martedì 29 gennaio 2019

BREXIT: CORBYN E IL COMPLOTTO CONTRO IL POPOLO di Amanda Hunter

[ 29 gennaio 2019 ]




IL GOLPE PARLAMENTARE CONTRO LA DEMOCRAZIA 


E' in corso nel Parlamento britannico, mentre scriviamo (pomeriggio del 29 gennaio), quello che potrebbe essere l'ultimo round che deciderà sulla Brexit. La Hunter spiega come i parlamentari sostenitori del Remain stiano tramando, con ogni sorta di stratagemmi, per impedire l'uscita del regno Unito dall'Unione europea. La Hunter spiega quali siano questi stratagemmi e denuncia la gravissima crisi istituzionale in corso.
[Giorni addietro abbiamo pubblicato di Amanda Hunter: BREXIT: SECONDO REFERENDUM?]

*  *  *

Vorrei cogliere quest’occasione per aggiornare i miei compagni politici italiani su cosa è accaduto nel Parlamento britannico nell’ultimo mese, e più specificamente nelle ultime due settimane; non solo per le enormi implicazioni sulla Brexit, e, più importante, sulla democrazia britannica, ma anche per il grande significato che può avere per il Fronte Sovranista Italiano e tutti i gruppi che al momento stanno lottando per uscire dall’Unione Europea.

Come è stato spiegato la scorsa settimana nella prima parte di questo articolo, la maggior parte dei deputati del Parlamento britannico, dominato da esponenti sostenitori della posizione “Remain” (ovvero, dominato da coloro che non vogliono lasciare l’UE), ha impiegato gli ultimi due anni dal referendum del 2016 cercando attivamente di ritardare e impedire il processo Brexit. Tuttavia, nonostante i pregressi interventi, nulla avrebbe potuto preparare l'opinione pubblica britannica alla svolta decisamente anti-democratica che il parlamento ha assunto lo scorso mese e, più pertinentemente, le ultime due settimane, dopo il cosiddetto “meaningful vote” del 15 gennaio.

Le azioni antidemocratiche della classe politica britannica a Westminster nelle ultime settimane sono più che scioccanti. Non contenti di cercare di ritardare e impedire il processo Brexit, i parlamentari britannici stanno deliberatamente e apertamente adottando misure senza precedenti e costituzionalmente discutibili per bloccare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 29 marzo, data stabilita dall'Articolo 50.[1] In tal modo, i rappresentanti eletti dal popolo britannico si stanno rivoltando contro la gente che dicono di rappresentare. E’ evidente che questo e’ un palese tentativo di rovesciare la decisione democratica presa dall’elettorato nel referendum del 2016, facendo sì che molti giustamente concludano che "il Parlamento si è rivoltato contro il popolo". [2]

È importante ricordare che nel 2015, in un rapporto di sei a uno, questi parlamentari hanno votato affinché si tenesse un referendum sui futuri rapporti della Gran Bretagna con l’Unione Europea —più precisamente sul rimanere o recedere dalla Unione Europea.

Facendo questo hanno rimesso la decisione al popolo britannico, promettendo di rispettarne il risultato e di fatto rinunciando alla loro sovranità parlamentare sulla questione. [3] Dopo il risultato del referendum, hanno votato per l’applicazione dell’Articolo 50, dando il via alla procedura per il recesso dall’Unione Europea. In seguito, dopo le elezioni politiche del 2017, un’ampia maggioranza di loro è stata rieletta alla Camera dei Comuni promettendo di lasciare l’Unione Europea e le sue istituzioni, nello specifico, il Mercato Unico e l’Unione Doganale.

Adesso questi parlamentari stanno cercando di prendere il controllo della Brexit, togliendola all’esecutivo con l’intento di impedire che il Regno Unito esca il 29 marzo senza un accordo con l'UE — il cosiddetto No Deal - ben consci del fatto che questa è irremovibile nel rifiutarne la negoziazione di uno nuovo. Il loro obiettivo è chiaro: ritardare il recesso al fine di far approvare nuovi provvedimenti, tra cui l’abrogazione dell’Articolo 50, o l’indizione di un secondo referendum.

In entrambi i casi, il loro obiettivo è, nella migliore delle ipotesi, ritardare la Brexit in modo indefinito, nella peggiore, di impedire che avvenga tout court. Quello che è accaduto nel Parlamento nelle ultime settimane non ha precedenti e ha rivelato fino a che punto la classe politica è disposta a spingersi per evitare che il popolo si riprenda il controllo democratico sul proprio destino, sia dalla classe politica stessa, sia dalla Unione Europea, i cui interessi questa ormai serve.

Tutto è cominciato con l’intervento di Dominic Grieve, un parlamentare conservatore e strenuo sostenitore del Remain, che è riuscito a far approvare un emendamento al European Union Withdrawal Act [4] che ha consentito ai parlamentari la possibilità di modificare ogni mozione proposta dal governo sul processo Brexit nell’eventualità che il Withdrawal Agreement tra il Regno Unito e l'UE, approvato dalle due parti alla fine di novembre 2018, venisse bocciato in Parlamento. Il che si è verificato puntualmente il 15 gennaio, e pertanto i parlamentari ora possono proporre le proprie proposte come alternative ed emanare istruzioni su come il governo dovrebbe procedere. Questo significa che hanno il potere di bloccare un No Deal Brexit, forzando il Primo Ministro May a tornare all'UE per negoziare uno nuovo accordo, in modo da impedire al governo di uscire dall'UE il 29 Marzo sulle regole dell'OMC. [5] Oppure, nel caso in cui l'UE continui a insistere che non è disposta a negoziare un nuovo accordo, i parlamentari possono fare pressione sul governo affinché rimuova questa opzione dal tavolo di negoziazione in parlamento. Come, infatti, stanno facendo adesso. [6]

Questa, tuttavia, e’ stata solo il primo attacco dell’ala anti-Brexit, timorosa della democrazia, che sta complottando contro il popolo britannico. Ci sarebbero state altre furberie.

Il secondo assalto è venuto dalla parlamentare laburista Yvette Cooper, che è riuscita a guadagnarsi l’appoggio interpartitico per un altro emendamento, questa volta al provvedimento finanziario, che, ancora una volta, è stato strutturato in modo tale da limitare la possibilità di una uscita senza accordo.[7]

A questo sono seguiti altri colpi anti-Brexit dal lato “Remain” solo due giorni dopo, questa volta dal Presidente della Camera. In una mossa senza precedenti storici e in contrasto con le regole del Parlamento, il Presidente della Camera, John Bercow, lui stesso un Remainer, ha permesso ai parlamentari di votare un altro emendamento, proposto ancora da Dominic Grieve, che avrebbe costretto il governo a presentare un Piano B entro tre giorni nel caso in cui il “EU Withdrawal Agreement” fosse stato bocciato dal parlamento [8] L'emendamento di Grieve è stato approvato e il primo ministro ha presentato il suo nuovo piano al Parlamento lo scorso lunedì 21 gennaio. Questo sarà votato in Parlamento oggi,martedì 29 gennaio.

L’emendamento di Grieve al “meaninful vote” ha innescato una crisi costituzionale. Stando alle regole stesse della Camera dei Comuni, l’emendamento non avrebbe dovuto essere consentito. Si è quindi scoperto che Dominic Grieve si è incontrato con il Presidente della

Camera, John Bercow, appena qualche ora prima che l’emendamento venisse discusso in Parlamento, evidentemente per convincerlo ad approvarlo. Facendo questo, Bercow ha chiaramente abusato del proprio ruolo, una carica che impone la neutralità. Grieve e i suoi alleati per il “Remain”, alla Camera dei Comuni, circa il 75% di tutti i parlamentari e l’89% dei parlamentari laburisti, credono che questo darà loro il potere di evitare una Brexit senza accordo e di imporre un corso degli eventi alternativo, evidentemente uno più idoneo ai loro interessi di europeisti.

Tuttavia, la scorsa settimana, incoraggiata dai recenti successi e in diretto contrasto con i desideri dell'elettorato, la classe politica britannica ha ulteriormente rafforzato i suoi sforzi anti-democratici per rovesciare la decisione del popolo britannico. Alla vigilia del voto di questo martedì sulla mozione del piano B del governo, i parlamentari di tutti i lati della Camera sono stati impegnati a presentare emendamenti volti a modificare il piano e a ritardare ulteriormente, o peggio ancora, fermare la Brexit. Ad oggi, ci sono stati non meno di dodici emendamenti proposti [9] e mentre non tutti sono progettati per ritardare o fermare la Brexit, la maggioranza lo è certamente. Naturalmente non tutti raggiungeranno un voto, ma dato che è il presidente della Camera, John Bercow, che selezionerà quali verranno posti in discussione il 29, ci sono tutte le ragioni per temere che potrebbero essere scelti gli emendamenti più insidiosi.

Riassumiamo di seguito quali tra questi potrebbero essere i più dannosi.

Emendamento presentato da Jeremy Corbyn, leader dell'opposizione laburista
S
e approvato, l'emendamento di Corbyn costringerebbe i ministri a tenere una serie di dibattiti parlamentari (e successive votazioni) su varie opzioni che impedirebbero alla Gran Bretagna di uscire dalla UE senza un accordo: l'unica opzione che in realtà rispetterebbe il risultato del referendum e il No Deal. Queste proposte di Corbyn includono il modello "Brexit" ufficiale del partito laburista, il quale si basa sull'allineamento del mercato unico e su una unione doganale permanente. In altre parole, una finta Brexit e un "voto pubblico” su un accordo o una proposta che ha il sostegno della Camera dei Comuni ", ovvero un secondo referendum con opzioni aggiuntive.

Emendamento presentato dal deputato laburista, Yvette Cooper
Questo emendamento, che ha il sostegno di diversi parlamentari di tutti i partiti, è l'iniziativa congiunta di Cooper e del deputato conservatore Nick Boles ed è stato progettato, ancora una volta, per prevenire uno scenario di No Deal Brexit. Se fosse approvato martedì, questa iniziativa sarebbe nuova alle procedure parlamentari, in quanto revocherebbe le regole che danno la precedenza alle questioni del governo nell’ordine del giorno. L’emendamento prevede che per un giorno (5 febbraio) la Camera avrebbe il potere di proporre una nuova legge sulla Brexit(proposta da non meno di 10 parlamentari di quattro diversi partiti) la quale avrebbe la precedenza su tutti gli altri argomenti sull'ordine del giorno. L'obiettivo di coloro che sostengono l'emendamento, la maggior parte dei quali, va detto, sono parlamentari laburisti, è utilizzare questi poteri per presentare proposte legislative per estendere l'articolo 50 per nove mesi nel caso in cui l’accordo di uscita dall’UE non abbia ottenuto il consenso del parlamento entro il 26 febbraio. L'intento è chiaro: escludere la possibilità di un'uscita “No Deal” entro il 29 marzo e, loro si augurano, rimandare la Brexit nella speranza che possa essere fermata.

Emendamento presentato da Dominic Grieve sull'ordine del giorno
Il deputato conservatore Dominic Grieve è stato uno dei più attivi attivisti anti-Brexit del Parlamento e ha già presentato una serie di emendamenti volti a fermare la Brexit. Quest'ultimo emendamento arriva dopo un tentativo di ottenere l’appoggio dei suoi colleghi parlamentari per un'altra proposta che avrebbe dato a una minoranza qualificata di 300 parlamentari provenienti da quattro parti diverse il potere di dettare l'attività della Camera e consentire loro di assumere il controllo del processo Brexit. La nuova iniziativa invece, utilizzerebbe lo stesso meccanismo proposto dall'emendamento proposto da Yvette Cooper per consentire ai parlamentari di assumere il controllo dell'ordine del giorno parlamentare per un giorno ogni settimana, tra il 5 febbraio e il 26 marzo. Ciò consentirebbe ai parlamentari di avere una serie di dibattiti e voti indicativi sulla Brexit, nella speranza, ancora una volta, di ottenere un voto di maggioranza per impedire la possibilita che Il Regno Unito esca senza un accordo con l’UE e/o ottenere l’approvazione del parlamento per un secondo referendum.

Il potere sta rapidamente scivolando via dalle mani del Primo Ministro verso l’organo legislativo. L’argomento portato avanti dagli europeisti in difesa delle loro azioni è che il Parlamento è sovrano e dunque il Governo deve rendergli conto. Tuttavia è un argomento ipocrita, stante il fatto che il Parlamento ha rinunciato alla propria sovranità quando ha votato per istituire il Referendum. Quello che stanno effettivamente facendo è togliere sovranità alla maggioranza dell’elettorato britannico, il 52% del quale ha votato per lasciare l’Unione Europea , e imporre il proprio volere sulla procedura della Brexit.

Stante il fatto che l’accordo di May non rispetta il mandato conferito dal Referendum del 2016, e che il Parlamento dominato dai sostenitori del “Remain” è determinato a boicottare l’uscita “No Deal”, ovvero l’unica alternativa che potrebbe condurre alla Brexit, appare sempre più probabile lo scenario in cui la Brexit non avverrà.

Le uniche alternative attualmente sul tavolo sono:

- l’opzione Norvegia [10] proposta dal parlamentare conservatore Nick Boles, ovvero accettare, per il Regno Unito, le regole UE su beni, servizi, persone e capitali, così come sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato, opzione che chiaramente non rispetta il mandato conferito dagli elettori che hanno votato per la Brexit al Referendum;

- l’opzione che più piace ai laburisti, che implicherebbe per il Regno Unito essere parte del Mercato Unico e di una unione doganale permanente, che, pure, legherebbe la Gran Bretagna alle regole UE, non rispettando pertanto, di nuovo, il voto sulla Brexit;

- un secondo Referendum, nella speranza che il popolo britannico possa essere persuaso a cambiare idea e decidere quindi di restare nell’Unione Europea.

Dopo il fatidico voto del 15 gennaio, i parlamentari di tutte le parti hanno attivamente condotto campagne per impedire la possibilità di un accordo. Mercoledì mattina, il Primo Ministro Theresa May ha invitato i parlamentari di tutti i partiti a partecipare a colloqui con i membri del suo governo per discutere su come procedere. Il leader laburista, Jeremy Corbyn, ha immediatamente rifiutato di partecipare ai colloqui a meno che l'opzione di un “No Deal” sia stata ritirata dal tavolo, mentre l'SNP e Plaid Cymru, che hanno partecipato ai colloqui quel mercoledì, si sono rifiutati di prendere parte a ulteriori colloqui fino al depennamento del “No Deal” dall'agenda. Anche i liberaldemocratici e il partito dei Verdi chiedono che l'opzione “No Deal” venga abbandonata e insistono anche che vengano fatti i preparativi per un secondo referendum, così come lo sono gli SNP, che chiedono anche un'estensione dell'articolo 50.[11]

La democrazia in Gran Bretagna è appesa a un filo sottilissimo. Qualunque cosa accada questa sera (29 Gennaio), una cosa è certa: i Parlamentari faranno tutto ciò che è in loro potere nei prossimi giorni per evitare che il Regno Unito lasci l’Unione Europea il 29 Marzo senza un accordo, e, nel caso dovessero riuscirci, evitare che la Brexit avvenga. Non potrebbe essere più evidente il fatto che la democrazia parlamentare britannica è un’assoluta vergogna. I cosiddetti “rappresentanti” non fingono nemmeno più di rappresentare gli interessi del popolo britannico, in spregio all’elettorato, e ritengono perfettamente normale bypassare la volontà democratica dei britannici.

Il Parlamento britannico si è rivoltato contro il proprio popolo, lasciando di fatto metà dell’elettorato senza rappresentanza. Il leader dei laburisti, Corbyn, eroe della sinistra italiana e della sinistra pro-Remain inglese, ha approfittato del caos seguente alla bocciatura dell’accordo May proponendo un voto di sfiducia al governo, nella speranza di innescare un’altra elezione generale. Non ha avuto successo in quell’occasione ma ha insistito affinché i Laburisti continuino a spingere per nuove elezioni generali. In ogni caso, nell’eventualità che i Laburisti abbiano successo nel loro tentativo, per chi voterà la maggioranza anti-UE? Non c’è nessun partito politico mainstream in Gran Bretagna che voglia rispettare il risultato del Referendum e portare avanti la Brexit. Questa non è democrazia, questa è tirannia.



* Traduzione di Silvia Bertini
** Questo articolo è comparso anche su Appello al Popolo

NOTE

[1]     Ai sensi dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea, uno Stato membro può notificare al Consiglio europeo la sua intenzione di separarsi dall'Unione e un accordo di ritiro viene quindi negoziato tra l'Unione europea e lo Stato in questione. I trattati cessano di essere applicabili a tale Stato a partire dalla data di entrata in vigore dell'accordo o, in mancanza, entro due anni dalla notifica, a meno che lo Stato e il Consiglio europeo siano d'accordo nel prorogare tale termine. L'accordo è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio e stabilisce le modalità per l'uscita, tra cui un quadro di riferimento per future relazioni dello Stato interessato con l'Unione. L'accordo deve essere approvato dal Consiglio, che lo delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo. Se un ex Stato membro cercasse di ricongiungersi con l'Unione europea sarebbe soggetto alle stesse condizioni di qualsiasi altro paese candidato. https://it.wikipedia.org/wiki/Uscita_di_uno_Stato_membro_dall%27Unione_europea
[6] https://www.theguardian.com/politics/2019/jan/16/corbyn-no-talks-with-may-until-no-deal-brexit-is-off-table
[7]    https://inews.co.uk/news/brexit/no-deal-brexit-finance-bill-vote-full-list-mps-vote/.
[8]    https://www.prospectmagazine.co.uk/politics/grieves-amendment-hands-power-to-a-parliament-which-has-no-idea-what-it-wants

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Sovrano è chi decide nello stato di eccezione: lo stato di eccezione indotto dalla Brexit sta semplicemente rendendo evidente la natura plutocratica della democrazia liberale, dove i deputati rappresentano, sì, fedelmente gli interessi, ma non dei propri elettori, bensì del grande capitale transnazionale.

D'altra parte un popolo ridottosi ad aggregato di larve consumistiche che non hanno voglia di ammazzare nessuno, non può lamentarsi se viene quotidianamente preso per i fondelli dai suoi padroni. La stupida docilità delle masse mi risulta più straordinaria della stupida astuzia dei capi.

Anonimo ha detto...

A me pare che non capiate proprio una cosa:

L'Economia UK *esiste* in virtù del "circuito economico" che ruota attorno alla Finanza globalizzata. Il grosso del loro export è *servizi finanziari* e, in secondo luogo, "servizi alle aziende" che tendono ad esistere a *corollario* dei primi.

UK aggrega una grossa fetta della Finanza del Mondo, chi vive di questo fa parte di questo "processo aggregatorio" e chi non ne fa parte vive delle sue briciole!

UK insomma "gira" in quanto, assieme agli USA, è una "centrale" del Capitalismo Globale.

Una immensa fetta di economia gira attorno alla speranza di molti (studenti ed immigrati) di trovare un lavoro in un Paese percepito come "ricco", ma molte attività sono essenzialmente "lavoratori parcheggiati" a far finta di creare valore aggiunto creando solo confusione!

Basta pensare a dozzine e centinaia di società di selezione presenti in UK, dove ciascuna gestisce 10-15 posizioni che sono seguite da almeno una dozzina di altre!

Questi sono sulla carta "occupati"...ma di fatto le banche danno liquidità alle loro aziende perchè viene "venduto" che siano profittevoli e perchè pagano interessi!

E pensate agli alloggi e ai ristoranti che campano tutti sul flusso immenso di persone che arrivano in UK sperando di trovare lavoro, sperando di fare studi utili per trovare lavoro o anche solo per la curiosità di visitare un Paese dall'immagine così "globale"...

In tutta onestà, il fatto che postiate questi articoli sulla Brexit non comprendendo che ci sono differenze *sostanziali* tra l'economia (pur malridotta) dell'Italia e quella del Regno Unito dimostra che francamente, se un giorno dovessero cadervi in mano le "leve del potere", fareste solo un immenso casino più o meno come quelli che sono stati fatti negli Stati del Socialismo Reale!

Quelli che li scrivono probabilmente si bevono le ca...ate che i loro mass media gli vendono, ma non sembrano avere alcuna "avvisaglia" del fatto che vivono in un Paese che, in larga parte, non *produce* più niente!

L'agricoltura e la pesca? Sono settori assolutamente residuali, perchè i prodotti sono "troppo costosi" anche se li pagano una miseria!

L'industria?

Con una economia dove Industria ed Agricoltura coprono il 30% dell'economia ed il 20% dell'occupazione...cosa c...o c'è rimasta di "industria" nel Regno Unito?

Sono una ridottissima parte dell'economia e spesso e volentieri *assemblano* pezzi provenienti da Paesi che li producono a più basso prezzo!

Ora...che vogliate vedere l'Europa collassare si può capire, ma quantomeno evitate di dare spazio ai delirii allucinati dei Leavers Inglesi che credono di essere "produttivi" ed "autarchici" e non sono *nessuna* delle due cose!

Fiorenzo Fraioli ha detto...

"È importante ricordare che nel 2015, in un rapporto di sei a uno, questi parlamentari hanno votato affinché si tenesse un referendum sui futuri rapporti della Gran Bretagna con l’Unione Europea — più precisamente sul rimanere o recedere dalla Unione Europea."

Ecco, appunto. Nel 2015 6 parlamentari a 1 scelgono il referendum, a dicembre 2018 la proposta della May viene accappottata, ma secondo la Hunter tutto questo si spiega come una trama delle oligarchie inglesi anZiose di sottomettersi alla Francrucchia.

Siamo al 30 gennaio 2019, mancano 57 giorni al 29 marzo 2019. Se l'esito sarà, a dispetto delle previsioni di Amanda Hunter, l'hard Brexit, la smetterete con queste cazzate? Io, da parte mia, prometto che, se non ci sarà hard Brexit, rivedrò la mia visione delle cose. E voi?

Dico: non si può continuare all'infinito a fare i profeti, ci vuole ogni tanto qualche conferma che asseveri che la chiave di lettura utilizzata è quella giusta, kaxxo! In alternativa potete scegliere di continuare a profetizzare in base a qualche calendario maya o atzeco. Se è così buona fortuna.

SOLLEVAZIONE ha detto...

Fraioli ogni tanto perde la testa.
profezie? ma che c'entra?
L'articolo della Hunter è impeccabile, diremo di più, il solo (almeno così ci risulta) che sia riuscito a spiegare ad un pubblico italiano i giochi che si van facendo a Londra (giochi su cui gli stessi giornaloni, in queste settimane, han fatto una colossale confusione, così che nessuno ci capisce un tubo).

Per quanto riguarda il pistolotto del secondo0 anonimo... beh... che dire? Che dall'economicismo è difficile guarire...

http://graziano-priotto.blogspot.com ha detto...

L'UE come l'AIDS

L'ingresso nell'UE assomiglia sempre di più al contagio con l'AIDS: facile infettarsi, impossibile guarirne. Come tutte le cupole mafiose l'UE non può permettere che alcuno degli adepti si dissoci, poiché questo significherebbe l'inizio della fine, avvierebbe uno sgretolamento dell'intera unione. Se fosse certo o almeno molto probabile che chi abbandona l'UE recuperando la sovranità consegue risultati positivi e non svantaggi, l'UE non avrebbe alcuna obiezione,sarebbe anzi un ottimo strumento di propaganda: "vedete che cosa succede a chi abbandona l'UE". Se invece come appunto accade l'UE non lascia nulla di intentato per convincere o meglio per costringere chi è prigioniero a non fuggire, è perché è evidentissimo che chi è fuori sta meglio di chi è dentro. Questo vale già per l'euro (tutti i Paesi fuori area euro hanno superato la crisi del 2008 meglio di quelli infettati dalla moneta unica), ma vale ancor più per l'appartenenza stessa all'UE. Unione che sempre più si rivela di fatto come un asse Franco-Tedesco, laddove la Francia recita la parte che le impone la Germania. Inutile illudersi che una tale Unione fasulla, nella quale il capobastone decide ed impone i propri interessi a tutti gli altri, possa avere un futuro pacifico. La Germania ha sperimentato nelle sue regioni orientali (ex-RDT) la trasformazione dell'UE in un meccanismo tutto a proprio vantaggio: una forma moderna di colonizzazione che sta procedendo a grandi passi nel bacino mediterraneo. Chi volesse constatare coi propri occhi quale sarà il destino del resto d'Europa se questo disegno non verrà bloccato, può compiere un breve viaggio nella ex-RDT: spopolata, deindustrializzata, ridotta a serbatoio di manodopera a buon prezzo poiché a 30 anni dalla "riunificazione/colonizzazione forzata" è rimasta un'area salariale depressa senza futuro, ma utile per garantire la moderazione salariale nell'altra parte della Germania, quella che con lungimirante politica imperialista pro domo Marshall aveva trasformato nel Vassallo dominante degli USA in Europa. Soltanto la Francia si era opposta a questo disegno, ma erano altri tempi, basta pensare alla diversità di statura (fisica e soprattutto politica fra un De Gaullle e quelli che hanno diretto negli ultimi decenni il Paese, Sarkozy, Hollande, Macron, i nanetti al servizio del vassallo citato). Scrivo questo da cittadino tedesco che guarda un po' più in là degli indiscutibili vantaggi immediati conseguiti dalla Germania: l'Europa non ha mai sopportato a lungo una predominanza. Le forze centrifughe spaccheranno questa UE che assomiglia sempre di più, ma unicamente nel negativo, alla UDSSR, di cui ha però unicamente tutti i peggiori vizi ed in massima misura.

Anonimo ha detto...

Trovo davvero esemplare della vostra "capacità politica" che la vostra risposta alle problematiche che sollevo sia "dall'economicismo è difficile guarire":

Secondo voi un Paese all'80% occupato nel Terziario, con un 30% finanziato dalle *Tasse*...nel momento in cui il Terziario cessa di essere percepito come "utile", cosa fa?

Quell'80% ha al suo interno:

6.3% occupati in Hotel e Ristoranti -> Se non ci sono soldi, *non ci vai* e se non ci vengono i turisti *non ci va nessuno*!

9.8% occupati nel Retail (Negozi/Supermercati) -> Una fetta di questi rimarrà comunque "occupata", ma buona parte del Retail non è essenziale...quindi come sopra...senza soldi *non ci vai* e senza turisti *non ci va nessuno*!

8.7% occoupati nell'Educazione -> Se il Paese cessa di essere "appetible" per gli studenti stranieri e cessa di dare l'illusione di essere "ricco"...anche questi *crepano di fame*!

10.1% occupati in Trasporti, Stoccaggio e Distribuzione -> Se il Paese si "chiude" è abbastanza chiaro che *anche* questo settore avrà problemi!

31.2% occupati in Servizi Amministrativi e di Supporto, Sanità e Servizi alla Comunità -> Questa è tutta roba che gira attorno ai soldi pubblici ...*niente tasse* = *niente soldi per questi*!

3.6% occupati in Servizi Finanziari -> *Non molti*, ma il Regno Unito fa il 16-17% dell'export globale in questo ambito e con la "chiusura" del Paese questi ovviamente "pagano pegno"...

7.1% occupati in Servizi all'Impresa -> *Non molti* neppure loro, ma il Regno Unito fa il 8% dell'export globale in questo ambito e con la "chiusura" del Paese questi ovviamente "pagano pegno"...

3.7% occupati in Servizi di Informazione, Creatività e Digitali -> Anche loro *non molti*, ma il Regno Unito fa oltre il 5% dell'export globale in questa area...inutile dire anche questi "pagano pegno" se il Paese si chiude...

Nell'agricoltura e la pesca sapete quanti sono occupati?
L'1.3% e basta farsi un giro nei supermercati inglesi per vedere che i cibi prodotti qui sono *pochissimi* e quindi, in caso di blocco delle importazioni, finiranno molto rapidamente!

L'industria tra high-tech e low-tech occupa l'8.1%...che non è molto e in molti casi fa essenzialmente *assemblaggio* di componenti arrivati da *fuori*!

Vedete?

Se parlo di "Valore Aggiunto" potreste anche parlare di "economicismo" giusto per togliervi dagli impicci dei problemi *reali* che le vostre "ricettine" comportano, ma qui parliamo di "occupazione"!

Nel momento in cui tutti questi servizi non servono più che fa tutta stà gente?
Nel momento in cui le fabbriche sono ferme perchè i componenti non arrivano che fanno?
Nel momento in cui non arriva il cibo perchè le regolamentazioni di controllo che prima funzionavano non funzionano più...che fanno?

Con quali stipendi campano?

Di cosa si nutrono? Di "socialisti magico-esoterici"? Di Brexiters?

SOLLEVAZIONE ha detto...

anonimo 00:17,

ci pare che la tua meticolosa risposta sia una dimostrazione lampante di quello che si chiama economicismo, solo insaporita con una spruzzata di sociologismo.
I popoli non si muovono solo per il tozzo di pane, hanno anche quella cosa che si chiamano ideali, aspirazioni politiche.
Detto questo potremmo dire che proprio i dati che riporti ci aiutano a spiegare la brexit, ovvero, una diffusa consapevolezza che il modello socio-economico parassitario finanziarizzato e terziarizzato venuto avanti col neoliberismo (e che l'appartenenza alla Ue ha consolidato) è al capolinea, che quindi c'è una consapevolezza che occorre cambiarlo.

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