DRAGHI, VENIAMO A CONSEGNARTI IL FOGLIO DI VIA

giovedì 31 marzo 2011

LA GUERRA LIBICA, LA RESISTENZA DEI LEALISTI, I ROVESCI DEGLI INSORTI


Un tank libico colpito dalla NATO

DUE DISFATTE
Cronaca e analisi militare del conflitto

Tutto ha inizio a Bengasi, tra il 15 e il 16 febbraio quando le forze di Gheddafi spararono su una pacifica manifestazione di protesta di migliaia di giovani. A causa della cruenta repressione, tutta la città insorge. La lotta diventa armata. I rivoltosi danno l'assalto alle caserme dell'esercito, impossessandosi delle poche armi in esse ammassate (le armi più moderne ce l'hanno solo le milizie che ubbidiscono direttamente al clan di Gheddafi). Alcuni reparti dell'esercito passano coi ribelli. In pochi giorni la rivolta si estende ad altre città. Bengasi viene liberata. Non passa una settimana che il regime passa alla controffensiva, sbaragliando gli insorti male armati e male organizzati. Il 19 marzo scatta l'attacco dei paesi NATO, Francia
in primis.I lealisti vengono respinti mentre gli insorti riguadagnano terreno. 
I lealisti passano al contrattacco e martedì 29 marzo, approfittando di un rallentamento delle operazioni NATO, riguadagnano molto terreno e gli insorti battono in ritirata, lamentandosi dello scarso appoggio NATO.

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mercoledì 30 marzo 2011

VERSO IL QUARTO ERRORE?

Bengasi, 15 febbraio: scoppia la rivolta giovanile
che innesca la guerra civile
L'appello di un anarchico libico

di Saoud Salem*



«Dopo il primo errore, aver militarizzato la rivoluzione popolare,  stiamo commettendo il secondo errore l'istituzione di una nuova dirigenza o di figuri che provengono dai resti del regime libico della Jamahiriya. Ed il nostro terzo errore si sta realizzando inevitabilmente: chiedere aiuto ai nostri nemici. Spero solo che non commetteremo anche un quarto errore: e cioè l'occupazione e lo sbarco dei marines».

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FUKUSHIMA

Ciò che resta della centrale di Fukushima
Verso la catastrofe nucleare globale?


di Massimo Scalia*


Oggi ci si interroga con preoccupazione su che cosa può succedere al reattore 2 di Fukushima, fonderà? E' già fuso, ma allora cos'altro può succedere?

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martedì 29 marzo 2011

LIBIA PROSEGUE IL DIBATTITO (10)

L'ULTIMO ARGOMENTO

di Moreno Pasquinelli

Che l’armata Brancaleone partorita dalla rivolta per rovesciare il regime di Gheddafi stia avanzando grazie al contributo determinante delle forze armate imperialiste è fuori discussione. Fuori discussione, almeno per chi abbia cercato di comprenderla, la mia posizione: adesso occorre sostenere, senza se e senza ma, chi combatte la NATO, visto che gli insorti sono oramai nulla di più che una Quinta colonna dell’imperialismo. Chi per difendere casa sua da un ladro fa entrare i campioni della criminalità, non pianga per quel che gli accadrà. A chi tocca nun se ngrugna






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lunedì 28 marzo 2011

LAMPEDUSA VISTA DALLA TUNISIA


L'altra faccia della medaglia
I due volti dell'emigrazione tunisina

Di GMB*

-Tunisi, 26 marzo: nella foto il padre di due dei giovani tunisini morti nell'affondamento avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 marzo.

Debbo ringraziare gli amici del Campo e di Rivoluzione Democratica per avermi offerto la possibilità di far parte della Carovana di solidarietà con la rivoluzione tunisina. Un’esperienza davvero straordinaria, un viaggio nella Tunisia più profonda, quella che non ti aspetti, quella che ti lascia un segno.
Ho approfittato della Carovana per osservare il fenomeno dell’immigrazione non da questo lato del Mediterraneo, ma da quello opposto, da dove partono i migranti. Chi è che davvero parte per raggiungere Lampedusa rischiando di affondare senza giungere alla meta? Quali sono le ragioni di questo esodo? Quali le aspettative di chi abbandona i propri cari e il suo paese, forse per sempre? Come funziona e viene organizzato il flusso migratorio? Qual è l’atteggiamento delle autorità locali? Come questo esodo viene percepito dall’opinione pubblica tunisina?

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domenica 27 marzo 2011

INTERVISTA SUL COMUNISMO (seconda parte)


Antonio Gramsci

Come uscire dalla crisi del marxismo


Pubblichiamo qui sotto il secondo capitolo di una lunga intervista che Moreno Pasquinelli concesse a Yuri Colombo nell'estate del 2004. 

D: Hai parlato delle contraddizioni che si aprirono con l’ascesa del secondinternazionalismo, della sua scissione tra pratica riformista e chiacchiere rivoluzionarie. Poi arrivò Bernstein e come il ragazzino della favola di Andersen gridò “il re è nudo”…
R: Il marxismo ha conosciuto alcune grandi “crisi eroiche”, ma la “madre di tutte le crisi” fu proprio quella a cavallo tra Ottocento e Novecento, che passò sotto il nome di
Bernstein Debate.

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QUALI SONO LE POTENZE BUONE?

Il Consiglio di sicurezza dell'ONU
Contro l'aggressione imperialista, dalla parte del popolo libico

di CSPAAAL*


L'intervento “umanitario” è, infine, cominciato. Paesi ex-colonialisti ed ex-schiavisti hanno deciso, in nome di quei diritti umani da essi sistematicamente calpestati, di applicare anche alla Libia il “trattamento Jugoslavia”: guerra e smembramento del territorio in entità nazionali separate. Lo hanno fatto per interessi economici,

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sabato 26 marzo 2011

L'INGANNO DEL LIBERO MERCATO

Il logo della Commissione Trilaterale
L'Europa, la Trilateral Commission e il Gruppo Bilderberg


di Giovanna Cracco


Poche cose generano disinteresse negli italiani quanto l’Unione Europea, le sue regole, i vari trattati che l’hanno creata, le istituzioni. Un disinteresse radicato, nonostante la consapevolezza, o il sentore, che l’unione stia fagocitando pian piano l’autonomia decisionale di ogni Paese membro.

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venerdì 25 marzo 2011

VENDOLA CON LA NATO

Ancora lui

di Leonardo Mazzei

Non sappiamo ancora che guerra sarà, ma da ieri l'Italia è in guerra con la Libia. Se la risoluzione dell'ONU ha dato il via libera all'intervento imperialista, il voto delle Camere è stato il semaforo verde alla piena partecipazione dell'Italia ad un'impresa di stampo neo-coloniale. «Basi, navi e aerei italiani contro Gheddafi», è questo il titolo del Corriere della Sera di oggi, una sintesi impeccabile del significato delle decisioni assunte dal governo e ratificate dal parlamento.

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giovedì 24 marzo 2011

SALVATAGGIO FALLITO

Perché il default della Grecia è all'ordine del giorno

di Vladimiro Giacchè

Come già più volte accaduto nel corso della tempesta che dalla primavera scorsa infierisce sul debito sovrano dei Paesi europei, il governo tedesco ha affidato il compito di testare le reazioni alle sue nuove proposte alle “indiscrezioni” rilanciate dal settimanale “Der Spiegel”: una sorta di Merkeleaks. Questa volta si tratta delMeccanismo Europeo di Stabilità, una specie di Fondo Monetario Europeo, con una potenza di fuoco complessiva di 500 miliardi di euro.

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mercoledì 23 marzo 2011

LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (9)

Qualcosa non quadra

di Giulio Bonali

Le argomentazioni portate da Moreno nel suo articolo CHI FARNETICA QUI?  mi lasciano non poche perplessità e dubbi.

Condivido senz’ altro la sua critica del “complottismo” (dilagante in Internet, in particolare far i “non politicamente corretti”, o almeno coloro che soggettivamente si propongono di essere tali);

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Come funziona davvero il Quantitative Easing ....

... e perché accentua il rischio di una nuova catastrofe economica globale, prima di tutto negli USA


di Edward Harrison


Se volete una spiegazione precisa del quantitative easing, eccola qui. Descrivo qui la meccanica di base e il meccanismo di trasmissione al resto dell'economia. Nella misura in cui esiste della documentazione ufficiale, vi farò riferimento, al fine di utilizzare la stessa voce della Fed nel descrivere il QE. Cominciamo con la meccanica.

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martedì 22 marzo 2011

LIBERATECI DA NAPOLITANO!

il "peggiorista"
Il Presidente di una Repubblica fondata sull'ipocrisia

di Campo Antimperialista

Ci scusiamo subito per il titolo: è evidente infatti che in questo caso il termine «ipocrisia» è del tutto insufficiente a descrivere il comportamento del capo dello stato (le minuscole non sono per niente casuali). 

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PERCHE' NON DIFENDO GHEDDAFI (2)


Contro la NATO a prescindere. Con Gheddafi? Dipende!

Chi farnetica qui?

(ultima parte)

di Moreno Pasquinelli

Nella prima parte di questo articolo, scritta prima dell’attacco NATO, alludendo a coloro che sostenevano le truppe lealiste contro la rivolta, così concludevo: «Rivendicare la sua soppressione violenta è possibile solo per due motivi: o dall’altra parte abbiamo un regime, per quanto imperfetto, di tipo rivoluzionario e antimperialista —per cui il suo rovesciamento causerebbe un danno strategico alla più generale causa dell’emancipazione dei popoli oppressi—, oppure perché la sollevazione è in realtà una pedina di una cospirazione imperialistica. In tutti e due i casi, la vittoria della sollevazione si tradurrebbe in un inaccettabile successo strategico dell’imperialismo».


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lunedì 21 marzo 2011

PERCHE' I POPOLI ARABI NON SI MOBILITANO IN DIFESA DI GHEDDAFI?

No all'aggressione NATO, senza sé e senza ma
Chi è causa del suo mal pianga se stesso

di Piemme



In redazione diversi ci hanno scritto chiedendoci come mai non monti una vibrante protesta contro l'aggressione alla Libia. Altri si domandano dove siano le resistenze arabe, e perché non difendano la Libia. Un altro si scandalizza per il silenzio iraniano. Andiamo con ordine.

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domenica 20 marzo 2011

DUE PESI E DUE MISURE


Aden, Yemen, 14 marzo: un manifestante col volto del Che
Dallo Yemen al Bahrein, passando per l’ultraconservatrice Arabia saudita, i regimi rispondono con la violenza, i massacri e la repressione alle proteste popolari. Ma gli Usa si guardano bene dall'intervenire


di Mario Correnti*
Sono ore tra le più difficili per lo Yemen, in cui dominano sdegno e rabbia per il massacro di 41 manifestanti anti-regime compiuto ieri nella capitale Sanaa da non meglio identificati «cecchini» appostati sui tetti. I feriti sono oltre 20, molti dei quali lottano tra la vita e la morte.

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sabato 19 marzo 2011

UNO SPUTACCHIO IN UN OCCHIO

150 anni di nazionalismo straccione
Oggi come ieri
«Viva Menelik!»


«Attacco scioano impetuoso, avvolgente destra sinistra, obbligò truppe ritirata che presto prese aspetto di rovescio. Tutte le batterie di montagna cadute in mano del nemico». Così il comando italiano comunicò a Roma,  la cocente sconfitta subita ad Adua il 1 marzo 1896 ad opera del pur arraffazzonato esercito fedele al re etiope Menelik II. Era la terza disfatta delle ambizioni coloniali italiane in Africa dopo le sconfitte di Dogali 1887) e Amba Alagi (1895). Al governo c'era Crispi, esponente della "sinistra", che si dimise, sotto la pressione di tumulti popolari al grido di «Viva Menelik!».

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venerdì 18 marzo 2011

ONU VERGOGNA!

No all'intervento NATO in Libia

di Campo Antimperialista




«Con dieci voti a favore il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deciso di dare semaforo verde all’attacco armato contro le truppe fedeli a Gheddafi. Si sono astenuti, dando come di consueto il loro avallo, Cina, Russia, India, Brasile. Alla faccia di chi spera nei governi di questi paesi come alleati della lotta contro l’imperialismo.

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IL 150° O IL FETICCIO DELL'ITALIA UNITA

Roma 1868: L'esecuzione di Monti e Tognetti
«La Repubblica fondata sul trasformismo»
di Michele Nobile*
Le autocelebrazioni ufficiali sono sempre mistificanti perché volte a far apparire «vissute» e «popolari» istituzioni che della vita sociale sono pietrificazioni, concrezioni di apparati burocratici che ad essa si sovrappongono nel tentativo di dominarne e governarne le contraddizioni. 

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giovedì 17 marzo 2011

Carovana italiana di solidarietà con la rivoluzione popolare tunisina


Martedì 22 marzo partirà per la Tunisia, per fare ritorno la domenica successiva, una Carovana di solidarietà con la rivoluzione popolare tunisina. 


Il programma degli incontri: dal Fronte 14 Gennaio alla famiglia di Mohamed Bouazizi....

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LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (8)

L'intossicazione mediatica precede l'aggressione 

di Roberto Nadalini

ho letto gli interventi di Moreno Pasquinelli sulla situazione libica. Mi pare che la posizione  espressa, giustamente "in divenire", rappresenti uno dei pochi esempi di lucidità ed equilibrio nel panorama intellettuale italiano. 
Tuttavia vorrei fare alcuni appunti.

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mercoledì 16 marzo 2011

RELIGIONE E RIVOLUZIONE

Il filosofo marxista tedesco Ernst Bloch
Ludwigshafen, 8 luglio 1885 – Tubinga, 4 agosto 1977
Ernst Bloch e l’ontologia 
del non-ancora 

Dall'utopia alla scienza andata e ritorno

di Piemme



Nel momento in cui il marxismo sembrava toccare il suo apogeo come “movimento reale che distrugge lo stato di cose esistenti”, quando le armate di Stalin dilagavano in Europa e la rivoluzione vinceva in Cina e Iugoslavia, esso conosceva sul piano teoretico, una seconda crisi, ancor più profonda di quella della fine dell’800, inizi ‘900. Era il periodo in cui il Diamat si affermava come “scienza delle scienze”, come ideologia di legittimazione del “socialismo reale”. 

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martedì 15 marzo 2011

PERCHE' NON DIFENDO GHEDDAFI


Tutti servi del Mi-16 e della CIA?
Risposta ai critici 
"super-anti-imperialisti"

(prima parte)

di Moreno Pasquinelli*

Ho ricevuto diverse critiche per quanto scritto sugli avvenimenti libici. Mi riferisco anzitutto ai due articoli del 25 febbraio «Se Gheddafi tira in ballo Bin Laden», e del 2 marzo «Via Gheddafi, senza se e alcuni ma». Secondo i critici è sbagliato sostenere la "cosiddetta rivolta”, mentre occorre appoggiare Gheddafi, e quindi la sua controffensiva militare per schiacciare gli insorti. Non tutte le obiezioni hanno lo stesso segno, né il medesimo linguaggio acrimonioso. Per meglio comprendere ciò di cui sto parlando, ne consegno ai lettori le tre che mi paiono più significative.


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TSUNAMI ATOMICO

Il dramma nucleare giapponese continua, la farsa italiana pure

di Emmezeta

L'Italia ha la fortuna di non avere più centrali nucleari, ma sembra non rendersene conto...

Sabato scorso, non appena la dimensione del disastro atomico che andava consumandosi nella centrale di Fukushima cominciava a precisarsi, abbiamo scritto che «di fronte a quel che sta accadendo i nuclearisti dovrebbero come minimo tacere, ma ben difficilmente lo faranno».

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domenica 13 marzo 2011

Intervista sul comunismo


Karl Marx
Marx al di la di Marx


Pubblichiamo qui sotto il primo capitolo di una lunga intervista che Moreno Pasquinelli concesse a Yuri Colombo nell'estate del 2004. 


L'intervista uscì come libro nel novembre dello stesso anno col titolo «Politicamente scorretto. I comunisti nella guerra imperialista di civiltà»

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sabato 12 marzo 2011

NUCLEARE: Una battaglia che è possibile vincere

Dalle manovre governative al referendum di giugno

di Leonardo Mazzei

Diverse notizie degli ultimi giorni hanno riportato la questione del rilancio del nucleare italiano sulle prime pagine dei giornali. Due scadenze, in particolare, dettano il ritmo delle danze del fronte atomico.

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venerdì 11 marzo 2011

BERLUSCONI NEL BUNKER, LE OPPOSIZIONI SULLA LUNA

Come i ladri di Pisa...
Istantanea di una crisi politica infinita che non accenna a finire
di Leonardo Mazzei *


L'Italia è un paese allo sbando. In questi giorni l'esplosione della crisi libica, che peraltro mette in luce la fragilità della politica estera berlusconiana, ha fatto passare in secondo piano le contorsioni della crisi politica nazionale, che però continua ad aggrovigliarsi su se stessa senza che se ne intravedano a breve vere vie d'uscita.

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giovedì 10 marzo 2011

Seconda inchiesta economico-sociale sul Nord Africa




Un altro sguardo su Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto
Popolazione, demografia e urbanizzazione

di Ennio Bilancini

Con questo secondo articolo prosegue la serie di inchieste sull'evoluzione nel tempo delle caratteristiche sociali ed economiche dei paesi del Nord Africa. Dopo aver analizzato alcuni tra gli indicatori economici standard (vedi articolo precedente), vediamo ora i dati demografici.

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martedì 8 marzo 2011

CHE SUCCEDE A BENGASI?

Nei due filmati qui sotto le Dichiarazioni del Governo ad interim di Bengasi

Il Governo ad interim invoca l'intervento USA-NATO?

Qui il sito degli insorti libici col testo fondativo del
Consiglio Nazionale Provvisorio

di Campo Antimperialista*

Il 2 marzo scorso, a 13 giorni dalla insurrezione libica, pubblicavamo un articolo dal titolo: «Con l'insurrezione fino a prova contraria. Via Gheddafi, senza se e alcuni ma».**



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LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (7)

Il Re Idris, deposto da Gheddafi
Chi era davvero Re Idris?

di Essere Comunisti*

Di seguito intervento di una delle correnti interne a Rifondazione, quella guidata da Claudio Grassi. Due domande: si può giudicare la natura di una sollevazione dalle bandiere che alcuni manifestanti espongono? Liquidarla quindi come essa fosse reazionaria?  Seconda: possibile che tutte le forze di Resistenza arabe e persiane, compresi i vari partiti comunisti dell'area, che chiedono invece la fine della dittatura, si sbaglino tutti quanti?



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LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (6)



BENGASI:  AGENTI INGLESI ARRESTATI DAGLI INSORTI


Due letture diverse


Prima lettura

«Il governo britannico è impegnato a "mettere una pezza" su un incidente accaduto nel territorio controllato dai ribelli libici. Lo rivela il quotidiano britannico The Indipendent.

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lunedì 7 marzo 2011

GHEDDAFI O BIN LADEN?

Roma, giugno 2009: pagliacciata in nome di al-Mukhtar
Senza pudore

Leggiamo oggi, sul Il Corriere della Sera un'esilarante intervista al non-si-sa-che-carica-ricopre-né-a-nome-di-chi-parla. Muhammar Gheddafi. Ne riportiamo tre stralci esilaranti che danno la cifra del personaggio.

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LIBIA: LA POSIZIONE DEL FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA (FPLP)

«Condanniamo il massacro del regime fascista di Gheddafi» 


Fronte Popolare di Liberazione della Palestina

Chi ha deciso di schierarsi con Gheddafi, dovrebbe domandarsi come mai, tutti i principali movimenti di Resistenza del mondo arabo, hanno preso posizioni di sostegno della rivolta in Libia e di aperta condanna del regime di Gheddafi. Non solo quelli islamisti, come Hezbollah, Hamas o la Jihad islamica, ma pure quelli laici e di sinistra. Solo al-Fatah e la cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese, da collaboratori di Israele quali sono, non lo hanno fatto, difendendo Gheddafi, così come hanno appoggiato fino all'ultimo il despota Mubarak.
Qui sotto la posizione del Fplp L'estrema sinistra palestinese), ripresa dal suo sito ufficiale. Una posizione durissima, che si spiega con i ripetuti tradimenti di Gheddafi verso la causa palestinese, ma anzitutto con la certezza che l'ondata di sollevazioni da respiro proprio alla lotta di liberazione anti-sionista. Una posizione, se ci è permesso, addirittura esorbitante, visto che non è condivisibile l'appello alla cosiddetta "giustizia internazionale" affinché catturi il Colonnello, né il giudizio, come minimo superficiale, per cui il regime libico sarebbe "fascista".

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domenica 6 marzo 2011

LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (5)


Jilles Kepel, Politologo e accademico francese

La profezia sbagliata sull'islamismo
«La mia rivincita su Huntington»

di Gilles Kepel*

Proseguiamo la discussione sui fatti libici allargando questa volta l'orizzonte. Che succede all'Islam? Cosa dimostrano le solevazioni in corso? Note sono le tesi esposte da Samuel Huntington nel suo libro del 1996 Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Kepel spiega perché le tesi esposte da Huntington, tra cui il suo unilaterale giudizio sul mondo islamico, si siano rivelate errate. Mentre Huntington sosteneva l'incompatibilità tra l'islam e la civiltà occidentale (vedendo solo l'Islam salafita), Kepel sosteneva già allora che la rinascita dei fondamentalismi religiosi riguardava anche l'Occidente, sottolineando che l'Islam, al contrario, conosceva un inesorabile declino.

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sabato 5 marzo 2011

LIBIA: SE ISRAELE DA UNA MANO A GHEDDAFI

L'ex-Generale sionista Yisrael Ziv, direttore della "Global Cst",
cura il reclutamento dei mercenari africani che combattono
gli insorti libici
Dal Darfur alla Libia: «C'è dietro anche il MOSSAD ai mercenari pro-Gheddafi»
di Campo Antimperialista*


Una nostra lettrice di Viterbo ci scrive affermando che su Repubblica di oggi 5 marzo, a pagina 15, campeggia una foto di Khartoum, in cui si vedono islamici con turbante pregare per la vittoria degli insorti libici. E quindi si chiede e ci chiede: «Ma non dovrebbero essere amici al-Bachir e Gheddafi visto che anche quest’ultimo è vittima come il primo del Tribunale penale internazionale?».
Ne approffittiamo per dire come stanno i fatti e precisare la noistra posizione.



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venerdì 4 marzo 2011

LIBIA: PROSEGUE IL DIBATTITO (4)

Dalla guerra per clan alla pulizia etnica?
«L'abbraccio mortale dell'imperialismo»



di L.U.P.O. (Lotta di Unita Proletaria di Osimo)


riceviamo e pubblichiamo

A differenza della maggior parte delle analisi che evocano una sorta di rinascimento dei popoli del Maghreb, del Nord Africa e del Medio Oriente scandito dalle rivolte di questi mesi, rivolte che vengono semplicisticamente, ma più spesso strumentalmente, accomunate ad un medesimo anelito di  democrazia ovviamente intesa all’occidentale, riteniamo che, al di là di comprensibili fattori emulativi, in paesi e popoli uniti da storia, lingua comune, religione, formazioni socio-economiche spesso simili, siano sostanzialmente diverse le cause politiche e materiali (strutturali) delle sollevazioni in corso.





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LIBIA: DIBATTITO (3)

Luciana Castellina
La frattura nel manifesto

Luciana Castellina 
risponde a Paolo Franchi

Martedì davamo conto, pubblicando un articolo di Paolo Franchi, della divisione in seno alla redazione del manifesto. La Castellina accoglie la chiave di lettura della "divaricazione generazionale". Si raccoglie ciò che si semina, ci vien da dire. Ci chiediamo: come mai, scrupoli, oltre modo rispettabili, ad abbandonare Gheddafi, i decani de il manifesto non se li fecero ai tempi della guerra in Jugoslavia? Nè v ersarono una lacrima per Milosevic? E nemmeno se ne fecero tanti quando, con la seconda aggressione del 2003, gli anglo-americani spianarono l'Iraq e fecero fuori Saddam Hussein? Come mai non hanno, tanto per restare in zona, alzato e non alzano un dito per difendere il sudanese al-Baschir, messo all'indice come "genocida" dal Tribunale penale internazionale? Gli allievi si ribellano ai maestri? O piuttosto si limitano ad applicarne  gli insegnamenti?
Tanta indulgenza per Gheddafi, suona come minimo sospetta o, quantomeno, stona.

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