venerdì 14 settembre 2018

LA STRATEGIA DI SALVINI E DI MAIO di Piemme

[ 14 settembre 2018 ]

Non avranno lo stesso peso della famigerata lettera della Bce al governo italiano del 4 agosto 2011 (quella che annunciava la defenestrazione di Berlusconi e aprì la via a Monti), tuttavia ci siamo vicini.

Ieri Mario Draghi ha sferrato un fendente al governo giallo-verde, schierando apertamente la Bce sul fronte dei nemici del governo giallo-verde. Lo ha fatto pronunciando parole felpate ma minacciose, chirurgiche ed inequivocabili: 
«Le parole del governo hanno creato danni agli italiani. Ora aspettiamo i fatti e i fatti sono non solo la Legge di bilancio ma anche la successiva discussione parlamentare».
Ci voleva una conferma più lampante di quanto P101 va dicendo sin dall'insediamento del governo, che la Legge di bilancio sarebbe stata la sua prova del fuoco?
Draghi ha quindi svelato, non senza una pelosa chiamata in correo del Presidente del consiglio, di fare affidamento su quella che abbiamo chiamato Quinta colonna a palazzo Chigi:
"Dobbiamo essere consapevoli di ciò che hanno detto il Primo ministro italiano, il ministro dell'Economia e il ministro degli Esteri, e cioè che l'Italia rispetterà le regole". 
In perfetto sincronismo, mentre Draghi parlava a Francoforte, a Roma, il Commissario europeo al bilancio Gunther Oettinger, nella sua audizione al Parlamento andava giù duro sul fatto che il governo non ha altra scelta se non quella di rispettare i vincoli di bilancio inscritti nei trattati.

Come se non bastasse, da Parigi, un altro Commissario (agli affari economici e monetari), Pierre Moscovici, ha dichiarato che 
«L'Italia è un problema per la zona euro. La sua Legge di bilancio dev'essere credibile» ed ha aggiunto una frase gravissima: «Oggi non c'è Hitler ma tanti piccoli Mussolini». 
A queste pesantissime e minacciose ingerenze la risposta degli accusati non si è fatta attendere. Ci hanno pensato prima Claudio Borghi e dunque Luigi Di Maio.
Qual è stato, al di la delle deboli rimostranza di rito, il succo delle risposte (che indicano l'esistenza di una perfetta concordanza  tra i vertici M5s e Lega)?
«No problem! tra 6-8 mesi questa commissione non esisterà più».
In questa lapidaria locuzione c'è la strategia di Di Maio e Salvini: guadagnare tempo, non tirare troppo la corda fino alle elezioni europee (maggio 2019) poi si vedrà. Essi sembrano certi che le urne travolgeranno le due forze sistemiche (popolari e socialisti) e che dunque, nel nuovo quadro politico, si potrà accelerare nell'attuazione del contratto di governo, sbarazzandosi della Quinta colonna in seno al governo, se serve andando di corsa ad elezioni anticipate.

Ha questa strategia, oltre a stringenti e momentanee necessità tattiche, spessore strategico? E se sì qual è?

A me pare chiara: con questa Ue ed i suoi trattati (ed il macigno di un debito pubblico il cui rimborso non potrà mai essere onorato) per l'Italia in trappola due sole sembrano le vie percorribili: o l'uscita unilaterale con atto politico sovrano, oppure "disfare" (verbo usato dal Times) — decostruire per usare un verbo raffinato — per tappe l'Unione europea di concerto con gli altri governi per tornare a prima dell'euro e di Maastricht. Insomma, in nome di un "sano" europeismo l'idea di una confederazione europea di stati sovrani (senza ovviamente moneta unica).

Questo è evidentemente — considerata la dissimulazione di cui si parlava su questo blog — il "Piano A" di Di Maio e Salvini, un piano il quale, se capiamo bene, è condiviso non solo da Savona ma pure da Bagnai e Borghi —col che abbiamo non solo che l'alleanza tra M5s e Lega è più solida di quanto possa sembrare; abbiamo che la sinistra patriottica è obbligata ad entrare nel merito, dare un suo giudizio, perché, al fondo, è su questo terreno che va portato il confronto con M5s e Lega, è su questo che si decide (non su aspetti secondari com'è ad esempio l'immigrazione o altre singole pur importanti vicende) il rapporto col governo.

La cosa riguarda quindi Programma 101 che, nella sinistra patriottica, ha sempre perorato l'uscita unilaterale con atto politico sovrano, ed ha sempre considerato non percorribili altre soluzioni come lo smembramento concordato di Ue ed eurozona.

Chi scrive considera aleatorio il "Piano A" di Di Maio e Salvini, poiché esposto a troppe e imponderabili variabili. Ci torneremo. Intanto è ovvio chiedersi: ce l'hanno Di Maio e Salvini un "Piano B"? Oppure vogliono impiccarsi alla strategia della "guerra di posizione" o "di logoramento"? E come può risultare vincente essa strategia se il nemico usasse invece la strategia della "guerra di movimento" e dell'assalto frontale?



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12 commenti:

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    14 settembre 2018 17:33

    E' chiaro che Moscovici fa il provocatore forse per conto di Macron piuttosto che della commissione UE, e non fa danni, basta ignorarlo o rispondere sul piano dell'ironia (ma bisogna saperlo fare e mi pare che i due non siano in grado).
    Altra cosa sono le parole di Draghi che io trovo di una gravità assoluta, con questo suo pretendere di assumere un ruolo di supervisione che nessuno gli ha conferito. Ma le sue parole sono anche molto illuminanti, fanno cioè vedere che le ultime dichiarazioni del governo di voler rispettare i parametri vengono considerate parole al vento, cioè dicono che sanno che si tratta di una digressione tattica, ed inoltre dice che li temono se Draghi, generalmente molto prudente, si è sbilanciato così tanto.
    Detto ciò, rimane da capire se esiste una strategia del governo a del singolo partito della maggioranza, e quale questa sia.
    Se davvero aspettano l'effetto miracoloso delle elezioni di primavera, secondo me toppano alla grande, sarà una carneficina.
    Partiamo dal fatto che come avvenne per noi sovranisti, sembra che in politica si vada ampliando l'opinione che una causa giusta possa essere portata avanti senza considerazioni cronologiche. Sappiamo che una organizzazione sovranista ha deciso di non essere pronta e ha rifiutato qualsiasi collaborazione con altri sovranisti per la costituzione di liste elettorali per il 4 marzo. Così, hanno sì salvato la loro organizzazione, almeno per il momento, ma hanno distrutto ogni possibile futuro per un sovranismo che non si confonda col nazionalismo.
    Ora, pare che il governo stia compiendo lo stesso errore, e mi pare davvero il massimo di spirito suicida pensare di sostenere una guerra di logoramento con la UE. Cioè, tu hai soltanto il consenso popolare, nulla di più contingente e soggetto a modificarsi nel corso del tempo, e pensi di logorare la UE che ha dalla sua, le sue strutture, la stampa, la grande finanza internazionale? C'è della follia mi pare in questa strategia.
    Ammettiamo adesso ottimisticamente che si riesca a mantenere il consenso fino alle elezioni europee in cui quindi M5S e Lega dovrebbero avere uno straordinario successo. Bel risultato certo per loro e per la politica interna, come sarà anche per gli altri paesi, ma per il livello UE, le elezioni non spostano granchè, perchè si va ad eleggere un organismo, il parlamento UE, che ha pochissimi poteri,e quindi un repentino cambio elettorale esteso anche in tutti i paesi UE giocherebbe un ruolo limitatissimo sui poteri UE.
    Non capisco quindi dove stia questa strategia e a questo punto perfino l'obiettivo della strategia mi rimane misterioso.
    Io rimango affezionato all'opinione che l'unica cosa da fare contro la UE sia di spaccarla, non di assumere un potere crescente perchè essa è istituzionalmente antidemocratica, e non vedo perchè dovrei gradire di avere Salvini al posto di Renzi o Giorgietti al posto di Juncker.
    Le sparate di Salvini sulle migrazioni, in particolare la vicenda per qualche verso assurda della Diciotti, sembravano assumere una loro razionalità solo considerandole come armi scagliate sulla UE per spaccarla, mi chiedo quindi perchè non si utilizzi allo stesso modo la questione del bilancio anch'essa come arma contro la UE. Il punto dirimente per me rimane il disobbedire alla UE in modo chiaro anzi clamoroso, creare lo scandalo, mostrare la debolezza intrinseca della UE che vive del potere riflesso degli stati (quelli più grossi tra l'altro) che la compongono.
    Questa svolta apparente non so se tattica o strategica non la condivido, o forse non la capisco se fosse tattica, non ne vedo le finalità.
    Dopodichè, penso che non resti null'altro da fare che assistere con la massima attenzione e vigilanza agli eventi, ma le mie personali perplessità rimangono tutte.

  • Anonimo scrive:
    14 settembre 2018 18:00

    Vedo che si continua a parlare di confederazione e mi chiedo: c'è un precedente storico con cui possiamo fare della analogie? Sì.

    Dopo il congresso di Vienna fu fondata la confederazione germanica, "un'organizzazione abbastanza debole, specialmente perché i due rivali, Prussia e Austria, temevano la dominazione da parte dell'altro". Questa rivalità, incatenata dentro la debole confederazione avrebbe dovuto svolgere un scopo ben preciso, leggiamolo:

    "l'Impero Asburgico sarebbe servito da barriera per contenere anche l'emergere degli stati nazionali italiano e tedesco, oltre a contenere la Francia. Ma questo equilibrio di potere reazionario, mirato a bloccare il nazionalismo italiano e quello tedesco sul continente, era precario."

    Ciò ovviamente non impedì, ma semplicemnte rallentò, il rafforzamento che la Prussia pur dentro la confederazione continuò a perseguire. Fino al momento in cui Bismark "proclamò la sua volontà di risolvere il problema dell'unificazione tedesca «col sangue e col ferro»", di lì a poco la confederazione sarebbe finita sotto il sangue ed il ferro della guerra austro-prussiana.

    Torniamo ai nostri giorni. Comunque vada a finire questa vicenda una eventuale decostruzione per tappe, che si svolgesse tutta nel campo delle classi dirigenti, porterebbe alla fine una qualche restaurazioncina e magari ad una confederazincina debole dentro la quale i problemi (sia internazionali che sociali) continuerebbero a trascinarsi per anni ed anni senza soluzione fino al momento in cui qualcuno (magari proprio la Russia, ma non è detto) deciderà di risolvere la cosa col «col sangue e col ferro».

    Sono solo ipotesi sia chiaro, la storia non si ripete mai ma può esserci di esempio.

    Ecco, tengano presente questo quelli che da un lato strepitano perché vedono gli USE all'orizzonte e dell'altro lato quelli che si illudono che basti un po' di autocelebrazione dei valori costituzionali.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    14 settembre 2018 18:32

    sempre illuminante

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    15 settembre 2018 02:01

    Vincenzo Cucinotta, stiamo alle parole di Draghi, che riporto:

    "Dobbiamo essere consapevoli di ciò che hanno detto il Primo ministro italiano, il ministro dell'Economia e il ministro degli Esteri, e cioè che l'Italia rispetterà le regole... Purtroppo abbiamo visto che le parole hanno fatto danni, i tassi sono saliti per le famiglie e le imprese. Comunque tutto ciò non ha contagiato altri Paesi dell'eurozona e resta un episodio prettamente italiano".

    Questo non è un attacco all'Italia, ma un invito a non alzare i toni per ragioni di consenso interno. Draghi, che si mormora sia stato messo a capo della BCE dagli americani, ricorda ai gialloverdi che la partita si gioca ai piani alti e che loro sono di passaggio.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    15 settembre 2018 10:06

    sostanzialmente d'accordo con Cucinotta e Giovanni.

    Piemme

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    15 settembre 2018 10:59

    Caro Fiorenzo, non so se Draghi stia dove sta per opera degli USA, ma soprattutto quali USA? Evidentemente quelli al potere a quei tempi, cioè il clan Obama/Clinton, cioè proprio quella setta che include tutta la cricca UE.
    Non mi convince la tua interpretazione buonista delle sue parole perchè per avvisare non aveva certo bisogno di parlare in pubblico, e in ogni caso lo spread e i tassi sono aumentati per sua volontà, visto che sta a lui controllare i corsi dei titoli, anche se purtroppo come sappiamo in modo del tutto discrezionale da parte della BCE (cioè sua, perchè il Consiglio direttivo non si occupa certo della gestione quotidiana).
    Rimango quindi convinto che si tratti di un avvertimento ostile, una specie di annuncio di attacco da parte sua, che per operare più efficacemente deve avere caratteri di pubblicità (che lo sappiano tutti gli elettori italini ma anche UE).

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 11:27

    E gia' , occorre rivalutare Craxi e soprattutto Cossiga oggigiorno , altro che storie , ieri considerati nemici della sinistra , che dite !
    Per quanto mi riguarda , mea culpa .

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 11:28

    scusate ma la francia può sforare il 3% dal 2008 al 2016 e nessuno dice niente?

  • roberto b scrive:
    15 settembre 2018 14:28

    @ Vincenzo Cucinotta,
    mi pare che il tuo ragionamento si contraddica fortemente, perché se da un lato la (supposta) strategia governativa di "logorare la UE" va incontro, secondo le tue parole, al fatto che "tu hai soltanto il consenso popolare, nulla di più contingente e soggetto a modificarsi nel corso del tempo, e pensi di logorare la UE che ha dalla sua, le sue strutture, la stampa, la grande finanza internazionale? C'è della follia mi pare in questa strategia", dall'altro la strategia "spaccare la UE" non si scontrerebbe con la stessa situazione, ossia: "tu hai soltanto il consenso popolare, nulla di più contingente e soggetto a modificarsi nel corso del tempo, e pensi di logorare la UE che ha dalla sua, le sue strutture, la stampa, la grande finanza internazionale?.
    Insomma, credo che la questione della (doverosa, necessaria) uscita dall'euro e dall'UE sia più difficile e problematica che non invocare una "spaccatura" senza indicare le fasi del percorso. Il coltello dalla parte del manico, come anche tu dici, ce l'hanno i mercati finanziari, la grande industria, la stampa mainstream, i gendarmi del mondo che appoggiano la UE (magari dando qualche sanzione in più alla Germania).

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 17:25

    Sono entrambe le cose. Mentre lo scontro è rovente ci sono dei richiami da tutte le parti ad abbassare i toni e riportarlo al riparo dal processo comunicativo pubblico.

    Essi stanno cercando di trovare un accordo interno che soddisfi tutte le parti. Ovviamente ciò non è possibile. L'eventuale scontro dipenderà da cosa si decide dalle parti di Trump/Bannon che sono i veri sponsor di questo round di populismo.

    Intanto annunciano che la riduzione di tasse non ci sarà per il 2019 ma in prospettiva per il 2020 e non sarà flat. Ciò significa che forse fra poco anche Di Maio ci dirà che ha rinunciato a qualcosa. Il RdC partirà anche quello nel 2020 ed ora? Forse solo la preparazione delle agenzie (interinali) per l'impiego ed un aumento delle pensioni minime ma che potrebbe anche non essere a 780€ ma scaglionato fino a raggiungere questa pur misera cifra molto gradualmente?

    Staremo a vedere ma mi sembrano del tutto inadeguati. Questa spallata, che pure è tutta interna alla classe dirigente, sarà foriera solo di delusioni.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 17:54

    E nel frattempo cercano di piazzare i propri uomini in vari posti. Rinaldi alla CONSOB, sarà vero?

    Giovanni

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    15 settembre 2018 17:57

    @Roberto b
    Non credo di contraddirmi.
    Mi pare piuttosto che a te sfugga il significato della parola logoramento, che implica un confronto esteso nel tempo. Io sostengo che si debba andare all'assalto, usando appunto anche la questione del bilancio come arma immediata da scagliare contro la commissione UE.
    Una cosa è utilizzare la forza che hai di colpo, non permettendo così ai tuoi avversari di sfruttare la risorsa tempo che hanno in quantità, una cosa è tirare le cose per le lunghe, non ottenendo niente e perdendo così l'unica risorsa vera di cui disponi, il consenso.
    In altre parole, il tempo io credo giochi chiaramente a favore della UE, e mi sembrava veramente che si potesse capire già dal mio primo intervento.
    Comunque, repetita iuvant.

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