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venerdì 29 dicembre 2017

NULLA VA PERDUTO E TUTTO RITORNA: seminario teorico di P101

[ 29 dicembre 2017]

Nei giorni 5-7 gennaio prossimi a Todi (Umbria) Programma 101 svolgerà un seminario teorico. La prenotazione è obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni: mail a: p101@programma101.org. 
O telefonare al: 3348143745.


Programma del Seminario:

1a Sessione
L’AFFARE SCHLAGETER 

La crisi della Repubblica di Weimar e gli albori del nazismo

2a Sessione
INDAGINE SULL’ITALIA 

Povertà e classi sociali nell’austerità permanente

3a Sessione
SOVRANITÀ E COSTITUZIONE 

Il partito che non c’è

4a Sessione
PER UNA SINISTRA PATRIOTTICA 

Bilanci e prospettive di Programma 101


lunedì 27 luglio 2015

USCIRE DALL'EURO COME? (2) Note sul seminario teorico di Castiglione del Lago: le obiezioni di Screpanti e Cesaratto alle tesi della me-mmt

[27 luglio ]

Premessa

Nella prima parte di questo resoconto sul Seminario svoltosi a Castiglione del Lago (Pg) il 18 luglio scorso abbiamo sottolineato che uno degli argomenti avanzati dagli amici del Me-Mmt è che una volta riconquistata la sovranità monetaria i depositi bancari (non solo quindi i modesti risparmi dei cittadini) non dovrebbero essere convertiti in nuove lire, ma lasciati in euro. 


In questa seconda parte riassumeremo le obiezioni di Ernesto Screpanti e Sergio Cesaratto, anzituto alla tesi degli amici della me-Mmt secondo cui sarebbe meglio lasciare depositi e risparmi in euro. E molto sinteticamente affronteremo la questione della bilancia dei pagamenti e dello Stato come datore di lavoro di ultima istanza ( employer of last resort).

Per dare un’idea di cosa stiamo parlando si consideri che i depositi (i risparmi e le somme di denaro che i cittadini affidano a banche ed agli istituti di credito tra cui le Poste) degli italiani ammontano (dati dicembre 2014) a ben 1.708,6 miliardi di euro, con un aumento del +12,95% in sette anni. [Dati Abi: Il Sole 24 Ore del 16/12/2014]. Una cifra che supera il Pil del Paese ed è uno degli aspetti di quella che Marx chiamava tendenza alla tesaurizzazione e che Keynes definiva preferenza per la liquidità.
Si tenga poi conto che i depositi sono solo una delle voci della ricchezza finanziaria posseduta dai cittadini. Sommando le diverse forme di questa ricchezza finanziaria abbiamo infatti che gli italiani detengono più del doppio del Pil, ovvero ben 3.848 miliardi di ricchezza finanziaria [dati Bankitalia, in: Il Sole 24 Ore del 25/3/2015] che diventano 9.614 miliardi di euro includendo gli immobili.




Si capisce, anche solo date le sue dimensioni, che la questione di come trattare la ricchezza finanziaria dei cittadini (in particolare quella in forma di depositi e risparmi), se è una questione cruciale in sé, lo diventa a maggior ragione per un governo popolare che si trovi a decidere di uscire dall’eurozona e voglia rilanciare l’economia del Paese puntando a risolvere il problema dei problemi: la disoccupazione di massa —ciò che implica, secondo chi scrive, non solo spesa in deficit da parte dello Stato ma anche una politica proattiva per mobilitare la ricchezza tesaurizzata in vista di un grande piano del lavoro e quindi di investimenti —ciò che chiama ovviamente in causa anche la gestione del sistema bancario, ma di questo si parlerà nella terza parte di questo resoconto.


Abbiamo infine, con massima sintesi, riportato le diverse opinioni per quanto concerne la relazione tra politica monetaria espansiva e bilancia dei pagamenti, e l'idea dello Stato come datore di lavoro di ultima istanza.

(Moreno Pasquinelli)



SCREPANTI: «USCITA DALL'EURO: GRADUALE E' PEGGIO»

Ernesto Screpanti ha fatto notare che le preoccupazioni degli amici della Me-Mmt – innescare un processo di uscita dall’Eurozona che sia più graduale possibile e con una svalutazione controllata – sono eccessive.

Al contrario, per minimizzare gli effetti di inasprimento della crisi, la fuoriuscita dovrebbe essere improvvisa e più breve possibile. Inoltre il tasso di cambio è bene che si deprezzi molto e rapidamente. Peraltro, il tasso di cambio è determinato dai mercati internazionali più che dalle decisioni dei cittadini di convertire i depositi in Euro in conti denominati nella nuova moneta.

Infine, per la legge di Gresham – moneta cattiva scaccia moneta buona – il regime a doppia moneta sarà molto instabile e porterà a una rapida scomparsa degli Euro dalla circolazione. Tanto vale quindi passare subito a un regime con una sola nuova moneta.

L'OBIEZIONE DI CESARATTO 

Sergio Cesaratto, da parte sua, ha svolto all’idea di non ridenominare i depositi in nuova lira, un'obiezione, ancor più radicale.

Una banca può creare e detenere depositi in euro solo se la sua banca centrale è nell’euro-sistema, solo se cioè può ricorrere alle operazioni di rifinanziamento della banca centrale, fa parte del relativo sistema dei pagamenti (Target 2) ecc.

En passanti, Cesaratto ha precisato che “naturalmente, se consentito dalle autorità, una banca polacca può aprire un deposito in euro a un polacco che depositi euro guadagnati in Germania. Quello che la banca polacca non può fare è concedere un credito in euro attraverso la creazione di un deposito in euro”.

Per Cesaratto quella degli amici MMT è dunque una strana visione dell’uscita dall’euro poiché la banca centrale emetterebbe una nuova moneta, ma allo stesso tempo resterebbe ancora nell’eurosistema. Delle due l’una —a meno che ricadano nella doppia moneta di Grazzini e company, sia esso del tipo del CCF (Certificati di Credito Fiscale) o IOU (I owe you") . Ma lì, ha aggiunto Cesaratto. sarebbe un’altra storia e relative critiche.


LA QUESTIONE DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI

Per la Me-Mmt, come ha spiegato Filippo Abbate, il deficit delle partite correnti —che può insorgere a causa della svalutazione della moneta di un Paese la cui economia dipende molto dalle importazioni— non costituisce un serio ostacolo allo sviluppo di una politica monetaria espansiva orientata alla piena occupazione. Mario Volpi ha poi segnalato che per la Me-Mmt il deficit delle partite correnti «... non è una forma di indebitamento estero; quando cittadini ed imprese importano non stanno prendendo i soldi in prestito dal resto del mondo ma più probabilmente dal settore bancario interno».

Al contrario Cesaratto, accennando ai suoi dibattiti con Randall Wray, ha sottolineato che solo i paesi che emettono moneta di riserva (gli Usa in primis) possono entro limiti più o meno ampi trascurare il vincolo della bilancia dei pagamenti. 
All’obiezione fatta dagli amici della Me-Mmt e che Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda ( e non solo questi) hanno bilance dei pagamenti in disavanzo e che ciò non rappresenta un dramma, Cesaratto ha segnalato che si tratta di paesi con una affidabilità creditizia molto forte, Australia e Nuova Zelanda hanno patrimoni di risorse naturali. Nel caso del UK, Cesaratto ha ricordato poi che per Keynes e Nicholas Kaldor il vincolo della bilancia dei pagamenti inglese era un tormento. 

LO STATO COME DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA

Com'è noto per la Me-Mmt, uno Stato a moneta sovrana dovrebbe dare la massima priorità ala debellamento della disoccupazione, ciò con i cosiddetti "programmi di lavoro garantito", lavori di pubblica utilità da remunerare con salari dignitosi, il tutto anche allo scopo di sostenere la domanda interna, e quindi rilanciare il ciclo economico.

Ernesto Screpanti ha osservato che:

«Il modello di politica economica che mira alla piena occupazione attivando lavori socialmente utili con salario minimo determinato politicamente può funzionare, in un paese che non emette moneta di riserva internazionale, solo se si assume un cambio flessibile. Ciò implica però che il salario reale diventa una variabile dipendente, determinata dai mercati internazionali. Può benissimo accadere che il salario compatibile con l’equilibrio dei conti esteri sia più basso di quello determinato dal governo nazionale».
Screpanti ha infine sottolineato, riprendendo la metafora di Cesaratto, che una seria politica keynesiana di piena occupazione basata sulla domanda interna, non è in effetti possibile in paesi ad economia aperta, ciò tranne paesi di enormi dimensioni, quali gli usa o la Cina.

Circa lo Stato come employer of last resort Cesaratto ha affermato: 
«Siamo d’accordo che attraverso politiche fiscali accompagnate da una politica monetaria accomodante e nei limiti consentiti dal vincolo estero, lo Stato può creare occupazione, direttamente o indirettamente.
Gli MMT ritengono tuttavia che per non disturbare gli interessi dei capitalisti che desiderano un elevato tasso di disoccupazione per disciplinare i lavoratori, lo Stato dovrebbe occupare i disoccupati direttamente a un salario che non scoraggi i lavoratori ad accettarne uno nel settore privato laddove se ne presenti l’occasione. Lo Stato dovrebbe dunque impiegare i disoccupati a una salario inferiore a quello minimo.
In pratica per tanti motivi (incluso che se i disoccupati sono molti e il vincolo estero è stringente questo vincola la politica espansiva) questo lo si può perfino accettare. L’unica cosa è che non si racconti che si è trovata la pietra filosofale di far convivere capitalismo e piena occupazione.
Per il resto apprezzo e simpatizzo col lavoro degli MMT».
(continua)



sabato 25 luglio 2015

USCIRE DALL'EURO COME? (1) Note sul seminario teorico di Castiglione del Lago: le tesi della me-mmt

[ 25 luglio]

Introducendo il Seminario “Uscendo dall’euro” svoltosi a Castiglione del Lago il 18 luglio scorso, [QUI il filmato] ho esordito che il dibattito sull’uscita dalla gabbia euro(pea), malgrado l’ostracismo degli economisti del mainstream, è in Italia più “avanzato” che negli altri paesi.

Ciò non vuol dire affatto che tra gli economisti, ed in genere tra coloro che ritengono necessario il ritorno alla sovranità monetaria, ci sia accordo sulla via da seguire, sulle misure economiche immediate 
da adottare nel momento della rottura —valutarie, bancarie, fiscali, di bilancio e commerciali. Né c’è sintonia, quindi, su due questioni di fondo e che a noi paiono invece ineludibili: (1) quale debba essere, passata la tempesta iniziale, l’architettura sistemica nuova che dovrà necessariamente rimpiazzare quella liberista e bancocratica oggi vigente e, (2) quale dovrà essere —una volta disconnessosi dall’euro, e dall’Unione aggiungiamo noi— l'eventuale collocazione economica e geopolitica che il Paese nel “sistema mondo”.

E’ un fatto che questa pluralità di voci e di proposte produce tra gli attivisti del campo sovranista (per molti dei quali l’economia con le sue tecnicalità resta una disciplina di difficile accesso), un doppio effetto, di spiazzamento e quindi si scoraggiamento: “come potremo vincere la battaglia se tra noi abbiamo idee tanto diverse”?

Questo sentimento è comprensibile, le diversità andrebbero superate. Occorre però capire che mentre certe differenze sono superabili (appunto confrontandosi con spirito aperto alle critiche) altre invece non lo sono, e non lo sono perché —al netto della situazione inedita in cui ci troviamo con la moneta unica e date le peculiarità del sistema di capitalismo-casinò— dietro ad esse vi sono diverse e consolidate teorie economiche (non solo monetarie), in certi casi diverse idee di società.

La dico come la penso: il nostro Paese si troverà ad uscire dall’euro prima che gli economisti abbiano siglato un accordo in punto di dottrina. Aprire la via della rottura è infatti una questione squisitamente politica, sarà il gruppo dirigente che si troverà a guidare il processo di liberazione a sciogliere gordianamente i nodi di politica economica e geopolitici su cui oggi ci si accapiglia senza apparentemente venirne a capo.

Ciò non significa che chi guiderà il Paese nel momento del passaggio si muoverà tentoni, o solo empiricamente; significa piuttosto che chi governerà la transizione adotterà certi provvedimenti piuttosto che altri in base: (1) alle urgenza dettate dalla situazione oggettiva, (2) alla difesa degli interessi sociali che riterrà siano da tutelare in prima battuta e (3) all'idea di società di cui vuole gettare le fondamenta.

Ma torniamo al Seminario.

Assieme agli amici della Me-Mmt umbro-toscani l’abbiamo concepito come un contraddittorio. Abbiamo così impostato il seminario: voi della Me-Mmt presentate e spiegate le vostre tesi sull’uscita dall’eurozona, mentre Cesaratto, Screpanti e Mazzei svolgeranno le loro contro-argomentazioni.

Dico subito che secondo me il seminario è stato di grande interesse poiché ha consentito di capire le differenze tra la visione Me-Mmt e gli altri oratori presenti e, grazie a ciò, di sviscerare alcuni decisivi aspetti di politica monetaria, bancarie, commerciale e di bilancio che il ritorno alla sovranità chiama in causa —così come aspetti geopolitici della questione. Nonostante l’insopportabile calure estiva e la complessità dei temi, non solo i presenti hanno seguito con attenzione il confronto, hanno anche rivolto numerose e spesso congrue domande che hanno consentito ai relatori di esporre con maggiore chiarezza i loro punti di vista.

Come sappiamo la chiave di volta della Modern Money Theory è che con la moneta Fiat, per uno Stato sovrano che controlli della banca centrale, non ci sono limiti invalicabili nell’emissione monetaria; in quanto decisivo fattore di stimolo al ciclo economico essa dovrà essere immessa nel mercato fino all’ottenimento della piena occupazione —piena occupazione che, assieme ad un reddito dignitoso per tutti i cittadini, costituiscono appunto, per la MMT, gli scopi supremi della politica economica — ciò che, lato sensu, qualifica la MMT come una versione radicale del keynesismo.

Mario Volpi e Filippo Abbate della MMT hanno scelto tuttavia di non sviluppare questo aspetto basilare della loro teoria monetaria, e bene han fatto, poiché sia per Mazzei, che per Screpanti e Cesaratto —al netto di criticità di teoria monetaria che restano— è vero che uno Stato a moneta sovrana può e deve subordinare le sue politiche economiche e di bilancio all’obbiettivo della piena occupazione, quindi con politiche espansive di spesa in deficit.

Gli amici della MMT hanno preferito concentrarsi su alcuni aspetti, per loro dirimenti, riguardanti la gestione del PROCESSO DI TRANSIZIONE dall’euro alla nuova lira. Tra questi aspetti quello, oltre ai “piani di lavoro garantito” che lo Stato deve attivare con politiche di spesa pubblica in deficit, quello che Volpi e Abbate considerano molto importante è che i depositi bancari (non solo quindi i modesti risparmi dei cittadini) non debbano essere convertiti in nuove lire, ma lasciati in euro.

Questa tesi è stata contestata sia da Cesaratto, che da Screpanti che dal Mazzei. Non si tratta di una questione secondaria, poiché essa tira in ballo appunto le modalità dell’uscita dall’euro. Vedremo quali saranno le obiezioni fondamentali alla tesi degli amici della MMT. Proprio per facilitare la comprensione della disputa anche ad un pubblico non avvezzo a certe tecnicalità, abbiamo chiesto agli amici della MMT di ricapitolare con la massima precisione questa loro proposta.

D’appresso l’esposizione scritta che gli amici Volpi e Abbate, su nostra richiesta, ci hanno gentilmente inviato. Seguirà la seconda parte con le obiezioni di Cesarato, Screpanti e quelle nostre, non solo alla proposta della MMT ma pure ai due amici economisti.

(Moreno Pasquinelli)

Proposta di gestione 
del processo di transizione da euro a nuova lira

«Ipotizziamo che nel giorno X il governo italiano darà vita al processo di uscita dall'euro ed
ipotizziamo che l’euro continuerà ad esistere come valuta di altri Stati europei (tale ipotesi è necessaria poiché, secondo molti analisti, se l’Italia uscisse dall’euro ci sarebbe la deflagrazione dell’intera Eurozona e quindi della moneta unica: se ciò si verificasse verrebbero meno tutte le riflessioni che seguiranno).

L’unico momento in cui il tasso di cambio della Nuova Lira (in seguito NL) sarà fisso è all’inizio del processo; tale cambio sarà di 1 ad 1, quindi 1 euro varrà come 1 NL. Da quel momento in poi il tasso di cambio sarà flessibile e quindi libero di fluttuare. Ciò significa che la BCI potrà comunque intervenire con operazioni di politica monetaria per difendere il valore della NL da eventuali apprezzamenti o deprezzamenti nell’interesse pubblico ma non vincolerà il suo valore a quello di altre valute internazionali attraverso accordi di cambio fisso o semifisso.

Arriva il giorno X:

Lo Stato pagherà stipendi pubblici, commesse pubbliche, pensioni e trasferimenti in NL. Gli stipendi verranno convertiti alla pari e quindi uno stipendio pubblico annuo di 30.000 euro diverrebbe di 30.000 NL.

Lo Stato allo stesso tempo accetterà come valuta per l’estinzione degli obblighi fiscali soltanto le NL (soltanto le NL verranno accettate come mezzo di pagamento per le tasse). Ciò determinerà una crescente domanda di NL anche nel settore privato - dipendenti privati ed imprese chiederanno di essere pagati in NL perché soltanto con queste potranno pagare le tasse. La crescente domanda di NL in una fase in cui questa sarà ancora scarsa nel sistema difenderà il valore della valuta.

Se ricordate, quando abbiamo cambiato valuta ed abbiamo adottato l’euro, cosa è successo al settore privato? non eravamo obbligati a pagare stipendi in euro, avremmo potuto pagarli in altra valuta (dollari, yen); ma avendo ridenominato tutte le tasse in euro, siamo stati di fatto costretti a spendere e riscuotere in euro. Tutta la monetizzazione del paese in NL potrebbe avvenire nella stessa maniera.

Veniamo ai depositi ed ai prestiti. La nostra proposta prevede di:

- Lasciare i depositi bancari esistenti in euro che saranno convertiti soltanto su richiesta del cittadino. Quindi se avete soldi in banca nessuno li denominerà in NL; se avete dei soldi in banca non sarete costretti a convertirli in NL; ma se volete potrete andare presso la banca o altri operatori e farvi cambiare gli euro in NL a prezzi di mercato

- Lasciare i prestiti bancari esistenti in euro che saranno denominati in NL soltanto su richiesta del cittadino – vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per i depositi. Ovviamente da oggi i nuovi prestiti erogati dal settore bancario saranno in NL

Nel caso in cui i cittadini richiedano la conversione in NL dei depositi e dei prestiti bancari, il governo obbligherà le banche a soddisfare le richieste dei clienti in tempi brevi, al tasso di cambio vigente, attraverso leggi, regolamenti e controlli.

Quanto maggiori saranno le conversioni spontanee da euro a NL tanto più l'operazione avrà successo ed è importante tener presente quali siano gli incentivi a convertire i depositi esistenti:

- Il fatto che tasse, multe, imposte si possono pagare soltanto in NL renderà necessaria la conversione di almeno parte dei risparmi

- Il fatto che lo Stato spenderà in NL determinerà l’apertura di depositi in NL e ciò incentiverà anche la conversione di parte dei depositi in euro

- il fatto che soltanto i depositi in NL saranno garantiti illimitatamente dalla BCI mentre quelli in euro saranno garantiti nei limiti delle norme di legge vigenti

- il fatto che i depositi in NL saranno più economici di quelli in euro (poichè questi ultimi saranno equiparati a depositi in valuta estera e quindi saranno più costosi) sarà un ulteriore incentivo alla conversione

A nostro parere denominare immediatamente depositi e prestiti in NL non è prudente per almeno 8 motivi che elenchiamo di seguito:

1) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe la corsa agli sportelli e le fughe di capitali; i cittadini consapevoli che il governo denominerà i depositi bancari in NL, nel timore che la NL si svaluterà rispetto all’euro, potrebbero ritirare contanti o potrebbero spostare presso banche estere i loro risparmi in euro. Questo comportamento, se effettuato in massa, genererebbe problemi al settore bancario (vedere caso greco). Lasciando la scelta di convertire i propri risparmi al cittadino, si ridurrebbero quantomeno tali comportamenti.

2) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe il deprezzamento della NL. Cerchiamo di comprendere un meccanismo importante: se noi in massa vendiamo NL per comprare euro, la NL di deprezzerà e l'euro si apprezzerà. Viceversa, se vendiamo euro per comprare NL quest'ultima si apprezzerà e l'euro si deprezzerà. Supponiamo che il 30% degli italiani preferiscano detenere i propri risparmi in NL e l’altro 70% invece in euro (è solo un' ipotesi ma il ragionamento vale anche cambiando le percentuali). In seguito alla ridenominazione immediata, il 70% che preferisce detenere risparmi in euro potrebbe riconvertire i propri risparmi di nuovo in euro – vendendo NL - generando così il deprezzamento della NL. Se i depositi invece fossero lasciati in euro potrebbe accadere che il 70% (che preferisce detenere i depositi in euro) non porrà in essere alcuna azione mentre il 30% di italiani che vogliono NL - perché devono pagarci le tasse o perché preferiscono detenere depositi nella nuova valuta perché garantita dallo Stato - potrebbero convertire euro in NL sostenendo così il valore della nuova valuta. Tenete inoltre presente che se la NL si apprezza la BCI sarà sempre in grado di contenerne l’ apprezzamento; mentre se la NL si deprezza repentinamente, la BCI potrebbe non essere in grado di contenerne il deprezzamento. Lasciare i depositi in euro sarebbe quindi utile per sostenere il valore della nuova valuta evitando una svalutazione repentina all’inizio del processo e favorendo un deprezzamento graduale e gestibile.

3) Con la ridenominazione immediata dei depositi la NL sarà subito abbondante nel sistema e ciò potrebbe provocare ulteriori pressioni svalutative. Nel caso contrario invece la nuova valuta sarà scarsa e la BCI sarebbe l’unico soggetto ad avere NL da vendere (quantomeno nella fase iniziale); ciò darà alla BCI un certo grado di potere nell’influenzare il tasso di cambio. Sarà soltanto la BCI a disporre di NL e sarà presumibilmente lei a decidere quanti euro ci vogliono per ottenere una unità della nuova valuta, quanto meno inizialmente. Tenete inoltre presente che, oltre alla domanda interna di NL, ci sarà un’ immediata e crescente domanda anche da parte degli operatori finanziari (dealers) che necessitano della nuova valuta per soddisfare le richieste internazionali della stessa (cittadini esteri che vorranno venire in vacanza in Italia, cittadini ed imprese estere che vorranno acquistare merci italiane o che vorranno investire nel nostro paese). La domanda estera si aggiungerà a quella interna e ne sosterrà il valore. In seguito, man mano che l'afflusso derivante dalla domanda di NL diminuisce e le NL aumentano nel sistema in seguito alle conversioni spontanee dei soggetti economici, si potrà verificare un morbido e graduale deprezzamento della NL.

4) Lasciare i depositi in euro permetterebbe alla BCI di accumulare euro man mano che soggetti economici, interni ed esteri, venderanno euro per ottenere NL. La BCI infatti, sarebbe l'unico soggetto economico a poter soddisfare la domanda iniziale di NL potendo così accumulare euro. Gli euro così accumulati potrebbero essere utilizzati dallo Stato per far fronte alle sue passività denominate in euro. Proprio in conseguenza a ciò proponiamo di non ridenominare, quantomeno inizialmente, i TDS esistenti ed attualmente in circolazione. Come detto in precedenza, la forte domanda di NL da parte di soggetti interni ed esteri, non solo ci difenderebbe da una violenta svalutazione iniziale, ma consentirebbe allo Stato di accumulare gli euro necessari a quantomeno ridurre il debito pubblico in euro. Le prime scadenze dei titoli potrebbero essere onorate in tal modo ed in un secondo momento, quando l'afflusso di euro calerà d'intensità, si prenderanno le giuste decisioni nell’interesse pubblico. La denominazione dei depositi in NL al momento dell'uscita dall'euro, non consentirebbe alla BCI di accumulare euro e si perderebbe tale opportunità.

5) Lasciare i depositi in euro permetterebbe una transizione graduale che fornirebbe il tempo necessario per le modifiche degli sportelli automatici e darebbe modo alle NL di entrare nel circuito economico evitando il rischio di penuria di liquidità che invece si potrebbe verificare nel caso in cui, dalla notte al giorno successivo, tutto venisse immediatamente denominato in NL.

6) Con la ridenominazione iniziale dei depositi si presterebbe il fianco ai media che bombarderanno con l'assioma " se usciamo dall’euro la Nuova Lira si svaluterà enormemente"; in effetti le conseguenze di tale scelta daranno ragione ai media nel senso che la denominazione immediata in NL ne provocherà una svalutazione repentina per i motivi argomentati precedentemente.

7) I cittadini, già vessati dalla crisi e dalle politiche di austerità dei precedenti governi, vedrebbero la ridenominazione iniziale dei depositi in NL come l’ennesima coercizione del governo a loro spese; ciò farebbe perdere consenso politico al governo che si appresterà a compiere questo importante processo. Preferiamo non entrare in riflessioni di natura politica ma crediamo che questo aspetto sia di enorme importanza e non debba essere assolutamente sottovalutato.

8) La ridenominazione immediata dei depositi è una scelta NON REVERSIBILE. Una volta fatta non si torna più indietro. Lasciare i depositi in euro, non solo presenta i vantaggi precedentemente esposti, ma mantiene la possibilità per il governo di poterli convertire in un secondo momento.

Secondo la maggior parte degli economisti, lasciare i depositi in euro sarebbe sconveniente o addirittura impossibile. Ci teniamo a precisare che entrambe le opzioni consentirebbero allo Stato di perseguire politiche anticicliche e quindi di espandere i deficit pubblici nell’interesse dei cittadini. Riconosciamo inoltre che la ridenominazione immediata è per alcuni aspetti più semplice mentre lasciare i depositi in euro richiede un costante monitoraggio delle situazioni che si verranno a creare per poter elaborare di volta in volta la scelta migliore. Infine siamo profondamente consapevoli delle criticità che si potrebbero generare perseguendo la soluzione da noi proposta. Tuttavia siamo altrettanto convinti che lasciare depositi in euro sia più pratico, più vantaggioso e meno traumatico per il sistema economico che comunque si troverebbe a vivere un processo decisamente delicato come quello della sostituzione della valuta di Stato ed, in ogni caso, rimarrebbe sempre l’opportunità di ridenominarli in NL se ciò diventasse vantaggioso o necessario.

NB

· Prima dell’inizio del processo di transizione sopra descritto, cioè nel momento in cui il governo neoeletto che è intenzionato ad uscire dall'euro salirà al potere, potrebbe essere necessario introdurre dei limiti ai quantitativi di prelievi mensili in euro onde evitare la situazione che si è venuta a creare in Grecia. Il limite può essere individuato intorno ai 2.000,00 euro al mese per singolo c/c. Sempre nel periodo precedente al processo di transizione, potrebbe essere vantaggioso accompagnare questa limitazione con l'impossibilità da parte dei correntisti di spostare i propri risparmi su c/c esteri.

· Durante la fase di transizione potrebbe essere vantaggioso impedire il prelievo in contanti di euro: il cittadino potrebbe in ogni caso effettuare pagamenti elettronici in euro ma se necessita di contante potrà prelevare soltanto il controvalore (tasso di cambio vigente) in NL.

· Man mano che l'afflusso di euro alla BCI (in seguito alla domanda di NL parte dei soggetti economici interni ed esteri) diminuisce determinando un aumento di NL nel sistema, la nuova valuta inizierebbe a deprezzarsi. Tale deprezzamento consentirebbe ai cittadini di ottenere più NL per lo stesso controvalore in euro. Ciò costituirebbe un ulteriore incentivo per la conversione dei depositi ancora rimasti in euro».

(continua)

domenica 28 aprile 2013

SCUOLA DI RIVOLTA


«Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario»



Decenni di assuefazione all’ideologia liberista, al pensiero unico dominante, al dominio economico politico e culturale del più sfrenato capitalismo, hanno intorpidito le coscienze, spento la loro capacità di analisi, comprensione e critica della realtà e annullato la speranza, soprattutto fra noi giovani, di poter fare qualcosa per rivoluzionare questo stato di cose.



Siamo studenti in un sistema scolastico che nulla ha più da offrire.

Siamo precari in un paese che non offre più lavoro. In cui la sanità pubblica, allo sfascio, non può più curarci. Dove i nostri padri e nonni crepano per due soldi di pensione, mentre noi la pensione non ce l’avremo neppure. I dominanti, in nome dell’euro, ci impongono i loro diktat, il capitale delocalizza le fabbriche e costringe i nostri migliori cervelli ad emigrare.

Se le cose stanno così c’è un motivo, c’è una spiegazione, c’è una soluzione.

Lo stato di cose in cui viviamo ci dice che dev’essere cambiato. Non siamo più disposti a marcire nella gabbia sociale e ideologica in cui ci hanno rinchiuso.

Vogliamo capire le cause del marasma, come mai siamo diventati sudditi in una democrazia tiranna, che inneggia ai diritti civili e umani, mentre a milioni non arriviamo a fine mese, e così in tanti decidono addirittura di farla finita.

Vogliamo imparare come funziona questo sistema, quali sono le sue contraddizioni e i suoi punti deboli, vogliamo trovare la leva con cui scardinarlo definitivamente.

Vogliamo imparare a resistere e lottare.

Molti di noi hanno espresso nelle urne la loro indignazione, Oggi vediamo cosa vuol dire mandare in parlamento dei cittadini come noi, ma del tutto impreparati alla sfida di cambiare il paese.


Vogliamo iniziare un percorso di studio collettivo, che allarghi le nostre conoscenze, che stimoli le menti e ci aiuti a capire quale possa essere l’alternativa, affinché ne usufruiscano non solo i giovani del MPl, ma tutti quelli che sono decisi a rovesciare l'ordine di cose esistente.

Quanto prima renderemo noti docenti e relatori.

Il Seminario si svolgerà in Umbria, nei pressi di Perugia, da lunedì 19 a venerdì 23 agosto, in un Ostello della Gioventù. Gli arrivi sono previsti entro l'ora di cena di domenica 18 agosto. Le partenze il sabato mattina del 24 agosto.

Il costo dell’intero soggiorno è di € 196,00 —34€ il costo di un giorno di pensione completa. La cifra comprende pernottamento, colazione, pranzo e cena. 
Per informazioni e prenotazioni scrivici a: scuolampl@gmail.com
Oppure telefona al: 339.2071977

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