"SIAMO PAZZI ARRENDETEVI!" - II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN

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1/2/3 SETTEMBRE - Grande Albergo Fortuna - Chianciano Terme

lunedì 9 marzo 2015

CARO ALBERTO... di Mimmo Porcaro

[ 9 marzo ]

Non ce ne vorrà... il compagno Alberto Bagnai se "rubiamo" dal suo blog l'intervento di Mimmo Porcaro pubblicato proprio oggi, intervento stimolante e che condividiamo in larga parte. Cosa sostiene Porcaro? Al netto del giudizio su Stefano Fassina, quattro cose principalmente. La prima: che c'è lo spazio nel nostro paese per una nuova forza politica anti-liberista, democratica, popolare e nazionale. La seconda: che una simile forza "unitaria e unificante" potrà sorgere solo se prende "le mosse dai valori storici della sinistra". La terza: che sotto questo profilo è doveroso imparare dal fenomeno di PODEMOS in Spagna. Infine la quarta: che una simile forza non vedrà luce all'ombra del salvinismo e del grillismo, ma in alternativa ad essi.
Cosa risponderà il Prof. Bagnai?

«Caro Alberto,
rispondo volentieri alle tue domande, e inizio da quella che riguarda il rapporto tra il “gruppo Fassina” (chiamiamolo così, per intenderci) e il PD: devono continuare a star dentro, oppure devono rompere, e se sì come e quando?
Chiarisco il mio pensiero: non ho detto (e con che diritto, poi?) che il gruppo Fassina deve uscire dal PD sic et simpliciter. Son cose difficili e complesse e solo loro possono capirne bene tempi e modi. Ho solo chiesto (preso atto dell’incompatibilità tra le tesi di Fassina e quelle del suo partito) un gesto di discontinuità che inizi un pur graduale processo di distacco dal PD. Un gesto che potrebbe consistere, ad esempio, nella proposta di costruire assieme ad altri un’associazione politico-culturale, inizialmente compatibile con diverse forme di appartenenza politica, che inizi a concentrare e sistematizzare la riflessione sulle premesse e sulle conseguenze di una posizione anti-euro. E ho chiesto un gesto del genere per due motivi.
Prima di tutto per il suo possibile effetto moltiplicatore e per la sua possibile risonanza internazionale: se nel partito più europeista del paese più europeista si aprisse una crepa di tal fatta, non potrebbe non conseguirne una crescita del dissenso italiano rispetto all’Unione europea ed un rafforzamento delle tendenze centrifughe. 
In secondo luogo perché conosco fin troppo bene la funzione che ha, nella retorica della sinistra italiana, la famosa frase “compagni, discutiamone apertamente e liberamente…”: è un modo per depotenziare e censurare, di fatto, qualunque idea. Se resta una posizione culturale, senza reali effetti sulle scelte politiche quotidiane, anche la più raffinata e articolata delle elucubrazioni rimane tale e, peggio, più se ne parla più la si rimuove. Funziona proprio così. 
A quanto sto dicendo si può obiettare che, almeno per ora, una opposizione interna al PD può intralciare l’azione del governo  più di quanto non possa fare un gracile raggruppamento esterno. E si può aggiungere che è da fuggire come la peste l’ipotesi di uscire dal PD per ingolfarsi subito nella palude della sinistra radicale, e si deve quindi pensare a qualcosa di diverso, più meditato ed articolato. Se si trattasse solo di questo, e quindi solo di una questione di buon senso, di tempi e di modi, potrei dissentire su questo o quel giudizio, ma in fondo non avrei nulla da ridire. Ma non vorrei si trattasse di altro, ossia del fatto che la posizione di Fassina, pur esposta a volte con encomiabile precisione, non sia poi così alternativa alla cultura del PD come appare essere ad un primo momento. Infatti anche una posizione anti-euro, se non si estende alla messa in discussione della nostra appartenenza atlantica, se non si pronuncia apertamente contro il liberoscambismo, se non rivendica la proprietà pubblica in economia e non chiarisce che la coalizione sociale a cui dobbiamo riferirci non è fatta solo da lavoratori dipendenti, rischia, qualunque sia l’intenzione, di servire solo come ruota di scorta nel caso in cui si sia costretti ad inventarsi (cosa tutt’altro che impossibile) un neoliberismo senza euro.
So bene che Fassina (e non solo lui) spesso scrive, al riguardo, cose confortanti, so bene che molte posizioni non possono che maturare col tempo,  ed è per questo che mi sembra giusto fare una apertura di credito, sfuggendo all’insulso “piazzaloretismo”, come lo chiami tu, contro tutto ciò che viene dal PD. Ma mi sembra altrettanto giusto ricordare ai nostri interlocutori (del PD o di qualunque altra formazione o cultura politica) che questioni come quelle sollevate da Fassina non possono essere risolte con un semplice aggiustamento di linea. L’uscita dall’euro non è solo l’uscita dall’euro (e tu, Alberto, lo sai benissimo nonostante quanto dicono alcuni tuoi critici poco inclini alla lettura). Implica una ripresa dell’ipotesi dell’economia mista, cosa che nell’Italia di oggi e nel mondo di oggi difficilmente riuscirebbe a presentarsi come “neocapitalismo” e dovrebbe avere piuttosto tratti “neosocialisti”. Implica una diversa collocazione internazionale del paese, cosa che più di ogni altra impone (come sosteneva, pur se in un altro contesto, Sigmund Neumann, grande e misconosciuto studioso del partito politico), la nascita di nuovi partiti e la ristrutturazione del sistema politico nazionale. Tutto questo non può non cozzare con l’attuale PD e con ogni sua possibile variante futura perché Renzi non è un’escrescenza estranea al corpo del partito, non è figlio del solo Veltroni ma anche dei Bersani e dei D’Alema.
Il tempo ci dirà presto se quella di Fassina e dei suoi amici  è prudenza o inconseguenza o altro. Ma intanto conviene chiarire, a loro e a noi, che i rischi di un esito minoritario di un’uscita dal PD (e di qualunque altra impresa politica) saranno tanto più ridotti quanto più scarsi saranno i richiami al “rassemblement” della “vera” sinistra.
Ed è qui che incontriamo la questione di Podemos, per trattare la quale è necessaria una considerazione preliminare. Che è poi una domanda: di che cosa abbiamo bisogno?Abbiamo bisogno di un gruppo dirigente che sia in grado di costruire un partito che a sua volta sappia unire il popolo italiano, perché la battaglia che abbiamo di fronte non può essere combattuta in ordine sparso.
Unire il popolo italiano (e a scanso di equivoci con questa espressione intendo riferirmi anche a coloro che lavorano in Italia pur non essendo nostri concittadini…) significa prima di tutto creare un’alleanza trai diversi gruppi di lavoratori dipendenti, poi fra questi e le “partite Iva”, poi fra tutti questi lavoratori e una parte significativa delle PMI (con l’appoggio di una ricostituita grande impresa pubblica). Abbiamo bisogno di un partito che spieghi a tutti che le contraddizioni tra lavoratori garantiti e no e quelle tra lavoratori dipendenti ed autonomi non scompaiono certamente in una illusoria comunità nazionale aclassista, ma diventano comunque secondarie rispetto alla contraddizione principale che ci oppone tutti al grande capitale transnazionale ed alle sue istituzioni statuali e semi-statuali. Su questo terreno forse solo la sinistra (ma una sinistra capace di guardare più alle proprie radici che alle successive evoluzioni…) potrebbe essere in grado di costruire un discorso veramente unitario ed unificante, mentre, almeno per ora, sia i Grillo che i Salvini non riescono davvero a trascendere il punto di vista del “piccolo produttore” che, pur se in modi diversi, li anima entrambi, e quindi non riescono davvero ad immaginare un utilizzo progressivo dello stato contro il grande capitale a comune vantaggio dei lavoratori e delle PMI. Per ora, quindi, c’è ancora un po’ di spazio per un discorso unificante che prenda le mosse dai valori storici della sinistra. A patto, però, che un tale discorso non si rivolga alla sinistra ma immediatamente e direttamente all’intero popolo italiano (e a chi italiano aspira a diventare). Per una parte crescente del popolo italiano “sinistra” si identifica col tradimento del PD e con il vaniloquio della sinistra radicale. Il partito che nascerà per gestire la fase storica di uscita dall’euro in modi favorevoli alle classi popolari dovrà quindi presentarsi, a mio sommesso avviso, essenzialmente come partito democratico costituzionale, e solo in quanto tale si presenterà  come partito che si richiama ai valori più importanti della sinistra e del pensiero democratico italiano. Qui, e solo qui, sta il raffronto con Podemos e con la sua impostazione della questione destra/sinistra. So bene che sull’euro Podemos ha posizioni oscillanti ed insoddisfacenti. Ma costituisce a mio avviso un modello interessante di identificazione collettiva per le situazioni in cui la frattura ideologica destra/sinistra abbia perduto momentaneamente rilevanza a causa della metamorfosi della sinistra stessa. In ogni caso, la vera discriminante è proprio quella a cui fai riferimento tu, quando dici che temi sempre (e giustamente) che si cominci col dichiarare superata la distinzione destra/sinistra per arrivare a dichiarare estinta la distinzione tra capitale e lavoro. Dobbiamo quindi chiederci quale sia il modo migliore per unire il lavoro contro il capitale e riconoscere che in alcune fasi ed alcune esperienze storiche (e la nostra potrebbe essere una di quelle) si tutela di più il lavoro contro il capitale unendosi come cittadini che reclamano un mutamento radicale delle classi dominanti, che unendosi come lavoratori che chiedono investimenti all’Unione europea. 

Che poi questi cittadini debbano aver chiara la necessità quantomeno dell’economia pubblica, e non debbano concentrarsi solo  sulla lotta alla “casta” è cosa decisiva, alla quale peraltro Podemos mi sembra approssimarsi molto più di quanto non faccia Grillo.
A presto, spero.

Mimmo

P.S. Sì: nei confronti di Salvini non è giusto avere nessuna spocchia, anzi. Ma, come hai ben compreso, il fatto che il discorso della dignità nazionale sia fatto proprio da qualcuno che detesta una buona metà del paese e la cui cultura non è esente da una servile ammirazione per tutto ciò che è “austro-ungarico” mi fa davvero arrabbiare. Perché la dice lunga sulla estrema difficoltà di costruire con ragionevolezza e con strumenti adeguati quel discorso “nazionaldemocratico” che ci serve come l’acqua».
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8 commenti:

  • Carlo scrive:
    10 marzo 2015 15:27

    Solo due cose,
    La prima, e la più importante,
    Positivo che Porcaro si sia sbarazzato a dell'idea di un partito costituzionale/destra/sinistra -se ben ricordo proprio su questo sito voi avevate segnalato l'errore. Parliamo di un anno fa...cos'è cambiato? Che l'avanzata della destra salviniana (nella sua forma sconcia ma brutalmente reale di xenofobia e neoliberismo) ha definitivamente seppellito l'illusione di un partito-contenitore di tutti i sovranismi.
    La seconda è meno importante ma non meno intrigante: come decodificare il messaggio di Bagnai? Egli ha pubblicato l'intervento di Porcaro (che è una critica manifesta al bagnaismo politico --leggi filo-Salvini) senza tuttavia alcuna chiosa.
    Forse che Bagnai intende correggere la sua rotta?

  • Brenno scrive:
    10 marzo 2015 15:51

    Condivisibile il ragionamento di Mimmo Porcaro, che suona come una felpata e gentile critica a Bagnai, ovvero alla sua scelta di campo a favore della Lega salviniana. Una scelta di campo che risale oramai a circa un anno e mezzo fa.
    Nel frattempo questa scelta è diventata imbarazzante perché Salvini, imbarcando Casa Pound ma anche altri intellettuali fascisti, si è posizionata nettamente all'estrema destra dello spazio politico italiano. Come la redazione ha fatto notare uno slittamento che ha poco a che vedere con lo stesso Fronte Nazionale della Le Pen.
    Si potrebbe pensare che la pubblicazione della lettera di Porcaro sia un segnale di ripensamento di Alberto Bagnai.
    Vedremo....

  • Anonimo scrive:
    10 marzo 2015 18:11

    È evidente che se arrivi a questa conclusione non conosci realmente il Bagnai - pensiero per saperne di più leggi il suo ultimo libro "l'Italia può farcela " dove fà un'analisi perfetta dell'attuale situazione politico economica che si incentra sulla lotta di classe o meglio grande capitale contro i salariati. e ancora più ficcante e preoccupato della deriva che l'attuale situazione potrà sviluppare parliamo di guerra non sò se mi spiego. .....saluti Vincenzo taxista romano

  • Anonimo scrive:
    10 marzo 2015 20:26

    Che Bagnai si unisca alla sinistra che sta faticosamente sforzandosi di trovare il coraggio di allontanarsi dal PD è un bene.
    Certo che non si capisce molto a cosa serva visto che Fassina le cose che ha scritto Bagnai le sapeva già.
    Le vera questioni sono due: che effettivamente i vari dissidenti del PD si decidano a varcare il Rubicone uscendo dal partito e soprattutto, purtroppo, trovare una persona con un carisma in grado di superare l'handicap della scarsa visibilità mediatica.
    In fin dei conti se Fassina e Civati non se ne vanno dal PD è perché sanno che fuori non se li filerebbe più nessuno.

    Per dire: l'uomo adatto a sinistra potrebbe essere Brancaccio, il vero Varoufakis italiano. Ma non andrebbe bene per tutti per cui occorre uno forse più sul socialdemocratico o almeno non troppo connotato come marxista però con grinta e fascino personale .
    Non riesco proprio a immaginare nessuno se non Moni Ovadia che, nonostante non sia un politico né un economista, ha tutto un suo carisma spirituale-sacerdotale-culturale che secondo me farebbe un grandissimo effetto. Se ci pensate anche Grillo er aun uomo di spettacolo e i risultati sono stati eccezionali.
    E' pure ebreo quindi se ci si trovasse a dover criticare Israele non si potrebbe più essere accusati di antisemitismo.
    Davvero non vedo altri e faccio presente che la scelta di un personaggio di riferimento è urgente e ineludibile.

    jpl

  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    10 marzo 2015 20:36

    Ma guarda, uno che parla de bagnaipenziero! Attento che si te pija te banna!

    p.s. a me m'hanno 'nzegnato che prima devi da studià, poi devi da penzà colla capoccia tua. O no? No eh? E allora vatten'a bagnaipenzà...

  • Anonimo scrive:
    10 marzo 2015 20:37

    Cioè,
    Spiegami,
    bagnai scopre l'acqua calda che in Italia c'è ancora la lotta di classe... E passi....non è mai troppo tardi...
    Dunque si butta con Salvini..sic!
    La Lega, che per venti anni è stata coi Berlusconi di ed ha promosso tutte quelle porcherie liberiste, secondo te di quale classe fa gli interessi dei poveracci?

  • Anonimo scrive:
    12 marzo 2015 20:52

    Bagnai ha ripetutamnte affermato di provenire da una famiglia di sinistra ed è cresciuto con idee di sinistra,il suo buttarsi con la lega è dovuto al fatto che in quel momento dei partiti nazionali solamente la lega di Salvini gli ha dato credito per cui credo che non avesse scelta, da sempre auspica che a sinistra si inizi a costruire un fronte antieurista il problema è che a furia di aspettare che a sinistra si muova qualcosa,nel frattempo si gettano milioni di cittadini nella disperazione,questo è quello che dicono i numeri della disoccupazione per cui credo che abbià fatto bene a buttarsi con Salvini (ubi major minor cessat)se poi a sinistra nascerà qualcosa di concreto ben venga ma nel frattempo siamo costretti ad affidarci agli unici partiti disponibiliper mettersi di traverso al regime Europeo.
    OT.Il cantante Povia ha scritto un canzone con relativo video che è un manifesto antieuro ed antieuropeista si intitola "chi comanda il mondo?" crdo che dopo questa a San Remo non ce lo faranno andare mai più.

    https://www.youtube.com/watch?v=K-ecOmENIhM

  • Marco Giannini scrive:
    13 marzo 2015 02:05

    Fico (M5s) ha detto chiaramente che puntano su investimenti pubblici consistenti in PA:
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    (Oltre al reddito minimo garantito).

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