II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE

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martedì 12 maggio 2015

M5S? (gigantesca operazione di gatekeeping) di Fiorenzo Fraioli

[ 12 maggio ]

Ci corre l'obbligo di pubblicare la critica di Fiorenzo Fraioli (nella foto accanto) al recente intervento di Pasquinelli sulla Marcia dei Cinque Stelle Perugia-Assisi.
Non siamo affatto d'accordo con la tesi, più complottistica che radicale, per cui il Movimento 5 Stelle sarebbe una "gigantesca operazione di gatekeeping" —ovvero il meccanismo con cui il potere decide, avendo il controllo dei media, chi debba avere il diritto di esistere. 
Ci sembra un bell'alibi di chi vuole mettersi l'anima in pace, autoassolvendosi dal peccato di contare poco o nulla mentre il Paese va in malora.

En passant: Fraioli, insistendo giustamente sulla necessità di uscire dall'euro, chiede : 
"E' così difficile capire che se il cambio è fisso deve essere flessibile il salario?" .
Mah... questo è un classico argomento bagnaiano, mezzo falso, banalmente borghese,. Cambio fisso per cambio fisso, per essere competitivi sui prezzi, potrebbe essere flessibilizzato, ovvero ridotto, anche il polo opposto, ovvero il profitto da capitale (o questo è sacro?). Per non dire che si potrebbe, nelle guerre commerciali, come quella in atto nell'eurozona, fare leva sull'aumento della produttività totale dei fattori. Vediamo di non fare i "patriottici all'amatriciana", ovvero assolvere il capitalismo italiano che da vent'anni e passa, invece di investire i profitti nel ciclo della produzione di valore di scambio, li ha consumati improduttivamente o giocati nelle bische del capitalismo casinò.

«Moreno Pasquinelli così risponde ad un mio commento sul blog Sollevazione:

GRILLINI PER CASO
Caro Fiorenzo,

come ho scritto non sono affatto sicuro che gli attivisti M5S "si bevano" tutto quello che dice Beppe Grillo. Manca loro quella radicalità profonda che distingue il profetismo del Beppe nazionale. Gratti gratti e scopri che la maggioranza ... sono "grillini per caso". Non riescono ad essere radicali, oserei dire rivoluzionari, e la ragione è che non si pongono domande radicali. Prevale un riformismo all'acqua di rose, che nella sua essenza e al netto del "manipulitismo", sembra il figlio illegittimo del piddinismo....
Per quanto attiene all'approccio con i 5s non abbiamo scampo, siamo "condannati" al dialogo ed a proporre loro, l'unità d'azione sui punti in cui c'è accordo.
Dobbiamo essere coerenti con quanto andiamo dicendo, ad esempio la prospettiva del CLN, e procedere con determinazione e umiltà, essendo i primi a rimuovere gli ostacoli all'unità.
Renzi sta lì, e la sfida è mandarlo a casa.
Pensi di farcela senza il popolo M5S?
Moreno Pasquinelli»


A mio parere Moreno ha ragione solo in parte. Ha ragione quando afferma che manca, ai grillini, una radicalità profonda, ma ha torto nel valutare positivamente questa stessa radicalità che ascrive invece a Beppe Grillo. A meno che egli non pensi che Beppe Grillo sia un ingenuo e candido sognatore, e che tutte le stranezze susseguitesi negli anni all'interno del m5s siano avvenute a sua insaputa. In tal caso Beppe Grillo sarebbe un fessacchiotto, e nulla più.

Ma il vero problema non è Beppe Grillo, bensì i grillini. Ricordo ancora le lunghe discussioni nel contenitore economia 5 stelle animato dall'amico Mattia Corsini, nel corso delle quali ebbi a scontrarmi con alcuni partecipanti che non ne volevano sapere di andare oltre la facile spiegazione della corruzione come causa di tutti i problemi. Abbandonai abbastanza presto quel dibattito, profondamente sconcertato dalla difficoltà di far ragionare quelle persone, e devo dire che Mattia Corsini, che invece continuò a lungo nel suo lavoro di rieducazione alla logica e al buon senso, ebbe tutta la mia ammirazione. In effetti, da tutto quel lavoro, qualcosa di buono alla fine venne fuori, perché oggi la posizione sull'euro di parecchi attivisti, e del m5s almeno a parole, è cambiata.

Però.


Però io li incontro ancora i grillini, ci parlo, seppure con fastidio crescente, e non mi pare che abbiano ancora compreso la reale gerarchia delle cause. L'uscita dall'euro è una posizione che occupa un punto del programma, ma non è stata spiegata, non viene collegata a un quadro più ampio, appare più come uno slogan che altro, e sospetto che sia stata determinata dal timore di vedersi scavalcare su quel punto dalla Lega Nord.

Perché? E' così difficile capire che se il cambio è fisso deve essere flessibile il salario? Come mai non riescono a visualizzare mentalmente che le mazzette da poche decine di milioni, seppur sommate, e sia pure tenendo conto delle diseconomie che producono, sono di qualche ordine di grandezza meno importanti di un crollo della produzione industriale del 20%, del PIL del 10%, della caduta della capacità produttiva del 25%, del raddoppio della disoccupazione in 7 anni...etc. etc.?

Perché il m5s non dà vita a una campagna capillare - ripeto: capillare - di informazione macroeconomica? Eppure le risorse, anche umane, per dar vita a una vasta divulgazione non mancano! Nella mia città, ad esempio, le mie posizioni sono ben note, ho organizzato decine di incontri, anche con gli amici della sezione locale dell'ARS, ma i grillini non si sono quasi mai visti. Le poche volte che sono venuti, è stato a titolo personale. Né, men che mai, hanno mai voluto dar vita a un'iniziativa comune.

Sai che penso, caro Moreno? Penso che dell'euro, dell'UE, di quello che diciamo e facciamo da anni non gliene importi un fico secco. A loro basta andare per piazze a strillare contro la corruzione, la casta, per raccattare voti ed essere così eletti o confermati alle prossime elezioni. Fatte salve poche eccezioni (potrei fare al massimo due o tre nomi nella mia realtà locale) le cose stanno così.

Ma sia! Ammettiamo che abbiano le loro ragioni per non fare spazio a "pericolosi concorrenti", la politica è anche questo, lo so. Ma allora, perché non si organizzano da soli? I materiali in rete non mancano, potrebbero fare moltissimo. Ma non lo fanno. E sai perché? Perché ogni volta devono chiedere il permesso ai livelli superiori... ma questi permessi non arrivano. Però non si ribellano. Perché?

Dici bene, caro Moreno, sembrano "figli illegittimi del piddinismo". Non solo i vertici parlamentari, ma anche, consentimi di sottolinearlo, i quadri intermedi, i quali sono il frutto di una lunga e travagliata, ma accortissima, selezione messa in opera dallo staff di Casaleggio, che ha fatto largo uso di criteri, per altro ben mascherati dietro la retorica della democrazia dal basso e dell'uno vale uno, che tenevano molto in conto il profilo psicologico dei candidati. Queste cose le so per esperienza diretta e de relato, come lo sai anche tu, che però continui ad essere ottimista.

Non così io, che ho rotto ogni indugio e mi sono fatto persuaso del fatto che il m5s sia effettivamente una gigantesca operazione di gatekeeping, rispetto alla quale il fatto che Beppe Grillo sia cosciente e/o complice non conta assolutamente nulla.

Penso, per concludere, che l'unica via per conquistare il consenso del popolo grillino, di quelli che sono ai margini della struttura (che esiste, perbacco se esiste!) sia quella di attaccare il m5s con la stessa determinazione con cui attacchiamo il PD di Renzi. Senza sconti, senza false illusioni, fino a farne emergere la vera natura. Un'operazione che è più difficile di quella che portiamo avanti contro il PD perché, non essendo al governo, il m5s può giocare una sporca partita demagogica, una cosa che i partiti al governo non possono fare e, per questa ragione, devono ripiegare sulla più banale propaganda. Te le ricordi le "trattative" con Bersani? Prova a leggere quella vicenda alla luce dell'ipotesi che la vera ragion d'esistere del m5s sia quella di "occupare" gli spazi di opposizione, per scongiurare esiti più problematici per le forze sistemiche! Prova a ricordare la "strana visibilità mediatica" concessa al m5s nei due anni precedenti le politiche del 2013, e fatti qualche domanda scomoda. Io l'ho fatto, e la mia conclusione è che il m5s sia un'operazione di gatekeeping, nella quale sono cascati milioni di lavoratori, di giovani, di precari, di esclusi o ai margini della cornucopia euroliberista.

Ora mi rendo conto che per te, che fai parte di un'organizzazione politica, prendere una posizione così netta è difficile, ma in questo momento io ho le mani libere perché sono ridiventato un semplice blogger. Ebbene, approfitterò di questa libertà per mettere a nudo la realtà del m5s, senza sconti, con la stessa determinazione con cui denuncio le politiche piddine. Nei prossimi mesi, oltre a continuare la mia modesta opera di divulgazione, e a stuzzicare Bagnai (che è sempre un piacere), mi metterò di impegno anche a fare le pulci al m5s. Vedrai, ci sarà da riflettere».

* Fonte: Ego della Rete
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24 commenti:

  • Luca Tonelli scrive:
    12 maggio 2015 22:01

    la guerra dei pistolini piccoli insomma.

    che senso ha focalizzarsi su due frasi invece di cogliere il senso della posizione di Fraioli?

    Fraioli dice che i 5 stelle sono inutili e anzi ad oggi DANNOSI alla causa....dunque bisogna metterne a nudo le contraddizioni per recuperare attivisti con voglia di fare ma che non trovano altro nel panorama politico italiano.

    qualcuno pensa che il M5S possa essere utile? significa proprio voler esser ottimisti.

    DOV'E' LA CAMPAGNA DI INFORMAZIONE SULL'EURO? DOVE SONO I CONTRASTI IRRIMEDIABILI TRA MAASTRICHT E LA COSTITUZIONE ITALIANA???

    chiunque sia politicamente attivo queste cose le ha capite. e se non prende posizione è per malafede.

    e il M5S non prende posizione aldilà delle 3-4 sparate di grillo o dell'uscita dall'euro....PS: uscita per fare...che? reddito di cittadinanza? e per riavere il lavoro come diritto?

    lasciamo perdere dai. se vogliamo sognare perchè preferiamo addormentarci tranquilli la sera sogniamo pure che i grillini un giorno lotteranno per la giusta causa.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    13 maggio 2015 00:19


    Ma è mai possibile che ci si debba sempre distinguere su aspetti marginali dell' analisi politica.
    Quali enormi conseguenze si possono mai nascondere dietro la banale evidenza dell' influenza del tasso di cambio? Se il problema è ben altro: la quota salari rispetto al profitto, piuttosto che la produttività... il costo delle materie prime e dell' energia piuttosto che della cooperativa delle pulizie non ce lo vogliamo mettere?
    Se il fronte antieuro o sovranista o come lo volete chiamare si mostra così diviso e precisino, con manifestazioni integraliste preoccupanti, io qualche domanda da parte di chi aspira all' egemonia culturale e politica di questo mondo variegato me la farei.
    I' impressione di chi osserva interessato, ma diffidente è che più che impegnarsi realmente in una battaglia democratica i vari gruppuscoli, perché tali sono al momento comprese le minoranze realmente sovraniste nella Lega e nel M5S, sgomitino per una visibilità che consenta loro di aver un ruolo nel sospirato crollo della moneta unica.
    Più che leader, combattenti e militanti, si rischia di indossare le ridicole vesti di tifosi del tnto peggio tanto meglio, novelle Cassandre, profeti del disastro e sostenitori del dolore catartico.
    O si crede di poter essere realmente protagonisti e ci si adopera per questo stemperando le differenze e coltivando gli obiettivi comuni o meglio lasciar perdere. Ed anche se, e ripeto se, avremo la fortuna, sia pur da non protagonisti, di veder cadere il primo muro di questa dittatura non si potrà essere in secondo piano e divisi da cazzate come siamo oggi, perché i muri successivi saranno ancora più duri, nascosti e meglio protetti.

  • Lagavulin16 scrive:
    13 maggio 2015 00:26

    Cito:

    "Cambio fisso per cambio fisso, per essere competitivi sui prezzi, potrebbe essere flessibilizzato, ovvero ridotto, anche il polo opposto, ovvero il profitto da capitale (o questo è sacro?)."

    Come sempre Sollevazione centra il punto in pieno. Le analisi più lucide della sinistra stanno qui, non c'è dubbio.

    Il problema è che la questione di mettere in discussione il profitto e non solo i salari non fa presa anzi incredibilmente viene considerata una specie di bestemmia anche dai cittadini comuni senza un lira o addirittura precari - con il corollario che l'opinione pubblica viene aizzata platealmente sugli stipendi dei deputati o dei manager di stato mentre nessuno osa nemmeno pensare che con lo stesso criterio andrebbero ridotti anche i guadagni degli imprenditori (grandi ma anche piccoli come ristoranti, negozi etc).
    In questo atteggiamento si ritrova la chiave di quel modo di pensare della base 5 Stelle che MpL definisce non radicale, da grillini per sbaglio.
    La parola d'ordine "onestà" purtroppo è solo il paravento di una posizione banalmente impolitica per la quale in fondo il sistema andrebbe anche bene solo che ci sono dei cattivi che ne stanno facendo un uso scorretto a proprio vantaggio. Ma, continua il grillino, basterebbe un po' di onestà quindi di rispetto delle "vere" regole e tutti staremmo meglio.
    Non è cosí, il sistema è ingiusto, sbagliato a un livello molto più profondo e il casinismo volontaristico dei pentastellati non lo mette mai realmente in discussione sul piano dei reali rapporti di lavoro e sociali.
    La verità che il seguace di Grillo non vuole capire, perché sa che non gli "conviene", è che il sistema "implica in sé" quelle devianze di corruttela, disuguaglianza crescente, deriva antidemocratica che invece il M5S attribuisce alla "disonestà".
    Qui è l'intoppo che non sappiamo se verrà mai superato e che costituisce il limite credo invalicabile del consenso elettorale grillino. Se il M5S vince, le sue premesse, per quanto confusamente appena abbozzate, porterebbero a dover guardare in faccia la necessità di un cambio di sistema che fa troppa paura a un popolo a maggioranza benestante come gli italiani.
    Questo passaggio del Rubicone per adesso viene coperto dalla cortina fumogena del casinismo volontaristico ma al momento della vittoria elettorale l'aporia si materializzerebbe in maniera ineludibile.
    La gente sotto sotto lo sa molto bene e credo che sia per questo che alle elezioni il movimento di Grillo alterni grandi successi a clamorosi passi indietro.

    Da qui a dire che si tratta di gatekeeping ce ne corre, anzi mi pare francamente un errore di valutazione abbastanza grossolano e anche qui sono d'accordo con la visione di Sollevazione.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    13 maggio 2015 01:08

    Piuttosto che incitare alla rivalsa ed alla ridistribuzione della povertà non sarebbe il caso di difendere il lavoro in genere in questo Paese compreso il lavoro del piccolo commerciante, del piccolo e medio imprenditore e del libero professionista? Crede forse che la crisi non abbia colpito anche questi mondi? Non sarebbe il caso di far capire a questi soggetti che il nemico è comune?

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2015 03:04

    Secondo me questo scritto non centra per nulla la questione M5S. Ammettiamo pure che Grillo e Casaleggio siano funzionali al sistema di potere attuale (cosa che non mi convince), in ogni caso le sparute pattuglie della sinistra sovranista non possono non cercare di influire sulla base di un MoVimento che conta migliaia di attivisti e milioni di elettori, che su posizioni sinceramente democratiche si oppongo allo stato presente di cose. Nessun cambiamento è realisticamente possibile ponendosi in contrapposizione frontale con i tanti che guardano con fiducia e speranza al M5S. Il che, ovviamente, non significa accodarsi necessariamente a tutto ciò che il M5S partorisce. Significa invece adottare una sana tattica leninista (come fecero i bolscevichi nel 1905 con il pope gapon), anzichè praticare settarismi autoreferenziali tra 4 gatti.

  • Brenno scrive:
    13 maggio 2015 10:31

    Completamente d'accordo con la redazione e l'ultimo anonimo. Non è certo che un atteggiamento di chiusura che si potrà incidere sull'evoluzione di M5S.

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    13 maggio 2015 11:11

    Ah! Vengo accusato di bagnaismo! Io, proprio io, vengo accusato di bagnaismo per aver ricordato una banalità, e cioè che se si accetta, senza criticarle duramente (senza se e senza ma), un dato sistema di regole, a quelle regole si deve stare. E che il sistema di regole chiamato Maastricht preveda il cambio fisso a scapito del salario (ma anche dei margini impresa) è cosa di solare evidenza. Posto ciò, denuncio il fatto che il m5s non si oppone in modo chiaro e inequivocabile a tale sistema di regole, e cosa mi viene obiettato? Cito: "Cambio fisso per cambio fisso, per essere competitivi sui prezzi, potrebbe essere flessibilizzato, ovvero ridotto, anche il polo opposto, ovvero il profitto da capitale (o questo è sacro?)."

    Ma signori, Maastricht aumenta il profitto del capitale, a scapito del salario e dei margini di impresa! Andare contro Maastricht significa ESATTAMENTE ridurre il profitto da capitale! Poi possiamo discutere sul fatto che questa riduzione debba essere ancora più radicale, se vogliamo totale, se volete anche incarcerando o fucilando questi sporchi capitalisti.... quello che vi pare, ma....

    Ma il m5s nemmeno la piccola riduzione implicita nell'uscita dall'euro e dall'UE sembra voglia REALMENTE fare. Di questo parlo nel mio articolo, non di altro.

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2015 12:48

    Ippolito,

    il problema che lei sembra non considerare è che il piccolo imprenditore e il dipendente sono in conflitto per adesso insanabile.
    Non solo, anche i dipendenti con posto fisso si sentono in competizione (feroce) con i precari all'interno della stessa azienda (come lei sa in molte grandi aziende i vecchi sono fissi e i nuovi precari).
    E non finisce qui perché adesso si fomenta da più parti l'astio pure verso i pensionati...
    Questo implica la necessità per qualcuno di fare dei sacrifici ma purtroppo i potenti non li faranno perché sono intoccabili e appunto potenti, i medi si sentono schiacciati dai potenti e si rivalgono sui piccoli, i piccoli sui precari e i precari sugli immigrati e i Rom.
    Tutti - anche i potenti che cominciano a sentirsi assediati - sono "incazzati" senza una direzione politica ma solamente per la difesa dei loro "vecchi privilegi di una volta"; allora nasce il M5S che riesce a dare voce all'incazzatura impolitica di chi pensa solo ai fatti propri per cui da una parte il movimento ha successo precisamente perché non ha una linea chiara ma dall'altra non riesce a conquistare il potere perché gli stessi incazzati hanno paura delle conseguenze "private" del cambio di sistema.
    Questo naturalmente - come sempre nella storia - finisce per favorire i Renzi che sono i maggiordomi dei potenti.
    Non è gatekeeping, è semplicemente egoismo borghese, grande, medio e piccolo. Il paragone col Pope Gapon mi sembra giusto.
    Quindi la chiave è cercare di inventarsi una proposta politica che sappia dire qualcosa sia ai piccoli imprenditori che ai dipendenti.
    Ma non lo sta facendo nessuno...

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2015 13:42

    Anche io mi associo agli ultimi due interventi ed alla posizione della redazione. Anche se condivido molti dei dubbi di Fraioli (almeno per quanto riguarda Casaleggio), ritengo che le contraddizioni interne ai 5s non siano ancora arrivate ad un punto tale da rendere vantaggioso uno scontro frontale, l'unico risultato sarebbe quello di inimicarsi attivisti ed elettori che sono un bacino naturale per voi.
    Queste persone vanno convinte anche facendosi vedere presenti sulle battaglie condivise.
    Credo sarebbe il caso, piuttosto, di concentrare tutti gli sforzi nel attacco al PD renziano, e valutare seriamente la possibilità di introdurre “elementi di democrazia diretta” all'interno della struttura del vostro futuro partito.
    MC

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    13 maggio 2015 14:32

    La competizione feroce esiste anche inter pares, l' astio esiste è il caso di fomentarlo anche noi e ritenerlo insanabile o sforzarsi per ricomporre una naturale e costruttiva dialettica?

  • Lagavulin16 scrive:
    13 maggio 2015 16:25

    Ippolito

    scusa, se rileggi il mio post vedrai che ti è sfuggito un dettaglio.
    Sulla competizione feroce inter pares è vero che esiste ma, almeno nel caso dei dominanti, cessa del tutto di fronte a quelli fuori dal giro.
    Piccoli imprenditori e lavoratori invece non hanno capito ancora non solo chi è il loro nemico comune ma nemmeno che ne hanno uno.
    Allora il M5S sta facendo il primo passo e cioè unire il popolo in un progetto politico però finché non si scioglie il nodo del "quali sacrifici siamo disposti a fare" i grillini non saranno in grado di formulare un progetto chiaro per cui prenderanno voti in fase di protesta ma li perderanno non appena si concretizzerà l'ipotesi della presa del potere dove è evidente che la piccola borghesia tutt'ora abbastanza benestante dovrà rinunciare a qualcosa.

  • Lagavulin16 scrive:
    13 maggio 2015 16:36

    Cito

    "Andare contro Maastricht significa ESATTAMENTE ridurre il profitto da capitale!"

    E chi te lo vota un programma simile?
    Grillo questo non lo può dire perché lo mollano subito. D'altra parte deve cominciare in qualche modo a dare una soggettività politica al popolo e il primo passo lo ha fatto in maniera efficacissima.
    A sinistra però è sostanzialmente la stessa cosa perché si fanno proposte che sono sempre esclusivamente pensate per i lavoratori.
    Quando la sinistra si deciderà a dire qualcosa anche ai piccoli imprenditori?

    Temo che l'aporia insanabile consista nel fatto che:

    a) un sistema nuovo e giusto non deve consentire il mantenimento ad infinitum delle rendite di posizione (economiche, sociali e di accesso privilegiato al lavboro per i figli) perché è proprio la ricerca spasmodica di queste rendite "garantite" che porta all'affermarsi del sistema dello sfruttamento-dominio fra le classi

    b) la piccola e media borghesia (la stragrande maggioranza degli italiani) ha per costruzione un unico e solo ideale in testa: il mantenimento della rendita di posizone ad infinitum e la possibilità di concedere un accesso privilegiato al mondo del lavoro per i propri figli

    Domanda a Fraioli, a redazione e ai lettori: come si possono conciliare a) e b)?
    O eventualmente: quale grande ideale comunitario può superare questa aporia fra i due punti sopra?

    Se non si parla di questo capite bene che si parla solo di aria fritta.
    E nessuno ne parla, però...

  • Redazione SollevAzione risponde:
    13 maggio 2015 17:50

    CI SPIEGHIAMO SU SALARIO E PROFITTO

    per farla semplice (e solare) prendiamo ad esempio l'inflazione.

    La vulgata liberista e capitalistica sostiene che ad ogni aumento di salario corrisponde un aumento del prezzo della merce.
    SBAGLIATO!
    Da cosa è composto infatti il prezzo di una merce?
    Da tre parti: i costi in capitale costante (macchinari, materie prime, affitti, costi fissi vari), quelli in capitale variabile (salari) ed infine il plusvalore (di cui il profitto).
    E' di tutta evidenza che gli operai potrebbero strappare un aumento salariale senza che ciò implichi un aumento del prezzo finale della merce, a patto che il capitalista accetti di vedersi ridurre la sua quota di profitto. Per dirla con Marx: il suo saggio di profitto.
    Ovviamente il capitalista può compensare la diminuzione del saggio con l'aumento della massa del profitto, oppure aumentando la produttività, col che agirebbe anche sul saggio.
    Tornando ai meccanismi mercantilistici che sono alla base dell'Unione economica e monetaria europea, ciò significa che nella competizione con un'azienda tedesca quella italiana può si agire sulla leva del salario abbassandolo, ma può anche agire, oltreché sull'aumento della produttività (il che implica aumentare gli investimenti), oppure, nella guerra di prezzo sacrificare una quota del profitto.

    Nb
    Attenti quindi col "patriottismo all'amatriciana". ferma restando la condanna dell'Uem e di Maastricht, resta che il grosso della borghesia italiana, che di grasso ne aveva accumulato nei decenni, non solo si è adagiata sugli allori, ma ha preferito, o dissipare il plusvalore o giocarselo nelle bische del capitalismo casinò dove, speculando sui titoli finanziari, gli indici di borsa e le valute, si potevano ottenere ricavi più alti che nel manifatturiero.

    Speriamo di esserci spiegati.






  • Talisker18 scrive:
    13 maggio 2015 18:26

    Redazione

    Analisi perfetta.
    Sposterei l'attenzione dal profitto al potere politico. Il ricco borghese, grande e anche medio grande, non dà molto peso ai soldi perché ci è nato dentro.
    Considera come primi obiettivi il potere politico e il prestigio sociale; ovviamente il mezzo è la ricchezza ma il fine non è strettamente economico.
    Questo è molto importante perché gli dà un margine di manovra efficacissimo per poter addormentare le proteste.
    Qualche concessione in più a quelle fregnacce sulla "vita dignitosa", il popolo si placa e loro non ci perdono nulla.
    Allora succede che se ti rivolgi alla gente parlandogli del fatto che è sempre più povera sei perdente in partenza perché quel margine di manovra delle concessioni "paternalistiche" loro sono disposti a usarlo e funziona molto bene.
    Invece, e qui è la chiave, se gli chiedi maggiore potere politico, se un movimento popolare si avvicina appena appena a conquistare davvero un ruolo da protagonista nel processo decisionale e nella determinazione dei criteri redistributivi allora ti fanno la guerra sul serio.
    E lí a dar man forte ai padroni subentra la borghesia medio piccola come è successo alla fine degli anni '70 e negli anni '80 che votava ignara ma convinta per i vari Reagan e Thatcher solamente in funzione anti lavoro.

    Il modo corretto di portare avanti una lotta politica oggi dovrebbe essere quello di concedere qualcosa (sempre dopo lunghe lotte e contrattazioni) sul piano economico chiedendo però in cambio molto sul piano politico.
    Mi riferisco ad esempio a una rappresentanza dei lavoratori nei consigli delle aziende di dimensioni grandi.
    Naturalmente si rifiuterebbero perché sanno benissimo che la vera posta in gioco è tutta lí ma in quel caso (forse) sarebbero costretti a levarsi la maschera davanti ai cittadini rivelando che il loro vero fine è un dominio che di democratico ha sempre meno. Ti danno meno soldi poi ti levano il peso politico, dovrebbe bastare...il tutto però ha senso solo se da parte dei lavoratori ci si dichiara disposti a delle concessioni sull'economico (in cambio di un maggior peso politico).
    In parole povere il loro sistema si regge su delle menzogne come libera impresa (e non lo è mai perché governano i cartelli multinazionali e perché nel momento della crisi chi li salva è sempre lo Stato), uguaglianza dei dirittiu e uguali chance per tutti che sono altre due panzane colossali.
    Insistendo sul piano economico gli diamo il destro per rispondere che c'è la crisi, non si può fare etc etc
    Invece assecondandoli in una prima fase su quel piano ma battendo inesorabilmente sull'implementazione dei diritti politici dimostri di fronte alla loro chiusura che tutto il discorso sull'emergenza economica è fumo negli occhi. A quel punto qualcuno fra la gente potrebbe cominciare a capire che la chiave di tutto è proprio nella partecipazione politica e lí se solamente la gente ricominciasse ad andare a votare incazzata potrebbe succedere di tutto.

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2015 19:47

    condivido l'ipotesi di F.F. del "gatekeeping",
    anche "il riflesso autistico all'autosufficienza" individuato da Moreno.

    per chi come me, grillino per caso, ha eletto Grillo quale leader per mancanza di soggetto politico alternativo, e grazie ai bei momenti catartici dei vaffa days, non è un problema fare lettute alternative del M5s.

    e allora va bene chiedersi del ruolo di Casaleggio, del tipo di selezione degli attivisti, del perché Grillo ostenti pubblicamente se non sudditanza psicologica, almeno una certa impacciata riverenza verso quello che sembra il "capo", molto simile alla riverenza mostrata a "Porta a Porta"...

    anche perché provando a parlare con i grillini di periferia ho notato su certi argomenti risposte infastidite e stereotipate, anche da parte di persone amabili fino a un minuto prima...strano molto strano...come un grillo mannaro.
    francesco
    http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2550-il-grillo-mannaro.html

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    13 maggio 2015 20:36

    Le tue domande sono interessanti ed acute, ma credo non sia questo il post giusto, sarebbe però bello poterne discutere altrove approfonditamente. Cosi come sarebbe bello poter discutere del conflitto distributivo, del conflitto territoriale e del conflitto tra associazioni e democrazia.

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    13 maggio 2015 20:38

    Vorrei rispondere a Lagavulin16 (credo un appassionato di Scotch whisky) ma ho qualche difficoltà perché mi sembra che faccia affermazioni contradditorie.

    Ad esempio, in un primo commento scrive: "Il problema è che la questione di mettere in discussione il profitto e non solo i salari non fa presa anzi incredibilmente viene considerata una specie di bestemmia anche dai cittadini comuni senza un lira o addirittura precari - con il corollario che l'opinione pubblica viene aizzata platealmente sugli stipendi dei deputati o dei manager di stato mentre nessuno osa nemmeno pensare che con lo stesso criterio andrebbero ridotti anche i guadagni degli imprenditori (grandi ma anche piccoli come ristoranti, negozi etc)."

    In un commento successivo, a proposito della mia affermazione per cui "andare contro Maastricht significa ESATTAMENTE ridurre il profitto da capitale!", egli scrive: "E chi te lo vota un programma simile? Grillo questo non lo può dire perché lo mollano subito. D'altra parte deve cominciare in qualche modo a dare una soggettività politica al popolo e il primo passo lo ha fatto in maniera efficacissima. A sinistra però è sostanzialmente la stessa cosa perché si fanno proposte che sono sempre esclusivamente pensate per i lavoratori. Quando la sinistra si deciderà a dire qualcosa anche ai piccoli imprenditori?".

    Ora è possibile che io non abbia compreso, o forse Lagavulin16 non ha articolato bene il suo pensiero, però non ho capito perché nel primo virgolettato sembra lamentarsi del fatto che "mettere in discussione il profitto e non solo i salari non fa presa anzi incredibilmente viene considerata una specie di bestemmia anche dai cittadini comuni senza un lira o addirittura precari", mentre nel secondo afferma "Quando la sinistra si deciderà a dire qualcosa anche ai piccoli imprenditori?".

    Ecco, lo dico senza alcuna volontà di polemica, non ho capito. Insomma, si devono mettere in discussione i profitti degli imprenditori o la sinistra deve decidersi a dirgli qualcosa? In tal caso, cosa?

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    13 maggio 2015 21:06

    Cara Redazione SollevAzione, guarda che io non ho detto che basta svalutare e... voilà! Oppure che si debba mantenere la libera circolazione dei capitali etc. etc. Insomma, non fatemi passare per liberista, perché non c'è trippa per gatti.

    No, io ho detto una cosa semplicissima: per fare quello che anche voi volete fare ("ferma restando la condanna dell'Uem e di Maastricht" lo avete scritto voi), qual è il primo passo da fare? C'è qualcuno, qui, che si senta di argomentare che il primo passo per uscire da Maastricht non sia l'uscita dall'euro ma, ad esempio, un'altra cosa... non so, ditemi voi!

    Ebbene, posto che questo è il primo e inevitabile passo, nel post ho sostenuto che il m5s, sulla questione, batte la fiacca alla grande. Non è una prova di gatekeeping, è ovvio, ma un sostanzioso indizio, che sommato a molti altri mi porta alle conclusioni che ho esposto.

    Se sbalio mi coriggerò; se sbaliate voi, vi corigerete?

  • Lagavulin16 scrive:
    13 maggio 2015 21:43

    Fiorenzo

    Veramente la contraddizione non la vedo. Mi sarò espresso male forse ma nel post in cui mi firmo Talisker18 (sempre scotch e sempre torbato) dico che deve esistere una proposta per la quale alla disponibilità dei piccoli imprenditori deve corrispondere quella dei lavoratori.
    Inoltre ho scritto che si tratta di un'aporia quindi di una contraddizione per adesso insanabile.
    In questo momento i dipendenti dovrebbero concedere qualcosa sul piano economico ma esigendo con forza il mantenimento dello stato sociale e un maggiore peso politico sia all'interno delle aziende che in generale a livello di Paese, unendosi con i piccoli imprenditori su questo punto della difesa della democrazia.
    Il problema è che in Italia la maggioranza è benestante o almeno decentestante e ognuno si preoccupa esclusivamente di mantenere la propria rendita di posizione per miserabile e sempre più ridotta che sia.
    E' difficile trovare una via politica in questa direzione ma nessuno ci ha nemmeno minimamente né provato né tanto meno pensato.
    Solo il M5S si muove su questa strada ma lo fa senza avere il coraggio di esplicitare il suo discorso nelle conseguenze più spiacevoli proprio per paura di spaventare gli elettori e infatti vedi che quando si protesta il M5S sale ma quando si avvicina troppo al potere scende.
    Quindi devono essere messe in discussione tutte le rendite di posizione cercando di far capire che la piccola impresa locale e la borghesia dei professionisti anch'essi legati al territorio hanno un nemico comune insieme ai lavoratori cioè le èlites finanziarie internazionali.

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2015 22:09

    Ma perché lo volete proprio distruggere questo profitto? Non sarebbe invece più costruttivo (o meno divisivo) farvi partecipare il lavoro?
    Per esempio stimolando la nascita di contratti come l'associazione in partecipazione con apporto di lavoro.
    (Tipologia contrattuale che invece è stata appena abrogata con il Jobs Act)

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    13 maggio 2015 22:09

    Lagavulin16 scrive: "...nel post in cui mi firmo Talisker18"

    Cooooomeeeee? passo e chiudo, non ho tempo da perdere. Io ci metto la mia faccia, il mio vero nome, e devo stare a parlare con uno sconosciuto che, nello stesso post, commenta con due nick diversi?

    Ciiiiiaaaaaoooooooo!!!

  • Anonimo scrive:
    14 maggio 2015 01:55

    Non capisco come si possa dire che noi del M5S non abbiamo fatto campagna di informazione sull'euro. Io ho fatto due mesi di banchetti, come tutte le migliaia di attivisti pentastellati, per raccogliere firme per il referendum contro la moneta unica. Chi ci critica che ha fatto invece?

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    14 maggio 2015 11:14

    Migliaia di attivisti e.... 80000 firme? E daje!

  • Anonimo scrive:
    15 maggio 2015 21:18

    E' l unica forza politica italiana che può dar qualche pensiero ai monopoli del potere, e ancora trovi masse eccitate che tiran fuori accuse di ogni genere!
    Meritiamo proprio la fine che stiamo facendo e chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

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