martedì 14 maggio 2019

CLIMA, MARXISMO, SOVRANISMO E CATASTROFE di Mauro Pasquinelli

[ 14 maggio 2019 ]



Continua il dibattito sul cosiddetto "Global Warming". Segnaliamo i precedenti interventi.
Di Leonardo Mazzei— Clima 1 - E se fosse la lobby nucleare? (18 marzo 2019). Clima 2 - Quelli che non se la bevono(25 marzo 2019). Clima 3 - Nessuna catastrofe in vista (1 aprile 2019). Clima 4 - La bufala dell'aumento degli "eventi estremi" (11 aprile 2019). Clima 5 - Tutta colpa della CO2?(26 aprile) - La critica di Mauro Pasquinelli: Clima: catastrofe ineluttabile (29 aprile) - La risposta di Mazzei: Clima 6: catastrofismo e socialismo (6 maggio).
Di seguito la controreplica di Mauro Pasquinelli.



17 valide ragioni per respingere le ipotesi di Leonardo Mazzei



premessa


Ringrazio Leonardo, per l’attenzione che ha dedicato alle mie riflessioni, per il tono cortese e pacato delle sue argomentazioni, ma devo purtroppo marcare una distanza sempre maggiore tra le mie e le sue posizioni. L’excursus temerario che Leonardo ha tentato, inoltrandosi sul terreno filosofico dei rapporti uomo natura, dell’antropocentrismo, ha aperto un solco ancora più profondo che cercherò di chiarire in queste riflessioni.  
La discussione si va via via arricchendo di nuovi contenuti che trascendono lo stesso argomento del Riscaldamento Globale (d’ora in avanti RG), da cui è scaturita. Sarebbe ingenuo e superficiale sottrarsi ad un confronto serrato su questioni che sostanziano le nostre scelte di vita e persino la nostra concezione del mondo.
Mi perdoni Mazzei, di cui ho sempre avuto stima, per la sfrontatezza, la radicalità e la perentorietà di certe mie affermazioni! Ma la cortina fumogena che lui ha alzato su questo solco, per impedirne lo sguardo profondo, va assolutamente diradata!

Concreto unilaterale e riduzionismo specialistico


1)  Voglio sgombrare subito il terreno da un equivoco filologico-nominalistico.  La chiarezza lessicale è un’arma fondamentale, è il primo step di ogni analisi!
Per catastrofe non si intende il day after nucleare, il diluvio universale, una distopica apocalisse o la fine della vita sulla terra. Anche se nessuno, soprattutto oggi, può escludere a priori che simili scenari si possano materializzare. Si intende invece ciò che è ben descritto nel grande dizionario Utet:
“Conclusione imprevista e tragica di un evento, esito disastroso di un piano, di una azione di una impresa, grave sciagura, mutazione radicale ed improvvisa, passaggio subitaneo da una condizione di benessere ad una di miseria e di rovina; profondo e doloroso rivolgimento, disastro improvviso che colpisce un paese, una città, una famiglia, un’attività industriale o commerciale, anche la salute di una persona”. (1)
Se fissiamo l’attenzione solo sul clima, e sull’aumento di un grado della temperatura da qui a 30 anni, astraendolo meccanicamente dal tutto, come fa Mazzei, non ci sarà catastrofe evidente e percettibile. Si poteva risparmiare la montagna di grafici.  Ma questo è un modo non dialettico di osservare i fenomeni. E’ una metodologia tipica, non me ne voglia Leonardo, di coloro i quali, secondo Max Weber, sono affetti da “idiotismo specialistico”.  
Sarebbe come se in sociologia, per fare una analisi di classe, mi soffermassi solo sull’andamento dei salari, senza considerare tutte le altre variabili correlate (disoccupazione, livello di coscienza, conflitto di classe, movimenti di sciopero, saggio di profitto, crisi etc…)
Se invece l’evento x Clima al tempo h, lo lego ad a (deforestazione) b (inquinamento) c (rifiuti) k (declino della biodiversità) z (radioattività) etc l’evento clima assume connotati completamente differenti. Esco dal piano statico e specialistico, su cui staziona Leonardo, per entrare in quello storico-dialettico! Vedo finalmente la connessione dinamica degli eventi, il flusso relazionale degli avvenimenti, nella loro filogenesi.
Marx fu molto chiaro su questo punto nella sua introduzione alla critica dell’economia politica. (2) Non si può capire l’evento x (popolazione), l’evento (y) salari, l’evento z (profitti) analizzandoli separatamente e staticamente. Occorre invece vederli come parte di un tutto, di una totalità dialettica in movimento, facendo ricorso alla potenza dell’astrazione. Dal concreto all’astratto, dall’astratto al concreto. Questo è il percorso che ci avvicina alla verità dei fenomeni.  
L’astrazione principale usata in Das Kapital da Marx era la categoria del valore-lavoro-astratto da cui deduce il capitale come valore in movimento (non oggetti in possesso al capitalista), lo sfruttamento come valore estorto dal capitalista all’operaio, il salario come valore dei mezzi di sussistenza, la crisi come crollo o caduta del processo di valorizzazione.
Mazzei invece è sempre transitato, in 8 puntate, dal concreto al concreto (dal clima al clima) senza mai legare questo concreto ad altri concreti, per avere infine un quadro chiaro della totalità! Leonardo può offrirci alla vista altri mille grafici (faccio notare che Marx non ne ha messo nessuno nei suoi scritti economici) ma è sempre fermo al concreto unilaterale, al riduzionismo specialistico! Quindi non afferra per questa via la verità, a noi tanto cara!
Mazzei non si avvede che il riduzionismo metodologico, il concreto-concreto, il weberiano “idiotismo specialistico” rappresenta un puntello ideologico del pensiero unico dominante, contro cui combattiamo da una vita!  Le profetiche parole di Engels calzano a pennello in questo caso:
“Nella natura non esistono avvenimenti isolati. Ogni fatto agisce sull’altro e viceversa. Il più delle volte è proprio la dimenticanza di questo movimento in tutte le direzioni, di questa azione mutua, che impedisce ai nostri scienziati di vedere chiaro nei più semplici fenomeni”. F. Engels Dialettica della natura, Editori Riuniti.

Sconcerto totale


2) Quando ho visto apparire in questo Blog uno studio sul clima mi sono detto: Finalmente!!  Era da tempo immemorabile che non si dedicava spazio su SOLLEVAZIONE all’analisi dell’ecocatastrofe! Poi clima 2, clima 3, clima 4, clima 5, clima 6, clima 7 in una serie interminabile che trattiene il fiato, per dimostrare che il capitalismo è sostenibile col Clima! Mi ha assalito lo sconcerto totale! Tutta questa montagna di dati per partorire questo topolino politico?
Chiedo a Mazzei: non era forse il caso di dedicare prima sette puntate a quello che, eufemisticamente, lui chiama “i tanti rivoli non comunicanti della catastrofe”? Per poi, eventualmente, concludere con le “rassicurazioni” sul clima, ammesso che ci possano essere rassicurazioni senza la fine del capitalismo predatorio? Il primo dovere di un “professionista” della critica del capitalismo è incendiare il dibattito, non fare opera di pompieraggio. E’ metterne a nudo le contraddizioni, non sminuire e mettere tra parentesi quelle che agli stessi capitalisti oggi appaiono evidenti.

Cui prodest


3)   La prima domanda che mi sono posto è stata quindi Cui prodest queste “rassicurazioni” di Mazzei sul clima? Cammin facendo, tra un commento e l’altro, Mazzei lo esplicita.
A volte sente l’urgenza di smascherare i presunti manipolatori di Greta, intenta a farsi fotografare con il Papa, Juncker etc, a volte avverte una forte ammaliante simpatia per la pletora di scienziati che non hanno “abboccato all’inganno del RG”. Ma ne ha citati solo due Rubbia e Zichichi. Quest’ultimo famoso per aver sostenuto la panzana creazionista biblica e attaccato la teoria di Darwin, a suo avviso incompatibile con la Bibbia e col metodo scientifico galileiano (risate galattiche!). Se non ci credete andate su Youtube e digitate Zichichi Darwin.
In altri passaggi Mazzei ci ricorda che l’élite globalista e cosmopolita spinge sul RG per sbloccare trilioni di euro verso la Green Economy. E magari dico io!!! Che vogliamo tenerci il fossile a vita?
Mazzei tira anche in ballo la rivolta dei Gilet Gialli, scoppiata a partire dagli aumenti delle tasse sul diesel. Gilet Gialli che non sono un blocco monolitico e in alcune frange, ci ricordano:
“Fine del mondo fine del mese, stesso fine stessa lotta”.  
Ciò nondimeno vogliamo ragionare sul lento declino dei Gilet Gialli dovuto anche alla loro incapacità di agganciarsi al sentire comune sulla catastrofe ecologica, di creare egemonia sulle tematiche ambientali soprattutto tra le nuove generazioni (2 milioni di giovani in Francia hanno aderito al Free friday)? No non si può, il tema è tabù per Mazzei!  
Personalmente sono favorevole ad una tassa sul diesel a condizione che lo Stato incentivi, con finanziamenti a fondo perduto, auto non inquinanti. Cosa che si è ben guardato dal fare il servo euroinomane Macron!  Ma i soldi per Notre Dame li ha trovati subito!
Ora che c’era, per dar manforte alla sua narrazione traballante, Leonardo poteva tirare in ballo anche il Venezuela la cui economia si regge proprio sull’export di petrolio. Perché limitare il consumo di petrolio se questo paese martoriato si regge sulla produzione dell’oro nero?  Ma sappiamo che il Venezuela firmò, nel 1995, insieme a Cuba, gli accordi di Kyoto sul clima e che il più grande alleato del Venezuela bolivariano, Fidel Castro, è stato grande sostenitore della teoria RG (3).  (Non perdetevi in nota 4 le dichiarazioni del comunista Fidel Castro, più catastrofista del sottoscritto). Faccio notare en passant che a Cuba ci sono addirittura ministeri governativi dedicati alla lotta al riscaldamento globale. Lo sa questo Mazzei?
Ma torniamo in medias res. In estrema sintesi secondo Mazzei il RG è un’arma di distrazione di massa dell’imperialismo per soggiogare i popoli. Un po’ come l’abbattimento delle Twin Tower. Io lo chiamo auto-abbattimento, ma Mazzei, ahimè, involontariamente crede sempre alla versione ufficiale della Casa Bianca.  Quella di Bush all’epoca della caduta delle torri, quella di Trump oggi sul RG... eppure si è sempre dichiarato anti-americanista sin dalla fondazione dei comitati Iraq-libero.    
Signori miei ci stiamo avvicinando al cuore della cortina fumogena sollevata da Mazzei. Occorre diradarla per vederci meglio!
Intanto faccio notare che solo il 10% dei climatologi sostiene le tesi negazioniste (Zichichi e Rubbia non sono climatologi) il 90% invece, come ci ricorda Naomi Klein (4) e Noam Chomsky (5), è favorevole alla teoria del RG. Tutti pagati dall’imperialismo? Tutti agenti del complotto? Sarebbe una follia solo pensarlo.  Come ci ricorda Luca Mercalli, il più importante climatologo italiano, (6):
“I sospetti sul riscaldamento globale datano già dal 1896 quando Svant Arrhenius, lo svedese nobel per la chimica, fu il primo a sostenere (in tempi non sospetti ndr) che bruciando carbone l’umanità avrebbe contribuito ad aumentare la temperatura della terra. Allora la CO2 atmosferica ammontava a 294 parti per milione, (oggi è arrivata a 411 ndr) i suoi calcoli furono confermati nel 1931 dal fisico americano E. O. Hulburt del Naval Research Laboratory, sebbene a questa notizia non seguisse alcuna reazione. Nel 1938 l’ingegnere inglese Guy S. Callendar pubblicò uno studio nel quale affermò che l’aumento della temperatura causato dalla CO2, era già misurabile dagli osservatori meteorologici. Nel 1956 Gilbert Plass, fisico canadese esperto in Spettroscopia degli infrarossi, avvertì la comunità scientifica del rischio di riscaldamento globale. La CO2 era intanto salita a 313 parti per milione”. Gli anni 1960-70 furono più freddi e misero in dubbio queste pionieristiche ricerche, anche se nuovi dati sul possibile riscaldamento emergevano via via, come il primo modello di similazione matematica del clima che Syukuro Manabe del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton, pubblico nel 1967. Bisognerà attendere i calori dei primi anni 80 perché il problema dei cambiamenti climatici di origine antropica torni sulla scena con rinnovata importanza grazie al contributo di climatologi come Stephen Schneider e Jim Hansen fino alla costituzione da parte dell’Onu dell’intergovernmental Panel on Climate Change e al complicato processo decisionale che ha portato alla ratifica degli accordi di Kyoto del 1997 e alla sua entrata in vigore nel 2005”.
Quindi caro Mazzei, questa teoria RG ha una lunga storia. C’era qualcosa prima di Greta!

Strike: RG e mondialismo delle élites


4) Siamo agli accordi di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Correva l’anno 1995. Siamo ancora lontani dal fantomatico “complotto di questi mesi, ordito dalle èlites globaliste obamiane, clintoniane e sorosiane sul RG”, dietro la maschera di una ragazzina (che non era ancora nata)!  Chi firma gli accordi di Kyoto? Lo sottoscrivono e ratificano 142 paesi di cui solo 39 industrializzati, il resto tutti paesi poveri del terzo e quarto mondo (tra cui Cuba di Castro e Venezuela di Chavez). (7).
Tra le nazioni che non sottoscrivono il protocollo di Kyoto spiccano gli Stati Uniti che lo firmano solo nel 1998 ma non lo ratificano mai!
Insomma Cuba contro Washington anche sull’RG! La narrazione di Mazzei scricchiola ancora!
Il Canada firma ed è stato il primo paese ad uscire dagli accordi.
Chi governava gli Usa nel 1995? Bill Clinton! Strike!! Lo stesso paese dove nasce il Neoliberismo di Ronald Reagan che dilagherà a livello mondiale dopo il crollo del muro di Berlino! Lo stesso paese che a parti invertite, con i Repubblicani di Trump alla Casa Bianca, si ritirano dagli accordi di Parigi nel 2017, accordi resosi necessari perché la maggioranza dei paesi non rispettava le quote stabilite a Kyoto.
Ma il botto arriva ora: Obama non ha mai rispettato le quote e non ha mai ratificato gli accordi di Kyoto!
Insomma caro Leonardo, la tua tesi centrale ne esce a pezzi! La patria del neoliberismo, il paese guida dell’occidente imperialistico, il cuore pulsante dell’elitismo globalista e mondialista non solo non è dietro la teoria del RG ma l’ha sempre osteggiata e finanche negata! Il perché lo spiega magistralmente Naomi Klein (8):
“Ho scoperto che quando i conservatori duri e puri negano il cambiamento climatico non stanno solo proteggendo le migliaia di miliardi di dollari minacciati da un intervento sul clima.  Stanno anche difendendo qualcosa di ancora più prezioso per loro: un intero progetto ideologico, il neoliberismo, il quale sostiene che il mercato ha sempre ragione, le regole sono sempre sbagliate, il privato è bello e il pubblico è brutto, e ancor più brutte sono le tasse che finanziano i servizi pubblici…..Il neoliberismo è una forma estrema di capitalismo che ha iniziato a diventare dominante negli anni 80 del secolo scorso, sotto R. Reagan e M. Thatcher, ma è dagli anni 90, ideologia regina delle élite mondiali, indipendentemente dallo schieramento politico. Comunque i suoi adepti più rigorosi e dogmatici li puoi trovare lì dove il movimento è nato: nella destra statunitense...Che cosa c’entra il neoliberismo col generalizzato rifiuto della destra di credere che sia in corso un cambiamento climatico, un rifiuto molto radicato nell’amministrazione Trump? Parecchio. Perché possiamo affrontare il cambiamento climatico, soprattutto a questo stadio, soltanto con una azione collettiva che limiti pesantemente il comportamento di colossi come ExxonMobil e Goldman Sachs. Richiede investimenti nella sfera pubblica, nelle nuove reti energetiche, nel trasporto pubblico, nelle ferrovie leggere e nell’efficienza energetica, su una scala inedita dalla seconda guerra mondiale. E può succedere solo alzando le tasse ai ricchi e alle grandi imprese, gli stessi che Trump è deciso ad inondare di generosi tagli fiscali e scappatoie alle regole”.
Comincia ad emergere una contro-narrazione di segno completamente opposto a quello abbozzato da Leonardo. Ci stiamo avvicinando alla soluzione dell’enigma. Alla riparazione del cortocircuito concettuale in cui si dipana la tortuosa analisi di Mazzei.

Guerra dei numeri


5)  Mazzei non nega il Riscaldamento Globale e ammette che un buon 15% di esso è dovuto a fattori antropici. Per me è quanto basta per convincermi che il capitalismo è tendenzialmente incompatibile con il Clima. Per Mazzei No. Vogliamo massacrarci nella guerra dei numeri? 15% come dicono i negazionisti? 30% come affermano i serristi? Ma a noi, critici irriducibili del capitalismo, quanto conviene dividerci in questa guerra dei numeri?   In questa querelle infinita e che nessuno studio scientifico potrà mai certificare sperimentalmente al centesimo? Ciò che invece dovremmo sostenere è che il 15% può passare a 20, 30 e 50 se rimane questo modello di sviluppo basato sul fossile e
sull’anarchia capitalistica! Questo dovremmo urlare da parziali osservatori, critici feroci del capitalismo e propulsori del conflitto! Tutto il resto è un monologo sedativo da addetti ai lavori nei piani alti di qualche centro studi …o del ministero dell’ambiente di Trump!

La media di Trilussa


6) Dalla rivoluzione industriale ad oggi la temperatura media è aumentata di 1 grado, non di due gradi ci ricorda giustamente Mazzei. Peccato che Mazzei sottace un dato incontrovertibile, che rende men sicure le sue ipotesi rassicuranti. La crescita della temperatura media nel nord del pianeta più industrializzato è vicino a 1,5 gradi, mentre nelle altre zone del sud, privo di industrie, è inferiore ad 1 grado. La media di Mazzei rassomiglia pari pari alla media di Trilussa, è 1 ma c’è chi ha zero polli e chi ne ha due!  Se la temperatura si è alzata percentualmente di più nelle zone più industrializzate ciò è la conferma del Riscaldamento Globale scatenato da fattori antropici legati alla CO2 e all’emissione di gas serra. Questo lo capisce anche una “Gretina” ed i 142 paesi che hanno firmato gli accordi di Kyoto, compresi Cina, Bolivia, Cuba, Corea, Venezuela etc. Ma Mazzei qui tace! E gli conviene far pensare che anche Cina, Bolivia, Cuba, Corea, Venezuela sono vittime del complotto dell’élite globalista dei Bill Gates, Soros ed Obama per estendere nucleare, green economy e geo-ingegneria!

CO2


7) Leonardo, come ho già evidenziato nelle mie precedenti riflessioni, tende troppo spesso ad affermare un concetto e poi a negarlo, annullandone gli effetti. Ve ne do due ulteriori prove. La CO2, prima evidenziata come responsabile del 15% del Riscaldamento Globale viene derubricata nel suo ultimo contributo come ininfluente, visto che in altre epoche geologiche c’era più CO2 di oggi, con climi addirittura più freddi.  Devo ricordare a Leonardo che 600 milioni di anni fa, la CO2 era sicuramente superiore ma non c’era forma di vita sulla terra e tutte le volte che la CO2 è aumentata, insieme ad altri gas serra come il metano, in epoche geologiche successive ed in seguito a prolungate e imponenti eruzioni vulcaniche, ciò ha provocato profondi squilibri planetari, aumenti della temperatura di 5 gradi, inondazioni, estinzioni di massa, diffusione di insetti etc. Se in alcune fasi geologiche con presenza di vita sulla terra, la temperatura si è tenuta più bassa di oggi anche in presenza di CO2 altissima (1000 parti per milione, oggi siamo a 410, nella rivoluzione industriale a 233) ciò è dovuto ad eventi solari, differenti inclinazioni dell’asse terrestre, ora non presenti.  Oggi la crescita della CO2 può tramutarsi in una bomba esplosiva perché si intreccia a fenomeni antropici devastanti come deforestazione, desertificazione dei terreni agricoli, rifiuti tossici, acidificazione degli oceani, buco nell’ozono, perdita enorme di biodiversità, radioattività, non presenti in epoche geologiche passate.

Catastrofe e catastrofismo


8)  Leonardo afferma e nega anche in un altro punto cruciale della replica alle mie critiche.  Infatti scrive:
“Nessuno di noi sottovaluta la questione ambientale. Né sottovaluta la sua natura sistemica. E' proprio l'esatto contrario: proprio perché riteniamo che essa sia parte essenziale della catastrofe sociale prodotta dal capitalismo, specie nella sua attuale fase neoliberista, pensiamo che sia necessario elaborare una visione autonoma all'altezza dei tempi”.
Qui il disastro ambientale è parte della catastrofe sociale prodotta dal capitalismo!
In polemica con Luca Mercalli esclama:
"Ma se la narrazione catastrofista di un certo ambientalismo — tra l'altro sempre alleato delle élite, sia che si parli di economia, di globalizzazione o della gabbia europea — non ha funzionato, forse bisognerebbe chiedersi il perché. Ed il perché sta nei fatti: perché la catastrofe costantemente annunciata non solo non c'è stata, ma si comincia (magari confusamente) ad intuire che quella narrazione fa acqua da tutte le parti".
Leggiamo più sotto:
"...Bisogna però stare attenti, perché una cosa è la catastrofe, altra cosa il catastrofismo".  
Che Mazzei combatte con tutte le sue forze!  
Insomma un guazzabuglio da cui non se ne esce!  La catastrofe prima c’è e poi, rispondendo a Mercalli, sparisce!
Caro Mazzei non facciamo i catastrofisti, aspettiamo che la catastrofe ci tolga definitivamente il respiro e parafrasando Toro Seduto:
"Quando i pesci saranno tutti morti, quando non ci saranno più bisonti nella prateria, quando la terra arida non darà più i suoi frutti, solo allora potremmo accorgerci che il denaro non servirà più a nulla e solo allora il catastrofismo avrà un senso".
Se arriva uno tsunami sulle capanne, chi vive in un palazzo di cemento armato potrà sempre dire di non essere catastrofista, a differenza della famiglia seppellita dal fango.
Chi osserva il bombardamento di Baghdad, Belgrado e Gerusalemme potrà sempre pensare di osservare un videogiochi, accarezzando il proprio umore ottimistico e non catastrofista.
Purtroppo l’homo sapiens (sic?) tende a diventare empatico e catastrofista solo quando vive la stessa tragedia.
Il riscaldamento di un grado della temperatura degli oceani, la desertificazione, la deforestazione, hanno fatto estinguere milioni di pesci, di uccelli, di vertebrati ed invertebrati. Ma essi ahimè non hanno voce per esprimere il proprio catastrofismo!
Allora caro Mazzei ben venga il catastrofismo se questo serve a lanciare un disperato grido di allarme sulla perdita della bellezza, della biodiversità, della vita. Chi osserva con un moto della coscienza disinteressato e freddamente razionale è emotivamente morto, ha perduto l’anima come il Faust di Goethiana memoria.
Se vogliamo essere tra quelli che suonano il violino mentre il Titanic si inabissa, siamo libero di farlo, ma non diamo lezioni a chi cerca disperatamente per se e per gli altri una ultima scialuppa di salvataggio!!

Sviluppi lineari e accelerazioni


9) Scrive Mazzei: 
“Il capitalismo reale della nostra epoca è anch'esso socialmente catastrofico, ma questa catastrofe sociale è per il momento diluita in tanti dispersi rivoli….  “Se nella Russia del 1917 la guerra imperialista è stata decisiva nel determinare le condizioni oggettive della rivoluzione, questo è per il banale motivo che la catastrofe era fin troppo reale: morti, sangue, fame, povertà”.
Qui Mazzei sottolinea che il catastrofismo dei bolscevichi (ricordo lo scritto di Lenin alla vigilia della rivoluzione “La catastrofe imminente e come lottare contro di essa", oppure l’analisi dell’imperialismo come putrefazione del capitalismo etc) era giustificato perché tutti i rivoli della catastrofe si concentravano nel tempo e nello spazio fino a produrre la rottura rivoluzionaria! Oggi però, secondo Mazzei, ogni catastrofismo è ingiustificato perché i rivoli della catastrofe sono più diluiti nel tempo e nello spazio!
C’è la plastica nei mari, se ne accorgono solo nei Caraibi.  C’è la desertificazione, se ne accorgono solo gli agricoltori nei tropici. C’è la CO2? ma è quasi impercettibile, che dramma è!! ...C’è lo scioglimento dei ghiacciai, ma ci vorrà un secolo almeno! Si estinguono le balene e gli orsi polari chi se ne accorge!! 9 milioni di morti per inquinamento nel 2018 ma ognuno muore per conto suo. C’è la fame nel mondo, ma la vediamo solo in televisione. 150 miliardi di animali uccisi negli allevamenti intensivi ogni anno, ma i macelli non hanno pareti di vetro, che sarà mai! Questo e altro ancora ma tutti questi rivoli per Mazzei non fanno sistema-catastrofe.
Ma l’ecosistema si basa su un delicato equilibrio biologico in cui ogni parte è legata al tutto e il tutto a sua volta reagisce sulle parti. Spesso questi legami nuovi sviluppano eventi non lineari, accelerazioni e rapidizzazioni verso nuovi equilibri e salti caotici, che Mazzei esclude dal suo universo concettuale.  Mazzei è fermo allo sviluppo lineare e separato degli eventi.
Ti tolgo un piede oggi ti deformo la faccia domani, ti strappo gli occhi e i denti dopodomani ti schianto gli organi… quando tempo ancora per dire che il corpo di un uomo è ancora il corpo di un uomo e non una sua orribile, deformante caricatura? Ma se il più che probabile esito della crescita infinita, della hybris umanoide, è fare del pianeta una sua orribile caricatura quale ragione trova Mazzei nell’essere così ottimista e poco catastrofista?  Vede forse la rivoluzione alle porte? No non la vede, anzi la vede lontanissima e forse sempre più sfumata nei secoli a venire!

Impronta ecologica


10) Mazzei ritorna più volte sul tema della catastrofe, affermando e negando, lanciando il sasso e nascondendo la mano.  In polemica con Marx da lui sbrigativamente etichettato come “crescitista”, prima sentenzia giustamente che nel capitalismo vige una contraddizione insanabile tra illimitatezza della accumulazione e limitatezza delle risorse naturali, da Marx, secondo Leonardo, non compresa. Scomoda anche il concetto di entropia …   Poi notifica che non dobbiamo allarmarci per la catastrofe imminente. Incorre quindi in un cortocircuito concettuale. Se la contraddizione è insanabile come può Mazzei pensare che non porta ad un punto di rottura catastrofico? E quale sarebbe per Mazzei questo punto di rottura? La scomparsa di tutte le risorse naturali e delle specie viventi?
Leonardo tergiversa, mena il can per l’aia, poiché non prende in considerazione un concetto che ha sempre taciuto per non pregiudicare la sua analisi: il concetto di impronta ecologica. E’ perdonabile questo “eloquente silenzio” su un parametro su cui discutono tutti, anche i bambini delle elementari? No certo che non lo è.  
L’impronta ecologica è un indicatore complesso utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità delle terra di rigenerale. Nel calcolo entra anche il rapporto tra quantità di rifiuti prodotta e capacità della terra di assorbirli. Se in passato ci si domandava quante persone potevano essere sostenibilmente insediate in un territorio, l’impronta ecologica al contrario si domanda quanto territorio e quante risorse naturali sono necessarie per sostenere quella data popolazione (secondo il suo
determinato stile di vita e di consumo). Ebbene secondo questo complesso indicatore oggi possiamo dire, con buona approssimazione, che stiamo accumulando un debito verso le risorse naturali, sempre crescente. Ci vogliono 1,7 pianeti per sostenere il nostro stile di vita.
Per meglio capire questo concetto, che a prima vista sembra paradossale, immaginiamo la terra come una cipolla fatta di differenti sfoglie. Uno stile di vita sostenibile, come lo è stato fino alla rivoluzione industriale, non esauriva neanche la prima sfoglia della cipolla. Negli ultimi duecento anni invece abbiamo cominciato ad intaccare le prime sfoglie interne delle risorse, create dalla terra in milioni di anni. Per sostanziare ancora meglio il concetto è stato introdotto il parametro chiamato l’Earth Overshoot day (EOD) che indica il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno. Nel 2018 l’EOD è caduto il primo agosto. Dopo il primo agosto siamo in debito con la terra! Un debito che pagheranno le generazioni future.  Nel 1971 l’EOD cadeva il 21 dicembre, nel 2000 il 23 settembre, nel 2016 il 3 agosto, nel 2017 il 2 agosto. Siamo in progressione lineare.  Si calcola che proseguendo questo andamento nel 2050 ci vorranno due pianeti per sostenere il nostro livello di produzione e di consumi.
Se Mazzei avesse inserito questi parametri nel suo ragionamento (temo che non li condivida o li consideri come armi di distrazione dell’oligarchia) le sue ipotesi rassicuranti ed ottimistiche avrebbero già assunto un segno diverso e decisamente più catastrofista!
C’è un legame diretto tra impronta ecologica, disuguaglianza delle ricchezze, geo-economia e riscaldamento globale. Non tutti i paesi inquinano allo stesso modo.  Quanto più ci avviciniamo ai paesi industrializzati tanto più cresce l’impronta ecologica, tanto più si innalza la temperatura climatica. Su questo occorre sviluppare un approccio marxista. Ponendo pari ad 1 l’impronta ecologica di sostenibilità la maggior parte dei paesi del terzo mondo si colloca al di sotto di uno, mentre i paesi centrali imperialistici stazionano abbondantemente sopra il livello di sostenibilità. Gli Stati Uniti sono i peggiori avvicinandosi alla quota massima di 2 (consumano il doppio di ciò che la terra è capace di ricreare annualmente).  Sono gli stessi paesi che possiedono il 20% della popolazione mondiale e drenano l’80% delle risorse! Ma per |Mazzei questi dati non destano alcun segnale di pericolo. La barca prosegue il suo cammino e non va alla deriva!

Antropocentrismo e rapporto uomo natura


(11)  Sul tema cardinale dell’antropocentrismo Mazzei, come è suo solito, evita di prendere una posizione netta, si pronuncia e non si pronuncia. Ma leggendo tra le righe è possibile capire che si colloca contro i critici dell’antropocentrismo, al punto tale che se la prende con la natura, per i disastri da essa causati contro la specie umana nel periodo olocenico (eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, meteoriti, Mar di Marmara, Mar Nero, tumori etc). Insomma Mazzei di nuovo trova normale dedicare spazio e tempo alla “natura matrigna che tanto inganna e travolge i figli suoi” (Leopardi) ma non dedica mai 10 righe ad un singolo aspetto dell’ecocatastrofe prodotta nel Capitalocene!
Trova addirittura il coraggio di accusare di nichilismo chi oggi “divinizza” madre natura per proteggerla dalle ferite crescenti inferte dal bipede antropomorfo. Leggere per credere:
“Marx non solo non condannava quest’opera di trasformazione della natura, ma la considerava la vera e propria cifra della grandezza umana. Niente a che fare quindi col pessimismo antropologico che unisce le sette protestanti ai nichilisti di ogni tipo, passando per certo ecologismo francamente reazionario”.
A Mazzei che esalta il Dio-uomo contrapponendolo al Dio-natura rispondo con le parole di Marx;
“Il lavoro è il padre, la terra è la madre di ogni ricchezza sociale”. (9)
Se la sconsiderata esaltazione, operata da Mazzei, del primato dell’uomo e della crescente antropomorfizzazione della natura poteva essere giustificata in epoca rinascimentale e illuminista, oggi è solo un crimine ideologico! E allora viva San Francesco, che celebrava madre natura, sorella luna e fratello lupo. Viva San Francesco che dal buio del medioevo è ancora capace di rischiarare le coscienze dei Mazzei dei nostri tempi.
Avete capito fin dove si è spinto il caro Mazzei?  Non solo a negare la pericolosità del RG, ma a vedere nell’antropomorfizzazione della natura, che nell’epoca del capitalismo assoluto si rovescia nella sua devastazione, nella sua totale reificazione e sottomissione, una cifra della grandezza umana. Siamo al delirio narcisistico!

Scomodando Costanzo Preve e in contraddizione col suo antropocentrismo, (di nuovo il ritornello prima affermo e poi nego) si spinge fino al punto di sentenziare, salomonicamente, che il buono e il cattivo è presente in natura nella stessa misura che nell’uomo, perché l’uomo è natura allo stesso modo di una tigre e una pianta.
“C'è poi un altro punto decisamente spiacevole. Non diversamente dalla natura umana, pure quella extra-umana ha aspetti buoni come cattivi. Diceva Costanzo Preve (vado a memoria, ma il succo è questo), che "per comprendere che la natura non è di per sé buona basta guardare negli occhi i bambini ricoverati in un reparto di oncologia infantile".
Poi però in un altro passaggio nega quello che ha appena detto:
"Certo, il salto di qualità che ha avuto luogo con la rivoluzione industriale e con il capitalismo non è neppure paragonabile a quanto avvenuto prima".
E conclude:
“Tutto questo, ma si potrebbe continuare a lungo, ci dice essenzialmente alcune cose: che l'equilibrio fra uomo e natura va effettivamente cercato per tutelare al meglio le condizioni che consentono la vita; che dunque il capitalismo (incompatibile con la natura per la sua voracità che lo obbliga alla crescita infinita) va superato; che il nuovo equilibrio, pur se superiore all'attuale, mai potrà essere perfetto sia per la contraddittorietà della natura umana, che per le tanti variabili in gioco in quella extra-umana”. 
Consiglio a Leonardo di fare pace con se stesso in modo da evitare tutte queste incongruenze discorsive. Lui lancia grandi provocazioni e poi alla fine si ispira al senso comune più ordinario. Il suo bastiancontrarismo sul clima finisce per omologarlo ad un tedioso pensiero neo-conservatore e social-darwiniano sulla natura e sul rapporto uomo-natura.  Leonardo è diventato talmente anticonformista che approda ad un abbraccio mortale con Hobbes e Spencer.
Se buono e cattivo fosse presente in natura nella stessa proporzione che nell’uomo non avremo bisogno di superare il capitalismo. Se auspichiamo un cambio rivoluzionario del sistema è perché notiamo che il cattivo ha preso il sopravvento assoluto sul buono, gli equilibri eco-sistemici sono stati drammaticamente alterati, al punto che il bipede antropomorfo ha in mano un’arma nucleare che gli consente di distruggere l’ecosistema decine di volte, e sta intaccando irrimediabilmente le prospettive delle generazioni future. Cosa che normalmente non fa madre-natura che ci offre vita e spesso ripara i danni che noi gli arrechiamo.

Ma ritorniamo al tema dell’antropocentrismo. Voglio essere estremamente chiaro (ne ho parlato qui e qui). Oggi l’homo sapiens non è più antropocentrico ma delirantemente egocentrico, perché non si pone   neanche il problema della sua sopravvivenza come specie. Sta segando il ramo su cui è seduto! L’arma dell’intelligenza gli serve più per accumulare, depredare, devastare che per conservare gli equilibri naturali. Ogni specie animale e naturale è programmata per rispondere all’istinto di sopravvivenza di se stessa! E’ mossa dall’eros! Noi oggi, come specie, sembriamo assaliti dalla pulsione opposta, da Thanatos, da un istinto di morte generalizzato!
Per questo sostengo che occorre passare da una visione del mondo antropocentrica ad una eco-centrica.  
L’uomo non si è sempre comportato da padrone assoluto della natura. Le prime comunità preistoriche ponevano e rappresentavano se stesse nel grembo del creato non al di sopra di esso. L’universo simbolico e le prassi mistiche delle religioni totemiche si sostanziavano in sacrifici per ingraziarsi le soverchianti forze di madre terra; trasformavano animali in totem sacri e tabù intoccabili (il gatto per gli egizi, la mucca per gli indiani, il maiale per le primitive tribù arabe).
La visione del mondo antropocentrica si sviluppa in epoca post-preistorica, e post gilanica, durante le invasioni indoeuropee e con lo sviluppo della civiltà umana. La metamorfosi è ben evidenziata da Riane Eisler (10) nel suo libro il Calice e la Spada, con il passaggio dal culto della Dea Madre al culto di un Dio maschile guerriero e dispotico, perfetto rispecchiamento dell’uomo -maschio che tiene sottomessa la natura ed altri uomini con prassi predatorie sempre più invasive.
In Occidente l’antropocentrismo viene santificato e magnificato nella narrazione biblica della Genesi che pone tutti gli animali e i vegetali al servizio esclusivo dell’uomo. L’uomo, maschio, padre di famiglia diventa padrone esclusivo della terra, e il suo Dio monocratico viene plasmato e nominato a sua immagine e somiglianza.
L’apogeo filosofico dell’antropocentrismo si ha nel 600, con la metafisica di Cartesio che divide il mondo in modo dualistico tra res cogitans e res extensia. Al vertice pone il pensiero che è libero e illimitato (res cogitans) e alla base la res extensia, dove include gli stessi animali dotati, oggi si sa, di coscienza e di sensibilità, ma per Cartesio e la successiva cultura occidentale, semplici articolazioni meccaniche, senza spirito e senza anima, della materia inerte.

Olocene, antropocene o Capitalocene?


(11) Veniamo ad un nodo dirimente della narrazione di Leonardo, che fa emergere un’altra sua plateale contraddizione discorsiva. Infatti Leo da una parte santifica il primato e la grandezza dell’uomo, nel processo di inarrestabile antropomorfizzazione della natura (attribuendolo scorrettamente a Marx). Spingendosi fino a sostenere che oggi la natura non è più natura ma natura antropomorfizzata, natura plasmata e ridotta a misura d’uomo (sic...chi è il paladino della Hybris, dell’illimite crescitismo, Mazzei o Marx?). Dall’altra respinge quello che è diventato il concetto più importante del pensiero ecologista contemporaneo: l’antropocene.
Antropocene è un termine coniato negli anni ottanta dal biologo Eugene F. Stoermer che nel 2000 fu adottato dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen nel libro Benvenuti nell'Antropocene.
Il termine indica l'epoca geologica attuale, nella quale all'essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.
Il lemma almeno inizialmente non sostituiva il termine corrente usato per l'epoca geologica attuale, Olocene, ma serviva semplicemente ad indicare l'impatto negativo che l’Homo Sapiens ha sull'equilibrio del pianeta. Tuttavia più recentemente le organizzazioni internazionali dei geologi stanno considerando l'adozione del termine per indicare appunto una nuova epoca geologica in base a precise considerazioni stratigrafiche, alla drastica caduta dei livelli di biodiversità etc.
Mazzei non lo esplicita chiaramente ma è ben evidente che contesta, o quantomeno non assume la periodizzazione di Antropocene, per tenersi quella di Olocene. Ma come non era lui quello che esaltava il primato dell’uomo nel processo di antropomorfizzazione della natura?  Si era lui, ma in questo caso la categoria di Antropocene, siccome assume nel pensiero ecologista una valenza di impatto negativo dell’uomo sulla natura, può risultare fuorviante ai fini delle rassicurazioni ottimistiche di Mazzei sul RG. Ecco un esempio di come il politico, o meglio l’interesse di bottega politica può precipitare l’individuo in una catena di autocontraddizioni logiche che lo portano a negare, non solo verità scientifiche, ma quello che lui stesso ha affermato un attimo prima.
Per quanto mi riguarda io invece, a differenza di Paul Crutzen, assumerei il termine di Capitalocene come ha fatto lo storico dell’ambiente Jason W. Moore (nel suo libro Antropocene o Capitalocene? Edito da Ombre Corte 2017). E ciò per meglio identificare e periodizzare l’impatto distruttivo dell’uomo sulla natura.  Fino alla rivoluzione industriale, cioè fino all’esplosione del capitalismo, i sapiens erano fondamentalmente sostenibili, con una impronta ecologica pari a zero. Non è l’uomo in astratto che ha fatto precipitare l’ecocatastrofe ma l’uomo storico organizzato nella forma capitale-lavoro.
Siamo alla chiusura del cerchio che Mazzei voleva far diventare quadratura del cerchio! Con il Capitalocene iniziano a salire i gas serra e tutti gli altri indici di distruttività ecosistemica. Come finirà? Temo che nel lungo periodo arriveremo al bivio storico-geologico: o estinzione della specie o fine del capitalocene per via rivoluzionaria!

Marx, Engels e l’ecologia


(13)  Per dare maggiore enfasi alla sua meta-narrazione climatica, Mazzei è costretto persino a svigorire e sminuire l’originario ecologismo di Marx ed Engels, presentandoli come fautori di un progressismo illimitato delle forze produttive.
Mazzei ironizza pure su una frasetta del 1846, l’unica che prende a testimonianza, in cui Marx, in polemica con Proudhon, spiega erroneamente che aria e acqua sono risorse infinite.
Se Marx fosse quello descritto da Mazzei, nella sua reductio ad unicum, un crescitista, illuminista, positivista Comtiano sarebbe stato già archiviato dalla storia e i suoi libri non li avrebbe letti più nessuno. Ma fortunatamente l’affresco del pensiero marxiano è molto più complesso e non si riduce ad una tela squarciata, di Fontaniana memoria!
Faccio notare che la parola ecologia è stata coniata nel 1866, dopo la prima uscita del Capitale, dallo scienziato tedesco Ernst Haeckel (1834-1919) nel libro Generelle Morphologie der Organismen.  Quindi aver mostrato Marx, da parte mia, come ecologista ante-litteram è più che legittimo.

Mazzei così scrive:
“Chi mi critica afferma poi che Marx sarebbe stato un “ecologista ante-litteram”. Ahimè, questa asserzione è falsa. Certo non mancano nel Capitale, come in altri scritti, le note in cui Marx denuncia i danni prodotti dallo sviluppo dissennato dell’industria capitalistica non solo all’ambiente (aria e acqua), ma alla salute, anzitutto quella degli operai. Ma basta questo a farlo passare per “ecologista”? No, non basta". 
Invito il lettore a leggersi per esteso le sottostanti citazioni che ho preso dalle opere di Marx ed Engels e farsi un idea, da solo, se Mazzei ci racconta una bugia pure su questo versante. Alcune di queste sentenze sembrano scritte oggi e potrebbero benissimo impreziosire un manifesto eco-socialista dei tempi moderni!
“Dal punto di vista di una più elevata formazione economica della società la proprietà privata del globo terrestre da parte dei singoli individui apparirà così assurda come la proprietà privata di un uomo da parte di un altro uomo. Anche una intera società, una nazione e anche tutte le società di una stessa epoca prese complessivamente, non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come boni patres familias, alle generazioni successive”. (11)

“...Con la preponderanza sempre crescente della popolazione urbana che la produzione capitalistica accumula in grandi centri, essa accumula da un lato la forza motrice storica della società dall’altra turba il ricambio organico tra uomo e terra, ossia il ritorno alla terra degli elementi costitutivi della terra consumati dall’uomo sotto forma di mezzi alimentari e di vestiario. Turba dunque l’eterna condizione naturale di una durevole fertilità del suolo. Cosi
distrugge insieme la salute fisica degli operai urbani e la vita intellettuale dell’operaio rurale.” (12)
“...Ogni progresso nell’agricoltura capitalistica costituisce un progresso non solo nell’arte di rapinare l’operaio ma anche nell’arte di rapinare il suolo: Ogni progresso nell’accrescimento della sua fertilità per un dato periodo di tempo, costituisce insieme un progresso della rovina delle fonti durevoli di questa fertilità. Quanto più un paese, per esempio gli Stati Uniti, parte dalla grande industria come sfondo del proprio sviluppo, tanto più rapido è questo processo di distruzione. La produzione capitalistica sviluppa quindi la tecnica e l’integrazione del processo di produzione sociale solo minando al contempo le fonti da cui sgorga ogni ricchezza: la terra e l’operaio” (13)
“…Ad ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo ad essa, ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle in modo appropriato”.  (14)  
“…La religione e la ricchezza si fondavano nelle società precapitalistiche su un dato rapporto con la natura, nella quale ogni forza produttiva si risolve”. (15)

“…Nella natura non esistono avvenimenti isolati. Ogni fatto agisce sull’altro e viceversa. Il più delle volte be’ proprio la dimenticanza di questo movimento in tutte le direzioni, di questa azione mutua, che impedisce ai nostri scienziati di vedere chiaro nei più semplici fenomeni. L’animale si limita ad usufruire della natura esterna, ed apporta modificazioni ad essa solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina. Questa è l’ultima essenziale differenza tra gli uomini e gli animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza.Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha infatti in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamento; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, imprevisti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze.  Ad ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo ad essa ma che noi le apparteniamo come carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo. Tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle in modo appropriato” (16)   

In una lettera ad Engels Marx ebbe a scrivere pure sul clima:
 “E’ molto interessante il libro di Fraas (1847) clima e regno vegetale nel tempo, per la dimostrazione che in epoca storica clima e flora cambiano. Egli è darwinista prima di Darwin e fa sorgere le specie stesse in epoca storica… Questo uomo è eruditissimo come filologo e lo è altrettanto come chimico e agronomo.  La conclusione è che la produzione non dominata consapevolmente lascia dietro di sé dei deserti. Di nuovo quindi una inconsapevole tendenza socialista. Bisogna esaminare accuratamente tutte le cose recenti e recentissime sull’agricoltura. La scuola fisica si oppone a quella chimica” (17)
Infine a Leonardo, che esalta il primato dell’uomo sulla natura, attribuendolo a Marx, gli ricordo quanto quest’ultimo scrisse:
“In primo luogo il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una tra le potenze della natura, alla materialità della natura. Egli mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura, in forma usabile per la propria vita”. (Das Kapital vol. I, pag. 23 Marxismo ed ecologia).
Per Marx quindi l’uomo è uno tra le potenze della natura, composto di forze naturali (mani, braccia, testa) e media e regola, o quanto meno dovrebbe farlo, il ricambio organico tra se e la natura, tra l’io e il non-io avrebbe detto Fichte. Questa è la corretta impostazione del problema, non quella antropocentrica che dualisticamente separa l’uomo dalla natura e lo pone in contrasto con essa. Non c’è dubbio che Marx è un eco-centrico!  Con la c al posto della g.

 Marx e la catastrofe



(14) Mazzei non si fa mancare nulla, e nel tentativo finale di fiaccare la mia critica, pensando di darle il colpo di grazia, estrae dal cilindro anche il presunto anti-catastrofismo della teoria di Marx. Così scrive:
“E’ teoricamente legittimo ritenere che il capitalismo sia destinato, motu proprio, a collassare su se stesso precipitando l’umanità in un'ecatombe universale. Non lo è affatto attribuire questa tesi a Marx. Sul quale a me pare più corretto sostenere semmai il contrario, ovvero che al cuore della sua concezione filosofica vi sia una teleologia progressiva della storia (di impronta hegeliana), per cui ineluttabile destino del contraddittorio sviluppo capitalistico sia il socialismo, con la classe operaia come soggetto deputato non solo a seppellire il capitale, ma a far da levatrice dell’avvenire socialista. Concezione che proprio la storia mi pare si sia incaricata di smentire, ponendo in questo modo un problema teorico di non poco conto alle forze rivoluzionarie”.
Mazzei stavolta evita di portare citazioni a conforto della sua tesi, per il semplice motivo che non ne esistono, mentre è vero il contrario, che ce ne sono molteplici a testimonianza del carattere si rivoluzionario ma anche catastrofista della teoria di Marx. I due attributi, come tutti possono capire, non sono affatto in antitesi, ma consustanziali. Infatti da cosa può emergere l’ineluttabilità di una rivoluzione se non da una altrettanto ineluttabile e propedeutica catastrofe?  Non voglio scomodare la teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto che, pur se limitata da controtendenze, è destinata per Marx a imporsi nel lungo periodo e ad estinguere, in un processo sempre più distruttivo, le condizioni di valorizzazione del capitale.
Iniziamo dal Manifesto del partito comunista del 1848:
“...La storia di ogni società finora esistita è la storia di lotta di classi…una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.” (18)  
Socialismo o barbarie, patria o muerte, questo dualismo attraversa come un refrain il pensiero rivoluzionario degli ultimi due secoli cominciando da Fourier passando per Marx, Kautsky, Rosa Luxemburg, Lenin Trotsky e per finire con Castoriadis che gli intitola pure
una rivista negli anni 50: Socialismo o Barbarie. Ma noi la barbarie non la vediamo più anche se ci scorre davanti agli occhi. E’ forse per questo siamo diventati meno socialisti e più integrati!?
Proseguo con le parole di Marx 10 anni dopo il Manifesto:
“...Non appena il massimo sviluppo delle forze produttive di una data formazione sociale è raggiunto, l’ulteriore sviluppo si presenta come decadenza, e il nuovo sviluppo comincia da una nuova base”. (19)
 “...Queste contraddizioni del capitale conducono a esplosioni, cataclismi, crisi in cui una momentanea sospensione del lavoro e la distruzione di gran parte del capitale riconducono violentemente quest’ultimo al punto da cui può nuovamente procedere…tuttavia queste catastrofi che ricorrono regolarmente, conducono alla loro ripetizione su scala più larga e infine al rovesciamento violento del capitale”. (20)  
… “Apres moi le deluge (dopo di me il diluvio) è il motto di ogni capitalista e di ogni nazione capitalista. Quindi il capitale non ha riguardi per la salute e la durata della vita dell’operaio, quando non sia costretto a tali riguardi dalla società”.  (21)
“...Sotto la proprietà privata capitalistica queste forze produttive non conoscono che uno sviluppo unilaterale, per la maggior parte diventano forze distruttive, e una quantità di tali forze non può trovare nel regime della proprietà privata alcuna applicazione”. (22)

Engels nell’Antiduhring: 
“Fourier difronte alle chiacchiere sulla infinita perfettibilità umana, mette in rilievo il fatto che ogni fase storica ha il suo ramo ascendente ma anche il suo ramo discendente e applica questo modo anche al futuro di tutta l’umanità. Come Kant introdusse nella scienza naturale la futura distruzione della terra, così Fourier introduce nel pensiero storiografico la futura distruzione dell’umanità” (23)   
Più chiaro di così si muore. Ma siccome sono pignolo e strabordante ci ficco anche la teoria dell’immiserimento crescente del proletariato come conseguenza della legge assoluta dell’accumulazione capitalistica. Vi evito la citazione che potete trovare nel primo volume del capitale.

Antropocentrismo e sovranismo


(16)   Il percorso del ragionamento di Mazzei, sinuoso ed insinuante, configura una dimensione dell’essere umano come padrone e dominatore della natura matrigna, in contrasto radicale con gli ammonimenti di  Engels che ci ricorda: “noi non dominiamo la natura, noi le apparteniamo come carne e sangue e cervello, e viviamo nel suo grembo…” “Non aduliamoci troppo...la natura si vendica”.
Ma se il rischio dell’anticonformismo di Mazzei sta proprio nell’adularsi troppo come homo sapiens; allora temo che il suo concetto di sovranismo democratico mostri i vizi del suo antropocentrismo: un sovranismo antropocentrico, indifferente persino alle sorti del clima, prigioniero di una gabbia concettuale che flette il rapporto natura-uomo verso un dualismo servo-padrone. (25)
Un sovranismo limitato solo dalla democrazia degli umani e che fa di questi ultimi il sovrano difronte ad una natura vegetale ed animale totalmente suddita è dentro la metafisica occidentale che ha obliato l’essere. Come giustamente pensava Heidegger!
Se noi apparteniamo alla natura e viviamo nel suo grembo senza adularci, bisogna conferirle tutta la dignità che le spetta, a partire dalla riscrittura di tutti i codici. Sulla nostra costituzione dovremo scrivere: La sovranità non appartiene al popolo, ma
appartiene al popolo in armonia con la natura. La natura e gli animali non sono più oggetti ma soggetti come noi. Non sono mezzi ma fini da salvaguardare.
Come ci ricorda l’eco-comunista Marx non siamo i proprietari della terra ma solo i suoi usufruttuari e abbiamo il dovere di tramandarla migliorata, come boni patres familias, alle generazioni future.

La scrittura di Mazzei


(17) La scrittura di Mazzei, del prima affermare e poi negare, del detto e del non detto, della contraddizione logica, getta il lettore in un prostrante paralisi concettuale. Essa mi ricorda un certo sentenziare colto e dotto bertinottiano che decentrava il flusso discorsivo su questioni minime sindacali spostando sempre l’ineluttabile rottura nell’al di là, come fa il prete con il regno di Dio.  Si perde così il respiro anti sistemico scivolando verso una Weltanschauung  e un flusso semantico, un lessico sostanzialmente pompieristico, ammorbidente, come il Perlana.  
La sua seduzione è nella magia di una analisi fatta di grafici che sembrano aumentare esponenzialmente la potenza analitica e di verita’, ma alla fine offuscano la vista persino del dato immediato. Mi ricorda gli economisti neoclassici che inzuppavano i loro libri di curve e di equazioni senza mai aver afferrato il concetto di crisi, o averne previsto le sue dinamiche.
 
Siamo in un universo simbolico lontano dell’Eschaton e Katechon cristiano-marxista e tutto interno ad una torsione togliattiana e crociana, della filosofia della prassi e del concetto di egemonia in Gramsci.   La distanza che Mazzei proclama e rimarca dalla sinistra-sinistrata non è poi così distante! E’ il suo controcanto spostato su contraddizioni che a lui sembrano più surdeterminanti (Euro-non euro, Nucleare non nucleare, Greta non Greta, globalismo-sovranismo)!  Non che queste non siano importanti ma non esauriscono l’universo concettuale di un rivoluzionario, e se assolutizzate lo comprimono e lo isteriliscono!

Rimuovendo il comunismo da ogni orizzonte e presentando la catastrofe come non mai imminente, Mazzei vuol rassicurarci che non c’è mai una fine per il politico, per la conquista dell’egemonia o per la sua simulazione. C’è una metamorfosi ininterrotta che si protrarrà nei secoli, un progresso lineare per la conquista del potere a colpi di egemonia e maggioranze parlamentari, con sollevazioni da supporto. La natura non suonerà mai la campana a morto per il sistema, che tutto sommato è “sostenibile” e catastrofico solo per rivoli... vita natural durante!

Ma se il capitalismo è, come scrive Mazzei, “un sistema estremamente dinamico”, e auto-risorgente, neanche l’uomo suonerà mai la sua campana a morto. Cedendo un po’ di diritti qua un po’ là, tassando un po’ qua un po’ là, trasferendo reddito da una parte all’altra della popolazione, mai il problema si porrà, non solo della sesta estinzione, ma dello “sterminio” del potere di classe e del capitalismo. L’uomo, come l’animale addomesticato, può amare le proprie catene senza mai spezzarle definitivamente!

La meta-narrazione di Mazzei è rassicurante, ma rassicurante per chi? Per un ceto medio che vive nelle cittadelle imperialiste, che piange bene nella sua valle di lacrime, che posticipa sempre a domani i drammi da risolvere oggi, che la catastrofe la vede sullo schermo tv…e al massimo brontola “poveretti quelli che la subiscono”!

In campo psicologico il discorso di Mazzei sul clima ci rimanda alla sfera del rimosso. Ma mentre il rimosso freudiano è il reprimere la pulsione per adeguarsi al sistema dominante dei valori, con ciò attivando il sintomo nevrotico, Mazzei rimuove il problema clima-catastrofe per cedere ad un desiderio legittimo di chi ha dedicato tutta la sua vita onestamente alla politica. E’ il desiderio della meta-narrazione politica che si protrae ad libitum, al di là delle generazioni e dei secoli. Ma questa meta-narrazione perde sempre di più il fascino dell’utopia, del non-luogo dell’emancipazione, per presentarsi infine come amministrazione dell’esistente. Di qui l’enfasi posta Trontianamente e Crocianamente sull’autonomia del politico, della politica elevata al di sopra di tutto, al di sopra della stessa filosofia.

E se la politica non fosse più nella politica, se essa si riducesse a simulazione, se la realtà stessa fosse uccisa dal virtuale  spalancando le porte all’altra catastrofe complementare a quella ambientale, la catastrofe dell’uomo ridotto a puro simulacro di se stesso, dell’uomo reso oramai antiquato dalla tecnica ? Si aprono scenari vertiginosi che noi umani non possiamo neanche immaginare e che ridurranno forse il vecchio modo di fare ed intendere la politica ad archeologia preindustriale.

“Se aneliamo ancora a un mondo senza padroni, cominciamo ad eliminare i loro servi, a partire da noi” (26). A partire dai nostri stili di vita con impronta ecologica insostenibile. A partire dalle nostre narrazioni fasulle che sono altrettanti puntelli ideologici del pensiero dominante…

Ho scritto queste pagine nella consapevolezza che non serviranno ad intaccare le granitiche certezze di Leonardo ma almeno a seminare il  dubbio socratico tra i nostri lettori. Nella speranza che esse non facciano la fine del poeta inglese J. Keats che ha scritto sulla sua tomba: “Qui giace uno il cui nome è stato scritto nell’acqua”
         

NOTE



(1)  Grande dizionario della lingua italiana Utet, 1971, pag. 873
(2) K. Marx introduzione a per la critica dell’economia politica. Il capitale vol. 2, Einaudi 1975, pag. 1140-1174
(3)  Fidel Castro, [Fidel Castro, Conferenza ONU su ecosistema e sviluppo, 12 giugno 1992]
F. Castro scrive: «Un’importante specie biologica corre il rischio di sparire per la rapida e progressiva liquidazione dalle sue condizioni naturali di vita: l’uomo.
Ora prendiamo coscienza di questo problema quando é quasi tardi per impedirlo. È necessario segnalare che le società consumistiche sono le fondamentali responsabili dell’atroce distruzione dell’ecosistema. Sono nate dalle antiche metropoli coloniali e dalle politiche imperiali che, a loro volta, hanno generato il ritardo e la povertà che oggi colpiscono l’immensa maggioranza dell’umanità. Con solo il 20% della popolazione mondiale, consumano i due terzi dei metalli ed i tre quarti dell’energia prodotte nel mondo. Hanno avvelenato i mari e i fiumi, hanno inquinato l’aria, hanno indebolito e perforato la cappa di ozono, hanno saturato l’atmosfera di gas che alterano le condizioni climatiche con effetti catastrofici che incominciamo già a soffrire. I boschi spariscono, i deserti si estendono, migliaia di milioni di tonnellate di terra fertile vanno ogni anno a fermare il mare. Numerose specie si estinguono. La pressione delle popolazioni e la povertà conducono a sforzi disperati per sopravvivere, anche a costo della natura. Non è possibile incolpare di questo i paesi del Terzo Mondo, colonie ieri, nazioni sfruttate e saccheggiate oggi da un ordine economico mondiale ingiusto. La soluzione non può essere impedire lo sviluppo di coloro che più ne hanno bisogno. La realtà è che tutto ciò che oggi contribuisce al sottosviluppo ed alla povertà costituisce una flagrante violazione dell’ecologia. Decine di milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni anno nel Terzo Mondo in conseguenza di questo, più che in ognuna delle due guerre mondiali. Lo scambio disuguale, il protezionismo ed il debito estero aggrediscono l’ecologia e propiziano la distruzione dell’ecosistema. Se si vuole salvare l’umanità da questa autodistruzione, bisogna distribuire meglio le ricchezze e le tecnologie disponibili sul pianeta. Meno lusso e meno sperpero in pochi paesi affinché si abbia meno povertà e meno fame su gran parte della Terra. Non più trasferimenti al Terzo Mondo di stili di vita ed abitudini di consumo che rovinano l’ecosistema. Rendiamo più razionale la vita umana. Applichiamo un ordine economico internazionale giusto. Utilizziamo tutta la scienza necessaria per uno sviluppo sostenuto senza inquinamento. Paghiamo il debito ecologico e non il debito estero. Scompaia la fame e non l’uomo. Quando le supposte minacce del comunismo sono sparite e non rimangono più pretesti per guerre fredde, corse agli armamenti e spese militari, che cosa impedisce di dedicare immediatamente queste risorse a promuovere lo sviluppo del Terzo Mondo e a combattere la minaccia di distruzione ecologica del pianeta? Cessino gli egoismi, cessino gli egemonismi, cessino l’insensibilità, l’irresponsabilità e l’inganno. Domani sarà troppo tardi per fare ciò che avremmo dovuto fare molto tempo fa».


(4)  Naomi Klein, Shock Politics, Feltrinelli 2017
(5) Noam Chomsky, Verso il precipizio, Irruzioni 2018
(6)  Luca Mercalli, Non c’è più tempo, Einaudi 2018 pag. 156
(8) N. Klein ibidem, pag. 91-92
(9) Marxismo ed ecologia, pag. 24
(10) Riane Eisler, Il calice e la spada, edizioni Rubettino
(11) Karl Marx Il capitale 3 VI.46, tratta dal libro Marxismo ed ecologia a cura di Tiziano Bagarolo, Nuove edizioni internazionali, pag. 3
(12)  ibidem pag. 30
(13)  ibidem pag. 30
(14)  F. Engels, Dialettica della natura, da Marxismo ed ecologia   pag. 39
(15)  K.Marx, Grundrisse vol. I pag. 528-529, Einaudi 1976
(16)   F. Engels, Dialettica della natura, in Marxismo ed ecologia pag. 39
(17)  K. Marx, lettera a F. Engels del 25 marzo 1868. Ibidem pag. 34
(18)  K. Marx Manifesto del partito comunista, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 6, pag. 486
(19) K. Marx, Grundrisse, Einaudi 1976, vol. 1 pag. 529
(20)  K. Marx, Grundrisse, ibidem vol. 2 pag. 770
(21)  K.Marx Il capitale, vol. 1,
(22)  K.Marx e F. Engels, L’ideologia tedesca, in Marxismo ed ecologia op. cit.  pag. 20
(23)  F. Engels, Antiduhring, in Marxismo ed ecologia, opera cit. pag. 35
(24)
(25) A questo proposito mi  sembra corretto riportare il commento di Rosso e Nera in calce al mio primo studio sul clima: “E' corretto dire che invece le teorie di Mazzei vanno d'accordissimo con uno pseudo naturalismo sovranista di destra: lo Stato, detentore del monopolio della violenza, del controllo, di ogni bene presente nella sua regione di influenza del globo (un Sovrano del periodo monarchico assolutista quasi), non deve essere limitato dalla sua libera e sovrana potenza da alcuna forza esterna (che sia il proletariato, una borghesia dalla coscienza verde, o i padroni transazionali della finanza) nella sua libera espressione di dominio in quanto espressione del popolo tutto costituito in soggetto collettivo.
Come ogni negazionismo, Mazzei ha bisogno del paradosso di alcuni sostenitori della tesi affermativa per suggestionare l'interlocutore: così come i neo-nazisti negano l'esistenza delle camere a gas perché Israele fa una politica imperialista, così Mazzei nega l'esistenza dei cambiamenti climatici perché il gretinismo ambientalista è evidentemente un'operazione mediatica prodotta a tavolino.
(26) V. I. Lenin, Sull’orgoglio nazionale dei grandi russi, 12 dicembre 1914

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Vi consiglio di piantarla con libri scritti in un blog, non li legge nessuno

Anonimo ha detto...

Molto interessante e decisamente convincente, purtroppo le evidenze di una reale catastrofe climatica ci sono tutte e basta essere buoni osservatori ma ahimè ne abbiamo precise evidenze scientifiche e questo dovrebbe farci riflettere tutti almeno a cercare di cambiare il nostro distruttivo stile di vita..e a pretendere che i governi facciano qualcosa di serio ed immediato..
Luciano Grazia

Anonimo ha detto...

Vorrei chiedere all'autore di questa disamina cosa pensa dell'intervento del Sen. Rubbia sul clima, se è a conoscenza dl rapporto NASA sui cambiamenti climatici, se ha letto la lettera indirizzata ad Obama nell'aprile 2014 sul Clima/Raffreddamento di John L. Casey presidente Space and Science Ass.Corp..
Inoltre se possa indicarci quanto emette in gas serra un Vulcano giornalmente comparato alle emissioni umane, perchè alcuni affetti da logica stupidità, credono che 50anni di emissiione antropiche non possano influire sul Clima come decenni di eruzioni vulcaniche, e non pensiamo ai Suoper-Vulcani, perchè vinceremmo facilmente, chiedere a chi studia i carotaggi.
Il mancato presidente USA, Al Gore, ebbe come premio di consolazione il Nobel grazie all'apocalittico docufil dove si profetizzava " entro il 2013 l'Artico sparirà..." ma sepellirlo dalle risate no?

Anonimo ha detto...

Rispondo all'anonimo delle 14,53
Cosa penso di Rubbia?
Mi viene da rispondere con una domanda: chi lo paga per dire certe fesserie? Due su tutte: dal 2000 a oggi non c'e' il riscaldamento ma il raffreddamento, quando sappiamo che nel 2014 e' stato raggiunto il picco massimo di temperatura degli ultimi 240 anni. In base ai dati relativi al 2013, contenuti nel 5º rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, i dati combinati della temperatura media globale della superficie della terra e dell'oceano, calcolati con trend lineare, indicano un riscaldamento medio di 1 °C nel periodo 1780-2012.[1] Nel 2014 si è raggiunto il record della temperatura media globale[8]. L'allarme è particolarmente grave per l'Italia, che si sta scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta. Il nuovo record italiano raggiunto nel 2014 è stato di +1.45 °C rispetto al trentennio 1971-2000.[9]

La seconda grande fesseria, da libro paga Cia e' aver affermato che gli Stati Uniti sono il paese con meno emissioni negli ultimi anni, quando sappiamo con certezza che e' il paese piu' climalterante del pianeta seguito a ruota dalla Cina. Gli Usa non hanno mai ratificato gli accordi di Kyoto perche' sanno di non poter rispettare le quote concordate da circa 180 nazioni.

Rubbia non tiene minimamente in considerazione l'effetto serra e l'incidenza dei gas climalteranti di natura antropica (CO2, metano, biossido di azoto etc) enormemente cresciuti dalla seconda guerra mondiale in poi. Il fatto che il clima cambi per ragioni naturali lo sanno anche alla prima elementare...il problema e' capire il grado di incidenza dei fattori antropici che Rubbia nega radicalmente. Rubbia non tiene conto infine che la temperatura media dei paesi piu' industrializzati negli ultimi 200 anni e' cresciuta di 1,5% vale a dire di 0,5% in piu' della temperatura dei paesi meno industrializzati. Vorra' dire qualcosa questo dato?

Dulcis in fundo la proposta di Rubbia per uscire da questo enpasse climatico e' stata quella di incoraggiare il consumo di gas naturale, di cui gli Usa sono tra i piu' grandi produttori al mondo. Lascio a te le conclusioni!

Mauro Pasquinelli

dianade ha detto...

Molto impegno, molta foga, ma sembra piú che altro un arrampicarsi sugli specchi. Molte belle citazioni di Marx, ma si accusa Mazzei di essere contradditorio quando in realtá é dialettico. Non ci sará di mezzo l'ego? Tipo: Mazzei mi ha criticato, mo' lo distruggo! Triste.

Anonimo ha detto...

Dianade intanto ti pregherei ti togliere la mascherina e pronunciare il tuo nome e cognome. Non si puo' dialogare con i fantasmi. E' una questione di correttezza intellettuale a cui tengo particolarmente. Io ho sollevato 17 critiche sostanziali alla narrazione di Mazzei. Antropocentrismo, catastrofismo, ecologia in Marx, CO2, Accordi di Kyoto...etc. Ho svelato le contraddizioni discorsive di Mazzei. Il tuo decentrare e flettere la discussione sull'ego e la psicanalisi è la testimonianza della pochezza delle tue argomentazioni e del tuo ego narrante. Come si diceva una volta "idee poche ma confuse".
Mauro Pasquinelli

dianade ha detto...

Mauro, mi spiace, ma le tue 17 critiche sostanziali non mi hanno convinto.
Spetta a Mazzei risponderti se vorrá.
Per quanto riguarda il tuo non potere dialogare con i fantasmi, come mai hai risposto all'Anonimo su Rubbia?
A proposito perché non hai risposto anche alle altre domande? Lo dico senza ironia, sarei curiosa di sapere cosa potresti rispondergli. L'ego, nel contesto del mio commento non c'entra niente con la psicoanalisi. C'entra eventualmente con le discipline orientali.
Come curiositá ti informo che c'é una ricercatrice spagnola, Cristina Martin Jimenez, studiosa del gruppo Bildenberg, considerata una autoritá a livello mondiale (il suo primo libro sul gruppo é del 2010), che sostiene che quello del riscaldamento globale é una invenzione di questo gruppo appunto. Da delle motivazioni molto intriganti sugli scopi di questo piano, che sarebbe troppo lungo spiegare qui.

Anonimo ha detto...

Divina Ade da quel che scrivi si evince che non hai neanche letto le mie 17 tesi. Perche' avresti capito che la teoria del RG NASCE ALMENO 100 ANNI PRIMA DEL 2010. Su Marx ed ecologia e Marx e catastrofe almeno ti avranno convinto perche' mi sn limitato a chiosare citazioni dei due grandi del pensiero, che Mazzei male interpreta. Quanto invece ai cortocircuiti del pensiero di Mazzei da me evidenziati, e che tu scambi per dialettica, ti faccio notare che a non puo essere uguali a b, anche nella piu'acrobatica delle alchimie dialettiche!. Che non ti convinca la mia critica dell'antropocentrismo ci puo' stare ma almeno abbi l'onesta' intellettuale di prendere di petto una delle 17 tesi e farmi capire dove è il tuo disaccordo. Il tuo mi sembra un lessico e una modalita' di interlocuzione quasi segretarile, da notaio del mio critico. Per questo ti ho chiesto di svelarti. Perche' almeno da Segretaria/o capisco chi sei. Quanto all'ego non sconfinare nella filosofia orientale, xke' di grandi maestri della Psiche ne abbiamo avuti vicini a noi. Il mio biocentrismo mi spinge lontano dall'essere egoico e come persona sono di una umilta' estrema. Per cui il tuo cercare di fiaccarmi intellettualmente spostando la discussione su lidi che non centrano nulla col RG, parla di te, non di me.
Mauro Pasquinelli

dianade ha detto...

Segretarile! Ah!Ah! Probabilmente sei tu che lavori per qualcuno. E ben pagato, ovviamente.
Comunque uno che dice che é di una umiltá estrema, puzza di ego lontano un miglio. E fa anche un po' senso.

Anonimo ha detto...

Dianade l' ego ce lo abbiamo tutti....l'egocentrismo acido e livoroso solo pochi come te. Ti consiglierei un bella passeggiata all'aria aperta per dare aria al tuo cervellino!!
Mauro

Anonimo ha detto...

Dianade oltretutto quelli come te che si camuffano dietro uno pseudonimo e lanciano strali protetti da uno schermo sono i piu' patetici. Passo e chiudo forever
Mauro P.

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