domenica 19 agosto 2018

REALI CONNESSIONI SENTIMENTALI

[ 19 agosto 2018 ]




Così LA STAMPA di regime, imbarazzata:

Ai funerali di Genova insulti e fischi ai vecchi politici, ovazioni per i loro eredi

«La folla assiepata presso l’ingresso delle autorità ha riconosciuto l’ex ministro della Difesa Pinotti, e lì sono iniziate le urla, ingigantite all’apparizione del segretario Pd Martina. «Andatevene», «basta» e «vergogna» sono stati gli epiteti più ricorrenti. Mentre poco dopo la stessa folla (dove si è distinta una specie di spontanea claque) si è spellata le mani all’arrivo un filo teatrale di Salvini e Di Maio. I quali sono arrivati insieme e, col passo sicuro di chi rappresenta il nuovo, esente dalle colpe passate, hanno preso posizione dietro alle bare. È stata la consacrazione, perfino un po’ selvaggia, della loro popolarità».

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SILICON VALLEY: DAL NEOLIBERISMO AL NEOFASCISMO di Elliott Gabriel

[ 19 agosto 2018 ]



Presentiamo ai lettori quella che consideriamo la migliore analisi-denuncia della potenza raggiunta dalle grandi multinazionali della Silicon Valley, del loro uso oligarchico di internet e dell' Information and Communication Technology (ICT) del loro sodalizio organico con gli apparati di intelligence dello stato nordamericano. Questo saggio è stato pubblicato il 29 giugno su MINTPRESSNEWS. In Italia è apparso su Voci dall'Estero e quindi su Sinistra in Rete. Ottima la traduzione di Margherita Russo, salvo l'errore di aver scambiato le "potenti corporation" della Silicon Valley con "potenze corporative". Saggio che deve far riflettere sulle implicazioni della cosiddetta "terza rivoluzione industriale", comunemente nota come rivoluzione digitale. Proprio l'altro giorno pubblicavamo LA CYBORG-SINISTRA di Jorge Aleman, in critica a chi a sinistra immagina che avremo "comunismo", ovvero la l'emancipazione dal capitalismo, proprio grazie al pieno dispiegamento di questa "rivoluzione". Si parlava degli accelerazionisti, quindi della corrente di pensiero più inquietante, quella che va sotto il nome di transumanesimo
Temi dirimenti, su cui come rivoluzionari siamo obbligati a capire, giudicare ... e decidere. 


*  *  *

LA FUSIONE DI AMAZON CON LO STATO MOSTRA 
LA DERIVA DAL NEOLIBERISMO AL NEOFASCISMO

Mintpress parla con Yasha Levine, l'autore di SURVEILLANCE VALLEY, e con l'editore di MONTHLY REVIEW John Bellamy Foster sull'ascesa dell'impero Amazon e sulla fusione tra Big Data, il capitalismo finanziario e gli appartai statali statunitensi.

di Elliott Gabriel 


Quest’anno potrebbe passare alla storia come un punto di svolta, in cui il mondo ha finalmente preso coscienza del lato oscuro dell’onnipresenza dei colossi della Silicon Valley nella nostra vita quotidiana. O almeno, così si spera.

Da Amazon a Facebook, Apple, Google, Microsoft e PayPal – tra le altre – sono trapelate rivelazioni che confermano il continuo abuso dei dati degli utenti da parte di società monopolistiche, nonché il loro crescente ruolo come fornitori di tecnologia di sorveglianza per lo stato di polizia, i militari e le agenzie di detenzione per migranti degli Stati Uniti.

A marzo è scoppiato lo scandalo dei dati degli utenti di Facebook raccolti da Cambridge Analytica, che utilizzava le informazioni personali per creare milioni di “profili psicologici” dettagliati per la campagna presidenziale di Trump. Appena due settimane dopo, lo staff di Google è andato in subbuglio sulla questione del “Progetto Maven”, una piattaforma di intelligenza artificiale che potenzierà enormemente le capacità della flotta mondiale di droni militari degli Stati Uniti di raggiungere i bersagli automaticamente. Di fronte allo sdegno pubblico e al dissenso interno, l’azienda ha ritirato la sua candidatura a rinnovare il contratto col Pentagono, che scade il prossimo anno.

Adesso i dipendenti e gli azionisti di Amazon.com – il più grande operatore di marketing online e cloud computing del mondo – chiedono che l’amministratore delegato Jeff Bezos interrompa la vendita del suo servizio di riconoscimento facciale – Rekognition di Amazon Web Services (AWS) – alle forze dell’ordine degli Stati Uniti, incluso il Dipartimento per la sicurezza interna – Immigrazione e dogane (DHS-ICE).

“Come dipendenti eticamente impegnati, chiediamo di poter scegliere ciò che costruiamo e di aver voce in capitolo sul modo in cui viene utilizzato”, si legge nella lettera. “La storia ci insegna che i sistemi IBM furono impiegati negli anni ’40 per aiutare Hitler.

“All’epoca IBM non si assunse alcuna responsabilità e, quando il loro ruolo divenne chiaro, era troppo tardi”, con riferimento alle collusioni con la messa in operatività dei campi di sterminio nazista durante la seconda guerra mondiale. “Non permetteremo che accada di nuovo. È arrivato il momento di agire.”

Presentato a novembre 2016 come parte della suite di cloud AWS, Rekognition analizza immagini e filmati per riconoscere gli oggetti fornendo al contempo analisi agli utenti. Permette inoltre agli utenti di “identificare persone sospette tramite una collezione di milioni di immagini facciali quasi in tempo reale, consentendone l’utilizzo per una tempestiva e accurata prevenzione del crimine”, come si legge nel materiale promozionale. Le forze dell’ordine, come l’ufficio dello sceriffo della Contea di Washington, pagano da $6 a $12 al mese per l’accesso alla piattaforma, che mette gli agenti in condizione di confrontare in tempo reale il database di foto segnaletiche con delle riprese dal vivo.

I dipendenti di Amazon hanno citato un rapporto dell’ACLU in cui si rileva che Rekognition dell’AWS “solleva profonde preoccupazioni per le libertà e i diritti civili” poiché è “suscettibile di abusi”. Tra gli utilizzi potrebbero essere inclusi il monitoraggio del dissenso, oltre al possibile impiego della tecnologia da parte dell’ICE per sorvegliare costantemente gli immigranti nell’ambito della sua politica di “tolleranza zero” di detenzione di famiglie e bambini migranti al confine tra Stati Uniti e Messico.

In una lettera distribuita sulla mailing list “non lo costruiremo”, i dipendenti di Amazon espongono la loro opposizione alla collusione del loro datore di lavoro con le operazioni di arresto e di incarcerazione di massa dei migranti da parte della polizia e del DHS-ICE:

“Non c’è bisogno di attendere per scoprire come verranno utilizzate queste tecnologie. Sappiamo già che in un clima di militarizzazione senza precedenti della polizia, di rinnovati attacchi agli attivisti neri e di ampliamento di una forza di deportazione federale colpevole di violazioni dei diritti umani – questo sarà un altro potente strumento per lo stato di sorveglianza, e in ultima analisi danneggerà i più emarginati.”

Per il giornalista Yasha Levine, lo scalpore sollevato da AWS Rekognition non è certo una novità.

Come nel caso di Google e di altre aziende di punta che lavorano per Washington, si tratta solo di un altro capitolo nella lunga integrazione della Silicon Valley con l’apparato statale di repressione.

“Questa non è una pietra miliare di un’ipotetica ‘Apocalisse della Sorveglianza’, è solo il segno di dove siamo ormai da tempo giunti”, ha dichiarato Levine a MintPress News.
In questo caso l’indignazione dei lavoratori di Amazon è stata probabilmente provocata dalle recenti polemiche sulle separazioni di famiglie migranti dell’America Centrale nei campi di concentramento al confine sud degli USA, insieme al ruolo chiave svolto da Amazon nell’”ecosistema” dei dati dell’ICE, fondamentale per il funzionamento delle operazioni di controllo, detenzione di massa e respingimento degli immigrati da parte dell’ICE.

Nella loro lettera, i dipendenti di Amazon criticano il ruolo dell’azienda nella piattaforma Palantir in dotazione all’ICE:

“Sappiamo anche che Palantir opera su AWS. E sappiamo che l’ICE si affida a Palantir per gestire i suoi programmi di detenzione e deportazione. Insieme al resto del mondo, abbiamo recentemente assistito con orrore mentre le autorità degli Stati Uniti strappavano i bambini ai loro genitori. Dal 19 aprile 2018 il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha inviato quasi 2000 bambini ai centri di detenzione di massa…Di fronte a questa immorale politica americana e al trattamento sempre più disumano di rifugiati e immigrati negli Stati Uniti anche al di là di queste politiche specifiche, siamo profondamente preoccupati dal coinvolgimento di Amazon, che fornisce infrastrutture e servizi a ICE e DHS.”

Nel 2014, ICE ha concesso a Palantir un contratto da 41 milioni di dollari per il sistema Investigative Case Management (ICM), che ha notevolmente ampliato la capacità di condividere le informazioni tra l’agenzia ed altre banche dati, tra i quali quelle dell’FBI, l’agenzia federale antidroga e l’Ente contro il traffico di Alcol, Tabacco e Armi da fuoco. Il contratto ha permesso ad ICE di aumentare significativamente gli arresti e le incarcerazioni di clandestini, sulla base dei diversi dati raccolti da Palantir e salvati sui server di Amazon Web Services
“Su Amazon è possibile per chiunque noleggiare le funzionalità [di Rekognition] con la stessa facilità con cui si può affittare uno spazio web, o sottoscrivere un piano di pagamenti con Amazon”, ha commentato Levine.

Nel suo nuovo libro, Surveillance Valley: The Hidden History of the Internet, Levine descrive la stretta relazione tra i Big Data e lo stato di polizia americano. Nell’introduzione al suo libro si legge:

“Da Amazon a eBay a Facebook – la maggior parte dei servizi Internet che utilizziamo ogni giorno sono divenute aziende onnipotenti che tracciano e profilano gli utenti, perseguendo contemporaneamente partnership e rapporti commerciali con le principali agenzie militari e di intelligence degli Stati Uniti. Alcune parti di queste società sono così strettamente intrecciate con i servizi di sicurezza americani che è difficile dire dove finisce il privato e dove inizia lo stato”.

Dopo aver conquistato la vendita al dettaglio e online, il prossimo obiettivo di Amazon è lo stato

Concepito dal fondatore Jeff Bezos come un “negozio universale”, che vende prodotti dai libri ai DVD e alla musica, Amazon ha a lungo rappresentato una grave minaccia per il mercato tradizionale dei punti vendita, poiché tra la fine degli anni ’90 e gli anni 2000 ha spazzato via grandi e piccoli librerie in un mucchio di cenere del commercio al dettaglio.

“Amazon è ormai diventato di fatto il negozio universale in America – è scioccante pensare al giro di affari e di denaro che controlla”, ha detto Levine, aggiungendo che il potere dell’azienda “è abbastanza deprimente.”

L’azienda è diventata anche la più grande società di hosting Internet al mondo, attraverso la sua piattaforma di cloud computing Amazon Web Services. A partire dal 2006, AWS ha svolto un ruolo analogo alla piattaforma di vendita di Amazon.com nel sostituirsi ai tradizionali provider di data center e alle piattaforme professionali IT, raggiungendo un livello di centralizzazione inimmaginabile in termini di archiviazione dei dati e funzionalità informatiche a basso costo. Per un certo periodo persino Dropbox è stata ospitata nel cloud AWS.

Il successo dell’azienda come principale rivenditore e servizio di cloud computing al mondo è strettamente correlato ai livelli di sorveglianza di Amazon non solo nei confronti dei consumatori, ma soprattutto su una forza lavoro dipendente enorme e fortemente sfruttata. Come Levine spiega nel suo libro:

“[Amazon] archivia le abitudini di acquisto delle persone, le loro preferenze sui film, i libri a cui sono interessati, la velocità con cui leggono i libri sui loro Kindle, e le sottolineature e note a margine. Inoltre tiene sotto controllo i suoi magazzinieri, monitorando i loro movimenti e cronometrando le loro prestazioni.

Per gestire una tale mole di dati Amazon ha bisogno di un’incredibile potenza di elaborazione, e questa esigenza ha generato il redditizio business collaterale di noleggio di archiviazione sui suoi enormi server ad altre società”.

Durante le elezioni presidenziali americane del 2012, il software AWS ha fornito quasi tutti gli aspetti dell’analisi dei big data della campagna di rielezione del presidente Barack Obama, dalla gestione web alla gestione delle mailing list, alla raccolta dei dati, assegnazione dei volontari, manutenzione del database di informazioni sugli elettori e “elaborazione in blocco delle transazioni” per le donazioni.

All’inizio del 2013, un accordo segreto ha assegnato ad Amazon un contratto da 10 anni e 600 milioni di dollari per fornire servizi cloud alla Central Intelligence Agency e alle 17 agenzie di intelligence.

Il contratto di Langley con una società così orientata al commercio come Amazon, piuttosto che all’offerente rivale IBM, ha provocato onde d’urto nel settore tecnologico, ma l’azienda si è vantata del fatto che ciò fosse dovuto al fatto di poter fornire alla CIA una “piattaforma tecnologica superiore”, oltre alla sua capacità di fornire “la sicurezza ed affidabilità necessarie per sistemi che presentano criticità di obiettivo”.

La piattaforma di Amazon sarà presto sede di un importante progetto di intelligence della CIA soprannominato “Mesa Verde”, che utilizzerà il software cloud C2S dell’agenzia costruito su AWS in più esperimenti volti ad analizzare migliaia di terabyte di dati, inclusi dati internet pubblici, utilizzando strumenti di elaborazione del linguaggio naturale, analisi del clima di fiducia e visualizzazione dei dati.

Secondo un rapporto di Bloomberg Government di maggio, AWS è l’unica piattaforma cloud privata a cui è stata concessa l’autorizzazione a immagazzinare informazioni dell’agenzia contrassegnate come “Segrete”.

La partnership CIA-Amazon: capitalismo di sorveglianza in azione

La partnership tra Amazon e Langley è solo un esempio di capitalismo di sorveglianza in azione, secondo il professore e studioso di sociologia John Bellamy Foster, redattore del venerabile giornale socialista indipendente Monthly Review.

Parlando a MintPress News, Foster ha spiegato:

“Attualmente Amazon sembra concludere un contratto dopo l’altro con i settori militare e dell’intelligence americani…[Il cloud della CIA] è custodito nei locali di un’azienda privata, una specie di “castello fortificato” per le comunicazioni dell’intelligence [spionaggio], pur separato dal resto di Internet, ma fondamentalmente gestito da una società a scopo di lucro. Amazon ha anche un contratto da 1 miliardo di dollari con la Security and Exchange Commission, collabora con la NASA, la Food and Drug Administration e altre agenzie governative.”

In un saggio del 2014 per Monthly Review, Foster e Robert W. McChesney hanno introdotto il termine capitalismo di sorveglianza in riferimento al processo di capitalizzazione monetaria dei dati estratti attraverso operazioni di sorveglianza condotte in collusione con l’apparato statale. I due individuano le radici politico-economiche dell’era dell’informazione digitale nelle prime fasi del complesso militare-industriale, attraverso l’identificazione negli anni Cinquanta del capitalismo consumistico – corporazioni, agenzie pubblicitarie e media – con lo stato di guerra permanente, che ha infine catalizzato la nascita della tecnologia satellitare, di Internet e il dominio di un ristretto gruppo di imprese tecnologiche monopoliste nell’attuale era della globalizzazione neoliberale.

Dal ruolo del settore tecnologico nelle operazioni dello stato di polizia all’espansione di tecnologie “intelligenti” come Alexa di Amazon nelle nostre case, all’utilizzo dei droni e dell’intelligenza artificiale per tenere d’occhio l’intera popolazione e la manipolazione dei dati degli utenti di Facebook nella partnership tra la campagna di Trump e Cambridge Analytica, il giudizio di Foster sulla crescita metastatizzante del capitalismo di sorveglianza e sul suo ruolo onnisciente nella nostra vita quotidiana è inequivocabile:

“Le implicazioni per il futuro sono sconcertanti.”

Non tutti condividono il pessimismo di Foster. Per l’ex ricercatore della sicurezza informatica della CIA John Pirc, il contratto dell’agenzia con Amazon rappresenta la caduta dello stigma di “giudizio annebbiato” che affliggerebbe la sicurezza del cloud computing. Parlando con The Atlantic, Pirc ha commentato:

“C’è molto interesse per il cloud ma tanta gente è ancora titubante, quindi vedere la CIA che lo adotta, e lo fa in modo così dirompente, è un messaggio molto forte”.

Il sacro caos e la “forza burrascosa della distruzione creativa”

Creazione, epifania, genesi, profezia, rapimento, sacrificio, ira; sono queste le parole dal significato sacro sparse per tutto l’Antico e il Nuovo Testamento, ancora cariche di significato divino per i credenti. Amati dal clero e riveriti dai fedeli, questi termini consacrati sono difficilmente associati al logo della mela morsicata di Apple o alla secolarmente profana voce robotica di Alexa.

Ma nel culto odierno dell’alta tecnologia e di Internet – dove imprenditori come Steve Jobs e Mark Zuckerberg sono stati elevati al livello di profeti o faraoni, e le start-up vengono evangelizzate ai TED Talks come la panacea per problemi che spaziano dal tenersi in forma alla crisi dei rifugiati – un nuovo lessico ecclesiastico si sta facendo strada. Il concetto chiave di questa pseudo-religione dei Big Data è quello di rottura, un termine spesso evocato che indica la sostituzione di vecchi mercati e modelli di business con le nuove innovazioni tecnologiche.

Come il pioniere della Silicon Valley, informatico e studioso Jaron Lanier ha evidenziato nel suo libro del 2013 Who Owns the Future?:

“Al termine “rottura” è stato attribuito uno status quasi sacro nei circoli tecnologici del business…Rompere è il risultato più celebrato. Nella Silicon Valley, si sente sempre che questo o quel settore è maturo per la rottura. Ci piace illuderci che la rottura implichi maggiore creatività. Ma non è così. È sempre la stessa storia.”

Per Lanier – un fervente difensore del capitalismo – la parola viene usata impropriamente per esprimere il potenziale liberatorio della nuova tecnologia, quando in realtà il predominio delle grandi aziende tecnologiche ha portato a un mercato ristretto dominato da “un numero limitato di agenzie di spionaggio in posizioni pervasive”. Il panorama digitale è quindi diventato il feudo delle imprese monopolistiche che esercitano un pugno di ferro sui concorrenti e sulle merci principali dei Big Data: gli utenti di Internet e le loro informazioni personali.

Per Foster, questo processo è assimilabile al neoliberismo – l’ideologia capitalista prevalente che impone il controllo senza ostacoli su tutti gli aspetti della vita pubblica da parte del capitale finanziario e del mercato. Foster osserva che l’ortodossia neoliberale è radicata nel concetto di distruzione creativa, idea associata alla parola d’ordine “rottura”.

Il concetto di distruzione creativa fu introdotto nel 1942 dall’economista austriaco-americano Joseph Schumpeter per descrivere un processo di costante cambiamento insito nel capitalismo, in cui imprenditori emergenti agiscono come “forze innovative” tramite una “perenne tempesta di distruzione creativa” che disorganizza e sposta gli equilibri della concorrenza, rimodella i mercati globali e apre la strada per l’emergenza di nuovi monopoli come, ad esempio, le aziende leader della Silicon Valley.
“Una delle componenti chiave dell’ideologia neoliberista è l’apertura del sistema alla crescita senza restrizioni delle corporation e delle potenze monopolistiche ”, ha detto Foster a MintPress News, aggiungendo:

“L’era neoliberale ha quindi visto uno dei più grandi periodi di crescita di sempre nel potere monopolistico, in particolare nei settori cibernetico e digitale. Si consideri che né Google, né Amazon né Facebook esistevano 25 anni fa e Facebook non esisteva neanche 15 anni fa. Tra il 2016 e il 2017, Amazon ha registrato un aumento del 51% della capitalizzazione di mercato. Queste sono gigantesche imprese monopolistiche”.

Foster ha continuato spiegando:

“In generale, il capitalismo è un sistema che cerca di superare tutti i limiti nella sua produzione e vendita di merci, mercificando ogni cosa esistente – e oggi, nell’era del capitalismo monopolistico-finanziario e del capitalismo di sorveglianza, questo significa intromettersi in ogni aspetto dell’esistenza allo scopo di manipolare non solo il mondo fisico, ma anche le menti e le vite di tutti. È questo il nucleo centrale del capitalismo di sorveglianza.

Ma questo stesso capitale finanziario monopolistico ha come contropartita la crescente centralizzazione del potere e della ricchezza, l’aumento del controllo sul monopolio, l’espansione del militarismo e dell’imperialismo e sempre maggior potere alla polizia. È ciò che il teorico politico Sheldon Wolin ha definito “totalitarismo invertito”, in cui il crescente controllo totalizzante della popolazione e la distruzione delle libertà dell’uomo sono mascherate da un’ideologia individualistica”.

Ora che Amazon si avvicina al suo venticinquesimo anniversario, Foster fa notare che è diventato “un vasto impero della mercificazione culturale (o anti-culturale)” – e il fatto che sia l’editore del Washington Post rende evidente la fusione dell’impresa monopolista con l’apparato statale dell’imperialismo USA .

Amazon si impossessa del “giornale dei record”, ovvero “la democrazia muore nelle tenebre”

Da quando Jeff Bezos ha acquistato il Washington Post nel 2013 per $250 milioni, il principale quotidiano della capitale americana si è trasformato nel baluardo della Fortezza Amazon. Al di là di qualsiasi squadrone d’élite di lobbisti o dei contratti con l’Homeland Security o la National Security State, il ruolo influente del giornale che plasma l’opinione pubblica e che è il principale organo d’informazione della classe politica dà a Jeff Bezos e ai suoi colleghi un accesso senza precedenti alle sale del potere imperiale.

“Ovviamente è un problema quando un business potente e monopolistico come questo con un proprietario così autoritario è anche nel settore dei media”, ha commentato Yasha Levine, aggiungendo:

“La situazione è questa: Amazon è un importante appaltatore della CIA, e questo importante appaltatore possiede anche uno dei giornali più importanti del paese – che guarda caso dovrebbe investigare sulla CIA e su questioni di sicurezza nazionale.”

Da quando Donald Trump è salito al potere lo scorso gennaio, “Amazon Washington Post” è stato l’obiettivo delle ire del presidente come esempio supremo di “spacciatore di fake news”. Se è vero che alcuni attacchi di Trump al Post possono sembrare semplici sfoghi su Twitter contro un legittimo scrutinio giornalistico, bisogna riconoscere che il giornale, una volta celebrato per la pubblicazione dei rivoluzionari Pentagon Papers del 1971, serve oggi prepotentemente da pulpito per i detrattori del presidente nella cosiddetta “resistenza” liberale, e da portavoce di un’ala aggressivamente neoliberista negli Stati Uniti.

“Il Washington Post è sempre stato un giornale liberal-capitalista, un arbitro dell’ideologia capitalista e un difensore dell’impero degli Stati Uniti, [ma] ora è diventato, come parte dell’impero Bezos, qualcosa di peggio”, osserva Foster.

Non passa un giorno senza che il Post pubblichi una sfilza di storie che cercano di smascherare “interferenze russe”, che avrebbero favorito Trump attraverso i social media o le “fake news”. Sulla base di pareri “esperti” del centro studi sui media “indipendente” PropOrNot, il Post ha accusato MintPress e pubblicazioni come Black Agenda ReportCounterPunch e Truthout di essere piattaforme di propaganda legate al Cremlino, senza mai citare uno straccio di prova. Nella sua lista nera il gruppo ha affiancato indistintamente siti di informazione indipendenti e eterogenei ad outlet più dichiaratamente estremiste come Infowars di Alex Jones e il sito web neo-nazista The Daily Stormer.

Il Washington Post sembra avere intrapreso una sorta di guerra ideologica contro basilari istanze progressiste, ha spiegato Foster:

“Di recente ha pubblicato un articolo che descrive come ideali di “estrema sinistra” l’assistenza sanitaria universale o la protezione dei parchi nazionali, come se anche queste tradizionali cause della sinistra liberale fossero ora ben al di fuori della portata di un panorama politico accettabile – una posizione chiaramente concepita per spostare il dibattito politico sempre più a destra. Bezos e Amazon sono semplicemente i simboli di questa regressione sociale, al pari dell’attuale occupante della Casa Bianca”.

Per Levine, questa tendenza – si pensi il sito scandalistico The Intercept che è stato acquistato dall’imprenditore miliardario della Silicon Valley e co-fondatore di eBay Pierre Omidyar – va oltre il solo Post. Levine ha commentato:

“Si tratta della questione più ampia della strada imboccata dalla Silicon Valley, con le sue aziende costruite sulla sponda delle attività dominanti su Internet; e se si dominano gli affari, si domina la narrazione della società e dei media – così funzionano le cose”.

Foster è d’accordo e non usa mezze parole per descrivere il pericolo rappresentato dal crescente potere di Amazon nella società americana:

“La democrazia può essere definita in vari modi, ma nessuna definizione di democrazia – non importa quanto speciosa – è coerente con una società in cui esiste un potere così vasto e monopolistico di una sola classe, e dove l’infrastruttura della vera democrazia (educazione, comunicazione, scienza, cultura, dibattito pubblico, canali di pubblico dissenso) è stata demolita.

Per questo ed altri motivi, la società americana e gran parte del mondo capitalista si sta spostando dal neoliberismo verso ciò che si potrebbe meglio definire come neofascismo”.






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sabato 18 agosto 2018

SUCCEDE A PALERMO di Francesco Lamantia

[ 18 agosto 2018 ]

La crisi economica, sociale ed ambientale nella quinta città d'Italia è sotto gli occhi di tutti: cumuli di spazzatura ad ogni angolo di strada, bus che si guastano continuamente, gente che ha perso la casa ed è costretta a vivere in roulotte. Gli ultimi dati economici danno una disoccupazione al 41%, non casualmente la città si svuota; 10 mila persone all'anno emigrano dal capoluogo siciliano.

Un sistema economico quello palermitano basato tutto sulla burocrazia pubblica e sull'economia criminale, un sistema che raggiunse il suo apogeo durante gli anni 80 quando la Democrazia Cristiana governava con il pieno consenso dell'Alleanza Atlantica (la Sicilia in caso di conflitto sarebbe passata in mano statunitense secondo i trattati della NATO). Con l'entrata dell'Italia nella UE e la conseguente nuova divisione del lavoro imposta dalle élite del vecchio continente (i paesi del Sud devono dedicarsi all'"accoglienza turistica" e non alla produzione industriale), le debolezze del sistema "Palermo" sono venute a galla.


La pesante eredità e continuità politica degli anni 80 è rappresentata dall'esponente democristiano (adesso PD) Leoluca Orlando, oramai delegittimato dalla maggioranza dei palermitani, messo con le spalle al muro dal presidente della Regione Musumeci che gli ha dato 3 mesi di tempo per raccogliere l'immondizia (se i comuni siciliani in 3 mesi non differenziano e non trasferiscono i rifiuti all'estero vengono commissariati dalla Regione), accerchiato dalla corte dei Conti per i disallineamenti dei bilanci delle partecipate. 

DALLA DC AL PD

Leoluca Orlando è un politico di vecchia scuola Dc: entra in consiglio comunale nel lontano 1980, collaboratore di Piersanti Mattarella, assessore al decentramento delle giunte pentapartito, viene nominato sindaco nel 1985 dopo la guerra di mafia che aveva insanguinato le strade del capoluogo, per farla breve la stessa borghesia mafiosa aveva bisogno di un volto nuovo dopo gli scandali e gli omicidi. Fu per volere dell'attuale presidente della Repubblica e di Salvo Lima ad essere eletto sindaco.
La sua prima giunta si distinse per aver iniziato un processo di valutazione della città in campo ambientale e culturale (Primavera di Palermo) ma non mettendo in discussione i poteri forti consolidati. Nel 1987, con la caduta del governo Craxi, entrano i comunisti in giunta assieme ai Verdi e a fuoriusciti di DP. Orlando sarà costretto a dimettersi in contrasto con l'ala centrista della DC nel 1990. Per la mancata candidatura al Parlamento Europeo (Lima era stato scelto dalla direzione Dc), rompe con il suo partito, denunciando i legami fra i maggiori esponenti isolani e la criminalità, fonda La Rete, un movimento che ingloba ex dc di "sinistra", ambientalisti, il mondo del volontariato cattolico, ex PCI, schierandosi contro il pentapartito, a favore della UE e del voto diretto dei sindaci e del presidente della repubblica .
Le stragi di mafia del 1992 assestarono un duro colpo alla borghesia palermitana, che, delegittimata, spianò la strada a una nuova giunta Orlando.
Durante gli anni 1993-2000 la nuova giunta comunale si caratterizzò per la politica culturale (l'apertura del teatro Massimo, il restauro del centro storico, vari festival della musica, promozione artisti locali), diritti sociali e civili (cittadinanza onoraria a condannati pena capitale negli Stati Uniti, agevolazioni per le famiglie di disoccupati storici, incentivi alle scuole dell'obbligo), clientelismo (fu assorbito dal comune grazie all'operazione voto di scambio personale senza nessun concorso-Orlando inventò gli LSU). Ma la giunta di sinistra era completamente in linea con le misure economiche di privatizzazioni del governo Prodi-D'Alema-Amato convertendo le municipali in Spa.
L'avvento del Berlusconismo coinvolse anche Palermo con una giunta di centrodestra che puntava alla crescita del porto come snodo di crociere e commerciale, nuove infrastrutture e, in previsione, la privatizzazione delle municipali spa al collasso. Con il Patto di stabilità e il governo del commissario Monti la debole economia siciliana entra nel marasma: intere strutture a conduzione familiare chiudono, intere vie di Palermo desertificate con il crollo di storici esercenti, falliscono l'AMIA (municipale rifiuti) e la GESIP (altra municipale che s'occupava del verde), i lavoratori scendono in piazza contro il commissario imposto dall'allora governatore siciliano Lombardo. 
Si profila il ritorno del senatore di Italia dei Valori Orlando che scende con i lavoratori promettendo loro che, se torna a fare il sindaco, vengono garantiti i posti di lavoro e salvate le aziende. Nel 2012 rivince le elezioni al ballottaggio contro il PD che ufficialmente sostiene Fabrizio Ferrandelli ma l'ala che faceva capo a Franceschini sostiene sottobanco Orlando. Il centrodestra viene completamente sconfitto dall'elettorato dopo l'esperienza "Cammarata" e il crollo del Berlusconismo.
La nuova giunta Orlando è composta da esponenti di Rifondazione Comunista (Giusto Catania), della ex Rete e di Italia dei Valori. Dopo una lunga trattativa con il ministero dell'interno e dell'economia riesce a salvare le aziende Amia e Gesip, cambiando la denominazione e tentando di assorbirne i debiti. 
Sul fronte delle politiche sociali se negli anni 80-90 aveva fatto "qualcosa di sinistra" durante questo mandato chiuderà le porte ai comitati di lotta per la casa, mura gli antichi edifici in degrado in centro storico, sgombera edifici comunali (sarà l'appello del vescovo Lorefice a fermare gli sgomberi di massa). Il centro storico, con la chiusura di intere aree di interesse strategico per la viabilità cittadina, è investito a una speculazione immobiliare senza precedenti: si aprono bed breakfast, stanze in affitto, la chiusura di negozi storici da l'avvio a tanti take away e gelaterie, si organizzano vari festival e sagre. Il trasporto pubblico cittadino va allo sfascio dopo l'inaugurazione del tram (troppo esoso per un'azienda che non riceve copertura finanziaria dal Comune e dalla Regione). 

Dopo le elezioni del 2013 con la sconfitta della lista Ingroia, Orlando rompe da destra con Di Pietro e crea il suo gruppo Movimento 139 in previsione di un ingresso al Pd. Nel 2016 invita a Renzi a Palermo, ufficialmente il sindaco si pronuncia per il No alla riforma istituzionale ma sguinzaglia la Coime (un'azienda municipale) a cancellare le scritte contro il PD vicino i cantieri navali. È proprio ai Cantieri Navali che il giorno dopo il sindaco si reca assieme ad alcuni esponenti di Rifondazione (ci torniamo dopo) atteso da una folla di lavoratori che vogliono fare la festa a Renzi. La vecchia mummia dc telefona al Bomba sconsigliando di recarsi presso la Fincantieri.
Con l'avanzata dei M5S l'ARS (il parlamento siciliano) decreta una legge elettorale bonapartista sul modello della Spagna post franquista, che esclude il ballottaggio (se una coalizione raggiunge il 40% vince). 

Le elezioni del 12 giugno 2017 danno Orlando al 41%, un risultato raggiunto da una legge truffa e dall'astensionismo di massa (solo 124 mila persone hanno votato l'eterno sindaco). Il Pd per entrare in consiglio comunale, siccome è debole e delegittimato si presenta in una lista civica con gli alfaniani, oltre al Pd ci sono liste che raggruppano ex esponenti di Forza Italia e UDC mentre il sindaco nella sua campagna elettorale grida che se lui perde vince la mafia!
I nomi dei nuovi consiglieri comunali si sapranno dopo 3 mesi e, stranamente, in tutte le Circoscrizioni i candidati orlandiani alla presidenza dei quartieri stravincono!
3 mesi dopo Orlando aderisce al Pd, impone il suo candidato Micari (rettore dell'università di Palermo) alla presidenza della Regione (un renziano di ferro che non ha esitato a usare il manganello contro gli studenti di sinistra). Le elezioni regionali segneranno una sconfitta clamorosa del Pd in Sicilia ma il sindaco, in alleanza con Renzi, riesce a far fuori Crocetta e gli ex PDS (alle elezioni nazionali Giambrone uomo di Orlando sarà candidato al posto di Crocetta — ma riceve una batosta).
Questa giunta si caratterizza, rispetto alle altre, per l'immobilismo totale e il disastro económico delle ex municipali che stanno distruggendo (il comune si rifiuta di salvare Amat l'azienda dei bus e tram che avanza soldi dal comune stesso, in altre aziende municipali come la Rap (spazzatura) mancano i compattatori, la Reset (giardinaggio) ha azioni di AMG (illuminazione pubblica gas ed energia), quest'ultima pensa a fare concorrenza ad Enel anziché illuminare Palermo (intere strade al buio compresa la piazza della stazione ferroviaria!)
Ma nel frattempo Palermo viene nominata capitale italiana della cultura grazie all'ex ministro Franceschini, diventa sede della mostra d'arte itinerante Manifesta. A beneficiarne di queste iniziative sono gli uomini e le donne legate alle associazioni di volontariato cattolico o di sinistra.

IL RUOLO DI RIFONDAZIONE

Il partito della rifondazione da quando è nato a Palermo ha continuato con la polItica del compromesso storico coi settori "progressisti della Dc". Il periodo dal '94 al '97 ha visto il partito schierarsi contro il centro sinistra ed iniziare un lavoro d'opposizione, tentativo subito fermato con l'elezione a segretario di Bertinotti che inviò lo sgherro Francesco Forgione a Palermo. Nel 1997 furono espulsi i compagni che volevamo costruire un'opposizione, la classe a cui guardava Forgione era la piccola borghesia palermitana ossia insegnanti, professori, piccoli imprenditori e funzionari, artisti. Nel 1998 il PDS denunciò il caporalato delle cooperative di ex lsu capitanate dagli orlandiani, Rifondazione invece difese la politica del sindaco. Nel 1999 Rifondazione entra in giunta con PDS e verdi alla provincia, nel 2000 già Giusto Catania diviene invece assessore alla cultura al comune di Palermo.
Con lo scoppio del movimento No Global nascono i primi centri sociali, nel 2001 viene sgomberato dall'allora rettore di Palermo Silvestrini (vicino ad Orlando) l'ex Karcere, Rifondazione non si schiera tranne i giovanI comunisti. Alle elezioni del 2001 nel collegio di Capaci-Carini Rifondazione decide di sostenere al maggioritario l'ex presidente della provincia Puccio del PDS!
Nel 2012 Rifondazione diventa il principale sponsor politico di Orlando, sempre Giusto Catania ottiene l'assessorato alla mobilità, distrugge Amat: dai 4 turni di 6 ore gli autisti adesso fanno 8 ore di guida, dopo le 21 rimangono solo 12 bus per la quinta città d'Italia! Vengono soppresse linee periferiche. Le varie associazioni legate ad Arci, Cobas, ottengono spazi e finanziamenti soprattutto legati all'accoglienza dei migranti e alle attività culturali come manifesta 12.
Adesso di fronte alla catastrofe Rifondazione con il suo gruppo consigliare di Sinistra Comune accusa Giulia Argiroffi esponente in Consiglio Comunale del M5S di avere un conflitto di interessi per una società che gestisce appalti al comune (prova falsa), con la nomina dei nuovi presidenti delle partecipate Rifondazione rimanda a settembre il rimpasto di giunta.
Adesso, dopo le provocazioni fasciste avvenute per l'assegnazione di una casa confiscata alla mafia ai Rom, Rifondazione assieme al quotidiano La Repubblica ed esponenti locali del Pd firma il manifesto antirazzista anziché denunciare il pd stesso come responsabile della guerra fra poveri e complice dello sterminio dei rom in Kosovo. 

L'opposizione...

Solo 12 consiglieri comunali hanno avuto il coraggio di firmare per le dimissioni del sindaco, ossia il M5S, il gruppo di Ferrandelli e la Lega. Ma ciò non basta bisogna mobilitare la cittadinanza per una vera alternativa, Palermo ha bisogno di uno sviluppo industriale come tutto il Sud e non diventare una città di camerieri e disoccupati storici.

Palermo 17 agosto 2018

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IL FURFANTE

[ 18 agosto 2018 ]



Ci segnalano e volentieri pubblichiamo questo articolo dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali sulle malefatte di Roberto Saviano

*  *  *

Per il moralizzatore, arriva la terza condanna
VIOLATORE DI DIRITTI


Noi cattolici prendiamo lezioni da chiunque, ci mancherebbe. Certo, non ci sembra corretto che a mettersi in cattedra, ergendosi a maestro di morale e “difensore dei diritti”, sia proprio Roberto Saviano, un pluri-condannato per diffamazione e plagio (immoralità “laica”?). Ieri la terza condanna, mentre si attende la quarta se verrà confermato il reato di diffamazione verso Salvini, ministro dell’Interno.

Secondo Saviano, «i cattolici non possono influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto». Quindi, scordiamoci di entrare in politica o esporre le nostre idee: sarebbe ingiusto, non ci è concesso. Anzi, per lo scrittore è «forte violenza culturale» qualunque manifestazione -ad esempio- in difesa della famiglia naturale (cioè, la unica prevista dalla Costituzione, come ha stabilito la sentenza n.138/2010 della Corte Costituzionale). Nessuno, ci dice Saviano, può permettersi di «fermare il diritto a sognare di avere una famiglia e dei figli, nonostante la propria omosessualità». Questo Paese, ha concluso, «può ripartire solo dai diritti».

Saviano, come si evince, si occupa continuamente di “diritti”, è considerato un maestro, un eroe. Ma, contemporaneamente ai suoi appelli moralizzatori, lo scrittore pratica «un’illecita riproduzione» di articoli altrui, come ha affermato il Tribunale d’Appello di Napoli il giorno della condanna per plagio (confermata nel 2016). La seconda sezione civile della Corte di appello di Milano, invece, ha confermato che Saviano ha violato anche i diritti di Vincenzo Boccolato, esponendolo al pubblico ludibrio nel suo libro Gomorra come affiliato alla camorra. Grave diffamazione, hanno sentenziato i giudici, chiedendo allo scrittore un risarcimento di 30mila euro. Il “maestro di morale”, non contento, ha fatto comunque ripubblicare il suo bestseller senza eliminare il riferimento a Boccolato, ripresentandolo quindi come camorrista. Ieri è arrivata, perciò, un’altra condanna, per «nuovo illecito diffamatorio».

Per vedere l’effetto che fa, nel 2013 Saviano ha tentato di passare per una volta dalla parte della vittima, denunciando per diffamazione il giornalista di Liberazione, Paolo Persichetti. Un clamoroso autogol. Quest’ultimo, infatti, scoprì che lo scrittore si era completamente inventato -per chiari intenti autocelebrativi-, di aver ricevuto telefonate di stima dalla madre di Peppino Impastato (giornalista ucciso dalla mafia), vantandosene nel suo libro La bellezza e l’inferno e raccontando una collaborazione con la donna, di nome Felicia. Peccato che la madre di Impastato era deceduta da tempo e i parenti hanno smentito qualunque rapporto di Felicia con Saviano, la quale -tra l’altro- non possedeva nemmeno il telefono. Persichetti svelò la menzogna dell’autore di Gomorra, il quale per ripicca lo querelò. Ma i giudici diedero ragione al giornalista, oltretutto acquisendo un’ulteriore testimonianza contro Saviano, quella di Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione “G.Impastato”.


Come se non bastasse, pochi giorni fa l’ex parroco di Scampia, don Aniello Manganiello, ha distrutto l’aura di “eroe contro la mafia” che Saviano si è faticosamente costruito negli anni. Il sacerdote è noto per combattere in prima linea a favore del recupero dalla strada dei ragazzi, spesso figli dei camorristi, delle periferie di Napoli. «Anch’io sono stato minacciato di morte dai Lo Russo», ha raccontato, «ma ho sempre rifiutato la scorta per stare in mezzo alla mia gente. Saviano deve sapere che il suo gioco è ormai scoperto: non ha trascorso nemmeno una intera giornata a Scampia, altrimenti ci saremmo incontrati o almeno i miei parrocchiani me lo avrebbero riferito». L’impegno mediatico dello scrittore è «interessante sul piano narrativo, ma sul piano pratico, oltre a gonfiare a dismisura a dismisura il suo portafoglio, non salverà una sola vita. Quando i camorristi mi chiedono di organizzare il futuro dei figli per evitare che facciano la loro fine, io non mando quei ragazzi ai cortei anticamorra con una bandiera e un megafono in mano e non propongo loro i sermoni di Saviano. No. Io devo trovare le soluzioni, i soldi per farli mangiare, per impedire che le ragazze vadano ad abortire, per comprare i pannolini e pagare le bollette. Ma è difficile far soldi per gli ultimi, il quartiere è povero, non c’è borghesia e il denaro sono costretto a cercarlo fuori».

E dal milionario Saviano -definito “falce e cachemire”-, mai è arrivata una moneta per i ragazzi di Scampia. «Il fatto è», ha proseguito don Manganiello, «che lo scrittore simbolo dell’anticamorra a Scampia lo hanno visto soltanto in tv. Si può scrivere di camorra senza conoscere concretamente il fenomeno: bastano le carte passate da avvocati e magistrati da cui ricavare storie per editori modaioli e reti tv in cerca di nuovi mercati. Solo così si spiega il fenomeno perché, a dirla tutta, Saviano mi sembra un modesto scrittore. Se lo invitiamo a Scampia non risponde nemmeno. Alla Municipalità hanno tentato più volte. A lui non interessa la realtà, è uomo di fiction».

Dunque, tirando le fila, scopriamo quel che sul Gruppo L’Espresso non si leggerà mai. Il maestrino di Repubblica, eroe dei “diritti”, per la giustizia italiana è: un plagiatore, un doppiamente diffamatore ed un bugiardo. Per gli eroi anti-mafia, invece, è un pupazzotto televisivo che usa la camorra per vendere libri e pagarsi il suo attico a New York. L’ultimo, cioè, a potersi avventurare in sermoni etici. Di falsi maestri è già pieno il mondo. Di professorini di morale pluri-condannati, pure.

La redazione

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venerdì 17 agosto 2018

ANDATE TUTTI A FARE IN CULO di Micaela Bartolucci

[ 17 agosto 2018 ]


LA GUERRA È LA PACE LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ L’IGNORANZA È LA FORZA

“Nulla era tuo se non quei pochi centimetri cubi contenuti nel tuo cranio” (1984, G.Orwell)

Siamo immersi in una società fluida, anzi gassosa nella quale, muovendoci come milioni di particelle di gas nobili, siamo impossibilitatati a unirci per formare legami; ci esaltiamo nel nostro fiero individualismo, nutriamo il nostro ego mostruoso fino a trasformarci in piccoli narcisisti patologici. D’altra parte queste individualità egocentriche si mischiano, senza legarsi, in informi crogiuoli che hanno fatto della A privativa il loro simbolo, il loro motto, il loro vessillo: A-partitici, A-politici… “Uno vale uno”, le ideologie non esistono più, è necessario agire non elaborare, fare e non perdere tempo a pensare, accettare la "contaminazione" e le trasmutazioni d'identità, abolire i confini...

La distruzione a tappeto è iniziata quando questa serie di concetti sono stati pompati, spinti, divulgati, rimbalzati da parte a parte fino a diventare teoria politica, visione del mondo. La vittoria del nulla, del qualunquismo, dell’ignoranza, del pressappochismo, della finta uguaglianza, dell’azione senza pensiero ci sono piombate addosso con la potenza distruttiva di una bomba H che lascia dietro di sé solo scheletri privi di vita propria. I pochi centimetri cubi rinchiusi nel nostro cranio non ci appartenevano più, erano stati occupati dal nulla.

Cari appassionati di Movimenti senza un preciso orientamento politico, di schieramenti ampi, di mobilitazioni apartitiche, di manifestazioni senza simboli, di ampie confluenze, negazionisti della struttura partitica e della sua importanza, sbandieratori dell’inutilità della teoria politica: andate tutti a fare in culo!
“Chi conosce il suo nemico e conosce se stesso potrà affrontare senza timore cento battaglie…chi non conosce né se stesso né il nemico inevitabilmente verrà sconfitto in ogni scontro” (L’arte della guerra, Sun Tzu)
Le piazze riempite di gente, le occupazioni fisiche dei luoghi, gli scioperi, i sit-in, le manifestazioni, i cortei…Tutto ciò che era unione, comunità, collettività, appartenenza è stato distrutto, alienato, schernito, affossato e sostituito con il virtuale. Pagine FB, Twitter, Meme, Emoticon (c’è perfino il pugno chiuso), ecc sono i nuovi strumenti di lotta nell’arena virtuale creata ad arte da chi ha tutto l’interesse a favorire il proprio dominio. 

Non scomodiamo comblotti o altre cazzate, per favore, che anche queste insinuazioni hanno sacramente rotto le palle! C’è un concetto semplice, semplice, direi banale che chiunque deve capire. E’ stato espresso centinaia di volte ma c’è una parte, figlia di questo nulla ideologico, che proprio non capisce, non ci arriva, o meglio non vuol capire, non vuole arrivarci: Il capitale sa dove andare, che cosa vuole e come raggiugere lo scopo. Esso difende i suoi interessi, deve sopravvivere e rafforzarsi. Possiede i mezzi di comunicazione di massa, foraggia la politica e non ha problemi con il do ut des. Sceglie bene da che parte stare e quali armi usare. Quelle sopra elencate sono tutte operazioni molto utili e assolutamente sfruttate dal neoliberismo. Non c’è altro da capire, niente da aggiungere, la vuota retorica è quella di chi come in uno stato di trans ideologico, si ritrova nello stesso campo del Capitale economico, allineato con i suoi giornali e dietro ai suoi esponenti ed è convinto di stare dalla parte giusta. Vi siete bevuti il cervello!

Tanto per fare incazzare un po’ di decerebrati che negano la necessità del Partito, che favoriscono l’inutile azione movimentista, che si oppongono alla teoria politica ed allo studio, che fanno della pratica la loro unica arma di lotta, che confondono il concetto di militanza con quello di attivismo, cito un po’ di passi che, prima di questo rimbambimento di massa, erano patrimonio fondamentale di chiunque si definisse marxista.
“Non si possono esprimere gli interessi di classe se non sotto forma di programma, non si può difendere il programma se non costituendo il partito” (Classe e partito, Trotsky)

“Bisogna epurare il partito dagli elementi che si staccano dalle masse… non accetteremo naturalmente tutte le indicazioni delle masse, poiché talvolta anche le masse -specialmente in anni di eccessiva stanchezza…- si lasciano andare a stati d’animo tutt’altro che progressivi.” (L’epurazione del partito, Lenin)

“Senza teoria rivoluzionaria non può esistere movimento rivoluzionario. Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un momento in cui la predicazione opportunista venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste della lotta politica, solo un partito guidato da una teoria d’avanguardia può adempiere la funzione di combattente d’avanguardia, orientare le coscienze in un periodo di disgregazione e di indifferenza verso la lotta politica (Che fare?, Lenin)
Questo era una volta l’ABC, la base teorica, il punto di partenza di chiunque volesse occuparsi di politica rivoluzionaria, se ci si dichiarava marxisti bisognava avere chiari questi concetti. Prima di dare un volantino, di scrivere qualcosa, di agire era necessario conoscere, studiare; il sentito dire non aveva nessun valore. A questo servivano riunioni teoriche e scuole quadri. Fornivano strumenti indispensabili senza i quali non si andava da nessuna parte. Ogni azione è e deve necessariamente essere supportata dalla teoria che è studio e conoscenza. Senza questa combinazione non si è nulla, non si può e non si deve fare politica, non esiste azione pratica.

La domanda che fanno tutti gli utili idioti figli di questa temperie apolitica, privi di cultura politico-economico-sociale, di conoscenza, di competenza teorica è sempre la stessa, la più inutile, la più banale, direttamente inculcata dall’insulsa propaganda movimentista: “Quanti siete?” Ecco il genio!! “Quanti siete?”

Brutto branco di pecore ignoranti, voi siete una moltitudine ma non siete e non sarete mai un cazzo perché siete inutilmente privi di idee forti. Siete inutili perché l’azione, il volontariato, l’assistenzialismo mutualistico umanitario et similia senza una forte teoria politica che li sostengano, non valgono niente, non servono a niente, sono perfettamente inutili, anzi possono essere perfino dannosi. Il mondo cattolico, con le sue associazioni, polverizza voi e le vostre azioncine pratiche! Loro hanno una teoria che li sostiene da 2000 anni, voi gli anfibi e una stellina rossa! Siete il prodotto perfetto, il capolavoro del neoliberismo: ma, mentre alcuni movimenti sono il risultato programmato a tavolino, altri sono solo aggregazione del materiale di scarto di questa operazione.
“Soggiogare il nemico senza combattere rappresenta la vera vetta dell’arte militare” (L’arte della guerra, Sun Tzu)
E’ esattamente quello che ha fatto la grande forza del capitale. La Nuova Era è iniziata da qui, da questo cruciale passaggio. Dalla repressione, anche violenta, delle lotte che ha caratterizzato tutto il secolo scorso siamo passati alla pacificazione sociale, trasferendo lo scontro reale nel virtuale, smantellando organizzazioni partitiche e sindacali di classe, anche se imperfetti e criticabili e sostituendoli con i movimenti senza ideologia.

E’ il capolavoro del neoliberismo, la sua vittoria più grande: duecento anni di lotte cancellati, coperti, affondati nel fango da venti anni di propaganda virtuale.

Ripeto: movimentisti di tutti i Paesi unitevi! Ed andate beatamente a fare in culo!

Aggiungo, senza un briciolo di vergogna ed anzi rivendicandoli:

NO PASARAN e HASTA LA VICTORIA SEMPRE!











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giovedì 16 agosto 2018

Nazionalizzare le autostrade! di Leonardo Mazzei

[ 17 agosto 2018 ]
Le penali sono una tigre di carta: le convenzioni dei "Signori del casello" una vergogna targata Prodi, ma si possono cancellare nazionalizzando la gestione della rete autostradale
L'aria finalmente è cambiata. Di fronte alla tragedia di Genova, il governo ha annunciato la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia. Questa decisione, non solo va incontro ad un sano desiderio di giustizia, ma pone all'ordine del giorno la questione dello stop alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni dell'ultimo quarto di secolo.

Di questo hanno parlato diversi esponenti del governo, a partire dal vice-premier Di Maio. Bene, anzi benissimo. Se son rose fioriranno, ma intanto prendiamo atto di un tempismo e di una rapidità di decisione senza precedenti.

E' ora di iniziare ad invertire il disastroso percorso che ha portato a privatizzare i settori strategici dell'economia: dall'energia alle telecomunicazioni, dalle banche ai trasporti. Ed è proprio da quest'ultimo comparto che si può partire, cominciando con Alitalia e con la rete autostradale.

Limitiamoci qui a quest'ultima questione di estrema attualità.
Chiunque abbia utilizzato con una certa continuità, negli ultimi anni, le autostrade italiane sa perfettamente due cose: che il livello delle manutenzioni è costantemente peggiorato, che i pedaggi sono cresciuti da un anno all'altro ben al di là del tasso d'inflazione.

Insomma, i "Signori del casello" - con i Benetton in prima fila - han trovato la gallina dalle uova d'oro. Tanti profitti e nessun rischio, il tutto garantito da convenzioni scandalose, frutto del Decreto Legge 3 ottobre 2006 n° 262, primo ministro Romano Prodi, ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa (viva l'Europa!), ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (indipendente in quota Pdci!). Come dire, il centrosinistra al gran completo! E Rifondazione Comunista che oggi chiede di "fare un bilancio delle privatizzazioni", forse farebbe bene a fare anche un bilancio della propria storia politica.

Del resto la vecchia Società Autostrade (gruppo IRI) fu privatizzata nel 1999 dal governo D'Alema, mentre la stessa convenzione con Autostrade per l'Italia dei Benetton è del 2007, cioè avvenne sempre ad opera del governo Prodi II.

Sui frutti avvelenati di queste scelte consigliamo la lettura di quanto pubblicato dall'insospettabile Business Insider il 7 febbraio scorso, cioè 6 mesi prima del dramma genovese. Questo l'incipit di un articolo ben documentato e ricco di dati:

«Una concessione autostradale è per sempre e l’aumento dei pedaggi arriva puntuale il 1° gennaio di ogni anno. Sono le due regole ferree che governano il cosmo delle autostrade. Un universo popolato da pochissimi eletti – la “Compagnia del Casello”, 25 società dove la parte del leone la fanno Benetton, Gavio e alcuni enti locali – che fanno affari d’oro a fronte di rischi d’impresa praticamente nulli.
Una rendita di posizione assicurata da intese segretate, da gare quasi mai fatte; da investimenti promessi e realizzati solo in parte; da rivalutazioni finanziarie che assicurano rendimenti oltre l’8% annuo; da lavori decisi per “migliorare il servizio”, dove i maggiori introiti vanno ai concessionari, mentre le spese ricadono sugli utenti.
Insomma, se non sapete cosa fare nella vita, accettate un consiglio: accaparratevi una concessione autostradale, vi renderà ricchi
».

Ma pure il Corriere della Sera online è adesso costretto a fare alcune ammissioni. Nel 2017 Autostrade per l'Italia (controllata al 100% da Atlantia), che gestisce 2964 km sui 6668 dell'intera rete autostradale, ha avuto ricavi per 3,9 miliardi di euro, con un margine operativo di 2,4 miliardi ed un utile di ben 968 milioni di euro. Da notare che il costo della concessione, che la società versa allo Stato, è pari ad un modestissimo 2,4% dei ricavi al netto dell'Iva, cioè alla miseria di 73 milioni annui!

In compenso, mentre gli utili arricchiscono Atlantia, controllata dai Benetton attraverso un sistema di scatole cinesi che conduce alla finanziaria lussemburghese Sintonia (sempre pronti a pagare le tasse nel loro Paese, i capitalisti!), posseduta al 100% dalla holding di famiglia Edizione Srl (che detiene anche il 50,1% di Autogrill), gli investimenti operativi sulle infrastrutture in concessione sono ridicoli: 197 milioni nel primo semestre 2018, peraltro in calo rispetto ai 232 dello stesso periodo del 2017.

Se in generale è giusto non arrivare a conclusioni definitive partendo da un singolo episodio, è altrettanto vero che queste cifre gridano vendetta, mentre quello di Genova non è un "episodio" bensì una strage. Una strage annunciata, in questo caso possiamo proprio dirlo, perché le problematiche del "Ponte Morandi" erano note da tempo. E se i controlli sono stati fatti, ci sono solo due possibilità: o sono stati fatti male, o non si è tenuto volutamente conto del loro esito. In un caso come nell'altro la responsabilità di Autostrade per l'Italia è fuori discussione.

Adesso, dopo l'annuncio del governo di voler togliere la concessione ai Benetton, la stampa mainstream insorge. «Processo sommario», protesta l'ineffabile Huffington Post: e che si condanna così una povera famiglia di capitalisti? Neanche fossero dei ladri di polli!

Ma siccome il richiamo allo Stato di diritto è in questo caso davvero stonato, ed il 90% degli italiani è di sicuro d'accordo con Conte quando dice che «non si possono aspettare i tempi della giustizia», ecco allora l'altro argomento: quello delle penali miliardarie da pagare.

E' sempre la stessa storia. Secondo la narrazione di lorsignori nulla si può fare, tutto deve restare com'è. Volete la Brexit? Pagherete caro, pagherete tutto. Volete farla finita con l'assurda telenovela del Tav? Scordatevelo, che vi attendono penali miliardarie. Volete togliere la concessione ai Benetton? Non si può, ci sono 20 miliardi da pagare! E' questo ora il grande argomento della stampa di regime.

Da dove venga fuori la cifra di 20 miliardi è presto detto. Siccome l'art. 9 della concessione ad Autostrade per l'Italia prevede, i
n caso di decadenza della stessa, un pagamento dello Stato (tramite l'Anas) al concessionario decaduto «corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione... sino alla scadenza della concessione», e considerato che l'utile dell'ultimo anno è stato di poco inferiore al miliardo, ecco che - calcolato il periodo residuo di 24 anni fino al 2042 - si arriva ad una cifra attorno ai 20 miliardi.

Venti miliardi, ma siamo impazziti? Venti miliardi di premio per aver fatto una strage, ma davvero i grandi commentatori nulla hanno da dire su questo? Non solo ha ragione Di Maio ad affermare che «Con 40 morti non ci saranno penali da pagare», ma qui bisogna mettere sotto processo chi quelle convenzioni ha firmato e coperto politicamente, perché le garanzie ottenute allora da questi furbetti del casello sono una vergogna. Una vergogna. Una vergogna.
Una vergogna targata Prodi e centrosinistra.

Vedremo se la solerte magistratura italiana vorrà aprire un fascicolo su questo sconcio. Di certo i Benetton non hanno il minimo senso del pudore. Stamattina, mentre ancora si scava tra le macerie, hanno subito chiesto, in caso di revoca «il riconoscimento del valore residuo della concessione». Insomma, vogliono 20 miliardi, questi benefattori con sede in Lussemburgo.

Non ho la minima competenza per entrare nel guazzabuglio delle interpretazioni giuridiche. La convenzione ha molti allegati e parti ancora secretate - ecco un'altra vergogna che abbiamo scoperto in queste ore! -, né ho troppa fiducia nella giustizia e nei suoi tempi.

Vedremo cosa diranno in proposito gli esperti del governo. C'è però un modo semplice e rapido per venirne fuori: nazionalizzare Autostrade per l'Italia, meglio ancora nazionalizzarla insieme a tutte le altre società che gestiscono l'intera rete autostradale. In questo modo la diatriba giuridica si chiuderebbe subito; le convenzioni potrebbero anche restare, dato che a quel punto entrambi i contraenti sarebbero pubblici. Con tanti saluti agli inqualificabili Benetton ed alla "penale" che senza ritegno reclamano.

Si creerebbero così le premesse per un grande piano di interventi di manutenzione straordinaria sulle infrastrutture del Paese, dando finalmente quella sicurezza che di certo i privati (siano essi Benetton od altri) mai metteranno al primo posto.

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