martedì 14 luglio 2015

LO SCONTRO CON TSIPRAS: VAROUFAKIS DICE LA VERITÀ

[ 14 luglio ]

Un'importante intervista dell'ex ministro delle Finanze:
- I Motivi dello scontro con Tsipras
- I finti negoziati di Bruxelles
- La necessità di resistere alla Troika
- La Grexit

Finalmente la verità inizia ad emergere. La posizione di Varoufakis era quella di fare tutto il possibile per restare nell'euro. Il possibile, appunto, non l'impossibile, o meglio l'inimmaginabile, come ha invece fatto Tsipras.

Dunque, a fronte dell'evidente volontà della Bce di strangolare la Grecia, azzerandogli progressivamente la liquidità, l'ex ministro delle Finanze aveva proposto di rispondere con tre misure: 1. l'emissione di IOU (I owe you), buoni denominati in euro e garantiti dallo stato greco; 2. taglio del debito a partire dai titoli detenuti dalla Bce; 3. nazionalizzazione della Banca Centrale.

Queste sue proposte furono però bocciate (non è chiaro in quale data) dalla maggioranza del Consiglio dei ministri di Atene. Prevalse la scelta di "morire per l'euro", con i catastrofici risultati che ormai tutti conoscono.

Qui sotto le parti salienti dell'intervista di Varoufakis a Harry Lambert del New Statesman. si tratta di un’intervista di grandissimo interesse ed importanza, da leggere almeno nelle sue parti principali, che vi proponiamo tradotte in italiano.


Harry Lambert (HL): Come si sente ora?

Yanis Varoufakis (YV): Mi sento in cima al mondo, non devo più vivere secondo un programma febbrile, assolutamente disumano semplicemente incredibile. Ho dormito solo per 2 ore a notte per 5 mesi. Sono anche sollevato dal fatto di dover più sostenere una pressione incredibile per negoziare da una posizione che era difficile da difendere, anche quando  riuscivo ad avere il consenso dell’altra parte, non so se mi spiego.

HL: Come è stato? Avete gradito  ogni momento della situazione?
YV: Oh si l’ho apprezzato. Si possono ottenere delle informazioni dall’interno.. ed avere tutte le tue peggiori paure confermate. Puoi avere “I poteri” che ti parlano direttamente, e, come temevi, la situazione è peggio di quanto immaginassi. Quindi è stato divertente sedere sui sedili anteriori.

HL: A cosa vi riferite?
YV: Alla completa assenza di scrupoli democratici,  da parte dei supposti difensori della democrazia europea. D’altro canto anche la chiara comprensione dall’altra parte che siamo nella stessa barca, anche se non verrà mai ammessa. E quindi avere alcuni importanti personaggi che ti guardano negli occhi e ti dicono: “Stai dicendo il giusto, ma noi comunque  ti schiacceremo”.

HL: Avete detto che i creditori vi contestavano perchè “Ho provato a parlare di economia all’Eurogruppo, cosa che non fa nessuno”. Cosa è successo quando lo avete fatto?
YV: Non è che non sia andata bene, è che proprio vi è stato un netto rifiuto di entrare negli argomenti economici. Di netto. Poni in luce un argomento su cui hai veramente studiato, per far si che sia logicamente coerente, e ti guardano con degli sguardi vuoti. E’ come se  tu non abbia parlato, quello che rispondono è indipendente da quello che tu hai detto. Potresti anche aver cantato l’inno svedese, ed avresti la stessa risposta. E questo è incredibile per chi è abituato ad un dibattito accademico. La controparte non risponde mai. Non c’è mai stata una discussione. Non è stato neppure un problema, semplicemente era come se una parte non avesse mai risposto.

HL: Quando siete arrivato, all’inizio di febbraio, c’era già una posizione univoca?
YV: Beh c’erano persone con cui vi era una simpatia personale, così dietro le quinte su base informale, soprattutto nel FMI (HL: ai livelli più alti? YV: Si, ai livelli più alti, a quelli più alti), ma poi nell’Eurogruppo solo qualche parola gentile e nulla più, tutti a ripararsi dietro la barriera della versione ufficiale. Schaeuble è stato coerente comunque. La sua visione era: “Io non sto discutendo un programma, questo è stato già accettato dal precedente governo e non possiamo permettere che un’elezione cambi tutto. Perchè abbiamo sempre elezioni, siamo in 19, e se cambiamo qualcosa tutte le volte che c’è un’elezione gli accordi fra noi non significano nulla.” A questo punto ho dovuto prendere la parola e dire:” Beh allora dovremmo semplicemente dire di non fare più elezioni nelle nazioni indebitate” e non c’è stata risposta. La sola interpretazione che posso dare è che, per loro, “Si, questa sarebbe una buona idea, ma difficile da realizzare. Quindi o firma sulla linea tratteggiata o sei fuori”.

HL: e la Merkel?
YV: Dovete capire che io non ho mai avuto nulla a che fare con la Merkel: i ministri delle finanze parlano con i ministri delle finanze, i primi ministri con i cancellieri. Da quello che ho capito lei era molto diversa. Lei cercava di tranquillizzare il primo ministro (Tsipras) – diceva: “Troveremo una soluzione, non ti preoccupare, non lascerò che succeda nulla di terribile, fai semplicemente i tuoi compiti e lavora con le istituzioni, con la troika, . Non ci sarà nessuna chiusura”. Questo non è stato quello che ho sentito dalla mia controparte, sia dal presidente dell’eurogruppo sia dal dr Schaeuble, Ad un certo punto mi han detto chiaramente : “O mangia questa minestra, o salta dalla finestra”.

HL: Fu così dall’inizio?
YV Dall’inizio, proprio dall’inizio.

HL: Come siamo arrivati all’estate?
YV (riassumiamo una lunga risposta). Non avevamo alternative. il governo era stato eletto con il mandato a negoziare. Loro volevano un accordo globale, e quando cercavamo di discutere su di un tema, come l’IVA, loro passavano ad un altro argomento, e così via, senza fine. Noi proponevamo qualcosa e loro lo rifiutavano o passavano ad altro. Abbiamo cercato di interrompere questo processo. la mia visione era questa: siamo una nazione incagliata, ed incagliata da molto tempo, certo, abbiamo bisogno di riforme su questo siamo tutti d’accordo. Dato che il tempo era necessario e dato che durante le trattative la BCE stava schiacciando la nostro liquidità per esercitare pressione su di noi per farci soccombere, la mia proposta alla troika era molto semplice: mettiamoci d’accordo su tre o quattro riforme importanti come l’IVA, ed applichiamole subito. Voi in cambio rilassate le restrizioni della BCE. Volete un accordo complessivo, andiamo avanti con le trattative, e nel frattempo lasciateci introdurre nuove riforme in parlamento con accordi fra noi e voi. La loro risposta è stata: “No no no, questo deve essere un accordo. Non faremo nulla se voi introdurrete alcuna legge. Sarà considerato un atto unilaterale ed ostile al processo di contrattazione.” Quindi qualche mese dopo trapelerà ai media che non abbiamo fatto riforme e che stavamo perdendo tempo! E così eravamo fregati, in ogni senso. Quindi quando la liquidità è quasi completamente finita ed eravamo in default, o quasi default con lo FMI, loro hanno presentato le loro proposte , che erano quasi impossibili, non accettabili e dannose. Così hanno preso tempo e poi sono usciti con delle proposte che tu fai quando non vuoi un accordo.

HL: Avete provato a lavorare con i governi delle altre nazioni indebitate?
YV: La risposta è no, e la ragione è molto semplice : subito dall’inizio queste nazioni hanno fatto chiaramente capire che sarebbero stati i nemici più forti del nostro governo, subito all’inizio. E la ragione era che il loro più grande incubo era il nostro successo: se avessimo ottenuto un accordo migliore per la Grecia li avrebbe cancellati politicamente: avrebbero dovuto rispondere ai loro elettori perchè non fossero stati in grado di contrattare come noi.

HL: Qual è il grande problema con le funzioni generali dell’Eurogruppo?
YV Per esemplificare: C’è stato un momento in cui il presidente dell’Eurogruppo ha deciso di mettersi contro di noi e ci ha oggettivamente  cacciato fuori, facendoci capire che la Grecia era in uscita dall’Eurozona. C’era una convenzione per cui i comunicati dovevano essere all’unanimità, e che il Presidente non potesse semplicemente riunire l’Eurozona ed escludere uno stato membro. E lui ha detto “Oh sono sicuro di poterlo fare”. Allora ho chiesto un’opinione legale. . questo ha causato un po’ di baruffa. Per 5-10 minuti il meeting si è fermato, e funzionari e dirigenti parlavano l’uno con l’altro ed al telefono, e infine un funzionario, un esperto legale, si è rivolto a me dicendo “Beh l’eurogruppo non esiste per la legge, non c’è nessun trattato che riguarda questo gruppo”. Quindi abbiamo un gruppo che non esiste e che ha il maggior potere di determinare le vite degli europei. Non risponde a nessuno, dato che non esiste legalmente: non si tengono minute, ed è  riservato. I cittadini non sapranno mai cosa vi si dice.  Sono quasi decisioni di vita e di morte, ed i membri non rispondono a nessuno.

HL: E questo gruppo è controllato dagli atteggiamenti tedeschi?
YV: Si completamente e profondamente. Non dagli atteggiamenti: proprio dal ministro delle finanze Tedesco. Ed è come una orchestra ben affiatata di cui lui è il direttore. Tutto avviene in modo accordato. Se ci sono casi in cui non si lavora in accordo, allora lui interviene e rimette tutti in linea.

HL: Avrete pensato ad un Grexit ad un certo punto ….
YV: Certo, assolutamente.

HL .. Sono stati fatti dei preparativi?
YV: La risposta è si e no. Avevamo un piccolo gruppo, un “Gabinetto di guerra” nel ministero , di circa cinque persone che stava preparandosi: così abbiamo lavorato sulla teoria, sulla carta, predisponendo tutto quello che si sarebbe dovuto fare (per  Grexit) , ma è stata una cosa fatta a livello di 4-5 persone. Una cosa diversa è preparare una nazione per quel fatto. Preparare una nazione (all’uscita) è una decisione esecutiva che deve essere presa, e non è mai stata presa.

HL: Ma nelle scorse settimane, c’è stato un momento in cui sentivate che vi ci avvicinavate?
YV: La mia idea era che dovevamo essere ben attenti a non iniziarla. Non volevo che fosse una profezia autorealizzata. Non volevo che fosse come la famosa frase di Nietzche, per cui se tu guardi nell’abisso abbastanza a lungo, l’abisso comincerà a guardare in te. Ma credevo anche che se l’Eurogruppo avesse chiuso le nostre banche, avremmo dovuto dare esecuzione a questo processo.

HL: Bene, quindi c’erano due opzioni, per quel che vedo: una Grexit immediata, o la stampa di IOU (buoni emessi dal governo per risolvere il problema della mancanza di liquidità, ndr) e la ripresa  il controllo sulla banca di Grecia, quindi potenzialmente o necessariamente precipitando verso grexit.
YV: Certo certo, Non ho mai creduto dovessimo andare diretti verso una nuova valuta. Nella mia idea c’era il fatto che, e l’ho detto al governo, questa era la risposta se avessero osato chiudere le nostre banche, cosa che ritenevo   di incredibile potenza  aggressiva, ma non di non ritorno. Noi avremmo dovuto emettere i nostri IOU, o per lo meno che avremmo emesso la nostra liquidità denominata in euro; avremmo dovuto fare un haircut sui titoli del 2012 detenuti dalla BCE o annunciare che lo avremmo fatto; avremmo dovuto riprendere il controllo della banca di Grecia. Questa era il trittico, le tre cose con cui avrei risposto alla chiusura delle nostre banche da parte della BCE. Io ho avvertito il governo di quello che stava per accadere (che la BCE avrebbe chiuso le nostre banche) per un mese, per portarci ad un accordo umiliante. Quando questo è successo, e molti miei colleghi non pensavano sarebbe successo, la mia raccomandazione,  di rispondere “Energicamente”,  è stata respinta ai voti.

HL: Sarebbe scioccato se Tsipras si dimettesse?
YV Nulla mi può scioccare in questi giorni, la nostra Eurozona è un posto molto inospitale per la gente decente. Non mi scioccherebbe neanche se restasse ed accettasse anche un pessimo accordo. Perchè  posso capire che si senta obbligato verso le persone che lo hanno supportato, che ci hanno supportato, per non far si che il nostro diventi uno stato fallito. Ma io non tradirò il mio punto di vista, che supporto dal 2010, che questo nazione deve smetterla di fingere e dilazionare, che dobbiamo smettere di chiedere nuovi prestiti fingendo che abbiamo risolto i problemi, quando non lo abbiamo fatto, quando abbiamo reso i nostri debiti meno sostenibili a causa di una ulteriore austerità che distrugge la nostra economia e sposta il peso sui poveri, creando una crisi umanitaria. E’ qualcosa che non accetterò e di cui non sarò parte.


* Fonte della traduzione: scenarieconomici
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3 commenti:

  • Anonimo scrive:
    14 luglio 2015 17:25

    AT: come temevi, la situazione è peggio di quanto immaginassi.
    HL: A cosa vi riferite?
    AT: Alla completa assenza di scrupoli democratici, da parte dei supposti difensori della democrazia europea.
    Commento mio: se AT avesse pensato che “i supposti difensori della democrazia europea” si facessero “scrupoli democratici”, allora sarebbe un povero deficiente (e per le cariche che si è assunto un irresponsabile).
    Mi sembra decisamente più credibile che sia sempre stato in perfetta malafede.
    Conclusione logica: piuttosto che di costui mi fiderei di Giuda Iscariota in persona …o addirittura di Niki Vendola (che è tutto dire)!

    A parte il fatto, evidentissimo dalle sue stesse parole, che Varufachis non è mai stato e non è per nulla per l’ uscita dalla orribile prigione dei popoli costituita dall’ euro e dall’ UE e per la riconquista della sovranità monetaria e in generale nazionale, ma è invece uno “spacciatore di botti piene e mogli ubriache” (permanenza nell ‘ euro senza austerità e regressione barbarica delle condizioni di vita del popolo lavoratore): letteralmente, per dirlo col mio vecchio maestro Iosip Vissarionovic Dzugasvili detto Stalin, un “nemico del popolo”.
    Perfino l’ emissione di una valuta locale e la ripresa del “controllo della banca di Grecia” (notare l’ eufemismo non anticapitalistico politicamente corretto per non usare il termine, impronunciabile per tutti i servi del capitale, “nazionalizzazione”, N. di R.), nel caso (peraltro facilmente prevedibile) l’ eurogruppo non avesse voluto sentir ragioni, insistendo per la distruzione letterale della Grecia, sarebbero state intese da Varufakis come misure volte a fronteggiare una ”cosa che ritenevo di incredibile potenza aggressiva, ma non di non ritorno”: evidentemente da disfare nonappena l’ eurogruppo avesse fatto ritorno a un fantomatico atteggiamento costruttivo verso i lavoratori greci. E meno male che lo definisce un “rispondere energicamente” allo strangolamento della Grecia (Sic! Una risposta “morbida” in cosa sarebbe consistita? In un “grazie, siamo commossi per la vostra generosità?”).

    Con tutto questo, la testimonianza di prima mano su come funziona l’ eurogruppo, per quanto facilmente immaginabile, direi risaputa (anche da parte di Varufakis stesso che ripeto di non ritenere un perfetto deficiente quale sarebbe altrimenti), è di certo interessante.

    Giulio Bonali

  • Anonimo scrive:
    14 luglio 2015 18:30

    Questo passaggio non mi piace per niente:

    "YV: Beh c’erano persone con cui vi era una simpatia personale, così dietro le quinte su base informale, soprattutto nel FMI (HL: ai livelli più alti? YV: Si, ai livelli più alti, a quelli più alti), ma poi nell’Eurogruppo solo qualche parola gentile e nulla più, tutti a ripararsi dietro la barriera della versione ufficiale"

    Perché tutta questa simpatia col FMI? Sono avvoltoi pure loro e sono USA.

    Questo articolo (credo sia di Casapound che io non amo e voi neppure ma leggere non può farmi male) che Petrosillo segnala su FB fornisce una visione interessante ed evidenzia che in fondo sono gli USA ad avere interesse a che gli europei si scannino fra loro per poi raccogliere i cocci col TTIP. Come scrivevate ieri "era meglio dare retta a Scheuble".

    Voi cosa ne pensate? Si può forse capire qualcosa senza guardare il ruolo dei padroni statunitensi?

  • Anonimo scrive:
    14 luglio 2015 22:24

    Spero che tutti abbiano capito che le iniziali AT nel mio precedente intervento sono un deprecabile lapsus per YV (cioé Varufakis).
    Mi scuso per l' inconveniente.

    G.B.

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