Forum Europeo - Assisi 20-24 agosto 2014

domenica 28 febbraio 2010

«QUESTI PORCI INGLESI»

Come sta messo davvero il paese che ha fatto da apripista al capitalismo?

Soros docet

di Moreno Pasquinelli
* Nel grafico il Pil inglese

Molti si ostinano a non crederci quando affermiamo che siamo dentro ad una crisi storico-sistemica destinata a sconvolgere gli equilibri sociali gli assetti politici e istituzionali, che entriamo in un periodo che sarà contraddistinto da profondissime turbolenze e conflitti. Sarà quindi utile metterli al corrente delle recentissime dichiarazioni “catastrofiste” fatte dal numero uno dei pescecani della finanza globale, nonché guru, George Soros (che i media italiani hanno censurato).
Venerdì 20 febbraio egli era a New York ad un conferenza organizzata dalla Columbia University.Al cospetto di noti economisti americani, Soros ha affermato 

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sabato 27 febbraio 2010

Americanizzazione all'amatriciana

Dalla privatizzazione 
dei partiti a quella delle tangenti

di Leonardo Mazzei

Ha davvero torto chi vede nella politica attuale solo affarismo e corruzione? E’ davvero un qualunquista chi esclama che i politici «sono tutti uguali»? In breve: è forse sbagliata la percezione popolare di un potere sempre più chiuso nella difesa dei suoi specifici interessi di casta?
No, non è affatto sbagliata. La percezione è assolutamente giusta, ma va accompagnata con la comprensione di un degrado che appare inarrestabile.
Senza di ciò continueremo a parlare dei singoli casi: Bertolaso piuttosto che Verdini, i tanti scandali nella sanità, le tangenti milanesi, oppure quelle toscane. Casi significativi, che ci rimandano però ad una questione più generale: qual è oggi la causa prima di una corruzione così diffusa?

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venerdì 26 febbraio 2010

CRONACA DELLO SCIOPERO GENERALE IN GRECIA

Manifestazioni di massa in 70 città  
«E’ la Plutocrazia che deve pagare per la crisi!»

comunicato del KKE 
(Partito Comunista di Grecia)

Il nuovo sciopero di 24 ore del 24 febbraio indetto dal PAME contro i piani del governo socialdemocratico del PASOK è stato un grande successo.


Milioni di lavoratori hanno respinto le intimidazioni da parte del capitale, del socialdemocratico Pasok, della destra di Nuova Democrazia  e dell'estrema destra razzista del LAOS. Essi pensano che siano i lavoratori a dover  "salvare il paese dalla bancarotta". Il "patriottismo" di queste forze politiche ha un solo obiettivo: mantenere e accrescere i profitti del capitale a danno dei redditi dei lavoratori. Come?  Elevando l'età pensionabile, tagliando stipendi e pensioni, con l'ulteriore smantellamento del sistema di sicurezza sociale, peggiorando i rapporti di lavoro e aumentando le tasse sui cittadini.

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Quali conclusioni dopo "Tangentopoli 2"?

L'ITALIA E' FONDATA SULLA
MERDA DELLA SECONDA
REPUBBLICA

di Moreno Pasquinelli

La Chiesa sta a Gesù Cristo come il capitalismo storicamente realizzato sta ad Adam Smith. 
Ma su questo torneremo più avanti. Vorremmo svolgere prima brevi considerazioni sul vero e proprio tsunami di sterco che si sta abbattendo sul nostro paese. Parliamo della “frode tra le più più colossali della storia d’Italia”  (così la definisce il Gip Aldo Morgigni), ovvero dell’affaire Fastweb-Telecom.
La prudenza di certi commentatori (“non è ancora una seconda tangentopoli”) fa il paio con le patetiche e autoassolutorie dichiarazioni dei Berluscones: “non sono coinvolti i partiti stavolta, ma singoli politici corrotti”. Fatta salva la premessa che dei partiti veri e propri non esistono più da tempo, essendo diventati delle cricche feudali in mano ad autentici capi bastone.
Rimosso lo strato d’intonaco, l’affresco che emerge è agghiacciante. Ricorda L’Inferno dipinto da Luca Signorelli al duomo di Orvieto.

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mercoledì 24 febbraio 2010

GRECIA

UN GRANDE SCIOPERO GENERALE 
l'Europa è avvertita. E in Italia?


A causa dell’adesione totale dei giornalisti e degli operatori dei mezzi di comunicazione, notizie più approfondite sullo sciopero generale in corso in Grecia le avremo solo domani. Noi ci siamo premurati di contattare dei compagni di Atene questa mattina, i quali ci hanno confermato quanto era nelle previsioni: lo sciopero generale in corso sta riuscendo. Aziende private, uffici pubblici, trasporti, ministeri, hanno aderito tutti. Anche gran parte dei negozianti ha abbassato le saracinesche.
Intanto hanno avuto successo ieri in Spagna le manifestazioni sindacali indette dalla UGT e dalle Comisiones Obreras. Il risveglio dell’Europa neo-proletaria, iniziato timidamente in Francia l’anno passato, si sta diffondendo in tutta l’Europa del sud.

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elezioni in arrivo, meglio astenersi

Lettera 
ad un amico di Venezia
 
«Qui, per fare quattro riforme, ci vuole una rivoluzione
»

Leggo le tue riflessioni, e la tua amarezza, sulle “grandi manovre in corso per le elezioni regionali venete e le comunali di Venezia”.
MA COSA C’E' DA STUPIRSI? COSA C’E' DI NUOVO?
Non so se hai visto (sicuramente sì) le impressionanti immagini della frana di Maierato.
Mi pare la più calzante metafora dello sfascio italiano.
La crisi sistemica coglie questo paese quando esso era già in avanzato processo di decomposizione: morale, politico, sociale, economico.
Di questo sfascio il ceto politico è la più fedele rappresentazione.

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martedì 23 febbraio 2010

2010: la crisi finanziaria non si è fermata.

Lo stato del debito italiano dopo la crisi 

di www.finansol.it

La crisi finanziaria non si è fermata. Ha solo cambiato obbiettivo: dal debito privato (verso le Banche, soprattutto) al debito pubblico, cioè quello degli Stati. La crisi finanziaria non si è fermata perché non si è fermata la crisi economica da essa innescata. Entrambe cominceranno a fermarsi quando smetterà di diminuire l’occupazione, perché, se questa si contrae, diminuiscono i redditi da lavoro. Se diminuiscono i redditi da lavoro diminuiscono i consumi, quindi la domanda globale, visto che di un aumento degli investimenti in Italia non c’è speranza.  
Se diminuiscono i consumi e la domanda globale calano i ricavi e i redditi delle imprese che tagliano ancora l’occupazione ed, in molti casi, diventano insolventi verso le banche. Queste ultime vedono diminuire i ricavi dell’attività bancaria ed hanno sempre più la tentazione di rifugiarsi in quella finanziaria, soprattutto nel trading. Ma il trading fine a se stesso è solo carta, anzi neanche quella, visto che i titoli e i contratti in esso trattati sono dematerializzati. Insomma, quelli che rimangono, finché ci sono, sono profitti immateriali, digitali, fatti di bit.

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non mettete la mano sul fuoco sulla stabilità del debito italiano

Anche l'Italia, come la Grecia, ha truccato i conti usando Swap e Derivati
 
Tremonti farebbe bene a dare un'occhiata

di Mauro Bottarelli

Un po’ di chiarezza appare necessaria. Quello che sembrava un salvataggio ormai annunciato, ovvero il sacrificio dei partner europei per venire incontro alla Grecia e al suo rischio di default e contagio dell'intera eurozona, assume giorno dopo giorno sempre più i contorni di un giallo. O, peggio, di una sonora presa in giro. Difficile che la stampa italiana, ad esempio, abbia raccontato di quanto avvenuto nello scorso fine settimana in Olanda, dove alla Tweede Kamer del Parlamentro è passata una mozione in base alla quale «non un centesimo delle tasse degli olandesi dovrà essere stanziato per salvare la Grecia». Questo anche attraverso l'Ue o altri organismi bilaterali. La Germania, poi, non dimostra maggiore apertura, nonostante Angela Merkel sia stata di fatto l'artefice dell'iniziativa europea.

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lunedì 22 febbraio 2010

Una proposta provocatoria?

Grecia
IL LETTO DI PROCUSTE
C’è un’alternativa alla cura da cavallo: 
la nazionalizzazione del default

di Moreno Pasquinelli

Diceva Noam Chomsky che ove un albero cadesse nella foresta ma non venisse ripreso dalle TV, è come se non fosse caduto. Ha dell’incredibile l’eccesso di zelo delle televisioni italiane (quelle che davvero plasmano il senso comune) verso Berlusconi e la sua direttiva dell’ottimismo coatto. Esse stanno operando una vera e propria censura sugli sviluppi della situazione in Grecia. Questo paese è sull’orlo di un collasso che rischia di scatenare un effetto domino su tutta Eurolandia e di trascinare nel vortice l’Italia anzitutto. Per di più la Grecia è attraversata dal più potente movimento di scioperi degli ultimi decenni. Meglio non parlarne affatto, non solo per non spaventare chi c’ha i quattrini e rischia di perdere tutto, ma per evitare che quelli che già ora non hanno più quasi niente si mettano in testa la strana idea di seguire l’esempio dei loro omologhi greci. Vedremo se questa congiura del silenzio reggerà alla prova del fuoco di dopodomani, 24 febbraio, quando il paese sarà completamente paralizzato da quello che sarà senz’altro il più potente sciopero generale dalla caduta dei Colonnelli.

Un complotto ai danni della Grecia?

Che negli ultimi anni la grande speculazione finanziaria abbia messo sotto attacco la Grecia e speculato vendendo e ricomprando i suoi titoli di stato, non pare ci sia alcun dubbio. Per smascherare “il complotto” ne stanno addirittura occupando i servizi segreti greci, spagnoli e anche francesi.

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Pratola Serra: la polizia carica e rimuove il blocco delle merci

Cosa chiedono i cassintegrati dello stabilimento FIAT di Pratola Serra (AV)

E' un anno che i lavoratori della Fabbrica Motori Automobili (Fma) di Pratola Serra (azienda del gruppo Fiat che produce motori di media e alta cilindrata destinati a cassino e in Turchia e conta circa 2mila operai) sono in stato di agitazione. Nel maggio scorso avevano minacciato di bloccare il Giro d’Italia per avere certezze riguardo il loro futuro lavorativo: «La nostra azienda è andata in crisi, con gravi ripercussioni per noi lavoratori: 32 licenziati a marzo 2008, 34 settimane di Cassa Integrazione Ordinaria e grande incertezza sul futuro. Il salario dei lavoratori durante Cassa Integrazione arriva ad un massimo di 800 Euro. Il 30 % dei lavoratori è fortemente indebitato con mutui e cessioni del quinto dello stipendio. In queste ore la Direzione Fiat è impegnata a siglare una serie di accordi internazionali che la possono riposizionare nel mercato internazionale dell’auto . Marchionne si è impegnato con i sia con il Governo degli Usa sia con quello Tedesco di mantenere tutti gli stabilimenti. Sugli Stabilimenti Fiat in Italia e quindi anche per la Fma, non si dice una parola, non è stato presentato nessun piano industriale».
Questo un anno fa.

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domenica 21 febbraio 2010

Incontro sulla esplosiva situazione economica e sociale in Grecia

LA GRECIA CONTAGIA
(la Grecia ci riguarda)


Firenze, sabato 6 marzo, ore 14,30
Dopolavoro ferroviario di S.M. Novella
Interviene dalla Grecia: Savas M. Matsas


Chi è fuori di testa qui? Noi o loro?
Mentre l’Italia è sull’orlo dell’abisso di tutto si discute in questo paese meno che della cosa essenziale: come evitare la catastrofe.
L’atto politico principale è de-berlusconizzare l’agenda politica e misurarsi sulle cose serie.
Di cosa sono infatti preoccupati quelli che contano? Di che parlano la Banca centrale europea, i capi di stato, i vampiri della grande finanza, gli economisti? Temono che con la grande crisi economica potrebbero spezzarsi gli anelli deboli della catena occidentale. Essi parlano dell’imminente crollo dei «PIIGS» dei“maiali” dell’Unione Europea: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Pensano che il default della Grecia sia inevitabile e che questo possa innescare un effetto domino. E’ singolare come certa stampa tricolore rimuova una «I» e tenti, causa la notoria piaggeria verso la casta politica bipartizan, di fare credere che l’Italia non corra il pericolo di un crollo tipo Argentina.
Secondo il premio nobel per l’economia Robert Mundell non è per niente così. «L’Italia è la principale minaccia per l’economia dell’area Euro. Qualunque cosa si faccia per la Grecia o per il portogallo o l’Irlanda, bisognerebbe salvare l’Italia per lo stesso problema. E questo sarebbe molto difficile».
Di qui l’importanza dell’incontro sulla situazione in Grecia con Savas M. Matsas.
Gli oligarchi dell’Unione, i creditori della Grecia (le grandi banche, gli edge fund e i fondi pensione), per evitare il loro default, vogliono imporre al popolo greco sacrifici inauditi affinché ripaghi il debito contratto dagli scellerati e corrotti governi ellenici.
Ma i lavoratori e il popolo di Grecia hanno risposto Nossignori! hanno deciso la lotta a oltranza perché ci sono altre vie per uscire dalla crisi, ad esempio annullare il debito, riconquistare la sovranità monetaria e politica uscendo dalla zona Euro e dall’Unione, .
Ciò che accade in Grecia ci riguarda. La lotta ingaggiata del popolo greco anticipa quella che dovremo fare noi.

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venerdì 19 febbraio 2010

La crisi del capitalismo vista da uno di loro

Perché dobbiamo cambiare il capitalismo

«Le banche dovrebbero essere smembrate e l'Occidente dovrebbe ridurre i consumi»
di Joseph Stiglitz

Nel corso della Grande recessione cominciata nel 2008 milioni di persone, negli USA e nel resto del mondo, hanno perso casa e lavoro, molti altri hanno temuto di dover subire la stessa sorte, e praticamente tutti quelli che avevano accantonato soldi per la pensione o per l'istruzione dei figli hanno visto i propri risparmi ridursi a una frazione del valore iniziale.Una crisi scoppiata negli Usa è diventata ben presto globale, man mano che in tutto il mondo decine di milioni d'individui – venti nella sola Cina - perdevano il posto di lavoro e altrettanti si scoprivano poveri.

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discussione sulle proteste operaie (2)


«Quello che colpisce è la disperazione delle loro parole e la tristezza dei loro sguardi»

di Maurizio Fratta


Condivido in gran parte l'analisi che Moreno Pasquinelli propone.
Ho ancora negli occhi le immagini della puntata di Annozero: volti di donne ed uomini giovani, operai dell'indotto della Fiat di Termini Imerese, operatrici di call center, precari della scuola e dell'Università.
Quello che colpisce è la disperazione delle loro parole e la tristezza dei loro sguardi.
Moreno giustamente ritorna su un punto che a me pare decisivo e che rimanda alla natura del capitalismo che il primo ministro Berlusconi, monopolista e manipolatore, impersona. 
"Gli industriali hanno saputo agire in modo che gli effetti della crisi agissero come elemento dissolutore della classe operaia nelle sue condizioni di unita' spirituale e materiale."  si trova scritto nelle tesi del II Congresso del PC d'I.
Da allora il perfezionamento della funzione di quella che possiamo definire coazione ideologica del capitale non può essere in nessun modo negata. O se volete -come disse Clara Zetkin- "il proletariato prima ancora di essere stato battuto militarmente lo era stato ideologicamente".
Sarebbe davvero utile ritornare ad analizzare i meccanismi che hanno consentito l'azzeramento di qualsiasi livello critico che hanno fatto si che gli operai mimetizzandosi, come dice Moreno, anelino a diventare così simili ai loro padroni.
Un'aspetto pero' mi e' chiaro.
E' stato quell'azzeramento a determinare questa accettazione ideologica incondizionata che si traduce nella resa al meccanismo di consumo imposto dalla classe dominante.

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giovedì 18 febbraio 2010

discussione sulle proteste operaie

HIC RHODUS! HIC SALTA!
  
considerazioni sull'intervento di Moreno Pasquinelli «Dopo il genocidio della coscienza»

di Giulio Bonali


Una volta tanto mi sia consentito di partire da questa frase latina resa celebre dal Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte, che solitamente viene usata per concludere un'argomentazione ritenuta stringente.
Ma il fatto é che Moreno Pasquinelli con il suo scritto ha proprio messo il dito nella piaga, evidenziando con la necessaria franchezza il drammatico scarto esistente fra la soggettiva capacità di intendere i fatti e di agire efficacemente da parte delle masse lavoratrici dell' occidente (ormai da diversi decenni del tutto prive -a livello per l' appunto di massa- di un' adeguata coscienza di classe) e il precipitare oggettivo della crisi sistemica che sta rapidamente facendo venir meno la possibilità per le classi dominanti di servirsi di quelle concessioni e dell' elargizione di quei limitati privilegi che così a lungo hanno loro garantito il necessario consenso per lo meno (ma non solo) passivo allo stato di cose pesente (concessioni e privilegi goduti non solo dai ceti medi, ma anche da "aristocrazie operaie" che, contrariamente a quanto rilevava Lenin, non erano rimaste limitate e minoritarie, ma tendevano anzi a generalizzarsi nell' ambito degli "esclusi dalla proprietà dei mezzi di produzione che contano" -tanto per intenderci- dell' occidente; o del "centro" del sistema imperialistico mondiale).

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Il mesto rientro nei ranghi del commissario Di Pietro

INCIUCI, INQUISITI ED EX-INQUISITORI


di Leonardo Mazzei
 
Due febbraio 2010, il Corriere della Sera pubblica una foto del 1992 in cui Antonio Di Pietro (allora Pm di «Mani Pulite») cena in compagnia di Bruno Contrada (allora n° 3 del Sisde, che verrà arrestato 9 giorni dopo) e – fatto un po’ più interessante – dell’«americano» Rocco Mario Modiati, un agente della Kroll, la cosiddetta «Cia di Wall Street» che della vera Cia è parente assai stretta.
Sei febbraio 2010, il congresso dell’Idv – alla fine l’hanno fatto! – sancisce la nuova linea: alleanza stretta con il Pd, sostituzione della linea protestataria con un nuovo profilo governista.
Non sempre 2 + 2 fa 4, ma molto spesso sì.

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mercoledì 17 febbraio 2010

la crisi sistemica mette in movimento i salariati

DOPO IL GENOCIDIO DELLA COSCIENZA
 
un giudizio sulla natura delle proteste operaie

di Moreno Pasquinelli

«Si deve raffigurare ciascuna sfera della società tedesca come il marchio d’infamia della società tedesca, bisogna far ballare questi rapporti mummificati cantando loro la loro propria musica! Bisogna insegnare al popolo ad avere orrore di se stesso, per fargli coraggio»
K. Marx


L’arte del dominio e i suoi tecnici

Sempre più evidenti sono i segnali che ci dicono che non siamo davanti ad una recessione momentanea, ma agli albori di una lunga depressione. Da parte nostra abbiamo affermato che assistiamo ai primi sintomi di una crisi-storico sistemica dei centri imperiali occidentali del capitalismo, una crisi epocale che avrà conseguenze sociali e geopolitiche enormi. Afferrano i cittadini di che cosa stiamo parlando? Ma ovviamente no! La gran parte di essi sono in uno stato di penosa incoscenza, prigionieri della mitica coppia ideologica per cui il capitalismo sarebbe un sistema eterno e il progresso crescente e ininterrotto. Tuttavia, proprio perché questa storia è finita, le masse saranno spinte a risvegliuarsi dal loro torpore, a mettersi in movimento. I primi segnali di risveglio sono sotto gli occhi ti tutti, si tratta di capirne la natura.

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martedì 16 febbraio 2010

«ABBIAMO UNA BANCA!»


lo strano caso di Unicredit





di insider anonimo


  Qualcuno la definirebbe la storia tipica (?) di una multinazionale. Qualcun altro potrebbe scomodare la lente di uno Sherlock Holmes finanziario per comprendere e far luce su orpelli, annessi e connessi legati a cambiamenti così repentinamente avvenuti e così altrettanto velocemente eclissati. Altri trarrebbero ispirazione dalla geometria nel constatare come pure nel settore societario/organizzativo la logica euclidea abbia un senso: solo un grande gruppo come il nostro (gruppo UniCredit S.p.A. già Unicredito Italiano S.p.A. - n.d.r.) riesce a compiere un intero angolo giro in soli sette anni (e qui si potrebbe scomodare anche l'analogia con gli acrobati ed i saltimbanco...). In parole diverse: si parte da un punto e s'inizia a cambiare, per poi mutare ciò che è stato cambiato, per poi trasformare ciò che è stato cambiato e... oplà: giungere dopo una rotazione di ben 360° al punto di partenza. Dalla facezia al serioso.

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Crisi del capitalismo e fallimento della sinistra

UN GIUDIZIO CRITICO SULLE ATTUALI PROTESTE OPERAIE

Intervista a Mario Tronti

di Anna Simone 

«Io ho sempre pensato, sin dagli anni ’60, che le lotte operaie non contano politicamente in quanto tali, ma in quanto vengono organizzate, prima sindacalmente e poi politicamente. Se questo era vero allora ed era facile perché alla Fiat erano in 120.000 a bloccare la produzione, diventa tanto più necessario oggi. Le tante micro-lotte a cui assistiamo oggi non riescono ad esprimere una vera e propria contestazione di sistema perché non hanno una rappresentanza politica, anche solo simbolica. D’altronde la sinistra in questi ultimi anni non si è occupata di questo, ha preferito lavorare sulle nuove “soggettività” emergenti, sull’ambientalismo, sul femminismo».

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Lettera aperta al direttore del TG3 Bianca Berlinguer

FOIBE E FALSIFICAZIONE STORICA

di Alessandra Kersevan e Paolo Consolaro
 
    Siamo ricercatori impegnati da tempo ad approfondire i temi delle vicende sui "confini orientali" nell'ultimo secolo. I nostri contributi sono raccolti prevalentemente (ma non solo) nella collana "Resistenzastorica" dell'editrice udinese Kappa Vu  ( ). 

 Riconosciamo e apprezziamo l'onestà intellettuale e la serietà professionale che vi contraddistinguono; siamo certi perciò che valuterete nel giusto senso la segnalazione di una (ennesima, scandalosa)

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lunedì 15 febbraio 2010

iniziativa di Rivoluzione democratica

incontro con i rivoluzionari greci

Firenze, sabato 6 marzo, ore 14,30
Sala del dopolavoro ferroviario
di S.maria Novella
Via Alamanni 4

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dai morti sul lavoro al suicida senza lavoro

L'antro della Sibilla

«Mamma scusami». 
Con queste due parole, scritte sul retro del modulo d’iscrizione agli elenchi per disoccupati, Emanuele Vacca, “bamboccione” torinese di 29 anni ha accompagnato il suo suicidio dopo che la piccola azienda per cui lavorava aveva annunciato di chiudere i battenti. Il capitalismo ha la sue regole, con la crisi si sbarazza della forza-lavoro eccedente. Ma questi pezzi di forza-lavoro sociale hanno un “difetto”, sono esseri umani, hanno dei sentimenti, hanno una dignità. Stia in guardia Monsieur le Capital! Potrebbe accadere domani che sia Lui ad essere appeso alla medesima corda. L’operaio rottamato che oggi si toglie la vita perché sente di essere un niente, potrebbe decidere di voler essere tutto, potrebbe decidere di farla finita, non con la vita, ma con la morte che il Capitale rappresenta.

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LA CONTRORIFORMA FISCALE DEL GOVERNO BERLUSCONI

PIU' TASSE 
PER QUASI TUTTI
(in barba alla Costituzione)

di Leonardo Mazzei

«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività» (art. 53 della Costituzione).

Prima sì, poi no; poi ancora sì e di nuovo no. Ora siamo al nì, ma di sicuro non è finita.
Se si trattasse soltanto di rincorrere gli annunci ed i controannunci sulla riduzione della pressione fiscale potremmo limitarci ad un po’ di ironia, a commento di una farsa un po’ stantia ma recitata con tanto impegno anche in queste prime settimane dell’anno. Ma dietro al fumo c’è anche l’arrosto, e se la diminuzione del carico fiscale è semplicemente impossibile, il vero obiettivo è una ulteriore redistribuzione della ricchezza verso l’alto. La cosa significativa – in un paese dove tutti amano riempirsi la bocca con la Costituzione – è che questo aspetto sia dato per scontato non solo da Berlusconi, ma anche dai suoi “oppositori” ufficiali.

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SI SALVI CHI PUO’, ANCHE L'ITALIA E' AVVERTITA

l’EURO 
A RISCHIO CRAC
a quale prezzo la Banca centrale europea potrà salvare la Grecia

di Moreno Pasquinelli

Giovedì 11 febbraio si è svolto a Bruxelles un “anomalo” Summit dell’Unione Europea con all’ordine del giorno la questione della gravissima crisi greca. Anomalo, visto che, a parte il primo ministro ellenico Papandreu, mancavano quasi tutti i capi di governo. Presenti invece i soci di maggioranza di Eurolandia Spa, quelli che contano davvero, i carolingi Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ovviamente accompagnati dali loro cani da guardia, il capo della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet  e il presidente della Commissione Barroso.

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domenica 14 febbraio 2010

Golpe elettrico in Sicilia

L’Esecutivo Centrale di “Terra e LiberAzione”

Nel gennaio dello scorso anno il sistema-Sicilia è stato oggetto di un vero e proprio Golpe elettrico. Il prezzo del kilowatt/ora, in poche ore, è misteriosamente schizzato in alto, trascinando il prezzo dell’energia su tutto il “mercato nazionale”.
L’arresto di uno spacciatore fa più notizia: ma qui si parla di un fiume di milioni che si sposta misteriosamente da una tasca all’altra, in poche ore. Con tanto di lamentele razziste antisiciliane.

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venerdì 12 febbraio 2010

Dibattito sulla crisi

IL FUTURO? LA GUERRA CIVILE!
spieghiamo perché

di Daniele Martinelli 


Al summit di Davos il logo Nike ha rappresentato la raffigurazione economica del ciclo del nuovo decennio: caduta rapida, ripresa lenta.
Quindi la Grecia è ormai fallita! seguiranno a ruota Spagna, Italia e Portogallo. Secondo le favole del regime cartaceo-televisivo l’unione europea dovrebbe “assorbire” i tonfi economici facendosi carico dei debiti degli stati falliti con conseguente svalutazione dell’euro, ma qualcosa mi dice che le 4 nazioni mediterranee saranno sganciate dall’Europa

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giovedì 11 febbraio 2010

SOPRAVVIVERA’ L’EURO FINO AL 2015?

perché il collasso della Grecia rischia di travolgere con l’Italia tutta Eurolandia?

di Moreno Pasquinelli

Sommario: 
1. "PIIGS" & Spread
2. Credit default swap (Cds)
3. La minaccia di un nuovo crollo finanziario e il destino di Berlusconi

La Grecia, dopo tre settimane di mobilitazioni contadine, è stata ieri completamente paralizzata dallo sciopero generale dei dipendenti pubblici, riuscito più di quello del 13 dicembre scorso. Per sanare i conti pubblici il governo “socialista” di George Papandreu, insediatosi nell’ottobrre scorso, ha approntato un piano di drastici tagli (ma il peggio deve ancora venire) alla spesa pubblica. Gridava un dimostrante: «Non sono stati gli operai che si son presi i soldi, ma i plutocrati. Che li diano indietro loro!».  Un delegato sindacale aggiungeva: «E’ una guerra contro i lavoratori e noi risponderemo con la guerra, con una lotta continua, fino a quando  il governo non ritirerà i suoi provvedimenti.» I segnali che giungono dalla Grecia confermano le tre tesi basilari su cui da almeno un anno e mezzo noi insitiamo: (1) la crisi che vive il capitalistmo occidentale è una crisi epocale, storico-sistemica; (2) essa avrà affetti devastanti facendo saltare per primi gli anelli deboli della catena imperialistica (e la Grecia è uno di questi); (3) la crisi pone fine alla lunga catalessi del conflitto sociale e causerà asprissimi e prolungati scontri sociali.

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mercoledì 10 febbraio 2010

IN MEMORIA DI UN RIVOLUZIONARIO

Basaglia in tv, 
l'utopia dei matti
 
di Umberto Galimberti


COME faccio a sapere che malattia ha una persona legata in un letto di contenzione da 15 anni? Come faccio a sapere di che cosa soffre un individuo a cui sono stati tolti, oltre ai suoi abiti, tutti gli oggetti personali, in cui poter rintracciare una pallida memoria di sé?
E che dire di quanti, in occasione di una crisi, venivano immersi in un bagno d´acqua gelata, o sottoposti a elettroshock? Erano queste alcune domande che Franco Basaglia si era posto quando, escluso dalla carriera universitaria per le sue idee non proprio in linea con la psichiatria vigente, giunse a Gorizia a dirigere il manicomio di quella città.


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lunedì 8 febbraio 2010

LA CRISI DEL CAPITALISMO SI AGGRAVA


SEI MILIONI DI AMERICANI SENZA UN REDDITO SALVO GLI ASSEGNI ALIMENTARI

Di Jerry White

In base ad un’analisi svolta dal New York Times su dati ufficiali, qualcosa come sei milioni di americani - 1 persona su 50 - vive senza un reddito che non siano gli assegni alimentari emessi dallo stato, pari a 100 o 200 dollari. Il quotidiano riportava che il numero di persone che ha dichiarato di essere disoccupato e di non ricevere alcun aiuto economico o assistenza sociale, assicurazione di disoccupazione, benefit, contributo per i figli o accompagnamento, ha avuto un’impennata del 50% negli ultimi 2 anni, via via che la recessione ha preso piede.

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sabato 6 febbraio 2010

LE BANCHE SGARRANO? “VI NAZIONALIZZO TUTTE, NON M’IMPORTA NIENTE”

Chavez e la lezione  venezuelana

di Marco Ferrante

C’è uno stato del mondo in cui tutto ciò che viene prodotto viene amministrato per il popolo e per conto del popolo. E c’è uno stato del mondo in cui se una banca si macchia di comportamenti fraudolenti e lesivi dell’interesse nazionale viene sanzionata in maniera non solo repentina ma anche esemplare. Che piacciano o no, i modi ruvidi di Ugo Chavez di amministrare il Venezuela come fosse cosa propria, rispondono perfettamente alla causa socialista. Senza fronzoli, in maniera efficace ed efficiente. Il popolo prima di tutto: questo sembra dire il socialismo venezuelano è sempre più un modello

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giovedì 4 febbraio 2010

PRODEZZE BERLUSCONIANE

Gli incontri con Netanyahu e  
Abu Mazen...nel racconto di 3 quotidiani Italiani....

di Massimo Marco Rossi*

Prima di leggere i trafiletti dei giornali sotto riportati  e, se ve ne avanza il tempo, gli articoli interi  direttamente sui giornali di ieri dai quali li ho estratti....vi prego di tenere presenti alcuni dati di fatto :

1 - Fonti bene informate affermano che :

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mercoledì 3 febbraio 2010

UNA QUINTA INTERNAZIONALE SOCIALISTA? DISCUTIAMONE

L'APPELLO DI CHAVEZ

Il 21 novembre scorso il PSUV (Partito Socialista Unificato del Venezuela) dava inizio ai lavori del suo primo Congresso Straordinario. Chavez ha aperto i lavori indicando quelle che ritiene le priorità del partito e del governo venezuelani, alle prese in effetti non solo con la tenace opposizione delle vecchie classi dominanti ma pure con le conseguenze della crisi finanziaria internazionale e le crescenti pressioni militari nordamericane.

Egli ha insistito sull'orizzonte del PSUV: la socializzazione dei mezzi di produzione da una parte, e dall'altra, la coscientizzazione del popolo, il carattere umanista della rivoluzione in atto.

Nel suo discorso ha poi lanciato come necessità storica la fondazione di una Quinta Internazionale Socialista, aperta a tutte le forze anticapitaliste e antimperialiste del mondo, oltre i vecchi steccati ideologici.

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martedì 2 febbraio 2010

UNO SGUARDO ALLA SITUAZIONE ITALIANA

A commento degli ultimissimi dati Istat

disoccupazione, crollo delle ore di sciopero e immigrati

di Moreno Pasquinelli

No, non vogliamo occuparci della diatriba tra destra e sinistra, della guerra per bande all’interno dei due blocchi sistemici, dei pettegolezzi su questo o quel piccante aspetto della vita privata dei politicanti, e nemmeno delle prossime elezioni regionali.

Poco c’è da dire sulle vicende di Palazzo, se non che fanno pena ma, ancora più importante, è che osservando quella roba lì, non si guarda in verità al  paese reale, ma ad uno spettacolo (indecoroso) che neanche lontanamente può essere considerato specchio o metafora della realtà sociale.

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lunedì 1 febbraio 2010

DISCUSSIONE SULLA "CARTA FONDATIVA" DI RIVOLUZIONE DEMOCRATICA

Rivoluzione Democratica si è costituita in associazione esattamente un anno fa. Successivamente è stata posta in discussione una Carta fondativa. Essa è ancora sub judice. Pubblichiamo d'appresso le osservazioni critiche di Roberto Fondi, del Coordinamento nazionale.


Proposte di modifica 
alla  «Carta Fondativa di Rivoluzione Democratica»

Proposizioni istituzionali e imperativi etico-civili per una rifondazione dello Stato

di Roberto Fondi


Premessa

L’inizio del percorso politico-culturale che conduce alle seguenti XXXV proposizioni può essere indicato nelle scelte ideali di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, nella critica al capitalismo di Karl Marx e di Werner Sombart e nelle istanze sociali dei cattolici “modernisti” Giuseppe Toniolo e Romolo Murri, alle quali possono fungere da logica prosecuzione la Carta del Carnaro del sindacalista Alceste De Ambris e del massone Gabriele D’Annunzio, le impostazioni corporativo-sindacali della Carta del Lavoro del fascista Giuseppe Bottai e le proposte socializzatrici della Repubblica Sociale Italiana, pienamente fatte proprie da figure come Nicola Bombacci, già amico di Lenin e fondatore del PCI (che non rinnegò mai il suo passato ideologico) e come Stanis Ruinas, fautore dal dopoguerra fino agli anni ’70 di una stretta alleanza tra fascismo e comunismo. Con il tempo, il suddetto percorso culturale è andato sempre più a convergere con le critiche al regime global-capitalista avanzate da autori quali Ivan Illich, Jean Ziegler, Serge Latouche, Jeremy Rifkin, Emmanuel Todd, Massimo Fini, Alain de Benoist, Edward Goldsmith, Gilbert Rist, Kirkpatrick Sale, Richard Heinberg e altri.


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