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giovedì 18 ottobre 2018

TSIPRAS: DOPO LA CAPITOLAZIONE LA REPRESSIONE di Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas

[ 19 ottobre 2018 ]

Grecia. Il 2 ottobre scorso davamo notizia della gravi accuse mosse dal governo Tsipras contro il compagno Lafazanis (segretario di Unità Popolare, il movimento sorto dalla separazione da SYRIZA dopo la capitolazione alla troika del luglio 2015) Lafazanis rischia di andare in galera per aver partecipato al blocco dei pignoramenti delle case. Con Lafazanis rischiano di finire in prigione molti cittadini che si oppongono alla vendita all'asta delle loro abitazione e decine di altri militanti della sinistra popolare.
Stathis Kouvélakis e Costas Lapavitsas denunciano la repressione e spiegano quanto drammatica sia la situazione in Grecia

*  *  *

Alcuni nella sinistra europea continuano a ritenere che la situazione greca sia in via di miglioramento e che il governo Syriza resti una forza di governo che protegge i diritti dei lavoratori e degli strati più deboli, in condizioni molto difficili. Tra loro, Inigo Errejon, uno dei principali dirigenti di Podemos, che ha dichiarato in una recente intervista che “tenuto conto dei vincoli, il bilancio [di Tsipras] è piuttosto soddisfacente”. Per coloro che condividono questo punto di vista, lo sbocco che prenderanno gli eventi, sarà una brutta sorpresa.

La realtà è che, dopo la loro capitolazione alla troika, a luglio del 2015, dei creditori della Grecia (UE, BCE, FMI), Tsipras ed il suo governo, hanno applicato in modo inflessibile le stesse politiche neoliberali di tutti i governi greci che si sono susseguiti dal 2010, data del primo memorandum firmato dalla Grecia. Il governo Tsipras ha anche provveduto a tagliare drasticamente la spesa pubblica, ha portato avanti la deregolamentazione ed ha provveduto a incrementare, come mai in precedenza, l’ondata di privatizzazioni. I salari stagnano al livello raggiunto dopo anni di caduta brutale (-30% in media), le pensioni e gli aiuti sociali sono stati ulteriormente tagliati. Gli investimenti pubblici e privati sono crollati, mentre le imposte dirette ed indirette hanno raggiunto livelli senza precedenti che colpiscono soprattutto i redditi medio-bassi.

La sola differenza con i predecessori è che Tsipras ed il suo partito sono stati eletti a gennaio del 2015 precisamente allo scopo di fermare queste politiche. La loro virata, nell’estate del 2015, solo poco tempo dopo che il 61% degli elettori avevano rigettato il piano di austerità, è stata uno shock per la Grecia. Nel corso dei successivi tre anni, il cinismo di Syriza ha condotto ad una profonda demoralizzazione che ha impregnato tutti i campi della vita pubblica. La passività e lo sconforto sono i due fattori principali che hanno permesso l’applicazione di nuove misure d’austerità senza incontrare forti resistenze.
Stathis Kouvélakis


Tsipras ha così reso un buon servizio alla Troika che gli è valso i complimenti di Moscovici, Junker e compagnia. Ma l’attuazione di tali politiche, che schiacciano la maggioranza della popolazione, è impossibile senza far ricorso alla repressione. I tagli ai servizi pubblici, l’abbassamento delle pensioni e della spesa sociale, l’aumento delle tasse non possono essere portate avanti senza minacciare le opposizioni e chiunque rifiuti di sottomettersi allo stato di cose. L’esperienza dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e di altri paesi, nel corso degli ultimi quattro decenni, lo conferma ampliamente.

Dal 2010 al 2015, quando i governi del PASOK e della destra hanno messo in atto i piani d’austerità, la Grecia ha conosciuto una serie di misure repressive. Lentamente e, certamente, in modo inesorabile, il governo Tsipras si è incamminato sulla stessa strada. Ciò che ha accelerato questa evoluzione rimanda alle difficoltà che hanno incontrato le banche greche.

Mentre qualche tempo fa lo slogan scandito da Syriza era “nessuna casa alle banche”, ora è proprio Syriza che reprime chi cerca di impedire che la propria casa sia messa all’asta.

STRINGENDO I BULLONI

Per comprendere l’importanza della crescente lotta politica contro questo fenomeno, bisogna considerare la situazione critica delle banche e le ripercussioni sul governo e sulla società greca. Perché è proprio per evitare un nuovo ciclo di destabilizzazione delle banche che il governo ha fatto ricorso a metodi sempre più repressivi.

In seguito alla crisi del 2010, il settore bancario è passato nelle mani di quattro banche che controllano più del 90% dei depositi e dei patrimoni. Per evitare il fallimento e premunirsi contro un’eventuale nazionalizzazione, sono diventate le più strenue sostenitrici delle politiche d’austerità. Hanno utilizzato il proprio enorme potere economico e sociale per far leva sui governi, compreso quello di Syriza, per conformarsi alle esigenze della Troika.

Dopo il 2010, sono state avviate importati ricapitalizzazioni, l’ultima delle quali sotto il governo Syriza. Il costo totale ha superato i 45 miliardi di euro. E’ stato interamente finanziato da prestiti pubblici rimborsati dai contribuenti greci.

Malgrado questo mostruoso fardello imposto alla popolazione, le banche greche detengono il record di crediti inesigibili ed hanno, di fatto, smesso di sostenere la crescita economica. Questi così detti debiti comprendono i prestiti non performanti (Non Performing Loan - NPL) che registrano un ritardo di rimborso di più di 90 giorni ma anche dei fondi non performanti (NPE) una categoria più ampia che include quei prestiti che si stimano non interamente rimborsabili, anche quando non sia stato registrato alcun ritardo formale. La riduzione dell’esposizione delle banche greche agli NPE ed agli NPL è, da anni, la priorità assoluta per la BCE.

Dal 2016, il governo Tsipras ha obbedito docilmente a queste ingiunzioni tramite un’ondata di pignoramenti di proprietà, comprese le prime case, ed ad una vendita a dei fondi avvoltoio di pacchetti di debiti inesigibili a prezzi stracciati. La vendita all’asta degli immobili è a questo riguardo strategica. L’incapacità delle banche di risolvere questo problema, non ha nulla di sorprendente, viene direttamente dal dispositivo messo in atto da Tsipras. Riassumendo, le banche greche devono progressivamente risanare i loro bilanci dal peso dei crediti inesigibili tramite le vendite all’asta e di pratiche più rigorose di recupero crediti. Questo processo durerà molti anni. Allo stesso tempo, le banche dovrebbero sostenere l’economia ed erogare nuovi prestiti. Questa limitazione drastica del credito ha, di fatto, compromesso la ripresa. Si tratta di un esempio perfetto del piano di salvataggio attuato da Syriza.
Costas Lapavitsas


L’incapacità delle banche greche di ridurre il peso dei debiti inesigibili ha portato al crollo delle loro azioni alla borsa di Atene agli inizi dell’estate del 2018 e che si è accelerato negli ultimi mesi. In realtà, la totalità del settore bancario è stato totalmente svalutato dopo la firma del piano di salvataggio di Tsipras. Circolano voci su un’altra ricapitalizzazione o di forme di copertura dei crediti da parte dello stato. Se una tale prospettiva si concretizzasse, sarebbe un disastro completo per il governo che dovrà affrontare diverse scadenze elettorali nel 2019. L’accelerazione del programma di liquidazione dei debiti inesigibili è così diventata una delle priorità della Troika e dei suoi fedeli servitori all’interno di questo governo. Poiché il problema sembra essere più acuto per i crediti immobiliari ed il credito al consumo, sono stati fissati degli obiettivi molto ambiziosi e certamente irrealizzabili, in materia di pignoramenti e vendite all’asta: dagli 8mila ai 10mila alloggi nel 2018 che diventeranno 50mila nel 2019.

INDIRIZZANDO LE AZIONI DI PROTESTA 
Dalla capitolazione dell'estate 2015, la questione dei sequestri e delle aste è diventata una delle questioni più difficili per Tsipras e il suo partito. L'accelerazione del processo sotto la pressione delle banche e della Troika ha portato a un grande scontro tra il governo e un dinamico movimento che si oppone ai pignoramenti e alle vendite all'asta. Questo movimento ha guadagnato slancio dopo il rilancio delle aste nell'autunno del 2016. La continua mobilitazione di determinati gruppi militanti nelle aule giudiziarie è riuscita ad annullare centinaia di vendite e che in modo significativo ha rallentato tutte le procedure. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui le banche non hanno raggiunto i loro obiettivi.

La reazione del governo, obbedendo alle istruzioni della Troika, è stata quella di trasferire dall'estate del 2017 la procedura d'asta su una piattaforma elettronica, attivata dai notai all'interno dei propri uffici, piuttosto che svolgere le vendite nei tribunali. Ciò ha certamente reso le azioni di protesta più difficili da organizzare. Inoltre, la nuova legislazione, approvata a dicembre 2017, ha creato un reato specifico che prevede la reclusione da tre a sei mesi per coloro che tentano di ostacolare il processo di asta. Tuttavia, le azioni continuarono, sebbene la loro dimensione sia stata frenata, impedendo molte aste e rendendo i notai meno inclini a svolgere il loro servizio.

Durante questo periodo si sono moltiplicati gli scontri con la polizia di fronte agli uffici dei notai. Gli attivisti filmati e identificati durante le azioni sono stati sistematicamente incriminati. Dall'inizio dell'anno, decine di attivisti in tutto il paese affrontano azioni legali. Tra questi ci sono Elias Milios, consigliere di Ambelokipi-Menemeni, nella regione di Salonicco, e attivista di Antarsya, coalizione di organizzazioni di estrema sinistra. Nella piccola città di Volos, non meno di 20 militanti sono sotto aaccusa, come lo sono altri 15 a Argos e Nafplion. Un processo a tre attivisti anti-sequestro è iniziato ad Atene il 21 settembre.

Il persecuzione degli attivisti anti-sequestro è solo l'esempio più evidente delle pratiche autoritarie del governo di Tsipras. La repressione ha colpito anche gli attivisti mobilitati contro il progetto di miniera a cielo aperto del gigante canadese Eldorado Gold a Skouries, nel nord della Grecia. Più in generale, il governo ha usato la forza per reprimere le dimostrazioni contro le sue politiche, specialmente quando sembra probabile che si espandano. L'uso della polizia antisommossa contro i pensionati è solo l'esempio più eclatante. Una tendenza fondamentale ha iniziato ad emergere: per far fronte alle reazioni alle sue politiche, il governo fa affidamento sui meccanismi repressivi dello "stato profondo".

IL PROCESSO CONTRO LAFAZANIS
Panagiotis lafazanis

Un limite simbolico in questa escalation repressiva è stato raggiunto il 26 settembre, quando Panagiotis Lafazanis, una figura rispettata della sinistra radicale, ha ricevuto un mandato di comparizione per affrontare le spese per la sua partecipazione alle proteste settimanali contro i pignoramenti e le vendite asta. Lafazanis era il ministro dell'energia nel primo governo di Syriza (da gennaio a luglio 2015) e il prestanome della "Piattaforma di sinistra", che all'epoca includeva la maggior parte dell'ala sinistra di Syriza. Ora è Segretario Nazionale di Unità Popolare, un fronte politico creato nell'estate 2015, principalmente dalle forze della Piattaforma Sinistra, che hanno lasciato Syriza e sono state raggiunte da altre organizzazioni della sinistra radicale.

Questa è la prima volta dalla caduta della dittatura (1974) — durante la quale Lafazanis è stato perseguitato per le sue attività clandestine all'interno del movimento studentesco e dell'organizzazione giovanile del Partito comunista — che un leader di un partito di sinistra è punito per la sua attività politica. Le accuse a suo carico riguardano presunte infrazioni a non meno 15 articoli del codice penale, punibili con pene detentive fino a due anni. Se condannato per tutte le accuse, la condanna potrebbe essere fino a nove anni.

Ciò che è anche notevole è che la procedura non proviene dal pubblico ministero, ma dal "Dipartimento per la protezione dello stato e del regime democratico", una branca speciale dei servizi di sicurezza che dovrebbe indagare sulle attività connesse al terrorismo e minacciare la democrazia. Questo dipartimento è stato creato nel 2000 dai governi "modernisti" del PASOK, mentre la Grecia si stava preparando ad aderire all'Unione Monetaria. È stato riorganizzato nel 2011, in seguito all'attuazione dei piani di austerità, e trasformato in un servizio di monitoraggio delle azioni di protesta. La legislazione approvata a febbraio sotto la guida del governo Syriza ha ulteriormente ampliato la sua gamma di attività. Va notato che dalla sua creazione, il dipartimento non ha sviluppato alcuna attività contro i neo-nazisti di Golden Dawn, né alcuna altra organizzazione di estrema destra o terrorista.

Lafazanis non è l'unico attivista ad essere preso di mira dai servizi di sicurezza. Altri quattro attivisti, tra cui un membro di Unità Popolare e due personaggi noti nella rete "I do not pay", Leonidas ed Elias Papadopoulos, sono stati convocati per rispondere a una lunga lista di accuse. La natura dei documenti inclusi nel suo dossier ha permesso di evidenziare il fatto che Lafazanis era stato tenuto sotto sorveglianza per mesi da una squadra di poliziotti travestiti da giornalisti che riprendevano le azioni davanti agli uffici dei notai. Questo materiale è stato integrato da foto e video che i servizi di sicurezza hanno chiesto ai canali televisivi. I post di Facebook sono stati quindi utilizzati anche per identificare questi attivisti durante varie azioni di protesta.

QUALI CONSEGUENZE?

L'ondata di cause legali, in particolare quella contro Lafazanis, ha costretto i media greci a parlare di repressione. Ha anche provocato alcune reazioni nei circoli politici, compresa una domanda in parlamento indirizzata al Ministro della giustizia da 43 deputati di Syriza. Tuttavia, la posizione ufficiale del governo è che questo problema è interamente di competenza della magistratura e della polizia e non di sua competenza.

Tuttavia, l'iniziativa per l'azione penale non è stata presa dai tribunali, ma da un servizio appartenente allo "Stato profondo", vale a dire il "Dipartimento per la protezione e il regime dello Stato democratico". Questo dipartimento è sotto l'autorità del Ministro dell'ordine pubblico. C'è quindi coinvolgimento e complicità da parte del governo, che fa riferimento alle misure previste nel Terzo Memorandum firmato a luglio 2015 e all'attuale crisi delle banche greche.

L'attuazione di piani di austerità e delle politiche neoliberali richiede repressione e il governo di Syriza non fa eccezione a questa regola. La democrazia in Grecia è già a pezzi e la situazione probabilmente peggiorerà nei prossimi mesi. Nella corsa alle elezioni, i problemi delle banche occuperanno senza dubbio un posto centrale. Il disastro economico e sociale causato dalla capitolazione di Tsipras è diventato evidente in ampi segmenti dell'elettorato e il disgusto si sta diffondendo tra la popolazione. Un governo che ha già venduto la sua anima per essere l'esecutore della Troika non esiterà ad inasprire la repressione contro tutti coloro che si oppongono alla sua politica. La solidarietà internazionale è essenziale per porre fine a questo preoccupante sviluppo della situazione in Grecia. È una questione di difesa della democrazia.

* Traduzione a cura della redazione
** Fonte: Jacobin



martedì 12 settembre 2017

ECCO COM'È LA GRECIA SOTTO TSIPRAS di Dimitris Mitropoulos

Dimitris Mitropoulos (a sinistra) 
[ 12 settembre 2017 ]

Il primo settembre si è svolto a Chianciano Terme il Forum Internazionale organizzato dalla CLN, per ascoltare vari esponenti di punta di movimenti che nei loro paesi si oppongono alle politiche neoliberiste delle élite dominanti.
Qui sotto la relazione di Dimitris Mitropoulos, della direzione di Unità Popolare (Laiki Enotità).





DOPO SYRIZA COSA?


«La prima questione che dobbiamo affrontare è quali sono gli elementi sono quelli che descrivono gli sviluppi in Grecia.

Primo

Per molti decenni a venire la Grecia sarà nella condizione di colonia da debito dell'Unione Europea.

il recente accordo tra Governo greco e Troika non ha prodotto alcuna decisione sul debito greco, mentre ha stabilito l'obiettivo di un avanzo primario tra 2,5% e 3,5% fino al 2060, allo scopo di risparmiare le necessarie risorse per ripagare il debito, creato principalmente dalle banche e ingrandito per la loro stessa sopravvivenza.

Questo comporta un'austerità senza fine, anche se meno severa di quella che abbiamo subito durante gli ultimi sette anni. In ogni caso è un'austerità costruita sulle rovine di un'economia che ha perso il 25% del proprio PIL.

La principale vittima dell'austerità è lo Stato sociale: scuole, ospedali, sicurezza. Una riprova l'abbiamo avuta durante quest'estate caratterizzata da incendi boschivi. Tre aerei per un'ottantina di incendi in tutto il territorio. Il resto della flotta antincendio non ha potuto volare per mancanza di manutenzione.

È chiaro che come risultato dell'austerità la Grecia tende a diventare gradualmente uno Stato fallito. Allo stesso tempo, l'attuale colonizzazione da debito significa la riduzione della sovranità nazionale e popolare.

La Grecia resterà sotto supervisione per almeno quarant'anni, una supervisione che sarà più dura di quella prevista dal patto di stabilità per gli altri Stati membri dell'eurozona, in quanto le condizioni fiscali saranno più vincolanti per garantire gli avanzi primari e il debito è insostenibile.
I mercati saranno pronti a punire le più lievi deroghe al piano di rimborso del debito con l'aumento dei tassi di interesse. La minaccia di un nuovo blocco da parte dei mercati e nuovi memoranda fungerà da meccanismo automatico permanente di supervisione e disciplina.
Tuttavia Tsipras avrà l'opportunità di raccontare una nuova storia di successo, uguale a quella che Samaras aveva presentato nel 2015: una leggera crescita economica per la prima volta dopo 8 anni di recessione, e un accordo per la ridefinizione del rimborso del debito - da stabilirsi dopo le elezioni tedesche - specie per gli anni 2021/2024, quando i titoli in scadenza saranno superiori alla capacità finanziaria di rimborsarli anche se realizzassimo un surplus annuale del 5 o 6%.

In questo modo Tsipras cercherà di preservare la propria figura in vista delle le prossime elezioni, tra un anno o un anno e mezzo.
Ma il punto chiave resta che il governo ha di fatto accettato di prolungare l'imposizione di questo regime neo-coloniale fino al 2060.

Secondo

Attualmente, la caratteristica di base della realtà greca è una peculiare depressione socio-nazionale, che è il risultato della disfatta del movimento anti-memorandum 2015.

La povertà in espansione, il vicolo cieco in cui si trovano molte famiglie come risultato degli alti livelli di disoccupazione e degli aumenti di tassazione, comportano una generale mancanza di aspettative positive per il futuro.

Il popolo greco si sente frustrato dall'Unione Europea ma non crede che ci siano soluzioni. Molti sondaggi hanno evidenziato un atteggiamento positivo verso proposte politiche che portino il paese fuori dall'Eurozona, ma allo stesso tempo mostrano un atteggiamento di sfiducia nella possibilità che esista una forza politica capace di farlo senza gettare il paese nel caos.
L'annessione di Tsipras del 2015 non ha portato solo un nuovo memorandum di austerity. La sua principale conseguenza è stata la sconfitta dello spirito di un piccolo popolo che aveva avuto il coraggio di dire no ai mercati e al mostro antidemocratico dell'Unione europea.
Essa ha fatto credere al popolo che non ci sono soluzioni fuori dall'eurozona, né che esista altra via se non quella dell'austerità e dell'umiliante supervisione della troika.
In questa contesto ognuno cerca di adattarsi individualmente alla situazione come meglio può.

Inoltre essa ha causato l'umiliazione della sinistra. Venticinque anni dopo la caduta dell'unione sovietica, negli anni fra il 2010-2015, la vicenda greca poteva rappresentare l'opportunità per la sinistra europea di recuperare la perduta credibilità per combattere l'imperialismo e riacquistare la dignità nazionale e la sovranità popolare contro i progetti di integrazione imperialistica che l'Unione europea persegue.

Questo è il crimine più grande di Tsipras, non le politiche neoliberiste che ha implementato.
Nel 2015 il popolo greco era in rivolta, pronto al conflitto e allo scontro. Oggi quello stesso popolo è umiliato e deluso.

Terzo

Il terzo elemento è un sistema politico ormai assurdo e decadente. Syriza e Neo Demokratia si confrontano come se fossero sul ring, solo per creare una falsa polarizzazione su argomenti trascurabili: dove ciascun leader ha passato le vacanze, se gli
studenti delle scuole superiori dovrebbero pregare prima dell'inizio delle lezioni oppure no.

Ma allo stesso tempo i due partiti sono largamente d'accordo su privatizzazioni, demolizione dei diritti del lavoro, tagli al sistema pensionistico, politica estera pro-NATO e pro-Israele. La destra, approffitando della sostanziale disponibilità di Syriza, non ha mai abbandonato l'opportunità di accelerare la contro-rivoluzione neo-liberista fino a limiti radicali. Essa si avvale di una retorica anticomunista e adotta posizioni estremiste, come la privatizzazione delle foreste e l'abolizione di tutte le restrizioni anti- neoliberiste per le imprese che vogliono investire in Grecia.

Il risultato è un sistema politico che aliena dalla politica la gente, in particolare i giovani. Questa è la ragione per cui tutte queste lotte nel parlamento e nei media non hanno nulla a che fare con la soluzione ai diversi gravi problemi, come la disoccupazione, insopportabile tassazione, i bassi salari, la distruzione del sistema sanitario. Il parlamento semplicemente vota ciò che i creditori esigono.

Date queste premesse, quali sono i compiti della sinistra e delle forze resistenti?

Siamo in un'epoca diversa, stiamo affrontando la fine di un'era. Durante gli anni dal 2010 al 2015 la lotta contro i memoranda ha unito il popolo ed amplificato il conflitto con l'Eurozona e le oligarchie.
Oggi non è più così, la realtà è quella abbiamo descritto. C'è urgenza di nuove iniziative e di un grande sforzo di ricostruzione del movimento popolare greco.
Prima di tutto abbiamo bisogno di un nuovo processo di unità all'interno dello spazio anti-neoliberista, fra la sinistra e un più largo campo democratico, dove si riconosca che l'anti-liberismo - senza un progetto di uscita dall'Unione europea e dall'Eurozona, senza la rivendicazione della sovranità nazionale e popolare - non può esistere. Noi di LAE (Unità Popolare) intendiamo perseguire tale progetto insieme ad altre forze politiche.
In secondo luogo, occorre un piano di mobilitazione sociale. Nessuno sviluppo politico è possibile senza movimenti di resistenza. Nel 2017 il governo ha già proceduto a vendere il porto di Tessalonicco. Altre privatizzazioni sono in corso. Sono in corso aste di case popolari allestite dalle banche. Imprese e fabbriche vengono cedute a multinazionali. Il Fondo delle privatizzazioni detenuto dalla Troika avrà la supervisione dei beni pubblici greci per 99 anni! L'intero paese è in vendita.
È questa la situazione su cui deve fare perno il movimento di resistenza.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di un programma popolare di rivendicazione e cambiamento.
I tre elementi base del nostro programma (cessazione del pagamento del debito, uscita dall'Eurozona, nazionalizzazione delle banche) rimangono il nostro obiettivo, ma il popolo non pone oggi la questione dell'uscita, quindi non sono sufficienti.
Abbiamo bisogno di un immediato programma di rivendicazioni popolari per quanto riguarda i salari, le pensioni, i diritti del lavoro; un programma di rinvigorimento dello Stato sociale, un programma per il recupero della nostra sovranità da Bruxelles e Berlino.

In quarto luogo, tutto quanto precede sarà vanificato se dimentichiamo che il problema di fondo della sinistra dopo 2015 e la mancanza di credibilità. Il popolo Greco oggi non si fida di nessuno: la gente - dopo il tradimento di Syriza - è sospettosa nei confronti di tutte le forze politiche. La gente è persuasa che la sinistra, al di là della retorica, in pratica agisce esattamente come i neoliberisti.
Di conseguenza, l'unità intorno ad uno specifico programma non è sufficiente. Senza un programma scadiamo nell'opportunismo e senza unità non possiamo essere efficaci: dobbiamo sempre avere presente questi due elementi. Allo stesso tempo dobbiamo capire che il problema principale per la sinistra greca è la mancanza di credibilità e che questa non può essere facilmente recuperata da un popolo deluso.

Il partito comunista non si preoccupa di questi problemi: si sente soddisfatto di avere una percentuale di consensi che la sua base storicamente gli garantisce, intorno al 5-6%. In realtà si astiene dalla lotta politica. Rifiuta ogni cooperazione, pone il socialismo come precondizione e sottovaluta l'importanza della lotta per l'indipendenza nazionale.
La maggioranza di Antarsya ha già chiarito che non c'è spazio politico di cooperazione. Anni fa la scusa era che noi come LAE non eravamo schierati contro l'Unione europea in maniera sufficientemente chiara. Dopo la nostra assemblea nazionale, quando chiarimmo la nostra posizione in favore dell'uscita dall'Unione europea, la scusa è stata che noi non combattiamo il capitalismo e siamo riformisti.

La realtà della sinistra greca rende il nostro lavoro più difficile e peggiora l'immagine non affidabile della sinistra.
Ma il problema non è solo l'unità. In realtà questo è solo un aspetto del problema. L'altro aspetto è il modo con cui facciamo politica. Vediamo bene come Podemos o France Insoumise, al di là delle differenze, hanno coperto lo spazio politico e creato una dinamica politica. Esisteva un potenziale, ma non è stato sfruttato dalle forze della sinistra rivoluzionaria. Perché?

Permettetemi di fare tre osservazioni che consideriamo cruciali per la Grecia, nel nostro tentativo di rispondere alla domanda " cosa viene dopo Syriza?".
Primo, nessuna forza politica può pensare di intervenire politicamente, da una prospettiva di sinistra e progressiva, senza porre la questione centrale dell'Unione europea. Ciò significa affrontare la questione del deterioramento della sovranità nazionale popolare. La sinistra europea finge di essere sorda su questo punto.
Oggi abbiamo bisogno disperatamente di un'alleanza contro l'Unione europea accompagnata da un piano per la rivendicazione della nostra sovranità monetaria.

Secondo, non sono solo i lavoratori a essere penalizzati dal processo della globalizzazione neoliberista e dalla Unione europea. Con la crisi, anche la classe media è stata colpita, e allo stesso tempo interi Stati membri sono stati degradati dal capitale tedesco e dai mercati.
Esiste uno spazio per costruire una larga alleanza fra "i perdenti della globalizzazione".
Non stiamo parlando di un'alleanza di sinistra o anti-capitalista con l'obiettivo di stabilire direttamente il socialismo, ma di un'alleanza di forze democratiche finalizzata alla lotta contro l'imperialismo odierno, che abbia come nocciolo della rivendicazione la sovranità all'interno dello Stato nazione, perduta dentro centri di potere e organizzazioni internazionali incontrollabili.
Ciò è tanto più importante per gli Stati del sud.
La relazione tra recupero della sovranità e lotta contro il capitalismo è ovvia. Sono evidenti i casi della Grecia e del Venezuela: il capitalismo combatte la sovranità.

Terzo, i vecchi discorsi e modalità politiche oggi non sono più funzionali. Abbiamo bisogno di nuovi volti, leadership affidabili, nuove figure, un linguaggio più accessibile per entrare in contatto con i cosiddetti perdenti della globalizzazione.
Se la sinistra continua a comportarsi come sempre, ci saranno altre forze che copriranno gli spazi politici.

Questa è la discussione che andrebbe aperta in Grecia oggi per cominciare a creare un nuovo soggetto politico di liberazione, che non sia il mero riciclaggio delle consunte leadership e personalità del vecchio Syriza.

Le analogie storiche non sempre sono corrette.
Ma poiché quest'anno celebriamo i 100 anni della rivoluzione di ottobre, ricordiamoci che la disfatta del 1905 fu seguita da un lungo periodo di delusione e il ritiro del movimento popolare.
Possiamo aspettare 12 anni, ma sarà molto meglio se cominciamo a lavorare da adesso per organizzare il soggetto politico di cui abbiamo bisogno per liberare il nostro paese dalla condizione di colonia da debito. Come Unità Popolare lavoreremo per questo obiettivo».

** Traduzione: Mauro Poggi

venerdì 14 luglio 2017

GRECIA: LA GERMANIA SPIA E TSIPRAS CHINA IL CAPO

[ 14 luglio 2017 ]

Dal Corriere della Sera del 12 luglio apprendiamo che i servizi segreti tedeschi spiavano illegalmente le autorità greche (come anche l'ambasciata italiana) sin dal 2001. L'euro era appena entrato in circolazione e guarda caso la Germania ficcava il naso in Grecia, perseguendo il disegno strategico di farne un protettorato. E Tsipras, a rivelazioni rese pubbliche e non smentite, non abbaia, china anzi il capo. Come del resto le autorità italiote...


Qui sopra la sede berlinese del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il principale servizio segreto tedesco. Non so voi, ma a noi colpisce l'inquietante pianta che rassomiglia alla svastica.


LA RICOSTRUZIONE DI «VICE»

Berlino, inchiesta sull’intelligence 
«I tedeschi spiavano la Grecia»
Dal 2001 furono seguiti centinaia di obiettivi, tra cui ministeri e società 
Monitorale anche diverse ambasciate, inclusa quella italiana


di Federico Fubini


Quando nel 2013 emerse che la National Security Agency americana aveva spiato le comunicazioni di Angel Merkel, la cancelliera tedesca osservò: «Gli amici non possono spiarsi fra loro». A quanto pare, tuttavia, lo fanno. Il Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio federale di intelligence della Germania, dall’inizio degli anni Duemila avrebbe spiato centinaia di obiettivi in Grecia. Fra di essi, l’agenzia del debito del ministero delle Finanze, il ministero della Difesa, alcune grandi aziende e oltre dieci ambasciate inclusa quella dell’Italia ad Atene. La ricostruzione emerge da un’inchiesta molto dettagliata, e basata su vari riscontri concordanti, del servizio ellenico di Vice International. Il Bnd, interpellato in proposito, non ha confermato né smentito.


Fuga di notizie

In realtà già in aprile scorso una fuga di notizie sul settimanale tedesco Spiegel, con ogni probabilità dall’interno stesso del Bnd, ha mostrato come l’intelligence tedesca svolga ampie attività di ascolto anche in Grecia. Non si tratta certo di un’esclusiva dei servizi tedeschi: come ha dimostrato lo scandalo della Nsa americana durante la presidenza di Barack Obama, anche fra alleati l’intercettazione delle comunicazioni è una pratica corrente. Ciò che colpisce nel caso della Grecia è soprattutto la scala, vastissima, delle operazioni di monitoraggio coperto da parte della Germania. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta di Harry Karanikas e Nikolas Leontopoulos di Vice,erano migliaia le linee telefoniche e gli indirizzi di posta elettronica soggetti a controllo, per centinaia di target.

Prima della crisi del debito

Il monitoraggio peraltro sarebbe cominciato in tempi non sospetti, molto prima dell’inizio della crisi del debito che ha fatto montare le tensioni politiche fra Atene e Berlino. Le intercettazioni sull’agenzia del debito sarebbero partite nel 2001, quando la Grecia entra nell’euro sulla base di conti pubblici che si sarebbero poi rivelati falsi. Quelle sul Parlamento di Atene risalirebbero al 2002, anche se in tutti questi casi si conosce la data d’avvio degli ascolti ma non quella in cui si sarebbero conclusi. Gli ultimi obiettivi sarebbero stati presi di mira nel 2008.

La legge e gli obiettivi

Non è illegale per il diritto tedesco che il servizio di intelligence civile si muova aggressivamente all’estero. Come spiega Konstantin von Notz, un giurista e parlamentare tedesco dei Verdi che segue le questioni di intelligence, all’estero i servizi di Berlino non sono vincolati dai limiti della Legge fondamentale del Paese. Nel caso della Grecia, questa libertà sembra essere stata sfruttata fino in fondo per finalità che vanno ben oltre la lotta al terrorismo o al traffico di droga. Fra i numeri di telefono per i quali sarebbe stato attivato l’ascolto, compaiono quelli dell’intera infrastruttura amministrativa ed economica del Paese. C’è Ote, la società telefonica che all’inizio del secolo era di proprietà pubblica ed oggi è controllata da Deutsche Telekom. C’è poi anche Deh, la società di rete dell’energia elettrica. E figurano anche le utenze domestiche di due scienziati dell’industria aerospaziale e aeronautica militare. Gran parte degli obiettivi che sembrano essere stati presi di mira in Grecia riguardano però le istituzioni politico-amministrative: oltre al ministero delle Finanze, anche quelli dell’Interno, della Difesa e degli Esteri, la Protezione civile, la Commissione per l’energia atomica e il quartier generale dell’Aviazione civile. Fra le utenze segnalate riguardo all’attività di ascolto del Bnd compaiono anche più di dieci ambasciate di Paesi terzi ad Atene.

Le ambasciate (inclusa quella italiana)

Oltre a quella dell’Italia, Vice International parla delle rappresentanze degli Stati Uniti, di Israele e della Gran Bretagna. Secondo la ricostruzione di Spiegel sarebbero state spiate anche le ambasciate della Finlandia e dell’Australia. Gli ingredienti di un caso politico ci sono tutti. Ma la reazione del governo greco di Alexis Tsipras è stata emblematicamente tenue: sono passati i tempi della rivolta anti-tedesca, oggi Atene vuole evitare qualunque polemica che rischi di incrinare la speranza che un giorno Berlino alleggerisca il debito greco.

giovedì 16 marzo 2017

LA GRECIA SPROFONDA... GRAZIE TSIPRAS!

[ 16 marzo ]

Nella Grecia della crisi economica aumentano i genitori costretti a lasciare i propri figli all'interno di una casa famiglia perché non sono in grado di provvedere a loro esigenze.

Grecia, nelle case famiglia dove vivono i figli della crisi

di ALESSANDRA DEL ZOTTO

La casa famiglia di Kallithea, comune di 100mila anime alle porte di Atene, è stata fondata circa un secolo fa per accogliere gli orfani di guerra. Oggi la struttura è diventata, suo malgrado, un simbolo dello sgretolamento del tessuto sociale provocato dalla crisi economica in Grecia. "Sono sempre di più i genitori che ci chiedono di occuparci dei loro figli durante la settimana, perché non sono in grado di provvedere ai loro bisogni primari", afferma Iro Zervaki, direttore della casa famiglia.

Stando ai dati diffusi dall'Onu, ad oggi in Grecia un quarto della forza lavoro è disoccupata ed è cresciuto il numero dei bambini che versano i condizioni di povertà. Molti genitori sono costretti a fare affidamento sulle pensioni dei nonni per poter arrivare a fine mese ma oramai anche queste hanno subito numerosi tagli, condizionando fortemente il ménage familiare.

È dunque aumentato il numero di chi, incapace di assicurare cibo e un tetto sopra la testa ai propri figli, è stato costretto ad affidare i bambini alla casa famiglia durante la settimana. I piccoli alloggiano nella struttura dal lunedì al venerdì e tornano con i genitori il week-end. "Ci sono però dei casi più gravi - spiega l'assistente sociale Anthoula Zarmakoupi - Alcuni hanno perso la casa e non possono riprendersi i figli nemmeno il fine settimana".

Al momento sono circa 40 i bambini in lista d'attesa per entrare nella casa famiglia - che dispone di soli 25 posti letto - un numero quattro volte superiore rispetto agli anni precedenti. E, assicura Zervaki, se le cose nel Paese non migliorano velocemente potrebbe venire a mancare anche questo servizio. La struttura si trova sotto organico e il taglio dei finanziamenti da parte dello Stato mette in dubbio la sua sopravvivenza per il prossimo anno. "Ora riesco a pagare solo la metà dello stipendio ai dipendenti", afferma il direttore.

All'interno della casa famiglia le coperte blu coprono i pochi letti addossati ai muri delle camere spoglie. Fuori, nel cortile chiassoso, una bambina tira la manica dell'assistente sociale. "Quando viene a prendermi la mamma?", chiede. "Abbiamo avuto qualche problema - spiega Zervaki - Alcuni bambini hanno cercato di fuggire per raggiungere i propri genitori, correndogli dietro. La situazione non si risolverà certo dall'oggi al domani, ma speriamo non ci voglia ancora molto".


martedì 8 novembre 2016

LA SAPETE L'ULTIMA SCHIFEZZA DI TSIPRAS? di Checchino Antonini

[ 8 novembre ]

Grecia. Migliaia di studenti delle superiori in piazza contro una riforma classista della scuola con tanto di alternanza scuola-lavoro. Ennesimo colpo di Tsipras alle speranze popolari. 
[Nella foto la manifestazione dell'altro ieri ad Atene]
Le agenzie di stampa italiane parlano solo di scontri ad Atene ma in realtà, ieri, in Grecia, gli studenti sono scesi in piazza in 27 città contro la “buona scuola” in salsa greca. Nella capitale alcune migliaia di studenti hanno partecipato alla protesta. Il corteo è stato caricato quand’è giunto di fronte al Parlamento. Non ci sarebbero stati arresti o feriti ma si è resa necessaria, per ore, la chiusura di una strada centrale della capitale greca.

Gli studenti delle scuole superiori protestano contro la riforma della scuola proposta dal governo Tsipras. Una riforma che introdurrebbe esami intermedi da sostenere nel corso delle scuole superiori, vincolerebbe l’accesso all’università a determinati esami affrontabili solo nei licei (precludendone quindi l’accesso agli studenti dei tecnici e professionali), introdurrebbe un numero minimo di ore che lo studente dovrà dedicare ad “attività sociali” per accedere al diploma, nonché la possibilità di non finire gli studi e ricevere comunque una “certificazione” del livello di istruzione raggiunto.
Misure criticate dagli studenti greci, secondo cui la riforma aumenterebbe il classismo all’interno del sistema scolastico. L’espressione “attività sociali”, secondo gli studenti, celerebbe la volontà del Governo Syriza-Anel di introdurre un modello simile a quello dell’alternanza scuola-lavoro introdotto in Italia dalla “buona scuola”, mentre la possibilità di ottenere certificazioni intermedie se si abbandonano gli studi favorirebbe l’abbandono scolastico.

Dall’Italia s’è levato un appello alla solidarietà con gli studenti sull’altra riva dello Ionio promosso dall’Uds: «In questi giorni in Grecia sta avvenendo qualcosa di molto simile a ciò che è successo in Italia» – si legge nell’appello degli studenti Italiani – «Come rappresentanti degli studenti e collettivi delle scuole italiane esprimiamo il nostro pieno sostegno alla lotta degli studenti greci contro la riforma della scuola che il governo Syriza-Anel promuove su pressione dell’Unione Europea. Quello che avviene in Grecia, in linea con quanto avvenuto in Italia, dimostra che oggi esiste un attacco condotto dai padroni in tutta Europa, che mira a dequalificare l’istruzione per abbassare il costo del lavoro e condannarci alla precarietà. Contro questo attacco noi studenti rispondiamo uniti, lottando per un’istruzione gratuita e accessibile a tutti, per una scuola che sia fatta per gli studenti e non per i padroni».

Non c’è da stupirsi se i sondaggi registrano la precipitazione del gradimento di Tsipras, quello che avrebbe dovuto inceppare il meccanismo dell’austerità, contagiando mezza Europa e, invece, sta interpretando le lugubri canzoni della Troika dopo aver mutato geneticamente il suo partito, Syriza. La “buona scuola” è l’ennesimo segnale di “pasokizzazione” di Syriza, con buona pace di tutti gli ultras di Tsipras lì e qui.

Ha giurato sabato mattina il nuovo governo greco, frutto del rimpasto voluto dal premier Tsipras che ha sostituito diversi ministri (leggi QUI) che si erano opposti apertamente alle misure richieste dai creditori internazionali di Atene. Tra i ministri costretti a lasciare il proprio incarico figurano i nomi dell’ex titolare dell’Energia Panos Skourletis e quello della Marina mercantile, Thodoris Dritsa, entrambi contrari alle privatizzazioni delle aziende di stato. Secondo gli ultimi sondaggi, Syriza si attesta tra i 6 e i 12 punti percentuali dietro ai conservatori attualmente all’opposizione.


da Popoff quotidiano

domenica 29 maggio 2016

TSIPRAS: "ANCORA UNO SFORZO, POI LA PRIMAVERA" di Emmezeta

[ 30 maggio ]

«
Le banche non vogliono che la Grecia sia in grado di ripagare il suo debito, perché intendono invece usare l’incapacità della Grecia di ripagare per saccheggiarla dei suoi asset e delle sue risorse e per distruggere la rete di protezione sociale costruita durante il ventesimo secolo. Il neoliberismo intende ristabilire il feudalesimo —pochi baroni e molti servi della gleba: l’1 per cento contro il 99 per cento». Craig Roberts
«Ancora uno sforzo, poi inizierà la primavera». Parola di meteorologo? No, frasetta ben poco originale di un ciarlatano, al secolo Alexis Tsipras. Breve commento: ma se l'austerità era lo sforzo necessario per "uscire dal tunnel", come avrebbe detto un Monti qualunque, perché l'opposizione ai sacrifici degli scorsi anni, solo per prendere il posto di Samaras?

Il parlamento greco ha dunque fatto i nuovi "compiti a casa", nuovi sacrifici che metteranno ancor più in ginocchio il paese, dando un nuovo impulso ad una recessione senza fine. Ai 3,6 miliardi di tagli alle pensioni ed alla spesa pubblica in generale, si è aggiunto un aumento delle tasse pari a 1,8 miliardi. Il totale di 5,4 miliardi può sembrare poco, ma stiamo parlando della piccola e disastrata Grecia, e quella cifra equivale al 3% del Pil. E' come se in Italia si fosse fatta una manovra da 50 miliardi...

Ma non basta. Poiché i creditori (UE e FMI) non si fidano, ecco che se la Grecia non raggiungesse gli obiettivi di bilancio previsti - e cioè la follia di un avanzo primario del 3,5% da mantenersi nel tempo! - scatterebbero automaticamente nuovi tagli alla spesa pubblica, salari e pensioni in primo luogo. Insomma, come se il dramma sociale di questi anni non fosse stato sufficiente, si prepara ormai il totale saccheggio del paese.

Di questo ci parla Paul Craig Roberts nell'articolo più sotto. Ma i giornali scrivono, assai superficialmente, che in cambio dei nuovi sacrifici arriverà la ristrutturazione del debito. In realtà, per ora, è arrivato solo un rinvio. L'ennesimo.

Nel luglio dell'anno scorso, esattamente nella tragica notte della capitolazione di Tsipras, si disse che del debito si sarebbe parlato in autunno. Dall'autunno 2015 si è arrivati alla primavera 2016, e per stabilire che cosa? Che il problema della ristrutturazione del debito esiste (grazie, ma eravamo già informati), che prima o poi andrà affrontato (di nuovo, grazie), che però non ci vuole fretta, anche perché tra UE (leggi Germania) e FMI (leggi USA) c'è un certo disaccordo.

In cosa consiste questo disaccordo? Semplice, si tratta di soldi. Il FMI, che statutariamente non può prestare soldi se non ha la certezza di riaverli, sarebbe favorevole ad un alleggerimento del debito pubblico (nel quale il FMI non è coinvolto) per riavere indietro i soldi della sua quota di prestito. L'UE non è per niente d'accordo, dato che i titoli del debito da ristrutturare sono ormai tutti in mano europea (in ultima analisi nelle mani dei singoli Stati dell'UE).


Qual è stato alla fine l'accordo? Il FMI ha ottenuto un impegno generico, l'UE ha ottenuto due cose: 1) che il valore nominale del debito non verrà in alcun modo ridotto, 2) che gli altri interventi verranno quantomeno diluiti (e dire "diluiti" è davvero poco) nel tempo.

L'accordo prevede tre fasi: a breve, medio e lungo termine.
Nel breve si parla genericamente di "accorgimenti tecnici" per rendere meno "volatile" la "strategia di finanziamento dell'Esm". Come dire, per la Grecia e per il suo debito nessun alleggerimento.

A medio termine - cioè a fine 2018... - i creditori si sono impegnati a "valutare", se "necessario" un "possibile" alleggerimento del debito. Di che si tratta? Semplicemente verrà data la possibilità alla Grecia di rimborsare i prestiti europei recuperando i profitti che la Bce ha incassato sui titoli greci. Una modesta partita di giro che non si può certo definire "ristrutturazione del debito".

A lungo termine, ma qui non c'è una data, i creditori si dicono pronti ad altre misure. Fermo restando che di un taglio nominale non se ne parla neppure, in gioco sarebbe il riscadenzamento dei titoli, un eventuale tetto ai tassi di interesse, una nuova tempistica nel pagamento delle cedole.

Ricapitolando: nel breve e nel medio termine la Grecia non ha ottenuto nulla. Nel lungo è tutto da vedersi. Concludiamo allora con una nota citazione di Keynes: «Questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine saremo tutti morti».

Tutti morti... per fortuna anche i creditori. Ma nel frattempo l'agonia per i greci sarà sempre più atroce. Altro che la "primavera" di Tsipras!

* * * 

Il capitalismo è arrivato al saccheggio: la Germania all'assalto del FMI
di Paul Craig Roberts 


Paul Craig Roberts, ex assistente segretario del tesoro USA e Associate Editor del Wall Street Journal, scrive un articolo di denuncia sul trattamento riservato alla Grecia dalla Germania e dalle istituzioni europee. Con la complicità del governo-fantoccio di Syriza, la Grecia viene saccheggiata e la sua popolazione depredata dei propri diritti e conquiste sociali per poter garantire i profitti dei “creditori”. L’UE e il FMI sono ormai diventati dei semplici strumenti di saccheggio nelle mani dei ricchissimi del pianeta, mentre la loro azione viene Orwellianamente propagandata come “salvataggio”.


Essendo riusciti ad usare l’UE per conquistare il popolo Greco, trasformando il governo “di sinistra” di Syriza in un fantoccio delle banche tedesche, la Germania si ritrova ora il FMI a intralciare il suo piano per saccheggiare la Grecia fino alla sua scomparsa.


Le regole del FMI impediscono a questa organizzazione di prestare soldi a paesi che non siano in grado di restituirli. Il FMI ha quindi concluso, sulla base di dati e analisi, che la Grecia non è in grado di restituire i soldi presi in prestito. Quindi, il FMI non è disposto a prestare alla Grecia i soldi che le servono per ripagare le banche private creditrici.


Il FMI sostiene che i creditori della Grecia, molti dei quali non sono nemmeno i creditori originali ma semplicemente avvoltoi che hanno acquistato il debito greco a prezzo di saldo nella speranza di specularci, devono tagliare parte del debito in modo da riportarlo a un ammontare che sia sostenibile da parte dell’economia greca.

Le banche non vogliono che la Grecia sia in grado di ripagare il suo debito, perché intendono invece usare l’incapacità della Grecia di ripagare per saccheggiarla dei suoi asset e delle sue risorse e per distruggere la rete di protezione sociale costruita durante il ventesimo secolo. Il neoliberismo intende ristabilire il feudalesimo – pochi baroni e molti servi della gleba: l’1 per cento contro il 99 per cento.

Per come la vede la Germania, il FMI dovrebbe prestare alla Grecia i soldi con cui ripagare le banche tedesche. Poi il FMI verrà ripagato forzando la Grecia a ridurre o abolire le pensioni di anzianità, ridurre i servizi pubblici e i dipendenti pubblici, e utilizzare le somme risparmiate per ripagare il FMI.

Poiché le somme risparmiate saranno insufficienti, nuove misure di austerità vengono imposte così che la Grecia sia costretta a vendere gli asset nazionali, come le società pubbliche di gestione dell’acqua, i posti e le isole greche protette, agli investitori stranieri, principalmente le stesse banche o i loro migliori clienti.

Finora i cosiddetti “creditori” si sono impegnati solo in qualche forma di sgravio del debito, ancora indefinito, tra 2 anni. Per allora i giovani greci saranno emigrati e saranno stati sostituiti da immigrati che scappano dalle guerre di Washington in Medio Oriente e in Africa, che avranno appesantito il sistema di welfare greco già privo di fondi.

In altre parole, la Grecia viene distrutta dalla UE, un’istituzione così follemente sostenuta e apprezzata. La stessa cosa sta accadendo in Portogallo e si prepara ad avvenire in Spagna e in Italia. Il saccheggio ha già divorato l’Irlanda e la Lettonia (e un buon numero di paesi dell’America Latina) ed è in corso in Ucraina.

Gli attuali titoli dei giornali che riportano l’accordo raggiunto tra il FMI e la Germania riguardo il tagli del debito greco a un livello sostenibile, sono falsi. Nessun “creditore” ha dato il suo assenso al tagli di nemmeno un centesimo del debito. Tutto quello che il FMI ha ottenuto dai cosiddetti “creditori” è un vago “impegno” per un ammontare sconosciuto di tagli del debito che avverrà tra 2 anni.

I titoli dei giornali non sono altro che una vernice esterna, per coprire il fatto che il FMI ha ceduto alle pressioni e violato le sue stesse regole. La copertura consente al FMI di dire che un taglio (futuro e indefinito) del debito consentirà alla Grecia di renderlo sostenibile e, pertanto, il FMI può prestare alla Grecia i soldi per ripagare le banche private.

In altre parole, il FMI è ormai diventato l’ennesima istituzione Occidentale senza regole e il cui regolamento conta meno della Costituzione degli Stati Uniti o della parola del governo di Washington.

I media continuano a chiamare il saccheggio della Grecia un “salvataggio”.
Chiamare il saccheggio di un paese e del suo popolo “salvataggio” è proprio Orwelliano. Il lavaggio del cervello è talmente riuscito che perfino i media e i politici della saccheggiata Grecia chiamano l’imperialismo finanziario che la Grecia sta subendo un “salvataggio”.

Da ogni parte del mondo Occidentale un gran numero di interventi, sia delle società che dei governi, stanno portando alla stagnazione della crescita dei profitti. Per poter continuare a fare profitti, le mega-banche e le società multinazionali si sono dedicate al saccheggio. I sistemi di sicurezza sociale e i servizi pubblici vengono messi nel mirino per essere privatizzati, e l’indebitamento così ben descritto da John Perkins nel suo libro, Confessioni di un sicario economico, viene utilizzato per preparare il terreno al saccheggio di interi Paesi.
Il capitalismo è entrato nella fase del saccheggio . Il risultato sarà la devastazione.

* Fonte: Voci dall'estero

venerdì 27 maggio 2016

COSA C'È DIETRO AL NUOVO PIANO DI SALVATAGGIO DELLA GRECIA di Stavros Mavroudeas*

[ 27 maggio ]

Ciò che non vi dicono sulle recenti misure promulgate dal governo Syriza e sul dissidio USA Unione Europea.


Il nuovo accordo voluto dell'Eurogruppo sul nuovo Piano di salvataggio per la Grecia è un altro palese atto d’ipocrisia delle potenze dominanti dell'Unione europea, dei loro partner-concorrenti del FMI (leggi: Stati Uniti) e del governo greco di SYRIZA.

Il nuovo accordo è un compromesso soggetto ad un continuo braccio di ferro tra gli Stati Uniti (attraverso il suo braccio del FMI) e l'Unione europea.

In modo congiunto, la UE e gli USA hanno obbligato l'ormai fatiscente (a causa della rabbia della gente) governo SYRIZA a capitolare alle politiche di austerità della troika così come incapsulate nei tre Programmi di aggiustamento economico per la Grecia. Questi programmi hanno aggravato la depressione dell'economia greca, causato un immiserimento dilagante del popolo e ampliato il controllo dei capitali occidentali sull'economia greca. In questo gioco gli Stati Uniti hanno avuto apparentemente un ruolo di secondo piano etero-pilotando l’incompetente e opportunistico governo SYRIZA nei suoi negoziati maldestri con la UE. In effetti, gli Stati Uniti hanno da un lato utilizzato la Grecia per indebolire l'Unione europea (per i propri scopi e interessi geopolitici) e, dall'altro, appoggiato la UE al fine di imporre l'austerità e il controllo straniero sull'economia greca.

Una volta che Usa e UE avranno realizzato l’obiettivo comune di imporre alla Grecia l'austerità e una volta ottenuta la ristrutturazione economica antipopolare, a quel punto, i due partner si scontreranno sui termini e le conseguenze della riduzione del debito necessaria per la Grecia.
La riduzione del debito è necessaria perché il programma di aggiustamento economico della troika per la Grecia è impraticabile e il debito greco è insostenibile. Del resto, pochi giorni fa, proprio il FMI, nella sua recente valutazione preliminare della sostenibilità del debito, aveva accettato questa conclusione.

Sulla questione del debito USA e UE hanno posizioni opposte e interessi in conflitto. Gli Stati Uniti vorrebbero un taglio profondo del debito perché questo: (a) aiuterebbe la loro economia —la riduzione della leva finanziaria [deleveraging] dell'economia mondiale alle spalle della UE  ed un nuovo taglio sul debito [haircut] interesserebbe principalmente i prestiti ufficiali e inter-statali della UE alla Grecia)—e, (b ) indebolirebbe la UE nella sua sfida egemonica globale agli USA.
D'altra parte la UE (e in particolare la Germania) teme un taglio del debito e concederebbe solo una parziale rinegoziazione del debito (ed esempio un'estensione della scadenza dei prestiti greci e, possibilmente, un abbassamento degli interessi), ciò che renderebbe il servizio del debito (ma non il debito) valido.

In questo braccio di ferro tra gli Stati Uniti (attraverso la sua protesi del FMI) e l'Unione europea i primi hanno minacciato di lasciare il Programma di aggiustamento economico, lasciando così la Germania da sola ad affrontare il problema greco. Per evitare questo la Germania ed i suoi più stretti alleati hanno offerto un miope compromesso: una tabella di marcia per una possibile rinegoziazione del debito. In parole povere, hanno offerto alcune idee vaghe su una metodologia (misure a breve termine, medio termine e lungo termine) per rinviare il problema se il Programma di aggiustamento economico greco continuasse a fallire. Alla fine, Stati Uniti e UE si sono trovati d’accordo su questo difficile e traballante compromesso, perché nessuna delle due parti ha voluto spingere le cose fino all'estremo; un compromesso obbligato anche per sventare la Brexit, che entrambi temono.

Il governo opportunista e incompetente governo SYRIZA è uno spettatore passivo in questo braccio di ferro. Esso ha tradito le sue dichiarazioni anti-austerità e capitolato senza condizioni alla troika. Pochi giorni fa ha promulgato una nuova serie di misure di austerità barbariche e di scandalosa svendita dei beni dello Stato a compagnie straniere. La sua popolarità si va sgretolando rapidamente e l’unico scopo di SYRIZA è quello di restare aggrappati al governo.

I risultati di questo nuovo accordo di salvataggio saranno altrettanto infausti come quelli precedenti. Le nuove misure di austerità approfondiranno ulteriormente la recessione. Le nuove misure che il servile e incompetente governo SYRIZA ha deciso introducono un meccanismo automatico (chiamato 'taglio') per cui, se il programma non fosse rispettato nelle sue tappe, saranno effettuati nuovi tagli alla spesa pubblica (e, soprattutto, dei salari e delle pensioni). Infine, se questo meccanismo del 'taglio' fallisse entrerebbe in vigore il meccanismo previsto dalla rinegoziazione del debito. Si deve però rilevare che questo meccanismo della rinegoziazione è al momento del tutto vago e sarebbe  discusso nel 2017.

L'accentuazione della depressione greca aumenterà la rabbia e la frustrazione popolari. L'Unione europea, il governo SYRIZA e lestablishment politico-economico greco (visto che l’opposizione nonostante il suo piagnisteo opportunistico in parlamento è un alfiere del Programma di aggiustamento economico) si troveranno ad affrontare questa rabbia crescente ed a pagarne le conseguenze.

25 maggio 2016

* Stavros Mavroudeas, Professore di Economia politica Università di Macedonia, Grecia
** Traduzione a cura della redazione

lunedì 9 maggio 2016

GRECIA: PER IL ROTTO DELLA CUFFIA.....

[ 9 maggio ]

Per il rotto della cuffia, con 153 voti sui 300, il governo Tsipras ha fatto passare ieri nuove pesanti misure antipopolari nella speranza che la Troika sblocchi la nuova tranche di "aiuti" per evitare il default. 

Di che si tratta? un pacchetto di 5,4 miliardi tra aumento delle tasse e tagli alle pensioni.

Le misure approvate in Parlamento prevedono infatti un aumento delle tasse dirette e indirette per un valore di circa 3,6 miliardi: l'Iva sale dal 23 al 24%, la soglia di reddito esentasse scende a 9.091 euro. Saranno rivisti al rialzo anche gli scaglioni di aliquote Irpef mentre ai redditi più alti verrà inasprita la tassa di solidarietà e si interverrà pure con un balzello sui giochi. Gli interventi sulle pensioni non toccano i trattamenti minimi ma sforbiciano i cosiddetti assegni supplementari, garantendo altri risparmi pari a 1,8 miliardi. La palla passa ora all'Eurogruppo che dovrà decidere se dare via libera alla nuova tranche di aiuti da 5 miliardi, necessaria a pagare i 3,5 miliardi di debiti in scadenza a luglio ed evitare il default.

Tutti gli analisti sono d'accordo che le misure di Tsipras, per quanto crudeli, sono come dei pannicelli caldi: senza un taglio radicale del debito (oggi al 180% del Pil), il default è inevitabile. Ma i creditori alzano l'asticella delle condizioni della ristrutturazione del debito. Lo dimostra la lettera all'Eurogruppo inviata dalla Lagarde, direttore generale del Fmi, che ancora prima del voto del parlamento greco ha detto che "l'impegno del governo Tsipras non è credibile.

Mentre il Parlamento approvava ieri l'ennesimo pacchetto austeritario si svolgeva una manifestazione delle opposizioni di sinistra, in prima linea Unità Popolare.
[Vedi foto]


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