domenica 22 gennaio 2017

AMERICA FIRST? DIO CE NE SCAMPI

[ 22 gennaio ]


POPULISMO IMPERIALISTICO 


Nel suo discorso inaugurale come Presidente di Donald Trump ha riconfermato profili e toni anti-establishment. Si è rivolto al ceto medio pauperizzato, ai lavoratori, ai disoccupati, alle zone più depresse del suo Paese. Poi ovviamente il refrain preferito: AMERICA FIRST! Piace il suo stile populista e anti-élite. Non vorremmo che lo stile faccia dimenticare la sostanza: l'appello sciovinista alla supremazia degli Usa è irricevibile. 


«Presidente della Corte suprema Roberts, presidente Carter, presidente Clinton, presidente Bush, presidente Obama, americani e gente di tutto il mondo: grazie.

Noi, i cittadini d’America, ci siamo ora uniti in un grande sforzo nazionale per ricostruire il nostro paese e per ripristinare la sua promessa per tutto il nostro popolo.

Insieme, determineremo il corso dell’America e del mondo per molti, molti anni a venire.

Insieme, affronteremo sfide. Affronteremo difficoltà. Ma porteremo a termine il lavoro.

Ogni quattro anni, ci riuniamo su questi gradini per effettuare il trasferimento, ordinato e pacifico, del potere e siamo grati al Presidente Obama e alla First Lady Michelle Obama per il loro gentile aiuto durante questa transizione. Sono stati magnifici. Grazie.

La cerimonia di oggi, tuttavia, ha un significato molto speciale. Perché oggi non stiamo semplicemente trasferendo il potere da un’amministrazione all’altra, o da un partito all’altro – ma stiamo trasferendo il potere da Washington, DC, e restituendolo nuovamente a voi, il popolo.

Per troppo tempo, un piccolo gruppo nella capitale della nostra nazione ha raccolto i benefici del governo, mentre il popolo ne ha sostenuto il costo.

Washington è fiorita – ma il popolo non ha partecipato della sua ricchezza.

I politici hanno prosperato – ma i posti di lavoro se ne sono andati, e le fabbriche hanno chiuso.

L’establishment ha protetto se stesso, ma non i cittadini del nostro paese.

Le loro vittorie non sono state le vostre vittorie. I loro trionfi non sono stati i vostri trionfi. E mentre loro hanno celebrato nella capitale della nostra nazione, c’era poco da festeggiare per le famiglie che sono in difficoltà nel nostro paese.

Tutto questo cambia – a partire proprio da qui e da ora, perché questo momento è il vostro momento: appartiene a voi.

Appartiene a tutti quelli riuniti qui oggi e a tutti quelli che stanno guardando da tutta l’America.

Questo è il vostro giorno. Questa è la vostra festa.

E questo, gli Stati Uniti d’America, è il vostro paese.Ciò che veramente è importante non è quale partito controlla il nostro governo, ma se il nostro governo è controllato dal popolo.

Oggi, 20 gennaio 2017, sarà ricordato come il giorno in cui il popolo ha ripreso nuovamente in mano il governo di questa nazione.

Gli uomini e le donne dimenticati del nostro Paese non saranno più dimenticati. Tutti vi ascoltano ora.

Siete venuti a decine di milioni per diventare parte di un movimento storico, come il mondo non ne ha mai visto uno prima.

Al centro di questo movimento c’è una convinzione fondamentale: che una nazione esiste per servire i suoi cittadini.

Gli americani vogliono grandi scuole per i loro figli, quartieri sicuri per le loro famiglie, e, per loro, buoni posti di lavoro.Queste sono giuste e ragionevoli richieste di un popolo virtuoso.



Ma per troppi dei nostri concittadini esiste una realtà diversa: madri e bambini intrappolati nella povertà nelle nostre città dell’interno; fabbriche arrugginite sparse come lapidi sull’orizzonte della nostra nazione; un sistema educativo inondato di denaro, ma che lascia i nostri giovani e meravigliosi studenti privi di ogni conoscenza; e il crimine e le bande e le droghe che rubano troppe vite e derubano il nostro Paese di tanto potenziale non realizzato.

Questa carneficina americana finisce qui e finisce ora. Siamo una sola nazione – e il loro dolore è il nostro dolore. I loro sogni sono i nostri sogni; e il loro successo sarà il nostro successo. Condividiamo un cuore, una casa, e un destino glorioso.

Il giuramento che faccio oggi è un giuramento di fedeltà a tutti gli americani.



Per molti decenni abbiamo arricchito l’industria estera a scapito dell’industria americana; sovvenzionato gli eserciti di altri paesi, consentendo nel contempo il tristissimo indebolimento delle nostre forze armate. Abbiamo difeso i confini di altre nazioni, rifiutando di difendere i nostri. E abbiamo speso trilioni e trilioni di di dollari all’estero, mentre le infrastrutture degli Stati Uniti sono cadute in rovina.

Abbiamo fatto ricchi altri paesi, mentre la ricchezza, la forza e la fiducia del nostro paese sono scomparse all’orizzonte.

Una dopo l’altra, le fabbriche hanno chiuso e lasciato le nostre sponde, senza un pensiero per i milioni e milioni di lavoratori americani lasciati indietro. La ricchezza della nostra classe media è stata strappata dalle loro case e poi ridistribuita in tutto il mondo.

Ma questo è il passato. E ora stiamo guardando solo al futuro.



Noi riuniti qui oggi promulghiamo un nuovo decreto, da ascoltare in ogni città, in ogni capitale straniera, e in ogni stanza del potere. Da ora in avanti, una nuova visione governerà la nostra terra. Da questo momento in poi ci sarà solo un motto: l’America viene prima. L’America viene prima.

Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, sull’immigrazione, sulla politica estera, sarà fatto per beneficiare i lavoratori americani e le famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalla devastazione di altri paesi che fabbricano i nostri prodotti, rubano le nostre aziende, distruggono i nostri posti di lavoro. Questa protezione porterà a una grande prosperità e forza.



Mi batterò per voi con ogni respiro del mio corpo – e non vi deluderò mai, mai. L’America tornerà a vincere, a vincere come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Ci riprenderemo la nostra ricchezza. E ci riprenderemo indietro i nostri sogni.



Costruiremo nuove strade e autostrade, e ponti e aeroporti, e gallerie, e ferrovie attraverso tutta la nostra meravigliosa nazione. Tireremo fuori la nostra gente dall’assistenzialismo e la metteremo di nuovo al lavoro – per ricostruire il nostro paese con mani americane e lavoro americano.

Seguiremo due semplici regole: comprare americano e assumere americano. Cercheremo amicizia e buoni rapporti con le nazioni del mondo – ma lo facciamo con la consapevolezza che è il diritto di tutte le nazioni il mettere al primo posto i propri interessi.

Noi non cerchiamo di imporre il nostro modo di vita a nessuno, ma piuttosto di farlo risplendere come un esempio. Risplenderemo come un esempio da seguire per tutti .

Rafforzeremo vecchie alleanze e ne creeremo di nuove – e uniremo il mondo civile contro il terrorismo islamico radicale, che verrà sradicato completamente dalla faccia della Terra.



Il fondamento della nostra politica sarà una fedeltà totale verso gli Stati Uniti d’America, e attraverso la nostro lealtà verso il nostro paese, noi riscopriremo la nostra lealtà reciproca. Quando apri il tuo cuore al patriottismo, non c’è spazio per i pregiudizi.

La Bibbia ci dice: “Quanto è buono e quanto è soave che il popolo di Dio viva insieme in unità”.

Dobbiamo dire quello che pensiamo apertamente, discutere onestamente i nostri disaccordi, ma perseguire sempre la solidarietà.

Quando l’America è unita, l’America è totalmente inarrestabile.



Non ci deve essere nessuna paura – siamo protetti, e saremo sempre protetti.

Saremo protetti dai grandi uomini e dalle grandi donne del nostro esercito e delle nostre agenzie di polizia. E, soprattutto, saremo protetti da Dio.



Infine, dobbiamo pensare in grande e sognare ancora più in grande. In America, noi capiamo che una nazione vive solo finché ce la mette tutta. Noi non accetteremo più politici tutti chiacchiere e niente fatti – costantemente a lamentarsi, ma mai a fare nulla di concreto.

Il tempo delle parole vuote è finito. Ora arriva l’ora dell’azione.

Non lasciate che nessuno vi dica che non si può fare. Nessuna sfida può essere più forte del cuore, della combattività e dello spirito dell’America. Noi non falliremo. Il nostro paese si svilupperà e prospererà di nuovo. Ci troviamo alla nascita di un nuovo millennio, pronti a svelare i misteri dello spazio, a liberare la terra dalle miserie della malattia, e a sfruttare le energie, le industrie e le tecnologie di domani.

Un nuovo orgoglio nazionale sveglierà le nostre anime, solleverà i nostri sguardi, e guarirà le nostre divisioni. È tempo di ricordare la vecchia saggezza che i nostri soldati non potranno mai dimenticare: che sia che siamo neri o marroni o bianchi, tutti noi sanguiniamo lo stesso sangue rosso di patrioti, tutti godiamo le stesse libertà gloriose, e noi tutti salutiamo la stessa grande bandiera americano.

E sia un bambino nato nella metropoli di Detroit sia nelle pianure spazzate dal vento del Nebraska, guardano allo stesso cielo di notte, riempiono il loro cuore con gli stessi sogni, e sono infusi con l’alito della vita dallo stesso onnipotente Creatore. Quindi, americani tutti, in ogni città vicina e lontana, piccola e grande, da una montagna all’altra, e da mare a mare, sentite queste parole: voi non sarete mai più ignorati.

La vostra voce, le vostre speranze, i vostri sogni definiranno il nostro destino americano. E il vostro coraggio, la vostra bontà e il vostro amore ci guideranno per sempre lungo il cammino. Insieme, renderemo l’America di nuovo forte. Renderemo l’America di nuovo ricca. Renderemo l’America di nuovo orgogliosa. Renderemo l’America di nuovo sicura.

E, sì, insieme, faremo di nuovo grande l’America».

* Fonte: Voci dall'estero
Traduzione di @Andunedhel



Grazie, Dio vi benedica e Dio benedica l’America.
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14 commenti:

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2017 11:11

    per first si intende prima l'america cioè i soldi dei contribuenti prima in america. poi solo poi se ne avanzano a salvare il mondo. Non l'america prima al mondo.
    il ritorno del grand old party cioè del partito isolazionista, andrebbe visto in modo positivo o volete il PD che ha fatto tutte le guerre di questo mondo ?
    e infine il capitalismo di stato penso sia meglio del capitalismo senza regole che ci hanno proposto negli ultimi 25 anni.
    questo passa il convento.

  • matteo scrive:
    22 gennaio 2017 13:51

    Penso anch'io che America First sia rivolto più all'interno che all'esterno.America first come prima gli americani,specialmente la gran parte della classe operaia che ha votato per lui per disperazione,visto che avrebbe votato in massa Sanders se l'entourage del PD non avesse imbrogliato le carte.Che poi mantenga fede alle promesse,questo certo è da vedere.Voglio segnalare un articolo di Fulvio Scaglione pubblicato su Megachip,nel quale si fa notare come la parola più usata da Trump sia "protezione",che economicamente si può tradurre come Protezionismo.Per questi motivi io sono moderatissimamente ottimista,soprattutto pensando a chi poteva essere il presidente al suo posto.
    PS.Anche se leggermente fuori tema,non posso evitare di esprimere il mio SCHIFO verso le anime belle ipocrite che stanno sgambettando per Waschington e altrove,coll'immacabile codazzo di baldracche dello star system,orfane di quello che i diritti delle donne libiche,somale,siriane e yemenite li difendeva ammazzandone a migliaia col conforto attivo della sua segretaria di stato.Forse le marciatrici allora non c'erano o se c'erano dormivano.

  • Milano(A) scrive:
    22 gennaio 2017 14:06

    Devo ammettere che "tifavo" Trump, ma non per tebermelo ma per far crollare gli USA. Le manifestazioni di ieri, le auto in fiamme e le bandiere nere che sfondavano le vetrine delle multinazionali sono un buon inizio. A quello bisogna guardare. Di piu'. Quello puo' ispirare anche l'europa. Come nei movimenti anni '60 o nel '99 dopo Sheattle. I riot negli USA possono suggestionare anche la gioventu' europea.
    Ben tornati black bloc.
    Grazie a Trump

  • Domanda per la redazione scrive:
    22 gennaio 2017 17:09

    Trovo questo post su Facebook, su un profilo di un anarchico. Voi che ne pensate?

    il mov noglobal che muore a genova nasce a seattle sostanzialmente con la battaglia di seattle e poi i vari vertici . Oggi in america sta nascendo un movimento antinazionalista e antisovranista e vedere piu' bandiere nere e azioni dirette fa ben sperare anche perche' la risposta livello internazionale se fatta sentire sia con presidi sotto le ambasciate usa e vedremo piu' avanti quando Trump fisicamente verra' farci visita .Se va come penso i movimenti sovranisti e nazionalisti che si sono infiltrati in diverse lotte ambientali e non verrebbero' di fatto cacciati e alcuni si sveglierebbero' dal torpore e pantano in cui si sono ficcati . Certi ci saranno i servi del sistema raccontare che i movimenti antitrump sono pagati da enti occulti ma credo sia il caso di ignorare questi personaggi questa volta .Quello che sta capitando in america secondo me portera' qualcosa di buono un vento nuovo .

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2017 20:49

    Meno male che c'è Trump sennò con la sinistra delle pezze al sedere non andavamo da nessuna parte.

  • Anonimo scrive:
    22 gennaio 2017 21:38

    beh se sono tornati i black blok è la dimostrazione che erano sono e saranno SERVI DEL SISTEMA.
    no perchè non so se i black blok se ne sono accorti, ma adesso c'è un presidente NO-GLOBAL alla casa bianca e si chiama donald trump.

  • Lorenzo scrive:
    23 gennaio 2017 00:11

    Caro Moreno, sai indicarmi un solo Paese sulla faccia della terra che orienti la sua politica estera alle vs. idealità antiimperialistiche?

    Se non c'è, fate i salti di gioia per l'apparizione di qualcuno che vuole rottamare la globalizzazione turbocapitalista, i neocons, l'eurodittatura, la NATO e restituire al popolo la sovranità che gli è stata sottratta.

    E che, anche qualora fallisse o venisse assassinato, avrebbe portato a galla tutti gli altarini dei dominanti e ci avrebbe regalato la speranza che l'impero a stelle e strisce si dilani in una spaventosa guerra civile. Altro che black block, qui ci sono fazioni avverse dell'estabilishment transatlantico che stanno arrivando ai ferri corti.

    Temo che la vs. pregiudiziale antifascista versi ormai in desuetudine conclamata.

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2017 15:23

    concordo totalmente coi qui sopra commentatori non-anti-trump.
    i black block? fra 30 anni siederanno al governo o nelle tv difendendo il sistema a spada tratta (ne abbiamo innumerevoli esempi).
    le baldracche coi cappelli fuchsia e gli artisti miliardari vadano a lavorare nelle risaie in cambogia.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2017 16:07

    Invece che disquisire su cosa voleva dire trump su first, sarebbe interessante approfondire cosa vuole dire la nato è obsoleta.
    a) che ritira unilateralmente i soldati dalle basi in europa.
    b) che i soldati delle basi in europa li devono pagare i paesi sul cui suolo ci sono le basi stesse.
    Questo mi pare interessante.
    E magari essere avanti rispetto a tutti i partiti politici (che non ne parlano) sarebbe cosa buona e giusta.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    23 gennaio 2017 16:50

    Caro Lorenzo, cari commentatori,

    abbiamo detto: meglio Trump che la Clinton.
    Le ragioni vi sono note.
    Stop.
    Non diventeremo mai ultrà di Trump, che resta a capo dell'Impero.
    E l'impero va considerato e le politiche valutate, non come fosse un qualsiasi stato o nazione ma, appunto come Impero.
    Ad esempio: Trump è cento volte più sionista e filo-israeliano che Barak Obama.
    Vi sembra un elemento di poco conto?
    Non che non lo è, essendo la questione la cartina di tornasole per decifrare la concezione geopolitica imperialistica della nuova Amministrazione.
    Le sorti di un bambino palestinese (e i suoi diritti) ci stanno più a cuore dell'operaio yankee.
    E francamente anche di quelle di Putin.

  • Ezio scrive:
    23 gennaio 2017 22:16

    Questa precisane della redazione fuga ogni dubbio: è la prospettiva per una rivoluzione popolare.

    Si puo' gioire per i problemi di chi esercita il potere, ma non si puo' sperare che lo eserciti in modo maggiore o con piu' consenso.

  • Luca Tonelli scrive:
    23 gennaio 2017 23:14

    Speriamo non vi stiano più a cuore anche di quelle degli operai italiani però

  • Luca Tonelli scrive:
    23 gennaio 2017 23:20

    Anche perché dalle sorti dell operaio yankee dipendono le sorti del bambino figlio dell operaio yankee.

  • m scrive:
    24 gennaio 2017 19:23

    Non è probabilmente sulla mia precisa lunghezza d'onda, ma la risposta della redazione ha il merito di chiarire alcune ovvietà che i commentatori, a partire dai soliti troll leghisti, fingono di non vedere: noi "tifavamo" Trump, sia per una sorta di tanto peggio tanto meglio, che crollino gli USA, sia perché in effetti la Clinton era addirittura peggio, e non avrebbe sollevato altrettante proteste.
    Bene dunque che abbia vinto Trump, ma bene anche le proteste. Lo "tifavamo" proprio per questo. Così come oggi tifiamo affinché le mobilitazioni sociali negli USA crescano e indeboliscano dall'interno la stabilità del principale polo imperialista del pianeta.
    Vi dovete mettere in testa questo cari leghisti commentatori: se vince la Le Pen può paradossalmente anche essere un "bene", ma noi DAL GIORNO DOPO, saremo con quelli che mobilitati dalla reazione antifascista sfasceranno parigi e nei mesi dopo con sindacati che la bloccheranno. Noi siamo rivoluzionari e lo saremo sempre. La vostra destra ci fa schifo. Alla peggio potete essere degli utili idioti in quanto create contraddizioni nella tendenza liberista dominante degli ultimi 35 anni.
    Lo ripeto: ben tornati black block.
    Poi non ho un cazzo da dire a chi vede dietro gli anarchici i soldi delle multinazionali (a cui sfasciano le vetrine) o un complotto dei rettiliani degli extraterrestri o di un grande vecchio liberista. Dovreste parlarne col vostro psicologo

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