lunedì 17 novembre 2014

DATI E FATTI ALLA MANO: ECCO PERCHÉ È MEGLIO USCIRE DALL'EURO di Vladimiro Giacché

17 novembre.
Vladimiro Giacché sarà uno dei protagonisti dell'incontro La sinistra e la trappola dell'euro che si svolgerà a Roma sabato prossimo, 22 novembre, all ore 15:00, presso l'Hotel Universo (Via Principe Amedeo 5/b - zona Termini).
Di seguito un breve saggio che smonta pezzo a pezzo i ragionamenti degli euristi per cui l'uscita sarebbe una "catastrofe".



Per cominciare, una precisazione. Interpreto il titolo che è stato assegnato a questa relazione intendendo per “sopravvivenza dell’euro” una sopravvivenza cui si accompagni il ritorno della nostra economia su un percorso di crescita. Dico questo perché si sono dati casi in cui un’unione monetaria ha continuato a sussistere a dispetto della crescente divergenza delle condizioni economiche tra i territori che ne facevano parte (un buon esempio al riguardo è rappresentato dal nostro Mezzogiorno, che nei primi 90 anni dopo l’Unità d’Italia ha visto crescere – e in misura significativa – la distanza del reddito pro capite dei suoi abitanti rispetto a quelli del Centro e Nord della penisola). Detto questo, è ovvio che i fattori che possono mettere a rischio la sopravvivenza di un’area monetaria hanno sempre in qualche modo a che fare con lo stato di salute dei paesi aderenti. I due fattori principali: la divergenza tra le economie che ne fanno parte (che fa sì che i tassi d’interesse unici che identificano la moneta unica risultino sempre più inappropriati per gran parte dei paesi membri, se non per tutti); l’insostenibilità del vincolo rappresentato dall’appartenenza a un’area monetaria per una o più delle economie aderenti ad essa. 

1. LA SITUAZIONE ATTUALE 
Elementi di convergenza 

Un elemento di convergenza importante riguarda i rendimenti dei titoli di Stato. L’andamento dello spread (tra il BTP a 10 anni e il Bund di pari scadenza) da due anni a questa parte è sostanzialmente univoco e in riduzione. Ha toccato un minimo di 132 punti base (bp) il 5 settembre. Attualmente è a 155 punti base. I rendimenti attuali dei BTP sono inferiori anche a quelli che si registravano prima del giugno 2008, quando lo spread tra il BTP e il Bund era praticamente inesistente (lo spread medio era all’epoca di 24 bp; il minimo fu toccato il 3 luglio 2003, con uno spread di 3,9 bp). Infatti la media di lungo periodo del rendimento dei BTP decennali si aggira intorno al 4,5%, mentre i rendimenti negli ultimi mesi si sono attestati sul 2,3%, e solo dalla metà di ottobre sono tornati al 2,5%. Il ridimensionamento dello spread e dei rendimenti nominali è significativo, tanto più se si considera che esso è avvenuto dopo che, a più riprese, si era avuta un’impennata dello spread e, nel 2011 e 2012, si era prima superato il 7% in termini di rendimento dei BTP, poi il 6,5%. Il motivo di questo ridimensionamento è duplice: da un lato la decisione della BCE di fare “whatever it takes” per salvare l’euro (enunciato concretizzatosi nell’intenzione di acquistare titoli di Stato a breve scadenza dei paesi in crisi, ove necessario: il programma OMT); dall’altro le politiche di quantitative easing(QE), poste in essere in particolare dalla Fed e dalla Bank of Japan, che hanno riversato sui mercati finanziari abbondantissima liquidità, parte della quale si è indirizzata verso i titoli di Stato dei paesi periferici dell’Europa. Questo ridimensionamento è senz’altro un elemento positivo. Però lo è meno di quanto sembri a prima vista: in effetti il guadagno per lo Stato italiano in termini di minori interessi da pagare ai creditori è di fatto controbilanciato dall’assenza di inflazione (un rendimento nominale al 5,5% con inflazione al 3%, equivale in termini reali ad un rendimento all’2,5% in assenza di inflazione). Ma soprattutto si tratta di un miglioramento molto fragile. Lo si è visto intorno alla metà di ottobre, quando in poche sedute di borsa lo spread si è incrementato di 40 bp. Il motivo è molto semplice: l’elemento positivo rappresentato dal ridimensionamento dello spread è anche l’unico. 

2. Elementi negativi e di divergenza Fondamentali economici 

Praticamente tutti i fondamentali economici del nostro Paese sono negativi: lo è il prodotto interno lordo (crollato di quasi 10 punti percentuali dal 2007), lo è l’occupazione (disoccupazione al 12,6%, 1 milione di cassintegrati, disoccupazione giovanile intorno al 45%), lo è la produzione industriale (-25%), lo sono gli investimenti (crollati del 30% nel settore delle costruzioni, ma largamente sotto il 20% anche nel settore manifatturiero in generale). Sin dal luglio 2013 il Centro Europa Ricerche ha posto in rilievo, sulla base di queste e altre evidenze, come la crisi attuale sia la più grave in assoluto dall’Unità d’Italia in poi (crisi del 1929 inclusa). Da allora la situazione non è migliorata. E un ulteriore elemento di preoccupazione si è aggiunto al quadro: il calo dei prezzi. In base all’ultima rilevazione Istat, riferita al mese di settembre, essi sono diminuiti dello 0,4% su base mensile e dello 0,2% su base annua. È una dinamica che non stupisce, se si considera che l’ultimo dato congiunturale delle vendite al dettaglio è -3,2%. Ma che deve preoccuparci. 

2.2. Deflazione

Lo spettro della deflazione si avvicina, anche per l’Italia. Si tratta di un pericolo gravissimo per la sostenibilità del debito: la deflazione, infatti, al contrario dell’inflazione, aumenta il valore reale del debito, e quindi il suo onere. L’azione della BCE contro il pericolo rappresentato dalla deflazione si può riassumere in due parole: tardiva e inadeguata. È possibile che le misure straordinarie annunciate a più riprese negli ultimi mesi, una volta messe in pratica, abbiano maggiore efficacia di quanto sin qui fatto. Ma l’intervento della sola BCE ben difficilmente sarà risolutivo (tornerò più avanti su questo punto) – e il crescente scetticismo dei mercati in proposito è in effetti abbastanza evidente. Del resto, i numeri parlano da soli: il tasso d’inflazione medio dell’Eurozona è allo 0,5%. Si tratta di un livello ben lontano dall’obiettivo del 2% che la BCE si è data. Per di più, non va dimenticato che il dato citato è una media. Molti paesi, tra cui il nostro, si trovano già ben al di sotto di quel livello. Per alcuni di essi la deflazione non è un rischio, ma una realtà concreta. 

2.3. Asimmetrie istituzionali e incoerenze nei Trattati 

All’insufficiente efficacia delle misure sin qui adottate contro la deflazione concorrono diverse cause, che rinviano tra l’altro a incoerenze e asimmetrie dei Trattati. Le principali: 1) Se il divieto di finanziamento del debito pubblico da parte della BCE è esplicitamente contenuto nei Trattati (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, art. 123 e 125), non lo è invece la soglia dell’inflazione appena sotto il 2% (si tratta di un criterio adottato dalla BCE ai tempi del suo primo presidente, Duisenberg: non si può affermare che questo obiettivo abbia lo stesso rango istituzionale di un articolo del Trattato di Maastricht). 2) Le procedure contro avanzi commerciali eccessivi, pur previste dal patto per la stabilità e la crescita, non sono a oggi mai state implementate (a differenza delle procedure riguardanti le politiche di bilancio), pur avendo la Germania un avanzo commerciale superiore al 6% da diversi anni. Questo priva la lotta alla deflazione di un importante strumento: è infatti evidente che le politiche mercantilistiche adottate dalla Germania, che hanno avuto il loro fulcro nella deflazione salariale (diminuzione dei salari in termini reali per quasi 15 anni pur a fronte di aumenti della produttività del lavoro), sono una causa importante del rischio di deflazione in Europa. Oggi un contributo essenziale alla lotta contro la deflazione sarebbe rappresentato da congrui aumenti salariali in Germania. 

2.4. Divergenza di interessi tra i paesi membri dell’Eurozona 

Anche nel caso dell’atteggiamento da tenere nei confronti del rischio di deflazione, come in molti altri casi, l’incertezza dell’azione dell’Unione e la sua scarsa efficacia trovano la loro radice ultima nella divergenza di interessi tra i paesi membri. In effetti la deflazione è vantaggiosa per i creditori e dannosa per i debitori. Da questa divergenza d’interessi derivano anche le critiche di segno opposto rivolte alle politiche “non convenzionali” recentemente intraprese dalla BCE: per i paesi più esposti ai rischi di deflazione la BCE si è mossa troppo tardi e troppo poco, secondo quelli meno esposti – al contrario – la BCE sta assumendo compiti impropri e in buona sostanza sta cercando di sostituire i “compiti a casa” che dovrebbero fare i paesi in crisi con politiche monetarie eccessivamente accomodanti. Nel considerare l’azione della BCE troppo timida o eccessiva hanno in un certo senso ragione entrambi gli schieramenti: gli stessi tassi d’interesse dell’eurozona, infatti, sono oggi eccessivamente espansivi per paesi come la Germania, eccessivamente restrittivi per i paesi in crisi. Ma questo in fondo dimostra che l’euro è giàsottoposto a forti tensioni derivanti dalla divergenza delle situazioni economiche dei Paesi membri. 

2.5. Divergenza delle narrazioni sulla crisi 

La divergenza di interessi si riflette in una divergenza non meno grave: quella tra le narrazioni sulla crisi e sulla situazione attuale dell’Eurozona. La versione del Nord (fatta propria in primis dalla Germania, ma non soltanto da essa) vede la crisi attuale come frutto della prodigalità e degli eccessi delle “cicale” del Sud, che adesso vorrebbero fare pagare al Nord i propri debiti. Di questa lettura della situazione la CDU tedesca è largamente responsabile, ma ormai anche prigioniera, dacché alla sua destra è spuntato un partito come AfD che appare più determinato e coerente nel perseguire le politiche conseguenti a questo assunto, e quindi è in grado di far pagare elettoralmente al partito di maggioranza ogni concessione alle richieste e alle necessità dei paesi del Sud. La versione del Sud accusa al contrario la Germania di aver beneficiato più di ogni altro paese dell’euro, di aver posto le premesse della crisi creando uno squilibrio tra le bilance commerciali in Europa attraverso la propria politica mercantilista, di aver alimentato con i prestiti delle proprie banche le bolle immobiliari di alcuni paesi del Sud e nascosto per questa via gli squilibri che si creavano, per poi ritirare improvvisamente, dal 2008/2009, i capitali investiti e più in generale rifiutando di condividere i costi del necessario aggiustamento, scaricandoli interamente sui debitori. Questa lettura della crisi accusa inoltre la Germania di aver obbligato i paesi in difficoltà a politiche di austerity e di tagli del bilancio pubblico che hanno peggiorato la crisi stessa, nonché di esigere da questi paesi la (impossibile) generalizzazione del modello mercantilistico, imperniato sulla deflazione salariale. La divergenza tra le due narrazioni è effetto della crisi dell’Eurozona. Ma è al tempo stesso uno dei fattori di maggiore ostacolo alla sua soluzione e uno dei sintomi del fatto che la crisi economica si sta trasformando in qualcosa di molto più grave. L’impasse dell’Unione monetaria sta retroagendo negativamente sul progetto europeo, scatenando rancori e restringendo i terreni di intesa, anziché spingere – come era nelle intenzioni dei suoi protagonisti – verso una maggiore integrazione. La moneta unica sta diventando una minaccia, e non un’opportunità, per l’integrazione europea. Il fatto che questa situazione non sia riconducibile unicamente alla configurazione dei Trattati, ma anche alle politiche concretamente poste in essere dal 2008 in poi, non cambia nulla quanto alle potenziali conseguenze distruttive della situazione. 

B. SOLUZIONI (FALSE E VERE) 

L’insostenibilità degli squilibri intraeuropei e quindi della situazione attuale è ormai evidente a tutti. Le soluzioni proposte, però, sono fortemente dipendenti dalla lettura che si dà della crisi e delle sue cause. 

Soluzioni false 1.1. 
Lo scambio riforme strutturali vs investimenti infrastrutturali 

Un’ipotesi che sta emergendo in Europa è quella di forzare la Germania a fare investimenti infrastrutturali in cambio dell’impegni da parte di altri paesi, tra cui il nostro, a fare le cosiddette “riforme strutturali” (essenzialmente “riforme” del mercato del lavoro che consentano di svalutare i salari). La cosa è stata commentata con una certa brutalità (ma correttamente) da William Black con queste parole: “Draghi, l’FMI e i conservatori olandesi stanno tentando di intermediare un grande affare: l’accettazione, da parte della Germania, dell’aumento della propria spesa pubblica per infrastrutture (di cui ha un grande bisogno) in cambio della più vergognosa capitolazione di Italia e Francia alle richieste tedesche di dichiarare guerra ai salari dei loro lavoratori”. In effetti, è difficile considerare quello proposto come uno scambio di equivalenti. 

1.2. Messa in comune di parte del debito mettendo il patrimonio dello Stato a garanzia 

In questi anni sono state formulate diverse ipotesi di mutualizzazione del debito. Nelle versioni più correnti dell’European Redemption Fund, proposta originariamente formulata dal consiglio degli esperti economici del governo tedesco, la parte di debito dei diversi paesi eccedente il 60% del pil nazionale verrebbe rifinanziato attraverso emissioni di obbligazioni comuni (tipo eurobond). Piccolo particolare: tali emissioni avrebbero come garanzia il patrimonio degli Stati in questione e beneficerebbero di flussi diretti provenienti dalle tasse nazionali. Se questa impostazione fosse confermata, si tratterebbe di una soluzione tale da espropriare gli Stati interessati della residua sovranitàche sancirebbe il definitivo trionfo dei creditori sui debitori. 

Una soluzione in 3 mosse 

La soluzione per affrontare gli squilibri dell’Eurozona, oggi, consisterebbe in 3 misure: Fine dell’austerity Reflazione in Germania Efficaci e rapide misure antideflazione della BCE.
Vediamo la ratio di ciascuna di queste misure: La fine dell’austerity è essenziale per il rilancio di domanda interna e investimenti. Per questo secondo aspetto essa è indispensabile anche per recuperare competitività, mentre per il primo aiuta a scongiurare i rischi di deflazione. Per chiarire questo punto è necessario spendere qualche parola sul tema della competitività. Un gap di competitività può essere affrontato solo in 3 modi: a) svalutazione del cambio, b) svalutazione interna (ossia essenzialmente svalutazione dei salari) e c) investimenti (privati o pubblici) per migliorare la produttività del lavoro. Ora, in presenza di cambi fissi la prima strada è ovviamente preclusa. Ma anche la soluzione imperniata sugli investimenti ha i suoi problemi: in una situazione di crisi infatti la componente privata degli investimenti è insufficiente. Servirebbero investimenti pubblici. Ma le politiche di bilancio restrittive imposte ai paesi europei precludono anche questa strada: e infatti negli ultimi anni la componente in conto capitale della spesa pubblica è diminuita costantemente (la Legge di stabilità 2015 da questo punto di vista non fa eccezione). Resta quindi solo la strada della svalutazione interna, ossia della riduzione dei salari. Quando si parla di “riforme strutturali” si parla in primis di questo. 

E del resto, in presenza dei due vincoli rappresentati dalla moneta unica e dalle politiche fiscali restrittive, questa resta l’unica strada percorribile per recuperare competitività. Purtroppo presenta due gravi controindicazioni: in primo luogo comprime la domanda interna e manda in crisi i produttori che producono per mercato locale, in secondo luogo la deflazione salariale crea deflazione e per questa via rende insostenibile il debito pubblico. Per questo la richiesta di porre fine alle politiche di austerity non è un capriccio né una richiesta originata dal desiderio di sperperare denaro pubblico, ma l’esigenza fondata di far saltare uno. dei vincoli che impediscono alla nostra economia di ripartire e la infilano nel tunnel della deflazione. La fine dell’austerity, però, di per sé sola, finirebbe per tornare ad aggravare gli squilibri della bilancia commerciale nell’Eurozona (che negli ultimi anni si sono ridotti, anche se – giova ricordarlo – non tanto per un’accresciuta competitività e capacità esportativa dei paesi in crisi, quanto per la riduzione più che proporzionale delle loro importazioni). È quindi necessario che contemporaneamente la Germania reflazioni, ossia che aumenti i salari, cominciando a trasferire ad essi una parte dei guadagni di produttività degli ultimi 15 anni (il 14% dal 1999 in poi, a fronte di salari cedenti per gran parte del periodo considerato). 

Questa è una componente essenziale del riequilibrio necessario oggi in Europa, e anche dei rimedi contro i rischi di deflazione. Infine, la deflazione si combatte anche con adeguate politiche monetarie (convenzionali e non). Un’energica azione in tal senso da parte della BCE rappresenta quindi la terza componente essenziale delle azioni da intraprendere. Impedire la deflazione significa oggi bloccare sul nascere i rischi di spirale deflazione/depressione e anche impedire che si inneschi una spirale debitoria fuori controllo nei paesi in crisi. La domanda fondamentale a questo punto è semplice: tutto questo, oltre a essere auspicabile, è anche attuabile? Purtroppo non sembra. Fine dell’austerity. A questo proposito sembra impossibile superare l’opposizione tedesca a una svolta rispetto alle politiche (controproducenti) condotte negli ultimi anni. Un recente articolo di Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto di ricerche economiche Ifo di Monaco di Baviera, può aiutarci a intendere quali siano le opinioni al riguardo di parte dell’establishment tedesco (a ulteriore riprova della divergenza Nord-Sud richiamata sopra tra narrazioni della crisi). A giudizio di Sinn il modello di “mutualizzazione” dei debiti (di cui i paesi del Sud lamentano la mancanza) è in realtà già in essere grazie ai sistemi di compensazione dei saldi finanziari all’interno dell’Eurozona (il sistema Target2) e grazie all’Esm (il meccanismo europeo di stabilità, meglio noto come “Fondo salva Stati”). 

Esso ha fallito, e la prova di questo fallimento secondo Sinn sarebbe rappresentata dal rifiuto di Francia e Italia di seguire fino in fondo le regole del Fiscal compact. Bisogna quindi passare a un altro modello, quello della “responsabilità” (liability). Le proposte di Sinn al riguardo sono queste: deve cessare l’OMT della BCE (che Sinn arditamente equipara al quantitative easing statunitense); i debiti all’interno del meccanismo Target2 vanno ripagati con oro; infine, dice Sinn, bisogna ripensare il fiscal compact (evidentemente in direzione opposta a un allentamento dei suoi vincoli). Esplicite le conclusioni: “Queste misure renderebbero chiaro agli investitori che in tempi di crisi non possono sperare di essere salvati attraverso la stampa di moneta, e quindi avrebbero l’effetto di indurli a domandare tassi di interesse più elevati o, prima ancora, a non concedere il credito” agli Stati indebitati. “Questo condurrebbe gli Stati europei indebitati a una maggiore disciplina e salverebbe l’Europa dalla valanga del debito, che potrebbe portare alla bancarotta anche Stati oggi privi di problemi di solvibilità e distruggere il progetto di integrazione europea”. 

È appena il caso di osservare che sono precisamente proposte come quella di Sinn che, se attuate, distruggerebbero, prima ancora del “progetto di integrazione europea”, lo scambio che era alla base della partecipazione dell’Italia all’euro: perdita della sovranità monetaria in cambio di tassi “tedeschi” sui titoli di Stato. È chiaro che si tratta di una posizione estrema. Ma è importante prendere atto del fatto che nell’establishment tedesco hanno cittadinanza e ascolto anche ipotesi del genere. 

La reflazione salariale in Germania non è impossibile, ma è comunque tutt’altro che scontata: lo stesso presidente della Bundesbank Jens Weidmann, reo di aver ammesso in un’intervista del luglio scorso alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che in Germania ci sarebbero margini per aumenti salariali fino al 3%, ha ottenuto il “perdono” [sic!] degli industriali tedeschi solo al prezzo di una retromarcia molto poco dignitosa. 

Quanto alle misure anti-deflazione della BCE, allo stato appare difficile che siano efficaci. Per il semplice motivo che gli strumenti monetari convenzionali, i tassi d’interesse, sono già tirati al massimo essendo appena sopra lo 0% (anche l’Europa, come Usa, Giappone e Regno Unito, è ormai in terreno Zero bound, ossia in una situazione in cui i tassi non possono ulteriormente scendere). Quelli non convenzionali hanno altri limiti, che possono impedire loro di avere gli effetti desiderati sull’economia reale: la liquidità fornita alle banche con il nuovo programma TLTRO potrà essere utilizzata anche per sostituire i soldi presi a prestito con il vecchio LTRO (che andrà a scadenza nei primi mesi del 2015) e/o comprare titoli di Stato od obbligazioni corporate, anziché per effettuare prestiti alle imprese: il TLTRO prevede infatti (a differenza del LTRO) un vincolo di destinazione dei capitali prestati dalla BCE, ma a partire dall’aprile 2016, e quindi lascia ampio margine di discrezionalità alle banche; l’acquisto di ABS (asset backed securities, obbligazioni garantite da asset) avrà effetti modesti, visto che in Europa le emissioni di questo tipo sono poche; l’esito dei controlli sulla solvibilità delle banche condotti dalla stessa BCE e dall’EBA e appena terminati (Asset Quality Review e stress test) rappresenta un evidente disincentivo ad aumentare i crediti alle imprese, soprattutto per le banche italiane; più in generale, è da escludere che le misure annunciate dalla BCE abbiano un effetto comparabile a quello del quantitative easing in corso ormai da anni negli Stati Uniti. 
Per almeno tre motivi: 1) Per definizione, misure di QE funzionano pienamente soltanto in economie nelle quali cambiamenti nei tassi di interesse a lungo-termine giocano un ruolo importante per il settore privato, in quanto si riflettono immediatamente nelle obbligazioni a lungo termine emesse dalle imprese. Ma in Europa il principale canale di finanziamento è quello bancario, per di più in un orizzonte prevalentemente non di lungo termine: quindi la trasmissione delle misure di QE all’economia in Europa è più indiretta e incerta; 2) Il mercato finanziario europeo è ormai frammentato in più mercati “balcanizzati”, nei quali per definizione misure di QE hanno efficacia molto inferiore a quella che misure analoghe potrebbero avere in un grande mercato omogeneo; 3) Una componente essenziale delle misure di QE assunte negli USA, e cioè l’acquisto massiccio e continuato di titoli di Stato sul mercato primario, è proibita dall’art. 123 del Trattato di Maastricht. 

A questo riguardo va tra l’altro tenuto presente che in prospettiva la BCE potrebbe avere le mani legate non soltanto rispetto ad ipotetiche misure di QE, ma già sull’OMT, qualora il giudizio attualmente in corso presso la Corte Europea di Giustizia avesse esito avverso alla BCE. Si tratta di un rischio tutt’altro che remoto. Del resto, non è un caso che la stessa BCE nutra dubbi sull’efficacia della propria azione: secondo le stesse simulazioni della BCE, l’impatto sulla crescita e sull’inflazione anche di un piano massiccio di misure di QE, da 1.000 miliardi di euro all’anno (circa 80 miliardi al mese), comporterebbe una crescita dell’inflazione contenuta tra lo 0,2% e lo 0,8%. Insufficiente, quindi, a raggiungere rapidamente il 2% dallo 0,5% attuale. 

C. IN ASSENZA DI SOLUZIONI QUAL È LA PROSPETTIVA? 

Se, come sembra probabile per quanto visto sopra, la soluzione prospettata non sarà attuata, appare inevitabile l’accentuarsi di tre fenomeni che enfatizzano i rischi di implosione dell’area valutaria: divergenza, insostenibilità e balcanizzazione. Si avrà infatti in generale un allargamento della divergenza (dello spread economico, per così dire) tra i paesi dell’Eurozona e la caduta (o il permanere) di molti paesi – tra cui il nostro – in una depressione economica (insostenibilità); questi processi saranno accompagnati dall’assottigliarsi delle transazioni finanziarie cross-border, ossia dall’accentuarsi di quel fenomeno di frantumazione del mercato finanziario europeo in molti mercati finanziari nazionali che è in atto dal 2009 e che neppure le misure assunte dalla BCE sono state sinora in grado di fermare (balcanizzazione). Per quanto riguarda specificamente noi, in particolare, questi processi convergeranno verso un esito che appare segnato se continueranno i trend attualmente in atto: l’insostenibilità del debito pubblico. È anzi possibile che, in corrispondenza di una eventuale sentenza della Corte Europea di Giustizia avversa al programma OMT o della fine del QE statunitense, proprio il debito pubblico italiano rappresenti il punto di innesco per lo scoppio della bolla obbligazionaria creata dall’enorme liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali negli ultimi anni. Se questo avvenisse, si avrebbe un default e/o una ristrutturazione del nostro debito effettuata in una situazione di emergenza e senza poter aver il controllo delle leve di politica monetaria. La conseguenza sarebbe la fine dell’euro, ma nel modo peggiore per noi. 

D. ALTRI SCENARI 

Se queste sono le concrete prospettive che si aprono per il nostro Paese, è abbastanza paradossale che il dibattito sin qui si sia svolto escludendo dal novero stesso delle possibilità – insomma esorcizzando – il tema della fine della moneta unica. 

Si è così creato un vuoto di analisi che ha avuto un elevato prezzo politico, consistente nella drastica riduzione dello spazio di manovra e della stessa capacità negoziale del nostro paese su tutti i tavoli importanti: dalle politiche di austerità al pareggio di bilancio in Costituzione, alla nuova regola del vincolo alla riduzione forzata del debito (vincolo in presenza del quale, sia detto per inciso, non avremmo mai firmato il trattato di Maastricht), alla stessa configurazione della cosiddetta unione bancaria (che non ha voluto rompere il circolo vizioso tra crisi bancarie e debito pubblico) sino agli stessi esercizi di AQR e stress test bancari recentemente conclusisi con un risultato gravemente lesivo degli interessi del nostro paese ma in realtà abbastanza scontato (in quanto prodotto della restrizione delle competenze della BCE a poche banche – in modo da tutelare un sistema molto più frammentato e inefficiente del nostro quale quello tedesco -, dal peso esercitato nell’analisi dalla componente creditizia e dalla colpevole assenza di una valutazione differenziata tra sistemi bancari che hanno ricevuto aiuti pubblici dell’ordine di centinaia di miliardi di euro – perlopiù a fondo perduto – e un sistema bancario come quello italiano, che dallo Stato ha avuto soltanto alcuni miliardi di prestiti, per di più a titolo molto oneroso). Questo vuoto di analisi va rapidamente colmato. 

Ovviamente non è cosa che si possa fare in questa sede. È però utile fissare alcuni punti. La moneta unica può finire in molti modi e con esiti molto differenti. 
Una cosa è il break up che rappresenta il probabile esito dei trend in atto, un’altra lo smantellamento condiviso (e quindi governato) di essa, un’altra l’uscita unilaterale per scelta autonoma di uno o più paesi (e in questo caso, se dobbiamo credere a quanto sappiamo della fine del gold standard, chi uscirà per primo avrà probabilmente un vantaggio). 

Quanto al punto d’approdo, una cosa è la costruzione di due aree valutarie, un’altra la libera fluttuazione di tutte le monete, un’altra ancora la costruzione di una moneta comune rispetto alla quale le valute che vi concorrono possano aggiustare il rapporto di cambio periodicamente. 

È bene sapere che ogni qual volta si invoca lo spauracchio della ”uscita dall’euro = catastrofe” si inibisce l’analisi precisamente di ciò che è importante sapere, e cioè quali sarebbero le conseguenze per la nostra economia in ciascuno dei diversi scenari prospettabili. Molte delle certezze relative all’esito catastrofico di un’uscita dell’Italia dall’euro si fondano su ignoranza (o “dimenticanza”) di elementari dati di fatto. 

Ne cito solo alcune: La svalutazione legata all’uscita dall’eurozona (o alla fine dell’Eurozona) provocherebbe un’iperinflazione. 

Si tratta probabilmente dell’affermazione in assoluto più ripetuta sugli effetti della svalutazione. Ma è infondata. In realtà, stando alle due ultime svalutazioni della lira (1992 e 1995), il cui effetto cumulato fu la perdita di valore della nostra moneta del 52% nei confronti del marco tedesco e del 32% rispetto al dollaro, il nesso non è affatto automatico: in quel caso infatti l’inflazione scese dal 6,4% del 1991 al 5,4% del 1995. Rispetto all’attuale situazione di deflazione si avrebbe certamente una crescita dell’inflazione, che peraltro avrebbe effetti positivi con riferimento al peso del debito (pubblico e no). 
In ogni caso, il dato riferito alle ultime svalutazioni non è sorprendente. Per almeno 6 motivi: 
1) non tutti i beni consumati in un paese sono beni importati; 
2) non tutti i beni prodotti in un paese sono prodotti soltanto con materie prime importate; 3) non tutti i beni prodotti in un paese sono fatti con beni intermedi importati (per l’Italia la quota dei beni intermedi importati è grosso modo costante negli ultimi 20 anni); 
4) l’aumento dei prezzi dei beni importati in caso di svalutazione spinge i consumatori a preferire beni nazionali; 
5) se una svalutazione avviene in una situazione di output gap (ossia di crescita reale inferiore alla crescita potenziale) come l’attuale, l’inflazione è che ne consegue è più bassa; 6) un fattore importante nel determinare il tasso d’inflazione è rappresentato dalle strategie delle imprese, che possono scegliere di non trasferire l’intera crescita del prezzo dei componenti importati nel prodotto finito per accrescere quote di mercato; oggi c’è molta capacità produttiva inutilizzata e le imprese potrebbero preferire accrescere i volumi anziché i prezzi. 
Diverse ricerche empiriche dimostrano come in paesi industrialmente avanzati soltanto un terzo della svalutazione si trasferisca nei prezzi. Assumendo l’ipotesi di una svalutazione tra il 10% e il 20%, questo significherebbe un’inflazione tra il 3,5% e il 7% dopo un anno. 

L’uscita dall’euro renderebbe il debito pubblico immediatamente insostenibile e provocherebbe l’immediato default del paese. 

Il tema è ovviamente di cruciale importanza. Ma in genere è trattato in maniera molto superficiale. Ad esempio, una delle fallacie più frequenti consiste nel ritenere che la svalutazione si ripercuoterebbe immediatamente su tutti i titoli di Stato in circolazione. Qui si dimentica il fatto che debiti contratti secondo la legge italiana devono essere pagati in moneta nazionale (qualunque essa sia): così prevede la lex monetae (e gli art. 1277 sgg. del nostro codice civile). Pertanto, ipotizzando una conversione alla pari euro-neolira, cui seguirebbe una svalutazione, lo stock di debito in essere non conoscerebbe alcuna immediata rivalutazione conseguente alla svalutazione (l’effetto sarebbe neutro per lo Stato italiano e per i detentori italiani di titoli di Stato, mentre i detentori esteri dei titoli di Stato vedrebbero svalutarsi i titoli in loro possesso). Si noti che il 98% delle emissioni di debito pubblico italiano sono state effettuate secondo la legge italiane. Quanto sopra vale ovviamente per le vecchie emissioni, mentre per le nuove lo Stato dovrebbe offrire, almeno nell’immediato, rendimenti molto più elevati. 
D’altra parte, come già osservato, l’inflazione legata alla svalutazione comporterebbe una diminuzione del valore reale del debito in essere. 

Ulteriori “rischi” talvolta menzionati tra le conseguenze di un’uscita dall’euro, quali il ritorno a controlli sui movimenti di capitale e a una Banca Centrale non indipendente, dal punto di vista di chi scrive sarebbero aspetti senz’altro positivi: l’aver affidato il destino del debito pubblico italiano ai mercati finanziari internazionali è infatti alla base dell’accelerazione del debito pubblico italiano, sin dal cosiddetto divorzio Tesoro-Banca d’Italia avvenuto nel 1981. 

I rischi connessi a una dissoluzione dell’area valutaria dovrebbero essere sempre considerati avendo presenti le alternative reali (e non semplicemente immaginate). 
La situazione attuale quanto a produzione industriale, ad esempio, è la seguente: l’Eurozona registra in media un -13,1% rispetto all’aprile 2008, e un incremento del 3% appena rispetto al 2000. Ma rispetto al 2008 la Francia fa -16,4%, l’Italia -25%, la Grecia -30,7%, la Spagna -27,7%. Un commentatore al riguardo ha osservato: “sfido chiunque a dimostrare che il break up dell’eurozona nel 2008 e l’abbandono dei vincoli fiscali contenuto nel Patto per la stabilità e la crescita” —peraltro successivamente resi ancora più stringenti, a partire dal Trattato Europlus del marzo 2011— “non avrebbe prodotto risultati migliori di questi”. 

Come noto, lavorare sui controfattuali è sempre un esercizio pericoloso, ma non è facile contraddire questo punto di vista. E in effetti, non per caso, l’argomento solitamente più usato dai sostenitori dello status quo monetario non è economico, ma politico: la fine dell’euro, si dice, sarebbe una catastrofe politica dalle implicazioni imprevedibili, in quanto segnerebbe una battuta d’arresto del processo d’integrazione europeo. 

Al riguardo sarebbe fin troppo facile osservare che, se questo argomento fosse preso veramente sul serio da chi lo propugna, esso implicherebbe la messa in campo di ogni sforzo e compromesso possibile da parte di tutti al fine di evitare l’accentuarsi di quella divergenza tra le economie che rappresenta il vero solco (non più soltanto economico) che si sta scavando in Europa e che – come ho provato ad argomentare – costituisce un pericolo mortale per la stessa sopravvivenza della moneta unica. Implicherebbe insomma uno sforzo comune (di creditori e debitori) per il riaggiustamento all’interno dell’Eurozona. Ma non vediamo nulla di questo, e vediamo invece il sempre più chiaro prevalere di dinamiche legate ai rapporti di forza. 

Il punto più importante è però un altro: è proprio questa configurazione dell’Unione Economica e Monetaria, imperniata su un’area valutaria ben lontana dall’essere ottimale (e che quindi accentua e non riduce le distanze tra i paesi che ne fanno parte), ciò che sta distruggendo la solidarietà intraeuropea e pone a rischio la possibilità stessa di una civile convivenza: innescando un blame game distruttivo e inconcludente sulle cause della crisi, accompagnato da un vero e proprio trionfo di politiche beggar thy neighbor. 

Chi voglia davvero l’integrazione europea non può pensare che essa si possa conseguire proseguendo su questa strada, di fatto limitandosi a mettere un cappello politico-istituzionale (estremamente pericoloso stanti gli attuali rapporti di forze all’interno dell’unione) a un’unione monetaria così mal congegnata e implementata come l’attuale. L’attuale costituzione economica dell’Europa non deve essere “completata”, deve essere cambiata radicalmente. O abbandonata.

* Fonte: Ideecontroluce

domenica 16 novembre 2014

L'ULTIMA TROVATA DEGLI EURO-LIBERISTI: Equip (European Quantitative-easing Intermediated Program)

16 novembre. 
Che la moneta unica sia "insostenibile" lo ammettono oramai la maggior parte degli economisti e degli analisti. Tutte le misure (e gli annunci) sin qui adottati dalla Bce si sono rivelati pannicelli caldi. D'altra parte le terapie austeritarie imposte ai paesi con alto debito pubblico non hanno solo affossato i paesi in questione ma hanno spinto l'intera eurozona in una allarmante situazione segnata da stagnazione e deflazione.

In questo contesto crescono le pressioni sulla Bce affinché adotti finalmente una politica monetaria più "accomodante", adottando un europeo "Quantitative easing" come han fatto le banche centrali nord-americana, giapponese e inglese, ovvero l'immissione nei mercati di grandi quantità di liquidità, assicurate dall'acquisto di titoli di debito pubblico.
Com'è noto, le regole monetariste stringenti che vennero poste a fondamento della moneta unica impediscono alla Bce di acquistare direttamente titoli di debito degli Stati membri. La Germania in particolare funge da guardiano di questa regola, avendo sin qui impedito alla Banca centrale europea di adottare il "Quantitative easing". 

A dire il vero questa regola venne parzialmente violata in almeno due occasioni. Accadde un prima volta il 14 maggio 2010, con l'operazione SMP (Securities market programme), ed una seconda nel settembre 2012 con l'operazione OMT (Outright Monetary Transactions), che fece seguito alla solenne dichiarazione del 25 luglio di Mario Draghi che "sarebbe stato fatto tutto il possibile per salvare l'euro".

Come scrivemmo al tempo, di contro a quanto affermarono i più, queste due mosse non avrebbero avuto altri effetti se non quelli di guadagnare tempo e di salvare le banche, evitando un gigantesco crack finanziario.

Così in effetti è stato: i debiti degli stati sono cresciuti mentre le banche, speculando proprio sui debiti, grazie alla copertura della Bce, sono piene di liquidità che se ne sta ferma. "Capitale monetario in stato ozioso" o "tesaurizzazione", avrebbe detto Karl Marx. "Preferenza per la liquidità" avrebbe detto J.M. Keynes. ma su questo torneremo più avanti.
Date le circostanze e lo stato comatoso in cui versano le economie dell'eurozona e quindi la moneta unica, gli stregoni della finanza globale si son chiesti: come potrebbe, la Bce, attivare un "Quantitative easing" aggirando l'opposizione tedesca? Dopo aver spremuto le meningi, hanno escogitato una strabiliante trovata. Ce ne da  notizia Carlo Bastasin su Il Sole 24 Ore di ieri, 15 novembre. La proposta viene dalle teste d'uovo della School of European Political Economy (sep-Luiss). Di che si tratta?
«La proposta prevede che al varo del programma di acquisto di titoli pubblici europei la Bce annunci la propria disponibilità ad acquistare da banche ed istituzioni finanziarie un nuovo titolo (un Asset backed security) rappresentativo proprio dei titoli pubblici dei singoli Paesi in proporzioni fisse. I titoli del debito dei singoli Paesi sarebbero cioè il sottostante dell'Abs. Il nuovo titolo, creato direttamente da banche ed intermediari, utilizzando i titoli pubblici dei singoli Stati nei loro portafogli, senza bisogno di nuova legislazione europea o di decisioni politiche, diventerebbe il titolo sicuro e liquido, finalmente rappresentativo dell'euro area nel suo insieme, con un ruolo e una dimensione di mercato paragonabili a quelli dei titoli del Tesoro americano.
Il programma proposto da Sep, chiamato Equip (European Quantitative-easing Intermediated Program), prevede che siano gli intermediari privati a creare il nuovo titolo, sulla base delle condizioni espresse dalla Bce che si limiterebbe ad annunciare le caratteristiche del nuovo titolo e la sua accettabilità nelle operazioni di finanziamento del sistema, sia nel contesto dell'allentamento quantitativo, sia al di fuori di esso».
Bastasin quindi enfaticamante conclude:
«Equip può rappresentare la svolta decisiva per la crisi europea: il segnale politico del nuovo euro-titolo renderebbe coerente l'impegno delle autorità europee a garantire la tenuta dell'euro area «qualsiasi cosa sia necessaria» con l'impegno e gli interessi dell'economia privata. Equip darebbe vita a un nuovo titolo europeo sicuro e liquido come richiesto dagli investitori europei e globali, rendendo credibile e attraente investire nell'euro area nel suo complesso. Sarebbe finalmente possibile investire nell'euro anziché muoversi da un titolo pubblico all'altro, con alti costi e con il rischio di gonfiare gli spread in modo non giustificato dai fondamentali dell'economia, come è avvenuto durante la crisi. (...) Il previsto annuncio da parte della Bce del programma di allentamento quantitativo - ampio, graduale e prolungato - spingerebbe l'economia privata a dar vita al nuovo mercato fin da subito, sapendo che il nuovo titolo non avrà problemi di liquidità, visto che sarà accettato dalla Banca centrale. Il rendimento del titolo inoltre sarebbe una media ponderata dei titoli pubblici che ne rappresentano il sottostante e quindi un po' superiore a quello dei titoli pubblici tedeschi ormai vicini a zero. Questo offrirà un'opportunità di investimento attraente, liquida e sicura, normalizzando una situazione che sta mettendo in difficoltà gli stessi intermediari finanziari tedeschi. Gli investitori nel nuovo titolo inoltre si preoccuperebbero di giudicare le condizioni dell'euro-area nel suo complesso, incentivando anche i governi a comportarsi in modo più cooperativo di quanto non facciano attualmente. I rischi di instabilità o addirittura di rottura dell'euro area verrebbero radicalmente ridotti senza che sia necessario che alcun Paese condivida il rischio del debito degli altri Paesi. Dopo sette anni, con una semplice innovazione finanziaria, l'orizzonte dell'euro area potrebbe finalmente schiarirsi».
Siamo alle solite! Gli euro-liberisti si illudono che con "una semplice innovazione finanziaria" riusciranno a rilanciare il ciclo economico. Tradiscono così la loro adesione ella teoria quantitativa della moneta, per cui viene presa in considerazione una funzione della moneta, quella di "intermediazione degli scambi". Non entra in testa, ai seguaci della setta, malgrado gli insegnamenti della storia e le evidenze empiriche, ciò che sottolineò Marx, che la moneta, essendo anche denaro, ovvero "rappresentante della ricchezza generale", nelle fasi in cui l'economia capitalistica si inceppa, quando i profitti del settore industriale decrescono, esso può essere "tesaurizzato", trattenuto come "tesoro" o utilizzato speculativamente nei circuiti finanziari-bancario.


J.M. Keynes, pur senza mai ammetterlo, proprio sulla scia di Marx, nella sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, giunse alla stessa conclusione la classe che detiene denaro preferisce tesoreggiare, cioè conservare la ricchezza in forma liquida e speculare, piuttosto che investire o acquistare titoli. [1]
 
Nei suoi termini: preferenza per la liquidità.

Ma come?, ci si chiederà, i tassi d'interesse pilotati dalla Bce sono oramai prossimi allo zero, che guadagni darà mai il tesoreggiamento? Keynes dimostrava  che la preferenza per la liquidità aumenta proprio col diminuire del tasso di interesse. Infatti un abbassamento del tasso di interesse fa preferire il tesoreggiamento non per una ma per due ragioni: (1) si preferisce detenere moneta per approfittare di un possibile aumento del tasso in futuro; (2) si preferisce detenere moneta per evitare le perdite patrimoniali derivanti dal fatto che quando il tasso di interesse aumenta, il valore dei titoli diminuisce. 
La propensione alla speculazione è dimostrata dalla crescita delle scommesse e del mercato dei derivati, ritornata imponente dopo il 2011-2012. 

Il grafico mostra il totale dei derivati che le banche detengono in tutto il mondo, attualmente pari a 638.000 miliardi dollari. L'intera economia globale è poco oltre $ 70 miliardi di dollari di taglia. Il mercato dei derivati è 9 volte più grande di tutta l'economia globale.

Avendoci aiutato  a comprendere in anticipo che la politica della Bce (riduzione dei tassi e le due operazioni  SMP e OMT) sarebbe fallita, e perché avrebbe incoraggiato il tesoreggiamento e la speculazione finanziaria, le analisi e gli schemi di Marx e Keynes, si sono dimostrati corretti. Non ci sono ragioni per pensare che saranno invalidate dalla nuova trovata (ammesso che venga messa in pratica superando quindi l'opposizione tedesca).

Note

[1] «Noi abbiamo visto che già nel 1834 Gilbart sapeva che "... tutto ciò che facilita gli affari, facilita anche la speculazione, le due cose essendo spesso così intimamente connesse che è difficile dire dove cessa l'affare e dove comincia la speculazione"».
In: Il capitale, K. Marx. Roma 1973. Volume III; Credito e capitale fittizio. Pagina 87

venerdì 14 novembre 2014

«È L'IMPERIALISMO BELLEZZA!» (Fatela vedere, questa indagine, ai leghisti!)

14 novembre.
Presentiamo ai lettori un'indagine shock sulla globalizzazione neoliberista. In quattro minuti una lezione formidabile sulla concentrazione di ricchezza e povertà nel mondo. La conclusione che traggono coloro che hanno prodotto l'indagine è quella che "occorre cambiare le regole". Noi ne tiriamo un'altra: che bisogna cambiare sistema.
Un sistema che produce simili diseguaglianze tra classi sociali e paesi, che concentra immani ricchezze nelle mani di un'infima minoranza di capitalisti ultra-ricchi mentre all'altro polo miliardi di esseri umani marciscono nella povertà, non può che portare l'umanità nel baratro.
Un'indagine che allude alle vere cause delle enormi ondate migratorie —le quali, ricordiamolo, sono anzitutto Sud-Sud. Sotto questa luce appare più chiara la vera funzione dei movimenti xenofobi: i novelli templari dell'ordine mondiale imperialistico.


giovedì 13 novembre 2014

SPAGNA: RIPENSARE LA SINISTRA PER UN NUOVO PROGETTO DI PAESE di Manolo Monereo

13 novembre. 
Volentieri pubblichiamo questo breve ma denso saggio di Manolo Monereo, apparso in Spagna un mese fa col titolo "Per un nuovo progetto di Paese". Manolo Monereo è uno dei più noti intellettuali spagnoli. Esponente no-euro di Izquierda Unida perora l'unità con PODEMOS.

Passare dalla saturazione all'azione. Liberarsi di un sistema che condanna noi e le prossime generazioni al più nero futuro. Rifiutare le menzogne della trama. Gettare le basi di un nuovo paese. Di tutto questo ci parla Manolo Monereo.

Il futuro come problema politico esistenziale
  
   La crisi ha già sette anni. Nel corso di questo tempo la narrazione è cambiata, in principio si negava che vi fosse crisi; più tardi ci hanno detto -con la consueta arroganza del potere- che era questione di poco tempo e presto saremmo tornati agli anni d'oro del mattone e dell'indebitamento di massa. Finché un'estate le promesse furono tradite da Rodríguez Zapatero, allora segretario del PSOE e Presidente del governo spagnolo, quando ci comunicò che la crisi era arrivata per restare e che avremmo dovuto soddisfare i dettami, gli ordini perentori, della cosiddetta troika, che è la complessa trama di poteri economici e finanziari strettamente connessi ad una classe politica corrotta e disposta a cospirare sistematicamente contro i propri cittadini. Oggi Rajoy, nella sostanza, sta proseguendo quel lavoro con lo stile della destra senza complessi; è diventato l'allievo favorito della signora Merkel, per maggior gloria del capitale nazionale e di quello europeo.
   Il suo compito è arduo: come fare a governare contro la popolazione facendo in modo che questa lo continui a votare? L'obbiettivo è: ridistribuire ricchezza, rendite, diritti e poteri all'oligarchia finanziaria e imprenditoriale. Il mondo alla rovescia: i potenti, i ricchi, coloro che comandano, esigono che i salariati, i lavoratori, i cittadini, vivano peggio, perdano libertà reali e concrete e si trasformino, di nuovo, in venditori, insicuri e impoveriti, di forza lavoro. Il capitalismo monopolista-finanziario che emerge nella crisi è incompatibile con i diritti sociali e le libertà reali conquistate storicamente dal movimento operaio organizzato e dalla sinistra politica.
   Come si fa a governare contro gli interessi dei cittadini e fare in modo che questi ti votino? Bisogna avere il controllo (e lo hanno) dei mezzi di informazione. La catena della comunicazione è costruita in acciaio inossidabile; i suoi anelli sono il capitale finanziario, le grandi imprese e altri oligopoli che influiscono in modo decisivo sui media imponendo loro un discorso ripetuto fino alla sazietà: questa politica, la neoliberista, è l'unica possibile e non ha alternativa. I media tuttavia non sono tutto. Sono in atto altri procedimenti più sottili e al tempo stesso più brutali: impoverire, precarizzare, portare alla disperazione fino alla resa; vendere l'essenza della condizione umana alle volontà dell'imprenditore. La libertà di mercato è esercitata dispoticamente nella camera oscura dell'impresa capitalista; la parola d'ordine è lo sfruttamento di una forza lavoro senza diritti e sottomessa, sì, sottomessa strutturalmente e senza potere nella società. Alla fine questi sono i rapporti di forza.
   Esseri umani, persone isolate e sole, senza diritti, costrette a una vita in fuga, condannate a permanente incertezza. I poteri pianificano e determinano insicurezza nelle persone con obbiettivi precisi: spezzare i vincoli sociali, promuovere lo sradicamento e rompere la solidarietà. Il messaggio che ci arriva ogni giorno è si salvi chi può, che è l'altra faccia della sottomissione e della spoliticizzazione, significa indurre a pensare che sono tutti uguali, che è meglio che di politica si occupino i politici e che l'unica salvezza possibile consiste nell'arrangiarsi come si può.
   Non abbiamo futuro e siamo costretti a vivere alla giornata. Contratti di lavoro con diritti? Contratti a tempo indeterminato? Stipendi dignitosi? Pensioni future? Protezione sociale? Salute? Istruzione? Piena occupazione? Tutto ciò è sospeso. Acqua passata. Il nostro futuro, il futuro delle nuove generazioni diventa un problema politico ed esistenziale. I giovani (vale a dire le persone fra i 18 e i 40 anni sono le vittime della barbarie attuale), condannati ad un futuro senza prospettive, si trovano nell'impossibilità di condurre una vita autonoma e dignitosa, senza il capitale accumulato dalle loro famiglie oggi sarebbero poveri. Con questi salari, queste condizioni di lavoro e questi contratti la vita non è libera, non si ha un presente e il futuro è un pesante fardello. Andiamo di male in peggio e il tempo lavora contro di noi.
   I governi cospirano contro la popolazione; sanno perfettamente che il passato non tornerà e che il futuro è un modello produttivo e di società senza Stato Sociale, senza diritti sul lavoro -né sindacali né sociali-, senz'altra possibilità che un adeguamento permanente dei salari rincorrendo una competitività basata sullo sfruttamento dei lavoratori. Se vogliamo restare nell'europa tedesca dell'euro -ci ripetono continuamente- non ci resta che accettare i tagli: non è gratis far parte di un club tanto esclusivo come l'Unione Europea. Le menzogne, le mezze verità, l'impiego di una retorica apparentemente tecnica, la padronanza degli esperti, nasconde la posta in gioco della politica che si basa in qualcosa di tanto semplice quanto noto: affinché il capitalismo abbia un futuro i lavoratori devono vivere peggio, le persone devono perdere diritti.
   Il passato non tornerà e il futuro lo costruiamo noi. Non c'è altra strada per chi sta sotto che quella di unirsi e organizzarsi, mettersi in condizione di vincere e guadagnarsi il futuro. Non siamo condannati ad un orizzonte temporale insicuro, di permanente degrado delle nostre vite, di tempo in tempo sempre più afflitte da povertà e disoccupazione. Il mondo, il nostro piccolo mondo di tutti i giorni, può cambiare se lo vogliamo. Le condizioni fondamentali perché ciò accada consistono nel non credere alle menzogne di chi comanda e impegnarsi per un cambiamento sociale e politico.

Costruire una speranza consapevole e realizzabile.

   Il più potente fra tutti gli strumenti di sottomissione sociale è sempre stato la rassegnazione. In un paese come il nostro, per quarant'anni sotto una dittatura e ora con una democrazia supervisionata dai poteri forti, specificamente il partito-militare (avendo sempre il Re come asse del sistema), la paura ha permeato la vita politica e facilitato un discorso antidemocratico contro la politica e ciò che è peggio, la convinzione che nulla può essere fatto dalle istituzioni pubbliche per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone.
   Il grande fallimento della denominata transizione è stato il non essere riusciti a liberarsi della mentalità da sudditi e dalla sottomissione ai poteri forti, durata troppo a lungo. La cittadinanza, nel suo insieme di diritti e doveri, continua ad essere l'elemento su cui puntare, l'elemento chiave per un altro futuro. Il diffuso invito a “non mettersi in politica” e votare ogni quattro anni è stato il modo di fare politica di una parte significativa della società. La corruzione ha avuto un effetto politico contradditorio e può finire per favorire chi davvero comanda, vale a dire, i corruttori.
   Il gioco è perverso. Da un lato, con ragione, si criticano i politici (così, in generale) che si lasciano corrompere; dall'altro, spariscono i corruttori, e cioè coloro che detengono il potere economico e che per comandare corrompono i politici e, inoltre, con il pretesto di evitare la corruzione, debilitano il potere dello Stato e favoriscono le politiche neoliberiste che hanno fatto della speculazione e della corruzione (sorelle gemelle) il proprio modo di organizzare la società e il mercato.
   Una parte della società sta reagendo, si mobilita, lotta e vota le forze politiche alternative; un'altra è ancora impigliata nel vecchio messaggio della rassegnazione e dell'antipolitica; nel mezzo vi sono i dubbi, le contraddizioni irrisolte e anche il non essere ancora capaci di credere a un possibile cambiamento. Per costruire una società con un futuro è fondamentale una forza politica organizzata con vocazione di maggioranza e di governo. Ciò non si è mai realizzato e non si realizzerà se non vi sarà l'impegno di migliaia di uomini e donne “comuni” che dicano basta e si mettano a costruire un'alternativa politica di massa.
   Ora è il momento e dipende da noi. Passare dalla rassegnazione alla speranza esige capacità di sognare ed emozionarsi, buona politica e proposte capaci di dare luce e immaginario alla maggioranza. Avremo un futuro se crediamo davvero d'essere capaci di costruircelo, tutti insieme, e impegnarci sul serio allo scopo. Il cambiamento siamo noi e dipende da noi.

Fondamenti del discorso: principi e valori

   L'immagine dell'essere umano che dobbiamo sfidare e sconfiggere è quella di un uomo (non a caso è un maschio) solo come un atomo sperduto nella società, che sfrutta al massimo le sue risorse e che ha come obbiettivo il profitto. L'uomo è un lupo per l'uomo e fa del proprio egoismo la norma etica dei suoi comportamenti sociali. È la vecchia parabola di Mendeville: “vizi privati e pubbliche virtù” o, per dirla con Adam Smith, l'impulso individualista, attraverso la mano invisibile del mercato, diventa la fonte di benessere sociale.
   Non è solo teoria. Spesso pensiamo alla teoria come qualcosa di generico e astratto, avulso dalla vita reale delle persone e manipolata dagli intellettuali. Ma senza teoria non vi è analisi sociale e i fatti in se stessi non ci dicono nulla. Appellarsi alla concretezza per separare teoria e pratica è una cattiva teoria. Per questo le politiche neoliberiste hanno un substrato teorico ed etico che mai viene dimenticato. La controrivoluzione neoliberista (sì, controrivoluzione), è il tentativo di creare uno specifico tipo di essere umano che agisce attraverso il mercato, e al servizio di tale obbiettivo sono tesi tutti gli strumenti di comunicazione, imprenditoriali, culturali e, soprattutto, la presa del potere.
   Abbiamo bisogno di una nuova “immagine” dell'essere umano e di portarla in politica. Il lavoro è molto arduo però si può e si deve fare. Dobbiamo lavorare su due grandi concetti: quello delle necessità di base e quello dell'(inter)dipendenza fra le persone. Non è questo il momento di fare un'elaborazione teorica di concetti molto dibattuti, con un'ampia bibliografia e sui quali è necessario confrontarsi e formarsi dato che saranno sempre le fondamenta del nostro discorso.
   Le persone sono esseri sociali con necessità di base e nel corso del proprio ciclo vitale hanno bisogno della società per sopravvivere. Le persone senza la società non sono niente e questo è ciò che il paradigma neoliberista cerca di nascondere. Gli esseri umani soffrono e piangono, hanno bisogno di un enorme quantità di attenzioni fin dalla loro nascita. Fra tali attenzioni, l'amore è decisivo; mentre le calorie che assumono determineranno il loro sviluppo e il loro futuro.
   La collocazione nella società è determinata dall'origine sociale della famiglia e dall'ambiente in cui si cresce e ci si sviluppa, passando per l'acquisizione del linguaggio, l'educazione e le opportunità date dalla vita reale. Dipendiamo sempre dagli altri, come bambini, (tappa della vita che in occidente dura sempre di più, cosa che di per sé produce un'enorme differenziazione sociale) anche quando invecchiamo. Quando il sistema ci trasforma in merce, lo siamo in un modo specífico, pseudo-merce,  dato che è  inerente nella nostra natura umana, parlare, comunicare e persino ribellarsi
   Le persone sono trasformate dal sistema in esseri indifesi che per sopravvivere devono vendere la propria forza lavoro, possono essere licenziati, ammalarsi e, se vivono a lungo -cioè se sono stati sfruttati sistematicamente- possono esaurire le proprie possibilità di continuare a vendersi come forza lavoro. Se guardiamo bene, questa è la lotta primordiale del movimento operaio, ottenere condizioni di lavoro che ci proteggano, relativamente, dai mali sociali e dal capitalismo. Le tre forme di retribuzione lo spiegano molto bene: vi è il salario che si conquista attraverso l'azienda, unito alle condizioni delle prestazioni della forza lavoro (frequenza, igiene e sicurezza, orario); vi è la retribuzione sociale, l'insieme di prestazioni pubbliche che percepiscono i lavoratori-cittadini che attiene fondamentalmente alla sanità, l'educazione e le prestazioni sociali, specialmente la disoccupazione; infine vi è la retribuzione differita, ovvero tutto l'insieme delle pensioni pubbliche.
   Questo è il nocciolo del conflitto di classe. Il neoliberismo infierisce sempre su questi tre piani delle retribuzioni e li sottomette a continui aggiustamenti. Qual è la chiave di questo problema? È nel concetto di mercificazione. Tutta la lotta del movimento operaio organizzato e della sinistra è consistita nella de-mercificazione della forza lavoro, vale a dire, evitare le conseguenze più gravi del sistema di sfruttamento chiamato capitalismo. Che ciò si possa realizzare in modo permanente, è un altro dibattito. Tuttavia l'asse delle politiche neoliberiste oggi è chiaro: mercificare completamente, su questi tre piani, la forza lavoro.
   L'idea di fondo sulla quale è necessario insistere è che gli esseri umani hanno alcune necessità di base che la società, per mezzo dello Stato, deve soddisfare. Tali necessità sono fondamentalmente di due tipi, le biologico-psicofisiche e le politico-culturali. Questo dovrebbe essere il fulcro di un progetto economico, politico e culturale, ovvero un insieme di principi etico-giuridici che per noi, da sempre, sono le fondamenta di un ideale socialista in senso ampio, che poggia sulla sostanziale uguaglianza e sul principio di comunità.
   Riassumendo, questo punto di vista è oggi il dato più rilevante della lotta politica e dello scontro di classe. Ciò che stiamo vivendo è un'incompatibilità di fondo fra il capitalismo esistente e le necessità fondamentali delle persone. Questa involuzione della civiltà è sentita in forma assai diffusa dalla nostra società e a partire da ciò dobbiamo costruire un discorso alternativo di società, di Stato e di governo.

Tre principi e una strategia: de-globalizzazione, de-mercificazione e democratizzazione.

   I principi sono valori che fondano l'ideale politico. Idee che usiamo come regole per criticare l'esistente e come guida per le azioni alternative. Come tali non si dimostrano, benché sia necessario argomentarli e verificarne la consistenza logica. Tre valori di fondo, sempre dal punto di vista dalle necessità di base delle persone, attengono a queste tre D:
   1) De-globalizzazione o de-mondializzazione. Qualsiasi progetto alternativo a quello neoliberista esige l'incremento dell'autonomia economica, sociale e politica degli Stati. Senza un controllo sulla libera circolazione dei capitali non sembra viabile alcun progetto politico alternativo all'esistente.
   Si tratta di rivendicare la sovranità nazionale e l'indipendenza quali mezzi per uno sviluppo sociale ed ecologicamente sostenibile. Quando si afferma ciò, si viene subito accusati di tentare di tornare a un modello autarchico. Niente di tutto questo. Ciò che chiediamo è di esercitare il nostro diritto a decidere, vale a dire che gli uomini e le donne possano determinare il modello economico e sociale di paese vogliono; quali diritti sociali, sindacali e del lavoro desiderano e in che modo vogliono che il paese partecipi all'economia internazionale. Vogliamo una repubblica sovrana in mano ai propri cittadini.
   2) De-mercificazione. Il mercato può essere un buono schiavo, ma è un terribile maestro. La strada per un progetto realmente democratico e socialista deve essere fondata nel principio di comunità. Il capitalismo considera merce ciò che non lo è e che, se così viene considerata, genera ricorrenti catastrofi sociali. Quali sono le false merci? La forza lavoro, la terra e la natura, il danaro.
   Il futuro della nostra società esige la de-mercificazione di questi tre aspetti chiave e il loro democratico controllo. Il nostro progetto economico alternativo ha l'obbiettivo di soddisfare le necessità di base delle persone; per fare ciò è necessario un nuovo potere, una nuova cultura e modi di organizzazione sociale, alternativi a quelli del capitalismo. Di certo sappiamo che si tratta di un processo lungo e lento, poiché stiamo parlando di principi, di valori a partire dai quali dobbiamo cambiare la società.
   3) Democratizzare. Una società di uomini e donne uguali, impegnata a soddisfare le necessità di base delle persone esige una democratizzazione sostanziale del potere economico, mediatico e politico. La nostra idea di repubblica attiene a questo. Aspiriamo ad un cambiamento nelle forme di governo e vogliamo democratizzare il potere. Detto più esplicitamente, vogliamo costruire una nuova democrazia e un nuovo Stato liquidando le basi economiche, sociali e politiche dell'oligarchia economico finanziaria che domina oggi il paese e che rappresenta quell'intrigo che ho denominato trama.
   Il nostro progetto prevede la concezione della democrazia quale governo della maggioranza, quella composta da uomini e donne che oggi lavorano e guadagnano uno stipendio sempre più esiguo, ma anche quella di tanti uomini e donne con lavori autonomi o effimeri, e quella di migliaia di contadini che, da molto tempo, pensano di abbandonare quel tipo di economia dalla quale ancora dipende una parte significativa del nostro sostentamento.
   Come possiamo osservare, le tre “D” sono connesse e rappresentano il fondamento di un nuovo progetto del paese. Non sono entrato, di proposito, in un tema tutt'altro che irrilevante, mi riferisco all'Unione Europea. Lo dirò in modo chiaro e senza ambiguità: senza affrontare il problema della dipendenza del nostro paese da un'Europa tedesca nulla sarà possibile. Come farlo, quali saranno i passi tattici, le misure da prendere e il quadro in cui inserirle, si può e si deve dibattere. Ciò che non si può fare è eludere sistematicamente il problema, così come facciamo. Non dimentichiamo che il centro di gravità del nostro discorso risiede nel fatto che la Spagna fa parte della periferia europea, subisce un cambiamento del modello di accumulazione ed è attraversata da una crisi di regime.
   Che tipo di strategia è necessario delineare partendo da alcuni principi che hanno come obbiettivo quello di soddisfare le necessità di base delle persone? Una strategia basata sulla distribuzione di reddito, ricchezza, lavoro, tempo libero e potere.

   I contenuti del discorso: il nodo, che paese vogliamo?

   Per costruire un nuovo paese democratico, giusto e solidale è necessario sciogliere il nodo e spezzare il potere della trama che ci comanda. Le due cose sono collegate. In sostanza, l'obbiettivo è che uomini e donne, lavoratori e lavoratrici, giovani, ovvero la gran parte della società siano i consapevoli protagonisti del cambiamento del nostro paese, in un senso democratico ed egualitario, fondato sulla giustizia e in armoniosa relazione con la natura.
   Bisogna insistere di continuo: non si tratta di votare programmi. Il fulcro della questione non è molto complicato da comprendere. Le società sono intrise di discorsi: discorsi del potere; discorsi di resistenza che spiegano diverse pratiche sociali espresse attraverso il linguaggio, orale e scritto e che riflettono immaginari sociali (giudizi, credenze, opinioni, regole) dai quali le persone traggono interpretazioni e cercano di cambiare la realtà.
   I discorsi politici sintetizzano una certa visione del mondo con l'obbiettivo di impegnarsi nell'azione. I cambiamenti in politica avvengono quando si risveglia l'immaginario della società, il suo “buonsenso”, attraverso un dialogo che impegna ciascuno di noi in una proposta di cambiamento politico. Questo, in una società tecnologica, della comunicazione e manipolazione di massa, è molto importante.
   Fra la realtà e l'azione politica vi è la percezione che si viene a creare nella società. Una forza politica con volontà egemonica (il discorso è un dispositivo egemonico) deve promuovere un discorso proprio e un vocabolario che lo espliciti. Per esempio, non è lo stesso parlare di svalutazione salariale che di repressione salariale; infatti se qualcosa caratterizza questo modello è precisamente questo: abbassare i salari come normale prassi. Il termine repressione racchiude contenuti e significati che lo rendono specialmente comprensibile. Il discorso deve essere basato su fondamenta reali e politicamente corrette. Più avanti, quando analizzeremo la spinosa questione del nemico, diremo qualcosa al proposito. La linea di fondo del nostro discorso alternativo si basa su tre questioni decisive: a) Spagna periferia d'Europa; b) il nuovo modello di accumulazione capitalista; c) la crisi del regime. Le tre cose sono strettamente connesse e se la conclusione sarà corretta avremo davvero costruito un discorso alternativo e non solo un discorso placebo.
   Il fatto che la Spagna sia periferia dell'Unione Europea significa che le politiche dominanti e l'euro ci condannano alla subalternità politica, la dipendenza economica e il sottosviluppo economico e sociale: siamo periferia del “nucleo” organizzato, diretto e garantito dallo Stato tedesco. Non intendere ciò significa vivere in un altro mondo, quel mondo narrato dai media e che simulano i politici del bipartitismo imperfetto affermando: viviamo una “crisi organica del capitalismo spagnolo”. Le politiche di crisi stanno definendo un nuovo regime di accumulazione capitalista in Spagna. È in atto un'alleanza di classe fra la borghesia spagnola e i poteri economici europei organizzati dalla Germania.
   Più specificamente, per quanto concerne la divisione del lavoro che si sta definendo nella UE, troviamo una Spagna senza un'industria forte, diversificata, tecnologicamente avanzata; senza diritti sociali e sindacali e senza uno Stato sociale degno di questo nome. Non intendere questo, significa non intendere nulla o quasi. Bisogna insistere, la borghesia spagnola, compresa la basca e la catalana, sono d'accordo con questo disegno e accettano la subordinazione politica ed economica che l'Unione Europea esige.
   Sembra evidente quindi che il capitalismo periferico organizzato dai poteri forti europei ha fatto saltare le basi materiali del patto sociale che si istituzionalizzò nel 1978. I poteri economici saldamente strutturati dalla troika hanno decretato lo stato d'eccezione che sta liquidando le conquiste storiche del movimento operaio e sindacale e i valori della sinistra.
   L'alternativa non è tra coloro che difendono ciò che resta della Costituzione del '78 e gli illusi o gli utopisti che vogliono un processo costituente. La vera alternativa è tra il nuovo modello di accumulazione capitalistica senza stato sociale e, quindi, senza diritti sociali e del lavoro, e un processo costituente che apra le porte ad un nuovo progetto di paese giusto, democratico e solidale. Questa è la fase chiave che stiamo attraversando. 
   A mio giudizio, quanto detto può unire le popolazioni e i cittadini spagnoli nella difesa dei diritti sociali, del lavoro e democratici di fronte all'Unione Europea dominata dallo Stato tedesco che promuove la divisione fra un'Europa ricca e una povera (nel sud e nell'est) e che esercita poteri neocoloniali in Africa e nel mondo arabo. La domanda chiave è: perché a maggiore integrazione neoliberista, la UE presenta maggior dipendenza dal dominio imperiale statunitense? Esempi molto recenti sono l'Ucraina e la Palestina.

I contenuti del discorso. Il vero problema della Spagna: la trama.

   La definizione chiara e precisa del nemico è sempre centrale nel discorso politico. Non vi è politica senza nemico. Da un punto di vista di emancipazione e di classe, i nemici sono coloro che sfruttano, le classi dominanti e quelli che, in un modo o nell'altro, collaborano attivamente per mantenere e perpetuare tale domino. Altra cosa ben diversa è come rappresentare dialetticamente i dominatori e come farlo arrivare alle classi subalterne affinché essi siano identificabili. Il nemico è l'oligarchia, cioè il meccanismo che unifica, centralizza e organizza attorno allo Stato tre grandi poteri: economico, politico e mediatico.
   Le persone sanno -così ci dicono le inchieste-, che coloro che comandano sono i banchieri, i grandi imprenditori, le multinazionali e i poteri mediatici. Ogni crisi economica capitalista prevede, in una maniera o nell'altra, di concentrare e centralizzare il capitale, ed è ciò che sta succedendo in forma accelerata in tutti gli ambiti della vita sociale. Si tende a rendere oligarchica l'economia, la società e la politica.
   Podemos[1] ha reso popolare il termine “casta”. La definizione è vera solo in parte dato che presenta tre gravi omissis. Il primo risiede nel fatto che nasconde l'enorme potere che hanno oggi i gruppi economici dominanti; i politici sono casta nella misura in cui sono sempre più subalterni ai poteri del capitale. Il secondo omissis è che la corruzione si è fatta sistema: coloro che si presentano alle elezioni comandano attraverso la corruzione; il problema sono i corruttori e non nei corrotti. Infine, puntando l'attenzione solo sui “politici”, Podemos situa i problemi nei procedimenti e non nel contenuto della democrazia, cosa che può favorire e favorisce una visione trasformista “alla Renzi”.
   Sarebbe bene e non sarà facile, rendere popolare il termine trama, la trama. Con il quale (in Bolivia si parlò nel 1952 della rasca) si vuole segnalare che esiste un meccanismo unico che organizza una matrice di potere (per usare le parole con rigore) fra il capitalismo monopolista-finanziario, i mezzi di informazione e la classe politica bipartitica corrotta e dipendente dal capitale. Insisto, questo blocco di potere accetta il modello di accumulazione capitalista che hanno disegnato i poteri economici europei e garantisce lo Stato tedesco. Costoro accettano d'essere una borghesia subalterna, parassitaria, che vive di rendita; sono, in definitiva, teste di ponte di un capitalismo al servizio dei paesi ricchi del “nucleo”.
   Posto in altro modo, qual è il vero problema della Spagna? (è la domanda chiave): il problema della Spagna sono le sue classi dominanti e in particolare la destra politica ed economica. La caratteristica specifica di questa questa oligarchia è che mai hanno avuto un progetto di paese, che sono sempre stati al servizio delle potenze straniere e che non hanno dubitato in alcun momento ad usare la forza militare delle suddette potenze straniere contro gli uomini e le donne che risiedono in Spagna. Una volta lo facevano con gli eserciti, adesso lo fanno con le divisioni dei carri armati del capitale finanziario.
   Perché centrare il dibattito nel termine trama? In primo luogo perché definisce i poteri reali: economici, politici e mediatici. In secondo luogo perché ci rimanda ad una soggettività organizzata; la trama si organizza, cospira, si articola e controlla il potere dello Stato. In terzo luogo, la trama definisce un loro e un noi; una minoranza, ogni volta più ristretta, controlla il potere e impone un modello sociale sfavorevole alla maggioranza. La trama vende il paese, ci subordina ad un'Europa tedesca e ci allinea all'imperialismo statunitense. È casuale che l'ultimo atto di rilievo del governo Zapatero sia stato l'ampliamento della base di Rota?
   La trama è antagonista della patria. La nostra patria non è una “comunità immaginata”, non è nazionalismo, è res-publica: un futuro da costruire insieme; una società di persone libere e uguali che lottano per l'emancipazione sociale basata sull'autogoverno dei cittadini, vale a dire, per la sovranità e l'indipendenza nazionale.

Un processo costituente: per una democrazia repubblicana, economica, ecologica e femminista.

   L'esperienza latinoamericana insegna molte cose. Una di queste, quella fondamentale, è fare della costituzione la “tabella di marcia” della trasformazione del paese. Legalità e legittimità si uniscono attorno al potere costituente di un popolo. Il nostro progetto politico deve dare contenuto alla nuova costituzione del paese, trasformandola in programma, sangue, carne e scheletro di un nuovo paese.
   Sentiamo dire con frequenza, e dalle nostre fila, che la questione del progetto costituente è un'astrazione che interessa solo le minoranze. Si dimentica che una forza politica che vuole dirigere un paese deve unire la concretezza alla strategia, le rivendicazioni immediate e quelle di fondo. Non è facile, non lo è mai stato in nessun luogo, ma fare una politica di cambiamento comporta questi problemi. Per praticare l'altra politica, esistono già i partiti legati al potere che, proprio per questo, fanno “audaci” proposte concrete che poche volte realizzano e che instancabilmente ci propinano elezione dopo elezione.
   La nostra idea di fondo è quella di una democrazia repubblicana, economica, ecologica e femminista. Questo dovrebbe essere l'asse del nostro discorso alternativo, strettamente legato al processo costituente.
   In sostanza questo significherebbe sviluppare collettivamente ciò che segue:
   Primo. La scommessa di un nuovo modello di sviluppo produttivo sociale ed ecologicamente sostenibile che soddisfi le necessità di base delle persone.
   Secondo. La piena occupazione e il lavoro ripartito come priorità politica in tutto il paese. Lo Stato come garante ultimo del lavoro: piano di lavoro garantito.
Terzo. Ristrutturazione ecologica dell'economia e della società, intesa come strumento fondamentale non solo per stabilire relazioni armoniose con il nostro ambiente, ma come mezzo per industrializzare il paese, sviluppare l'agricoltura, riordinare il territorio e rafforzare la forza lavoro.
Quarto. Uno Stato forte, che regoli efficacemente il mercato, ridistribuisca il reddito, pianifichi lo sviluppo e difenda gli interessi internazionali del paese.
Quinto. Giustizia fiscale. Diritti sociali per tutti, costituzionalmente garantiti.
Sesto. Garantire l'uguaglianza effettiva fra uomini e donne, socializzando il lavoro domestico, suddividendo il tempo libero e spezzando i ruoli dell'organizzazione patriarcale della società.
La costruzione del nostro futuro dipende da noi. Questo è il momento.

(Traduzione Marina Minicuci)



[1] “Podemos”: partito politico nato nel 2014 che ha introdotto in Spagna il termine“casta” per definire lo strapotere dei politici, ispirandosi evidentemente al celebre libro omonimo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (Rizzoli 2007). NdT

«SEMO 'NA PONTA!»

13 novembre. "Semo 'na ponta", siamo in tantissimi!  Quest'affermazione dialettale, rimbalzava ieri tra le centinaia operai dell'Ast che occupavano, sotto la pioggia, l'autostrada del sole all'altezza del casello di Orte. 

Non era infatti per niente scontato, dopo 22 giorni di sciopero prolungato, che le maestranze delle acciaierie di Terni, rispondessero con una simile, compatta combattività. Un segnale preciso, non solo alla multinazionale ThyssenKrupp, ma anzitutto al governo Renzi ed al suo atteggiamento ponziopilatesco.

Tutto era cominciato alla partecipatissima assemblea davanti alle portinerie [foto sotto], convocata per le 10:30. I segretari nazionali dei metalmeccanici, contrariamente a quanto annunciato, non si sono presentati. Un'assenza che contribuisce a scaldare gli animi in una mattinata fredda e piovosa. Parlano alcuni membri della Rsu, che non dicono nulla oltre quel che si sa già: malgrado la mediazione (ponziopilatesca) del governo e le parole rassicuranti di Delrio, l'azienda persiste nel suo atteggiamento di sfida. 22 giorni di lotta che sembrano essere serviti a niente...

Non è tuttavia la rassegnazione che prende il sopravvento. Il pendolo oscilla dall'altra parte, da quella della rabbia, della volontà e dell'azione. Lo zoccolo duro del fronte operaio, la numerosa e incazzata minoranza di giovani operai, rumoreggia, protesta, chiede di passare al contrattacco. 
Alcuni delegati della Rsu raccolgono questa spinta —non possono fare altrimenti. parte un grido: "Tutti
all'autostrada!". L'obbiettivo da colpire più vicino, a portata di mano, per far sentire che non si molla. Uno scatto spontaneo che non esprime, come dicono certi giornali, "disperazione", invece la consapevolezza che solo passando a metodi di lotta più duri ed eclatanti si può piegare l'avversario.

Così l'assemblea si scioglie e un flusso enorme di lavoratori si muove per andare tutti, ognuno coi suoi propri mezzi, ad occupare l'A1. Appuntamento "davanti al porchettaro".

Dopo un'ora al casello si era già in tantissimi. Non era per nulla scontato. Ci si sente forti. Così si supera di slancio il casello per invadere l'autostrada (poliziotti già presenti, ma ben attenti a non assumere alcun atteggiamento provocatorio).

Altri operai arrivano, anche dopo, a gruppetti, a rendere ancor più massiccio il blocco. Nessuna intenzione di mollare, di limitarsi ad un blocco simbolico, come accadde il 31 luglio scorso. Da qui non ci muoviamo fino a quando non non sbloccano loro!". Ed infatti dopo quattro ore, alle 17:00, arriva la notizia che il governo riconvoca per il giorno dopo (oggi) il tavolo negoziale.

Così si decide di tornare ai presidi, o a casa, per quelli che ai presidi non sono di turno. Domani è un altro giorno.

La multinazionale non ha intenzione di retrocedere, approfittando della posizione "arbitrale" del governo Renzi. I sindacati non solo non hanno una proposta chiara per chiudere eventualmente la partita —e la sola che abbia un senso è quella della nazionalizzazione dello stabilimento—, non hanno la volontà di generalizzare il fronte di lotta. La busta paga di novembre sarà falcidiata. E' arrivato l'inverno. Tenere i presidi e i blocchi alle portinerie ed all'uscita delle merci 24 h è un impegno gravoso, tanto più in un contesto generale sia segnato dalla pace sociale e da un diffuso pessimismo riguardo al futuro.


Malgrado tutto ciò, malgrado almeno un migliaio tra operai e impiegati (su circa 3mila) si tenga alla larga dalla lotta e non aspetti altro che la fine dello sciopero, dopo tre mesi e mezzo di lotta e 22 giorni di sciopero prolungato, il sentimento prevalente è quello di RESISTERE, di non mollare. 

Cè insomma qualcosa di grande, e di commovente in questa vicenda.
Ci si chiede ai presidi: andrà a finire come nel 2004? Quando venne persa la battaglia sul "magnetico"? Avremo un nuova sconfitta? La forza dispiegata verrà gettata al vento?
Non è detta. Forse avremo delle sorprese.

L'esito non è affatto già scritto. Molto dipende se quello che abbiamo chiamato lo "zoccolo duro", invece di spingere da dietro sindacati e sindacalisti, saprà prendere presto la testa (politica) della battaglia. La questione del "Comitato di lotta". Sappiamo che un simile salto non si fa tutto d'un botto, che spesso occorrono anni affinché i lavoratori di una grande fabbrica producano e si riconoscano in nuovi capi e portavoce.
Lo sappiamo, ma sappiamo anche che qui sta la chiave di tutto.

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)