venerdì 8 febbraio 2019

IO ROSSOBRUNO? di Stefano Fassina

[ 8 febbraio 2019 ]

Ieri si è svolta a Roma, presso la Camera dei deputati, la conferenza stampa [nella foto] con cui tre gruppi, per la precisione Patria e Costituzione, Senso Comune e Rinascita hanno presentato il loro Manifesto per la sovranità costituzionale.
Daremo presto il nostro giudizio sia sul Manifesto in questione sia sul tentativo di questi gruppi di dare vita ad un nuovo soggetto politico.


*  *  *
INTERVISTA A STEFANO FASSINA

D. Patria e Costituzione, come Aufstehen in Germania, non è un partito ma un’associazione sebbene entrambi siate stati accusati immediatamente di scissionismo. Entrando subito nel cuore dell’intervista, sarà sempre così? O avete in programma di costituirvi come vero e proprio soggetto politico?
R. Siamo un’associazione di cultura politica che, insieme ad altre associazioni di orientamento analogo, lavora a costruire le condizioni culturali e organizzative per un soggetto politico autonomo o convergente con altri soggetti politici compatibili. Non siamo interessati all’ennesima operazione di testimonianza a sinistra. Quindi, nulla è scontato: oltre alla nostra maturazione, rilevano le dinamiche del contesto politico interno e europeo per i tempi e le scelte.
D. Come politico e parlamentare, dai tempi in cui eri vice-ministro del governo Letta, le tue posizioni sono cambiate di molto, e non certo in una direzione di maggiore convenienza personale. Di questo ti va dato atto. Prima con la conferenza per un Plan B e ora con l’associazione, rappresenti al vertice le posizioni del cosiddetto “sovranismo costituzionale”. C’è la necessità che questa idea trovi uno sbocco politico. Pensi che questo sbocco possa avvenire all’interno di un partito di sinistra tradizionale oppure senti la responsabilità di fare una proposta alternativa e unificatrice a gruppi come Senso Comune, Rinascita, il Fronte Sovranista Italiano?
R. Innanzitutto, vorrei segnalare che la maturazione delle posizioni che esprimo oggi è avvenuta negli anni con un’accelerazione durante la fase finale del Governo Monti. È sulla base di tali posizioni che prima ho lasciato il Governo Letta, cogliendo al volo l’assist del neo-segretario Matteo Renzi (“Fassina chi?) e poi il Pd. Da responsabile economico e lavoro del Pd, fui in radicale dissenso, in assoluto isolamento, sulla valutazione positiva della famosa Lettera della Bce al Governo Berlusconi. Da Vice-Ministro in carica scrissi un commento sul Sole24ore (21/12/13) e uno al Corriere (3/1/14) dove proponevo il Piano B, suscitando una comprensibile e preoccupata reazione di Michele Salvati.
Vedo molto complicato praticare la sovranità costituzionale nell’alveo delle sinistre, sia quella cosiddetta riformista, ancora completamente immersa nell’europeismo liberista, sia in quelle cosiddette radicali, segnate da una cultura no-State, no-borders sinergica all’impianto liberista. La convergenza delle associazioni in campo è in corso: abbiamo scritto insieme, Patria e Costituzione, Senso Comune e Rinascita!, un Manifesto per la sovranità costituzionale. Lo presenteremo in un’assemblea nazionale a Roma la mattina del 9 Marzo.
D. Sei stato spesso accusato a sinistra di rossobrunismo. Ti ritrovi in quella definizione o pensi sia un’etichetta ingiustificata? In particolare, riguardo all’immigrazione, porti aperti, porti chiusi o esistono soluzioni più complesse?
R. L’accusa di rossobrunismo o finanche di Badoglismo (Il Manifesto, 9/9/18) squalifica chi la fa. Viene dalle sinistre riformiste o radicali indisponibili a guardare in faccia la realtà e rassegnate a barricarsi nelle ztl delle città. Non si vuole prendere atto che si è chiusa una fase storica e è evaporato il miraggio trentennale della ricostruzione della sovranità democratica a livello sovranazionale. A proposito di migrazioni, cito il nostro Manifesto per la sovranità costituzionale: “Tanto la xenofobia, quanto il principio irrealistico di accoglienza illimitata (“no border”) sono risposte impraticabili per affrontare la sfida epocale delle migrazioni. Ignorano, infatti, le cause reali di un fenomeno che richiede
soluzioni politiche. Con riferimento all’immigrazione in occidente, se milioni di esseri umani sono costretti a lasciare i loro Paesi è soprattutto perché il neocolonialismo dei Paesi ricchi continua a depredarne le risorse e a scatenare guerre locali per spartirsi materie prime e mercati, mentre le “riforme” imposte da Fmi e Banca Mondiale ne aggravano la miseria. Ribadito che, né il diritto d’asilo nei confronti di chi è stato privato delle libertà democratiche, né il dovere di umana solidarietà nei confronti delle vittime di guerre e catastrofi naturali possono essere messi in discussione, va riconosciuto che la regolazione degli ingressi, in relazione alle effettive capacità di integrazione, è condizione essenziale per offrire un’accoglienza degna (fino allo jus soli), ossia in grado di garantire ai migranti accolti condizioni di vita e di lavoro analoghe a quelle dei cittadini autoctoni e, contestualmente, evitare dumping sociale verso i residenti. Va, insieme, affermato il diritto a non emigrare, in quanto l’emigrazione non è affatto un fenomeno positivo per il Paese d’origine, mentre ciascuno dovrebbe avere il diritto a vivere e lavorare in condizioni dignitose nel proprio Paese: un diritto da difendere con la solidarietà internazionalista fra le classi popolari dei Paesi ricchi e i Paesi poveri, chiamati a lottare assieme per promuovere e rafforzare il diritto allo sviluppo integrale di tutte le nazioni.”.
D. A sinistra l’organizzazione eurocritica numericamente più consistente è Potere al Popolo, c’è in progetto qualche collaborazione con Carofalo e Cremaschi? O avete un’impostazione differente al punto tale da impedire una collaborazione sul piano elettorale?
R. Mi pare che Potere al Popolo sia eurocritica, ma, nonostante Cremaschi e i suoi eurostop, ancora prigioniera del paradigma “riforma dei Trattati” e “Stati Uniti d’Europa”, come gli eurocritici moderati del Pd e dintorni. Non vedo disponibilità a riconoscere che non esistono per profonde ragioni storiche, culturali, linguistiche le condizioni per l’integrazione politica democratica e coerente con la nostra Costituzione.
D. Qual è il lasso temporale che immagini sia necessario per dare all’Italia il partito di cui c’è bisogno?
R. Certamente le elezioni europee di fine maggio sono un passaggio importante, sia per le conseguenze sulle sinistre italiane e sul M5S, sia per gli equilibri che determineranno a livello dell’Unione europea. Potrebbero aprire l’accelerazione di un processo già in enorme ritardo.
D. Quali sono i temi portanti e le condizioni che vanno realizzate per permettere all’Italia di rilanciarsi? Quale assetto politico dovrebbe assumere il continente europeo?
R. L’Italia, come ogni altro Paese fuori dal nucleo tedesco dell’eurozona, necessita di un cambio di rotta di politica economica: dal mercantilismo estremo si dovrebbe virare verso un keynesismo nazionale coordinato a livello Ue. L’assetto istituzionale dell’Ue, come indichiamo nel nostro Manifesto, dovrebbe essere quello di una confederazione di democrazie nazionali sovrane. Infine, noi, l’Italia, abbiamo necessità di ricostruire un sistema di partiti in grado di formare e selezionare classe dirigente e consentire partecipazione attiva e consapevole dei cittadini, innanzitutto lavoratori e lavoratrici. I social media possono migliorare la qualità della partecipazione politica soltanto in un quadro di politica organizzata collettivamente. L’individuo solo davanti alla tastiera è una forma di plebiscitarismo.
* Fonte: sovranità al popolo

SOLLEVAZIONE - P101 
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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    8 febbraio 2019 16:13

    Non fa una piega.
    Se è andato via dal Fmi, o dal governo Monti, dopo aver trovato parti equine nel letto una fiche su lui la punterei.
    Ma sostetto che tirerà dentro il progetto il primo D'alema di passaggio che si dirà pentito.francesco

  • Anonimo scrive:
    8 febbraio 2019 18:57

    La posizione sull'immigrazione è la cartina di tornasole: Fassina non tornerà indietro. A questo punto i sovranisti non hanno scuse per non aderire.

  • Anonimo scrive:
    8 febbraio 2019 19:46

    Il punto e' Fassina e Dattorre romperanno con Sinistra Italianà? Poiche' non lo faranno, Boghetta e Senso Comune perdono solo tempo. Vi avrebbero dovuto invitare perlomeno come osservatori.

  • Anonimo scrive:
    8 febbraio 2019 21:23

    A proposito di costituzione, mi pare che siano stati pubblicati gli esiti della votazione sulla proposta di riforma e sappiamo chi ha votato a favore.

    B'Agnai di' qualcosa di costituzionale.

    Mi ripeterò, non sono sorpreso ma solo amareggiato.

    Com'era il titolo dell'ultimo articolo di Sandokan?

    Giovanni

  • pasquino55 scrive:
    9 febbraio 2019 16:14

    Quando Stefano Fassina afferma: “R. L’Italia, come ogni altro Paese fuori dal nucleo tedesco dell’eurozona, necessita di un cambio di rotta di politica economica: dal mercantilismo estremo si dovrebbe virare verso un keynesismo nazionale coordinato a livello Ue” sta perseverando nell’annoso tragico errore-orrore compiuto dalla sinistra di ispirazione rivoluzionaria e comunista. Continuare a ritenere che il keinesismo possa essere una risorsa mentre storicamente ha dimostrato di essere la più grande iattura e malattia di cui essa si potesse ammalare e innamorata non solo è errato ma è diabolico. Solo quando verrà cancellato questo “orrore” si potrà ancora avere o essere ricostruita una nuova e vincente opzione e narrazione politica anticapitalista e la si potrà avere e costruire solo se e quando la sinistra (almeno quella anticapitalista-comunista) si libererà dalla palla al piede e dalla trappola dell’illusione del keinesismo e volgere lo sguardo e la ricerca altrove fuori e lontano da esso.
    pasquino55

  • Anonimo scrive:
    9 febbraio 2019 22:03

    penso che Fassina punti a portare dentro la maggior parte possibile di Sinistra Italiana. In una coalizione con i sovranisti, Fratoianni se ne andrà.

    A.C.

  • Eros Cococcetta scrive:
    12 febbraio 2019 18:45

    Quello che dice Fassina è sempre molto condivisibile, tranne che per un aspetto fondamentale. Non dice mai cosa vuole fare con la moneta. Lo Stato ha tre monopoli: il monopolio della forza, il monopolio della tassazione e il monopolio della moneta. Noi ci siamo privati di quest'ultimo con i risultati (pessimi) che sono sotto gli occhi di tutti. Fassina non può pensare di rimettere a posto le cose lasciando il potere di creare moneta alle banche e alla BCE. Questo potere deve tornare allo Stato, che si deve occupare del benessere di 60 milioni di persone, e gradualmente va tolto alle banche, che vanno tutte nazionalizzate. La moneta è una questione troppo importante per essere lasciata in mano a dei privati che pensano solo ai loro profitti.

  • Eros Cococcetta scrive:
    12 febbraio 2019 18:48

    UNA RISPOSTA A PASQUINO55. Siamo tutti d'accordo che l'austerity e il pareggio di bilancio sono un disastro per l'economia (oltre al sistema Euro-BCE che do per assodato). Ma il contrario di questa teoria economica qual è? Sono le famose manovre espansive in deficit, soprattutto investimenti, che in un Stato normale si fanno con la moneta sovrana, cioè stampando moneta (o con la moneta elettronica) oppure emettendo titoli di Stato a tassi bassi (non speculativi). Così si rilancia il PIL, l'occupazione, il reddito delle famiglie, la moneta si apprezza, aumenta l'export, aumentano anche le entrate tributarie, ecc. Questa è una regola generale che vale per tutti gli Stati, siano essi di destra, di centro o di sinistra. Keynes, che certamente non era un bolscevico ma sicuramente un liberale illuminato, ha avuto il grande merito di pensare questa teoria economica in opposizione ai liberisti. Ti ricordo che la piena occupazione è un obiettivo fondamentale anche della nostra Costituzione. Ci sarà un motivo se i migliori economisti italiani (Sapelli, Galloni, Malvezzi, Bagnai, ecc.) sono tutti keynesiani. Quindi fai pace con le tue teorie, alquanto astratte, e prendi atto che Keynes, anche se non ti sta simpatico, ha inventato l'unica teoria valida per l'economia e per il buon funzionamento di uno Stato.

  • Anonimo scrive:
    13 febbraio 2019 12:42

    "Keynes, anche se non ti sta simpatico, ha inventato l'unica teoria valida"

    L'unica, come dire "there is no alternative". Sempre al monoteismo si deve arrivare.

    Non è solo Pasquino. Su questo stesso blog sono stati pubblicati diversi articoli che pur guardando a Keynes con un giusto interesse hanno anche il giusto ardire di criticarlo. Ve ne sono di Pasquinelli, di Chiavacci, di Passarella. Fuori di qui anche Mitchell critica Keynes.

    La redutio ad sinistratum per chiunque osa criticare l'unica teoria per favore no.

    Il sistema finanziario sta certo cambiando per via di potenze in ascesa. Forse qualcuno pensa che in un prossimo sistema finanziario esse possano convergere verso un sistema in cui USA, Russia e Cina contino equamente tanto quanto, che so, la Slovenia nel nome di qualche "unica teoria"? Io qualche dubbio al riguardo lo avrei.

    Giovanni

  • pasquino55 scrive:
    13 febbraio 2019 17:35

    Signor Cococcetta, quando afferma che io dovrei “fare pace con le mie teorie alquanto astratte” solo perché degli economisti italiani (per lei i migliori) sono tutti keynesiani, evidenzia che la sua formazione ideale la incasella e la relega tra coloro che, quando constatano o si rendono conto che le proprie idee e convinzioni non trovano riscontro e conforto nell’intellighenzia o nel “senso comune”, sono subito pronti e disponibili a rinunciarci e a sposare e fare proprie quelle che comunemente sono le più condivise e sponsorizzate e nel contempo rende palese ed esplicito che il modello di società cui lei (citando certi economisti) tende e fa riferimento. E’ un modello di società liberal-capitalista che persegue una teorica, quanto imprecisata finalità (contenuta anche nella nostra Costituzione) della piena occupazione. Ma a dispetto della sua convinzione che “ il keynesismo sia l’unica teoria valida per l’economia e il buon funzionamento dello Stato” omettendo volutamente di specificare di uno stato liberal capitalista, e in antitesi, nel mio commento sostenevo e rivendicavo, oltre la necessità della ricerca e del tentativo della costruzione e della realizzazione di una Società dove il fine non sia più il lavoro per il lavoro, ma un lavoro che emancipi e liberi il lavoratore che lo svolge, quella di costruire una nuova Società dove il capitale e il mercato non siano e rappresentino più il totem e l’ ara dove, in nome dei valori liberali, sacrificare gli individui e i popoli. D’altronde è una prerogativa degli sciocchi quella che, quando qualcuno indica la luna, quella di volgere lo sguardo ed interesse al dito che la indica, ma mai alla luna.
    pasquino55

  • Eros Cococcetta scrive:
    14 febbraio 2019 12:35

    Carissimo Pasquino55, ti ho detto quello che penso io, se lo diceva anche Keynes mi fa piacere perché è l’economista più famoso della storia. Peraltro sto ancora aspettando che mi dici qual è la tua idea sulla politica - economica, oltre a fare allusioni velatamente offensive nei miei confronti. L’austerity non ti sta bene (voglio sperare), l’intervento dello Stato non ti sta bene. E allora? Pensi che c’è un’altra via?
    Intanto ti dico quello che penso io, che certamente non sono un liberal-capitalista. Non sono un nostalgico dell'URSS, dei soviet e dei kolchoz, ma sono per l'intervento massiccio dello Stato nell'economia e ovviamente per la moneta sovrana, che è indispensabile per assicurare questo intervento (se ti dà fastidio definire questa impostazione keynesiana puoi chiamarla pure “pippo”, ma cerchiamo di badare alla sostanza). Perché solo l'intervento dello Stato, in quanto rappresentativo della volontà popolare, può garantire i diritti costituzionali fondamentali, come il diritto al lavoro, la piena occupazione (artt. 1, 3 e 4 Cost.) e il diritto ad una giusta e dignitosa retribuzione (art. 36). Inoltre maggiore è la presenza dello Stato in economia e minore è lo spazio che si lascia alle élite, ai capitalisti e alle multinazionali; è per questo motivo che i liberisti (cioè le élite) ci tengono così tanto acché lo Stato non entri nell’economia e richiedono continuamente le privatizzazioni. I privati fanno gli affari loro, spesso in danno dei lavoratori e delle loro retribuzioni, talvolta anche con una dimensione di avidità patologica; per questo vanno regolati e controllati. Tuttavia anche l'iniziativa privata è importante e va tutelata. In sintesi sono per un'economia mista con una chiara prevalenza dello Stato. In particolare tutte le imprese strategiche, comprese quelle svendute ai privati negli anni 90, devono tornare interamente allo Stato. Quindi si allo Stato imprenditore ma nel senso che il popolo gestisce i beni pubblici tramite il governo eletto democraticamente. Stato imprenditore ma anche Stato sociale.

  • Eros Cococcetta scrive:
    14 febbraio 2019 12:36

    HO DOVUTO DIVIDERE IN DUE L'ARTICOLO

    Quello che per me è intollerabile è la posizione di predominio che il sistema bancario-finanziario ha preso sugli Stati e sui popoli, grazie alla globalizzazione, al potere di creare moneta regalato alle banche, all'euro, allo spread, ai derivati, ecc. Tutte situazioni che sono state consentite da politici venduti o comunque pro élite. Se dipendesse da me domattina farei una legge dove stabilirei la nazionalizzazione di tutte le banche, comprese le banche centrali, e delle società finanziarie. La moneta è una questione troppo importante per lasciarla in mano a dei privati che pensano solo ai loro profitti, rovinando miliardi di persone. Sanzionerei come reato grave il commercio di derivati e in generale la finanza speculativa. Stabilirei la chiusura delle borse (se uno vuole giocare d'azzardo vada al casinò); sai chi voleva chiudere le borse? Federico Caffé, un keynesiano, maestro degli attuali economisti keynesiani. Metterei una patrimoniale molto pesante per i ricconi. Rivedrei profondamente la globalizzazione, la madre di tutte le truffe, un'altra invenzione delle élite con l'alibi della libertà del commercio, per andare a produrre dove il lavoro costa pochissimo, mandando in fallimento le imprese dei paesi più avanzati (come è accaduto anche negli USA).
    Parlando dell’Europa, l’impostazione dei trattati europei è semplicemente stomachevole: l’uomo al servizio dell’economia e dei mercati, la concorrenza spietata, il divieto di aiuti di Stato, ecc. Una visione malthusiana-darwiniana della società e dell’economia, il “mors tua vita mea” che diventa regola generale, dove l’uomo diventa “forza lavoro” da spremere come un limone e retribuire il meno possibile per aumentare i profitti e l’export (il piano di Monti). Sono ancora troppi quelli che fanno finta di non capire che quello che conta in uno Stato è la domanda interna (molto più dell’export), perché questo significa che il popolo ha redditi adeguati.
    Come vedi sono molto più "comunista" di quello che pensi. Però bisogna fare i conti con la realtà. Iniziamo col riprenderci la moneta (se ci riusciamo) che è una questione fondamentale .... e passo dopo passo cerchiamo di fare il resto.
    Concludo con una citazione: “Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane”. Federico Caffè, il maestro dei keynesiani.

  • Eros Cococcetta scrive:
    14 febbraio 2019 12:38

    Fassina è stato intervistato a "di martedì" del 12 febbraio sul suo nuovo progetto politico "Manifesto per la sovranità costituzionale". A precisa domanda di Floris, Fassina ha risposto che: "noi non vogliamo uscire né dall'Euro né dall’Unione Europea". Direi che Fassina si è completamente dimenticato che l'euro è una moneta a debito (come il franco coloniale) e quindi è una truffa per definizione. Vorrei ricordare che l'appartenenza all'Eurozona implica che lo Stato deve "comprare" dalle banche la moneta (che potrebbe stampare benissimo direttamente e gratis) emettendo titoli di stato. Le banche pagano questi titoli con dei click di computer (non ce li pagano in lingotti d'oro, tanto per chiarire) e questi click diventano il nostro debito pubblico. Quindi alla scadenza dobbiamo rimborsare questi click emettendo nuovi titoli, ma nel frattempo dobbiamo anche pagare gli interessi. Dal 2002 con l'euro abbiamo pagato più di 1.500 Mld di interessi, ma altrettanti ne abbiamo pagati dal 1981 al 2001 a causa dello sciagurato "divorzio" della Banca d’Italia deciso da Ciampi e Andreatta, che invece di fare gli interessi dello Stato e del "Popolo Sovrano" hanno fatto gli interessi delle banche e delle élite finanziarie. Perciò l’Euro, che a tutti gli effetti è la continuazione della “Lira straniera” di Ciampi e Andreatta, può definirsi come “LA TRUFFA DEL SECOLO”.
    Poi, siccome il Debito Pubblico non può che aumentare a causa degli interessi, interviene la Commissione Europea a dirci che non possiamo fare deficit. Tutto calcolato per impoverire lo Stato (che quindi non può più intervenire nell’economia) e quindi per favorire le élite finanziarie e i capitalisti che possono comprarsi a prezzi di saldo tutti i beni e le aziende pubbliche e private (anche queste impoverite dalla crisi).
    Quindi la soluzione è semplice: REINTRODURRE SUBITO LA MONETA SOVRANA NAZIONALE sotto forma di biglietti di Stato emessi dalla Zecca e moneta elettronica di Stato emessa direttamente dal Governo. Se non farà così il Governo fallirà perché non avrà i soldi per fare nulla. Per risollevare l'Italia ci vogliono manovre in deficit dell'8% per 10 anni (altro che il 2%); ma questo si può fare solo con la moneta sovrana ed eliminando il pareggio di bilancio. Non è neppure necessario uscire subito dall'euro perché quando gli italiani vedranno gli straordinari effetti positivi della moneta sovrana sul PIL, l'occupazione, il reddito delle famiglie, ecc., l'euro cadrà da solo perché tutti gli italiani capiranno che è una truffa. Governo, prendi il coraggio a due mani e fai quello che ti chiedono tutti gli italiani che non hanno buttato via il cervello.

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