lunedì 21 gennaio 2019

IL GOVERNO, QUOTA 100 E RDC di Sollevazione

[ 21 gennaio 2019 ]

LE CRITICHE, LA NOSTRA RISPOSTA

L'articolo di Piemme sul "decretone" del governo ha suscitato diversi commenti critici, proviamo a rispondere come redazione

* * *

Le critiche che ci vengono rivolte sono fondamentalmente due. La prima riguarda il giudizio sulle due misure prese, "quota 100" e Reddito di cittadinanza (Rdc). La seconda, più politica, è una critica al "sostegno critico" al governo gialloverde ad 8 mesi dalla sua nascita.

Sul primo punto — "quota 100" e Reddito di cittadinanza (Rdc) — bisognerebbe innanzitutto distinguere tra la critica alle misure del governo e quella al nostro giudizio politico su di esse. I commentatori tendono a non operare questa distinzione, ma in ogni caso la sostanza delle critiche è chiara: "il Rdc così come uscito nel decreto è solo un intervento caritatevole ed assistenziale di cui pochi usufruiranno". Esso andrebbe perciò respinto sia per la sua inadeguatezza, sia per la sua natura liberista.

Si tratta di una critica fondata, che ha dalla sua diversi argomenti, fatta da persone (anche se talvolta anonime) che sappiamo non essere animate da visioni pregiudiziali, che arriva tuttavia a conclusioni politiche che consideriamo errate.

Entriamo dunque nel merito, notando però una curiosità, forse rivelatrice assai. Tutte le critiche sono rivolte al Rdc, nessuna a "quota 100". Ora, siccome non pensiamo che i commentatori siano dei leghisti, il problema sta probabilmente altrove. Dove, ci arriveremo con il ragionamento.

Ha scritto Piemme nell'articolo contestato:
«Non ci sfuggono di certo gli enormi limiti delle due misure simbolo dei "populisti". Dovessimo fare l'elenco delle loro evidenti criticità supereremmo forse l'armata dei detrattori. Tuttavia, al netto di questi enormi limiti, queste due misure vanno nel senso di invertire le politiche austeritarie che vengono avanti da quasi trent'anni in nome del dogma liberista del pareggio di bilancio».

Sembrerà strano, ma se diciamo "profondi limiti" intendiamo profondi limiti. Non abbiamo dunque nessuna difficoltà a concordare con diverse critiche. Due in particolare: i paletti per la concessione del Rdc sono davvero troppo stretti; la logica che muove ampi settori del governo è effettivamente di stampo liberista.

"VIVA L'ASSISTENZIALISMO"!

Sintetizziamo questi due aspetti chiarendo il nostro giudizio: il Rdc non è un vero Reddito di cittadinanza, ma un deciso (per quanto insufficiente) intervento di contrasto alla povertà. Ed è come tale che va giudicato.

Qui c'è un primo punto di dissenso con alcuni commenti. Noi non pensiamo che le misure assistenziali siano in sé sbagliate. Se così fosse dovremmo batterci, ad esempio, per l'abolizione delle pensioni di invalidità, per quelle al minimo, eccetera. Ovvio che sarebbe un'assurdità.

Certo, il cosiddetto Rdc non solo non risolve la questione occupazionale (ne parleremo più avanti), ma neppure — come detto improvvidamente da Di Maio a settembre — sconfigge la povertà. Magari fosse così facile sconfiggere la povertà... E, tuttavia, non si venga a dire, come fa ad esempio "Rosso Nera", che il Rdc lo prenderanno solo i senzatetto. O che, lo scrive Giovanni, che si tratta solo di un'estensione del Rei di Renzi.

Secondo le stime attuali, il Rdc dovrebbe essere percepito da circa un milione e 400mila famiglie, interessando circa 3 milioni e 700mila persone. Un milione di persone in meno (equivalente a circa 400mila famiglie) rispetto a quelle (4,7 milioni) considerate in condizione di "povertà assoluta" dall'Istat. Insomma, anche se la platea effettiva dei beneficiari la conosceremo solo tra qualche mese, l'insufficienza della misura è certa. Un frutto avvelenato dei tagli imposti dall'Ue. E tuttavia...

...Tuttavia, 3 milioni e 700mila persone non sono esattamente... i "senzatetto". Ed in quanto al raffronto col Rei ci limitiamo a far parlare le cifre. Cifre illuminanti, perché i paletti di Rdc e Rei sono praticamente gli stessi. Bene, un single che col Rei poteva arrivare ad un massimo di 187,50 euro mensili, con il Rdc avrà un massimale di 780 euro. Parlando sempre di importi massimi, una famiglia di due persone poteva arrivare col Rei a 294 euro, col Rdc a 980 euro; mentre una di quattro persone passa da 461 a 1.330 euro.

Suvvia, sono ancora cifre insufficienti, ma dire che si tratta di una banale estensione del Rei, quando gli importi saliranno da tre a quattro volte, ci pare proprio un insulto all'intelligenza. Lasciamo, per favore, questo "argomento" ai Renzi, ai Gentiloni ed al giornalistume che gli fa da grancassa.

In termini generali il Rdc porterà nelle tasche della fascia più povera della popolazione 8 miliardi all'anno. Per il 2019 solo 6 miliardi, perché la misura entrerà in vigore nel mese di aprile. E' poco. A regime sempre meno dello 0,5% del Pil. Ed è una vergogna che un Paese come l'Italia non riesca a destinare ad una misura di questo tipo almeno tre volte di più, che resterebbe sempre un misero 1,5% del Pil. E tuttavia...

...Tuttavia questo poco va raffrontato al nulla dell'oggi. Quel nulla che piace tanto a lorsignori. Perché allora non vedere la cosa in positivo? Perché non considerare il Rdc, pur mantenendo le giuste critiche, come una base da cui partire per nuove e più avanzate rivendicazioni.

Il contrasto alla povertà non è "assistenzialismo", esso dovrebbe essere invece un dovere di ogni società che si pretenda civile. E se è assistenzialismo - non possiamo certo pretendere che un settantenne con la minima vada a lavorare, ma non è certo questo un buon motivo per tenergli bassa la pensione - viva l'assistenzialismo!

Ma cos'è  poi questa storia dell'assistenzialismo? Non sarà forse che si è introiettata l'idea che dei poveri hanno i liberisti? Che se son poveri è colpa loro e tali devono rimanere!

Certo, noi siamo per il lavoro e per un reddito dignitoso. Ma se intanto il lavoro non c'è, cosa c'è di sbagliato nell'aiutare chi più soffre?

C'è poi un'altra critica che viene fatta al Rdc: che non funzionerà, che creerà solo una gran confusione. Siamo convinti anche noi che vi saranno problemi. Sappiamo come funziona la burocrazia, per non parlare dei Centri per l'impiego. Ma cosa dovremmo fare allora, rassegnarsi alla totale assenza dello Stato nel contrasto alla povertà ed alla disoccupazione? Meglio, a nostro avviso, che parta un meccanismo magari difettoso ma che si potrà sempre migliorare, che stare fermi a dire che nulla si può fare.

E' vero, questa critica al possibile malfunzionamento del Rdc non c'è in maniera esplicita nei commenti dei lettori. E però, come già segnalato, colpisce negli stessi l'assenza di critiche su "quota 100". Difficile sfuggire alla sensazione che quest'ultimo provvedimento (nonostante la sua temporaneità, le finestre, eccetera) venga giudicato più accettabile perché interviene in un campo noto, mentre obiettivamente il Rdc va ad occuparne uno che nel nostro Paese è nella sostanza ignoto.

Non sappiamo se sia veramente così. Ma se lo fosse, viva la novità! Avremo se non altro un nuovo terreno di azione. Magari, alla verifica dei fatti, dovremo criticare in maniera più dura di oggi il contenuto del decretone. Ma, come già detto, esso può essere la base per nuove rivendicazioni, a partire da una battaglia per un deciso aumento dei fondi necessari. Aumento legato in primo luogo ad un ampliamento della platea dei beneficiari, con una revisione ragionata dei paletti attuali.

Ma c'è una rivendicazione ancora più importante. Il vero punto debole del Rdc è che esso non potrà dare granché come strumento per ridurre la disoccupazione. Questo per una ragione molto semplice: il lavoro non lo creano né i corsi, né i Centri per l'impiego. Neppure lo creano le aziende, come dice Confindustria a dispetto di ogni evidenza.

Il lavoro, che insieme alla natura, è la fonte di ogni ricchezza, è legato a tante variabili. Il problema è che nel capitalismo il profitto comanda sul lavoro. Ed esso si nutre anche della distruzione della capacità di lavoro di milioni di persone, accrescendo così disoccupazione e precarietà. Anche per questo il socialismo è necessario.

Ma stiamo adesso all'oggi. Il Rdc potrà diventare una forma di passaggio dalla povertà e dalla disoccupazione ad un lavoro dignitoso e dignitosamente retribuito ad una sola condizione: che lo Stato entri con entrambi i piedi nel campo dell'economia. Che esso assuma un ruolo centrale nei settori strategici e nella programmazione economica. Che esso elabori un vero Piano del lavoro basato su un programma di investimenti socialmente utili (leggi qui).

E' questa la rivendicazione decisiva, insieme alle altre prima indicate, che dovrebbe essere assunta nei confronti del governo. Non la litania secondo cui il Rdc non serve a nulla, è uguale al Rei, è liberista, eccetera, eccetera. E, forse ci sbaglieremo, ma noi riteniamo che per sostenere queste rivendicazioni il Rdc è meglio averlo benché inadeguato, piuttosto che non averlo per poterne immaginare uno perfetto.

"ALL'INIZIO MA ORA NO..."

Passiamo ora all'altra critica, quella che attiene al giudizio sul governo gialloverde.

Questa critica è stata espressa nel modo più compiuto da Francesco F. Leggiamo:
«Sinceramente non riesco più a seguire la logica seguita da Sollevazione. Lo dico senza alcun intento polemico, intendiamoci. Potevo comprendere il "sostegno critico" al governo ALL'INIZIO... nei primi mesi...(...anch'io, pur non votandolo, riponevo molte speranze di un CAMBIAMENTO nel nuovo esecutivo... Speranze tradite...) MA adesso non lo comprendo più... Dopo la farsa della trattativa sul deficit... La farsa del reddito di cittadinanza riservato solo a chi sta in mutande e vive sotto i ponti... Dopo il progetto del federalismo portato avanti dalla Lega (...un progetto di chiara marca "EUROPEISTA"... Come Voi stessi avete sottolineato...)... Dopo le DISGUSTOSE PERFORMANCE di Salvini e C. (...PENTASTELLATI COMPRESI) in Italia e nel mondo (...da Ciampino a Gerusalemme...) Dopo tutto questo, è ancora giustificabile il "sostegno critico"?».

Caro Francesco, del Rdc abbiamo detto qui quel che pensiamo. Sul resto non abbiamo certo fatto mancare le nostre critiche al governo. Critiche espresse in tanti articoli, ed in maniera più compiuta in diverse risoluzioni di Programma 101 sulla trattativa con l'UE, sul regionalismo differenziato, contro il decreto sicurezza e su alcune uscite in campo internazionale.

Ora ci dirai, ma non è ancora venuto il momento di tirare le somme? Il fatto è che la nostra posizione si basa su due capisaldi:
1. La necessità, in questa fase storica, di posizionarsi nel campo populista proprio per impedire che esso diventi solo una sterminata prateria della destra. 2. Un'analisi sulla gravità della crisi dell'Unione Europea, che ci pare confermata dai fatti (vedi Brexit), e che ci fa intravvedere tempi di precipitazione ben più brevi rispetto a quelli previsti da altri.

Da qui la priorità assoluta della lotta alle èlite. Da qui quella di impedirne un recupero nella situazione italiana.

Dopo di che ogni cosa ha un limite. E — nel bene come nel male — la soglia decisiva sta nel ruolo oggettivo che il governo gialloverde, le aspettative che ha creato, le contraddizioni che genera, hanno oggi ed avranno nei prossimi mesi nel quadro europeo.

Al di là dei nostri pochi mezzi, il momento richiede grande lucidità. Consapevolezza di qual è il nemico principale — che resta il blocco sociale neoliberista ed eurocratico incarnato politicamente, anzitutto, dal PD —, di quali sono le priorità. 

Domani le valutazioni di oggi potrebbero cambiare. 
E se il governo gialloverde dovesse davvero diventare un elemento di stabilizzazione nel quadro europeo, piuttosto che di oggettiva destabilizzazione come è stato in questi mesi, saremo certamente i primi a prenderne atto.

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16 commenti:

  • Anonimo scrive:
    21 gennaio 2019 13:21

    uota 100 è la solia idea di mandare ogni tanto in pensione un certo numero di persone lucrando consenso sulla disperazione di chi magari riesce a raggiungere l'agognato e meritato riposo ... e fanculo a chi non ci rientra.

    La questione dell'assistenzialismo. Ho criticato spesso questa parola, l'ultima volta proprio su L'Interferenza pochi giorni fa (commento del 12 gennaio 2019 at 17:33):

    "Bisognerebbe smettere di usare le parole che il nemico ha coniato di proposito per intrappolarci. Fra queste c’è il pessimo termine “assistenzialismo”, inventato proprio per criminalizzare ogni richiesta di sicurezza sociale costringendo i più deboli a giustificarsi preventivamente di non avere la macchia di questo peccato mortale."

    La parola implica una prospettiva moralistica antisociale feroce. Ma per uno che smette di usarla altri cento continuano, una battaglia impari forse impossibile da vincere.

    Ma veniamo alla misura in sé. Ve lo dico con le parole di Stefano Fassina (dal cui ottimismo però io dissento):

    Per il RdC, la scelta di confermare e irrobustire, per numero e importo del benefit, l’impianto del Rei è positiva e consente di affrontare con strumenti diversi le molteplici cause della povertà

    Dunque non solo io ma anche lui vede che l'impianto del REI è sostanzialmente confermato. Certo che viene irrobustito anche in maniera corposa, non era poi così difficile visto il nulla che era il REI, l'impianto resta però il medesimo. Questo per lui è positivo invece per me è negativo. Il disoccupato è ancora visto come un poveraccio che deve essere caritatevolmente aiutato e staccato dal divano sul quale era rimasto incollato. Il peccato mortale dell'indivanamento, è lo stesso moralismo di chi usa la parola assitenzialismo fatto col gioco del poliziotto buono e quello cattivo, ma come si permettono.

    Ma veniamo alla parte più importante. Come si propone di affrontare il problema il reddito di cittadinanza? Risposta: con la "formazione continua" (non mi ci dilungo neppure) e con il lavoro interinale, il lavoratore squillo obbligato a continui colloqui e sbattuto qua e là. Allora mettiamo assieme i vari pezzi: non è che l'aumento delle dotazioni finaziarie rispetto REI di fatto va a coprire il consolidamento delle tecniche di frammentazione del lavoro. Se questo è il quadro non ci sta nessuna inversione. Davanti a questo un conto è accettarlo tatticamente ma col fermo proposito di fare tuttaltro, un altro contro è proporre "una battaglia per un deciso aumento dei fondi necessari" e "un ampliamento della platea dei beneficiari" ma senza metterne in discussione l'impianto illegittimo di frammentazione del lavoro che va avanti da decenni si finisce solo con l'assecondarne la tendenza. Il gradualismo sindacale d'antan, accettazione e gestione dell'esistente limandone un po' gli aspetti negativi e chiedendo più soldi, così se invece di spostarti di 500 km riusciamo a farti spostare solo di 250 km sarà un pure un gran successo.

    Certo voi scrivete piano di lavoro, giusto, necessario. Ma avete scritto anche tante e tante e tante volte che il piano di lavoro non garantisce il raggiungimento della piena occupazione. Per tutti gli altri? L'interinale?

    Dopo "l'altra Europa con Tsipras", "l'altro interinale con sollevazione", magari senza l'Europa, per favore no. Che almeno una volta non finisca con "compagni com'è potuto accadere che ...".

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    21 gennaio 2019 16:44

    Facciamola più breve rispetto al precedente commento. Ci stanno due posizioni:

    1) la proposta del governo, pur contendo alcune misure che possono alleviare sofferenze, è strutturata in modo da fornire complessivamente un proseguimento della destrutturazione liberista che va avanti da anni. Possiamo però accettarla tatticamente perché stiamo per entrare nel marasma dentro il quale dobbiamo ricavarci uno spazio per poter cambiare direzione perché questa proposta, pur indirizzando problematiche esistenti a cui nessuno ha mai dato risposta, da risposte sbagliate ed anche insidiosamente pericolose

    2) la proposta è imperfetta ma va nella direzione giusta, quando entreremo nel marasma potremmo ricavarci uno spazio per applicare dei correttivi ed ampliamenti.

    Inutile dire che se la (1) può anche essere accettabile la (2) non lo è. O meglio, lo è solo dicendo abbiamo provato la (1), siamo stati pesantemente sconfitti, possiamo solo prendere la strada (2). Se stiamo davvero per entrare nel marasma, assumere a priori la via gradualista numero (2) mi pare errato.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    21 gennaio 2019 19:26

    Sono sempre stato un sostenitore del M5S e penso
    che dopo tutto quello che abbiamo visto in 20 anni
    bisogna concedere un pò di tempo e di fiducia al M5S.
    Però si deve incalzarli per evitare che si addormentino.

    So che voi di P101 siete andati in tv ad Agorà e magari
    vi capita di scambiare qualche parola con esponenti M5S e Lega.
    Se potessi parlare con qualcuno di loro gli direi alcune cose
    che mi stanno a cuore:

    - Il RDC è un passo avanti ma è ridicolo fare trionfalismi
    per una misura così modesta. Serve più umiltà.

    - Per impedire che le persone si impoveriscano è utile
    dare soldi ma serebbe utile fare in modo che le famiglie
    non perdessero i soldi.

    Penso alle bollette luce gas bollo assicurazione auto.

    Penso alle spese condominiali ordinarie e straordinarie.
    Sarebbe utile rivedere le leggi sul condominio e spezzare
    quei torbidi rapporti che intercorrono tra imprese ed
    amministratori di condominio che fanno la cresta.

    Penso che a certe famiglie per andare in pareggio
    bastano 200 euro e non servono 780 euro.
    Quindi vedrei bene per costoro dei mini-mini-jobs.

    Penso che bisognerebbe spezzare l'angoscia che le case
    possano andare all'asta.

    Penso che abbassando l'orario di lavoro cominciando dalle
    fabbriche e uffici si potrebbe portare i turni da 8 ore a 6
    o anche 4 ore. Si avrebbero tantissimi posti di lavoro e gente
    più rilassata. Magari usando i 7 miliardi del RDC per tenere gli
    stipendi a livello.

    Penso che bisognerebbe chiedere alla lega di proporre una legge
    sul lavoro senza paura di apparire razzisti o anticostituzionali:
    Si assumono prima italiani e se avanza anche stranieri
    secondo un criterio prospettico di legame con il territorio.
    E' un provvedimento sacrosanto. Il governo italiano deve tutelare
    i suoi autoctoni anche a costo di modificare la costituzione.
    Perchè se blocchi i barconi ma poi li fai entrare dalla romania
    dall'albania dall'ucraina dall'india...
    Qui in veneto ad esempio, nelle nostre belle fabbriche moderne
    continuano a uscire italiani e ad entrare stranieri e non si
    capisce il perchè.

    Queste cose mi passano per la testa e forse qualcun altro
    avrebbe altre cose da dire...

  • Anonimo scrive:
    21 gennaio 2019 20:25

    "La necessità, in questa fase storica, di posizionarsi nel campo populista proprio per impedire che esso diventi solo una sterminata prateria della destra".

    Premesso che non si può prescindere ma nemmeno dipendere da quello che dicono i media mainstream, secondo me il campo populista non è quello o solo quello che ha votato giallo-verde, anzi, il partito populista è per me quella prateria più grande che oltre a non votare a destra non ha votato nemmeno per un Altra Euro-pa di Salvini-Di Maio.

    Se schierarsi con l'appoggio critico al governo consente oggi qualche visibilità in quanto populisti ne preclude però in futuro in quanto forza alternativa, una volta che i populisti al governo saranno sconfitti.francesco

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 10:58

    A proposito di marasma o non marasma. Mi pare di avere letto che in UK Corbin oltre a non volere il no-deal oggi sta sostenendo un secondo referendum. Stupito no, ma amareggiato certamente sì.

    Ricordo cosa scrissi poco tempo fa proprio qui:

    "Comunque vada a finire questa vicenda una eventuale decostruzione per tappe, che si svolgesse tutta nel campo delle classi dirigenti, porterebbe alla fine una qualche restaurazioncina e magari ad una confederazincina debole dentro la quale i problemi (sia internazionali che sociali) continuerebbero a trascinarsi per anni ed anni senza soluzione fino al momento in cui qualcuno (magari proprio la Russia, ma non è detto) deciderà di risolvere la cosa col «col sangue e col ferro»."

    Con una correzione, continuo a pensare che la confederazionicina non sarebbero certo gli USE ma non ci sarebbe una "decostruzione a tappe" perché in questo caso la spallata dei localisti sarebbe stata sventata dai globalisti anche se solo temporaneamente.

    Proseguirebbero, forse aumenterebbero, spasmi e convulsioni della loro lotta sopra le nostre teste all'interno di improbabili stiracchiamenti dei trattati con l'Italia trascinata da una parte e dell'altra in balia degli eventi.

    Certo tutto è ancora aperto e nulla di definitivo può ancora dirsi. Però mala tempora currunt sed ...

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 11:25

    ANALISI PONDERATA E DI BUON SENSO. CE N'E' sempre meno di questi tempi.

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 12:41

    Anche la benedizione di Franco Bernabé. Con tanto di citazione di Deng Xiaping, il viaggiatore del '79 (un simile viaggio Napolitano lo aveva fatto nel '78).

    Proprio non si può guardare.

    Giovanni

  • pasquino55 scrive:
    22 gennaio 2019 16:00

    Ho preferito non commentare subito l’articolo di Piemme sul decretone del governo giallo-verde in attesa della replica alle critiche ad esso rivolte ma purtroppo anche l’articolo a firma Redazione di Sollevazione ripropone e ribadisce le stesse incongruenze politiche che hanno ispirato e caratterizzato l’articolo di Piemme con l’aggiunta di una incomprensibile querelle, dato che è la stessa Redazione ad escluderlo, riguardo al fatto che tutte le critiche sono rivolte e sollevate esclusivamente nei confronti del reddito di cittadinanza tralasciando completamente quota 100 e questo potrebbe far nascere il sospetto o far ritenere che tutti i commentatori siano leghisti e da qui l’accanito attacco al reddito di cittadinanza. Un ridicolo tentativo di distrazione dalle pesanti critiche rivolte al governo del cambiamento e di conseguenza e di rimbalzo al progetto di P101 che lo ha sostenuto e che continua a sostenerlo (anche se criticamente) perché rivolte nei confronti delle misure economico sociali (RDC e quota 100) poste da lui in essere e alla logica del meglio poco che niente. Ed è su questa diversità di giudizio e di analisi che si sviluppa la divisione tra chi sostiene e sponsorizza (criticamente o no) questo governo e chi lo ritiene l’ennesima illusione-fregatura utilizzata dal sistema liberal-capitalista quando si sente o ritiene di essere in pericolo per contenere, indirizzare e rendere impotente la disperazione e la rabbia di milioni di giovani, uomini e donne, che giustamente aspirano ad avere e a vivere un’esistenza serena e dignitosa senza farsi abbindolare e fregare da questo miraggio che afferma di cambiare tutto ma affinché nulla cambi. Difatti il RDC e quota 100 sono i due pilastri su cui si sta costruendo e realizzando questo inganno. RDC è l’equivalente sociale di ciò che fu la cassa integrazione nel rapporto tra padroni e lavoratori. Essa fu il cavallo di Troia che ha permesso di distruggere il mondo del lavoro, difatti anche essa fu accolta e sponsorizzata come una grande conquista del lavoratore. Si sosteneva infatti “meglio in cassa integrazione che licenziato” ma sfuggiva e non si comprendeva, come poi è successo, ciò che poi questo avrebbe comportato che la lotta dei lavoratori poi non sarebbe più stata condotta e finalizzata ad oltranza esclusivamente alla difesa del posto di lavoro ma sempre più si sarebbe sviluppata la tentazione di accontentarsi e mantenere lo status quo ripiegando sulla cassa integrazione, rompendo e distruggendo così di fatto ciò che era la vera forza del mondo del lavoro. Il legame e la condivisione collettiva del futuro lavorativo frammentandolo e individualizzandolo dentro una stessa realtà lavorativa inevitabilmente si sono venute a creare ed avere diverse esigenze e finalità per cui si poteva lottare e ci si poteva battere per fini e scopi diversi e/o contrastanti che alla fine sono divenuti la causa primaria e principale della sconfitta di questo mondo. Quota 100 riforma propedeutica verso e per l’approdo a quota 41, traguardo per la distruzione totale della pensione da lavoro in quanto quando questa andrà in vigore (tra due anni) tutti coloro che avranno meno di 40 anni potranno andare in pensione solo tramite quella di vecchiaia perché (ad eccezione di una infima minoranza privilegiata) non potranno mai raggiungere i 41 anni di contribuzione necessari ed avere una età inferiore a quella richiesta per la pensione di vecchiaia. Quando a “sinistra” non si hanno più né sogni né utopie si inaridisce e inevitabilmente ci si rinchiude e rifugia in un asfittico pragmatismo che non può che condurre ad accettare di tutto pur di sopravvivere, persino giungere a sostituire come riferimento Marx e Lenin con Rocco Casalino e Lino Banfi.
    pasquino55

  • FULVIO scrive:
    22 gennaio 2019 16:23

    “ RDC è l’equivalente sociale di ciò che fu la cassa integrazione nel rapporto tra padroni e lavoratori.”
    No, aspetta, fammi capire: stai dicendo che venire licenziato è meglio che andare in cassa integrazione?
    Nel caso saremmo al delirio.
    Ovvio che tra tenere il posto di lavoro e andare in cassa ... è la prima che ho detto..
    Ma è questione di rapporti di forza tra lavoro e capitale. Se non hai la forza per piegare il padrone che fai? Rifiuti ogni compromesso? Preferisci fare la fame? O non è giusto, dato che siamo in regime capitalista, imporre allo Stato di sostenere chi viene licenziato?

  • Rosso Nera scrive:
    22 gennaio 2019 17:13

    Tante chiacchiere per una posizione tipicamente riformista. Meglio sta minestra che niente. E chi non la mangia goda della soddisfazione altrui

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 19:02

    Il punto che solleva Pasquino55 contiene aspetti interessanti ma mi pare incompleto.

    Bisogna secondo me aggiungere che la sicurezza del posto di lavoro c'è stata sempre solo per alcune categorie. Gli statali ed i dipendenti delle grandi imprese. Le aristocrazie operaie. Tutti gli altri lavoratori sono sempre stati abbandonati a sé stessi. Non parliamo poi dei disoccupati che un meccanismo di collocazione universale non c'è mai stato. Questa è la ragione per cui il problema ha potuto essere risolto nella maniera semplice del posto di lavoro fisso ed intoccabile per alcuni, perché il prezzo era riversato sugli esclusi.

    Ciò detto ha invece ragione Pasquino55 quando presenta la cosa come una sconfitta. Perché ad una diminuzione della sicurezza che era garantita ad alcuni non ha certo corrisposto maggiori sicurezze per altri. Questo è il vero punto importante.

    Come commenta Fulvio "Se non hai la forza per piegare il padrone che fai? Rifiuti ogni compromesso? Preferisci fare la fame?". Ma se questa è la situazione, se sei costretto ad un compromesso, allora non ci sta nessuna inversione, ma solo un proseguimento della disgregazione del lavoro accompagnato da mancette per renderlo sostenibile.

    Aggiunge: "non è giusto, dato che siamo in regime capitalista, imporre allo Stato di sostenere chi viene licenziato?". Caro Fulvio, ma se come hai scritto prima "non hai la forza per piegare il padrone" come pensi di avere la forza di piegare lo stato? Mi pare chiaro che non lo stai piegando ma che ti stanno invece piegando loro, dando qualcosa per coprire la loro ulteriore avanzata.

    Poi per quanto riguarda il principio di "imporre allo Stato di sostenere chi viene licenziato" certo che è giusto, ma almeno sul punto teorico occorre essere chiari anche davanti ad una ulteriore ritirata come questa se vogliamo avere la speranza che, se davvero si entra nel marasma, si possa invertire qualcosa per davvero.

    Io ho sempre sostenuto un principio semplice, l'ultima volta in una discussione proprio qui con Chiavacci. Mi sono liberamente ispirato alla divulgazione dell'intellettuale Giovanni Mazzetti, che non conosco e di cui non sono né allievo né seguace, solo trovo la formulazione incisiva per quanto riguarda i principi. Reddito di cittadinanza non significa nulla perché la cittadinanza dà reddito, chi lo persegue in realtà pensa ad una altra cosa, ovvero l'indennità di disoccupazione. Non è una questione sofistica, le parole sono importanti perché sono la forma delle idee. Se il lavoro è un diritto, chi si vede negato questo diritto è danneggiato e deve essere indennizzato ed il danno rimosso. Siamo in difficoltà nel riprodurre il rapporto di lavoro salariato, fin quando non risolviamo questa difficoltà è necessario dare un sostegno, purché sia chiaro che è una indennità di disoccupazione (universale) e non un sussidio di povertà.

    Finita la parte del principio ribadisco che il punto è che occorre chiarezza, se non possiamo fare altro perché siamo deboli allora questa non è una inversione ma un proseguimento della ritirata. Non raccontiamoci frottole.

    Che la situazione internazionale sia ancora aperta e non si possa sciogliere la riserva è una cosa, ma che non ci si possa dire la verità è un'altra cosa.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 19:09

    ERRATA CORRIGE:
    (scappa sempre il "non")

    Reddito di cittadinanza non significa nulla perché la cittadinanza NON dà reddito

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 19:44

    LA POLITICA O L'A-POLITICA?

    non intervengo mai in questo ping pong ma stavolta senmto l'obbligo di farlo. Salta agli occhi l'impoliticità delle accuse che rivolgete alla redazione, ovvero alla linea politica di P101. Francamente del cosiddetto RdC o di quota 100 a me poco importa. Il cuore (POLITICO) del ragionamento della redazione è che finché questo governo (cito) è disfunzionale al nemico principale, cioè ai poteri globalisti, eurocratici e franco-tedeschi, quindi da noi, piddinia, esso merita di essere sostenuto (certo criticamente). Perché se è disfunzionale a loro, può essere (sottolineo il può essere, la qual cosa dipende da diverse variabili) funzionale alla causa del popolo lavoratore --che non si libererà dalla sue catene con un atto di magia rivoluzionaria ma passando attraverso la via crucis di una lotta di lunga durata, fatta di avanzate, ritirate, compromessi momentani. E' in questa via crucis che prenderà forma, se prenderà forma, il Moderno Principe. L'equazione di P101 è chiara: l'appoggio condizionale al governo dipende dalla disfunzionalità rispetto al sistema.
    Obietterete: "ma ci vuole il soggetto rivoluzionario se non è tutto politicismo". A parte che dubito che certi spara sentenze si considerino leninisti (a me pare che le loro critiche rivelino un insopportbaile sindacalismo sociale anarcoide); faccio l'avvocato d'ufficio: P101 mi pare consideri (cito sempre l'articolo) che un partito non si costruisce per aria, né tantomeno come risultato di un meccanico processo di accumulazione di forze in virtù di un profetismo escatologico e purista; consideri che un partito si costruisce, a patto di avere un solido gruppo dirigente, dentro un determinato spazio politico-sociale (e P101 ha deciso che è il "campo populista", che è in quel campo che va portata la sfida, quindi in frontale competizione con 5S e Lega) e, in secondo luogo, con un programma di fase nazional-popolare, e non con quello classico classista e socialista.
    Si può essere in accordo o meno, ma questa è quella che si chiama visione strategica, a cui le tattiche, necessariamente multiformi e cangianti, vanno subordinate.
    Coi vostri discorsetti radicaloidi non andaiamo da nessuna parte, anzi saremmo catturati nel campo dell'élite liberale e neoliberale, PD e frattaglie sinistrorse varie.
    Sandro T.

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 20:26

    Si può pure sostenere il governo criticamente ma dichiarando che questa non è una inversione di tendenza e che non basta ampliare le misure proposte ma occorre proprio cambiare l'impianto.

    Non mi sembra che dichiarando questo si finisca nel campo del PD. Anzi, forse non dichiarandolo si finirà nel solito campo sindacalista del "meno peggio" che a dispetto dell'idea di aiutare i più deboli di fatto i più deboli li ha sempre abbandonati al loro destino.

    Se questo è "ping pong" o impolitica.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2019 20:53

    Inoltre, la lunga durata va bene solo per chi se la può permettere. Se la prospettiva è la lunga durata tanto vale andare direttamente dal D'Andrea.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2019 17:14

    Giovanni mi tira per la giacca, accusandomi di perorare la visione del FSI di D'Andrea.
    Io ho scritto: “ ...attraverso la via crucis di una lotta di lunga durata, fatta di avanzate, ritirate, compromessi momentanei”.
    Nulla a che vedere con la visione batracomiomachiana del FSI, tipicamente gradualista e parlamentarista, quindi neo-togliattiana.
    Se dico "via crucis" intendo battaglie reali, sociali e politiche, con azioni popolari contundenti a cui il nemico risponderà con durezza. Che ci obbligherà a ritirate come ad approfittare di ogni momento favorevole per colpire il nemico.
    Sandro T.

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