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sabato 30 gennaio 2016

IL REDDITO DI QUEL #CHE VI PARE di Fiorenzo Fraioli

[ 30 gennaio]

Fiorenzo Fraioli è tra i primi firmatari dell'Appello di P.101. In questo suo intervento stronca la proposta del cosiddetto "reddito di cittadinanza" in ogni sua possibile declinazione. Riprendiamo il pezzo dal suo Blog Ego della rete. Proprio in coda all'intervento c'è stato un primo commento critico che riteniamo valga la pena di rendere noto ai nostri lettori. Vedi sotto.
Sulla questione del "reddito di cittadinanza", anzi del "reddito universale", segnaliamo l'opinione opposta di un altro tra i fondatori di P.101, Simone Boemio. In effetti su questo problema la discussione in seno a P.101 in vista del congresso costitutivo, è aperta.

* * * 

La discussione sul reddito di dignità, alias di cittadinanza, alias minimo universale, alias#quelchevipare, è difficile perché le soluzioni proposte sembrano ovvie e umane: cosa volete che sia, rispetto al pil nazionale, assicurare un reddito di 500/mese euro a tre milioni di disoccupati? I conti sono facili:

Costo = 500*12*3.000.000=18.000.000.000=18 mld di euro

Cioè all'incirca l'1,2% del pil annuale.

E volete che non si possa spendere l'1,2% del pil annuale onde por fine a tante sofferenze e umiliazioni? In fondo, si argomenta, se in media ognuno rinunciasse all'1,2% del suo reddito, l'obiettivo sarebbe centrato. A me, che sono un insegnante, costerebbe a spanne un 500 euro l'anno. E che, non potrei rinunciarci?

Se poi si considera che la ricchezza non è equamente distribuita, il carico sulle mie spalle potrebbe essere addirittura minore. Ma allora, perché sono contrario?

Ovviamente non sono contrario all'idea che tutti abbiano un reddito! Sono contrario all'idea che si possa avere un reddito senza un lavoro. L'obiezione standard è che il lavoro è una merce scarsa. Ohibò!

Ma come, io devo lavorare fino a settant'anni e il lavoro è una merce scarsa? Se fosse vero, allora perché mi tengono a lavorare fin quando non schiatto? Scusate, non potremmo fare, che so, che io vado in pensione e, invece di dare l'1,2% del mio reddito attuale per i prossimi dieci anni, verso il 5% da subito e me ne vado in pensione all'istante? Mi starebbe bene anche il 10%! Invece di una pensione di 1500 euro ne prendo una di 1350, vado in pensione, e con la differenza si fa entrare in classe un giovane laureato! Lo capite che basterebbe interrompere subito il blocco del turn-over nella P.A. per riassorbire almeno la metà della disoccupazione? E lo capite che per fare una legge del genere non ci vorrebbe più tempo che per farne una sul reddito di #quelchevipare?

Poniamo che si metta fine al blocco del turn-over nella Pubblica Amministrazione: è così difficile capire che ci sarebbe un aumento della produttività? Volete mettere l'energia e l'entusiasmo di un trentenne, con la mia voglia di entrare in classe, alla mia età? Non è forse vero che i giovani sanno usare le nuove tecnologie meglio di noi vecchi? Non ne deriverebbe un aumento della produttività?

Ma allora, perché in tanti insistono sul reddito di dignità? Che cosa affascina tanto gli apologeti di questa soluzione? Quali recondite e inconfessabili ragioni si nascondono dietro questo profluvio di lacrimevoli argomentazioni in favore dei poveri che non hanno un lavoro, e quindi dignità? Costoro sarebbero buoni, e io uno stupido vecchio egoista? Davvero preferirei continuare a lavorare per altri dieci anni per un centinaio di euro in più al mese?

Io un'idea me la sono fatta. Tolti gli scemi che sono favorevoli al reddito di #quelchevipare perché così dice il loro partito (velo pietoso), gli altri li divido in due categorie:

  1. quelli che pensano che con i 500 euro al mese, un qualche altro reddito nascosto, e un minimo di frugalità, possono campare facendo quel che gli piace
  2. quelli che pensano che il "sistema" sia troppo forte per combatterlo, e dunque tanto vale allungare la mano per un'elemosina
Né gli uni, né gli altri, li sentirete mai chiedere a gran voce la fine del blocco del turn-over. I primi perché non gli conviene, iecondi perché capiscono bene che questa richiesta è contraria agli interessi del "sistema" e dunque sarebbe respinta, ragion per cui meglio tendere la mano: perché se combatti non otterrai nulla (e i poveri resteranno senza reddito) mentre, se accetti l'elemosina, avranno almeno il minimo vitale.

Dei primi non voglio nemmeno parlare, e mi rifiuterò di farlo anche nell'eventuale discussione. Siete avvertiti.

Dei secondi si può discutere. Magari hanno ragione: il "sistema" potrebbe essere così forte, così invincibile, che non ci resta altro che accettare le sue condizioni.

Poniamo che sia vero. Secondo voi il "sistema", una volta che sia passata l'idea che grandi masse di disoccupati possono essere tenuti buoni con l'elemosina, si fermerà? Oppure cercherà di aumentare il numero di coloro che vivono di elemosina, magari abbassandone tendenzialmente il valore? Considerate un altro elemento: aumentando il numero di coloro che vivono di elemosina si ottengono ulteriori obiettivi, tra cui:
  1. una diminuzione dell'impronta ecologica sul pianeta
  2. un più facile controllo politico
Insomma, una decrescita infelice, anzi infelicissima, e il rafforzamento della piramide sociale. 

L'alternativa, dunque, non è tra l'essere buoni o egoisti, ma tra il combattere adesso o domani. Che si debba combattere, prima o poi, è fuori discussione. Chi vuole il reddito di #quelchevipare è un vile, ma si potrebbe ribattere che chi non lo vuole ha il culo al caldo e fa il frocio con il culo degli altri.

La discussione è aperta. Però ricordate: prima o poi si dovrà combattere!

......................................................

La risposta di Leo Pistone

Caro Fiorenzo, possibile che non capisca? Non è che si deve rimanere a lavorare fino a settant'anni, anzi nelle condizioni attuali se ti lasciano farlo e la salute ti assiste puoi dirti fortunato. 
Ma solo allora ti riconosceranno una pensione, il che è ben diverso, e solo a patto che tu abbia avuto piena continuità contributiva.
Siccome però il mondo del lavoro attuale tende a espellere le persone molto prima, ecco che si tratta di un sistema efficacissimo per restringere quanto più la platea di chi ha diritto a percepire l'assegno pensionistico.
Tutti gli altri avranno versato a vuoto e potranno tranquillamente confrontarsi con la durezza del vivere propugnata da Padoa Schioppa.
E' questo l'obiettivo che oggi si prefiggono le sinistre? 

Riguardo ai tuoi calcoli, vedo che ti ostini a ritenere che i denari distribuiti per mezzo del reddito di base finirebbero in un buco nero.
Viceversa, si tratta della spesa pubblica dello Stato più efficace, proprio perché chi lo riceve lo spenderà fino all'ultimo centesimo. Causando nuova domanda, da cui più produzione, da cui più occupazione, da cui più gettito fiscale, da cui pressione minore e potenziale recupero del welfare.
Ovvero termine di una crisi senza fine, che è tale proprio in base alle esigenze del capitale.
Non a caso i paesi più in crisi della UE sono proprio quelli in cui non viene riconosciuto un reddito di base: Grecia e Italia. Possibile che si tratti solo di una coincidenza?

Chi osteggia il reddito di base pone spesso quale sua alternativa la piena occupazione.
Senza spiegare però:
- quali precedenti storici abbia, a parte la Germania nazista e l'Inghilterra durante la seconda guerra mondiale;
- come si realizza nel concreto la piena occupazione, a quali costi, in quanto tempo e per produrre cosa;
- soprattutto non si dice mai, nel frattempo che la piena occupazione va a regime, che fine fanno i milioni disoccupati ed espulsi in via definitiva dal mondo del lavoro, spesso dopo decenni di lavoro, insieme alle loro famiglie.

Chi osteggia il reddito di base sostiene inoltre che ne quadro attuale si tratti di uno strumento reazionario. Del resto è proprio un quadro simile quello che stiamo vivendo: l'ostinazione nel rifiutare ai milioni di espulsi dal mondo del lavoro e alle loro famiglie un mezzo di sussistenza e recupero del minimo di dignità rende forse questo quadro meno reazionario?

Un'altra delle ragioni più comunemente addotte per giustificare il rifiuto per il reddito di base riguarda il fatto che persino Von Hayek ne avrebbe riconosciuto la necessità, nelle condizioni da lui prospettate, molto simili alle attuali.
Ma allora, se persino l'iper-reazionario Von Hayek ne riconosce la necessità, ostinarsi a negarlo non pone automaticamente in una posizione persino più reazionaria rispetto alla sua?

Infine, il propugnare la piena occupazione in un quadro generale come quello attuale, che invece a causa delle esigenze del capitale si basa per definizione su un esercito di riserva sempre più folto ai fini dell'abbattimento dei salari, delle tutele e del welfare, e che ha tra principali, più rappresentativi e seguiti parametri economici il NAWRU, Non Accelerating Wage Rate of Uneployment e il NAIRU, Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment, somiglia da vicino alla posizione di quelli che vorrebbero cambiare le regole all'euro e all'Europa. La sola differenza è che gli assertori della piena occupazione sono ancora più velleitari. Infatti non si accontentano come i piddini di cambiare verso all'Europa: pretenderebbero addirittura di cambiare verso al capitalismo.
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8 commenti:

  • Fabio Parme Palme scrive:
    30 gennaio 2016 12:04

    Qui ce ne sarebbe da parlare un bel po, quando reddito di cittadinanza...ma meglio chiamarlo reddito di disoccupazione.
    E' una proposta e come tale va migliorata nella sua costituzione.
    1)Ad esempio anche io come molti altri con cui ne discuto pensiamo che il reddito non deve essere dato gratis, nel periodo in cui si ottiene questa assistenza si deve per 4-5 ore al giorno lavorare in attività sociali di supporto allo stato nelle varie mansioni in cui uno ha professionalità o in attività generiche di supporto sociale a meno che non si stia facendo corsi di aggiornamento e miglioramento per qualificarsi nel mercato del lavoro.

    2) va tolta la cassa integrazione che ha creato più danni che altro semmai deve essere limitata a pochissimi mesi in particolari tipi di industria

    3) va inserito un reddito minimo lavorativo questo significa che lavorando oltre ad avere contributi deve esserci un certo margine di convenienza

    Inoltre vanno incentivate tutte le forme di investimento e incentivi che creano lavoro o evitano dei grandi squilibri:
    Ad esempio:
    1) l'orario dei dipendenti va abbassato a 6 ore al giorno, disincentivando gli straordinari e compensando in parte i contributi sia con i soldi della cassa integrazione, poi essendoci meno disoccupati ci sarebbe meno necessità di reddito di disoccupazione e se necessario anche un ritocchino alla tassazione ai redditi più alti e sopratutto alle rendite finanziarie.

    2)Investimenti ciclici pubblici per il miglioramento d'adattamento delle infrastrutture-ambiente-cultura

    3)Assoluto controllo dei capitali di aziende e persone che producono in Italia che producono e guadagnano in Italia e pagano le tasse all'estero.


    Insomma uno può o non può condividere questa forma d'assistenza ma ancor più io non comprendo in nessuna maniera l'essere ridotti ad dei reietti come sempre più sta accadendo.
    Insomma uno può o non può condividere questa forma d'assistenza ma ancor più io non comprendo in nessuna maniera e ne sono stufo di vedere persone ridotte a dei reietti come sempre più sta accadendo, elemosinando fra famiglia amici e quel poco che resta di stato sociale o altruismo.

    Chi ha un posto pubblico con soldi che arrivano sempre tutti i mesi e diverse garanzie in più rispetto a tutti gli altri farebbe bene in questo momento storico umilmente a lamentarsi un po di meno e dare una mano, perché se vogliono provare c'è un mondo fantastico pieno di opportunità che li aspetta fuori e tanti altri pronti a prendere il loro posto.

  • chiunque scriva ciò che vuole scrive:
    30 gennaio 2016 14:46

    Pro o contro il "reddito di cittadinanza": sia Fraioli che il suo opponente hanno argomenti validi ma non toccano la radice del problema, che non è in primo luogo se lo Stato deve concedere un reddito a chi non ha lavoro, ma A QUALI CONDIZIONI. Il termine "reddito di cittadinanza" lo trovo estremamente sconveniente poiché si offre a tutti i tipi di critica ignorante a buon mercato (del tipo "...allora diamo anche il diploma o la laurea di cittadinanza, manteniamo i lavativi, panem et circenses," ecc.).
    Una repubblica "fondata sul lavoro" se non riesce a garantire a tutti un lavoro viene meno al proprio elemento costitutivo e quindi deve compensare la propria incapacitá - dunque reddito di disoccupazione. Ciò significa che oltre a doverosamente garantire i mezzi di sussistenza a coloro che non trovano occupazione, deve impegnarsi in primo luogo a creare le condizioni per ridurre il numero di disoccupati.
    Personalmente sono contrario ai regali da parte dello Stato, poiché è fin troppo facile e gradito al Capitale veder aumentare l'esercito di riserva con uno strumento quale il "reddito di cittadinanza". Ad esempio conosco bene (sono cittadino tedesco) le riforme "Harz IV" in Germania, che sono di fatto un "Reddito di cittadinanza", scientificamente articolato e connesso con altre riforme (integrazione dei redditi minimi, ecc.), un meccanismo fortemente sostenuto dall'associazione degli industriali, poiché collegato alla facilità di poter precarizzare il lavoro, aumentando la flessibilità dell'impiego e addossandone i costi allo Stato (e quindi al contribuente) per produrre a quei prezzi concorrenziali che hanno favorito l'economia tedesca ma messo in ginocchio tutti gli altri Paesi dell'area euro.
    Certamente in un sistema capitalistico è impossibile garantire la piena occupazione (già era difficile nei Paesi del cosiddetto "socialismo reale" ed infatti si creavano impieghi fittizi per edulcorare le statistiche). Ma anche nei sistemi capitalistici è possibile intanto tenere a bada le brame più sfrenate del Capitale e con leggi intelligenti incentivare l'occupazione e disincentivare la precarietà dell'impiego.
    Chiaramente ciò può essere realizzato soltanto con un grande impegno di investimenti statali: ad es. in Italia il solo risanamento degli edifici scolastici fatiscenti assorbirebbe tutta la disoccupazione e forse non basterebbe. Ma ovviamente per una tale strategia di finanziamento non dovrebbero esserci ostacoli al debito pubblico (che potrebbe essee finanziato col risparmio interno): una volta rimessa in moto, la macchina dell'economia produrrebbe esattamente quello svilupppo desiderato, con tanto di recupero fiscale e riduzione del debito pubblico nel tempo. Cioè all'incirca l'identico effetto del "reddito di cittadinanza", con in più il risanamento degli edifici scolastici - per restare nell'esempio - e la differenza non mi sembra poca!
    Ma ... anche questo resta un discorso teorico finché si resta nell'euro: senza sovranità monetaria in effetti resta unicamente il "panem et circenses" ... e anche questo soltanto fin che ce n'è.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    31 gennaio 2016 00:11

    Più che di esercito industriale di riserva dovremmo parlare di esercito di consumatori di riserva; agli industriali interessano i consumi e redistribuire solo a spese della quota salari diminuisce la propensione al risparmio ed aumenta quella al consumo.

  • Marco Giannini scrive:
    31 gennaio 2016 22:38

    E basta con le panzane di Fra' Ioli.
    1) La riforma Hartz ha creato poveri perché non fu accompagnata da UN SALARIO ORARIO GARANTITO.
    2) Dove c'è abbinamento Salario Orario + RDC diminuisce l'esclusione sociale.
    3) Ditelo a un disoccupato che lui vuole un lavoro e vi risponderà "certo ma senza quello voglio almeno un reddito".
    4) E' falso che il salario orario garantito provochi appiattimento verso il basso dei salari.
    Gli studi dimostrano che i sindacati si concentrano ad estendere la platea dei contratti collettivi avendo di base un salario orario a coprire tutti.
    5) Il RDC del M5s (che è un reddito minimo garantito) offre un lavoro NON DEMANSIONANTE (3 PROPOSTE IN 3 ANNI). E se questo lavoro (essendo una piena occupazione mascherata) non è produttivo?
    Pace e bene signori...dopo 70 anni di ideologia della produttività se il paese avrà molti lavori di "cittadinanza attiva" (cioè finalizzati al benessere non al PIL) ben venga. Meglio il benessere del PIL ad ogni costo.
    ps:
    Chiedete a un disoccupato cosa ne pensa dei pensionati e dei dipendenti pubblici che dicono " ma no amico mio! Tu non vuoi un reddito tu vuoi un lavoro...e se il lavoro non ce l'hai aspettalo anche 100 anni " ... (tanto ti mantiene l'ammortizzatore sociale cioè la pensione di qualche parente e poi la miseria è bella perché serve al potere per terrorizzarti così accetti tutto).
    Cari "colleghi" di Sollevazione...anziché scagliarvi contro il RDC per sembrare radical chic e colti (peraltro non cito il mio saggio che mostra le fonti di tutte le cose che ho scritto e sono DATI INCONTESTABILI non opinioni)...prendetevela con l'assenza di reddito cioè con l disoccupazione dicendo "il RDC non è negativo ma noi vogliamo la piena occupazione quindi se mettono il RDC siamo favorevoli ma non ci basta"...come a dire "prima vi salviamo col RDC poi vi diamo anche di più"...è una assurdità non capire che un passo avanti non è un passo indietro anche se non è il passo avanti finale.

  • Giovanni scrive:
    31 gennaio 2016 22:51

    La contrapposizione fra il reddito di cittadinanza e lo sblocco del turn-over nel pubblico impiego la trovo davvero infelice. Il RdC può avere una carattere regressivo e i dominanti vogliano quello ma qualche provvedimento è necessario e lo stesso Fraioli mi parve più possibilista quando mi rispose: Concordo, la definizione di reddito di cittadinanza come (transitoria) "tessera annonaria" è corretta. Però il m5s dovrebbe dirlo. Al riguardo un altro blogger critico è meno perentorio nel rifiutare ogni misura ed evidenzia un punto importante nel discernere: le condizionalità. Inoltre quello che tutti hanno in mente è l'indennità di disoccupazione (che indennizza il danno della negazione del diritto al lavoro) che è cosa ben diversa dal sussidio che si basa su criteri di povertà (che è un altro aspetto molto critico della proposta M5S).

    Lo sblocco del turn-over nel pubblico impiego beneficierebbe solo una parte e in maniera fortemente discrezionale (vogliamo mica scordarci del borghese piccolo piccolo che cerca di piazzare il figlio), tutti gli altri dovrebbero sperare solo nel trickle down? Una posizione che idealizza un passato, non certo privo di forti ingiustizie, che fu reso stabile anche dall'esistenza della grande industria privata (i cui i lavoratori erano meno tutelati rispetto a quelli del pubblico impiego che è sempre stato un mondo a parte, la mia famiglia ne sa qualcosa) sviluppatasi in un periodo di forte crescita che noi non avremo, anzi avremo una progressiva destabilizzazione della globalizzazione. Questa posizione mi sembra nostalgica e dogmatica come quella di certi gruppettari, sembra quasi cantare: bandiera tricolore che trionferà, viva il sovranismo senza indennità (di disoccupazione). Inoltre è divisiva, stiamo assistendo alla progressiva formazione di un terzo stato e si pensa di unificare le lotte con quella che è di fatto una rivendicazione di categoria? Ricordi i forconi? Sono riusciti a mobilitare il mondo del lavoro? Certo che no. Davvero inappropriato, smettiamo di fognare per favore. Serve una proposta che abbia carattere più universale, la MMT ci ha provato nonostante tutti i limiti della sua divulgazione miracolistica e comunque liberomercatista.

    Allora cosa fare? Consentimi uno slogan: trovare lavoro deve essere facile come iscriversi a scuola. Proseguo con un esempio: un grande ipermercato di prodotti elettronici chiude perché altre grandi catene hanno aperto, i commessi sono nei guai perché perdono il lavoro e le altre catene non hanno alcun obbligo di assumere gli impiegati licenziati, scatta la competizione fra poveri per il lavoro. Facciamo in un altro modo, si crea un ente statale di categoria a cui ogni potenziale lavoratore generico si iscrive, da quando si iscrive percepisce uno stipendio base. L'ente provvede ad allocarlo in base alle varie richieste incassa lo stipendio e lo trasferisce al lavoratore (se il datore non paga lo rialloca il mantenendogli lo stipendio base nella transizione). Questo renderebbe uguale il commesso del grande centro e quello del piccolo negozio di quartiere, ed entrambi tutelati al pari dello statale. Certo occorre un complesso sistema di regole per governare tutto ciò, il piccolo commerciante ha bisogno di una maggiore flessibilità rispetto al grande centro commerciale, le persone devono anche potersi scegliere fra loro ma bisogna anche assicurarsi che nessuno abusi. Io non voglio scrivere qui le regole in dettaglio, non ne sarei capace, ma solo illustrare una ipotesi che renderebbe lo stato protagonista di primo piano nella gestione del lavoro. E' Brancaccio che parla di stato come datore di lavoro di prima istanza e dice che si tratta di un problema di pianificazione, ma non so bene cosa intenda lui io ho solo fatto una ipotesi.

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    1 febbraio 2016 11:58

    Marco Giannini mi ricorda quel "sofisticato lord anglo-scandinavo capitato per caso in un mondo di trogloditi", di previana memoria. Giannini afferma che "La riforma Hartz ha creato poveri perché non fu accompagnata da UN SALARIO ORARIO GARANTITO, e io gli rispondo che dalle mie parti si usa dire: "se mio nonno c'aveva cinque palle era un flipper".

    @Giovanni: un conto è la tessera annonaria come misura straordinaria, introdotta ovviamente da un governo di unità nazionale per uscire da una situazione disastrosa, altro è proporla, stando all'opposizione, come misura strutturale, per di più motivandola con l'argomentazione luddista della tecnologia che distrugge posti di lavoro. Nessun progresso tecnologico può essere preso a pretesto per giustificare una diminuzione del monte salari, né attraverso la riduzione dell'occupazione né come compressione dei salari con il pretesto della concorrenza. A casa mia, se la produttività aumenta allora si deve stare meglio, se così non accade allora il difetto sta nel manico e la soluzione non è l'elemosina. Libertà è partecipazione, cantava Gaber, che non significa solo partecipare alle assemblee, ma soprattutto al processo di produzione della ricchezza sociale. Punto.

  • Giovanni scrive:
    1 febbraio 2016 13:47

    E' esattamente quello che ho scritto nella parte finale di un altro commento in quella discussione vecchia ormai di un anno, ma nulla mi pare sia cambiato:

    occorre riconoscere che si tratta solo di una misura di emergenza e non strutturale

    Sugli effetti negativi del r.d.c. come misura strutturale ti spendi molto e giustamente. Proprio per sottolineare che il pericolo è incombente e reale basta leggere la proposta Poletti sul salmonato di oggi, davvero disgustosa. A chi ti accusa di complottismo occorre far presente che il nemico è in casa, è reale e non ce lo siamo immaginato. Un altro articolo critico interessante potrebbe essere questo (vedi, era scettico anche Marx, ma non l'ho ancora letto tutto), anche se credo costoro siano marxisti puri che aspettano la rivoluzione proletaria ed il comunismo che verrà.

    Sulla misura emergenziale invece ti spendi molto meno, Job guarantee degl MMT? Piano straordinario per il lavoro per debellare la disoccupazione di MPL? Macché, basterebbe sbloccare il turn over ed almeno metà della disoccupazione sarebbe riassorbita. La mia critica è più sulla tua scelta espositiva che altro, scelta dettata anche dal fatto che hai i piedi al caldo (ma non so neppure per quanto, penso che saremo toccati tutti). Era in quest'ottica citavo Il Pedante, che pur criticando (e giustamente) il r.d.c. espone in un modo che mi sembra più equilibrato rispetto a te.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    1 febbraio 2016 22:10

    Bravissimo,sottoscrivo parola per parola.

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