lunedì 16 luglio 2018

IL PUNTO DI NON RITORNO di Riccardo Achilli

[ 16 luglio 2018 ]


Diagnosi spietata e da noi condivisa quella di Achilli: non solo la sinistra italiana è collassata ma «gli spazi di potenziale espansione sociale della sinistra italiana si stanno irrimediabilmente chiudendo», visto che quegli spazi sono e saranno inesorabilmente colonizzati dai due populismi di M5s e Lega. 
E dunque? Achilli avanza una proposta che potrà sembrare scioccante: 
«In assenza di una capacità di tenuta politico-organizzativa autonoma, che l’estinzione prossima ventura evidenzierà, sarà necessaria una soluzione “kirchneriana”: forme di entrismo intelligente e critico dentro il corpaccione del populismo di potere, per lavorarlo dall’interno, cercando di piegarne a sinistra, per quanto possibile, le enormi potenzialità di consenso che presidia».
Anche in questo caso siamo in sintonia. Nella risoluzione LA SINISTRA PATRIOTTICA E IL GOVERNO M5S-LEGA, approvata dalla 3. Assemblea nazionale di P101 si legge:
«In questo concreto contesto è nel “campo populista” che occorre stare. Fuori da questo campo c’è solo quello del blocco dominante. Ma c’è modo e modo di “stare”. Sarebbe un errore fatale assumere una posizione di indulgente accondiscendenza verso il governo M5s-Lega. Esso va incalzato a realizzare le cose giuste che ha promesso di fare, va contrastato ove cercasse una linea di galleggiamento e di remissività verso le élite dominanti».
Stabilito il campo in cui "stare", lo "stare" implica il "fare", e questo chiede una strategia autonoma e un'organizzazione indipendente. Diversamente è destino essere travolti dalla corrente...

*  *  *

La domanda centrale se vi sia un futuro per una sinistra autonoma ed influente è, in un orizzonte temporale ragionevole per poter fare previsioni (diciamo 5-10 anni), a parere di chi scrive, a riposta negativa. Ho già scritto in relazione alle condizioni necessarie per riavviare sin da subito un percorso di ripartenza della sinistra in un recente articolo (Sinistra: estinzione o rinascita? su L'Interferenza) ma, diciamoci la verità, tali condizioni non sono realisticamente praticabili. I gruppuscoli dirigenti attuali, responsabili in massima misura della catastrofe, non hanno alcuna intenzione di mollare, se non celandosi dietro qualche uomo/donna di paglia manovrato/a alle spalle in un simulacro di rinnovamento. Anzi, il governo gialloverde fornisce a questi scellerati l’occasione di ricompattare le loro scarne truppe in una battaglia di sopravvivenza contro immaginifici pericoli razzisti e fascisti artatamente agitati e patologicamente interiorizzati in una sorta di coazione a ripetere ideologica da parte dei propri seguaci. E’ una acquisizione clinica il fatto che alcune delle peggiori psicosi, come ad esempio la paranoia, siano disturbi della funzione del “dare senso” alle immagini, ai simboli ed alle rappresentazioni (Hillmann ha scritto un saggio sulla paranoia molto utile per identificare alcuni sintomi indicativi del morbo mentale che affligge la sinistra radicaloide italiana).

Non essendovi alcun ricambio significativo di ceto politico, non vi sarà alcun ricambio di messaggio e di parole d’ordine e, di conseguenza, non vi sarà alcuna espansione rispetto ai residuali presidi sociali della sinistra (il Pd non fa parte della definizione di “sinistra”, ovviamente) consistenti in segmenti minoritari di ceto medio riflessivo e di militanza tradizionale. Nell’incapacità di dare senso alla fase storica, e quindi di immaginare un posizionamento ed una linea politica attualizzati al contesto reale e non a quello fantasmato, la sinistra terminerà la sua agonia (che dura sin dagli anni Novanta, con il tracollo dei riferimenti ideologici e culturali principali, nelle macerie del muro di Berlino) nella morte definitiva. Non è un fenomeno insolito: altri casi nazionali dimostrano che, laddove si sviluppano populismi egemoni (che si sviluppano, in genere, per inanità della sinistra nazionale) i pascoli sociali tradizionali si consumano definitivamente, e cambiano natura, divenendo strutturalmente inadatti a nutrire un progetto socialista autonomo. E’ il caso dell’Argentina, dove una socialdemocrazia in grado di fare egemonia ha potuto svilupparsi soltanto all’interno del corpaccione del populismo peronista (il kirchnerismo nasce dalla matrice giustizialista) o, in Europa, è il caso dell’Ungheria, dove due populismi di destra (quello di Orban e quello di Jobbick) si contendono la pastura sociale ed elettorale di una sinistra che si è semplicemente estinta.

Gli spazi di potenziale espansione sociale della sinistra italiana si stanno irrimediabilmente chiudendo. E’ puramente utopistico pensare di recuperare elettorato progressista confluito nel M5S o ceti popolari entrati strutturalmente nell’area leghista. Chi si culla nella beata illusione di una sorta di “big bang” pentastellato o in una “riconduzione a sinistra” del M5S non capisce la portata, per certi versi storica, dell’avvento del governo gialloverde. La formazione di tale governo è stata infatti l’espressione della saldatura di un blocco sociale, differenziato al suo interno, ma estremamente coeso in termini di obiettivi ed interessi. Un blocco sociale la cui ricostruzione, dopo la distruzione per via giudiziaria della sua precedente versione all’ombra della Prima Repubblica, è stata avviata dal berlusconismo (che infatti presenta aspetti, nella fluidità del partito egemone, ricondotto a mero comitato elettorale, e nel cesarismo del suo leader/padrone, aspetti in nuce tipici di un nascente populismo). Tale blocco sociale, costituito da piccola borghesia, sottoproletariato urbano, segmenti di proletariato maggiormente esposti alle ondate distruttive della globalizzazione su un apparato produttivo sempre meno competitivo, con la novità dell’ingresso di quote rilevanti di quelle classi emergenti del precariato cognitivo e della new economy semplicemente rimosse e disprezzate dalla sinistra, è unito da paure ed interessi che hanno a che vedere con il degrado della funzione protettrice della identità nazionale e dello Stato-nazione che ne è l’espressione istituzionale, con una domanda sociale di individualismo fiscale e di protezione pseudo-corporativa, mediata da una figura forte, e quindi tranquillizzante, di leadership.

Ad un dipresso, ed al netto dei ceti emergenti del post-capitalismo citati in precedenza, che ha comunque catturato, tale blocco sociale è quello che ha sostenuto ogni periodo di potere di una delle due destre italiane, quella di natura popolare-sociale, dal fascismo ai lunghi periodi di governo della destra della Dc e dei suoi alleati (con l’eccezione, non lunghissima, del primo centrosinistra degli anni Sessanta e della fase di compromesso storico) fino al berlusconismo e, per l’appunto, all’attuale maggioranza. Detto blocco sociale ha sempre trovato forme diverse ed adatte ai tempi di manifestarsi. La fine delle specifiche formule politiche legate alle diverse fasi storiche gli hanno consentito sempre di riproporsi come polo dominante, grazie al suo trasformismo, lungo la storia del nostro Paese. 

Solo in particolari periodi (per l’appunto, negli anni Sessanta del primo centrosinistra, o nella fase costituente dell’immediato dopoguerra) la sinistra ha avuto la forza di piegare questo blocco, incuneandovisi, e realizzando gli unici avanzamenti civili e sociali sperimentati dal nostro Paese (la fine della monarchia e la Carta Costituzionale, il welfarismo degli anni gloriosi del boom economico, la politica estera euromediterranea e di equilibrio fra Est ed Occidente della migliore fase del craxismo).

Ma, per l’appunto, stiamo parlando di una sinistra forte e radicata nel profondo del Paese, con la forza di penetrare dentro le contraddizioni del blocco sociale dominante, ottenendo, oltretutto per periodi tutto sommato brevi ed in forma episodica e non continuativa, la possibilità di innestarvi le proprie proposte. La ridotta testimoniale, supportata da posizioni politico-culturali grottesche e surreali, in cui si è ridotta attualmente, non consente di pensare che vi sarà la forza di incunearsi dentro le contraddizioni del blocco sociale dominante. Se anche il M5S dovesse tracollare, il blocco sociale sottostante non si spezzerà, non ci saranno fuoriuscite di materiale elettorale da un immaginario big bang, ma esso transumerà tranquillamente ed integralmente dentro la Lega. 

Lo stiamo vedendo già dalle prime elezioni amministrative post-formazione del Governo Salvini-Di Maio e dai sondaggi: il calo elettorale dei pentastellati va a gonfiare i numeri dei leghisti. Il blocco sociale non si dissolve, non tracima verso l’esterno, ha semplicemente dei movimenti interni di assestamento legati al suo eterno trasformismo, che lo porta ad aggiustare costantemente le formule politiche in cui si esprime. Ma non esce, nemmeno in piccole quote, dal recinto in cui si è chiuso, perché non conviene a nessuno dei suoi attori avventurarsi oltre il grasso campo di pascolo che presidia. Di conseguenza, le bestie che si trovano fuori dal recinto della fattoria degli zii Salvini e Di Maio, ovvero il Pd, Fi e i micro-partitini di sinistra, continuano a dissanguarsi ed a deperire per mancanza di nutrimento sociale. Le poche specie animali che, all’interno del M5S hanno ancora una postura vagamente sinistroide, come Fico o i piccoli cacicchi provenienti dalla disgregazione della sinistra, sono poco più che automi, che saranno rapidamente destinati al macello (oggi Fico viene preso a mazzate dal suo amico Di Maio persino per aver realizzato una delle battaglie storiche del M5S, ovvero la cancellazione dei vitalizi) ed in parte utili idioti collocati a presidio del lato sinistro della tenuta agricola della premiata Ditta.

L’estinzione finale della sinistra politico-sindacale italiana, intesa come forza in grado di influenzare la direzione di marcia del Paese, sia pur minimamente e residualmente, e da posizioni politiche ed organizzative autonome, è un destino ineluttabile. E’ quasi una necessità storica: per rinascere occorre prima morire. E’ una evidenza profonda e segnalata da una simbologia universale: dal simbolo della Fenice, al significato della Morte nei tarocchi come carta di rinascita, alla potentissima simbologia cristiana del Dio che, per rinascere fortificato nella sua comunità di fedeli, deve prima passare dalla crocifissione, ai miti greco-egizio di Osiride. Niente potrà evitare la morte, nessun artificio. 

Il neo-municipalismo rappresentato da De Magistris altro non è che una versione povera, localistica e miope dei bias ideologici di cui soffre la sinistra a livello nazionale: internazionalismo d’accatto, buonismo acritico, dirittocivilismo, ambientalismo di maniera ed incapace di intaccare i rapporti sociali di produzione. In aggiunta a tali lacune, il neomunicipalismo aggiunge le sue tare specifiche: l’invischiamento dentro le pastoie del micro-territorio impedisce di portare su un livello più alto la domanda sociale, e resta ingabbiato dentro un rivendicazionismo di micro-interessi mediato, per necessità (legata all’impossibilità di dotarsi di strutture organizzative complesse, data l’eccessiva prossimità con il livello territoriale) da un caudillo vernacolare, una specie di Cola di Rienzo, o di Masaniello. Questa strada è solo un espediente per prolungare il coma.
Dalle macerie non si uscirà malconci ma indenni, come i sopravvissuti di un bombardamento che escono dal rifugio antiaereo grati di essere ancora in vita e pronti a ricostruire. Non si potrà più sopravvivere all’ombra di un capetto nella protezione di una setta. Non ci saranno più centri studi o riviste cui affidare, come messaggi in bottiglia di naufraghi, i propri messaggi. La destra di potere risolverà i problemi con la sua visione del mondo, e non avrà nessuna pietà di chi ha lungo ha creduto di difendersene sbeffeggiandola. Le pulsioni autoritarie che le sono proprie si sfogheranno su ciò che resta della sinistra, mettendola in condizioni di non esprimersi più. Occorrerà una lunghissima fase di rielaborazione teorica dell’analisi sociale e della linea politica e programmatica.

Ed accanto alla teoria, occorrerà anche una immersione molto pratica nel cuore sofferente del Paese, quel cuore abbandonato da una sinistra parolaia e di potere, ricostruendo il senso della “commozione”, ovvero del muoversi insieme agli interessi sociali subalterni, entrando nelle loro paure, nelle loro sconfitte, non bollandole come manifestazioni di analfabetismo, ma sapendo comparteciparvi. E qui dirò esattamente come la penso: in assenza di una capacità di tenuta politico-organizzativa autonoma, che l’estinzione prossima ventura evidenzierà, sarà necessaria una soluzione “kirchneriana”: forme di entrismo intelligente e critico dentro il corpaccione del populismo di potere, per lavorarlo dall’interno, cercando di piegarne a sinistra, per quanto possibile, le enormi potenzialità di consenso che presidia. Possiamo anche baloccarci, con lo stesso spirito di quelli che brindavano sul ponte del Titanic un attimo prima della collisione, con giochetti organizzativi: con De Magistris si o no, con PaP si o no, Possibile si o no, e vediamo cosa fanno quelli di Mdp, e vediamo come e con chi riaggregare SI dopo l’inevitabile esplosione di LeU, e rimettiamo insieme cocci disparati. Sono soltanto forme di ricomporre una polpetta sfragnata, sono divertissement astratti, che non poggiano più su nessuna base di consenso, che non hanno più nessun margine di manovra nel mondo reale.

Il consenso sta altrove. Non c’è la forza e la credibilità per portarlo fuori dal recinto della fattoria degli zii Salvini e Di Maio. Ed allora occorrerà chinare la testa ed abbassare le orecchie, come è giusto facciano i perdenti, e cercare di entrare nel recinto portando dietro una posizione propria, e cercando di farla valere per quanto possibile. E l’unico modo per farlo, prima che sia troppo tardi ed i guardiani della fattoria ci abbattano, occorrerà iniziare a dialogare con le bestie che popolano la fattoria, oltre il recinto. Non continuando ad insultarli, a trattarli da fascio-razzisti, ma comprendendo a fondo le istanze sociali che rappresentano e mostrando rispetto. Cercando di sostenere le istanze interne al M5S che intendono contrastare gli aspetti più belluini delle politiche di questo Governo, aiutando tal istanze a non essere del tutto schiacciate. Prima che l’onda lunga della deriva di destra del Paese non ci cancelli del tutto, rendendoci inutili anche per questo ruolo residuale.


* Fonte: criminalitalia
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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2018 18:45

    Sì, sì, articolo interessante, però anche un po' surreale: come si fa a parlare di un blocco sociale di destra sempre uguale a se stesso, dal fascismo a oggi, senza neanche *menzionare* la grande borghesia? Stava a guardare? E' sempre stata a sinistra? Anche quella che significativi segmenti del proletariato, si deve arguire, avrebbero appoggiato il fascismo non è male. Non è che implicitamente c'è il solito benedetto paradigma della modernizzazione, che assunto a sinistra è mortale?

  • carla scrive:
    16 luglio 2018 20:15

    Ma davvero qualcuno pensa ancora che quelli che casualmente siedono a sx nel nostro arco costituzionale possano essere definiti di sx? Non sono forse la sinistra di soros vale a dire le nuove SS o nazisti del 3° millennio. Qualcuno sa o ha mai letto che ben 14 parlamentari europei del Partito Dittatura e l'unico di Sel ora lue sono a libro paga soros/massoneria reazionaria? Se si vuol fare della fantapolitica si faccia, certo non è utile alla risoluzione dei problemi.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2018 20:29

    Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer

    per la ricostruzione del P.C.I.



    di Andrea Montella

    Carissime compagne e compagni

    occorre chiedere al presidente della Repubblica, alla magistratura e al Parlamento, le dimissioni e l’arresto del fascio-razzista Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale.

    Inoltre Salvini, DIRIGENTE DI UN PARTITO DI LADRI DI DENARO PUBBLICO è uno spergiuro avendo giurato sui valori della Costituzione che è antirazzista perché antifascista.

    L’Antifascismo non è un optional e va applicato da tutte le istituzioni preposte alla tutela dei valori contenuti nella Costituzione.

    Credo che gli attuali politici alla Salvini stiano lavorando per generare grossi guai alla convivenza civile del nostro Paese. Tutto questo può succedere sino a quando la legalità costituzionale sarà sempre disattesa dai governi diretti dai lacchè dei massocapitalisti.

    Ora e sempre Resistenza.

  • Aldo Zanchetta scrive:
    16 luglio 2018 21:35

    Analisi stimolante e provocatoria come proposta di azione politica a breve. Personalmente l’ho fatta già mia, non senza dubbi e disagi derivanti dal sentirmi sempre meno in sintonia con tradizionali compagni di strada con cui ho condiviso nel tempo riflessioni e posture critiche e che oggi mantengono una netta posizione di chiusura rispetto all’esperienza gialloverde in corso, in nome di una coerenza etica e intellettuale rispettabilissima ma probabilmente infeconda. Questa mi sembra essere la posizione più ragionevole e solo prendendone atto, come Achilli fa, è forse possibile darle uno sbocco a breve almeno parzialmente positivo. Ovviamente impegnandosi a sostenere le prospettive più interessanti (critica dura e disimpegno dalla costruzione euro-padronale, impegno per la dignità del lavoro pur nella sua limitatezza etc) e invece a combattere i punti più criticabili (vedi la conferma dell’acquisto degli F 35 e di tutti i precedenti impegni di spesa in armamenti o missioni militari o una modalità di applicazione della flat-tax penalizzante per i più deboli).
    Achilli è realista quando constata l’irrecuperabilità futura di uno spazio politico per la sinistra critica e propone quindi come unica possibilità operativa reale un “entrismo intelligente e critico” nell’attuale contesto politico, con gli inevitabili aggiustamenti anche tellurici prossimo-venturi che questo probabilmente subirà ma senza crollare. Invece mi sembra molto riduttiva e debole la prospettiva di medio-lungo termine sintetizzata nella frase: “Occorrerà una lunghissima fase di rielaborazione teorica dell’analisi sociale e della linea politica e programmatica”. A meno che Achilli non chiarisca la genericità di questa espressione.
    Infatti quella che stiamo vivendo non è una “crisi” come le altre, è piuttosto una crisi connessa un trapasso epocale fra due”cosmo visioni”, come Illich da tempo e successivamente Wallerstein hanno ammonito. Questi trapassi, Arrighi docet, storicamente sono avvenuti in modo tumultuoso e violento, quasi sempre con un vero e proprio collasso del sistema uscente, senza il quale, ripetendo un’abusata espressione di Gramsci, il vecchio non riesce a morire e il nuovo non riesce a nascere. Guardandomi attorno mi sembra che in questa fase stiamo già annaspando da qualche anno.
    Ora mi sembra che questa crisi non potrà essere superata, come molti continuano a credere, con aggiustamenti anche ampi ma interni al sistema e che sia carente un piano B credibile per l’entrata nella nuova epoca storica nella quale molti dei paradigmi di riferimento saranno diversi da quelli oggi abituali, e ciò che è più preoccupante, in gran parte ancora nebulosi.
    Qualcuno penserà che ho gettato il pallone in tribuna. Ma questa, ripeto, credo sia la vera crisi in cui ci troviamo. Nell'etimologia greca la parola crisi significa svolta, cambiamento radicale. Che nel caso specifico significa ripensare il posto occupato dall'essere umano nel contesto naturale e quindi necessità di rivedere la propria posizione in esso.
    A.Z.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2018 10:33

    la sinistra, anche quella più intelligente, fallisce perchè ogni suo gruppo deve sempre rimanere attaccato ad almeno UNO dei suoi cavalli di battaglia tradizionali, che oggi sono assurdi e anacronistici.
    ad esempio, pur concordando al 90% col buon achilli, rilevo che parla di messa in discussione dei "rapporti sociali di produzione"; ora, lasciando stare l'inopportuno linguaggio marxese, ma oggi CHI vuole sovvertire veramente i rapporti di produzione? NESSUNO!
    altri gruppi rimangono beotamente intossicati da altri temi: femminismo, genderismo, immigrazione (a questo proposito dite qualcosa a fabrizio marchi di "l'interferenza" perchè a me mi censura), tra l'altro dicendo un sacco di frescacce e perseguitando chi la pensa una virgola diversamente (e poi tuonano contro i "fasssisti").
    in sostanza questa mi pare una sinistra ultra minimale che si accontenta di avere successo solo nel suo gruppetto dello zero virgola zero zero uno.
    gino.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2018 16:29

    Gino, non si capisce perché venire a lamentarsi qui per essere stati censurati su un altro blog. Del resto Marchi non mi sembra per niente un censore intollerante, anzi.

    Non è che magari ti ha censurato perché il tuo commento meritava di essere censurato?

    Visti altri tuoi commenti su quel blog forse dovresti provare a commentare dalle parti dell'Istituto Bruno Leoni (sempre che sia possibile), mi sembra più coerente con la tuo pensiero politico.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2018 23:42

    anonimo 16.29,
    la cosa strana è che sui siti vagamente liberisti o di cdx mi definiscono comunista.
    comunque, censurare la gente che comunica in italiano, senza offendere e dice cose vere è pittoresco. che li aprite a fare i blog se poi volete il soliloquio della vostra ortodossia?
    buon dibattito con te stesso davanti allo specchio!
    p.s. prendi 10 immigrati, mettiteli in casa, mantienili, intesta loro 10/11 della tua casa, così non corri il rischio di sembrare uno da istituto leoni...
    gino.

  • Moreno Pasquinelli scrive:
    18 luglio 2018 09:52


    Vero è quel che scrive Zanchetta:

    "Infatti quella che stiamo vivendo non è una “crisi” come le altre, è piuttosto una crisi connessa un trapasso epocale fra due”cosmo visioni”, come Illich da tempo e successivamente Wallerstein hanno ammonito."

    Ciò che pone i rivoluzionari davanti al compito teorico di ricostruire una coerente visione del mondo, una visione che non può essere soltanto una riverniciatura di quella vecchia.

    Scendendo per terra mi pare utile riportare qui quanto ho risposto sul blog Ego della rete:

    «Caro Fiorenzo,

    mi pare che la tua critica — al netto delle nostre molto differenti considerazioni sul terremoto elettorale del 4 marzo e sul governo M5s-Lega — parta da un equivoco. Un equivoco a cui sei forse stato indotto dal concetto utilizzato del compagno Achilli, ovvero quella di "entrismo dentro il corpaccione del populismo di potere".
    Ad Achilli l'onere di difendere o spiegare cosa concretamente intenda per "entrismo".
    Noi non usiamo questo concetto, non fosse perché, storicamente, definisce l'ingresso di un gruppo in un partito più grande.

    Nella RISOLUZIONE APPROVATA DALLA NOSTRA 3 ASSEMBLEA NAZIONALE noi diciamo:

    «In questo concreto contesto è nel “campo populista” che occorre stare. Fuori da questo campo c’è solo quello del blocco dominante. Ma c’è modo e modo di “stare”. Sarebbe un errore fatale assumere una posizione di indulgente accondiscendenza verso il governo M5s-Lega. Esso va incalzato a realizzare le cose giuste che ha promesso di fare, va contrastato ove cercasse una linea di galleggiamento e di remissività verso le élite dominanti».

    Come vedi noi parliamo di "stare" nel "campo populista", oggi presidiato da M5S e Lega. E ci stiamo non "entristicamente" ma con la nostra piena indipendenza organizzativa e d'azione (per quanto modeste possano essere le nostre forze). Non ipotizziamo quindi né l'ingresso in M5S né nella Lega.
    Il concetto chiave, come dovresti capire, è quello di "campo", e vale precisare che si può stare in un "campo", ovvero dentro un blocco sociale, non solo senza fare "entrismo", ci si può stare senza nemmeno avere accordi di fronte con le altre forze politiche che quel campo presidiano.
    Come sai noi insistiamo che prima o poi sarà necessario costruire un CLN (per liberare il Paese dalla gabbia eurista e conquistare sovranità), ed esso è una delle modalità di fare fronte. Questo CLN è di la da venire. Ma se esso verrà si può stare certi che nascerà solo dal campo populista e da nessun altro luogo. Per questo è in questo campo che si deve lavorare e seminare, e da lì verranno frutti. Fuori c'è il nulla delle sette o agire come truppe cammellate del blocco globalista e sorosiano.

    Moreno Pasquinelli»

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    18 luglio 2018 22:43

    Caro Moreno, mi è stato immediatamente chiaro che avete utilizzato l'articolo di Achilli per riproporre la vostra risoluzione del 10 luglio 2018. Di questa risoluzione avete più volte citato il passaggio fondamentale:

    «In questo concreto contesto è nel “campo populista” che occorre stare. Fuori da questo campo c’è solo quello del blocco dominante. Ma c’è modo e modo di “stare”. Sarebbe un errore fatale assumere una posizione di indulgente accondiscendenza verso il governo M5s-Lega. Esso va incalzato a realizzare le cose giuste che ha promesso di fare, va contrastato ove cercasse una linea di galleggiamento e di remissività verso le élite dominanti»

    Ebbene, in questo passaggio usate il concetto di "campo populista", che tuttavia non è ben definito. Se avessi partecipato alla discussione (cioè se avessi aderito a P101) puoi star certo che mi sarei battuto per un'espressione più chiara. Cos'è il "campo populista"? E' l'alleanza dei partiti che il mainstream definisce "populisti", cioè M5S e Lega, oppure una sorta di ideologia recentemente formatasi intorno a un termine scelto anche, se non soprattutto, per il rifiuto della parola "sovranismo", quest'ultima a sua volta, anch'essa, utilizzata dal mainstream per indicare la Lega e settori del M5S?

    Non sarebbe meno ambiguo utilizzare espressioni come "interessi del mondo del lavoro"? Se voi usaste questa espressione (o simili) non vi sarebbe alcun dubbio sul fatto che non avete (non potreste avere) interesse alcuno per operazioni di natura entristica, mentre invece, parlando di "campo", il dubbio è lecito.

    Non mi dilungo nel commentare l'articolo di Achilli (altri lo hanno fatto sul mio e sul vostro blog). Ti ricordo però che, come dice un vecchio proverbio, "chi è stato morso dal crotalo ha paura anche della lucertola". O era la vipera?

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