[ 6 maggio 2018]
Era il dicembre del 2016 quando su questo blog segnalavamo il pamphlet del piddino Fabrizio Rondolino L'ITALIA NON ESISTE (PER NON PARLARE DEGLI ITALIANI).
La pubblicistica auto-razzista e anti-italiana ha radici profonde, Gramsci avrebbe detto che la fonte sta nel cosmopolitismo di matrice cattolico-romana, che lui riteneva infatti essere stato il principale ostacolo alla (tardiva) formazione dello Stato unitario.
E, ci avrebbe detto il Gramsci, che proprio per questo il Rinascimento fu in verità una fase antirivoluzionaria rispetto al primo Umanesimo. Una tesi che egli giustificava appunto col ruolo cosmopolitico degli intellettuali italiani, ed il loro rifiuto di mettersi alla testa del popolo per farne una nazione. Di cui la sua ammirazione per Machiavelli...
Non c'è dubbio che tale pubblicistica anti-italiana, in nome di un antifascismo liberistico, è funzionale al disegno mondialista delle élite, ed in particolare a quelle euriste. Essa non solo deve dimostrare che ogni "sovranismo" è nazionalismo becero, reazionario; deve mostrare che il patriottismo, sotto le Alpi, è semplicemente destituito di qual si voglia fondamento storico.
Lorsignori non demordono.
Sul CORRIERE DELLA SERA del 2 maggio, tanto per fare un esempio, sotto le mentite spoglie di un articolo scientifico si poteva leggere:
E così veniamo a LA STAMPA di ieri. In prima pagina Mattia Feltri, facendo il sofisticato, ci da questo Buongiorno:
Era il dicembre del 2016 quando su questo blog segnalavamo il pamphlet del piddino Fabrizio Rondolino L'ITALIA NON ESISTE (PER NON PARLARE DEGLI ITALIANI).
Era, dicevamo "... un concentrato esplosivo di disprezzo del concetto di nazione, di vero e proprio odio auto-razzista dell'Italia e del popolo italiano. Un inno sperticato del "vincolo esterno" euro-tedesco, sotto le mentite spoglie di quel cosmpolitismo "progressista" di cui si ammanta la globalizzazione capitalistica".
Si leggeva nel pamphlet:
Si leggeva nel pamphlet:
«Tanto per cominciare, l’Italia non esiste. È un’espressione geografica, uno stivale che s’allunga pigro nel Mediterraneo, una graziosa penisola purtroppo in gran parte rovinata dagli italiani. L’idea di farne uno Stato, una Nazione con la maiuscola, come se fossimo la Spagna o l’Inghilterra, è una sciocchezza sesquipedale, che perdoniamo al conte di Cavour soltanto perché, maturato nella lingua e nella cultura d’Oltralpe, pensava in buona fede di vivere in Francia. L’Italia non è mai stata una nazione, e non lo sarà mai».Rondolino, segui le tracce di un altro sciacallo, Sergio Salvi, che nel 1996 (Erano gli anni della Lega di Bossi) pubblicò, appunto L'ITALIA NON ESISTE, ma radicalizzandole. Il Salvi almeno sosteneva che sì, gli italiani esistono, hanno un'identità antropologica e sociale, ma l'Italia come Stato-nazione non era mai nata.
La pubblicistica auto-razzista e anti-italiana ha radici profonde, Gramsci avrebbe detto che la fonte sta nel cosmopolitismo di matrice cattolico-romana, che lui riteneva infatti essere stato il principale ostacolo alla (tardiva) formazione dello Stato unitario.
E, ci avrebbe detto il Gramsci, che proprio per questo il Rinascimento fu in verità una fase antirivoluzionaria rispetto al primo Umanesimo. Una tesi che egli giustificava appunto col ruolo cosmopolitico degli intellettuali italiani, ed il loro rifiuto di mettersi alla testa del popolo per farne una nazione. Di cui la sua ammirazione per Machiavelli...
Non c'è dubbio che tale pubblicistica anti-italiana, in nome di un antifascismo liberistico, è funzionale al disegno mondialista delle élite, ed in particolare a quelle euriste. Essa non solo deve dimostrare che ogni "sovranismo" è nazionalismo becero, reazionario; deve mostrare che il patriottismo, sotto le Alpi, è semplicemente destituito di qual si voglia fondamento storico.
Lorsignori non demordono.
Sul CORRIERE DELLA SERA del 2 maggio, tanto per fare un esempio, sotto le mentite spoglie di un articolo scientifico si poteva leggere:
«Gli Italiani? Non esistono. Si tratta solo di un’aggregazione di tipo geografico. Abbiamo identità genetiche differenti, legate a storie e provenienze diverse e non solo a quelle» spiega Davide Pettener, antropologo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna...»Qui addirittura si tira in ballo la genetica, a ben vedere facendo il verso alla demenziale idea hitleriana della nazione come basata su un presunta (inesistente ovunque) purezza biologica della razza.
E così veniamo a LA STAMPA di ieri. In prima pagina Mattia Feltri, facendo il sofisticato, ci da questo Buongiorno:
»L’Italia non esiste, non è mai esistita. Non prendetevela con me, se non vi piace, ma con Giuseppe Prezzolini. «Il suo tentativo di formare uno stato nazionale è fallito. Sarà forse una provincia dell’Impero europeo». Scritto nel 1958 da New York. L’Italia non è una nazione, è una civiltà. Non ha nessuna idea di nazione. È municipale nella pratica e universale nelle aspirazioni. Quanto di meraviglioso ha prodotto, l’Impero romano, la Chiesa, il Rinascimento, Cristoforo Colombo e Marco Polo, Giotto e San Francesco, Enrico Fermi e Guglielmo Marconi, non ha niente di italiano, ha molto di più, ha il respiro del mondo. Poi c’è quella maledetta (o benedetta) pratica municipale, micragnosa, piccina, e l’abbiamo vista rappresentata alla grande negli ultimi sessanta giorni, durante i quali a nessuno è importato nulla dell’Italia perché semplicemente l’Italia non esiste. Nessuno che si voglia lordare le mani tendendole all’avversario per il bene dell’Italia, che tanto non esiste. Esistono gli italiani, a nome dei quali ognuno parla, gli italiani vogliono, gli italiani hanno detto, gli italiani hanno scelto, e poi quelli nemmeno sono «gli italiani», sono i loro tifosi schierati contro tutti gli altri tifosi, che chiamano delinquenti, traditori, al soldo del nemico, e gli riserverebbero il patibolo. Chi disse fatta l’Italia bisogna fare gli italiani forse si sbagliava, gli italiani esistono, sono sempre esistiti, oggi si chiamano Di Maio, Berlusconi, Salvini, Renzi, italiani esemplari per un’Italia che non esiste».
Torneremo sull'argomento, ed anche su Prezzolini e la letteratura nazionalistica che fece da concime all'imperialismo e poi al fascismo.
Una cosa si deve sapere: contro questa narrazione va condotta una lotta a tutto campo, spietata. Dall'esito di questa battaglia ideologica, non penso di esagerare, dipende il destino del nostro Paese.





