scrivono i vincitori e non i vinti, anche ad essere perseguiti, colpevoli o innocenti che siano, sono i vinti e non, ovviamente, i vincitori.
Ad essere giustiziati sono stati Milosevic, Gheddafi (per la verità, linciato in mondovisione), Saddam (volevano far fare la stessa fine anche ad Assad, ma non ci sono riusciti…), non Bush e Netanyahu. I vincitori vengono celebrati e i vinti criminalizzati. A torto o a ragione.
A finire in galera, nella stragrande maggioranza dei casi sono quelle fasce di proletariato e sottoproletariato che la società non riesce a gestire e che finiscono inevitabilmente nell’illegalità e nella criminalità. Quasi la metà della popolazione carceraria in Italia è formata da immigrati. Un caso? Ovviamente no. Ergo, in galera, tranne rarissimi casi, non ci vanno i ricchi e i potenti ma i poveracci, colpevoli o innocenti che siano, sia gli uni che gli altri. I vincitori a casa a godersi la vita (e i loro profitti…) e i vinti in galera.
I fatti ci dicono che la giustizia è quella dei vincitori e mai quella dei vinti.
Battisti va in galera, giustamente, ma non ci sono mai andati né gli esecutori materiali né tanto meno i responsabili morali e politici delle centinaia di lavoratori, studenti e giovani uccisi dalla polizia dal dopoguerra fino alla fine del secolo nelle piazze italiane durante manifestazioni, scioperi o scontri di piazza. Perché? Forse quelle persone uccise valgono meno di quelle uccise da Battisti o da altri come lui? Forse il dolore dei familiari degli uni vale meno del dolore dei familiari degli altri?
Potrei continuare.
L’accanimento sul caso Battisti è politico, ovviamente, a nessuno degli esponenti politici che ora stanno facendo a gara a chi è più forcaiolo, frega nulla di lui.
La stagione grande e tragica degli anni ’70 deve essere sepolta e decodificata come un’epoca di violenza e terrorismo. Ma non è detto che ciò accada perché, in fondo, può tornare sempre utile. Salvini ha dichiarato che l’arresto di Battisti (il regalo di quel “bravo ragazzo” di Bolsonaro che invece di stare in galera è presidente del Brasile…) è solo l’inizio e che altri terroristi latitanti verranno braccati e arrestati (vivi o morti?…) nei prossimi anni. Insomma, tutto ciò che può servire a depistare l’attenzione delle masse e a scongiurare – specie di questi tempi – una possibile nuova rivolta sociale, deve essere fatto. Parigi val bene una messa, come si suol dire.
Dobbiamo occuparci di Cesare Battisti.
Non del Cesare — socialista e soldato impiccato dagli austriaci il 12 luglio del 1916 — celebrato e venerato come patriota insieme ad altri "terroristi" come Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa e Nazario Sauro...
Ci occupiamo di un'altro Cesare, quello appena catturato in Bolivia e portato in Italia affinché sconti la pena all'ergastolo, colpevole secondo un paio di pentiti, quindi per la legge italiana, di aver fatto parte, sul finire degli anni '70, di una delle tante organizzazioni armate e di avere ucciso almeno quattro persone.
Sorvoliamo, per carità di patria, sulla pornografica esibizione di Salvini e del ministro che sempre ride...
Sorvoliamo, per carità di patria, sulla pornografica esibizione di Salvini e del ministro che sempre ride...
Lo facciamo dando la parola a Carlo Formenti e Fabrizio Marchi, due coetanei del Battisti, che come lui vissero da militanti il decennio turbolento degli anni '70 ma che, a differenza del Battisti, non fecero parte di alcun gruppo armato.
* * *
L'ORGIA DEL POTERE
di Carlo Formenti
Battisti non è mai stato un simbolo per coloro che hanno vissuto da protagonisti i
movimenti politici e sociali degli anni Settanta. Ma oggi tutti i partiti (sia quegli storici che quelli nati dall'ondata populista, sia quelli di governo che quelli di opposizione), per tacere dei media che dedicano tutte le prime pagine al suo arresto, si affannano a trasformarlo proprio in questo: il mostro che viene dipinto (comunista, assassino, infame, vigliacco, ecc.) si converte in simbolo di un'intera stagione di lotte contro il capitalismo che, per l'ennesima volta, si tenta di categorizzare alla voce "anni di piombo".
Un vecchio pensionato che offre un'immagine di deriva personale ed umana, più che di sconfitta politica e ideologica, viene rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, come se rappresentasse tuttora un pericolo per lo stato. Perché questa messa in scena? C'è chi parla di operazione di distrazione di massa rispetto ai veri problemi del Paese. Questa è una parte della verità.
Dietro queste orgiastiche celebrazioni del trionfo della giustizia si nasconde la paura che la rabbia delle masse popolari rompa gli argini, come è avvenuto in Francia con il movimento dei gilet gialli, ma soprattutto si nasconde la paura che questa rabbia dia vita a forme politiche in grado di sfidare realmente - e non a parole come i Di Maio di turno - il sistema. Quindi si mettono le mani avanti, come a dire: vedete cosa succede quando si alza troppo il tiro contro le oligarchie? Il rancore sociale è prima o poi destinato a partorire mostri come Battisti. Non lasciamoci ingannare e andiamo avanti a scavare: la vecchia talpa non partorisce mostri ma si apre la strada verso la libertà.
* * *
VINCITORI E VINTI
di Fabrizio Marchi
La premessa è che ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Battisti ha scelto di intraprendere la lotta armata contro lo stato italiano e ha ucciso alcune persone (che con lo stato c’entravano ben poco, ed è questa la sua più grave colpa, per lo meno dal mio punto di vista…). Lui nega di averle uccise ma io non posso sapere se sia sincero o meno. Fatto sta che i giudici lo hanno riconosciuto colpevole e quindi per lo stato italiano lui è l’autore di quegli omicidi. E per quello che ha commesso è giusto che lui si assuma le sue responsabilità fino in fondo e sconti la pena prevista. Sotto questo aspetto c’è ben poco da aggiungere. Non stiamo parlando di una persona perseguitata per le sue idee ma di un uomo che ha ucciso o contribuito ad uccidere altri uomini in un agguato. Battisti non può essere considerato neanche un “combattente”, un “prigioniero di guerra”, perché le azioni che lui e la sua banda ponevano in essere non erano azioni di guerra. Alcune delle BR, al limite, lo sono state, al di là ora del giudizio etico, umano e politico che ciascuno di noi può avere su quell’esperienza tragica e terribile che fu la lotta armata in Italia, prodotto di uno scontro sociale e politico nazionale e internazionale ben più ampio ed esteso.
Per cui non vale e non può valere per Battisti lo “status” di combattente. Con questo non voglio neanche dire che sia un criminale comune. No, non lo era e non lo è, perché anche lui è un figlio di quell’epoca, cioè di quel grande e drammatico scontro sociale e politico che ha caratterizzato un intero quindicennio. Ma questo non cancella – come ho già detto – la sua responsabilità personale che deve assumersi in toto e fino in fondo. E su questo non si scappa.
Le questioni che voglio porre sono altre, e sono di ordine politico. Anche perché lo spettacolo ipocrita di tutti i leader politici, da destra a “sinistra”, nessuno escluso, che ieri alla notizia dell’arresto di Battisti banchettavano intorno al suo “cadavere” era semplicemente rivoltante, da voltastomaco. E proprio l’accanimento di questi giorni mi ha sollecitato alcune riflessioni.
Domanda secca: Sharon, Begin, Netanyahu, Tzipi Livni più quelli che li hanno preceduti e tutti i loro sgherri, che hanno massacrato decine di migliaia di civili palestinesi (fra cui migliaia di bambini) nel corso di mezzo secolo, sono mai stati perseguiti?
I presidenti americani, Bush, padre e figlio, Jhonson, Reagan, Condoleeza Rice, Clinton, marito e moglie e tutti i loro generali e addetti ai lavori (cioè ai massacri…) che hanno massacrato centinaia di migliaia di civili in giro per il mondo con i bombardamenti e con gli embarghi criminali che impediscono di rifornire di medicine e cibo le popolazioni civili, sono mai stati perseguiti per crimini di guerra? Il presidente Truman che ha sganciato l’atomica su Hiroshima e Nagasaki è mai stato perseguito per crimini di guerra?
I veri mandanti delle stragi di stato (sottolineo, di stato…) che hanno insanguinato l’Italia dalla fine degli anni ’60 ai primi ’80, sono stati perseguiti? I veri mandanti delle stragi e degli omicidi di mafia (collusa con lo stato e con la classe dirigente italiana dell’epoca) che hanno insanguinato l’Italia per settant’anni, sono mai stati perseguiti?
Mai.
Da ciò se ne deduce che così come la storia la scrivono i vincitori e non i vinti, anche ad essere perseguiti, colpevoli o innocenti che siano, sono i vinti e non, ovviamente, i vincitori.
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| Libia: Bombardamento "umanitario" della NATO |
A finire in galera, nella stragrande maggioranza dei casi sono quelle fasce di proletariato e sottoproletariato che la società non riesce a gestire e che finiscono inevitabilmente nell’illegalità e nella criminalità. Quasi la metà della popolazione carceraria in Italia è formata da immigrati. Un caso? Ovviamente no. Ergo, in galera, tranne rarissimi casi, non ci vanno i ricchi e i potenti ma i poveracci, colpevoli o innocenti che siano, sia gli uni che gli altri. I vincitori a casa a godersi la vita (e i loro profitti…) e i vinti in galera.
I fatti ci dicono che la giustizia è quella dei vincitori e mai quella dei vinti.
Battisti va in galera, giustamente, ma non ci sono mai andati né gli esecutori materiali né tanto meno i responsabili morali e politici delle centinaia di lavoratori, studenti e giovani uccisi dalla polizia dal dopoguerra fino alla fine del secolo nelle piazze italiane durante manifestazioni, scioperi o scontri di piazza. Perché? Forse quelle persone uccise valgono meno di quelle uccise da Battisti o da altri come lui? Forse il dolore dei familiari degli uni vale meno del dolore dei familiari degli altri?
Potrei continuare.
L’accanimento sul caso Battisti è politico, ovviamente, a nessuno degli esponenti politici che ora stanno facendo a gara a chi è più forcaiolo, frega nulla di lui.
La stagione grande e tragica degli anni ’70 deve essere sepolta e decodificata come un’epoca di violenza e terrorismo. Ma non è detto che ciò accada perché, in fondo, può tornare sempre utile. Salvini ha dichiarato che l’arresto di Battisti (il regalo di quel “bravo ragazzo” di Bolsonaro che invece di stare in galera è presidente del Brasile…) è solo l’inizio e che altri terroristi latitanti verranno braccati e arrestati (vivi o morti?…) nei prossimi anni. Insomma, tutto ciò che può servire a depistare l’attenzione delle masse e a scongiurare – specie di questi tempi – una possibile nuova rivolta sociale, deve essere fatto. Parigi val bene una messa, come si suol dire.



