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martedì 9 ottobre 2018

IL CAVALLO? ERA UN BROCCO di G. Chiesa e A. Ingroia

[ 9 ottobre 2018 ]

A cavallo deceduto da un pezzo i proprietari si sono sentiti in dovere di certificarne la morte.
Non poteva andare a finire diversamente la "mossa" di Chiesa e Ingroia, ovvero il lancio della Lista del Popolo. I lettori si ricorderanno che alcuni di noi, nell'autunno scorso, guardarono con interesse alla proposta di Chiesa e Ingroia. La cosa si chiuse lì. Per rinfrescarvi la memoria leggete QUI e QUI.
Di seguito il mesto necrologio a firma di Chiesa e Ingroia.




*  *  *





Dichiarazione congiunta di Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia rivolta a tutti i membri della 
Lista del Popolo-Mossa del Cavallo

I qualità di soci fondatori della Lista del Popolo e della Mossa del cavallo, dichiariamo conclusa, al momento, l’esperienza legata a queste due denominazioni originali che ne costituirono, per così dire, la bandiera.

L’evidente sconfitta subita nel voto del 4 marzo ha costretto entrambi (insieme a una parte degli aderenti) a riesaminare sia i presupposti di partenza dell’esperimento, sia le prospettive che si considerarono possibili.

Molte cose sono cambiate da allora, e radicalmente. Il cavallo non è riuscito a saltare gli ostacoli, oggettivi e intenzionali, che gli si sono parati di fronte. Il popolo, di cui cercavamo il consenso, non abbiamo potuto incontrarlo. Non ha nemmeno saputo che esistevamo. Non avevamo mezzi. Andavamo contro la corrente. Fummo oscurati dai media. Le forze raccolte in partenza furono inadeguate, insufficienti, troppo disparate e confuse esse stesse. La trasversalità che cercavamo non fummo in grado di realizzarla, anche perché non pochi dei nostri militanti ne erano, essi stessi, assai poco convinti.

In queste condizioni un fantino scende dal cavallo e così ora facciamo.
L’unica cosa di valore che abbiamo prodotto è stato il Programma della Lista del Popolo. Che resta valido anche ora, più che mai. Ci auguriamo che i punti salienti delle nostre proposte siano ripresi da altre forze, che esistono ma in ordine sparso e al momento ininfluente.

Dopo una fase di stallo e la lunga pausa estiva, essa stessa frutto dell’incertezza e della confusione tra le nostre fila, il tentativo — che congiuntamente avevamo intrapreso a settembre, per ri-avviare l’attività sotto la forma di un “laboratorio politico-culturale”, che abbandonasse nell’immediato ogni prospettiva elettorale nazionale — si è rivelato del tutto impraticabile.

Abbiamo registrato troppe differenze, incomprensioni, tra le idee dei fondatori, le nostre idee, e quelle di molti che avevano aderito alla Lista del popolo nelle diverse fasi. Ricostruire una visione comune, colmare le tensioni, ridurre i dissensi, dissipare i sospetti, riteniamo sia impresa non meritevole di ulteriori sforzi.

Per questi motivi, di comune accordo, chiudiamo questo esperimento. Un dato positivo per noi, personalmente, è quello di esserci conosciuti meglio, di avere percorso un tratto di strada insieme, cercando una via per contribuire, per quanto potevamo, alla salvezza della democrazia nel nostro paese, e al miglioramento delle condizioni di vita e spirituali delle masse popolari. Abbiamo tentato di unire le forze di coloro che comprendono la gravità e la novità assoluta della crisi mondiale.

La stima reciproca che si è così creata rimane intatta e potrà servire per il futuro. Ciò che non è stato possibile nel 2017-2018, mutatis mutandis, potrebbe divenirlo in futuro. Vedremo.

Ciò detto, in qualità di detentori giuridici dei nomi e del marchio di Lista del Popolo e di Mossa del cavallo, ritiriamo il diritto ad usarli in futuro a tutte le organizzazioni rimaste in vita e ai singoli aderenti. Ne consegue parimenti l’immediata chiusura del sito con la denominazione Lista del Popolo e la corrispondente pagina Facebook con identico nome. Con un ringraziamento a coloro che ci hanno capiti.

Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa
8 OTTOBRE
 2018

martedì 6 febbraio 2018

VERSO LE ELEZIONI SCHEDA 7: LA LISTA DEL POPOLO

[ 6 febbraio 2018 ]

Continuiamo con le schede sui programmi delle diverse forze politiche che troveremo il 4 marzo sulla scheda elettorale. Ricordiamo che mettiamo a fuoco, dei diversi programmi, quanto dicono dell'Unione europea e dell'euro. Oggi ci occupiamo della Lista del Popolo animata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia. [nella foto]


Ricordiamo le schede precedenti:
SCHEDA 1: PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA
SCHEDA 2: PARTITO COMUNISTA
SCHEDA 3: L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS

SCHEDA 4: POTERE AL POPOLO
SCHEDA 5: LIBERI E UGUALI


*  *  *
LA CONFUSIONE È SOVRANA
Il programma della Lista del Popolo (europeo)


Come noto, sia come CLN che come P.101, ci siamo confrontati a fondo con il programma proposto dai promotori (Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa) della Lista del Popolo (LdP). 

Per la verità questo programma ha avuto tre versioni: la prima, in base alla quale avevamo avviato il confronto con i promotori per addivenire ad un'eventuale unione delle forze; una seconda - per noi inaccettabile - che ci ha portato a prendere atto dell'impossibilità di questa collaborazione; una terza (e definitiva) che conferma in buona sostanza la pesante svolta altreuropeista operata nella seconda stesura. E' della versione definitiva - scaricabile qui in pdf - che ci occuperemo brevemente.

Quale fosse il nodo del contendere è già noto ai lettori: la posizione ambigua e pasticciata sull'Unione europea e la sua moneta unica.

Peccato, perché il programma di Ldp vorrebbe affermare con forza l'obiettivo della riconquista della sovranità nazionale. Senza dubbio un punto di merito, esattamente quello che ci aveva convinto ad avviare il confronto. Sul punto si legge:
«Ripristinare la sovranità nazionale implica alcune scelte necessarie:
1. Rinegoziazione e - se impraticabile - recesso unilaterale dai Trattati europei che violano la Costituzione; 2. Trasformazione dell’Italia in paese neutrale, al di fuori di ogni blocco militare e al servizio della pace».

A parte la solita illusione della «rinegoziazione dei Trattati», notoriamente impossibile, una ragionevole base per affermare il principio di una sovranità nazionale fondata sulla Costituzione del 1948.

Purtroppo a questa rivendicazione di principio si è deciso di non far seguire un discorso coerente sull'UE e sull'euro. Della moneta unica - a dire il vero - si è deciso fin dall'inizio di non parlare proprio, preferendo affidarsi all'idea di una moneta parallela (la «moneta fiscale») emessa dalla Cassa Depositi e Prestiti

Quest'idea, magari utilizzabile se inserita in una strategia di uscita dall'euro, diventa assolutamente bislacca nel momento in cui nella moneta unica si vuole restare, dato che è ben noto che sia la Commissione Europea quanto la Bce hanno già detto che di moneta parallela non si può proprio parlare. Ma c'è un altro aspetto grave di questa impostazione, ed esso consiste nell'aver cancellato la nazionalizzazione di Bankitalia (obiettivo invece presente nella prima versione del programma), con ciò evidenziando platealmente la rinuncia alla riconquista della sovranità monetaria.

La mancanza di coraggio nel far seguire all'obiettivo della sovranità la logica conseguenza di un discorso chiaro sull'UE è pienamente leggibile in questo decisivo passaggio del programma:
«Non siamo anti-europei. Tuttavia, siamo consapevoli che questa Europa, dentro l'architettura disegnata da questi Trattati Europei e da queste istituzioni europee, è irriformabile. Perciò vogliamo che l’Italia contribuisca a creare una nuova entità europea capace di svolgere un ruolo cruciale in un mondo multipolare in difesa della pace. Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali, senza poter opporre resistenza. Perciò:
1. Vogliamo un’Europa democratica dei Popoli. Ogni limitazione della sovranità nazionale dovrà essere subordinata alla assoluta ed effettiva parità di tutti i contraenti e in nessun caso dovrà essere realizzata a spese delle garanzie previste dalla Costituzione (art 11 Cost.);2. Occorre una nuova Costituzione europea, redatta da una Assemblea Costituente (Padri Costituzionali eletti dai cittadini europei), ispirata ai principi originari del diritto naturale e romano che sono fulcro essenziale della rinascita dello spirito europeo, da sottoporre mediante referendum popolari all’approvazione dei cittadini, liberi nel pieno esercizio delle prerogative costituzionali e della propria sovranità nazionale».

Da notare che la paroletta «irriformabile», da noi proposta negli emendamenti rifiutati da Chiesa e Ingroia nell'assembleadel 16 dicembre, alla fine è apparsa nella versione finale del programma. Ma non si creda ad una contro-svolta, perché si tratta invece del solito modo pasticciato di procedere che caratterizza la coppia in questione. Una coppia evidentemente del tutto impastata nella disastrosa logica del "politicamente corretto", per cui se si critica l'Unione Europea si deve dire subito dopo che se ne vuole immediatamente un'altra, come se la storia si potesse fare e disfare a piacimento come un bambino che gioca col pongo.


L'accettazione della narrazione mainstream è palese nel passaggio immediatamente successivo, quello dove si dice che 
«Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali». 

Qui siamo di fronte alla solita retorica di una globalizzazione invincibile se non anche positiva, un argomento tipico di tutti gli ultras del più Europa. Un cedimento totale che non ha giustificazione alcuna.

E siccome si vuol giocare all'altra Europa, ecco rispuntare l'Europa dei popoli degli tsiprioti, naturalmente con la Costituzione europea... Ma non si voleva ricostruire una sovranità basata su quella italiana? Che in Europa possa venirne fuori una meglio?

Che dire? Sul punto LdP pasticcia a tutta randa, ma se preso sul serio il discorso di Chiesa e Ingroia sembra solo una variante di quegli Stati Uniti d'Europa sognati dai neoliberisti più sfegatati. Non si vede infatti come possa esservi una Costituzione senza Stato, ma ancora meno si vede come uno Stato nazionale (in questo caso l'Italia) possa essere sovrano dentro uno Stato più grande e necessariamente sovraordinato.

Insomma, la confusione regna - questa sì - sovrana.

mercoledì 3 gennaio 2018

LISTA DEL POPOLO, FACCIAMO A CAPIRCI di Leonardo Mazzei

[ 3 gennaio 2018 ]


Risposta a Glauco Benigni su sovranismo e dintorni


Già una settimana fa ho replicato ad un articolo di Glauco Benigni che polemizzava con la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) attorno al tema della sovranità. 

Discussione per nulla astratta, in quanto riferita alle concrete vicende della "Lista del popolo". Adesso Benigni torna sulla questione, rispondendo a sua volta al mio articolo. Gliene sono grato, dato che sarà forse possibile mettere meglio a fuoco alcune questioni.

Benigni inizia dicendoci che gli «dispiace sinceramente che la CLN si sia dissociata dalla Lista del Popolo». Naturalmente non ho alcun motivo di dubitare della sua sincerità personale, ma il problema è un altro, ed è esattamente quello di non voler capire le ragioni della nostra dissociazione. 


Frasi come «Ancora una volta hanno vinto i nostri avversari... frettolose interpretazioni di posizioni espresse durante il dialogo... antichi giochi fondati sulla sfiducia di base e sugli ego», proprio non servono a nulla.

Io rispetto, pur non condividendole, le posizioni di Benigni. Ma il rispetto dovrebbe essere reciproco. E in primo luogo il rispetto avrebbe da manifestarsi attorno alla realtà dei fatti che hanno portato alla rottura. E qui proprio non ci siamo.

Il che mi costringe a ribadire, spero per l'ultima volta, cose già scritte in abbondanza. In breve, quando i promotori della lista (Giulietto Chiesa ed Antonio Ingroia) hanno cambiato le carte in tavola, sulla questione - per noi decisiva - dell'UE, ma pure sul programma di nazionalizzazioni, la CLN gli ha subito scritto per superare il passo indietro compiuto. 

Riporto di seguito un passaggio di quella lettera:
«Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’"altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia. Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla».
La CLN non ha mai preteso di imporre la propria visione, il proprio programma, le proprie parole d'ordine. Abbiamo invece proposto un ragionevole compromesso. Grave colpa, evidentemente, dato che tale proposta è stata sdegnosamente respinta dai due promotori (meglio sarebbe dire padroni) della lista. Benigni era presente all'assemblea del 16 dicembre e tutto ciò non dovrebbe essergli sfuggito.

Non si capisce allora come egli voglia dipingerci come arroganti portatori di "verità". O meglio, lo si capisce fin troppo bene nel successivo passaggio nel quale il Nostro si dichiara nientemeno che agnostico sulle questioni euro ed UE.

Agnostico? Certo che ce ne vuole dopo dieci anni di crisi, di un dramma sociale targato euro/UE, di politiche economiche ed anti-sociali portanti lo stesso marchio, dopo decine di pubblicazioni che hanno mostrato il nesso inscindibile tra euro/UE ed austerità, tra quest'ultima ed il peggioramento drammatico delle condizioni di vita della maggioranza degli italiani!

Ce ne vuole, eccome! Ma se questo ancora non basta, ognuno è libero di percorrere la sua strada. Basterebbe non falsificare le posizioni di chi, avendo aperto gli occhi per tempo, ha solo chiesto un minimo di coerenza a chi pure si dichiara sovranista.

Ma coerenza per cosa? Solo per una mania intellettuale? No, per onestà (che non è solo quella cosa che immaginano i grillini), ma soprattutto per chiarezza politica. Quella chiarezza che avrebbe potuto essere la forza della "Lista del popolo". Una forza che invece non ci sarà, relegando la lista -  ammesso che riesca a presentarsi grazie alla probabile norma "salva-radicali" - nel parco dell'irrilevanza degli zerovirgola.  

Perché questo sarà l'effetto del tabù altreurista. Salvo la Bonino, oggi nessuno è così fesso da dire "più Europa". Tutti chiederanno invece, con maggiori o minori accentuazioni, un'altra Europa. Chiederanno cioè una cosa impossibile. Spiace che anche la "Lista del popolo" abbia scelto di unirsi a questo ipocrita coro. Ma ormai le scelte sono fatte e non è nostra intenzione continuare a polemizzare.

Ci sono però ancora tre cose che voglio dire a Benigni.

La prima riguarda il livello di coscienza degli italiani sul tema euro/UE. Secondo il rapporto 2017 del Censis, pubblicato di recente, il parere degli italiani sulla moneta unica è negativo per 80,1% degli intervistati. Non solo, mentre il 95% esprime il senso di appartenenza alla propria nazione, solo il 45% manifesta un analogo sentimento verso l'Ue, che sarebbe "forte" solo per l'8%. Queste le cifre assolute, ma l'orientamento anti-euro ed anti-Ue è più forte tra gli operai, i disoccupati e le casalinghe. Insomma, le classi popolari sembrano avere le idee più chiare di tanti promotori di liste (e non mi riferisco soltanto alla "Lista del popolo")... Non tenerne conto, in nome di una posizione "politically correct", è semplicemente autolesionista. Peccato.  

La seconda riguarda la Banca d'Italia, che noi vogliamo riportare sotto il controllo pubblico e la "Lista del popolo" invece no. A leggere Benigni qui si coglie un certo livello di approssimazione. Per il Nostro essa servirebbe soltanto «a stampare quantità illimitate di moneta». Tutto ciò solo «in ossequio alla Sovranità del Mercato». 
O Santo Cielo! Ma di cosa straparla? A parte il fatto che in un regime di sovranità monetaria è il governo che dispone questa o quella mossa della Banca centrale, come dimenticare le altre funzioni macroeconomiche di questa banca, tra le quali la politica dei tassi e la funzione di acquirente di ultima istanza dei titoli del debito pubblico? La verità è che senza una Banca centrale sotto il controllo pubblico non può esserci una politica economica degna di questo nome. Ma qui è Chiesa che ha chiesto un giuramento sulle opposte tesi del Micalizzi. Auguri!

La terza riguarda certi ragionamenti catastrofisti di cui il Nostro ha infarcito il suo intervento. Quelli secondo cui uscire dall'euro/Ue sarebbe il caos se non la catastrofe. Su queste cose tanto abbiamo scritto (certo non solo noi) e qui non ci torniamo sopra. Mi limito perciò ad indicare al Benigni il nostro Vademecum sull'uscita dall'euro. E' della primavera del 2014, ma è sicuramente più aggiornato di certe "riflessioni" che ci vengono riproposte ancora oggi. Noi abbiamo sempre detto che l'uscita dalla gabbia dell'euro non sarà di certo una passeggiata, ma le classi popolari del nostro Paese non possono più passeggiare serenamente da tempo. E' per questo che parliamo della necessità, per gestire tale rottura, di un governo popolare d'emergenza fondato sulla realizzazione di un programma di misure economiche urgenti.

Infine, ma qui siamo al comico, il Benigni chiede a me (sic!) di garantire che le non meglio precisate "Forze Occulte" non tentino di innescare il caos il giorno dell'uscita dall'euro. Ma si può!!!??? Certo che le forze del sistema non starebbero con le mani in mano, ma egli pensa forse di poter uscire dall'attuale regime senza scontrarsi con il blocco dominante? 

In ogni caso Benigni si tranquillizzi. Tra incertezze reali e presunte, tre certezze per il giorno dell'uscita mi sento di affermarle: 1) il sole continuerà a sorgere ad est, 2) le stagioni continueranno ad alternarsi, 3) chi non vuol capire oggi avrà le stesse difficoltà anche domani.
Tra queste tre certezze, l'ultima è la più certa di tutte.   

martedì 26 dicembre 2017

"LISTA DEL POPOLO": L'ANNATA BUONA DEGLI AUTOGOL di Leonardo Mazzei

[ 26 dicembre 2017 ]

Con la solita maniera pretesca di parlare del peccato ma non del peccatore, il sito Megachip affida una risposta alle ragioni della Confederazione per la Liberazione Nazionale (Cln) al giornalista Glauco Benigni. Ovviamente questo metodo non è casuale, visto che esso consente di dilungarsi in lungo e largo senza mai entrare veramente nel merito delle tesi che si vorrebbero contestare. Tuttavia, pur preferendo parlare di «un vasto arcipelago di gruppi», l'articolista non riesce a nascondere come il vero bersaglio sia la Cln, e più precisamente le motivazioni che ci hanno portato a dissociarci apertamente dal percorso della "Lista del popolo"(Ldp).
Noi, in ogni caso, non seguiremo questo metodo, ed andremo invece subito al dunque.
E qual è il "dunque"? E' che si cerca in tutti i modi di parlar d'altro, pur di far scivolare in secondo piano la necessità di liberarsi dalla gabbia dell'Unione europea e dell'euro.

Naturalmente, quelle del Benigni non sono posizioni personali. Esse cercano invece di dare una qualche dignità al nyet di Giulietto Chiesa ad ogni messa in discussione dell'appartenenza dell'Italia tanto all'UE quanto all'Eurozona. Un nyet certo non smentito dai leggendari balbettii politici di Antonio Ingroia, ed invece senza dubbio benedetto dal terzo padrone della "Lista del Popolo": quell'Alberto Micalizzi inopinatamente assurto al ruolo di grande consigliere economico della lista.

Ma veniamo a quel che scrive il Benigni. La sua tesi è che, siccome il sovranismo ha da costruirsi come "grande mosaico", bisogna lasciar da parte la questione europea per occuparsi di (cito alla rinfusa) Google e Ryanair, dell'e-commerce e della Nato, delle agenzie di rating e del controllo della finanza.

Questo modo di procedere si chiama "prendersi per i fondelli", ma siccome affinché il giochino riesca bisogna essere in due, temo per il Benigni che il suo tentativo sia destinato al più mesto dei fallimenti.

Ora, quale sovranista costituzionale (quali noi siamo) non si occuperebbe di questi temi? Chi di noi sottovaluta la settantennale lesione alla sovranità nazionale rappresentata dall'appartenenza alla Nato? Chi non avverte il peso dei giganti del web e del commercio elettronico? Chi non sa per quali interessi giochino le agenzie di rating? Ma per favore...

Il problema è evidentemente un altro, ed è che siamo in Europa. E qui dove siamo è perfettamente inutile parlare del dominio della finanza, con annessi e connessi, se non si comprende, si denuncia e si opera per liberarsi da quella gabbia che è stata concepita proprio per essere il regno della finanza e del mercato, cioè della progressiva lesione di ogni diritto dei popoli. Questa gabbia è la UE, e l'euro è il suo principale strumento di distruzione di quanto conquistato in decenni di lotte.

Tuttavia, noi della Cln, non siamo fissati con l'euro. Ed infatti abbiamo sempre detto e scritto che uscire dalla moneta unica è solo una condizione necessaria, ma non ancora sufficiente, per uscire dalla crisi e dallo stato di colonia in cui sta progressivamente precipitando il nostro Paese. Ci vanno perciò bene tutti gli altri obiettivi indicati dal Benigni. Ma essi sono perseguibili restando nella gabbia eurocratica? Suvvia, cerchiamo di essere seri.

In ogni caso, noi — lo ribadiamo per l'ennesima volta — non abbiamo proposto ad Ldp il nostro programma. Abbiamo invece proposto di cancellare almeno l'impronta altreurista emersa nella seconda stesura del programma della lista. Ad esempio abbiamo proposto di togliere di mezzo passaggi demenziali come questo:
«Non siamo anti-europei. Al contrario vogliamo che l’Italia contribuisca a creare una entità europea capace di svolgere un ruolo cruciale in un mondo multipolare in difesa della pace. Se isolati, gli attuali stati europei saranno travolti dall’azione dei giganti mondiali, senza poter opporre resistenza».
La tesi secondo cui gli stati nazionali — in quanto troppo "piccoli" — non possano avere alcun ruolo nel mondo attuale è il primo ed il principale argomento di tutti i fautori della globalizzazione. Che esso venga ripreso come nulla fosse da una lista che per altri versi si definisce sovranista è una cosa che si commenta da sola, parlandoci più che altro della solidità di questo tentativo e della serietà dei suoi promotori (a questo punto dovremmo dire, padroni).

Costoro hanno tuttavia le loro convinzioni. Scrive infatti il Chiesa che non si deve ritornare agli Stati nazionali, che «l‘Italia sarebbe comunque destinata a sparire dal contesto delle forze che possono influire sui destini mondiali». Bene, cioè malissimo. Le opinioni ovviamente le rispettiamo, ma che c'azzecca questo eloquio "politically correct" con il sovranismo costituzionale?

Ovviamente nulla. Non ci interessa qui ragionare sul perché di questa mega contraddizione interna alla "Lista del popolo". Possono esserci tante ragioni, ma forse la più ovvia è anche la più vera: si tratta probabilmente di mera imperizia politica.

I due promotori sono evidentemente convinti di poter sfondare grazie alla loro immagine pubblica. Il programma, le parole d'ordine, il profilo politico della lista, tutto ciò è visto come un orpello secondario, se non addirittura come una possibile zavorra che potrebbe far perdere consensi. Da qui la scelta altreurista — siamo contro questa Ue, ma ne vogliamo subito un'altra; l'euro ha creato problemi, ma non dobbiamo uscirne; i Trattati fanno schifo, ma ne vogliamo di nuovi. Tutto ciò per non prendere atto dell'assoluta, totale ed immodificabile irriformabilità dell'Ue e della sua moneta. Insomma, "Lista del popolo" come tante altre liste: tutte critiche, ma nessuna coerente in materia europea.

Chiarito che questo è il nodo politico, e dunque la ragione della rottura della Cln con Ldp, resta però un altro fatto. Ci è toccato infatti sentir dire che quello dell'euro sarebbe un argomento divisivo, che una parte degli italiani non ne vuol sentir parlare. Ovvio che sia così. E allora? C'è una parte e ce n'è un altra — quella che nessuno rappresenta e che di certo non rappresenterà Ldp — quella di chi è a favore dell'uscita dalla gabbia europea.

Secondo diversi sondaggi (leggi ad esempio QUIQUI QUI) questa parte va da un terzo alla metà degli italiani. E — cosa ancora più interessante — è in costante crescita.

Ma che ci dice a tal proposito il Benigni? Egli ci dice che i due temi UE ed euro sono pericolosi perché, testuale: «probabilmente dividono l'Italia al 50%». Il 50%, avete capito bene. Il 50%!!! Percentuale evidentemente rischiosa da rappresentare per Ldp che notoriamente punta sul 60-65% dei consensi...

Ora qui davvero non si sa se ridere o se piangere. I due promotori ragionano infatti come il politicantume da talk show: quanti voti mi fa perdere la tal frase, quanti me ne fa guadagnare, forse è meglio se sto zitto e non scontento nessuno.

A parte il fatto che un simile modo di ragionare ci ripugna, ma chi credono d'essere costoro, i capi di un partito che essendo ad un passo dalla vittoria sentono di dover rassicurare prima ancora che convincere? In tutta sincerità non possiamo pensare ad un simile grado di megalomania. Resta tuttavia il fatto che chi vorrà uscire dalla palude dello zerovirgola dovrà almeno lanciare un messaggio forte. Quel messaggio che in Ldp non c'è, ma — peggio, vedi l'articolo del Benigni come le affermazioni del Chiesa — si teorizza pure che non dovrà esserci.

Insomma, un autentico autogol politico quello di Ldp. Certo, molto meno importante di quello messo a segno dal Pd di Renzi con la legge elettorale a firma Rosato, ma pur sempre pittoresco assai. Si vede che per certe cose è l'annata buona.

lunedì 25 dicembre 2017

LA C.L.N. E LA LISTA DEL POPOLO

[ 25 dicembre 2017 ]
Il Coordinamento nazionale della Confederazione per la Liberazione Nazionale,  riunitosi venerdì 22 dicembre 2017, ha approvato la seguente risoluzione:

(1)  Data la scadenza della legislatura prevista per la primavera del 2018, nel giugno scorso, la Confederazione adottò l’idea della costruzione di una lista elettorale del sovranismo costituzionale. Allo scopo veniva dunque lanciato nel luglio successivo l’appello ITALIA RIBELLE E SOVRANA, e contestualmente sollecitati i gruppi e gli amici del campo sovranista. La verifica delle adesioni alla proposta dava esito negativo.

(2)  Il 16 novembre Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia svolgevano con successo una conferenza stampa annunciando la cosiddetta “mossa del cavallo”, ovvero lanciavano la proposta di una Lista del Popolo (LdP).

(3)  Visti i contenuti ampiamente condivisibili della Piattaforma della LdP che Chiesa e Ingroia presentarono in quella conferenza —una rottura decisa della gabbia eurocratica e la contestuale riconquista della sovranità popolare e dunque nazionale—, veniva avviato, tra la Confederazione e i due amici, un dialogo allo scopo di verificare l’eventuale unione delle forze.

(4)  Nel frattempo sul sito della LdP appariva una seconda versione della Piattaforma elettorale [nel frattempo fatta sparire dal sito, NdR] che non solo diluiva i contenuti sovranisti ma di fatto configurava un profilo altreuropeista della lista.

(5)  Alla segnalazione del nostro dissenso, accompagnato da ragionevoli proposte scritte, ci veniva risposto che la Piattaforma era modificabile e migliorabile.

(6)  Abbiamo dunque partecipato all’Assemblea costituente della LdP del 16 dicembre (Centro Congressi Frentani) nella speranza che fosse la sede deputata per migliorare la Piattaforma —dandogli quindi un profilo patriottico e democratico che solo avrebbe potuto segnare la vera novità davanti ai cittadini sommersi da partiti e liste diversamente europeisti.

(7)  In barba alle nostre aspettative, e nonostante numerosi interventi abbiano segnalato con noi la necessità di dare alla Piattaforma contenuti sovranisti, la risposta di Chiesa e Ingroia è stata sorprendente quanto drastica: “La Piattaforma non è negoziabile e chi non è d’accordo prenda un’altra strada”.

(8)  Non senza amarezza prendiamo dunque atto che l’auspicata unione di forze in LdP, per quanto ci riguarda, non è fattibile.

(9)  Continueremo, sempre con spirito unitario e saldi sui nostri principi, la battaglia per una rivoluzione democratica che consegni all’Italia, nel rispetto dell’indipendenza di ogni popolo, quella piena sovranità nazionale che è la condizione necessaria per attuare la Costituzione del ’48, ovvero una società fondata sulla libertà, il lavoro e un’effettiva giustizia sociale.

lunedì 18 dicembre 2017

I CERTIFICATI DI CREDITO FISCALE (C.C.F.) SONO UNA SOLUZIONE? di Guido Grossi

[  18 dicembre 2017 ]

Come segnalato dal resoconto pubblicato ieri a firma Daniela Di Marco, Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, in sede di replica, hanno difeso a spada tratta la proposta di Alberto Micalizzi che ci sarebbe un'altra soluzione che non l'uscita dalla gabbia dell'euro per tirare fuori il Paese dal marasma, precisamente l'uso della Cassa Depositi e Prestiti e l'emissione dei C.C.F., ovvero Certificati di Credito Fiscale
Questa proposta di moneta parallela o complementare, ce la venne a presentare Enrico Grazzini in un nostro convegno del novembre del 2014. Per la verità la versione di Micalizzi è alquanto edulcorata rispetto a quella di Grazzini — per chi voglia saperne di più, districandosi tra le tecnicalità dei C.C.F. veda QUI e QUI. Grazzini infatti concepisce l'emissione di una moneta parallela come misura provvisoria in vista della riconquista della piena sovranità monetaria, mentre Micalizzi liquida come errato e illusorio tornare ad una Banca centrale pubblica solo titolata ad emettere moneta.

Volentieri pubblichiamo le note critiche dell'amico Guido Grossi [nella foto sotto] che era tra i presenti all'assemblea dei Frentani della Lista del Popolo.

*  *  *

Appello accorato a Giulietto Chiesa, Antonio Ingroia, Alberto Micalizzi, ed a quanti ritengono che i C.C.F., i biglietti di stato e le monete metalliche possano rappresentare possibili soluzioni "alternative" ai Titoli di Stato
Questo articolo della Banca d'Italia dice, molto chiaramente, che NON E' POSSIBILE !

Può anche dare sui nervi, l'articolo, per più di una ragione (e, sinceramente, a me dà molto sui nervi, perché dimostra una volontà ferrea e determinata di certe istituzioni di difendere i privilegi della finanza privata, a danno dei popoli!)

Ma, detto questo, credo che sia veramente DA INCOSCIENTI il volerlo sottovalutare, perché rappresenta il pensiero e la volontà, molto determinata, del grande capitale sopra nazionale, che usa le banche centrali e le altre istituzioni dell'Unione europea per tutelare i propri interessi.

Allora è indispensabile che, prima di proporli come soluzione miracolosa, prendiamo atto della sua chiarezza, sin troppo cristallina, su due punti fondamentali

1) l'uso di una moneta fiscale, e perfino l'uso delle monete metalliche (e dei biglietti di stato) SONO EQUIPARATI AI TITOLI DI STATO!
In particolare ai fini della determinazione del debito pubblico e del deficit. I CCF sono debito pubblico! Concorrono ad aumentare il deficit!

2) esperienze pregresse dimostrano che, rispetto ai titoli di stato, questi strumenti sono dotati di una minore liquidità, minore capacità di conservare il loro valore e quindi di scarsa efficacia (oltre a comportare costi aggiuntivi e sforzi organizzativi non indifferenti e totalmente inutili).

Le conseguenze :

E' TOTALMENTE SBAGLIATO pensare che sia possibile emettere 100 miliardi di CCF o simili, senza che le Istituzioni dell'Unione Europea reclamino la violazione degli accordi del Patto di Stabilità e Crescita, e senza che i mercati finanziari reagiscano quindi negativamente, facendo impennare lo spread.

Le conseguenze estreme di tali reazioni, dobbiamo saperlo, sono: L'ARRIVO DELLA TROIKA, nella migliore delle ipotesi, oppure l'arrivo del Meccanismo Europeo di Stabilità nella peggiore, che verrebbero così sostituiti (in maniera formalmente legittima) ai nostri politici nazionali, con il compito di "mettere ordine nei conti italiani".

E noi sappiamo quanto questo pensiero stia prendendo forma in una parte consistente delle elite germaniche, che alimentano l'immaginario collettivo del popolo tedesco !

Tradotto in pratica : questi organismi verrebbero (investiti di autorità legale) a prendersi i consistenti risparmi degli italiani depositati nelle banche utilizzando la procedura di bail in, che è già pronta; ad aumentare le tasse ed a tagliare la spessa pubblica; ad attuare licenziamenti di massa nel pubblico impiego; a svendere quello che resta del patrimonio pubblico del nostro Paese, a privatizzare i servizi pubblici essenziali.

E' questo che vogliamo?

Ci è sufficientemente chiaro il concetto che certi signori non aspettano altro che di essere invitati a nozze, su una prospettiva simile?

Allora, amici carissimi, mattiamoci per cortesia l'anima in pace :

se vogliamo liberarci dalla schiavitù della moneta privata, è necessario percorrere strade estremamente più chiare e coraggiose, per dire senza paura e senza reticenze che gli italiani non sono disposti a tollerare ulteriormente le prepotenze di un sistema finanziario che è illegittimo nella forma, vigliacco nella sostanza, contrario allo spirito ed alla lettera della nostra Costituzione e, pertanto, l'Unione Europea deve fare una immediata marcia indietro, obbligando la BCE a mettere la sua illimitata capacità di produzione di moneta non più al servizio del sistema finanziario privato e sopra nazionale (come è oggi OBBLIGATA a fare dall'art 123 del Trattato sul funzionamento dell'Unione) ma al servizio della politica, impegnandosi a sottoscrivere l'emissione di titoli necessari a finanziare un programma immediato di investimenti sufficienti a garantire la piena occupazione e la rimozione degli ostacoli di ordine economico che impediscono la piena realizzazione della persona umana. Di tutte le persone umane !

Nel caso in cui l'Unione europea non fosse immediatamente disponibile, DEVE ESSERE DETTO CON GRANDE CHIAREZZA che, nell'interesse del popolo italiano, ma anche nell'interesse dei popoli tutti dell'Europa, è bene che queste istituzioni, nate con un procedimento poco chiaro e per niente democratico, ostinatamente intente a difendere gli interessi del grande capitale, che pretendono di sostituire la voglia dei popoli di collaborare con la voglia del capitale di competere, e la piena realizzazione della persona umana con la stabilità della moneta, che vogliono a tutti i costi eliminare le nostre Costituzioni ed il potere dello stato sociale di difendere gli interessi dei deboli, DEVONO ESSERE DEMOLITE, al più presto.

E diventa allora necessario che ogni nazione si assuma la piena responsabilità, di fronte al proprio popolo, di tornare ad organizzarsi per realizzare, con il contributo più aperto e diffuso di tutti, quel disegno meraviglioso di società equilibrata, solidale, umana, concepito nelle Costituzioni. Ma anche per rendere possibile l'obiettivo, immensamente importante e totalmente coerente con quei principi, di stabilire rapporti pacifici e di collaborazione con tutti i popoli del mondo.

Che non desiderano altro !

Queste istituzioni, non rappresentano i Popoli.

Perché solo popoli consapevoli, organizzati ed impegnati a realizzare quel disegno costituzionale, potranno, forse, un domani non vicino, concepire e dare vita ad istituzioni pienamente democratiche e partecipate, che rappresentino il popolo europeo, o del mondo, che ancora non esiste.

domenica 17 dicembre 2017

LISTA DEL POPOLO: CRONACA DI UN'ASSEMBLEA di Daniela Di Marco

[ 18 dicembre 2017 ]

Ieri si è svolta a Roma, al Centro congressi Frentani, la (per noi) attesa assemblea costituente della "Lista del Popolo". Pochi i presenti, circa 150. 

Una cosa che mi ha stupito era la totale assenza dei media e dei giornalisti. Certo siamo abituati all'oscuramento di ogni iniziativa che va controcorrente, cosa alquanto strana però, se si considera il grande impatto mediatico che invece ha avuto la conferenza stampa di Chiesa e Ingroia, appena un mese fa, 16 novembre.
Sorvoliamo.

Dopo l'introduzione di Chiesa, che ha teso a sottolineare il carattere pluralistico della lista, e che il suo spirito è lo stesso della Costituente del '47-'48, è iniziato un ricco ed articolato dibattito. 33 sono stati gli interventi. 

In estrema sintesi, si sono espresse due linee fondamentali, la prima difesa dagli esponenti della Confederazione per la Liberazione Nazionale e da molti altri, tesa a rafforzare il profilo sovranista della lista ed una seconda (che a me è sembrata francamente minoritaria) difesa sia da Giulietto Chiesa che da Antonio Ingroia, che ha difeso la piattaforma da essi proposta, dove non si contempla né l'uscita dall'Unione europea, né il ritorno alla sovranità monetaria. 

Davanti ai numerosi interventi che hanno suggerito aggiustamenti del profilo politico della lista, in una direzione più radicalmente sovranista, Chiesa e Ingroia, nelle loro arringhe finali, hanno sostanzialmente risposto picche: Chiesa: "Non è vero che esiste un terzo degli italiani che è per l'uscita dall'euro. La nostra linea su questo è quella indicata da Alberto Micalizzi". Ingroia, rispondendo ai critici: "Non accettiamo ultimatum. Il vostro metodo è inaccettabile. La proposta di uscita dall'euro è sbagliata. Su questo noi condividiamo in pieno quanto dice Alberto Micalizzi".

Si spiega così come mai, a Micalizzi (molte sono le chiacchiere che girano su questo peculiare personaggio), sia stato dato ampio spazio per esporre la sua proposta — non si deve uscire dall'euro ma restare nell'Unione e adottare, nel rispetto dei Trattati europei, i CCF - Certificati di Credito Fiscale: "Chi sogna di uscire dall'euro si sbaglia... E' un errore pensare di tornare alla Banca d'Italia pubblica... Siamo in occidente e i mercati finanziari ci strozzerebbero".

Sono rimasta molto stupita dalla chiusura netta di Ingroia e Chiesa davanti alle richieste di miglioramento della piattaforma. Ingroia si è arrabbiato con coloro che hanno sostenuto che "diluire" la radicalità sul piano dei contenuti, lungi dal portarci consensi, ce li fa perdere. Non è stato per nulla convincente.

Si tenga conto che la porta a modifiche della piattaforma è stata tenuta chiusa anche rispetto a numerose, importanti e condivisibili proposte che hanno suggerito rafforzamenti sulla questione ambientale, della difesa dei territori, di un modello sociale ecocompatibile, del rifiuto della legge Lorenzin, ecc.

Morale della favola: siamo usciti più perplessi che persuasi.

Oltre alla debolezza del profilo politico di questa lista, rimangono due problemi: il primo è che nei tempi strettissimi che ci dividono dalle elezioni, non sembra ci siano le forze sufficienti per presentare una lista che non esca con le ossa rotte dalla prova elettorale. Il secondo problema è che, malgrado le rassicurazioni formali, non è affatto chiaro cosa accadrà dopo il giorno delle elezioni. Come hanno sottolineato molti che sono intervenuti, la presentazione di una lista ha senso solo se questa è un tassello, un momento per il dopo, solo cioè se è funzionale alla costruzione di un polo politico che faccia della sovranità costituzionale e nazionale il suo punto di forza.

Ho la sensazione opposta, vale a dire che qualora questa lista non riuscisse a portare in parlamento una pattuglia di deputati, il giorno dopo tutto andrebbe ramengo (ammesso e non concesso che si superi lo sbarramento della raccolta delle firme).



venerdì 15 dicembre 2017

NOI E LA "LISTA DEL POPOLO" di C.L.N.

[ 15 dicembre 2017 ]

Domani, 16 dicembre, si svolgerà a Roma presso il centro congressi Frentani, con inizio alle ore 10:00, l'assemblea nazionale della Lista del Popolo. L'assemblea dovrebbe, nei tempi orami strettissimi, dare il via alla competizione elettorale. Qui di seguito la LETTERA APERTA ai promotori dell'iniziativa Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa inviata dalla Confederazione per la Liberazione Nazionale.


«Chi ci segue sa che sin dalla primavera scorsa, come C.L.N., indicammo l’urgenza di utilizzare le previste elezioni del 2018 affinché i cittadini trovassero sulla scheda una lista unitaria del sovranismo costituzionale. 
A questo scopo lanciammo in estate l’Appello “Per un’Italia ribelle e sovrana”. 
Il tentativo non andò in porto, anche a causa dell’indifferenza del campo sovranista. 
A metà novembre Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa annunciarono la decisione di presentare la Lista del Popolo. 
Come Confederazione, malgrado l’enorme ritardo sui tempi, considerato un accordo di massima sui contenuti ed il profilo della lista, segnalammo subito ai promotori la nostra disponibilità all’avventura. 
Disponibilità che confermiamo, a patto : (1) 
di essere più chiari e netti sul profilo sovranista e antiglobalista della piattaforma elettorale; (2) che la discesa in campo elettorale sia funzionale al dopo-elezioni, quindi alla costruzione di un polo d’opposizione; (3) che la lista riesca ad essere presente in almeno due terzi dell’elettorato.

Partecipiamo dunque con spirito costruttivo e unitario all’assemblea del 16 dicembre, nella speranza che questa possa, oltre a rendere più incisiva la piattaforma, dare la spinta di cui c’è bisogno per svolgere a stretto giro il più vasto numero di assemblee territoriali, da cui dipende il successo dell’impresa. 

* * *



LETTERA APERTA AD ANTONIO INGROIA E GIULIETTO CHIESA 
ed ai sostenitori della Lista del Popolo 

Cari amici, 

come sapete, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) ha apprezzato la proposta di "Lista del Popolo", decidendo di partecipare al percorso che dovrà definire il programma, costruire un minimo di organizzazione, decidere le candidature e la gestione comune della campagna elettorale.

Lo abbiamo fatto perché convinti dell'esigenza di portare sulla scheda elettorale le ragioni del sovranismo costituzionale, passaggio a nostro avviso utile per cominciare ad unire tutti i soggetti che possono confluire in una forza popolare e patriottica, in grado di muovere i primi passi verso un percorso di liberazione nazionale.

Lo abbiamo fatto anche perché abbiamo trovato nella prima versione del programma ampi motivi di condivisione, pur ravvisando la necessità di alcune modifiche e precisazioni.

Purtroppo, nella seconda versione del programma, quella ora pubblicata sul sito della lista, ci sono cambiamenti che ne diluiscono il profilo sovranista, ciò che pregiudica l’auspicabile successo elettorale. Più il cittadino ci percepisce simili ai nostri concorrenti meno consensi otterremo. Ciò vale oggi a maggior ragione visto l’abbandono da parte di M5S e la Lega salviniana del discorso no-euro.

Ci riferiamo anzitutto alla posizione sull'Unione Europea che tende a confondersi con l’ "altreuropeismo" (quello a la Tsipras et similia, per intenderci). E’ scomparsa poi, inopinatamente, la questione delle nazionalizzazioni delle banche (a partire da Bankitalia) e dei settori strategici dell'economia.

Sappiamo che per unire forze diverse un compromesso è inevitabile. Ma, se le cose hanno un senso, il profilo programmatico ha da essere conseguente al grido d'allarme che lanciamo. Se parliamo di sovranità dobbiamo dire chi la minaccia e che cosa fare per riconquistarla. Se, giustamente, siamo per uscire dalla NATO perché lesiva della sovranità nazionale e popolare, non si capisce il perché non si debba indicare la necessità della rottura con la gabbia europea ed il suo principale strumento coercitivo: l'euro. Così come non si capisce, se davvero siamo contro il marasma neoliberista, la rinuncia al programma di nazionalizzazioni, senza il quale l'obiettivo di riassegnare allo Stato un ruolo centrale nell'economia del Paese non si regge in piedi.

E' sulla base di queste nostre convinzioni che vi proponiamo, tornando in buona sostanza al programma originario, le seguenti modifiche alla seconda versione pubblicata sul sito:

1. Modifica della prima parte del punto 6 come segue: «Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze: a) La fuoriuscita dall'attuale gabbia europea, per sua natura irriformabile — come dimostrato dalle vicende di questi anni (Grecia in primis) — a partire dall’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, dal recesso unilaterale da tutti gli accordi europei».

2. Cancellazione integrale dell'attuale punto 7 o, in alternativa, sua profonda riscrittura che eviti ogni malinteso.

3. Sostituzione del punto 11, tornando alla versione iniziale, in particolare per quanto concerne le nazionalizzazioni.

4. Al punto 18, sulla salute, aggiungere l’abrogazione della Legge Lorenzin.

5. Un deciso rafforzamento del punto 20 sull’ambiente segnalando la minaccia che quest’economia rappresenta per l’ecosistema quindi l’urgenza di cambiare a fondo modelli produttivi, distributivi e di consumo.

Cari amici, 


quello che vi chiediamo è un chiaro e forte patto politico in vista del dopo-elezioni. Non possiamo dare l’impressione che la nostra impresa si esaurisca nelle urne. Se vi saranno le condizioni, ed in primo luogo le forze, per un'adeguata presentazione - noi riteniamo che essa abbia senso solo se saremo in grado di coprire almeno i due terzi dell'elettorato, con comitati regionali adeguati allo sforzo richiesto dalla campagna elettorale — dobbiamo impegnarci, dato che la battaglia decisiva è davanti a noi — a, a dare continuità alla «Lista del Popolo» anche dopo il voto, nella prospettiva, da voi stessi evocata, e che noi pienamente condividiamo, di dare vita ad un Comitato di Liberazione e di salvezza Nazionale.

Confidiamo in una vostra positiva risposta sulle questioni poste, che è per noi condizione imprescindibile per il proseguimento del lavoro in comune.

ROMA, 14 dicembre 2017».


* Fonte: CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE

martedì 5 dicembre 2017

LISTA DEL POPOLO, ASSEMBLEA NAZIONALE IL 16 DICEMBRE

[ 5 dicembre 2017 ]
Giorni addietro davamo conto della "Mossa del cavallo", ovvero della proposta, lanciata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, di scendere in campo per le prossime elezioni con una LISTA DEL POPOLO
Il 16 dicembre, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, ore 10:00, si svolgerà l'assemblea nazionale dei promotori della lista.
Qui sotto il programma politico della lista in costruzione. Un programma che consideriamo la sola vera novità nel teatrino politico italiano. Anche per questo andremo all'assemblea con l'intenzione di contribuire alla costruzione di una lista unitaria del sovranismo costituzionale.



Una Lista del Popolo (per attuare la Costituzione)


«Questo appello è rivolto in tutte le direzioni, proprio nello spirito con cui nacque la Costituzione italiana. Essa appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose emerse dalla guerra voluta dal fascismo. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle componenti di allora non esistono più. Ma il metodo e l’idea resistono, dopo 70 anni!.

clicca per ingrandire la locandina

1) “Lista del Popolo” perché il popolo italiano, a grande maggioranza, con il 60% dei voti, ha chiesto il 4 dicembre 2016, che la Costituzione sia mantenuta e salvaguardata da ulteriori attacchi, dopo quelli cui è stata sottoposta in questi anni. Il panorama dei partiti esistenti si è rivelato totalmente inetto a questo scopo. Essi non sono un baluardo a sua difesa, ma una minaccia alla sua esistenza. Occorre una grande riforma intellettuale e morale del paese. Invece andremo a votare, ancora una volta, con una legge anticostituzionale, varata con uno scandaloso colpo di mano da un parlamento di nominati.

2) Ci impegniamo ad “attuare la Costituzione” perché essa è rimasta inattuata in molti punti fondamentali; è stata violata in numerosi passaggi essenziali; è stata stravolta in altri punti cruciali.

3) Una “Lista del Popolo” perché le grida ossessive contro il cosiddetto populismo, che vengono dalla Casta e dai suoi megafoni, cercano di nascondere l’evidenza di una rivolta del popolo, che è sacrosanta e cresce. È stata lesa la sovranità del popolo ed essa dev’essere ripristinata.

4) Una “Lista del Popolo”, perché la Costituzione, che vogliamo attuare, fu il frutto dell’unità del popolo italiano, in tutte le sue componenti essenziali, politiche e morali, e non il risultato di camarille criminali in lotta tra di loro alle spalle del popolo.

5) Noi non siamo un partito: siamo un’alleanza della società civile, di donne e uomini con diverse storie e provenienze, ma fuori dalla corruzione dei partiti, competenti, onesti. E coraggiosi, perché sappiamo che risanare il paese richiederà coraggio. E per questo chiediamo coraggio anche a coloro che ci voteranno.

6) Chi firma per questa lista, e vi partecipa, s’impegna solennemente di fronte al popolo italiano ad attuarne il programma nel corso di tutta la legislatura. Ciascuno/a mantenendo le proprie idee là dove esse rimangano al di fuori dell’intesa comune.

7) Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze:

    a) L’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, il recesso unilaterale da tutti gli accordi europei, inclusi Maastricht e Lisbona, che furono firmati da governanti traditori, in violazione della Costituzione, segnatamente del suo articolo 11 della Costituzione. E sospensione immediata del Fiscal Compact e abrogazione di tutte le norme e leggi che contraddicono la funzione sociale della proprietà privata e l’interesse generale (art. 42 della Costituzione).

    b) La cancellazione dello stato attuale di paese occupato e la trasformazione dell’Italia in un paese neutrale, al di fuori di ogni blocco militare e al servizio della pace all’interno delle norme della Carta delle nazioni Unite. L’Italia non ha nemici e intende restare fuori della guerra. In caso di minaccia si organizzerà per rispondervi, ma si doterà di un esercito capace di fronteggiare le minacce, già esistenti, dei disastri ambientali prodotto da un insensato e mortifero sviluppo industriale e militare. L’Italia reintroduce la ferma militare obbligatoria per uomini e donne, riorganizzando l’esercito in funzione educativa per le giovani generazioni e per i nuovi compiti italiani ed europei.


8) Noi non siamo anti-europeisti. Al contrario intendiamo fare in modo che l’Italia contribuisca al processo di creazione di un’entità europea comune che svolga un cruciale ruolo nel mondo multipolare in difesa della pace. Ma vogliamo un’Europa democratica. La rinuncia a parti della sovranità nazionale dovrà essere condizionata alla assoluta parità di tutti i contraenti e in nessun caso a spese delle garanzie democratiche esistenti.

9) Noi riteniamo che il modello economico imposti dalla grande finanza internazionale attraverso la Trojka (Commissione Europea, BCE e FMI) sia palesemente incompatibile con l’intero titolo III della Costituzione. In particolare, incompatibile con gli articoli 35-36 (lavoro e diritti cancellati dalla finanziarizzazione dell’economia); 38 (che viene annullato, di fatto, dal Fiscal Compact); 41 (perché ne viene impedita l’attuazione dalla perdita del governo dell’economia da parte degli esecutivi nazionali); 42 (perché le norme della Trojka impediscono la tutela della proprietà pubblica).

10) Quanto fino a qui enunciato dice che occorre una nuova Costituzione Europea, per riscrivere la quale è indispensabile la partecipazione dei popoli che intendono farne parte. Il futuro Governo italiano dovrà farsi promotore della decisione di eleggere una Assemblea Costituente Europea, i cui risultati dovranno essere proposti all’approvazione esclusivamente mediante referendum popolari.

11) Noi ci impegniamo solennemente alla piena attuazione, nella lettera e nello spirito, dei seguenti articoli della Costituzione:

art. 41. Iniziativa economica privata

art. 46. Funzione sociale della cooperazione

art. 47. Tutela dei risparmio

art. 53. Sistema tributario.

Tutti questi articoli avrebbero dovuto regolare il ruolo dello Stato nella conduzione dell’economia nazionale. Ma così non è stato, come dimostra il disastro economico attuale. Per questo noi diciamo sì:

---- a una Banca d’Italia che sia pubblica al 100%;

---- alla ri-nazionalizzazione delle grandi banche italiane, proditoriamente privatizzate ai danni dell’interesse nazionale, cioè del popolo;

---- alla nazionalizzazione delle imprese salvate con il denaro pubblico;

---- alla nazionalizzazione del settore energetico e dei settori strategici per la sicurezza del paese e dei servizi pubblici essenziali;

----- a farla finita con le privatizzazioni, con le liberalizzazioni, con la svendita del patrimonio pubblico;

---- alla proprietà collettiva dei beni demaniali.

12) Nell’immediato si dovrà affrontare la questione del debito pubblico. Questione criminale nella sua sostanza che costituisce un vero e proprio ricatto nei confronti del popolo italiano. Il che comporta:

------ la ridenominazione del debito pubblico per un importo pari a € 1.150 miliardi (che è quanto attualmente detenuto dalla istituzioni finanziarie dell’eurosistema);

------ l’emissione di Certificati di Credito (CCF) da iscrivere a credito del bilancio del Tesoro;

------ avvio di un programma triennale di emergenza di investimenti pubblici pari a € 200 miliardi;

------ costituzione di un circuito nazionale di compensazioni dei crediti tra le imprese;

------ abolizione del vincolo del pareggio in bilancio introdotto in Costituzione in palese violazione della stessa Costituzione vigente (modifica dell’art. 81 del 20 Aprile 2012);

------- cancellazione delle misure devastanti per il mondo del lavoro e per lo stato sociale quali l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’art. 8 della Legge Sacconi, la Legge Fornero nella sua interezza.

13) Avviare, finalmente, una radicale riforma della Giustizia, ripristinando, tra l’altro, la certezza del diritto per gli oltre 11 milioni di cittadini che soffrono di inammissibili ritardi nella conclusione dei processi. Occorre la piena estensione della confisca dei beni non solo alle mafie, ma anche ai politici corrotti e, più in generale il rafforzamento degli strumenti per contrastare il dilagare di mafie e corruzione. Occorre riformare l’intero sistema carcerario, rendendolo nel contempo più umano ed efficace.

14) Il degrado della cultura comincia con il degrado della scuola in tutti i suoi livelli. Occorre rimettere al centro le reali esigenze di formazione dei bambini e dei giovani, e sostenere e rafforzare il ruolo docente, attraverso un adeguato piano di investimenti economici e professionali. La scuola non è un’impresa.

15) Occorre ristabilire il diritto dei cittadini allo stato sociale in tutte le sue forme. Basta con la salute dei cittadini trattata come merce in vendita. Basta trattare gli anziani come fossero un peso, quando essi sono la rappresentazione vivente della nostra ricchezza e della nostra storia. Si rispetti il risultato referendario che ha vietato la privatizzazione dell’acqua. Beni pubblici, ambiente, patrimonio storico e artistico sono risorse immense di bellezza e di ricchezza, sono di tutto il popolo, devono essere preservate e utilizzate nell’interesse comune.

16) Una profonda riforma dovrà investire l’intero sistema dell’informazione e della comunicazione. Non può esservi democrazia se i cittadini non sono informati adeguatamente e correttamente. Un popolo diseducato e disinformato, costretto a vivere in un contesto dominato dalla competizione, che non conosce il significato della solidarietà, non può essere felice. Per questo noi lavoreremo perché il bene pubblico dell’informazione sia considerato come un diritto. Le frequenze televisive sono un bene pubblico e non possono essere subordinate a interessi privati. Si dovrà giungere all’istituzione di un Consiglio Nazionale Audiovisivo, eletto direttamente dal popolo, in sostituzione dell’attuale, lottizzata Agcom e dell’altrettanto lottizzata Commissione Parlamentare di Vigilanza.

Le prossime elezioni politiche si svolgeranno in un contesto e in forme che non hanno precedenti rispetto agli ultimi 70 anni. Per salvare il paese occorre riunire tutte le forze “sane” (intellettualmente, moralmente, politicamente). Che riconoscano nella Costituzione la propria tavola dei valori e nella sua attuazione un programma di governo, per un “Governo della Costituzione”. Questo appello è rivolto in tutte le direzioni, proprio nello spirito con cui nacque la Costituzione italiana. Essa appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose emerse dalla guerra voluta dal fascismo. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle componenti di allora non esistono più. Ma il metodo e l’idea resistono, dopo 70 anni. E non ci potrà essere salvezza per l’Italia, per tutti gli italiani, senza questo criterio. L’unica esclusione indispensabile è quella delle forze eversive che stanno emergendo nuovamente, guidate ed evocate dalle classi dominanti.

È dall’alto, non dal basso, che viene il pericolo autoritario. Lo annunciarono con il primo documento della Trilateral, all’inizio degli anni ’70, quando si posero il compito di “ridurre il tasso di democrazia e di partecipazione”, e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo. Sono queste le forze che si devono sconfiggere.

Il parlamento di nominati che vogliono imporci con una legge truffa, simile a un colpo di stato senza carri armati, sarà al servizio di quelle forze, se non glielo impediremo con una nuova volontà popolare.

C’è ora un immenso spazio vuoto da riempire. Lo si può fare con un programma di radicali cambiamenti, quello di una rivoluzione che sta tutta dentro la legge fondamentale del nostro stato: la Costituzione.

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