lunedì 9 dicembre 2013

OLTRE IL 9 DICEMBRE

Torino: 9 dicembre 2013
9 dicembre. Possiamo già tirare un primo bilancio di questa giornata di lotta, partita in sordina, autorganizzata, prima silenziata e poi sputtanata e additata al pubblico ludibrio come "mafiosa", "golpista", ed infine "fascista" (la repubblica in prima fila). Nelle cento e passa mobilitazioni sono scesi in strada non meno di 20-30mila cittadini. Un fatto enorme se si considera che queste non avevano alle spalle apparati di alcun tipo, che sono state autorganizzate in poche settimane e con l'aperto boicottaggio dei mezzi di comunicazione.
.
Mafiosi, golpisti e fascisti non si sono visti. Ecco quindi che trombettieri di regime tacciono, limitandosi a scarni dispacci, ovviamente stile cronaca nera. Il loro lavoro sporco l'avevano già fatto. Sono pagati per questo.

Che dire di certa sinistra che per giorni, in perfetta sintonia con i media di regime, ha vomitato merda pur di far fallire la giornata di lotta che si è appena conclusa? Quelli di sinistra con un minimo di onestà intellettuale stanno zitti. Forse gli frulla per la testa il dubbio che è stato demenziale condannarla a priori, prendendo a preteso il tentativo disperato di Forza Nuova di parassitare la mobilitazione. Un giorno non lontano capiranno l'errore, quello di aver rischiato di servire ai demagoghi fascisti, su un piatto d'argento, la possibilità di mettersi alla testa della protesta.

Milano 9 dicembre 2013
Questo non è avvenuto. Ed è, in sede di bilancio, il primo dato che emerge e che occorre gridare forte in faccia ai sinistrati che, pur di confermare il loro demenziale rifiuto a gettarsi nella mischia, stanno facendo le pulci alla protesta e, dopo accurata e sbirresca indagine, hanno scoperto che qua e là (un presidio a Roma in particolare) c'erano in piazza esponenti fascisti. E perché non c'eravate a sbarrargli la strada? Che razza di antifascismo è il vostro se, invece di contrastare le pulsioni reazionarie, ve ne state a casa a scrutarvi il naso impotenti?

E questo è il secondo elemento di bilancio. Dalla separazione consensuale tra la sinistra organizzata e la sua base sociale si registra il definitivo divorzio tra quella e la protesta popolare che monta. Una sinistra che non sa più ragionare, che non sa più leggere la realtà sociale, che parla di crisi sistemica ma si rifiuta, prigioniera di consunti miti operaisti, di organizzare e dare voce ai milioni di cittadini che dalle diverse classi sociali sono stati precipitati nella miseria e nella disperazione. Questa sinistra ha deciso per la propria eutanasia, di suicidarsi pur di non farsi "contaminare" da una ribellione che sfugge ai suoi schemi. Lenin si rivolta nella tomba.

Terzo elemento di bilancio. I giovani sono stati la prima linea della giornata nella maggior parte dei presidi e dei cortei, in molti dei cento e passa presidi e cortei. Non i figli di papà che spesso animano le  liturgiche sfilate di sinistra, piuttosto disoccupati, precari, esclusi. I figli di un ceto medio che la crisi sistemica ha proletarizzato. Giovani destinati a mendicare per ottenere un reddito per tirare a campare, ma giovani che hanno deciso di opporsi a questo destino di morte. Giovani che si sono svegliati dal letargo, che han capito che con un potere golpista non ci può più essere alcuna mediazione, che han compreso l'inganno della narrazione europeista. Figuratevi se noi potevamo voltare le spalle a questa nuova generazione!

Quarto elemento di bilancio. I giovani sono stati la prima linea, ma la forza motrice della mobilitazione sono stati i settori della piccola imprenditoria e degli artigiani che l'austerità ha colpito crudelmente. Si poteva in effetti temere che questa tipo di umanità, cascami politici del berlusconismo e del leghismo avrebbe più facilmente abboccato ai discorsi demagogici, reazionari e xenofobi. Inutile negare che queste pulsioni esistono. Ma non sono state questa ultime a dare il segno della protesta, che anche con nostra sorpresa si è svolta all'insegna (come del resto era nei proclami dei promotori) della democrazia e della Costituzione, calpestati da un regime di zombi che oramai obbedisce al più predatorio dei capitalismo globali, quello finanziario e bancario.
Perugia, 9 dicembre 2013

Quinto elemento di bilancio. Lo si può esprimere in poche parole: è stata la prima protesta pubblica, di massa, che ha rivendicato apertamente l'uscita dall'euro e la riconquista della sovranità monetaria. Fino ad ora questa rivendicazione era avanzata solo da alcuni cenacoli internettari, discussa in convegni per addetti ai lavori. La richiesta fuori dall'euro ma anche quella della cancellazione del debito, quelle del rifiuto del pareggio di bilancio e del Fiscal compact,  sono finalmente uscite dalle catacombe, stanno iniziando a circolare in mezzo ai cittadini, che le stanno facendo proprie. Un passo avanti di grande importanza, la cui portata si capirà nel prossimo futuro.

Per concludere. Non ci aspettavamo più di quanto è avvenuto. Non ci illudevamo che sarebbe scattata la "rivoluzione". E' ancora troppo presto. Nessuna "rivoluzione" potrà esserci fino a quando il lavoro dipendente non dissotterrerà l'ascia di guerra. Il momento non è ancora venuto. Verrà. Verrà quando oltre il tunnel ci sarà solo il baratro, quando in osservanza del Fiscal compact si dovranno tagliare gli stipendi di milioni di lavoratori pubblici, e poi di nuovo le pensioni. La sollevazione è inevitabile. Oggi c'è stato solo un primo, timido sussulto. Diamogli continuità.


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24 commenti:

  • Anonimo scrive:
    9 dicembre 2013 20:42

    Ieri, 3 milioni di persone hanno preso parte alla manifestazione piu' pacifica e democratica che si possa immaginare in un Paese come il nostro. Come? Con 2 euro e una matita.
    Oggi, alcuni decine di migliaia di FASCISTI, MAFIOSI, e ANALFABETI, hanno fatto casino in mezzo alle strade, mostrandosi al mondo per gli ignoranti antidemocratici che sono realmente.
    Fra pochi mesi avremo un governo Renzi, e gente come quella di oggi sara' ricacciata in Piazzale Loreto.
    Avremo l'abolizione dell'art.18, con l'ottimo Ichino Ministro del lavoro, una legge elettorale che porti l'Italia ad avere SOLTANTO 2 partiti (come in tutti gli Stati civili), e la privatizzazione di vari servizi pubblici, che portera' crescita economica e la fine della corruzione.
    Voteremo direttamente per il Presidente della Commissione Europea, e gli antieuropeisti come voi si beccheranno da 2 a 4 anni di galera (e se dipendesse da me ci andrei giu' ancora piu' pesante).
    Rassegnatevi: avete perso nel 1945, e perderete anche questa volta.

  • keoma08 scrive:
    9 dicembre 2013 22:09

    InfoAut - Quando Millennium People è sotto casa

    Alzi la mano chi non si è esaltato alle gesta degli abitanti di Chelsea Marina, quel ceto medio in rivolta descritto dalla magistrale penna di Ballard. E quante foto e commenti entusiasmanti circolano nei social network sui manifestanti in Ucraina che caricano la polizia con le ruspe, incuranti della presenza al loro interno di neo-nazisti o dell’abbattimento della statua di Lenin. Ancora, non è almeno dall’inizio degli anni ’90 che si versano fiumi di inchiostro per riempire libri e documenti sulla necessità di organizzare il “popolo delle partite Iva”, i lavoratori autonomi e il “quinto stato”, combattendo alacremente con quella sinistra che continua a vederli come mera riproduzione di una piccola borghesia parassitaria e fatta di evasori?

    Improvvisamente, però, quando il verbo si fa carne, quando i soggetti concreti sbucano fuori dai romanzi e irrompono nella realtà, quando le ambiguità e le contraddizioni viaggiano per migliaia di kilometri e ti piombano sotto casa, quando il quinto stato cessa di essere una figura retorica idealizzata sui siti di movimento e diventa un artigiano incazzato o un piccolo imprenditore che non si vuole più suicidare, ecco che improvvisamente tutto cambia: “all’armi son fascisti!”. Guai a immischiarsi o anche solo provare a capire, sono di destra e reazionari, saltano addirittura fuori piani di golpe militare. E così tutti ad accodarsi al Partito di Repubblica e ai benpensanti di sinistra, fosse anche di quella radicale, a cui piacciono le rivolte senza rivoltosi, le rivoluzioni piene di educazione e buoni sentimenti. Era successa la stessa cosa quasi due anni fa, quando i “forconi”, quelli originali, bloccarono per settimane la Sicilia: sinistra istituzionale e buona parte dei movimenti si compattarono nella denuncia dietrologica, in quel caso condita dall’etnicizzazione della protesta (“è diretta dalla mafia”). Noi fummo tra le poche voci fuori dal coro, andammo a fare inchiesta militante e costruimmo rapporti, capimmo che nelle pieghe dell’ambivalenza si trattava di una composizione di piccoli produttori che – dietro all’etichetta formale di “autonomia” – vivevano in realtà condizioni di dipendenza e sfruttamento.

    (segue)

  • keoma08 scrive:
    9 dicembre 2013 22:10


    (continua)

    É lo stesso atteggiamento che ci ha guidati nelle scorse settimane e che ci ha accompagnato in alcune piazze del #9d. Siamo andati lì innanzitutto per comprendere, il che non ha nulla a che fare con il sociologismo – l’atteggiamento di chi oggi scatta una foto del reale e lo prende come dato di natura, quindi se un lavoratore ha la bandiera italiana è un fascista. La comprensione per noi è sempre legata alla parzialità, significa costruire armi per migliorare o modificare la pratica, intessere relazioni dentro la composizione sociale. E qui abbiamo trovato (almeno in alcune città, innanzitutto a Torino) quello che avevamo scorto già nelle settimane scorse: un ceto medio perlopiù tradizionale (artigiani, piccoli commercianti, gestori di bancarelle ai mercati, lavoratori autonomi in buona parte di prima generazione, ecc.), duramente colpito dalle misure di austerity, che ha paura di perdere quello che ha o che ancora gli rimane e cerca disperatamente di difendersi. Al loro fianco, in una miscela ampia e variegata, altri settori di classe e popolari, compresi studenti, precari e giovani proletari; significativa la presenza degli ultras, in alcune piazze anche migranti di prima e di seconda generazione, non di radio con bandiere tricolori. Ovviamente lo scenario cambia da regione a regione: non molto dissimile da quella del Piemonte la partecipazione nelle città liguri, nel nord-est i blocchi sono stati fatti da autotrasportatori e quella base sociale che a partire dagli anni Novanta ha guardato alla Lega, a Bologna la protesta è stata guidata dall’associazione dei familiari di artigiani e piccoli imprenditori che si sono suicidati, a Roma più marcata è la presenza fascista, ridimensionato l’impatto in Sicilia. La pratica principale è quella del blocco della circolazione, non ci si sottrae al fronteggiamento con la polizia se questa impedisce di raggiungere l’obiettivo prefissato (i palazzi del potere), uso intensivo dei social network (da cui la mobilitazione è nata), l’odio è rivolto innanzitutto contro Equitalia e la casta, identificando nella politica un blocco compatto di interessi contrapposto a quelli di chi lavora.

    (segue)

  • keoma08 scrive:
    9 dicembre 2013 22:11

    (continua )

    Oltre al dato delle città, va sottolineato che in molti paesi e periferie urbane da giorni non si parla d’altro, e in tanti piccoli luoghi negozi ed esercizi commerciali sono rimasti chiusi. Tutti improvvisamente fascisti, oppure la materialità delle corde toccate ha consentito una diffusione capillare della mobilitazione? Sia chiaro: abbiamo visto anche fascisti e saluti romani, ma non sono stati i fascisti – salvo forse in situazioni specifiche – a determinare l’organizzazione. Sono andati al traino. Certo, se si continuerà ad etichettare questo pezzo di composizione sociale come reazionario, prima o poi la profezia si autoavvererà: la storia, per chi vi è così affezionato da ripetere le solite categorie in modo atemporale, dovrebbe pur insegnarci qualcosa. Non manca chi fa affidamento alla polizia, proponendo (come avviene a Roma) di portare thermos di tè per scaldarsi insieme a celerini e carabinieri. Ma ve le ricordate durante l’Onda le discussioni sulla polizia, i cori rivolti ai caschi blu “noi lottiamo per i vostri figli”, o le immagini dalla Spagna o dalla Germania (false, dunque frutto di desiderio) dei poliziotti che si tolgono i caschi per unirsi ai manifestanti? Nelle piazze e sulle strade bloccate sventolavano la bandiera italiana, in Ucraina sventola la bandiera europea, fascisti e reazionari ci sono da una parte e dall’altra (a Kiev alcuni gruppi neo-nazisti hanno assaltato le sedi dei compagni, eppure la distanza di sicurezza esotica permette a vari siti di movimento di entusiasmarsi per l’ennesima rivolta dei propri sogni). Sia chiaro: non amiamo il tricolore durante i cortei, ma non ci piaceva nemmeno lo sventolio di migliaia di bandiere americane nelle manifestazioni dei latinos quando, nel 2006, bloccarono per mesi il paese contro la legge sull’immigrazione. Forse però quelle bandiere sono almeno in una certa misura – cioè per coloro che non fanno parte delle minoranze ideologizzate e per ora piuttosto marginali del #9d – svuotate di significato.

    (segue)

  • keoma08 scrive:
    9 dicembre 2013 22:11


    (continua)

    A noi sembra, piuttosto, che siamo in presenza di ampi strati sociali che sono stufi di pagare la crisi. Per difendersi dall’impoverimento scaricano spesso le contraddizioni su chi gli sta vicino, rischiano di identificare il nemico non solo in alto (la casta) ma anche in basso (gli immigrati), pensano di poter ritornare ai privilegi di un ceto medio definitivamente scomparso e proletarizzato. Ma i proletari non hanno ideali da realizzare, ci ammoniva Marx. E Romano Alquati ci insegnava che quando il ceto medio va in crisi di mediazione si aprono grandi possibilità di trasformazione radicale. Per coglierle e provare a indirizzarle, però, bisogna starci dentro, sporcarsi le mani, essere pronti a rivedere i propri schemi di lettura politica. La ricomposizione non si dà mai perché i singoli segmenti sociali la vogliono di comune accordo, ma perché comprendono che per ottenere un miglioramento delle proprie specifiche condizioni di vita, perfino delle proprie istanze corporative, devono mescolarsi con altri soggetti.

    Allora, invece di lamentarsi perché chi si ribella non lo fa “a sinistra” (sarebbe meno inquietante se al posto di qualche politico rampante di Fratelli d’Italia ci fossero stati i renziani o i vendoliani amici di Riva?), sarebbe meglio iniziare a prendere atto che quella storia, piaccia o non piaccia, è finita. E soprattutto che, al di fuori delle ambiguità sociali (anche di quelle più urticanti, di cui il #9d è gravido), c’è solo spazio per le identità di piccoli gruppi marginali. Ripetiamo, a scanso di equivoci, che di merda ne abbiamo vista tanta: militanti fascisti, qualche politico in passerella, piccoli sindacati corporativi e reazionari. E chissà quanta altra merda vedremo, con l’intensificarsi della crisi. Benvenuti nel deserto del reale! Ma è qui, in questo deserto, che dobbiamo organizzarci. Altrimenti restano le piccola oasi in cui ci si rassicura a vicenda, discutendo della composizione sociale che vorremmo, dandole bei nomi di fantasia, consolandoci con i sogni di rivoluzioni patinate. Ma come tutte le oasi, non sono niente altro che un miraggio. E per citare Huey P. Newton, leader delle Pantere Nere, uno che di ambiguità della composizione sociale se ne intendeva: “Il deserto non è un circolo. É una spirale. Quando siamo passati attraverso il deserto, niente sarà più lo stesso”.

    Panta rhei os potamòs

    9 Dicembre

    InfoAut Redazione

    http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/9934-quando-millennium-people-%C3%A8-sotto-casa

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    "E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un
    crescente furore.
    Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e
    s'avvicina l'epoca della vendemmia"

    John Steinbeck, “Furore”

  • Redazione SollevAzione scrive:
    10 dicembre 2013 00:28

    Grazie per aver postato l'ottima analisi di INFOAUT, che non c'eravamo persi.

    Notevole invece il primo commento anonimo delle ore 20:42 che gli fa da contraltare simbolico.

    Consigliamo vivamente di rileggerlo con attenzione.

    Opera di uno squilibrato o frutto di un fascista del nuovo millennio?

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Alberto scrive:
    10 dicembre 2013 10:40

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 11:24

    http://www.beppegrillo.it/2013/12/lettera_aperta_ai_responsabili_delle_forze_dellordine.html
    Seguite chi a ben capito che aria tira...

  • rosumella scrive:
    10 dicembre 2013 11:33

    Il post di anonimo del 9 dicembre alle 20:42 deve per forza essere ironico...oppure il frutto di una mente squilibrata

  • Brenno scrive:
    10 dicembre 2013 11:48

    carissimi compagni dell'mpl,
    tenete duro!!!!!!!!!!!!!!
    Quelli che vi stanno dando addosso hanno torto marcio. Mi riferisco a rete dei comunisti-contropiano. Che squallore.
    Il vostro modo di relazionarvi alla lotta partita il 9 dicembre è, io ne sono convinto, quello più serio, intelligente.
    Poi questi cacciatori di streghe di contropiano usano due pesi e due misure.
    Ricordo ( e come se lo ricordo!!) che qui a Roma lorsignori (di contropiano) hanno sempre appoggiato le serrate dei taxisti contro le liberalizzazioni (ad esempio nel gennio 2012) alla cui testa ci sono da anni FASCISTONI di prima cartella e che quando manifestano lo fanno a saluti romani
    Vedete? Usano due pesi e due misure!!!!!!
    Non vi curate di queste mezze calzette andate avanti.

  • roberto grienti scrive:
    10 dicembre 2013 12:08

    ieri l'altro ho letto l'articolo su infoaut 3.0 e apprezzo tantissimo la lucida analisi descritta; una analisi libera dai paraocchi ideologisti che purtroppo noto in contropiano, giornalle on line che leggo tutti i giorni; spero che la neonata ross@, alla quale contropiano dedica moltissimo spazio, non cada nell'ideologismo sterile e talebano; ross@ si propone di unire la miriade di organizzazioni antagoniste, per essere forti e potenti nello sconfiggere il nemico di classe; ma occorre essere capaci di esercitare egermonia culturale e politica, l'egemonia gramsciana che crei un fronte anticapitalista per il socialismo; ma per fare ciò bisogna addentrarsi nei pechè della rivolta dei forconi e del lavoro autonomo triturato dalla crisi di sistema del capitalismo; accusare puerilmente di fascismo i rivoltosi di questi giorni è grave colpa di coloro che l'accusa la lanciano, perchè così facendo consegnano alla reazione strati sociali che devono essere invece stimolati alla alleanza col proletariato storico.

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 14:40

    ... accusare puerilmente di fascismo i rivoltosi di questi giorni è grave colpa di coloro che l'accusa la lanciano, perchè così facendo consegnano alla reazione strati sociali che devono essere invece stimolati alla alleanza col proletariato storico."""
    Parole non solo sante, ma santissime".
    Sveglia Signori! gli anni passano, i lustri passano, i decenni ed i ventennali pure.
    La Storia cammina: questa è la realtà. I sogni delle volte possono essere anche suggestivi, ma è della realtà che occorre tener conto e nella realtà certi nostalgiSMI fanno purtroppo pena.

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 14:57

    Mitici quelli di contro(un)piano e rete dei comunisti . Orrore orrore : il popolo si ribbella ! e quindi si tratta di piccolo borghesi e fasci controrivoluzionari ... ecco l'analisi di questi stalinisti , a tratti ricordano il loro amatissimo compagno marxista/leninista/stalinista Giorgio Napolitano quando condannò la rivolta in Ungheria e anche oggi i gombagni di Contropiano e Napo la pensano allo stesso modo , a quando la tessera onoraria della Rete dei Comunisti al compagno Napo ?

  • keoma08 scrive:
    10 dicembre 2013 16:21

    Bella anche questa presa di posizione del Collettivo Militant di Roma :

    http://www.militant-blog.org/?p=9991&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+militant-blog+%28Militant+%29&utm_content=FaceBook

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 17:02

    Guardate che quelle perifrasi o contumelie che dir si voglia, dell'anonimo delle 20:42 il 09 dicembre,non è tanto la fantasia di un decerebrato,ma la convizione profonda di quei 3 milioni di "democratici"che hanno ancora una volta ubbidito, da sudditi fedeli, all'ordine impartito dal comando generale eurista.Non stupiamoci,è il nuovo blocco sociale reazionario!Altro che il fascismo da operetta descritto da sedicenti sinistri,questo è peggio ,molto peggio!

  • Veritas odium parit scrive:
    10 dicembre 2013 17:04

    Perdonate l'intromissione, ma a chi vi guarda dall'esterno tutte le vostre categorie mitogeniche - classe operaia, fascismo, sociologismo, reazionario, tessere il sociale, egemonia... - enunziate paradigmaticamente e assunte con piglio militante, impartiscono un certo senso di irrealtà.

  • marxista non dogmatico scrive:
    10 dicembre 2013 17:08

    Oggi c'è stato un faccia a faccia tra il movimento e gli operai della fiom, proprio a Torino!
    Mi sembra una buona notizia.
    In effetti, lasciando stare le stronzate sui fascisti, obbiettivamente il limite maggiore era nella composizione di classe della protesta.

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 17:28



    Compagni di merende

    A beneficio dei sinistrati - in primis quelli di contropiano - che in queste ore,ma sempre con minor convinzione difronte all'innegabile successo della mobilitazione,pescano nel torbido e si stracciano le vesti a proposito delle manifestazioni indette dal Movimento dei Forconi fino ad evocare scenari di tipo cileno, si riporta la fonte ANSA con le dichiarazioni rese dal rais degli autotrasportatori italiani,noto esponente di Forza Italia.

    " Il fermo dell'autotrasporto che scatta a mezzanotte, rischia di provocare la paralisi sulle strade, nonostante vi aderisca solo una piccola minoranza del settore. A lanciare l'allarme è il presidente di Conftrasporto e vice presidente dei Confcommercio Paolo Uggè, che sollecita l'intervento delle forze dell'ordine perché l'iniziativa è diventata una protesta che va molto al di là dell'autotrasporto e ingloba diversi movimenti che vanno dagli agricoltori ai forconi, da Forza nuova ai commercianti.

    "Il rischio è la possibile paralisi sulle strade se le forze dell'ordine non faranno il loro dovere. E questo rischio c'è", ha detto Uggè all'Ansa, spiegando che "l'allarme è alto e noi l'abbiamo lanciato da giorni nei confronti delle autorità preposte". Perché nonostante le maggiori associazioni dell'autotrasporto, che rappresentano il 95% del settore, abbiano revocato il fermo dopo l'accordo raggiunto con il ministro Lupi, "che soddisfa significativamente le nostre richieste", una piccola parte dell'autotrasporto ha confermato la protesta e ad essa si sono aggiunti "commercianti, agricoltori, forconi, Forza nuova, mettendo in atto questa iniziativa".
    Con il rischio, anche, di trovare le strade bloccate, oltre che dai camion, anche da "persone con pistole e coltelli". La responsabilità, secondo Uggè, "è di chi non ha saputo fare il proprio dovere, cioè il Ministero dell'Interno". Per questo, se la polizia non dovesse riuscire ad evitare la paralisi, Uggè annuncia già che chiederà "ufficialmente le dimissioni del Ministro dell'Interno".

    ANSA

    Emmeffe

  • Anonimo scrive:
    10 dicembre 2013 18:05

    Contropiano ha fatto proprio una figura di M....!!
    Prima ha descritto il 9 dicembre come una manovra occulta di Forza Nuova, poi ieri mattina, ha scritto che non succedeva niente ed era tutto un bluff. Infine, a malincuore, ha dovuto ammettere che si tratta di una protesta (che pur su contenuti contraddittori e, a volte, reazionari) che coinvolge strati sociali reali e non solo 4 fascistelli. Sono stati proprio patetici!!!!
    E poi visto che una posizione simile a MPL l'hanno anche InfoAut e OperaiContro che faranno? Daranno dei provocatori rossobruni pure a loro?

  • Daggoo scrive:
    10 dicembre 2013 19:44

    @Redazione

    Se uno vuole partecipare o magari offrire un contributo a queste proteste possibilmente facendo anche una chiacchierata di approfondimento con qualcuno in carne e ossa a Roma da chi va?
    Ci sono delle sedi? Dei oartiti, dei movimenti a cui fare riferimento? Grazie mille

  • Giovanni scrive:
    10 dicembre 2013 20:36

    Una buona partecipazione, speriamo che la risonanza aumenti nei prossimi giorni come auspicava Ferro.

    E se contropiano non vuole capire peccato per loro, avranno mancato un appuntamento con la storia.

  • Ecodellarete.net scrive:
    10 dicembre 2013 20:58

    Io consiglio di dare un'occhiata a questo.

  • Anonimo scrive:
    11 dicembre 2013 11:16

    Una cosa è lottare contro alcuni effetti del capitalismo altra cosa e combatterlo.
    Una cosa e chiedere il ripristino dei vantaggi o previlegi perduti altra cosa lottare contro le diseguaglianze e lo sfruttamento capitalistico.
    Questo è il compito dei comunisti,oltre a quello di rammentare che la lotta per la sovranità nazionale non può nei fatti essere una tappa verso il socialismo ma anzi l'opposto è una tappa verso il nazionalsocialismo.Il cretinismo della sinistra non giustifica di per se abbracciare l'idee della destra.

  • Redazione SollevAzione scrive:
    11 dicembre 2013 12:33

    Questo commento qui sopra è un distillato di cretinismo politico

    (1) Come si può combattere il capitalismo senza partire dagli effetti devastanti che la crisi produce? Piccole minoranze possono diventare anticapitaliste studiando, oppure su basi etiche e morali. Le larghe masse ci arrivano quando il capitale colpisce duro nella loro carne vive, quindi proprio grazie agli "effetti".

    (2) Contrapporre la lotta cosciente per l'eguaglianza sociale a quella di chi "vuole ripristinare i vantaggi" andati perduti, è indice sicuro di idiozia politica, è appunto la via migliore per tenere separati i settori più avanzati da quelli più arretrati. E facilitare il lavoro dei fascisti che fanno leva su questa arretratezza e puntano all'egemonia parlando alla pancia dei meno politicizzati.

    (3) Tutta la grande vicenda delle rivoluzioni socialiste vittoriose, nonché la lotta antifascista, dimostra il legame indissolubile tra questione sociale e questione nazionale. Oggi il nostro Paese è sottoposto ad un regime si sovranità limitata. La sovranità è stata scippata, col consenso della grande borghesia italiana e dei suoi partiti, da organismi come la Bce, la Commissione europea, la Banca mondiale, il Fmi. Chi non vuole vedere questo fatto è cieco. La battaglia sulla sovranità è un'arma decisiva che dev'essere usata contro questo sistema di giugulazione finanziaria globalista.

    Chi non lo capisce, tanto più dopo la vicenda greca, è un cretino che farebbe bene a darsi all'ippica invece di perdere tempo occupandosi di politica.

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