lunedì 27 aprile 2015

SE TSIPRAS CACCIA VAROUFAKYS... di Piemme

[ 27 aprile ]

ULTIM'ORA: TSIPRAS COMMISSARIA VAROUFAKYS....

«Un perditempo, un giocatore d’azzardo, un dilettante». 

Con questi pesanti epiteti la macchina propagandistica del Partito eurista, dopo la fallimentare riunione dell'Eurogruppo svoltasi a Riga, ha sferrato una potente e volgare campagna di sputtanamento e delegittimazione del Ministro delle finanze greco, quindi dell'intero governo di SYRIZA.

L'obbiettivo sembra essere toglierselo dai piedi, ovvero spingere Tsipras a dimissionarlo. Un ricatto che Tsipras deve respingere perché la cacciata di Varoufakys farebbe il gioco degli euro-oligarchi il cui vero obbiettivo è quello di rovesciare il disobbediente governo greco.

Il ministro greco, fedele alla consegna di SYRIZA, sta facendo i salti mortali per fare restare la Grecia nell'eurozona. Perseverare è diabolico, si dirà. Il fatto è che l'idea di voler restare nell'Unione e nella zona euro, non è solo una fissazione della maggioranza di SYRIZA. Come mostra anche un recente sondaggio di questo avviso è la grande maggioranza dei greci. [1] 

I risultati del sondaggio saranno anche truccati, ma chi frequenta la Grecia sa che non sono così lontani dalla realtà. Come spiegare questo fenomeno? Risposta: no si tratta affatto dell'adesione fervente all'ideologia europeista; si tratta della paura, del terrore di finire nell'abisso. Decenni di neoliberismo e poi l'ingresso nell'eurozona, hanno causato la distruzione dell'economia greca, della sua industria, del suo sistema agroalimentare. La maggioranza dei cittadini greci ritiene che il Paese non ce la farebbe a camminare sulle sue gambe. Il fatto è poi che SYRIZA, invece di indicare che la riconquista della sovranità, per quanto dolorosa, sarebbe la sola salvezza, ha alimentato questo disperato sentimento di impotenza.

Ma veniamo a Varoufakys? Davvero è tanto incompetente e dilettante? Cosa proporrà mai? Sta solo dicendo agli euro-oligarchi che continuare con l'austerità non solo farà soffrire ancora di più il popolo greco, che ciò non potrà che accentuare la crisi del debito. Quindi? Quindi gran parte del debito andrebbe condonato e, nell'immediato, il piccolo avanzo primario (se effettivamente esiste, del che c'è da dubitare) andrebbe usato non per rimborsare i debitori ma per sostenere la domanda interna, quindi no ad ulteriori tagli ai salari e alle pensioni. Vi sembra questo dilettantesco? Ovvio che non lo è!

Non lo è a maggior ragione prendendo atto, anche al netto dell'ingente fuga di capitali in atto (ma su questo torneremo), della drammatica situazione delle finanze pubbliche della Grecia.

Consigliamo i lettori di leggere questa analisi di Silvia Merler pubblicata su lavoce.info:


Grecia: il problema primario

«Si parla molto di Grecia, ma senza soffermarsi sulla situazione effettiva delle sue finanze. I dati dicono che a gennaio 2015 il saldo primario è stato inferiore al target fissato, al contrario di quanto accaduto per quasi tutto il 2014. Ecco perché potrebbe essere un problema per Varoufakis.

LA SITUAZIONE DELLE FINANZE GRECHE

Nelle ultime settimane si è parlato molto di Grecia, anche con toni alti. Si è discusso abbondantemente degli esiti dell’incontro tra il nuovo governo e i creditori internazionali, di chi avesse vinto e chi avesse perso, e su che fronti. Ma si è parlato poco della situazione effettiva delle finanze greche a gennaio 2015 e di come questo potrebbe influenzare le negoziazioni future sulla flessibilità sul target di avanzo primario da raggiungersi nel 2015. Ovvero, quella che da molti è stata definita come la vittoria più significativa di Yanis Varoufakis, e che potrebbe diventare presto il suo principale problema.
Il ministero delle Finanze greco ha recentemente pubblicato i dati definitivi relativi al bilancio consuntivo dello Stato per il mese di gennaio 2015. Si tratta di numeri disponibili con frequenza mensile e compilati in base al principio di cassa, quindi particolarmente adatti a valutare la situazione delle finanze pubbliche dal punto di vista dell’esigenza di finanziamento di breve periodo. Inoltre, permettono di comparare i risultati effettivi con quelli attesi ex ante.

Il saldo primario dello stato greco per il periodo gennaio-settembre 2014 aveva superato le attese. Per i primi nove mesi del 2014 si è infatti raggiunto un saldo cumulativo di 2,5 miliardi, ben superiore al target di 1,6 miliardi. Il trend positivo è continuato fino a novembre 2014, quando il saldo primario per i primi undici mesi dell’anno si attestava a 3,6 miliardi, contro un obiettivo di 2,9 miliardi.

Poi sono arrivate le elezioni e la situazione è drasticamente peggiorata. Il saldo primario finale per l’anno 2014 è stato di soli 1,9 miliardi, contro i 4,9 miliardi attesi. In sostanza, le casse statali sono passate da quasi un miliardo in eccesso a tre miliardi in difetto rispetto al target prefissato, e il tutto in un solo mese.
Guardando nel dettaglio entrate e uscite, è evidente come la causa principale sia stata un insoddisfacente gettito fiscale nell’ultimo mese dell’anno, che si è chiuso con un totale di soli 51 miliardi contro i 55 previsti.
I dati appena pubblicati mostrano che questa tendenza è continuata nel primo mese del 2015. Il saldo primario per gennaio è infatti di soli 443 milioni di euro, contro un target di 1,4 miliardi, mentre il gettito fiscale è ancora inferiore alle aspettative per ben 935 milioni.

FEBBRAIO CRUCIALE

Un saldo primario mensile di 1,4 miliardi può sembrare enorme, se annualizzato. Ma la figura 2 mostra che, nel 2014, il saldo primario finale è stato più o meno dello stesso ordine di quello raggiunto a febbraio. Il gettito fiscale ha infatti una componente stagionale e gennaio sembra essere un mese particolarmente importante in Grecia da questo punto di vista.

Secondo il ministero delle Finanze greco, la performance insoddisfacente registrata nel primo mese dell’anno è principalmente dovuta a una proroga della scadenza di alcune imposte indirette (Iva) – posticipata da gennaio a fine febbraio – e alla liquidazione di alcuni arretrati che ha però fruttato meno del previsto. Perciò, i dati per il mese di febbraio saranno cruciali, per due ragioni.

Primo, marzo è uno dei mesi più impegnativi per la Grecia in termini di necessità di finanziamento, con 4,3 miliardi di titoli di stato a breve termine (T-bills) da rinnovare e 1,5 miliardi da ripagare al Fondo monetario internazionale. Il 20 febbraio l’Eurogruppo ha deciso che gli 11 miliardi “avanzati” dalla ricapitalizzazione delle banche greche e custoditi nelle casse del Fondo ellenico per la stabilità finanziaria dovranno essere rimandati al mittente, e saranno custoditi in Lussemburgo dall’Efsf, il Fondo europeo per la stabilità finanziaria. Saranno disponibili in caso si presenti la necessità di ricapitalizzare ulteriormente le banche, ma i fondi non potranno essere utilizzati per coprire immediate necessità di finanziamento del governo, come ipotizzato in precedenza. Con questa decisione, le opzioni per gestire le necessità di finanziamento più immediate si sono ridotte parecchio, per il governo greco.
Secondo, i dati di febbraio potrebbero essere un importante indicatore per le negoziazioni sul target di avanzo primario per il 2015 che, è bene ricordarlo, non è ancora stato deciso. Nelle ultime previsioni della Commissione europea, pubblicate a febbraio, il surplus primario greco per il 2014 dovrebbe essere l’1,7 per cento del Pil (anche se i dati di dicembre suggeriscono che potrebbe essere minore). Quello che è importante, però, è che 1,7 per cento non è molto lontano da 1,5 per cento, ovvero il target che Syriza vorrebbe far accettare ai creditori per il 2015.
Sorvolando sulle considerazioni politiche che certamente domineranno la discussione su questo obiettivo, i dati qui mostrati suggeriscono uno scenario difficile per il governo greco nei prossimi mesi. A gennaio 2015 le entrate sono state del 17 per cento inferiori al valore registrato a gennaio 2014. Se questo trend continuasse, anche un surplus primario dell’1,5 per cento potrebbe rivelarsi impossibile da raggiungere e ottenere concessioni e libertà di manovra sull’agenda domestica – dominante, nelle promesse elettorali di Alexis Tsipras – sarebbe ancora più difficile».


NOTE

[1] «Al di là delle battute dell’anticonformista ministro greco, i suoi concittadini sono sempre più preoccupati per il braccio di ferro con la Ue. Secondo un sondaggio condotto dalla Kapa Research per il quotidiano To Vima, la stragrande maggioranza dei greci è favorevole a rimanere nell'Unione europea, nell'Eurozona e nella Nato ed è anche a favore della ricerca di un accordo con i creditori del Paese. Il 71,9% degli intervistati ritiene che il Paese trarrebbe beneficio da un accordo con i creditori, mentre il 23,2% è a favore di una rottura. Il 72,9% vuole che il Paese resti all'interno della zona euro, mentre un 20,3% preferisce tornare alla dracma, la vecchia valuta. Un altro 79,4% dei greci preferisce che il Paese resti nella Ue, un 73,7% preferisce rimanere nella Nato, contro il 17,2% e il 22% che vorrebbero uscirne.

La ricerca indica tuttavia che gli intervistati temono una possibile «Grexit», con il 68,8% che ritiene che esista il rischio reale che la Grecia lasci l'euro contro il 24,1% che pensa che il Paese sia al sicuro. L'opinione pubblica, invece, è divisa sulla questione di un possibile default, con il 36,1% dei greci che ritiene che il Paese sia sull'orlo del fallimento, mentre il 32,7% dei greci è di opinione contraria. Per quanto riguarda le preferenze nei confronti dei partiti politici, Syriza (sinistra radicale) rimane in testa con il 36,9% dei voti, Nea Dimokratia (centro destra) è al secondo posto con il 21,7%, seguita da To Potami (Il Fiume, centro sinistra) con il 7,3%, il filo-nazista Chrysi Avghì (Alba Dorata con il 5,7%), il Partito Comunista con il 5%, Greci Indipendenti (destra) con il 4,6% e Pasok (socialista) con il 3,9%!.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Non mi pare ci sia molto su cui discutere.
Se la maggioranza dei greci vuole restare nell'euro Tsipras può solo cercare di restare nell'euro.

C'è un 23% che vuole uscire? Sono la minoranza ma sono tanti. Se scendessero in piazza avrebbero sicuramente un peso significativo.
Ma non lo faranno, lo sappiamo.
Non lo faranno in Grecia e non lo faranno in Italia dove il dissenso è espresso solo da gruppi funzionali al sistema come la Lega (e infatti mandano Salvini in tv dalla mattina alla sera).

I 5 Stelle dal canto loro insistono coi costi della politica e sull'abbassamento del compenso dei funzionari di stato.
Faccio presente ai signori grillini che alle riunioni i rappresentanti delle banche vengono ognuno con una decina di avvocati che si danno il cambio, tutti pagati profumatamente in base ai risultati.
I funzionari dello stato invece sono pochi, devono accollarsi carichi di lavoro insostenibili e per di più vengono pagati sempre di meno perché la marmaglia sobillata dal M5S - da voi - vuole che gli si abbassi lo stipendio.
Come cavolo fai la lotta al neo liberismo in queste condizioni?

Tsipras non può fare altro e non credo abbia senso fare altro finché non si vede un segno tangibile del risveglio popolare.
Nel frattempo le borse andavano male questa mattina ma alla notizia del commissariamento di Varoufakis stanno a +1,50 Milano e Atene a +4,40 ossia un mille euro netti abbondanti di guadagno in un giorno per un investitore medio piccolo. E il QE andrà avanti fino a settembre 2016...
Diciamo che c'è di che consolarsi e in fondo se la gente non protesta si merita quello che ha. L'idealismo è una perla morale e non va gettata ante porcos.

Anonimo ha detto...

Una prece per l'unione europea:

REQUIEM AETERNAM
Requiem aeternam dona eis. Domine,
et lux perpetua luceat eis.
Te decet hymnus, Deus, in Sion,
et tibi reddetur votum in Jerusalem
Exaudi orationem meam;
ad te omnis caro veniet.
Requiem aeternam dona eis, Domine,
et lux perpetua luceat eis.

https://www.youtube.com/watch?v=tSlyffELHY8

Riccardo.

Anonimo ha detto...

Questi due saltimbanchi di Varoufakis e Tsipras non mi sono mai piaciuti.

Però si sperava che alla fine tirassero una linea oltre il quale non andare, apprendo che Tsipras ha già calato le braghe.

Non che mi aspettavo molto, però...

Ci sarebbe da fare un'analisi sul fatto che a sinistra non ci siano mai, nei momenti topici, gente con le p.lle.

Capisco che non si può giocare col culo della gente, che già soffre, ma ad un certo punto bisogna dire BASTA (la II guerra mondiale qualche monito dovrebbe averlo lasciato in eredità).

Francamente ormai comincio ad infischiarmene di chi vincerà le elezioni, come ad esempio la Le Pen in Francia, o l'ukip in UK.

Che vadano tutti al diavolo.

Prendiamo Colombo Furio sul blog del fatto con la sua ultima esternazione sugli italiani che se la prendono con i migranti morti, ora, senza sputare sulla memoria di quei poveracci, prima questi del ci vuole più europa, sostengono tutte le politiche, con false opposizioni ai provvedimenti presi, che distruggono stato sociale, certezze ecc. POI, DOPO, quando queste politiche lavorano dentro la società isolando le persone, si lamentano perchè la gente si è incarognita.

Ma non sanno sti gran pezzi d'intellettuali che nella miseria vince sempre il detto mors tua vita mea?

Ma dove ca.zo vivono???????

Così sarà anche per la Grecia in un prossimo futuro, inutile farsi illusioni.

Non mi metterò a piangere.

Riccardo.

Anonimo ha detto...

Cari compagni, potete anche censurare il mio post in cui dico che la colpa è del popolo che non si sveglia, ma i fatti mi danno ragione

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/27/italicum-minoranza-pd-tra-assenze-e-cedimenti-votero-per-senso-di-appartenenza/1629082/

La "sollevazione" la fai o con un partito guidato da politici capaci di trascinare le masse o con una massa che si sveglia e diventa popolo ossia soggettività politica.
Non c'è nessuna delle due cose quindi se permettete metto per iscritto la mia amarezza.
Voi censuratemi pure ma sto solo dicendo la verità.

Unknown ha detto...

E' davvero straordinario: il probabile fallimento di Syriza non è dovuto all'incertezza della visione, all'ingenuità di non aver preparato un piano B, al grottesco fideismo nell'esistenza di un'altra Europa, ma ai greci che secondo un sondaggio, non vogliono uscire dall'Europa. Le responsabilità è sempre del popolo, mai dell'elite, come vuole un istinto pavloviano della sinistra. Così il sondaggio di una nota società di ispirazione euroamericana per un settimanale del centro destra, diventa la bussola per un auto assoluzione del gruppo Tsipras. Ora mi piacerebbe sapere come questo popolo avrebbe dovuto maturare consapevolezza, frastornato da una valanga di paura e di bugie, quando anche il governo di Syriza non ha fatto altro che giurare sull'Europa e sull'euro, paventando le più grandi disgrazie in caso di uscita.

Anonimo ha detto...

@Alberto

E chi gliela dovrebbe far maturare questa consapevolezza, le élites?
Il mestiere delle élites è precisamente quello di tenere in soggezione il popolo quindi nell'ignoranza e nella paura.
Se dal popolo non scocca spontaneamente una scintilla di ribellione non saranno certo i dominanti a impegnarsi per farla scoccare.

Non è detta l'ultima parola con Tsipras ma certo è che se il popolo greco non vuole l'uscita dalla moneta unica Syriza non può certo imporla con una sua autonoma decisione. Per hé altrimenti torneremmo al concetto dell'élite che deve guidare il popolo incapace e allora chi se ne frega se è un'élite vecchia o nuova...non so se è chiaro...

chiunque scriva ciò che vuole ha detto...

Maccherronicamente

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MALEDICTIONEM AETERNAM
maledictionem aeternam dona eis, diabolus
quia de fraude perpetua vivunt et sunt rei.
Exaudi imprecationem meam;
omnia eos ad inferos adduci.

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