Corso di formazione per giovani attivisti

giovedì 21 febbraio 2013

L'UNICA VERA NOVITÀ

Beppe Grillo in Val Susa a fianco del NoTav
Grillo in Valsusa 

di Raffaele Sciortino

Difficile dire se la piazza stracolma di Susa, giovedì scorso, sia stato più un appuntamento di massa del Movimento NoTav o una delle numerose e partecipate tappe del giro elettorale di Beppe Grillo. Certo, a differenza delle altre, questa è stata un incontro tra due realtà, diciamo così, ben note l'una all'altra. Nessun "andiamo a vedere" cosa offre —nella desolazione generale di questa tornata elettorale— il comico, da parte di individui isolati che in piazza scoprono poi con gioia di non essere proprio pochi e anzi di nutrire una passione forse condivisibile. Ma anche ben consapevole, Grillo, di rivolgersi a un soggetto collettivo, eterogeneo e collettivo, al quale il M5S deve molto della sua spinta ideale, molto del suo attuale se puede.

Nulla di nuovo, dunque? Non proprio. Grillo ha chiesto alla piazza NoTav di ascoltarlo questa volta su di una proposta sua e di affrontare insieme —con il peso che il movimento ha saputo acquisire in questi anni— un passaggio politico a scala nazionale. Più che i singoli elementi di un programma ancora poco lineare, importa il cuore della proposta grillina: farsi comunità di cittadini per sbaraccare chi si sta letteralmente mangiando e svendendo il paese. Un discorso dunque di "potere".

In termini di mobilitazione prevalentemente elettorale, certo, ma almeno per ora senza compromessi. Senza le mani in pasta nel "sistema", quello oramai strettamente intrecciato dei partiti, tutti, e della finanza. Richiamando la partecipazione e non la delega della rappresentanza partitica e sindacale. E dove la politica, ultimo ma non meno importante, deve tornare a essere un "servizio" e non una professione su cui lucrare. Anche solo rispetto a passate proposte della sedicente sinistra radicale c'è una differenza essenziale essendo quella sinistra rotta a priori alle alleanze "compatibili".

Si può discutere del programma di Grillo, e va fatto, lo si può plausibilmente ritenere confuso se non contraddittorio per obiettivi strumenti prospettive. Ma è indubbio che la mobilitazione grillina è l'unica vera novità di queste spente elezioni, che essa raccoglie a suo modo istanze radicali di insoddisfazione che si agitano nel profondo trasversalmente ai diversi strati sociali, a partire da un ceto medio "cognitario" a rischio passando per la piccola imprenditoria fino agli strati proletari. Insomma, il grillismo porta avanti un discorso di riforma del sistema —un mercato più equo che offra davvero opportunità a tutti, una politica effettivamente democratica— che la sinistra istituzionale, più o meno moderata, ha nei fatti completamente lasciato cadere. Ne sa qualcosa il Movimento NoTav.

Molte di queste istanze non sono estranee al sentire profondo e comune del movimento. Basta pensare al tema dei beni comuni o delle competenze. Il NoTav però —elemento essenziale— le ha sapute agire, a più riprese e in condizioni non facili, giocando la propria legittimità contro la "legalità" dello stato, costruendo legami cooperativi quali solo una lotta vera sa stabilire. Che è poi anche stato il vero rimedio alle scottature nelle relazioni con quei "politici" che al movimento si siano strumentalmente avvicinati. Anche l'esigenza di un esplicito passaggio a scala nazionale è ben presente almeno dalla battaglia del tre luglio a Chiomonte: contrastare sul campo, con l'azione diretta, ogni avanzamento del cantiere e al tempo stesso rompere l'isolamento della valle, allargare la questione grandi opere al nodo debito, lavoro, crisi globale.
Alberto Perino e Beppe Grillo
Con questo non si vuole affatto cauzionare in qualche modo Grillo, tanto meno la dinamica futura del suo movimento. Fin d'ora si può guardare al caso Parma per esser certi che limitandosi alla stretta sfera istituzionale e alla prassi legalitaria nessun obiettivo significativo potrà essere raggiunto. O non è vero che Pizzarotti, ma sarebbe lo stesso per il miglior grillino al "governo", non può far altro che adeguarsi al giudizio delle agenzie di rating sulle finanze locali e chinarsi davanti allo spauracchio delle penali per l'eventuale blocco di grandi opere (inceneritore)?

Con l'ingresso in parlamento di una nutrita truppa, altri nodi cruciali si porranno subito. Non solo e non tanto la presenza probabile degli "scilipoti" insinuatisi nelle liste. Soprattutto, la rotta da tenere: assistere, e lucrare, al suicidio garantito di Pd-Sel autoconsegnatisi a Monti, o seguire la linea di "pragmatici accordi" col centro-sinistra (come già qualcuno alla Lerner consiglia) salvo poi essere risucchiati e pagarla cara sull'essenziale?

È questo solo uno dei risvolti di una più generale dinamica sociale-elettorale sottesa al successo del grillismo. Che sta facendo da cerniera tra i rassegnati-impauriti e i rancorosi. Tra i primi, la base elettorale del Pd e in genere chi voterà con lo spauracchio "Grecia" come retropensiero —il vero slogan della campagna Monti— sperano che la sponda "progressista" del futuro governo con il professore come azionista di maggioranza possa almeno rendere un minimo più "equi" gli ulteriori sacrifici in vista. Tra i secondi, quella parte dei ceti medi che seppur privata del "sogno" berlusconiano o leghista non vuole cedere nulla di quanto accumulato scaricando sugli altri settori tutti i costi della crisi.

Il grillismo si muove a scorrimento raccogliendo, e riattivizzando, tra i delusi di entrambi gli schieramenti. Ma come raccoglie così può facilmente cadere sul terreno scivoloso dell'"inevitabile" ridimensionamento delle aspettative degli uni, o su quello del rancore nazionalistico (antitedesco?) degli altri. 
Beppe Grillo in una manifestazione per la val Susa

Il nodo di fondo resta uno: senza un'effettiva e ampia mobilitazione sociale che sappia rompere gli "schemi" non sarà possibile portare avanti neanche un "programma minimo". Ma un grillismo che si fermi su questa soglia avrà portato acqua al mulino altrui, sui due versanti che si diceva.

Sarà l'evolversi della crisi e delle lotte a definire e determinare le diverse opzioni. A chi ha a cuore il Movimento NoTav ma più in generale una prospettiva di società diversa, grillino o non grillino, preme una cosa: non disperdere le energie, quelle delle lotte e su un diverso piano quelle che di volta in volta si ravvivano in questo o quel "contenitore". Ma abbiamo anche imparato che il conflitto nell'indisponibilità alle mediazioni se non è tutto, è sempre e comunque la premessa senza la quale tutto il resto si dissolve come neve al sole. E a volte anche in fretta. 
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4 commenti:

  • U.S. scrive:
    22 febbraio 2013 13:28

    Grillo si sta comportando vergognosamente con i NO TAV.
    Da una parte, vero, è il solo che sta con loro. Dall'altra però li sta epurando. Negli ultimi anni decine di migliaia di NO TAV hanno assunto atteggiamenti che violano palesemente la legalità. Migliaia di loro sono stati denunciati, centinaia arrestati, 2 sono morti impiccati in cella, 1 è finito in coma durante uno sgombero.
    Con l'opa di Grillo sul movimento, tutti questi soggetti sono stati spazzati via. Grillo vuole depurare i NO TAV da chi fa azioni illegali. Centinaia di NO TAV rischiano di essere espulsi per sempre dalla vita politica se il programma giustizialista di Grillo passasse.
    SCONFIGGERE GRILLO E I SUOI SERVI (E SOPRATTUTTO I SUOI PADRON)

  • sumud scrive:
    22 febbraio 2013 13:54

    U.S.
    devi proprio essere nel pallone!
    Commenti di tale miseria pre-politica si commentano da soli.
    Non è che per caso ti sfiora il cervello che il Movimento No Tav, se M5S
    sfonda alle elezioni, sarà più forte di prima?
    Prova del 9: vedremo per chi voteranno i valligiani che da anni resistono.

  • U.S. scrive:
    22 febbraio 2013 14:56

    I valliggiani da anni si astengono al 40%. Gli altri votano le liste NO TAV alle comunali e Grillo, rifondazione e verdi. Ma che c'entra con quello che ho detto? Dove sta il mio basso livello pre-politico?
    Grillo nel movimento NO TAV sta facendo un'opera di depurazione: prima ha cominciato con gli anarchici e gli autonomi, poi dopo l'inchiesta di Caselli con tutti i denunciati per gli scontri. Le condizioni di appoggio dei grillini alle liste NO TAV sono chiare: purché non ci sia gente con i precedenti penali!
    Questi sono fatti.

  • Rivolta Popolare scrive:
    22 febbraio 2013 17:07

    U.S.
    le lenti del giustizialismo non sono quelle adeguate per guardare al grillismo. Non credo tu abbia capito bene né il fenomeno Grillo, né il senso dell'articolo qui sopra.
    Per queste elezioni di certo ci sarà chi non andrà a votare e non tutti i No Tav voteranno Grillo. Ok.
    Ma non riuscire a vedere che: «la mobilitazione grillina è l'unica vera novità di queste spente elezioni, che essa raccoglie a suo modo istanze radicali di insoddisfazione che si agitano nel profondo trasversalmente ai diversi strati sociali, a partire da un ceto medio "cognitario" a rischio passando per la piccola imprenditoria fino agli strati proletari», indica una miopia tua e di quelli che la pensano come te. Non riuscire a capire che abbiamo l'opportunità di negare il nostro consenso a chi ha ridotto il paese in miseria, e contemporaneamente incoraggiare i lavoratori a tornare a combattere, è da sciocchi, è pre-politico, appunto. Poi, scusa, ma dall'analisi che fai, sembri più giustizialista dei giustizialisti.

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