giovedì 27 luglio 2017

DEVO CONFESSARVI UNA COSA di Marco V. Passarella

[ 27 luglio 2017 ]

Marco, compagno e amico che stimiamo tanto, non ce ne vorrà se "rubiamo" dalla sua pagina facebook questa sua amara riflessione. 

Contiene una dichiarazione che sa di resa che deve far riflettere e  che pur comprendendo non condividiamo. Che la sinistra politicamente corretta, compresa quella radicale, sia sia prigioniera di una visione globalista e cosmo-liberale, è fatto evidente. Ma che la situazione si oramai pregiudicata, al punto da ritenere che ogni discorso razionale sull'immigrazione diventi una pezza d'appoggio alle forze razziste e xenofobe, questo, almeno noi, non lo crediamo. E non abbiamo nessuna intenzione di farci spaventare dagli anatemi di una sinistra che ha divorziato dal suo stesso popolo.


«Devo confessarvi una cosa. 
Chi mi conosce un po', sa che ho sempre detestato la retorica multiculturalista della sinistra bene e che ho sempre aborrito (e criticato) quella sulla necessità economica dell'immigrazione. Questo non da ieri, ma da una quindicina d'anni almeno, quando molti futuri cripto-nazionalitari si facevano i dreadlocks e si ingozzavano di piadine al ragù al locale ristorante etiope. 

Avevo persino discusso, con un collega, la possibilità di dedicare uno scritto all'impatto dei flussi migratori sulle condizioni di lavoro e di vita delle fasce più svantaggiate della classe lavoratrice italiana. 

Avevo, appunto, perché qui viene la confessione: ho cambiato idea. 
Non sull'impatto dell'immigrazione, in realtà, ma sulla opportunità di spendermi su quel tema in quei termini. Ogni cosa detta al riguardo, devo infine prenderne atto, nella migliore delle ipotesi non serve a nulla e nella peggiore fa danni irreparabili, sdoganando i peggiori istinti xenofobi. 
Marco V. Passarella

C'è stato un tempo in cui ho pensato che la sinistra radicale in Italia si potesse salvare se solo si fosse recuperato il legame storico con il movimento operaio. Se, insomma, si fosse ripartiti da un'analisi delle condizioni materiali dei lavoratori salariati, dei precari e dei disoccupati, e dunque anche da un'analisi disincantata dell'immigrazione. 

Prendo atto che quel tentativo è fallito e che la polarizzazione del dibattito politico corrente (e dell'opinione pubblica) su dicotomie fasulle (euro sì o euro no, immigrazione sì o immigrazione no, diritti civili o diritti sociali, stato-nazione o Europa) lascia poco spazio, per il momento, all'elaborazione di un punto di vista autonomo del lavoro salariato. 

Perciò, torno ai miei modelli scalcinati e vi auguro buona fortuna, companeros, sperando di poter ancora chiamarvi così. Tanto ci rivediamo sulle barricate prima o poi. Di fianco o di fronte».
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17 commenti:

  • Anonimo scrive:
    27 luglio 2017 09:41

    Il più grande crimine contro l'umanità è stato commesso dalla sinistra italiana quando ha barattato la dignità dei lavoratori italiani con il business dei clandestini. In questo modo ha creato le condizioni affinché milioni di italiani finissero nella miseria più nera, mentre milioni di clandestini andavano ad ingrossare le fila dei parassiti e dei criminali presenti in questo martoriato paese.

  • Salvatore Genovese scrive:
    27 luglio 2017 11:03

    "EURO SI, EURO NO", sarebbe quindi una dicotomia fasulla?
    Siamo ancora a "L'EURO E' SOLO UNA MONETA"?
    Buonanotte.
    s.g.

  • Graziano Priotto scrive:
    27 luglio 2017 14:10

    Basta parlare di immigrazione? Ed invece sí, ma approfondendo.
    Un dibattito e soprattutto l'analisi dei fenomeni migratori è basilare e non se ne può fare a meno poiché sarà esattamente su questi temi che si giocherà il futuro della lotta fra capitale e lavoro in Italia, nei Paesi mediterranei ed in Europa.
    Se si teme che affermazioni o conclusioni possano essere strumentalizzate dagli xenofobi - fatto purtroppo scontato - allora lo stesso discorso e timore vale per tutto il resto: ci sarà sempre chi estrapolando una frase capovolge il senso di un'analisi che andava in opposta direzione.
    Occorre invece guardare al fenomeno in senso più ampio, e per cominciare dall'Italia, non bisogna dimenticare che c'è un massiccio fenomeno di emigrazione verso altri Paesi europei (Germania, Gran Bretagna ed in misura minore in tutti gli altri Paesi del Nord Europa, non esclusi quelli dell'est). Le migrazioni interne all' UE e dintorni (cioè Paesi europei come Svizzera e Norvegia che non fanno parte dell'infausta associazione con sede a Bruxelles) sono un fenomeno che tocca tutti gli Stati ed a tutti i livelli.
    Nell'attuale stadio di sviluppo del capitalismo la gestione della mobilità è divenuto il principale strumento di controllo e sfruttamento della forza lavoro, dalla dalla semplice manovalanza fino ai livelli più qualificati. Per intenderci con due esempi, dalle badanti polacche o ucraine che fuggono la miseria o la disoccupazione e arrivano in po' in tutti gli altri Paesi europei ai medici tedeschi vanno in Svizzera o in Inghilterra attirati da più alte remunerazioni.
    Se in precedenti stadi di sviluppo colonialista il capitale si limitava alla rapina delle risorse naturali nei Paesi invasi e sottomessi, ora questa rapina si concentra sulle risorse umane: l' appropriazione della forza lavoro qualificata è la strategia collaterale allo smontaggio dei diritti dei lavoratori ed alla mobilità obbligatoria derivante dalla "flessibilità" del mercato del lavoro.
    L'ingegnere italiano o spagnolo, la cui formazione a Stato e famiglia è costata intorno ai
    200.000 euro se emigra ad es. in Germania produce immediatamente alto plusvalore senza essere costato un centesimo allo Stato tedesco.
    Se a questa strategia si associa lo smantellamento delle industrie locali il quadro è completo. O quasi: occorre soltanto aggiungere che a sostegno di questa strategia di massimizzazione del plusvalore da parte delle multinazionali accorrono gli utili idioti che aborrono la difesa delle sovranità nazionali in nome di un illusorio internazionalismo" che altro non è che appunto il trionfo del capitale liberato da ogni controllo democratico dove ancora possibile, cioè a livello nazionale.
    Dunque i movimenti di persone e lavoratori - fenomeno sempre esistito - va analizzato non in astratto e con argomenti etici conditi da "buonismo" ipocrita (ai quali fa da controparte la xenofobia ignorante), ma sotto l'aspetto della lotta di classe e cioè delle manovre del capitale per utilizzare la mobilità ai fini di massima estrazione del plusvalore.
    Non bisogna poi dimenticare che in questa lotta, come in tutti i conflitti, anche la parte del capitale ha contrasti interni, lo si vede chiaramente dai tentennamenti dei partiti che si alternano al potere, ivi collocati di volta in volta dai settori del capitale che in quel momento hanno il sopravvento: e dunque da un lato in Francia il neoliberista Macron, fedele al diktat dell'UE "perinde ac cadaver" ma dall'altro la bocciatura della signora May in Inghilterra poiché non in grado di garantire gli interessi della city londinese. Non mi venga nessuno a dire che si è trattato di scelte degli elettori: hanno votato nell'uno e nell'altro caso i manipolati dai media, gli altri sono rimasti a casa rifiutando la farsa di un voto utile soltanto a legittimare scelte scontate.

  • pasquino55 scrive:
    27 luglio 2017 16:03

    Con vero piacere esprimo il mio benvenuto nel club dei neo pensanti a Marco V. Passarella. Prendere atto del fallimento della polarizzazione della fasulla dicotomia euro si o euro no, sovranismo si sovranismo no, immigrazione si immigrazione no, diritti civili o diritti sociali, Stato Nazione o Europa, lascia poco spazio (io ritengo che lo esclude) alla elaborazione di un punto di vista autonomo (rivoluzionario) dell’emancipazione del lavoro salariato e da tutto ciò che ne deriva e ricredersi (pur avendola sostenuta) non è certo una “resa” bensì dimostra tutta l’onestà e lucidità politica scevra da preconcetti ed ambizioni di primogenitura, tanto da dichiarare pubblicamente (non curandosi di possibili quanto probabili attacchi denigratori) di rivolgere lo sguardo politico verso altri lidi per la ricerca della risposta da elaborare per contenere e poi sconfiggere, come lui la definisce, LA VISIONE GLOBALISTA E COSMOLIBERALE DOMINANTE. Per tentare di ricostruire una reale e vincente opposizione vi è bisogno di uomini e donne che possono si errare (questo è umano) ma se e quando prendono coscienza di questo, siano in grado di cambiare e non perseverare (diventando diabolico).
    Pasquino55

  • Anonimo scrive:
    27 luglio 2017 17:04

    @Priotto:concordo con la prima parte del commento,ma come la mettiamo con i VENTUNO MILIONI di francesi che in un momento cruciale della lotta all'oligarchia eurista,dove si sarebbe potuto dare una spallata decisiva alla Troika, hanno scelto,secondo me consapevolmente,un pretoriano di quest'ultima?Non avevano nessuna pistola puntata alla tempia,ma soprattutto SAPEVANO CHI ANDAVANO AD ELEGGERE,altro che manipolazione mediatica,si è trattato di un voto "alla francese",una ennesima riedizione del "Fronte repubblicano"dato con il naso tappato ma CONVINTO,inutile girarci attorno.La stampa di regime si sa per chi parteggia, ed ha fatto il suo dovere,non così ha fatto chi aveva tutto da perdere in quelle elezioni avendo di fronte,finalmente, due candidati non sovrapponibili.La scelta peggiore è stata fatta,l'Olimpo,ancora una volta, acceca chi vuol essere accecato.Luciano

  • Anonimo scrive:
    27 luglio 2017 17:25

    Già. Quando provi a parlarne razionalmente si fanno prendere da un livoroso dogmatismo sinistrato e ti azzannano rabbiosi. Ringraziamoli, ci mostrano in fondo chi sono davvero.

    Il peggiore in questi giorni è tal dott. Incoronato Azzannà, uno che da' nomignoli a tutti, quindi non si offenderà (per fortuna o purtroppo) se ne inventiamo uno per lui.

  • Anonimo scrive:
    27 luglio 2017 18:17

    Ma gli immigrati che vengono a fare gli operai , le badanti , a lavorare nei macelli , nelle stalle , nei campi ecc.ecc. , sono forza lavoro o no ?

    Certo che sono forza lavoro .... O no ?

  • amaryllide scrive:
    27 luglio 2017 20:51

    certo che gli immigrati che lavorano sono forza lavoro. Lo sono come tutti gli italiani che lavorano. E quindi A MAGGIOR RAGIONE non ha senso parlare di "problema" degli immigrati. Un lavoratore non è mai un problema, il problema è sempre (l'italianissimo) padrone.
    Volete fare qualcosa di serio sull'immigrazione? Picchettate le imprese di chi assume extracomunitari "regolarmente" facendosi restituire a fine mese almeno metà dello stipendio (che deve risultare pagato regolarmente per mantenere il permesso di soggiorno) fuori busta, o li assume direttamente in nero. Perchè QUELLI sono i nemici, non certo i proletari immigrati.

  • Anonimo scrive:
    28 luglio 2017 00:18

    Ma gli immigrati o per meglio dire i"trasportati"qui per soddisfare la voglia di "cosmopolitismo"servo delle nostrane élite sempre a rimorchio di quelle americane e pronte a genuflettersi di fronte al potente di turno,come mai accettano condizioni di lavoro sottopagate ed ad ogni tentativo di protesta sono fra i primi a defilarsi sapendo benissimo che questo comporterà un arretramento delle condizioni di vita loro e degli autoctoni.Sono una "risorsa" per i lavoratori europei o per l'elite che ne auspica l'arrivo in massa? Vengono trasportati qui perché lorsignori insediati nei ranghi delle multinazionali sanno quanto sono docili ed ubbidienti e quanto la loro docilità colpirà in primis chi in questo paese ha lottato per quei diritti sociali che i cosiddetti immigrati considerano inutili abituati come sono ad ubbidire e a non rivendicare alcunché.Brava falsa sinistra con l'operazione a cui si è dato il falso nome di "profughi da accogliere"hai compiuto un capolavoro di ingegneria sociale che neppure il Terzo Reich era riuscito a fare.Complimenti a lorsignori e ai loro vassalli e lacchè.

  • Anonimo scrive:
    28 luglio 2017 09:40

    Anonimo delle 0, 18, é evidente che nessun proletario a nessuna latitudine nasce "imparato" in generale, né tantomeno dotato di una profonda coscienza di classe.
    Sta ai proletari che già ne sono almeno in qualche misura dotati aiutare a maturarla chi ne ancora é privo.
    E questo non si ottiene certo attaccandosi corporativisticamente alle proprie limitate conquiste di relativo benessere e ai propri limitati diritti e atteggiandosi come nemici verso i "nuovi arrivati" (che é precisamente ciò che, nel proprio interesse, vogliono i padroni, ovviamente).

    Ma non tutti gli immigrati sono privi di coscienza di classe.
    Ti sei già dimenticato del lavoratore africano immigrato, attivo nel campo della logistica, in prima linea nella lotta per i diritti di tutti e infatti assassinato col camion a Piacenza pochi mesi fa da un (per la cronaca e puramente per la cronaca italiano) lacché dei padroni?
    Un immigrato caduto nella lotta per i diritti e il benessere di tutti!

    Giulio Bonali

  • amaryllide scrive:
    29 luglio 2017 09:44

    quoto il commento di Bonali, e completo la sua risposta all'anonimo ricordando che non mi risulta affatto che la sua critica avrebbe un senso se, E SOLO SE, ci fossero stati proletari "italiani" che facevano uno sciopero generale al mese e il governo per farli stare buoni avesse fatto arrivare tutti insieme qualche milione di "crumiri" immigrati.
    Purtroppo non è affatto così, quando è stata fatta la madre di tutte le leggi di precarizzazione totale del lavoro, la Legge Treu, non alzò un dito nessuno. E allora i migranti erano un decimo di oggi, e la loro immigrazione tutt'altro che favorita dall'alto (https://it.wikipedia.org/wiki/Naufragio_della_Kat%C3%ABr_i_Rad%C3%ABs).
    E come ha giustamente ricordato Bonali, ce l'avessero gli italiani la coscienza di classe dei facchini di Piacenza, o dei neri di Rosarno, che sapevano benissimo quello che rischiavano a mettersi contro la 'ndrangheta!

  • Anonimo scrive:
    30 luglio 2017 01:51

    Allora viva il nuovo proletariato cosciente e multietnico che si dirige lancia in resta verso il sol dell'avvenire!Una domandina semplice semplice:che ne facciamo di quei vecchi rottami di proletari italiani senza storia(sic) che,ma guarda un po',hanno vissuto qui(che disgrazia vero?)e costruito un paese considerato da voi sinistrati non degno di essere neanche nominato e da emendare in quanto egoista è corrotto anche nei suoi strati più bassi?E allora viva l'internazionalismo proletario guidato dalle élites pronte ad accogliere le richieste di miglioramenti salariali(come no?!),affiancati dal nuovo lavoratore immigrato portatore di istanze rivoluzionarie!Devo confessare,parafrasando Passarella,che una tale prospettiva più che indignarmi,mi disgusta e mi rafforza ancor più nella convinzione oramai decennale che è proprio questa "sinistra"sedicente internazionalista la vera nemica delle classi dominate.

  • Anonimo scrive:
    30 luglio 2017 12:35

    Anonimo dell 01, 51

    Non hai capito proprio una mazza.
    Se sei uno sfruttato, allora spero che prima o poi aprirai gli occhi e supererai l' ideologia delle classi dominanti che (Lenin: Che fare?) é l' ideologia "spontanea delle classi sfruttate" (il tuo caso sarebbe una conferma decisamente plateale della tesi di Lenin).
    Se invece sei un servo devoto, un lacché degli sfruttatori, allora stattene pure con Salvini e la Meloni dalla parte opposta alla nostra delle barricate.

    G.B.

  • Anonimo scrive:
    30 luglio 2017 15:17

    Voi sinistrati invece avete capito proprio tutto!Bravi, tenetevi pure il vostro nuovo "proletariato"multietnico che oggi tra le vostre fila sa tanto di "moderno" e "progressista",non presentatevi però dinnanzi a qualche fabbrica chiusa e poi riaperta con alle dipendenze manodopera "immigrata"pronta per essere sfruttata,perché l'accoglienza temo non possa essere delle migliori.Ps.le lezioni su Lenin posso dartele io se vuoi e l'accusa di leghismo rivolgila a qualche vostro falso "internazionalista"(dei miei stivali).Passo è chiudo non ho voglia né tempo da perdere con chi è chiuso nelle proprie granitiche certezze(?).

  • amaryllide scrive:
    30 luglio 2017 16:36

    il "proletario" che crede alla propaganda razzista per cui il nemico è l'immigrato e non il padrone, non avrebbe comunque il QI per mantener il posto a lungo. E se mena chi prende atto della realtà, dimostra ad abundantiam di non aver argomenti.

  • Anonimo scrive:
    30 luglio 2017 18:31

    Il proletario dotato di coscienza di sè sa che è IL CAPITALE assieme ai suoi lacchè il principale suo nemico,non l'immigrato in quanto forza lavoro.Il proletario dotato di coscienza di sè sa che l'immissione forzata di manodopera a buon mercato è funzionale al progetto delle élites cosmopolite che hanno tutto l'interesse(proprio)a far diminuire drasticamente il costo del lavoro ed a eliminare ogni "laccio e lacciuolo)alla sua espansione.Il proletario cosciente di sè sa anche che tutta la retorica "internazionalista"serve a coprire tutto questo.In quanto poi al suo quoziente intelletivo non serve neppure dimostrare quanto sia infinitamente più elevato di molti "utili idioti"in servizio permanente al Capitale.

  • Fabrizio Marchi scrive:
    31 luglio 2017 14:26

    Lo stesso identico senso di scoramento lo provo anche io da almeno una quindicina di anni quando tento di sottoporre a critica l'ideologia femminista, mattone fondamentale dell'ideologia politicamente corretta, eretta ormai da tempo a Verità Assoluta, Inoppugnabile, Infallibile. Nell'era del trionfo del relativismo assoluto (altro mattone dell'ideologia politically correct) la reintepretazione femminista della storia e della realtà è diventato un tabù intoccabile, incriticabile. Una contraddizione in termini, in fondo, ma l'ideologia politicamente corretta e il femminismo in particolare, si fonda su quelle contraddizioni. Tutto e il contrario di tutto possono convivere. Sta di fatto che oggi chiunque osi anche solo avanzare una critica al femminismo viene immediatamente bollato come maschilista, fascista, reazionario, negazionista. In fondo è la logica dela scomunica, che c'è sempre stata in tutte le epoche e in tutti i contesti. Si colpisce la persona per colpire le idee. La contraddizione consiste nel fatto che l'ideologia politicamente corretta, per definizione, dovrebbe essere tollerante e aperta al confronto. Al contrario, è ancora più intollerante dlele altre. Il tanto sbandierato concetto di diversità viene interpretato a senso unico. Va bene solo la "diversità" che piace a talune/i. Le altre forme di "diversità" non sono tollerate...

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