venerdì 21 dicembre 2018

ANDARE OLTRE MARX (2) di Mauro Pasquinelli

[ 21 dicembre 2018 ]


Segue dalla Prima parte

7) La dinamica storica degli ultimi tre secoli dimostra che l’imput che ha dato avvio alle rivoluzioni borghesi e proletarie era l’esistenza di un sovrano assoluto. Non ci sono state rivoluzioni in paesi democratici. Cio’ deve far riflettere chi ancora, leninianamente, si illude di fare la rivoluzione alla vecchia maniera giacobina in paesi in cui le classi dominanti hanno la possibilita’ e le risorse per comporre e smorzare il conflitto di classe distribuendo prebende, manovrando sulla leva fiscale e monetaria per spuntare le armi dei rivoltosi. Abbiamo assistito a rivolte (come quella del 68 o quella in atto dei Gilet gialli) ma non a rivoluzioni. L’accumulo di impressionanti ricchezze in mano alle classi dominanti fa pensare purtroppo che l’Occidente manterra’ ancora a lungo la parvenza di democrazia, il truffaldino gioco delle alternanze, riuscendo a frenare le rivolte prima che dilaghino in rivoluzioni. Cio’ che tiene in vita la “democrazia” e’ la lungimiranza brigantesca della borghesia e la sua enorme riserva di ricchezze succhiata ai poveri del mondo, da destinare furbescamente alla corruzione dei popoli e delle elite’. Ma quanto potra’ durare? La natura e non il proletariato sta presentando il conto! Affonderemo tutti in una graduale estinzione di massa, la sesta per l’appunto?

8) Non c’e’ movimento rivoluzionario nella storia che non abbia avuto impulso da una elite o da una minoranza organizzata e disciplinata. Ma non c’e’ rivoluzione vittoriosa che non abbia trasformato questa elite’ nel nuovo sovrano assoluto. Siamo alla paretiana “circolazione delle elite’” in cui le masse fanno da supporto a questa o quella minoranza organizzata senza mai dare l’impressione di prendere in mano i propri destini. La ragione e’ semplice: una minoranza organizzata e’ sempre piu forte di una massa di individui isolati. “Sovrano e’ chi decide nello stato di eccezione” scrive Schmitt. E’ facile constatare, ahime’, che nello stato di eccezione mai il popolo si e’ innalzato alle vette del sovrano. Lo hanno fatto solo minoranze che si sono appoggiate al popolo. Ci sono state elite’ piu’ o meno popolari (elite’ di santi o elite di briganti come le chiama Pareto) ma mai popoli-elite’, mai popoli che hanno dimostrato di sapersi autogovernare. Due eventi storici sembrano smentirmi: la Comune di Parigi e la comune di Barcellona del 1936. Entrambi pero’ durati pochi mesi e affogati in un bagno di sangue.

9) Sulla questione dello Stato e della conquista del potere politico Marx oscillo’ da un iniziale blanquismo-babuvismo cospirazionista (la dizione dittatura del proletariato e’ presa in prestito da Babeuf e Blanqui fino al 1871 era considerato l’anima e il cuore del comunismo francese) ad un piu’ tardo positivismo evoluzionistico. Egli paventa persino l’ipotesi, nei paesi piu’ avanzati, di una graduale conquista pacifica del potere politico per via parlamentare, senza il ricorso alla violenza armata. Engels con la introduzione del 1895 alle “lotte di classe in Francia” si spingera’ oltre e ne fara’ addirittura un vessillo: gli operai faranno il socialismo a colpi di maggioranze parlamentari. Poi ci lamentiamo dei Bernstein e dei Kautsky figli di questo strappo?

Ma torniamo a noi. Qui si mostra di nuovo una visione riduzionista dello Stato Borghese e delle potenzialita’ egemoniche della classe dominante. Lo stato era dipinto come un comitato di affari cresciuto dentro e ai margini del governo politico. Una sorta di guardiano notturno degli interessi dei padroni. Eliminato il guardiano, con la conquista del potere per via parlamentare o insurrezionale, il proletariato in quanto maggioranza e pilastro della produzione, (puo’ esistere il lavoro senza capitale ma non il capitale senza lavoro) avrebbe avuto strada facile per schiacciare la minoranza di oppressori invisi al popolo e instaurare il socialismo. Ma lo Stato borghese non e’ solo il governo politico e i suoi apparati repressivi. Non si riduce ai tre poteri. Ce n’e’ un quarto, un quinto etc etc. I tre poteri sono consolidati e fortificati dalle sue strutture egemoniche (scuola, mass-media, Chiesa, oggi televisione, internet, societa’ dello spettacolo, tecnologia, Nato, industria dell’intrattenimento e dello sport, grandi banche, coalizioni banditesche internazionali FMI, Banca mondiale, Trilaterale Bieldelberg etc) che sono altrettanti baluardi o cerchi concentrici che fanno dello Stato un “Capitalista collettivo” globale, ramificato e pervasivo. La novita’ radicale introdotta negli ultimi decenni complica ancora di piu’ il quadro. Si vanno infatti configurando governi politici nazionali succursali di superpoteri piu’ o meno segreti, piu’ o meno incappucciati, che hanno sede fuori dalle frontiere degli stati-nazione. Recidere i fili di questa sudditanza e de-connettersi espone i popoli e le nazioni ad una opera storica titanica, di una complessita’ e durezza enormemente superiori al passato in cui dominava un sovrano assoluto, che aveva un nome, un cognome, un domicilio con via e numero civico. Insomma la rivoluzione francese era una bazzecola al confronto dei compiti che attendono una rivoluzione in Italia e in Occidente!

10) Se le classi subalterne vogliono emanciparsi non e’ sufficente che si costituiscano in “classe per se” attraverso un partito (come? Studiando i testi sacri?) per dare l’assalto finale al cuore dello Stato; occorre che sappiano costruire elementi della nuova societa’ all’interno di quella vecchia, come ha fatto la borghesia nel feudalesimo, e il feudalesimo nel sistema schiavistico. Occorre che sappiano costruire un contro-potere, una contro-economia, un contro-stato, una contro-etica e una contro-cultura prima della rivoluzione! Che abbandonino lo spirito di delega in favore della partecipazione e del protagonismo attivi nella vita economica. Che sappiano radicare embrioni del socialismo nel capitalismo. Per dirla con Marx e’ necessario che l’economia politica del proletariato dia esempio di scardinare l’economia politica del capitale. Occorrono riforme strutturali come la riduzione dell’orario di lavoro, aumenti salariali, potenti sindacati, cooperative, imprese autogestite, reti auto-organizzate per la difesa dei beni comuni, la riappropriazione della sovranita’ nazionale e monetaria! Ma soprattutto e’ necessario che acquisiscano comportamenti, abitudini, stili di vita e di consumo alternativi e quelli dominanti. I comunisti potranno essere ostetrici che attenuano le doglie del parto solo se questi embrioni di comunismo si fanno storia attiva, movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente! Ogni rivoluzione del passato e’ stata uno squarcio della sovrastruttura che ha permesso a nuovi rapporti sociali consolidatisi nel vecchio ordine di fuoriuscire ed ergersi a rapporti dominanti. Da una insurrezione di affamati e disperati, puo’ emergere un “socialismo da caserma” retto da un sovrano assoluto, non l’autogoverno consapevole dei produttori.

Facile a dirsi ma duro a farsi, talmente duro da far tremare le menti e i polsi. . Cionondimeno questa e’ la porta stretta della storia che occorre superare, oppure apres moi le deluge diceva Luigi XV. Il socialismo non potra’ essere opera di una minoranza attiva che accompagna il gregge verso il sol dell’avvenire. Il socialismo o e’ opera del general intellect, della massa attiva che prende in mano i propri destini o non sara’! La minoranza attiva che accompagna il gregge puo’ solo ricostituire la vecchia caserma del socialismo reale. Nessuno nega la funzione storica delle minoranze attive ma esse dovranno essere deposte dallo scranno di demiurghi del reale, per essere indotte al servizio del bene comune e della giustizia sociale, elette e revocabili dal popolo.

11) Facile la conquista di uno stato borghese ridotto a comitato di affari, facile preannunciare la transizione verso l’estinzione dello Stato. Qui la teoria marxista langue, latita piu’ che altrove. Ma lo Stato non e’ solo apparato coercitivo al servizio della classe dominante. Lo Stato e’ piu’ complesso: e’ anche cervello di un corpo collettivo, garante della sua sicurezza e stabilita’. E’ sede di programmazione e di controllo della riproduzione dei rapporti sociali. Inoltre Stato e’ potere e dove ci sono collettivita’ e decisioni da prendere democraticamente, con maggiranze e minoranze, ci sara’ sempre un potere che le fara’ rispettare!

Le funzioni dello Stato rimarranno inevitabilmente anche in una societa’ senza classi iper tecnologica e iper complessa. Se esiste una societa’, esistono delle leggi, esiste un diritto. Dove ci sono diritti ci sono anche doveri. E dove ci sono diritti e doveri ci sono codici civili e codici penali, quindi tribunali e strutture repressive (spero non piu’ le carceri, basterebbero i lavori socialmente utili) . In nessun ambito del pensiero di Marx si evidenzia piu’ che in questo il suo utopismo di derivazione fourieriana. In fondo si puo’ leggere nel suo pensiero una visione innocente e iper-ottimistica dell’uomo, di sapore Roussoueiano; un ente generico ed universale portatore di bene, una specie di animale santo che una volta sciolto dalle catene della proprieta’ privata puo’ essere solo vettore di bonta’, disinteresse, altruismo e solidarieta’. Nella societa’ senza classi, secondo Marx, lo Stato si trasformera’ in amministrazione delle cose (sic! non degli uomini delle cose) e gli uomini saranno finalmente capaci di autogovernarsi senza piu’ la mediazione di sovrastrutture e istituzioni, senza piu’ il diritto. Domanda: cosa accadra’ a chi decidera’ di uccidere la propria moglie per gelosia? O a chi impazzisce? O a chi non vuol fare i lavori piu’ degradanti e in generale rispettare le regole che si e’ data la societa’? O si pensa che siamo tutti buoni, uguali e virtuosi, e una volta creato l’ uomo nuovo come modello tutti gli altri seguiranno a ruota il suo esempio?

12 “Da ciascuno secondo le sue capacita’ a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Questo il motto del comunismo ripreso dagli utopisti francesi. Chissa’ come mai quando si tratta di descrivere il comunismo Marx e’ pieno di remore, ma non si fa scrupolo a prendere in prestito concetti elaborati dai suoi esecrati utopisti, pervasi di ottimismo illumistico e razionalistico. Bene... secondo questo motto nella societa’ senza classi e senza Stato coercitivo ognuno fara’ cio’ che piu’ gli aggrada, cio’ di cui e’ capace e non ricevera’ in base al suo lavoro (come nella fase di transizione) ma in base ai suoi bisogni. E’ l’adagio del liberalismo classico! Con la riserva che oggi solo le classi borghesi possono permetterselo. Infatti chi e’ che fa cio’ che vuole e riceve secondo i bisogni? Il borghese che vive di rendita. Marx immagina un futuro in cui siamo tutti svincolati dalla necessita’ di lavorare piu’ di due o tre ore al giorno, la ricchezza scorre a gogo nel paese di Bengodi e le risorse naturali sono illimitate. Troppo ottimismo, troppa Hybris che oggi fa a pugni con un pianeta allo stremo, con risorse limitate ed esaurite, con Gaia prossima al collasso. Allora dovremo riscrivere sulla bandiera “da ciascuno secondo le sue capacita’ a ciascuno secondo le necessita’ razionali democraticamente stabilite”, nel rispetto della natura, degli animali, dei bisogni autentici, del bien vivir, del bene comune, di una frugale abbondanza collettiva. E’ vero, i bisogni culturali potranno essere coltivati e soddisfatti all’infinito! Ma solo se quelli materiali vengono limitati, razionalizzati spogliati dal manto di feticcio che la societa’ capitalista gli ha imposto.

(continua)

LA FRANCIA CHIAMA, L'ITALIA RISPONDE



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26 commenti:

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 17:25

    Sì, le minoranze organizzate...ma quando si dispone solamente di anziani pirla organizzati che si fa?

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 18:49

    Più leggo di Marxismo più divento parsimonioso nell'usare la categoria di "nemico".francesco

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 19:42

    Carissimo Mauro, perdonami se insisto. Sicuramente Preve Bontempelli e La Grassa non hanno detto e non diranno (i primi due daltronde sono anche deceduti) l'ultima parola sull'oltre Marx, ma pur nella diversita' delle loro analisi hanno dato la stura a decostruire il pensiero e la pratica marxista. Anche la tua ottima analisi deve molto alle loro riflessioni sul fallimento del comunismo storico novecentesco.

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 19:48

    Sulla questione Nazionale per es. e sulla necessita' di una sinistra patriottica, perche' non riconoscere che i compagni della rivista indipendenza ne parlavano gia' dal 1987 inascoltati e tacciati di rossobrunismo?

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 21:17

    Anziani Pirla organizzati?
    Vero. E' un dramma! Stento a credere che ho 54 anni, la stessa eta' di Lenin quando mori. Trotsky a 25 anni era gia' presidente del Soviet di Pietroburgo e l'eta' media dei dirigenti bolscevichi nel 1917 era 45 anni, con 20 alle spalle di lotte e di clandestinita'. Oggi i giovani italiani hanno 20 anni alle spalle di socialforum e i piu' anziani sono prossimi all'esaurimento e allo spaesamento!
    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 21:19

    Francesco non ho capito la tua battuta sul parsimonioso e sul nemico dopo aver letto di marxismo. Scusami ma sono ritardato a capire le battute!
    mauro P.

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 21:29

    Ho un debito di Riconoscimento verso Costanzo Preve che ho conosciuto e considero uno degli intellettuali piu' brillanti che ci ha portato in dono il marxismo in Italia negli ultimi 70 anni, insieme a Lucio Colletti, Danilo Zolo etc. Dal lui ho ripreso il concetto di classe intermodale. Non condivido tuttavia la reductio ad Hegelismus operata da Preve del pensiero di Marx. Quanto a La Grassa lo considero troppo fossilizzato in una concezione economicistica del marxismo. Di Bontempelli ho ammirato le sue antologie storiche e filosofiche per le scuole medie superiori, di grandissimo pregio e spessore, innovative soprattutto sulla storia delle civilta' mediterranee.
    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    21 dicembre 2018 21:33

    Sulla questione nazionale e rivista indipendenza.
    Prima ancora della rivista indipendenza la questione nazionale e' stata un cavallo di battaglia del Marxismo sulla questione Inglese e Irlandese, di Lenin contro la Luxemburg sul diritto all'autodecisione delle nazioni, di Castro e Che Guevara (Patria o muerte) e in genere di tutta la sinistra marxista terzomondista che va da Samir Amin a Giovanni Arrighi, da Andre' Gunther Frank a Hosea Jaffe.

    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 01:47

    No, scusa tu, Mauro, avrei dovuto citare a cosa mi riferivo, premettendo che trovo interessante e condivisibile il tuo articolo.

    "Non c’è movimento rivoluzionario nella storia che non abbia avuto impulso da una elite o da una minoranza organizzata e disciplinata. Ma non c’e’ rivoluzione vittoriosa che non abbia trasformato questa elite’ nel nuovo sovrano assoluto".

    Mi riferivo sia al fatto che non ho una visione organica di Marx (economista, filosofo o politico), ammesso ne esista una condivisa dalla maggioranza degli studiosi, e sia al fatto che il potere sembra aver corrotto gli "amici" di classe allo stesso modo in cui Marx ha sedotto i "nemici" borghesi.

    Per quanto sia "stretta la porta della storia", non dovrebbe essere trascurabile nemmeno l'ipotesi che schiacciata dal Capitalismo della rendita finanziaria la piccola e media Borghesia diventi la culla di una Controcultura per una Società meno rapace.

    Quello che temo di più, dello stato d'eccezione, è un proletariato completamente svuotato da ogni coscienza di classe ma pieno di spazzatura postmoderna hollywoodiana, e che va a caccia di comunisti, come fu in Indonesia nel 65.francesco

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 05:56

    Gentile Mauro, anch'io ho 54 anni, ho attraversato da militante politico di Democrazia Proletaria gli oscuri anni ottanta in direzione ostinata e contraria e ne ho pagato e ne pago le conseguenze in termini di lavoro e di scelte sentimentali. Mi e' stato sempre sulle palle Capanna, Russo Spena e Vinci li ho definitivamente schifati dopo lo scioglimento in Rifondazione. Per un attimo ho sperato in Maitan, ma si e' rivelato un inguaribile doroteo. A quel punto li ho mandati tutti affanculo e terminata l'esperienza della pantera ho incominciato a leggere Costanzo che ho conosciuto anch'io personalmente, dalla Passione Durevole alla quadrilogia delle edizioni Vangelista e a tutti i suoi scritti pubblicati da Punto Rosso, da Petit Plaicance, Arianna, ecc, fino alla sua morte. Mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto capire che l'impianto marxiano-marxista non funzionava, c'era bisogno di un cambio di paradigma, di un riorientamento gestaltico. Oggi e' molto gradevole leggere le cose che scrivi a differenza di un Fusaro che furbescamente ha utilizzato Costanzo per la sua carriera accademico-saggista. Spero di conoscerti in modo da confontarci sulla difficile situazione contemporanea. Una mera curiosita' ma sei un parente di Moreno?

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 09:08

    Nell'olimpo dei migliori intellettuali italiani di matrice marxista aggiungo, dopo Preve Lucio Colletti e Danilo Zolo (recentemente scomparso) Massimo Bontempelli, Lelio Basso, Galvano della Volpe, Cesare Luporini, i viventi Luciano Canfora e Tony Negri. Questo ovviamente non significa condividerne in toto la linea politica e le svolte analitiche!
    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 13:09

    Ciò che Marx ha azzeccato nelle sue previsioni è senz'altro la lotta tra capitalisti legata alla "legge di concorrenza", una lotta che inevitabilmente "proletarizza" i capitalisti più piccoli e deboli a vantaggio di quelli più grandi e forti.
    Ciò che invece mi pare non abbia profetizzato (...non sono un profondo conoscitore della "dottrina" marxista, quindi potrei anche sbagliarmi) è il fatto che a un certo punto le Élites che detengono il potere, in base ad una sorta di istinto di sopravvivenza, pur di restare "in sella", si sarebbero appoggiate addirittura ad una frazione dei lavoratori salariati, per la precisione quella costituita dai dipendenti del settore pubblico.
    Una scelta spiegabile con il fatto che quella frazione di lavoratori salariati (fatte ovviamente le dovute eccezioni) è quella più facilmente "addomesticabile" con privilegi e prebende varie (Renzi docet... Con gli 80 euro).
    Naturalmente il problema di fondo è la mancanza di solidarietà all'interno del popolo, sicché quelli che fanno parte della frazione "privilegiata e coccolata" se ne fregano di quelli che se la passano peggio, e ovviamente se ne fregano di qualsiasi ipotesi rivoluzionaria che metta in discussione i loro orticelli fatti di iphone da 1000 euro, abbonamenti senza limiti a internet, sedute in palestra, vacanze a Ibiza, ecc... Ecc... (In questo senso anni di propaganda edonista e individualista, hanno purtroppo sortito i loro nefasti effetti).

    Francesco F.

    Manduria (TA)

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 13:19

    Rispondo a Francesco che argutamente scrive:
    "Per quanto sia "stretta la porta della storia", non dovrebbe essere trascurabile nemmeno l'ipotesi che schiacciata dal Capitalismo della rendita finanziaria la piccola e media Borghesia diventi la culla di una Controcultura per una Società meno rapace.

    Quello che temo di più, dello stato d'eccezione, è un proletariato completamente svuotato da ogni coscienza di classe ma pieno di spazzatura postmoderna hollywoodiana, e che va a caccia di comunisti, come fu in Indonesia nel 65"

    Storicamente parlando quando la piccola borghesia impoverita si mobilita in assenza di proletarato o contro di lui lo fa sotto le bandiere di forze fascistoidi. Oggi la piccola borghesia e' la classe sociale che sorregge il governo gialloverde ed e' la piu' attiva nella resistenza (in Italia ancora pacifica, in Francia con le occupazioni) non al proletariato insorgente (come nel 1921 in Italia) ma alla rendita parassitaria dell'oligarchia multinazionale! Bisognerebbe chiederlo a Marx come mai oggi sulla prima linea del fronte anti-euro ci sono i ceti medi impoveriti e non il proletariato (completamente svuotato come dici tu)!!

    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 13:31

    Rispondo all'anonimo gentilissimo delle 5'56 che scrive
    "Preve mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto capire che l'impianto marxiano-marxista non funzionava, c'era bisogno di un cambio di paradigma, di un riorientamento gestaltico. Oggi e' molto gradevole leggere le cose che scrivi a differenza di un Fusaro che furbescamente ha utilizzato Costanzo per la sua carriera accademico-saggista".
    Condivido il tuo riorientamento gestaltico che e' simile al mio e che avrei compiuto anche in assenza di Preve! Non condivido tuttavia due aspetti del pensiero di Preve:
    1) la sua riduzione del marxismo ad una branca dell'idealismo hegeliano come se il pensiero di Marx non avesse segnato alcuna rottura di paradigma rispetto all'hegelismo
    2) Il suo approccio iper-critico alla filosofia che non traccia pero' una via di uscita dal capitalismo e ci lascia con l'amaro in bocca in una sorta di sospensione del giudizio!
    Su Fusaro concordo pienamente con la tua critica: si tratta di un personaggio molto colto ed arguto ma vertiginosamente attratto dalla sua immagine come nel ritratto di Dorian Gray di O. Wild solo che al posto dello specchio c'e' lo schermo TV.

    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 15:29

    Toni Negri e' intellettualmente disonestissimo alla stessa stregua di un Cacciari, due facce della stessa medaglia: la globalizzazione capitalista.

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 16:25

    Discutibile quanto si voglia, l'interpretazione neoheliana di Preve ha come minimo dalla sua, ed è un fatto di un certo peso, l'analisi filologica dei rapporti fra Capitale e Scienza della logica, che rende in ogni caso ben difficile un recupero di Della Volpe (vedi, ex multis, Fineschi, Marx e Hegel).

    Troppa carne al fuoco per discuterne nei commenti. Un'affermazione non può però essere accettata: Marx blanquista. Questa è un'invenzione interessata di Bernstein che non corrisponde affatto alla realtà. Draper ha dedicato un intero volume della sua (purtroppo incompiuta) eptalogia alla questione, sviscerandola in tutte le pieghe possibili (https://monthlyreview.org/product/karl_marxs_theory_of_revolution_vol_iii/): Marx blanquista non lo è mai stato, senza margine di dubbio.

    Va bene superare, ma conservando...

  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 17:11

    Rispondo all'ultimo anonimo su Tony Negri e Cacciari.

    Considero Cacciari un bravo storico della filosofia prestato al proletariato negli anni di Potere Operaio oggi integralmente votato al cosmopolitismo della upper class del finanz-capitalismo, l'intellettuale italiano piu' lucidamente avverso al progetto di un sovranismo patriottico e democratico.
    Non mi meraviglierei che sostenga Macron contro i Gilletgialli magari inquadrati nel populismo nazionalista.

    Tony Negri e' un marxista libertario a parole e uno Tsipras nei fatti. Cmq al contrario di Cacciari sostiene l'insorgenza dei Gilletgialli. Sul piano analitico fa parte di quella corrente del marxismo che ha stirato Marx in un senso opposto a Lenin, anti-elitario. Ha fatto del "General Intellect" e del "Comune" il piu' grande feticcio esistente, scabrosamente ideologico! Nel suo ultimo libro "Assemblea" si pronuncia per l'abolizione totale ed integrale della proprieta' privata in favore del Comune! E' di fatto un fautore del "cosmopolitismo" come Cacciari ma da punti di vista opposti. Filosoficamente lo definirei un positivista-evoluzionista fulminato sulla via del progressismo

    mauro P.



  • Anonimo scrive:
    22 dicembre 2018 18:17

    "Oggi la piccola borghesia e' la classe sociale che sorregge il governo gialloverde ed e' la piu' attiva nella resistenza"

    Non tutta la piccola e media borghesia scommette sulla natura anti oligarchica di questo governo, anzi; anche per me scommettere sulla dissimulazione di un soggetto che si dichiara e agisce come liberista e altreuropeista è un azzardo, ma questo è un altro topic.francesco

  • Andrea scrive:
    22 dicembre 2018 21:36

    Ottimi spunti di riflessione e discussione. Meritano un approfondimento e una lettura critica collettiva. Una domanda: perché nn consideri losurdo nel tuo elenco di marxisti autorevoli?

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 09:49

    Rispondo sulla questione dell'hegelismo di Marx e del suo Blanquismo sulla questione dello Stato.
    Non ho detto che Marx fu Blanquista. Ho scritto che Marx oscillo' tra il blanquismo e lo scritto di Engels del 1895 che fa a pezzi il blanquismo e apre la strada al Kautskysmo! Di blanquista aveva cmq la sottovalutazione del ruolo dello Stato e delle risorse auto-rigeneranti della borghesia!
    Marx Hegeliano? Di Hegel Marx aveva la massima stima e scrisse anche che nel primo vol del capitale civetto' con la sua dialettica dell'astratto e del concreto! Senza Hegel non ci sarebbe stato Marx, o meglio avremmo avuto un Marx piu' meccanicista ed empirista forse! Tuttavia ritengo che Marx abbia costruito un proprio paradigma interpretativo della storia originale e superiore a quello di Hegel. La quantita' si trasforma in qualita'. Se e' vero che le tre fonti e parti integranti del Marxismo sono Hegel, l'economia Classica e il socialismo utopistico francese non si capisce xke' dovremmo ridurre il Marx pensiero unicamente ad uno di questi, ad una variante dell'idealismo hegeliano, come fa Preve.

    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 10:35

    Posso fare art paretiano di risposta a Mauro e a suo meraviglioso scritto teorico ma impolitico su rivolta rivoluzione
    1) riv francese e russa non furono rivoluzioni ma colpi di minoranza, politicamente portate avanti da Napoleone e Stalin
    2) la democrazia liberale è paretianamente il regime piu illiberale e antidemocratico in quanto a differenza dal sovranismo narcotizza gli individui, neutralizza l'impulso politico e sociale, addormenta le coscienze
    3) analisi rivolta Reggio calabria, banliues, gilet gialli. Perche falliscono? Ermeneutica paretiana. Per vincere devono tradursi in golpe rivoluzionario di elite (ruolo militari?) non controrivoluzionario Pinochet, che butto giu comunque un sovrano socialdemocratico ma non assolutista come dice Mauro. Es Videla Gualtieri ecc non fu reazionario ma filosovietico e antiaNato antianglosassone e antiCina perciò oggi è demonizzato con desparesidos e campi morte
    una rivoluzione vera 79 Iran rivoluzione di tutto un popolo (occidentale peraltro! Persiani veri ariani popolo piu colto del mondo)

    Eos

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 12:18

    @M. Pasquinelli: Manca un’analisi dello Stato allo stesso livello di astrazione impiegato nel Capitale, che non è quello della politica concreta (altra confusione in cui fa precipitare l’avvicinamento al blanquismo). Avrebbe voluto scriverla, ma non fece in tempo. Questo è il punto, su cui effettivamente c’è molto da lavorare, ma che non ha niente a che fare col blanquismo, cioè una teoria cospirativa di minoranza seguita da una dittatura “educativa”, a cui Marx è sempre stato del tutto estraneo. Il senso degli interventi di Engels è quindi un altro.

    Non mi pare che Preve neghi l’originalità di Marx rispetto ad Hegel, tutt’altro. La comunanza che vi vede è quella di metodo, cioè di una scienza filosofica (almeno per quel che riguarda la critica dell’economia politica; il discorso sul materialismo storico è diverso), che è poi l’unico punto di vista con cui si può superare la fallacia naturalistica humeana. Tra l’altro si rischierebbe di perdere il legame fra Marx e la filosofia antica, che è fondamentale (es.: https://brill.com/view/title/32820). Se si vuole elaborare un punto di vista autonomo dal pensiero borghese, positivismo scientista, o nella migliore delle ipotesi liberalismo kantiano, non vedo altra strada. Che poi, incidentalmente, è anche quella più corretta sul piano della ricostruzione storica del pensiero marxiano, che è il punto da cui siamo partiti.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 14:51

    Rispondo alla interessante obiezione di Eos
    La rivoluzione Francese e Russa furono colpi di minoranze? Si e no. Le rivoluzioni giacobine guidate da minoranze attive per avere successo si realizzano in situazioni rivoluzionarie che presentano almeno 8 presupposti storici:
    1) Presenza di un sovrano assoluto che annulla ogni spazio di agibilita' democratica
    2) La classe dominante non riesce piu' a governare i conflitti sociali come prima e non dispone piu' di riserve di ricchezza per corrompere gli strati sociali inferiori
    3) Le classi subalterne vedono peggiorare le proprie condizioni di vita e non possono piu' tollerare il loro peggioramento.
    4) Le classi subalterne che in condizioni pacifiche si lasciano depredare decidono a quel punto di insorgere sotto la spinta di condizioni oggettive e soggettive. Ma devono aver creato preventivamente istituzioni di contropotere (come i Soviet) capaci di prendere il posto delle vecchie istituzioni statali.
    5) La minoranza attiva che guida l'insurrezione conquista il consenso della maggioranza attiva del popolo e la simpatia dei suoi settori passivi
    6) settori consistenti dell'esercito chiamati a reprimere l'insurrezione si schierano dalla parte dei rivoltosi
    7) Last But not least la minoranza attiva che guida l'insurrezione deve possedere una leadership carismatica temprata nella lotta e disposta a sacrificare la propria vita per la vittoria dell'insurrezione.
    8) La minoranza attiva dirigente deve a quel punto saper scegliere l'ora x dell'assalto al potere. Un giorno prima e' troppo presto un giorno dopo puo' risultare fatale.

    E' vero: solo in Francia 1789, Russia 1917, Iran 1979 si sono presentate queste condizioni in modo puro e cristallino. Cina Cuba e Vietnam presentano dinamiche differenti legate a gruppi guerriglieri che si costituscono in eserciti!
    Mauro P.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 15:39

    Ultimo anonimo su Blanqui delle 12.18
    Perche' non ti firmi con nome e cognome?
    Poi ti ricordo che Marx fino al 1869 definiva Blanqui come il cuore e l'anima del comunismo francese. Alla fine dei suoi anni cambio' opinione. La separazione da Blanqui, come sottolinea Lelio Basso e' confermata da una correzione apportata da Marx al suo 18 Brumaio. Nella prima edizione del 1852 si parlava di Blanqui e compagni, cioe' "i veri capi del partito proletario", " i comunisti rivoluzionari", con i quali costrui a Londra l'associazione, di li a poco sciolta. Pubblicando nel 1869 la seconda edizione del suo lavoro, le parole "i comunisti rivoluzionari" sono state soppresse. Marx cioe' ritirava a Blanqui questo riconoscimento che gli aveva attribuito in passato. Lelio Basso

    Ti ricordo inoltre che mutuo' dal precursore di Blanqui cioe' Babeuf il concetto di dittatura del proletariato. Qualcosa dovra' significare? Cmq se io scrivo che oscillava da un estremo ad un altro intendo dire forse che si e' trovato in una zona di mezzo, o che non e' mai riuscito a trovare la sintesi? Forse perche' le condizioni storiche di questa sintesi analitica non erano ancora mature?

    mauro p.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 19:46

    @M. Pasquinelli: Non mi firmo mai per evitare di personalizzare la discussione (e non mi pare di essere l’unico a farlo).

    Quel riconoscimento, assai comune all’epoca, attiene semplicemente alla tempra di Blanqui come rivoluzionario, per nulla alle sue idee politiche (il riferimento “al cuore e l’anima” è peraltro in una lettera a Watteau del 10 novembre 1861): Draper, pag. 131: “Marx’s personal view of Blanqui was that of a devoted and honest revolutionist of great moral integrity (called ‘purity’ or ‘virtue’ in the Blanquists’ own jargon). This view of Blanqui was, of course, very common and not limited to supporters: for this was a man of principle, incorruptible and faithful to his convictions. Instead of spending over thirty-three years in prison, he could have enjoyed lucrative posts by yielding to the men of power; and so he was a “fanatic” to those who did. More than merely a martyr, he was a model of revolutionary morality. Marx admired Blanqui in this personal sense.”

    La variazione nelle edizioni del 18 Brumaio discende con ogni probabilità dai rapporti nel frattempo instauratisi fra i blanquisti e l’Internazionale: “There was, apparently, some hope that the Brussels Congress of 1868, which saw the defeat of the Proudhonists on the issue of collectivization, would make the Blanquists more favorable. Writing to Engels, Marx noted that “Blanqui was constantly present during the Brussels Congress,” but this report does not seem to have been true. Despite the fact that, at that point, the International in France was growing rapidly under conditions of vicious governmental persecution, Blanqui rejected any relationship to a working- class mass movement as such—on the ground that it was not revolutionary enough. Thus he condemned his group to he an increasingly irrelevant sect.” (Draper, pag. 280).

    Effettivamente l’espressione “dittatura del proletariato” è connessa al blanquismo, nel senso che era un tentativo di trascinare i blanquisti sul *suo* terreno, quello di classe, usando un’espressione che potesse suonare loro familiare. Questa la conclusione di Draper, che per primo, e per lungo tempo da solo, ha censito tutti i loci del corpus marxengelsiano in cui l'espressione compare; tale ricostruzione, poi ulteriormente sviluppata nel volume che ho citato sopra, persuase sostanzialmente anche Basso (Socialismo e rivoluzione, pag. 196, nota 44): “Su questo tema tanto controverso, noi condividiamo in gran parte le opinioni espresse da Draper nel suo accurato e intelligente studio (H. Draper, Marx and the dicta torship of the proletariat in “Etudes de marxologie“, n. 6, 1962, pp. 5-73.) Secondo Draper l’espressione fu usata da Marx con lo stesso significato di quella più corrente di Herrschaft (dominio), ma con un’accentuazione polemica nei confronti di chi, come i blanquisti o altri, parlava semplicemente di “dittatura rivoluzionaria” e intendeva la dittatura di un comitato centrale o simile.”

    Poi sono ovviamente d’accordo che la questione del soggetto rivoluzionario in Marx sia tutt’altro che risolta (Preve parlava di un “punto cieco” addirittura tragico), ma questa non ha niente a che fare con un presunto blanquismo, per il semplice fatto che Marx non è mai stato blanquista.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2018 20:02

    Rispondo ad Andrea
    Perche' non ho inserito Domenico Losurdo tra i marxisti italiani piu' autorevoli?
    Voglio essere laconico: per il suo libro spazzatura su Stalin. Losurdo in nome dell'antimperialismo, di cui e' stato a tratti lodevole storico, ha giustificato i peggiori crimini di Stalin, presentandolo come "il grande statista sovietico che ha sconfitto il nazismo in Europa". Il suo libro e' un tentativo sconcio di riabilitare la figura di Stalin mettendo in ridicolo il rapporto "caricaturale" di Krusciov del 56 e le posizioni di Trotsky. E udite udite si fa forte del testo di un intellettuale in odore di simpatie fasciste come Curzio Malaparte il quale nel suo celebre scritto sul "colpo di stato" avalla la tesi che le grandi purghe furono la reazione giustificata ai preparativi di colpo di stato delle opposizioni antistaliniste nel PCUS.

    Solo quello di Katyn in Polonia e' presentato come crimine ingiustificato e infame mentre l'eliminazione di tutto il gruppo dirigente bolscevico e di due o trecentomila comunisti, con processi farsa e torture disumane, passa come una necessita' storica!

    Il suo determinismo dualista e giustificazionista (il mondo diviso in due blocchi o si sta da una parte o dall'altra) lo porta a classificare l'attuale Stato cinese come una sorta di baluardo dell'antimperialismo, uno stato socialista che ha avviato la sua Nep con Deng per liberarsi definitivamente dal colonialismo occidentale e affrancare milioni di persone dalla poverta'. Lascio a voi ogni commento!

    Mauro P.

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