domenica 4 marzo 2012

ANCHE I FASCISTI PER LA SOVRANITÀ MONETARIA

Uno dei banner che annunciava
il corteo della Destra di Storace
Embé?
in risposta ad una mia amica di sinistra


di Piemme


Ieri sera una compagna, trafelata, mi ha telefonato esclamando: «Hai visto? hai visto? I fascisti hanno fatto una manifestazione Roma, proprio oggi, due le parole che campeggiavano sullo striscione che apriva il loro corteo: sovranità monetaria! Adesso che dici?».
E che dico? Che può cadere dal pero solo un ingenuo. 
Premetto che la persona al telefono, la classica persona di sinistra, non è d'accordo con l'uscita dall'euro e dall'Unione europea. Ritiene che uscire dall'Unione e tornare alla lira sia un tornare indietro, quindi una posizione... reazionaria.
Non gli è parso il vero dunque quando ha visto la manifestazione di Storace: pensava di avere in mano la pistola fumante, la prova provata che quello della sovranità monetaria è uno slogan di destra e che sollevarlo da sinistra sia fare il gioco dei fascisti.

Voglio provare a rispondere a coloro che la pensano come la mia amica su tre piani: logico, storico e politico.


Sul piano logico


Parrebbe che, per essere genuinamente di sinistra, si dovrebbe impugnare non tanto e non solo slogan di sinistra, ma che solo la sinistra possa sollevare. 
Questo può essere vero se lo slogan in questione è a carattere identitario, dogmatico, dottrinario. Faccio il primo esempio che mi viene in mente: "Abbasso il lavoro salariato!", oppure "la sola soluzione è il comunismo". 
Se parliamo invece di slogan politici, attinenti ad un dato contesto sociale, che mettono l'accento su una emergenza generale, che dunque rispondono alle istanze di larghe masse, semplicemente non esistono slogan di sinistra puri. 
Ricordo, tanto per fare un esempio, la battaglia campale in difesa della scala mobile a metà anni '80. I fascisti di Almirante col loro braccio delle Cisnal, erano anche loro contro il governo Craxi e in difesa di quel fondamentale strumento per la difesa del potere d'acquisto dei salari dei lavoratori dipendenti. Stando a ciò che sostiene la mia amica di sinistra avremmo dovuto al tempo lasciar ammainare le nostre  bandiere... perché i fascisti "erano dalla nostra parte".
Ma facciamo un esempio opposto: davanti ad una minaccia fascista è legittimo e doveroso o no difendere la democrazia nonostante in sua difesa ci sono i liberali e i liberisti? la risposta è ovvia, è sì.


Del resto la mia amica di sinistra non parla da un buon pulpito. Se usassi il suo stesso parametro dovrei dire che sta dalla stessa parte di Monti, degli oligarchi di Francoforte e Bruxeless e dei banchieri perché come loro si ostina a voler tenere in piedi l'Unione europea e l'euro.


Ma non lo uso, poiché so bene che i principi che stanno dietro alla sua posizione sono ben diversi, non sempre agli antipodi, di quelli della grande finanza predatoria. Questo per dire che dietro ad apparentemente comuni proposte politiche si possono celare non solo interessi sociali differenti, ma differenti finalità.


Ieri a Roma
Sul piano storico


La mia amica evidentemente non ha capito un'acca del fenomeno fascista. Deve immaginarsi i fascisti in maniera toponomastica. Se sono l'estrema destra devono essere a destra dei liberisti, come se quindi le loro idee fossero di un liberismo sfrenato. Ma le cose stanno esattamente all'opposto. 
I veri fascisti sono anti-liberisti non meno di noi. In maniera diversa, ma non meno ostili al liberismo. Per loro i miti fondativi sono la nazione, lo stato e il popolo, non il mercato. 
E' proprio questa loro capacità di presentarsi come socialisti nazionali, come sovranisti popolari, che spiega come negli anni '20 e '30 del secolo scorso poterono conquistare un grande seguito di massa e salire al potere. 


L'esempio più lampante, ancor più del fascismo italiano (basta studiare solo un po' la storia) fu il nazismo, che sta appunto per nazional-socialismo. Hitler copiò letteralmente non solo molti degli slogan tradazionali del movimento operaio, ma si atteggiò a socialista. Mica i comunisti e i socialisti del tempo abbandonarono il loro ideale  perché veniva insozzato da Hitler! Ben al contrario, lo difesero con ancor più forza, mettendo semmai in evidenza che il socialismo proletario ben poco aveva a vedere con quello populista e sciovinista dell'estrema destra.


La prima lezione che ci viene dalla storia dell'avvento dei fascismo è proprio quella per cui la sinistra, incapace di unirsi e strappare il potere, si fece scippare dai fascisti molti slogan tradizionali (ma anche modi d'essere), che il fascismo vinse anche grazie a questa sua capacità mimetica.


Se si vuole impedire che la storia si ripeta la lezione da trarre va in senso opposto a quella che suggerisce la mia amica: se uno slogan è giusto, se risponde alla situazione oggettiva, non ci sarebbe errore più clamoroso e suicida che abbandonarlo lasciandolo in mano ai fascisti.


Sul piano politico


Del resto ho detto alla mia amica: "Vuoi forse rinunciare alla lotta contro Monti visto che era lo slogan più gridato alla manifestazione di Storace?". Certo che no! mi ha risposto. Appunto! Perché mai noi dovremmo abbandonare l'idea della sovranità monetaria solo perché lo dicono anche Storace Fiore e compagnia?


La verità che che Storace e Fiore sentono l'aria che tira e cercano, come i surfisti, di cavalcare l'onda nascente. Saranno demagoghi ma non stupidi. Questi ittiosauri hanno capito che l'implosione dell'Unione è un processo in atto e, dopo che Berlusconi li ha lasciati in mutande, cercano un nuovo posizionamento politico (ricordo che la maggior parte di essi, ai tempi della guerra fredda, gridava "Europa nazione") per tenere in piedi le loro ditte. In breve: non sono solo dei camaleonti, sono dei furbi, che quando sta per piovere escono con l'ombrello. Male fanno coloro che per non essere confusi coi fascisti rifiutano di portarsi impermeabile e ombrello a rischio di beccarsi una letale polmonite.


A maggior ragione perché questi furbetti (che sono prima ancora che fascisti anticomunisti viscerali, e questo la dice lunga), dopo avere fatto i portaborse del puttaniere di Arcore, cercano di tornare in gioco usando strumentalmente parole d'ordine giuste, noi, proprio per sbarragli la strada, dobbiamo fare nostre (se sono giuste, se sono nell'interesse del popolo lavoratore) certe parole d'ordine, anzi farcene campioni assoluti. 


Con la medesima sindrome "antifascista" la sinistra ha preso le distanze dal Movimento dei forconi, che di fascista non ha nulla, e le ha prese perché è andata dietro alla cinica campagna dei media "liberal" di regime che hanno ordito una vergognosa campagna di sputtanamento dei Forconi medesimi. Sulla stessa falsa riga di quella che stanno imbastendo col movimento in Val di Susa. E' davvero triste che questa sinistra usi due pesi e due misure.


Insomma i fascisti si battono, se necessario, sfidandoli sul loro stesso terreno. Non servono anatemi che la gente normale neanche capisce più, occorre essere chiari, limpidi ma anche anche astuti. Se lasceremo in mano ai fascisti parole d'ordine giuste, che non si pianga domani se la rivolta popolare sarà guidata da loro. Nè potremo lamentarci se berremo una seconda volta olio di ricino.


Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.










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15 commenti:

  • Bastian Contrario scrive:
    4 marzo 2012 13:05

    Ottimo post davvero.
    Condivido tutto ciò che hai scritto.
    La sinistra odierna mi ricorda in modo inquietante il socialismo liberista degli anni '30 descritto da Zangrandi...

  • Ecodellarete.net scrive:
    4 marzo 2012 13:20

    Condivido tutto quello che hai scritto. Mi piacerebbe, inoltre, che si parlasse anche della sostanziale differenza tra la visione dello "Stato" che ha l'ideologia fascista rispetto alla visione democratica, nella quale mi permetto di inserire, oltre a quella socialista, anche quella liberale classica. Credo che, a parte le occasionali convergenze programmatiche, sia proprio la concezione dello "Stato" il discrimine tra la sinistra e la destra. Se sbalio corigeteme: vengo qui (come su altri siti) per sete di conoscenza...

  • Alberto Bagnai scrive:
    4 marzo 2012 16:06

    Caro M.P., non resisto alla tentazione di ricordare che questo sbocco è esattamente quello che avevo previsto nel mio articolo di agosto (che poi è quello che ha attirato la vostra attenzione, che avete ripreso e che ci ha fatto conoscere).

    Lo faccio per notare una cosa molto semplice.

    Queste persone "di sinistra" portano su di sé la responsabilità morale non solo della svolta autoritaria che già si è verificata (governi non eletti, ecc.), ma anche, laddove non si riuscisse a evitarla, di una ulteriore svolta fascista. Perché cosa stava succedendo glielo si è detto in tutte lingue e da parte di tutti, premi Nobel compresi (per quelli che credono all'economia). Ma il loro ottuso non deflettere dalla "linea del partito", senza capire che chi la stava dettando non era più Berlinguer, ma un democristiano, ci ha messi tutti in una situazione molto difficile.

    E io (non è ovviamente una critica a te) smetterei di chiamare "di sinistra" persone che non vogliono, nemmeno di fronte all'evidenza dei fatti, cooperare a una soluzione non traumatica della situazione in cui loro ci hanno messo.

    Chiamiamoli semplicemente piddini.

    La sinistra preferisco pensarla come un luogo più nobile, un luogo dove magari si avranno tanti difetti, come ne ho io, ma dove si continua a pensare, come fai tu.

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 16:14

    il "liberismo" è peggio del fascismo.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 16:16

    X Eco della rete:

    tu scrivi:

    Circa a metà del post linkato "I neoborboni" leggo:

    http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/2012/01/i-neoborboni-contro-paolo-barnard-in.html

    "Lo Stato è un organo di classe, attualmente in mano alla borghesia per la difesa dei suoi interessi legati al profitto. Lo Stato che dà piena occupazione e welfare state come se piovesse, è uno Stato operaio, il presupposto del quale è la distruzione dello Stato capitalistico, con l’esproprio dei capitalisti e la pianificazione economica, ovvero la sostituzione del modo di produzione capitalistico con quello socialista".

    Però ti faccio una domanda: lo Stato operaio presuppone necessariamente ed inevitabilmente la "pianificazione economica", oppure è possibile immaginare uno Stato operaio nel quale ognuno è libero di produrre e consumare quel che vuole (pur nei limiti imposti dal criterio della salute pubblica e dell'ambiente)? Se la risposta è "si, lo Stato operaio è possibile solo in una economia pianificata" allora è inutile perdere tempo con la MMT. Se, invece, la risposta è "no, lo Stato operaio può convivere con il mercato", allora la MMT, come ogni teoria economica, può fornire informazioni interessanti, visto che anche in questo "Stato operaio che convive con il mercato" (lo vogliamo chiamare socialista?) dovrà esserci una moneta, un regime dei prezzi per beni e servizi e la libertà, per i cittadini, di scambiarseli utilizzando una moneta. La quale, mi pare evidente, dovrebbe essere sovrana (altrimenti avremmo uno Stato operaio colonia di un altro Stato).

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 16:18

    Fiorenzo, la domanda che poni è molto interessante ma a mio avviso troppo schematica. Lo Stato operaio va visto in movimento, nel complesso della lotta di classe su scala internazionale. Se prendiamo l'esempio dell'Urss vediamo che all'inizio lo Stato operaio convive con la la Nep cioè con un passo indietro verso il capitalismo. Possiamo definire allora la Russia di quel periodo senza ancora piani economici Stato Operaio? Sì perché appunto l'ossatura dell'economia non era più in mano ai capitalisti e questo basta e avanza per definirla Stato operaio. Perché nello Stato è avvenuto un mutamento qualitativo. Ma naturalmente ora dobbiamo vedere dove va il suo sviluppo. Lo stato operaio esiste in fase di transizione, di trapasso tra due economie, quella capitalista e quella socialista, per essere sano deve andare nel verso giusto, cioè verso la sostituzione sempre più larga del capitalismo col socialismo, se comincia ad andare indietro e i burocrati dicono pure che stanno andando avanti si va verso la rovina. Insomma nello stato operaio convivono due economia ma quella socialista ha il peso fondamentale. E' ovvio che nel mio testo indico un momento generale dando per scontato un processo positivo che scontato non è. Su questo i borghesi ci hanno sempre marciato, speculando sulla mancata estinzione dello Stato russo eccetera, dimenticano apposta che tutte queste belle cose per noi significano poco e niente di fronte al compito impellente: abbattere il capitalismo, facendo le belle conoscenze dopo. Quello che ho detto è vero in teoria perciò non c'è ragione che non sia vero anche in pratica, ma la pratica può anche andare male. Non è ovviamente un motivo sufficiente per rinnegare la rivoluzione. Si tratta solo di studiare perché la pratica diverge dalla teoria. Perché diverge la teoria? Perché lo Stato operaio (quello Russo per esempio)è solo 1/6 di Stato mondiale, e se anche ha moneta sovrana, questa moneta è schiacciata dal peso delle monete capitalistiche ancora in corso. E' molto meno sovrana cioè di quel che credi tu. Senza estendere la "frazione di Stato operaio" russo (frazione di stato operaio è per la precisione lo Stato russo)in un modo o nell'altro lo stato operaio è costretto a degenerare e a ritornare capitalistico. Se invece si evolve è indubbio che superate le prime peripezie, la forma dello stato operaio in estinzione è la pianificazione, anche abbastanza coercitiva. Se lo stato operaio parte da un livello di arretratezza molto elevato, difficilmente potrà dare tutta questa libertà di produrre ciò che si vuole (cosa che dovrebbe essere accettata in linea di massima dalla gente, sempre che non si degeneri nello stalinismo. E dovrebbe essere accettata perché nemmeno sotto il capitalismo c'è tutta questa libertà. Se riusciremo all'inizio a darne anche un goccio in più andremo bene, altrimenti le cose cominceranno a complicarsi, ma ripeto non sarà mai una scusa buona per non provarci a levare dalle balle il capitalismo) ma se si sviluppa sulle linee giuste si arriverà grosso modo a quello che dici tu. Sparirà la moneta perché sostituita da sempre più servizi gratuiti e sparirà in un certo senso anche la pianificazione.
    (segue)

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 16:19

    (segue)

    Non nel senso che non ci sarà più del tutto, nel senso che l'ossatura andrà sempre più da sé, coi soli interventi delle persone appassionate, come uno può essere appassionato del Lego. Chi è appassionato del Lego si dedicherà a quelle mirabolanti costruzioni, io e il compagno Santarelli potremo finalmente leggerci in santa pace la più grande letteratura del Novecento, e cioè il Topolino degli anni ruggenti di Floyd Gottfredson, e gli amanti della pianificazione ci si dedicheranno non per lavoro ma per passione, avendo tutto il tempo per regolarla secondo il loro estro riducendo più o meno la seconda fase del socialismo, cioè il comunismo vero e proprio, a una specie di grande gioco. Se poi l'umanità si eleverà ben oltre il Topolino, poco male, io sono uomo del mio tempo e mi diverto da morire con lui e Pippo, altri si divertiranno come credono. Ma il socialismo deve andare verso il gioco o non val la pena di giocarsi la partita contro il capitalismo. Naturalmente il borghese riderà di queste cose, essendo sciocco, per noi questo futuro lontano ci interessa come congettura, per ora ci basta che pianga il capitalismo, ma che pianga davvero tutte le sue lacrime e si leve dalla Storia che non serve più. Grazie per l'attenzione un caro saluto, Lorenzo. P.S. - va ancora detto che nella Teoria del MMT, lo stato resta capitalista e quindi la moneta non può fungere altro che da forma astratta del lavoro e quindi del capitale accumulato, perché è un'illusione come spiega Marx credere che la moneta, nel libero scambio, possa non fungere da mediazione del capitale. Nello Stato operaio la moneta cessa questa sua caratteristica relegandola sempre più ai margini. Sulla fase di transizone le consiglio le pagine ottime del grande Mandel del "Trattato di economia marxista".

    Lorenzo Mortara

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 16:27

    Ancora con questa topologia politica, destra/sinistra?
    Gli interessi della classe, dei subalterni, degli sfruttati, coincidono in realtà, con quelli dell'umanità. La classe (l'umanità dunque) deve liberarsi di questo ideologismo politico, e procedere quindi, PER L'ABOLIZIONE DELLO STATO DI COSE PRESENTE!

    Saluti.

    V.R.

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2011/12/due-chiacchiere-con-luca.html

  • Ecodellarete.net scrive:
    4 marzo 2012 16:47

    Credo che, se le parole hanno un senso, "liberismo" e "Stato liberale" siano due concetti diversi. Ora io non ho detto "liberismo", ma mi sono limitato a ricordare che lo "Stato liberale" è una delle forme storiche del concetto di democrazia. Cosa che non si può dire dello "Stato fascista". Tutto qui, nulla di più nulla di meno. Non ho neppure detto alcunché in merito allo "Stato liberale", se non che non è la stessa cosa dello "Stato fascista".

    Ciò detto e premesso, se pensi che lo "Stato liberale", lo "Stato fascista" e il liberismo siano tre aspetti della medesima merda, piacere tuo. Io preferisco distinguere (piacere mio).

  • redazione scrive:
    4 marzo 2012 18:43

    caro Alberto,

    premesso che l'acronimo "piemme" può trarre in inganno (non sono io) la questione è questa: vero, vedendo lo stato delle cose e memori della storia una mobilitazione reazionaria delle masse ha più probabilità si una sollevazione popolare o rivoluzione democratica. Ciò ci deve tuttavia aiutare a capire che non possiamo stare alla finestra e che, agire in un contesto fosco, implica un modus operandi adeguato, che si attagli alla situazione. Che Dio ce ne scampi dai due tumori maligni che hanno debilitato il movimento operaio consegnandolo nudo ai fascisti: il massimalismo imbelle (dei socialisti) e il settarismo sterile (del PCdI bordighista).
    Adesso, poi, è in auge un'altra sindrome: il movimentismo, declinato all'americana "single issue". A crisi generale e sistemica occorre una risposta politica generale e sistemica. Che non è appunto un'astratto programma catartico o palingenetico, ma un programma coerente di misure di un governo che, per convenzione, chiamiamo "popolare".
    E lo avremo, se lo avremo, solo attraverso una rivoluzione democratica, una sollevazione popolare. Io sono pronto a scommettere che non verranno da sinistra la maggior parte delle forze costituenti.
    Ma occorre rimboccarsi le maniche e, ognuno nel suo campo, e possibilmente in modo concertato, darsi da fare. raccoglieremo domani ciò che oggi avremo seminato.

    A eco della rete, che pone sempre domande serie, vorrei dire che mi riprometto di intervenire sulla questione dello Stato, le differenze tra l'idea liberale, quella liberista (o anarco-capitalista), quella fascista e quella social-comunista.

    Moreno Pasquinelli

  • Anonimo scrive:
    4 marzo 2012 20:19

    e quella anarchica?

  • Lupo di Toscana scrive:
    4 marzo 2012 23:18

    La sera precedente la manifestazione della Destra a Roma (cui ho partecipato come "quadro" e consigliere comunale del Partito), ho assistito, in un circolo Arci toscano, ad una conferenza sui temi del liberismo e del debito pubblico; relatore uno studioso collaboratore di una storica rivista di sinistra, apertamente ostile ,da sinistra, al PD. Al termine del successivo dibattito ho posto al conferenziere la seguente domanda: "Visto che sono d'accordo su circa il 95% delle cose che hai detto, chi di noi due si deve preoccupare?"
    Non voglio abusare dell'ospitalità e quindi mi astengo dall'argomentare più ampiamente; voglio solo ricordare che la questione del signoraggio e della sovranità monetaria è largamente presente da decenni nell'area della Destra radicale a partire dagli studi e dalle iniziative di Giacinto Auriti.
    Solo una notazione mediatica; ho trovato oggi più risalto al corteo sulla stampa di sinistra(malgrado qualche prevedibile sottolineatura di troppo su aspetti estetici e marginali) che su quella moderata.Lo considero un fatto molto positivo.
    Cordiali saluti

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2012 00:35

    eco,
    non ce l'avevo con te. solo rilevo che i liberisti sono antifascisti, perchè? perchè per loro il fascismo è troppo socialista (anche se nazional-), e quindi si collocano a destra del fascismo!
    e infatti sono guerrafondai e all'estero applicano la peggiore crudeltà... ma fosse per loro la applicherebbero anche in patria. in questo senso sono "egualitari": schiaccerebbero chiunque, in patria e fuori.
    e poi IRI e INPS furono fondati sotto il fascio.
    in una situazione tragica come l'attuale accetterei alleanze tattiche con chiunque (forse è utopico), se no tra 10 anni ci ritroveremo con gli stipendi a 300 euro come i cinesi, che poi è quello che vogliono i liberisti.
    antonio.

  • keoma08 scrive:
    8 marzo 2012 00:19

    Ormai da oltre 30 anni, da uomo di sinistra VERA, non ho più la fobia dei fascisti.

    Credo che i fascisti vadano combattuti quando rappresentano un ostacolo, a volte anche "militare", ad uno sviluppo delle lotte sociali ( ed indubbiamente per lunga pezza, spesso in ciò manovrati da Cia e Nato, questo hanno in gran parte rappresentato in Italia) .... per il resto credo vadano semplicemente ignorati .... e, in alcuni casi, credo pure che con una parte di loro sia anche possibile un dialogo sulle cose pratiche ... ad esempio, mi è capitato in passato di avere ottimi rapporti di collaborazione con alcuni di loro sul terreno sindacale o di battaglie di quartiere ( viabilità, verde, rifiuti ecc. ecc.).

    Ed anche alcune oggettive convergenze recenti sulla questione del debito e dintorni .... ad esempio ho apprezzato molto alcune cose scritte dal giro di Rinascita ( soprattutto di Savino Frigiola) su questi temi .... importanti contributi alle tesi del Comitato No Debito nel quale molto mi riconosco ... anche se dubito che Frigiola e quelli di Rinascita fossero sabato in piazza con Storace .... anzi, lo escluderei tranquillamente ...

    Una volta detto tutto questo, però, credo che l'elegia dell'aspetto "antagonista" della manifestazione de La Destra di sabato scorso, sia decisamente fuori luogo ...

    Al di là degli slogan "roboanti" contro Monti e le banche, alla fin fine mi è sembrato che l'obiettivo principale di Storace e Buontempo sia stato quello di premere "da destra" sulle contraddizioni oggettive del PdL nel momento in cui appoggia il governo Monti .... cosa legittima ma del tutto interna ad una dinamica partitocratica e "di sistema" .... e di lanciare la candidatura di Storace a sindaco di Roma per le elezioni dell'anno prossimo, magari tramite "primarie" ... o quantomeno costringere il PdL ad una candidatura diversa da quella di Alemanno, oggettivamente fallimentare e perdente per il centrodestra e particolarmente invisa, per motivi di mancata "spartizione", a Storace e c.

    Insomma, una riedizione in sedicesimo, da destra, del ruolo di Vendola "a sinistra" ... e nemmeno sul piano nazionale, ma sostanzialmente e quasi esclusivamente su quello locale .... ad esempio, se solo si esce da Roma, Storace appoggia senza problemi le ricette ultraliberiste della Polverini alla Regione Lazio ... dove invece la "spartizione", anche per la nota vicenda della mancanza alle ultime elezioni della lista del Pdl, è invece evidentemente riuscita bene ....

    E senza con questo voler rimettere in discussione nulla rispetto all'esistente .... euro, Europa, ruolo di Bce e Fmi, pagamento o meno del debito, sovranità monetaria ecc. ecc. ....

    Non si possono dimenticare a mio giudizio, poi, le posizioni apertamente filo-sioniste di Storace.

    Quindi, di che stiamo parlando ?

  • redazione scrive:
    1 aprile 2012 21:48

    Esatto Keoma!

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