Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query partito italexit. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query partito italexit. Ordina per data Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2019

IL PARTITO DELL'ITALEXIT di Moreno Pasquinelli

[ domenica 25 agosto 2019 ]




Nella crisi sistemica il naufragio del governo giallo-verde apre una nuova fase politica. Che fase è? E soprattutto, che si deve fare affinché la protesta popolare sfociata nelle elezioni del 4 marzo 2018 non si disperda? Dentro Programma 101 è in corso una discussione di cui questo contributo di Pasquinelli è frutto. Lo sottoponiamo all'attenzione dei lettori come di tutti i patrioti.


Brexit


Una settimana fa il ministro conservatore britannico per la Brexit, Steve Barclay, nel disperato tentativo di riguadagnare terreno, ha firmato la legge che cancella l'European communities Act - Chapter 68, la legge del 1972 che sanciva l'adozione delle leggi europee da parte del Regno Unito. "Un passo storico per il ritorno dei poteri legislativi da Bruxelles al Regno Unito", così recita il comunicato del governo britannico. L'annullamento dell'European communities Act entrerà in vigore il 31 ottobre, data in cui la Gran Bretagna lascerà l'Unione europea, con o senza accordo. 

Un atto politico di un Paese indipendente deciso a riguadagnare la propria sovranità. Sottolineo "atto politico" perché da anni il campo sovranista italiano — a dimostrazione di quanto sia penetrata in ogni dove la concezione economicistica tipica dei capitalisti — discetta, fino al limite del funambolismo tecnicistico, su miracolistiche misure di carattere economico e monetario che potrebbero essere adottate a Trattati europei vigenti, cioè senza uscire dalla Unione europea e dall'eurozona.

Quando non si tratta di velleitari escamotage, queste misure sono presentate come "Piano A" di un governo sovranista e popolare che decide di adottarle e, ove Bruxelles lo vieti, allora, e solo allora, si dovrebbe procedere per l'uscita ("Piano B").


A mali estremi, estremi rimedi


Il problema del "Piano A - Piano B" è che con ciò ci si immagina che tra il governo sovranista e l'Unione possa darsi un negoziato all'acqua di rose, ecumenico, rispettoso della correttezza che distingue gli amici. Come la vicenda della Brexit insegna si tratta di un'idea campata per aria. Tutto depone per il contrario: i nemici della nostra sovranità ricorreranno ad ogni mezzo per impedire al Paese di sfuggire alla gabbia in cui siamo reclusi. I diversamente europeisti, malignamente, ci accusano di augurarcelo, di cercare il tanto peggio tanto meglio. Nient'affatto! Anche noi preferiamo le discese rispetto alle salite. Stiamo solo dicendo che occorre essere realisti, che occorre attrezzarsi ad una battaglia accanita e durissima. Per questo, e non da ora, associamo la proposta di uscita dall'euro a quella di un Governo Popolare d'Emergenza. Per essere ancora più precisi: al nemico che cercherà di far piombare il Paese nel caos, un governo deciso a non capitolare e evitare lo sfascio e un nuovo 8 settembre dovrà essere pronto a dichiarare lo Stato d'eccezione, ciò che appunto sarebbe la prova del nove del suo essere soggetto titolare di sovranità.

Una classe dirigente degna di un grande popolo non esiterebbe a ricorrere ad ogni strumento a disposizione per tutelare l'indipendenza e gli interessi della sua nazione. Solo una simile classe dirigente meriterebbe l'appoggio dei cittadini. Il consenso che otterrà sarà direttamente proporzionale alla sua fermezza.

Resta, nel caso (assolutamente certo) del niet dell'Unione Europea, che un governo sovrano dovrebbe anzitutto compiere l'ineluttabile atto politico di disdettare gli accordi anti-nazionali sottoscritti nei decenni e di stracciare tutte le relative norme unioniste. Quindi, siccome esse sono state recepite nella Costituzione, avviare la modifica di quest'ultima — se necessario attraverso una Assemblea Costituente. Hic Rodhus, hic salta: non ci sono tecnicismi e acrobazie economiciste che tengono. Tanto più nei momenti altamente critici, la decisione politica va messa al posto di comando.


Appoggio tattico


Soloni, finti sapienti e grilli parlanti d'ogni specie, a causa della débâcle del governo M5S-Lega, ci chiedono l'autocritica per avere scelto una posizione di appoggio tattico. Dobbiamo deluderli, non faremo alcuna autocritica. 

Si trattava per noi, visto che riteniamo lo scontro con l'Unione europea la questione delle questioni, di sostenere la rivolta elettorale del 4 marzo 2018, di dare nuovo slancio alla sua forza propulsiva. Grazie a quel terremoto, per la prima volta dal 1948, le élite sistemiche sono state cacciate all'opposizione così che il fortilizio di Palazzo Chigi era caduto in mano a due forze populiste — zoppe, inconseguenti, tentennanti quanto si vuole, ma per loro natura invise all'euro-oligarchia ed ai suoi alfieri nostrani.

I "sovranisti senza sé e senza ma", i tuttosubitisti, che in anticipo dicevano di aver tutto capito e previsto, hanno denunciato Di Maio e Salvini come due cialtroni, come traditori: "faranno come Tsipras". Bontà loro si son messi l'anima in pace, conciliando la propria coscienza con la loro impotenza. L'appoggio tattico al governo non era affatto una codista scelta di campo — si rilegga quanto scrivemmo nel luglio 2018 — era invece la maniera per agire sulla contraddizione principale, accentuando il contrasto irriducibile tra gli interessi e le speranze popolari e l'intero sistema eurocratico così come, al contempo, la maniera per porre un cuneo tra la volontà di cambiamento di tanti cittadini e le due esitanti forze populiste.

Sapevamo che la pratica dell'appoggio tattico, come scelta di campo, racchiudeva dei rischi — chi non vuole correrli è meglio che non si occupi di politica. Tre erano infatti le possibilità nella partita apertasi col 4 marzo 2018 e la nascita del governo giallo-verde(blu) il 1 giugno: (1) LA ROTTURA CON LA UE — inevitabile nel caso i giallo-verdi avessero rispettato il mandato ricevuto per una svolta radicale nelle politiche economiche e sociali; (2) LA CAPITOLAZIONE —esito greco appunto; (3) TIRARE A CAMPARE — ovvero la via di mezzo accettando compromessi pasticciati con Bruxelles. 
Ora, se fare politica significa agire sulla "realtà effettuale" e non invece esplorarsi il naso in attesa della Provvidenza, ciò implicava di necessità contribuire affinché si affermasse la prima possibilità, sventando la terza e contrastando la seconda. Alla fine della fiera si è realizzata la terza possibilità, col particolare che a forza di tirare a campare il governo ha tirato le cuoia.

Avevamo escluso, è vero, la capitolazione (che infatti non c'è stata), non avendo affatto sottovalutato la possibilità di compromessi raffazzonati. Che questa fosse anzi la cosa più probabile ci fu chiaro dopo il veto di Mattarella su Savona a Ministro dell'economia e l'accettazione da parte dei giallo-verdi di Tria al suo posto e Conte primo ministro. Dicemmo subito (QUI, QUI e QUI) che il governo nasceva all'insegna di un brutto compromesso, che aver accettato nel governo quel Cavallo di Tro(i)a avrebbe impedito al governo ogni svolta vera —salvo sostituirlo presto. Scrivemmo (giugno 2018) infatti che l'aver imbarcato la Quinta Colonna euro-mattarelliana minava non solo l'efficacia ma la stessa stabilità del governo. 


Quattro domande


Che la caduta del governo giallo-verde sia stata una grande iattura — di cui Matteo Salvini in primis porta la gravissima responsabilità e, in secundis, la cupola dei 5 Stelle — solo degli scellerati possono negarlo. Chi esulta infatti sono i poteri forti neoliberisti, le élite eurocratiche e i loro lacchè italiani, che ora ne approfittano per restaurare, dopo la breve fase populista, il sistema bipolare ex ante ed il loro comando politico. In questa prospettiva non è solo necessario che i 5 Stelle vengano inglobati in un nuovo centro-sinistra, è funzionale che dall'altra parte si stabilizzi un blocco di destra, malgrado sia lo stesso Salvini ad esserne il padrone. 

PRIMA DOMANDA: è inevitabile la restaurazione del bipolarismo? No, non lo è. Certo, che sia lo sbocco preferito dall'élite ha un peso enorme, ma che esso si compia dipende dalla congiunzione di diversi fattori, il primo dei quali è il miglioramento della situazione economica e sociale, che invece si aggraverà, anzitutto nell'euro-germania, quindi dalla riuscita del sodalizio tra M5s e Pd e dalla compattezza di entrambi.

SECONDA DOMANDA: l'indecorosa caduta del governo giallo-verde spegnerà la spinta propulsiva al cambiamento che si affermò il 4 marzo? La nostra risposta è no. Essa ha subito un rovescio ma rialzerà la testa sia perché restano sul tappeto tutti i motivi di fondo che l'avevano innescata, sia perché resta maggioritaria l'aspirazione a riconquistare la sovranità accompagnata dalla giustizia sociale.

TERZA DOMANDA: che piega prenderà dunque questa spinta? Dipenderà da diversi fattori, uno dei quali è se sorgerà o non sorgerà una forza politica che proverà ad indirizzarla e rappresentarla.

QUARTA DOMANDA: di che tipo di forza politica c'è bisogno nel nostro Paese? Che forma e piattaforma programmatica dovrebbe avere?


Per una volta facciamo gli inglesi

C'è differenza tra quello che sarebbe per noi auspicabile e quello che è invece realisticamente fattibile in questa fase. Fase, ribadiamolo, segnata anzitutto dal dilemma se l'Italia debba essere inghiottita nel processo che vede l'Unione europea trasformarsi in super-stato — quindi trascinata in una spirale nient'affatto lineare e che sarà anzi segnata da sconvolgimenti geopolitici, sociali e istituzionali — o se sopravviverà come stato-nazione. 

In quanto Sinistra Patriottica noi ci consideriamo il nucleo di un Partito rivoluzionario e socialista. Riteniamo tuttavia che una rivoluzione socialista non solo non sia all'ordine del giorno, ma che essa sia pensabile solo sui tempi lunghi. Riteniamo infine che una rivoluzione che apra la via ad un'alternativa socialista non cade dal cielo, né sarà un parto della storia con i rivoluzionari che debbono limitarsi a fungere da levatrice. Essa può avanzare solo nelle battaglie che segneranno la realtà effettuale, facendo i conti con le sue diverse fasi. Essa si farà quindi strada se le minoranze rivoluzionarie sapranno adattarsi al concreto terreno di scontro, partecipando alle lotte, per quanto "impure", sapendo approfittare delle contraddizioni sempre esistenti nel campo nemico.

Siccome L'Italia si troverà davanti al bivio se rinascere o morire prima dell'auspicata  rivoluzione socialista è nella battaglia per la sovranità che la Sinistra Patriottica deve farsi le ossa e consolidarsi. Se da sempre parliamo della necessità di un CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) è perché siamo consapevoli che solo un grande, unitario e trasversale movimento di sollevazione popolare può liberarci dalla prima cintura di catene che ci imprigiona. Ma questo movimento, tanto più dopo il comprovato fallimento dei populisti giallo-verdi, sorgerà solo se da adesso troverà il guado per attraversare il fossato che divide le minoranze sovraniste dal popolo.

Come superare il fossato? Una cosa è chiara, tutte le vie perseguite in questi ultimi dieci anni si sono dimostrate sbagliate, tutti i diversi tentativi hanno fatto fiasco. Sono falliti gli entrismi in partiti già esistenti, falliti i tentativi dei piccoli gruppi di fondarne di nuovi, falliti pure i nostri di confederare questi gruppi per fare di questa confederazione la base di un Comitato di Liberazione Nazionale.

Dalla vicenda della Brexit  giunge, per chi voglia vederla, la soluzione. Proprio così, si dovrebbe seguire, mutatis mutandis, l'esempio del Brexit Party. Nato nel gennaio di quest'anno in pochi mesi è diventato il partito maggioritario tra i cittadini inglesi. Sappiamo bene che esso ha potuto sfondare grazie alla grave crisi politica provocata dal referendum pro-Brexit, dal solco profondo da esso scavato tra il sentire popolare ed i principali partiti, dal conseguente marasma maturato nelle file dell'élite. I tempi potranno essere diversi ma lo stesso solco tra popolo ed élite si va allargando anche qui da noi. Lo spazio politico dell'euroscetticismo e dell'euroantagonismo tenderà ad ampliarsi nei prossimi mesi e anni. Non basta agire affinché esso si allarghi, occorre che diventi forza politica.

Come quello inglese il Partito Italexit sarebbe quello che si dice un partito di scopo. E lo scopo è uno e uno solo: l'uscita dalla Ue e dall'eurozona. Come deciso dagli inglesi esso si scioglierà una volta ottenuto l'obbiettivo e, com'è ovvio, una volta liberato il Paese, dal suo seno le diverse correnti politiche e ideologiche prenderanno ognuna la sua propria strada. 

Cinque i punti della sua piattaforma: (1) Disdettare i Trattati e gli accordi anti-nazionali da Mastricht in poi; (2) Uscire dalla gabbia della Ue; (3) Riguadagnare la sovranità politica e monetaria; (4) Ripristinare la democrazia; (5) Tornare alla Costituzione del 1948.

Chi è d'accordo ne fa parte a pieno titolo, a prescindere da dove venga, se abbia o no una tradizione politica, se faccia parte di un gruppo o meno. A chi ci dirà che questo "partito di scopo" rassomiglia ad un CLN rispondiamo: è la sua forma che è diversa. Non parliamo a caso di Partito. Non dev'essere infatti un'accozzaglia informe, una posticcia addizione di correnti, una confederazione. Nè tantomeno deve assomigliare ai cosiddetti "movimenti liquidi" in stile M5s tutti basati sulla truffa della E-democracy. Dev'essere invece un partito solido, pronto a gettarsi nella mischia, democraticamente organizzato dal basso verso l'alto, con un congresso costitutivo, con uno statuto, con una direzione eletta dai membri, con sezioni e sedi, con efficaci strumenti di propaganda e azione. 

Questa è la proposta che ci sentiamo di fare a tutti i patrioti. E a loro la sottoponiamo, nella speranza che non soltanto sia condivisa, ma collettivamente affinata e meglio precisata.


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101



martedì 15 ottobre 2019

12 OTTOBRE: I GUFI MASTICANO AMARO

[ martedì 15 ottobre 2019 ]


Stefano D'Andrea, presidente del FSI non si smentisce mai. 
In Italia si svolge la prima manifestazione di piazza per l'Italexit, e lui cosa fa? Ovviamente l'attacca. Fin qui nulla di male, l'uomo e lo stile sono quelli. Però a tutto c'è, o ci dovrebbe essere, un limite.
Evidentemente il D'Andrea mastica amaro. Prima ha provato 
(in compagnia di quattro rancorosi che si sono spinti fino all'infamia) a sabotare la manifestazione dicendo che sarebbe fallita; poi, di fronte all'evidente successo, si inventa che noi saremmo i sovranisti dell'«io», mentre lui rappresenterebbe il «noi». E qui siamo alle comiche. Alla manifestazione hanno aderito 33 (trentatre) associazioni (incluse quelle da lui citate), ma mancando per sua scelta il suo Fsi noi saremmo quelli dell'«io»... 
D'Andrea conosce bene i promotori della manifestazione. E sa benissimo che essi sono tutti per il «noi», cioè per l'organizzazione cosciente dei patrioti costituzionali. Ma, a differenza della sua cronica autoreferenzialità, i promotori del 12 ottobre hanno voluto allargare il campo della partecipazione, raccogliere molteplici spinte. In una parola, hanno teso ad unire anziché dividere. E, piccolo particolare, ci sono riusciti. Riflettere su questo dato forse non sarebbe male. Sta di fatto che la prima manifestazione di piazza per l'Italexit si è tenuta e ad essa il D'Andrea non c'era.

*   *   *

Ecco cosa scrive il D'Andrea nel suo delirio...


«Noi abbiamo impiegato 7 anni a mettere assieme quasi 1000 persone con due o tremila simpatizzanti. E l'entusiasmo degli iscritti cresce continuamente e da tre anni non va via nessuno che si sia impegnato. La disciplina è massima, la fede alta, la contentezza di stare in questo partito generale. Ebbene a un certo punto gente che non ha costruito nulla che ha fallito quasi dieci volte, che le ha tentate tutte eppure non è riuscita a muoversi dal punto di partenza, organizza una manifestazione nella quale non devono esserci i simboli di partito. Ma stiamo scherzando? Vuoi far fuori gli unici che hanno dimostrato di saper fare qualche cosa? Che crescono di numero non subiscono scissioni si candidano in comuni e regioni e almeno dimostrano di raccogliere le firme e diffondono in 300 un editoriale tutti i giorni su facebook? Perché li vuoi fare fuori? Perché del movimento non ti interessa niente. Cerchi quel ruolo che la storia ha dimostrato non devi avere. Dico vuoi non per riferirmi a te ma a chi ha organizzato la manifestazione. Non c'è processo aggregativo che non sia anche non processo di selezione. Far fuori e toglierci dalle balle quelli che hanno fallito più volte è vitale. Adesso speriamo che Vox si consolidi (non sono certo che riuscirà ma mi auguro di si). Poi noi e vox organizzeremo una manifestazione nella quale tutti dovranno avere un simbolo di partito o associativo. Gli individui individualisti, gente che non sta con noi non sta con vox non sta con altra direzione non sta con senso comune perché chi sa chi credono di essere, anche se non ne hanno mai azzeccata una, hanno rotto le balle. Il problema sono loro ma ancora per poco, uno o due anni al massimo.
Stefano D'Andrea»


... e la risposta di un nostro compagno


Stefano D'Andrea ci sono nel tuo post tante inesattezze quante sono le righe.
Per cominciare parli come se la tua organizzazione fosse una azienda che deve conquistare quote di mercato, con un proprio marketing e un logo da estendere. Con te stesso come amministratore delegato, presidente, ragioniere e contabile. Noi contro loro, noi contro tutti. Voi i migliori, gli illuminati, i più disciplinati, gioiosa armata alla conquista del mondo, loro i falliti, quelli che non riescono a muoversi dal punto di partenza. Una filosofia politica che puzza di competizionismo e neoliberalismo da ogni poro. 

Poi però scopriamo che "i falliti" portano 3.000 persone in piazza sotto una unica bandiera quella della indipendenza e sovranità popolare. Allora tanto falliti non sono.

In un soprassalto di narcisismo passi ad identificarti con la Storia, il supremo giudice che caccerà i reprobi (gli organizzatori del 12 ottobre che non devono avere nessun posto nella storia) e metterà al loro posto i valorosi dell'FSI, i quali a passo di lumaca si faranno spazio tra le folle conquistando il mondo!

Alla fine dal narcisismo, con scatto felino e volo pindarico, passi addirittura alle minacce, alla caccia all'untore, rivolgendo un accorato appello urbi et orbi "a far fuori quelli che hanno fallito" (che sono sempre quelli del 12 ottobre senza bandiere di partito). 

Stefano D'Andrea qui forse ci vuole un bravo terapista, perché stiamo andando oltre i confini del politico, in una terra dove primeggiano quelle che Spinoza chiamava passioni tristi, l'odio, il senso di rivalsa, la competizione, etc, che non a caso sono il concime, ma sarebbe meglio dire il letame del neoliberismo.

Dulcis in fundo concludi con una delle tue solite perle : 
"Far fuori e toglierci dalle balle quelli che hanno fallito più volte è vitale". Gli individui individualisti, gente che non sta con Fsi perché chi sa chi credono di essere, anche se non ne hanno mai azzeccata una, hanno rotto le balle. Il problema sono loro ma ancora per poco, uno o due anni al massimo".
Qui l'aria diventa quasi irrespirabile e si sente tanfo di squadrismo ideologico. Se non fai parte di qualche setta sovranista, che non siano quelle  gradite al "Guru" non sei nessuno. E se sei fuori da queste, hai un tempo di vita brevissimo! Tocchiamoci gli zibidei mi verrebbe da dire.
Faccio un accorato appello personale a tutti i militanti del Fronte Sovranista: costruiamo insieme un fronte unitario per la liberazione nazionale e date un po' di calmanti al vostro "leader maximo". Se questi non bastano trovate un bravo terapista!

Mauro Pasquinelli

mercoledì 4 settembre 2019

DIMMI CHI ESULTA E TI DIRÒ CHI SEI di Piemme

[ mercoledì 4 settembre 2019 ]

Chi ci segue sa che non abbiamo mai avuto dubbi sul successo dell'inciucio tra Pd e M5s.
Ne eravamo sicuri per due fondamentali ragioni. La prima è che l'attore più forte, ovvero il partito eurista, era deciso a sventare le elezioni anticipate e tornare a rioccupare la postazione di palazzo Chigi. La seconda è che l'M5s, vista la dolorosa erosione a vantaggio dell'alleato Salvini, doveva per forza riposizionarsi. Di Maio e company avevano solo due alternative: o sfidare Salvini contendendogli l'egemonia del campo sovranista-populista o fare la mossa opposta, raggiungendo il campo opposto, quello europeista —ciò che è avvenuto col gesto altamente simbolico del voto alla Von Der Leyen.

Non solo. Durante le altalenanti e incerte fasi del negoziato tra Pd e M5s segnalavamo che l'inciucio non era una mera operazione posticcia e tatticistica di galleggiamento, bensì strategica: l'ambizioso tentativo di ricostruire uno stabile blocco politico di centro-sinistra che sia al contempo braccio politico del grande capitalismo e mezzo in vista del ripristino dell'assetto bipolare fatto a pezzi il 4 marzo 2018. Per questo abbiamo definito l'operazione come RESTAURAZIONE.

Siccome il negoziato si va concludendo con l'accordo tra Pd e M5s (già oggi Conte e il suo governo potrebbero giurare al Quirinale) in borsa si esulta e lo spread non è mai stato così basso. Il segnale che spazza via ogni dubbio sulla natura dell'operazione Conte-bis.

Ovviamente il lupo si traveste da agnello. La restaurazione non può presentarsi ai cittadini per quello che effettivamente è, essa è obbligata a camuffare la sostanza neoliberista dietro la maschera del progressismo, nonché nascondere l'eurismo dietro l'inganno di un'altreuropeismo di maniera. L'Unione matrigna saprà concedere ai suoi lacchè un po' d'ossigeno, ovvero quei margini di "flessibilità" per evitare che la prossima Legge di bilancio appaia come austeritaria. L'imbroglio durerà poco, tanto più se l'attuale recessione economica globale si approfondirà, essa colpirà al cuore anzitutto proprio l'Unione europea, ponendola davanti al bivio di reinventarsi su più solide basi o andare verso una definitiva disgregazione.

Le potenti forze oligarchiche europee, raccolte attorno all'asse franco-tedesco non solo si opporranno al disfacimento della Ue, vorranno compiere il decisivo passo per il suo consolidamento come super-stato, ciò che implica da parte degli stati membri ulteriori e finali cessioni di sovranità.

L'Italia, già anello debole della catena Ue, diventerà a maggior ragione il principale campo di battaglia tra i due opposti campi di forze: quello che vorrà fare del Paese la terza gamba del super-stato unionista e quello che punterà a staccarsene. La posta in palio è se l'Italia sopravviverà come nazione o se diverrà provincia di un nuovo incipiente impero.

Ne vedremo necessariamente delle belle.

Se non ci sono dubbi su quale sarà la scelta di campo del governo Conte-bis, incerto è invece il posizionamento che sceglierà della Lega di Salvini (ammesso che ci sia ancora lui alla testa). Di Lega non ce n'è una, ne abbiamo piuttosto due. Quando il gioco si farà duro l'uno si potrebbe dividere in due, con l'ala nordista-europeista che non esiterà a mollare l'ala sovranara.

Entriamo dunque in una nuova fase della crisi sistemica, destinata a scomporre e ricomporre ogni campo politico (anche quello che oggi viene chiamato sovranista) e all'interno dei diversi campi la lotta si svolgerà in ogni singola sua parte. Dallo sfaldamento di quello che avevamo chiamato dopo il 4 marzo "campo populista" qualcosa di buono deve nascere e nascerà.

Nel Paese, tanto più dopo il riposizionamento europeista del M5s, c'è già adesso uno spazio politico e sociale vuoto. E' lo spazio di quello che potremmo chiamare del "terzo polo", no-euro e antiliberista. La Sinistra Patriottica può e deve svolgere un ruolo importante nella costruzione di questo "terzo polo".

Di proposte che vadano in questa direzione noi non ne vediamo —non lo sono quelle che ci prospettano nuovi partitini. Una proposta l'abbiamo fatta, quella del PARTITO ITALEXIT. 



Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101


venerdì 24 gennaio 2020

LA VIA DELL'ITALEXIT di Leonardo Mazzei



Alcuni lettori, per niente convinti dell'ITALEXIT, ovvero dell'uscita dall'euro, hanno mosso delle obiezioni alle tesi di MPL-P101 pubblicate giorni addietro.  "L'Italia è troppo piccola per reggere l'urto della reazione dei mercati", "col debito che abbiamo ci strangolerebbero", "i capitali fuggirebbero a gambe levate", "avremmo inflazione e... svalutazione". Volentieri entriamo nel dettaglio con questo articolo.

giovedì 14 marzo 2019

L'AUTOGOL DI MIMMO PORCARO di Leonardo Mazzei

[ 14 marzo 2019 ]

Noi "sovranisti storici"

Una risposta a Mimmo Porcaro


Abbiamo dato ampio spazio all'assemblea nazionale di presentazione del Manifesto per la Sovranità Costituzionale. Avremo tanti difetti, ma quello del settarismo sembra proprio di no.

Intervenendo sul contenuto del Manifesto, Programma 101 ha segnalato da un lato la larga convergenza con analisi e proposte che per primi abbiamo avanzato, dall'altra la sua astrattezza politica, il suo sostanziale vuoto strategico.

La lacuna più grave, scriveva P101 agli inizi di febbraio, è che:
«da nessuna parte si scrive che l’Italia deve uscire dall’eurozona e dall’Unione. Da nessuna parte si proclama a chiare lettere la necessità dell’Italia di battere moneta propria attraverso una banca centrale pubblica. Una mancanza che anche a noi ha lasciato di stucco. Data questa assenza, mentre tutti, da sinistra a destra, si trastullano nell’illusione di poter “cambiare i Trattati”, la prospettiva (di sapore gollista) di una Confederazione europea di nazioni sovrane ha un sapore davvero sinistro». 


Era fondata quella critica? Ovviamente sì, come ci conferma la debole giustificazione del passo indietro compiuto, pronunciata all'assemblea di Roma da Mimmo Porcaro.

Scrive Porcaro:
«La seconda condizione (per la riuscita del progetto, ndr) è l’allontanamento da quello che io chiamo “sovranismo storico”, ossia da un atteggiamento culturale e politico che meritoriamente sottolinea e ribadisce il carattere antipopolare dell’ Ue e dell’Uem, ma proprio per questo tende, pur quando non vuole, a fare dell’exit e del recupero della sovranità nazionale un fine in sé e non un mezzo, impedendosi così di crescere oltre il proprio steccato e di aumentare la propria capacità di convincere (e rassicurare) quella grande maggioranza dell’elettorato che è necessaria a sostenere la rottura con le istituzioni comunitarie. Non si può costruire un partito sull’uscita dall’euro e sulla rottura con l’Unione. Non si costruisce un partito con largo seguito popolare su una serie di negazioni e su una prospettiva obiettivamente complessa che gli avversari hanno buon gioco a drammatizzare».

Ora Porcaro, secondo uno stile non proprio originale, non fa nomi. Ma è chiaro che noi saremmo tra quei "sovranisti storici" da cui allontanarsi. Certo, questo "allontanamento" non riguarda solo noi. A occhio e croce dovrebbe riguardare anche quel Mimmo Porcaro che nel 2014 sottoscrisse con noi il Vademecum per l'uscita dall'euro, prodotto dall'allora coordinamento nazionale della Sinistra contro l'euro.

Ma lasciamo perdere e concentriamoci sugli argomenti adesso sostenuti, che a me sembrano fondamentalmente tre. Il primo è che gli innominati "sovranisti storici" confonderebbero i mezzi con i fini, il secondo è che insistere sull'uscita restringerebbe la possibilità di crescita, il terzo è che non si costruisce un partito solo con dei no.

Che dire? Si è compiuto un deciso passo indietro - specie il gruppo di Rinascita (di cui Porcaro fa parte) lo ha compiuto - e si tenta una maldestra difesa del percorso intrapreso.

Confusione tra mezzi e fini? Porcaro sa bene che non è il nostro caso. Sa bene che abbiamo sempre parlato di uscita dalla Ue e dall'euro come condizione necessaria, ma non sufficiente ad uscire dal disastro in cui è stato condotto il nostro Paese. Sa bene che abbiamo sempre pensato ad un soggetto politico costruito su una nuova prospettiva socialista. E sa bene che alcune delle nostre vecchie divergenze riguardavano proprio questo punto, che ci differenziava ad esempio dall'impostazione di Alberto Bagnai. Di chi parli dunque Porcaro proprio non sappiamo.

Il secondo argomento non è meglio del primo. I sovranisti non sono cresciuti perché troppo radicali? Dovremmo allora passare da un sovranismo esplicito ad un semi-sovranismo criptico e per iniziati? Ma davvero si pensa che le persone siano così stupide? Potrei forse capire se si fosse al governo, perché in quel caso ogni parola dell'ipotetico ministro Porcaro potrebbe far sobbalzare lo spread. Ma non è questo il caso. Si pensa forse di ottenere più consensi con una nuova forma di altreuropeismo? Auguri, non resta che provare. La compagnia di sicuro non mancherà: da destra a sinistra, passando per il centro sistemico imperniato sul Pd, son tutti su questa linea. E questo mentre perfino dalla Germania si ammette cos'é stato il disastro dell'euro per l'Italia.

Stefano Fassina
Infine, certo che «non si costruisce un partito solo con dei no». Ma non si costruisce neppure senza pronunciare dei no, senza indicare chiaramente il nemico, in primo luogo quello individuato come  principale nella fase politica in cui si combatte. E, di grazia, quale sarebbe oggi questo nemico principale se non la gabbia eurista che, legittimando il neoliberismo, fa da schermo al potere di quell'oligarchia finanziaria che è il cuore e il simbolo di un sistema da rovesciare? La verità è che ogni soggetto politico che ha lasciato un segno nella storia ha sempre detto dei "sì" e dei "no". Si pensa forse che sia adesso arrivata l'epoca dei "ni"? Noi non crediamo proprio.

Ovviamente non siamo così sciocchi da non considerare alcune esigenze tattiche. Riguardo all'Italexit, in decine di nostri scritti abbiamo parlato dell'utilità  di un Piano A e di un Piano B. Dunque, a prima vista, potremmo essere d'accordo con Porcaro quando scrive che:
«Si tratta di non presentare l’exit come programma immediato, di avere per ogni evenienza un programma di governo sic stantibus rebus, e di definire contemporaneamente un piano A di uscita negoziata e di apertura ad una ricostruzione dell’Ue su basi confederali, ed un piano B di uscita unilaterale in risposta al precipitare di una crisi non altrimenti gestibile».

Bene, dov'è allora il problema? Il problema è che nel Manifesto per la Sovranità Costituzionale il Piano B proprio non c'è. E' semplicemente scomparso, cancellato, defunto. Che si dice allora a proposito dell'euro? Leggiamo:
«La sovranità costituzionale è, quindi, condizione per abolire la tirannia del principio della libera concorrenza, subordinandolo all’utilità sociale e alla dignità della persona. A tal fine, la moneta è variabile politica decisiva, da portare al servizio del welfare e della democrazia costituzionale».

Che dire? Una scoperta sconvolgente, che non ci rivela però di quale moneta si stia parlando. Peccato, sarà per un'altra volta. Magari, nel frattempo, qualcuno potrebbe spiegarci che senso abbia parlare di sovranità se non si dice chiaramente che bisogna liberarsi dal giogo eurista.

Ora, noi saremo "sovranisti storici" (e siamo felici di esserlo), ma chi pensa di nascondere le debolezze strategiche e le ambiguità politiche del Manifesto dietro a simili argomenti non rende di certo un bel servizio alla sua causa.


Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101

domenica 17 giugno 2018

SI PUÒ USCIRE DALL'EURO: ECCO COME di Leonardo Mazzei




[ 17 giugno 2018 ]

Un formidabile saggio di Leonardo Mazzei. Una guida pratica che spiega, a chi abbia già capito i perché, i COME si possa e si debba uscire dalla gabbia della moneta unica e riconquistare sovranità monetaria. "Non sarà una passeggiata ma l'Italia ha tutto da guadagnare".
Cinque , in risposta agli euroinomani ed ai seguaci di T.I.N.A., i temi sviscerati: 1) la svalutazione, 2) l'inflazione, 3) la fuga dei capitali, 4) la ridenominazione del debito, 5) il presunto isolamento dell'Italia e le sue dimensioni ritenute troppo piccole per ritornare alla sovranità monetaria. 

Buona lettura.*


Quelli che... ormai è troppo tardi
Che l'euro sia un grave problema per l'economia italiana viene ormai riconosciuto con sempre maggior frequenza. Ma mentre la platea degli ultras della moneta unica si va pian piano svuotando, viene invece a riempiersi quella di chi, pur ammettendo i danni prodotti, sa solo concludere che ormai è troppo tardi per uscirne.

Insomma, se fino a qualche tempo fa si doveva assolutamente restare nell'eurozona per i presunti benefici di questa collocazione - moneta "forte", aggancio a sistemi produttivi considerati più avanzati, tutela del risparmio, eccetera - oggi si tende ad evidenziare i problemi connessi all'uscita. Segno dei tempi, senza dubbio, ma anche della manifesta impossibilità di continuare a sostenere la bontà di una scelta che ha fatto sprofondare l'Italia nella crisi più grave degli ultimi ottant'anni.

Certo, la recessione scoppiata nel 2008 ha avuto una dimensione non solo europea, ma il fatto che si sia rivelata più profonda e prolungata proprio nell'Unione, ed ancor più nell'eurozona, qualcosa dovrà pur dirci. Tanto più che tra i benefici dell'euro doveva esserci pure quello di attenuare i cosiddetti shock esterni. E' avvenuto invece il contrario, come dimostrato da tutti gli indicatori economici: da un lato l'Unione Europea è l'area dove la crisi ha picchiato più duro, dall'altro l'euro ha aumentato le asimmetrie tra le varie economie nazionali che la compongono. Detto in altri termini, la moneta unica ha innescato un meccanismo di redistribuzione della ricchezza al contrario, avvantaggiando i paesi più ricchi (Germania in primis) a danno di quelli considerati "periferici". Tra questi l'Italia.

Naturalmente, il nostro Paese non è l'unico ad essere profondamente danneggiato dall'euro, basti pensare al drammatico caso della Grecia. Né le negative conseguenze della moneta unica sono solo di tipo economico, dato che il vincolo esterno così prodotto colpisce a morte la stessa democrazia parlamentare. Diversi sono dunque i motivi per tornare alla moneta nazionale: dalla riconquista della sovranità democratica, al recupero del controllo dello strumento monetario come mezzo decisivo per realizzare una politica economica volta ad uscire dalla crisi ed a contrastare la disoccupazione.

Chi scrive non ha dunque dubbi sulla necessità di uscire dall'euro e dalla stessa UE, ben sapendo al tempo stesso che per ottenere una vera svolta l'uscita è sì necessaria ma da sola non sufficiente. Ma una necessità di questa portata è senz'altro una priorità assoluta. Anche perché, senza uscita dalla gabbia dell'euro, ogni ipotesi di vera ripresa (e dunque di lotta alla disoccupazione) non si regge in piedi. Il decennio alle nostre spalle è lì a dimostrarlo.

Colpisce come di fronte al disastro economico di questi anni i difensori della moneta unica si stiano ora asserragliando dietro ad una campagna terroristica, ricca di argomenti irrazionali come di affermazioni assolutamente false. E' di questo che vogliamo occuparci in questo articolo, dedicato in primo luogo a quanti, pur variamente collocati, ci propongono grosso modo un solo ragionamento: sì, è vero, l'euro crea problemi, aderirvi è stato forse un errore, ma ormai è troppo tardi, visto che uscirne adesso sarebbe una catastrofe. Un esempio di questo modo assurdo di affrontare le cose è condensato in questa frase, che chiude un articolo di Giorgio Lunghini sul Manifesto del 23 settembre 2016: 
«In breve, l’Unione Economica e Monetaria europea è come l'"Hotel California" nella canzone degli Eagles: forse sarebbe stato meglio non entrare, ma una volta dentro è impossibile uscire». [1] 
Il fatto è che una vera e propria catastrofe economica e sociale è già in atto da anni. Dal 2008 l'Italia ha perso 9 punti di Pil ed il 25% della produzione industriale, mentre la disoccupazione è andata alle stelle, con quella giovanile oltre il 40%. Ecco, prima di annunciare le catastrofi del futuro (dovute all'uscita dalla moneta unica, che d'ora in poi chiameremo per comodità Italexit), bisognerebbe confrontarsi con quelle del presente, anche perché rimanendo nell'euro l'unico futuro che possiamo immaginare è, nella migliore delle ipotesi, quello di una prolungata e micidiale stagnazione. Micidiale in particolar modo sul piano sociale, per i suoi effetti di impoverimento generale, di precarizzazione senza sbocchi per i giovani, di marginalizzazione crescente di intere categorie (come i pensionati), di regresso complessivo nei campi della scuola e della sanità.

Ma uscire "non sarà una passeggiata", così ci ammoniscono i difensori dello status quo. Grazie, ma lo sapevamo già. Il fatto è che ormai sono rimasti in pochi a poter passeggiare liberi dalle preoccupazioni per il domani. Il raffronto non va dunque fatto tra i problemi connessi all'Italexit ed una (inesistente) situazione altrimenti positiva. L'unico raffronto serio che possiamo e dobbiamo fare è tra quei problemi e l'insostenibilità della situazione attuale.

D'altronde, se si ammette che l'euro è un problema, perché non mettere al centro la riflessione su come venirne fuori? Certo, alcuni insistono sulla strada della "riforma": riforma dell'UE, dei trattati, della stessa Bce. Peccato si tratti di riforme impossibili, dato che l'Unione Europea non è nata per la costruzione di un'Europa solidale, bensì per dare forma ad un'area in cui i demoni del neoliberismo potessero dispiegarsi senza ostacoli. Che è poi quello che è realmente avvenuto. Ma la sentenza definitiva sull'irriformabilità dell'UE (e dunque dell'euro) ce l'hanno fornita i fatti, a partire dallo strozzamento finanziario applicato alla Grecia nel 2015.

Ma poi, per quale motivo una moneta dovrebbe essere "irreversibile" (come ogni tanto afferma Draghi) [2] e dunque eterna? Curioso, ma rivelatore, questo pittoresco atteggiamento antistorico: più una nuova credenza religiosa in tempi di profonda secolarizzazione, che un argomento razionale da discutersi con gli strumenti della ragione.

Ed è forse proprio per la natura dogmatica di questa posizione che i problemi reali dell'Italexit vengono sempre posti in maniera distorta ed oltremodo esagerata. In proposito potremmo citare un vasto campionario di svarioni e di vere e proprie stupidaggini. Qui ci limiteremo ad affrontare i cinque temi che più insistentemente vengono lanciati nella campagna terroristica che vorrebbe convincerci che proprio non possiamo farci niente, che non ci sono alternative alla gabbia dell'euro, che il TINA (There is no alternative) della signora Tatcher l'avrà vinta ancora una volta.

I cinque temi in questione sono i seguenti: 1) la svalutazione, 2) l'inflazione, 3) la fuga dei capitali, 4) la ridenominazione del debito, 5) il presunto isolamento dell'Italia e le sue dimensioni ritenute troppo piccole per ritornare alla sovranità monetaria.

Sono cinque temi da sempre branditi dalla propaganda filo-euro, quelli che dovrebbero chiudere il discorso rispetto ad ogni prospettiva di uscita. Viceversa, cercheremo di dimostrare non solo le falsità di quella propaganda, ma pure la gestibilità di un passaggio certo difficile, ma comunque affrontabile oltreché inevitabile, come quello dell'Italexit. Agli argomenti di un terrorismo da quattro soldi che ormai convince sempre meno, come si è visto nel caso della Brexit, tenteremo di contrapporre un ragionamento che, senza negare i problemi, cercherà di ricondurli alla loro effettiva consistenza.

1. L'Italexit e la svalutazione

Partiamo dal tema della svalutazione, quello maggiormente usato per incutere terrore. Eppure le svalutazioni, come pure le rivalutazioni, sono fatti economici che avvengono di continuo senza che ciò determini alcuna catastrofe. Anzi, il più delle volte la maggioranza delle persone neppure si accorge di queste variazioni nei cambi. Ovviamente è tutta una questione quantitativa, perché una svalutazione del 10% non produce le conseguenze di una del 50%. Dunque, gli effetti - sia quelli positivi che quelli negativi - andrebbero valutati in base all'entità della svalutazione attesa. Ma questo vorrebbe dire ragionare, che è l'esatto opposto della volontà di spaventare. Ecco allora (ma sono solo due esempi tra i tanti) che il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana sparacchia un 30% [3] , mentre il già citato Lunghini (perché porsi limiti?) arriva al 50/60%.

Si tratta di cifre campate in aria, tant'è che chi le sbandiera non porta mai vere argomentazioni a sostegno. E la poca serietà di questi numeri è provata dal fatto che costoro parlano sempre di una forte svalutazione della nuova lira, ma mai ci dicono verso quali altre valute. In ogni caso, se ci si riferisce a quel che rimarrebbe dell'euro, nel caso di un'uscita della sola Italia, queste cifre non stanno né i cielo né in terra. Se si parla del dollaro idem. Se invece ci si vuol riferire al nuovo marco tedesco è possibile anche un'oscillazione intorno al 30%, ma non tanto per una svalutazione della lira, quanto per una fortissima rivalutazione del marco rispetto all'insieme delle monete circolanti. Che è esattamente quel che servirebbe all'Italia, e che ovviamente la Germania cercherà di impedire a tutti i costi.

In realtà esistono diverse ricerche che prevedono, dopo un periodo transitorio ovviamente più turbolento, un assestamento della nuova lira ben diverso da quello ipotizzato dai catastrofisti. Tra questi, riprendiamo i dati [4] di uno studio dell'OFCE (Observatoire français des conjonctures économiques). Secondo i due autori - Cédric Durand e Sébastien Villemot - in caso di rottura dell'euro, la nuova lira si apprezzerebbe addirittura dell'1% rispetto alla media dei dodici paesi dell'eurozona presi in esame. Una sostanziale stabilità data dalla media di una rivalutazione verso la Francia (12%), la Spagna (11%), la Finlandia (19%), il Belgio (18%), la Grecia (39%) ed una svalutazione verso la Germania (13%), l'Olanda (14%), l'Austria (14%).

Naturalmente, trattandosi di simulazioni, anche queste cifre sono opinabili. Ma, a differenza di quelle buttate là a casaccio sui media nostrani, esse vengono almeno da studi approfonditi coi quali sarebbe bene confrontarsi. Che è esattamente quello che i catastrofisti di mestiere non faranno mai.

Detto questo è indispensabile affermare un punto ben preciso: una svalutazione verso la Germania (e l'area economica che gli si raccoglie attorno) è assolutamente necessaria per l'economia italiana. Si tratta di recuperare competitività verso un paese che continua a praticare una fortissima politica mercantilista, verso un sistema produttivo che è diretto concorrente dell'industria italiana. Secondo i dati del 2016, il surplus commerciale della Germania (5) ha raggiunto i 252,9 miliardi, avvicinandosi ormai al 10% del Pil, quando le regole dell'Unione europea imporrebbero di non superare il 6%. Ma, si sa, l'Europa parla tedesco e per Berlino non ci sono sanzioni. Questo straordinario risultato commerciale ha però un nome ben preciso: euro. E' grazie alla moneta unica, e cioè grazie alla possibilità di avere de facto una sorta di marco super-svalutato che la Germania ha retto la crisi mentre tanti paesi dell'UE invece vi affondavano. Questa banale osservazione ci porta a dire due cose: la prima è che l'euro non è una moneta neutrale, dato che avvantaggia alcuni paesi e ne danneggia altri (e questa è la ragione per cui chi ne è avvantaggiato lo difende e lo difenderà a denti stretti); la seconda è che avere una moneta sopravvalutata è spesso uno svantaggio più che un vantaggio.

Breve digressione. I vantaggi dell'euro per i paesi del centro (Germania in primis) non si riducono alla questione del cambio. Tra di essi vi è anche la possibilità di finanziare a tassi bassissimi, e spesso addirittura in territorio negativo, il proprio debito (quello pubblico come quello privato), ottenendo così un ulteriore guadagno competitivo rappresentato dallo spread che si determina grazie alle asimmetrie interne all'area euro. Un altro vantaggio, che in prospettiva potrebbe diventare ancor più importante, risiede nella svalutazione interna che le politiche austeritarie - necessarie a riequilibrare la competitività proprio perché non si può agire sui cambi - producono in paesi come l'Italia. Uno degli effetti di queste politiche è la svalutazione del valore delle aziende, come pure di quello degli immobili. In questo modo, tali beni sono destinati a finire sempre più spesso nelle mani di gruppi nord-europei grazie ai prezzi di svendita che si sono così determinati.

Ma torniamo alla svalutazione. Qui l'importante è comprendere che l'alternativa al deprezzamento valutario (svalutazione esterna) non è la non-svalutazione, bensì la svalutazione interna. Cos'è, in poche parole, la svalutazione interna? Essa consiste in una progressiva riduzione dei salari, delle pensioni, del welfare in generale, ma anche (come abbiamo già accennato) in una ugualmente progressiva riduzione del valore dei beni materiali. Quando, ad esempio, si protesta contro il crescente degrado del sistema sanitario è a questo meccanismo che bisognerebbe in primo luogo pensare. Idem quando, sempre ad esempio, non si riesce più a vendere ad ottanta una casa acquistata magari a cento. Ovviamente la stragrande maggioranza delle persone non si rende conto di tutto ciò, anche perché i media si guardano bene dal mettere la pulce nell'orecchio sui veri effetti dell'euro.

Ci stiamo però avvicinando al decennale dello scoppio della crisi, ed ormai le granitiche certezze sulla presunta bontà della moneta unica sono solo un ricordo del passato. Sta di fatto che mentre da un lato (quello di coloro che abbiamo chiamato "catastrofisti") ci sono solo ipotesi, dall'altro (quello dell'osservazione concreta di quanto avvenuto in questi anni) vi sono i dati reali della crisi, dell'aumento spaventoso della disoccupazione, della precarietà di massa, del crescente degrado sociale, del generale impoverimento del Paese.

Un aspetto che i media vogliono in ogni modo occultare è che mentre i costi di una svalutazione esterna si distribuirebbero eventualmente sull'intera società, quelli della svalutazione interna colpiscono invece in maniera particolare le fasce popolari. Ragion per cui la classe dominante nazionale, anche a costo di venire essa stessa "svalutata", ha preferito schierarsi con l'oligarchia finanziaria europea che è alla testa del "partito dell'euro".

E, a proposito di classe dominante, è interessante vedere quel che ha scritto di recente Riccardo Sorrentino sul Sole 24 Ore., [6] dove ci ricorda come il surplus commerciale dell'Italia «in termini reali, ha superato i livelli pre-crisi già a fine 2014», concludendo così che l'euro non è un problema per l'economia italiana.

Ora, è vero che questo recupero c'è stato, ma a quale prezzo? Il dato della bilancia commerciale è un saldo tra un "più" (le esportazioni) ed un "meno" (le importazioni). Se questo saldo ha ripreso a salire si deve giusto all'effetto combinato dei due fattori. Da un lato, causa la riduzione dei consumi interni, le importazioni sono calate; dall'altro, solo la deflazione salariale - il brutale abbassamento del salario reale - ha consentito alle imprese italiane di mantenersi relativamente competitive. Detto più chiaramente: se i conti a Confindustria tornano è solo grazie all'aumento dello sfruttamento dei lavoratori ed all'impoverimento degli italiani.

Le tabelle del Mise (Ministero per lo Sviluppo Economico) parlano chiaro. [7] Le importazioni sono crollate violentemente con la crisi del 2009 e poi, in maniera più graduale, con la lunga recessione del 2012-2014. C'è un dato che chiarisce l'entità di questa catastrofe: nel periodo 2008-2016 il valore delle importazioni è passato da 382 a 365 miliardi di euro (-4,5%). Ma attenzione, questo è un calo in valore che ancora non ci dice di quanto sono diminuite le importazioni in quantità. Un dato che si può in qualche modo approssimare solo tenendo conto del tasso medio globale dell'inflazione, operazione che ci consente di stimare all'ingrosso una diminuzione reale attorno al 30%. Una cifra che ci dice di quanto si è impoverita realmente l'Italia in questo periodo. Senza svalutazioni monetarie, certo. Ma probabilmente anche a causa di ciò.

Più in generale, volendo ora chiudere sul tema, che le svalutazioni non siano il dramma che si dice ci è dimostrato da diverse esperienze. Ad esempio la svalutazione della lira sul dollaro degli anni '70-80 del secolo scorso (dal 1974 al 1985 la lira si svalutò di oltre il 200% sulla moneta americana) non impedì all'economia italiana di continuare a crescere. Altro esempio l'Argentina, dopo l'abbandono del cambio fisso tra il peso e il dollaro avvenuto nel 2002. E' vero che nel primo anno di questo divorzio il Pil del paese latino-americano calò del 14,7%, ma nei cinque anni successivi la crescita cumulata fu del 51,6%, un'enormità.

2. L'Italexit e l'inflazione
Normalmente, chi usa in maniera terroristica la parola "svalutazione" dice o comunque sottintende inflazione. Ora, premesso che l'attuale problema dell'economia europea si chiama semmai deflazione, che dell'inflazione è l'esatto opposto, qual è l'effettivo rapporto tra questi fenomeni? In che misura la svalutazione produce inflazione?

Da sempre siamo stati abituati a pensare ad un rapporto meccanico, per cui se la svalutazione è 10 anche l'inflazione si avvicinerà a quel valore. In realtà le cose sono molto, ma molto più complesse. Intanto il valore della moneta è soltanto uno dei molteplici elementi che determinano il tasso di inflazione. In secondo luogo, diversi sono i fattori di aggiustamento che tendono a smussare gli effetti inflazionistici della svalutazione. In terzo luogo - scusandoci per l'insistenza sul punto - non è detto (anzi!) che svalutare sul "nuovo marco" equivalga a svalutare sul dollaro e sulle altre monete.

Sono cose che chi scrive su giornali di rilevanza nazionale non può non sapere. Ma per molti l'equazione percentuale di svalutazione uguale tasso di inflazione è troppo comoda per potervi rinunciare. La cosa è però così grossolana che alcuni hanno almeno il pudore di stabilire un rapporto un po' più basso. Il già citato Lunghini fa così corrispondere ad una (impensabile) svalutazione del 50% un'inflazione del 20%. Ma poiché quest'ultima potrebbe sembrare troppo bassa, egli ha la premura di dirci che quel 20% sarebbe solo una media annua per un periodo non breve dopo la svalutazione.

Su cosa si basa tanta sicumera? Non lo sappiamo, ma è chiaro come questo sia uno di quei casi in cui l'ideologia (ovvero l'adesione al dogma della bontà dell'euro a prescindere) prevale sulla realtà, cioè sull'osservazione empirica dei casi concreti che pure la storia recente ci consente di esaminare.

Ne prendiamo in esame due. Il primo è quello della famosa svalutazione della lira del settembre 1992. Rispetto al marco tedesco quella svalutazione finì per attestarsi proprio sul temuto 30% di cui si continua a parlare oggi. Bene, quale fu l'effetto inflattivo di quella svalutazione? L'inflazione media del triennio successivo (1993-1995) fu del 4,6%. Oggi può sembrare molto, ma quella del triennio precedente a tassi fissi (1990-1992) era stata del 5,9%! Come si vede la realtà è a volte un po' diversa da come ce la raccontano.

E il confronto con la Germania? Uno si aspetterebbe l'esplosione del differenziale di inflazione dopo il 1992. E invece quel differenziale, che era pari al 2,7% nel triennio 1990-1992 (quello precedente la svalutazione), scende sorprendentemente all'1,6% nel triennio post-svalutazione (1993-1995) nel quale la lira arriva a deprezzarsi fino al 50% sul marco (esattamente il picco che Lunghini ipotizza oggi con l'uscita dall'euro), per poi scendere all'1,2% nel triennio successivo (1996-1998) quando la lira prende a rivalutarsi. Questa è la verità sulla svalutazione del 1992. E la cosa fu talmente chiara fin da subito che già un anno dopo perfino Mario Monti dovette fare autocritica: «Un punto dove certamente ho visto male riguarda le conseguenze inflazionistiche... perché per ora non ci sono stati effetti». [8] 

A questo caso, piuttosto studiato, se ne aggiunge un altro sul quale non è necessario rifarsi a studi particolari dato che concerne l'esperienza diretta degli ultimi anni. Dal maggio 2014 al gennaio 2017 il rapporto euro-dollaro è sceso da 1,39 a 1,03. Dunque la svalutazione dell'euro è stata pari al 25,8%. A qualcuno risulta che in questo periodo in Italia, ma dovremmo dire in Europa, sia esplosa l'inflazione? Per la verità le cronache continuano ancora a parlarci della necessità di debellare la deflazione. Eppure il dollaro è la moneta con la quale si acquistano le materie prime.

Con quale onestà intellettuale, nella situazione data, si possa continuare a disegnare scenari catastrofici dovuti all'elevata inflazione che seguirebbe alla svalutazione lo giudichino i lettori. Eppure è proprio lì che si continua a battere. E tra i temi che vengono agitati, dagli autori citati come da altri, ve ne sono due in particolare: quello dei mutui e quello del prezzo dei carburanti. Due questioni sulle quali rimandiamo a quanto scritto già tre anni fa:

«Per chi ha dei mutui da pagare la situazione non potrebbe che migliorare. I mutui verrebbero anch'essi ridenominati nella nuova moneta e dunque, in caso di svalutazione, si svaluterebbero anch'essi; mentre l'eventuale inflazione aggiuntiva ridurrebbe di fatto il valore reale delle rate dei mutui a tasso fisso. Diverso è il problema del prezzo dei carburanti, che indubbiamente esiste ma non nei termini che comunemente ci si immagina. Se prendiamo, ad esempio, il caso della benzina, bisogna considerare che il costo della materia prima (il petrolio) - che è l'unico che risentirebbe della svalutazione, dato che i pagamenti vengono effettuati in dollari - incide solo per il 25% sul prezzo alla pompa. Il 57% sono tasse (accise e Iva), mentre il restante 18% include i costi di trasporto e raffinazione, nonché il margine lordo delle aziende distributrici. Se proprio vogliamo fare i conti, ne risulta che un'ipotetica svalutazione sul dollaro del 15% produrrebbe un aumento del costo alla pompa del 3,75%. Come si vede, siamo a percentuali ben più basse di quel che normalmente si pensa, che potrebbero comunque essere tranquillamente azzerate con una parallela riduzione del carico fiscale. Che è poi quel che fanno normalmente gli stati, quando non sono con il cappio al collo come quelli dell'area mediterranea dell'Eurozona, per assorbire le oscillazioni continue del prezzo del greggio sui mercati internazionali». Dal «Vademecum: perché il nostro paese deve uscire dall'euro? Come può riprendersi la sua sovranità» [9] 
In conclusione, l'eventuale effetto inflattivo della svalutazione conseguente all'uscita dall'euro si presenta come assolutamente gestibile.

3. L'Italexit e la fuga dei capitali
C'è o no il rischio che l'attesa della rottura dell'eurozona porti ad una consistente fuga di capitali dall'Italia? In realtà più che di un rischio si tratta di una certezza. Anzi, questa fuga è già in atto, come ci mostrano anche i saldi Target2. Essa finirà, non sembri un paradosso, proprio con l'uscita dall'euro. La fuga di capitali è infatti tipica di ogni situazione di incertezza che precede una modifica sostanziale dei rapporti di cambio. Precede, non segue, questo è il punto. Con la fuga si cerca infatti di anticipare questo evento, mentre a cose fatte (nel nostro caso la rottura dell'eurozona o comunque l'Italexit) la fuga non avrebbe più alcun senso, anzi sarebbe piuttosto pericolosa per i detentori di capitali. Se si vuole impedire (o quantomeno limitare) la fuga dei capitali la regola di sempre è dunque quella di agire con la massima rapidità.

Quel che è importante sottolineare è che il fenomeno denominato "fuga di capitali" non è legato in maniera specifica all'uscita dalla moneta unica, bensì - più in generale - a quel che ci si attende in termini di svalutazione. La fuga avverrebbe dunque anche a fronte dell'attesa di una forte svalutazione dell'euro verso il dollaro. E' sempre stato così, e non si vede proprio perché se ne parli in termini catastrofisti solo riguardo all'Italexit. Tra l'altro, con i loro argomenti, i catastrofisti di ogni risma che si esercitano sul punto, in quanto sostenitori di un'aspettativa di svalutazione alta quanto irrealistica, sono in realtà i principali alimentatori di quella fuga che pure dicono di temere come la peste. Piccole contraddizioni che è difficile non notare.

Ma perché proprio l'Italexit fermerebbe invece la fuga in corso? E' presto detto. Chi esporta capitali - o aprendo conti all'estero od acquistando titoli in altra valuta - lo fa per aggirare la ridenominazione dei propri capitali da euro a lira con un rapporto 1:1. Una volta che la ridenominazione sarà avvenuta si determineranno i nuovi rapporti di cambio; prima in maniera più convulsa, poi arrivando ad una maggiore stabilità. Parallelamente andranno a determinarsi i nuovi tassi di interesse sui mercati finanziari e dunque i nuovi spread. A quel punto - e solo a quel punto - i capitali usciti rientreranno, perché lo scopo della fuga non è quello di tenere i propri soldi a Berlino, bensì quello di speculare sulle variazioni del cambio. Naturalmente, non è questo un giochino senza rischi. Ad esempio, se le cose dovessero andare come prevede il già citato OFCE, chi avesse deciso di comprare oggi titoli francesi (con un tasso di rendimento di un punto e mezzo inferiore rispetto ai corrispettivi italiani) rischierebbe un bel salasso. Rischierebbe meno chi avesse comprato dei Bund tedeschi, ma non è un caso che questi ultimi abbiano tassi negativi che risulterebbero piuttosto pesanti nel tempo.

Insomma, ecco un altro apparente paradosso, saranno proprio gli stessi meccanismi dei mercati finanziari a far rientrare i capitali usciti verso l'Italia. Rientro che, a quel punto, contribuirà ad un certo apprezzamento della lira. Questo significa che non esista il problema di un controllo sul movimento dei capitali? Assolutamente no. Un controllo contro la speculazione andrebbe esercitato sempre, anche al di fuori delle situazioni di emergenza, ma a maggior ragione dovrà esservi nel momento dell'Italexit. Momento che andrà gestito con la massima determinazione e rapidità.

Naturalmente i catastrofisti ci diranno che simili controlli sono vietati, che comunque si rivelerebbero inefficaci, per non parlare del panico che così si determinerebbe. Eppure si tratterebbe soltanto di fare - non necessariamente nelle stesse forme, s'intende - quel che due paesi dell'eurozona hanno già fatto e - ancora più importante - l'Unione europea gli ha imposto di fare. Oltre al più noto caso greco del 2015, ci riferiamo alla crisi di Cipro del 2013, quando vennero adottate le seguenti misure:

«Un limite massimo di 5mila euro al mese per le transazioni all’estero mediante carta di credito. Un tetto di 3mila euro in contanti - per ogni viaggio - a chi intende uscire dal Paese. Divieto di riscuotere assegni. Prelievo dai bancomat non superiore ai 300 euro giornalieri. Limiti molti severi a chi vuole trasferire denaro all’estero. E un’autorizzazione ad hoc, dietro esibizione di documenti giustificativi - formula che ha il sapore di una pericolosa discrezionalità - per i pagamenti delle imprese che importano beni e prodotti». 
Così scriveva Marco Onado sul Sole 24 Ore del 28 marzo 2013. [10] 

Dunque i controlli sono possibili, eccome. Che l'ortodossia liberista lo neghi non stupisce. Ma non si vede proprio perché quel che è stato già fatto in nome degli interessi delle banche e della moneta unica, non possa esser fatto a difesa degli interessi dell'economia nazionale.

4. L'Italexit e la ridenominazione del debito
Arriviamo ora al tema della ridenominazione del debito. Inutile dire quel pensano in proposito i nostri catastrofisti: il caos generalizzato nel migliore dei casi, un terribile aumento del valore del debito verso l'estero in quello che loro reputano ovviamente lo scenario più probabile.

Per accertare l'attendibilità di tutto ciò è bene partire innanzitutto da un principio generale, quello della cosiddetta Lex Monetae, che stabilisce che uno stato sovrano ha il potere di determinare il tasso di conversione tra la precedente e la successiva moneta avente corso legale. [11] Anche su questa materia i catastrofisti si sono lungamente esercitati per spaventare i debitori, ad esempio le persone che hanno da pagare un mutuo in euro, e che ne vedrebbero aumentare il valore in conseguenza della svalutazione della nuova lira. E' un problema che semplicemente non esiste.

Il nostro Codice Civile [12] così traduce il principio della Lex Monetae: 
«Art. 1277. Debito di somma di denaro: I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima». 
Dunque, nel caso di un'esplosione dell'intera eurozona - visto che a quel punto l'euro semplicemente non ci sarebbe più - non esisterebbe alcun problema né per i debiti interni né per quelli esteri.

Se, invece, l'euro continuasse ad aver corso legale in altri paesi, ma non in Italia, si applicherebbe l'art 1278 del Codice Civile: 
«Art. 1278. Debito di somma di monete non aventi corso legale: Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento». 
Anche in questo caso il pagamento avverrebbe in lire, ma poiché farebbe riferimento «al corso del cambio nel giorno della scadenza» il debitore potrebbe trovarsi a dover pagare con una lira svalutata. Per ovviare a questo problema basterà però applicare l'art. 1281:
«Art. 1281. Leggi speciali: Le norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i principi derivanti da leggi speciali. Sono salve le disposizioni particolari concernenti i pagamenti da farsi fuori del territorio dello Stato». E' chiaro - e difatti sul punto i catastrofisti hanno ormai abbassato la cresta - che qualsiasi governo che si troverà a gestire l'Italexit non potrà che intervenire con una legge speciale sulla questione, così come affermato da tempo da Alberto Bagnai: «Lo Stato ovviamente dovrà, nel decreto di uscita, prevedere una deroga all'art. 1278 stabilendo che i rapporti di debito e di credito in euro disciplinati dal Codice Civile saranno regolati in nuove lire al cambio previsto alla data del changeover (cioè uno a uno), e non a quella della scadenza del pagamento (che incorporerebbe la svalutazione)». [13] 
Sul tema dell'applicazione della Lex Monetae è intervenuto di recente l'economista francese Jacques Sapir. Anche in Francia non manca infatti chi, a partire dall'ex presidente Nicolas Sarkozy, mostra di non credere a questo principio. Sapir dimostra invece come la Lex Monetae sia riconosciuta esplicitamente dallo stesso diritto dell'UE. Nel regolamento relativo all'introduzione dell'euro (CE n° 1103/97) così si legge:
 «Considerando che l’introduzione dell’euro costituisce una modifica della legge monetaria di ciascuno Stato membro partecipante; che il riconoscimento della legge monetaria di uno Stato è un principio universalmente accettato; che la conferma esplicita del principio di continuità deve portare al riconoscimento della continuità dei contratti e degli altri strumenti giuridici nell’ordinamento giuridico dei paesi terzi». In altre parole, commenta Sapir: «Se il governo francese decide di ritornare al franco ad un tasso di conversione di 1 a 1 con l’euro, ha il diritto di farlo per quanto riguarda tutti gli strumenti giuridici e i contratti emessi all’interno dell’ordinamento giuridico francese». [14] 
Bene, si dirà, ma cosa succede invece con il debito estero? Qui i catastrofisti davvero non hanno freni. Secondo costoro con l'Italexit il debito pubblico aumenterebbe a dismisura, dato che - a loro avviso - la quota detenuta da soggetti esteri andrebbe restituita in euro. Non solo, ancora più grave sarebbe il problema del debito privato verso l'estero, sul quale evitano non a caso di citare le cifre reali. Esaminiamo dunque separatamente questi due aspetti - pubblico e privato - di una questione che scopriremo essere assai meno preoccupante di come si vorrebbe far credere.

La quota estera del debito pubblico italiano è superiore agli 800 miliardi di euro. Ormai nessuno mette però in discussione il diritto dello Stato (Lex Monetae) di ripagare in nuove lire il debito emesso sotto la propria legislazione. Si cerca allora di spostare l'attenzione su due altri aspetti: 1) la quota di debito estero emessa sotto altre legislazioni, 2) l'effetto delle cosiddette "clausole CAC" introdotte dal governo Monti nel dicembre 2012. Sul primo punto la propaganda tesa a spaventare sugli effetti dell'Italexit è facilmente smontabile, dato che la quota di titoli del debito emessi sotto legislazione straniera è pari a soli 48 miliardi (un misero 2,5% del totale). Sul secondo punto, quello delle "clausole di azione collettiva" (CAC), che riguardano all'incirca la metà dei titoli in circolazione, esistono diversi pareri, ma sta di fatto che le CAC sono state concepite come strumento di tutela dello Stato non degli investitori. Questi ultimi avrebbero sì la possibilità teorica di opporsi alla ridenominazione (basterebbe una minoranza da un quarto ad un terzo dei creditori), ma l'esperienza insegna (vedi il caso greco) come nei casi di ristrutturazione del debito - e la ridenominazione nei fatti lo è - i grandi creditori preferiscono sempre accettare quel che gli viene proposto piuttosto che rischiare di perdere tutto con un più pesante default. Lo Stato - e questo è un punto davvero decisivo - uscirebbe dunque dall'Italexit con un debito pubblico ridotto, non aumentato come invece si vorrebbe far credere.

Passiamo ora al debito privato verso l'estero. Secondo i dati riportati in un articolo di Enrico Grazzini [15] questo debito semplicemente non esiste. O meglio, esistono dei singoli debitori come dei singoli creditori, ma la somma di queste posizioni finanziarie verso l'estero dà un saldo attivo di 580 miliardi di euro. Ne consegue che l'insieme di questi soggetti trarrebbe un beneficio anziché un danno dall'Italexit e dalla svalutazione della nuova lira. E forse un beneficio ci sarebbe per la stessa economia italiana nel suo insieme, perché almeno una parte di questi capitali avrebbe buoni motivi per rientrare in Italia dopo la stabilizzazione dei cambi.

Naturalmente, un saldo positivo non esclude singole posizioni negative che potrebbero mettere in sofferenza qualche azienda, e principalmente qualche banca. Ma anche questo aspetto - sul quale lo Stato potrebbe intervenire di volta in volta (non scordiamoci che al momento dell'Italexit molte saranno le cose oggetto di trattativa), va visto in un contesto che è invece complessivamente positivo. Tutto questo senza dimenticarci che in questi casi è pressoché inevitabile che vi siano soggetti che riescono a guadagnare (come gli investitori sull'estero di cui sopra), come altri destinati a rimetterci. Per cui ha poco da lamentarsi il già citato Fontana quando ci ricorda (peraltro con cifre inattendibili) il problema delle aziende italiane che hanno emesso bond sotto legislazione straniera. Queste aziende lo hanno fatto per spuntare tassi più bassi, una maniera per scommettere al gran casinò dei mercati finanziari. Non sempre queste scommesse - al pari di quelle sulle valute - vanno a buon fine. Ma si tratta di aziende private che si assumono coscientemente certi rischi ogni giorno, ed è assurdo che se ne parli solo a proposito di quelli connessi con l'uscita dall'euro.

5. Un Italia troppo "piccola"?
Veniamo ora ad un argomento più generale, che concerne sempre la sfera economica pur travalicandola. E' la tesi secondo cui l'Italia - e più precisamente l'economia italiana - sarebbe comunque troppo piccola per affrontare la sfida dell'Italexit. A questa tesi se ne affianca un'altra, quella secondo cui l'Italia si troverebbe politicamente più "sola".

Ora, a parte il fatto che pensando all'UE a dominanza tedesca non può non venirci in mente il detto "meglio soli che male accompagnati", perché questa preoccupazione? Uscendo dall'euro l'Italia mica dichiarerebbe guerra a qualcuno, semplicemente (cosa che oggi non fa) difenderebbe i propri legittimi interessi. Certo che ci sarebbero anche turbolenze politiche - sarebbe assurdo sostenere il contrario -, ma alla fine gli attuali partner economici non avrebbero molto interesse a farci una guerra prolungata. Le sanzioni, poi, sono un'arma a doppio taglio. In ogni caso il mondo è grande, e quello al di fuori dei confini dell'UE è in espansione.

In realtà la tesi di un'Italia "troppo piccola" non fa neppure i conti con le conseguenze della crisi della globalizzazione. Naturalmente, ed è normale che sia così, in materia esistono diverse opinioni, ma è difficile negare l'evidenza dell'accrescersi delle misure protezionistiche in tutto il mondo, così come quella della tendenza alla riduzione della quota del commercio estero sul Pil mondiale. E' giusto, tuttavia, prendere questo argomento sul serio.

Intanto bisogna rilevare che quella italiana rimane pur sempre una delle più importanti economie del mondo. E se oggi lo è un po' meno del passato lo si deve anche (certo, non esclusivamente) all'euro. Ed è un'economia che comprende un'industria manifatturiera che, nonostante gli effetti micidiali della crisi, in Europa resta seconda solo alla Germania. Ora, è pacifico che uno scioglimento concordato dell'eurozona sarebbe preferibile ad un'uscita unilaterale. Peccato che il primo scenario sia poco probabile. Ed è altresì pacifico che meglio sarebbe affrontare il dopo-Italexit in stretta alleanza con altri paesi. Ma non si può mettere il carro davanti ai buoi, dato che la costruzione di nuove alleanze e/o di nuove aree macro-economiche (non però di nuove aree valutarie) dipende dalle scelte politiche dei vari paesi. Scelte che deriveranno da tanti fattori e che di sicuro non possiamo disegnare oggi a tavolino.

Lo scenario da considerarsi come quello di gran lunga più probabile è dunque l'Italexit, e questo ci riporta appunto al tema delle "dimensioni" dell'Italia. In proposito l'opinione di chi scrive è molto semplice: riguardo alla scelta di tornare alla moneta nazionale più che le dimensioni contano i fondamentali dell'economia. Ma se questi ultimi sono messi in discussione proprio dall'appartenenza alla moneta unica è chiaro che la decisione è di fatto obbligata.

Se sulla questione delle "dimensioni" le opinioni sono le più disparate, l'unico modo di orientarci è quello di guardarci attorno. Di esaminare cioè la realtà. Limitandoci all'Europa si possono osservare diversi paesi membri dell'UE che, pur avendone i requisiti, si guardano bene dall'entrare nell'euro. E' questo il caso della Polonia, ma ancora più significativo è quanto accaduto di recente con la decisione della Repubblica Ceca di sganciare la propria valuta nazionale - la corona - dall'euro. L'aggancio, in vigore da tre anni, avrebbe dovuto essere il primo passo verso un futuro ingresso nell'eurozona. Adesso il passo c'è stato, ma nella direzione opposta di quella sperata dai partigiani della moneta unica. [16] Da notare che subito dopo lo sganciamento la corona si è rivalutata rispetto all'euro. Eppure la Repubblica Ceca ha un sesto della popolazione ed un ottavo del Pil dell'Italia. Non solo. Pare che nella stessa direzione di Praga - quella dello sganciamento - voglia muoversi l'ancor più piccola Danimarca, la cui moneta è legata da sempre all'euro.

Rimanendo ancora in Europa, ma uscendo dall'UE, come non considerare i casi di due piccoli paesi come la Svizzera e la Norvegia? Da sempre, i sostenitori della tesi avversa ci fanno notare che questi potrebbero essere solo dei casi particolari. Ma il fatto che questi "casi particolari" stiano però aumentando vorrà pur dire qualcosa. Come qualcosa di ancora più importante ci dice la banale osservazione - questa francamente inconfutabile - di come (indipendentemente dalle dimensioni) tutti i paesi europei non-euro abbiano retto molto meglio alla crisi rispetto a quelli con la moneta unica.

Ma il tema delle "dimensioni" non può essere ovviamente solo europeo. Prendiamo il caso di un paese simile all'Italia (in termini di popolazione e di Pil), anche se più piccolo: la Corea del Sud. Questo paese fa forse parte di una qualche unione monetaria? Ovviamente no. Ma con la sua moneta nazionale (lo won) continua a tenere ritmi di crescita annua superiori al 3%. Tuttavia la Corea del Sud non è un'eccezione, bensì la regola, dato che nel mondo non ci sono altri "euri" in vista. E questo è un punto dirimente. Infatti, se la spinta alla creazione di macro-aree monetarie vi fosse davvero, nei cinque continenti dovremmo assistere ad un pullulare di iniziative in tal senso. Ma così non è. In nessun angolo del pianeta, dalla lontana Oceania all'arretrata Africa, dalla tumultuosa Asia alla speranzosa America Latina, nulla si muove in quella direzione. L'euro, a vent'anni dalla sua nascita, non ha nessun fratello con cui giocare. Ci sarà pure una ragione.

Evidentemente le dimensioni contano quando si parla di un'azienda, o di una filiera produttiva. Diverso è il discorso quando si tratta dell'economia di un paese e della sua moneta.

Brevi conclusioni
Questo articolo non ha certo lo scopo di negare i problemi dell'Italexit. Questi problemi ci sono, e sarebbe assurdo affermare il contrario. Ma si tratta comunque di problemi gestibili. Insomma, dall'"Hotel California" dell'euro si può uscire, eccome. Del resto, l'alternativa sarebbe solo quella dell'incancrenimento della crisi, con i suoi terribili aspetti sociali che conosciamo. Il problema che si pone è semmai un altro: quale sarà la gestione del passaggio dall'euro alla nuova lira? La risposta a questa domanda dipende dal governo che - ci auguriamo quanto prima - si troverà ad affrontare concretamente la questione. Chi scrive crede in un governo popolare d'emergenza, frutto di una larga alleanza di tipo costituzionale (una sorta di Cln), che prenda in mano le redini dell'Italia in questo decisivo frangente.

E' importante che questo governo abbia a cuore il futuro del Paese, e in particolare gli interessi e i bisogni delle classi popolari. Anche per questo l'uscita dalla moneta unica dovrà essere accompagnata da un programma di misure urgenti (dalla nazionalizzazione del sistema bancario ad un piano per il lavoro) che rappresentino una decisiva svolta rispetto ai disastri prodotti dal sistema neoliberista. Sistema che i meccanismi dell'euro vorrebbero rendere eterno.

* Questo saggio venne originariamente pubblicato sulla rivista IL PONTE  nel numero di maggio-giugno 2017.


NOTE


(1) https://ilmanifesto.it/le-conseguenze-di-unuscita-dalleuro/

(2) http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/06/euro-draghi-la-moneta-unica-e-irrevocabile-la-questione-delluscita-non-e-contemplata-dal-trattato/3371615/

(3) http://www.corriere.it/lodicoalcorriere/index/06-03-2017/index.shtml

(4) http://www.ofce.sciences-po.fr/pdf/dtravail/WP2016-31.pdf

(5)http://www.repubblica.it/economia/2017/02/09/news/germania_bilancia_commerciale_al_top_e_nel_2016_l_export_vola_a_1207_miliardi-157902113/

(6) http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2017-02-27/cinque-luoghi-comuni-no-euro-sfatare-112318.shtml?uuid=AEwoNIe

(7)http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/interscambio.pdf

(8) La Repubblica del 12 settembre 1993

(9) «Vademecum: perché il nostro paese deve uscire dall'euro? Come può riprendersi la sua sovranità», a cura del Coordinamento nazionale Sinistra contro l'euro. 

(10) https://www.pressreader.com/italy/il-sole-24-ore/20130328/281560878248490

(11) https://it.wikipedia.org/wiki/Lex_monetae

(12) http://www.altalex.com/documents/news/2015/01/08/delle-obbligazioni-in-generale

(13) http://goofynomics.blogspot.it/2012/09/a-rata-der-mutuo.html

(14) http://vocidallestero.it/2017/03/23/sapir-lex-monetae-e-diritto-europeo/

(15) http://temi.repubblica.it/micromega-online/tutti-i-conti-dellitalexit-nessuna-catastrofe-se-litalia-uscisse-dalleuro/#_ftnref9 

(16) http://sollevazione.blogspot.it/2017/04/czexit-la-repubblica-ceca-si-sgancia.html




Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)