lunedì 2 gennaio 2017

SUL DISCORSO PATRIOTTICO DI BEPPE GRILLO di Moreno Pasquinelli

[ 2 gennaio ]

Come chi ci segue sa bene, sono un critico severo del modo di pensare complottista, dell'ermeneutica dietrologica. Tra le diverse ragioni la prima è questa: che il chiodo fisso di scovare ciò che c'è dietro impedisce di vedere quel che c'è davanti, anche quando salta agli occhi, nella sua autoevidenza.
A volte non è infatti necessario scovare la verità alla spalle dell'apparenza. Non ce n'è bisogno allorché il tutto è nell'apparenza, quando l'essenza è la sua stessa esteriorità.
E' il caso del discorso svolto l'altra sera, 31 dicembre, da Beppe Grillo. 

In 15 minuti, ne ha dette talmente tante (e su altrettante ha taciuto) che ce n'è abbastanza per capire, ammesso che si voglia davvero capire, con COSA abbiamo a che fare, e dove la COSA pensi di andare a parare. Una cosa infatti noi abbiamo capito dal messaggio di Beppe Grillo, che questa COSA che è il Movimento 5 Stelle, essa per prima non sa dove voglia andare a parare, quale sia il suo telos.
E non lo sa perché questo fine ultimo semplicemente non c'è. E di un soggetto che non abbia uno scopo, non si può dire quale sia la sua essenza.

Un'esegesi puntuale del discorso di Beppe Grillo confermerebbe la prima impressione, che siamo alle prese con un patchwork di idee, di propositi, prima ancora che di posizioni politiche. "Grillo è un visionario" si dice, ed è vero, ma un visionario senza una sua propria visione del mondo, di una weltanschauung
Non si ricava ad esempio, dal suo racconto, se egli condivida davvero la narrazione postoperaista alla Toni Negri (o alla Jeremy Rifkin) sul futuro —l'apologia della cosiddetta "rivoluzione tecnoscientifica" che libererebbe l'umanità dalle catene del lavoro—, oppure se creda al verificarsi del suo opposto, che questa "rivoluzione", senza rovesciare il capitalistico modo di produzione, si risolverà in una vera e propria weberiana "gabbia d'acciaio". In una schiavizzazione raddoppiata, quello che Grillo ha definito "scenario apocalittico".

Perché Grillo si tiene pericolosamente in equilibrio sulla corda sospesa tra il paradiso e l'inferno? Egli sa che che non si sale al Regno dei cieli senza una rivoluzione totale, senza distruggere lo stato di cose presente, quello stato che senza una catarsi è solo aperto sull'abisso? 
C'è chi sostiene che ciò Grillo lo sappia, ma non può, non vuole dirlo, perché conosce altrettanto bene quale sia il segreto che spiega il consenso di cui gode la COSA, dal suo tenere esotericamente nascosto ciò che davvero è necessario. Di qui questo tenersi in bilico tra i mondi. Una situazione che certo non potrà durare a lungo. La crisi sistemica è infatti come il titano Kronos, che divora i suoi figli. O, per dirla diversamente, se Grillo è il profeta di questo popolo italiano che cerca una via di salvezza, egli è come il Giovanni Battista, il cui sacrificio è necessario affinché giunga il vero Messia.

O forse no, forse non si tratta di imbarazzo nel dire ciò che si pensa sia necessario, forse il profeta non porta seco alcuna profezia, forse è solo l'incapacità dell'indovino a leggere le sue stesse carte, per cui semplicemente non sa cosa sia necessario, quindi doveroso fare. Si spiega così la sconcertante e spiazzante affermazione:
«Ci sono varie cose che indicano la realtà, dipende dal punto di vista. La realtà è qualcosa di strano, politicamente ed economicamente: non si riesce a capire».
Che abbiamo allora? Che la COSA non può indicare una direzione alla realtà (ciò che presupporrebbe la capacità di trascenderla) poiché essa stessa è questa realtà, di qui il suo mero seguire il flusso, la corrente. Non si pone, la COSA, alla testa del popolo, ma alla sua coda. Qui si spiega il mantra molto sessantottino della "democrazia diretta", un alibi, prima ancora che un modello di decisione politica, per giustificare l'indecisione, per i più severi, l'ambiguità.

Davvero importante è il finale a sorpresa con Grillo ha concluso il suo discorso di fine anno: con un inusuale messaggio patriottico. Questa chiusa è il vero e proprio sigillo di quella che Grillo medesimo ha autodefinito "filippica di fine anno". 

Grillo mostra, semmai ce ne fosse stato bisogno, di saper captare (ciò che va a suo indiscusso merito) ciò che ribolle sotto la superficie, cogliendo il sentimento di riscatto nazionale che serpeggia tra le fila del martoriato popolo italiano. Alla stampa di regime non è sfuggito che egli ha fatto dell'appello patriottico il vero e proprio fulcro del suo messaggio politico. Bene, diciamo noi, perché così facendo Grillo ha tracciato una decisiva linea di separazione col nemico, con le élite culturali dominanti che fanno del cosmopolitismo eurista e anti-italiano la loro ragion d'essere.

Certo, la mossa di Grillo si spiega anche con l'esigenza di contenere e contrastare il salvinismo, che effettivamente va mordendo le chiappe a M5S. Ma il Nostro avrebbe dovuto dire allora cose chiare contro l'euro e l'Unione europea —che è il vero punto forte di Salvini, mentre il suo patriottismo non sarà credibile fino a quando capeggia quella storpia creatura che si chiama Lega Nord-Padania—, sulla necessità per il Paese della fuoriuscita. Non lo ha fatto Grillo, ciò che rende alquanto astratto e aleatorio il suo afflato italianista.

La maniera con cui Grillo ha descritto il proprio patriottismo, malgrado non abbia ceduto alla trappola nazionalistica, è alquanto incerta, contraddittoria, improbabile. Più ancora che le sue parole, esemplare è stata la gestualità: questo suo sventolare il tricolore in modo palesemente nervoso, quasi isterico. Anche qui si vede che la sostanza è nel suo stesso apparire. Non deve stupire, se si pensa che M5S è anche figlio dell'infatuazione per le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione —infatuazione che sarebbe tuttavia sbagliato, come fanno alcuni, leggere come adesione ai paradigmi neoliberisti.

Quanto sia improvvisata e debole la scoperta dell'amor patrio sta già in questa singolare affermazione:
«Ma il messaggio con cui voglio lasciarvi è l'orgoglio di quello che siamo. Siamo italiani. Io lo voglio gridare per la prima volta, anche se non sono un patriota nel senso letterale. Per me la Patria è la lingua, parlo italiano quindi sono italiano. Ma questo italiano dev'essere in tutto il mondo. Siamo i migliori cari signori, e lo dimostreremo, e noi siamo la sintesi, come Movimento 5 Stelle, dei migliori in Italia. Arrivederci».
No Beppe, la lingua è solo uno dei fattori che fanno di un popolo una nazione o, con le parole di Gramsci popolo-nazione. E poi, questo sbandierare che noi italiano saremmo i "migliori", riporta alla mente proprio quello che scriveva Gramsci nelle carceri fasciste:
«In Italia, accanto al cosmopolitismo e apatriottismo più superficiale è sempre esistito uno sciovinismo frenetico, che si collegava alle glorie romane e delle repubbliche marinaresche e alle fioriture individuali di artisti, letterati, scienziati di fama mondiale». 
Di qui «l'ammirazione ingenua e fanatica per l'intelligenza come tale», dell'ingegno italiano, il conseguente "nazionalismo culturale" —le cui radici affondano nei miti dell'Umanesimo e del Rinascimento— che rappresentò il tratto più caratteristico della casta degli intellettuali durante il Risorgimento e dopo. Quando Grillo afferma che siamo i "migliori" si dimostra erede di questa concezione folclorica della nazione tipica delle élite intellettuali italiane.

Non c'è bisogno, come sosteneva Mazzini, di alcuna vanagloria nazionalistica, di considerarsi "migliori", per sentirsi patrioti:
«La patria è una comunione di liberi e d'eguali affratellati in concordia di lavori verso un unico fine (...) La patria non è un aggregato, è un'associazione. Non v'è patria dove l'uniformità di quel diritto è violata dall'esistenza di caste, di privilegi, d'ineguaglianze».
La patria è quindi non solo un territorio (demos), è una comunità politica, una repubblica, ove alla democrazia politica e alla libertà corrisponde l'eguaglianza sociale. La nazione merita l'amore dei cittadini se e solo se il popolo è effettivamente sovrano, se è uno strumento per il bene comune e il progresso dell'umanità.

In questo senso questa Italia qui —questo Paese subalterno, ingiusto e decadente, governato da servi che hanno causato il suo declino che ne han fatto terra di razzia per potenze straniere, sottomesso al giogo di una classe dominante dissolutrice dello stato nazionale e che per patria ha solo il mercato mondiale e per suo Dio solo il denaro che intasca— non è la nostra patria, non merita quindi la nostra obbedienza. 

La patria che sentiamo nostra è quella che si immaginò dopo la sconfitta del nazi-fascismo, e che venne abbozzata nella Costituzione. Quella patria fu ben presto tradita e poi colpita a morte con l'avvento della "seconda repubblica". La patria di cui parliamo e per cui dobbiamo combattere non l'abbiamo alla spalle bensì davanti a noi. Siamo patrioti perché riconosciamo le nefandezze compiute in passato in suo nome, e ne sentiamo vergogna. Siamo patrioti perché siamo partigiani, ovvero raccogliamo della storia patria, i suoi momenti più belli, questi sì "migliori", che non sono tanto e solo nell'ingegno di pochi, ma anzitutto negli slanci rivoluzionari del popolo, nelle sue battaglie emancipatrici di portata, questi sì, universale.

Nessuna concessione quindi ad un patriottismo vacuo, impolitico, o peggio nazionalistico. Il patriottismo che rivendichiamo è politico, repubblicano, costituzionale.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Una cosa essenziale di cui non fate riferimento per capire oltre le parole è il significato di aprire il discorso mostrando una una pialla da falegname, come strumento che pochi ora sopratutto i giovani...è qui che ci fa capire il vero senso poi di tutto, semplificando dice tante cose e non sa bene quello che accadrà in futuro ma di certo prima ci sarà da utilizzare qualche "strumento" per ripulire tutta la merda presente...ed era rivolto sopratutto ai giovani che non hanno conosciuto ne rivoluzione ne la guerra.

Anonimo ha detto...

Io direi di più. Il mov dovrebbe cogliere la palla al balzo approfittando di un'altra mossa, sempre più scoperta, del regime: l'attacco alla rete. Sarebbe l'opportunità perfetta per aprire a tutta quella galassia di movimenti da parte di M5S.

Lo fara?

Anonimo ha detto...

Io penso invece che quello di Grillo sia stato un bel discorso
La sintesi perfetta di quello che sarà il mondo tra qualche decennio e della necessaria risposta da dare come opposizione
Tempo liberato dal lavoro, reddito di cittadinanza ....ma non erano i cavalli di battaglia futuristici di Marx, di quel Marx del frammento sulle macchine in cui profetizzava un futuro liberato dal capitalismo a causa delle stesse forze produttive che rompevano gli argini di rapporti di produzione antiquati?
Certo in 15 minuti Grillo non poteva parlare di tutto. Ma l'esempio della pialla e del digitale ci ricorda anche esso che il futuro non può essere solo la tastiera e il lavoro intellettuale perché questo rischia di creare dei mostri (l'apocalisse dell'intelligenza Grillo la chiama). Il futuro e' in una giusta mescolanza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Oddio ma anche qui non c'e' la lezione di Marx sulla fine della società del lavoro e della divisione tra lavoro manuale ed intellettuale!
Insomma Grillo ha tentato come è suo costume di volare alto. Altro che!
Non possiamo dire tutto al Nemico! LUI HA PARLATO A PIÙ RIPRESE nei comizi di annullamento del debito, di uscita dai trattati europei. Lo avrebbe dovuto ripetere? FORSE! Tra i tanti stratagemmi del pensiero cinese nelle regole segrete della guerra ci sono alcuni che fanno al nostro caso: solcare il mare all'insaputa del cielo, creare scompiglio a oriente per attaccare ad occidente, nascondere la lama dietro l'ironia, allentare la presa per poi stringerla. E' bene non dimenticarli mai. Grillo in questo è un maestro ed è l'unico che sa parlare al cuore del popolo.
Patriottismo si, Patriottismo No! ANCHE QUI ha saputo smarcarsi dal nazionalismo sciovinista basato su terra, sangue e razza. Inutile fare le pulci! Il messaggio è Arrivato!
Democrazia rappresentativa o democrazia Diretta? Il movimento come ponte levatoio che consente al popolo di dare l'assalto alla fortezza? Qui ci vedo un fare i conti con la degenerazione del bolscevismo e una apertura del discorso alle tesi libertarie E Luxemburghiane! MA NON E' BENE CONTAMINARCI CON QUESTE IPOTESI? O VOGLIAMO DI NUOVO RIPERCORRERE IL SOLCO DI VECCHIE IPOTESI DIRIGISTICHE GIACOBINE SOSTITUZIONISTE PARTITISTICHE CHE HANNO CONDOTTO IMMANCABILMENTE ALLA DEGENERAZIONE DI OGNI TENTATIVO RIVOLUZIONARIO?
Un elettore m5s

Anonimo ha detto...

Per il momento TINA, ignorando il ritorno di Vendola.

Secondo me i buoni propositi se non ispirati da una visione politica sono affidati alla sensibilità civico-democratica dei singoli;

I quali, pur facendo vita da casta a metà stipendio, ne sembrano adottare la stessa autoreferenzialità, quella che a parole propongono di piallare:
dopo la Raggi, che si fa consigliare un amico da un amico (un collega avvocato che indica un suo cliente magistrato, De Dominicis), Di Maio pesca tra i grand commis (Spadafora, cresciuto politicamente vicino a Rutelli e Pecoraro, poi un tentativo con la Boschi).
francesco

SOLLEVAZIONE ha detto...

Caro anonimo delle 12:46,

non mi è sfuggito il simbolismo della pialla con cui Grillo ha aperto il suo messaggio, ciò che mi faceva ben sperare sul presieguo.
Ahimé la cosa si è poi persa nell'effluvio di parole.
Non basta ostentare il simbolo della croce, va spiegato che sopra ci è morto Cristo, e il perché di quel sacrificio.
Se la lingua è addirittura cosniderata motivo sufficiente dell'essere italiani (e non è così), s'intende come minimo che il dono del linguaggio va utilizzato va utilizzato per esprimere idee, concetti, proposte.
Ma non era meglio che Grillo, invece di arrampicarsi su scoscesi pendii di deboli narrazioni avesse fatto un discorso politico sull'attualità? Che so? Che è stato vinto un referendum? che governo e parlamento sono illegittimi? Che occorre che i cittadini si mobiltino nelle piazze per mandare a casa "la casta"? Che M5S è pronto a governare e su che cosa vorrebbe governare?

Moreno Pasquinelli

SOLLEVAZIONE ha detto...

LA LEZIONE DI MARX

L'anonimo delle ore 21:04 scrive:

«Io penso invece che quello di Grillo sia stato un bel discorso
La sintesi perfetta di quello che sarà il mondo tra qualche decennio e della necessaria risposta da dare come opposizione...
Tempo liberato dal lavoro, reddito di cittadinanza ....ma non erano i cavalli di battaglia futuristici di Marx, di quel Marx del frammento sulle macchine in cui profetizzava un futuro liberato dal capitalismo a causa delle stesse forze produttive che rompevano gli argini di rapporti di produzione antiquati? (...) Il futuro e' in una giusta mescolanza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Oddio ma anche qui non c'e' la lezione di Marx sulla fine della società del lavoro e della divisione tra lavoro manuale ed intellettuale!»

Recita una, questa sì bella, canzone di Battiato:
«... e il mio maestro mi in segnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire»
Per dire che, certo, uno può trovare Marx nelle allusioni di Beppe Grillo, come può trovarlo addirittura in quel che dice Papa Bergoglio .. o Casa Pound.
Vi si trova tuttavia un Marx eviscerato, disossato, privato della sua sostanza, che in poche parole è questa: andare oltre il capitalismo, verso una società in cui i mezzi di produzione e di scambio siano nelle mani della collettività, non di una classe che li usa sfruttando i lavoratori per cavargli plusvalore, per ricavarne quindi profitto pro domo sua. Vi si trova insomma quel Marx addomesticato e buono per tutte le stagioni.

Ognuno può, del poliedrico Beppe, scegliere il lato che preferisce. Sbaglia a vedere solo il lato che lo aggrada, senza tener conto degli altri.

E comunque Grillo questo ad un certo punto ha testualmente affermato:

«Il tempo libero sarà 4 volte superiore al tempo lavorato. Che cosa accadrà fra 25 anni? Quanti milioni di persone saranno senza un lavoro, con un tempo liberato? Che cosa faranno? Saranno ansiosi? Milioni di depressi? “Cosa fai?” “Non lo so! Fatti i cazzi tuoi!” Saranno violenti? Non abbiamo la minima idea di come gestire flussi di persone di tempo libero di persone».

Ecco! "Non abbiamo la minima idea di come gestire flussi di persone di tempo libero di persone".

Altro che "visione" marxista. Siamo alla più dura delle anfibolie.

Moreno Pasquinelli


Rosanna Spadini ha detto...

Sbaglia chi si aspetta da Grillo un discorso di fine anno simile a quello di Mattarella o di un capo politico tradizionale che delinei un programma di governo chiaro e definito sulla risoluzione dei problemi del Paese. Il suo discorso deve concentrare in pochi minuti il percorso del MoV, dal passato al futuro, e l'affermazione di una nuova forma di democrazia, la "democrazia diretta" ... Grillo è maestro nell'arte della comunicazione emotiva ed empatica, sa benissimo che la comunicazione tv trasmette messaggi subliminali che penetrano nelle profondità della psiche, toccano le vie più intime dell'homo consumens, devono divertire e far riflettere allo stesso tempo lo spettatore, tirare le somme di un progetto politico e raccattare voti, perché senza di quelli non si va da nessuna parte. Quindi il suo discorso deve essere necessariamente diverso da quello propagandistico che ha tenuto tante volte dai palcoscenici dei vaffa, mentre il programma per governare il paese verrà a tempo e debito, così com'è arrivato a Roma, a Torino e negli altri comuni governati dai 5 stelle. Ma un altro aspetto molto interessante del video consiste nelle voci critiche di sottofondo, strumenti di disinformazione di massa della macchina del fango, che propaga fake news a 360 gradi, per demolire attraverso le bufale l'avversario del momento, che sta acquistando ulteriormente consensi nonostante tutto ... perché ?? per il semplice motivo che la novità assoluta del "populismo grillino" che propone la democrazia diretta e raccatta voti a destra e a manca, sta sbaragliano i vecchi partiti, e sta arrivando al governo del Paese. Dunque la casta è disperata e sta correndo ai ripari: censura sui social, riforma della legge elettorale, bufale mediatiche a quintali contro il MoV e trincee cementificate a difesa dei propri privilegi ... ma non credo riuscirà a fermare il vento del "populismo", che in questo momento della storia dell'occidente, sta spirando troppo forte.

Anonimo ha detto...

Trovo francamente penosi questi commenti. Del tutto inessenziali. Pasquinelli indica la luna e voi vedete il dito. Il fulcro del giudizio critico di Pasquinelli consiste nella sua declinazione del patriottismo, che mi pare formidabile come chiave di lettura per dare forma ad un populismo non solo democratico ma rivoluzionario, di massa. C'è dietro una lettura dell'Italia come nazione, della nostra storia, di quelle che chiama "nefandezze", e dei punti di forza per dare senso alla battaglia odierna, e un'identità alla nostra comunità. Qui mi pare siamo ad un livello alto del discorso politico mentre, con tutto il rispetto che si deve a Grillo, lì si vola davvero molto basso. Grillo sarà pure "maestro della comunicazione", ma come scrive Pasquinelli, se la comunicazione non è solo un che di estetico, deve veicolare idee, concetti, principi. E lo si deve fare con cognizione: ogni discorso deve avere un ordine, un contenuto di senso. Va bene il populismo, ma sempre tenendo conto che c'è un buon populismo e uno cattivo. Quello buono deve saper parlare a tutti, a destra come a sinistra, ai colti e ai meno colti, ma sempre deve avere profondità strategica, chiarezza programmatica, memoria storica, se poi ha eloquenza meglio ancora. Qualità che non ho visto nel messaggio di fine anno di Grillo. Anzi, ve la dico tutta: il messaggio in questione è stato uno dei meno efficaci, anzi tra i più mediocri. Grillo può fare molto meglio.

Anonimo ha detto...

Anfibolie????
Non pretendo certo da Grillo che faccia il marxista. Lui ha indicato un percorso il tempo liberato dal lavoro in Occidente. Come sara' riempito? Saranno gli individui liberati che liberamente decideranno come gestire il loro tempo. Non siamo noi oggi a decidere come irrigimentare il loro tempo libero, ne Marx lo penso'. La vera ricchezza lui disse non si misurera' in futuro con il tempo di lavoro ma con il tempo liberato da lavoro, in cui l'uomo potra' esprimere tutte le sue potenzialita' creative e il libero, sottolineo libero sviluppo di ognuno sara' la condizione per il libero sviluppo di tutti.
C'era nel discorso di Grillo sul non sapere come gestire tra venti anni flussi di tempo libero una sottile ironia del comico che non può essere giudicata con il metro del politico, della tattica e della strategia. La comicita' non si sanziona, non si irrigimenta negli steccati del programma. Grillo fa anche autoironia che non significa prendere per il culo di sé stessi, ma ridere della nostra pretesa folle di prevedere e irrigimentare il futuro.
Sul patriottismo. Ci manca solo che diciamo che per essere patriottici bisogna essere comunisti!! Non serve rispolverare Gramsci o Mazzini. Il patriottismo quando non è sciovinista è solo il giusto sentimento di riscatto di un popolo schiacciato da una o piu potenze straniere. Non c'e' un patriottismo di destra o di sinistra. Anche Al Qaeda a modo suo esprime il patriottismo del popolo arabo come oggi Casa Pound di quello italiano.
Elettore m5s

Anonimo ha detto...

@Anonimo del 3 gennaio 2017 17:03

Mi scusi, ma cosa ci sarebbe di essenziale nel ripetere le cose tra l'altro condivisibili già lette più in alto?

Per quanto mi riguarda, se Grillo preferisce restare allusivo sull'attualità politica, sui temi da lei ripresi dal post di MP, perché non gli si dovrebbe replicare in modo non allusivo sui limiti e conseguenze di questo atteggiamento?

Ripeto, quando si combatte contro qualcosa come la casta senza vedere e denunciare le ragioni politico-economiche-esistenziali-etc. che ne sono la causa vuol dire che quel paradigma, di cui quelle ragioni sono espressione, non si può, non si vuole o non si sa come cambiare. Saluti.
francesco

Anonimo ha detto...

E' vero o no che Grillo si pone come decisore di ultima istanza nel movimento?
Trovo disarmante che si tenda a coprire le sue scivolate POLITICHE col fatto che è un comico.

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