venerdì 20 febbraio 2015

LA GRECIA PUÒ USCIRE DALL'EURO? di Emiliano Brancaccio e Gennaro Zezza

[ 20 febbraio ]
Al tavolo delle trattative europee il nuovo governo greco può minacciare l’abbandono della moneta unica? Un eventuale ritorno del paese alla dracma e una politica espansiva sarebbero possibili solo tenendo in equilibrio il saldo delle importazioni e delle esportazioni verso l’estero. Un’impresa difficile per un paese portato allo stremo, che se però venisse tentata provocherebbe un effetto domino sulla tenuta complessiva dell’Unione monetaria.
«Non si può dire che tra il 2010 e il 2014 la Grecia non abbia “fatto i compiti” assegnati dalla Troika. La pressione fiscale è cresciuta di cinque punti percentuali rispetto al Pil, la spesa pubblica è diminuita di un quarto e i salari monetari sono caduti di venti punti percentuali. La Commissione europea ha sempre sostenuto che queste politiche non avrebbero depresso l’economia e avrebbero rilanciato la competitività. Ma le sue previsioni sull’andamento del Pil greco sono state ripetutamente smentite: in Grecia il crollo della produzione ha fatto registrare un divario rispetto alle stime di Bruxelles che talvolta ha oltrepassato l’imbarazzante cifra di sette punti di Pil. Anche sul versante della competitività, nonostante l’abbattimento dei salari e dei costi, i risultati sono stati diversi dalle attese: il saldo verso l’estero è migliorato, ma molto più per il tonfo del reddito e delle importazioni che per una ripresa dell’export. Né si può dire che le politiche indicate dalla Troika abbiano stabilizzato i bilanci: il deficit pubblico è stato faticosamente ridotto ma la caduta della produzione ha implicato un’esplosione del rapporto tra debito pubblico e Pil di trenta punti percentuali. Il caso greco, si badi bene, è estremo ma non costituisce affatto un’eccezione. Esso rappresenta la più chiara conferma della previsione del monito degli economisti pubblicato nel settembre 2013 sul Financial Times: anziché stabilizzare l’eurozona, le attuali politiche europee alimentano una deflazione da debiti, accentuano i divari tra paesi del Nord e del Sud Europa e in prospettiva affossano le probabilità di sopravvivenza dell’Unione monetaria.
Molti commentatori ritengono però che un ritorno alla dracma avrebbe ripercussioni ancor più pesanti sull’economia greca. L’implicazione che ne traggono è che il nuovo governo guidato da Alexis Tsipras non ha alternative: dopo la passerella in Europa e gli incontri con Renzi e Juncker, alla fine il premier greco dovrà accontentarsi delle modeste concessioni sul debito che Bruxelles sarà disposta a offrire. Ma è proprio vero che la Grecia non ha carte da giocare? In realtà la letteratura scientifica sui costi e benefici di un eventuale abbandono dell’euro fornisce risultati controversi. Il punto su cui gli economisti concordano è che il successo o il fallimento di un ritorno alla moneta nazionale dipenderebbero in ultima istanza dalla capacità o meno della Grecia di rilanciare la domanda e la produzione interna tenendo in equilibrio il saldo delle importazioni e delle esportazioni verso l’estero. Se riuscisse a controllare il saldo estero, la Grecia ridurrebbe la sua dipendenza dai prestiti internazionali e avrebbe quindi una chance in più per gestire la difficile transizione. Il problema è che la crisi ha distrutto una parte importante della base produttiva del paese, per cui un eventuale stimolo alla domanda di beni rischia di determinare un forte aumento delle importazioni e del deficit estero.
Spunti interessanti, a tale riguardo, si possono trarre dal modello per l’economia greca elaborato dal Levy Economics Institute, che ha dato prova di buone capacità di previsione rispetto alle stime delle principali istituzioni internazionali. Il modello mostra che l’attuale miglioramento del conto estero già fornisce spazi di manovra per una politica espansiva. Entro i vincoli di bilancio europei, tuttavia, lo stimolo sarebbe insufficiente a risollevare il Pil e l’occupazione in modo apprezzabile. Si consideri allora l’ipotesi che in assenza di un sostegno europeo al rilancio dell’economia ellenica, nel 2015 la Grecia attui un default del debito e un ritorno alla dracma, e adotti una politica di bilancio espansiva fino a 10 miliardi. Con assunzioni pessimistiche sulla svalutazione della dracma e sul suo impatto sui prezzi dei beni importati, il modello prevede un consistente aumento del Pil ma anche un miglioramento delle esportazioni modesto, e nel breve periodo un peggioramento sul versante delle importazioni. La conseguenza sarebbe un deficit verso l’estero fino a cinque miliardi di euro – circa il tre percento del Pil – che andrebbe a ridursi lentamente negli anni successivi. Come si potrebbe gestire la fase di aumento del disavanzo estero? In che modo si potrebbe contenerlo? ed esisterebbero paesi disposti a finanziarlo?
Si tratta di interrogativi cruciali, per Tsipras ma anche per l’intera Europa. Chi si illude che il caso della Grecia possa essere isolato, è stato già seccamente smentito dall’effetto domino degli anni passati. Se il governo greco venisse messo all’angolo e a quel punto ritenesse di poter gestire una eventuale uscita dall’euro, inevitabili sarebbero le ricadute sull’Italia, sul Sud Europa e sulla tenuta complessiva dell’Unione monetaria».
Emiliano Brancaccio (Università del Sannio) e
Gennaro Zezza (Università di Cassino e Levy Economics Institute)        


Articolo pubblicato sulla prima pagina de Il Mattino del 3 febbraio 2015 con il titolo Perché la Grecia può farci male” . 
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12 commenti:

  • Anonimo scrive:
    20 febbraio 2015 20:43

    Per questo commento mi baso su quello che oggi 20/02 alle 20:43 leggo sui giornali quindi posso aver o meglio i giornali possono aver capito male.

    Tsipras ha già calato le braghe?

    Che piano di rientro dovrebbe proporre come contropartita dell'estensione di 4 mesi della liquidità?

    Non esiste piano di rientro senza massacro sociale, che cosa intende fare vuole suicidarsi politicamente?

    Speriamo che in questo caso, Alba Dorata abbia pietà dei nemici, cosa di cui dubito.

    E francamente, in quel caso, non me ne frega niente, che gli capiti quello che gli deve capitare perchè a un certo punto bisognerebbe avere i cog...ni in certe situazioni e qui dopo tutto quello che è capitato in Grecia non ci sono più scusanti.

    Se deve morire Sansone con tutti i filistei, beh, cosi sia.

    Amen.

    Riccardo.

  • Anonimo scrive:
    20 febbraio 2015 20:57

    E' stato raggiunto un accordo che proroga il debito della Grecia per quattro mesi.
    Secondo me Tsipras e Varoufakis stanno giocando un'ottima partita, più tempo guadagnano e meglio è.
    A patto naturalmente che non abbiano accettato direttive sul deficit ma se lo avessero fatto l'accordo sarebbe stato a sei mesi quindi il gioco è ancora apertissimo.
    Se riusciranno a spuntare anche un minimo in più di quello che aveva ottenuto Samaras si apre un'autostrada per Podemos e a quel punto saranno in due i paesi recalcitranti.

    MGP

  • Lorenzo scrive:
    21 febbraio 2015 04:20

    Il seguente articolo mi sembra equilibrato: Tsipras si è calato le braghe fino a terra e adesso canta vittoria sui cambiamenti di nome.

    http://www.repubblica.it/economia/2015/02/20/news/grecia-107825495/

    Cito:

    "COSA HANNO OTTENUTO GERMANIA ED EUROGRUPPO: la Grecia ha rinunciato a parlare di taglio del debito. Atene si è impegnata a non introdurre misure umanitarie e a non far marcia indietro sulle misure imposte dalla Troika (specie su pensioni, licenziamenti e contratti collettivi). Gli 11,5 miliardi rimasti nel fondo salva-banche torneranno al Fondo salvastati e non potranno essere usati (come sperava Tsipras) per finanziare il programma di Syriza. Varoufakis ha garantito che rispetterà tutti gli impegni dei creditori [...]. A supervisionare l'intero processo sarà la vecchia Troika (Ue, Bce e Fmi) anche se con un nome diverso. L'estensione vale quattro mesi e non sei come chiesto da Atene. Questo significa che finirà prima di luglio e agosto, quando scadono 6,7 miliardi di debiti con la Bce. A quel punto la Grecia sarà con le spalle al muro per trattare una proroga.

    COSA HA OTTENUTO LA GRECIA: quattro mesi di tempo per mettere a punto un nuovo programma di riforme targato Syriza, l'ok formale della Ue a non chiamare Troika la Troika (ribattezzata "le istituzioni") e a non chiamare il memorandum memorandum (è rinato come "estensione del piano"). La possibilità di cambiare con l'ok dei creditori le misure di austerity previste dal vecchio progetto targato Samaras [...] con altre misure di austerity".

    Se questa roba e Podemos sono la vostra speranza di ribaltare l'UE buonanotte. Il messaggio è chiarissimo: la sinistra europea non è in grado di esprimere alcuna forza non dico rivoluzionaria, ma semplicemente riformista. La cravatta di Renzi starà benissimo sul collo di Tsipras.

  • Lorenzo scrive:
    21 febbraio 2015 04:53

    Ah dimenticavo... avete visto che Tsipras ha candidato un europeista di ferro alla presidenza? Davvero un bel modo di mostrare i muscoli a Bruxelles.

    E voi volete fare la resistenza armata con questa gente? La sinistra è morta (e sia chiaro che lo dico con rincrescimento). E' diventata la versione chic del regime.

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2015 08:03

    Vorrei far notare che la Grecia ha ottenuto che sull'avanzo primario si debba tener conto della situazione congiunturale.
    Un piccolo significativo risultato a favore di Tsipras e Varoufakis.

    MGP

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2015 08:20

    In questi 4 mesi tsi deve cominciare ad emettere un nuova moneta fiscale da affiancare all'euro e con cui fare tutto il deficit che vuole. Se la Germania per questo lo butta fuori sará lei ad ammazzare l'euro.

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2015 10:47

    Tsipras ha capitolato...

    C'è poco da dire: che vergogna.

    Riccardo.

  • Simone ArticoloUno Boemio scrive:
    21 febbraio 2015 11:26


    La grecia non è l'Italia (anche se purtroppo l'Italia sta diventando come la Grecia).

    Con quali risorse dovrebbero acquistare materie prime ed energia? Con quelle derivanti dall'esportazione di yogurt? (tra l'altro mi riferiscono che la filiera di quel prodotto sia in mani nordeuropee); o forse con altri debiti verso la Russia? (per poi ritrovarsi in peggiori condizioni tra qualche anno con due linee di credito in sofferenza e gli Stati Uniti sul piede di guerra).

    Probabilmente anche la prudenza dell'attuale governo greco non darà alcun frutto.
    Prendere tempo ed aderire a proposte tampone (che inevitabilmente verranno calate sul tavolo per evitare l'euroexit della Grecia), il tutto per dare tempo ad eventuali altri governi del sud europa di appoggiarli nella lotta all'austerità (non li ho mai sentiti parlare di euroexit e figuriamoci di dissoluzione dell'Unione Europea), non sembra ne utile ne realistico se non altro per i tempi incompatibili con la sopravvivenza stessa del popolo ellenico.

    La vedo brutta in ogni caso, per loro, ma anche per l'Italia: se non ci sbrigheremo, anche noi potremo solo scegliere tra padella e brace e, ad oggi, le forze in campo non fanno neanche lontanamente sognare una mossa in scacco all'unione europea da parte italiana.

    Non riesco proprio a trovare un argomento o una notizia che possa sostenere il mio latente ottimismo.
    Nel nostro futuro vedo solo "Elisium" e, per dirla come Naomi Klein, solo "una rivoluzione ci salverà".

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2015 12:16

    La Grecia non ha capitolato per niente.
    Cerchiamo di farla finita con questo disfattismo impotente e guardiamo in faccia la realtà.
    Tsipras e Varoufakis stanno giocando una partita difficilissima contro un avversario molto più forte che per di più ha il sostegno di tutti i principali governi di Europa.
    Cosa volevate che facesse, che partisse in quarta mandando allo sbaraglio il proprio popolo?
    Comodo, vero? Tanto sono i greci quelli che pagheranno, noi stiamo qui a guardare...

    Adesso hanno guadagnato quattro mesi e non hanno ceduto su alcune questioni importanti; a fine giugno la situazione si ripresenterà tale e quale solo che si avvicinano le elezioni spagnole.
    Starà all'abilità e fermezza di Syriza riuscire a far presente all'Europa il rischio enorme di un'uscita dall'euro della Grecia, dopodiché la politica può fare fino a un certo punto: se il popolo greco sosterrà nelle piazze il proprio governo, se Podemos vincerà in Spagna tutti gli esiti saranno possibili altrimenti, se il popolo rimarrà silente, non ci saranno Tsipras, Varoufakis, Iglesias o altri politici bene o male intenzionati che tengano, la sconfitta sarà inevitabile.

    Fino adesso i greci hanno tenuto aperta la partita e obiettivamente di più non potevano fare.

    MGP

  • Anonimo scrive:
    21 febbraio 2015 12:54

    Da Paolo Barnard su C.D.C..:"Sono anni che lo dico, ANNI CHE LO DICO!, il Vero Potere ha pensato a tutto 70 anni prima di noi, i Trattati europei sono delle belve giuridiche da cui si esce solo STRACCIANDOLI. NON NEGOZIANDO."
    Effettivamente aver ottenuto di pagare i debiti con altri debiti non sarebbe un gran successo e, a lume di naso, Barnard arriva ad una conclusione estrema ma unica a permettere di uscire dalle "sabbie mobili" dei Trattati Europei.
    Altrimenti non vedo altre prospettive di salvezza per la Grecia ed anche per altri stati ormai invischiati nella melma paludosa di questa situazione dominata dai banchieri.

  • Alberto scrive:
    21 febbraio 2015 17:19

    Commentavo da un'altra parte quanto segue, come ipotesi strategica di una futura grexit.

    L'euro (parola di Monti) è nato per imporre i cambiamenti con la forza, con le crisi.

    Anche per uscirne, per liberarsi in tutti i sensi, ci vorrà una crisi. E' qui che per l'anello debole dell'euro (la Grecia) l'assenza del "piano B" può rivelarsi la sua vera forza.

    La logica è: noi siamo i più europeisti di tutti, tant'è che non abbiamo (a differenza della Germania) un nostro piano B di gestione del dopo-euro.
    Siamo "morti per Maastricht" (parola di Letta), ma non ce l'abbiamo fatta. Perchè non potevamo farcela, evidentemente. Questa è la prova provata del fallimento dell'euro-marco, perciò, a malincuore, non ci resta che mandarvi a fare in culo. Questo è il nostro "piano B". 4 mesi per strutturarlo in tutti i suoi dettagli. Sono pochi, ma sempre meglio di 4 giorni, stile Argentina.

  • Alberto Capece Minutolo scrive:
    22 febbraio 2015 09:58

    A me pare che Varoufakis fosse molto imbarazzato e che si sia dedicato a fare distinguo nominalistici. La mia impressione è che Tsipras e Syriza non abbiano un piano B, quello che Brancaccio invitava a pensare qualche fa e pensavano che la Ue avrebbe largheggiato nelle concessioni di fronte a un pericolo, implicito nelle cose e mai esplicitato come orizzonte politico programmatico, di una uscita della Grecia dall'area euro. Così non è stato perché a questo punto l'Europa preferisce sbarazzarsi di Atene piuttosto che rischiare il contagio che verrebbe da uno stop alla disgregazione dello stato sociale che il caso greco innesterebbe. Adesso non so come Tsipras intenda giocarsi i quattro mesi di clemenza, ma è chiaro che alla fine ci sono solo due soluzioni: o resa o uscita dalla moneta unica.

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