"SIAMO PAZZI ARRENDETEVI!" - II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN

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1/2/3 SETTEMBRE - Grande Albergo Fortuna - Chianciano Terme

sabato 11 maggio 2013

IUS SOLI, IUS SANGUINIS di Graziella Bertocchi*

11 maggio. Il pronunciamento del neo-ministro Kyenge a favore dello ius soli ha scatenato innumerevoli polemiche, tra cui le critiche di Beppe Grillo. Diverse proposte di legge, con innovazioni simili, sono già state presentate dal l’avvio della nuova legislatura. Come si collocano all’interno del panorama europeo? Qui sotto una scheda informativa.

«Cerchiamo di ricostruire gli ultimi fatti. A inizio legislatura, il 21 marzo 2013, viene depositata alla Camera una proposta di legge in tema di cittadinanza firmata dalla neo-eletta e futuro ministro insieme a Bersani, Chaouki e Speranza, del PD. Negli stessi giorni diverse altre proposte vengono depositate. Le successive vicende politiche hanno poi visto la nascita del governo Letta, senza che tra le forze politiche coinvolte potesse essere discussa la questione e senza quindi alcun accordo di programma al proposito. Non sorprende quindi che saggiamente le dichiarazioni del ministro, pur ovviamente in favore del principio generale, non abbiano fatto specifico riferimento a una proposta di legge da lei presentata non in qualità di membro del governo Letta ma di parlamentare del PD.


Nonostante le proposte in campo siano numerose, per semplicità concentriamoci su quella sopra citata e su quella presentata da Scelta Civica, primi firmatari Marazziti e Santerini. I due testi hanno molti punti in comune, non solo tra di loro ma anche con i numerosi progetti che li hanno preceduti in passato, tra i quali la proposta Turco-Violante del 2001, il disegno di legge del ministro Amato del 2006, per arrivare alla proposta bi-partisan Sarubbi-Granata durante la scorsa legislatura. In tutti questi casi vengono proposte, se pur con sfumature diverse, innovazioni che introducono nella legge vigente elementi di ius soli, ovvero mirano a permettere l’acquisizione facilitata della cittadinanza italiana per chi è nato in Italia da genitori stranieri. (1)


Secondo lo ius soli il criterio per l’acquisizione della cittadinanza alla nascita è il luogo di nascita (chi nasce sul territorio nazionale di un certo paese è cittadino), mentre secondo lo ius sanguinis il criterio è la pura appartenenza genealogica (chi discende da cittadini di un certo paese è cittadino).
Le fondamentali innovazioni proposte dai due progetti sono le seguenti:

Doppio ius soli: questo sistema, già vigente da tempo in Francia, permetterebbe l’acquisizione della cittadinanza ai figli nati in Italia da uno straniero a sua volta nato in Italia, ma solo qualora lo straniero sia legalmente residente da almeno un anno. Dato che l’Italia è un paese di immigrazione intensa ma recente, nell’immediato sarebbero pochi i bambini che potrebbero essere interessati da questa norma.


Ius soli per i figli nati in Italia da stranieri legalmente residenti da almeno cinque anni: questo sistema è stato per esempio introdotto in Germania fin dal 2001 ma con il vincolo più stringente di otto anni di residenza legale. E’ il canale che permetterebbe l’acquisizione della cittadinanza al numero considerevole di bambini che potrebbero nascere da stranieri nel prossimo futuro.
Ulteriori corsie di ingresso sono previste per chi, nato in Italia o immigrato in Italia da bambino, abbia frequentato un certo numero di anni di scuola in Italia. E’ prevedibile che anche queste corsie potrebbero interessare un numero rilevante di figli dello stock di recenti immigrati.
Si tratta quindi certamente non di un’applicazione dello ius soli puro e incondizionato, tale da consentire l’acquisizione della cittadinanza per caso, o peggio da incoraggiare un “turismo” organizzato a questo fine. E in nessun modo le nuove regole inciderebbero sullo ius sanguinis, ovvero sul diritto di cittadinanza dei figli degli immigrati italiani nati all’estero, che resta immutato (così come era stato sancito ai tempi in cui il fenomeno aveva dimensioni di massa).

IL CONTESTO EUROPEO


E’ importante tuttavia capire come si inserirebbe una nuova legislazione con un orientamento a un regime misto nel contesto europeo. Storicamente, mentre nel Regno Unito e in Irlanda era originariamente applicato lo ius soli, il resto dell’Europa viene tra una tradizione di ius sanguinis, per motivi legati sia alla tradizione giuridica del diritto civile che all’esperienza prevalente di emigrazione. Dagli anni Settanta, si sta assistendo però a una generale revisione delle norme, con la sempre più diffusa applicazione di regimi misti che accostano allo ius sanguinis elementi di ius soli.


Nella banca dati “The Citizenship Laws Dataset”, insieme a Chiara Strozzi ho ricostruito la legislazione di 162 paesi, non solo europei, dal 1948 al 2001. (2) Già nel 2001, in Europa per la maggioranza dei paesi l’acquisizione della cittadinanza alla nascita risulta regolata da regimi misti: dei 34 paesi rappresentati, solo uno (l’Irlanda) applica ancora lo ius soli incondizionato (abbandonato da tempo dal Regno Unito), mentre 14 applicano lo ius sanguinis e 19 hanno regimi misti. Nella maggioranza dei casi, si tratta però di regimi misti con elementi di ius soli molto tenui (come nel caso della legge italiana del 1992). Dal 2001 vengono introdotte in Europa tre riforme di rilievo. (3) Da un lato l’Irlanda, con un referendum del 2004, abbandona lo ius soli incondizionato, proprio a causa del crescente manifestarsi di un “turismo” della cittadinanza (aggravato dal fatto che il paese era ormai il solo caso di ius soli rimasto all’interno dell’Unione Europea). Dal lato opposto, Portogallo (nel 2006) e Grecia (nel 2010) ampliano marcatamente gli elementi di ius soli introducendo una combinazione di doppio ius soli e di ius soli per i residenti, molto simile alla combinazione prevista dalle due proposte di legge sopra descritte.


Riassumendo, attualmente sono pochi i paesi europei che contemplano questa combinazione: solo il Belgio aveva infatti preceduto Portogallo e Grecia in questo orientamento. Negli altri regimi misti viene applicato uno solo dei due principi: il doppio ius soli è adottato in Francia, Lussemburgo, Olanda e Spagna, mentre lo ius soli per residenti è previsto oltre che in Germania anche in Irlanda e Regno Unito. Per i restanti paesi europei, prevale ancora lo ius sanguinis.


Se le innovazioni proposte venissero approvate, l’Italia si troverebbe quindi con una legislazione tra le più avanzate. Di per sé questo non dovrebbe però fare necessariamente pensare a un’accelerazione eccessiva, in quanto una caratteristica della legislazione in materia di cittadinanza è la sua relativa inerzia, che comporta riforme rare e di conseguenza spesso non incrementali. Inoltre, in Italia il doppio ius soli avrebbe un impatto molto limitato per almeno altri venti anni.

INNOVAZIONI SOLO SE CONDIVISE


Non starò qui a ripetere i tanti buoni motivi per introdurre elementi di ius soli. (4) Una raccomandazione che però mi sentirei di fare è di introdurre innovazioni solo se largamente condivise. Il governo in carica, pur non avendo questa riforma nel suo programma, potrebbe avere la capacità di arrivare a un’intesa sufficientemente ampia da garantire che qualunque nuova norma possa sopravvivere agli sviluppi politici per anni e anni a venire. Non si può non pensare alla tragedia (nella tragedia) della Grecia: dopo la forzata promulgazione voluta dal Pasok nel 2010 e osteggiata dalla destra, a febbraio 2013 il Consiglio di Stato greco ha dichiarato la nuova legge anti-costituzionale. Anticipando questa decisione, il governo greco già da dicembre 2012 aveva di fatto bloccato la concessione della cittadinanza a chi ne avrebbe avuto diritto con i nuovi criteri e ha ora annunciato nuovi cambiamenti. Il peggiore epilogo, quando si tratta di diritti umani».


Note

(1) La legge in vigore dal 1992 già include un elemento molto tenue di ius soli, che si limita a prevedere per gli stranieri nati in Italia una corsia preferenziale per l’acquisizione della cittadinanza, fruibile però solo al raggiungimento del diciottesimo anno di età.
(2) La banca dati è presentata in Bertocchi e Strozzi, in “Immigrazione, inclusione e cittadinanza”, lavoce.info, 2009.
(3) Si veda Eudo-citizenship  per maggiori dettagli.
(4) Si veda per esempio Bertocchi e Prat, “La cittadinanza dei bambini”, lavoce.info, 2003


Fonte: La Voce
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9 commenti:

  • anti-grillino scrive:
    11 maggio 2013 13:52

    La critica di Grillo per voi anti-euristi da strapazzo è un calcio nei coglioni.
    E' stata la risposta più eurista di tutte: un tema che va deciso a livello europeo e non a livello nazionale.
    Alla faccia vostra

  • Anonimo scrive:
    11 maggio 2013 14:25

    un articolo che per capirlo ci vuole troppo tempo; che sistema di merda è il capitalismo, si è sostenuto per decenni sulla rapina imperialista, si sono installati nei paesi colonizzati senza aver il permesso di soggiorno, hanno rubato tutto l'inimmaginabile riducendo alla miseria eterna interi popoli; ora che le generazioni di giovani si spostano nel cuore dell'impero, peraltro cristiano!, si legifera per l'esclusione razzista; grillo poi con le sue sparate antimmigrati, da ragione a coloro che definiscono il m5s reazionario; compagni del mpl siete ancora sicuri che il m5s può essere il mezzo attraverso il quale la sollevazione sarà possibile?; un ragionevole dubbio compagni ponetevelo!

  • roberto grienti scrive:
    11 maggio 2013 14:26

    l'anonimo di cui sopra sono io roberto grienti.

  • Obat Kanker Paru-paru scrive:
    11 maggio 2013 19:33

    grazie raggazi

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2013 00:12

    Nessuno si interessa alle reali condizioni di vita di questo esercito malfunzionante di diseredati professionali, di questi questuanti sistematici e che vivano in dieci in un cubicolo da angiporto in condizioni igienico sanitarie settecentesche, che lavorino saltuariamente ma per 12 ore di fila a condizioni sicurezza zero magari per qualche cosca nostrana pronta a sparargli nella nuca e a gettarli in una discarica in caso di problemi…di questi piccoli dettagli non frega nulla a nessuno. Che a migliaia finiscano a cosce scoperte vicino ad un raccordo, vendendo la propria carne al chilo, a nessuno importa. Quello che importa è che siano integrati e che , come tali , tali, si uniscano ai milioni di disoccupati autoctoni e che tutti, senza distinzione, con la loro carta di “identità” si presentino ai seggi quando necessario, in una babele etnica da Mad Max a basso costo.
    Nel frattempo, piu’ a Nord , l’impero della assimilazione coloniale e cioe’ il Regno di Sua Maesta’ Britannica, dichiara attraverso il suo Premier Cameron (che non e’ esattamente un colonnello delle S.S.) il fallimento integrale dell’esperimento Multiculturale, e dove, notizia di oggi, alle elezioni amministrative di medio termine nè escono vincitori gli Euroscettici dell’UKIP di Nigel Farage,fautori di un programma in cui uno dei punti chiave è la battaglia all’immigrazione clandestina, segnale evidente che Albione è poco interessata all’integrazione europea.
    Quella di Cameron è una dichiarazione di portata storica che segna un mutamento di strategia in una Nazione che nella sua capitale come nelle sue citta’ piu’ importanti ,ha constatato, dati alla mano che gli Inglesi sono diventati una minoranza. Inglesi peraltro famosi per il proprio pragmatismo e che nella solita eccezione di un ristretto numero di caucasici puri al potere effettivo, rinchiusi nei loro Gentleman’s Club di Mayfair e di Saint James hanno compreso che una industria morente sostituita come arma di profitto dalle transazioni in Stock, non richiede manodopera e che non affiderebbero mai neanche un Taxi ad un Jamaicano.
    Inversione di tendenza quindi , in Svezia , Norvegia e di recente anche in Spagana e Grecia e altrove. Gli unici che pianificano un progressivo suicidio etnico senza ritorno sono gli italiani, o meglio , chi ha il potere di accendere la miccia di una polveriera etnica.
    Questo e’ il tempo della signora Kienge Kashetu, vittima forse anche lei di un equovoco o piu’ credibilmente… di una strategia sgangherata. Lei che si e’ lasciata alle spalle il Congo delle anse dei fiumi gonfie di diamanti , un sottosuolo tra i piu’ ricchi al mondo , le riserve immense off shore di greggio a Kabinda ma anche la bidonville di Kinshasa con i suoi cinque milioni di disperati che da qualche parte devono pure andare. Perchè, e sia ben chiaro a chi legge, l’umanitario in questa charade indecente pro-negritudine non c’entra un fico!

    Reparto USN Confederatio G.Keller

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2013 01:42

    http://dadietroilsipario.blogspot.it/2013/05/ius-soli-referendum-e-razzismo.html

  • Anonimo scrive:
    15 maggio 2013 15:51

    Caro USN, tu forse non hai capito che la causa del conflitto immigrati-autoctoni è proprio una conseguenza di tale sistema capitalista mondiale.
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Guido scrive:
    15 maggio 2013 23:29

    Credo che chi ha tanta fretta di flagellarsi sui ma...ni in un moto pietistico-religioso perchè "siamo colpevoli di essere occidentali" dovrebbe leggersi quanto Che Guevara apprezzasse i suoi alleati "anti-imperialisti" africani:

    "Tuttavia, il Che rimase quasi subito deluso dai suoi alleati congolesi. Egli aveva ben poca ammirazione per l’abilità del leader del movimento guerrigliero, Laurent Kabila. Guevara sosteneva che i rivoluzionari cubani e russi che stavano al suo fianco combattevano per una causa nella quale credevano; ma in Congo, la lotta antimperialista era un miscuglio di divisioni tribali, ambizioni personali e corruzione. Tutto ciò, venne poi dimostrato con gli eventi successivi: nel 1997, Kabila, dopo aver rovesciato Mobuto ed essere diventato Presidente della Repubblica Democratica del Congo, si comportò come un vero e proprio tiranno corrotto (fino al 2001, anno in cui venne assassinato e sostituito dal figlio)..."

    ...

    "Nel suo diario del Congo il Che parla dell’incompetenza, della stupidità e della poca voglia di combattere delle forze congolesi locali: furono proprio queste le ragioni principali che portarono al fallimento dei ribelli. E’ importante però sottolineare come, senza l’aiuto cubano, la rivolta sarebbe stata sconfitta molto prima. Dopo sette mesi di frustrazioni e sofferenze (dovute alle forti crisi asmatiche, alla dissenteria e alla disillusione nei confronti dei suoi alleati) il Che lasciò il Congo con i suoi compagni afro-cubani sopravvissuti. Successivamente, riferendosi alla missione in Congo, dirà: “Questa è la storia di un fallimento”."

    ...ora io non credo che nessuno pensi di tacciare Che Guevara di "razzismo", ma se persino un rivoluzionario convinto è arrivato ad essere disgustato da "compagni di strada" che, in teoria, avrebbero dovuto rappresentare la parte "rivoluzionaria" dell'Africa...

    ...bè...come puoi incolpare l'Occidente di tutte le stronzate che succedono in Africa?

    Perchè, alla fine, diciamocelo, quando parliamo di Paesi del terzo mondo dove succedono sempre e solo ca...te e disgrazie sempre di *quei posti* si parla...

    ...gli Afghani vivono in un posto che, se guardi i filmati, è semplicemente *terrificante*, ma di immigrati afghani mica ne vedi tanti e gli occidentali che sono andati lì li hanno presi sempre a calci in culo (a partire dai Romani per arrivare agli Yankees)!

    ...eppure erano gli stessi precisi identici "occidentali" che sono andati in Africa!!

  • Anonimo scrive:
    17 maggio 2013 15:35

    Tu prendi una storia di Che Guevara che contestava la disorganizzazione dei congolesi, come se io prendessi una storia di Gengis Khan che contestava l'organizzazione dei Visigoti.

    Scusa ma non penso che il discorso l'abbia impostato bene, e tra l'altro sono convinto che se Che Guevara fosse vissuto ai giorni nostri penso che non userebbe parole dolci manco con noi italiani, da sempre popolo di scantati cronici.

    E riguardo alla tua domanda sull'Occidente, si l'Occidente ha colpe, perchè se ti ricordo bene nel passato c'era una cosa chiamata colionalismo che ha saccheggiato e sottomesso quei popoli così come lo stato italiano sottomise i popoli meridionali come narrò efficacemente il Gramsci.

    L'Afghanistan non c'entra con l'Africa, quel posto ha seguito un percorso storico assolutamente diverso da quello di tanti paesi del continente africano.
    BY
    IL BRIGANTE

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