martedì 28 febbraio 2012

QUELL'AMERICANATA DELLA MMT (2)

Una teoria economica imperialistica?
La Modern Money Theory o il mito della Cornucopia 
(seconda parte)


di Moreno Pasquinelli

«Potevamo andare al summit di Rimini a dire queste cose? Meglio di no.  E comunque non sarebbe stato possibile, visto che il Barnard l’ha organizzato alla stregua di un simposio di sacerdoti gnostici, quasi si trattasse di un rito per seguaci o iniziati».


La bacchetta magica fasulla della MMT

La MMT non ci convince. Ciò non dev’essere inteso come una perorazione delle politiche degli eurocrati —che tengono duro con la linea contraria, quella del ferreo pareggio di bilancio (salvo erogare, vedi la decisione della Bce di Mario Draghi, una montagna di danaro fresco alle banche per evitare il loro fallimento). Né vogliamo negare (fermo restando il diverso universo concettuale) i punti di accordo con gli MMtisti, quattro fondamentalmente: l’attacco all’architettura stessa dell’Unione europea, la necessità per uno Stato di esercitare pienamente la propria sovranità monetaria, quindi la preferenza per l’uscita dall’eurozona, ed infine che la banca centrale di uno stato sovrano dovrebbe usare la leva monetaria in favore degli interessi del popolo lavoratore e non di quelli di ristrette oligarchie finanziarie e della pletora di ceti sociali parassitari.

Quel che cerchiamo di sostenere è che il sistema economico capitalistico ha delle sue proprie leggi di movimento, che la recessione deve seguire sempre il periodo di crescita, che le crisi catastrofiche sono connaturate ad esso, che per uscirne, come aveva sottolineato Marx, il capitale deve compiere per intero il suo ciclo di svalorizzazione e che per ri-valorizzarsi e rilanciare il ciclo di accumulazione esso deve passare per una guerra fratricida tra capitali (i liberisti, con pelosa metafora, la chiamano distruzione creativa)  e vincere quella col lavoro salariato, riducendolo in condizioni di schiavitù. Cerchiamo di sostenere che la terapia che ci propongono gli MMTisti per porre fine al marasma, tutta fondata sulla centralità della moneta e quindi sull’idea che la banca centrale debba stampare moneta a gogò per finanziare ad libitum la spesa pubblica è una pia illusione.

Se la crisi degli anni ’60-’70 revocò in dubbio la validità della teoria economica keynesiana —col che ribadiamo il nostro dissenso con la tesi, come minimo semplicistica del Barnard (domanda: ma i teorici della MMT la condividono?), per il quale le politiche economiche di tipo keynesiano vennero abbandonate a causa del complotto di ristrette cricche di plutocrati—, l’attuale impasse dell’economia americana mostra l’inefficacia della terapia anti-ciclica fondata su una politica monetaria espansiva e sull’indebitamento pubblico.

Non c’è dubbio infatti che nella disperata ricerca evitare che il capitalismo precipiti nell’abisso, di contro alla cura deflattiva perseguita dagli eurocrati, le autorità politiche e monetarie anglosassoni stiano agendo di rimessa in base alla Keynesiana Trappola della liquidità.

La trappola descrive la situazione in cui la politica monetaria non riesce più a sortire effetti sull’economia in recessione. Si cade nella trappola quando i tassi d’interesse pur essendo prossimi allo zero e non potendo scendere ulteriormente non riescono a far ripartire il motore economico. Per spiegare l’arcano Keynes la butta in psicologia: non i tassi d’interesse, afferma, sono il fattore decisivo, bensì “la fiducia” dei capitalisti. Quando i loro sentimenti sono dominati dall’incertezza e dalla paura essi non investono, tesaurizzano anziché spendere. Così la domanda si blocca e sopraggiunge la recessione, questa crea la disoccupazione, la quale, a sua volta determina minori redditi e calo dei consumi.

Con tutto il rispetto per Keynes, la sua spiegazione emotiva delle crisi capitalistiche non sta né in cielo né in terra. Mette in luce due cose: che egli non aveva compreso l’essenza stessa del modo capitalistico di produzione, e dunque la sua distanza siderale dal pensiero Marx. E qui cade la pretesa di alcuni degli MMTisti, tra cui L. Randall Wray per cui la MMT sarebbe, tra l’altro, l’incontro tra Keynes e Marx. Il tentativo di ottenere un cocktail tra i due è come pretendere di mescolare olio e acqua, i due elementi alla fine si scorporano per tornare al loro irriducibile stato fisico.

La MMT è invece, come abbiamo detto, una versione sesquipedale del keynesismo, solo con più attenzione etica a nobili valori sociali. Ascoltiamo quel che dice l’americanissimo Barnard nella sua vulgata ad uso e consumo dei suoi compatrioti.
E una citazione lunga, ma ne vale la pena, perché contiene la quint’essenza della MMT:

«In primo luogo, il governo americano potrebbe retribuire ogni disoccupato con uno stipendio che gli rende possibile vivere, anche a quelli che attualmente hanno un salario bassissimo. Ha tutti i soldi del mondo per farlo, perché il nostro governo possiede il dollaro USA e può pagare qualsiasi salario voglia (sotto vi darò una semplice spiegazione).
Voi chiederete: questo non provocherebbe un aumento del già enorme debito pubblico? No, per niente, semplicemente perché una classe lavoratrice americana ben pagata può creare tanta nuova produzione, nuove infrastrutture, nuovi investimenti e nuovi servizi che forniranno più ricchezza nelle tasche degli americani e nelle casse del suo governo. Si tratta di una spesa pubblica che finirebbe per pagare in gran parte sé stessa, a beneficio di tutti. Non c'è bisogno d'aver paura di un debito ingente.
In secondo luogo, il governo potrebbe pagare adeguati servizi per tutti gli americani, vale a dire una copertura sanitaria universale, una buona istruzione, l’assistenza sociale per i bisognosi e gli anziani e un buon sistema pensionistico. Di nuovo, non provocherebbe ulteriore debito a Washington, perché ci renderebbe di nuovo migliori lavoratori, migliori studenti e anziani meno bisognosi.
In sintesi: saremmo una nazione ancora più competitiva che crea valore invece di sprecarlo per problemi sociali gravissimi. E una società dove il senso di sicurezza sostituisce il dolore e la paura porta a meno mali sociali, a meno disintegrazione della famiglia, a meno criminalità.
Suona bene, vero? Ma il governo ha davvero tutti questi dollari da spendere per noi? (…) Solo il nostro governo può farlo [stampare dollari, Nda]. Lo fa presso la Tesoreria e alla Federal Reserve.
Pensate in questo modo: il governo crea dollari mettendo la sua firma su pezzi di carta (banconote e obbligazioni), oppure sui trasferimenti di moneta elettronica. Può mai essere a corto della propria firma?
Ha bisogno di prenderli in prestito da qualcun altro? Ha bisogno di tassare la gente per riavere quelle firme che lui ha creato? No, certo che no. Quindi, per ricapitolare: il governo crea nuovi dollari, non deve mai prenderli a prestito, non può mai finirli, non ha bisogno di tassare nessuno per questo. E così può usare i suoi dollari per fare qualsiasi cosa voglia, come creare occupazione per tutti noi, educare tutti noi, prendersi cura di tutti noi. E non dimenticate: questa forma di spesa del governo finisce per pagarsi in gran parte da sola, a causa del circolo virtuoso della nuova ricchezza nazionale netta che crea.

E questo non richiede super-tasse per nessuno. In realtà, tutto funziona proprio come se il governo ci desse più dollari di quanti ne preleva con la tassazione.
Si combatte anche l'inflazione grazie a tutte le cose nuove che saranno prodotte e così il governo riuscirà a smettere di aumentare la sua spesa (oppure ulteriori emissioni di dollari) quando tutti noi avremo più posti di lavoro». [Paolo Rossi Barnard, La moderna teoria monetaria spiegata alle mamme]

Come detto: il paese della Cuccagna. 
Anzi, ci vengono in mente le parole del Boccaccio quando descriveva il paese di Bengodi:

«Maso rispose che le piú si trovavano in Berlinzone, terra de' Baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevasi un'oca a denaio e un papero giunta; ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giú, e chi piú ne pigliava piú se n'aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d'acqua».

Come si può credere a simili sciocchezze? Vero è che la MMT è una teoria più complessa di quanto Barnard tenti di far credere, che la sua è una volgarizzazione forse maldestra. Tuttavia il succo non gli è sfuggito. Come ha confermato Michael Hudson a commento dell’incontro di Rimini:


«Quindi, qual è l’aspetto fondamentale? È avere una banca centrale che opera nel modo per cui sono state fondate: per monetizzare il passivo di bilancio e per spendere fondi nell'economia, nel modo adatto a promuovere la crescita economica e la piena occupazione. Questo era il messaggio della MMT per cui cinque di noi sono stati invitati a Rimini».
La gallina dalle uova d’oro non esiste…

E’ stato giustamente fatto notare che il modello proposto dalla MMT, semmai avesse un luogo in cui potesse funzionare, questo sarebbe soltanto quello di un paese ad economia chiusa e pienamente protezionista. In altre parole esterno al mercato mondiale. Lo staliniano “socialismo in un solo paese” verrebbe da pensare, o l’autarchia fascista.
Monetizzare un passivo di bilancio crescente emettendo titoli di debito, autorizzare la banca centrale a stampare illimitatamente moneta per accrescere e finanziare la spesa pubblica, non porterebbe al collasso catastrofico solo in un luogo immaginario posto fuori dal mercato capitalistico mondiale.
Ancora deve nascere un sistema economico che possa starsene fuori dal sistema di vasi comunicanti rappresentato dal mercato mondiale. Accadde alla Cambogia dei Khmer Rossi, tuttavia Pol Pot non farneticava che il suo paese sarebbe potuto sopravvivere a lungo isolandosi dal mondo. Nel suo piano i lavori forzati per rilanciare la produzione su larga scala di riso, erano solo il male necessario per dare vita ad un’accumulazione primitiva che avrebbe consentito al paese di superare la soglia dell’autosufficenza alimentare, raggiungere livelli produttivi che avrebbero permesso in un secondo momento di esportare riso in cambio di beni strumentali per avviare l’industrializzazione. Pol Pot, al contrario degli MMtisti, aveva capito Marx, che in ultima istanza la Legge del valore l’avrebbe spuntata.

Un paese “evoluto”, non con un’economia claustrale (ma le abbazie benedettine non lo erano nemmeno loro), cioè con un sistema industriale avanzato e una popolazione dai bisogni molteplici, è  costretto a importare tutto quanto serve alla sua economia. Con che pagherebbe questi prodotti? Dando in cambio a chi li offre la sua propria moneta? Ma come sperare che essi la accettino se detto paese sta fuori dai mercati finanziari e monetari internazionali? Essi la rifiuterebbero, per la semplice ragione che non gli attribuirebbero alcun valore e chiederebbero di essere rimborsati con una terza moneta di conto che abbia per loro valore, o con un equivalente come l'oro.

A questo punto al nostro paese non resterebbero che tre scelte: o l’autarchia, appunto, ma ciò a spese del proprio sviluppo e del benessere dei cittadini che dovrebbero vivere con quello che passa il proprio convento (altro che Bengodi!); o proporre uno swap, un baratto, dando in cambio al fornitore le proprie merci; o decidersi, allo scopo di disporre di una terza moneta o di oro, ad entrare nei circuiti finanziari e monetari internazionali internazionali, con tutto quanto ne consegue.

E’ evidente che il baratto (seconda scelta) ha limiti intrinseci, di sicuro è una gabbia per scambi generalizzati, poiché l’altra parte potrebbe non avere alcun bisogno dei beni che tu offri in cambio, e viceversa. Esso avverrebbe comunque in base alle leggi di mercato (ecco che non sfuggi alla Legge del valore). Come stabilire che ad una data quantità di merce X debba corrispondere questo e non un altro ammontare di merce Y? Da che dipende il loro valore di scambio se non dalla quantità di lavoro, vivo e passato, in esse contenuto? Ma allora ciò che verrebbero qui a confrontarsi faccia a faccia sono i livelli di produttività: se una mia giornata lavorativa produce (grazie ad esempio ad un uso di tecnologie più avanzate e a tassi di sfruttamento della forza lavoro più alti) il doppio della tua, in base al principio dello scambio tra equivalenti, minor tempo di lavoro si scambierà con maggior tempo di lavoro, col che avremo un drenaggio di ricchezza dal paese meno produttivo a quello che lo è di più. Se il paese A impiega il doppio di tempo e risorse per estrarre un barile di petrolio rispetto ad un suo concorrente non è che io, B, che ti offro, che so, macchinari, te lo pago il doppio del tuo concorrente. Il valore di una merce, sottolineava Marx svelando l'arcano su cui si erano impigliati i classici, dipende non dal mero tempo di lavoro speso per produrla (che aaltrimenti il prodotto di uno scansafatiche che impiega il triplo di tempo di un altro avrebbe il triplo del valore), ma dal lavoro medio socialmente neecessario effettivamente erogato.

Ma questa seconda ipotesi è del tutto virtuale. Se non vuole perire sotto questa forma di autarchia capitalstica mascherata, un paese quale che sia, che adotti o non adotti la MMT, deve tornare sui mercati finanziari e monetari internazionali. Ma se torna nel grande gioco degli scambi capitalistici (la qual cosa è appunto data per scontata dagli MMTisti) esso non può farsi regole su misura, deve soggiacere alle leggi che presiedono questi scambi. Allora esso dovrà fare i conti con la bilancia dei pagamenti, con la legge della domanda e dell’offerta, con le partite correnti, con la politica dei cambi (fissi o flottanti), con la convertibilità o meno della sua valuta e dei suoi tassi di cambio, con le politiche monetarie degli altri, quindi svalutazioni competitive, inflazioni, default e spietata concorrenza. E dovrebbe forse trovare acquirenti stranieri affinché acquistino i titoli di Stato emessi per finanziare la propria macchina pubblica o il suo welfare. Una volta entrati nel circuito si possono adottare politiche protettive, non abolire e nemmeno sterilizzare le sue dinamiche effettuali.

Col che addio al dogma della MMT. Te lo scordi che il governo e la tua « banca …possano… monetizzare il passivo di bilancio e per spendere fondi nell'economia, nel modo adatto a promuovere la crescita economica e la piena occupazione», se sono incapsulati nel mercato mondiale, con banche e aziende che operano sui mercati globali, a borse aperte. Tutto potrebbero fare, meno che applicare una politica economica realmente indipendente.

La moneta, per quanto abbia tre funzioni (mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore) resta pur sempre una sovrastruttura. Essa è il simbolo, per quanto astratto, della ricchezza sociale e questa consiste, in ambiente capitalistico, in merci, in merci il cui valore dipende anzitutto dal lavoro (vivo e passato) in esse contenuto. 


E’ quindi, oltre alla natura, il lavoro è la sola sorgente da cui sgorga la ricchezza sociale —che il denaro rappresenta e di cui consente la circolazione. Hanno voglia gli MMTisti a dire il contrario: il denaro non se ne sta sospeso nella stratosfera, dev’esserci una relazione tra soggetto e predicato, un legame indissolubile tra il simbolo e ciò di cui esso è segno astratto. A meno che non si vogliano accettare i meccanismi perversi e fasulli del capitalismo-casinò (per cui ti vendo, come Totò, anche la Fontana di Trevi, ma abbiamo visto dove siamo arrivati), non posso scambiare che ciò che effettivamente produco, e se metto in circolazione una quantità di moneta eccessiva, prima o poi, più prima che poi, il simbolo si deprezzerà, avrò svalutazione e, se non corro ai ripari riducendo la quantità di moneta in circolazione, essa potrebbe avere il valore della... carta straccia. Non posso stampare carta moneta a gogò, come se il suo valore, come la manna, scendesse dal cielo, e non invece dal lavoro, dalla produzione complessiva di beni.

 …a meno che…

O il valore della moneta (che per quanto metamorfica è pur sempre una merce) dipende dal valore di chi la emette? E da che dipende questo valore dell’emittente? Dalla sua solvibilità. E da cosa dipende la sua solvibilità se non dalla capacità di creare surplus, ricchezza eccedente (e quindi destinata allo scambio)? Il mercato se ne fotte del blasone di questa o quella banca centrale. Il mercato si è già vendicato nel settembre 2009 dei trucchi del capitalismo-casinò sui derivati e la montagna dei collaterali spazzatura. Repetita juvant: il valore di un segno monetario così come quello dei titoli di debito di uno Stato vengono stabiliti in base ai fondamentali, ovvero in base alla potenza del sistema produttivo di cui sono semplici rappresentanti. Per dire che piena occupazione e benessere dipendono dalla produttività del sistema dato di produrre motu proprio quantità crescenti di sovraprodotto sociale e nient’affatto  dalla quantità di moneta circolante.

I teorici della MMT dovrebbero dirci, una buona volta: com’è che il loro sistema può funzionare senza uscire dai mercati finanziari mondiali? Com’è che la banca centrale può finanziare a piacimento la spesa pubblica in ambiente capitalistico? A borse aperte in cui si transa il grosso dei capitali? Col sistema creditizio in mano al capitale privato?  Con le banche oramai prima di tutto banche d’affari e non più meramente commerciali? Con i mezzi di produzione concentrati in mano a ristretti gruppi oligopolistici? Con il sovraprodotto sociale che in quanto plusvalore è accaparrato dal capitale? Dovrebbero dirci questo invece di menare il cane per l’aia e di camuffare questo loro razzolare con i loro tecnicalismi e le loro fumisterie algebriche, che tradiscono la loro adesione alla teoria economica post-marginalista e quantitativa?

Ci viene un dubbio lancinante…

Esiste teoricamente un altro ambiente oltre ai tre da noi descritti (autarchia, baratto, libero scambio) in cui gli MMTisti potrebbero mettere in pratica la loro dottrina. In linea teorica le loro ricette potrebbero essere applicate in un paese imperialista forte, anzi in un paese super-imperialista. Una paese che sia al contempo la prima potenza industriale, agricola, finanziaria, tecnologica e militare, ovvero un paese che abbia una dispiegata supremazia mondiale, e che grazie alla sua posizione dominante possa drenare e captare surplus da tutte la aree del mondo e spalmare ai quattro angoli del globo il proprio debito pubblico e la propria inflazione, e che al contempo li minacci tutti e li soggioghi con la sua deterrenza militare.

Uno stato simile, non lo escludiamo, potrebbe applicare, con relativo successo, le dottrine della MMT.

Ci viene in mente che questo Stato in effetti esiste, per quanto oramai profondamente ferito e malato: sono gli Stati Uniti d’America. Così verrebbe fuori non solo che le teorie degli MMTisti sono nate in ambiente yankee, e che solo in quello potevano nascere, ma che la loro teoria si attaglia e solo può attagliarsi agli Stati Uniti in quanto super-potenza imperialistica.

Il dubbio è questo: non sarà che la MMT è una teoria economica imperialistica? Proprio gli americani usano dire: «Se una cosa sembra una papera, cammina come una papera e fa qua-qua, probabilmente è proprio una papera».

Potevamo andare al summit di Rimini a dire queste cose? Meglio di no.  E comunque non sarebbe stato possibile, visto che il Barnard l’ha organizzato alla stregua di un simposio di sacerdoti gnostici, quasi si trattasse di un rito per seguaci o  iniziati.

Ma l’economia, abbiamo detto, è sempre economia politica, le idee economiche sono sempre idee politiche, che non solo dovrebbero giungere alle masse, ma debbono essere sottoposte al vaglio della critica. Due cose che  non interessano per niente al Paolo Rossi Barnard. Peggio per lui.

32 commenti:

Fiorenzo Fraioli ha detto...

Dici che il valore è dato dalle merci e che la moneta è solo una sovrastruttura. Ottima e condivisibile osservazione. Ora prendiamo in considerazione il lavoro, la merce di cui dispongono i salariati. Esso è pagato con la moneta, che rappresenta (misura) la quota di "valore" in cambio del quale i salariati prestano il lavoro. Più è alto il salario, maggiore è la quota di valore che torna ai salariati. Una volta c'era la scala mobile, ovvero un meccanismo attraverso il quale la quota di valore spettante ai salariati veniva preservata. Ci hanno raccontato che la scala mobile creava inflazione, che la produttività non poteva crescere e bla bla bla... molti operai ci cascarono e la scala mobile fu abolita. Cosa era la scala mobile? Un meccanismo automatico (cablato nel sistema) che garantiva il salario. Con cosa dovrebbe essere sostituita? Ovviamente con la contrattazione dura e cazzuta, ma ciò non è avvenuto. Se ci fosse stata, i salari sarebbero stati maggiormente preservati. Alla fine, credo che tu convenga, prevalgono i reali rapporti di forza politici.

Anche la politica monetaria, se democraticamente ben gestita, può essere un "automatismo cablato nel sistema" per redistribuire il valore. Questo è il senso dell'approccio MMT, non che stampando moneta si crea valore. Se hai capito questo, allora hai frainteso tutto.

Ora, accade esattamente il contrario: la politica monetaria, la moneta debito insomma, è un "automatismo cablato nel sistema" per concentrare il valore nelle mani delle élites, come una specie di scala mobile all'incontrario.

La MMT (e in generale le teorie keynesiane, post o meno) spingono per l'adozione di politiche redistributive (monetarie e salariali) che evitino l'accumulo di squilibri eccessivi, senza mettere in discussione il sistema capitalista. Questo è chiaro e pacifico, e credo che tu convenga. Così come a me è chiaro che tu, che desideri abbattere il capitalismo, non puoi avere alcuna simpatia per nessun meccanismo correttivo del sistema. Tu lo vuoi abbattere e basta, cosa legittima e comprensibile da parte tua. Il fatto è, tuttavia, che tra i duemila e passa che gremivano il 105-stadium di Rimini, quelli che vogliono abbattere il capitalismo erano una piccola minoranza: la maggior parte vuole semplicemente che questo sistema, che può funzionare meglio di quanto faccia oggi, sia riformato. Non abbattuto.

La MMT appare, agli occhi dei partecipanti al summit di Rimini, molto interessante proprio perché indica una via per riformare il sistema capitalistico e di mercato. Il problema, che credo sfugga ai più, è che anche solo per riformarlo, questo ormai grottesco capitalismo, ci vuole un'enorme forza politica. Una forza che non ha nessuno. A meno che il capitalismo non crolli da solo, la qual cosa mi sembra essere, "coregime se sbalio", la tua intima ma non celata speranza.

Un saluto, Fiorenzo Fraioli

Adel ha detto...

Sicuramente l'MMT è una teoria che affonda le sue radici in una sorta di "complotto" dei cattivoni della finanza (un po' come la pensano i signoraggisti). Il loro "economicismo" galoppante a volte fa un po' tenerezza, perché la riduzione di tutti i problemi del mondo alla moneta e alle sue implicazioni rasenta, sovente, il ridicolo. Certamente il sistema euro va modificato al più presto, ma non con la favola della MMT...

SOLLEVAZIONE ha detto...

ma no Fiorenzo! Il valore è dato dal lavoro, non dalla merce. Ovvero: il valore di una merce dipende dal lavoro (medio socialmente necessario) speso per produrla. E' appunto questa la base (la base) della teria marxiana del valore. Dico la base perché il suo valore è co-determinato (quindi il suo prezzo) anche dal fatto che la merce ha un valore d'uso, che realizza un bisogno.
Detto questo, considerare la moneta come il fattore o leva principale che causa le diseguaglianze sociali o la polarizzazione della ricchezza ad un lato, (poiché questo è quello che pensa la MMT ed è per questo che focalizza solo su questo aspetto) scusami, ma è una cazzata. Le diseguaglianze sociali e l'accumulazione dei ricchezza odierne non sono maggiori di ieri (non nascono col finanz-capitalismo liberista —a meno di non parlare per conto e per nome del ceto medio delle società occidentali. Esse dipendono appunto dalla natura dei RAPPORTI DI PRODUZIONE [categoria del tutto estranea agli MMTisti non a caso] capitalistici. Che nel capitalismo-casinò, dove la frazione di capitale che succhia plusvalore attraverso la rendita, sia diventata potentissima, questo è un fatto. Ma la ricchezza che captano viene pur sempre prodotta da qualche parte nei luoghi dove il lavoro salariato crea plusvalore.
Noto infine che rimosso il tuo pregiudizio che io sia un comunista trinariciuto, adesso mi sbatti in faccia quello che resto pur sempre.. per l'abbattimento del capitale. Dove la parola abbattimento la usi come una clava.
Vedi Fiorenzo, io non ti sbatto in faccia, che tu saresti un "riformista socialdemocratico" d'antan.
Stiamo al merito della questione: è possibile, è pensabile un capitalismo senza sfruttamento, con benessere generale e che grazie alla panacea MMTista non conosca più crisi catastrofiche e guerre imperialistiche?
Questo è il busillis Fiorenzo, non la buttiamo in caciara, delegittimandoci a vicenda mettendo etichette davanti ai concetti.

Fiorenzo Fraioli ha detto...

MMT for my dummy friend.

http://www.youtube.com/watch?v=ygywoStlZTE

Anonimo ha detto...

"Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominiosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione."

Questa frase di Allende calza a pennello con la tragedia di Luca Abbà.

Che c'entra con questa riflessione sulla moneta come strumento politico? Rispondo con una frase del mio intervento a Milano:

"La moneta vigente rispecchia i tre miti occidentali del nostro tempo: crescita, mercato e guerra."

Uniamo i puntini ....

1) la MMT si propone di combattere le truffe monetarie, e le recessioni a seguito scoppio bolle speculative ne sono la massima espressione (di queste truffe). Benissimo, mi trova concorde, ma in che modo? Rilanciando la crescita, con la dovuta attenzione a non cadere nella trappola della liquidità (ammettiamo pure che fosse, anche se non pare). Benissimo? No, è solo il meno peggio rispetto a situazioni emergenziali, come oggi in Grecia. La crescita keynesiana, compreso "lo scavar buche e poi ricoprirle" (a Milano dicono "fà e disfà l'è tut lavurà"), non è più applicabile ad un territorio saturo.

2) che dice la MMT sull'economia di scambio? Che è l'unica possibile, se si vuole giustizia e libertà. Questo contraddice le stesse politiche keynesiane del pieno impiego e della redistribuzione. Il mercato è la giungla, non è affatto equo e solidale, la sua giustizia è la selezione darwiniana del più forte. Non è emendabile il mito totalitario del mercato per via solo tecnica, ci vuole invece una volontà politica (leva fiscale). Infatti la fiscalità è parte integrante del paradigma monetario, ma questo lo dico io, e per ora non trovo riscontri.

3) la MMT suggerisce il nazionalismo protettivo, coerentemente con la monetodinamica applicata ai sottosistemi in copetizione. Questo porta inevitabilmente alla guerra, che è sempre guerra di privilegio. Altro capitolo assente, per quanto ne so, dall'impianto MMT.

Che sia proprio una papera mi pare sempre più evidente. Ciò non toglie che la parte buona sia utilizzabile.

Alberto Conti

Anonimo ha detto...

X FIORENZO FRAIOLI

tu scrivi:

Circa a metà del post linkato "I neoborboni" leggo:

http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/2012/01/i-neoborboni-contro-paolo-barnard-in.html

"Lo Stato è un organo di classe, attualmente in mano alla borghesia per la difesa dei suoi interessi legati al profitto. Lo Stato che dà piena occupazione e welfare state come se piovesse, è uno Stato operaio, il presupposto del quale è la distruzione dello Stato capitalistico, con l’esproprio dei capitalisti e la pianificazione economica, ovvero la sostituzione del modo di produzione capitalistico con quello socialista".

Però ti faccio una domanda: lo Stato operaio presuppone necessariamente ed inevitabilmente la "pianificazione economica", oppure è possibile immaginare uno Stato operaio nel quale ognuno è libero di produrre e consumare quel che vuole (pur nei limiti imposti dal criterio della salute pubblica e dell'ambiente)? Se la risposta è "si, lo Stato operaio è possibile solo in una economia pianificata" allora è inutile perdere tempo con la MMT. Se, invece, la risposta è "no, lo Stato operaio può convivere con il mercato", allora la MMT, come ogni teoria economica, può fornire informazioni interessanti, visto che anche in questo "Stato operaio che convive con il mercato" (lo vogliamo chiamare socialista?) dovrà esserci una moneta, un regime dei prezzi per beni e servizi e la libertà, per i cittadini, di scambiarseli utilizzando una moneta. La quale, mi pare evidente, dovrebbe essere sovrana (altrimenti avremmo uno Stato operaio colonia di un altro Stato).

*************

Anonimo ha detto...

Fiorenzo, la domanda che poni è molto interessante ma a mio avviso troppo schematica. Lo Stato operaio va visto in movimento, nel complesso della lotta di classe su scala internazionale. Se prendiamo l'esempio dell'Urss vediamo che all'inizio lo Stato operaio convive con la la Nep cioè con un passo indietro verso il capitalismo. Possiamo definire allora la Russia di quel periodo senza ancora piani economici Stato Operaio? Sì perché appunto l'ossatura dell'economia non era più in mano ai capitalisti e questo basta e avanza per definirla Stato operaio. Perché nello Stato è avvenuto un mutamento qualitativo. Ma naturalmente ora dobbiamo vedere dove va il suo sviluppo. Lo stato operaio esiste in fase di transizione, di trapasso tra due economie, quella capitalista e quella socialista, per essere sano deve andare nel verso giusto, cioè verso la sostituzione sempre più larga del capitalismo col socialismo, se comincia ad andare indietro e i burocrati dicono pure che stanno andando avanti si va verso la rovina. Insomma nello stato operaio convivono due economia ma quella socialista ha il peso fondamentale. E' ovvio che nel mio testo indico un momento generale dando per scontato un processo positivo che scontato non è. Su questo i borghesi ci hanno sempre marciato, speculando sulla mancata estinzione dello Stato russo eccetera, dimenticano apposta che tutte queste belle cose per noi significano poco e niente di fronte al compito impellente: abbattere il capitalismo, facendo le belle conoscenze dopo. Quello che ho detto è vero in teoria perciò non c'è ragione che non sia vero anche in pratica, ma la pratica può anche andare male. Non è ovviamente un motivo sufficiente per rinnegare la rivoluzione. Si tratta solo di studiare perché la pratica diverge dalla teoria. Perché diverge la teoria? Perché lo Stato operaio (quello Russo per esempio)è solo 1/6 di Stato mondiale, e se anche ha moneta sovrana, questa moneta è schiacciata dal peso delle monete capitalistiche ancora in corso. E' molto meno sovrana cioè di quel che credi tu. Senza estendere la "frazione di Stato operaio" russo (frazione di stato operaio è per la precisione lo Stato russo)in un modo o nell'altro lo stato operaio è costretto a degenerare e a ritornare capitalistico. Se invece si evolve è indubbio che superate le prime peripezie, la forma dello stato operaio in estinzione è la pianificazione, anche abbastanza coercitiva. Se lo stato operaio parte da un livello di arretratezza molto elevato, difficilmente potrà dare tutta questa libertà di produrre ciò che si vuole (cosa che dovrebbe essere accettata in linea di massima dalla gente, sempre che non si degeneri nello stalinismo. E dovrebbe essere accettata perché nemmeno sotto il capitalismo c'è tutta questa libertà. Se riusciremo all'inizio a darne anche un goccio in più andremo bene, altrimenti le cose cominceranno a complicarsi, ma ripeto non sarà mai una scusa buona per non provarci a levare dalle balle il capitalismo) ma se si sviluppa sulle linee giuste si arriverà grosso modo a quello che dici tu. Sparirà la moneta perché sostituita da sempre più servizi gratuiti e sparirà in un certo senso anche la pianificazione. (segue)

Anonimo ha detto...

(segue)
Non nel senso che non ci sarà più del tutto, nel senso che l'ossatura andrà sempre più da sé, coi soli interventi delle persone appassionate, come uno può essere appassionato del Lego. Chi è appassionato del Lego si dedicherà a quelle mirabolanti costruzioni, io e il compagno Santarelli potremo finalmente leggerci in santa pace la più grande letteratura del Novecento, e cioè il Topolino degli anni ruggenti di Floyd Gottfredson, e gli amanti della pianificazione ci si dedicheranno non per lavoro ma per passione, avendo tutto il tempo per regolarla secondo il loro estro riducendo più o meno la seconda fase del socialismo, cioè il comunismo vero e proprio, a una specie di grande gioco. Se poi l'umanità si eleverà ben oltre il Topolino, poco male, io sono uomo del mio tempo e mi diverto da morire con lui e Pippo, altri si divertiranno come credono. Ma il socialismo deve andare verso il gioco o non val la pena di giocarsi la partita contro il capitalismo. Naturalmente il borghese riderà di queste cose, essendo sciocco, per noi questo futuro lontano ci interessa come congettura, per ora ci basta che pianga il capitalismo, ma che pianga davvero tutte le sue lacrime e si leve dalla Storia che non serve più. Grazie per l'attenzione un caro saluto, Lorenzo. P.S. - va ancora detto che nella Teoria del MMT, lo stato resta capitalista e quindi la moneta non può fungere altro che da forma astratta del lavoro e quindi del capitale accumulato, perché è un'illusione come spiega Marx credere che la moneta, nel libero scambio, possa non fungere da mediazione del capitale. Nello Stato operaio la moneta cessa questa sua caratteristica relegandola sempre più ai margini. Sulla fase di transizone le consiglio le pagine ottime del grande Mandel del "Trattato di economia marxista".

Lorenzo Mortara

Anonimo ha detto...

L'opera piu' conosciuta di L. Randall Wray si chiama "Understanding modern money:the key to full employment and price stability". Di questo non se ne parla in questa sede: Barnard e la MMT prlano di spesa a deficit positiva virtuosa che serve a creare lavoro, non un'inutile spreco di soldi pubblici. La chiave e' il lavoro e cercare di eliminare la disoccupazione. Vogliamo discutere di questo e della dicoccupazione cronica del sistema liberista -capitalista? Sembra ovvio che finanziarizzazione dell'economia abbia peggiorato la situazione e sembra ovvio inoltre che, da qui in avanti, dovremmo convivere con un tasso costante del 10% (se non di piu consideramdo il futuro smantellamento del settore pubblico) di disoccupzione come stato fisiologico... Vogliamo discutere di cose concrete o di battaglie ideologiche? Il lavoro e' il cuore di tutto credo...

Anonimo ha detto...

E bravo, parliamo di cose concrete, parliamo del lavoro, parliamo di cosa è diventato il lavoro nell'occidente da quando il liberismo mondialista ha trovato il modo di mettere in concorrenza i lavoratori terzomondisti sotto ricatto di sopravvivenza alimentare, con le politiche del Waschington consensus applicate dal FMI ai paesi bombardati dalle manovre speculative di Goldman Sachs. Parliamo di WTO e affini, applicati indiscriminatamente all'Europa in nome della LIBERTA', la più bella delle parole ridotta a una gran puttana. I dieci anni del patto d'instabilità dell'euro sono stati caratterizzati da una maggior moderazione salariale tedesca, grazie alla minor inflazione tedesca.

Ma queste microanalisi spicciole ignorano il macigno che le sovrasta, la tecnologia e gli automatismi produttivi, che rendono le grandi masse di lavoratori superflui. Non c'è più il cittadino che suda il salario, c'è solo il cittadino consumatore e contribuente, che se i soldi non li ha perde la dignità di cittadino. Se davvero si vuole la piena occupazione con lo strumento moneta, l'unica cosa da fare è di sottrane il controllo al "mercato", mito superato dai fatti e ormai solo buono ad offuscare la mente resa ottusa dalle false ideologie. Sovranità monetaria? Certo, basta statalizzare le banche. Non ci sono altri modi, e gli USA ne sono l'esempio in negativo, basta vedere cos'è la FED e a chi di fatto risponde.

Non c'è di peggio di chi critica in modi corretti tanti aspetti del proprio sistema monetario per poi sottoscriverne acriticamente il pilastro fondante: la privatizzazione del sistema bancario. Questo è il qua qua che si ode in sottofondo.

Alberto Conti

Anonimo ha detto...

@ Pasquinelli e Ecodellarete

Allora Pasquinelli,

mi sei tornato simpatico. Non mi sembra vero il discorso che fai sull'autarchia, anche se è chiaro che bisogna tornare a produrre in loco se si vuole sostenere la propria gente, e smettere di delocalizzare. Molti paesi oggi hanno una moneta sovrana, anche se non la usano al pieno delle potenzialità, ma non per questo sono tagliati fuori dal mercato mondiale.

Fai molte domande nel post, segno che non hai tutte le risposte per esprimere un giudizio definitivo, quindi io ti esorto a non chiudere definitivamente il discorso sulla MMT.

Per rispondere alla domanda sul valore della moneta, la MMT dice chiaramente che esso dipende anche dal lavoro:

"The value of these notes is ultimately determined by three key linkages:

1. Production

2. Currency management

3. Taxes & regulation
"

http://pragcap.com/resources/understanding-modern-monetary-system

http://pragcap.com/wp-content/uploads/2010/11/mmr1.png


Vorrei concentrarmi però su un punto, perchè secondo me è su quel punto che si genera l'incomprensione principale.

Va capito cos'è la moneta, e la MMT lo spiega. Essa è uno STRUMENTO con il quale lo Stato (che io preferisco chiamare comunità, anche se sappiamo tutti che oggi è controllato dal capitale finanziario) può controllare e appropriarsi delle risorse (forza lavoro, materie prime, ecc.)
presenti entro i suoi confini. Cioè, la moneta e le tasse sono intimamente correlate.

E' errato credere che lo Stato raccolga le tasse come faceva in tempi antichi, quando imponeva una tassa ai sudditi costringendoli a fornire beni materiali (grano, ecc.) e lavoro allo Stato. Con l'invenzione della moneta, ciò si fa "stampando" moneta, cioè spendendo per acquistare le risorse desiderate.
Le tasse vengono applicate per far accettare la moneta e determinare il prezzo del lavoro. Cioè, lo Stato non si finanzia raccogliendo i denari della popolazione, ma inventandoselo e spendendolo in cambio di prestazioni lavorative da parte della popolazione. La gente accetta il denaro perchè deve pagarci le tasse. Ma le tasse sono un momento successivo, prima lo Stato deve spendere i soldi
nell'economia. Poi le tasse distruggono una parte dei soldi inventati, permettendo allo Stato di inventarsene altri e tornare a spendere.

Ora, se uno Stato "stampa" ulteriori soldi, non crea inflazione a meno che tutte le risorse siano già utilizzate nel paese. In questo modo lo Stato può acquistare la forza lavoro inutilizzata (disoccupati), cioè i disoccupati che vengono inutilizzati dal mercato privato. In questo modo lo Stato va in deficit, ma il deficit aumenta la domanda aggregata, perciò aumenteranno anche le entrate fiscali, quindi di fatto il deficit si riduce e scompare.

Ma è chiaro cosa è successo? Lo Stato ha aumentato la moneta e con essa ha acquistato le risorse inutilizzate. Se invece le avesse acquistate con le tasse (le entrate fiscali), cosa sarebbe successo?
Sarebbe successo semplicemente che avrebbe tolto a qualcuno per dare a un altro, lasciando la situazione a livello aggregato invariata (tolgo 100, spendo 100, uguale zero). Perciò, se avesse usato le entrate fiscali, sarebbero rimaste comunque delle risorse inutilizzate, avrebbe solo messo a lavoro alcuni che prima erano disoccupati, e messo indirettamente per strada altri che prima lavoravano.

La "stampa" di moneta si deve fermare nel momento in cui tutte le risorse sono utilizzate. A quel punto, se lo stato volesse finanziare una certa spesa, non potrebbe fare altro che togliere soldi a qualcuno del settore privato, e allora sì che ci sarebbe una redistribuzione di risorse a favore del pubblico.

(continua)

Anonimo ha detto...

(continua)

@ Pasquinelli e Ecodellarete

Ma fino a che non si raggiunge quel livello (situazione di piena capacità, pieno impiego), "stampare" non svaluta la moneta. "Stampare" non crea ricchezza, permette solo di impiegare la ricchezza già presente ma inutilizzata.

Quindi la MMT spiega come fa lo Stato a finanziare i suoi bisogni, utilizzando uno strumento che si chiama moneta. Se non vi piace come funziona la cosa, allora dovete semplicemente eliminare lo Stato e la moneta e le tasse, e tornare ad una economia del baratto, perchè la moneta funziona così, e solo così.

Pertanto, per rispondere anche a Ecodellarete, la MMT non è necessariamente relativa all'economia di mercato. Se lo Stato decide che vuole avere pieno controllo delle risorse di un paese e sviluppare una economia di tipo collettivista, lo può fare!! Come diceva Abba Lerner, uno dei teorici della MMT, che peraltro aveva in simpatia il socialismo ed era andato fino in Messico per parlare a Trotzki della Finanza Funzionale, ecco, come diceva lui: la MMT "non è relativa in modo speciale alla democrazia o alla impresa privata. E' applicabile a una società comunista così come ad una società fascista oppure democratica. E' applicabile in ogni società nella quale il denaro viene usato come un elemento importante nel meccanismo economico. (...) Come ogni altro strumento, la Functional Finance (MMT - nota) funzionerà, non importa chi tira le leve dell'economia".

http://www.scribd.com/doc/29435145/Functional-Finance

Anonimo ha detto...

"Le tasse vengono applicate per far accettare la moneta e determinare il prezzo del lavoro. Cioè, lo Stato non si finanzia raccogliendo i denari della popolazione, ma inventandoselo e spendendolo in cambio di prestazioni lavorative da parte della popolazione. La gente accetta il denaro perchè deve pagarci le tasse. Ma le tasse sono un momento successivo, prima lo Stato deve spendere i soldi
nell'economia. Poi le tasse distruggono una parte dei soldi inventati, permettendo allo Stato di inventarsene altri e tornare a spendere."

E già, il gettito fiscale viene regolarmente messo al rogo per poi ristampare moneta! Bastava dirlo subito, è così semplice!

" ... non importa chi tira le leve dell'economia ..."

O sii! Lasciamo tutto in mano alla Marcegalia!

Una sola domanda: ma ci sei o ci fai?

Anonimo ha detto...

"E già, il gettito fiscale viene regolarmente messo al rogo per poi ristampare moneta! Bastava dirlo subito, è così semplice!"

Sì, è così. Quando paghi le tasse il tuo conto corrente si riduce e diminuisce la moneta in circolazione (distruzione di moneta). Quando lo Stato spende (per esempio se ti paga lo stipendio) il tuo conto corrente aumenta e nuova moneta entra nell'economia (creazione di moneta).

"" ... non importa chi tira le leve dell'economia ..."

O sii! Lasciamo tutto in mano alla Marcegalia!
"

Non ho detto questo. Ho cercato di spiegare che le finanze pubbliche sono uno strumento che funziona in un certo modo, indipendentemente da chi comanda lo Stato.

In modo analogo, la fusione nucleare funziona in un certo modo, con una certa tecnica, quella è, indipendentemente da chi usa quella tecnica. Se poi chi usa quella tecnica è un criminale, allora ci farà la bomba atomica. Se invece è Pasquinelli, magari ci farà una centrale per la produzione di energia elettrica.

Ma la tecnica rimane la stessa, cambia l'uso che se ne fa a seconda di chi la usa. E molto semplice da capire.

Se lasciamo fare alla Marcegaglia avremo un'economia pro-business. Se facciamo fare a Pasquinelli, avremo una economia pro-people. Ma il funzionamento della MMT è lo stesso.

Anonimo ha detto...

La domanda che bisognerebbe farsi e’ : la MMT ha ragione a sostenere che il governo puo’ spendere a deficit per creare posti di lavoro (programma ELR) senza aumentare l’inflazione e mantenedo la stabilita dei prezzi (il governo offrendo un salario minimo crea in maniera virtuosa una griglia di salari e il privato se vuole attirare la forza lavoro deve per forza pagare di piu del pubblico). Domanda tecnica che non puo' avere risposta in un semplice post….

Mattia

Fiorenzo Fraioli ha detto...

La frase "non importa chi tira le leve dell'economia" serve solo a ribadire che la MMT è uno STRUMENTO, non un'ideologia o in'idea di mondo. Pertanto, prenderla come spunto polemico non è corretto (a meno che tu non abbia frainteso, nel qual caso sei scusato).

Il lungo periodo che hai virgolettato "Le tasse vengono applicate per far accettare la moneta e determinare il... etc. etc." non è una follia: è esattamente quello che accade con la moneta FIAT. Capisco che ti lasci interdetto. Anche io, la prima volta che mi sono imbattuto in questo concetto ho pensato che fosse una sciocchezza ridicola, ma quando questo è finalmente penetrato nelle mie cellule cerebrali sono rimasto senza fiato. Riflettici su e abbi fede: a un certo punto capirai, in modo chiaro ed evidente, che la moneta FIAT è proprio quello.

Infine un grazie all'anonimo (ragazzi, se proprio non volete registrarvi, almeno inventatevi una sigla per fare riferimento a voi...) che indirizza a Pasquinelli e ecodellarete, per aver chiarito, meglio di quanto abbia fatto io, che uno strumento (monetario, fiscale o altro) è SOLO uno strumento, e che tutto dipende da chi lo impugna. Che è, ora e sempre, la POLITICA.

Anonimo ha detto...

Sono completamente d'accordo. Ma chi critica l'MMT ha per caso un'alternativa da proporre concreta che non siano solo teoremi e sofismi. Ci sono attualmente scuole economiche alternative al neo-liberismo, oltre la MMT?

Mattia

SOLLEVAZIONE ha detto...

Solo brevi considerazioni.

(1) Non è vero che sia l'uso della moneta a determinare le diseguaglianze sociali. Ribadisco che quest'idea strampalata è agli antipodi della teoria del valore di Marx, dei classici e, mo', se mi permettete, pure di Keynes (versione sesquipedale infatti), che proprio sulla moneta aveva segnato il suo distacco dai marginalisti.

(2) Stante (1) cade l'idea , non meno eccentrica, che, facendo leva sulla moneta si possano appianare le diseguaglianze sociali in ambiente capitalistico, le quali ultime non dipendono da questa o quella politica monetaria (Fiat money, signoraggio, Quantitive easing alla Bernanke, o Lrto alla Draghi), ma dai RAPPORTI SOCIALI DI PRODUZIONE. E' il rapporto col processo sociale di produzione che determina la distribuzione della ricchezza sociale (ovvero dalla proprietà dei mezzi di produzione). Un salariato, ovvero uno che possieda solo la sua forza-lavoro —non il lavoro Fiorenzo—, sarà sempre un salariato, ovvero uno che non avendo mezzi di produzione, e produce plusvalore per il capitale, può solo appropriarsi della quota di ricchezza che corrisponde alla forza-lavoro erogata nel tempo. Quando non sarà più così, beh, allora non avrai più capitalismo.

(3) In Cina ( ma come ho scritto anche gli USA do Obama e Bernanke, ma su questo perché tacete?) la banca centrale non applica affatto la politica monetaria europea, che è anzi un caso pressoché unico nel mondo. Ma in Cina, come nel resto del mondo, le differenze sociali e di classe sono più accentuate ancora che in Europa.

(4) Sul piano politico (sostanziale) la MMt è solo una brutta copia dell'idea socialdemocratica per cui, abbandonata l'idea del socialismo, ci si debba limitare a redistribuire meglio la ricchezza sociale. Solo che la socialdemocrazia (come i liberali) ritengono sia quella tributaria la leva per attuare una redistribuzione della ricchezza (distorta alla fonte appunto dai RAPPORTI DI PRODUZIONE), mentre gli MMTisti, in ciò tradendo smaccatamente la loro filiazione americanista, non hanno a genio le tasse, e farneticano di un'uso strabiliante della moneta.

(5) la MMT, privata degli orpelli e delle tecnicalità, qui lo ribadisco, è una teoria imperialistica, che si attaglia solo ad una super-potenza come gli USA. Dirò di più, è una proposta smaccatamente capitalistica, che pretende di risolvere ai capitalisti americani il problema di appianare esplosive diseguaglianze sociali, senza fargli pagare troppe tasse, ovvero senza mettergli le mani nel portafoglio.

(6) Quindi la MMT è un'ideologia, perniciosa perché va in giro dicendo di non esserlo. La qual cosa, a ben vedere, è il marchio inconfondibile di un'ideologia borghese.

Ps. (A) ma siete proprio convinti che il grande capitalismo finanziario, per dire, la frazione della classe oggi dominante che trae i suoi guadagni non dalla trasformazione del plusvalore in profitto, ma dalla captazione del profitto e dalla rendita, sia atterrita dall'ipotesi che anche la Ue-pan-germanica adotti una linea del tipo MMT? Siete proprio convinti? davanti ad un nuovo crollo quella potrebe essere proprio la soluzione adeguata per salvare la baracca e i burattini.

Libero ha detto...

@ Pasquinelli
E' stata l'economia classica ad evidenziare innanzitutto che il lavoro dell'uomo, applicato alla Terra (alla Natura), è all'origine fisica dei beni economici e cioè degli oggetti, appunto fisici, che l'uomo produce per soddisfare i propri bisogni. Quelli che noi valutiamo come beni economici, infatti, non ci piovono dal cielo ma sono appunto prodotti col nostro sforzo psico-fisico, derivano dal dispendio delle nostre energie corporee, mentali e muscolari e questa evidenza basterebbe da sola a giustificare il diritto di chi lavora ad acquisire interamente il prodotto del proprio lavoro e non doverne cedere una parte a chi non ha partecipato psicofisicamente a questa produzione. Ma questo, sia detto per inciso, nulla ha a che vedere con la teoria del valore lavoro e con le ideali e irreali teorie dei prezzi che si è cercato di costruire in base ad essa. Infatti, se è fuor di dubbio che tutti i manufatti derivano dal lavoro dell'uomo, è altrettanto fuor di dubbio che il loro valore d'uso non deriva dal lavoro dell'uomo e ancor meno il loro valore di scambio. Confondere il piano fisico della derivazione della "prodotto sociale", della "richezza di una nazione" con quello assiologico è un grave errore ed è fonte di gravi fraintendimenti. Restando in ambito marxiano, stupisce che Marx pur essendo perfettamente consapevole del carattere conflittualistico della distribuzione del "prodotto sociale" nell'ambito dell'economia capitalistica, non fosse altrettanto consapevole del carattere altrettanto conflittualistico della determinazione del rapporto di scambio e quindi del prezzo dei singoli "prodotti" e del fatto che tale rapporto è solo in parte determinato dalla quantità di lavoro necessaria alla produzione dei beni scambiati. In realtà, con tutta evidenza, la determinazione del prezzo dei beni è in gran parte determinato da rapporti di forza, da posizioni di potere che ben poco hanno a che fare col lavoro necessario alla loro produzione.
Per quanto riguarda il pensiero di Barnard, ho già espresso la mia opinione nei commenti alla prima parte del post e quindi mi esimo dal fare ulteriori affermazioni. Grazie per la preziosa attività di critica e di informazione. Con stima.

Anonimo ha detto...

@ Pasquinelli

"(3) In Cina ( ma come ho scritto anche gli USA do Obama e Bernanke, ma su questo perché tacete?) la banca centrale non applica affatto la politica monetaria europea, che è anzi un caso pressoché unico nel mondo. Ma in Cina, come nel resto del mondo, le differenze sociali e di classe sono più accentuate ancora che in Europa."

Ma nessuno tace, io ho già cercato di spiegare perchè citare questi paesi come modello della MMT è errato, non posso fare altro che ripeterlo, non so come fare a spiegarlo altrimenti: la MMT è solo una descrizione (non una ideologia) di come spende uno Stato. Se quello Stato decide di spendere per la collettività ridurrà le disegualianze, se invece spenderà come fanno gli USA (dove la spesa sociale è bassissima, ma infatti chi l'ha mai proposto come modello sociale? io sono contro il modello americano!) le disugualianze aumenteranno. Così in Cina.

Cosa non è chiaro nel mio ragionamento?

E poi spendere non è sufficiente, chiaro, ci sono altre cose da fare, come introdurre nuove regole (il contrario della deregulation), regolamentare la finanza, ecc. Dico solo che la MMT è uno strumento importantissimo, perchè privarsene?

Se poi tu sei per il comunismo (che io in teoria condivido, cioè la produzione gestita dalla collettività per i bisogni della stessa e non per il profitto individuale) non vedo come esso sia realizzabile, nè proponibile. Se la gente fosse d'accordo, ben venga!

Sarai d'accordo però che richiedere e pretendere politiche di spesa keynesiane (e non mi dire che negli Usa adottano politiche keynesiane perchè spendere per dare alle banche non lo è, Keynes parlava di politiche di investimento pubblico e creazione di posti di lavoro) è più fattibile e realistico che abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione. Non sarà il comunismo, ma è sempre meglio dell'attuale capitalismo liberista e finanziario (fatti spiegare da Bagnai anche perchè negli anni 50'-'60-'70 la finanza era in qualche modo limitata rispetto a oggi).

Sostenere poi che ciò sia addirittura "imperialistico" mi è incomprensibile, visto che si chiede allo Stato di spendere per la scuola, la sanità, la ricerca, il lavoro... ma quale imperialismo? L'imperialismo, come spiega bene Bagnai sul suo blog, è quello tedesco basato sulla conquista dei mercati stranieri per esportare i suoi prodotti. Io invece sostenevo la necessità di favorire la domanda e la produzione interna.

"Dirò di più, è una proposta smaccatamente capitalistica, che pretende di risolvere ai capitalisti americani il problema di appianare esplosive diseguaglianze sociali, senza fargli pagare troppe tasse, ovvero senza mettergli le mani nel portafoglio."

Io sono d'accordo nel mettercele le mani nel portafoglio, basta volerlo. Non è incompatibile con la MMT. Ma questo ha a che fare con una maggiore equità sociale, non con le necessità finanziarie dello Stato.

Marco B. (l'anonimo)

ps: grazie a te Ecodellarete.

SOLLEVAZIONE ha detto...

cari Libero,

non con minore stima Le segnalo che su questo blog abbiamo a suo tempo pubblicato i testi di un dibattito, proprio sulla teoria del valore. Non tutti, all'interno del collettivo politico di cui questo blog è emanazione, condividono la tesi marxiana. Più sotto le segnalo i link, nel caso voglia avere la pazienza di leggerli.
Ne approfitto per precisare che le cose che afferma sono argutissime, addirittura congruenti,ma non mi pare che smontino la teoria del marxiana del valore, a meno che non si voglia capovolgere il tutto e analizzare la teoria del valore attraverso la lente della "trasformazione dei valori in prezzi", errore che mi pare Lei compia. Proprio su questo piano avemmo la discussione che Le ho segnalato.
Ciò per dire che il sottoscritto, pur condividendo la teoria del valore di Marx, vede bene le aporie nella sua determinazione dei prezzi dal valore.
La trasformazione del valore in prezzo è un processo, lì avviene una metamorfosi, così, tanto per farla breve, il risultato finale (il prezzo della merce) non è unilaterlamente determinato dal tempo di lavoro /socialmente/ necessario, ma co-determinato.
C'è quindi non solo un fattore oggettivo (valore-lavoro) ma soggettivo (diciamo per capirci: valore d'uso/capacità di soddisfare un bisogno) a co-determinare il prezzo di una merce.
Ciò che non giustifica tuttavia la concezione ultra-soggettivista dei marginalisti.
Quanto a Marx, penso che abbia compiuto il medesimo errore (oggettivista-meccanicista) di Aristotele [relazione potenza atto], per cui, come un uovo di struzzo è in potenzaa solo uno struzzo, e solo quello può diventare in atto (in una relazione appunto meccanico-leleologica), per cui, ritorno a Marx, nella potenza (lavoro socialmente necessario) c'è già l'atto (il prezzo).

Valore-lavoro, prezzi e saggio del profitto: Perchè la teoria di Marx non funziona
Una presentazione (per quanto possibile) non matematica dei problemi della teoria con alcune riflessioni critiche
di Ennio Bilancini e Giacomo Zuccarini

In difesa della teoria marxiana del valore
(prima parte)
di Moreno Pasquinelli
http://sollevazione.blogspot.com/2011/06/una-critica-alla-critica.html
http://sollevazione.blogspot.com/2011/06/unintroduzione-alla-critica-della.html

STORIA E SCIENZA IN MARX
Una critica alla critica
In difesa della teoria marxiana del valore (seconda parte)
http://sollevazione.blogspot.com/2011/08/storia-e-scienza-in-marx.html

LA TEORIA NEORICARDIANA DEI PREZZI
MAGICO RISULTATO O VUOTA TAUTOLOGIA?
In risposta alle critiche di E. Bilancini e G. Zuccarini alla teoria del valore-lavoro
di Pasquinelli Mauro
http://sollevazione.blogspot.com/2011/08/il-nostro-dibattito-sulla-teoria.html

SOLLEVAZIONE ha detto...

per un refuso non ho copincollato il link del pezzo di Bilancini e Zuccarini, me ne scuso con loro e coi lettori.
Eccolo:
http://sollevazione.blogspot.com/2011/06/unintroduzione-alla-critica-della.html

Anonimo ha detto...

Comunque il nodo della questione è questo, come dice L. Randall Wray nel suo libro "Understanding modern money: the key to full employment and price stability" del 1998: la spesa a deficit che intende la MMT (quando scriveva non si chiamavano ancora così) è una spesa a deficit virtuosa, indirizzata alla creazione di posti di lavoro con l'obbiettivo di arrivare alla piena occupazione (di tutte le persone disposte a lavorare). La spesa a deficit non è una regola da adottare sempre e comunque ma a condizione di creare lavoro e migliorare il welfare state. Più lavoro vuol dire più tasse nelle casse dello stato e più ricchezza (il Pil si innalza) e lo stato alla fine di questo programma non si trova ad aver innalzato il suo debito.. La teoria e’ interessante perche’ affronta la cronica mancanza di lavoro delle societa d’oggi con argomenti convincenti.

Mattia

Anonimo ha detto...

Scusa Mattia, ma se MMT fosse solo questa avremmo la minestra riscaldata del concetto basilare di Keynes. Non ti pare? Ma allora che è tutto questo baccano "Moderna teoria monetaria"? Tutte queste arie che si da Barnard? L'operazione barnardiana, anzitutto, è un bluff: vende una patacca.
Detto questo il fior fiore di economisti marxisti (con cui evidentemente Pasquinelli è in sintonia) almeno tra quarant'anni ha spiegato perché la crisi di sovrapproduzione inficia la teoria keynesiana, che non fu abbandonata per caso o per un complotto, ma perché negli anni '70 avevi la stagflazione, ovvero recessione+inflazione+disoccupazione, il che smentì il paradigma centrale di Keynes.

Anonimo ha detto...

Si io credo che la MMT sia soprattutto questo: dare lavoro a chi non c'e l'ha e welfare a chi non c'è l'ha, senza nascondersi dietro la scusa che non ci sono soldi perché lo stato ha un debito alto. Keynes viveva in un altra epoca e L'MMT si propone di aggiornare quelle idee alla realtà di oggi con una moneta diversa (FIAT money). E' una patacca questa proposta? Avete qualche alternativa fattibile al momento? Mattia

Anonimo ha detto...

Un saluto a tutti mi chiamo Leonardo e volevo fare alcune precisazioni sulla MMT, visto che sta diventando argomento di forte confronto fra favorevoli e contrari.
Faccio alcune premesse io sono favorevole in quanto la ritengo, se utilizzato in modo corretto, uno strumento per portare equità sociale.
Innanzitutto a Rimini bisognava esserci, perchè il saggio scritto da Barnard, (per quanto sia apprezzabile lo sforzo ) ha distorto il vero senso della MMT ed ha creato confusione.
Il summit è durato circa 16 ore, di cui 5 / 6 dedicate alla spiegazione,a livello tecnico ed applicativo, della MMT da parte dei 5 professori, le restanti ore sono state utilizzate per due cose, 1 spiegare la natura e l' abominio della super truffa EURO-EUROPA; 2 per fare domande e porre obiezioni ai 5 economisti ( barnard non è stato un dittatore in questo senso, visto che sono state fatte oltre 200 domande ed obiezioni ! )

Quello che la MMT si prefigge , ritornando ovviamente alla sovranità monetari, non è semplicemente stampare moneta a go-go tanto per farlo, ma l' intervento dello stato è previsto nei momenti di crisi ed è finalizzato a creare la PIENA OCCUPAZIONE.
Pertanto quando si raggiunge la piena occupazione si smette di stampare moneta a deficit, per capirci meglio lo Stato "assume" temporaneamente i disoccupati, utilizzandoli per svolgere lavori VERAMENTE socialmente utili ( ES : Riassetto idrogeologico della nostra povera Italia ), ma appena il mercato privato richiede nuova forza lavoro, "gli statali" vengono riassunti dai privati.
Ovviamente il meccanismo di stampare moneta secondo la MMT, NON prevede di REGALARE i soldi alle banche, come stanno facendo USE e BCE con le loro immissioni di liquidità, ma di mettere i soldi direttamente nelle tasche dei cittadini per i lavori che svolgeranno ! Questa mi sembra una differenza sostanziale !
Non so se sono stato chiaro abbastanza, però se qualcuno è interessato, i video del summit di Rimini verranno messi online sul sito italiano della MMT ( non so se posso indicarlo ), così si potranno chiarire eventuali dubbi.

P.S. La MMT oltre a KEYNES si rifà molto alla Finanza Funzionale di Abba Lerner.

Anonimo ha detto...

Anche io ero presente e concordo con te (anche se credo che nel suo saggio Barnard non distorce quanto dice la MMT , semplicemente la inserisce a supporto della sua tesi. Casomai e su questo che non sei d’accordo sul complotto -crimine che vuole sostenere). Semplificando grossolanamente, la KELTON ci ha spiegato i fondamenti della MMT, Hudson ci ha mostrato efficaciemente come si e’ svolta la nuova guerra finanziaria (quello che una volta si faceva con gli eserciti) e Black la frode come regola. Parguez ha ricordato come l’economia reale e’ morta e nessuno se ne preoccupa e come l’Euro siano nato, non per unire l’europa, infine AUERBACK ci ha dato varie scenari di uscita (dagli Stati uniti d’Europa al ritorno alla Lira).

Il quadro e’ complesso e non monolitico. Fare semplificazioni di comodo mi sembra grossolano e poco serio. Io ripropongo la domanda per l’ennesima volta: quail alternative economiche abbiamo oltre al dogma neoliberista? Perche’ escludere la MMt come americanata senza fare delle considerazioni piu approfondite? Se non ci va bene la MMT, che alternativa economica abbiamo oggi nel 2012? Su questo vorrei una risposta perche critivare sono capaci tutti, si puo’ sempre trovare un difetto, ma se non la MMT cosa vorreste in concreto senza auspicare il collasso del capitalismo e rivoluzioni, tutti eventi non realizzabili nell’immediato.

Cosa si puo fare nell’immediato per allevviare le sofferenze dei disoccupati, delle persone con pensioni da fame, delle persone che non hanno adeguata copertura medica? Questi economisti ci dicono che come arma abbiamo l’economia, un’economia diversa che puo’ efficaciemente, se capita e usata con coscienza, migliorare le vite di milioni di persone.


Mattia

SOLLEVAZIONE ha detto...

caro Mattia,

mi scuso per il ritardo con cui, dovutamente, rispondo alla tua giusta sollecitazione. Quindi la domanda è: «Cosa proponiamo diversamente dalla MMT?». Risponderò presto, a rafforzare quanto propone il MPL. ma in un articolo dedicato.

Moreno Pasquinelli

Anonimo ha detto...

C’e’ un equivoco in tutta questa discussione: la MMT e’ uno strumento che puo’ essere utilizzato da qualunque credo politico.

L’MMT in sostanza dice: tu stato con la moneta Fiat sovrana puoi spendere senza tutte le restrizioni che ti stai oggi autoinfliggendo. La disoccupazione puo essere ridotta sensibilmete con programmi statali che possono dare lavoro a chi non riesce a lavorare, specialmente nei momenti di crisi come quell odierna. Lo stato da lavoro e sara compito della politica decidere che tipo di lavori creare (educazione, sanita, infrastrutture, ricerche ambientali, riduzione degli sprchi energetici, investimenti in fornti alternative) elimanando quella spesa a deficit negative che e’ costreatta a sostenere per la dicoccupazione (sussidi, buoni pasto, sanita per persone alcolizzate , drogate depresse per mancanza di lavoro ) e allo stesso tempo creando un circolo virtuso (piu lavoro , piu reddito, piu tasse incassate dallo stato e crescita del benessere di tutti con le aziende che riprendono a vendere).
Ma voi dite: questo sistema alimenta il capitalismo, i consumi e danneggia l’ambiente.
Ok ma come credete di dare lavoro alla gente senza evitare questo?
Comunque seconde me e’ un falso problema: e’ compito della politica creare un mercato piu ecocompatibile (nuove machine elettriche, case piu efficienti) e solo lo stato con la sua capacita’ di spesa e in grado di fare questo e non il libero mercato. L’mmt da dele indicazioni genarali sul funzionamento tecnico della macchina stato poi sta alla politica indirizzarlo nella direzione piu virtuosa. Non sara colpa delle MMT se lo stato incentivera guere e armamenti e industrie altamente inquinanti o centrali nucleari. La politica, se ancora esiste, dovra dre degli indirizzi e creare dibattito nell’ opinione pubblica , non l’MMT.

Comunque in sintesi credo che la MMT sia veramente l’unica azione economica sensate da adddottare adesso, poi certo si potra discutere sulla decrescita e sull’impatto ambientale e sul senso del capitalismo. Ma adesso per venire fuori da questa crisi non servono queste discussioni ideologiche di ampio respire, servono fatti concreti. L’MMt propone azione concrete da adottare adesso subito. Non dai lavoro ala gente parlando che il capitalisomo e’ il demonio, che l’ambiente e inquinato….prima bisogna che lo stato riprenda il timone e che guidi di nuovo l’economia e che non sia schiava della finaza e del turbocapitalismo. In sostanza ci vogliono teorie economiche sensate + politica sensate.

Mattia

Anonimo ha detto...

Scusate ho copiato per sbaglio la bozza con molti errori di battitura.

Mattia

Anonimo ha detto...

La versione corretta

C’e’ un equivoco in tutta questa discussione: la MMT e’ uno strumento che puo’ essere utilizzato da qualunque credo politico.

L’MMT in sostanza dice: tu stato con la moneta Fiat sovrana puoi spendere senza tutte le restrizioni che ti stai oggi autoinfliggendo. La disoccupazione puo’ essere ridotta sensibilmete con programmi statali che possono dare lavoro a chi non riesce a lavorare, specialmente nei momenti di crisi come quell odierna. Lo stato crea occupazione e sara’ compito della politica decidere che tipo di lavori creare (educazione, sanita', infrastrutture, ricerche ambientali, riduzione degli sprechi energetici, investimenti in fonti alternative) elimanando quella spesa a deficit negative che e’ costretta a sostenere per la dicoccupazione (sussidi, buoni pasto, sanita’ per persone alcolizzate , drogate depresse per mancanza di lavoro ) e allo stesso tempo creando un circolo virtuso (piu lavoro , piu reddito, piu tasse incassate dallo stato e crescita del benessere di tutti con le aziende che riprendono a vendere).
Ma voi dite: questo sistema alimenta il capitalismo, i consumi e danneggia l’ambiente!
Ok, ma come credete di dare lavoro alla gente senza evitare questo?
Anzi credo che solo uno stato dotato di MMT ha la possibilita politica di creare un mercato piu ecocompatibile e sostenibile (nuove machine elettriche, case piu efficienti), e’ grazie alla sua capacita’ di spesa che sara’ in grado di fare questo, non certamente il libero mercato. L’MMT da delle indicazioni generali sul funzionamento tecnico della macchina stato poi sta alla politica indirizzarlo nella direzione piu virtuosa. Non sara’ certamente colpa delle MMT se lo stato incentivera’ guerre e armamenti e industrie altamente inquinanti o centrali nucleari. La politica, se ancora esiste, dovra dare degli indirizzi e creare dibattito nell’ opinione pubblica , non l’MMT.

Comunque in sintesi credo che la MMT sia veramente l’unica azione economica sensate da addottare adesso, poi certo si potra’ discutere sulla decrescita e sull’impatto ambientale e sul senso del capitalismo. Ma adesso, per venire fuori da questa crisi, non servono queste discussioni ideologiche di ampio respire, servono fatti concreti. L’MMT propone azione concrete da adottare adesso, subito. Non si da lavoro alla gente parlando del cattivo capitalismo, dell’ambiente inquinato….prima bisogna che lo stato riprenda il timone, che guidi di nuovo l’economia e che non sia schiava della finanza e del turbocapitalismo. In sostanza ci vogliono: teorie economiche sensate + politiche sensate.

Anonimo ha detto...

So - "QUELL'AMERICANATA DELLA MMT (2)" - I woulԁ nеѵer havе thought іt would be
so good reading as this. Noω Ι ѕhοulԁ аctually go anԁ dо sоmе WORK!


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